È passato già un anno dalla morte di Franco Battiato

141738950 400835f7 c267 486d b1d5 48855861938a

141738950 400835f7 c267 486d b1d5 48855861938aÈ passato un anno dalla morte di Franco Battiato, è passato in fretta, perlomeno questa è la nostra percezione, distratti come siamo da pandemie, guerre e comunque in generale da uno stato di tensione costante, sempre guardinghi rispetto a ciò che ci aspetta, ormai convinti che tutto potrebbe succedere da un momento all’altro.

In un’epoca di incertezza così pressante, un pensatore come Battiato sarebbe stato certamente d’aiuto, e invece non c’è più; e sarebbe quasi confortante pensare che sia stata la sua scomparsa, un destino dalla logica incomprensibile, a negarci l’essenza della sua ricerca, come uomo e come musicista, una ricerca che poi si declinava in brani e diventava anche pop, alle volte perfino commerciale, in quanto facilmente vendibile, facilmente accessibile, fino naturalmente ad arrivare ad essere alto, elevato, solenne, definitivo nella sua poetica.

Ma non è così, il maestro Franco Battiato, titolo che non ha mai troppo apprezzato, ce lo siamo persi per strada molto tempo prima, quando il cantautorato italiano è stato massacrato dal mercato, dal feroce bisogno di trasformare la musica in un prodotto da impacchettare e vendere e non c’è più stato spazio per le idee, per chi non accontenta il pubblico in tutto e per tutto.

Non è stata colpa dei talent, perché Battiato è sempre stato apertissimo a chiunque si volesse affacciare, seppur in maniera scoordinata, al mondo della musica; non è stata certamente una questione anagrafica in quanto Battiato fu sempre così avanti che ancora nessuno lo ha ancora raggiunto, e chissà se succederà mai; non è stata colpa del rap, perchè non era nella natura di Battiato rifiutare ciò che era lontano da sé, anzi, lo ha sempre accolto, abbracciato, studiato e cantato.

È colpa nostra, che abbiamo permesso questo decadimento nei contenuti, siamo noi che abbiamo richiesto questa semplicità, che abbiamo voluto (e continuiamo a volere), fortemente, che la musica sia niente più che intrattenimento.

È colpa anche della critica musicale, è chiaro, che non è riuscita a far fronte comune, arginando quest’onda anomala di artistucoli più interessati agli effetti della musica piuttosto che alla musica in quanto necessità artistica; salvo poi riunirci in accorati post sui social, ricordarlo come un vecchio amico, compiendo doppie capriole mortali alla ricerca del citazionismo più sensazionalistico, appropriandoci di un contenuto per rifletterci sopra noi stessi, veri e propri mercenari della profondità altrui, ripagati in like e follower.

Franco Battiato sarà ricordato al Teatro Antico di Taormina con un concerto/evento dal titolo “Ciao Franco… Over and Over Again”, organizzato dall’amico tastierista Angelo Privitera, verranno proposti i classici del suo repertorio, interverranno dal vivo Carmen Consoli e Red Canzian, si collegheranno Vincenzo Mollica e il producer Ben Fenner; nel frattempo RaiUno trasmette il docu-film “Il coraggio di essere Franco”, altra commossa carrellata di volti del nostro showbiz che testimonieranno l’importanza che ha avuto Battiato nella storia della musica italiana, nelle loro vite e anche nelle nostre di vite, qualora l’ascolto di un qualsiasi dei grandi brani che ci ha lasciato non bastasse.

Tutto corretto, anzi, poco, l’omaggio a Battiato del Festival di Sanremo 2022, per dire, è sembrato quasi un compitino, un atto dovuto da piazzare in scaletta, ma realizzato senza alcun amore, confezionato con meno enfasi delle cartoline della Liguria con la sassarese Elisabetta Canalis.

La verità è che la morte di Franco Battiato ha creato un vuoto incolmabile nel futuro della discografia italiana, ci ha lasciato un tesoro di valore inestimabile ma che noi rispolveriamo, questa è perlomeno l’impressione, con disattenzione, come quando puliamo casa solo perché in attesa di ospiti, per fare bella figura, ad hoc, perdendone così di vista l’essenza assoluta.

Un valore riconosciuto all’unanimità, ci mancherebbe, ma che poi viene affogato goffamente nel turbinio del flusso che regola le nostre giornate in tv e sui social; mentre la discografia con una mano asciuga le lacrime del pubblico e con l’altra lo accoltella a colpi di reggeaton; che è sempliciotto, arriva a tutti, suona bene sia nei lidi che nei centri commerciali e non rompe le scatole a nessuno.

