Jennifer Lopez conquista Taormina… cantando Gino Paoli in italiano

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Che Jennifer Lopez sappia ballare e cantare è cosa nota. Che decidesse di cimentarsi in uno dei brani più amati della musica italiana, invece, era una sorpresa che pochi si aspettavano.

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È successo al Teatro Antico di Taormina, durante uno degli eventi dell’Alta Moda di Dolce & Gabbana. Davanti a un pubblico internazionale, la popstar americana ha interpretato “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, scegliendo di cantarla nella nostra lingua.

Certo, qualche inevitabile inflessione straniera non è mancata. Ma, diciamolo, quanti italiani riuscirebbero a cantare un classico americano con la stessa disinvoltura? Il pubblico ha apprezzato lo sforzo e ha ricambiato con un lungo applauso, premiando soprattutto il rispetto dimostrato verso un pezzo che appartiene alla storia della nostra musica.

Il video dell’esibizione ha iniziato subito a fare il giro dei social, raccogliendo migliaia di visualizzazioni e commenti. C’è chi ha elogiato il coraggio della cantante e chi si è lasciato conquistare dall’atmosfera suggestiva del Teatro Antico, una delle cornici più affascinanti del Mediterraneo.

Dopo l’omaggio a Gino Paoli, Jennifer Lopez è tornata nel suo repertorio con i successi che l’hanno resa famosa in tutto il mondo, trasformando la serata in uno spettacolo che ha unito moda, musica e un pizzico di Italia.

In fondo, quando una star internazionale sceglie di cantare un brano italiano, è un riconoscimento che va oltre la semplice esibizione. Significa che le nostre canzoni continuano a parlare un linguaggio universale, capace di emozionare anche chi è nato dall’altra parte dell’oceano.

E, almeno per una sera, nessuno ha discusso di politica, tasse o traffico. Tutti d’accordo su una cosa: certe melodie non conoscono passaporto.




Addio a Peppino Di Capri, il signore della canzone italiana

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Addio a Peppino di Capri, al secolo Giuseppe Faiella, icona della musica italiana e napoletana. Il cantautore si è spento all’età di 86 anni oggi, sabato 11 luglio, nella sua amata Capri.

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Con la sua voce inconfondibile ci ha regalato successi senza tempo come Champagne, Roberta, Saint Tropez Twist, Un grande amore e niente più, facendo cantare e ballare intere generazioni, lasciando un segno indelebile nella storia della musica italiana di ogni tempo.

Con le due vittorie al Festival di Sanremo, ha firmato alcune delle pagine più belle della nostra musica, trasformando ogni canzone in un ricordo condiviso.

Lascia i figli Igor, nato dal primo matrimonio con Roberta Stoppa, ed Edoardo e Daria, avuti dalla seconda moglie, Giuliana Gagliardi, scomparsa nel 2019.

Il suo talento, la sua eleganza, le sue canzoni e le sue melodie continueranno a vivere nel cuore di milioni di persone.

Ciao, Peppino. Grazie per tutte le emozioni che ci hai regalato




Addio a Bonnie Tyler, la voce graffiante che ha fatto cantare il mondo

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Il mondo della musica perde una delle sue voci più riconoscibili.

È morta all’età di 75 anni la cantante gallese Bonnie Tyler, interprete di alcuni dei più grandi successi della musica pop-rock internazionale, tra cui “Total Eclipse of the Heart”, “Holding Out for a Hero” e “It’s a Heartache”. La notizia è stata confermata da fonti vicine alla famiglia dopo un periodo di gravi problemi di salute.

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Nata come Gaynor Hopkins nel Galles, Bonnie Tyler aveva costruito una carriera lunga oltre cinquant’anni. La sua voce roca e potente, diventata il suo marchio di fabbrica dopo un intervento alle corde vocali, le permise di distinguersi nel panorama musicale internazionale e di vendere milioni di dischi in tutto il mondo.

Il momento di massima popolarità arrivò nel 1983 con “Total Eclipse of the Heart”, scritta e prodotta da Jim Steinman, una delle ballate più celebri della storia della musica pop. Il brano raggiunse il primo posto in numerosi Paesi e ancora oggi continua a essere trasmesso dalle radio di tutto il mondo.

Tra gli altri successi che hanno segnato un’intera generazione figurano “Holding Out for a Hero”, diventata celebre anche grazie al cinema, e “It’s a Heartache”, uno dei suoi primi grandi successi internazionali. Anche dopo il periodo d’oro degli anni Ottanta, Bonnie Tyler ha continuato a esibirsi, mantenendo un pubblico fedele soprattutto in Europa.

Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano aggravate dopo un intervento chirurgico d’urgenza in Portogallo, dove viveva da molti anni. Nonostante alcuni segnali di miglioramento, la cantante non è riuscita a superare le complicazioni.

Il punto di Fatti Nostri

Ci sono artisti che non appartengono soltanto alla storia della musica, ma anche ai ricordi personali di milioni di persone.

Le canzoni di Bonnie Tyler hanno accompagnato gli anni Ottanta, le feste, i primi amori e intere generazioni. Con la sua scomparsa se ne va una delle voci più originali del pop internazionale, ma restano brani che continueranno a emozionare ancora a lungo.

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USA. Festival Napa Valley celebra Luciano Pavarotti con una serata dedicata alla Dolce Vita italiana

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La grande musica italiana sarà protagonista del Festival Napa Valley con una serata speciale dedicata a Luciano Pavarotti, uno dei più grandi tenori di tutti i tempi e ambasciatore della cultura italiana nel mondo. L’evento, intitolato “La Dolce Vita! Honoring Luciano Pavarotti”, si terrà il 14 luglio sul palco del Charles Krug Winery di St. Helena.

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Il concerto renderà omaggio all’eredità artistica del Maestro modenese attraverso le esibizioni dei vincitori del Luciano Pavarotti International Voice Competition, accompagnati dalla Festival Orchestra Napa diretta da Michelle Di Russo. L’iniziativa vuole celebrare non solo il talento musicale di Pavarotti, ma anche il suo ruolo di straordinario promotore dell’opera italiana nel mondo.

La manifestazione fa parte del ricco cartellone del Festival Napa Valley, uno dei più prestigiosi appuntamenti culturali degli Stati Uniti, capace di unire musica, arte, enogastronomia e valorizzazione del territorio californiano.

L’omaggio a Pavarotti rappresenta anche un riconoscimento al contributo che la cultura italiana continua a offrire negli Stati Uniti, dove il tenore emiliano resta una figura amatissima dal pubblico americano.

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Il Mariachi, l’anima musicale del Messico

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Il Messico ha regalato al mondo molte espressioni culturali diventate universali: la cucina, i colori delle sue feste popolari, il Día de los Muertos e, naturalmente, il mariachi, una musica che riesce a raccontare la gioia, l’amore, la nostalgia e l’orgoglio di un intero popolo.

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Bastano poche note di violino, il suono squillante delle trombe e il ritmo profondo del guitarrón per riconoscere immediatamente una melodia mariachi. Oggi è uno dei simboli più conosciuti del Messico, ma la sua storia affonda le radici in un passato lontano.

Le origini nel cuore del Jalisco

La maggior parte degli studiosi fa risalire la nascita del mariachi allo Stato di Jalisco, nella parte occidentale del Messico, e in particolare nella zona di Cocula, spesso definita “la culla del mariachi”.

Nel XIX secolo piccoli gruppi di musicisti contadini animavano matrimoni, feste religiose e celebrazioni popolari. La loro musica era il risultato dell’incontro tra diverse culture: quella indigena, quella spagnola portata dai conquistadores e, in misura minore, le influenze africane giunte nel continente durante il periodo coloniale.

Il termine “mariachi” ha un’origine ancora oggi discussa. Una leggenda racconta che derivi dalla parola francese mariage (matrimonio), introdotta durante l’intervento francese in Messico nell’Ottocento. Tuttavia, gli storici ritengono questa spiegazione poco probabile, poiché il termine era già utilizzato prima dell’arrivo dei francesi. L’ipotesi oggi più accreditata è che abbia origine da una lingua indigena della regione di Jalisco.

Gli strumenti del mariachi

Un’orchestra mariachi tradizionale comprende diversi strumenti che, insieme, creano un suono potente e inconfondibile.

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I violini eseguono la melodia principale, mentre le trombe, introdotte all’inizio del Novecento, conferiscono brillantezza e solennità. Le chitarre accompagnano il ritmo insieme alla vihuela, uno strumento tipicamente messicano dal timbro vivace, e al guitarrón, un grande basso acustico che rappresenta il cuore ritmico del gruppo.

I musicisti indossano il celebre abito charro, riccamente decorato con ricami e bottoni metallici, completato dall’immancabile sombrero.

Dalle campagne ai palcoscenici del mondo

Per molti anni il mariachi rimase una tradizione rurale. La sua grande diffusione arrivò negli anni Trenta del Novecento grazie alla radio e soprattutto al cinema messicano dell’epoca d’oro.

Film interpretati da grandi artisti come Jorge Negrete e Pedro Infante contribuirono a trasformare il mariachi nel simbolo musicale dell’intero Paese.

