Antonio Di Matteo è “Sparafucile” a Treviso e a Rovigo

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img 20221021 192209 784Reduce dai successi ottenuti al Teatro Bellini di Catania, in occasione del Bellini Festival 2022 nel ruolo di Capellio  Capuleti nell’opera “I Capuleti e i Montecchi” di V. Bellini, trasmesso con ottimo share da Rai5 e disponibile su Raiplay, e sempre nella stesso titolo e ruolo ha debuttato alla Lithuanian National Opera and Ballet Theatre a  Vilnius-Lituania,  Antonio Di Matteo ritorna al repertorio verdiano. Infatti  vestirà i panni di Sparafucile nell’opera Rigoletto di G. Verdi debuttando al Teatro Mario Del Monaco di Treviso e atteso è il ritorno al Teatro Sociale di Rovigo a novembre prossimo. Un ruolo che lo ha già visto protagonista in importanti Teatri in Italia e nel mondo e al fianco di prestigiosi nomi come Leo Nucci e Placido Domingo al Teatro Antico di Taormina – per Teatro Bellini- e nel fortunato debutto alla Royal Opera House a Muscat in Oman, in occasione dei festeggiamenti del 10° anniversario della ROHM, per la World Première dell’opera Rigoletto di G. Verdi con la prestigiosa regia, scene e costumi di Franco Zeffirelli. Aprirà il 2023 come Ramfis in Aida di G. Verdi debuttando al Teatro Filarmonico di Verona.

Note sull’artista

Antonio Di Matteo è uno degli artisti in carriera più apprezzati e desiderati del momento, come basso, essendo dotato di una voce di rara bellezza, dal colore inconsueto, capacità interpretative straordinarie, il tutto coadiuvato da  raffinatezza  principesca che non passa certo inosservata ed una signorilità inconsueta. Qualità dimostrate in moltissimi teatri tra i quali: Teatro San Carlo di Napoli, Teatro alla Scala di Milano, Teatro Massimo di Palermo, Teatro dell’Opera di Roma, Palau de Les Arts Reina Sofia di Valencia, Bunka Kaikan di Tokyo, Großes Festspielhaus di Salisburgo, Gran Teatre del  Liceu di Barcellona, Teatro Real di Madrid, Teatro Regio di Torino solo per citarne alcuni.

img 20221021 192158 379Diretto da altisonanti nomi quali  come Riccardo Muti, Daniel Oren, Nello Santi, Valery Gergiev, Antonio Pappano, Asher Fish, Myung-Whun Chung, Michele Mariotti, Nicola Luisotti, Gabriele Ferro, Fabrizio Maria Carminati, Frédéric Chaslin, Fabio Luisi,  Marco Armiliato, Daniele Rustioni, Sesto Quattrini….

Ha lavorato con registi del calibro di Pierluigi Pizzi, Graham Vick, Barrie Kosky, Mario Martone, Davide Livermore, Stefano Mazzonis, Gianni Amelio, Gabriele Lavia, Robert Carsen, Francesco Micheli, Alex Olle, Giancarlo Cobelli, Daniele Abbado….

Rigoletto di G.Verdi al Teatro Mario Del Monaco di Treviso venerdì 4 novembre alle ore 20:00 e domenica 6 novembre alle ore 16:00. Al Teatro Sociale di Rovigo venerdì 18 novembre alle ore 20:30 e domenica 20 novembre alle ore 16:00.

Sul podio il M°Sebastiano Rolli e firma la regia Giuseppe Emiliani. Nuovo allestimento con realizzazione scene dei Laboratori Scenografici del Teatro Sociale di Rovigo. Coproduzione Bassano Opera Festival, Teatro Mario Del Monaco di Treviso e Teatro Sociale di Rovigo.

 




RAI. Domani a “Casa Italia”

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downloadIl rischio di allargamento della guerra in Ucraina e di una escalation incontrollata è reale?  Ne parliamo con Marco Minniti, Presidente della Fondazione MedOr e già Ministro dell’Interno; Alessandro Politi, Direttore della Nato Defense College Foundation e Giovanna Botteri, corrispondente Rai da Parigi.

“Luna Rossa” è un’imbarcazione entrata nel cuore degli italiani, anche di chi non è velista. Approfondiamo la sua storia, dall’esordio alle ultime regate di Coppa ad Auckland, e i nuovi progetti per l’America’s Cup del 2024, con Fabio Pozzo, Giornalista de “La Stampa” e Gilberto Nobili, Operations Manager Luna Rossa Prada Pirelli.

Dalla vela passiamo alle ultime tendenze della moda. Perde quota l’e-commerce, torna il negozio fisico e l’”esperienza” diretta. Tornano di moda capi del passato come il bustino. Ne discutiamo con Luigi Borbone, uno degli stilisti dell’ultima generazione e con Giuseppina Gelosia, sarta premiere e bustaia.

A seguire, Sportello Italia” Lorenza Morello, giurista d’impresa ed esperta di problematiche internazionali, riponde ai telespettatori dall’estero che chiedono informazioni su come avviare un’attività commerciale in Italia o come combinare sostenibilità economica e ambientale.

Storie dal Mondo. A New York,  all’interno del Guggenheim, si è svolta la quattordicesima edizione dell’asta benefica “Vendemmia d’Artista” della azienda vinicola Ornellaia.

Infine, l’intervista di Maria Cristina Zoppa al giovane cantante Luigi Strangis, talento emergente del panorama della musica italiana.

NEW YORK/TORONTO 27 ottobre h17.00

LOS ANGELES  27 ottobre h14.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO 27 ottobre h18.00

SYDNEY 27 ottobre h18.30

PECHINO/PERTH 27 ottobre h15.30

JOHANNESBURG 27 ottobre h15.45

BERLINO 27 ottobre h15.45

LISBONA 27 ottobre h14.45




“DENTI”, il nuovo singolo di OFFICINA PARTENOPEA sarà pubblicato il 31 ottobre 2022

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1 copertina dentiA meno di cinque mesi dal successo del brano d’esordio POSILLIPO, la band OFFICINA PARTENOPEA pubblica il suo nuovo singolo il 31 ottobre 2022.

 Sotto la direzione artistica di Dario Sansone (FOJA), la band si lascia affiancare dal fisarmonicista Claudio “Zingarone” Del Vecchio

Oltre 40.000 ascolti tra Spotify, Apple Music, Deezer e Amazon: questi i numeri di “POSILLIPO” il fortunato singolo d’esordio della band OFFICINA PARTENOPEA. A meno di cinque mesi dall’uscita del brano – la cui versione remix era firmata da Bill Zimmerman, producer di artisti internazionali come Ariana Grande, Coldplay, Mariah Carey, BTS e Usher, tra gli altri – la formazione pubblica un nuovo singolo, intitolato “DENTI”, che uscirà su tutte le piattaforme digitali musicali LUNEDÌ 31 OTTOBRE 2022 a mezzanotte, in concomitanza con la notte di Halloween.

