È morto Phil Spector, il produttore ribelle (e pericoloso)

172846857 26d88b56 1628 481d a85f f284ba141b12

172846857 26d88b56 1628 481d a85f f284ba141b12Un genio, un folle, un violento: la vita, le carceri e le invenzioni di Phil Spector – morto all’età di 81 anni, e per sempre legato all’ultimo capolavoro dei Beatles, ‘Let it Be’ – è una delle leggende più nere della storia della musica. Sin dall’inizio segnata dall’alito della morte.

Sulla tomba di suo padre, morto suicida, c’è scritto “To know him is to love him”, ossia conoscerlo vuol dire amarlo. ‘To Know Him is to Love Him’ era anche il suo primo successo: aveva solo 17 anni, il suo gruppo si chiamava Teddy Bears, la casa discografica dovette precipitosamente stampare 18 mila copie perché le richieste arrivavano dalle radio di tutta l’America. Era il sideralmente lontano 1958.

Inizia così la leggenda di uno dei più grandi produttori musicali della storia del rock, geniale, feroce: ebbene Phil Spector, è morto in carcere in California, dove stava scontando dal 2009 una condanna a 19 anni, nientemeno che per omicidio.

“Philip Spector, è stato dichiarato morto per cause naturali alle 18.35 di sabato”, si legge nella nota diffusa dal Dipartimento della California. “La causa ufficiale del decesso sarà determinata da un esame medico presso l’ufficio del sceriffo della contea di San Joaquin”. A quanto riferiscono alcuni media americani, Spector era stato recentemente ricoverato per complicazioni legate al Covid.

Era stato arrestato nel 2003, nella sua sontuosa villa situata nel sobborgo di Alhambra, mettendo fine ad una delle vicende più gloriose (e anche controverse) del rock: il nome di Spector va messo di diritto tra i Dylan, i Beatles, gli Stones, è legato – oltreché a ‘Let it Be’ e al suo epico contrasto con Paul McCartney –  a una canzone-simbolo come ‘Imagine’, alla leggendaria tecnica di registrazione e di arrangiamento chiamata ‘wall of sound’, che ha fatto fare alla musica popolare del ventesimo secolo uno dei suoi balzi più prodigiosi.

Pioniere versatile ed eclettico, carattere instabile, irascibile, grande eremita del rock e grande innovatore, la vicenda artistica di Phil Spector merita un romanzo a sé (non a caso nel 2013 gli è stato dedicato un film con Al Pacino nei suoi panni, diretto da David Mamet): nato nel ‘40 nel Bronx da una famiglia di origini russe, Philip Harvey Spector era un genio precoce. A 21 anni, grazie ai Teddy Bears, era già miliardario.

Negli anni sessanta e nei primi anni settanta il passaggio di Spector cambia definitivamente i canoni del fare musica. È quello a cui devono la fortuna gruppi femminili come le Crystals e le Ronnettes, è quello del cameo-cult di ‘Easy Rider’ (fa la parte del pusher), è lui l’uomo dietro la consolle per alcune delle realizzazioni più belle di Ike & Tina Turner, ha scritto insieme a Mick Jagger ‘Little by Little’, ma – soprattutto – il suo nome sarà per sempre legato all’invenzione del ‘wall of sound’, il “muro del suono”: orchestrazioni sontuose (sovente con fiati e percussioni), sovraincisioni, contrappunti inediti per l’epoca del pop, numerose chitarre una sull’altra e via dicendo.

Un approccio complesso, che finì per cambiare la fisionomia dell’album ‘Let it Be’ dei Beatles – il disco che uscì nel 1970 a suggellare la fine dell’epopea dei Fab four – tanto da far inviperire Paul McCartney, che ritenne completamente snaturato il brano ‘The Long and Winding Road’, infarcito di fiati e archi, tanto che il buon Paul arrivò a minacciare casa discografica, manager e lo stesso Spector di azioni legali.

In effetti, aveva cambiato la natura profonda del disco, nato come un album ‘nudo’, realizzato praticamente in presa diretta, quasi ‘live’. Va detto, oltretutto, che negli anni successivi McCartney, quando suonava ‘The Long and Winding Road’ dal vivo ricorreva sostanzialmente all’arrangiamento dell’infido Spector, che forse ne aveva intuito la natura profonda.

Eppure, ‘tradimento’ dei Beatles a parte, sarebbe del tutto fuorviante considerare Spector una sorta di folle “wagneriano” del pop. Un esempio tra tanti: ‘Imagine’ di John Lennon. Suono allo stato puro, pulito, commovente per quanto è spoglio, “registrata come se fosse cantata al bagno” (la definizione è di Lennon).

