La vera musica dominicana: bachata, merengue e bolero, quando il ritmo aveva un’anima

captura

capturaC’è una #Repubblica Dominicana che canta ancora con il cuore, anche se oggi rischia di essere coperta dal rumore. È quella della bachata, del merengue e del bolero, generi nati dal popolo, cresciuti nelle strade, nei cortili, nei bar di quartiere. Musica vera, fatta di storie, dolore, amore e vita quotidiana. Tutto ciò che molta musica ascoltata oggi dai giovani, semplicemente, non è più.

#Bachata: quando la chitarra raccontava l’amore

La bachata non nasce per piacere alle classifiche, ma per consolare. È musica di notti lunghe, di amori persi, di nostalgia. Una chitarra, una voce sincera e parole semplici bastavano per raccontare un mondo intero. Artisti come José Manuel Calderón o Luis Segura cantavano ciò che la gente viveva davvero, senza filtri né pose.

La bachata moderna, spesso trasformata in prodotto commerciale, ha perso quella crudezza autentica. È più lucidata, più vendibile, ma anche più vuota.

#Merengue: identità nazionale in musica

Il merengue è festa, orgoglio, appartenenza. È la musica che unisce generazioni, che riempie piazze e case, che racconta la Repubblica Dominicana meglio di qualsiasi discorso. Dal merengue típico a quello orchestrale, il ritmo è sempre lo stesso: irresistibile, popolare, vivo.

Nomi come Johnny Ventura e Wilfrido Vargas hanno fatto del merengue una bandiera culturale, senza mai svilirlo. Oggi, invece, anche questo genere viene spesso sacrificato alla velocità e all’effetto facile.

#Bolero: l’eleganza del sentimento

Prima del ritmo, prima del ballo, c’era la parola. Il bolero è poesia cantata, è rispetto per la lingua e per il silenzio tra una nota e l’altra. In Repubblica Dominicana ha avuto interpreti straordinari, come Casandra Damirón, che hanno saputo dare dignità e profondità a un genere oggi quasi dimenticato dai più giovani.

E oggi? Rumore, non musica

Quella che molti giovani ascoltano oggi non racconta nulla: è ripetitiva, aggressiva, spesso volgare. Non parla di vita, non costruisce memoria, non lascia traccia. È consumo rapido, destinato a sparire domani. Non è evoluzione: è impoverimento culturale.

Una tradizione da difendere

La musica dominicana “bella” non è nostalgia sterile: è identità. È un patrimonio che andrebbe difeso, insegnato, trasmesso. Non per rifiutare il nuovo, ma per evitare che il passato venga cancellato dal nulla.

Per chi vive sull’isola — e per molti italiani che la amano — bachata, merengue e bolero restano una bussola emotiva. Perché la vera musica non segue la moda: resiste al tempo.




Addio a Tony Dallara, la voce che cambiò per sempre la canzone italiana

tony dallara

tony dallaraSi è spento all’età di 89 anni Tony Dallara, uno dei protagonisti assoluti della musica leggera italiana del Novecento. Con la sua scomparsa se ne va non solo un cantante di enorme successo, ma un vero innovatore, un artista capace di segnare una svolta storica nel modo di cantare e di emozionare il pubblico.

Nato Antonio Lardera il 30 giugno 1936 a Campobasso, Tony Dallara crebbe a Milano, città che avrebbe fatto da sfondo ai suoi primi passi nel mondo dello spettacolo. Fin da giovane mostrò una voce fuori dal comune: potente, intensa, capace di salire di tono con una forza espressiva allora inedita. Una vocalità che lo avrebbe reso celebre come uno dei primi “urlatori” della canzone italiana, aprendo una strada nuova rispetto alla tradizione melodica più composta e classica.

Il successo arrivò rapidamente alla fine degli anni Cinquanta. Nel 1957 Dallara esplose con “Come prima”, un brano destinato a entrare nella storia della musica italiana. La canzone non fu soltanto un trionfo di vendite, ma rappresentò un vero cambio di paradigma: un modo diverso di cantare l’amore, più viscerale, più diretto, più moderno. Come prima fece il giro del mondo, venne tradotta in più lingue e interpretata da artisti internazionali, consacrando Tony Dallara anche oltre i confini italiani.

tony dallara un libro e una mostra la musica evoca i colori oryshr4Da quel momento la sua carriera fu un susseguirsi di successi. Brani come “Ti dirò”, “Bambina, bambina”, “Ghiaccio bollente” e “Romantica” divennero colonna sonora di un’Italia che cambiava, che usciva dal dopoguerra e scopriva nuovi sogni, nuovi entusiasmi, una nuova giovinezza. Dallara parlava direttamente al cuore del pubblico, soprattutto dei giovani, che si riconoscevano in quella voce passionale e in quell’interpretazione senza filtri.

