Doppio omaggio al brano Have Yourself a Merry Little Christmas

debora lanza have yourself a merry little christmas
debora lanza have yourself a merry little christmasDebora Lanza e Martina Lomagro omaggiano il brano Have Yourself a Merry Little Christmas con due versioni personalissime.
Due voci straordinarie per due altrettanto straordinarie interpretazioni del celebre brano di Judy Garland, portato al successo anche da artisti del calibro di Frank Sinatra, Bob Dylan ed Etta James.
Ascolta e download qui:
Have Yourself a Merry Little Christmas performed by Debora Lanza:
Official Lyrics Video:
https://www.youtube.com/watch?v=tKDIxkpRaFs
Have Yourself a Merry Little Christmas performed by Martina Lomagro:
https://www.youtube.com/watch?v=BjoadR6AzyU



Ghendo e la sua “Luna”

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294583925 398549772258847 6684584971412232739 nDisponibile in tutti i digital stores “Luna”, il nuovo inedito di Ghendo, il brano, fa parte di “Urban Fighters #2022” un prestigioso progetto distribuito da Sony Music che unisce le nuove proposte della scena rap/trap italiana.

Urban Fighters è un progetto che nasce a seguito di un Contest realizzato da Olze Music con la collaborazione di Sony Music. La piattaforma Olze Music, è il primo advisor della musica, dove è possibile votare gli artisti e le canzoni presenti nell’enorme database. Il contest ha visto la partecipazione di moltissimi artisti, che si sono scontrati in diverse fasi a eliminazione, attraverso le quali gli utenti, con i loro voti, hanno selezionato i 20 artisti più meritevoli di partecipare a questo progetto. Ghendo si è aggiudicato la vittoria con il singolo “Demoni” feat Zoelle.

Ghendo, rapper toscano, tra i vincitori del contest, presenta “Luna”. La canzone è stata prodotta da Marco Sgaramella, chitarrista della band buggianese Piqued Jacks.

“La mia luna è lassù e non mi guarda più (…)”
“Luna”, Ghendo, 2022

BIOGRAFIA

Ghendo è un rapper toscano, classe 1994. Esordisce con l’EP Forma Mentis, composto dai singoli Temporale, Non ci sono, Eccomi, Stasera (feat. Eleonora Lari) ed Iran. Seguono le pubblicazioni di Soli e Confessioni, due singoli introspettivi e dalle sonorità più vicine al pop. A settembre 2021, Ghendo pubblica Falling to pieces (feat. Melissa Bruschi), caratterizzata da sonorità forti e contenuti socialmente impegnati. Il singolo vede la partecipazione di Melissa Bruschi, leader della band metal Metaphoric Mind. Il percorso discografico di Ghendo prosegue con i singoli Buio e Verità. Ad aprile 2022 Ghendo collabora con Zoelle nel singolo Demoni. A ottobre 2022 esce il singolo NVMC.
SOCIAL DI GHENDO

IG: https://www.instagram.com/ghendothereal/

https://www.instagram.com/ghendo_ufficiostampa/

FB: https://www.facebook.com/ghendothereal

Spotify: https://spoti.fi/32UM1WV




Marta e Camilla è il nuovo singolo di Jack Benucci

jack benucci marta e camilla

jack benucci marta e camillaIl nuovissimo singolo di Jack Benucci, una simpaticissima e dolcissima canzone pop ben eseguita e prodotta, parla di un amore fortissimo tra Marta e Camilla, dove l’Amore vince su tutto!
‘Marta e Camila’ è ora disponibile in tutti i migliori store digitali e piattaforme streaming.

Acquista o guarda in streaming:
https://orcd.co/jackbenucci_martaecamilla

Biografia
Jack Benucci è un cantautore italiano e Marta e Camilla è il secondo singolo pubblicato dopo il brano Sognatore dimenticato.
Nel 2021 è risultato semifinalista del prestigioso UK Songwriting Contest nella categoria Love Songs!




Jovanotti, Marracash e le altre uscite musicali della settimana

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202719619 11b1fe45 cebf 4222 b26c b175ea3fb980Weekend particolarmente acceso di nuove uscite, Jovanotti ci invita a far pace con questa sua maturazione sciamanica e ci convince; così come Marracash che si conferma fondamentale anello di congiunzione tra conscious rap e cantautorato impegnato. Male Fedez, male Elodie, male Aka 7even e male anche i Boomdabash che ci provano con un tormentone invernale; bene invece Gabbani, gli Eugenio in Via Di Gioia e Le Vibrazioni. Chicca della settimana: “Niente è come sembra” di Colombre.

