Il baccalà mantecato, il protagonista della cucina veneziana

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Per i lettori di Fatti Nostri, prende vita una nuova rubrica settimanale dedicata alla cucina italiana. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con “CHEF Italia” che ci consente di pubblicare una serie di ricette proposte dai migliori chef italiani presenti in tutto il mondo o, in alternativa, anche quelle italiane autentiche e codificate della tradizione della Cucina Italiana, legate indissolubilmente ad ogni singolo territorio della nostra penisola.

I cuochi possono inviare le loro ricette via e-mail all’indirizzo seguente: alex.cs1996@gmail.com

Oggi parliamo della tradizione culinaria di Venezia, frutto di secoli di incontri e scambi culturali, dai bizantini ai greci, dagli ungheresi ai turchi, fino agli armeni, ai tartari e agli ebrei: tutte queste culture hanno lasciato un’impronta nella gastronomia lagunare.

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La ricetta originale regina della tradizione culinaria locale è quella del baccalà mantecato, che è un’emulsione cremosa e spumosa che si prepara rigorosamente partendo dallo stoccafisso, in Veneto tradizionalmente chiamato baccalà.

Prevede di bollire il pesce con aromi, sfaldarlo e lavorarlo energicamente con olio extravergine d’oliva e olio di semi, per montarlo a crema.

La sua origine risale al 1432, quando il nobile e mercante veneziano Pietro Querini naufragò con il suo equipaggio sulle isole Lofoten, in Norvegia. Lì scoprì lo stoccafisso, che deriva da stokkfish, pesce bastone, un merluzzo essiccato, che portò a Venezia: i cuochi veneziani lo reidratarono e lo emulsionarono con olio per creare questa famosa crema.

Ma veniamo agli ingredienti per 4 persone: 500 gr. di stoccafisso già ammollato e deliscato, 250 ml. di olio extravergine d’oliva delicato, 250 ml. di olio di semi di girasole, 1 spicchio d’aglio, 2 foglie di alloro, 1/2 limone (facoltativo), sale fino e pepe bianco q.b., qualche cucchiaio di latte o acqua di cottura del pesce (se necessario).

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La preparazione; la cottura: mettete lo stoccafisso ben pulito in una pentola alta e copritelo con acqua fredda. Aggiungete l’alloro, l’aglio e il mezzo limone. Portate a ebollizione e fate sobbollire a fuoco lento per circa 30 minuti, schiumando la superficie di tanto in tanto, dopodiché scolate il pesce e lasciatelo intiepidire. Eliminate accuratamente la pelle e le lische rimaste e spezzettate la polpa con le mani; la mantecatura, a mano o con fruste: mettete il pesce in una ciotola capiente o quella della planetaria. Iniziate a lavorarlo aggiungendo i due oli a filo, molto lentamente, come per fare una maionese. Continuate a montare il composto finché non diventa una crema bianca, densa, lucida e spumosa. Se dovesse risultare troppo compatto, aggiungete un goccio di latte tiepido o di acqua di cottura, quindi regolate di sale e pepe. Infine, servite il baccalà accompagnato da fette di polenta bianca arrostita o crostini di pane.

Nella ricetta originale si preferisce l’olio di semi di girasole o un olio d’oliva leggero, dato che un olio extravergine d’oliva troppo fruttato o intenso coprirebbe il sapore delicato del merluzzo.

Si consiglia di consumarlo appena pronto, ma potete conservarlo in frigo per un giorno al massimo.

Infine, tradizionalmente, a Venezia, la preparazione di questa ricetta rimane un rito collettivo, un momento di condivisione familiare e popolare, seguendo con affetto e precisione il Disciplinare della Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato. E buon appetito.

*Dopo un giro in gondola o in vaporetto in laguna, i risotti, i primi e i dolci che Venezia può offrire sono tantissimi, grazie anche ad una cucina tradizionale molto varia.

