Addio a Neil Sedaka, la voce gentile degli anni Sessanta (VIDEO)

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k2o0ywvvphih7ilmicin8ktkes8sqhs fpbclkytmeylcxpfno6yvr8bfhreat8urmgesjkylzkccx 900zxsyxv7o9hqfjibe6vgkct6 4Si è spento #Neil Sedaka, uno dei cantautori americani più amati anche dal pubblico italiano negli anni Sessanta. Aveva attraversato decenni di musica leggera con uno stile elegante, melodico, capace di parlare direttamente al cuore.

Nato a Brooklyn nel 1939, Sedaka era stato un enfant prodige del pianoforte prima di diventare una star internazionale. Il suo nome è legato a successi che hanno segnato un’epoca: da “Oh! Carol” a “Calendar Girl”, fino a “Breaking Up Is Hard to Do”. Brani che hanno accompagnato le estati italiane del boom economico, trasmessi alla radio e cantati nelle sale da ballo.

Il pubblico italiano lo aveva accolto con entusiasmo. Le sue melodie, semplici ma raffinate, si inserivano perfettamente nel gusto musicale di quegli anni, accanto ai grandi protagonisti della nostra canzone. Sedaka seppe rinnovarsi anche negli anni Settanta, dimostrando una longevità artistica rara.

Con la sua scomparsa se ne va una voce che ha fatto innamorare generazioni. Per molti italiani all’estero, le sue canzoni restano un ponte emotivo con il passato, con un’Italia che cresceva e sognava.

La sua musica continuerà a vivere nelle playlist nostalgiche, nei ricordi di chi ha ballato un lento sotto le luci soffuse, e in quella leggerezza romantica che oggi sembra quasi un lusso.




Sanremo 2026, una partenza tra musica, nostalgia e prime sorprese

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serena brancale fulminacci arisa fedez masini ditonellapiaga i piu votati dalla sala stampa dopo la prima serata di sanremo 2026 ansaLa prima serata del #Festival di Sanremo 2026 ha dato ufficialmente il via alla nuova edizione della manifestazione musicale più seguita d’Italia. Dal palco del Teatro Ariston è andato in scena uno spettacolo lungo, ricco di musica e di momenti emotivi, che ha subito mostrato il volto di questo Sanremo: meno clamore, più attenzione alle canzoni e agli interpreti.

Una serata senza eccessi, ma solida

L’apertura del Festival è stata improntata a uno stile sobrio e lineare, con una conduzione che ha puntato sull’esperienza e sulla fluidità televisiva. La prima serata ha visto esibirsi tutti gli artisti in gara, offrendo al pubblico un primo ascolto completo dei brani in competizione.

L’impressione generale è quella di un Sanremo che guarda alla tradizione, ma senza rinunciare a contaminazioni pop, urban e cantautorali. Una scelta che sembra voler tenere insieme generazioni diverse di spettatori, in Italia come all’estero.

I primi verdetti della critica

Al termine della serata è stata resa nota la prima classifica provvisoria, basata esclusivamente sul voto della Sala Stampa, TV e Web. Non una graduatoria definitiva, ma un primo termometro utile a capire l’orientamento della critica.

Tra i nomi più apprezzati figurano Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e la coppia Fedez – Marco Masini.
Un mix che racconta bene l’anima di questa edizione: artisti diversi per storia e linguaggio, ma accomunati da un’attenzione particolare alla scrittura e all’interpretazione.

Ospiti e momenti emotivi

La serata è stata arricchita anche dalla presenza di ospiti molto attesi, accolti con calore dal pubblico dell’Ariston. Non sono mancati i momenti di commozione, tra ricordi, omaggi alla storia della musica italiana e reazioni sincere di alcuni artisti dopo l’esibizione.

Più che puntare sull’effetto sorpresa o sulla polemica, questa prima puntata ha scelto il registro dell’eleganza e della continuità, lasciando parlare soprattutto la musica.

