“The Dark Side Of The Moon”, i 50 anni di un disco senza tempo

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141631079 b03bca79 fd14 4709 bb1b cefaedbd321cUn prisma oscuro, etereo, fluttuante in quell’assenza profonda e persistente, trafitto da un raggio di luce, che attraverso quel triangolo si trasforma in un arcobaleno. Tutto geometrico, esatto, come se fosse il frutto di un calcolo complesso, uno di quelli che regolano le leggi del mondo, un triangolo dal retrogusto divino impresso sulla copertina di un disco che effettivamente si rivelerà nel tempo qualcosa di superiore; parliamo di “The Dark Side Of the Moon” dei Pink Floyd, album che proprio oggi compie 50 anni dalla pubblicazione, e quella copertina fu ideata da Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis e poi disegnata da George Hardie, ai quali era stato chiesto solo “qualcosa di semplice”, forse mai si sarebbero aspettati la creazione di una delle immagini più iconiche della storia della musica mondiale.

Vita, morte, denaro, salute psichica, quella che venne a mancare a Syd Barrett, membro fondatore e paroliere dei Pink Floyd, già da anni fuori dalla band, sono questi i temi che Roger Waters, che si occupò interamente della stesura dei brani, intendeva affrontare, riteneva più urgenti per lui e per chi avrebbe ascoltato l’opera. La conferenza stampa di presentazione del disco si tenne al London Planetarium il 27 febbraio, i giornalisti intervenuti, al posto dei Pink Floyd, trovarono quattro sagome in cartone a grandezza naturale, tutto perché l’album, come richiesto, non fece in tempo ad uscire in versione quadrifonica, come avrebbero desiderato; a riprova del fatto che “The Dark Side Of The Moon”, per il quale vennero utilizzate apparecchiature del tutto innovative per l’epoca, leggenda vuole del peso totale di oltre tre tonnellate, fu un disco rivoluzionario anche per il modo in cui verrà pensata e si farà la musica da quel momento in poi.

La lunga gestazione di un capolavoro

Bisogna anche dire che il successo immediato dell’album fu dovuto alla colossale campagna pubblicitaria imbastita ai tempi da Bhaskar Menon, ai tempi fresco direttore della Capitol, la casa discografica dei Pink Floyd, che erano in scadenza di contratto e stavano già flirtando con la Columbia, alla quale si legheranno nel 1974. In realtà la gestazione del disco fu lunga, si tratta di un lavoro venuto fuori dopo anni di audaci sperimentazioni, soprattutto live, tant’è che di fatto quasi nessun brano dell’album al momento dell’uscita si poteva ritenere inedito.

L’album segnò un prima e un dopo non solo per tanti critici e fan ma anche per gli stessi Pink Floyd e non solo perché si tratta del loro maggior successo commerciale. Roger Waters, Nick Mason, David Gilmour e Richard Wright hanno pubblicato sette dischi in studio prima e sette dopo, e quelli immediatamente successivi, certamente non a caso, saranno “Wish You Were Here”, “Animals”, “The Wall”, i loro migliori, grandi successi che hanno cambiato la storia della musica, come se qualcosa, un codice musicale, dentro di loro si fosse sbloccato. Certo tutti secondi, perlomeno in termini di vendite, a “The Dark Side Of The Moon”, che rimase nella classifica statunitense per 741 settimane, dal 1973 al 1988, come se l’astrologia musicale si fosse plasmata a sua immagine e somiglianza, e tutto ruotasse improvvisamente attorno a quell’album.