Jovanotti – “Il disco del sole”

“Il disco del sole” possiamo considerarlo manifesto di quel che è oggi Jovanotti, a metà strada tra quel cantautorato lieve, romantico, dolce, parlato e quei fuochi d’artificio danzerecci, esplosivi, irrimediabilmente allegri; il tutto sempre intriso di questa sua visione della vita smaccatamente ottimista. Un disco che certamente funziona, pur non regalandoci brani memorabili come tanti altri del nostro Cherubini in passato. Tutto molto dolce, tutto molto raccontato, tante parole, tanto del suo approccio sciamanico alle umane cose che, ammettiamo, non è che sia un crimine se poi finisce per dare sui nervi, lo capiamo. Ma Jovanotti, così come chiunque, va preso per quello che è; la buona notizia è che ci sono una serie di brani particolarmente azzeccati come “Un amore come il nostro” e “Tra me e te”, a riprova del fatto che questo suo rimuginare contento e fortemente sentimentale non è una provocazione gratuita al nostro cinismo, ma proprio qualcosa di autentico in cui, bontà sua, crede molto. Bella per lui.

Marracash – “Importante”

“Importante” è percepire quanto ancora tecnica e capacità di scavare dentro se stessi alla ricerca di qualcosa di estremamente prezioso e profondo possa ancora fare la differenza e come Marracash se è forse uno dei pochi della scena rap ad averlo capito è certamente l’unico a saperlo applicare come lo applica lui. “Importante” completa “Noi, loro, gli altri”, l’album che ci ha confermato che parliamo dell’artista di nuova generazione che più di tutti si avvicina ai grandi del nostro cantautorato, inteso come artista arrivato ad una tale maturità che qualsiasi rigurgito della sua penna diventa qualcosa di estremamente significativo per chi ascolta. Non ci appartiene Marra, appartiene a quelle generazioni costrette a cercare Lucio Dalla su Google, ed è bello che sia così, che ognuno abbia il suo, ma soprattutto che ne nascano ancora di artisti così, in questo deserto culturale fatto di sbarbati che straparlano di vite da strada e figurine senza cognome che non sanno pronunciare le vocali.

Fedez – “Crisi di Stato”

Pezzo che arranca a fasi alterne tra il funzionante, il bruttarello e l’inspiegabilmente pubblicato. Qualcuno deve aver detto a Fedez che questo romanticismo spinto su cassa dritta cafoncella risulti in qualche modo digeribile, ma quel qualcuno stava scherzando.

Francesco Gabbani – “Natale tanto vale”

In questo clima di feste che già vediamo sopraggiungere all’orizzonte e che è pronto ad infrangersi dirompente nelle nostre vite come uno tsunami di panettoni con l’uvetta, sbattendosene altamente di chi non ha possibilità o voglia di festeggiare alcunché, serviva una canzone che raccontasse con lo stesso romanticismo il lato oscuro di questa gioia sempliciotta e ipocrita che ci siamo inventati a tavolino. Ci hanno pensato Gabbani e Pacifico, una delle più felici coppie che la musica italiana ci ha servito negli ultimi anni; perché c’è solo una cosa più triste di non essere invitato ad una festa, ed è essere costretto a partecipare ad una festa alla quale non hai alcuna voglia di andare. Ma, effettivamente, una volta che ci sei…

Boomdabash feat. Eiffel 65 – “Heaven”

Sarà che per noi gli anni ’80 sono un buco nero di paillettes e sonorità quasi sempre fredde e aride, e che non condividiamo nemmeno l’entusiasmo per i lavori degli Eiffel 65, che sostanzialmente consideriamo mangime per gli stereo delle macchine truccate dei tamarri che fanno tremare i vetri di casa; ma questa “Heaven” è il tormentone natalizio che non ci meritavamo.

Le Vibrazioni – “Il disco mai uscito: demo”

Questo nuovo EP che Le Vibrazioni ci regalano si intitola “Il disco mai uscito: demo” ed è utile per capire il valore autentico di una delle nostre migliori band, cinque brani incisi con spregiudicatezza, la cui forza si basa sulla potenza del suonato, senza ghirigori in fase di produzione, senza slanci pop per permettere una digestione più fluida al largo pubblico. Le migliori Vibrazioni possibili.

Paola Turci – “Caramella”

L’eleganza inarrivabile di una delle più raffinate signore della musica italiana, prestata ad un brano che un po’ fa il verso al mondo giovanilistico della trap, con tanto di autotune, e un po’ prende in prestito quel mood per sfuggire ai canoni classici del pop d’autore. Spunti diversi, valore sempre alto. Godibile, come sempre.