Il punto più alto della sua carriera arrivò nel 1960, quando vinse il Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel proprio con “Romantica”. Una vittoria che sancì definitivamente il suo ruolo centrale nella scena musicale nazionale e lo consacrò come uno degli artisti più amati e influenti dell’epoca.

Ma Tony Dallara non fu soltanto un cantante di successo. Fu un apripista, un uomo che seppe osare, rompere gli schemi, accettare le critiche pur di seguire una propria idea artistica. Il suo stile influenzò profondamente le generazioni successive, contribuendo a rendere la canzone italiana più dinamica, più aperta alle contaminazioni e più vicina alle emozioni autentiche del pubblico.

Negli anni successivi, pur affrontando momenti di difficoltà e problemi di salute, Dallara non abbandonò mai completamente la scena. Continuò a esibirsi, a partecipare a programmi televisivi, a raccontare la sua storia con grande lucidità e ironia. Il pubblico non smise mai di volergli bene, riconoscendo in lui non solo un artista, ma un pezzo di memoria collettiva.

La morte di Tony Dallara segna la fine di un’epoca irripetibile della musica italiana. Con lui se ne va una voce che ha saputo gridare l’amore, il dolore e la speranza, lasciando un’impronta indelebile nella storia dello spettacolo.

Resteranno le sue canzoni, ancora oggi capaci di emozionare. Resterà il ricordo di un artista coraggioso, che non ebbe paura di essere diverso.
Addio Tony Dallara: l’Italia non dimenticherà mai la tua voce.




Canada – Grande serata di Capodanno con il DJ Onofri alla Disco Coco Azuul di Woodbridge

img 1578

img 1578Grande serata di fine anno nella splendida cornice di COCO AZUUL in Woodbridge, Ontario, con musica dal vivo, balli e brindisi, che ha trasformato la notte di San Silvestro in un evento speciale per accogliere il nuovo anno con energia e divertimento in una location dal look esotico dove gustare la magica atmosfera di fine anno.

Da poco è passata la mezzanotte, qui alla discoteca, e incontriamo l’amico e DJ della serata Roberto Onofri che approfitta per mandare a tutti, indistintamente, tantissimi auguri di Buon Anno: “Che questo 2026 sia strepitoso, pieno di energia, sorrisi e soprattutto tanta, tanta bella musica”.

Un grande e noto professionista che abbiamo il piacere di rivedere qui in Canada, ospite della bellissima discoteca ristorante-lounge Coco Azuul dell’amico Francesco Bisignano e di tutto il suo straordinario staff  per un veglione esclusivo che ha avuto momenti di grande entusiasmo, ricco di sorprese, energia e di grandissima musica fino ed oltre lo scoccare della mezzanotte.

844798b0 9d69 4928 96fa 00cfab253e04Tutto in un’unica vibrante notte con tanta voglia di festeggiare insieme. Il nostro DJ Onofri ci rivela e ci tiene a dire che: “Ci sono grandi amici che si incontrano nei viaggi della vita e del lavoro. Con Francesco Bisignano (patron, tra il tanto altro, anche del Ristorante Pizzeria Via Mercanti di Woodbridge) che ringrazio, non solo oggi, di cuore, è nata una splendida amicizia fatta di stima e riconoscenza.

È stato uno dei fautori di Miss Italia America dando, nell’occasione, un grande contributo e oggi continua a distinguersi con i suoi bellissimi ristoranti… ed ora anche con una fantastica discoteca che ci ha consentito di festeggiare il Capodanno insieme in Canada, dove la comunità italiana è straordinaria e gli amici di Francesco lo sono ancora di più”.

Chiudiamo con gli auguri per tutti e con il motto del nostro Roberto Onofri: “DJ ONOFRI IS ON THE MIKE!”

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Onofrihttps://cocoazuul.com/

 

 

 




I Ricchi e Poveri cadono (entrambi) a Domenica In (VIDEO)

ricchi e poveri

ricchi e poveri

 

I Ricchi e Poveri entrano in studio e nell’inquadratura, un attimo dopo non ci sono più. Sono a terra. E’ successo ad Angela Brambati e Angelo Sotgiu ospiti di Mara Venier a Domenica In. “Non vi hanno detto che c’era il gradino?”, chiede la conduttrice. “Forse non avevamo capito, adesso abbiamo capito”, risponde la cantante. Per fortuna nessuno dei due si è fatto male, e la scenetta è diventato un meme virale sui social.