Numeri da record

Questo perché, sebbene esistano dischi, probabilmente per la loro accessibilità, più popolari, ne esistono pochissimi che hanno numeri paragonabili a quelli di “The Dark Side Of The Moon”: 45 milioni di copie vendute nel mondo, terzo posto nella storia, per quanto riguarda il Regno Unito si parla del settimo album più venduto di tutti i tempi, e si stima che almeno un cittadino statunitense su quattordici possegga una copia del disco. Oggi, in Italia, nella classifica FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), “The Dark Side Of The Moon” si trova al 39esimo posto, nella Top 100 da 49 settimane, al terzo, in nuova, ennesima, risalita, della classifica dei vinili più venduti, sempre presente nella decina finale nelle ultime 93 settimane; sei i dischi di platino nel nostro paese e questo solo dal 2011, quando la FIMI ha rivoluzionato i parametri di assegnazione delle certificazioni.

Su Spotify, il più attendibile dei termometri per misurare la musica di oggi, i dieci brani che compongono la tracklist del disco sono stati ascoltati quasi due miliardi di volte, solo “Money” ha raccolto oltre 407 milioni di stream. Numeri straordinari, specie se si pensa che si tratta di un album non solo complesso ma anche, appunto, registrato 50 anni fa, ma che poco o niente, comunque, riescono a raccontare della grandezza di un’opera talmente immensa da essere tributata in ogni singolo ambient musicale, da “Return to the Dark Side of the Moon: A Tribute to Pink Floyd”, album pubblicato nel 2006 e che vede coinvolti artisti come Adrian Belew, Tommy Shaw, Dweezil Zappa e Rick Wakeman, a “The Not So Bright Side of the Moon”, uscito nel 2000, firmato dai The Squirrels.

Nel 2003 il collettivo reggae newyorkese Easy Star All-Stars pubblicò “Dub Side of the Moon”, mentre i Voices on The Dark Side ne hanno realizzato una versione a cappella, i Poor Man’s Whiskey lo eseguono spesso in stile bluegrass, chiamando lo spettacolo “Dark Side of the Moonshine”, e nel 2004 fu realizzata una particolare reinterpretazione dell’album con un quartetto d’archi. Nel 2009 anche i The Flaming Lips, una delle più importanti band del circuito indie mondiale, in collaborazione con Stardeath and White Dwarfs e con Henry Rollins e Peaches, ne pubblicarono una propria versione.

Alcuni azzardarono anche una riproduzione live integrale del disco, è il caso dei Phish e dei Dream Theater, la più famosa band progressive metal del mondo. Per questi 50 anni i Pink Floyd regalano ai loro fan un nuovo cofanetto deluxe che include CD e vinile gatefold con una nuova masterizzazione dell’album in studio e audio Blu-Ray + DVD con l’originale mix 5.1 e le versioni stereo rimasterizzate. Il cofanetto include inoltre un BluRay con mix Atmos più CD e LP di “The Dark Side Of The Moon – Live At Wembley Empire Pool, London, 1974”, l’esibizione che la band tenne durante una data del tour invernale e che per la prima volta sarà disponibile come album separato, con artwork originale del 1973 disegnato ancora da George Hardie.

agi.it




“Your Glance” è il nuovo singolo di Marco Palermo

marco palermo your glance
marco palermo your glanceYOUR GLANCE è il nuovo singolo di MARCO PALERMO!
Una strepitosa suite pianistica e una straordinaria performance vocale tra classici contemporanei e musica ambient: ecco a voi ‘Your Glance’, il nuovo singolo di Massimo Palermo featuring Jessica Ramonda, ora disponibile in tutti i migliori digital store e piattaforme streaming.
Ascolta e Download qui: https://orcd.co/marcopalermo_yourglance
Biografia
Marco Palermo è un pianista e compositore italiano specializzato nel repertorio Jazz.
Ha realizzato le colonne sonore dei cortometraggi diretti da Alberto Spirito:
– “Incontri Ravvicinati 1” – “Incontri Ravvicinati 2” – “Incontri Ravvicinati 3”
Ha inoltre creato inoltre le musiche per il musical inedito di Marcello Fiorentino dal titolo “La Stella di Benine” e le colonne sonore dei documentari naturalistici (Malta – Iran – Kenya/Uganda) diretti da Graziella Lunetta.