Dai piatti tipici a base di carne a quelli a base di pesce, ecco un breve excursus sui cibi del territorio che si possono assaggiare nelle trattorie veneziane, secondo una tradizione culinaria che unisce i sapori della laguna, del mare e della terraferma: i cicchetti, piccoli stuzzichini consumati tipicamente nei locali chiamati bàcari; le sarde in saor, le sardine fritte e poi marinate con cipolle in agrodolce, pinoli e uvetta; il già menzionato baccalà mantecato, servito sulla polenta o sui crostini di pane; la polenta e schie, piccoli gamberetti grigi della laguna infarinati e fritti o in umido, adagiati su della polenta morbida; i bigoli in salsa, una pasta fresca lunga condita con un sugo saporito di cipolle bianche e acciughe; i risi e bisi, la via di mezzo locale tra un risotto e una minestra densa, preparata naturalmente con riso e piselli freschi; gli spaghetti al nero di seppia, conditi con il caratteristico e saporito inchiostro della seppia lagunare; il fegato alla veneziana, realizzato appunto con il fegato di vitello cotto morbidamente con molte cipolle bianche tagliate sottilmente; le seppie alla veneziana, cucinate in umido nel proprio inchiostro e accompagnate, manco a dirlo, dalla classica polenta; le moeche, che sono dei piccoli granchi verdi della laguna pescati durante la muta, solitamente consumati fritti.

In ultimo, i dolci tipici di Venezia, come del resto anche i piatti salati, nascono dall’intreccio di tutte le culture che hanno attraversato la città nei secoli; dagli arabi i veneziani hanno imparato a speziare i loro dolci con aromi forti, dagli svizzeri e dagli austriaci hanno saputo trarre la ricchezza e la raffinatezza degli ingredienti, così anche dalla particolare pasticceria ebraica; e, sicuramente, i veneziani non aspettano di certo delle ricorrenze straordinarie per concedersi una pausa; i dolci fatti tutti i giorni dalle sapienti mani dei maestri pasticceri e delle signore veneziane sono numerosi: in ogni periodo dell’anno potrete trovare le fritole, i baicoli, gli zaeti, i bussolai o buranei, i galani, il moro, i baci in gondola, i pan del Doge, le spumiglie ed il cavallo di San Martino.

E, naturalmente, è d’obbligo una visita al Caffè Florian a Piazza San Marco, il primo caffè italiano e del mondo ad essere aperto, meta di illustri frequentatori come Casanova, Goldoni, Vivaldi, Mozart, Lord Byron, Foscolo, Dickens, Goethe, Hemingway, Rousseau e D’Annunzio, solo per citarne alcuni, dove gli avventori all’aperto sono intrattenuti da un’orchestrina con violini.




Nasce “Italia 2027”: il Festival di Sanremo partirà in tour nelle grandi capitali europee

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La musica italiana si prepara a varcare i confini del Paese con un progetto senza precedenti. Si chiama “Italia 2027” l’iniziativa presentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, nata con l’obiettivo di trasformare il Festival di Sanremo in uno strumento di promozione internazionale della cultura e della musica italiana.

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Il progetto prevede un tour europeo che prenderà il via pochi giorni dopo la conclusione del Festival di Sanremo 2027. Sul palco saliranno i protagonisti della manifestazione canora, che si esibiranno in alcune delle principali capitali europee per portare la canzone italiana a un pubblico sempre più internazionale. Tra le città previste figurano Monaco di Baviera, Madrid, Parigi e Londra, con concerti ospitati in grandi arene capaci di richiamare migliaia di spettatori.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Rai, Ministero degli Affari Esteri, Ministero della Cultura, Ministero del Turismo, SIAE, FIMI e AssoConcerti, con il coinvolgimento della rete degli Istituti Italiani di Cultura, che avranno il compito di promuovere gli eventi e rafforzare il dialogo con le comunità italiane residenti all’estero.

Secondo il ministro Tajani, la musica rappresenta uno dei più efficaci strumenti di diplomazia culturale e contribuisce a rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo, valorizzando non solo gli artisti ma anche la lingua, la creatività e il patrimonio culturale del Paese. Per Gianmarco Mazzi, “Italia 2027” costituisce invece il primo grande progetto strutturato dedicato all’internazionalizzazione della musica italiana.

L’obiettivo è trasformare il successo del Festival di Sanremo in una vetrina internazionale capace di promuovere il Made in Italy culturale, creando nuove opportunità per gli artisti italiani e rafforzando il legame con milioni di connazionali che vivono fuori dai confini nazionali.

