Un museo per Mino Reitano

le figlie di mino tagliano il nastro del museo (1)

le figlie di mino tagliano il nastro del museo (1)Da qualche settimana Mino Reitano ha un museo che ricorda e celebra la sua straordinaria carriera. A Fiumara, in provincia di Reggio Calabria proprio nel paese in cui è nato, si è svolta lo scorso 24 settembre la cerimonia d’inaugurazione. Nell’occasione, a ricordare l’amato cantautore tanti cittadini comuni provenienti anche da altre regioni.

All’interno del Museo realizzato dall’Associazione “Amici di Mino Reitano Onlus” attraverso l’impegno dei suoi soci, moltissimi ricordi ma anche tanta vita e tanta passione di Mino. Nel suggestivo percorso allestito si fa un salto indietro nel tempo tra spartiti e strumenti musicali, gigantografie e dischi originali passando per riconoscimenti e abiti di scena.

Ma il giorno dell’apertura del Museo le emozioni più forti le hanno regalate le figlie di Mino Reitano, Giuseppina Elena e Grazia Benedetta, visibilmente commosse e travolte dall’affetto della gente. Anche la moglie del cantautore calabrese Patrizia Vernola ha voluto mandare per l’occasione un significativo messaggio.

La cerimonia d’inaugurazione è stata coordinata e condotta dal giornalista Emilio Buttaro, già presentatore di altri significativi eventi dedicati a Mino Reitano.

Il taglio del nastro ha rappresentato il momento più emozionante tra applausi, sorrisi, qualche lacrima e la dirompente voce di Mino con “Calabria mia”. Subito dopo la benedizione dei locali da parte del Vicario del Vescovo di Reggio Calabria, don Francesco Megale, parroco di Campo Calabro.

In un video Orietta Berti ha così ricordato Mino: “Eravamo quasi sempre ospiti delle stesse trasmissioni e abbiamo passato insieme tante ore dietro le quinte. Era una persona molto buona e mi è rimasto nel cuore perché molto sensibile, peccato sia andato via troppo presto”.

Numerose associazioni hanno voluto omaggiare le figlie di Mino Reitano celebrando nel modo migliore la giornata.

La notizia del Museo è stata ripresa dai più importanti giornali italiani e da qualche testata straniera.

Mino Reitano, amatissimo in Italia e all’estero ha potuto vantare tra l’altro nei primi anni da emigrante in Germania, di essere stato uno dei pochi artisti ad avere frequentato, spesso il palco con loro, i quattro ragazzi d’oro di Liverpool che poi sarebbero diventati i mitici Beatles.

“Da questa splendida serata – hanno detto Giuseppina Elena e Grazia Benedetta Reitano – ci portiamo via l’amore delle persone che sono state con noi. La gente di Fiumara e non solo, la nostra gente ci ha fatto emozionare. Ci portiamo via questo grande riconoscimento per papà, un museo meraviglioso!”.

Per Mino Reitano un nuovo abbraccio con la sua Calabria e dall’Associazione “Amici di Mino Reitano Onlus” fanno sapere che questo è soltanto un punto di partenza.




RAI: oggi a Casa Italia

download

downloadSono circa otto mila i borghi in Italia, secondo Legambiente. Sono tante anche le iniziative per ripopolarli. Alcune di queste ce le raccontano i primi ospiti di Roberta Ammendola: Luca Lagash, bassista dei Marlene Kuntz e Emanuela Zilio dell’Associazione “Viso a Viso”.

Dall’8 ottobre al 4 dicembre c’è la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba. Ce ne parlano Liliana Allena, Presidente della Fiera e Riccardo Germani, Presidente dell’Associazione Nazionale Tartufai Italiani.

Come avviare un’attività imprenditoriale in Italia vivendo all’estero? Risponde il notaio Clarissa Fonda a “Sportello Italia”.

Per le Storie dal Mondo, facciamo tappa nella esclusiva cittadina di Montauk, vicino New York, dove Luigi Porceddu fa il manager di un resort di lusso. Poi, conosciamo la Direttrice della Scuola Dante Alighieri di Mar del Plata in Argentina, Liza Garimanno, originaria di Casalmonferrato in Piemonte.

Chiudiamo con il consueto appuntamento con la Musica. Sono tanti i poeti che hanno scritto canzoni famose. Stefano e Monica ce ne fanno ascoltare alcune tra le più belle.

