BG408: “Il mio cuore sanguina per l’Ucraina”

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head shotDa quando è iniziata la guerra in Ucraina svariati artisti hanno fatto sentire la propria voce a riguardo, o hanno boicottato le proprie tournée in Russia, in segno di protesta. WNTN Radio Boston, da sempre schierata a favore della pace e della libertà dell’Ucraina è sempre alla ricerca di nuovi artisti musicali. Abbiamo intervistato il music producer BG408.

Anzitutto, di dove sei e perché hai scelto questo nome?

Sono originario della California, vengo quindi dal sole e dalle spiagge. Il mio nome d’arte è in realtà il codice telefonico di Bay Area in California e BG sta per Big Gee.

Parliamo del tuo ultimo singolo GTFO of Ukraine.

Quando ho visto le prime immagini della guerra in Ucraina, mi sono reso conto che la cosa avrebbe potuto rapidamente sfuggire al controllo e inghiottire il mondo intero. Poi mi sono chiesto: “Come mi sentirei se fossi un soldato ucraino che, solo la settimana prima, lavorava nel settore tecnologico? E ora una circostanza al di fuori del mio controllo mi ha spinto in prima linea in una guerra che sta distruggendo tutto ciò che conosco e amo? “Onestamente, ero incazzato e tutto ciò a cui riuscivo a pensare era urlare per dire che il mio cuore sanguinava. GTFO (Get The Fuck Out) dall’Ucraina.

Qual è per te il momento perfetto della giornata per creare?

Stranamente, posso essere stanco tutto il giorno, ma quando arriva la mezzanotte inizio a svegliarmi e il picco creativo ce l’ho intorno alle due di notte, probabilmente perché non c’è molto rumore, posso guardare le stelle dal mio giardino e mettere giù il sentimento in parole.

Quando hai iniziato a produrre musica? Sei aperto a nuove collaborazioni?

Ho iniziato a produrre musica durante il lock-down della pandemia, quando ho comprato nuovi software per cercare svago. Certamente mi piacerebbe molto collaborare con altri artisti come occasione di crescita, per osservare il work-flow di altre persone, sarebbe una sfida, qualcosa che fa girare l’elica che ho nel mio cervello.

Il tuo singolo sta andando piuttosto bene, quanti ascoltatori finora?

Su Spotify abbiamo totalizzato oltre 20.000 ascolti in due settimane e sono nella top ten per la musica indie. E sulla mia pagina Facebook ci sono persone che mi continuano a ringraziare, dall’Europa dell’Est, dall’Ucraina e dalla Polonia e questo vale per me più di ogni statistica.

Potete ascoltare GTFO Ukraine a questo link

https://open.spotify.com/album/7bn3qPhVXbNuMOgNRXGYYT?highlight=spotify:track:6KTQK680mLMTabY7slnGNJ

O qui su YouTube

https://www.youtube.com/channel/UCY9cEuiA2SzQWOgNGkUiUFw/featured




I Pink Floyd tornano con un brano dedicato all’Ucraina (video)

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image004.2022 04 07 17 59 40Poche ore fa con una lunga intervista rilasciata da David Gilmour al Guardian e poi con un post condiviso sui canali social ufficiali dedicati ai Pink Floyd, è stata annunciata per la mezzanotte tra il 7 e l’8 aprile l’uscita di una nuova canzone della leggendaria formazione britannica in supporto al popolo ucraino. Il brano è intitolato “Hey hey rise up” e segna la prima nuova musica della band dall’album “The Division Bell” del 1994, a cui ha fatto seguito nel 2014 il disco “The Endless River”, contenente per lo più materiale registrato ai tempi delle sessioni del precedente lavoro di studio e pubblicato anche come una sorta di tributo al tastierista Rick Wright, scomparso il 15 settembre 2008.

La canzone è stata realizzata da Gilmour e Nick Mason in collaborazione con il bassista Guy Pratt, Nitin Sawhney alle tastiere, ed è interpretata da Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox. Il brano è stato registrato lo scorso 30 marzo, proprio a partire dalla voce di Andriy, estrapolata da un suo video live condiviso su Instagram in cui lo si vede eseguire a Sofiyskaya Square a Kiev il brano “Oh, The Red Viburnum In The Meadow” scritto da Stepan Charnetskii nel 1914 e tornato popolare in tutto il mondo lo scorso mese in protesa all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Per accompagnare “Hey hey rise up”, i cui proventi saranno devoluti a favore dell’Ukraine Humanitarian Relief Fund, è stato realizzato un video diretto da Mat Whitecross e girato lo stesso giorno della registrazione della traccia. “Abbiamo registrato la canzone e i video nel fienile dove abbiamo tenuto le nostre dirette in streaming della serie ‘Von Trapped Family’ durante il lockdown”, ha spiegato David Gilmour: “È lo stesso luogo in cui abbiamo fatto ‘Barn Jams’ con Rick Wright nel 2007. Janina Pedan ha costruito il set in un giorno e abbiamo fatto cantare Andriy sullo schermo mentre suonavamo, quindi noi quattro avevamo un cantante, anche se non fisicamente presente con noi”.

