I primi dischi del 2023

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200526757 c9ee3abc a962 4cbb a024 4d3d0a4d9267Il nuovo anno si apre con il ritorno dei Baustelle, il loro nuovo singolo è semplicemente eccezionale e ci ricorda che la storia della musica non è morta con Dalla, Battiato e De Andrè, prende altre forme e prosegue, seppur sommersa da immondizia commerciale. Esce anche il secondo disco di Geolier, che si dimostra ancora un artista di rara profondità e raffinatezza; bene anche Rovazzi e Napoleone, Gio Evan una gran noia come al solito. Chicca della settimana: “Lucio Dalla” di MOX e Matteo Alieno.

Baustelle – “Contro il mondo”

È bello specchiarsi in una canzone dei Baustelle. Perché i vetri che ci fanno più magri rimpinguano il nostro ego, ci sta, ma gli unici capaci di darti uno schiaffo, se serve, o una carezza, qualche volta, sono quelli che fondamentalmente ti dicono la verità. Ecco, in “Contro il mondo” i Baustelle, ancora una volta, ti raccontano la verità, senza prendere posizioni di comodo, senza volersi raccontare a tutti i costi a favore di mercato, per apparire qualcosa di confortevole, nel bene e nel male, per chi ascolta. E il fatto che riescano a farti digerire questa verità, molto spesso amara, cantata con questa profondità toccante ma anche vagamente cinica, distaccata, quasi monocorde, dando ad ogni parola questo inarrivabile sentore di fatalità, con tale leggiadria, con tale immensa godibilità, facendotela quasi ballare, ha davvero dello straordinario.

Geolier – “Il coraggio dei bambini”

La prima volta che abbiamo ascoltato “Emanuele”, il disco d’esordio di Geolier, siamo rimasti letteralmente atterriti dalla raffinatezza intrinseca di questo ragazzo, dalla sua capacità di regalare una visione poetica e indulgente verso ciò che vedeva e poi sputava in barre. “Il coraggio dei bambini” oggi ci dice che il suo percorso è totalmente artistico e l’arte non la puoi impacchettare e vendere, si vende da sola, quando è autentica. Ecco, quello che produce Geolier è totalmente autentico e questo disco è un gran disco, un disco in cui Napoli non è una scusa per passare da gangster, il rap non è una scusa per passare da rapper, per scalare le classifiche, ma diventa linguaggio, che spesso si trascina una poetica articolata, immaginifica, potente, quasi snervante. Se vogliamo trovarci un neo, la tensione cala sensibilmente quando la drammaturgia viene prestata ad altre voci attraverso featuring del tutto sbagliati, che riportano tutto quel divino ad una dimensione troppo rasoterra; Lele Blade e Lazza a parte, Guè, Sfera Ebbasta, Shiva, Paky hanno degli intenti artistici troppo inferiori, vanno bene per ragazzetti brufolosi che non hanno ancora sviluppato alcun senso di profondità. Così si fa classifica, non musica; Geolier è davvero un altro livello, proprio un’altra cosa.

Vegas Jones feat. Nitro e Nayt – “Da solo”

Ballad rap di livello, soprattutto perché coinvolge Nitro e Nayt che sono due dei più forti liricisti del rap game. Un brano a tratti struggente, un esercizio di stile che ti fulmina, il rap, quando scritto come si deve, non colpisce, taglia; ecco, questo brano in certi punti ti fa a pezzetti.

Fabio Rovazzi – “Niente è per sempre”

Brano satirico, più satirico rispetto ai precedenti, ma soprattutto che non fa semplicemente da filo conduttore per l’uscita di un video, così come Rovazzi ci ha abituato negli anni. Infatti la canzone parrebbe avere una struttura e un senso più precisi (in questo senso ottimo il lavoro di Simonetta e Antonacci), in fondo parla della nostra ignoranza dilagante, di come tutto ci passi sotto il naso e di noi che questo tutto lo appiattiamo con i nostri commenti social, col nostro disinteresse programmatico, algoritmico. Certo, i video di Rovazzi mancano, perché erano sempre genialoidi e divertenti, ma a sto giro possiamo accontentarci anche di un brano che si fa ascoltare serenamente anche se, come “La mia voglia di sport/Achille e Boss Doms/I russi e gli yacht”, semplicemente passerà.

Gio Evan – “Fontana”

I brani di Gio Evan solitamente sono una gran noia, questa volta, bisogna dirlo, no. Questa volta il pezzo è una gran noia, ma è cantato scimmiottando Brunori SaS.

En?gma – “Immagini”

Ricordare la fine di una storia in una canzone, quando fatto bene, è chiaro, regala quasi sempre piccole perle di malinconia, immagini talmente comuni che poi in qualche modo quella malinconia inevitabilmente ti avvolge. Ecco, questa “Immagini.” ti avvolge, ti ricorda la spietatezza di amori passati, quelli che insegnano, come recita il testo, “A fare del male per poi stare bene”. Bravissimo.

