Gli Oliver Onions sono tornati

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163846142 17f9f61b 12fa 4349 a8e2 8a88fd490d12AGI Si intitola “Future Memorabilia” il disco che riporta nella catena di distribuzione discografica gli Oliver Onions, duo romano passato alla storia per indimenticabili colonne sonore di film diventati ormai dei cult del nostro cinema anni ’70 e ’80. “Continuavano a chiamarlo Trinità”, “Anche gli angeli mangiano fagioli”, “Giovannona Coscialunga disonorata con onore”, “Altrimenti ci arrabbiamo”, “Tre tigri contro tre tigri”, “I due superpiedi quasi piatti”, “Piedone l’africano”, “Lo chiamavano Bulldozer”, “Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre”, “Banana Joe, “Bomber”, “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”, “L’allenatore nel pallone”, “Mezzo destro, mezzo sinistro”…sono solo alcuni dei titoli cui musiche sono state firmate dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis.

Un sound ben preciso, rimasto impresso nella storia, capace di fondersi con le stesse immagini che accompagnava, alle volte andando perfino oltre le immagini, oltre il visto, guidando la mente dello spettatore in un percorso, ahinoi, a ritroso, verso un cinema che non esiste più, paradossalmente accompagnati da una musica che forse, in realtà, non esiste ancora.

Perché gli Oliver Onions facevano negli anni ’70 quello che nemmeno oggi si arriva a fare con tale illuminazione. In “Future Memorabilia” riprendono, in compagnia di illustri ospiti, da Tommaso Paradiso e Claudio Baglioni agli Elio e Le Storie Tese e David Hasselhoff, alcune di quelle colonne sonore che li hanno resi immortali in tutto il mondo. Non si può proprio considerare un tuffo nel passato, nonostante a qualcuno l’ascolto potrà scaturire una fisiologica nostalgia per i tempi andati, soprattutto i tempi dei film di Bud Spencer e Terence Hill; ma in realtà basta chiudere gli occhi, provare a dimenticare nomi, cognomi, nomi d’arte e film, per ritrovarsi in una dimensione che non può di certo essere collocata indietro nel tempo ma, semmai, avanti.

Ma voi ve ne siete mai accorti di essere così avanti…?

“Grazie, noi lo facevamo di impeto, come ci veniva lo facevamo. Rispetto a quello che si fa oggi, si può darsi. Noi avevamo davvero la voglia di introdurre nuovi elementi che probabilmente anticipavano come sonorità quello che è venuto in seguito. Tommaso Paradiso ha una nostalgia autentica per quel periodo del cinema, immagino si sia divertito molto a far parte del progetto… Per quello lo abbiamo scelto, lui ha sempre dimostrato anche a noi di seguire le nostre cose, di essere un grande fan, noi siamo stati felicissimi di averlo coinvolto e lui è stato felicissimo di essere coinvolto in questo disco. Claudio Baglioni invece aveva già registrato “Sandokan” in “Anime in gioco” nel ’97… È una veste molto rinnovata che si avvicina molto di più a quella del Claudio Baglioni attuale. Geniale l’idea di reinterpretare il vostro “La la la la lalla” con gli Elio e Le Storie Tese…tra l’altro questa musica nasconde un aneddoto, Bud Spencer improvvisò la sua parte, è corretto? Certo, la parte scritta era solo il “La la la la lalla”, poi durante le riprese però c’era uno stop, una pausa, in cui si doveva inquadrare un altro personaggio, il killer, allora gli abbiamo chiesto di fare qualcosa e lui si inventò quel suono con le labbra, quel “Ba, ba, ba, baaa””

Cosa vi piaceva del mondo del cinema?