In attesa dell’arrivo di “Hey hey rise up” sulle principali piattaforme digitali, sul canale YouTube ufficiale dedicato alla formazione di “The dark side of the moon”, è stato pubblicato il filmato del nuovo brano dei Pink Floyd – che già lo scorso 11 marzo avevano mostrato il loro sostegno all’Ucraina annunciando che la musica della band e di Gilmour erano state rimosste dai servizi di streaming in Russia e Bielorussia, suo paese alleato.

“Il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina”, si legge nei titoli iniziali del video, che continuano con la storia di com’è nata “Hey hey rise up”: “Il cantante della band ucraina BoomBox Andriy Khlyvnyuk ha concluso il suo tour negli Stati Uniti e ha fatto ritorno a casa a Kiev per difendere il suo Paese. Tre giorni dopo ha pubblicato su Instagram un video in cui canta la canzone ucraina ‘The Red Viburnum In The Meadow’. Ora i Pink Floyd si sono uniti ad Andriy per supportare il suo messaggio di resistenza”.

Nella clip, riportata più sotto, si vedono David Gilmour e Nick Mason alla batteria suonare la canzone accompagnati da Guy Pratt, Nitin Sawhney e con Andriy Khlyvnyuk che si esibisce in un video proiettato su una parete alle spalle dei musicisti. Le riprese della performance sono intervallate da immagini delle varie manifestazioni per la pace che si sono svolte recentemente, tra cui anche una svoltasi in Piazza Duomo a Milano (come si vede nel videoclip dei Pink Floyd al 50esimo secondo), o degli orrori del conflitto in corso.

Nel 2014 David Gilmour aveva scritto indelebilmente la parola “fine” per l’avventura dei Pink Floyd: ai microfoni della BBC il chitarrista aveva parlato dell’ultimo album della band, “The Endless River” e aveva detto: “Be’, Rick Wright se ne è andato. Questa è l’ultima cosa che pubblicheremo: sono sicuro che questo disco non avrà seguito”. E aveva aggiunto: “È un peccato, ma questa è la fine”. L’invasione russa dell’Ucraina e le conseguenze della guerra devono aver fatto cambiare idea a Gilmour.

“Non mi piace quando le persone legano le proprie motivazione alla famiglia, ma il fatto di avere parenti ucraini sicuramente ha influenzato questo progetto”, ha spiegato il chitarrista dei Pink Floyd al Guardian in un’intervista rilasciata oggi per annunciare l’uscita di “Hey hey rise up”. Ha aggiunto: “Ho nipoti per metà ucraini, mia nuora Janina è ucraina – sua nonna era a Kharkiv fino a tre settimane fa. È molto anziana, non autosufficiente e Janina e la sua famiglia sono riuscite a portarla in Svezia la settimana scorsa”.

Alla vista del video condiviso su Instagram da Andriy Khlyvnyuk in cui lo si vede intonare a Sofiyskaya Square a Kiev il brano “Oh, The Red Viburnum In The Meadow”, David Gilmour ha quindi deciso di mettersi in contatto con il cantante dei BoomBox. Con la band ucarina il chitarrista ha raccontato di aver suonato in uno show nel 2015 al Koko a Londra in supporto di Belarus Free Theatre, i cui membri erano stati imprigionati, ma senza Andriy che per alcuni problemi con il visto non era riuscito a raggiungere il luogo dello spettacolo.

“Recentemente avevo letto che Andriy aveva lasciato il suo tour americano con i Boombox, era tornato in Ucraina e si era unito alla difesa territoriale. Poi ho visto questo incredibile video su Instagram, in cui lui si trova nella piazza di Kiev con questa bellissima chiesa con la cupola dorata e canta nel silenzio di una città senza traffico o altri rumori di sottofondo a causa della guerra. È stato un momento potente che mi ha spinto a volerlo trasformare in musica”, ha spiegato David Gilmour, che ad Alexis Petridis del Guardian ha inoltre raccontato che, “dopo aver trovato gli accordi per ciò che Andriy stava cantando e aver scritto un altro passaggio”, ha pianificato immediatamente una sessione di registrazione con il batterista Nick Mason, il bassista e collaboratore di lunga data dei Pink Floyd Guy Pratt e il musicista, produttore e compositore Nitin Sawhney per le tastiere. Con loro, quindi, Gilmour ha lavorato al brano campionando la voce di Khlyvnyuk dal video condiviso su Instagram.