L’album triplo ‘All Things Must Pass’ di George Harrison è, sì, roba da ‘wall of sound’, ma in versione paradossalmente intimista: è un disco saggio, se così si può dire, che dimostrò una volta per tutte che il genio di George era pari a quello degli ingombranti Paul & John. Allo stesso modo, va ricordato il marchio Spector anche su dischi sideralmente lontani tra di loro, come ‘Death of a Ladies Man’, di Leonard Cohen, ed ‘End of the Century’, dei Ramones, considerata una delle Bibbie del rock-punk americano.

Non che fosse un tipo alla mano, Spector. Narrano le cronache che avesse una vera passione le armi da fuoco. Il che, combinato al suo carattere, e rappresentava una miscela a dir poco esplosiva. Citato in tutte le storie del rock lo scontro in sala di registrazione proprio con i Ramones, che l’accusarono, nell’80, di averli minacciati con una pistola.

Nel 1977 fu Leonard Cohen a dire che il produttore era “un pazzo fuori da ogni controllo”.  Lui non fece mai niente per contraddire la sua pessima fama. Anzi. “Vado in collera quando la gente dice che il rock’n’roll è cattiva musica: possiede una spontaneità che non esiste in nessuna altra forma musicale… è la sola ed è l’autentica cultura americana”, dichiarò una volta.

Pare che fosse soggetto a depressioni, che fosse irascibile. Nel 1974 riportò ferite e ustioni in seguito ad un incidente d’auto: si disse, allora, che si trattava di una messinscena per sottrarsi alle pressioni dello ‘show business’. È un fatto che dopo l’incidente, Spector prese a fare una vita da eremita, rinchiudendosi nel suo “castello” degno del Charles Foster Kane di ‘Quarto Potere’ di Orson Welles, perseguitato dalle proprie ossessioni, vittima dell’alcolismo, protagonista, talvolta, di atteggiamenti violenti.

Degna di un romanzo nerissimo di James Ellroy la storia del 2003: dopo che dei vicini di casa furono svegliati all’alba da tre o quattro colpi da arma da fuoco, la polizia trova immediatamente il cadavere di tale Lana Clarkson. Bionda scultorea di 40 anni, riversa sui marmi dell’ingresso dell’improbabile castello bianco californiano che troneggia in mezzo ad una sfilata di casette familiari. Faceva l’attrice di alcuni film di serie B, tra cui uno con Roger Corman (‘Barbarian Queen’, un cult nel suo genere), vari serial tv (tra questi ‘A-Team’), un po’ di spot televisivi. Spector, arrestato e interrogato, in un primo momento fu rilasciato su cauzione (un milione di dollari), per poi scegliersi come difensore Robert Shapiro, uno dei legali del caso O.J. Simpson. Non bastò per scagionarlo.

Quello che seguì, e che gli procurò l’ultimo scorcio di vita passato interamente dietro le sbarre, non fu il suo primo processo: nel 1998, messo alla sbarra dopo che l’ex moglie Veronica (già cantante delle Ronettes) l’aveva accusato di averle sottratto introiti per 7 milioni di dollari, Phil trasformò l’interrogatorio in uno show. Accusa: “Signor Spector, si dice che lei fosse un perfezionista incallito, che costringeva gli artisti a passare ore in studio per ottenere il suono che desiderava, senza alcun riguardo per la loro stanchezza. È per questo che lei era considerato un genio?”. Spector: “Ma lo sono ancora. Sono costretto a dirlo, sono sotto giuramento”. Accusa: “Però qui lei ha chiesto una pausa e un bicchier d’acqua. Attenzioni che non aveva per i suoi artisti”. Spector: “Aveva un sapore strano quell’acqua: signor giudice, chiedo che venga fatta un’analisi per scoprire se l’accusa ha tentato di adulterare il mio bicchiere d’acqua”. Genio, follia e morte: per un nuovo film basta e avanza.   AGI




Silvana Di Liberto: una canzone che ha ispirato l’epidemia di Covid-19

home

IMG 20201128 WA0025Tra le preoccupazioni per la diffusione del coronavirus, c’è stato spazio anche per l’ingegno musicale. Dalla Spagna infatti  Silvana Di Liberto ci annuncia per gli amanti della musica elettronica, il suo primo brano, scritto da lei in inglese, con titolo “earth”, in italiano “Terra”.

Registrato in casa a causa del confinamento, in collaborazione con Csar Work di Bravísima Social Radio e prodotto da Jose Franko Dj.

La canzone è già disponibile su tutte le piattaforme digitali e per chi non fosse registrato in questi siti, si può trovare anche in youtube:

Il tema parla di questo momento che ci accomuna tutti, il nostro nemico numero 1, il coronavirus, dando però un tocco di umorismo e ottimismo.

Non ho il coronavirus, afferma. Ho Raccontato che sono una siciliana, vivo in Spagna e che ho preso il virus ma stò bene e non mi è successo niente di grave.

