Nuovo brano per I Cavalieri Erranti, che hanno aperto il concerto dei Nomadi

un giorno diverso i cavalieri erranti

un giorno diverso i cavalieri errantiUN GIORNO DIVERSO è il nuovo brano della band I CAVALIERI ERRANTI.

Un brano suonato ed interpretato in maniera egregia, con un arrangiamento tra il rock ed il pop ed un ritornello che resta impresso immediatamente.

I Cavalieri Erranti sono una band Trentina in forte ascesa, ed il brano viene pubblicato in occasione dell’apertura del concerto dei Nomadi a Villa Lagarina (TN) in occasione del Caltefolk Festival.

Ascolta qui:

Un giorno diverso – Official Video

https://www.youtube.com/watch?v=B3TIszAr4b8




LEGAMI è l’album di esordio della band ILDUBBIO

01 ildubbio legami

01 ildubbio legamiIl significati della parola LEGAMI è dato sia dai brani che dalla cover art, dove i vari generi musicali vengono uniti da un legame unico: le emozioni.

I brani sono molto intensi, con testi ispirati e con un sound molto variegato, che a tratti strizza gli occhi alla discografia della band Negramaro.

Un ottimo lavoro di esordio per la band ILDUBBIO, che al momento ha in lavorazione un nuovo progetto discografico!

Singolo – Legami

https://www.youtube.com/watch?v=KZmgWh4qfC0

Ascolta qui l’intero album:

https://open.spotify.com/album/4lmNCSLNLVEMnweBisX6Pn




La “Garota de Ipanema” compie 60 anni

statue in honour of brazilian composer tom jobim

statue in honour of brazilian composer tom jobim

La canzone “Garota de Ipanema”, del musicista Tom Jobim e del poeta Vinicius de Moraes, celebra oggi i 60 anni da quando fu eseguita per la prima volta a Rio de Janeiro, due anni prima che diventasse un successo negli Stati Uniti e proiettata a livello internazionale per la Bossa Nova.
Il 2 agosto 1962 la canzone fu presentata in anteprima in un bar del quartiere di Copacabana, dal pianista Tom Jobim e dallo scrittore e diplomatico Vinicius de Moraes, accompagnati dal famoso chitarrista Joao Gilberto.
Secondo le cronache, la formazione che ha debuttato “Garota de Ipanema” è stata completata con il batterista Milton Banana e il contrabbassista Otavio Bailly.
Il tema è stato ispirato dalla giovane Heló Pinheiro, allora 17enne, che gli amici Jobim e Moraes, frequentatori abituali di un bar di Rio de Janeiro, hanno visto passare mentre si recavano alla spiaggia di Ipanema, nel sud della città.
La prima registrazione del tema risale al 1962, in Brasile, non raggiunse un impatto clamoroso, che sarebbe arrivato due anni dopo negli Stati Uniti.
Nel 1964 il tema, cantato con una leggera cadenza da Astrud Gilberto, faceva parte dell’album Getz/Gilberto registrato dal marito Joao Gilberto e dal sassofonista nordamericano Stan Getz.
Gli storici della Bossa Nova considerano quell’album premiato con un Grammy come quello che ha catapultato la musica brasiliana sulla scena internazionale.
La consacrazione definitiva arriverà nel 1967 quando Garota, che conta già circa 400 versioni nel mondo, sarà interpretata da Frank Sinatra e Tom Jobim. (ANSA).




Ucraina e Londra d’accordo: l’Eurovision 2023 si sposta nel Regno Unito

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124542148 c027b4ee b1fd 4910 bb4b 7ac3d2990259Il Regno Unito si è accordato con l’Ucraina, che ha vinto conil gruppo musicale ucraino Kalush l’ultima edizione di Eurovision a Torino, per accogliere al suo posto la prossima edizione del concorso, vista la situazione del Paese in guerra contro la Russia.

Lo ha annunciato il governo britannico. “In seguito alla richiesta dell’Unione europea di Radio-Tv e delle autorità ucraine, la BBC ha accettato di accogliere il concorso l’anno prossimo“, si legge in un comunicato della Segretaria di Stato britannica responsabile per la Cultura, Nadine Dorries.