Narrando di quando ha proposto il progetto a Mason, David Gilmour ha ricordato: “Ho chiamato Nick e gli ho detto: ‘Ascolta, voglio fare questa cosa per l’Ucraina, Sarei davvero felice se tu suonassi in questo pezzo e sarei felice se fossi d’accordo di pubblicarlo come Pink Floyd.

E lui si è detto subito assolutamente d’accordo, su tutto”. E ancora: “Sono i Pink Floyd se siamo io e Nick, e questo è il più grande veicolo promozionale. Voglio dire, è qualcosa a cui ho lavorato per tutta la mia vita adulta, da quando ho 21 anni. Non lo farei per altre ragioni, ma questa è di vitale importanza, vale la pensa che le persone capiscano cosa sta succedendo là e di dover fare quello che è in loro potere per aiutare a cambiare la situazione. E il pensiero del supporto mio e dei Pink Floyd, fra i tanti, potrebbe contribuire a risollevare il morale delle persone nelle aree colpite: hanno bisogno di sapere che il mondo intero li sostiene”.

da Rockol.it




Al Metropolitan Opera di New York va in scena la Madama Butterfly di Puccini

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785x590 butterfly intro 2 620x430A New York gli amanti dell’opera possono esultare. Il Metropolitan Opera mette in scena Madama Butterfly, l’opera in tre atti di Giacomo Puccini dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro. A interpretare il ruolo della tragica geisha sarà il soprano Eleonora Buratto.

Fino al 7 maggio, gli interessati potranno assistere a sei rappresentazioni dell’opera con prezzi a partire da 30 dollari, presentando la prova di completa vaccinazione contro il Covid-19 e indossando sempre la mascherina tranne quando si mangia o si beve nelle aree designate.

Iniziata nel 1901, la composizione della Madama Butterfly procedette con numerose interruzioni: l’orchestrazione venne avviata nel novembre del 1902 e portata a termine nel settembre dell’anno successivo, così soltanto nel dicembre 1903 l’opera poté dirsi completa in ogni sua parte.

Per la realizzazione del dramma, Puccini si documentò senza sosta sui vari elementi orientali che decise di inserirvi. Lo aiutarono particolarmente una nota attrice giapponese, Sada Yacco, e la moglie dell’ambasciatore nipponico, che incontrò in Italia facendosi descrivere usi e costumi del suo paese.

Il tenore Brian Jagde, qui a New York, veste i panni dell’insensibile ufficiale di marina americana che tradisce Madama Butterfly, insieme al mezzosoprano Elizabeth DeShong nel ruolo della sua devota cameriera Suzuki e al baritono David Bizic come console Sharpless.

Una curiosità: l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America, che compare svariate volte all’interno dell’opera, in realtà ai tempi di Puccini era l’inno della Marina degli Stati Uniti d’America. Bisognerà attendere il 1931 perchè l’inno, con una risoluzione del congresso, diventi l’inno nazionale Usa.

da La Voce di New York




Phil Collins non potrà più suonare dal vivo

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163712715 01ae88e6 8f35 4a4e 8078 e78f9829df54AGI – Phil Collins non terrà più concerti dal vivo: lo riferisce il Mirror poche ore dopo l’esibizione con i Genesis alla 02 Arena di Londra. Il leggendario 71enne cantante e batterista londinese non riesce pià a suonare a causa degli interventi chirurgici alla schiena, ha spiegato il tabloid inglese.

Collins, che con i fan ha scherzato dicendo che ora dovrà trovarsi “un vero lavoro”, era impegnato nel tour “The Last Domino?” che segna la reunion dei Genesis dopo 14 anni, ma si era esibito sempre da seduto ed era apparso molto provato.

I guai fisici del cantante di “One more night” risalgono al 2009 con lo schiacciamento delle vertebre causato dalla posizione in cui suonava. I successivi interventi chirurgici non hanno migliorato il quadro ma anzi gli hanno causato lesioni ai nervi. A questo si aggiungono i problemi di diabete e una caduta in cui sbattè la testa nel 2017.

Phil Collins è un mito del rock, fin da quando era passato da semplice batterista a essere la voce dei Genesis, con l’uscita di Peter Gabriel ei Genesis. Un successo planetario che poi si e’ riverberato anche sulla sua carriera di solista con hit di successo come “In the Air Tonight”, “Against all odds” e “Easy Lover”.