Quattro sono le ‘anime’ che danno vita a Officina Partenopea: Rosario Viola è voce e autore della formazione; Luca Roncelli è chitarrista e polistrumentista nonché principale autore e compositore della band; Simona Pinto è chitarrista e corista; Antonio ‘Uke’ Russo è producer e polistrumentista.

Autore e compositore di DENTI è Roncelli, che nel brano suona la chitarra flamenca insieme a Simona Pinto; la produzione del brano è firmata da Russo “acasadiuke”, mentre il sound engineering è affidato a Stefano Formato (Enzo Gragnaniello).

Sotto la direzione artistica di Dario Sansone (frontman dei FOJA), la band si lascia affiancare dal fisarmonicista Claudio “Zingarone” Del Vecchio – già nelle fila dei Guappecartò – e dal bassista Giuliano Falcone dei FOJA.

La distribuzione è affidata all’etichetta partenopea FULLHEADS, label de La Maschera, Foja, Pepp-oh, Tommaso Primo, Daniele Sepe e molti altri.

_ DENTI. il brano

Se in “Posillipo” il focus era rappresentato dall’impossibilità di comunicare in una condizione di oppressione dal dominio sociale e dalla recessione, in “Denti” questa oppressione evidenzia una sorte che pare sorridere a chi non ne ha bisogno e si accanisce verso chi, pur impegnandosi, non riesce a contrastarla: un brano-manifesto per tutti coloro che, già vessati, non arrivano a fine mese e non appena tirano un sospiro di sollievo per aver trovato una quadratura del cerchio, sono nuovamente sommersi dalle difficoltà economiche.

Il proverbio “‘O ppane a chi nun tene ‘e renti” (“Il pane a chi non ha i denti”), ripetuto alla fine di ogni verso, sta lì proprio a indicare quell’atteggiamento di rassegnazione che Manu Chao definì la “Malegria”: quella emozione dolce e amara che fonde allegria e malinconia in un’unica sensazione laddove può non andare tutto bene ma per molti non potrebbe andare meglio di così e dinanzi a ciò, la cosa migliore è farsene una ragione.

“Che me ne fotte se sto ‘nziriato” tanto “stu core fa addo và”: questo estratto del ritornello spiega anche l’assenza del cavo-dati che collegava la mente del protagonista con il cuore di lei in un tentativo di superamento dell’incomunicabilità. A una lettura poco attenta può sembrare che “stu core fa addo và” suggerisca un’immagine metaforica di un cuore che non risponda alla ragione ma in realtà la locuzione “addo và” è un’espressione propria della parlesia e può assumere il significato di “fare silenzio, attenzione”.

Accada quel che accada, il cuore fa silenzio, non ha più nulla da comunicare dinanzi a un’esistenza ostinatamente avversa contro cui non resta che esorcizzarla ballando ognuno nella sua pozza di fango, ognuno coi suoi problemi.

3 foto cover (1)_ LA BAND SI RACCONTA

 “Officina” esprime la nostra idea di collettivo al servizio della musica; “Partenopea” perché siamo figli di Partenope, ispirazione per le immagini e le musiche che creiamo. Scriviamo in napoletano, ma non per campanilismo.

Gli idiomi e la filosofia di vita che sottendono la lingua napoletana permettono di esprimere ciò che Manu Chao chiama Malegrìa: quella emozione dolce e amara che fonde allegria e malinconia in un’unica sensazione… Può non andare tutto bene ma per molti non può andare meglio di così e, dinanzi a ciò, la cosa migliore è farsene una ragione.

 DENTI . il videoclip

Il videoclip ufficiale del singolo DENTI sarà diretto dal videomaker salernitano Pierpaolo Perna, che ha già firmato video musicali per Frankyselector, Fiori di Cadillac e Banda Maje.

 DENTI . la copertina

Prosegue la narrazione per immagini, avviata con POSILLIPO, anche per la copertina del secondo singolo di Officina Partenopea, DENTI: nel brano si dichiara, neanche tanto velatamente, che “Chesta è ‘a ballata ra famme” (“questa è la ballata della fame, della miseria”) e da qui si acquisisce la chiave di lettura della copertina: i protagonisti già presenti in POSILLIPO, qui, si ritrovano a ballare su un terreno fangoso, metafora delle avversità della vita, alla luce di un sole da scenario post-atomico, simbolo dell’esistenza, che parrebbe quasi incenerirli.

Se si potesse riassumere in una frase, si potrebbe formulare così: “L’esistenza mi sta consumando ma io ballo sui problemi della vita”. Non è un caso che in napoletano, talvolta, si ricorra alla parola “tarantella” per esprimere proprio un momento di difficoltà: fa parte della filosofia partenopea affrontare i problemi con lo stesso spirito con il quale si danza; un ballo “di rassegnazione” in attesa che tutto migliori in un modo o in un altro.

www.officinapartenopea.it




Alicia Baroni, cantautrice dominicana di successo e cantante di indiscutibile qualità, dalle radici biellesi

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alicia baroniProveniente da una famiglia dove la musica ha sempre fatto da cornice alla quotidianità, fin da piccola emetteva luci che l’avrebbero condotta per le strade, i viali e le autostrade del canto e della composizione. Nella sua anima navigava quel misterioso ingrediente che si attacca alle persone destinate ad essere artisti.

Anche se conosciuta come Alicia Baroni, il suo vero nome è Alice Baroni Bethancourt ed è nata domenica 11 agosto 1963 a San Cristóbal, provincia della regione meridionale dominicana, si può dire che per caso, poiché tutta la sua vita è profondamente legata alla casa contrassegnata con il numero uno in via Uladislao Guerrero e dintorni, nella città di Baní, provincia di Peravia, al confine con San Cristobal. A questo proposito dice: “Sono nata a San Cristóbal, ma mi sono dichiarata Banileja. Mia madre ha frequentato un ginecologo in una clinica a San Cristóbal. Allora eri da dove sei stato dichiarato. Inoltre, mi sento di razza Banileja. Lì ho sviluppato la mia personalità, i miei talenti, la mia vita sociale”, ha chiarito la famosa artista.

In questa talentuosa cantautrice, che è la primogenita della coppia Baroni Bethancourt, coppia che ha anche procreato due maschi, converge un interessante miscuglio culturale, poiché il suo sangue è sia banilejo che italiano, cosa che la fa traboccare di orgoglio per entrambe le eredità. “Mio padre, Luigi Baroni Greggio, nato a Sagliano Micca, un piccolo paese piemontese, è stato portato in queste terre dai genitori nel 1950. È fotografo di mestiere, artigiano del legno e amante della buona musica.  Mia madre, Daysi Margarita Bethancourt Báez, è nata a Baní. È insegnante, scrittrice, leader di comunità e politica, in arrivo”, ha espresso, ricordando che sua madre era governatrice provinciale nel 1983, nel governo presieduto da Salvador Jorge Blanco (Santiago de los Caballeros, Santiago, R.D., 5 luglio, 1926-Santo Domingo, DR, 26 dicembre 2010).