“Napule è…i luoghi di Pino Daniele”

napule è...i luoghi di pino daniele

napule è...i luoghi di pino danieleIl FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano rende omaggio a PINO DANIELE con l’itinerario d’autore “Napule è…i luoghi di Pino Daniele” per i suoi appuntamenti “Cosa FAI oggi?”, SABATO 4 MARZO 2023.

“NAPULE È ‘NA CAMMINATA / INT’E VICHE MMIEZ’ALL’ATE“: così cantava Pino Daniele nella sua canzone-simbolo “Napule è“, contenuta nell’album d’esordio “Terra Mia”.

Marzo è il mese in cui nasce Pino Daniele e il FAI rende omaggio al cantautore partenopeo con un itinerario speciale, in programma per SABATO 4 MARZO 2023 (ore 10.00 e ore 11.30).

Musica, racconti, aneddoti e incontri esclusivi tra i monumenti, nelle piazze, nelle strade e nei vicoli dove è nata e cresciuta l’Arte del ‘mascalzone latino’ in un appuntamento speciale del FAI, ispirato al libro “Napule è…i luoghi di Pino Daniele” (di Michelangelo Iossa e Carmine Aymone | Rogiosi Editore).

Un viaggio alla scoperta della Napoli musicale più amata dall’artista scomparso nel gennaio 2015: un percorso nella ‘città dei mille culure’.

La genesi delle prime canzoni, le passeggiate lungo le strade partenopee, il legame con la città: i vicoli di “Furtunato”, l’incanto di “Jesce Juorno” e il risveglio con il profumo di “‘na tazzulella ‘e cafè”.

Un omaggio che il FAI di Napoli dedica al ‘lazzaro felice’, uno dei figli più nobili della Sirena Partenope.

pino daniele murales napoliFAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, Delegazione di Napoli

SABATO 4 MARZO 2023

Itinerario / doppio turno:

– partenza ore 11.00 da Piazza Bellini (con arrivo a Piazza Santa Maria La Nova) – Napoli

– partenza ore 12.30 da Piazza Santa Maria La Nova (con arrivo a Piazza Bellini) – Napoli

Durata/itinerario _ 60 minuti circa

Riservato agli iscritti/FAI _ massimo 30 persone

PER PRENOTAZIONI:

“Cosa FAI oggi? vol.2” – Napule è | Evento FAI (fondoambiente.it)




Il FAI Napoli celebra Enrico Caruso con una visita speciale alla Casa Museo dedicata al ‘Tenorissimo’

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enrico caruso (1)Il 25 febbraio, in ogni angolo del mondo, si celebreranno i 150 anni dalla nascita di Enrico Caruso, il “Tenorissimo”.

Domenica 26 febbraio 2023 – alle ore 11.00 – la Delegazione FAI di Napoli renderà omaggio a uno dei grandi ambasciatori dell’Italia nel mondo con una visita speciale alla ‘Casa Museo Enrico Caruso’ di Napoli, in via Santi Giovanni e Paolo.

La Casa Museo accoglie testimonianze appartenute al mito-Caruso, tra fotografie, lettere, caricature, dischi, locandine e programmi, un grammofono dei primi anni del ‘900: tra i cimeli svettano il bastone da passeggio del tenore e la biancheria in lino con un elegante ricamo delle sue iniziali.

Evento su prenotazione: Visita alla Casa Museo Enrico Caruso per i 150 anni dalla nascita | Evento FAI (fondoambiente.it)

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IIC di Bogotà: corso gratuito sulla storia dell’opera nell’America Latina