“Tutto, era il nostro mondo. Amanti della musica come eravamo e come siamo ancora, la possibilità di mettere la nostra musica in un film, per noi era una festa. Pur lavorando tanto non sentivamo la stanchezza, l’entusiasmo che mettevamo nel trovare soluzioni, alternative, temi…questa era tutta benzina che ci caricava. Come funzionava ai tempi il vostro processo creativo? Vi mandavano il film, la sceneggiatura…e poi voi ci mettevate su le musiche? Ci davano sempre la sceneggiatura e noi su quella dovevamo capire lo spirito, il mood, del film. Poi spesso andavamo anche sul set per capire meglio, ma alla fine quando avevamo il girato ce lo studiavamo e alle volte andavano in una direzione o in un’altra. Poi il regista ci dava anche delle indicazioni di massima, l’approccio con regista e produttori era necessario.

Leggevo la lista dei film ai quali avete lavorato, vedo che nel 1987 avete smesso, magari è successo qualcosa, ma non posso fare a meno di notare che è anche un periodo in cui il cinema comincia ad essere diverso, è questo che ha condizionato la vostra carriera?

“Sicuramente anche il cinema è cambiato, tanti tipi di film non si sono più prodotti, registi con i quali avevamo lavorato avevano smesso, ma noi abbiamo continuato sempre a fare il nostro mestiere, ci siamo solo trasferiti in televisione; da questo punto di vista negli anni ’90 abbiamo fatto anche serie molto conosciute, c’è stato il periodo de “Il Maresciallo Rocca”, il periodo di “Incantesimo”, che è durato 10 anni, per il quale abbiamo anche rifiutato di fare altri lavori. Nel frattempo, chiaro, il cinema era cambiato e i generi che andavano una volta non trovavano spazio nelle società di produzione”.

Qual è il film che avete musicato che vi rende più orgogliosi?

“La risposta potrebbe sembrare scontata ma diciamo “Per grazia ricevuta”, perché è il primo, è quello che ci ha dato lo stimolo a continuare. Ovviamente siamo orgogliosi di per sé di aver partecipato al successo del film, anche le musiche sono piaciute molto. È una ragione emotiva, ma anche logica e cronologica, ma quello è stato il primo, poi sono arrivati tutti gli altri film e sono tutti figli nostri e non puoi dire a un figlio che è più figlio dell’altro.

Con quale regista vi piacerebbe lavorare oggi?

“Avremmo voglia di lavorare con un regista che avesse voglia di affidarci un lavoro tematico, perché negli ultimi tempi la tendenza è quella di proporre solo musica che da emozioni superficiali, che non ti entrano nel cuore, come si faceva una volta, quando una volta c’era il ricorso al tema classico. Forse mi piacerebbe lavorare con il figlio di Sollima, perché è un bravo regista, ma non ci siamo mai incontrati. Ma mai dire mai”.




L’incredibile tenacia del music artist israeliano Or Golan.

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unnamedOr Golan ha tre sogni. Vorrebbe veder arrivare le sue composizioni al Festigal, uno spettacolo che ama fin da giovane età, all’Eurovision Song Contest e al celebre American Super Bowl Final Show. “Anche se mi ci vorranno 30-40 anni per arrivare al Super Bowl, ci arriverò”, dice Golan. E se suona come una missione impossibile, considerate con cosa ha già avuto a che fare questo ragazzo israeliano di soli ventitré anni. Soffre di balbuzie, nonché di una malattia ereditaria, nota come FMF (febbre mediterranea familiare). È una malattia infiammatoria caratterizzata da ricorrenti attacchi di febbre e infiammazione della membrana sierosa, che provoca dolore e gli impedisce di stare in piedi per lunghi periodi o di praticare sport. Ma questo non ha impedito a Or Golan di andare avanti con la sua vita e di seguire la sua passione, la musica. Golan ha una solida conoscenza delle sue aspirazioni e non ha intenzione di arrendersi.

Dopo essersi laureato all’ORT Motzkin, Or Golan si è arruolato nell’aeronautica. Contemporaneamente, Golan è anche riuscito a scrivere ben quattro libri e ad imparare diverse lingue.