Tedua – “Lo-fi For U”

Forse il bravissimo Tedua prima di andare avanti nel percorso, come succede a chiunque di noi, sentiva l’esigenza di guardare un attimo al passato, tirare le somme e ringraziare chi, in un modo o nell’altro, lo hanno portato ad essere l’artista che noi tutti oggi apprezziamo. Perché questa “Lo-fi For U” altro non è che una sentita lettera di ringraziamento, talmente intima che ci si sente quasi scomodi ad ascoltarla, come se hai in mano il cellulare di un’altra persona e arrivano messaggi privati che ti imbarazza leggere. Infatti in tutta onestà lo consideriamo un non brano, poi che abbia i connotati del brano, anche bel brano, è tutt’altra storia, ma è impossibile fermarsi a giudicarne il contenuto, perché proprio non sono fatti nostri.

Elodie – “Ok. Respira”

Autoserenata pop scritta da Elodie con l’ausilio di altri sette autori. Il singolo è presentato come un invito ad amarsi, ma in otto non è amore, è solo l’ennesima festa divertente alla quale non siamo stati invitati

Eugenio in Via Di Gioia – “Tornano”

I brani degli Eugenio in Via Di Gioia non prendono mai scorciatoie, arrivano dritti dove devono, in questo caso alla commozione, che però passa da questa profonda e ammirevole capacità di non tradire mai il proprio linguaggio pulito e onesto, che poi è il segreto del loro successo, il motivo per cui più che fan nel tempo sono riusciti a costruire una community, che poi in certe sensazioni finisce per riconoscersi comodamente. In questo caso parliamo di una nostalgia autentica, uno sguardo commosso verso quella carrellata di immagini che, pensandoci bene, hanno fatto di noi ciò che siamo, nel bene e nel male. Bravissimi, come sempre.

Aka 7even – “Non piove più”

Ballad inutile e sempliciotta, stracolma di banalità stucchevoli ed insignificanti. L’ex “Amici di Maria De Filippi” su Instagram sostiene di essere tornato alla musica dopo essersi preso del tempo per se stesso; considerato il risultato suggeriamo una vacanza più lunga, ad occhio e croce una quindicina d’anni dovrebbero andar bene; poi ne riparliamo. Imbarazzante; ecco il risultato quando si butta in prima linea un ragazzo non evidentemente pronto, forte solo di una popolarità televisiva: finisce per prendersi sul serio e non capire i propri limiti.

MamboLosco – “Bandito”

Pezzo che brilla soprattutto per la produzione minimal di Nardi e Finesse; se sti ragazzi capissero che salto di qualità può fare la loro musica mettendoci un briciolo di contenuto in più, forse avremmo davvero una scena trap esaltante. Invece ogni singola volta ci tocca realizzare che di quello che dicono non ce ne frega niente e che anche questo pezzo finirà nel dimenticatoio. Pazienza.

Colombre – “Niente è come sembra”

Ci sono brani che ti investono con una forza esplosiva e basta avere un minimo di dimestichezza con la materia per capire che in fondo non ci vuole granché, e poi ci sono brani che ti catapultano automaticamente in un mondo che vive di sottrazioni, brani che invece di darti qualcosa, te la tolgono, creano un vuoto, uno scompenso, un bisogno che non sai nemmeno bene decifrare; e solitamente sono i brani migliori. Questa “Niente è come sembra” è un brano migliore, differente, una piccola perla si, scritta per il film Netflix “Odio il Natale”, ma che va decisamente oltre, un brano che ricevi come la lettera da un tempo lontano, una di quelle lettere commoventi, di quelle definitive, che ti svelano qualcosa, che non ti lasciano in pace con la loro delicatezza. In questo mare di volgarità a buon mercato, che bello che esistono artisti come Colombre.

Dolcenera – “Anima Mundi”

Dolcenera è una cantautrice che non sbaglia un pezzo ma anche una cantautrice alla quale manca un pezzo memorabile. Questo suo nuovo “Anima Mundi” per esempio è un ottimo lavoro, c’è dietro un concept, c’è dietro un lavoro straordinario sulla struttura dei brani, che si reggono tutti in piedi meravigliosamente bene, solo che alla fine dell’ascolto non ce n’è uno solo che resta impresso nella memoria. A noi delle hit non frega nulla, non siamo proprio quel genere di brutte persone che hanno bisogno del tormentone, anzi, i tormentoni ci annientano l’anima; però perlomeno un guizzo, una pennellata di riconoscibilità, un abbraccio sincero a chi ascolta. Un motivo per ascoltare il disco di Dolcenera ce l’abbiamo: è brava, quello che ci manca è un motivo per riascoltare un disco di Dolcenera.