NEW YORK/TORONTO 10 ottobre h17.00

LOS ANGELES  10 ottobre h14.00




Addio a Loretta Lynn, leggenda della musica country

153458237 45f57951 ac2f 4927 b1ce 6f4c107311bb

153458237 45f57951 ac2f 4927 b1ce 6f4c107311bbÈ morta in Tennessee Loretta Lynn, la leggenda femminile della musica country americana. Aveva 90 anni. Per una vita è stata la stella della cultura rurale, l’orgoglio dell’altra America, quella lontana dai centri urbani.

Anche la sua storia ha aiutato a crearne un mito: cresciuta in Kentucky, figlia di un minatore, sposa a 15 anni, madre a 16 e nonna dopo poco i trent’anni, Lynn ha fatto ballare generazioni di americani con i suoi brani e una voce unica, potente e ricca di vibrazioni.

“Con Loretta – ha commentato il suo produttore, John Carter Cash – bastava accendere il microfono, poi ci pensava lei”. La cantante si era fatta largo in un mondo di musicisti uomini, ma senza mai diventare una voce per le donne ordinarie.

Lynn ha spinto per il continuo cambiamento, nei suoi brani c’erano inviti a rompere le catene e a tenere testa agli uomini. In “Hey Loretta”, del 1973, la cantante diceva che oltre a “dare da mangiare ai polli e mungere le vacche” c’era una “liberazione femminile” da fare e quella cominciava “ora”.

Tra le oltre settanta canzoni incise, diventate successi negli anni ’60 e ’70, tra i brani più celebri figura il canto natalizio ‘Silver Bells’. Nel 2010 aveva vinto il Grammy Award alla carriera, il suo nome è stato inciso tra quello delle celebrità della Hollywood Walk of Fame, al numero 1515 di Vine Street.

La sua vita aveva ispirato il film “La ragazza di Nashville”, vincitore del premio Oscar con Sissy Spacek, miglior attrice per l’interpretazione della cantante. A lei si era ispirato anche Robert Altman per il film “Nashville”. Nel 2016, all’età di 84 anni, nel 2016, Lynn aveva pubblicato un nuovo disco, “Full Circle”.

agi.it




Paparazzi: su Rai Italia la nuova striscia quotidiana in inglese per conoscere il Belpaese

paparazziraiitalia

paparazziraiitalia“Paparazzi”, la nuova striscia quotidiana in lingua inglese arriva su Rai Italia in collaborazione con Rai Radio 2. La trasmissione, che andrà in onda tutti i giorni dal lunedì al venerdì partendo da oggi, racconta l’Italia a chi ci segue in tutto il mondo.
Filippo Solibello e Marco Ardemagni, storici conduttori di Rai Radio 2, sono gli “incursori” per accogliere ogni giorno, con la loro travolgente allegria, gli spettatori di lingua inglese, che vogliono informarsi e sapere cosa succede in Italia. Le prime pagine dei giornali italiani, tradotte in inglese, saranno l’apertura di ogni puntata, veloce e brillante, seguite da due classifiche: i tre personaggi e i tre argomenti del giorno. Il secondo blocco di “Paparazzi” è una vera e propria “Agenda” degli appuntamenti principali dallo sport alla cultura, dalla moda alla scienza, dal cibo all’attualità. Non mancano le rubriche di approfondimento con interviste ai personaggi del momento e curiosità dall’Italia. Una grande vetrina delle eccellenze italiane e il meglio del Made in Italy per chi ama l’Italia da lontano e per chi verrà a conoscerla da vicino.

Programmazione
NEW YORK/TORONTO h12.00
LOS ANGELES h09.00




Bruce Springsteen: la prima conferma di un nuovo album in arrivo

springsteen ws photo2 b

springsteen ws photo2 bJann Wenner, il fondatore della rivista statunitense “Rolling Stone”, è attualmente impegnato nella promozione della sua autobiografia “Like a Rolling Stone”, e in una nuova intervista rilasciata all’edizione americana di “Billboard” si è lasciato sfuggire informazioni sul prossimo progetto discografico di Bruce Springsteen. Nel corso della chiacchierata Wenner ha infatti offerto la prima conferma di un nuovo album del cantautore del New Jersey in arrivo in autunno.