Per le comunità italiane all’estero, il tour rappresenterà anche un’occasione per ritrovare una delle manifestazioni più amate del Paese, portando l’atmosfera del Festival direttamente nelle principali città europee.




Gli agnolotti del plin, un’eccellenza piemontese

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 Per i lettori di Fatti Nostri, prende vita una nuova rubrica settimanale dedicata alla cucina italiana. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con “CHEF Italia” che ci consente di pubblicare una serie di ricette proposte dai migliori chef italiani presenti in tutto il mondo o, in alternativa, anche quelle italiane autentiche e codificate della tradizione della Cucina Italiana, legate indissolubilmente ad ogni singolo territorio della nostra penisola.

I cuochi possono inviare le loro ricette via e-mail all’indirizzo seguente: alex.cs1996@gmail.com

Gli agnolotti del plin sono un formato di pasta fresca ripiena tipico del Piemonte, dalle Langhe al Monferrato fino a Torino: il nome significa “pizzicotto”, riferendosi al gesto con cui si sigilla la pasta attorno al ripieno.

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Ma veniamo ora agli ingredienti per 4-6 persone; per la pasta all’uovo: 400 gr. di farina 00 (oppure a metà con la semola di grano duro), 4 uova intere grandi, 4 tuorli, un pizzico di sale; per il ripieno di carne: 200 gr. di polpa di vitello, 200 gr. di lonza di maiale, 100 gr. di polpa di coniglio (o pollo), 1 costa di sedano, 1 carota, 1 cipolla tritati, 1 rametto di rosmarino e qualche foglia di salvia, 1 spicchio d’aglio, 1 bicchiere di vino rosso corposo (tipo Barbera), brodo di carne q.b., 50 gr. di burro, olio extravergine d’oliva, sale e pepe nero q.b.; per legare il ripieno: 150 gr. di verdure lessate, strizzate e tritate fini (spinaci, scarola o verza), 80 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato, 1 uovo intero, una grattugiata di noce moscata.

Procedimento: in un tegame capiente, scaldate il burro e un filo d’olio con aglio, salvia e rosmarino, quindi aggiungete tutte le carni a pezzi e fatele rosolare finché non saranno ben dorate. Unite il soffritto tritato, regolate di sale e pepe, quindi fate insaporire il tutto. A questo punto sfumate con il vino rosso e lasciate evaporare. Aggiungete del brodo caldo, coprite e lasciate cuocere a fuoco lento per circa 1 ora e mezza: la carne dovrà risultare morbidissima. A fine cottura, scolate la carne e passatela nel mixer insieme alle verdure ripassate in padella. Trasferite il trito in una ciotola e aggiungete l’uovo, il Parmigiano, la noce moscata e il sale, mescolando bene. Per la pasta: disponete la farina a fontana su una spianatoia, inserite al centro le uova, i tuorli e il sale. Sbattete tutti i liquidi, incorporando la farina poco alla volta e impastando energicamente con le mani. Coprite con un canovaccio o con la pellicola e lasciate riposare per 30 minuti a temperatura ambiente. Dopodiché  stendete la pasta con il mattarello o con la macchina sfogliatrice fino a renderla molto sottile. A questo punto distribuite piccoli mucchietti di ripieno sulla sfoglia, a circa 2-3 cm. dal bordo inferiore, e ripiegate la parte superiore della sfoglia sopra al ripieno. Con le dita, fate uscire l’aria attorno al ripieno e sigillate i bordi premendo la pasta, eseguendo il classico “plin”: pizzicate con indice e pollice la pasta tra un mucchietto e l’altro per formare dei piccoli agnolotti, quindi usate una rotella dentata per tagliarli. Infine, cuocete gli agnolotti in abbondante acqua salata per circa 3-4 minuti. Usualmente si condiscono al sugo d’arrosto, al burro e salvia con parmigiano, in brodo di carne, oppure “al tovagliolo”, serviti scolati e asciutti, all’interno appunto di un tovagliolo, per gustarli al naturale. E buon appetito.