Emanuele Aloia – “Meteo”

Pop pulito, innocuo, liscio, il che non è necessariamente una critica. Nella vita serve la vodka ma serve anche l’acqua fresca; certo, nonostante si somiglino, una bevanda è decisamente più divertente dell’altra.

Peppe Soks feat. Nathys – “Nu vase e po basta”

Il napoletano è così enorme come lingua che anche quando viene mortificata con questi ritmi reggaeton dietro ci senti una tradizione mediterranea che ti fa digerire il tutto. Certo, tra una cosa che ti piace ed una cosa che ingolli e digerisci giusto perché te la ritrovi nel piatto c’è differenza.

Comete – “Salta l’intro”

Probabilmente il miglior prodotto messo sul mercato da Comete da quando è uscito da X Factor. Certo il brano ci ha psicologicamente distrutti perché il ritornello è identico a quello di un altro pezzo e riuscire a fare mente locale per capire di quale altro brano si trattasse ci ha letteralmente immobilizzati per delle ore, come un ictus musicale che non ci ha permesso di assumere cibo e liquidi, che ci ha bloccato il sonno, lo sguardo, ogni singolo muscolo del corpo…poi l’illuminazione: “Se mi aggiungerai” di Checco Zalone….fiuu, salvi per un pelo!

Ludwig – “Ogni volta che ti penso”

Divertente parentesi pop rockeggiante per Ludwig, una canzoncina d’amore cruda e trascinante, disimpegnata e diretta. L’artista ha promesso di tornare presto a far cantare e ballare nelle discoteche…ma anche no; insomma, se possiamo suggerire, nettamente più sensato un percorso di questo tipo.

Vettosi – “Ra sul”

Un racconto cupo, intenso, pennellate di buio, un Caravaggio declinato in street art, intesa non solo come dipinto su un muro, ma come l’arte del vivere la strada e poi saperla servire con cotanta emozione. Wow.

Cicco Sanchez – “Dolores”

“Dolores” la percepiamo come una metafora, qualcosa di inafferrabile, che arriviamo a guardare, sfiorare, ma mai a bloccare, a tenere per noi. Il premio alla fine di una corsa che non finirà mai, una di quelle cose che crediamo di poter possedere ma che alla fine esistono solo per potercisi specchiare per scoprire qualcosa in più di noi. Bravissimo Cicco Sanchez.

C+C=Maxigross – “Io me ne sto fermo ad aspettare”

Una meditazione surreale riportata a terra, alla nostra umanità, da suoni ruvidi e dalla cazzimma tipica dei C+C=Maxigross, una delle più felici realtà dell’underground italiano. Una perla di pezzo che anticipa quello che sarà certamente una perla di album e noi già ci lecchiamo i baffi.

Colla Zio – “Asfalto”

Il collettivo milanese rappresenterà uno dei momenti più divertenti della prossima finale di Sanremo Giovani. A nostro parere questa “Asfalto” è sicuramente un brano che merita di stare tra i sei che poi accederanno alla lista dei big di febbraio, che poi consideriamo una follia allungare il brodo della lista dei big di febbraio fino a 28 è un altro discorso. Si tratta di un brano allegro e molto teen, ma ben concepito, offerto senza la presunzione di chi vuol salvare il mondo con una canzone leggera.

Qualunque – “Via Disagio”

“Sono fuori allenamento / ho vissuto per un botto a sperare nel maltempo”, basterebbero questi due versi a farvi capire di che intensità di brano stiamo parlando. Molti scrivono canzoni d’amore, in pochi sono capaci di scrivere una bella canzone sul disagio che questo sentimento provoca a prescindere dall’esito dei nostri desideri. Che poi, diciamocelo, non è che i nostri desideri ci azzecchino sempre sempre sempre.

Caffellatte – “Bambina”

Un brano per risolversi, per capire che in un certo malessere che ci attanagliava la gioia da bambini non c’è niente di male, che serve perdonarsi, non dimenticare, perdonarsi. Il pezzo la brava Caffellatte lo scrive per se stessa, ma poi ce lo regala, e noi sentitamente ringraziamo.