A margine dell’intervista per “Billboard”, Jann Wenner, che qualche sera fa ha presentato il suo nuovo libro a New York proprio in compagnia di Springsteen, discutendo dell’attuale scena pop e hip hop ha affermato: “Ci sono tane cose buone in giro, così come ci sono tanta spazzature e cose banali. Onestamente, non penso che siano buone come il rock ’n’ roll. Non penso che ci siano in giro belle voci o buoni arrangiamenti. Storicamente, è un’altra svolta del ciclo. Se il rock ‘n’roll tornerà: non è possibile, perché il sound e le circostanze sono diverse. Io però sono un po’ bloccato alla musica che mi piaceva quando ero giovane. Datemi gli Stones”. E ha aggiunto poi:

Mentre da parte del Boss non sono ancora arrivate notizie ufficiali riguardo a un suo prossimo progetto discografico, le dichiarazioni di Wenner giungono pochi giorni dopo le voci su un nuovo album di cover del 72enne artista. Nel frattempo Springsteen, discograficamente fermo a “Letter to you”, primo album realizzato da Springsteen con la E Street Band dai tempi di “Wrecking ball” del 2012, ha annunciato il ritorno in tour con la sua storica band e tre concerti in Italia per il prossimo anno.

da Rockol.it




Il Gran Duo Italiano debutta in Indonesia: la musica del ‘900 napoletano per violino e pianoforte trionfa a Jakarta e Yogyakarta

6palm
6palmÈ appena rientrato in Italia il Gran Duo Italiano, composto dal violinista Mauro Tortorelli e dalla pianista Angela Meluso, reduce dal debutto in Indonesia, dove ha tenuto diversi concerti a Jakarta e Yogyakarta su invito di Maria Battaglia, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Jakarta, e dell’Ambasciata d‘Italia. Il Duo ha inoltre svolto un seminario-concerto sulle “Riscoperte musicali del ‘900 napoletano per violino e pianoforte” ed una master class di violino, pianoforte e musica da camera presso l’Universitas Negeri Fakultas Bahasa dan Seni di Yogyakarta.

Un’occasione straordinaria, per i due artisti, che ha visto letteralmente trionfare la musica italiana del ‘900, ed in particolare quella napoletana, in prima esecuzione assoluta in Indonesia. Il 26 agosto scorso, infatti, il Gran Duo Italiano ha avuto l’onore di rappresentare l’Italia nel Festival “Rapsody of the Archipelago”, organizzato in occasione della Presidenza indonesiana del G20 e del 77° Anniversario dell’Indipendenza Indonesiana, nella sontuosa ambientazione del Taman Mini a Jakarta, alla presenza del Presidente della Repubblica d’Indonesia, di Ministri e Ambasciatori.

Di grande interesse didattico è stato il seminario-concerto tenutosi presso l’Universitá della Musica a Yogyakarta, che ha visto partecipare numerosi studenti, curiosi ed entusiasti di conoscere la musica italiana riscoperta e documentata dal Duo e che ha coinvolto l’attenta platea di giovani musicisti indonesiani al primo ascolto, tra applausi scroscianti e sorrisi emozionati. A seguire un’intensa e produttiva master class che ha reso possibile un contatto prezioso ed un proficuo confronto con giovani strumentisti, rispettosi e desiderosi di ascoltare ed applicare i consigli dei Maestri Tortorelli e Meluso. Al termine della master class, alcuni di loro hanno espresso il desiderio di proseguire gli studi in Italia per continuare ad apprendere la prassi esecutiva dell’interpretazione musicale occidentale.
L’affascinante esperienza a Yogyakarta si è conclusa l’indomani con il concerto del Gran Duo Italiano, tenutosi presso la Concert Hall dell‘Università gremita di un pubblico giovane ed entusiasta. Il programma eseguito ha omaggiato molti dei compositori napoletani che sono stati oggetto di ricerca, studio ed incisioni discografiche in prima mondiale, come Gaetano Fusella, Francesco Santoliquido, Alfredo D’Ambrosio ed Emilia Gubitosi. Questi compositori rappresentano senza dubbio la testimonianza della grande scuola napoletana che nei primi anni del ‘900 ha avuto grandi difficoltà ad imporsi nel panorama musicale, nonostante l’indiscutibile spessore artistico e la particolare importanza che detiene in campo musicologico.