La musica è qualcosa in più, qualcosa di diverso, perlomeno può esserlo, e se volete una prova noi vi rispondiamo con un qualsiasi disco di Franco Battiato. Che probabilmente si sarebbe anche fatto beffe perfino di chi, come noi, insiste nel combattere una battaglia alla quale lui forse nemmeno pensava, preso com’era da qualcosa di nettamente più importante, ovvero quella ricerca di cui sopra, per illuminare angoli di mondo sconosciuti e pregni di poesia; la ricerca del bello, anche quando inspiegabile, inesplicabile, troppo alto per noi, ai suoi piedi, a bere al volo le gocce che colavano da quei versi, che non hanno storia.

Magari allora non è il caso di contare gli anni di assenza di Battiato, un countdown al contrario che non porterà a niente; sarà però la nostra stessa incongruenza a ricordarci l’avvenimento, sulle nostre bacheche, copy da intellettualoidi per accompagnare foto scosciate al mare, piatti di pasta e tramonti color smog. Battiato era molto di più, almeno questo certifichiamolo, salviamolo, rendiamolo un concetto inattaccabile.




Al via l’Eurovision a Torino, anche l’Ucraina conquista la finale

italy eu music awards contest eurovision

italy eu music awards contest eurovision

Il fugace omaggio a Pavarotti con un accenno al Nessun Dorma, le luci, le fiamme, i ballerini.

E poi il ricordo per Raffaella Carrà con un accenno a Fiesta, gli ospiti Diodato (intenso) e Dardust con Benny Benassi e Sophie and the Giants (travolgenti).

E Laura Pausini, Mika, Alessandro Cattelan nel ruolo di padroni. Ma al centro di tutto la gara tra i diciassette Paesi e la musica. Si è alzato il sipario, al Pala Olimpico di Torino, sulla 66/a edizione dell’Eurovision Song Contest, riportato in Italia dopo al vittoria lo scorso anno dei Maneskin e trasmesso in diretta su Rai1.

 

In media la serata è stata seguita da 5 milioni 507 mila spettatori pari al 27% di share.

Poco più di due ore di spettacolo come in Italia non si è abituati a vedere (non in prima serata, non sulla rete ammiraglia): veloce, senza concessioni al chiacchiericcio, alle pause non necessarie. Show, show e ancora show, con una scenografia imponente e d’impatto. E alla fine in 10 conquistano la finale di sabato (non in ordine di classifica): Svizzera, Armenia, Islanda, Lituania, Portogallo, Norvegia, Grecia, Ucraina, Moldavia, Olanda. E mentre sciorina la lista, Laura Pausini, si inceppa su un nome e si fa scappare un innocente ‘porca vacca’ che non sfugge all’ironia dei social.

Ma l’apertura della manifestazione è stata macchiata da un “incidente” i cui contorni non sono ancora chiari. Alcune giovani volontarie hanno denunciato molestie durante il party inaugurale di domenica alla Reggia di Venaria da parte degli artisti di alcune delegazioni. Accuse smentite dal Comune di Venaria. “Se mai mi fossi accorta che c’era qualcosa che non andava, sarei intervenuta io per prima”, ha spiegato la funzionaria comunale Alessandra Aires, coordinatrice dei Delegation Host, i 120 ragazzi che accompagnano le delegazioni. A quanto risulta, non sono state presentate denunce alle forze dell’ordine.

La festa però intanto è andata avanti. Dopo il saluto dei tre conduttori (“Ciao Italia, ciao Torino. Abbiamo bisogno più che mai di arte. La musica ha potere di unire le persone), è stata l’Albania ad aprire la gara con Ronela Ajati, la prorompente cantante diventata simbolo del body positivity. “Non coprirti mai, non vergognarti del tuo corpo” è il suo motto, ma non le ha risparmiato gli attacchi degli hater sui social. Ma lei va dritta e gioca sul palco, ammiccando e simulando amplessi sul palco. Molto atteso era il gruppo ucraino dei Kalush, tra i favoriti alla vittoria finale. In uno dei versi del loro brano, Stefania (uno strano connubio tra folk e rap, che però funziona), cantano “Troveremo la strada di casa anche se tutte le strade sono distrutte”. E l’impatto emotivo tra decine di bandiere giallo-blu che sventolano è notevole. Tra chi vuole stupire (la Norvegia con i Subwoolfer, il volto nascosto da maschere gialle, la Moldavia con gli scatenati Zdob şi Zdub & Advahov Brothers) e chi si concentra sull’esibizione come l’elegante S10 in rappresentanza dell’Olanda e le tre sorelle islandese delle Systur, lo show procede spedito.