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*La cucina piemontese è ricca di piatti dal gusto vivace ma anche delicato, caldi e freschi, alcuni diventati simbolo internazionale del nostro territorio e famosi oltre i nostri confini. I veri protagonisti sono la pasta fresca ripiena, la carne raffinata e i dessert a base di cioccolato e nocciole, tenendo presente che territorio culinario di Torino e della sua provincia è un ecosistema gastronomico unico in Italia, definito da una duplice anima: quella regale e aristocratica, legata alla corte dei Savoia e fortemente influenzata dalla vicina cucina francese, e quella contadina e montanara, radicata nelle valli alpine, nelle Langhe e nelle pianure con le risaie.

Oltre agli agnolotti del plin, il vitello tonnato, carne di vitello affettata sottilmente con salsa a base di tonno, uova e capperi; la bagna cauda, una salsa tipicamente invernale a base di olio, aglio e acciughe, servita calda per intingere verdure crude e cotte; i tajarin, tagliolini all’uovo finissimi, spesso conditi con burro e salvia o arricchiti con il tartufo bianco d’Alba; il brasato al Barolo, un secondo piatto di carne marinata e cotta a lungo nel pregiato vino rosso piemontese; la battuta di fassona, carne cruda di vitello piemontese tagliata al coltello, condita in modo con olio e sale, oppure accompagnata da scaglie di grana o tartufo; il tramezzino, nato ufficialmente negli anni venti al Caffè Mulassano di Piazza Castello, uno sfizioso triangolo di pancarré senza crosta farcito, poi diventato un’icona nazionale; i grissini, inventati nel diciassettesimo secolo dal medico di corte sabauda per il duca Vittorio Amedeo II, oggi conosciuti in tutto il mondo; i formaggi freschi e cremosi come i tomini, spesso serviti con il “bagnet verd” o con il peperoncino, oltre alle eccellenze stagionate delle valli come la Toma piemontese, il Raschera, il Murazzano e l’immancabile Castelmagno; il tartufo bianco, grattato generosamente sui tajarin al burro o sulla carne cruda; la polenta concia, la panissa e i risotti del vercellese e novarese; il bicerin, storica bevanda calda a base di caffè, cioccolato e crema di latte; il bonet, un budino antico e vellutato preparato con cacao, amaretto e rum, che unisce la dolcezza del cioccolato alla nota decisa del liquore; la nocciola Piemonte, base fondamentale dell’intera arte dolciaria e della cioccolateria torinese, ingrediente chiave per la nascita del gianduiotto; e, infine, il patrimonio enologico tra i più prestigiosi al mondo, guidato dal vitigno autoctono Nebbiolo e affiancato da rossi storici come la Barbera d’Asti e d’Alba, il Barolo, definito il re dei vini, il Barbaresco o freschi bianchi come il Gavi e il Roero Arneis, oltre all’Asti spumante ed il Moscato.




L’Italia torna protagonista alla FIL di Guadalajara: nove giorni di cultura, spettacolo e tradizioni

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Dal 28 novembre al 6 dicembre il nostro Paese sarà ospite d’onore della più importante fiera del libro in lingua spagnola, con un ricco programma che spazia dalla letteratura alla musica, dal cinema alla gastronomia.

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Dal 28 novembre al 6 dicembre 2026 gli occhi del mondo editoriale saranno puntati su Guadalajara, in Messico, dove si svolgerà una nuova edizione della Fiera Internazionale del Libro (FIL), la più importante manifestazione letteraria del mondo in lingua spagnola. Quest’anno l’Italia sarà il Paese Ospite d’Onore, con un programma che metterà in vetrina il meglio della sua produzione culturale.

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La presenza italiana non si limiterà ai libri. Il calendario degli eventi comprenderà concerti, mostre, proiezioni cinematografiche, incontri con scrittori, spettacoli e iniziative dedicate alla cucina regionale, offrendo ai visitatori un’immagine completa dell’identità culturale del nostro Paese.

Per l’occasione sarà allestito un grande padiglione espositivo nel quale troveranno spazio decine di case editrici italiane, una libreria con pubblicazioni in italiano e in spagnolo e numerosi incontri con autori, editori e professionisti del settore. L’obiettivo è favorire lo scambio culturale e rafforzare i rapporti editoriali tra Italia, Messico e America Latina.