Non c’è dubbio che l’arte scorre nelle vene della famiglia Baroni Bethancourt e che Alicia ha assimilato porzioni considerevoli del talento musicale che scorreva da entrambe le parti: paterno e materno. “Nella mia famiglia ci sono musicisti e cantanti. Infatti, mia madre, insieme a due delle sue sorelle, formava il trio de Las Hermanas Bethancourt. Mia madre suonava la chitarra e anche uno zio materno. Diversi miei cugini di primo grado si sono cimentati nell’arte, come il cantante, comico e imitatore Oscar Pérez, che faceva parte dell’orchestra Tierra Seca, e alcuni altri parenti cantano o suonano uno strumento, ma non hanno deciso di lanciarsi al campo artistico”, ha assicurato.

Non dovrebbe sorprendere quindi che l’infanzia e l’adolescenza di Alicia Baroni siano state sfumate da un ambiente bohémien, dove abbondavano poesie, canzoni e musica che deliziavano l’anima e plasmavano l’umore di questa pluripremiata cantautrice. “Quando hanno capito le mie preoccupazioni, i miei genitori si sono occupati di coltivarmi in varie discipline artistiche, come la danza classica, il teatro, la teoria musicale e il pianoforte. Posso dire, quindi, di aver avuto il sostegno incondizionato dei miei genitori in questo e in altri aspetti della mia vita”, ha riconosciuto, rivelando la sua sincera gratitudine agli autori dei suoi giorni.

Proprio quelle preoccupazioni a cui l’artista fa riferimento sono nate spontaneamente e ancor prima che la stessa Alicia si rendesse conto di quel talento che stava germogliando in lei con impeto vulcanico e che manifestava ancora nel grembo materno. Suo padre le disse che durante la gravidanza di sua madre avrebbe strimpellato la chitarra e Alicia avrebbe cominciato a muoversi; ha smesso di suonare e la bambino si è calmata. Questo esperimento è stato ripetuto più volte e il risultato è stato lo stesso, per cui il padre ha scritto la seguente nota: “Se quella bambina a un certo punto fu propensa al mestiere del musicista, si sappia che fin da prima della sua nascita lo ha mostrato” , sull’ultima pagina di un libro che usava per farlo conoscere.

“Fin da giovanissima ho iniziato a mostrare interesse per la musica, in tutte le sue manifestazioni; mio padre mi ha educato ascoltando musica classica e lirica e mia madre mi ha insegnato tutto ciò che riguardava la musica popolare di quei tempi. Tuttavia, ho cominciato a cantare in modo circostanziale all’età di otto anni, in un’attività organizzata da mia madre, e la persona che doveva fare la parte artistica si è ammalata, quindi gli ho detto con coraggio che avrei cantato, ecco com’era e non ho mai smesso”, ha ricordato.

alicia (2)Vedendola interessarsi alla chitarra, suo padre gliene fece una, anche se ha ricevuto solo poche lezioni da un insegnante privato e alcuni accordi che ha raccolto mentre guardava suonare i suoi genitori. La piccola Alicia ha continuato a imparare da sola e già all’età di 11 anni cantava e si accompagnava su questo popolare strumento a corde. In seguito imparò a suonare il pianoforte e, empiricamente, la melodia.

Si è formata come assistente segretaria, istruzione che, tra gli altri argomenti, includeva dattilografia, stenografia, tecniche d’ufficio e archiviazione. A quel tempo, questa occupazione aveva un valore sociale significativo in termini di formazione completa di coloro che vi si dedicavano. “Ho studiato nelle scuole private e parte della scuola elementare nelle scuole pubbliche, il che mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con esseri umani di tutte le classi sociali. Faccio tesoro di questa esperienza e sono grata di aver avuto questa opportunità, di vedere e comprendere la diversità”, ha riflettuto.

A soli 17 anni e dopo essersi laureata in lettere e scienze alla scuola di Nuestra Señora de Fátima, dovette stabilirsi a Santo Domingo (dove i suoi genitori si trasferirono due anni dopo) per iniziare gli studi superiori. All’età di 22 anni ha conseguito una laurea in Psicologia Clinica, carriera che ha studiato all’Università Nazionale Pedro Henríquez Ureña, ma che non ha mai perseguito, poiché la sua passione per la musica l’ha sopraffatta, sebbene abbia sfruttato le sue conoscenze in questo disciplina riversandole nelle sue composizioni.

Il successo che l’ha accompagnata come cantautrice non è stato all’altezza delle sue qualità vocali e interpretative. Alicia ha una notevole maestria scenica, non è solo che canta bene, ma con i suoi gesti riesce a far cantare chi la vede e la sente, entrare anche in ogni verso di una canzone e sentirla accarezzarne l’anima.

Ritiene che, se qualcuno l’ha influenzata come cantante, è stata l’americana Connie Francis, anch’essa di origini italiane e il cui vero nome è Concetta Rosa María Franconero. “Ho amato Connie Francis, soprattutto quando cantava in italiano. Certo, ci si sente sempre identificati con un cantante, per vari motivi; nel mio caso si trattava perlopiù di cantanti italiani, come Gigliola Cinquetti, Mina Mazzini, Iva Zanicchi, tra gli altri, e del mio paese, ritengo che Sonia Silvestre abbia avuto una grande influenza su di me, l’ho ammirata profondamente”, ha affermato Baroni.

Ritiene però che come cantante sia un autodidatta, perché il suo talento in quanto tale è innato, è qualcosa che ha portato nella sua anima, come parte essenziale del proprio essere, anche se ne attribuisce alcuni che erano già cantanti veterani e con il quale ha avuto modo di condividere, come è successo con Henry Ely (Santiago, R.D., 9 gennaio 1938-Santo Domingo, R.D., 28 febbraio 2021).

alicia (3)“Se devo essere sincera, nessuno mi ha insegnato a cantare, è qualcosa che porto nelle vene, un’eredità di mia madre. Fin da piccolissima però ho conosciuto grandi cantanti, che mi hanno suggerito tecniche, esercizi, trucchi, e da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Ad esempio Ely, il nostro indimenticabile tenore, che riposi in pace, mi ha sempre parlato di alcune tecniche che stavo mettendo in pratica”, ha espresso.