Tutti adesso parlano della pandemia e così decido di ritirarmi in Riviera per stare sola in lockdown…

Vengono ripetute queste 2 frasi: lascia la musica nella tua vita e dentro di te.

Concludendo che la musica ci salva, ci fa compagnia in questi momenti difficili e di solitudine e ci aiuta anche per un po’ a evadere dalla dura realtà di tutti i giorni.

Scrivere il testo à stato veloce e piacevole e  il  mio timbro è molto cattivo come il virus che gode di quello che sta facendo.

Ho inserito parole in lingua francese, perchè  amo la loro cultura e gastronomia,  italiane per rappresentare il mio paese e, infine, spagnole per il legame forte che mi unisce.

Adesso sto continuando con i due dj spagnoli,  con altre idee di musica chill out, house, con tocchi di funky e invece, per chi ama la musica italiana, insieme al chitarrista  Emanuele Di Bella, sto preparando delle cover, con un’altra prospettiva musicale e canora ma lasciando sempre l’originalitá  di chi ha composto.

Le troverete nella pagina di youtube Silvana Di liberto:

https://www.youtube.com/watch?v=fUO9J1C1o08

 

Questo il testo della canzone:

Je suis sicilienne and i live in Spain

i’ ve the virus but i feel very ok

very well

very good

in my life… lockdown

no SIENTO nada

no sento niente

i don’t feel anything

 

all the people in the world talk about pandemic

So i go in Riviera for staying alone

let the music and play rec  es mi voz

 

leave me only the music dans ta vie

leave only the music inside you

 

music saves everything

only music can help us




Il Festival di Napoli, per rinverdire la grande tradizione della canzone partenopea

Captura 4

130971986 193680962473586 5745469156083388502 nIl Festival di Napoli dal 2015 si svolge regolarmente ogni anno al teatro storico cittadino per antonomasia dei festival: Il Politeama a cui fa concorrenza soltanto il Mediterraneo.

Esiste  da  ben  5  anni  ed  è  autorevolmente  Patrocinato  Moralmente  dal  Comune  di  Napoli  e  dalla  Regione Campania

Il  festival  nasce  dalle  ceneri  di  quello  mitico  della  RAI  che  dagli  anni  ’50  (1952)  fino  agli  anni  ’70  (1971)  spopolò  dapprima nei bassi poi nella medio borghesia e infine diventò, un appuntamento habitué dei salotti persino dell’alta, ma ormai  decadente  aristocrazia!  La sua  capacità  di  unire  un  popolo  così  socialmente  diverso  da  un  quartiere  all’altro  persino nel linguaggio, lo rese un vero e proprio collante di culture sia pur diverse, ma con punte di creatività comuni, fattori fondamentali a salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, utili all’innalzamento del livello formativo  dei  cittadini  del  popolo  e  all’abbassamento  di  quello  prosopopeico  degli  “intellettuali”  e  aristocratici  del  tempo. Un giorno di festa, di pace e di livello culturale uguale per tutti.

Affermano gli organizzatori: “La linea artistica scelta dal festival è da sempre fautrice contro i razzismi musicali, ed è per questo che comprende un po’ tutti i generi, evidenziando lo stato attuale in cui versa la canzone napoletana, con i suoi pro e contro, privilegiando però principalmente quelli basati sulla creatività, sulla ricerca musicale  che  non  contempli  cambiamenti  sostanziali,  contaminazioni  fuorvianti  e  deviazioni  scellerate…  ma  altresì,  promuova    quelli  che  cercano  di  partire  dall’origine  musicale  nel  rispetto  della  tradizione, quella che rese famosa la canzone di Partenope in tutto il mondo perché custode di  tutti  i  suoi  elementi  più  solari  e  arcani  per  trasferirli  all’interno  della  nuova  prospettiva  musicale che questo festival si onora di incoraggiare,  rendendola riconoscibile come succede per il Flamenco, la musica brasiliana, quella francese e anglosassone”.

Questo nuovo e rinverdito festival è diretto e ideato da Massimo Abbate (figlio di Mario, cesellatore della  canzone  napoletana  e  primo  interprete  di  celeberrime  canzoni  di  successo  mondiale  quali:  Malafemmina,  Anema  e  core,  Luna  Caprese,  Indifferentemente  e  non  ultima  Core  napulitanoche vinse il festival del 1965).

Massimo  attento  appassionato  di  canzoni  napoletane,  ha  studiato  pianoforte  al  Conservatorio  S.  Pietro  A  Maiella  ed  è  un  affermato  attore  di  teatro  di  cinema,  televisione.  In  qualità  d’interprete  canoro, è stato tra i protagonisti del festival di Sanremo del 1979.

Il programma prevede che, nel  corso  della  prima  serata, il prossimo 28 di dicembre,  si  esibiranno  i  10  artisti della  New  Generation  2020.