Matt Hews, la musica per difendere la libertà di parola

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unnamedAbbiamo intervistato Matt Hews, cantautore e musicista nato in Texas e cresciuto a Las Vegas, in Nevada. Le sue influenze musicali spaziano da Garth Brooks a Beethoven, dai Beatles a Ed Sheeran. Hews è cresciuto con i piedi per terra e ha coltivato il suo talento con un forte orgoglio americano e amore per il suo paese, suonando in diverse formazioni sulla Strip di Las Vegas e in tutta Europa. Scrive musica pop e di altri generi con quel suono vibrante ed emozionante che caratterizza la sua produzione.

Matt, quando hai iniziato a comporre musica?

Ho iniziato a scrivere canzoni negli anni settanta quando ero nell’esercito e poi negli anni ’80 ho preso lezioni di song writing da Kitty Cole e Jimmy Rogers.

Quali sono i principi su cui si basa la tua produzione discografica?

La libertà di parola è il fondamento di tutta l’umanità e tutti abbiamo il diritto di esprimerci in qualsiasi modo scegliamo, sapendo che ci possono essere conseguenze per ciò che dici e fai. Credo sia sempre necessario denunciare la tirannia. La canzone Freedom of Speech si prefigge di unire le persone per difendere la loro libertà di parola.

La canzone All Men Are Created Equal nasce da una poesia scritta da mia madre poi trasformata in un brano musicale. Il senso del brano è comunicare alla gente che il colore della pelle non ha alcuna importanza, siamo arrivati ​​tutti qui allo stesso modo e il segreto della vita è il nostro libero arbitrio.

Qual è stata la risposta del pubblico ai tuoi brani?

La risposta è stata meravigliosa per entrambe le canzoni. Le persone capiscono perfettamente quello che sto dicendo nella mia musica, perché la libertà di parola continua a essere un concetto molto attuale.

Dove possiamo trovare i tuoi brani?

Su www.matthewssongs.com potete ascoltare tutte le mie canzoni e guardare alcuni fantastici video, come il video musicale ufficiale di Freedom of Speech. Ho anche un canale Youtube sotto il mio nome Matt Hews.




Nick La Rocca, l’inventore del jazz

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laroccaC’era l’aria frizzante del multiculturalismo, nella New Orleans di fine Ottocento. Nella colorata metropoli affacciata sull’Oceano le tracce della complicata storia della Louisiana si stemperavano nell’attivismo di commerciale che vedeva vari collegamenti con la lontana Sicilia.

Fu proprio questo legame particolare a unire negli anni in modo forte l’isola italiana alla città sul Mississippi. Dai porti di Trapani e Palermo partivano navi a vapore cariche di agrumi e ortaggi per scaricare nel porto di New Orleans in cambio di balle di cotone che, opportunamente trasferite a Genova, venivano lavorate per ricavarne un prezioso tessuto ruvido, cui la storia avrebbe dato il nome di “jeans”.

Ma negli scambi attivi tra Sicilia e Louisiana non erano solo merci quelle che venivano trasportate. Sulle navi mercantili a vapore viaggiava infatti anche un gran numero di emigranti, decisi di dare inizio al  loro sogno americano un po’ più a Sud delle affollate banchine sul fiume Hudson. Erano artigiani, contadini e piccoli imprenditori che avevano letto innumerevoli corrispondenze inviate loro da almeno un Secolo, quando la città era assurta a vera e propria stella del Sud.

La guerra civile americana aveva solo bloccato, per almeno dieci anni, il continuo ruscello umano che seguiva l’esempio dei primi pescatori, scopertisi imprenditori nelle acque libere e democratiche della sponda americana. Ma era infine ripresa, quando il disastro della Secessione era diventato solo un triste ricordo, per permettere a nuovi europei di amalgamarsi in uno Stato che aveva conservato molte radici europee.

Nel 1876 anche Girolamo La Rocca e sua moglie Vittoria Di Nino sbarcarono sull’allegro molto di New Orleans. Erano partiti da Salaparuta, un paesello della odierna provincia di Trapani e nella città sul Mississippi riuscirono a trovare un dignitoso alloggio a Magazine Street, fidando nel grande aiuto di altri corregionali riunitisi nella locale Società di Mutuo Soccorso. Girolamo era un bravo calzolaio e nella terra americana trovò subito la sua clientela. Nella casa al n° 2022, il piano terra fu  destinato al laboratorio artigianale mentre il piccolo appartamento permetteva di confidare in un fiducioso futuro per l’emigrante che aveva prestato servizio come bersagliere e trombettiere agli ordini del generale La Marmora.

