Boston. Sissy Castrogiovanni in concerto via streaming

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sissiStufi di andare a dormire con le galline come esito della reclusione forzata? Allora segnatevi questa data: sabato 23 maggio 2020, alle ore 24 (Eastern Time).

Potrete collegarvi in diretta su https://www.piboston.org/event/castrogiovanni/ e ascoltare gratuitamente il concerto della pluripremiata Sissy Castrogiovanni, cantante siciliana, residente in New England.

Sissy ha appena rilasciato il suo ultimo album “Terra”. É anche cantautrice, produttrice ed insegnante di canto.

La musica di Sissy è un’amalgama  tra le sue origini mediterranee, voci tribali e ritmi africani e armonie jazz, retaggio dei suoi studi musicali al celebre Berklee College of Music di Boston. Un mix irresistibile che vi travolgerà di certo!

Per maggiori informazioni su Sissy Castrogiovanni potete visitare il sito www.sissycastrogiovanni.com

 

Non è necessario lasciare il comfort di casa vostra per ascoltare musica avant-gardes!




Joan Minaya, un maestro del trombone: merenguero, salsero e jazzista

Joan Minaya

Joan MinayaLa sua vita sembra uscita da una sceneggiatura cinematografica. Quelli di noi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo per molti anni, hanno sempre visto in lui un essere umano pieno di umiltà, solidale e senza un accenno di ciò che nel gergo musicale si chiama “petrolio”, cioè un’aria di star o di superiorità.

Lo si ammira per il grande musicista che è, ma anche perché è stato un vero campione di vita, un combattente che ha combattuto enormi battaglie per andare avanti senza danneggiare nessuno, collaborando con coloro che lo richiedono e sempre affidandosi a Dio per nutrire la sua anima e quella di coloro che lo circondano.

Questo è il Joan Minaya che conosciamo!

Frutto del matrimonio tra Herminio Antonio Minaya e la signora Ana Mercedes Rivera, il futuro maestro del trombone fu ufficialmente registrato dal corrispondente funzionario civile con il nome di Juan Nicolás Minaya Rivera, nato a San Cristóbal, nel sud della Repubblica Dominicana , Martedì 24 giugno del 1952.

A causa del divorzio dei suoi genitori, Juan Nicolás fu cresciuto dalla seconda moglie di suo padre, la signora Virginia Succart, l’indimenticabile signora Vicky, una donna molto amorevole, che lo accolse con l’affetto materno di cui il bambino aveva bisogno e che lui considerava un madre genuina. Morì nel febbraio 2005, ma la sua presenza è sempre stata nell’anima del figliastro.

Appena cinque giorni dopo la sua nascita, iniziarono gli spostamenti di Juan Nicolás, da quando Don Herminio e Doña Vicky stabilirono la loro casa nella città di Mao, la capitale della provincia di Valverde, dove rimase fino all’etá di tre anni, per poi andara ad abitare a casa di sua zia Elminda, sorella della sua matrigna. Quest’ultimo passo fu perché di Doña Vicky si trasferí a New York, mentre Don Herminio lavorava a Santo Domingo, dove portó José Miguel, uno dei due fratelli maggiori del futuro artista (l’altro è Luis Manuel).

Quando il piccolo Juan Nicolás aveva cinque anni, fu a vivere con suo padre e suo fratello José Miguel nella capitale dominicana, anche se quella riunione di familia duró poco, poiché anche questi due si trasferirono a New York, quando la signora Vicky preparó i documenti di residenza per entrambi. E fu allora che si intensificarono le vicissitudini del più giovane dei Minaya.

In un’intervista che mi ha concesso qualche anno fa, ha dichiarato quanto segue: “Mio padre mi ha lasciato a casa di una donna che mi maltrattava. Poco dopo la morte del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, mi colpì con un fil di ferro e io lasciai quella casa e decisi di vivere in strada”. Aveva appena nove anni quando decise di prendere il controllo della sua vita e trascorse un paio d’anni vagando, dormendo dove lo coglieva la notte e perdendo completamente il contatto con i suoi parenti.