Marta Tenaglia – “Poetica/manifesto”

Un intermezzo musicale atmosferico e vibrante che brilla di luce propria, come se la sempre bravissima Marta Tenaglia non potesse tenersi dentro queste parole: “Mi allontano dal concetto di bello inteso come affine a armonico, gradevole, piacevole. A me la bellezza mi esplode nel cuore”. E non c’è molto altro da dire, chiudete gli occhi e godetevela.

Napoleone – “Appuntamento al lungomare”

Il bravissimo Napoleone torna con un nuovo singolo ambientato su un lungomare partenopeo, brano talmente lucido e diretto che se chiudete gli occhi quasi quasi sentite la brezza del mare che vi bagna e vi sala la pelle. Napoleone è riuscito nell’impresa di trovare una soluzione artistica credibile per recuperare quel Neapolitan Power declinandolo per il pubblico di oggi; i suoi pezzi funzionano meravigliosamente bene, si ascoltano con una piacevolezza assoluta e non stancano mai. Eccellente.

Young Signorino – “Demon Girl”

Young Signorino ci riporta in una dimensione demoniaca e amorevole allo stesso tempo, attraverso una litania struggente e toccante. Dice “Scopiamo finché non facciamo il fuoco”, dice “Come mi salvi tu non mi ha mai salvato nessuno”; e tu senti un vuoto aprirsi nel petto pensando a quel dolore sottile e pungente, una scintilla che ti buca la pelle per non farsi dimenticare mai più. Bravo.

MOX feat. Matteo Alieno – “Lucio Dalla”

Un omaggio, un gioco, la cover di un pezzo di Dalla mai scritto da Dalla…potete provare, se avete tempo e voglia, a collocare questo brano come vi pare e piace; l’unica verità è che rimasticando lo stile del maestro, MOX e Matteo Alieno buttano giù un pezzo carico di quella malinconica ironia, un brano che ti prende nella narrazione, che rivolta come calzini immagini, situazioni e stati d’animo. Solo due artisti di spessore potevano avventurarsi in questa giungla piena di trappole e MOX e Alieno, con questo pezzo fortissimo, ne escono lindi e a testa alta. Bravissimi.

 

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Da Napoli un appello ad Amadeus: “Date a Peppino Di Capri il Premio alla Carriera”

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sanremo 1976 peppino di capri vittorio salvettiQuindici partecipazioni al Festival, due vittorie, il cinquantesimo anniversario di “Un grande amore e niente più” e di “Champagne”

Da Napoli l’appello del giornalista Michelangelo Iossa e di Radio Punto Nuovo

“Il Festival di Sanremo 2023 si avvicina. Amadeus ha dichiarato di voler puntare alla grande Musica Italiana: è giunto il momento di rendere omaggio a Peppino Di Capri! Il nostro ‘Peppino nazionale’ meriterebbe un Premio alla Carriera”. Il giornalista musicale Michelangelo Iossa – autore del volume “Cameriere, Champagne!…” che racconta la genesi di una delle più importanti long-seller della Canzone Italiana – e Radio Punto Nuovo lanciano da Napoli un appello ad Amadeus.

Intervistato dalla giornalista Simonetta de Chiara Ruffo, il critico musicale e scrittore ha spiegato agli ascoltatori i motivi di questa candidatura: “Peppino vanta una delle più lunghe e amate carriere dell’intera storia del pop italiano. Ha esordito nei tardi anni Cinquanta, mentre Modugno trionfava a Sanremo con le sue “Nel Blu dipinto di Blu (Volare)” e “Piove (Ciao Ciao Bambina)”, ed è stato un autentico innovatore perché ha saputo interpretare il ruolo di ‘ponte di dialogo’ tra la grande melodia napoletana e il nascente rock’n’roll, destando non poco clamore tra i puristi all’epoca del suo esordio”.

sanremo 1973 peppino di capri vittorio salvettiNell’intervista con la de Chiara Ruffo, il giornalista ha poi elencato una serie di primati raccolti da Peppino, il cui 2023 sarà un anno decisamente simbolico: “Supporter ufficiale dei Beatles nel 1965, Peppino vanta poi una serie di record legati al mito-Sanremo: è tra i pochissimi ad aver raggiunto il numero più alto di partecipazioni, ben quindici, come Toto Cutugno, Al Bano e Milva. Peppino ha, dalla sua parte, ben due vittorie al Festival negli anni Settanta, la prima delle quali risale al 1973, quella “Un grande amore e niente più” firmata anche dal CaliffoFranco Califano. Un classico della canzone italiana e del Festival di Sanremo, che proprio nel 2023 compirà i suoi primi cinquant’anni di vita. Il 1973 segnerà anche il cinquantesimo anniversario di un’altra canzone-simbolo di Peppino: “Champagne”.