Un debutto che divide, ma convince

Dal punto di vista mediatico, la prima serata ha generato reazioni contrastanti: c’è chi parla di un avvio meno esplosivo rispetto ad altre edizioni recenti e chi, invece, apprezza il ritorno a un Sanremo più “classico”, meno urlato e più concentrato sulla qualità dei brani.

Un dato appare chiaro: il Festival resta un appuntamento centrale nel panorama culturale italiano, capace di catalizzare l’attenzione anche degli italiani che vivono all’estero, tra commenti, confronti e inevitabili paragoni con il passato.

Cosa aspettarsi ora

Con l’ingresso del televoto e delle altre giurie nelle prossime serate, gli equilibri potrebbero cambiare sensibilmente. La prima classifica non è una sentenza, ma solo l’inizio di una gara che, come sempre, promette colpi di scena fino alla finale.

Sanremo 2026 è partito senza clamori eccessivi, ma con basi solide. E, come spesso accade, sarà il tempo — e il pubblico — a dire se questa scelta pagherà.




Sanremo 2026: parte oggi la 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana

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imagesÈ finalmente arrivato il giorno che milioni di appassionati aspettavano: oggi prende il via la 76ª edizione del celebre Festival di Sanremo, l’evento musicale più seguito e discusso della televisione italiana, in programma dal 24 al 28 febbraio al Teatro Ariston di Sanremo.

La kermesse, guidata dal direttore artistico e conduttore Carlo Conti, vede al suo fianco la super-star Laura Pausini come co-conduzione principale, con una carrellata di altri volti famosi pronti a salire sul palco nelle varie serate.

In apertura saranno presenti anche figure internazionali come Can Yaman, che affiancherà Conti e Pausini nella prima serata, aggiungendo un tocco internazionale all’evento.

Sono trenta i Big artisti in gara quest’anno, che presenteranno i loro nuovi brani originali ai telespettatori e alla giuria composta da stampa, giuria radiofonica e televoto.

Tra i partecipanti ci sono artisti già molto amati dal pubblico e nuovi nomi che puntano a conquistare il grande palco dell’Ariston. Questi brani saranno giudicati nel corso delle prime tre serate, mentre la gara proseguirà con la tanto attesa “Noche delle Cover” e la finale di sabato, quando sarà proclamato il vincitore.

Il Festival si sviluppa su cinque notti intense:

Martedì 24 febbraio – Prima serata con tutti i Big in gara;

Mercoledì 25 e giovedì 26 febbraio – Continuano le esibizioni con parte dei concorrenti;

Venerdì 27 febbraio – Serata dedicata alle cover di grandi successi reinterpretati dagli artisti;

Sabato 28 febbraio – Gran finale con la proclamazione del vincitore.

La città dei Fiori è già in fermento: fan e media si sono radunati sotto l’Ariston per assistere al green carpet inaugurale e ammirare i look degli artisti e delle loro delegazioni prima dell’inizio ufficiale.

La conferenza stampa di oggi ha messo in luce l’energia e l’entusiasmo con cui organizzatori e partecipanti si avvicinano all’evento, che molti considerano non solo una competizione canora, ma uno specchio della musica e della cultura italiana.




Festival di Sanremo 2026: musica, identità e italianità nel mondo

esterno del teatro

esterno del teatroIl prossimo #Festival di Sanremo si avvicina e, come ogni anno, non è soltanto una gara canora: è un grande specchio dell’Italia contemporanea. Dal palco del #Teatro Ariston passano tendenze musicali, linguaggi, polemiche, emozioni e – soprattutto – canzoni destinate a viaggiare ben oltre i confini nazionali.

Secondo una recente indagine della #Società Dante Alighieri, le canzoni di Sanremo rappresentano infatti una delle forme più efficaci di diffusione dell’italianità nel mondo. Non solo musica, ma lingua, cultura, immagini e sentimenti che raccontano l’Italia a milioni di ascoltatori, compresi gli italiani all’estero e le nuove generazioni di oriundi.