Ne è un chiaro esempio il compositore napoletano Francesco Santoliquido (San Giorgio a Cremano, 1883 – Anacapri, 1971) che, dopo gli studi a Roma, si trasferì in Tunisia dal 1912 al 1921 dove fondò una Società di concerti e nel 1927 una Scuola di musica che poi divenne Conservatorio. Nel 2022 il Gran Duo Italiano, insieme alla giovane violoncellista Federica Del Bagno, incide per l’etichetta Brilliant Classics le sue opere per violino e pianoforte, violoncello e pianoforte, trio e pianoforte solo. Emilia Gubitosi (Napoli, 1887-1972), pianista e compositrice napoletana, allieva di Beniamino Cesi, Camillo De Nardis e Nicola D’Arienzo presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, fu la prima donna italiana a conseguire il diploma in composizione nel 1906 a seguito di una speciale autorizzazione da parte del Ministro. Fu, tra l’altro, la cofondatrice dell’Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli.
Gaetano Fusella (1876-1973), violinista e compositore napoletano, fu docente di violino presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, sostituendo l’importante ruolo didattico del suo Maestro Eusebio Dworzak. Nel 2010 il Duo riscopre, cataloga ed incide i manoscritti del Maestro partenopeo G. Fusella in un Cd monografico per l’etichetta discografica Tactus, ottenendo sempre grande successo di pubblico e di critica in trasmissioni radiofoniche (Rai Radio3 Suite, Primo movimento Rai Radio3, Radio Malta, Radio France, Radio Vaticana) e recensioni 5 stelle su riviste specializzate: Musica, Amadeus, Fanfare, Harmonia Mundi, Gramophone, Diapason. Di prossima uscita è il cofanetto composto da ben 3 Cd dedicato ai 44 brani per violino e pianoforte (integrale per violino e pianoforte) di Alfredo D’Ambrosio (Napoli, 1871 – Nizza, 1914), il quale studiò composizione sotto la guida di Enrico Bossi presso il “San Pietro a Majella” di Napoli e successivamente a Madrid con Pablo De Sarasate e a Londra con August Wilhelmj. Si stabilì, poi, definitivamente a Nizza, dove compose gran parte delle sue opere e si dedicò all’insegnamento.
Di ritorno da Yogyakarta, il Gran Duo Italiano ha concluso nella capitale Jakarta il suo tour indonesiano con un concerto presso la splendida Soehanna Hall, alla presenza di un pubblico incantato dalla bellezza della musica eseguita, al quale sono stati concessi ben due bis, il primo dei quali ha rappresentato una vera e propria sorpresa emozionante per tutti, ovvero l’esecuzione di “Rayuan Pulau Kelapa” una delle melodie indonesiane più rappresentative d’una cultura ricca di storia e di fascino, che fa del motto “uniti nella diversità “ il suo proposito per il presente e per il futuro. Come secondo bis il Duo ha eseguito le Variazioni di Nicolò Paganini sul tema anonimo “O mamma, mamma cara” del Carnevale di Venezia, una delle melodie italiane più conosciute al mondo, che ha suggellato ulteriormente il gemellaggio musicale tra i due Paesi. Insomma, un’esperienza professionale ed umana, per il Gran Duo Italiano, assolutamente sorprendente in quanto intrisa di grande spiritualità. Si sono poste le premesse per future occasioni di scambio culturale dove la necessità incontra l’opportunità di crescere, insieme. (goffredo palmerini\aise)




Zucchero. Dal 9 settembre nuovo tour in Nord America

9a63d88e86985a701eb43097f500dd1a

9a63d88e86985a701eb43097f500dd1aSono oltre cinquant’anni che continua a fare musica, ma Zucchero, quella voglia di salire sul palco e cantare, non l’ha ancora persa. È una star italiana e internazionale. Gli adulti impazziscono per lui, ma anche i giovani conoscono le sue canzoni.

Un artista che si muove tra le generazioni e che ha accompagnato, con dischi e colonne sonore (indimenticabile quella di Spirit – Cavallo selvaggio) la crescita di molti di coloro che oggi lo vedono suonare dal vivo.

Il 9 settembre sbarcherà negli Stati Uniti, per una tournée che inizierà ad Atlantic City e che continuerà fino al 2 ottobre viaggiando per tutto il Nord America, tra East Coast, West Coast e Canada.

Il 10 settembre è atteso a New York, in un Beacon Theatre (2124 Broadway) in cui si prevede il tutto esaurito.

Zucchero, a settembre inizia un tour negli Usa: qui i fan la adorano. Cosa piace della sua musica negli Stati Uniti? 

“Visitai gli Stati Uniti per la prima volta nel 1983, quando registrai il mio primo album in studio Un po’ di Zucchero. Viaggiai verso San Francisco e lì incontrai per la prima volta Randy Jackson, che poi divenne membro della mia nuova band nel 1985. Da allora ho lavorato molto spesso in America, registrando musica e collaborando con artisti americani. Ho sempre amato la musica americana, in particolare il Blues”.

Zucchero in concerto – ANSA

Di duetti e collaborazioni, nella sua carriera, se ne trovano di ogni tipo. Sting, Iggy Pop, Bono, Ray Charles e tanti altri. Ce n’è uno che le è rimasto nel cuore e uno di cui invece si è pentito? 