Scritta da Mimmo Di FranciaDepsa e Sergio Iodice con lo stesso Peppino per la Canzonissima 1973/1974, “Champagne” è stata reinterpretata da Andrea Bocelli e Roberto Carlos – solo per citare due interpreti di caratura internazionale – ed è ancora oggi una delle 10 canzoni italiane più eseguite al mondo!”.




La nuova Miss Italia parla romano

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Lavinia Abate, 18enne di Roma, è la nuova Miss Italia.  La proclamazione è avvenuta durante la cerimonia  al centro congressi multimediale dell’hotel Crowne Plaza Rome St. Peter’s, nella Capitale.

Erano 21 le candidate miss, una per regione, scelte nel corso delle prefinali che si sono svolte a Fano, nelle Marche, al termine di centinaia di selezioni regionali. Per la prima volta dal lontano 1946 a presentare lo spettacolo è stato un giornalista, Salvo Sottile.

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©  Miss Italia

Foto di gruppo di Miss Italia  

A scegliere Miss Italia 2022 sono stati Massimo Boldi, nei panni di presidente di giuria, l’attrice e insegnante di recitazione Fioretta Mari, anima artistica dell’evento, e Francesca Manzini, conduttrice radiofonica e anima ironica di questa 83^ edizione.

Al termine della serata Zeudi di Palma, in carica dallo scorso mese di febbraio, ha ceduto la corona alla nuova vincitrice. In passato, non era mai avvenuto che nel corso dello stesso anno venissero proclamate due Miss Italia, una a febbraio e l’altra nel mese di dicembre.

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A Natale gli OFFICINA PARTENOPEA pubblicano il community video del loro ultimo singolo “DENTI”

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3 foto cover (2)Un video natalizio per la band che ha fatto ballare mezza Europa con il brano d’esordio “POSILLIPO”, prodotto dal grande Bill Zimmermann

A un mese esatto dall’uscita del video ufficiale del loro nuovo singolo, “DENTI”, gli OFFICINA PARTENOPEA lanciano – per salutare il Natale 2022 – uno speciale community video del singolo.

Dopo aver fatto ballare gli ascoltatori di mezza Europa con il brano d’esordio “POSILLIPO” – prodotto dal grande Bill Zimmerman (producer di Ariana Grande, Coldplay, Mariah Carey, BTS e Usher) – gli OFFICINA PARTENOPEA presenteranno DOMENICA 25 DICEMBRE 2022 (ALLE ORE 12.00) sul loro canale YouTube ufficiale il community video di “DENTI”, single in alta rotazione sulle piattaforme di streaming, inserito in playlist di grande successo come ‘Napoli in Alta Rotazione’ (Napoliinar) e nella playlist di culto ‘Very Neapolitan Hit’.

Circa trenta sono le persone che partecipano al community video: “Abbiamo voluto coinvolgere persone che fossero testimoni del mondo del lavoro – spiegano i quattro musicisti napoletani – dall’edicolante al barbiere, dal metalmeccanico al disoccupato. Ognuno di loro recita un verso della canzone, una sorta di ‘immersione’ sonora e visiva nella nostra canzone”. Tra i partecipanti al video anche due musicisti: il tenore Alessandro Granato  e il chitarrista Giovanni Cigliano.

Quattro sono le ‘anime’ che danno vita a Officina Partenopea: Rosario Viola è voce e autore della formazione; Luca Roncelli è chitarrista e polistrumentista nonché principale autore e compositore della band; Simona Pinto è chitarrista e corista; Antonio ‘Uke’ Russo è producer e polistrumentista.

Autore e compositore di DENTI è Roncelli, che nel brano suona la chitarra flamenca insieme a Simona Pinto; la produzione del brano è firmata da Russo “acasadiuke”, mentre il sound engineering è affidato a Stefano Formato (Enzo Gragnaniello).

Sotto la direzione artistica di Dario Sansone (frontman dei FOJA), la band si è lasciata affiancare dal fisarmonicista Claudio “Zingarone” Del Vecchio – già nelle fila dei Guappecartò – e dal bassista Giuliano Falcone dei FOJA.