Da allora questa musica ha conquistato il mondo, accompagnando non solo le feste popolari, ma anche concerti internazionali, festival e grandi eventi culturali.

Un patrimonio dell’umanità

Nel 2011 l’UNESCO ha inserito il mariachi nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, riconoscendone il valore storico e culturale.

Oggi il mariachi continua a essere una presenza immancabile nelle serenate, nei matrimoni, nelle feste patronali, nei compleanni e persino nei funerali, perché la sua musica accompagna tutti i momenti più importanti della vita.

Più che un semplice genere musicale, il mariachi rappresenta l’identità del popolo messicano: una tradizione che continua a emozionare generazioni di ascoltatori e che, a oltre un secolo dalla sua nascita, conserva intatto il suo fascino.




Napoli, a Villa Domi MISS GRAND INTERNATIONAL

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La grande bellezza internazionale approda nel cuore della città partenopea. Il prossimo 5 luglio, la prestigiosa cornice di Villa Domi ospiterà una delle selezioni regionali di Miss Grand International, il concorso di bellezza tra i più seguiti al mondo, presente in oltre 80 nazioni e forte di una comunità che supera i 14 milioni di follower sui social network.

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L’Italia è celebrata a livello globale per il suo stile di vita inconfondibile, unendo un patrimonio storico-artistico ineguagliabile alle sue eccellenze enogastronomiche e al fascino senza tempo associato al Bel Paese. La donna italiana è tradizionalmente considerata un’icona di eleganza, stile e cura di sé. L’estetica e il concetto moderno di cura e cosmesi trovano profonde radici storiche, come quelle rinascimentali, che si riflettono oggi nell’influenza della moda italiana e nel lifestyle celebrato in tutto il mondo.

L’evento rappresenta una tappa fondamentale del percorso che porterà alla scelta delle finaliste nazionali della Campania, protagoniste poi della finale italiana in programma il prossimo 6 settembre 2026 presso il celebre Teatro 1 di Cinecittà World, a Roma.

Un appuntamento di grande rilievo che sarà seguito dalle telecamere di Amazon Prime Video, con la realizzazione di una serie composta da sei puntate dedicate al concorso e alle sue protagoniste.

A rendere ancora più prestigiosa la manifestazione sarà la location scelta per ospitare la serata. Villa Domi, autentico gioiello architettonico della città di Napoli, è considerata una delle dimore storiche più affascinanti del territorio campano. Situata in posizione panoramica sulle colline che dominano il Golfo di Napoli, la villa offre una vista spettacolare sul Vesuvio e sul mare, regalando scenari di rara bellezza. La struttura, risalente alla fine del Settecento, conserva ancora oggi il fascino delle grandi residenze nobiliari napoletane. Saloni eleganti, ambienti affrescati, ampie terrazze panoramiche e giardini immersi nel verde ne fanno una location esclusiva, scelta negli anni per ospitare eventi di prestigio, spettacoli, produzioni televisive e importanti appuntamenti culturali. La combinazione tra storia, arte e paesaggio rende Villa Domi la cornice ideale per un evento internazionale come Miss Grand International, capace di valorizzare non solo le concorrenti ma anche le eccellenze del territorio campano.

La serata del 5 luglio sarà impreziosita dalla presenza di numerosi ospiti appartenenti al mondo dello spettacolo, della cultura e delle istituzioni. Sul palco si alterneranno la cantante Teresa Moccia, il cantante Ciro Marra, i comici Giampiero Ianneo e Fabrizio Feola, oltre a coinvolgenti esibizioni del Gruppo di ballo latino-americano. Saranno inoltre presenti il Console del Benin Giuseppe Gambardella e l’artista Nadia Basso, contribuendo a rendere l’evento un importante momento di incontro tra arte, spettacolo e relazioni istituzionali. Il legame tra il cibo e l’universo femminile in Italia è un pilastro culturale e, in questo contesto, ci sarà la gradita partecipazione, come ospite in giuria, dello Chef Antonio Arfè, Presidente di CHEF Italia ETS, a testimonianza dell’importanza della cucina italiana come vero e proprio stile di vita ed espressione di convivialità.

Dietro l’organizzazione della tappa campana c’è il lavoro dell’agente regionale Franco Capasso, da anni protagonista nel settore degli eventi, della moda e dello spettacolo. Grazie alla sua esperienza e alla sua capacità di costruire sinergie tra professionisti, artisti e istituzioni, Capasso sta contribuendo alla crescita di Miss Grand International in Campania, offrendo alle giovani partecipanti concrete opportunità di visibilità e di affermazione nel mondo della moda e dell’intrattenimento. La sua attività è caratterizzata da una costante attenzione alla valorizzazione del territorio e alla promozione di iniziative capaci di coniugare spettacolo, cultura e aggregazione sociale.