Nel maggio scorso in Italia, il Regno Unito aveva ottenuto il secondo posto.

agi.it




Nabucco im Steinbruch: l’opera italiana in Austria con l’Ambasciata

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28viennaL’Ambasciata d’Italia a Vienna ha organizzato il 19 luglio scorso l’evento “L’opera italiana in Austria: Nabucco im Steinbruch”.
Nel corso della serata l’ambasciatore Stefano Beltrame, il direttore d’Orchestra Alvise Casellati e il direttore artistico Daniel Serafin hanno discusso dello spettacolo “Nabucco im Steinbruch”, sino al 14 agosto in scena nella suggestiva cava romana di Sankt Margarethen nel Burgenland.
Presenti all’evento anche alcuni cantanti della compagnia, tra cui il basso-baritono Nicola Ulivieri (Zaccaria nel Nabucco) e la soprano Valentina Boi (Abigaille) che hanno intonato per il pubblico presente due tra i principali brani del Nabucco: “D’Egitto là sui lidi” e “Anch’io dischiuso un giorno”. (aise)




Doppio appuntamento con la musica del pianista Nazareno Ferruggio in Sud Africa

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25ferruggioL’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria ha organizzato due concerti del prestigioso pianista Nazareno Ferruggio. Il primo concerto si terrà alle 18.00 di lunedì 8 agosto all’Atterbury Theatre di Pretoria, il secondo è in programma sempre alle 18.00 di martedì 9 agosto al Durban Jewsih Club di Durban. Scarlatti e Chopin gli autori delle musiche sulle quali si esibirà il pianista italiano.
Ferruggio si è diplomato con il massimo dei voti presso il Conservatorio Statale di Musica Niccolò Piccini di Bari ed ha terminato gli studi nella Musikhochschule Berna. Ha vinto diciotto primi premi in concorsi nazionali e internazionali. Fra questi, nel 2005, il prestigioso Concorso Pianistico Internazionale Ibla Grand Prize con il miglior premio per i brani di Debussy; nel 2007 il Premio Speciale Liszt all’ottavo Concorso Pianistico Internazionale Grieg di Oslo; nel 2009 il premio al Concorso Pianistico Internazionale “Premio Valentino”. Si è poi esibito in alcune delle sale da concerto più importanti del mondo come: Carnegie Hall, Lindemann Hall, Wiener Saal, Conservatori Municipal de Musica de Barcelona, Palacio de Bellas Artes Città del Messico, Auditorium Parco della Musica.
Ferruggio è anche professore in visita presso l’Università di Suwon in Corea del Sud e l’Accademia norvegese di musica. (aise) 




È morto Vittorio De Scalzi, fondatore dei mitici New Trolls

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downloadVittorio aveva 72 anni. Ad annunciarlo la famiglia, con un post sulla sua pagina Facebook: “Vittorio De Scalzi ci ha lasciato, ha raggiunto la sua Aldebaran.

Grazie a tutti per l’amore che in tutti questi anni gli avete dimostrato. Continuate a cantare a squarciagola ‘Quella carezza della sera’…lui vi ascolterà”, scrivono Mara, Amanda e Alberto, citando i titoli del brano e dell’album Aldebaran, pubblicati dal gruppo nel 1978, e della celebre hit dello stesso anno”.

Il funerale in forma laica si terrà lunedì 25 luglio alle 18 nella sede del Club Tenco a Sanremo.

Polistrumentista, compositore, cantante, Vittorio De Scalzi nasce a Genova il 4 novembre 1949. Negli anni ’60 fonda i Trolls con Pino Scarpettini, incidendo il 45 giri ‘Dietro la nebbia’. Nello stesso anno debutta come solista, con ‘Vietato ai maggiori di pochi anni’, utilizzando lo pseudonimo Napoleone.

Nel 1967, chiusa l’esperienza dei Trolls, fonda i New Trolls con Nico Di Palo, Gianni Belleno, Giorgio D’Adamo e Mauro Chiarugi. Con la collaborazione di Fabrizio De André e del poeta Riccardo Mannerini compone i brani del primo album dei New Trolls, il concept album ‘Senza orario senza bandiera’. Firma poi molte canzoni di successo del gruppo, da ‘Visioni’ a ‘Una miniera’, a ‘Quella carezza della sera’, affiancando alla passione per il rock progressivo la ricerca sulla musica tradizionale genovese. Con i New Trolls – sciolti nel 1997 – pubblica dodici album e partecipa a sette edizioni del Festival di Sanremo, ma collabora anche con Sergio Bardotti, Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa.

Nel 2021 vince il premio Tenco come artista dell’anno e pubblica un cofanetto celebrativo della sua carriera, Una volta suonavo nei New Trolls. Nel 2022 appare nel docofilm ‘La nuova scuola genovese’, scritto e ideato da Claudio Cabona, che mette a confronto i rapper come Izi, Tedua, Bresh, Nader, Disme, Guesan, Vaz Tè e Ill Rave, protagonisti della nuova scena musicale, genovese con la generazione di cantautori che li ha preceduti.