La musica sarà uno degli elementi centrali della partecipazione italiana. Sul palco si alterneranno artisti provenienti da esperienze e generi differenti, dal jazz alla canzone d’autore, fino alla musica popolare, offrendo al pubblico un viaggio attraverso le sonorità che caratterizzano il panorama musicale italiano contemporaneo.

Anche il cinema avrà uno spazio importante, con una selezione di opere recenti e di grandi classici che hanno segnato la storia della cinematografia italiana. Le arti visive contribuiranno a completare il programma con esposizioni dedicate al dialogo tra tradizione e innovazione.

Non poteva mancare la gastronomia, uno dei simboli più apprezzati del Made in Italy. Degustazioni, dimostrazioni culinarie e incontri con esperti permetteranno ai visitatori di conoscere prodotti, ricette e tradizioni provenienti dalle diverse regioni italiane.

La partecipazione alla FIL rappresenta un’importante occasione di promozione internazionale per il nostro Paese. Oltre a valorizzare il patrimonio letterario, l’Italia potrà presentarsi come un sistema culturale capace di unire editoria, arte, musica, cinema, design e cucina, rafforzando i legami con il Messico e con l’intero continente latinoamericano.

Con centinaia di migliaia di visitatori attesi e la presenza dei principali operatori del settore editoriale internazionale, la Fiera di Guadalajara si conferma una straordinaria vetrina mondiale. Per l’Italia sarà l’opportunità di raccontare la propria creatività, le proprie eccellenze e quella ricchezza culturale che continua a renderla un punto di riferimento ben oltre i confini nazionali.




Bruna Esposito conquista gli Stati Uniti: a New York la mostra “In Light of Facts”

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L’arte contemporanea italiana torna protagonista negli Stati Uniti con “In Light of Facts”, la nuova grande mostra dedicata a Bruna Esposito che sarà inaugurata il 23 luglio al Magazzino Italian Art di Cold Spring, nello Stato di New York. L’esposizione, aperta al pubblico dal 24 luglio 2026 al 1° febbraio 2027, presenta per la prima volta negli Stati Uniti un’ampia selezione di opere dell’artista romana.

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Curata da Nicola Lucchi, la mostra riunisce installazioni e lavori inediti per il pubblico americano, offrendo un percorso che affronta temi di grande attualità come migrazione, identità, lavoro, commercio e vulnerabilità sociale. Attraverso oggetti di uso quotidiano, materiali di recupero, superfici riflettenti, luce e immagini in movimento, Bruna Esposito invita il visitatore a osservare la realtà da una prospettiva nuova, trasformando elementi comuni in strumenti di riflessione poetica e civile.

Fulcro dell’esposizione sono alcune opere della serie Inconveniente (2014) e la grande installazione Oltremare (sotto terra vulnerabili), lavori che testimoniano una ricerca artistica sviluppata nell’arco di oltre quarant’anni e sempre attenta ai cambiamenti della società contemporanea.

Per Bruna Esposito si tratta di un nuovo capitolo del rapporto con Magazzino Italian Art, istituzione che negli anni ha già ospitato altri suoi progetti, tra cui l’installazione ambientale Altri Venti – Ostro, dedicata ai temi della sostenibilità e dell’impatto ambientale.

Nata a Roma, Bruna Esposito è una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea italiana. Nel corso della sua carriera ha partecipato a manifestazioni internazionali come la Biennale di Venezia, Documenta di Kassel e la Biennale di Istanbul, ottenendo prestigiosi riconoscimenti e portando la propria ricerca artistica nei principali musei del mondo.

Con questa esposizione, Magazzino Italian Art conferma la propria missione di promuovere negli Stati Uniti il meglio della creatività italiana contemporanea, offrendo al pubblico americano un’occasione privilegiata per conoscere il lavoro di un’artista capace di coniugare sperimentazione, impegno civile e poesia visiva.




Il Ceará ospita il PAPE 2026: due giorni di business e cultura tra Brasile e Italia

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FORTALEZA – Si terrà il 20 e 21 agosto a Fortaleza la seconda edizione di PAPE – Portas Abertas para Europa, l’appuntamento dedicato al rafforzamento dei rapporti economici e culturali tra Brasile e Italia.