agi.it




New York. Speranza Scappucci: la prima donna italiana sul podio del Metropolitan

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28speranzascappucci“Stefano Albertini la presenta come la prima donna italiana a dirigere l’orchestra della Scala di Milano e la prima a dirigere quella del Metropolitan di New York, ma Speranza Scappucci, alla Casa Italiana Zerilli Marimò per una conversazione sulla lirica con Fred Plotkin, non ama soffermarsi sul primato di genere, “si finisce sempre per parlare di questo, parliamo di musica piuttosto” ha detto a una giornalista in passato. E di musica si è parlato, ascoltando persino diverse interpretazioni di tenori in uno stesso brano diretto da lei in tempi e teatri diversi e commentandole insieme. “Mi fa piacere sentire che a distanza di tanti anni ho mantenuto lo stesso tempo” ha detto sorridendo soddisfatta soffermandosi poi su particolari tecnici”. Ne scrive Luciana Capretti per “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Soddisfatta di sé Speranza Scappucci deve essere certamente. Al Met è arrivata dopo un lungo percorso: è stata assistente di Muti per 8 anni a Salisburgo, ha diretto la Staatsoper viennese, l’Opera di Roma, e orchestre a Chicago, Glyndebourne e New York, dal 2017 fino allo scorso anno ha diretto la Royal Opéra de Wallonie a Liegi. “Maestra Scappucci” è ora a New York per dirigere il Rigoletto. Il New York Times ha scritto che “ha scolpito la musica con contrasti dinamici e ha dato sostegno ai suoi cantanti con attenzione ai cambiamenti di tempo. …..ha portato a galla un vuoto desolante nei fiati e negli archi che ha sottolineato la futilità delle battaglie di Rigoletto.” Le cronache ci dicono che il suo arrivo sul podio ha scatenato grandi applausi: era il suo debutto al Met, ma a New York è di casa.
“Sono nata a Roma e ho studiato all’Accademia di Santa Cecilia – ha detto al pubblico della Casa Italiana – Mio padre era il responsabile del notiziario pomeridiano di Radio Vaticana e noi dopo la scuola spesso andavamo da lui. A quei tempi l’Accademia di Santa Cecilia era a Via della Conciliazione, davanti a San Pietro, nello stesso palazzo della radio. Sempre lì c’erano i concerti e ne andavo a sentire tantissimi perché mio padre aveva i biglietti scontati e io ne approfittavo. Un giorno ho sentito un famoso pianista ungherese, György Sándor, era stato studente di Bela Bartok e si era trasferito negli Stati Uniti dopo la guerra. Dopo il concerto sono andata a salutarlo, gli ho spiegato che ero una pianista e lui mi ha detto perché non vieni a farmi sentire qualcosa. Emozionata l’indomani ho suonato la 109 di Beethoven che stavo studiando in quel periodo per il mio concerto di diploma e lui mi ha detto: insegno alla Julliard School, vieni a fare la prova, non è facile, ci sono 500 pianisti che concorrono per 20 posti. Sono andata, e la mia vita è cambiata”.
L’impatto con la Julliard school è stato difficile e facile al tempo stesso, “avevamo studiato molta armonia e storia della musica all’Accademia e dopo 6 mesi l’insegnante di quel corso mi ha chiesto di farle da assistente, ma tecnicamente non mi sentivo così brava come certi miei colleghi che mi sembravano eccezionali” conclude con modestia aggiungendo che per mantenersi lavorava nella libreria della scuola piegando magliette e solo dopo le è stato affidato l’incarico di responsabilità …di stare alla cassa!
Speranza Scappucci parla di sè con ironia, ma traspare la sua assoluta sicurezza, è sorridente, ma determinata. Ha frequentato la scuola americana a Roma, parla perfettamente l’inglese ma anche il francese e ha perfezionato di recente il tedesco e studiato il russo: “conoscere la lingua del libretto permette di comprendere meglio la drammaturgia”.
La passione per la lirica è iniziata da bambina perché il padre la ascoltava a casa, ma è aumentata accompagnando al pianoforte i cantanti per mantenersi agli studi. “L’opera è complessa perché hai a che fare con tanti artisti, tu gli dai la tua visione ma poi è una collaborazione e quindi io posso avere un tempo in testa, ma se il soprano ha una voce più leggera di quello che immaginavo la mia idea finisce lì. La stessa cosa succede con il coro e l’orchestra. Tu crei l’energia, ma senza di loro sei niente.” Quando era giovane Speranza Scappucci con un gruppo da camera andava a suonare negli ospedali e nelle case per anziani ora a chi le chiede qual è il suo sogno risponde che oltre a dirigere le grandi opere le piacerebbe fare un concerto su una grande piazza, di solidarietà, per i migranti e per la pace.
Il Rigoletto diretto da Speranza Scappucci al Metropolitan si replica fino al 29 dicembre”. (aise)




RAI. Oggi a “Casa Italia”

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downloadI lavoratori domestici in Italia sono 961.000. Tra loro la badante è diventata una figura centrale nell’assistenza agli anziani. Roberta Ammendola ne parla con Carlo Gargiulo, medico di famiglia; Svitlana Hryhorchuk, badante dell’Unione Sindacale di Base; Alfredo Savia, Presidente della Nuova Collaborazione, un’associazione nazionale di datori di lavoro domestico e Paolo Di Giannantonio, giornalista Rai.