Le canzoni come ambasciatrici della lingua

Per la Dante Alighieri, da sempre impegnata nella promozione della lingua italiana, Sanremo svolge un ruolo fondamentale: le canzoni diventano strumenti di apprendimento informale, diffondono espressioni, modi di dire e sonorità tipicamente italiane.

Basta pensare a come certi ritornelli restino impressi nella memoria collettiva, anche fuori dall’Italia. Negli ultimi anni, brani lanciati dall’Ariston sono entrati nelle playlist internazionali, nei social, nelle scuole di lingua. In molti Istituti italiani di cultura e comitati della Dante, le canzoni di Sanremo vengono utilizzate come materiale didattico.

Un fenomeno globale

Il Festival non è più soltanto un evento televisivo nazionale. Grazie allo streaming e ai social media, è seguito in Europa, nelle Americhe e in Australia. Per gli italiani residenti all’estero – dal Canada all’Argentina, dagli Stati Uniti ai Caraibi – Sanremo è un appuntamento identitario, un modo per sentirsi ancora parte di una comunità culturale.

E non è un caso che, negli ultimi anni, diversi artisti emersi dal Festival abbiano rappresentato l’Italia anche all’Eurovision o abbiano conquistato mercati internazionali.

Tra tradizione e innovazione

Il prossimo Sanremo promette, come sempre, un equilibrio delicato tra tradizione melodica e nuove sonorità. Da un lato l’eredità dei grandi cantautori, dall’altro l’influenza del pop contemporaneo, del rap e dell’elettronica. Questa contaminazione è proprio uno degli elementi che rendono il Festival un laboratorio dell’identità italiana in evoluzione.

La forza di Sanremo sta nella sua capacità di rinnovarsi restando fedele a sé stesso: una manifestazione che divide, appassiona, fa discutere, ma che ogni anno riesce a riunire milioni di spettatori davanti allo stesso palco.

Un patrimonio culturale condiviso

L’indagine della Società Dante Alighieri conferma ciò che molti italiani all’estero percepiscono da tempo: Sanremo non è solo spettacolo, ma patrimonio culturale. Le sue canzoni raccontano amori, inquietudini, speranze e trasformazioni sociali, diventando – di fatto – piccole ambasciatrici dell’italianità.

In un’epoca di comunicazione globale, il Festival continua così a svolgere una funzione che va oltre la musica: mantenere viva la lingua italiana e rafforzare il legame tra l’Italia e le sue comunità nel mondo.

E come ogni anno, al di là delle classifiche, sarà proprio questo il vero trionfo.




La Handel Haus applaude il recital di Gianmario Strappati

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whatsapp image 2026 02 09 at 08.14.13La Handel Haus di Halle in collaborazione l’associazione Italiani a Lipsia e. V. ha proposto Sabato 7 Febbraio 2026 presso la Chamber Music Hall dell’abitazione che fu di G. F. Handel, un recital per Tuba e pianoforte per la prima volta nella sua storia.

La regione della Sassonia che ha già ospitato i recitals di Gianmario Strappati presso il Bachmuseum, la Tomba del padre della musica nella Thomaskirche, la Mendelssohn Haus, la Schumann Haus e la Grieg Begegnungsstatte di Lipsia, ha fatto registrare un evento di grande interesse, che lo stesso musicista italiano ha condiviso con la pianista Elena Postumi e le presentazioni storiche di Laura Solla. Calorosi gli applausi e le richieste di bis per le musiche di A. Marcello, V. Bellini, J. Brahms, G. Puccini, N. Paganini, G. Rossini, V. Monti ecc…

Grande soddisfazione è stata espressa inoltre dai numerosi presenti e dalle autorità dell’Associazione Italiani a Lipsia e. V. e della Handel Haus, che ha presentato questo evento nel calendario della stagione concertistica del 2026.