Fino all’apparizione di Dona Taty! Era una signora che gli dava riparo e cibo nella sua umile casa nel settore di Villa Consuelo, mentre il ragazzo Minaya cercava un modo per guadagnarsi da vivere come lustrascarpe, distribuendo giornali e come venditore di arachidi calde … Rimase a casa di questa signora solo pochi mesi e, poco dopo, le persone di cui si fidava di più diventarono le signore Petronilla (la cui locanda, situata in via Dr. Betances, all’angolo Barahona, nel quartiere di Villa Francisca, era famosa per il suo gustoso cibo fatto in casa) e Altagracia, a cui dava i soldi guadagnati per conservaglieli. Ma la sua sfortuna lo perseguí di nuovo. Infatti il partner sentimentale di Altagracia era un militare violento che un giorno la donna decise di lasciare  e Minaya perse i suoi risparmi.

“Nel mezzo dei tumulti del Triumvirato, ero curioso, come i bambini, ed osservado i disordini causati dalla folla dei manifestanti. Non aveva fatto nulla di male, ma mi hanno catturarono e mi rinchiusero nel Palazzo di Giustizia di Cittá Nuova”, raccontó quella volta quando lo intervistai.

Fu fortunato che un giudice, consapevole che era inconcepibile tenere un bambino in prigione per capriccio o abuso di agenti di polizia, lo liberò. A quel magistrato, di nome Gladys, ma il cui cognome Minaya non ricordava, disse che era un orfano e che voleva andare a scuola per imparare a leggere e scrivere e lo disse non per cattiveria, ma perché la togata lo aiutasse. Lo alloggió nella sua casa per un trimestre, durante il quale lo iscrisse all’Istituto Preparatorio per i Minori, restituendo così Juan Nicolás alla sua città natale, San Cristóbal.

Non deluse la fiducia del giudice né dei Padri Francescani che dirigevano quell’istituzione educativa e il suo progresso, grazie al suo desiderio di apprendere, alla sua volontà di ferro e alla sua disciplina, è stato sorprendentemente veloce. Ecco perché ringrazia sia il magistrato che i frati per tutto ciò che hanno imparato. Ma c’è stato, peró, un ostacolo che quasi vanificava tutto quello sforzo: quando Minaya aveva 13 anni, ci fu un incontro inevitabile con la sua famiglia, perché superata la terza media, dovette ammettere di avere parenti e quasi le costó la borsa di studio che I sacerdoti francescani gli fecero avere al suo ingresso nel Loyola Polytechnic Institute, dove iniziò a scrivere la storia, in primo luogo l’eccezionale atleta che era, e poi del grande musicista che sarebbe diventato.

Minaya era bravo come un calciatore tanto che vari club gareggiavano per avere le sue prestazioni. Giocó al fianco di Dámaso García, recentemente scomparso, Harry Garris e Velmar García, e da calciatore fece diversi viaggi all’estero.

Il suo talento sportivo era combinato con quello musicale. Ha ricordato che i suoi insegnanti erano Nelson de la Cruz e Jesús Martínez, mentre il primo strumento che ha suonato è stato il clarinetto e poi il bombardino, fino a quando un incidente con un sacerdote, sul campo di calcio, ha significato l’uscita di Minaya dal Politecnico di Loyola e il suo trasferimento nella città di Santiago de los Caballeros, dove terminó il liceo. Successivamente si uní alla squadra di calcio della Universidad Católica Madre y Maestra, dove studío diversi semestre Amministrazione d’Impresa.

Per cinque lunghi anni si allontanó dalla musica e si dedicó interamente agli studi universitari e allo sport. Ma nel 1975 ebbe una pausa nella carriera professionale a cui si stava preparando, tornò a Santo Domingo ed entrò nellaBanda Musicale della Marina, dalla quale, dopo aver incontrato il Capitano Peñita, si trasferí a quella della Polizia Nazionale, dove abbracciò per sempre, come il suo strumento preferito, il trombone.

“Sono stato praticamente autodidatta con questo strumento, che ho cominciato a suonare perché ammiravo Willie Colón”. Suonó nella Banda Musicale e nell’orchestra speciale di quell’istituzione, mentre guadagnava qualcosa con il gruppo di Juan Luis y sus Mulatos, mi disse, con la sua proverbiale parsimonia, nell’intervista di cui sopra.