“Ho amato lavorare a tutte le mie collaborazioni e non sono pentito di nessuna. Ho collaborato con tanti artisti, come quelli che ha menzionato e altri del calibro di Andrea Bocelli, Bryan May, Jeff Beck, Eric Clapton, Miles Davis, Sheryl Crow. Quello che rimarrà per sempre nel mio cuore è il grande Luciano Pavarotti. È stato un onore immenso lavorare e condividere il palco con uno dei più grandi. Sono stato un privilegiato”.

Lei nasce a Reggio Emilia e da lì conquista il mondo. Da piccolo era uno di quei bambini ambiziosi che credevano di poter diventare una star internazionale, o mai si sarebbe aspettato di raggiungere il successo che ha avuto?

“Vengo da Roncocesi, una frazione del comune di Reggio Emilia. Non penso di essere stato un bambino ambizioso, ma ho sempre amato la musica. Formai il mio primo gruppo R&B nei primi anni ’70 e dopo la musica ha cominciato a scorrere. Nel 1981 vinsi il Festival di Castrocaro e, come dicono, il resto è storia”.

Canzoni in inglese, nel suo repertorio, si trovano da sempre. Che energia le danno gli Stati Uniti? Esistono differenze tra i vari tipi di pubblico che ha incontrato nei vari stati Usa dove si è esibito?

“Prevalentemente canto in italiano, ma alcune canzoni le eseguo in inglese. Ho sempre amato il Blues e gli Stati Uniti sono la casa del Blues, lì sento una forte connessione. Il pubblico americano mi ha sempre trattato benevolmente, non posso dire che le platee siano diverse, ma loro sono tutti amanti della musica”.

Joe Cocker è stato per lei un grande amico e una figura di riferimento. Gli ha dedicato anche una canzone, “Nuovo, meraviglioso amico”. Porta ancora qualcosa di lui nella sua musica e nei suoi concerti?

“Io e Joe siamo stati in tour con Miles Davis alla fine degli anni ’80 ed è stata un’esperienza meravigliosa. Joe era un vero amico e darò sempre valore alla sua amicizia”.

Zucchero durante un’esibizione – ANSA/CLAUDIO ONORATI

Qual è l’aspetto più difficile o delicato nell’organizzare e poi realizzare un tour negli Usa come quello che sta per iniziare e che durerà fino al 2 ottobre? 

“Ci sono molte cose in più di quello che sa la gente nell’organizzazione di un tour e nel viaggiare. Ciò comporta un grande lavoro nei mesi o negli anni precedenti, ma ho un gruppo importante di persone attorno a me che organizza tutto. Io devo solo esibirmi! (Ride)… Sto scherzando, ovviamente mi dedico molto alla strutturazione del palco, ai musicisti. Adoro andare in tour, non esiste niente di simile”. 

Immagini di salire su un palco, magari proprio quello del Beacon Theatre di New York dove si esibirà il 10 settembre, ed essere costretto a scegliere un solo brano da poter suonare. Un solo titolo con il quale fare esplodere il pubblico. Quale sarebbe? 

“È davvero una scelta difficile da prendere, probabilmente opterei per Baila, una canzone ritmata che le folle adorano e che amo anche io”.

Mio padre ha da sempre amato le sue canzoni e io sono cresciuto con loro nei tanti viaggi fatti in macchina. C’è qualcosa che oggi vorrebbe dire ai giovani, con la sua musica o lontano dal palcoscenico?  

“Amo la musica e quello che vorrei dire ai giovani è questo: spero che anche voi amiate la musica. Può evocare memorie, o persino cambiare le vite. Io penso che sia quello che hai raccontato nella domanda, tu hai ricordi di canzoni che hai ascoltato con tuo padre mentre guidava la sua macchina. Questo è ciò che fa la musica, può riportare alla luce brutte memorie o ricordi felici. Spesso le persone mi dicono che una mia particolare canzone è stata molto importante per loro perché l’hanno ascoltata insieme alla moglie o al marito”.

Da La Voce di New York




Origini e mito della ‘’Canzone Napoletana’’(VIDEO)

image

image La canzone napoletana classica nacque  all’inizio dell’Ottocento, forte dei brani di cantanti e, soprattutto, dei parolieri, per lo più napoletani, anche però con i fondamentali  apporti degli illustri cantanti lirici del tempo.

