Zucchero. Dal 9 settembre nuovo tour in Nord America

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9a63d88e86985a701eb43097f500dd1aSono oltre cinquant’anni che continua a fare musica, ma Zucchero, quella voglia di salire sul palco e cantare, non l’ha ancora persa. È una star italiana e internazionale. Gli adulti impazziscono per lui, ma anche i giovani conoscono le sue canzoni.

Un artista che si muove tra le generazioni e che ha accompagnato, con dischi e colonne sonore (indimenticabile quella di Spirit – Cavallo selvaggio) la crescita di molti di coloro che oggi lo vedono suonare dal vivo.

Il 9 settembre sbarcherà negli Stati Uniti, per una tournée che inizierà ad Atlantic City e che continuerà fino al 2 ottobre viaggiando per tutto il Nord America, tra East Coast, West Coast e Canada.

Il 10 settembre è atteso a New York, in un Beacon Theatre (2124 Broadway) in cui si prevede il tutto esaurito.

Zucchero, a settembre inizia un tour negli Usa: qui i fan la adorano. Cosa piace della sua musica negli Stati Uniti? 

“Visitai gli Stati Uniti per la prima volta nel 1983, quando registrai il mio primo album in studio Un po’ di Zucchero. Viaggiai verso San Francisco e lì incontrai per la prima volta Randy Jackson, che poi divenne membro della mia nuova band nel 1985. Da allora ho lavorato molto spesso in America, registrando musica e collaborando con artisti americani. Ho sempre amato la musica americana, in particolare il Blues”.

Zucchero in concerto – ANSA

Di duetti e collaborazioni, nella sua carriera, se ne trovano di ogni tipo. Sting, Iggy Pop, Bono, Ray Charles e tanti altri. Ce n’è uno che le è rimasto nel cuore e uno di cui invece si è pentito? 

“Ho amato lavorare a tutte le mie collaborazioni e non sono pentito di nessuna. Ho collaborato con tanti artisti, come quelli che ha menzionato e altri del calibro di Andrea Bocelli, Bryan May, Jeff Beck, Eric Clapton, Miles Davis, Sheryl Crow. Quello che rimarrà per sempre nel mio cuore è il grande Luciano Pavarotti. È stato un onore immenso lavorare e condividere il palco con uno dei più grandi. Sono stato un privilegiato”.

Lei nasce a Reggio Emilia e da lì conquista il mondo. Da piccolo era uno di quei bambini ambiziosi che credevano di poter diventare una star internazionale, o mai si sarebbe aspettato di raggiungere il successo che ha avuto?

“Vengo da Roncocesi, una frazione del comune di Reggio Emilia. Non penso di essere stato un bambino ambizioso, ma ho sempre amato la musica. Formai il mio primo gruppo R&B nei primi anni ’70 e dopo la musica ha cominciato a scorrere. Nel 1981 vinsi il Festival di Castrocaro e, come dicono, il resto è storia”.

Canzoni in inglese, nel suo repertorio, si trovano da sempre. Che energia le danno gli Stati Uniti? Esistono differenze tra i vari tipi di pubblico che ha incontrato nei vari stati Usa dove si è esibito?

“Prevalentemente canto in italiano, ma alcune canzoni le eseguo in inglese. Ho sempre amato il Blues e gli Stati Uniti sono la casa del Blues, lì sento una forte connessione. Il pubblico americano mi ha sempre trattato benevolmente, non posso dire che le platee siano diverse, ma loro sono tutti amanti della musica”.

Joe Cocker è stato per lei un grande amico e una figura di riferimento. Gli ha dedicato anche una canzone, “Nuovo, meraviglioso amico”. Porta ancora qualcosa di lui nella sua musica e nei suoi concerti?

“Io e Joe siamo stati in tour con Miles Davis alla fine degli anni ’80 ed è stata un’esperienza meravigliosa. Joe era un vero amico e darò sempre valore alla sua amicizia”.