Nella stessa casa nacquero negli anni venturi, Rosario, Domenico Giacomo, Antonia e Maria, che oltre all’odore della colla impararono anche a sopportare le esercitazioni musicali del padre sulla cornetta. I racconti delle esibizioni con la banda del paese e del servizio prestato come trombettiere riuscirono a incantare i vivaci ragazzi, che scelsero tutti di provare a suonare uno strumento. Antonia imparò a maneggiare il mandolino e la chitarra, Maria si affezionò al saltério, Rosario intraprese gli studi di violino.

Il piccolo Domenico, diventato Nick nel delta del Mississippi, rimase però affascinato dalla cornetta del padre e scelse di imparare lo strumento a fiato, nonostante il padre cercasse di frenare il suo entusiasmo. Per lui Girolamo vedeva un futuro più importante. La sua grande vivacità culturale faceva sperare in un futuro medico, e lo costrinse a studiare alla St.Alphonsas Parochial School e alla scuola media di New Orleans. Nonostante questi obblighi, Nick non mollò mai suo padre durante le esibizioni che Girolamo teneva per le vie di New Orleans. Non le faceva per puro divertimento ma servivano a integrare il bilancio familiare.  Fu la morte prematura del genitore, nel 1904, a dare la stura definitiva alla passione del ragazzo. A quindici anni e mezzo, Nick trovò un lavoro di elettricista alla French Opera House ed entrò nel mondo della musica, seppur da una porta secondaria. Con il contratto in tasca e i primi soldi di uno stipendio dignitoso poté finalmente acquistare una cornetta nuova. Con il suo nuovo strumento e l’aiuto di un grammofono Nick La Rocca ascoltava la musica bandistica da parata e la ripeteva a orecchio.

1887630 nick la rocca 1Il suo talento si fece subito strada tra le numerose proposte dell’epoca. Nel 1905 il siciliano iniziò a suonare in vari gruppi e orchestre e dopo soli tre anni il suo carattere da leader gli permise di dare corpo a una sua orchestra. Erano tempi nei quali le varie bande e orchestrine venivano chiamate anche a suonare per pubblicizzare eventi e manifestazioni. Abilissimo carpentiere e idraulico, La Rocca viveva di giorno la sua vita da negoziante e artigiano per dare sfogo di sera e di notte alla sua parte musicale. L’incontro con musicisti del calibro di Johhny Stein, Eddie Edwards, Larry Shields, arricchì l’esperienza del musicista italoamericano e proprio durante una delle loro “presentazioni” musicali, fu notato Harry H.James, proprietario di un night club a Chicago che inseguì il suo sound anche nell’Haymarket Café per rimanere impressionato da quello particolarissima musica senza nome e diversa dal ragtime.

James propose subito una scrittura a La Rocca e Stein che raggiunsero la città del Nord insieme ad Alcide Nunez, Henry Ragas ed Eddie Edwards. Ad attenderli trovarono il freddo pungente e un’amara sorpresa: il night club era stato chiuso dalla polizia. La John Stein’s Dixie Band ripiegò su un contratto capestro offerto loro da un locale in un ghetto nero ma nonostante tutte le traversie, la band bianca riuscì a entusiasmare gli avventori di colore e a farsi conoscere sulla stampa locale. Aveva inizio lo straordinario volo del gruppo musicale che era diventato in pochi mesi la “Original Dixieland Jass Band”.

original dixieland jazz bandSostenuti da entusiastici fans  quali Will Rogers, Fanny Brice, Al Jolson, i musicisti ottennero una scrittura per il Paradise Ballroom a Columbus Circle, New York. Il debutto avvenne il 1917 e il successo fu istantaneo. La band passò nel giro di poche settimane da un cachet 750 dollari a quello di 1000 e nel locale si esibivano Fred Astaire ed Ed Winn sulle ali delle note inventate da La Rocca.

Chiamata  spesso a suonare in parties privati nelle lussuose ville di Long Island, la Original Dixieland Jass Band incise anche i suoi primi dischi. Erano i primi dischi della storia del jazz e diedero a La Rocca la primogenitura di questa nicchia importantissima della musica contemporanea. Il 31 gennaio del 1917 La Rocca e la sua band incisero per la Columbia ottenendo risultati mediocrissimi per una cattiva attrezzatura tecnica. Chiamati subito dopo dalla casa discografica “Victor”, la band riuscì a concordare con i tecnici di studio la giusta posizione degli strumenti e registrò i brani “Dixieland Jass One Step” e “Livery Stable Blues”. Il disco ebbe un successo strepitoso e sorpassò le vendite di Caruso: un milione e mezzo di copie vendute! Il tutto accadeva 8 anni prima che Louis Armstrong incidesse il suo primo disco. Nello stesso anno, La Rocca incise di nuovo per la  Victor e per la Columbia e nel 1918 registrò per la Aeolian. Pezzi come “Tiger Rag”, “Oriental Rag” e “Mournin Blues” divennero dei veri e propri hit che valse alla banda un contratto a Londra. Una tournee di 10 settimane si trasformò in un soggiorno di 17 mesi e permise all’Europa di conoscere l’effetto dirompente della nuova musica inventata  a New Orleans.