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L’Istituto Italiano di Cultura di Bogotà aprirà la prossima settimana un corso gratuito sulla storia dell’opera in America, comprese le storie dei suoi musicisti e le loro eredità. L’opera italiana arrivò in America nell’Ottocento e si diffuse in tutto il continente, attraverso spettacoli offerti da compagnie europee, i cui membri divennero influenti compositori, uomini d’affari e persino nonni di presidenti locali.
Il Brasile è stata la prima destinazione di questa musica drammatica, eseguita da orchestre e cantanti d’opera, all’inizio del XIX secolo per decisione del Regno del Portogallo; l’opera sbarcò poi negli Stati Uniti nel 1825 e nove anni dopo giunse a Cuba.
“Cuba è diventata il primo porto di accoglienza per artisti italiani in America, per circa 20 anni”, ha detto Alexander Klein, professore di teoria, storia e apprezzamento musicale all’Universidad de Los Andes di Bogotá.
A partire dal prossimo 21 febbraio, Klein sarà incaricato d’insegnare il “Corso di Storia dell’Opera in America”, che avrà dieci sessioni e si terrà presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Bogotá, promotore e gestore del progetto.
“L’idea è scoprire quel lato sconosciuto dell’opera lirica in America e le ripercussioni che ha avuto”, ha detto l’accademico in un’intervista all’ANSA.
Klein ha spiegato che il corso non seguirà solo la strada dell’opera lirica nel continente, ma avrà come filo conduttore narrativo un personaggio centrale e sconosciuto nella sua diffusione, il bolognese Luigi Bazzani (1807-1867), il sarto divenuto uomo d’affari.
“Luigi Bazzani è stato colui che ha portato la prima compagnia d’opera italiana nella storia della Colombia, è stato anche incaricato di portare la prima compagnia in Giamaica ed Ecuador, e molte delle prime ad arrivare in Perù e Cile”, ha detto Klein all’ANSA. .
Bazzani, su cui Klein scrisse lo scorso anno un libro intitolato: “Il sarto dei due mondi”, portò in Ecuador nel 1842 la prima compagnia d’opera, tra i musicisti c’era Antonio Neumane, il francese che compose le note per quel paese dell’inno nazionale.
Le prime compagnie d’opera che arrivarono in Perù e Cile erano molto piccole e lo fecero negli anni ’30, arrivarono in Giamaica nel 1841 e in Bolivia nel 1847.
Klein ha spiegato che sia l’Argentina che l’Uruguay sono state la seconda destinazione per le compagnie d’opera che hanno fatto il loro debutto in Brasile; ma dalla seconda metà dell’Ottocento Buenos Aires divenne un punto di riferimento per questa musica con l’arrivo della grande diaspora italiana.
Anche l’Argentina “si è distinta per le prime sudamericane di opere di (Giacomo, NDR) Puccini”, mentre il Brasile si è distinto per le opere di Gaetano Donizetti, ha aggiunto il musicologo.
L’opera portò nel continente anche artisti che poi divennero uomini d’affari, come Pietro Alessandri Tarzi, che si stabilì in Cile.
Alessandri Tarzi è il nonno del presidente cileno Arturo Alessandri Palma (1920-1925 e 1932-1938) e bisnonno di Jorge Alessandri Rodríguez (1958 e 1964).
Con la musica italiana sono arrivati ​​anche gli architetti di teatri che hanno costruito luoghi epici come il Victoria in Cile, il San Pedro Alcántara in Brasile e i teatri Colón sia a Buenos Aires che a Bogotà, destinati all’opera, ricorda Klein. (ANSA).




Your Glance è il nuovo singoli di Marco Palermo

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marco palermo your glanceYOUR GLANCE è il nuovo singolo di MARCO PALERMO!
Una strepitosa suite pianistica e una straordinaria performance vocale tra classici contemporanei e musica ambient: ecco a voi ‘Your Glance’, il nuovo singolo di Massimo Palermo featuring Jessica Ramonda, ora disponibile in tutti i migliori digital store e piattaforme streaming.
Ascolta e Download qui: https://orcd.co/marcopalermo_yourglance
Biografia
Marco Palermo è un pianista e compositore italiano specializzato nel repertorio Jazz.
Ha realizzato le colonne sonore dei cortometraggi diretti da Alberto Spirito:
– “Incontri Ravvicinati 1” – “Incontri Ravvicinati 2” – “Incontri Ravvicinati 3”
Ha inoltre creato inoltre le musiche per il musical inedito di Marcello Fiorentino dal titolo “La Stella di Benine” e le colonne sonore dei documentari naturalistici (Malta – Iran – Kenya/Uganda) diretti da Graziella Lunetta. 