Per essere esatti, molte fonti sono concordi nel dire che sia il 1839 l’anno di nascita della propria canzone napoletana. Non che in precedenza Napoli non avesse avuto una cultura musicale già nota, anzi, la musica nel folklore partenopeo è sempre stata molto fiorente e permise il nascere di numerosi brani popolari, anche se, in realtà, si trattava di brani musicali e canzoni differenti ma possiamo dire che la musica popolare prima  dell’Ottocento ancora non presentava la struttura lirica tipica di quella che venne poi riconosciuta  come la canzone napoletana classica. La questione delle origini della canzone napoletana presenta, infatti, diverse matrici dalle quali potrebbe essersi sviluppata. La tendenza più comune la vuole nata dai campi delle lavandaie di Antignano che, risalendo all’alba la collina del Vomero, solevano cantare ‘’Jesce sole’’ tutte insieme, anche per esorcizzare la stanchezza dalle fatiche. Ed è nel 400 che Alfonso d’Aragona istituì la sua prima scuola musicale ufficiale, cosicché da Napoli si diffuse in tutta Italia la ‘’villanella napoletana’’, anche se quelle veramente napoletane e non ‘’alla napoletana’’ furono pochissime perché sottendevano necessariamente alla conoscenza della musica. Nacque  nel 600 ‘’Fenesta ca lucive’’ e ‘’Michelemmà’’, la prima venne attribuita a Vincenzo Bellini e l’altra a Salvator Rosa. Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo la tradizione popolare ci venne trasmessa attraverso musicisti come Cimarosa, Paisiello e Pergolesi che solevano inserire nei loro spartiti brani di canzonette per vivacizzare le loro opere.
image (2)Il 7 settembre del 1839, venne presentata per la prima volta la canzone ‘’Te voglio bene assaje’’ alla Festa di Piedigrotta, il cui testo fu scritto da Raffaele Sacco mentre Filippo Campanella ne creò la musica. La canzone riscosse un successo clamoroso, si vendettero oltre 180.000 copielle, ovvero fogli con scritto il testo della canzone, attirando così l’attenzione di molti editori. Leggenda volle che, più tardi, si diffuse la notizia che l’autore del testo fosse stato in realtà Gaetano Donizetti. Come non ricordare Enrico Caruso, tra i primi agli inizi del ‘900 a portare il genere all’attenzione del mondo. Un attento studio della canzone italiana non può prescindere dall’analizzare la storia e l’evoluzione della musica napoletana, verso la quale la musica nazionale è in grandissimo e riconosciuto debito. Negli anni, l’appuntamento della Festa di Piedigrotta si dimostrò sempre più un importante momento di sperimentazione dei nuovi pezzi della canzone napoletana classica e del lancio degli stessi nel panorama musicale. Ma solo verso la fine del secolo e con l’avvento di musicisti come De Leva, Costa, Gambardella, De Curtis e poi Nardella, Tagliafini, E.A. Mario e poeti come Di Giacomo, Capuano, Bovio, Murolo, Nicolardi, ancora E.A. Mario e Russo che poi nacque il mito della canzone napoletana. Proprio a seguito di una discussione con Ferdinando Russo, si raccontò che anche Gabriele D’Annunzio si fosse cimentato nella stesura di un brano della canzone napoletana ‘’A Vucchella’’, per dimostrare la sua capacità di scrivere in lingua napoletana.

Nella prima metà del Novecento, la canzone napoletana trovò il suo massimo splendore e si diffuse anche all’estero grazie anche alle interpretazioni eseguite dai maggiori cantanti lirici del tempo. Nel Secondo dopoguerra, altri importanti poeti e parolieri contribuirono a mantenere viva la canzone napoletana, nonostante le difficoltà, a seguito delle ferite profonde provocate dalla guerra anche alla città di Napoli. Tra i personaggi più illustri si deve ricordare, senza dubbio, il grande Totò con ‘’Malafemmina’’ ma anche Renato Carosone. Quest’ultimo, pianista classico e jazzista, fuse le sue conoscenze musicali afroamericane con la musica napoletana creando un nuovo tipo di macchietta, più adeguata ad un’epoca di continuo cambiamento. La macchietta, già diffusa a fine Ottocento, è stata una modalità di esecuzione della canzone napoletana che  prevedeva la descrizione di personaggi e situazioni in modo molto caricaturale. I maggiori autori e interpreti del genere furono Nicola Maldacea, Nino Taranto e Vittorio Marsiglia.