Emoziona Diodato che due anni fa si esibì con la sua Fai Rumore in un’Arena deserta e oggi si riprende in parte quello che gli era stato tolto dalla pandemia, con il pubblico che canta con lui. Dardust, invece, trasforma il Pala Isozaki in una discoteca, con l’omaggio alla dance italiana che ha fatto il giro del mondo. Giovedì la seconda semifinale, con gli altri dieci artisti che conquisteranno la serata di sabato. In gara anche Achille Lauro per San Marino e Emma Muscat per Malta.

ansa.it




Universi paralleli: a Sydney il primo omaggio estero a Franco Battiato

10battiato

10battiatoL’Istituto Italiano di Cultura e il Co.As.It. di Sydney, sotto la direzione artistica di Chisari (nome d’arte di Maurizio Chisari), presentano Universi Paralleli, un concerto dedicato al leggendario cantautore italiano Franco Battiato.
Il concerto, ideato dal direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Lillo Guarneri, si terrà presso l’Auditorium del Forum Centro Culturale Italiano a Leichhardt venerdì 20 maggio, a pochi giorni dal primo anniversario della morte del Maestro cantautore e segnerà il primo tributo internazionale dedicato a Battiato fuori dall’Italia.
Un viaggio attraverso le canzoni e i pensieri di uno degli artisti più innovativi che hanno cambiato la storia della musica italiana.
Il cantautore italiano Chisari, che condivide le sue origini siciliane con Battiato, eseguirà un repertorio delle sue canzoni più iconiche accompagnato da un ensemble di quartetto d’archi, pianoforte e chitarre.
Franco Battiato nasce nel 1945 a Riposto in provincia di Catania, Sicilia. È stato un cantautore, compositore e regista italiano.
Le canzoni di Battiato contengono temi esoterici, filosofici e religiosi, oltre ad affrontare temi universali sulla condizione umana. Hanno abbracciato generi come pop sperimentale, musica elettronica, rock progressivo, opera, musica sinfonica, colonne sonore di film e new wave. Questa versatilità gli è valsa un posto unico nel panorama musicale italiano e un affermato successo internazionale.
Il suo enorme successo arrivò all’improvviso nei primi anni ’80 con il disco “La Voce del Padrone”. Questo disco ha introdotto suoni e stili mai ascoltati prima nella musica italiana, come un senso classico fuso con un’atmosfera futuristica.
Attraverso le canzoni di Battiato, l’ascoltatore partecipa ad un viaggio intorno al mondo. Dopo il suo primo successo, ne produsse un altro, “L’Arca di Noè”, in cui proponeva suoni nuovi e sconosciuti da terre lontane. Questo secondo successo gli ha dato potere e totale libertà per iniziare a sperimentare.
Battiato ha proseguito con la sua musica, in bilico tra pop ed elettronica, fino al 2010. Ha tenuto il suo ultimo concerto a Catania nel 2017. A fine 2019 ha annunciato il suo ritiro definitivo dalle scene. Il 18 maggio 2021 è morto nella sua casa di Milo, Catania.
Chisari è un cantautore siciliano nato a Catania nel 1983. Chisari ha partecipato a vari concorsi musicali italiani e ha vinto nel 2011 il prestigioso “Area Sanremo”, insieme a Stefano Cherchi con il brano “Confini” e il rinomato concorso di cantautorato “Genova per te” nel 2016, che lo hanno portato a diventare autore per Universal Music Publishing per un anno.
Nel 2016 ha pubblicato il suo primo album intitolato “Due” e ha trascorso i due anni successivi in tournée in 30 principali città italiane per presentare l’album. Nel 2018, accompagnato da una band internazionale, si è esibito negli spettacoli dal vivo “Musica in miniatura”, un tour dei teatri storici più piccoli e più belli di 10 regioni d’Italia. Nel luglio 2019 Chisari si è trasferito a Sydney dove attualmente vive e compone la sua musica. Pochi mesi dopo il suo arrivo, conosce il mandoloncellista e chitarrista australiano di origini siciliane Luke Wright, che si esibirà al concerto. Questo incontro ha comportato un cambio di direzione musicale. Ad aprile 2021 ha pubblicato il suo nuovo singolo “La Jaggia”, seguito dall’album “D’amuri e raggia”. Il progetto, interamente in siciliano, è il risultato di una ricerca sperimentale fatta in Australia da Maurizio e Luke. (aise)




Eurovision Song Contest: favorita l’Ucraina

unnamed

unnamedNato negli anni Cinquanta con la volontà di unire l’Europa anche attraverso la musica mentre i Paesi erano alle prese con la ricostruzione post bellica, l’Eurovision Song Contest di Torino s’immerge appieno nella situazione gepolitica. I bookmakers puntano su ‘Stefania’ Il tema al centro della manifestazione è la pace, la Russia è stata esclusa ci sarà invece l’Ucraina che i bookmakers annunciano come vincitrice con la Kalush Orchestra interprete  di ‘Stefania’, una canzone scritta nel 2021 con dedica alla mamma del leader del gruppo, diventata sui social e in radio l’inno di tutte le donne ucraine con figli e, per estensione, della resistenza della madre patria contro la Russia.