Ispirato dal suo amore per la musica elettronica, ha inizialmente avuto successo con il suo “THE WIK WIK SONG” che raccolse rapidamente più di 150.000 visualizzazioni su YouTube, e poi improvvisamente tutto andò in crash quando YouTube chiuse il canale e cancellò il video.

Ancora una volta la perseveranza di Or Golan è venuta alla ribalta facendolo rimettere al lavoro per lanciare il suo singolo “I AM GREEDY” che ha raccolto 70.000 ascolti in tre mesi sulla pagina Spotify dell’artista.

L’artista ha già 5 album e oltre 100 singoli nel suo catalogo, prova della sua determinazione, indipendentemente dalle lotte e dalle avversità incontrate.

“I AM GREEDY”, che è stato inizialmente rilasciato il 31 ottobre 2020, da allora è stato trasmesso dalle stazioni radio di tutto il mondo e sembra avere la stessa tenacia del suo compositore.

La traccia riunisce vari filoni della personalità compositiva di Or Golan, proiettando una lucentezza cristallina moderna e minimale su una cassa ispessita, una linea di basso straziante e synth contorti. Un preciso sound design techno per riempire la pista da ballo.

La batteria di Golan appare estremamente audace su “I AM GREEDY” e il suo potere viscerale è innegabile. La musica è asciutta, nitida ed efficace in un perfetto mix da club. Il suo ritmo cavernoso è allo stesso tempo sinistro e invitante.

L’idea di suoni freschi, moderni e futuristici sembra centrale in ciò che Golan rappresenta qui. Questo è Or Golan che si esprime impeccabilmente mentre ascolta la musica nella sua testa. Per fortuna per comporre musica non serve un’elocuzione fluida ma un fluido pensiero. Proprio come il suo.




Gigi Santella: “Iniziazioni”, un brano per la Little Italy di Boston

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santella fotoGigi Santella, produttore e compositore di origini italiane, vive in assoluto servizio della musica. Cresciuto in Massachusetts, ha lavorato in Sud America e attualmente vive a Los Angeles.

E’ stato recentemente intervistato dal programma Itali-Echo su WNTN Radio Boston.

– Come funziona il tuo processo compositivo?

Mi sveglio la mattina con un’idea, la suddivido in un paio di parti e mi domando cosa sto cercando di esprimere. Poi faccio lunghe passeggiate, c’è qualcosa di magico nel camminare, puoi sentire qualcuno che suona la musica nel tuo cervello.

– Parliamo della tua musica, qual è il senso del brano Iniziazioni?

Il brano era inteso come tributo alla festa di Little Italy in Boston, è la tipica canzone da Marching Band pensata per una sezione di corni. Lo spartito di questa canzone l’ho ricevuta da mio zio che è morto tempo fa, e l’intero brano è ispirato a quello spartito. La dedico a tutti gli italoamericani perché è ispirata alla loro stessa comunità e forse li porterà indietro nel tempo.

– Qual è stato il momento più italo-americano della tua vita?

Mi ricordo che negli anni Ottanta mia nonna, dal lato Santucci della famiglia, cucinava e cuoceva nel forno per ore e io mi ricordo il profumo delle cose buone che proveniva dalla cucina.

Lo spartito è disponibile per tutte le Marching Band che vogliano proporlo durante le folkloristiche processioni religiose che tengono ancora in vita le tradizioni italiane all’estero.




Il giorno in cui si spense la voce più inconfondibile del secolo

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captura“Sono morta centinaia di volte” cantava Amy Winehouse in “Back to Black”. E non si poteva non crederle, perché la sua voce – il suo marchio di fabbrica – era unica al mondo, a suo modo un paradosso sonoro: profonda, vellutata e al tempo stesso abrasiva come una ferita che non guarisce mai, contemporaneamente inimitabile eppure imitatissima ai quattro angoli del mondo. Amy “era” una ferita ambulante, e pare quasi uno scherzo del destino che sia andata a unirsi – esattamente oggi dieci anni fa – al famigerato “Club 27”, ossia all’infinita schiera di rockstar luminose come stelle polari che hanno lasciato questo mondo a soli 27 anni: Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Brian Jones, Kurt Cobain. Ed Amy.