Nella seconda serata  si  esibiranno  gli artisti della sezione Lirica.

Nella terza serata saliranno sul palco del Festival artisti nazionali ed internazionali che proporranno musica partenopea, del bacino del Mediterraneo e lirica. Quindi l’esibizione degli artisti in gara cui seguirá la premiazione.




L’artista toscano Valerio Simonelli canta Pinocchio per il Maestro Corsi

1a2a5252 1a78 4153 b1db bc6df6ad4bfc“Io, Pinocchio” è il titolo del nuovo brano di Clearco & Piciocchi, autori italiani residenti da molti anni in Repubblica Dominicana, interpretato dall’artista pisano Valerio Simonelli.

La canzone è piaciuta al maestro Armando Corsi, che l’ha voluta inserire nell’ultimo album in uscita il 10 dicembre, “Una Canzone con il Maestro”, compilation di brani selezionati di diverso genere musicale con arrangiamenti virtuosi, dove il maestro Corsi dà prova del suo estro esaltando i brani con dei virtuosismi di chitarra davvero accurati.

Un testo molto particolare quello di “Io, Pinocchio”, dove il famoso personaggio di Collodi viene visto come metafora dell’artista, dall’esistenza unica, fuori dai conformismi e dalle regole imposte, con il peso della lontananza dalla “normalità”.

Credo che su Pinocchio, simbolo del bugiardo per antonomasia, ci sia un equivoco – dice Clearco, autore del testo – Sono sempre stato convinto che Collodi volesse dire il contrario con la metafora del naso che cresce, ossia che a Pinocchio, la piccola bugia tipica dei fanciulli, la si potesse facilmente leggere in faccia! Ma Pinocchio è tutt’altro che un bugiardo, al contrario un personaggio di cuore, istintivo, simbolo dell’essere unico, irripetibile, fantasioso, com’erano i ragazzi prima del processo di uniformazione scolastica obbligatoria”.

Questa canzone è nata sotto un’aurea magica – dice Valerio Piciocchi, autore della melodia – in principio scartata e poi ripescata, ha trovato in Valerio Simonelli l’interprete perfetto. E il giorno dopo che l’abbiamo finita di scrivere, siamo stati invitati a presentare il brano ad Armando Corsi, che l’ha selezionata per il suo album!”.

d48c4dbe b314 4207 ba92 d76b38d414a6L’interprete Valerio Simonelli, artista, cantautore, musicista e arrangiatore pisano, insegnante di musica e performer da anni su numerosi palchi con varie formazioni, ha sentito immediatamente l’anima e lo spirito del brano, come un abito su misura, e l’ha interpretato con forte carica emotiva.

La parte tecnica di registrazione, mix e mastering è stata curata dal produttore musicale Nicola Ursino, mentre la distribuzione nei principali digital stores è a carico della M&N Vox di Marco Di Maio.




“A Better World” di Phil Mitchell Band: un augurio in musica per un 2021 migliore

1 front 1

vlcsnap 2020 11 19 17h55m40s431di VIVIANA DRAGANI.

Un album che sprizza positività: tra le righe dei testi emerge in ogni canzone la consapevolezza di vivere in un mondo che nonostante tutto è un posto meraviglioso (The word is a beautiful place). Le sonorità sono varie: si spazia da quelle irlandesi (Irish Rose), a quelle gospel (God Bless This Child) a quelle squisitamente pop (My Love Is True) a quelle decisamente rock (Never Let it Die) con un magnifico solo di chitarra. E ancora atmosfere alla Extreme con il delizioso brano armonizzato a due voci che dà titolo all’album “A Better World” con inserti di mandolino.

In tempi bui come questi, avrete sicuramente più tempo per ascoltare musica in casa, seriamente, con dei buoni amplificatori e non con le cuffiette dell’IPod. Bene, questo è un ottimo album da ascolto, perfetto anche in cuffia per isolarvi completamente ed entrare in un mondo migliore per tre quarti d’ora.

Unicità dell’album è che Phil Mitchell Band, band con base a Chicago, non ha frontman fisso e piuttosto ama collaborare con diverse voci maschili e femminili, il che rende l’album ancora più interessante grazie al contributo dei vari ospiti della band, ognuno con la sua capacità interpretativa e vocale.

La nostra redazione ha avuto il piacere di intervistare una delle interpreti femminili di questo album, Elena Ravelli, vocalist cremonese, che ha inciso “The World is a Beautiful Place”.

Elena, tu vivi in Italia, come hai conosciuto Phil Mitchell Band?