Il PalaOlimpico ospita dal 10 al 14 maggio la 66esima edizione del concorso, la terza in Italia, Paese designato dopo la vittoria dei  Måneskin con ‘Zitti e buoni’ dello scorso anno, come da regolamento dell’European Broadcasting Union (EBU), l’organizzazione che si propone di riunire e sostenere le radiotelevisioni pubbliche di tutto il mondo perché, si legge sul sito, “un servizio pubblico forte, imparziale e indipendente è un elemento fondamentale per la democrazia”.

Diodato, Mankeskin e Cinquetti tra gli ospiti, Quaranta i Paesi in gara, l’Italia viene rappresentata dai vincitori di Sanremo, Mahmood e Blanco con ‘Brividi’, tra i favoriti anche se un bis sarebbe clamoroso, e da Achille Lauro in corsa per San Marino dopo avere vinto il contest del piccolo Stato col brano ‘Stripper’.

Le due semifinali del 10 e 12 maggio e la finale del 14, saranno condotte da Laura Pausini, Mika e Alessandro Cattelan. Il dietro le quinte riferisce di screzi tra la cantante italiana più ascoltata nel mondo, che avrebbe chiesto ben 12 cambi d’abito (fonte Dagospia), e l’ex volto di ‘X Factor’, infastidito perché teme di essere relegato al ruolo di valletto.

Tanti e soprattutto italiani gli ospiti. Durante la prima serata Diodato riproporrà ‘Fai rumore’ che cantò  nel 2020 nell’Arena di Verona deserta per le restrizioni dovute al Covid in un’esibizione che commosse il mondo. Quella fu l’unica edizione saltata della kermesse e al cantautore pugliese viene offerta la possibilità di far riascoltare live la sua hit.

La stessa sera sul palco anche il produttore Dardust, Dj Benny Benassi e Sophie and the giants. Guest star della seconda semifinale il trio del ‘Volo’ che partecipò nel 2015 arrivando al terzo posto mentre in finale si rivedranno un mito della canzone italiana, Gigliola Cinquetti, vincitrice nel 1964,  e i Maneskin che porteranno per la prima volta in tv il lor onuovo singolo ‘Supermodel’, in uscita il 13 maggio.

Capitolo polemiche: ricco e sorprendente, come si conviene a un evento che l’anno scorso ha incollato davanti alla tv 180 milioni di persone e che su Tik Tok, partner ufficiale, solo nei giorni prima dell’edizione torinese ha contato 4 miliardi di visualizzazioni. Sui social, dove fioriscono pagine di appassionati dell’Eurovision, il tema più dibattuto è quello del ‘sole cinetico’, studiato dall’artista multimediale Francesco Molinaro. Sembra che gli archi mobili che compongono il sole  non riescano a muoversi abbastanza velocemente tra una performance e l’altra. La produzione ha comunicato alle singole nazioni che il sole avrà una mobilità ridotta durante le esibizioni e che alcune performance andranno modificate. Tali e veementi sono state le proteste degli ‘Euorofan’ che l’EBU ha diffuso un comunicato in cui minaccia di segnalare alle autorità competenti gli account da cui provengono  insulti. Poi è diventata virale con strascico lungo di polemiche la mail in cui si chiede ad alcuni volontari (in tutto sono 700), quelli della Vip Lounge, di portarsi da casa il panino perché il servizio di catering è solo a uso degli invitati. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha ammesso che è stata “una comunicazione infelice anche se quello che ci stanno trasmettendo i volontari è che sono estremamente contenti per l’esperienza”.

da agi.it




Concerto a sorpresa di Bono Vox nella metropolitana di Kiev

135403437 46132e05 9feb 421b 86cf 47208bce7363

135403437 46132e05 9feb 421b 86cf 47208bce7363La rock star irlandese Bono Vox ha elogiato la lotta dell’Ucraina per la “libertà” durante un concerto a sorpresa in una stazione della metropolitana nel centro di Kiev, dove il frontman degli U2 ha anche pronunciato la sua preghiera “per la pace”.

Dal binario di una stazione, l’icona rock, 61 anni, ha cantato insieme a The Edge, altro componente della band, i classici degli U2 ‘Sunday Bloody Sunday’, ‘Desire” e ‘With or without you’.

“Le persone in Ucraina non stanno solo combattendo solo per la loro libertà ma per tutti noi che amiamo la libertà”, ha detto Bono.

agi.it




L’archeologo del pentagramma: Silvio Caroli alla conquista dell’America

silvio teaching 2

silvio playing 2Cinque righe e una chiave di violino. A Silvio Caroli basta un foglio pentagrammato per iniziare a trasformare la sua giornata in un progetto di suoni da elaborare sul suo amato pianoforte. E per dare corpo al proprio  sogno, il giovane  musicista si è trasferito nel 2019 a Londra per prepararsi a un ulteriore salto in direzione Stati Uniti.  Pianista e insegnante, Silvio Caroli fino a tre anni fa lavorava in un piccolo comune della provincia di Lecce e per poi cogliere l’occasione datagli dalle vittorie ai  premi internazionali “Online Quebec Music Competition” (Canada) e “ San Francisco International Innovative Music Competition”. In quello stesso periodo il musicista ha iniziato a collaborare con la società americana  “Musicnotes.com” di Madison (Wisconsin) e tanto è bastato per fare le valigie in direzione Gran Bretagna.