Promosso dalla produttrice culturale brasiliana Karuh Ferreira Leitão (nelle foto), l’evento punta a consolidare il Ceará come porta di accesso al mercato sudamericano per le imprese italiane e, allo stesso tempo, a favorire l’internazionalizzazione delle aziende cearensi in Europa.

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Il programma si apre giovedì 20 agosto alle 19 con una cena enogastronomica all’Anzio Gastronomia in Meireles. In menu le creazioni dello chef Fabio  Felle e i vini del Consorzio del Brachetto. L’obiettivo è favorire il networking tra istituzioni, imprenditori e professionisti dei due Paesi.

Venerdì 21 agosto, dalle 8.30 alle 18, la sede del Sebrae Ceara in via Monsenhor Tabosa ospiterà una giornata di dibattiti su internazionalizzazione, branding, economia verde, cultura, innovazione e turismo sostenibile.

Nel Ceará nasce la forza di questa connessione. La cultura genera turismo, il turismo genera affari e gli affari portano avanti il nome dello Stato”, afferma Sandra Bandeira Nolli, responsabile del coordinamento culturale del PAPE.

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Per gli organizzatori, l’evento si propone come strumento di diplomazia economica: da un lato apre le porte dell’Europa alle imprese locali, dall’altro attira l’attenzione degli investitori italiani sulle opportunità offerte dal Brasile, con particolare attenzione alla sostenibilità e al ruolo delle donne nella produzione culturale.

Info: pape@sambatella.it  http://www.papebrasil.com.br

Sandra Bandeira Nolli




Per Antonio Arfè, lo Chef che ha servito capolavori per una vita intera

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“Dietro ad ogni tuo piatto c’è sempre stato l’ingrediente segreto più bello: l’amore che ci metti in tutto ciò che fai”. Con queste poche sentite parole, dedicate al nostro Presidente Antonio Arfè, volevo dirgli che non solo ha preparato sempre dei piatti meravigliosi, ma ha creato ricordi indimenticabili attorno ad ogni tavolo che ha servito nel corso della sua carriera.

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Buona pensione soprattutto ad un amico speciale, sicuramente uno dei migliori interpreti della tradizione culinaria napoletana: è arrivato il momento di appendere il grembiule al chiodo e di chiudere il cassetto dei coltelli.

Dopo tanti anni trascorsi tra pentole, fuochi e sapori, è arrivato il momento di ritirarsi per aver modo di dedicarsi ad un nuovo capitolo della propria vita. La cucina è stata la sua casa, la sua passione e la sua più grande maestra. In questo mestiere si suda, ci si sacrifica e si lavora a ritmi folli, ma ogni singolo sforzo è sempre stato ripagato dalla gioia di vedere un piatto vuoto tornare in cucina e dal sorriso di chi si è seduto soddisfatto ai nostri tavoli.

So già che dedicherà parte del suo tempo ad un’altra delle sue passioni, la fotografia, come so anche che continuerà a leggere e a studiare di nuove tecniche di cucina. Ma immagino soprattutto che avrà anche più tempo per vivere il mare a Napoli, che è senza dubbio un’esperienza viscerale, un legame culturale profondo per chi vi è nato.

Ha spento i fornelli della sua cucina, ma il calore e l’amicizia che ha saputo regalare rimarranno sempre accesi.

Gli auguro un nuovo capitolo della sua vita pieno di tante altre cose belle, di godere appieno del suo tempo libero e di ricevere nel contempo nuove e meritate soddisfazioni.




Houston celebra Tex Willer: una serata dedicata al leggendario ranger italiano

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Il Consolato Generale d’Italia a Houston, in collaborazione con l’Italian Cultural & Community Center (ICCC), organizza mercoledì 22 luglio una serata speciale dedicata a Tex Willer, il celebre protagonista del fumetto creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini.

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L’evento, dal titolo “Tex in Texas”, si terrà alle ore 19.00 presso l’Italian Cultural & Community Center di Houston. In programma la proiezione del documentario “Come Tex nessuno mai”, diretto dal pluripremiato regista Giancarlo Soldi, che ripercorre la storia editoriale del personaggio e del suo storico editore, Sergio Bonelli. Al termine della proiezione interverrà il professor Alessandro Carrera, docente e studioso della cultura italiana.