La trovarono morta il 23 luglio 2011 nella sua casa di Londra, nella sua amata Camden, nel suo letto, uccisa da una quantità di alcol che avrebbe stroncato anche un bufalo. Ma l’eternità l’aveva conquistata, forse controvoglia, già da molto tempo, sin da quando prese in mano la sua prima chitarra, a 13 anni, cominciando da subito a scrivere i suoi pezzi, sin da quando la cacciarono di scuola a causa del suo riottoso rapporto con la disciplina.

Solo due album fatti di una maliosa mistura di soul, jazz e pop, un’immagine sulfurea e tenera al tempo stesso fatta di dannazione, capelli corvini come il mascara che incorniciava i suoi occhi: ma Amy Winehouse è rimasta impressa nella mente e nel cuore ben oltre il breve tempo del suo passaggio sulla Terra.

A Camden Town tutto gira ancora intorno al suo mito, con la sua statua di bronzo allo Stables Market, a due passi dai negozietti di musica, dai pub e dai tavoli da biliardo che erano il suo mondo.

“Direi che il jazz è la mia lingua”, ripeteva spesso Amy. Che a tutt’oggi è considerata una delle più significative cantanti britanniche di sempre, un incrocio senza tempo tra Ella Fitzgerald, Nina Simone e le dive anni sessanta della Motown, ma anche stella polare per chi verrà dopo, come Adele o Celeste che dir si voglia.

Cresciuta a pane e jazz (alcuni suoi zii erano musicisti professionisti), curiosamente sempre fedele alle sue radici ebraiche, in anni in cui andavano per la maggiore le “girl-groups” ed il più plastico “casting-pop”, a soli vent’anni pubblicò il suo album d’esordio, il folgorante “Frank”, tutto scritto da lei, che fu un successo notevole e per lei totalmente imprevisto: “Non credo che sarò mai famosa”, ebbe a dire la timida Amy in una delle sue prime interviste. “Credo che non saprei maneggiarlo, il successo, probabilmente sprofonderei nella pazzia”.

Fu quasi una profezia: proprio con “Black to Black”, pubblicato nel 2006 (a due anni da “Frank”), divenne una star mondiale, grazie alla geniale miscela di Motown, Doo-Wop e soul prodotti con spirito contemporaneo: in dote arrivarono cinque Grammy Awards e centinaia di altri premi, attirando al tempo stesso le copertine di testate internazionali come Rolling Stone e Variety. Il problema fu che non poteva più lasciare la sua casa senza essere travolta dalla tempesta dei flash dei paparazzi, presenti anche quando fu portata fuori la sua bara. Lei l’aveva detto, pare, ai suoi amici: avrebbe restituito tutti i premi e tutta la fama solo per poter tornare in santa pace in uno dei suoi pub.

“Sono solo una musicista sincera”, la sentiamo dire nel documentario “Amy Winehouse: Black to Black”, appena uscito per il decennale della morte. “Scrivo canzoni perché sono malata nella testa”, ripeteva la ragazza, che aveva assunto i suoi primi anti-depressivi già durante l’infanzia. “Devo scrivere tutto e cantare per sentirmi meglio”.

In effetti: “Black To Black” era un viaggio sonoro nel rapporto distruttivo con Blake Fielder-Civil, che fu suo marito dal 2007 al 2009, come appare lampante da canzoni come “Love Is a Losing Game” e “Wake Up Alone”. Un apparente scherzo – in realtà una scomoda verità – era la canzone “Rehab”, singolo d’immenso successo nato durante una passeggiata con il produttore Mark Ronson attraverso le vie di New York City: aveva bisogno davvero di curarsi dalla dipendenza da alcol. Non ci riuscì mai.