L’evento più eclatante di quella lunga permanenza a Londra é del giugno 1919, allorché l’Original Dixieland Jazz Band fu prescelta come orchestra ufficiale del “Victory Ball” con cui si festeggiò al Savoy Hotel la firma del trattato di Versailles che pose fine alla Prima Guerra Mondiale: La Rocca e la sua band suonarono alla presenza di Giorgio V, della famiglia reale, del maresciallo Foch e dei generali Petain e Pershing, attorniati dall’intero corpo diplomatico e dall’alta società londinese.

IL successo travolgente della nuova musica fu bloccata improvvisamente dalla legge Cotillo che bandì il ballo dopo la mezzanotte a Broadway con conseguente riduzione del lavoro e delle paghe alle orchestre. In generale, fu bandito il jazz da tutti i locali “rispettabili” mentre la Victor cessava le registrazioni di dischi jazz. Solo la radio salvò in questo periodo numerosi musicisti e anche La Rocca sopravvisse suonando per un certo periodo ad Harlem, per poi sciogliere la sua band.

Per dieci anni tornò a dedicarsi al lavoro di appaltatore edile per rientrare nella musica nel 1936: volle dimostrare a tutti che la musica swing era il vecchio jazz in abiti moderni. Insieme a Larry Shields, Edwards, Robinson e Sbarbaro ripresero a suonare a New York e ottennero un contratto radiofonico con la NBC Red Network. La Rocca suonò di nuovo “Tiger Rag” e catturò più ascoltatori di tutti gli ospiti precedenti attirando offerte da tutti gli USA. Invitato a varie trasmissioni radio come quella di Benny Goodmann (che riconobbe in lui il suo maestro) La Rocca si esibì con successo per altri due anni ma infine lasciò per sempre la musica, dopo un ennesimo diverbio con gli altri membri della band. Rientrato a New Orleans incontrò Ruth Dorothy Pitre, una ragazza Cajun e a cinquant’anni scoprì finalmente l’amore Si sposarono quello stesso anno e in tredici anni ebbero ben sei figli: James Carl, Ruth Dorothy, Dominic James, Jerome Leonard, Carolyn Louise e Carl. Soltanto l’ultimo continua l’attività paterna, dirigendo una rinnovata formazione della Original Dixieland Jass Band.

Gli ultimi anni della sua vita, Nick li trascorse a comporre musica. Particolarmente interessante rimase “Give me that Love”, un brano composto per la moglie. Si batté inoltre per ripristinare la verità storica sulla nascita della musica jazz. Morì il 22 febbraio del 1961, a 72 anni. Il suo immenso lavoro musicale trova solo poche tracce a New Orleans, (fuorché nella Tulane University, dove sono raccolti tutti i pezzi della sua produzione) e le poche portano il merito di un “Committee in Memory of Nick La Rocca” costituitosi a Palermo. Troppo poco per celebrare l’inventore di un genere musicale che ancora oggi raccoglie milioni di appassionati.

 

 

 




Standing ovation per il concertista italiano Gianmario Strappati al Titanic Museum di Belfast

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8belfastDomenica scorsa, 6 marzo, presso la meravigliosa Olympic Suite del Titanic Museum di Belfast, in Irlanda del Nord, il concertista italiano Gianmario Strappati ha tenuto un entusiasmante concerto “Viaggio musicale con la tuba”.
L’evento, che ha fatto registrare il tutto esaurito, ha proposto un programma con musiche di J. Williams, M. De Federicis, C. Da Costa Coelho, P. Rosato, P. Mascagni, W.A.Mozart, G. Puccini, N. Rimskij Korsakov, V. Monti e altri.
Il recital che ha proposto due esecuzioni in prima mondiale, ha voluto ricordare la tragedia del Titanic nel suo 110esimo anniversario.
L’iniziativa unica nel suo genere è stata organizzata dal Consolato onorario d’Italia a Belfast, rappresentato dal console Federica Ferrieri, in collaborazione con il Titanic Museum, i Comites di Scozia e Nord Irlanda, l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale d’Italia a Edimburgo.
Le autorità presenti, nell’esprimere i loro sentimenti di sincera stima, hanno affermato che “grazie al talento e alla bravura di Gianmario Strappati, ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo, abbiamo potuto ascoltare uno strumento, la tuba, ricco di potenzialità e bellezza”. (aise)




Successo internazionale per Mahmood e Blanco che conquistano la chart Billboard

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164115853 0fe2e365 e311 4ace a9fc f345989999ffAGI –  ‘Brividi’ è già un successo internazionale. La canzone vincitrice del Festival di Sanremo interpretata da Mahmood e Blanco è schizzata al 15esimo posto nella top 200 di Billboard, la classifica più autorevole del mercato discografico americamo.