La distribuzione è affidata all’etichetta partenopea FULLHEADS, label de La Maschera, Foja, Pepp-oh, Tommaso Primo, Daniele Sepe e molti altri.

www.officinapartenopea.it

#officinapartenopea




Doppio omaggio al brano Have Yourself a Merry Little Christmas

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debora lanza have yourself a merry little christmasDebora Lanza e Martina Lomagro omaggiano il brano Have Yourself a Merry Little Christmas con due versioni personalissime.
Due voci straordinarie per due altrettanto straordinarie interpretazioni del celebre brano di Judy Garland, portato al successo anche da artisti del calibro di Frank Sinatra, Bob Dylan ed Etta James.
Ascolta e download qui:
Have Yourself a Merry Little Christmas performed by Debora Lanza:
Official Lyrics Video:
https://www.youtube.com/watch?v=tKDIxkpRaFs
Have Yourself a Merry Little Christmas performed by Martina Lomagro:
https://www.youtube.com/watch?v=BjoadR6AzyU



Ghendo e la sua “Luna”

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294583925 398549772258847 6684584971412232739 nDisponibile in tutti i digital stores “Luna”, il nuovo inedito di Ghendo, il brano, fa parte di “Urban Fighters #2022” un prestigioso progetto distribuito da Sony Music che unisce le nuove proposte della scena rap/trap italiana.

Urban Fighters è un progetto che nasce a seguito di un Contest realizzato da Olze Music con la collaborazione di Sony Music. La piattaforma Olze Music, è il primo advisor della musica, dove è possibile votare gli artisti e le canzoni presenti nell’enorme database. Il contest ha visto la partecipazione di moltissimi artisti, che si sono scontrati in diverse fasi a eliminazione, attraverso le quali gli utenti, con i loro voti, hanno selezionato i 20 artisti più meritevoli di partecipare a questo progetto. Ghendo si è aggiudicato la vittoria con il singolo “Demoni” feat Zoelle.

Ghendo, rapper toscano, tra i vincitori del contest, presenta “Luna”. La canzone è stata prodotta da Marco Sgaramella, chitarrista della band buggianese Piqued Jacks.

“La mia luna è lassù e non mi guarda più (…)”
“Luna”, Ghendo, 2022

BIOGRAFIA

Ghendo è un rapper toscano, classe 1994. Esordisce con l’EP Forma Mentis, composto dai singoli Temporale, Non ci sono, Eccomi, Stasera (feat. Eleonora Lari) ed Iran. Seguono le pubblicazioni di Soli e Confessioni, due singoli introspettivi e dalle sonorità più vicine al pop. A settembre 2021, Ghendo pubblica Falling to pieces (feat. Melissa Bruschi), caratterizzata da sonorità forti e contenuti socialmente impegnati. Il singolo vede la partecipazione di Melissa Bruschi, leader della band metal Metaphoric Mind. Il percorso discografico di Ghendo prosegue con i singoli Buio e Verità. Ad aprile 2022 Ghendo collabora con Zoelle nel singolo Demoni. A ottobre 2022 esce il singolo NVMC.
SOCIAL DI GHENDO

IG: https://www.instagram.com/ghendothereal/

https://www.instagram.com/ghendo_ufficiostampa/

FB: https://www.facebook.com/ghendothereal

Spotify: https://spoti.fi/32UM1WV




Marta e Camilla è il nuovo singolo di Jack Benucci

jack benucci marta e camilla

jack benucci marta e camillaIl nuovissimo singolo di Jack Benucci, una simpaticissima e dolcissima canzone pop ben eseguita e prodotta, parla di un amore fortissimo tra Marta e Camilla, dove l’Amore vince su tutto!
‘Marta e Camila’ è ora disponibile in tutti i migliori store digitali e piattaforme streaming.

Acquista o guarda in streaming:
https://orcd.co/jackbenucci_martaecamilla

Biografia
Jack Benucci è un cantautore italiano e Marta e Camilla è il secondo singolo pubblicato dopo il brano Sognatore dimenticato.
Nel 2021 è risultato semifinalista del prestigioso UK Songwriting Contest nella categoria Love Songs!




Jovanotti, Marracash e le altre uscite musicali della settimana

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202719619 11b1fe45 cebf 4222 b26c b175ea3fb980Weekend particolarmente acceso di nuove uscite, Jovanotti ci invita a far pace con questa sua maturazione sciamanica e ci convince; così come Marracash che si conferma fondamentale anello di congiunzione tra conscious rap e cantautorato impegnato. Male Fedez, male Elodie, male Aka 7even e male anche i Boomdabash che ci provano con un tormentone invernale; bene invece Gabbani, gli Eugenio in Via Di Gioia e Le Vibrazioni. Chicca della settimana: “Niente è come sembra” di Colombre.

Jovanotti – “Il disco del sole”

“Il disco del sole” possiamo considerarlo manifesto di quel che è oggi Jovanotti, a metà strada tra quel cantautorato lieve, romantico, dolce, parlato e quei fuochi d’artificio danzerecci, esplosivi, irrimediabilmente allegri; il tutto sempre intriso di questa sua visione della vita smaccatamente ottimista. Un disco che certamente funziona, pur non regalandoci brani memorabili come tanti altri del nostro Cherubini in passato. Tutto molto dolce, tutto molto raccontato, tante parole, tanto del suo approccio sciamanico alle umane cose che, ammettiamo, non è che sia un crimine se poi finisce per dare sui nervi, lo capiamo. Ma Jovanotti, così come chiunque, va preso per quello che è; la buona notizia è che ci sono una serie di brani particolarmente azzeccati come “Un amore come il nostro” e “Tra me e te”, a riprova del fatto che questo suo rimuginare contento e fortemente sentimentale non è una provocazione gratuita al nostro cinismo, ma proprio qualcosa di autentico in cui, bontà sua, crede molto. Bella per lui.