Joan Minaya entrò nel Conservatorio Nazionale di Musica tra il 1975 e il 1976, insieme agli ormai rispettati insegnanti Ramón Orlando ed Eugenio Vanderhorst e ad altri colleghi di talento, raggiungendo il massimo grado in teoria musicale, composizione e armonia, chiarendo che il suo non fu un caso, ma il risultato della sua solida formazione insieme al grande talento che Dio gli ha dato.

La sua qualità di strumentista si mise in mostra con il gruppo musicale San Cristóbal, La Banda Latina, Félix del Rosario e i suoi Maghi del Ritmo, l’orchestra Super Dinamic e il gruppo BESS (questi ultimi due gruppi di Curazao e guidati dalla cantante Richie Babalú), con la Caribe Band, con l’orchestra del maestro Rafael Solano e i gruppi dei maestri Jorge Taveras e Danny León, con il gruppo jazz latino The Race, con sede in Francia, dove ha suonato con Enri Guedón e con il gruppo Kasaav. Fu anche il trombonista di Juan Luis Guerra e i 4-40 e il direttore musicale di Rey Reyes, Sexappeal, Cherito e Davicito Kada.

Dopo una “sosta tecnica” a Curaçao, dove arribó scappando da una arrabbiatissima donna europea con cui viveva nei Paesi Bassi e che, turbata dalla gelosia, gli gettò cloro negli occhi e pagò i membri della banda per ucciderlo, questo grande musicista, arrangiatore, produttore musicale e direttore d’orchestra scelse di tornare a stabilirsi nella sua amata Repubblica Dominicana, dedicandosi all’arrangiamento musicale per vari merengueros e salseros e partecipando anche a festival jazz.

Nel 1987 ha formato la sua orchestra, riunendo un trio di cantanti di talento: Manny Contreras (fratello del noto Willy Contreras, che ha reso popolari canzoni come “¿Qué hago aquí?”, “Por tres monedas”, “El jalaero” e “Yo no sé mentir” con la collaborazione del maestro Panchito Martín Mena), Nestico e Palmer Hernández, quest’ultimo anche compositore di successo la cui salsa” Ven, devórame otra vez” ha fatto storia.

Come direttore d’orchestra ha registrato le produzioni “Toda la vida” (1987), con Johnny Vargas come cantante, e “El sol de Mañana” (1988), dove cantano Manny Contreras, Palmer Hernández e Nestico, con il supporto dell’etichetta discografica Kubaney.

Ha anche registrato “El Perseguidor” (1990) per TH-Rodven, una produzione da cui ha adottato il suo soprannome artistico e in cui si è distinto cantando merengues di successo come “El borrachito”, “Cantinero”, “Hipócrita” e “El perro de Juana “. Allo stesso modo, ha prodotto una produzione di salsa per l’etichetta Top Hit, in cui spicca il successo “Blank Page”, doppiato da Raulín Rosendo, e un altro con l’orchestra Noche Sabrosa, supportata dalla compagnia Kubaney.

È sorprendente che non vi siano musicisti o cantanti tra i discendenti del maestro. Ángelo (meccanico aeronautico, nato in Olanda, nel 1982) e María del Pilar (designer, nata nel 1989 e che vive a Parigi, Francia) cosí come Joanna Rachel (1994) e Johan (1996), questi due ultimi residenti  a Nuova York  sono i figli del maestro che,ai suoi meriti, aggiunge anche la qualitá di poliglotta: oltre lo spagnolo, parla e scrive correttamente in inglese, olandese e il papiamento.

Sono moltissimi gli arrangiamenti che ha ralizzato. Ne citeró solo alcuni dicui non ho ancora parlato in questo articolo: merengues come “La juventud”, “Banana” e “Mi vida eres tú” (Fernando Villalona); “Oh, Mariana” e “La tierra tembló” (Sergio Vargas); “La chula” (Angelito Villalona); boleros come “Respeta mi dolor! y “Quién tiene tu amor” (Fernando Villalona); salsa  del calibro di “Margarita”, “Barranquillero”, “Y ahora te vas”, “Cruz de navajas” y “No le pegue a la negra” (Raulín Rosendo)… La sua impronta come arrangiatore si trova anche nei repertori di Milly, Jocelyn e Los Vecinos, The New York Band, Aramis Camilo, Sandy Reyes, Nicky Soul, Juanchy Vásquez, Belkys Concepción, Aníbal Bravo, Luis Ovalles, Richie Ricardo, Jochy Hernández, Henry Castro, Sergio Hernández, Los Sabrosos del Merengue e molti altri.