image (1)Negli anni Sessanta poi nacque  il Festival di Napoli, antecedente al Festival di Sanremo, che impose così la canzone napoletana ad ampio raggio lungo penisola italica. Grazie al Festival, emersero personaggi importanti come Sergio Bruni, Mario Abbate, Angela Luce, Giacomo Rondinella, Aurelio Fierro, Nunzio Gallo, Mario Trevi, Tony Astarita, Maria Paris, Mirna Doris e Mario Merola. Con il Festival di Sanremo, a questi nomi poi si affiancarono anche altri grandi interpreti come Domenico Modugno, Claudio Villa, Carla Boni, Wilma De Angelis, Ornella Vanoni e personaggi di scena, quali Renato Rascel, Franco Franchi, Nino Taranto e Oreste Lionello. Tantissime furono le canzoni note al grosso pubblico e, volendo fare un breve elenco, se ne possono annoverare alcune come ‘’Cicerenella’’, ‘’Lo Guarracino, la già detta ‘’Te voglio bene assaje’’, ‘’Santa Lucia’’,’’Funiculì Funiculà’’,’’Era de maggio,’’O sole mio’’,’’I’ te vurria vasà’’,’’Torna a Surriento’’,’’Comme facette mammeta’’,’’Tarantelluccia’’,’’Core ‘ngrato’’,’’Niní Tirabusciò,’’ ‘O surdato’nnamurato’’,’’Reginella’’,’’Passione’’,’’Dove sta Zazà?’’,’’Tammurriata nera’’,’’Anema e Core’’,’’Malafemmena’’,’’Maruzzella’’,’’Chella llà’’,’’Caravan Petrol’’ e tante altre ancora. Durante il periodo d’oro degli anni Sessanta nacquero anche delle ‘’fusion’’ musicali come quelle di Peppino di Capri che, appunto, fuse melodie partenopee con ritmi musicali stranieri, oppure Roberto De Simone che mescolò  la musica colta recuperando il folklore napoletano.

Dopo gli anni Settanta, la situazione cambiò molto, i parolieri provennero dallo stesso strato sociale popolare degli appassionati della canzone napoletana e, conseguentemente, ci si allontanò da quell’opera cantata classica, iniziando così la nuova epoca dei cantanti napoletani neomelodici, primo fra tutti Nino D’Angelo, a cui faranno seguito, con delle differenze, Gigi Finizio, Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci e poi altri ancora. Una particolare menzione va riconosciuta anche a Renzo Arbore che, con la sua orchestra e le sue rivisitazioni musicali, ha contribuito a portare il nome di Napoli e la canzone napoletana ovunque nel mondo.




Eagles, il “live” dal Forum (VIDEO)

91g ybynhbl. sy355

91g ybynhbl. sy355 Se dovessero istituire il premio per il gruppo meno “empatico” transitato nello show business mondiale, gli Eagles concorrerebbero sicuramente per le posizioni di vertice perché raramente una band è stata un coacervo così ribollente di contraddizioni, ripicche, litigi, compromessi, incoerenze e contrasti, umani prima ancora che artistici. Neppure la scomparsa di Glenn Frey, co-fondatore, cantante, chitarrista, tastierista e compositore della band, avvenuta nel 2016, è riuscita a placare questa sorta di continua inquietudine anzi, ha rinfocolato polemiche figlie di scelte spesso assai discutibili.

Ma andiamo con ordine, partendo da ciò che, tutto sommato, non si può certo mettere in discussione, ovvero la scaletta di questo doppio album dal vivo, registrato durante tre serate al Forum di Inglewood nel settembre del 2018; di fatto, e non poteva essere altrimenti, è un greatest hits che contiene quasi una trentina di brani: tutti quelli che “non-si-potevano-non-fare”, tutti quelli che il pubblico si aspettava e che, chi era presente, era andato lì per ascoltare.

Nulla da dire neppure riguardo all’esecuzione dei brani stessi che al netto del fatto di essere, almeno in certi passaggi, fin troppo fedele alle versioni originali, risulta tecnicamente e musicalmente ineccepibile; ciò che manca, casomai, è il pathos, l’emozione, laddove si ha la netta impressione che la band, inclusi i nuovi elementi, reciti un copione ormai mandato a memoria, privo di guizzi o di trovate musicali, se non innovative, per lo meno stimolanti.

eagles – live from the forum – mmxviii. 2020. photo1Veniamo quindi alle contraddizioni, davvero tante: la band aveva affermato di voler chiudere la propria carriera, subito dopo la morte di Frey, salvo poi tornare rapidamente sui propri passi; a quel punto la maggiorparte dei fans aveva pensato che, di fronte ad un fatto umanamente così toccante, fosse possibile che i membri storici seppellissero una volta per tutte l’ascia di guerra richiamando, ad esempio, Bernie Leadon o Don Felder onde ricostituire una line-up il più possibile fedele all’originale: nulla di tutto ciò è avvenuto, tutt’altro.