Nel 2018 sono stato invitato in Repubblica Dominicana a tenere delle lezioni sul pianoforte e la musica jazz. Lavorai nel Conservatorio di Santo Domingo, nell’Universidad Autónoma de Santo Domingo e nella Academia de Música de Patricia Logroño (una mia cara amica). Fu un’esperienza molto bella insegnare musica in una lingua che già conoscevo, ma che non avevo mai usato nell’insegnamento, e confrontarsi con un sistema di educazione musicale relativamente molto giovane, rispetto a quelli europei. È stato un gran piacere, ed anche un immenso onore, aver dato il mio piccolo e modesto contributo alle nuove generazioni di musicisti del posto.

Poco dopo Silvio Caroli accetto di fare i colloqui come insegnante di pianoforte in un paio di scuole private londinesi e vinse la selezione, partendo poco dopo alla volta della metropoli britannica.

silvio playing 1“Ci sono volute alcune settimane per ambientarmi a Londra. La città è bellissima, ricca di cultura, di stimoli e di opportunità, ma è allo stesso tempo una città impegnativa, con dei ritmi di vita stressanti ai quali non ero abituato. Il tempo libero è poco perché qui si corre sempre. Nonostante questo, non ho fatto troppa fatica a trovare un equilibrio, anche perché, per fortuna, mi sono trovato benissimo fin da subito a insegnare in un’altra lingua e a lavorare con studenti di varie nazionalità ed etnie”.

Arrivato a Londra   giusto qualche mese prima che scoppiasse la pandemia, Silvio Caroli ha legato subito con gli altri  italiani con i quali tuttora condivide delle belle giornate e serate insieme. Londra ospita ca. 400mila italiani ed è facile quindi poter incontrare altri connazionali per stringere amicizia o condividere progetti professionali.

“Londra è una città terribilmente competitiva e la concorrenza proviene da tutte le parti del mondo. È  una città dinamica e cosmopolita. I servizi funzionano, esiste un grande rispetto per il prossimo. Ma è anche una città molto cara e per viverci bisogna accettarne le regole e tenerne conto. Si guadagna più che in Italia ma si spende di più. Peraltro io non ho perso la mia italianità, assolutamente no. Soprattutto per quanto riguarda le tradizioni culinarie. Quando posso mi dedico ai fornelli e cerco di preparare qualche piatto italiano: pasta alla carbonara, orecchiette al pomodoro o tagliatelle al ragù. Non è difficile trovare prodotti italiani come la burrata, la ricotta, la mozzarella, l’aceto balsamico e anche vini italiani delle mie parti, quali il Negramaro.

silvio portraitInoltre ho sempre il piacere di andare alla ricerca di ottimi ristoranti e pizzerie italiane. Ce ne sono davvero tanti provenienti da varie regioni italiane.

La vera scommessa, per il musicista leccese, è però appena iniziata. Da quando ha iniziato a scrivere arrangiamenti per la società  Musicnotes di Madison, Silvio Caroli ha infatti ricevuto molti apprezzamenti provenienti da varie parti del mondo. Soprattutto per gli arrangiamenti riguardanti la musica italiana: classica e colonne sonore.

“Quello che faccio è semplicemente prendere un brano che le persone conoscono, ad esempio il tema principale di “C’era una volta in America” o “Cinema Paradiso”, e adattarlo per vari strumenti: Cello e Pianoforte, Violino e Pianoforte, Piano Solo, ecc. Chi compra questi arrangiamenti spesso sono studenti di musica, o professionisti o semplici amanti della musica che decidono di eseguire quei brani nelle mura domestiche per puro piacere.  Quando a Londra non sono impegnato a dare lezioni di pianoforte e riesco a trovare il tempo, cerco di arrangiare brani tratti da opere italiane  oppure brani   di Morricone, Rota, Piovani, o   tratti da film italiani quali “il Postino”, la cui colonna sonora fu scritta da Luis Enriquez Bacalov (che si potrebbe considerare mezzo argentino e mezzo italiano). Vorrei tanto diffondere e valorizzare tutti quei gioielli scritti per film italiani che rischiano di finire nel dimenticatoio e nell’oblio. Mi sento quasi come un archeologo che ha appena scoperto qualcosa di unico e vuole valorizzarlo”.

silvio teaching 2Il musicista lavora con  Musicnotes grazie a Internet ma è stata solo la pandemia a fermare lo sbarco in terra americana. Grazie anche al lavoro del musicista leccese, Muscinotes può rendere immediatamente fruibili migliaia di arrangiamenti e spartiti, disponibili per essere stampati direttamente da casa, o dal proprio ufficio, senza doversi recare in una libreria musicale, dove tra l’altro difficilmente si incontrano di molti brani degli spartiti o delle versioni così specifiche!