Zucchero durante un’esibizione – ANSA/CLAUDIO ONORATI

Qual è l’aspetto più difficile o delicato nell’organizzare e poi realizzare un tour negli Usa come quello che sta per iniziare e che durerà fino al 2 ottobre? 

“Ci sono molte cose in più di quello che sa la gente nell’organizzazione di un tour e nel viaggiare. Ciò comporta un grande lavoro nei mesi o negli anni precedenti, ma ho un gruppo importante di persone attorno a me che organizza tutto. Io devo solo esibirmi! (Ride)… Sto scherzando, ovviamente mi dedico molto alla strutturazione del palco, ai musicisti. Adoro andare in tour, non esiste niente di simile”. 

Immagini di salire su un palco, magari proprio quello del Beacon Theatre di New York dove si esibirà il 10 settembre, ed essere costretto a scegliere un solo brano da poter suonare. Un solo titolo con il quale fare esplodere il pubblico. Quale sarebbe? 

“È davvero una scelta difficile da prendere, probabilmente opterei per Baila, una canzone ritmata che le folle adorano e che amo anche io”.

Mio padre ha da sempre amato le sue canzoni e io sono cresciuto con loro nei tanti viaggi fatti in macchina. C’è qualcosa che oggi vorrebbe dire ai giovani, con la sua musica o lontano dal palcoscenico?  

“Amo la musica e quello che vorrei dire ai giovani è questo: spero che anche voi amiate la musica. Può evocare memorie, o persino cambiare le vite. Io penso che sia quello che hai raccontato nella domanda, tu hai ricordi di canzoni che hai ascoltato con tuo padre mentre guidava la sua macchina. Questo è ciò che fa la musica, può riportare alla luce brutte memorie o ricordi felici. Spesso le persone mi dicono che una mia particolare canzone è stata molto importante per loro perché l’hanno ascoltata insieme alla moglie o al marito”.

Da La Voce di New York




Origini e mito della ‘’Canzone Napoletana’’(VIDEO)

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image La canzone napoletana classica nacque  all’inizio dell’Ottocento, forte dei brani di cantanti e, soprattutto, dei parolieri, per lo più napoletani, anche però con i fondamentali  apporti degli illustri cantanti lirici del tempo.

Per essere esatti, molte fonti sono concordi nel dire che sia il 1839 l’anno di nascita della propria canzone napoletana. Non che in precedenza Napoli non avesse avuto una cultura musicale già nota, anzi, la musica nel folklore partenopeo è sempre stata molto fiorente e permise il nascere di numerosi brani popolari, anche se, in realtà, si trattava di brani musicali e canzoni differenti ma possiamo dire che la musica popolare prima  dell’Ottocento ancora non presentava la struttura lirica tipica di quella che venne poi riconosciuta  come la canzone napoletana classica. La questione delle origini della canzone napoletana presenta, infatti, diverse matrici dalle quali potrebbe essersi sviluppata. La tendenza più comune la vuole nata dai campi delle lavandaie di Antignano che, risalendo all’alba la collina del Vomero, solevano cantare ‘’Jesce sole’’ tutte insieme, anche per esorcizzare la stanchezza dalle fatiche. Ed è nel 400 che Alfonso d’Aragona istituì la sua prima scuola musicale ufficiale, cosicché da Napoli si diffuse in tutta Italia la ‘’villanella napoletana’’, anche se quelle veramente napoletane e non ‘’alla napoletana’’ furono pochissime perché sottendevano necessariamente alla conoscenza della musica. Nacque  nel 600 ‘’Fenesta ca lucive’’ e ‘’Michelemmà’’, la prima venne attribuita a Vincenzo Bellini e l’altra a Salvator Rosa. Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo la tradizione popolare ci venne trasmessa attraverso musicisti come Cimarosa, Paisiello e Pergolesi che solevano inserire nei loro spartiti brani di canzonette per vivacizzare le loro opere.
image (2)Il 7 settembre del 1839, venne presentata per la prima volta la canzone ‘’Te voglio bene assaje’’ alla Festa di Piedigrotta, il cui testo fu scritto da Raffaele Sacco mentre Filippo Campanella ne creò la musica. La canzone riscosse un successo clamoroso, si vendettero oltre 180.000 copielle, ovvero fogli con scritto il testo della canzone, attirando così l’attenzione di molti editori. Leggenda volle che, più tardi, si diffuse la notizia che l’autore del testo fosse stato in realtà Gaetano Donizetti. Come non ricordare Enrico Caruso, tra i primi agli inizi del ‘900 a portare il genere all’attenzione del mondo. Un attento studio della canzone italiana non può prescindere dall’analizzare la storia e l’evoluzione della musica napoletana, verso la quale la musica nazionale è in grandissimo e riconosciuto debito. Negli anni, l’appuntamento della Festa di Piedigrotta si dimostrò sempre più un importante momento di sperimentazione dei nuovi pezzi della canzone napoletana classica e del lancio degli stessi nel panorama musicale. Ma solo verso la fine del secolo e con l’avvento di musicisti come De Leva, Costa, Gambardella, De Curtis e poi Nardella, Tagliafini, E.A. Mario e poeti come Di Giacomo, Capuano, Bovio, Murolo, Nicolardi, ancora E.A. Mario e Russo che poi nacque il mito della canzone napoletana. Proprio a seguito di una discussione con Ferdinando Russo, si raccontò che anche Gabriele D’Annunzio si fosse cimentato nella stesura di un brano della canzone napoletana ‘’A Vucchella’’, per dimostrare la sua capacità di scrivere in lingua napoletana.