Fatto sta che “Black To Black” è stato per un certo periodo l’album in assoluto più venduto del 21esimo secolo, oltre a conquistare il disco di platino in decine di Paesi in tutto il mondo, dall’Australia alla Finlandia.   I suoi problemi con l’alcol non l’hanno l’abbandonata mai: riuscì, così pare, a disfarsi da crack e dall’eroina ai quali l’introdusse il marito (è lui stesso ad ammetterlo), ma il consumo di alcolici non fece che aumentare. Amy sempre più spesso saliva sul palco ubriaca, oppure appariva assente, qualche volta dimenticava i testi. La sua ultima tournee fu un disastro: a Belgrado inciampò sul palco, a tratti si rifiutò di cantare, fu subissata di grida non esattamente elogiativi del pubblico. Nei giorni successivi i media si scatenarono contro di lei. Il tour fu annullato.

Appena un mese dopo stupì tutti con una stupenda voce in una breve apparizione a un concerto di Dionne Bromfield, tanto da meritarsi una potente standing ovation. Eppure fu un’illusione: tre giorni dopo Amy Winehouse fu trovata cadavere dal suo bodyguard.

“Se morissi domani, sarei una ragazza felice”, sussurrava Amy. Il jazz ed il soul, la musica dell’anima, non erano bastati a salvarla.

AGI




Des/Aria: un violino che danza tra il Sud Africa e l’Australia con Luca Ciarla la Darkroom Contemporary

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ciarla3Il violinista e compositore Luca Ciarla e la Violipiano Music presentano una nuova collaborazione internazionale con la Darkroom Contemporary, straordinaria compagnia di danza contemporanea di Cape Town fondata dalla coreografa sudafricana Louise Coetzer. Insieme hanno ideato e realizzato Des/Aria, un affascinante video di danza contemporanea girato da Oscar O’Ryan in Sud Africa, protagonista la danzatrice Tania Mteto. Il brano musicale, dal titolo omonimo, sarà disponibile in tutti gli store digitali da oggi, 18 giugno, distribuito da The Orchard / Sony Music.

L’ideazione e la registrazione del brano hanno avuto una gestazione inusuale che raggiunge virtualmente anche l’Australia. Lo scorso anno Luca Ciarla è stato nuovamente invitato dal Melbourne Jazz Festival, questa volta per un concerto online vista l’impossibilità di viaggiare. Con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, Luca ha presentato la sua solOrkestra, un originale progetto in solo nel quale l’alchimista del violino crea musica con un pedale loop, la sua voce, un pianoforte a coda e un uso sapiente dell’elettronica. Des/Aria fu uno dei brani in scaletta, frutto di un’improvvisazione totale, una creazione estemporanea dalla prima all’ultima nota, anche nella forma musicale.

“Sono stato catturato da un semplice ostinato suonato al pianoforte e poi ho seguito solo l’istinto”, racconta Luca Ciarla. “Ho subito immaginato un futuro per quel brano, un’evoluzione in movimento, e ho pensato di farlo ascoltare a Louise”, ha aggiunto. “A lei è piaciuto molto e così è nato Des/Aria”.

Nel 2018 entrambi gli artisti si esibirono a Johannesburg al The Center for the Less Good Idea, straordinario spazio creativo fondato dall’icona mondiale dell’arti visive William Kentridge. (aise)




La Farnesina promuove la musica italiana nel mondo

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m4ut logoROMA\ aise\ – Lunedì 21 giugno, in occasione della Festa della Musica, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale presenterà un progetto per la promozione della musica italiana all’estero: Music For Uncertain Times. Un percorso in tre episodi video diffusi dalla rete estera di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura e sul canale Vimeo di italiana, il portale del Ministero dedicato alla promozione della lingua, della cultura e della creatività italiana nel mondo.