Affermò di essere stata in un solo gruppo musicale, che si chiamava Los Piccolinos, derivato da piccolo, termine italiano che significa “piccolo”, e di cui faceva parte con il fratello Valentino e i cugini materni Ana María e Francis Castillo, tutti tra gli 11 e i 12 anni, un gruppo a cui si unì in seguito il più giovane dei suoi cugini, Víctor Hugo García. “Suonavamo con un organo, due chitarre e un tambora o tamburello a seconda del genere”, ha ricordato, aggiungendo che negli anni ’70 hanno persino partecipato al programma prodotto da Encarna Sánchez (Carboneras, e-Spain, 19 settembre 1935-Alcobendas , Spagna , 5 aprile 1996), su Radio Televisión Dominicana, e che nel decennio degli anni ’90, insieme alla talentuosa cantautrice dominicana Ariella, ha formato il duo Cayena, inciso alcuni brani, ma in assenza di supporto discografico e un team di promozione ha dovuto accantonare quell’iniziativa.

Alla fine ha dovuto partecipare con gruppi musicali a diverse attività, come la registrazione di jingle, affari politici e sociali e ha cantato con molti cantanti di ballate creole della sua generazione.

Tuttavia, nonostante la sua indiscutibile qualità di cantante e senza forse una via di mezzo, Alicia Baroni si è guadagnata un posto di privilegio per la sua fortunata e ben accreditata carriera di autrice e compositrice. Basti pensare che le sue canzoni, adornate con le luci sfavillanti della qualità, sono state registrate da cantanti e gruppi musicali di fama nazionale e internazionale.

“La mia prima registrazione è nata da una situazione che ho vissuto a Bani. Nel 1981 avrei rappresentato la mia provincia al concorso di bellezza di Miss Repubblica Dominicana e, avendo tutto pronto, non ho potuto essere la candidata. Di fronte a questa delusione i miei genitori, per tirarmi su di morale, mi dissero che avrebbero pagato per la registrazione di un singolo e cercarono un giovane pianista e arrangiatore banilejo per poi venire nella capitale per registrare allo studio Fabiola. Quel musicista era Pedro Anciani, che ha svolto il lavoro insieme ad altri tre musicisti di Baní e un violinista di Santo Domingo. Ho registrato una mia canzone intitolata “O ella o yo”, che è stata ampiamente distribuita in tutto il paese, e una canzone italiana tradotta, “A modo mío”. È così che è iniziata formalmente la mia carriera artistica”, ha ricordato.

È importante notare che in quella registrazione l’artista non ha incluso la sua prima composizione, che era quella dedicata al suo paese, che non è mai stata incisa su disco e di cui ricorda solo pochi versi. “O ella o yo” è stata la sua successiva nascita musicale e assicura che entrambe sono state concepite tra il 1977 e il 1978.

Nell’anno 1984 pubblica, con l’etichetta Memphis Records, una produzione musicale, con il suo nome e che, oltre ad altre due da lei prese in prestito, comprende le seguenti sue composizioni, tutte ballate: “O ella o yo ” , “Perla bonita”, “Díselo”, “Ya”, “Te perdono” e “Desde que te conocí”, che la portoricana Sonya Cortés portò in seguito a bachata.

Poi, nel 1990, il maestro Dioni Fernández la consigliò alla cantante Soray che registrò “Trampa”, “Telaraña” e “A Otro Nivel”, una ballata di grande successo che anche Liliana Rodríguez e Sonya inclusero in due produzioni.

Soray, che in seguito registrò anche “Me Cuentan”, è stata la prima cantante a registrare le canzoni di Alicia, a parte la stessa autrice e compositrice di Baní. Successivamente, Iris & Franklin registrarono il merengue “Una loca aventurera” e da quelle registrazioni la carriera di autrice di canzoni di Alicia prese il volo verso il successo.

alicia (4)Dalla sua prolifica raccolta di composizioni sono emersi i merengues “Si volviera a mí” e “No me hables de él” (Mayra Mayra, di Puerto Rico), “Amor secreto” e “Quise probar” (Celinés, también boricua), “No te conozco” (Mayra & Celinés), quest’ultima scritta con José Peguero, “Mala memoria” (Sergio Vargas), “Te confieso” (Eddy Herrera), “Sin ti” (Rubby Pérez), “Mi primer beso” (Manny Manuel, borinqueño), “Si te atrevieras” (Jeffrey, canzone che incise anche Quique Rosario), ”Con uñas y dientes” e Así no hay vida” (Irisneyda, che pure fece una versione merenghera “O ella o yo”), “Y qué hago yo” e “Decirle que la amo” (Sin Fronteras), “Casi lo mato” (Los Toros Band), incisa poi a bachata dalla portoricana Cortés; al maschile questa canzone fu registrata daLa Barra (de Córdova, Argentina), e a ritmo di cumbia dagli argentini Armonía Show (di Spagna), Los Chakales, Altos Cumbieros, Pibes Chorros e German & La Huella y Agrupación Marilyn.

Sangre Nueva le incise i merengue “Ella tiene derecho”, “Un amigo es un amigo”, “Ansias” e “Se marchó” (tutti scritti con José Peguero), “Padre Nuestro” e “Vida nueva”, canzone che portò nel suo repertorio anche il bachatero Víctor Manuel e Calle Salsa (ovviamente,a ritrmo di salsa), Rafely Rosario incise “Cuando nos falla el amor” (inciso anche dalla Banda XXI, di Argentina), Pochy Familia & Coco Band si annotarono con “Cosas de ella”, conosciuta come “Los pantys negros”, Pablo Martínez con “Ahora que pienso” e “Todo a medias”, Tierra Seca con “No quiero escuchar más”, La Muralla con “Qué me has hecho”, Marcel con “Amor prohibido”, la venezolana Diveana con “No voy a morir de pena” e la portoricana María Alejandra con “Sola”.

Allo stesso modo, ha messo il suo marchio  nel salsa con opere come “Uno se cura” e “Deseo” resa famosa da Raulín Rosendo, e la prima di queste è stata interpretata anche da Papucho con Cano Estremera (Santurce, San Juan, Puerto Rico, 02 septiembre, 1958-San Juan, P.R., 28 de octubre, 2020), il peruviano Giovanni Kral e il colombiano Daniel Gómez, “Esperándote” (Tito Rojas: Humacao, Puerto Rico, 14  giugno, 1955-Humacao, P.R., 26  dicembre, 2020), “Solo conmigo” (Puerto Rican Power), “Cuánto te amo” e “La quiero” (Anthony Cruz: New Jersey, N.J., Estados Unidos, 05 gennaio, 1965-San Juan, Puerto Rico, 18 maggio, 2018), “Lo que quedó de mí” (Tito Gómez: Juana Díaz, Puerto Rico, 09 aprile 1948-Cali, Colombia, 12 giugno, 2007), “Vete de aquí” (Yolanda Duke), “A mis 40” (Adalgisa Pantaleón), “Veneno y miel” e “No me dejes” (Willie Crespo), “Dama elegante” (incisa da Luisito Carrión e anche dal gruppo argentino Forgive To Forget o F2F), “Regresa” (Giro), Choco Orta le incise “Si yo lo vuelvo a ver” e “Otro amor” (quest’ultima a dúo con Hernán Olivera), “Hasta cuándo” (Kittin Santiago), “De cama en cama” e “Mala” (Liliana, de Venezuela), “De película” (Carlos Alberto), “Dile a él” (Frank Lemus, venezolano), “Amor ardiente” (Eduardo Padua)… Tranne Rosendo y la Duke, che sono dominicani, glui altri artisti la cui nazionalità non è citata i nquesto paragrafo sono o erano di origine portoricana.