Nella prima metà del Novecento, la canzone napoletana trovò il suo massimo splendore e si diffuse anche all’estero grazie anche alle interpretazioni eseguite dai maggiori cantanti lirici del tempo. Nel Secondo dopoguerra, altri importanti poeti e parolieri contribuirono a mantenere viva la canzone napoletana, nonostante le difficoltà, a seguito delle ferite profonde provocate dalla guerra anche alla città di Napoli. Tra i personaggi più illustri si deve ricordare, senza dubbio, il grande Totò con ‘’Malafemmina’’ ma anche Renato Carosone. Quest’ultimo, pianista classico e jazzista, fuse le sue conoscenze musicali afroamericane con la musica napoletana creando un nuovo tipo di macchietta, più adeguata ad un’epoca di continuo cambiamento. La macchietta, già diffusa a fine Ottocento, è stata una modalità di esecuzione della canzone napoletana che  prevedeva la descrizione di personaggi e situazioni in modo molto caricaturale. I maggiori autori e interpreti del genere furono Nicola Maldacea, Nino Taranto e Vittorio Marsiglia.

image (1)Negli anni Sessanta poi nacque  il Festival di Napoli, antecedente al Festival di Sanremo, che impose così la canzone napoletana ad ampio raggio lungo penisola italica. Grazie al Festival, emersero personaggi importanti come Sergio Bruni, Mario Abbate, Angela Luce, Giacomo Rondinella, Aurelio Fierro, Nunzio Gallo, Mario Trevi, Tony Astarita, Maria Paris, Mirna Doris e Mario Merola. Con il Festival di Sanremo, a questi nomi poi si affiancarono anche altri grandi interpreti come Domenico Modugno, Claudio Villa, Carla Boni, Wilma De Angelis, Ornella Vanoni e personaggi di scena, quali Renato Rascel, Franco Franchi, Nino Taranto e Oreste Lionello. Tantissime furono le canzoni note al grosso pubblico e, volendo fare un breve elenco, se ne possono annoverare alcune come ‘’Cicerenella’’, ‘’Lo Guarracino, la già detta ‘’Te voglio bene assaje’’, ‘’Santa Lucia’’,’’Funiculì Funiculà’’,’’Era de maggio,’’O sole mio’’,’’I’ te vurria vasà’’,’’Torna a Surriento’’,’’Comme facette mammeta’’,’’Tarantelluccia’’,’’Core ‘ngrato’’,’’Niní Tirabusciò,’’ ‘O surdato’nnamurato’’,’’Reginella’’,’’Passione’’,’’Dove sta Zazà?’’,’’Tammurriata nera’’,’’Anema e Core’’,’’Malafemmena’’,’’Maruzzella’’,’’Chella llà’’,’’Caravan Petrol’’ e tante altre ancora. Durante il periodo d’oro degli anni Sessanta nacquero anche delle ‘’fusion’’ musicali come quelle di Peppino di Capri che, appunto, fuse melodie partenopee con ritmi musicali stranieri, oppure Roberto De Simone che mescolò  la musica colta recuperando il folklore napoletano.