Commissionato dalla Farnesina, scritto da Andrea Lai e diretto da Francesco Coppola, il progetto consiste in tre performance musicali inedite ed esclusive, registrate da protagonisti della canzone italiana contemporanea in alcuni luoghi rappresentativi del patrimonio culturale del Paese: Francesca Michielin e Vasco Brondi al Museo del Novecento di Milano, Fiorella Mannoia e Clementino al Castel dell’Ovo di Napoli e La Rappresentante di Lista a Palazzo Butera a Palermo.

Un percorso che crea un dialogo fra musica, patrimonio culturale e linguaggio cinematografico. La cornice è offerta da tre gemme architettoniche: uno dei musei più giovani di Milano, il castello più antico di Napoli e un complesso monumentale simbolo di Palermo. Al loro interno è protagonista il pop italiano contemporaneo, con tre performance dal vivo esclusive e in versioni inedite. I riflettori sulla musica si trasformano poi in riflessioni sulla musica in questi momenti incerti, attraverso le parole degli artisti raccolte subito dopo le performance.

Francesca Michielin e Vasco Brondi sono due tra gli artisti più interessanti della scena musicale italiana attuale: lei cantautrice polistrumentista che festeggia proprio quest’anno i suoi dieci anni di carriera, lui pioniere della scena indie con il progetto Le Luci della Centrale Elettrica che ha ora intrapreso la sua carriera da solista. Hanno inaugurato il 2021 collaborando al singolo Cattive Stelle. In Music For Uncertain Times lo eseguono per la prima volta dal vivo, pianoforte e voce, al Museo del Novecento di Milano.

Fiorella Mannoia ha accompagnato con la sua inconfondibile voce gli ultimi cinquant’anni della musica italiana, Clementino è una colonna della scena hip hop italiana del nuovo millennio. Due artisti provenienti da universi all’apparenza distanti anni luce, che si incontrano tra le mura del Castel dell’Ovo per un intreccio tra chitarra e rap con vista sul golfo di Napoli. Una performance resa ancora più magica dal brano scelto: Terra mia di Pino Daniele.

La Rappresentante di Lista – progetto nato nel 2011 dall’incontro tra la cantante Veronica Lucchesi e il polistrumentista Dario Mangiaracina – è stata tra le più grandi rivelazioni dell’ultimo Festival di Sanremo, dove ha conquistato pubblico e critica con Amare. Nella sua Palermo, avvolto dall’aura settecentesca di Palazzo Butera, oggi laboratorio d’arte e avanguardia del Mediterraneo, il duo esegue proprio il brano sanremese, in un’elegante, intensa e sperimentale versione per pianoforte e archi.

Music For Uncertain Times racconta la musica arte fra le arti. Lo fa attraverso i musicisti, le loro note e le loro parole, mentre riflettono sulla musica in tempi di cambiamento, sul suo essere guida quando l’orizzonte muta, di essere bellezza contro la paura. Riempie di musica architetture nate per altri scopi raccontate dalle voci di critici e curatori d’arte: Gianluca Marziani al Museo del Novecento, Paola Ugolini a Castel dell’Ovo e Claudio Gulli a Palazzo Butera. Tre intense cartoline musicali della nuova bellezza italiana, tre nuovi contenuti gratuiti disponibili a tutti dal 21 giugno su italiana. (aise)




Mi corazón, il nuovo singolo in bachata di Ennio Marchetti

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mi corazón sencilloEnnio Marchetti, direttore di Fatti Nostri, che abbina l’attività di scrittore e giornalista a quella di cantautore, presenta in questi giorni il suo ultimo singolo.

Si tratta di “Mi corazón”, una bella bachata tratta dal suo recente album di genere latino “Nicolasa y otras historias”, realizzato con la collaborazione del musicista e arrangiatore dominicano Freddy Valdez.

Il singolo è presente, e si può ascoltare, in Spotify e in Soundcloud al link




Italia/Brasile: la tradizione nordestina del cantante brasiliano PS Carvalho

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img 20210512 wa0140La risonanza musicale educativa presentata sulla Connessione Italia Brasile.