Un museo dedicato a Enrico Caruso

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17carusoÈ stato presentato oggi a Roma, nella sala Spadolini del Ministero della cultura, il primo museo nazionale dedicato a Enrico Caruso, uno dei più grandi tenori di tutti i tempi che sorgerà a Napoli, a Palazzo Reale. Un unico grande spazio, la monumentale sala Dorica accoglierà non una semplice esposizione di cimeli ma una vera e propria stanza delle meraviglie, con animazioni in 3d e piattaforme multimediali, postazioni e installazioni musicali e cinematografiche, un caleidoscopio di effetti rivolto a un pubblico eterogeneo che coinvolgerà i bambini come gli appassionati, gli addetti ai lavori e visitatori da tutto il mondo.
L’apertura è prevista per il 20 luglio 2023, nell’anno in cui si festeggiano i 150 anni dalla nascita del celebre tenore, alla presenza di importanti autorità rappresentative dei forti legami di Caruso con gli Stati Uniti, quali il sindaco di New York e il direttore del Metropolitan Opera House.
Alla presentazione sono intervenuti il Ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, il Direttore generale dei Musei Massimo Osanna, il Direttore di Palazzo Reale di Napoli Mario Epifani, e la curatrice del “Museo Caruso”, la musicologa Laura Valente.
“Enrico Caruso è un esempio eccelso del genio italico, capace di innovare nel solco della tradizione comprendendo in pieno come valorizzare il proprio talento nel segno della modernità”, ha dichiarato il Ministro Gennaro Sangiuliano. “Fu il primo cantante della storia della musica mondiale a capire e a utilizzare le immense potenzialità dell’industria discografica. La popolarità globale della canzone napoletana è intimamente legata al suo nome. Il suo vissuto personale e il legame con Napoli hanno informato tutta la sua produzione creativa. Ciò nonostante, Caruso ha avuto un rapporto tormentato con la propria città. Egli portò Napoli nel mondo e ora Napoli, a centocinquant’anni dalla nascita, risana questo vulnus onorandolo con un museo che sorge nello stesso complesso del suo amato Teatro di San Carlo”.
“L’allestimento di un museo nazionale dedicato ad Enrico Caruso nella Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli costituisce un traguardo importante per il Sistema museale nazionale, che potrà così dare meritato risalto a una figura rappresentativa della cultura artistica contemporanea, un tenore riconosciuto a livello planetario, che da Napoli partì e a Napoli ritornò dopo aver portato la sua arte in tutto il mondo”, ha affermato il Direttore Massimo Osanna. “Un traguardo anche per i musei italiani che ancora una volta dimostrano la loro capacità di aggiornarsi e di dare voce, con linguaggi innovativi, alla nostra storia, alla nostra cultura e all’arte in tutte le sue espressioni. Con l’annuncio dell’apertura del Museo Caruso celebriamo oggi il punto di arrivo di un grande progetto organico e interdisciplinare, a cui abbiamo lavorato da tempo e che ha visto collaborazione e sinergia fra le istituzioni e con i numerosi partner nazionali e internazionali del progetto. Ma anche un punto di partenza, che prende il via con le celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Enrico Caruso, il 25 febbraio 1873, e che avrà come prossima meta l’inaugurazione del museo e un ricco programma di attività e di produzioni artistiche”.
Come ricordato dal direttore Mario Epifani, “l’apertura di un museo permanente dedicato a Enrico Caruso rientra tra gli interventi finanziati dal Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”. Il Palazzo Reale di Napoli rende così omaggio al grande tenore che ha avuto riconoscimenti in tutto il mondo, ma singolarmente non nella città in cui nacque e morì, fino ad oggi. Verrà inaugurato un nuovo spazio espositivo di 500 metri quadrati, in cui i suoi concittadini, così come i visitatori italiani e stranieri, potranno ricordarlo attraverso le sue musiche, i suoi cimeli, in un emozionante percorso multimediale. Un progetto realizzato con tecnologie moderne per far rivivere un glorioso passato”.