Dopo gli anni Settanta, la situazione cambiò molto, i parolieri provennero dallo stesso strato sociale popolare degli appassionati della canzone napoletana e, conseguentemente, ci si allontanò da quell’opera cantata classica, iniziando così la nuova epoca dei cantanti napoletani neomelodici, primo fra tutti Nino D’Angelo, a cui faranno seguito, con delle differenze, Gigi Finizio, Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci e poi altri ancora. Una particolare menzione va riconosciuta anche a Renzo Arbore che, con la sua orchestra e le sue rivisitazioni musicali, ha contribuito a portare il nome di Napoli e la canzone napoletana ovunque nel mondo.




Eagles, il “live” dal Forum (VIDEO)

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91g ybynhbl. sy355 Se dovessero istituire il premio per il gruppo meno “empatico” transitato nello show business mondiale, gli Eagles concorrerebbero sicuramente per le posizioni di vertice perché raramente una band è stata un coacervo così ribollente di contraddizioni, ripicche, litigi, compromessi, incoerenze e contrasti, umani prima ancora che artistici. Neppure la scomparsa di Glenn Frey, co-fondatore, cantante, chitarrista, tastierista e compositore della band, avvenuta nel 2016, è riuscita a placare questa sorta di continua inquietudine anzi, ha rinfocolato polemiche figlie di scelte spesso assai discutibili.

Ma andiamo con ordine, partendo da ciò che, tutto sommato, non si può certo mettere in discussione, ovvero la scaletta di questo doppio album dal vivo, registrato durante tre serate al Forum di Inglewood nel settembre del 2018; di fatto, e non poteva essere altrimenti, è un greatest hits che contiene quasi una trentina di brani: tutti quelli che “non-si-potevano-non-fare”, tutti quelli che il pubblico si aspettava e che, chi era presente, era andato lì per ascoltare.

Nulla da dire neppure riguardo all’esecuzione dei brani stessi che al netto del fatto di essere, almeno in certi passaggi, fin troppo fedele alle versioni originali, risulta tecnicamente e musicalmente ineccepibile; ciò che manca, casomai, è il pathos, l’emozione, laddove si ha la netta impressione che la band, inclusi i nuovi elementi, reciti un copione ormai mandato a memoria, privo di guizzi o di trovate musicali, se non innovative, per lo meno stimolanti.

eagles – live from the forum – mmxviii. 2020. photo1Veniamo quindi alle contraddizioni, davvero tante: la band aveva affermato di voler chiudere la propria carriera, subito dopo la morte di Frey, salvo poi tornare rapidamente sui propri passi; a quel punto la maggiorparte dei fans aveva pensato che, di fronte ad un fatto umanamente così toccante, fosse possibile che i membri storici seppellissero una volta per tutte l’ascia di guerra richiamando, ad esempio, Bernie Leadon o Don Felder onde ricostituire una line-up il più possibile fedele all’originale: nulla di tutto ciò è avvenuto, tutt’altro.