Marracash – “Importante”

“Importante” è percepire quanto ancora tecnica e capacità di scavare dentro se stessi alla ricerca di qualcosa di estremamente prezioso e profondo possa ancora fare la differenza e come Marracash se è forse uno dei pochi della scena rap ad averlo capito è certamente l’unico a saperlo applicare come lo applica lui. “Importante” completa “Noi, loro, gli altri”, l’album che ci ha confermato che parliamo dell’artista di nuova generazione che più di tutti si avvicina ai grandi del nostro cantautorato, inteso come artista arrivato ad una tale maturità che qualsiasi rigurgito della sua penna diventa qualcosa di estremamente significativo per chi ascolta. Non ci appartiene Marra, appartiene a quelle generazioni costrette a cercare Lucio Dalla su Google, ed è bello che sia così, che ognuno abbia il suo, ma soprattutto che ne nascano ancora di artisti così, in questo deserto culturale fatto di sbarbati che straparlano di vite da strada e figurine senza cognome che non sanno pronunciare le vocali.

Fedez – “Crisi di Stato”

Pezzo che arranca a fasi alterne tra il funzionante, il bruttarello e l’inspiegabilmente pubblicato. Qualcuno deve aver detto a Fedez che questo romanticismo spinto su cassa dritta cafoncella risulti in qualche modo digeribile, ma quel qualcuno stava scherzando.

Francesco Gabbani – “Natale tanto vale”

In questo clima di feste che già vediamo sopraggiungere all’orizzonte e che è pronto ad infrangersi dirompente nelle nostre vite come uno tsunami di panettoni con l’uvetta, sbattendosene altamente di chi non ha possibilità o voglia di festeggiare alcunché, serviva una canzone che raccontasse con lo stesso romanticismo il lato oscuro di questa gioia sempliciotta e ipocrita che ci siamo inventati a tavolino. Ci hanno pensato Gabbani e Pacifico, una delle più felici coppie che la musica italiana ci ha servito negli ultimi anni; perché c’è solo una cosa più triste di non essere invitato ad una festa, ed è essere costretto a partecipare ad una festa alla quale non hai alcuna voglia di andare. Ma, effettivamente, una volta che ci sei…

Boomdabash feat. Eiffel 65 – “Heaven”

Sarà che per noi gli anni ’80 sono un buco nero di paillettes e sonorità quasi sempre fredde e aride, e che non condividiamo nemmeno l’entusiasmo per i lavori degli Eiffel 65, che sostanzialmente consideriamo mangime per gli stereo delle macchine truccate dei tamarri che fanno tremare i vetri di casa; ma questa “Heaven” è il tormentone natalizio che non ci meritavamo.

Le Vibrazioni – “Il disco mai uscito: demo”

Questo nuovo EP che Le Vibrazioni ci regalano si intitola “Il disco mai uscito: demo” ed è utile per capire il valore autentico di una delle nostre migliori band, cinque brani incisi con spregiudicatezza, la cui forza si basa sulla potenza del suonato, senza ghirigori in fase di produzione, senza slanci pop per permettere una digestione più fluida al largo pubblico. Le migliori Vibrazioni possibili.

Paola Turci – “Caramella”

L’eleganza inarrivabile di una delle più raffinate signore della musica italiana, prestata ad un brano che un po’ fa il verso al mondo giovanilistico della trap, con tanto di autotune, e un po’ prende in prestito quel mood per sfuggire ai canoni classici del pop d’autore. Spunti diversi, valore sempre alto. Godibile, come sempre.

Tedua – “Lo-fi For U”

Forse il bravissimo Tedua prima di andare avanti nel percorso, come succede a chiunque di noi, sentiva l’esigenza di guardare un attimo al passato, tirare le somme e ringraziare chi, in un modo o nell’altro, lo hanno portato ad essere l’artista che noi tutti oggi apprezziamo. Perché questa “Lo-fi For U” altro non è che una sentita lettera di ringraziamento, talmente intima che ci si sente quasi scomodi ad ascoltarla, come se hai in mano il cellulare di un’altra persona e arrivano messaggi privati che ti imbarazza leggere. Infatti in tutta onestà lo consideriamo un non brano, poi che abbia i connotati del brano, anche bel brano, è tutt’altra storia, ma è impossibile fermarsi a giudicarne il contenuto, perché proprio non sono fatti nostri.