Subito dopo, Roberta accoglie Michele Mirabella, conduttore televisivo di “Elisir” fin dalla prima edizione del 1996, regista, autore e attore di teatro, ma anche di radio, cinema e televisione.

Basket nell’appuntamento sportivo di Piercarlo Presutti che ospita Gianmarco Pozzecco, allenatore di pallacanestro e Goffredo De Marchis, direttore della comunicazione di “Sport e Salute”.

Storie dal Mondo. In Argentina conosciamo Emanuela Bernardi, insegnante di asilo che vive a Buenos Aires. Nel tempo libero è attrice e regista.

 “Note Italiane”. Con Monica Marangoni e Stefano Palatresi, il maestro Ambrogio Sparagna, uno dei più importanti esponenti della musica popolare.

 

NEW YORK/TORONTO 25 novembre h17.00

LOS ANGELES  25 novembre h14.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO  25 novembre h19.00

SYDNEY 25 novembre h19.30

PECHINO/PERTH 25 novembre h16.30

JOHANNESBURG  25 novembre h16.45

BERLINO 25 novembre h15.45

LISBONA  25 novembre h14.45




Guccini torna, dopo 10 anni, con “Canzoni da intorto”

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canzoni da intorto guccini francesco cover ts1665711675Come ha raccontato durante la presentazione del disco, avvenuta alla Bocciofila Martesana di Milano, uno spazio in cui l’orologio sembra essersi fermato, era da tanto tempo che Francesco Guccini, 82 anni, aveva in testa l’idea di realizzare un album di cover. A dieci anni dal suo ultimo disco d’inediti, “L’ultima Thule” del 2012, ha esaudito il suo desiderio pubblicando “Canzoni da intorto”, un’antologia di pezzi che il cantautore ha interpretato durante la sua vita e in alcuni momenti intimi di quotidianità, ha cantato per amici e parenti, a casa o in osteria. Pezzi di storia, ma anche pezzi di cuore a cui Guccini è legato perché gli ricordano i suoi affetti.

Il supervisore artistico musicale del progetto è stato Fabio Ilacqua, insieme a Stefano Giungato: i suoi arrangiamenti folk e in alcuni tratti balcanici riempiono le tracce, sostengono la voce dell’artista, che è un piacere poter riascoltare, soprattutto dopo aver dichiarato di voler smettere di fare concerti e scrivere canzoni. È questo l’aspetto più significativo di “Canzoni da intorto”: il disco è importante più per quello che rappresenta, ovvero il ritorno alla musica di un gigante della canzone d’autore, che per il risultato tecnico e musicale. “Nel disco ci sono tante lingue e dialetti, ma non li ho studiati, le canzoni le ho semplicemente cantate durante la mia vita e le ho fatte mie nel tempo”, ha spiegato il maestrone.

Ritmo incalzante, fisarmonica e percussioni: è con “Morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei, storica ballata popolare, tra riferimenti alla guerra e alla Resistenza, che Francesco Guccini sceglie di aprire le porte del suo nuovo progetto discografico. Il pezzo rievoca gli eventi tragici accaduti a Reggio Emilia il 7 luglio 1960, in occasione dei moti popolari contro il governo di Fernando Tambroni. Dalla scuola di Milano arriva “El me gatt” di Ivan Della Mea, mentre “Barun litrun” è un pezzo conservato nell’opera “I canti popolari del Piemonte” di Costantino Nigra.

“Ma mi” di Fiorenzo Carpi De Resmini e Giorgio Strehler, interpretata anche da Jannacci, è entrata a far parte del repertorio tradizionale delle canzoni popolari milanesi e in quello della Resistenza. Con le parole in veneto polesano di Gigi Fossati, giornalista e poeta vicentino, Guccini inserisce anche “Tera e aqua” e con “Le nostre domande” di Franco Fortini e Margot Galante Garrone riavvolge il nastro ai tempi dell’università, quando una sua compagna di scuola gliela fece scoprire.