In soli sette giorni il brano, che rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest (il 10 e il 12 maggio ci saranno le semifinali e il 14 maggio la finale) fa un balzo in avanti di 126 posizioni, passando dalla 141esima all 15esima.

 

Nella stessa classifica in 52esima posizione è ancora presente ‘Beggin’ dei Maneskin.

E alla 118esima ‘Ovunque sarai’ di Irama, mentre ‘Ciao ciao’ della Rappresentante di Lista è al 158esimo posto.




“Standing ovation” per la seconda recita di Rigoletto alla ROH di Muscat

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rigoMuscat.- Oman. Se il  cast del 20 gennaio scorso non ha convinto per la tanto attesa World Premiere di Rigoletto alla ROHM, quello del 21 gennaio 2022 ha senza dubbio infuocato il pubblico che ha riconosciuto il lavoro svolto con una standing ovation. Encomio per il Direttore Generale della ROHM, Umberto Fanni  che ha fortemente voluto la messa in scena di questo  capolavoro di Giuseppe Verdi.

Un Rigoletto degno di essere portato  nel tempio dell’opera lirica in Medio Oriente che compie 10 anni. La ROHM è stata fondata dall’amatissimo Sultan Qaboos bin Said Al Said ( il popolo omanita ancora piange la sua dipartita avvenuta il 10 gennaio 2020), che se fosse stato presente avrebbe gioito insieme al pubblico e al cast per il successo indiscusso della  recita.

Un cast eccellente in toto per una serata sold out e alla presenza di illustri nomi  tra i quali  il Lettore d’italiano presso la Sultan Qaboos University nonchè addetto culturale presso l’ufficio Culturale dell’ l’Ambasciata d’Italia a Muscat, Caterina Mirasolo. Anche  per questa recita l’assenza di Sultan Haitham bin Tariq Al Said, probabilmente impossibilitato per impegni precedentemente presi.

Sul podio la prestigiosa bacchetta M° Jan Latham-Koenig che ha diretto in maniera pregevole l’Orchestra e il Coro della Fondazione Arena di Verona, affiancati dall’Omani Opera Choir. L’opera è co-prodotta con la Fondazione Arena di Verona e la Lithuanian National Opera and Ballet Theatre.

Vladislav Sulimsky è un degno Rigoletto che domina in scena sfoderando le caratteristiche del buffone di corte in ogni sfaccettatura. D’impeto sulle note di “Cortigiani, vil razza dannata.  Misurato in scena e a proprio agio nei panni di padre straziato. Fisicità perfetta per il  meraviglioso costume indossato, con straordinaria disinvoltura, che è esposto al Museo Zeffirelli presso la Royal Opera House Gallery fino a marzo prossimo.

Enkeleda Kamani porta in scena una Gilda quasi vera. E’ elegante e precisa.

​Ivan Magri è un Duca di Mantova  che non passa  inosservato  molto apprezzato nel duetto con Gilda “È il sol dell’anima”.  Entusiasma sulle popolari note de “Questa o quella per me pari sono” la ballata del Duca nel primo atto, così come ” La donna è mobile” la canzone del Duca nel terzo atto, portandosi a casa applausi notevoli.

Dalle tinte forti e ben dosato il sicario cesellato con attenzione in ogni particolare per il tenebroso Sparafucile di Antonio Di Matteo.  Magnifico per ingredienti non certo scontati come classe, perfezione vocale, autorevolezza attoriale e raffinatezza ai quali il basso partenopeo ci ha abituato e continua a sfoderare in scena raccogliendo apprezzamenti di pubblico e critica rendendo i suoi personaggi ricchi di un inconsueto fascino inossidabile.