Il bolero, la ballata e la bnachata si sono nutriti con sue canzoni e in questo senso è opportuno citare “No me dejan verla” (scritta con il marito), per la voce di Fernando Villalona e incisa anche da Jean Carlos e dal portoricano Junny Ramos, “Tú” (Pedro Azael –Panamá, 23 de giugno, 1950-Miami, Florida, Estados Unidos, 21 agosto, 2020), “Mis amaneceres contigo”, che incisero separatamente Villalona e Monchy Capricho, “Soy como no soy” (Olga Lara), “Ojo por ojo” (Edilí), “Una mujer” (Javier Santiváñez, peruviano), “Yo como tú” (Jackeline Estévez), “Mira tú” (Carlos Silver, incisa anche da Kathyan), “Qué me has hecho”, “Te extraño tanto” e “Condenado” (Wilkin Rivera) e “Soy mujer”, scritta con Peguero, che la incise a duo con la italiana Romina Trefilio.

In questo stesso tenore, Kathyan le incise “En cosas de amor” (poi trasformata in salsa da Raulín Rosendo), “Dile a esa mujer”, “Trampa”, “Con cualquiera” e “Sueños” (scritta con suo marito), Jennity registrò  “Escapar de él”, “Como por ejemplo” e “Qué lástima”, Grissel “No me importa”, Sonya Cortés “Maldito amor”, Mery Mers “Cobarde” e “Eres solo mío”, Franklin Andújar “Un hombre como yo” e Esperanza Díaz con “Esa que sueñas”.

Un caso speciale è quello di Martha Echenique, la cantante che più bolero di Alicia Baroni ha inciso, tra questi “Bailemos bolero”, “No vuelvas a buscarme”, “De que lo pagas, lo pagas”, “Por Dios, dame amor”, “Diferente”, “Te amo”, “Demuéstralo”, arrangiato a merenghe dal portoricano Ronny Soler, “Lo juro que esta vez”, che incisero Mabel De León e Sonya Cortés, “Amor de contrabando” (ripresa dal salsero Félix Manuel) e “Te vas a arrepentir”, che portò a bachata la Cortés.

Alicia Baroni, che nel 1987 è stata insegnante di chitarra alla Mubarak Academy e dal 1986 al 1989 creativa pubblicitaria presso Traser S.A., è sposata dal 1994 con il compositore e chitarrista José Peguero Bautista, con il quale non ha figli in comune, ma entrambi , frutto di precedenti unioni, sono genitori di due eredi e, oltre all’arte musicale, sono stati identificati anche dall’amore per i cani, di cui ne hanno diversi in casa e la loro devozione per questi animaletti è così grande che di solito danno cibo ai cani randagi.

Nel 1996 registra il suo secondo album musicale, intitolato “Muy personal”, che contiene le sue composizioni “A veces me pregunto” e “No lo dejo”, oltre a “Retazos” e “Esos Recuerdos”, co-autore José Peguero, che ha contribuito con “Hoy y siempre”, “Qué pasaría si ocurre”, “Me faltas tú”, “Amor de mariposa”, “Amarte es importante” e “Tu beso”.

Nel 1999 esce “Noche de paz”, una produzione musicale con canti tradizionali di Natale, dove, oltre a quello che dà il titolo all’album , compaiono “Arbolito”, “El tamborilero”, “Triste Navidad”, “Blanca Navidad”, “Aguinaldo dominicano”.” e “Campanitas”.

alicia y josé pegueroNel 2007 ha registrato “Canto para ti, Señor”, un album con canzoni cristiane, dove ci sono solo due sue composizioni: “Un mundo nuevo” e “Yo quiero vivir en paz”, gli altri lavori inclusi in questo album sono stati scritti da suo marito: “Eres”, “Sembrador de vida”, “Buscando una canción”, “Saber que me amas”, “Contar con Dios”, “Mi canto”, “Sintiéndote, Señor” y “Jesús de Nazareth”.

È tornata in studio di registrazione nel 2012 per produrre l’album “Soy mujer”, una canzone di cui condivide la paternità con Peguero, lo stesso per “Soy más”, “Nombre de mujer”, “De repente” e “Heroínas de libertad”. In questo album ha composto “Ella” e ambientato la poesia “Soy niña de ayer, mujer de hoy “, la cui autrice è sua madre, Daysi Margarita Bethancourt Báez.

Nel 2018 ha messo in circolazione la produzione “Y la poesia se hizo canción”, composta da dieci poesie dell’illustre poetessa Aída Cartagena Portalatín, che la cantautrice di Baní ha musicalizzato: “Una mujer está sola”, “Infancia del recuerdo”, “Meditación”, “Víspera de sueño”, “Desvelados sentidos”, “Llanto de llanto”, “¿Cómo llorar la muerte de una rosa?”, “Reencuentro del alma y mi vida”, “De la ausencia tuya” e “Fiesta del regreso”.

Altre canzoni che Alicia ha nel suo repertorio discografico sono la ballata “Eres dueña de él”, che è stata interpretata in merenghe da Mayra Mayra (San Sebastián, Porto Rico, 9 marzo 1963-San Juan, PR, 6 marzo 2018), “Hombre de ebano”, “Sangre de madre”, “Sabanas mojadas”, “Homenaje a Cándido Bidó” (Bonao, La Vega, R.D., 20 maggio 1936-Santo Domingo, R.D., 7 marzo 2011), “Es el amor” (tema del film “Enigma”, della Repubblica Dominicana), “Mi cucurucho y yo”, “El musicista” (interpretato anche dalla cugina Ingrit Pérez), “Suavemente”, “Tonta”, “No es verdad” , “Orgullosamente dominicana” e “Que no se repita”, quest’ultima con il suo compagno di vita, con il quale ha scritto anche “Cuando nos falla el amor”, “Ella tiene derecho”, “Hay que vivir el amor” “Se marchó”, “No pudimos”, “Si usted permite” e, tra le altre, “Vete de aquí”.