L’inserimento di Vince Gill, cantante e polistrumentista country assai conosciuto negli States, e comunque assai valido musicalmente, è stata una scelta sicura, ma conservativa e tutto sommato tranquillizzante, anche in un’ottica di equilibri personali interni; l’ingresso di Deacon Frey invece, figlio di cotanto padre, è per certi versi ancora più discutibile e si presta a numerose critiche malgrado, in un’intervista radiofonica rilasciata nel 2017, il leader degli Eagles Don Henley avesse affermato: “E’ un musicista molto talentuoso e sembra adatto a quel ruolo – aveva dichiarato Henley – è entusiasta e sta lavorando sodo, con noi e per noi. Mi sembra appropriato“.

Ad oggi, non avendo ancora messo in cantiere nuovi brani insieme ai due nuovi arrivati, l’operazione è parsa, ai più, come un gesto cosmetico, finalizzato a reiterare una storia che, dagli anni ’80 sino ad oggi, ha messo in fila una serie infinita di pause, fermate, ripartenze, “arricchite” da una raffica di abbandoni, ritorni e sostituzioni da cui si sono salvati unicamente lo stesso Henley, Joe Walsh e Timothy B. Schmit.

Per essere chiari, Live from The Forum – MMXVIII, pubblicato in doppio cd e dvd, non aggiunge davvero nulla alla storia degli Eagles, e ciò pare evidente quanto incontestabile: Gill si è sicuramente ben inserito, esegue anche un brano del proprio repertorio, ma non incide, per lo meno al momento, in maniera rilevante. Stesso discorso per Frey, chiaramente troppo compresso dalla figura paterna e che, anche nei brani in cui si esibisce come solista, non pare avere ancora né il carisma nè l’impatto del genitore, specie in un contesto in cui, la ritrosia nello stare un passo indietro o addirittura l’esporsi il meno possibile, non risulta certo un fattore positivo.
Una band, anzi, tre membri storici, il figlio di un quarto membro storico, ed un gruppo di turnisti che cantano e suonano come grandi professionisti quali in effetti sono ma che, come detto, sembrano interpretare un copione già scritto.

Questo album non è certamente dedicato agli appassionati della band, ma è un “prodotto” indirizzato a chi era lì durante i concerti e desidera portarsi a casa un memorabilia di quelle serate, ai completisti, per i quali qualsiasi uscita discografica è inevitabilmente “da avere”, magari a qualche nuovo fan che, andando poi a ritroso, scoprirà certamente cose migliori. Soprattutto pare un doppio album che gli Eagles targati 2020 dedicano a sé stessi, una sorta di “We’re still here”, siamo ancora qui, volto ad esorcizzare gli anni passati, molti, ed i prossimi durante i quali questo insieme di artisti conta di navigare, seppur necessariamente a vista, finchè sarà possibile.

Se questa formazione produrrà nuova musica, coinvolgendo magari i nuovi entrati, allora sarà possibile ipotizzare un futuro, per lo meno prossimo, per questa leggenda vivente del rock mondiale; qualora ciò non succeda o, per lo meno, nel caso in cui i nuovi innesti non offrano un contributo rilevante in fase di scrittura, il rischio più evidente è che gli Eagles diventino, come hanno fatto altri gruppi, una sorta di cover-band di sé stessi, inanellando raffiche di concerti in cui riproporre all’infinito un repertorio che ha ormai quarant’anni di vita, e di farlo in maniera assolutamente conservativa, senza mai prendersi il rischio di azzardare qualcosa di differente.

Che i membri storici siano, in un certo senso, gelosi del “proprio giocattolo”, è un fatto del tutto palese e, rendere attivamente partecipi i nuovi elementi, è gesto difficile per chi ha sempre mostrato una notevole rigidità caratteriale; sarebbe tuttavia l’unico modo per dare nuova linfa ad un albero che ormai fatica a produrre nuovi germogli.

da musicalmind.altervista.org




Nuovo brano per I Cavalieri Erranti, che hanno aperto il concerto dei Nomadi

un giorno diverso i cavalieri erranti

un giorno diverso i cavalieri errantiUN GIORNO DIVERSO è il nuovo brano della band I CAVALIERI ERRANTI.

Un brano suonato ed interpretato in maniera egregia, con un arrangiamento tra il rock ed il pop ed un ritornello che resta impresso immediatamente.

I Cavalieri Erranti sono una band Trentina in forte ascesa, ed il brano viene pubblicato in occasione dell’apertura del concerto dei Nomadi a Villa Lagarina (TN) in occasione del Caltefolk Festival.

Ascolta qui:

Un giorno diverso – Official Video

https://www.youtube.com/watch?v=B3TIszAr4b8