Curatrice del Museo, Laura Valente ha osservato che “Caruso più di ogni altro è icona di una italianità nobile e leggendaria, legata anche alla sua doppia anima: tenore lirico osannato nei più importanti teatri del mondo (successi travolgenti alla Scala di Milano, star del Metropolitan di New York dal 1903 al ’20), ineguagliabile interprete di melodie immortali della canzone napoletana, il primo cavallo di razza dell’industria discografica a vendere un milioni di dischi, entrando nell’Olimpo delle voci più popolari della storia della musica”.
L’iniziativa si avvale della collaborazione di partner “carusiani” da tutto il mondo, a partire dagli Archivi Ricordi e Puccini fino ai grandi teatri d’opera con i loro preziosi archivi, come il San Carlo, la Scala e il Metropolitan fino alla Cineteca di Bologna, che ha diretto uno straordinario lavoro di restauro e sincronizzazione vocale sul film My Cousin, e che ha consentito l’uso delle immagini di Caruso attore.
Il Museo propone un percorso complessivo su Caruso, primo grande personaggio mediatico moderno, e sul suo fondamentale contributo alla costituzione di una più ampia rete di artisti italiani che hanno scritto pagine fondamentali nella storia dello sviluppo dell’industria dello spettacolo, oltre che delle discipline artistiche in cui si sono cimentati. Il primo aspetto permette di fare un omaggio doveroso e che colma una grave lacuna. L’altro tema è un’affermazione orgogliosa della cultura italiana e partenopea. Caruso e Napoli si sono toccati poche volte se si pensa al palcoscenico eppure Caruso esprime tutta la potente incisività di un “marchio” che lega l’Italia all’eccellenza di artisti mai eguagliati e che nel suo caso sublimano il concetto del “più grande cantante mai esistito”.
Fondamentale la sinergia con un donatore “speciale”, Luciano Pituello, che con la sua Associazione Museo Enrico Caruso, Centro Studi Carusiani di Milano, ha dedicato tutta la sua vita a collezionare cimeli e incisioni originali e che ha deciso di donare la maggior parte dei rari materiali di proprietà del Museo come atto di generosa condivisione di un progetto definitivo sul grande tenore.
Il Fondo Pituello, già in parte destinato al Comune di Lastra a Signa, dove ha sede il Museo Caruso di Villa Bellosguardo (residenza italiana di Caruso), sarà il fulcro della nuova installazione a Napoli: costumi, dischi, grammofoni d’epoca, spartiti originali con segni autografi dell’artista, per un valore complessivo stimato intorno al milione di euro.
La collaborazione avviata con il Comune di Lastra a Signa e la sindaca Angela Bagni consentirà di avere per l’inaugurazione del Museo a Napoli anche dei pezzi straordinari come il costume di Canio (dai Pagliacci di Ruggero Leoncavallo) appartenuto al tenore o gli acquerelli colorati, un unicum nella produzione artistica figurativa di Caruso, a cui si aggiunge la preziosissima donazione delle celebri caricature dedicate ai grandi della musica, da Toscanini a Verdi.
Su queste caricature l’artista Gianluigi Colin disegnerà un’opera nuova, segno nel segno contemporaneo.
Tra le molte iniziative sarà presentata la biografia integrale di tutta la produzione carusiana, a cura di Ugo Piovano e Luciano Pituello. Verranno inoltre istituiti due premi, uno al migliore grande artista e l’altro dedicato a i ragazzi talentuosi che, come il grande tenore, si sono dedicati al canto senza una preparazione musicale per stimolarli a studiare e girato un docufilm sulle celebrazioni dei 150° anniversario dalla nascita. La casa editrice Il Saggiatore dedicherà a Caruso, uomo del nuovo secolo, una pubblicazione inserita nella collana di studi musicali.
Il prossimo 25 febbraio, a 150 anni dalla nascita di Caruso, al Museo Memus del Teatro di San Carlo ci sarà un incontro con Luciano Pituello e Ugo Piovano alla presenza del direttore Mario Epifani. Sarà anche l’occasione per sancire la collaborazione con il Comune di Napoli, prevedendo la donazione al Museo Caruso degli atti di nascita e morte del tenore, conservati dell’archivio del municipio cittadino. Saranno presenti il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il sovrintendente del Teatro di San Carlo Stéphane Lissner, la direttrice generale Emmanuela Spedaliere. (aise) 