ANSA




Musica: la nuova discoteca italiana che fa ballare tutta New York

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catturaHa tante anime, come New York. La prima è divertimento puro, sfrenato, senza costrizioni. È la sala al secondo piano, un ambiente rustico, ma con investimenti da milioni di dollari nelle luci e nell’acustica, capace di riunire oltre settecento persone e i migliori Dj al mondo. Sotto, poi, c’è la “Whisper Room”, un lounge intimo, dove far correre di bocca in bocca i segreti della città. Divanetti in pelle, un palco per le esibizioni di cabaret o burlesque e il lungo bancone del bar a cui affidarsi per calmare le fatiche della giornata. All’ultimo piano, il rooftop che si affaccia sull’Hudson, dove prendere una pausa dalle danze e riposarsi, chiacchierando tra amici.

“La discoteca Musica nasce in Italia, ma quando abbiamo deciso di portare questo progetto qui sentivamo che avrebbe dovuto rappresentare il più possibile la nightlife di New York, che è estrema, ma anche intima, sempre creativa. Per capirci, volevamo concentrare in un unico palazzetto i tipi di serata più in voga”, ci racconta Francesco Belcaro, che con Rocco Ancarola si è unito al Gruppo Cipriani e all’imprenditore Tito Pinton dando vita alla discoteca più grande in città.

Lo incontriamo proprio all’interno di Musica, nel quartiere di Hell’s Kitchen, sulla cinquantesima strada, dove si trova la West Side Highway. Sono le otto di sera, le porte non sono state aperte al pubblico e nella sala principale è un continuo via vai di security, bartender, manager; mentre i dj fanno le prove per la serata. Chiunque sia italiano e viva qui da un po’ di anni di sicuro avrà incontrato almeno una volta Francesco – padovano, altissimo, dai modi sempre gentili – da vent’anni anima delle notti newyorchesi tricolori.

Una serata alla discoteca Musica – Tommy Zuma

“Sono arrivato nel 2002, ero molto giovane. Ho subito capito che il lavoro d’ufficio non faceva per me, così in breve tempo, insieme a un socio, ho creato un’agenzia di eventi”. Quella che poi sarebbe diventata la “Made in Italy”. “Peroni è stato il primo grande cliente, stava entrando nel mercato americano; con loro abbiamo organizzato molte cose”. Quando oggi Belcaro si guarda indietro, quel che vede con orgoglio sono le decine di eventi a sua firma che hanno dato vita a una solida rete di socialità per la comunità di immigrati italiani. Parliamo di serate nei maggiori club di Manhattan, quelle legate alla settimana della moda, o le cene da Armani. L’appuntamento più elegante ed esclusivo è sicuramente il ballo in maschera, che avviene a febbraio all’interno dello Standard Hotel, per ricordare il carnevale veneziano. “Quando mandiamo una email, arriva a 50mila persone. Ci sono anche tanti americani”.

Nel tempo, “Made In Italy” è diventata adulta, insieme al suo fondatore. Oggi il gruppo vanta impegni legati non soltanto all’ospitalità e al marketing, ma anche al real estate. Musica è la nuova sfida. “Avrebbe dovuto aprire qualche anno fa, poi la pandemia ha bloccato tutto. Ma non è l’ennesimo club – assicura Francesco, mentre si avvicinano le dieci, l’ora in cui le porte si spalancheranno”.

Francesco Belcaro con un’amica alla discoteca Musica – Agenzia Octonano

Questa è una giornata speciale, si festeggia il suo compleanno e anche l’ultima serata della stagione. “Come ho spiegato, ha varie anime – continua – si rivolge a fette di pubblico molto diverse che sicuramente ricercano un tocco di italianità. È più di una discoteca. Al centro ha la musica, ovviamente, ma c’è anche lo spettacolo. In aggiunta, è una succursale di Cipriani. Le grandi compagnie potranno rivolgersi a noi per i loro party perché, ad esempio, avranno la libertà di poter arredare le stanze come vogliono; mentre, a volte, nei ristoranti Cipriani non possono a causa delle pareti storiche”.

Francesco Belcaro ripete più volte la parola “spettacolo”. Secondo lui è questo il vero trend oggi a New York. “C’è una riscoperta del musicista, del cantante, del bassista, se vogliamo, non solo del dj. La gente ha voglia di esperienze”.