Lo scorso Natale, su iniziativa degli uomini d’affari Raphy D’Oleo e Alberto Bernabé, ha diretto un’orchestra speciale che ha accompagnato Henry García, Charlie Rodríguez, Carlos Manuel “El Zafiro”, Pablo Martínez, Aramis Camilo, Carlos David, Diómedes Núñez, Peter Cruz, Monchy Capricho, Omar Demorizi, Raffy Matías e altri merengueros stellari che si sono distinti soprattutto negli anni ’80, che é saggiamente nota come “Gli anni d’oro e gli anni ’90”.

Coloro che lo visitano a casa lo trovano quasi sempre mentre realiza un arrangiamento musicale, poiché è ancora molto richiesto dai salseros e dai merengueros, o provando con il suo trombone, perché tutti i salseros vogliono farlo suonare e dirigere i loro musicisti, o seduto sulla terrazza nel mezzo di una deliziosa conversazione, ma sempre con quel sorriso che quasi gli chiude gli occhi ovalati.

Questo è il Joan Minaya che conosciamo!




Vasco. Nell’incertezza del tour, entra in sala di registrazione

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concert 3387324 1920Il tour estivo di Vasco Rossi dovrebbe partire il prossimo 10 giugno da Firenze. Ma la certezza, in tempo di coronavirus, non esiste. Oltretutto il rocker di Zocca non ha potuto ancora provare il repertorio con la sua band. Cosí, in attesa di capire cosa gli riserverá il futuro, ha deciso di entrare in sala di registrazione.

“Eccoci a lavorare in sala di registrazione, ai tempi del coronavirus” ha detto. “Anche noi siamo pronti a partire, naturalmente appena ci danno delle regole certe e precise. Dobbiamo cantare con la mascherina o senza mascherina? Stiamo facendo sperimentazioni…”.

Chissá che non si tratti del prologo all’uscita di un nuovo album. L’ultimo di inediti, ‘Sono innocente”, risale infatti a ben cinque anni fa.




E’ morto Little Richard

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81 LBsJz8UL. SS500Era il 1955 quando, ai primi posti della classifica delle vendite dei dischi vendite negli Stati Uniti, arrivava una canzone rock and roll destinata a durare nei decenni. Un testo sconclusionato, un riff incomprensibile ma accattivante, quel “”Wop-bop-a-loo-mop-alop-bam-boom” che tutti noi che abbiamo vissuto gli anni del rock and roll conosciamo benissimo.

La canzone era “Tutti Frutti” e la proponeva un allora giovane e scatenato pianista nero dal nome di Richard Wayne Penniman, meglio conosciuto come Little Richard.

Poi, dopo Tutti Frutti, altri grandi hits come Long Tall Sally, Lucille, Good Golly Miss Molly, Slippin’ and slidin’.

Little Richard si é spento oggi all’etá di 87 anni. Con lui se ne va uno dei grandi miti del rock and roll, un artista che ha saputo dare una svolta importantissima alla musica di quegli anni e che ha ispirato altri grandissimi quali Jagger, McCartney, James Brown, Otis Redding, David Bowie, Freddie Mercury fino arrivare agli esponenti attuali del rap.




Yoneidi Castillo, un ingegnere che canta con l’anima!

Yoneidi Castillo

Yoneidi Castillo 2Negli ingranaggi della musica popolare troviamo una serie di talentuosi strumentisti, cantanti, compositori e arrangiatori che provengono da altri mestieri e che spesso abbracciano la musica molte volte come complemento e molte altre come hobby, ma ci sono anche quelli che la assumono con l’impegno esclusivo di arricchire l’anima, la propria e quella del pubblico, e di godere della soddisfazione di contribuire con qualcosa di ben fatto. Quest’ultimo gruppo comprende l’ingegnere e cantante Yoneidi Castillo.

Yoneidi Antonio Castillo Morel, familiarmente Johnny, è un brillante professionista laureatosi Ingegnere delle Telecomunicazioni presso il Politecnico di Madrid, in Spagna, e ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società nel campo della telefonia nella Repubblica Dominicana. Ha anche conseguito un Master in Amministrazione d’Impresa presso il più prestigioso istituto di formazione manageriale del paese, la Barna Management School, e oggi gestisce la propria società, ONITEL, che si ocupa di servizi di consulenza sulla telecomunicazione.