Tale evento si inserisce in un tour internazionale tenuto da Gianmario Strappati, Ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo, il quale ha già in calendario masterclass e recital nel Regno Unito, Tunisia, Repubblica Ceca ed altri.

A questa attività si unisce l’importante lavoro di ricerca svolto dallo stesso Strappati sul ruolo economico applicativo delle arti, con pubblicazioni in riviste e relazioni in congressi di grande rilevanza, organizzati da Università ed enti dei vari continenti.




Germania. Gianmario Strappati in concerto ad Halle

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whatsapp image 2026 01 27 at 15.10.44Sabato 7 Febbraio 2026 alle ore 17 il concertista italiano Gianmario Strappati terrà un recital per Tuba presso la Chamber Hall della Händel Haus di Halle.

All’ evento organizzato dalla Händel Haus in collaborazione con l’Associazione Italiani a Lipsia e. V parteciperà inoltre Laura Solla (presentazioni storiche).

Il solista italiano proporrà musiche per Tuba e pianoforte di: A. Marcello, V. Bellini, G. Puccini, P. Mascagni, G. Rossini, V. Monti, T. Albinoni e J. Brahms.

Un appuntamento di grande prestigio per la città di Halle, che ospiterà per la prima volta il concertista italiano Gianmario Strappati.

Già in passato lo stesso si è esibito in prestigiose location, presso la città di Lipsia, sempre in Sassonia tra le quali: il Bachmuseum in occasione del 334esimo compleanno di J. S. Bach, la Thomaskirche sulla Tomba del padre della musica, la Mendelssohn Haus, la Schumann Haus e la Grieg-Begegnungsstätte.

L’artista italiano Ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo e Docente nei vari continenti in atenei prestigiosi tra i quali quali: la Florida State University, l’Instituto Superior de Musica J. Hernandez di Buenos Aires, il Conservatorio Statale G. Verdi di Ravenna, partecipa inoltre come relatore a prestigiosi congressi internazionali organizzati dall’Università Pantheon Sorbonne di Parigi, dalla Carnegie Mellon University (USA), dalla Escuela Universitaria de Artes de Madrid ed altre, esplicando lavori di ricerca riguardo l’interconnessione tra economia applicata, relazioni internazionali e creatività artistica.

L’ingresso è libero.

 




La vera musica dominicana: bachata, merengue e bolero, quando il ritmo aveva un’anima

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capturaC’è una #Repubblica Dominicana che canta ancora con il cuore, anche se oggi rischia di essere coperta dal rumore. È quella della bachata, del merengue e del bolero, generi nati dal popolo, cresciuti nelle strade, nei cortili, nei bar di quartiere. Musica vera, fatta di storie, dolore, amore e vita quotidiana. Tutto ciò che molta musica ascoltata oggi dai giovani, semplicemente, non è più.

#Bachata: quando la chitarra raccontava l’amore

La bachata non nasce per piacere alle classifiche, ma per consolare. È musica di notti lunghe, di amori persi, di nostalgia. Una chitarra, una voce sincera e parole semplici bastavano per raccontare un mondo intero. Artisti come José Manuel Calderón o Luis Segura cantavano ciò che la gente viveva davvero, senza filtri né pose.

La bachata moderna, spesso trasformata in prodotto commerciale, ha perso quella crudezza autentica. È più lucidata, più vendibile, ma anche più vuota.

#Merengue: identità nazionale in musica

Il merengue è festa, orgoglio, appartenenza. È la musica che unisce generazioni, che riempie piazze e case, che racconta la Repubblica Dominicana meglio di qualsiasi discorso. Dal merengue típico a quello orchestrale, il ritmo è sempre lo stesso: irresistibile, popolare, vivo.