Sanremo, simbolo dell’Italia nel mondo. Intervista sul Festival al giornalista Emilio Buttaro

conf stampa

conf stampaÈ passata quasi una settimana dalla conclusione del Festival eppure l’effetto Sanremo è presente più che mai. Ne abbiamo parlato con il collega Emilio Buttaro che la settimana scorsa è stato nella città dei fiori accreditato in Sala Stampa ‘Lucio Dalla’.

“Sono tornato a Sanremo esattamente dopo 30 anni – ci ha spiegato Emilio – ed è stata davvero una grande emozione. Per chi fa il giornalista e si occupa di spettacolo seguire il Festival è qualcosa di indescrivibile. Ero stato a Sanremo da diciottenne nell’86 l’anno di Ramazzotti, poi l’edizione successiva quando trionfò il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi e infine nel ’93 con ‘Mistero’ canzone vincitrice interpretata da Enrico Ruggeri. Devo dire – ha proseguito Buttaro – che quest’anno Amadeus ha saputo realizzare un Festival intergenerazionale, trasversale, mettendo insieme ciò che piace ai figli con ciò che piace ai genitori e ai nonni. Insomma, credo che la 73esima edizione sia stata la più popolare e inclusiva della storia. Oltre ad aver avvicinato tantissimo i giovani a Sanremo, tra i meriti del direttore artistico c’è anche quello di aver convinto tante star a partecipare in qualità di concorrenti.

A mio avviso – ha riferito ancora il collega Emilio – tre sono i vincitori di questo Festival: oltre ad Amadeus, c’è Morandi ed ovviamente Mengoni. Ognuno a modo suo ha contribuito a impreziosire parecchio il livello della kermesse. Gianni Morandi è stato un gigante con la sua saggezza, esperienza, autoironia e umiltà. L’immagine del cantante e conduttore con la scopa in mano a spazzare il palco è stata la vera cartolina di questo Festival. Marco Mengoni ha convinto tutte le giurie fin dalla prima serata con una canzone di qualità superiore rispetto a tutte le altre. Il cantante di Ronciglione si è commosso con noi in sala stampa poco prima della finale a testimonianza dell’autenticità del personaggio. Le tre co-conduttrici hanno fatto la loro parte e i grandi ospiti hanno impreziosito il tutto. Certo c’è stata anche qualche nota stonata come la sfuriata di Blanco, ma non c’è Sanremo senza polemiche. È stato poi il Festival delle prime volte, mai era capitato di vedere un capo dello Stato al Teatro Ariston, mai era successo di veder cantare insieme Gianni Morandi, Massimo Ranieri e Al Bano.

E poi tutta la festa in una città dei fiori che, per una settimana, diventa la vera capitale dello spettacolo. A Sanremo sembra di vivere come a Capodanno tra artisti di strada, cantastorie, sosia, personaggi pittoreschi, tutti parte di una grande processione. Dopo 73 edizioni il Festival ha il potere di fermare l’Italia perché per una settimana non si parla d’altro. Sanremo è un vero simbolo italiano nel mondo, un evento atteso e seguito con grande interesse anche all’estero.