“La musica di Morricone è molto conosciuta e lo dimostra il fatto che tali arrangiamenti raggiungono vari angoli del Mondo: Stati Uniti, Canada, Australia, Svezia, Germania, Regno Unito, ecc. Mi piacerebbe molto pubblicare e far conoscere brani che non si conoscono. Si pensi solo al fatto che Morricone abbia scritto musica per cinquecento film, che di media significa un film al mese”.

 

 

 

 

 

 




Una canzone per Boston: Jimmy Fallon e il suo Jukebox Storm

jukebox storm starburst bkg

jukebox storm starburst bkgCosa ha ispirato il tuo brano Boston Lights?

Boston come tante altre città è stata ferma durante l’era covid, le serrande abbassate, si respirava la paura che alcune attività non avrebbero più riaperto, le strade improvvisamente si erano fatte scure e tetre, uno scenario davvero triste. Questa canzone è un modo per celebrare Boston, le sue luci, la sua vitalità, un modo per ricordare alla gente di supportare sempre la propria comunità locale, i ristoranti, la musica live, la night life.

Stai frequentando Berklee College of Music, una delle scuole di musica più famose a livello mondiale. Com’è stata la tua esperienza?

Berklee è arrivata come una benedizione, ho preso lezione di musica tutta la vita ma mai in modo strutturato. Durante la pandemia il programma online mi ha davvero aiutato, ho incontrato persone meravigliose, alcune di queste hanno collaborato al mio progetto.

Cos’è Jukebox Storm?

Jukebox storm è un gruppo nato durante la pandemia, io stavo frequentando Berklee online e la maggior parte delle persone iscritte suona a livello locale o in tour. Ma la musica live era ferma e quindi abbiamo iniziato a registrare brani per tenere la mente impegnata. Ecco come siamo nati.

Potete avere maggiori informazioni su Jukebox Storm sul loro sito

www.jukeboxstorm.com e seguirli su Instagram @jukeboxstorm




I Maneskin infiammano il Coachella festival

unnamed

unnamedAGI – Entusiasmo per l’esibizione dei Maneskin al popolarissimo festival musicale di Coachella, in California, che si è chiusa con la canzone ‘Gasoline’, dedicata all’Ucraina, e con Damiano che sul palco ha insultato il presidente russo urlando due volte “Free Ukraine, fuck Putin!”.

L’applaudita performance del gruppo romano è durata 45 minuti e ha compreso tutti i loro brani più conosciuti. L’Ucraina è però un tema sempre presente nella kermesse di Indio e sul maxischermo alle spalle della band è anche apparso brevemente il volto di Putin.

Con ‘Gasoline’, Damiano, Victoria, Thomas e Ethan hanno aderito alla campagna del ‘#StandUpForUkraine’ in sostegno all’Ucraina. Damiano ha presentato il brano citando il discorso all’umanità di Charlie Chaplin nella pellicola “Il grande dittatore”.

Il Coachella, uno dei festival più importanti del panorama musicale mondiale, è tornato live dopo lo stop di due anni a causa della pandemia. La band romana ha centrato ancora una volta l’obiettivo di entusiasmare e “sciogliere” il pubblico in attesa suonando i pezzi di maggior successo del loro repertorio con l’immancabile ‘Zitti e buoni’ brano con cui i quattro ventenni hanno vinto l’anno scorso al Festival di Sanremo e all’Eurovision Song Contest. A seguire: ‘In nome del padre’, ‘Mammamia’, ‘Beggin’, ‘I wanna be your dog’, ‘I wanna be your slave’




BG408: “Il mio cuore sanguina per l’Ucraina”

head shot

head shotDa quando è iniziata la guerra in Ucraina svariati artisti hanno fatto sentire la propria voce a riguardo, o hanno boicottato le proprie tournée in Russia, in segno di protesta. WNTN Radio Boston, da sempre schierata a favore della pace e della libertà dell’Ucraina è sempre alla ricerca di nuovi artisti musicali. Abbiamo intervistato il music producer BG408.

Anzitutto, di dove sei e perché hai scelto questo nome?

Sono originario della California, vengo quindi dal sole e dalle spiagge. Il mio nome d’arte è in realtà il codice telefonico di Bay Area in California e BG sta per Big Gee.

Parliamo del tuo ultimo singolo GTFO of Ukraine.