Nato il primo giorno di ottobre del 1954, a San Cristóbal, Repubblica Dominicana, e figlio del capomastro Manuel de Jesús Castillo e della signora Elva Aurora Morel Vizcaíno, proviene da una famiglia in cui l’arte brilla ovunque: suo fratello Héctor Manuel, noto come Cuqui, canta e suona il pianoforte e chitarra, suo cugino Nelson Morel è un noto compositore e suo zio Servio Uribe, che ammira e considera il vero artista della famiglia, è un poeta, scrittore, attore …

“A dire il vero, non lo so, perché non ho conosciuto mia madre e non sono cresciuto con mio padre. A mio padre piaceva molto la musica, ma si limitava ad ascoltarla, e mia nonna, che mi ha cresciuto, non aveva un orientamento artistico”, ha risposto Yoneidi quando gli è stato chiesto della radice del suo patrimonio musicale.

Non conosce l’origine della sua vena artistica, peró ovviamente ricorda il suo approccio alla musica. In questo senso dichiara:

“Nella mia adolescenza, di notte, la corrente elettrica se ne andava spesso, quasiogni notte, ma si facevano molte serenate. Le persone si sono innamorate con le serenate, motivo per cui ho approfittato di quel tempo senza elettricità per imparare a suonare la chitarra e accompagnarmi. Mio fratello Héctor mi ha aiutato molto in questo, così come un amico soprannominato Kay ”.

Narra che, a poco a poco, si guadagnò la fiducia dei buoni cantanti della serenata della sua città, fino a raggiungere il gradino più alto, cioé uscire per serenare e cantare alternativamente con il grande chitarrista e cantante Francis Cabral, figlio dell’avvocato e poeta Héctor Cabral Ortega, autore del famoso bolero “Arenas del desierto”, reso popolare dal noto artista Rafael Colón. A quel punto i suoi concittadini cominciarono a dire di lui: “quel ragazzo canta bene”.

Tra i suoi cantanti preferiti, indica José Feliciano, Víctor Víctor, Juan Luis Guerra, Tito Rodríguez, Luis Miguel, Maridalia Hernández, Andrea Bocelli, Luther Vandross e quelli del gruppo Il Volo.

“Coloro che mi hanno influenzato maggiormente sono José Feliciano, Víctor Víctor e Juan Luis Guerra”, afferma, per stabilire tratti che potremmo percepire nel suo stile interpretativo, ma senza arrivare all’imitazione, dal momento che la sua voce e il suo modo di cantare sono vere e proprie caratteristiche che puó mostrare con orgoglio.

Senza dubbio, la sua incursione nella musica non é stata dovuta alla passione le serenate, ma il suo amore per il canto lo ha portato a perfezionare la sua voce attraverso lo studio e gli esercizi vocali. “Per più di un anno ho preso lezioni di canto con la famosa cantante cubana María Remolá; con lei ho imparato, tra l’altro, a raggiungere toni più alti senza creare problema alle corde vocali ”, rivela, per mettere in chiaro che il suo non era un semplice hobby.

Ha aggiunto che, sebbene non fossero lezioni formali, ha ricevuto una guida saggia e costante dal cantautore Henry García, che spesso chiama per dirigerlo durante le registrazioni.

La sua prima produzione è stata intitolata “Remembering is living”, registrata nel 2001, ricordando i successi degli anni ’60, le bachate “Amorcito de mi alma”, di Ney Serrano, “Pena”, di Luis Segura e “Llanto a la luna”, di José Manuel Calderón, i “colpevoli” del suo debutto in uno studio di registrazione. Li ha fusi in un potpurrí, come ha fatto anche con canzoni di Juan Luis Guerra e Odilio González (El Jibarito de Lares), aggiungendo “Gracias, madre”, di suo cugino Nelson Morel, tutti arrangiati dal maestro Cuso Cuevas, deceduto il 15 dicembre del 2019.