Ho avuto il piacere – conclude Emilio Buttaro – di chiedere in conferenza stampa ad Amadeus un maggiore coinvolgimento degli italiani all’estero e il direttore artistico si è detto felice per gli 80 milioni di nostri connazionali che seguono il Festival oltre confine. E nella serata finale prima della proclamazione del vincitore oltre ai ringraziamenti per chi è italiano e vive fuori, le parole di Gianni Morandi: ‘Perché non portiamo Sanremo in America, in Australia, in Canada…’ Chissà…”.

 




Davide Lo Surdo è il chitarrista più veloce nella storia della musica

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2a6f20a4 5c68 4a5e a1d8 b337044622e0Il chitarrista più veloce della storia è italiano ed ha solamente 23 anni, Davide Lo Surdo è entrato nella storia della musica per essere stato riconosciuto come il chitarrista più veloce della storia dalla rivista Rolling Stone, grazie alla sua capacità di suonare 129 note al secondo.
Per raggiungere questa velocità, Davide utilizza la tecnica “sweep picking”, suonando una sequenza di cinque arpeggi basati sulle prime tre corde dello strumento.
Questa capacità unica lo ha portato a esibirsi in Asia, America, Sud America ed Europa.
Anche la rivista messicana GuitarraMX ha riconosciuto il giovane musicista italiano. In occasione del tour latinoamericano di Davide, questa rivista ha dedicato a Lo Surdo la copertina del numero di luglio 2021 e gli ha conferito anche il titolo di chitarrista più veloce della storia.
Nel novembre 2021, la rivista Rolling Stone lo ha invitato a suonare al loro concerto per celebrare il loro anniversario, presso l’arena “Sambódromo do Anhembi” di San Paolo, del Brasile.
Nel 2022, si è esibito per la prima volta in Bolivia e ha suonato come ospite al programma “El Mañanero”, del canale televisivo Red Uno de Bolivia, e al programma “La Mañana de Todos”, del canale televisivo “Red ATB”.
Davide ha vinto il Sanremo Music Awards all’Hilton Hotel di Venezia, in Italia, come il chitarrista più veloce di tutti i tempi.
Lo Surdo ha suonato anche in India, Messico, Brasile, Stati Uniti d’America, Germania, Svizzera, Londra, Regno Unito.




Dario Skepisi porta in Brasile il suo “Musicanima”

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img 20230216 wa0009Fortaleza ospiterà lo spettacolo Musicanima di Dario Skepisi che duetta inoltre con il figlio Francesco. Si tratta di un evento importante sia per lo spessore artistico del cantante barese sia per Filipe da Rocha, jazzista cearense, presidente dell’agenzia Rocha Nolli.

Sono quattro appuntamenti organizzati a Fortaleza il prossimo Aprile. L’agenzia Rocha Nolli già stata autrice nei mesi scorsi del progetto culturale Brasile Italia realizzato al Iate Clube di Fortaleza e continua così con questa iniziativa d’interscambio musicale particolarmente significativa e fortalezense.

Filipe da Rocha, é un musicista di vasta fama che sta vivendo una nuova stagione di successo dopo il lancio del suo nuovo album “Eu fui por mim”. Dario Skepisi presenterà per la prima volta in Brasile il suo amato brano Barisiliano. Sarà nella capitale cearense con l’intero staff per l’allestimento dei concerti, la location ideale e per la messa a punto di ogni dettaglio in grado di favorire le migliori condizioni per la realizzazione della tournée.

Il pubblico cearense ha messo in risalto la duplice valenza di questo evento, il tour internazionale che il cantautore inizierà a Fortaleza coniuga la passione per la musica brasiliana con l’amicizia tra Italia e Brasile grazie all’azione meritoria dell’agenzia Rocha Nolli, come altre agenzie del territorio, nei confronti della cultura brasiliana in particolare dell legame Italia Brasile.