L’inserimento di Vince Gill, cantante e polistrumentista country assai conosciuto negli States, e comunque assai valido musicalmente, è stata una scelta sicura, ma conservativa e tutto sommato tranquillizzante, anche in un’ottica di equilibri personali interni; l’ingresso di Deacon Frey invece, figlio di cotanto padre, è per certi versi ancora più discutibile e si presta a numerose critiche malgrado, in un’intervista radiofonica rilasciata nel 2017, il leader degli Eagles Don Henley avesse affermato: “E’ un musicista molto talentuoso e sembra adatto a quel ruolo – aveva dichiarato Henley – è entusiasta e sta lavorando sodo, con noi e per noi. Mi sembra appropriato“.

Ad oggi, non avendo ancora messo in cantiere nuovi brani insieme ai due nuovi arrivati, l’operazione è parsa, ai più, come un gesto cosmetico, finalizzato a reiterare una storia che, dagli anni ’80 sino ad oggi, ha messo in fila una serie infinita di pause, fermate, ripartenze, “arricchite” da una raffica di abbandoni, ritorni e sostituzioni da cui si sono salvati unicamente lo stesso Henley, Joe Walsh e Timothy B. Schmit.

Per essere chiari, Live from The Forum – MMXVIII, pubblicato in doppio cd e dvd, non aggiunge davvero nulla alla storia degli Eagles, e ciò pare evidente quanto incontestabile: Gill si è sicuramente ben inserito, esegue anche un brano del proprio repertorio, ma non incide, per lo meno al momento, in maniera rilevante. Stesso discorso per Frey, chiaramente troppo compresso dalla figura paterna e che, anche nei brani in cui si esibisce come solista, non pare avere ancora né il carisma nè l’impatto del genitore, specie in un contesto in cui, la ritrosia nello stare un passo indietro o addirittura l’esporsi il meno possibile, non risulta certo un fattore positivo.
Una band, anzi, tre membri storici, il figlio di un quarto membro storico, ed un gruppo di turnisti che cantano e suonano come grandi professionisti quali in effetti sono ma che, come detto, sembrano interpretare un copione già scritto.

Questo album non è certamente dedicato agli appassionati della band, ma è un “prodotto” indirizzato a chi era lì durante i concerti e desidera portarsi a casa un memorabilia di quelle serate, ai completisti, per i quali qualsiasi uscita discografica è inevitabilmente “da avere”, magari a qualche nuovo fan che, andando poi a ritroso, scoprirà certamente cose migliori. Soprattutto pare un doppio album che gli Eagles targati 2020 dedicano a sé stessi, una sorta di “We’re still here”, siamo ancora qui, volto ad esorcizzare gli anni passati, molti, ed i prossimi durante i quali questo insieme di artisti conta di navigare, seppur necessariamente a vista, finchè sarà possibile.

Se questa formazione produrrà nuova musica, coinvolgendo magari i nuovi entrati, allora sarà possibile ipotizzare un futuro, per lo meno prossimo, per questa leggenda vivente del rock mondiale; qualora ciò non succeda o, per lo meno, nel caso in cui i nuovi innesti non offrano un contributo rilevante in fase di scrittura, il rischio più evidente è che gli Eagles diventino, come hanno fatto altri gruppi, una sorta di cover-band di sé stessi, inanellando raffiche di concerti in cui riproporre all’infinito un repertorio che ha ormai quarant’anni di vita, e di farlo in maniera assolutamente conservativa, senza mai prendersi il rischio di azzardare qualcosa di differente.

Che i membri storici siano, in un certo senso, gelosi del “proprio giocattolo”, è un fatto del tutto palese e, rendere attivamente partecipi i nuovi elementi, è gesto difficile per chi ha sempre mostrato una notevole rigidità caratteriale; sarebbe tuttavia l’unico modo per dare nuova linfa ad un albero che ormai fatica a produrre nuovi germogli.

da musicalmind.altervista.org




Nuovo brano per I Cavalieri Erranti, che hanno aperto il concerto dei Nomadi

un giorno diverso i cavalieri erranti

un giorno diverso i cavalieri errantiUN GIORNO DIVERSO è il nuovo brano della band I CAVALIERI ERRANTI.

Un brano suonato ed interpretato in maniera egregia, con un arrangiamento tra il rock ed il pop ed un ritornello che resta impresso immediatamente.