In seguito Yoneidi registrò le produzioni “Tributo a Los Panchos” (2003), commissionate da una stazione privata, accompagnato musicalmente dal maestro Carlos Vargas, con in evidenza i cori di Henry García e Amaurys Colón e “Parando el Transit” (2006), orientato al ritmo “fusón”, con arrangiamenti dei pianisti Janina Rosado e Orlando Cordero (Papín), del sassofonista Luisín del Rosario e del bassista Rubén Toribio (Pavín), oltre alla brillante partecipazione di Juan de la Cruz (Chocolate), Dary Contreras , Rodhen Santos, Pachi Carrasco, José Flete, Rafa Payán, Rafael Martínez (Yapo) e coristi come la stessa Janina, Henry García, Dichens Salcedo e Kiko Rizek.

Lavorando per la ormai defunta società di telecomunicazioni Tricom, si unì, insieme ad altri dipendenti, al gruppo Al Rojo Vivo, per suonare soprattutto merengue e salsa, con l’aiuto di Sonny Ovalle, Cuso Cuevas, Lolo Cadena, Roberto Olea, Francisco Martínez (Bolilo), Julito Figueroa …

Confessa che la prima volta che è stato pagato per cantare è stato nell’ormai defunto “Punto y Corcho”, un famoso “wine club”, bar e ristorante nella parte centrale di Santo Domingo. “Ho approfittato del denaro ricevuto, fondamentalmente per circondarmi ed essere accompagnato da musicisti della statura del famoso e virtuoso sassofonista Sandy Gabriel e del maestro Jorge Taveras”, ha ricordato Yoneidi, che si é presentato in seguito nei club più importanti e nelle residenze di campagna private, in particolare con lo spettacolo “Entre cuentos y boleros”, prodotto da Ramsés Peralta e interpretato al fianco del popolare comico Jochy Santos e Ramón Puello Báez, accompagnato musicalmente da un gruppo guidato dal maestro Juan Valdez. Questo spettacolo è stato, secondo le stesse parole di Yoneidi, la sua laurea come cantante, poiché il pubblico ha riempito in ogni ordine di posti la Galleria 360 e l’entusiasmo é stato grande.

A causa della calamità che il mondo sta vivendo, il Covid-19, ha dovuto sospendere lo spettacolo “Boleros y más”, che aveva pianificato di presentare sullo stesso palco con il popolare artista Sergio Vargas. Tuttavia, quest’anno, non esclude il lancio della sua quarta produzione musicale..

C’è, peró, anche da rilevare che Yoneidi Castillo è pure compositore. Infatti scrisse la salsa “Pasaje de Ida”, dove canta che “invece di soffrire per la morte, ringrazia Dio per la vita”, anche se in ogni caso, il ricordo di sua madre lo invade sempre e confessa: “Quando canto, il mio unico rimpianto è che mia madre non mi ascolti, per averci lasciato quando avevo appena due anni. ”

Posso assicurare che ogni volta che lo ascoltiamo, ci rendiamo conto che Yoneidi Castillo è un ingegnere che canta con l’anima!




“AngelHeaded Hipster: The Songs Of Marc Bolan and T.Rex”. A settembre l’omaggio al grande rocker inglese

TRex

TRex“Electric warriors”, del 1971, é stato uno dei primi album che ho comprato. Non conoscevo i T. Rex e Marc Bolan, avevo ascoltato alla radio la loro “Get it on”, la copertina mi attraeva, la voglia di conoscere di piú di quel gruppo nuovo mi attanagliava, e cosí l’ho portato nella mia discoteca.

Non mi sono mai pentito di quell’acquisto perché (l’ho saputo poi) avevo comprato uno dei primi lavori di uno dei geni della musica inglese di quegli anni.

Marc Bolan, nonostante la sua scomparsa prematura nel 1977, continua ad essere ricordato e le sue canzoni suonate un po’ dovunque.

A settembre uscirá un album-tributo che tanti grandi artisti hanno inciso, ciascuno interpretando una delle sue canzoni, per rendergli omaggio.

“AngelHeaded Hipster: The Songs Of Marc Bolan and T. Rex”, questo il titolo, per l’etichetta BMG.

Alla registrazione hanno preso parte Nick Cave, gli U2, Elton John – in duetto su “Bang A Gong (Get It On)” -, Joan Jett, Devendra Banhart, Father John Misty e numerosi altri.