L’approdo di un format internazionale come Miss Grand International in una location simbolo di Napoli rappresenta infatti anche un’importante occasione di promozione turistica e culturale per l’intera regione. L’appuntamento del 5 luglio si preannuncia dunque come una serata all’insegna dell’eleganza, della musica, del divertimento e del talento, in un contesto esclusivo che unisce il fascino della tradizione napoletana alla dimensione internazionale di uno dei concorsi più seguiti al mondo. Una grande festa aperta al pubblico, pronta ad accogliere appassionati, curiosi e sostenitori delle concorrenti che inseguono il sogno di rappresentare la Campania sul palcoscenico nazionale e, successivamente, su quello internazionale di Miss Grand International.




“Fratelli d’Italia in Costituzione? Il Senato discute il futuro dell’Inno di Mameli”.

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Dopo quasi ottant’anni di Repubblica, l’Inno di Mameli potrebbe trovare posto direttamente nella Costituzione italiana. In Senato è stata infatti presentata una proposta di legge costituzionale che punta a inserire il “Canto degli Italiani” nell’articolo 12 della Carta, lo stesso che oggi riconosce ufficialmente il Tricolore come bandiera della Repubblica.

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L’iniziativa è stata promossa dalla senatrice Susanna Donatella Campione e ha già raccolto adesioni trasversali tra diverse forze politiche. L’obiettivo dichiarato è quello di attribuire all’inno nazionale la stessa dignità costituzionale della bandiera, riconoscendolo come uno dei simboli fondamentali dell’identità italiana.

Il testo proposto prevede l’aggiunta di una frase molto semplice: «L’Inno nazionale della Repubblica è il Canto degli Italiani, con testo di Goffredo Mameli e musica di Michele Novaro».

Può sembrare sorprendente, ma l’Inno di Mameli è stato riconosciuto ufficialmente come inno nazionale soltanto nel 2017. Prima di allora veniva utilizzato in virtù di una decisione adottata nel 1946, all’indomani della nascita della Repubblica, ma senza un vero riconoscimento legislativo definitivo.

Secondo i promotori, inserire l’inno nella Costituzione servirebbe anche a proteggerlo da eventuali modifiche future. Una norma costituzionale, infatti, può essere cambiata soltanto attraverso un procedimento molto più complesso rispetto a una legge ordinaria.

La proposta è ora all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Se l’iter parlamentare andrà avanti senza intoppi, il Parlamento sarà chiamato a decidere se il celebre «Fratelli d’Italia» debba diventare, nero su bianco, uno dei simboli costituzionali della Repubblica italiana.




Da Napoli a Veracruz: cinque secoli di musica raccontano il legame tra Italia e Messico

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A volte la storia lascia tracce inattese. È il caso del sorprendente legame musicale che, secondo alcune ricostruzioni storiche, unirebbe la Napoli rinascimentale alle tradizioni popolari dello Stato messicano di Veracruz, attraverso un percorso culturale lungo oltre cinque secoli.

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L’argomento è stato recentemente approfondito dal divulgatore culturale messicano Cristóbal de Viveros nel progetto digitale “Cristóbal por Europa”, dedicato alle connessioni storiche tra il Vecchio e il Nuovo Mondo. Al centro della sua analisi vi è la possibile influenza della gagliarda napoletana, una danza molto popolare nel Rinascimento, sulle successive espressioni musicali sviluppatesi sulle coste del Golfo del Messico.

Nel XVI secolo il Regno di Napoli e la Nuova Spagna, che comprendeva gran parte dell’attuale territorio messicano, facevano parte dello stesso impero governato dagli Asburgo. Navi, mercanti, soldati, missionari e artisti attraversavano regolarmente l’Atlantico, favorendo uno scambio continuo di idee, tradizioni e forme artistiche.

Secondo questa interpretazione, alcune melodie e strutture ritmiche provenienti dall’Europa meridionale sarebbero giunte a Veracruz, dove entrarono in contatto con le tradizioni indigene e con i contributi musicali delle comunità africane presenti nella regione. Da questo incontro sarebbe nato, nel corso dei secoli, quel ricco patrimonio culturale che oggi conosciamo come son jarocho, uno dei generi musicali più rappresentativi del Messico.

Gli studiosi concordano sul fatto che il son jarocho sia il risultato di un complesso processo di fusione culturale tra influenze europee, africane e indigene. Tuttavia, l’ipotesi di una lontana eredità napoletana offre una prospettiva affascinante sulle relazioni storiche tra le due sponde dell’Atlantico.