Ma c’è un’altra tendenza in atto ed è quella del ritorno delle discoteche a Manhattan. Lui la spiega benissimo: “Quindici anni fa, prima dell’esplosione dei social media, la notte newyorchese era in mano a grandi marchi, come quello, ad esempio, del Pacha. Dettavano legge, senza capire bene quale fosse lo spirito della città. Noi del settore sapevamo che senza i promoter giusti, la gente giusta, queste realtà non sarebbero durate”. E, infatti, diverse hanno chiuso. Tra il 2015 e il 2016, la scena dei club si è spostata velocemente a Brooklyn. “Cambiava il concetto. Bastava solo comprare il biglietto, non c’era selezione, neanche il lusso delle bottiglie che arrivano ai tavoli. Alcuni, come il Brooklyn Mirage, hanno fatto storia”.

Una serata alla discoteca Musica – Tommy Zuma

Manhattan però negli ultimi anni ha ripreso a scalpitare. Ci si è accorti, infatti, che il mercato c’era ancora: rivedendo lo stile, gli incassi sarebbero stati sicuri. “Dopo il Pacha, c’è stato un gap. Oggi abbiamo invece vari club. Musica, Nebula (aperta nel 2021), Paradise Club, Marquee, sono grossi e importanti, e ospitano sempre grandi nomi alla consolle”.

Con un sindaco come Eric Adams – il primo “fruitore” della nightlife newyorchese, anzi politico convinto che la ripartenza dell’economia passi anche da questo settore – Belcaro crede davvero che nei prossimi anni sarà approvata una legge che permetterà a chi detiene una licenza per la vendita di alcool di operare tutta la notte. “Allora Manhattan diventerà un rave senza pause”.

Prima che la notte entri nel vivo a Musica, spinta dal ritmo e dalle note del famoso dj Sasha Barbot, Maurizo Marchiori, che cura il brand, ci fa uscire fuori, dove ancora c’è una lunga fila di gente in attesa di entrare. Ci mostra una porticina decorata ogni quattro mesi da un artista diverso. “Questo palazzetto ha l’obiettivo di diventare una community – ci spiega Marchiori, che con Annalisa Menin ha creato l’azienda Octonano – Così abbiamo avuto l’idea di dare le “chiavi” (un codice, in realtà) a 50 personaggi-influencer che cambiano ogni volta.

Queste persone potranno accedere quando vogliono in discoteca, senza dare il nome all’ingresso o aspettare in fila. Magari dopo essere state a cena con amici, per chiudere la serata come se fossero a casa loro”. O da Musica, la dimora di chi ama fare le ore piccole.

da La Voce di New York – Donatella Mulvoni e Manuela Cavalieri




Zucchero inaugura “La Mar de Músicas” di Cartagena

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zucchero noticiaampliadaZucchero arriva a La Mar de Músicas consacrato come uno dei “grandi nomi” del settore, dopo aver venduto più di 60 milioni di dischi e aver tenuto concerti in cinque continenti. “Canta nella sua lingua madre, in inglese e spagnolo con un suono che si nutre di blues, rock, soul e pop”, secondo fonti municipali in una nota.

Ha collaborato con Eric Clapton, Macy Gray, Sheryl Crow, Brian Wilson, Mark Knopfler, Tom Jones e Bono. E ha raggiunto il numero uno delle classifiche in quasi tutti i paesi europei, compresa la Spagna, dove ha deliziato il pubblico con successi come “Senza una donna” o “Baila (Sexy Thing)”.

A Cartagena, sarà il protagonista della giornata di apertura dell’Auditorium Paco Martín nel Parco Torres questa sera, alle 23:00. Il cantante arriva al festival per presentare le canzoni dei suoi ultimi due album, quel ‘D.O.C.’ (2019) che ha pubblicato poco prima della pandemia, e ‘Discover (2021)’, in cui ha affrontato i classici dei Coldplay, Chris Isaak o Fabrizio de André, oltre a proporre tutti i classici della sua fortunata carriera: ‘Senza Una Donna’, ‘Baila Morena’… Biglietti a 35 euro. Validi anche per il concerto di Vicente García.




I Pearl Jam, tra studio e live

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unnamedUn dibattito musicale a cui capita di assistere da qualche anno ormai è quello sullo status dei Pearl Jam.