Elodie – “Ok. Respira”

Autoserenata pop scritta da Elodie con l’ausilio di altri sette autori. Il singolo è presentato come un invito ad amarsi, ma in otto non è amore, è solo l’ennesima festa divertente alla quale non siamo stati invitati

Eugenio in Via Di Gioia – “Tornano”

I brani degli Eugenio in Via Di Gioia non prendono mai scorciatoie, arrivano dritti dove devono, in questo caso alla commozione, che però passa da questa profonda e ammirevole capacità di non tradire mai il proprio linguaggio pulito e onesto, che poi è il segreto del loro successo, il motivo per cui più che fan nel tempo sono riusciti a costruire una community, che poi in certe sensazioni finisce per riconoscersi comodamente. In questo caso parliamo di una nostalgia autentica, uno sguardo commosso verso quella carrellata di immagini che, pensandoci bene, hanno fatto di noi ciò che siamo, nel bene e nel male. Bravissimi, come sempre.

Aka 7even – “Non piove più”

Ballad inutile e sempliciotta, stracolma di banalità stucchevoli ed insignificanti. L’ex “Amici di Maria De Filippi” su Instagram sostiene di essere tornato alla musica dopo essersi preso del tempo per se stesso; considerato il risultato suggeriamo una vacanza più lunga, ad occhio e croce una quindicina d’anni dovrebbero andar bene; poi ne riparliamo. Imbarazzante; ecco il risultato quando si butta in prima linea un ragazzo non evidentemente pronto, forte solo di una popolarità televisiva: finisce per prendersi sul serio e non capire i propri limiti.

MamboLosco – “Bandito”

Pezzo che brilla soprattutto per la produzione minimal di Nardi e Finesse; se sti ragazzi capissero che salto di qualità può fare la loro musica mettendoci un briciolo di contenuto in più, forse avremmo davvero una scena trap esaltante. Invece ogni singola volta ci tocca realizzare che di quello che dicono non ce ne frega niente e che anche questo pezzo finirà nel dimenticatoio. Pazienza.

Colombre – “Niente è come sembra”

Ci sono brani che ti investono con una forza esplosiva e basta avere un minimo di dimestichezza con la materia per capire che in fondo non ci vuole granché, e poi ci sono brani che ti catapultano automaticamente in un mondo che vive di sottrazioni, brani che invece di darti qualcosa, te la tolgono, creano un vuoto, uno scompenso, un bisogno che non sai nemmeno bene decifrare; e solitamente sono i brani migliori. Questa “Niente è come sembra” è un brano migliore, differente, una piccola perla si, scritta per il film Netflix “Odio il Natale”, ma che va decisamente oltre, un brano che ricevi come la lettera da un tempo lontano, una di quelle lettere commoventi, di quelle definitive, che ti svelano qualcosa, che non ti lasciano in pace con la loro delicatezza. In questo mare di volgarità a buon mercato, che bello che esistono artisti come Colombre.

Dolcenera – “Anima Mundi”

Dolcenera è una cantautrice che non sbaglia un pezzo ma anche una cantautrice alla quale manca un pezzo memorabile. Questo suo nuovo “Anima Mundi” per esempio è un ottimo lavoro, c’è dietro un concept, c’è dietro un lavoro straordinario sulla struttura dei brani, che si reggono tutti in piedi meravigliosamente bene, solo che alla fine dell’ascolto non ce n’è uno solo che resta impresso nella memoria. A noi delle hit non frega nulla, non siamo proprio quel genere di brutte persone che hanno bisogno del tormentone, anzi, i tormentoni ci annientano l’anima; però perlomeno un guizzo, una pennellata di riconoscibilità, un abbraccio sincero a chi ascolta. Un motivo per ascoltare il disco di Dolcenera ce l’abbiamo: è brava, quello che ci manca è un motivo per riascoltare un disco di Dolcenera.

Emanuele Aloia – “Meteo”

Pop pulito, innocuo, liscio, il che non è necessariamente una critica. Nella vita serve la vodka ma serve anche l’acqua fresca; certo, nonostante si somiglino, una bevanda è decisamente più divertente dell’altra.

Peppe Soks feat. Nathys – “Nu vase e po basta”

Il napoletano è così enorme come lingua che anche quando viene mortificata con questi ritmi reggaeton dietro ci senti una tradizione mediterranea che ti fa digerire il tutto. Certo, tra una cosa che ti piace ed una cosa che ingolli e digerisci giusto perché te la ritrovi nel piatto c’è differenza.

Comete – “Salta l’intro”

Probabilmente il miglior prodotto messo sul mercato da Comete da quando è uscito da X Factor. Certo il brano ci ha psicologicamente distrutti perché il ritornello è identico a quello di un altro pezzo e riuscire a fare mente locale per capire di quale altro brano si trattasse ci ha letteralmente immobilizzati per delle ore, come un ictus musicale che non ci ha permesso di assumere cibo e liquidi, che ci ha bloccato il sonno, lo sguardo, ogni singolo muscolo del corpo…poi l’illuminazione: “Se mi aggiungerai” di Checco Zalone….fiuu, salvi per un pelo!