Ho conosciuto la band in maniera singolare. Per gioco, infatti, durante il lockdown, mi sono iscritta ad una nota piattaforma per freelancers americana, e ho iniziato ad offrire i miei servizi di cantante. E’ stato un successo inaspettato, ho evaso oltre cento ordini in poco tempo e tra le varie opportunità ho conosciuto Phil Mitchell Band e ho un progetto in ballo che ha addirittura a che fare con i mitici Take Six.

Elena, che tipo di musica proponi live? 

Beh sapete Cremona è la città della grande Mina e noi proponiamo da parecchio tempo un progetto a lei dedicato. Faccio live da quando avevo 14 anni e ora ne ho quasi 40 quindi ho accumulato tantissima esperienza.

Che tipo di background hai?

Ho iniziato a cantare arie d’opera, a suonare il piano, come nella tradizione cremonese, ma poi ho virato su un percorso più moderno ed ecco qua la mia vocalità, pulita, precisa, potente.

Qual è il tuo brano preferito di “A Better World”, oltre a quello che hai interpretato?

Mi piace moltissimo God Bless This Child, soprattutto in questo periodo prenatalizio credo crei l’atmosfera giusta. E’ un ottimo brano, che strizza l’occhio a Billie Holiday e al contempo se ne distanzia. Da non perdere.

Dunque non resta che ascoltarlo, acquistarlo, regalarlo, sarà sicuramente di ottimo auspicio.




È online il nuovo brano di Erika Veras, “I Tuoi Occhi Assenti”.

07f59ebf d2d2 4fbd bc5b eab0c68d2f66

c448ab74 8084 49d8 bb1e 4b503ea99c7aIl singolo della cantante dominicana Erika Veras è ora disponibile in digital download sulle principali piattaforme streaming.

Si tratta di “I Tuoi Occhi Assenti”, brano scritto da Clearco & Piciocchi, autori italiani residenti in Repubblica Dominicana da diversi anni.

Il brano è il racconto disperato di una donna che non vuole arrendersi agli eventi e decide di cambiare così il proprio destino e quello dell’uomo amato. Con un piccolo “giallo” da risolvere nella sottotraccia del racconto.

L’arrangiamento del brano è stato affidato alle sapienti mani di Paolo Di Bernardo, che ne ha curato i suoni e la linea melodica al pianoforte, accompagnato dalla briosa chitarra elettrica di Elias Santos, il tutto per risaltare l’emozionante interpretazione di Erika e la sua notevole estensione vocale.

Il brano è stato registrato, mixato e masterizzato nello studio IBIZT di Las Terrenas (RD) dall’ingegnere del suono svizzero Brian Bizet.

Erika Veras è una cantante, modella e attrice classe 1993 di Santo Domingo, capace di esibirsi in spagnolo, italiano, inglese, francese e portoghese.

Nel 2011 inizia la sua carriera artistica come voce del gruppo musicale Plan Venus, con il quale si esibisce sulle reti di Telecentro, Tierramerica e Antena Latina.

Nel 2015 partecipa al programma televisivo Super Star Straordinaria in onda su Telemicro Canale 5, e inoltre diventa voce solista principale del gruppo musicale Kromos de Plata.

Nel 2016 prende parte a una serie di concerti per la catena alberghiera Iberostar e nel 2017 per la catena alberghiera Viva Wyndham Hotel Resorts.

Nel 2019 partecipa al talent Dominicana’s Got Talent.




Francesco Santoliquido, un italiano a Tunisi

17tunisi

17tunisiÈ un’operazione filologica di rilievo quella proposta dall’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, che lancerà on line il 20 novembre prossimo l’iniziativa “Francesco Santoliquido, un italiano a Tunisi. Riscoperte musicali del ‘900 italiano“. Una sorta di viaggio nel tempo che ci riporterà agli inizi del secolo scorso quando la vita culturale a Tunisi era intensa e fortemente influenzata da quella italiana, con ben tre teatri della capitale dedicati alla promozione di intere stagioni di Opera e musica classica.
Scopo del progetto è riscoprire il lavoro di un compositore campano che ha vissuto a lungo in Tunisia tra il 1912 ed il 1927, proprio nel periodo più fulgido della presenza culturale italiana nel Paese nordafricano, mettendo in luce una parte della storia degli italiani in Tunisia, spesso poco conosciuta.
L’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi proporrà sui propri canali on line il 20 novembre, dalle ore 17, un documento inedito, dedicato a Francesco Santoliquido e ai suoi rapporti con la Tunisia, suddiviso in quattro parti: un intervento di Silvia Finzi, docente all’Università de la Manouba di Tunisi, sulla genesi e la storia dell’Archivio delle Memorie Italiane di Tunisia; una ricerca della studiosa Rosy Candiani dal titolo “Interrogare le carte: il musicista Francesco Santoliquido a Tunisi”, avviata a partire proprio dai materiali presenti in detto Archivio; un intervento di Daniel Passalacqua, massimo esperto di musica e profondo conoscitore della storia degli italiani in Tunisia, sulle riscoperte musicali del ‘900 italiano, con una particolare attenzione per la vita e l’operato di Santoliquido in Tunisia; e l’esecuzione della “Sonata in la minore” di Santoliquido per violino e pianoforte, interpretata dal Gran Duo Italiano, specializzato nella riscoperta di compositori noti un tempo e spesso ingiustamente dimenticati.
Francesco Santoliquido (San Giorgio a Cremano, 6 agosto 1883– Anacapri 26 agosto 1971) è stato un compositore italiano. Dopo gli studi musicali al Conservatorio di Santa Cecilia (terminati nel 1908), dal 1912 al 1921 visse in Tunisia, soggiornando principalmente ad Hammamet. Si trasferì poi a Roma, ma continuò a passare molto tempo a Tunisi dove fondò una società di concerti e, nel 1927, una scuola di musica che poi divenne un conservatorio. Nel 1933 si stabilì ad Anacapri.
Il Gran Duo Italiano, composto da Mauro Tortorelli al violino e Angela Meluso al pianoforte, da oltre 10 anni si occupa di riscoprire tesori musicali italiani e non, ingiustamente dimenticati, portando alla luce veri e propri tasselli mancanti della storia della musica con un lavoro di ricerca accurato e costantemente documentato attraverso incisioni discografiche in prima mondiale e valorizzato e divulgato attraverso masterclass, seminari e concerti in tutto il mondo.