I Cavalieri Erranti sono una band Trentina in forte ascesa, ed il brano viene pubblicato in occasione dell’apertura del concerto dei Nomadi a Villa Lagarina (TN) in occasione del Caltefolk Festival.

Ascolta qui:

Un giorno diverso – Official Video

https://www.youtube.com/watch?v=B3TIszAr4b8




LEGAMI è l’album di esordio della band ILDUBBIO

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01 ildubbio legamiIl significati della parola LEGAMI è dato sia dai brani che dalla cover art, dove i vari generi musicali vengono uniti da un legame unico: le emozioni.

I brani sono molto intensi, con testi ispirati e con un sound molto variegato, che a tratti strizza gli occhi alla discografia della band Negramaro.

Un ottimo lavoro di esordio per la band ILDUBBIO, che al momento ha in lavorazione un nuovo progetto discografico!

Singolo – Legami

https://www.youtube.com/watch?v=KZmgWh4qfC0

Ascolta qui l’intero album:

https://open.spotify.com/album/4lmNCSLNLVEMnweBisX6Pn




La “Garota de Ipanema” compie 60 anni

statue in honour of brazilian composer tom jobim

statue in honour of brazilian composer tom jobim

La canzone “Garota de Ipanema”, del musicista Tom Jobim e del poeta Vinicius de Moraes, celebra oggi i 60 anni da quando fu eseguita per la prima volta a Rio de Janeiro, due anni prima che diventasse un successo negli Stati Uniti e proiettata a livello internazionale per la Bossa Nova.
Il 2 agosto 1962 la canzone fu presentata in anteprima in un bar del quartiere di Copacabana, dal pianista Tom Jobim e dallo scrittore e diplomatico Vinicius de Moraes, accompagnati dal famoso chitarrista Joao Gilberto.
Secondo le cronache, la formazione che ha debuttato “Garota de Ipanema” è stata completata con il batterista Milton Banana e il contrabbassista Otavio Bailly.
Il tema è stato ispirato dalla giovane Heló Pinheiro, allora 17enne, che gli amici Jobim e Moraes, frequentatori abituali di un bar di Rio de Janeiro, hanno visto passare mentre si recavano alla spiaggia di Ipanema, nel sud della città.
La prima registrazione del tema risale al 1962, in Brasile, non raggiunse un impatto clamoroso, che sarebbe arrivato due anni dopo negli Stati Uniti.
Nel 1964 il tema, cantato con una leggera cadenza da Astrud Gilberto, faceva parte dell’album Getz/Gilberto registrato dal marito Joao Gilberto e dal sassofonista nordamericano Stan Getz.
Gli storici della Bossa Nova considerano quell’album premiato con un Grammy come quello che ha catapultato la musica brasiliana sulla scena internazionale.
La consacrazione definitiva arriverà nel 1967 quando Garota, che conta già circa 400 versioni nel mondo, sarà interpretata da Frank Sinatra e Tom Jobim. (ANSA).




Ucraina e Londra d’accordo: l’Eurovision 2023 si sposta nel Regno Unito

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124542148 c027b4ee b1fd 4910 bb4b 7ac3d2990259Il Regno Unito si è accordato con l’Ucraina, che ha vinto conil gruppo musicale ucraino Kalush l’ultima edizione di Eurovision a Torino, per accogliere al suo posto la prossima edizione del concorso, vista la situazione del Paese in guerra contro la Russia.

Lo ha annunciato il governo britannico. “In seguito alla richiesta dell’Unione europea di Radio-Tv e delle autorità ucraine, la BBC ha accettato di accogliere il concorso l’anno prossimo“, si legge in un comunicato della Segretaria di Stato britannica responsabile per la Cultura, Nadine Dorries.