Ludwig – “Ogni volta che ti penso”

Divertente parentesi pop rockeggiante per Ludwig, una canzoncina d’amore cruda e trascinante, disimpegnata e diretta. L’artista ha promesso di tornare presto a far cantare e ballare nelle discoteche…ma anche no; insomma, se possiamo suggerire, nettamente più sensato un percorso di questo tipo.

Vettosi – “Ra sul”

Un racconto cupo, intenso, pennellate di buio, un Caravaggio declinato in street art, intesa non solo come dipinto su un muro, ma come l’arte del vivere la strada e poi saperla servire con cotanta emozione. Wow.

Cicco Sanchez – “Dolores”

“Dolores” la percepiamo come una metafora, qualcosa di inafferrabile, che arriviamo a guardare, sfiorare, ma mai a bloccare, a tenere per noi. Il premio alla fine di una corsa che non finirà mai, una di quelle cose che crediamo di poter possedere ma che alla fine esistono solo per potercisi specchiare per scoprire qualcosa in più di noi. Bravissimo Cicco Sanchez.

C+C=Maxigross – “Io me ne sto fermo ad aspettare”

Una meditazione surreale riportata a terra, alla nostra umanità, da suoni ruvidi e dalla cazzimma tipica dei C+C=Maxigross, una delle più felici realtà dell’underground italiano. Una perla di pezzo che anticipa quello che sarà certamente una perla di album e noi già ci lecchiamo i baffi.

Colla Zio – “Asfalto”

Il collettivo milanese rappresenterà uno dei momenti più divertenti della prossima finale di Sanremo Giovani. A nostro parere questa “Asfalto” è sicuramente un brano che merita di stare tra i sei che poi accederanno alla lista dei big di febbraio, che poi consideriamo una follia allungare il brodo della lista dei big di febbraio fino a 28 è un altro discorso. Si tratta di un brano allegro e molto teen, ma ben concepito, offerto senza la presunzione di chi vuol salvare il mondo con una canzone leggera.

Qualunque – “Via Disagio”

“Sono fuori allenamento / ho vissuto per un botto a sperare nel maltempo”, basterebbero questi due versi a farvi capire di che intensità di brano stiamo parlando. Molti scrivono canzoni d’amore, in pochi sono capaci di scrivere una bella canzone sul disagio che questo sentimento provoca a prescindere dall’esito dei nostri desideri. Che poi, diciamocelo, non è che i nostri desideri ci azzecchino sempre sempre sempre.

Caffellatte – “Bambina”

Un brano per risolversi, per capire che in un certo malessere che ci attanagliava la gioia da bambini non c’è niente di male, che serve perdonarsi, non dimenticare, perdonarsi. Il pezzo la brava Caffellatte lo scrive per se stessa, ma poi ce lo regala, e noi sentitamente ringraziamo.

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New York. Speranza Scappucci: la prima donna italiana sul podio del Metropolitan