“I miei figli non cantano professionalmente. Il maschio, Nicolás Aquino Baroni, ama la musica, ma è molto timido e canta solo quando ne ha voglia nei karaoke di famiglia. Mia figlia, Aliani Aquino Baroni, ha registrato il brano “Juan Pablo, amigo”, scritto da me e José e arrangiato dal maestro Dioni Fernández, per uno spettacolo lirico musicale chiamato “Levantemos la patria cantando”; è un’attrice diplomata al Instituto del Cine de Madrid, anche se non ha potuto intraprendere quella carriera, alcuni anni fa ha recitato in due o tre spettacoli messi in scena al Teatro Nazionale”, ha detto, con notevole orgoglio materno.

Alicia ha portato il suo canto sui palcoscenici di Hiroshima, in Giappone, dove è stata premiata, nel 1995, per i suoi contributi musicali alla commemorazione del lancio della bomba atomica (per questo motivo è stata messa in circolazione una produzione musicale contenente la sua composizione “Hiroshima” ), Parigi, Francia, invitata dall’ambasciata dominicana presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), è stata presentata alla mostra-conferenza ” Bajo las alas de las mariposas “, dedicata alle sorelle Mirabal, Punta del Este , Uruguay, nel cui Festival della Canzone, nel 2012, ha ottenuto il primo posto (con il brano “De repente”, opera composta da Peguero), Festival de los Cantautores de Tabasco, Messico, Festival Mundial de la Canción, a Panama, New York, Stati Uniti, e Madrid, Spagna.

Ha ottenuto il Premio Nazionale di Musica, assegnato dal Ministero della Cultura, nelle sezioni Ragazzi e Folklore (2014 e 2016), il Casandra, come compositore di maggior rilievo negli anni 1996, 1997 e 1998, premio in cui è stato nominata in diversi settori, quello dell’American Society of Composers, Authors and Publishers (ASCAP) e Lo Nuestro (entrambi nel 1995), per la sua salsa “Esperandote”, che Tito Rojas ha internazionalizzato.

Allo stesso modo, nel 2014, è stata premiata dalla Universal Peace Federation Interreligius e dalla International Federation For World Peace come ambasciatrice di pace, e nello stesso anno è stata scelta come regina del Carnevale di Baní e dell’Associazione dei cronisti dell’arte (ACROARTE), nell’ambito del Premio al Merito Giornalistico per l’Arte e lo Spettacolo, in riconoscimento della sua carriera artistica. SÈ stata premiata anche dal Centro Culturale Perelló, dal Movimento delle Donne Lavoratrici e le Scuole Multitematiche, nel 2015, e dalla Società Dominicana di Autori, Compositori ed Editori di Musica Dominicana (SGACEDOM).

“La mia più grande soddisfazione è che attraverso la musica sono stata in grado di connettermi con la grandezza dell’universo e di diventare complice di tutte le persone che hanno potuto godere, piangere, ridere e persino guarire… con le mie canzoni. La musica, insomma, è la scintilla della mia vita”, ha riflettuto, aggiungendo per contrasto che “a prescindere da quello che facciamo, delusioni e fallimenti ci rendono più forti”.

Sebbene non l’abbiamo mai associata alla militante tradizionale che va in giro urlando ai raduni, sudando copiosamente mentre corre o sopra un camion in certe carovane, incollando manifesti o facendo apertamente proselitismo, sappiamo che parallelamente alla sua carriera musicale, Alicia Baroni ha è stata strettamente legata alla politica, per il fatto che la sua famiglia ha coltivato solidi legami affettivi con la leadership del Partito Rivoluzionario Dominicano (PRD), ed è stata vicedirettrice artistica di Radio Televisión Dominicana (2000-2002), direttrice del Quisqueya Canale televisivo (2002-2004) e da agosto 2020 dirige la Biblioteca dell’infanzia e della gioventù della Repubblica Dominicana.

“La politica è nel mio sangue. Sono la figlia di una donna che si è sempre occupata di politica. Alcuni leader, principalmente del PRD, hanno visitato la mia casa. Ho più di 30 anni di militanza politica, prima PRD e poi sono andato al Partito Rivoluzionario Moderno (PRM), di cui ho scritto il suo inno, insieme a mio marito, e del cui fronte culturale ho fatto parte. Possiamo vedere anche la politica come un’arte, solo molto più vulnerabile, dobbiamo amarla nella sua essenza, ma purtroppo politici corrotti e avidi ne hanno offuscato la vera natura”, ha sottolineato, chiarendo che la sua ammirazione per il dott. José Francisco Peña Gómez (Santa Cruz de Mao, provincia di Valverde, 6 marzo 1937-Cambita Garabitos, San Cristóbal, R.D., 10 maggio 1998) è germogliata da quando era una ragazza.

Il suo lavoro di dipendente pubblico non le impedisce di continuare a produrre belle canzoni, e a questo proposito spicca la sua più recente produzione musicale, chiamata “Y la poesia se hizo canción”, con poesie di Aída Cartagena Portalatín (Moca, provincia di Espaillat, R.D., 18 giugno 1918 – Santo Domingo, R.D., 3 giugno 1994) che Baroni ha musicalizzato.

“È una cosa che desideravo fare da molto tempo, cioè mettere la poesia sulle ali della musica, perché così, senza dubbio, volerebbe più in alto, tenendo conto anche della fucina di ottimi poeti che è il nostro paese ha. Mi concentro anche sull’esecuzione di concerti minimalisti e tematici, un modo interessante per rinnovarmi e fare qualcosa di diverso”, ha affermato l’artista pluripremiata.

Ha chiuso la nostra intervista con una riflessione che rivela quanto sia tormentata dalla debacle morale che sta vivendo la società dominicana, come conseguenza del permissivismo e dell’irresponsabilità nel porre fine all’attuale dissolutezza, e invitandoci a contribuire a cambiare questa orribile situazione.

“Spero ferventemente che riusciamo a salvare i valori attraverso la musica. Quanti danni stiamo facendo! La generazione di oggi è contaminata dall’eccesso di volgarità nei messaggi della musica che ascolta, è ciò che ballano e cantano i nostri figli. Non possiamo continuare a permettere questa atrocità. Non c’è rispetto. Ho sempre detto e sostengo che i ritmi musicali che ci portano a muovere il corpo sono buoni, ciò che è dannoso sono i messaggi che contengono. Facciamo qualcosa! Come compositori dobbiamo incoraggiare, motivare e promuovere la incisione di canzoni che portino messaggi migliori. Tutto può essere detto in una canzone, ma non così crudamente, ci sono così tante preziose metafore e forme letterarie per descrivere storie, che non c’è bisogno di sprofondare così in basso. Speriamo di poter cambiare il percorso che purtroppo stiamo intraprendendo in questa direzione”.