Nomi come Johnny Ventura e Wilfrido Vargas hanno fatto del merengue una bandiera culturale, senza mai svilirlo. Oggi, invece, anche questo genere viene spesso sacrificato alla velocità e all’effetto facile.

#Bolero: l’eleganza del sentimento

Prima del ritmo, prima del ballo, c’era la parola. Il bolero è poesia cantata, è rispetto per la lingua e per il silenzio tra una nota e l’altra. In Repubblica Dominicana ha avuto interpreti straordinari, come Casandra Damirón, che hanno saputo dare dignità e profondità a un genere oggi quasi dimenticato dai più giovani.

E oggi? Rumore, non musica

Quella che molti giovani ascoltano oggi non racconta nulla: è ripetitiva, aggressiva, spesso volgare. Non parla di vita, non costruisce memoria, non lascia traccia. È consumo rapido, destinato a sparire domani. Non è evoluzione: è impoverimento culturale.

Una tradizione da difendere

La musica dominicana “bella” non è nostalgia sterile: è identità. È un patrimonio che andrebbe difeso, insegnato, trasmesso. Non per rifiutare il nuovo, ma per evitare che il passato venga cancellato dal nulla.

Per chi vive sull’isola — e per molti italiani che la amano — bachata, merengue e bolero restano una bussola emotiva. Perché la vera musica non segue la moda: resiste al tempo.




Addio a Tony Dallara, la voce che cambiò per sempre la canzone italiana

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tony dallaraSi è spento all’età di 89 anni Tony Dallara, uno dei protagonisti assoluti della musica leggera italiana del Novecento. Con la sua scomparsa se ne va non solo un cantante di enorme successo, ma un vero innovatore, un artista capace di segnare una svolta storica nel modo di cantare e di emozionare il pubblico.

Nato Antonio Lardera il 30 giugno 1936 a Campobasso, Tony Dallara crebbe a Milano, città che avrebbe fatto da sfondo ai suoi primi passi nel mondo dello spettacolo. Fin da giovane mostrò una voce fuori dal comune: potente, intensa, capace di salire di tono con una forza espressiva allora inedita. Una vocalità che lo avrebbe reso celebre come uno dei primi “urlatori” della canzone italiana, aprendo una strada nuova rispetto alla tradizione melodica più composta e classica.

Il successo arrivò rapidamente alla fine degli anni Cinquanta. Nel 1957 Dallara esplose con “Come prima”, un brano destinato a entrare nella storia della musica italiana. La canzone non fu soltanto un trionfo di vendite, ma rappresentò un vero cambio di paradigma: un modo diverso di cantare l’amore, più viscerale, più diretto, più moderno. Come prima fece il giro del mondo, venne tradotta in più lingue e interpretata da artisti internazionali, consacrando Tony Dallara anche oltre i confini italiani.

tony dallara un libro e una mostra la musica evoca i colori oryshr4Da quel momento la sua carriera fu un susseguirsi di successi. Brani come “Ti dirò”, “Bambina, bambina”, “Ghiaccio bollente” e “Romantica” divennero colonna sonora di un’Italia che cambiava, che usciva dal dopoguerra e scopriva nuovi sogni, nuovi entusiasmi, una nuova giovinezza. Dallara parlava direttamente al cuore del pubblico, soprattutto dei giovani, che si riconoscevano in quella voce passionale e in quell’interpretazione senza filtri.

Il punto più alto della sua carriera arrivò nel 1960, quando vinse il Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel proprio con “Romantica”. Una vittoria che sancì definitivamente il suo ruolo centrale nella scena musicale nazionale e lo consacrò come uno degli artisti più amati e influenti dell’epoca.

Ma Tony Dallara non fu soltanto un cantante di successo. Fu un apripista, un uomo che seppe osare, rompere gli schemi, accettare le critiche pur di seguire una propria idea artistica. Il suo stile influenzò profondamente le generazioni successive, contribuendo a rendere la canzone italiana più dinamica, più aperta alle contaminazioni e più vicina alle emozioni autentiche del pubblico.