Nel maggio scorso in Italia, il Regno Unito aveva ottenuto il secondo posto.

agi.it




Doppio appuntamento con la musica del pianista Nazareno Ferruggio in Sud Africa

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25ferruggioL’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria ha organizzato due concerti del prestigioso pianista Nazareno Ferruggio. Il primo concerto si terrà alle 18.00 di lunedì 8 agosto all’Atterbury Theatre di Pretoria, il secondo è in programma sempre alle 18.00 di martedì 9 agosto al Durban Jewsih Club di Durban. Scarlatti e Chopin gli autori delle musiche sulle quali si esibirà il pianista italiano.
Ferruggio si è diplomato con il massimo dei voti presso il Conservatorio Statale di Musica Niccolò Piccini di Bari ed ha terminato gli studi nella Musikhochschule Berna. Ha vinto diciotto primi premi in concorsi nazionali e internazionali. Fra questi, nel 2005, il prestigioso Concorso Pianistico Internazionale Ibla Grand Prize con il miglior premio per i brani di Debussy; nel 2007 il Premio Speciale Liszt all’ottavo Concorso Pianistico Internazionale Grieg di Oslo; nel 2009 il premio al Concorso Pianistico Internazionale “Premio Valentino”. Si è poi esibito in alcune delle sale da concerto più importanti del mondo come: Carnegie Hall, Lindemann Hall, Wiener Saal, Conservatori Municipal de Musica de Barcelona, Palacio de Bellas Artes Città del Messico, Auditorium Parco della Musica.
Ferruggio è anche professore in visita presso l’Università di Suwon in Corea del Sud e l’Accademia norvegese di musica. (aise) 




Zucchero inaugura “La Mar de Músicas” di Cartagena

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zucchero noticiaampliadaZucchero arriva a La Mar de Músicas consacrato come uno dei “grandi nomi” del settore, dopo aver venduto più di 60 milioni di dischi e aver tenuto concerti in cinque continenti. “Canta nella sua lingua madre, in inglese e spagnolo con un suono che si nutre di blues, rock, soul e pop”, secondo fonti municipali in una nota.

Ha collaborato con Eric Clapton, Macy Gray, Sheryl Crow, Brian Wilson, Mark Knopfler, Tom Jones e Bono. E ha raggiunto il numero uno delle classifiche in quasi tutti i paesi europei, compresa la Spagna, dove ha deliziato il pubblico con successi come “Senza una donna” o “Baila (Sexy Thing)”.

A Cartagena, sarà il protagonista della giornata di apertura dell’Auditorium Paco Martín nel Parco Torres questa sera, alle 23:00. Il cantante arriva al festival per presentare le canzoni dei suoi ultimi due album, quel ‘D.O.C.’ (2019) che ha pubblicato poco prima della pandemia, e ‘Discover (2021)’, in cui ha affrontato i classici dei Coldplay, Chris Isaak o Fabrizio de André, oltre a proporre tutti i classici della sua fortunata carriera: ‘Senza Una Donna’, ‘Baila Morena’… Biglietti a 35 euro. Validi anche per il concerto di Vicente García.




Un anno senza Raffaella Carrà

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carra telefono fgUn anno senza Raffaella Carrà, diva pop e artista rivoluzionaria della tv italiana. Ad annunciarne la morte a 78 anni un anno fa, il 5 luglio 2021, Sergio Japino con un breve e commosso messaggio dedicato alla regina del piccolo schermo. “Raffaella ci ha lasciati. E’ andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre”, le parole di Iapino.

A portarla via ai suoi affetti e al suo pubblico, che dopo un anno continua a ricordarla e omaggiarla ad ogni occasione, una malattia che da qualche tempo aveva attaccato quel suo corpo così minuto eppure così pieno di straripante energia. Una forza inarrestabile la sua, che l’ha imposta ai vertici dello star system mondiale, una volontà ferrea che fino all’ultimo non l’ha mai abbandonata, facendo si che nulla trapelasse della sua profonda sofferenza. L’ennesimo gesto d’amore verso il suo pubblico e verso coloro che ne hanno condiviso l’affetto, affinché il suo personale calvario non avesse a turbare il luminoso ricordo di lei. Donna fuori dal comune eppure dotata di spiazzante semplicità, non aveva avuto figli ma di figli – diceva sempre lei – ne aveva a migliaia, come i 150mila fatti adottare a distanza grazie ad ‘Amore’, il programma che più di tutti le era rimasto nel cuore. Nelle sue ultime disposizioni, Raffaella ha chiesto una semplice bara di legno grezzo e un’urna per contenere le sue ceneri. Nell’ora più triste, sempre unica e inimitabile, come la sua travolgente risata.