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28speranzascappucci“Stefano Albertini la presenta come la prima donna italiana a dirigere l’orchestra della Scala di Milano e la prima a dirigere quella del Metropolitan di New York, ma Speranza Scappucci, alla Casa Italiana Zerilli Marimò per una conversazione sulla lirica con Fred Plotkin, non ama soffermarsi sul primato di genere, “si finisce sempre per parlare di questo, parliamo di musica piuttosto” ha detto a una giornalista in passato. E di musica si è parlato, ascoltando persino diverse interpretazioni di tenori in uno stesso brano diretto da lei in tempi e teatri diversi e commentandole insieme. “Mi fa piacere sentire che a distanza di tanti anni ho mantenuto lo stesso tempo” ha detto sorridendo soddisfatta soffermandosi poi su particolari tecnici”. Ne scrive Luciana Capretti per “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Soddisfatta di sé Speranza Scappucci deve essere certamente. Al Met è arrivata dopo un lungo percorso: è stata assistente di Muti per 8 anni a Salisburgo, ha diretto la Staatsoper viennese, l’Opera di Roma, e orchestre a Chicago, Glyndebourne e New York, dal 2017 fino allo scorso anno ha diretto la Royal Opéra de Wallonie a Liegi. “Maestra Scappucci” è ora a New York per dirigere il Rigoletto. Il New York Times ha scritto che “ha scolpito la musica con contrasti dinamici e ha dato sostegno ai suoi cantanti con attenzione ai cambiamenti di tempo. …..ha portato a galla un vuoto desolante nei fiati e negli archi che ha sottolineato la futilità delle battaglie di Rigoletto.” Le cronache ci dicono che il suo arrivo sul podio ha scatenato grandi applausi: era il suo debutto al Met, ma a New York è di casa.
“Sono nata a Roma e ho studiato all’Accademia di Santa Cecilia – ha detto al pubblico della Casa Italiana – Mio padre era il responsabile del notiziario pomeridiano di Radio Vaticana e noi dopo la scuola spesso andavamo da lui. A quei tempi l’Accademia di Santa Cecilia era a Via della Conciliazione, davanti a San Pietro, nello stesso palazzo della radio. Sempre lì c’erano i concerti e ne andavo a sentire tantissimi perché mio padre aveva i biglietti scontati e io ne approfittavo. Un giorno ho sentito un famoso pianista ungherese, György Sándor, era stato studente di Bela Bartok e si era trasferito negli Stati Uniti dopo la guerra. Dopo il concerto sono andata a salutarlo, gli ho spiegato che ero una pianista e lui mi ha detto perché non vieni a farmi sentire qualcosa. Emozionata l’indomani ho suonato la 109 di Beethoven che stavo studiando in quel periodo per il mio concerto di diploma e lui mi ha detto: insegno alla Julliard School, vieni a fare la prova, non è facile, ci sono 500 pianisti che concorrono per 20 posti. Sono andata, e la mia vita è cambiata”.
L’impatto con la Julliard school è stato difficile e facile al tempo stesso, “avevamo studiato molta armonia e storia della musica all’Accademia e dopo 6 mesi l’insegnante di quel corso mi ha chiesto di farle da assistente, ma tecnicamente non mi sentivo così brava come certi miei colleghi che mi sembravano eccezionali” conclude con modestia aggiungendo che per mantenersi lavorava nella libreria della scuola piegando magliette e solo dopo le è stato affidato l’incarico di responsabilità …di stare alla cassa!
Speranza Scappucci parla di sè con ironia, ma traspare la sua assoluta sicurezza, è sorridente, ma determinata. Ha frequentato la scuola americana a Roma, parla perfettamente l’inglese ma anche il francese e ha perfezionato di recente il tedesco e studiato il russo: “conoscere la lingua del libretto permette di comprendere meglio la drammaturgia”.
La passione per la lirica è iniziata da bambina perché il padre la ascoltava a casa, ma è aumentata accompagnando al pianoforte i cantanti per mantenersi agli studi. “L’opera è complessa perché hai a che fare con tanti artisti, tu gli dai la tua visione ma poi è una collaborazione e quindi io posso avere un tempo in testa, ma se il soprano ha una voce più leggera di quello che immaginavo la mia idea finisce lì. La stessa cosa succede con il coro e l’orchestra. Tu crei l’energia, ma senza di loro sei niente.” Quando era giovane Speranza Scappucci con un gruppo da camera andava a suonare negli ospedali e nelle case per anziani ora a chi le chiede qual è il suo sogno risponde che oltre a dirigere le grandi opere le piacerebbe fare un concerto su una grande piazza, di solidarietà, per i migranti e per la pace.
Il Rigoletto diretto da Speranza Scappucci al Metropolitan si replica fino al 29 dicembre”. (aise)




RAI. Oggi a “Casa Italia”

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downloadI lavoratori domestici in Italia sono 961.000. Tra loro la badante è diventata una figura centrale nell’assistenza agli anziani. Roberta Ammendola ne parla con Carlo Gargiulo, medico di famiglia; Svitlana Hryhorchuk, badante dell’Unione Sindacale di Base; Alfredo Savia, Presidente della Nuova Collaborazione, un’associazione nazionale di datori di lavoro domestico e Paolo Di Giannantonio, giornalista Rai.

Subito dopo, Roberta accoglie Michele Mirabella, conduttore televisivo di “Elisir” fin dalla prima edizione del 1996, regista, autore e attore di teatro, ma anche di radio, cinema e televisione.

Basket nell’appuntamento sportivo di Piercarlo Presutti che ospita Gianmarco Pozzecco, allenatore di pallacanestro e Goffredo De Marchis, direttore della comunicazione di “Sport e Salute”.

Storie dal Mondo. In Argentina conosciamo Emanuela Bernardi, insegnante di asilo che vive a Buenos Aires. Nel tempo libero è attrice e regista.

 “Note Italiane”. Con Monica Marangoni e Stefano Palatresi, il maestro Ambrogio Sparagna, uno dei più importanti esponenti della musica popolare.

 

NEW YORK/TORONTO 25 novembre h17.00

LOS ANGELES  25 novembre h14.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO  25 novembre h19.00

SYDNEY 25 novembre h19.30

PECHINO/PERTH 25 novembre h16.30

JOHANNESBURG  25 novembre h16.45

BERLINO 25 novembre h15.45

LISBONA  25 novembre h14.45