Non c’è praticamente dubbio sul fatto che siano una delle rock band migliori che vi può capitare di vedere dal vivo. Se si passa a parlare degli album, apriti cielo: facile leggere critiche pesanti, anche tra i fan. Si dice che non azzeccano un album da tempo, che si sono persi, che era meglio una volta, e così via. Argomentazioni che hanno motivazioni anche reali: la discografia di studio degli ultimi 15 anni è rarefatta: 4 album, con pause tra i 3 e i 6 anni tra l’uno e l’altro, con prove decisamente non memorabili come “Backspacer”. Ma anche un po’ eccessive, secondo me: si tratta di album comunque dignitosi, con alti e bassi, come è comprensibile per una band in questa fase della carriera. Eccoci quindi a parlare di nuovo di “Gigaton”, uscito due anni fa e appena ripubblicato in versione espansa.

Gigaton, l’album migliore dei PJ da 15 anni

In mezzo a questo discorso, dove sta “Gigaton”? Un disco uscito in pieno lockdown, con le versioni fisiche ritardate di mesi, un tour programmato e partito solo dopo due anni. I Pearl Jam scelsero di pubblicarlo lo stesso, a differenza di chi in quel periodo rimandò le uscite in attesa di tempi migliori.

Rimango dell’idea della mia prima impressione: è il disco più solido del gruppo dai tempi di “Avocado” del 2006. Buone canzoni e un bel suono (grazie anche a Josh Evans), un po’ di novità nella traduzione, con pezzi classici come “Who Ever Said” (rimane la mia preferita) e assieme a sperimentazioni come “Dance Of The Clairvoyants”, un bel finale di ballate intense, che arriva alla struggente “River cross”.

La tour edition

Se non mi sbaglio, è la prima volta che i Pearl Jam pubblicano una versione espansa di un loro disco, eccezion fatta per le ristampe celebrative dei primi album. Quella delle “Deluxe edition” è una pratica discografica diffusa per rilanciare gli album a poco tempo dall’uscita. La band ne sempre stata alla larga, limitandosi a qualche bonus track sparsa, ma scegliendo inizialmente di pubblicare outtake e brani live sui singoli, quando esistevano (come il leggendario “Live in Atlanta” del ’94, pubblicato su tre versioni diverse di “Dissident”). Poi sono arrivati i bootleg ufficiali, le raccolte etc.

La pratica della “Tour edition” è in realtà diffusa da ancora più tempo, da decenni, anche se un po’ dimenticata negli ultimi anni: si ripubblica un album con un secondo CD di materiale vario sfruttando il rilancio offerto dai concerti.
In questo caso la scelta è interessante: c’è l’album, risuonato dal vivo per intero. O quasi: la tracklist è leggermente diversa, una canzone spostata (“Who ever said”) e una assente (“Comes Then Goes”, ma suonata live). Si tratta di performance tratte dai pochi concerti del 2021 e assemblate – non una esecuzione “back to back” , come pure hanno fatto diverse volte in passato, sia con dischi recenti (a Torino nel 2006 suonarono per intero “Avocado”) che con album storici (nei bootleg ufficiali si trovano performance notevoli non solo di “Ten” ma anche di “No code” e “Yield”).

Se l’idea è buona, l’esecuzione un po’ meno: il fatto che siano performance diverse si sente e toglie un po’ di tensione, la band era ferma da due anni e le canzoni non ancora del tutto rodate.
Insomma, un po’ di ruggine – ma relativa, perché parliamo sempre dei Pearl Jam. Come diceva Neil Young, “Rust never sleeps”: questa tour edition non è nulla di fenomenale, considerando che sono già disponibili i bootleg delle date americane del 2022 e tra poco arriveranno quelli delle date europee. Ma restituisce comunque un po’ di attenzione ad un album sfortunato e di buon livello.

Gigaton
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TRACKLIST

#1

01. Who Ever Said (05:10)
02. Superblood Wolfmoon (03:49)
04. Quick Escape (04:46)
05. Alright (03:43)
06. Seven O’Clock (06:14)
07. Never Destination (04:18)
08. Take The Long Way (03:41)
09. Buckle Up (03:36)
10. Comes Then Goes (06:02)
11. Retrograde (05:22)
12. River Cross (05:52)

#2

01. Superblood Wolfmoon – Live (04:46)
02. Dance Of The Clairvoyants – Live (05:52)
03. Quick Escape – Live (05:30)
04. Seven O’Clock – Live (06:07)
05. Alright – Live (03:45)
06. Never Destination – Live (04:41)
08. Buckle Up – Live (03:59)
10. Retrograde – Live (05:22)
11. River Cross – Live (05:31)
da rockol.it