 




Addio a Sandro Giacobbe, il cantante di “Signora mia”

sandro giacobbe 300x225

sandro giacobbe 300x225Addio a Sandro Giacobbe. Il cantautore si è spento oggi nella sua abitazione di Cogorno, nel Levante genovese. Lo ha confermato una fonte vicina alla famiglia.

Giacobbe aveva 75 anni e da oltre dieci anni era in lotta con un tumore. Cantautore di grande livello, tra i suoi brani più celebri Signora mia, 45 giri di successo del 1974 che partecipa al Festivalbar e rimane per mesi nelle hit parade nazionali ed estere negli anni ’70 e ’80, oltre a far parte della colonna sonora del film di Lina Wertmuller “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (le musiche originali del film sono di Piero Piccioni ndr). Un’altra canzone dell’album, Signora addio, viene interpretata da Gianni Nazzaro.

Dopo aver vissuto per decenni a Moneglia, ultimamente Giacobbe si era trasferito a San Salvatore di Cogorno. Nel comune rivierasco aveva giocato al calcio nella squadra locale prima di arrivare alla Nazionale cantanti di cui era stato anche allenatore. Lascia la moglie Marina Peroni, di 27 anni più giovane e i figli Andrea e Alessandro nati da una precedente relazione.

Sandro Giacobbe nasce a Genova il 14 dicembre 1949 da padre di origini siciliane e madre lucana. La sua famiglia si compone anche di altri due fratelli. A soli 16 anni, Sandro decide di mettere da parte gli studi in ragioneria per formare il gruppo musicale Giacobbe & le Allucinazioni con alcuni amici, iniziando ad esibirsi in diversi locali della regione.

Nel 1971, ottiene il suo primo contratto con la Dischi Ricordi pubblicando il singolo Per tre minuti e poi. Successivamente cambia casa discografica passando alla Cbs e nel 1974 pubblica il primo 45 giri, Signora mia, ottenendo grande successo.

La vera notorietà arriva però nel 1976, quando Sandro partecipa a Sanremo classificandosi terzo con il brano Gli occhi di tua madre. A seguire partecipa come autore allo Zecchino d’Oro con la canzone Sette note per una favoletta e continua a pubblicare brani di grande successo come Mi va che ci sei, Notte senza di te e Sarà la nostalgia.

Nel 1983 torna di nuovo al Festival di Sanremo con Primavera e inizia a dedicarsi soprattutto a concerti e a iniziative di solidarietà, partecipando alla squadra della Nazionale cantanti come difensore centrale e, successivamente, allenatore.

Nel 1990 torna ancora in gara al Sanremo con Io vorrei, e nel 2003 partecipa al Festival di Viña del Mar, in Cile. Nel 2005 partecipa al programma Premiata Teleditta 3 – Non sono repliche e continua a fare musica con nuovi singoli e album. Dal 2014 al 2016 diventa l’allenatore in Prima Categoria del neonato Rupinaro Sport, squadra di Chiavari, e continua a fare parte della Nazionale Cantanti.

Nel 2020 collabora con Don Backy al brano Genova e nel 2023 esce il singolo Lettera al gigante, scritto dal figlio Andrea.

Nella vita, Giacobbe ha dovuto affrontare anche il tumore che ha colpito il figlio maggiore quando aveva solo 12 anni, che è fortunatamente guarito. Negli anni, il cantautore si è anche ritrovato a dover affrontare altri momenti molto duri: il primo quando è stato colpito da meningioma, un tumore delle meningi, per il quale ha subito una delicata operazione, mentre da circa 10 anni si trovava a combattere contro il cancro alla prostata.

Qualche mese fa, a marzo, era stato ospite di Mara Venier a Domenica In e aveva raccontato la sua malattia: “I medici mi hanno assolutamente prescritto di non stare più in piedi, di non forzare sul bacino, sul femore, perché c’è un rischio di rottura se dovessi stare in piedi”. Con lui in studio c’era la moglie Marina. Il cantante in quella toccante intervista aveva raccontato: “Dal giorno della Befana non sono più uscito, perché se vado in giro e mi vedono su una carrozzina, c’è il rischio che mi fotografino. Volevo invece fare una dichiarazione pubblica in modo non ci fossero dubbi su quello che sto vivendo e che voglio consigliare soprattutto altri altri”. La moglie aveva aggiunto: “Stiamo insieme dal 2010, si è ammalato nel 2015”. In quell’occasione il cantante aveva rivelato di avere un progetto nei teatri: “Lo spettacolo si chiamerà Voglia di Hit Parade, sarà uno scontro tra i miei successi e quelli di quegli anni, magari a settembre lo faremo”.