Oggi, a distanza di cinquecento anni, le note del son jarocho continuano a risuonare nelle piazze e nelle feste popolari di Veracruz. E forse, tra i suoi ritmi più antichi, sopravvive ancora qualche eco di quella musica che un tempo animava le strade e le corti della Napoli rinascimentale.




Andrea Bocelli protagonista del conto alla rovescia verso i Mondiali 2026

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La voce italiana più famosa al mondo accompagnerà il cammino verso uno degli eventi sportivi più attesi del pianeta. Sarà infatti Andrea Bocelli uno dei protagonisti delle celebrazioni organizzate dalla FIFA in vista della Coppa del Mondo 2026, che si disputerà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.

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Il celebre tenore toscano è stato scelto per prendere parte agli appuntamenti ufficiali che scandiscono il conto alla rovescia verso l’inizio del torneo, confermando ancora una volta il prestigio internazionale della musica e della cultura italiana. La sua partecipazione rappresenta un ponte ideale tra sport, arte e tradizione, valori che la FIFA intende promuovere attraverso una serie di eventi destinati a coinvolgere milioni di appassionati in tutto il mondo.

L’edizione 2026 del Mondiale sarà storica sotto molti aspetti: per la prima volta la competizione sarà ospitata da tre Paesi e vedrà la partecipazione di 48 nazionali. Il torneo prenderà il via l’11 giugno allo Stadio Azteca di Città del Messico e si concluderà il 19 luglio nell’area di New York-New Jersey.

La presenza di Bocelli nelle manifestazioni ufficiali conferma il ruolo sempre più centrale degli artisti italiani nei grandi eventi internazionali. Con la sua voce, apprezzata da decenni in ogni continente, il tenore porterà un tocco di eleganza e prestigio a una celebrazione che unirà sport, spettacolo e culture diverse.

Per l’Italia si tratta di un’importante vetrina internazionale. Andrea Bocelli continua infatti a essere uno degli ambasciatori più autorevoli del nostro Paese nel mondo, capace di conquistare pubblici di ogni età e nazionalità grazie a una carriera straordinaria e a un repertorio che ha fatto conoscere la musica italiana ben oltre i confini nazionali.




La canzone napoletana punta all’UNESCO: al via la candidatura a Patrimonio dell’Umanità

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Non è stato soltanto uno spettacolo televisivo. La serata “Campioni del Mondo – Italia Loves UNESCO”, andata in scena all’Arena di Verona, ha segnato soprattutto il lancio ufficiale della candidatura della canzone napoletana classica a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.

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L’iniziativa, sostenuta dai Ministeri della Cultura e del Turismo, punta a ottenere il riconoscimento internazionale per una delle espressioni artistiche più conosciute e amate della tradizione italiana. Canzoni come “’O sole mio”, “Funiculì Funiculà”, “Torna a Surriento” e decine di altri classici hanno attraversato generazioni e continenti, diventando simboli universali dell’identità italiana.

La presentazione della candidatura è avvenuta davanti a circa cento delegati UNESCO provenienti da numerosi Paesi, riuniti a Verona per celebrare le eccellenze culturali italiane già riconosciute a livello mondiale. Dopo il successo ottenuto dall’Arte del Canto Lirico Italiano e, più recentemente, dalla Cucina Italiana, l’Italia guarda ora alla valorizzazione di un altro elemento fondamentale del proprio patrimonio culturale.

Secondo il Ministero del Turismo, la canzone napoletana rappresenta un patrimonio artistico che ha saputo superare confini geografici e linguistici. Tradotta, interpretata e amata in tutto il mondo, essa costituisce uno dei veicoli più efficaci della cultura italiana all’estero.

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L’iter per il riconoscimento UNESCO richiederà diversi anni di lavoro. Un comitato scientifico sarà incaricato di predisporre il dossier necessario per dimostrare il valore storico, sociale e culturale di una tradizione musicale che da oltre un secolo accompagna la storia dell’emigrazione italiana e continua a essere un punto di riferimento per milioni di discendenti italiani nel mondo.

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Per le comunità italiane all’estero, dalla Repubblica Dominicana agli Stati Uniti, dall’Argentina al Canada, la canzone napoletana non rappresenta soltanto un genere musicale, ma una memoria collettiva capace di mantenere vivo il legame con le proprie radici. È anche per questo che la candidatura UNESCO assume un valore che va ben oltre l’ambito artistico: si tratta del riconoscimento di una parte importante della storia culturale dell’Italia e della sua diaspora nel mondo.