Addio a Stefano D’Orazio: batterista dei Pooh

unnamed 1

unnamed 1Addio a Stefano D’Orazio, storico componente dei Pooh. L’artista, batteria, voce e flauto traverso della band, si è spento a 72 anni dopo un ricovero in ospedale. A darne la notizia gli amici e colleghi di sempre: Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli.

Il batterista dei Pooh è mancato ieri sera, presso la struttura Columbus del Policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato da una settimana. D’Orazio era in via di guarigione da una patologia che stava curando da circa un anno e al lavoro su alcuni progetti che gli stavano molto a cuore, quando è risultato positivo al Covid che ha compromesso irrimediabilmente il suo stato di salute.

In un post sui social poco dopo la mezzanotte i Pooh hanno scritto: “Stefano ci ha lasciato! Due ore  fa… era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato… oggi pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando… poi, stasera, la terribile notizia. Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con se stessa. Preghiamo per lui. Ciao Stefano, nostro amico per sempre… Roby, Dodi, Red, Riccardo”.

LA MOGLIE “Ho perso una parte di me stessa, Stefano era la mia forza, il mio sorriso, mi mancherà tutto di lui”. Così la moglie di Stefano D’Orazio, Tiziana Giardoni.

I POOH Entra a far parte dei Pooh nel 1971, in seguito all’uscita di Valerio Negrini, e vi rimane fino al 2009, scrivendo anche una parte dei testi delle canzoni del gruppo. Lascia la band dopo un tour di 38 date conclusosi a Milano e dopo un’ultima canzone inedita cantata a quattro voci, ‘Ancora una notte insieme’, contenuta nella raccolta omonima.

L’addio al gruppo avviene con una lettera commovente, nella quale diceva: “Sono al capolinea. Sto per scendere dalla grande astronave luminescente e fortunata che per tanti anni mi ha trasportato oltre le mie aspettative in una lunga avventura indimenticabile, spesso faticosa, quasi sempre straordinaria”, e concludeva con “Grazie, io scendo qui”.

Rientra nel gruppo nel 2015, in occasione del cinquantennale della band e scrive gli ultimi suoi tre testi per il gruppo: ‘Tante storie fa’, ‘Le cose che vorrei’, ‘Ancora una canzone’, che sono anche le uniche canzoni di tutta la discografia del gruppo interpretate a cinque voci alternate, anche con Riccardo Fogli.

SOLISTA Numerosi i progetti solisti, comprese diverse incursioni nel mondo del musical, fra le altre la stesura dei testi italiani del  musical ‘Mamma Mia’ su richiesta degli Abba, ‘Aladin’ scritto da lui,  ‘Pinocchio’ di cui scrive i testi, ‘W Zorro’, ‘Cercasi Cenerentola’. Nel 1975 è autore di tutte le 11 tracce del disco di esordio di Alice, La mia poca grande età. Nel 1986 scrive il testo della canzone Grande grande amore per Lena Biolcati, con il quale vince il Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte.

PRIMA DEI POOH Alla musica e all’adorata batteria D’Orazio si era avvicinato negli anni del liceo, con il gruppo The Kings, prima band cui seguono, stessi componenti nuovo nome, The Sunshines. Con loro l’esordio da  paroliere firmando ‘Ballano male’.