La tradizione nordestina è una delle componenti della cultura brasiliana.
Tra la miriade dei musicisti e compositori  brasiliani che sono nati nel nord-est del Brasile, regione caratterizzata dalla forte presenza del sole e della musica, vi accompagno alla scoperta di un talentoso cantante, PS Carvalho.

Paulo Sergio Oliveira de Carvalho, medico, ingegnere, insegnante e compositore, originario di Joao Pessoa, stato della Paraiba con le sue composizioni cantate nelle piazze, nelle televisioni e nei diversi luoghi raggiunge fama nazionale e internazionale.

Tra le caratteristiche che lo contraddistinguono ha tre passioni:musica, famiglia e scuola. Il suo repertorio assume la funzione educativa ed etica della musica e consiste in canzoni di testi sorprendenti, temi con importanti valori educativi. Un cantante di vari generi: MPB, Rock, Samba, Forrò, Pop Rock e musica romantica. Dotato di un stile inconfondibile con la  particolare sensibilità musicale, la gestualità nella rappresentazione, la forza, la “verve”,  la capacità di gestire i vari generi che sono gli aspetti più significativi per determinare il suo successo. E, da grande interprete, riesce a esprimere  diverse facce in un solo musicista.

Una figura di grande incidenza nel contesto musicale brasiliano che lascia una traccia di rilievo nella musica  popolare con la tradizione nordestina e il suo aspetto “poetico-passionale.

img 20210511 wa0244Quando si pensa alla musica popolare brasiliana la mente corre immediatamente alla samba, bossa nova perché sono i due ritmi che maggiormente sono conosciuti nel mondo ma può anche darsi che qualcuno, amante della cultura brasiliana o semplicemente più informato, conosca anche altre espressioni musicali quali il forrò che senza ombra di dubbio è un elemento principale della musica nordestina.

PS Carvalho con il forrò ha inventato tecniche di messaggio creativo, scritto diversi pezzi. Ha quindi idee chiare sul suo futuro musicale ed ha indicato come sua principale fonte d’ispirazione “l’umanizzazione”. Talentoso e  innovatore  nella composizione. Il più creativo e influente della città di Joao Pessoa.”.

Le curiosità sulla  carriera, vita e le collaborazioni.

Ha iniziato la sua carriera in Joao Pessoa nel 2017 con  il suo primo album Homo Sapiens.

Determinante fu l’incontro con il suo produttore musicale Janison Carvalho, Da cui nacquero le messe importante per l’artista. Attualmente, sta lavorando incidendo le canzoni per il suo nuovo album intitolato “Forrò Bambino” in collaborazione con un altro rinomato cantante brasiliano Fabiano Guimaraes. Trattasi di un nuovo progetto musicale educativo che trasmette alla comunità valori positivi riguardanti la formazione dei veri cittadini, sottolineando il ruolo centrale nella formazione di base. Un modo ideale per la musica autentica regionale.

PS Carvalho è autore di 41 brani che parlano d’amore, amicizia e felicità. È un conduttore radiofonico che fa uso della strumentazione tecnologica adeguata. Ha creato il “Programma Risonanza Musicale”e il podcast “ Curiosità musicale” con una puntata a cadenza settimanale. Un vero laboratorio musicale che è diventato il centro dei suoi progetti.

img 20210513 wa0161PS Carvalho: un vero cantastorie di Joao Pessoa

Città di magiche suggestioni, destinazione tropicale e tutta da scoprire spesso chiamata “la terra dove il sole sorge prima” o “La Porta do Sol”, un luogo che suona cosi musicale all’orecchio è considerata la culla dei cantastorie, la città da cui  nacquero i più bravi poeti, in primis PS Carvalho.

Il pubblico è la gente semplice, composto per la maggior parte da contadini, artigiani e lavoratori per la quale onore, amicizia, onestà e famiglia non sono semplici parole, ma chiavi di vita.