Completano il cast:

Maddalena:  MARIA BAKAROVA

Giovanna: AGOSTINA SMIMMERO

Conte di Ceprano: KURT RYDL

Contessa di Ceprano:  CLARISSA LEONARDI

Matteo Borsa: DAVE MONACO

Conte di Monterone: KRISTINN SIGMUNDSSON

Marullo:CHRISTIAN PEREGRINO

Un usciere: OMAR KAMATA

Un paggio: BARBARA MASSARO

Il grande Franco Zeffirelli lavorò parecchio a questo Rigoletto presentandolo personalmente nel 2018 all’età di 95. Oggi è Stefano Trespidi. il regista collaboratore designato a realizzare le idee di Zeffirelli. Le spettacolari scenografie portano la firma di Carlo Centolavigna, i costumi quella di Maurizio Millenotti. L’intero allestimento è realizzato dalla mestria artigianale italiana: dai costumi della sartoria Farani di Roma alle scene realizzate nei laboratori della Fondazione Arena di Verona e a Tivoli (Roma) per la parte in vetroresina.




Oman. Il Rigoletto di Verdi per i festeggiamenti dei 10 anni della ROHM

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rigo 2Rigoletto, opera che fa parte della trilogia verdiana con Il trovatore e La traviata,  ha inaugurato la stagione della Royal Opera House a Muscat. L’opera è  co-prodotta con la Fondazione Arena di Verona e la Lithuanian National Opera and Ballet Theatre. Sul podio il M° Jan Latham-Koenig che ha diretto l’Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona, affiancati dall’Omani Opera Choir.

Dopo due anni di chiusura della Royal Opera House causa la pandemia da Covid-19 e nel frattempo la dipartita dell’amatissimo Sultan Qaboos bin Said Al Said, avvenuta il 10 gennaio 2020, si riaccendono le luci del teatro lirico per eccellenza del Medio Oriente.

Il grande Franco Zeffirelli lavorò parecchio a questo Rigoletto presentandolo personalmente nel 2018 all’età di 95. Oggi il regista collaboratore chiamato a realizzare le idee di Zeffirelli è Stefano Trespidi. Le spettacolari scenografie portano la  firma di Carlo Centolavigna, i costumi quella di Maurizio Millenotti. L’intero allestimento è realizzato  dalla maestria artigianale italiana: dai costumi della sartoria Farani di Roma alle scene realizzate nei laboratori della Fondazione Arena di Verona e a Tivoli (Roma) per la parte in vetroresina.

Molte le autorità presenti sia omanite che italiane  tra le quali spiccano i nomi di  S.E. l’Ambasciatore d’Italia a Muscat, Federica Favi, il vice Ambasciatore, Alessandro Garbellini e il Lettore d’italiano presso la Sultan Qaboos University nonchè addetto culturale presso l’ufficio Culturale dell’ l’Ambasciata, Caterina Mirasolo.

Tra gli artisti di lustro il Capitano della Marina in pensione, Abdulrauf Wood e la italo-omanita Lucia Oliva.

Tra i blasonati nomi non presenti spicca quello  di Sultan Haitham bin Tariq Al Said che senza dubbio era molto atteso dai presenti.

Come annunciato nella conferenza stampa tenutasi a Roma lo scorso 16 dicembre 2021, per la presentazione dell’opera in questione, Leo Nucci avrebbe dovuto vestire i panni di Rigoletto, ma così non è stato ed il ruolo è stato affidato ad Ambrogio Maestri. Il baritono pavese, che ci ha sempre abituati molto bene nei vari ruoli da lui interpretati, essendo un artista di tutto rispetto, in quest’occasione ha portato in scena un buffone di corte affaticato,  indeciso sia nella vocalità che nella presenza scenica, poco aderente allo spirito registico, molto lontano dal Rigoletto che ci si aspettava.

Giuliana Gianfaldoni  ha svolto una discreta recita, molto apprezzabile in alcuni tratti decisamente meno in altri. Buona la presenza scenica facendo vivere una Gilda sinceramente innamorata del Duca di Mantova. Quest’ultimo interpretato senza lode e senza infamia da Dmitry Korchak che nella ballata “Questa o quella per me al pari sono” e nella celebre canzone del Duca “La donna è mobile” non procura alcuna emozione particolare essendo privo di quello smalto necessario al personaggio che porta in scena.

Riccardo Zanellato è Sparafucile molto apprezzato per l’equilibrio delle caratteristiche del personaggio. Un sicario ben dosato e vocalmente solido. Senza dubbio il migliore del cast.

Completano il resto del cast:

Maddalena: YULIA MAZUROVA

Giovanna: AGOSTINA SMIMMERO

Conte di Ceprano: KURT RYDL

Contessa di Ceprano:  CLARISSA LEONARDI

Matteo Borsa: DAVE MONACO

Conte di Monterone: KRISTINN SIGMUNDSSON

Marullo: CHRISTIAN PEREGRINO

Un usciere: OMAR KAMATA

Un paggio: BARBARA MASSARO

A termine recita applausi non parchi, ma nemmeno straripanti di entusiasmo.