ansa.it




La musica è finita? Sì, e Ornella Vanoni lo aveva previsto

20220314094902 testatavinilmaniamob

20220314094902 testatavinilmaniamob La musica è finita”, cantava Ornella Vanoni. Una frase che allora aveva un sapore malinconico, oggi suona come una profezia compiuta. La musica di un tempo – quella fatta di sette note, di musicisti che studiavano sul rigo, di voci intonate senza autotune – sembra sparita dal panorama. Le classifiche globali sono dominate da reggaeton, trap, urbana e prodotti nati più da algoritmi che da ispirazione. È cambiato tutto: non conta più il talento, ma il ritmo virale; non importa la melodia, basta un beat ripetuto mille volte su TikTok.

A questo si aggiunge un altro protagonista: la intelligenza artificiale. Oggi chiunque può “comporre” un brano senza conoscere una scala musicale, senza aver mai toccato uno strumento. Basta dare due istruzioni a un software e la macchina fa tutto: melodia, armonia, voce, perfino un finto cantante creato da zero. Il risultato? La musica, quella vera, quella che richiedeva studio, disciplina e sensibilità, sembra sempre più marginalizzata, sostituita da prodotti seriali e senza anima.

E poi c’era un gesto che oggi appare quasi archeologia: comprare un vinile, un CD, sfogliare un libretto, leggere i testi, sentire il profumo della carta e del disco nuovo. Oggi tutto è “gratis” su internet, tutto è riproducibile all’infinito, tutto è leggero, usa-e-getta. Il valore dell’opera si è svuotato, e con esso il rispetto per chi la creava. Ma una cosa resta: finché ci saranno persone capaci di distinguere tra rumore e arte, tra moda e musica, la musica vera non morirà mai. Forse non è finita davvero. Forse si è solo nascosta, in attesa di chi la sa ancora ascoltare.




Rai Italia: 1ª e 2ª puntata del 68° Festival dello Zecchino d’Oro

rai italia zecchino doro immagine19

rai italia zecchino doro immagine19Su Rai Italia 1ª e 2ª puntata del  68° Festival dello Zecchino d’Oro, Il Festival per bambini più amato d’Italia, animato dai piccoli interpreti che si esibiscono accompagnati dal Piccolo Coro dell’Antoniano.

1ª puntata :

NEW YORK/TORONTO  28 novembre h11.00

LOS ANGELES  28 novembre h08.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO 28 novembre h13.00

SYDNEY 29 novembre h03.00

PECHINO/PERTH 29 novembre h00.00

JOHANNESBURG 28 novembre h18.00

BERLINO 28 novembre h17.00

LISBONA/LONDRA 28 novembre h16.00

2ª puntata:

NEW YORK/TORONTO  29 novembre h11.15

LOS ANGELES  29 novembre h08.15

BUENOS AIRES/SAN PAOLO 29 novembre h13.15

SYDNEY 30 novembre h03.15

PECHINO/PERTH 30 novembre h00.15

JOHANNESBURG 29 novembre h18.30

BERLINO 29 novembre h17.30

LISBONA/LONDRA 29 novembre h16.30 (Inform)




Addio a Ornella Vanoni

premio marisa bellisario

premio marisa bellisario
ORNELLA VANONI

Se n’è andata Ornella Vanoni, una delle artiste più riconoscibili e amate della musica italiana. La cantante è morta nella sua abitazione di Milano, dove un arresto cardiocircolatorio l’ha colpita nella tarda serata. Con lei scompare una figura che, con la sua voce vellutata e la sua personalità brillante, ha attraversato generazioni lasciando un’impronta indelebile nella cultura popolare.

GLI ESORDI E LA CARRIERA

Nata a Milano il 22 settembre 1934, Vanoni ha debuttato nel 1956 avviando una carriera lunghissima, segnata da continue trasformazioni e da una presenza scenica capace di rinnovarsi senza perdere autenticità. Cantante, attrice, volto televisivo: la sua eleganza interpretativa e la capacità di raccontare emozioni con poche note l’hanno resa una figura cardine della musica leggera.

Ornella Vanoni al Festival di Napoli del 1964

Nel corso di oltre settant’anni ha pubblicato più di cento progetti discografici fra album, EP e raccolte, raggiungendo oltre 55 milioni di copie vendute e consolidando il suo ruolo fra le artiste italiane di maggior successo.