Per vivere di musica D’Orazio declina l’arte in ogni direzione,  incrocia anche Carmelo Bene fornendo la colonna sonora del suo  spettacolo “Osram”, poi entra nel gruppo Italo e il suo complesso, che diventa in breve I naufraghi. Apre due ‘Cantine Club’ a Roma e lavora  per la Rca, fa la comparsa a Cinecittà, comparendo in una decina di  film tra cui diversi spaghetti western e una pellicola con Totò.

DODI “Stefano D’Orazio era il fratello che io, figlio unico, non avevo. Quando perdi una persona così cara, soffri da morire, ma non ti rendi conto subito di quello che è successo”. Dodi Battaglia, chitarrista dei Pooh, ricorda così con l’Ansa lo storico batterista del gruppo, morto ieri sera a Roma. “E’ una tragedia. Le lacrime di questo momento sono solo una minima parte di quelle che verseremo quando andremo nell’ufficio in cui c’era lui, quando vedremo una Jaguar bianca come quella che aveva lui o quando vedremo un altro batterista volteggiare con le bacchette come faceva lui”.    Il dolore è aggravato dal pensiero dell’amico che muore isolato in un letto a causa del Covid-19. “Stefano non stava bene, ma non sembrava niente di così allarmante. Era ricoverato a Roma in una struttura sanitaria. Si era infettato con questo virus, ma come tante altre persone… Fino a tre ore fa aspettavo un messaggio di aggiornamento e invece mi è arrivata questa mazzata che mi ha spezzato le gambe. E’ devastante immaginarlo morire in solitudine”, confessa Dodi.    “Il legame di questi 50 anni, le cose che abbiamo fatto insieme, ci hanno uniti forse anche più di un vincolo fraterno di sangue”, aggiunge.

Con gli altri Pooh, Red Canzian, RobyFacchinetti e Riccardo Fogli, si piange al telefono in questa notte. Tra gli infiniti ricordi che legano Dodi a Stefano c’è una canzone dal titolo ‘Un vero amico’, di cui Battaglia aveva scritto la musica e D’Orazio il testo. “Lui e Valerio Negrini hanno scritto parole bellissime delle canzoni dei Pooh. Per farlo come hanno saputo farlo loro, devi avere una grande profondità. Stefano era romano, trasudava una grande umanità e bonarietà. Conoscendo entrambi i suoi genitori – racconta ancora Dodi – posso dire che aveva preso il meglio da ciascuno di loro:aveva una mamma straordinaria e un papà integerrimo. Stefano era una persona con tante virtù: trasparenza, onestà , sensibilità, intelligenza”.

D’Orazio fu il primo a lasciare i Pooh. “Contrariamente ai miei colleghi – ricorda Dodi – dopo aver tentato in tutte le maniere di farlo rimanere, una decina di giorni dopo rinunciai. Pensai che quella fosse la scelta giusta. Feci questo ragionamento: se lui è mio fratello (e lo fa non per scappare a 60 anni con una ballerina bulgara) evidentemente ha preso una decisione che devo rispettare. Un amico vero fa così. Allora gli dissi ‘se non ti senti bene insieme a noi e sii felice, fai il monaco buddista, apri una gelateria a Torvaianica, fai quello che vuoi'”.

Anche quando gli altri Pooh non c’erano, Stefano c’era.”Venne anche al Dodi day a Bellaria per me. Prese la macchina e mi raggiunse con altri amici come Mario Biondi, Gigi D’Alessio, Il Volo. E’ stato proprio un vero amico, un fratello con me e spero – conclude – di esserlo stato anche io per lui”.

LE REAZIONI “Ho controllato sul web non riuscivo a crederci ma è vero. #stefanodorazio stasera è morto. Il mio amico Stefano. Non riesco a dire altro, ma non pensate a lui solo come il batterista dei @Pooh. Era un uomo splendido”, scrive Enrica Bonaccorti.

E Barbara d’Urso scrive: “Sono disperata… un pezzo del mio cuore”. Poi c’è Caterina Balivo che scrive: “Senza parole per la perdita di Stefano D’Orazio, storico batterista dei #Pooh, band che ha segnato la storia della musica italiana. Questo 2020 non finisce più di sconvolgerci. Buon viaggio #stefanodorazio. Un abbraccio grande a Tiziana, sua moglie”.

Al messaggio di Roby Facchinetti, compagno di viaggio per oltre 25 anni con i Pooh risponde, postando l’emoticon di un cuore spezzato Lorenzo Jovanotti.

Enrico Ruggeri scrive: “Una persona per bene, sempre sorridente, piena di energia positiva. Una preghiera per lui e un abbraccio ai suoi fratelli di sempre. #stefanodorazio”.

Fausto Leali: “Un dolore immenso caro Stefano, non posso ancora crederci. Una persona perbene e sempre sorridente, buon viaggio amico, con grande affetto Fausto”.