In queste cornice, ebbe un ruolo di considerevole importanza il musicista PS Carvalho, non soltanto per la sua musicalità ma per la  forma di porgere un pratico insegnamento umano e una funzione sociale importantissima.

Visitate le pagine di questo artista, per conoscere la loro storia, poesia e la loro musica.

Https://www.psmusic.net




“Tranquilo”, il nuovo ballabilissimo “tormentone” per l’estate 2021

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copertina tranquiloEsce in questi giorni nelle principali piattaforme musicali internazionali il nuovo singolo di Ennio Marchetti, eclettico giornalista, scrittore e musicista, che da alcuni decenni vive nella Repubblica Dominicana.

Si tratta di “TRANQUILO”, un brano estremamente ballabile, il cui ritmo si rifà alla disco degli anni Ottanta, che ha la pretesa di trasformarsi nel tormentone dell’estate 2021.

“Tranquilo” gode del simpatico testo scritto dal compositore Mario Díaz, il songwriter dominicano più conosciuto e apprezzato da decenni a questa parte, che ha confezionato successi per alcuni dei più grandi cantanti latinoamericani dell’epoca, quali Celia Cruz, Sergio Vargas, Gilberto Santarosa e molti altri.

Il protagonista della canzone, racconta il testo, è stato lasciato dalla sua compagna che lo ha abbandonato su due piedi per un altro, portandogli via anche tutti i suoi soldi e pure il suo bel gatto grigio.

Però lui dice che, in fondo, non gliene importa nulla perché già ha trovato un nuovo amore “che vale per dieci” quello vecchio e ora si sente totalmente “tranquillo”. Balla, beve, canta, fa l’amore, “non c’è niente di meglio” afferma.

La musica di “Tranquilo” é stata scritta dallo stesso Ennio Marchetti, mentre l’arrangiamento è del maestro Freddy Valdez, con cui Marchetti vanta una proficua collaborazione anche nell’album “Ennio y Freddy”, dal titolo “Nicolasa y otras historias”, uscito nello scorso dicembre e già fruibile in Spotify, iTunes, Apple Music, Deezer, Bandcamp, Soundcloud etc.

“Tranquilo” è stato registrato negli Ibizt Studios di Las Terrenas con il prestigioso ingegnere del suono Brian Bizet, mentre i cori sono a cura di Yandra Morel, Roberto Cistellini e Stefano Rasia.

La copertina è curata da Clearco Giuria.

In Bandcamp è possibile ascoltarlo al link  https://ennioyfreddy.bandcamp.com/track/tranquilo e, chi lo desidera, lo può scaricare per un solo dollaro.




Jerry Geraldo, il re del Latin Dance Newyorchese

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unnamedJerry Geraldo è un organizzatore di eventi newyorchese, DJ, produttore, imprenditore, presentatore e artista musicale di origine portoricana.

Jerry Geraldo è anche produttore esecutivo di diverse produzioni musicali della sua etichetta discografica Encendido Records.

Il talentuoso Jerry Geraldo ha realizzato l’album dance indipendente più hot del 2021. Gli esperti di settore stimano che raggiungerà un milione di stream entro la fine dell’anno.

Gli album di Jerry Geraldo “Toca La Musica” e “Toca La Musica Film” sono un viaggio dance intorno al mondo, con luoghi panoramici interpretati da ballerini e modelli professionisti che raccontano una storia dall’inizio alla fine attraverso il movimento. Nei suoi brani coesistono una miscela di vari stili di house, hip hop, latino, reggaeton e inspirational salsa, combinati in uno stile unico.

Jerry non si rivolge solo alla comunità latina ma cerca di espandere il suo messaggio di gioia di vivere espressa con il movimento anche ad altre comunità, per esempio a quella afroamericana, e recentemente è stato anche ospite del programma italiano in Boston USA, Itali-Echo.

Potete ascoltare e ballare i suoi brani su tutte le maggiori piattaforme digitali o iscrivervi al suo frequentato canale YouTube Dj Jerry Geraldo.