I GRANDI SUCCESSI

La sua carriera è costellata di brani che sono diventati classici: ‘Senza fine’, ‘Che cosa c’è’, ‘L’appuntamento’, ‘Tristezza’, ‘Una ragione di più’, ‘Io ti darò di più’ e ‘La musica è finita’, presentata al Festival di Sanremo nel 1967. Una voce immediatamente riconoscibile, capace di essere insieme morbida e incisiva, elegante e profondamente emotiva.

COLLABORAZIONI E SPERIMENTAZIONI

Dalle Canzoni della mala agli arrangiamenti jazz, dalla bossa nova al pop d’autore, Vanoni ha sperimentato generi diversi con naturalezza. Indimenticabile la collaborazione con Toquinho e Vinicius de Moraes nell’album ‘La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria’ del 1976.

Nel corso degli anni ha lavorato con artisti italiani come Gino Paoli (suo grande amore), Paolo Conte, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Lucio Dalla, Renato Zero e Riccardo Cocciante, fino ad arrivare a collaborazioni più recenti con Bungaro, Pacifico e Francesco Gabbani.

TELEVISIONE E PERSONALITÀ

Oltre alla musica, Vanoni è diventata un volto amato della televisione italiana. Negli ultimi anni le sue apparizioni, soprattutto nei talk show e nei programmi di intrattenimento, da Fabio Fazio in poi, l’hanno fatta conoscere alle nuove generazioni per la sua ironia irresistibile, le confessioni spontanee, la sincerità disarmante. Una presenza capace di trasformare ogni intervento in momento di leggerezza e verità.

SANREMO E I RICONOSCIMENTI

Otto partecipazioni al Festival di Sanremo, un secondo posto e tre quarti posti con brani rimasti nella memoria collettiva.

Nel 1999 è stata la prima artista a ricevere il Premio Città di Sanremo alla carriera. Ha conquistato inoltre due Premi Tenco e una Targa Tenco, e nel 2022 ha ricevuto un Premio Tenco Speciale, istituito appositamente per celebrarne la carriera.

agenzia Dire – www.dire.it




Addio ad Alice ed Ellen. Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Avrebbero scelto il suicidio assistito

gemelle kessler 1024x576

gemelle kessler 1024x576Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Le due donne si sono spente a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. A lanciare la notizia nel pomeriggio è stato il quotidiano tedesco Bild.

Il duo artistico che ha spopolato in Italia era nato il 20 agosto 1936 a Nerchau, in Sassonia. Nel nostro Paese vissero per 24 anni, a partire dal 1962, diventando protagoniste di varietà come Giardino d’inverno, Studio 1, Canzonissima.

Indimenticabili brani come “Da-Da-Umpa” e “La notte è piccola per noi”.

Inseparabili nella vita e sul palco, Alice ed Ellen avevano espresso a Bild il desiderio che le loro ceneri fossero mischiate a quelle della madre Elsa e a quelle del cagnolino Yello. Anche al Corriere della Sera, Ellen aveva spiegato: “Noi abbiamo chiesto di essere cremate e seppellite con nostra madre e il nostro barboncino Yellow. Però non credo sarà possibile perché in Germania c’è una legge molto severa sulla cremazione”.

Secondo quanto scrive Bild, la polizia è arrivata nell’abitazione delle due donne intorno a mezzogiorno, ma ha potuto solo constatare la morte delle 89enni. Gli agenti hanno subito escluso la possibilità che si trattasse di omicidio.

Secondo prime indiscrezioni non confermate, Alice ed Ellen avrebbero optato per il suicidio assistito. Le autorità tedesche non hanno rilasciato commenti al riguardo.




Taylor Swift canta Portofino, il borgo sogna il suo arrivo

foto a 2 sito31 1024x576

foto a 2 sito31 1024x576Portofino finisce nei versi di Taylor Swift e il borgo ligure sogna di accogliere presto la pop star americana. Dopo l’uscita del brano dal titolo ‘Elizabeth Taylor’ in cui la cantante cita il celebre gioiello della Riviera, il Comune e la Regione colgono con entusiasmo l’eco internazionale che la canzone sta generando. “Siamo molto contenti di questo ricordo in un brano importante di una pop star così importante. Ci stiamo lavorando, vediamo se riusciamo ad averla anche nostra ospite nella stagione 2026″, afferma Giorgio D’Alia, vicesindaco di Portofino. Sulla stessa linea l’assessore regionale al Marketing territoriale Luca Lombardi: “Taylor, we are waiting for you in Portofino. Non posso che ringraziare la cantante per la virale pubblicità che sta facendo alla Liguria, invitandola a venirci a trovare presto”.

 

Agenzia DIRE – www.dire.it