Quando ho visto le prime immagini della guerra in Ucraina, mi sono reso conto che la cosa avrebbe potuto rapidamente sfuggire al controllo e inghiottire il mondo intero. Poi mi sono chiesto: “Come mi sentirei se fossi un soldato ucraino che, solo la settimana prima, lavorava nel settore tecnologico? E ora una circostanza al di fuori del mio controllo mi ha spinto in prima linea in una guerra che sta distruggendo tutto ciò che conosco e amo? “Onestamente, ero incazzato e tutto ciò a cui riuscivo a pensare era urlare per dire che il mio cuore sanguinava. GTFO (Get The Fuck Out) dall’Ucraina.

Qual è per te il momento perfetto della giornata per creare?

Stranamente, posso essere stanco tutto il giorno, ma quando arriva la mezzanotte inizio a svegliarmi e il picco creativo ce l’ho intorno alle due di notte, probabilmente perché non c’è molto rumore, posso guardare le stelle dal mio giardino e mettere giù il sentimento in parole.

Quando hai iniziato a produrre musica? Sei aperto a nuove collaborazioni?

Ho iniziato a produrre musica durante il lock-down della pandemia, quando ho comprato nuovi software per cercare svago. Certamente mi piacerebbe molto collaborare con altri artisti come occasione di crescita, per osservare il work-flow di altre persone, sarebbe una sfida, qualcosa che fa girare l’elica che ho nel mio cervello.

Il tuo singolo sta andando piuttosto bene, quanti ascoltatori finora?

Su Spotify abbiamo totalizzato oltre 20.000 ascolti in due settimane e sono nella top ten per la musica indie. E sulla mia pagina Facebook ci sono persone che mi continuano a ringraziare, dall’Europa dell’Est, dall’Ucraina e dalla Polonia e questo vale per me più di ogni statistica.

Potete ascoltare GTFO Ukraine a questo link

https://open.spotify.com/album/7bn3qPhVXbNuMOgNRXGYYT?highlight=spotify:track:6KTQK680mLMTabY7slnGNJ

O qui su YouTube

https://www.youtube.com/channel/UCY9cEuiA2SzQWOgNGkUiUFw/featured




I Pink Floyd tornano con un brano dedicato all’Ucraina (video)

image004.2022 04 07 17 59 40

image004.2022 04 07 17 59 40Poche ore fa con una lunga intervista rilasciata da David Gilmour al Guardian e poi con un post condiviso sui canali social ufficiali dedicati ai Pink Floyd, è stata annunciata per la mezzanotte tra il 7 e l’8 aprile l’uscita di una nuova canzone della leggendaria formazione britannica in supporto al popolo ucraino. Il brano è intitolato “Hey hey rise up” e segna la prima nuova musica della band dall’album “The Division Bell” del 1994, a cui ha fatto seguito nel 2014 il disco “The Endless River”, contenente per lo più materiale registrato ai tempi delle sessioni del precedente lavoro di studio e pubblicato anche come una sorta di tributo al tastierista Rick Wright, scomparso il 15 settembre 2008.

La canzone è stata realizzata da Gilmour e Nick Mason in collaborazione con il bassista Guy Pratt, Nitin Sawhney alle tastiere, ed è interpretata da Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox. Il brano è stato registrato lo scorso 30 marzo, proprio a partire dalla voce di Andriy, estrapolata da un suo video live condiviso su Instagram in cui lo si vede eseguire a Sofiyskaya Square a Kiev il brano “Oh, The Red Viburnum In The Meadow” scritto da Stepan Charnetskii nel 1914 e tornato popolare in tutto il mondo lo scorso mese in protesa all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Per accompagnare “Hey hey rise up”, i cui proventi saranno devoluti a favore dell’Ukraine Humanitarian Relief Fund, è stato realizzato un video diretto da Mat Whitecross e girato lo stesso giorno della registrazione della traccia. “Abbiamo registrato la canzone e i video nel fienile dove abbiamo tenuto le nostre dirette in streaming della serie ‘Von Trapped Family’ durante il lockdown”, ha spiegato David Gilmour: “È lo stesso luogo in cui abbiamo fatto ‘Barn Jams’ con Rick Wright nel 2007. Janina Pedan ha costruito il set in un giorno e abbiamo fatto cantare Andriy sullo schermo mentre suonavamo, quindi noi quattro avevamo un cantante, anche se non fisicamente presente con noi”.

In attesa dell’arrivo di “Hey hey rise up” sulle principali piattaforme digitali, sul canale YouTube ufficiale dedicato alla formazione di “The dark side of the moon”, è stato pubblicato il filmato del nuovo brano dei Pink Floyd – che già lo scorso 11 marzo avevano mostrato il loro sostegno all’Ucraina annunciando che la musica della band e di Gilmour erano state rimosste dai servizi di streaming in Russia e Bielorussia, suo paese alleato.