“Nel fosco fin del secolo” è un brano di tradizione popolare misterioso, non se ne conosce l’autore, “Greens Sleeves” invece è una celebre melodia di tradizione inglese. Scritta dal poeta Franco Fortini e dal musicista Fiorenzo Carpi, “Quella cosa in Lombardia” racconta di un amore fisico, mentre “Addio Lugano” è una famosa poesia anarchica, datata 1895, scritta da Pietro Gori nella settimana trascorsa in carcere. Chiude il progetto un brano storico scritto da Enzo Jannacci in dialetto milanese, “Sei minuti all’alba”; va notato che anche “Ma mi” e “Quella cosa in Lombardia” sono state cantate e incise anche da Enzo Jannacci. C’è anche una ghost track, “Sluga Naroda”, una canzone ucraina che ovviamente non può non rievocare la tragicità del conflitto attuale.

TRACKLIST
01. Per i morti di Reggio Emilia
02. El me gatt
03. Barun litrun
04. Ma mì
05. Tera e aqua
06. Le nostre domande
07. Nel fosco fin del secolo morente
08. Greensleeves
09. Quella cosa in Lombardia.
10. Addio a Lugano
11. Sei minuti all’alba

 

da rockol.it




RAI. Oggi a “Casa Italia”

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downloadLa trentanovesima edizione dell’Assemblea Nazionale dell’Anci ha visto confluire a Bergamo 2200 sindaci da tutta l’Italia. Tre giorni di confronto sui problemi e le prospettive dei tanti Comuni Italiani. Roberta Ammendola ne parla con Stefano Lo Russo, sindaco di Torino; Roberto Lagalla, sindaco di Palermo e Janina Landau, giornalista economica di Class-CNBC.

Subito dopo, Fabrizio Ferragni, Direttore Offerta Estero, presenta “la nuova Rai per l’estero”, pensata per gli italiani che vivono fuori dai confini nazionali e per gli stranieri che amano l’Italia. Un progetto editoriale per promuovere nel mondo la lingua, la cultura e le eccellenze italiane anche con programmi in lingua inglese.

Il teatro alla Scala di Milano ha un prezioso museo teatrale che ospita spesso mostre come quella dedicata al grande regista Franco Zeffirelli. Fabiana Giacomotti ospita Pippo Corsi Zeffirelli, Vicepresidente della Fondazione Zeffirelli e Francesca Molteni, regista e documentarista.

Per “Sportello Italia” Lorenza Morello, giurista d’impresa ed esperta di problematiche internazionali risponde ai quesiti dei telespettatori impegnati nel commercio globale.

A seguire, Roberta si collega con Massimo Ranieri, il grande artista amato in tutto il mondo, che ha appena pubblicato un nuovo albo.

Storie dal Mondo. In Canada, a Toronto, il cantante neomelodico Enrico Rennella, padre napoletano e mamma parigina, unisce musica napoletana e latino-americana.

 

NEW YORK/TORONTO 24 novembre h17.00

LOS ANGELES  24 novembre h14.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO  24 novembre h19.00

SYDNEY 24 novembre h19.30

PECHINO/PERTH 24 novembre h16.30

JOHANNESBURG  24 novembre h16.45

BERLINO 24 novembre h15.45

LISBONA  24 novembre h14.45




“Denti”, il nuovo video di Officina Partenopea

denti officina partenopea foto backstage (1)

denti officina partenopea foto backstage (1)La band che ha fatto ballare mezza Europa con il brano d’esordio “POSILLIPO”, prodotto dal grande Bill Zimmermann, torna con un video diretto da Pierpaolo Perna

Con il loro singolo d’esordio “POSILLIPO” – prodotto dal grande Bill Zimmerman (producer di artisti internazionali come Ariana Grande, Coldplay, Mariah Carey, BTS e Usher) – hanno fatto ballare e sognare gli ascoltatori di mezza Europa: VENERDÌ 25 NOVEMBRE 2022 (ALLE ORE 15.00) gli OFFICINA PARTENOPEA presenteranno sul loro canale YouTube ufficiale il nuovo videoclip, che accompagna il secondo singolo “DENTI”. Pubblicato nelle scorse settimane, il single è già in alta rotazione sulle piattaforme di streaming, oltre ad essere stato inserito in playlist di grande successo come ‘Napoli in Alta Rotazione’ (Napoliinar) e nella playlist di culto ‘Very Neapolitan Hit’ a cura di Gianni Simioli.

Il videoclip è scritto e diretto da Pierpaolo Perna, apprezzato videomaker che ha già curato clip musicali per Frankyselector, Fiori di Cadillac e Banda Maje. Operatore e DOP del video è Livio Lee Siano, già noto per i lavori/video sulla disabilità condivisi con la nota influencer Benedetta De Luca. A completare la squadra che ha lavorato al videoclip di “DENTI” sono Irene Tatavitto (assistente DOP e fotografa ufficiale del backstage del video), Rita Manzione (make-up artist), Federica Cafaro (runner) e, soprattutto, Salvatore “Sid” Barbaro (protagonista del videoclip).