I Nomadi: “Per chi vola non c’è frontiera. Ciao Stefano, salutaci le stelle”;

“Ciao Maestro. #StefanoDorazio #Pooh”, scrive il batterista di Jovanotti Saturnino Celani.

Su Facebook Amedeo Minghi scrive: “Roma perde un altro suo figlio. Vanzina, Morricone, Proietti… Anche Stefano ci ha lasciato. R.I.P.”.

Poi c’e’ Paolo Conticini che viola il regolamento della Rai per salutare l’amico: “So che stasera non potrei scrivere sulla mia pagina perché il regolamento di “ballando” lo vieta ma non riesco proprio a farne a meno. Una parte di me questa sera è volata in cielo. Tutta la mia vita è stata accompagnata dalle sue parole, dalla sua musica dalla sua sensibilità e dall’amore che riusciva a raccontare. Per me e’ devastante. Stefano D’Orazio ci ha lasciato. Se ne và un amico, un uomo per bene. Ciao Stefano”.

E l’attore Massimo Boldi scrive: “Piango in silenzio l’improvvisa scomparsa di Stefano D’Orazio, mi abbraccio forte ed affettuosamente a Roby, Red, Dodi ed alla famiglia di Stefano. Ciao Stefano, Mancherai a tutti noi”.

da Rai News




Monchy Capricho: un artista dominicano simbolo del suo Paese

Captura 2

08d671b3 92de 4712 bd10 510876f6b020Questo cantante di merengue vanta una traiettoria lunga più di tre decenni. Ha registrato 11 produzioni discografiche da cui sono derivati ​​più di 20 successi.

Nelle decadi degli ’80, ’90 e all’inizio degli anni 2000 questo artista ha conquistato tutte le classifiche e gli standard di popolarità in R.D. e in gran parte degli Stati Uniti, Porto Rico e America Centrale. Con successi come Nuestro Amor, Adolescente, Amor Mágico, Vuela Pensamiento, ecc. Monchy Capricho ha occupato i primi posti della hit parade delle principali stazioni radio.

Considerando la sua carriera, è considerato un artista esemplare, che non è mai stato involucrato in scandali nel mondodello spettacolo o personali. Per queso si è guadagnato il rispetto della stampa, dei suoi colleghi artisti e del pubblico in generale.

Attualmente continua la sua carriera merenguera, ma si avventura nel mondo della musica romantica con un’eccellente nuova produzione prodotta e diretta dal maestro Freddy Valdez, prestigioso arrangiatore che ha lavorato con artisti della statura di Juan Luis Guerra, Gilberto Santa Rosa e molti altri.

Questa produzione è composta da 10 canzoni,  successi degli artisti che più lo hanno influenzato nella sua vita e 6 canzoni scritte da lui stesso.

Per saperne di più su Monchy Capricho, si puó accedere alle sue reti sociali @monchycapricho su Instagram e Facebook, o al suo canale YouTube: Monchycaprichocanaloficial




New York. Oggi “on line” il concerto di Luca Ciarla

14ciarla

14ciarlaSi svolgerà oggi, 15 ottobre, alle ore 21.00 italiane, il concerto documentario del violinista Luca Ciarla Sunset concert at the Tremiti Islands“, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di New York che lo presenterà in anteprima online sul proprio sito e sui propri canali social Facebook e Youtube.
Nel mese di settembre, il musicista italiano sarebbe dovuto partire per uno dei suoi frequenti tour in Nord America. Si sarebbe dovuto esibire a New York, Cleveland, San Francisco, Las Vegas, Chicago e Vancouver; poi in British Columbia, Vermont, Connecticut e per la prima volta anche in Alaska. Ma causa del Covid il tour è stato posticipato al prossimo anno. Intanto, però, grazie all’IIC di New York, spazio nel quale si sono esibiti i più grandi artisti italiani e dove Luca avrebbe suonato per la terza volta, è stato deciso di riprendere un concerto in Italia e poi di mandarlo successivamente in streaming per il pubblico della grande Mela.
E così per il programma Mediterramìa, affascinante incontro tra la tradizione popolare italiana e le sonorità del mediterraneo, la scelta è ricaduta sulle meravigliose Isole Tremiti, uno dei luoghi del cuore del violinista Luca Ciarla, nato nella vicina Termoli, in Molise. Realizzato con il prezioso sostegno dell’Associazione Culturale SopraLeRighe, il documentario è stato registrato dall’artista stesso nei luoghi più suggestivi delle Isole Tremiti il 10, 11 e 12 settembre. La tre giorni di riprese si è poi conclusa con un concerto finale presso l’Hotel Eden sull’Isola di San Domino. Una produzione Violipiano Music realizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York, l’Associazione Culturale SopraLeRighe e LiveOnMârs Tv.