“Il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina”, si legge nei titoli iniziali del video, che continuano con la storia di com’è nata “Hey hey rise up”: “Il cantante della band ucraina BoomBox Andriy Khlyvnyuk ha concluso il suo tour negli Stati Uniti e ha fatto ritorno a casa a Kiev per difendere il suo Paese. Tre giorni dopo ha pubblicato su Instagram un video in cui canta la canzone ucraina ‘The Red Viburnum In The Meadow’. Ora i Pink Floyd si sono uniti ad Andriy per supportare il suo messaggio di resistenza”.

Nella clip, riportata più sotto, si vedono David Gilmour e Nick Mason alla batteria suonare la canzone accompagnati da Guy Pratt, Nitin Sawhney e con Andriy Khlyvnyuk che si esibisce in un video proiettato su una parete alle spalle dei musicisti. Le riprese della performance sono intervallate da immagini delle varie manifestazioni per la pace che si sono svolte recentemente, tra cui anche una svoltasi in Piazza Duomo a Milano (come si vede nel videoclip dei Pink Floyd al 50esimo secondo), o degli orrori del conflitto in corso.

Nel 2014 David Gilmour aveva scritto indelebilmente la parola “fine” per l’avventura dei Pink Floyd: ai microfoni della BBC il chitarrista aveva parlato dell’ultimo album della band, “The Endless River” e aveva detto: “Be’, Rick Wright se ne è andato. Questa è l’ultima cosa che pubblicheremo: sono sicuro che questo disco non avrà seguito”. E aveva aggiunto: “È un peccato, ma questa è la fine”. L’invasione russa dell’Ucraina e le conseguenze della guerra devono aver fatto cambiare idea a Gilmour.

“Non mi piace quando le persone legano le proprie motivazione alla famiglia, ma il fatto di avere parenti ucraini sicuramente ha influenzato questo progetto”, ha spiegato il chitarrista dei Pink Floyd al Guardian in un’intervista rilasciata oggi per annunciare l’uscita di “Hey hey rise up”. Ha aggiunto: “Ho nipoti per metà ucraini, mia nuora Janina è ucraina – sua nonna era a Kharkiv fino a tre settimane fa. È molto anziana, non autosufficiente e Janina e la sua famiglia sono riuscite a portarla in Svezia la settimana scorsa”.

Alla vista del video condiviso su Instagram da Andriy Khlyvnyuk in cui lo si vede intonare a Sofiyskaya Square a Kiev il brano “Oh, The Red Viburnum In The Meadow”, David Gilmour ha quindi deciso di mettersi in contatto con il cantante dei BoomBox. Con la band ucarina il chitarrista ha raccontato di aver suonato in uno show nel 2015 al Koko a Londra in supporto di Belarus Free Theatre, i cui membri erano stati imprigionati, ma senza Andriy che per alcuni problemi con il visto non era riuscito a raggiungere il luogo dello spettacolo.

“Recentemente avevo letto che Andriy aveva lasciato il suo tour americano con i Boombox, era tornato in Ucraina e si era unito alla difesa territoriale. Poi ho visto questo incredibile video su Instagram, in cui lui si trova nella piazza di Kiev con questa bellissima chiesa con la cupola dorata e canta nel silenzio di una città senza traffico o altri rumori di sottofondo a causa della guerra. È stato un momento potente che mi ha spinto a volerlo trasformare in musica”, ha spiegato David Gilmour, che ad Alexis Petridis del Guardian ha inoltre raccontato che, “dopo aver trovato gli accordi per ciò che Andriy stava cantando e aver scritto un altro passaggio”, ha pianificato immediatamente una sessione di registrazione con il batterista Nick Mason, il bassista e collaboratore di lunga data dei Pink Floyd Guy Pratt e il musicista, produttore e compositore Nitin Sawhney per le tastiere. Con loro, quindi, Gilmour ha lavorato al brano campionando la voce di Khlyvnyuk dal video condiviso su Instagram.

Narrando di quando ha proposto il progetto a Mason, David Gilmour ha ricordato: “Ho chiamato Nick e gli ho detto: ‘Ascolta, voglio fare questa cosa per l’Ucraina, Sarei davvero felice se tu suonassi in questo pezzo e sarei felice se fossi d’accordo di pubblicarlo come Pink Floyd.

E lui si è detto subito assolutamente d’accordo, su tutto”. E ancora: “Sono i Pink Floyd se siamo io e Nick, e questo è il più grande veicolo promozionale. Voglio dire, è qualcosa a cui ho lavorato per tutta la mia vita adulta, da quando ho 21 anni. Non lo farei per altre ragioni, ma questa è di vitale importanza, vale la pensa che le persone capiscano cosa sta succedendo là e di dover fare quello che è in loro potere per aiutare a cambiare la situazione. E il pensiero del supporto mio e dei Pink Floyd, fra i tanti, potrebbe contribuire a risollevare il morale delle persone nelle aree colpite: hanno bisogno di sapere che il mondo intero li sostiene”.

da Rockol.it