Raffaella Carrà è stata una grande innovatrice della storia del piccolo schermo e al tempo stesso una diva pop capace di influenzare i costumi sociali. Nei varietà televisivi, ad esempio, fin dagli esordì, ha inserito per prima sequenze di canto e danza ispirate ai musical di Broadway. Ha reso le sigle dei programmi tv, partendo da ‘Ma che musica maestro’ di ‘Canzonissima’, dei grandi successi con milioni di dischi venduti.

Ha provocato scandalo con il primo ombelico mostrato sulla tv di Stato e con il ‘Tuca Tuca’. E’ stata la prima ad indossare un abbigliamento che oggi è classificato come “proto-glam”. Il suo caschetto biondo ha cambiato il look di milioni di donne. Con il brano ‘Luca’ per la prima volta ha parlato di omosessualità in modo diretto e leggero, e non sorprende, quindi, se la Carrà sia diventata un’icona gay internazionale.

Ha insegnato alle donne che avere il libero arbitrio in camera da letto non era scandaloso, con canzoni come ‘A far l’amore comincia tu’. Ha lanciato inni alla sessualità con brani come ‘Tanti Auguri’ (“ma girando questa terra io mi sono convinta che non c’è odio, non c’è guerra quando a letto l’amore c’è… Com’è bello far l’amore da Trieste in giù, l’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu”).

Lunga e meravigliosa la carriera. Nata a Bologna il 18 giugno 1943 come Raffaella Maria Roberta Pelloni, la ballerina e cantante, dopo il debutto in televisione in “Tempo di danza” (1961), al fianco di Lelio Luttazzi, e nella commedia musicale “Scaramouche” (1965), nel 1970 approdò a Canzonissima, divenendo nota al grande pubblico. Fu così che la Carrà divenne la prima showgirl del piccolo schermo in bianco e nero.

Notevole successo ottenne nel 1984 con “Pronto, Raffaella“, che raggiunse ascolti straordinari per la fascia meridiana. Conduttrice di “Domenica in” (1986) sempre per la Rai, nel 1987 passò per un breve periodo a Canale 5, per poi tornare nel 1991 a Raiuno con la trasmissione “Fantastico 12”. Dopo una parentesi di quattro anni a Madrid, dove portò il programma “Hola Raffaella” per la televisione spagnola, è rientrata in Italia nel 1995 riproponendosi con successo in “Carramba! Che sorpresa” (1995-97 e 2002), trasmissione ispirata al varietà britannico “Surprise, surprise”.

Ha quindi continuato a raccogliere consensi presentando “Carramba! Che fortuna” (1998-2000 e 2008) e “Segreti e … bugie” (1999), sempre su Raiuno. Nel 2001 ha condotto il Festival di Sanremo, nel 2004 il programma “Sogni”, mentre dedicato alle adozioni a distanza è stato “Amore” del 2006. Nel 2007 è uscito “Raffica Carrà”, raccolta videomusicale delle numerose sigle televisive che ha interpretato. Nel 2013 è tornata sul piccolo schermo su Raidue come coach del talent show “The Voice of Italy” ed è uscito il suo ultimo album “Replay”. Nel 2015 ha condotto su Raiuno il talent show “Forte forte forte” e ha interrotto la sua partecipazione a “The Voice of Italy”, ripresa l’anno successivo. Del 2019 è il suo ultimo programma “A raccontare comincia tu” su Raitre. Nel 2021, l’annuncio di Iapino e il cordoglio di milioni di fannel mondo.

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