“Il videoclip affronta il tema dell’alienazione dell’individuo, annichilito com’è da una quotidianità assolutamente sterile, a tal punto da abbrutirsi in una condizione di miseria che dall’animo emerge financo sul suo corpo. – spiega il regista Pierpaolo Perna – L’abbrutimento è conseguenza del senso di apatia, che quasi come un filtro sulla lente, inquadra tutto in tonalità di grigio.

Il protagonista è letteralmente soggiogato dalla repressione operata dal dominio sociale, vero co-protagonista invisibile della storia. Eppure, sotto le note del brano, che quasi lo scuote come a svegliarlo dal torpore, il protagonista vivrà un turbamento che lo porterà a proiettarsi in fughe oniriche, ove si immaginerà finalmente libero dalla sua condizione dettata dalla repressione del dominio sociale. Il punto focale sarà, quindi, comprendere se tali immagini siano un alienarsi ancor di più o rappresentino, invece, dei nuovi scopi nella vita”.

Quattro sono le ‘anime’ che danno vita a Officina Partenopea: Rosario Viola è voce e autore della formazione; Luca Roncelli è chitarrista e polistrumentista nonché principale autore e compositore della band; Simona Pinto è chitarrista e corista; Antonio ‘Uke’ Russo è producer e polistrumentista.

Autore e compositore di DENTI è Roncelli, che nel brano suona la chitarra flamenca insieme a Simona Pinto; la produzione del brano è firmata da Russo “acasadiuke”, mentre il sound engineering è affidato a Stefano Formato (Enzo Gragnaniello).

Sotto la direzione artistica di Dario Sansone (frontman dei FOJA), la band si lascia affiancare dal fisarmonicista Claudio “Zingarone” Del Vecchio – già nelle fila dei Guappecartò – e dal bassista Giuliano Falcone dei FOJA.

La distribuzione è affidata all’etichetta partenopea FULLHEADS, label de La Maschera, Foja, Pepp-oh, Tommaso Primo, Daniele Sepe e molti altri.

Il proverbio “‘O ppane a chi nun tene ‘e renti” (“Il pane a chi non ha i denti”), ripetuto alla fine di ogni verso, sta lì proprio a indicare quell’atteggiamento di rassegnazione che Manu Chao definì la “Malegria”: quella emozione dolce e amara che fonde allegria e malinconia in un’unica sensazione laddove può non andare tutto bene ma per molti non potrebbe andare meglio di così e dinanzi a ciò, la cosa migliore è farsene una ragione.

www.officinapartenopea.it




RAI. Oggi a “Casa Italia”

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downloadIn Italia il mercato dell’usato vale 24 miliardi di euro, l’1,4% del Pil nazionale. Come si è sviluppato questo mercato che fino a qualche decennio fa era una nicchia per amatori? Roberta Ammendola lo chiede a Antonella Nanna, Responsabile di Federconsumatori; Andrea Manusardi, Responsabile dell’Osservatorio sulla Second Hand Economy; Giovanna Botteri, corrispondente RAI; Manuela Soressi, giornalista esperta di consumi e Carolina Innella, ricercatrice dell’ENEA.

Il Venezuela ospita una delle comunità italiane più numerose in Sudamerica, la terza dopo Argentina e Brasile. Roberta Ammendola approfondisce la presenza degli italiani sul territorio con: Placido Vigo, Ambasciatore d’Italia in Venezuela; Lidia Bruttini, Presidente della Camera di Commercio Italo-Venezuelana di Caracas; Maurilio Magaldi, chef di Veneziano Gourmet e Estefano Soler Tamburrini, giovane italo-venezuelano, in Italia dal 2016.

Subito dopo, Carlo Gentile presenta il film “Il Sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone, in programmazione su Rai Italia e si collega con l’attore Massimiliano Gallo, uno dei protagonisti.

Storie dal Mondo. In India, a Mumbai vive Gabriele Venturi, un ingegnere di 28 anni.

Chiudono Monica e Stefano con un omaggio a Fred Buscaglione, figura unica del panorama musicale italiano.

NEW YORK/TORONTO 23 novembre h17.00

LOS ANGELES  23 novembre h14.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO  23 novembre h19.00

SYDNEY 23 novembre h19.30

PECHINO/PERTH 23 novembre h16.30

JOHANNESBURG  23 novembre h16.45

BERLINO 23 novembre h15.45

LISBONA  23 novembre h14.45