Così è ed è sempre stata Alicia Baroni, purosangue banilegna, compositrice di successo, con un raffinato senso musicale e letterario, e una cantante che rappresenta con alta dignità e qualità indiscutibile la donna creola e la stessa identità dominicana.

 

 




RAI. Oggi a “CASA ITALIA”

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downloadIl sostegno alle famiglie alle prese con inflazione e aumento dei prezzi è tra le priorità del nuovo governo guidato da Giorgia Meloni. Roberta Ammendola approfondisce l’argomento con Ettore Prandini, Presidente Nazionale di Coldiretti; Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Ufficio Studi e relazioni con la filiera di Federdistribuzione; Pietro Paganini, analista economico e Rino Pellino, corrispondente Rai da Berlino.

Il 25 ottobre è la Giornata Internazionale della Pasta, prodotto cardine della dieta mediterranea, ma anche cibo povero: la pasta nelle sue varie verssioni, nutriente, buona e a basso costo, può essere un’alleata nelle difficoltà? La cucina italiana può diventare ulteriormente esempio per il mondo? Roberta lo chiede a Cristiano Laurenza, Segretario dei Pastai Italiani; Massimo Menna, Presidente Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP e allo chef Luigi Diotaiuti.

Subito dopo, spazio al calcio, con Piercarlo Presutti e Simona Cantoni che ospitano in collegamento Joe Tacopina, Presidente della Spal e Veronica Bon dell’Ufficio Stampa della Spal.

Si è appena conclusa la “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo”. Il tema di quest’anno erano i giovani. Con Paola Mondani, della Società Dante Alghieri, approfondiamo il loro linguaggio.

Storie dal Mondo. A Buenos Aires, nel quartiere di San Cristobal, vive Massimo Maresca che porta avanti il forno ereditato dalla sua famiglia, originaria di Salerno. Fu aperto nel 1920…

Musica in chiusura con Manuel Agnelli, intervistato da Maria Cristina Zoppa.

NEW YORK/TORONTO 25 ottobre h17.00

LOS ANGELES  25 ottobre h14.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO 25 ottobre h18.00

SYDNEY 25 ottobre h18.30

PECHINO/PERTH 25 ottobre h15.30

JOHANNESBURG 25 ottobre h15.00

BERLINO 25 ottobre h15.00

LISBONA 25 ottobre h14.00




RAI. Domani a “Casa Italia”

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downloadLa pandemia del covid sembra sotto controllo, ma molti cittadini ne pagano ancora le conseguenze, fisiche e soprattutto psicologiche. In Italia il bonus psicologico è sempre più richiesto. Roberta Ammendola ne parla con Gian Maria Palumbo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale; Nino Cartabellotta, presidente della fondazione GIMBE e Giovanna Botteri, corrispondente Rai da Parigi.

Si è appena concluso “Apriti Moda”, un weekend per visitare 100 luoghi tra cui alcune botteghe storiche e non sempre accessibili al grande pubblico. Roberta accoglie Luca Litrico, erede della famosa sartoria siculo-romana, che ha vestito celebrità di tutto il mondo e si collega con: Cinzia Sasso, giornalista e ideatrice di “Apriti Moda” e Alberto Cavalli, Direttore Generale della Fondazione Cologni e della Michelangelo Foundation.

A seguire, “Sportello Italia”. Il notaio Clarissa Fonda risponde ai nostri telespettatori dell’estero che chiedono chiarimenti su finanziamenti e garanzie.

Storie dal Mondo. A Tokyo conosciamo Maurizio Lotter, maestro orafo e vetraio veneziano, nominato Ambasciatore delle perle veneziane in Giappone. A San Paolo esiste un luogo chiamato Arsenale della Speranza. Ce ne parla Padre Simone Bernardi.

In chiusura, il viaggio musicale di Stefano Platresi e Monica Marangoni ci porta negli anni Sessanta, che per il nostro Paese sono stati anni di boom anche per il settore musicale.

 

NEW YORK/TORONTO 24 ottobre h17.00

LOS ANGELES  24 ottobre h14.00

BUENOS AIRES/SAN PAOLO 24 ottobre h18.00

SYDNEY 24 ottobre h18.30

PECHINO/PERTH 24 ottobre h15.30

JOHANNESBURG 24 ottobre h15.45

BERLINO 24 ottobre h15.45

LISBONA 24 ottobre h14.45




Tv: domani a “Casa Italia”

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downloadEmmanuel Macron il 23 e 24 ottobre sarà a Roma per partecipare all’assemblea interreligiosa “Il grido della pace” e per incontri istituzionali nel quadro del Trattato Italia-Francia del novembre 2021. Per approfondire, Roberta Ammendola accoglie Ignazio Ingrao, giornalista del TG1 e si collega con: Nicoletta Manzione, corrispondente Rai da Parigi; Jean-Pierre Darnìs, Professore Universitario di Storia Contemporanea e  Eleonora Tafuro Ambrosetti, Ricercatrice dell’ISPI.

Subito dopo, Roberta ospita Monica Giandotti, conduttrice di “Agorà”, che ci raccota la sua esperienza alla conduzione del talk show di Rai 3.

Il Tiro a Volo ci ha regalato tanti successi tra Olimpiadi e Mondiali. Piercarlo Presutti ospita due grandi protagonisti: Diana Bacosi, freschissima campionessa mondiale nello skeet, oro a Rio e argento a Tokyo e Giovanni Pellielo, plurimedagliato olimpico tra i Giochi del 2000 e del 2016  e più volte campione del mondo.

Quindi, cinema con Carlo Gentile che ospita l’attore Emanuele Salce che a suo padre Luciano a dedicato la mostra: “L’ironia è una cosa seria”.

Storie dal Mondo. Quarta tappa del viaggio dal Capo all’Equatore con Paolo Emilio Landi, attraverso il parco nazionale di Etosha fino ad arrivare in Botswana.

In chiusura, lo spazio musicale di Stefano Platresi e Monica Marangoni con Cristiano Godano, fondatore e cantante dei Marlene Kuntz.

NEW YORK/TORONTO 21 ottobre h17.00

LOS ANGELES  21 ottobre h14.00




Cosa vedremo domani, giovedì 20, in “Casa Italia”

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downloadMentre si continua a combattere in Ucraina e si parla di minaccia nucleare, in Cina sta andando in scena il ventesimo Congresso del Partito Comunista Cinese. Perché è importante questo congresso, nonostante per molti sia scontato il terzo mandato a Xi Jinping? Roberta Ammendola lo chiede al professor Giuseppe Di Taranto, Docente di Economia e ai corrispondenti Rai: Marco Clementi, da Pechino e Claudio Pagliara, da New York.

Subito dopo, Roberta si collega con Luca Ferrari, Ambasciatore d’Italia in Cina per discutere dei tanti nostri connazionali che vivono lì.