Negli anni successivi, pur affrontando momenti di difficoltà e problemi di salute, Dallara non abbandonò mai completamente la scena. Continuò a esibirsi, a partecipare a programmi televisivi, a raccontare la sua storia con grande lucidità e ironia. Il pubblico non smise mai di volergli bene, riconoscendo in lui non solo un artista, ma un pezzo di memoria collettiva.

La morte di Tony Dallara segna la fine di un’epoca irripetibile della musica italiana. Con lui se ne va una voce che ha saputo gridare l’amore, il dolore e la speranza, lasciando un’impronta indelebile nella storia dello spettacolo.

Resteranno le sue canzoni, ancora oggi capaci di emozionare. Resterà il ricordo di un artista coraggioso, che non ebbe paura di essere diverso.
Addio Tony Dallara: l’Italia non dimenticherà mai la tua voce.




Canada – Grande serata di Capodanno con il DJ Onofri alla Disco Coco Azuul di Woodbridge

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img 1578Grande serata di fine anno nella splendida cornice di COCO AZUUL in Woodbridge, Ontario, con musica dal vivo, balli e brindisi, che ha trasformato la notte di San Silvestro in un evento speciale per accogliere il nuovo anno con energia e divertimento in una location dal look esotico dove gustare la magica atmosfera di fine anno.

Da poco è passata la mezzanotte, qui alla discoteca, e incontriamo l’amico e DJ della serata Roberto Onofri che approfitta per mandare a tutti, indistintamente, tantissimi auguri di Buon Anno: “Che questo 2026 sia strepitoso, pieno di energia, sorrisi e soprattutto tanta, tanta bella musica”.

Un grande e noto professionista che abbiamo il piacere di rivedere qui in Canada, ospite della bellissima discoteca ristorante-lounge Coco Azuul dell’amico Francesco Bisignano e di tutto il suo straordinario staff  per un veglione esclusivo che ha avuto momenti di grande entusiasmo, ricco di sorprese, energia e di grandissima musica fino ed oltre lo scoccare della mezzanotte.

844798b0 9d69 4928 96fa 00cfab253e04Tutto in un’unica vibrante notte con tanta voglia di festeggiare insieme. Il nostro DJ Onofri ci rivela e ci tiene a dire che: “Ci sono grandi amici che si incontrano nei viaggi della vita e del lavoro. Con Francesco Bisignano (patron, tra il tanto altro, anche del Ristorante Pizzeria Via Mercanti di Woodbridge) che ringrazio, non solo oggi, di cuore, è nata una splendida amicizia fatta di stima e riconoscenza.

È stato uno dei fautori di Miss Italia America dando, nell’occasione, un grande contributo e oggi continua a distinguersi con i suoi bellissimi ristoranti… ed ora anche con una fantastica discoteca che ci ha consentito di festeggiare il Capodanno insieme in Canada, dove la comunità italiana è straordinaria e gli amici di Francesco lo sono ancora di più”.

Chiudiamo con gli auguri per tutti e con il motto del nostro Roberto Onofri: “DJ ONOFRI IS ON THE MIKE!”

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Onofri – https://cocoazuul.com/

 

 

 




I Ricchi e Poveri cadono (entrambi) a Domenica In (VIDEO)

ricchi e poveri

ricchi e poveri

 

I Ricchi e Poveri entrano in studio e nell’inquadratura, un attimo dopo non ci sono più. Sono a terra. E’ successo ad Angela Brambati e Angelo Sotgiu ospiti di Mara Venier a Domenica In. “Non vi hanno detto che c’era il gradino?”, chiede la conduttrice. “Forse non avevamo capito, adesso abbiamo capito”, risponde la cantante. Per fortuna nessuno dei due si è fatto male, e la scenetta è diventato un meme virale sui social.