Il produttore, Hal Wilner, scomparso pochi giorni fa a causa di complicazioni da Coronavirus, parlando dell’artista e del disco, ha dichiarato: “Mi sono immerso in questo artista ascoltando tutto, parlando con gli esperti e i fan di Bolan, facendo ricerche su recensioni e interviste. Ho scoperto che di Bolan non si parla quasi mai come “compositore”. Si è detto di lui come fosse un grande rocker, di quanto fosse innovativo, di come David Bowie prendesse la sua essenza e Bolan fosse nella sua ombra… Ma io l’ho messo nello stesso pantheon degli altri compositori che ho esplorato in precedenza. Così, il concetto dell’album è diventato quello di mostrare il Bolan come compositore, con il nostro tipico cast di artisti provenienti da mondi diversi che raramente si vedono nello stesso posto”.

Queste le canzoni ed i rispettivi interpreti di “AngelHeaded Hipster: The Songs Of Marc Bolan and T.Rex”:

Children Of The Revolution – Kesha
Cosmic Dancer – Nick Cave
Jeepster – Joan Jett
Scenescof – Devendra Banhart
Life’s A Gas – Lucinda Williams
Solid Gold, Easy Action – Peaches
Dawn Storm – Børns
Hippy Gumbo – Beth Orton
I Love To Boogie – King Khan
Beltane Walk – Gaby Moreno
Bang A Gong (Get It On) – U2 feat. Elton John
Diamond Meadows – John Cameron Mitchell
Ballrooms Of Mars – Emily Haines
Main Man – Father John Misty
Rock On – Perry Farrell
The Street and Babe Shadow – Elysian Fields
The Leopards – Gavin Friday
Metal Guru – Nena
Teenage Dream – Marc Almond
Organ Blues – Helga Davis
Planet Queen – Todd Rundgren
Great Horse – Jessie Harris
Mambo Sun – Sean Lennon and Charlotte Kemp Muhl
Pilgrim’s Tale – Victoria Williams with Julian Lennon
Bang A Gong (Get It On) Reprise – David Johansen
She Was Born To Be My Unicorn / Ride A White Swan – Maria McKee




“Let it be” compie 50 anni

let it be

let it beSono passati cinquant’anni da quell’8 maggio del 1970 quando usciva in tutto il mondo “Let it be”, l’ultimo album dei Beatles, il loro canto del cigno.

“Lascia che sia – canta Paul Mc Cartney, accompagnandosi al piano nella canzone che da il titolo all’album – Quando cerco me stesso in periodi difficili.. e quando tutte le persone dal cuore infranto che vivono sulla terra si trovano d’accordo, ci sará una risposta: lascia che sia, anche perché se sono isolate vedranno che per loro c’é ancora una opportunitá, ci sará una risposta: lascia che sia”.

Parole tremendamente d’attualitá, quelle della Mamma Maria della canzone, in questi giorni in cui il coronavirus ci costringe a vivere questo “periodo difficile”, sicuri peró che ci sará “ancora una opportunitá” per tutti noi.

“Let it be” é stato l’ultimo lavoro dei quattro ragazzi di Liverpool, uscito in un periodo in cui i dissapori interni avevano giá minato la loro coesistenza e decretato la fine del gruppo che ha caratterizzato gli anni della “migliore gioventú”, quella degli anni Sessanta.

Quando il Daily Mirror, un mese prima, aveva dato la noticia che McCartney aveva deciso di abbandonare il gruppo, molti di noi hanno pianto. Con la fine dei Beatles, con la fine della Beatlemania finiva un’epoca che aveva segnato in maniera indelebile la cultura di una intera generazione.

Tutti abbiamo amato i Beatles, abbiamo lasciato crescere i capelli facendoli scendere sopra le orecchie come loro, abbiamo desiderato indossare quegli stivaletti dal tacco alto che loro portavano, ci siamo interessati alle filosofie indiane di Ravi Shankar cui hanno fatto eco, chi suonava desiderava avere un basso Hofner come quello di Paul, o la Rickenbacher di John, o una camicia a fiori tipo “All you need is love”, aspettavamo l’uscita di un loro disco prenotandolo con grande anticipo al negozio sotto casa, senza conoscerne ancora le canzoni né i testi, perché era dei Beatles, perché li amavamo e sapevamo che non potevano deluderci.

L’addio ai Beatles ha significato, purtroppo, anche la fine di un pezzo importante della vita di tutti noi che da tempo abbiamo raggiunto gli Anta, quello della nostra spensierata gioventú.

 

beatles