Voltiamo pagina. Vigne in città: Milano, Venezia e Palermo. Roberta accoglie Alessandro Cotroneo, Presidente di “La Vigna di Leonardo” di Milano e si collega con il Professor Paolo Inglese, Direttore del Sistema Museale dell’Università di Palermo e con Renzo De Antonia, Presidente di “La Laguna nel bicchiere” di Venezia.

Per “Sportello Italia” l’avvocato Marianna De Cinque risponde alle domande dei telespettatori legate ai diritti dei nonni.

Quindi, spazio alla moda: la seta italiana è un tessuto pregiato, vanto del nostro paese e ricco di storia e tradizione. Fabiana Giacomotti ospita Domenico Vivino, bachicoltore della Cooperazione “Nido di seta” e Margherita Rosina, Docente di Storia del tessuto presso l’Università “La Statale” di Milano.

Storie dal Mondo. In Brasile, a San Paolo, vive Carlo Cauti, giornalista finanziario. In Australia, a Melbourne conosciamo Marialuisa Castrignano, insegnante che durante il lockdown ha cambiato professione.

Infine, musica con l’intervista ad Irene Grandi di Maria Cristina Zoppa.




TV. Domani a “Casa Italia”

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downloadL’emergenza del momento: la crisi energetica. Il nucleare può essere una delle risposte al problema? Roberta Ammendola ne parla con Cesare San Mauro, Professore di Diritto dell’Economia all’Università Sapienza di Roma; Umberto Minopoli, Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, Walter Ambrosini, Professore d’Ingegneria Meccanica, Nucleare e della Produzione all’Università di Pisa e Barbara Gruden, corrispondente Rai da Berlino.

In Canada vive una delle più numerose e integrate comunità d’italiani all’estero. Quanti sono i nostri connazionali, dove vivono principalmente e quali opportunità il Canada offre alla generazione dei nuovi migranti? Roberta lo chiede ad Andrea Ferrari, Ambasciatore d’Italia in Canada, collegato dalla capitale Ottawa; Joe Volpe, editore de “Il Corriere Canadese” di Toronto e Giulia Spagni, giovane Expat a Vancouver dal 2007.

Il metaverso è una sorta di “mondo parallelo”, uno spazio virtuale, ma connesso col reale, sui cui le grandi aziende stanno investendo. Ne parliamo con Roberto Baldassari, Direttore di ANGI, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori e con Federico Ferrazza, Direttore di Wired Italia, una delle più importanti riviste al mondo su innovazione e tecnologia.

Con le Storie dal Mondo restiamo in Canada, a Port Alberni, piccolo centro della Columbia Britannica dove c’è una comunità italiana che gestisce una delle poche segherie ancora aperte. Poi, ci spostiamo a Buenos Aires dove vive Erica Canepa. Le sue foto d’inchiesta appaiono sulle pagine dei più importanti quotidiani del mondo.

In chiusura Stefano Palatresi e Monica Marangoni ci regalano un altro affascinante racconto musicale: attori e attrici che, nel corso della loro carriera, si sono cimentati anche con canzoni e colonne sonore.

NEW YORK/TORONTO 19 ottobre h17.00

LOS ANGELES  19 ottobre h14.00




È morto Franco dei Ricchi e Poveri

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downloadAveva 80 anni. Lo hanno annunciato all’ANSA i Ricchi e Poveri insieme alla famiglia: “È andato via un pezzo della nostra vita. Ciao Franco”. Franco lascia la moglie e una figlia.

Era uno dei quattro componenti del gruppo musicale Ricchi e poveri, nato nel 1967 e ribattezzato così da Franco Califano perchè, diceva, erano “ricchi d’idee, ma poveri di soldi”. Nati come un quartetto polifonico, formato da due voci maschili, ‘il baffo’ Franco Gatti e ‘il biondo’ Angelo Sotgiu, e due voci femminili, ‘la brunetta’ Angela Brambati e ‘la bionda’ Marina Occhiena, i Ricchi e Poveri persero la stessa Occhiena, che lasciò il gruppo nel 1981, e continuarono il viaggio come trio.

Dopo una carriera costellata da grandi successi internazionali come Sarà perchè ti amo, Che sarà, Se m’innamoro, La prima cosa bella, Mamma Maria e Voulez vous danser, nel 2016 fu Franco Gatti a lasciare i Ricchi e Poveri per dedicarsi di più alla sua famiglia, dopo aver perso tragicamente il figlio. “Una semplice scelta di vita”, disse, augurando ai suoi compagni ancora tanti successi. Un anno dopo il suo abbandono, Angela e Angelo decisero di tentare l’avventura in duo. La grande reunion, sul palco di Sanremo, con il rientro trionfale di Franco e di Marina fu un colpo messo a segno dal manager Danilo Mancuso e consacrato sul palco del teatro Ariston da Amadeus, nel 2020, in occasione dei 50 anni del brano ‘La prima cosa bella’ e della prima partecipazione al Festival del 1970: una carrellata di hit e una divertente gag con Fiorello, un picco di ascolti di quel primo festival di Sanremo targato Amadeus. Per Franco tornare a cantare all’Ariston fu una sorta di risarcimento artistico e morale visto che proprio a Sanremo, pochi anni prima, nel 2013, era stato raggiunto dalla tragica notizia della morte improvvisa del figlio Alessio, a soli 23 anni, trovato senza vita nella sua abitazione di Nervi, a Genova. In quella circostanza Franco era stato costretto ad abbandonare Sanremo dove avrebbe dovuto esibirsi con i Ricchi e Poveri e ritirare un premio alla carriera.

“Se ne va un pezzo di storia della musica italiana, un uomo che ha affrontato con grande dignità le dolorose sfide della vita. Ciao, Franco”. Lo scrive su twitter Giorgia Meloni a proposito della morte di Franco Gatti dei Ricchi e Poveri.

“Oggi Genova perde un illustre concittadino: si è spento all’età di 80 anni Franco Gatti, storico componente dei Ricchi e Poveri. A nome della città le più sentite condoglianze alla famiglia. Genova e l’Italia salutano un pilastro della storia della musica italiana che ha fatto cantare intere generazioni”.

Così il sindaco di Genova, Marco Bucci ricorda Gatti Anche il presidente della Regione Giovanni Toti a nome della Giunta esprime “profondo cordoglio” per la morte del cantante. “Con Franco Gatti, il “baffo” dei Ricchi e Poveri – commenta Toti – se ne va un grande protagonista della musica italiana, uno degli interpreti più amati. Il gruppo genovese, vincitore del Festival di Sanremo nel 1985, 2 anni fa era tornato insieme dopo 40 anni sul palco dell’Ariston. L’ultima esibizione che resterà nel cuore degli italiani. Alla sua famiglia e a tutte le persone care – conclude il presidente – vanno le mie più sentite condoglianze”.

ansa.it