Tex Willer è uno dei personaggi più amati del fumetto italiano. Ranger del Texas, capo della tribù Navajo e difensore dei più deboli, da quasi ottant’anni accompagna generazioni di lettori con avventure ambientate nel Far West, diventando una vera icona della cultura popolare italiana.

L’iniziativa rientra nel ricco programma culturale promosso dal Consolato Generale d’Italia a Houston nell’ambito del progetto “Lots of Italy in Houston”, con cui la città texana è stata designata tra le Capitali della Creatività Italiana nel Mondo 2026. Un calendario di eventi che punta a valorizzare il contributo della comunità italiana e italoamericana nei settori della cultura, della scienza, dell’innovazione e dell’imprenditoria.




Messico. L’Italia si prepara a conquistare Guadalajara con libri, arte e cultura

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L’Italia sarà protagonista della 40ª edizione della Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, in programma dal 28 novembre al 6 dicembre, partecipando come Paese ospite d’onore a uno degli appuntamenti editoriali più importanti del mondo ispanofono.

Presentando l’iniziativa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato che la manifestazione rappresenta un’occasione unica per promuovere l’eccellenza culturale italiana e rafforzare i rapporti con il Messico e con l’intera America Latina.

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L’obiettivo è ampliare la presenza dell’editoria italiana in un mercato che conta oltre 300 milioni di potenziali lettori, favorendo nuovi accordi tra editori, la vendita dei diritti d’autore, le traduzioni in spagnolo e l’internazionalizzazione delle case editrici italiane, con particolare attenzione alle realtà indipendenti e di piccole dimensioni.

La partecipazione italiana non si limiterà ai libri. Il programma comprenderà incontri con scrittori, mostre, concerti, eventi dedicati al cinema, al design, alla gastronomia e agli scambi accademici, offrendo un ampio panorama della creatività e della cultura del nostro Paese.

Diciotto anni dopo l’ultima partecipazione come ospite d’onore, l’Italia torna così alla FIL di Guadalajara con l’ambizione di consolidare la propria presenza culturale nel continente latinoamericano e di creare nuove opportunità di collaborazione nel settore editoriale e culturale.

 




Jennifer Lopez conquista Taormina… cantando Gino Paoli in italiano

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Che Jennifer Lopez sappia ballare e cantare è cosa nota. Che decidesse di cimentarsi in uno dei brani più amati della musica italiana, invece, era una sorpresa che pochi si aspettavano.

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È successo al Teatro Antico di Taormina, durante uno degli eventi dell’Alta Moda di Dolce & Gabbana. Davanti a un pubblico internazionale, la popstar americana ha interpretato “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, scegliendo di cantarla nella nostra lingua.

Certo, qualche inevitabile inflessione straniera non è mancata. Ma, diciamolo, quanti italiani riuscirebbero a cantare un classico americano con la stessa disinvoltura? Il pubblico ha apprezzato lo sforzo e ha ricambiato con un lungo applauso, premiando soprattutto il rispetto dimostrato verso un pezzo che appartiene alla storia della nostra musica.

Il video dell’esibizione ha iniziato subito a fare il giro dei social, raccogliendo migliaia di visualizzazioni e commenti. C’è chi ha elogiato il coraggio della cantante e chi si è lasciato conquistare dall’atmosfera suggestiva del Teatro Antico, una delle cornici più affascinanti del Mediterraneo.

Dopo l’omaggio a Gino Paoli, Jennifer Lopez è tornata nel suo repertorio con i successi che l’hanno resa famosa in tutto il mondo, trasformando la serata in uno spettacolo che ha unito moda, musica e un pizzico di Italia.

In fondo, quando una star internazionale sceglie di cantare un brano italiano, è un riconoscimento che va oltre la semplice esibizione. Significa che le nostre canzoni continuano a parlare un linguaggio universale, capace di emozionare anche chi è nato dall’altra parte dell’oceano.

E, almeno per una sera, nessuno ha discusso di politica, tasse o traffico. Tutti d’accordo su una cosa: certe melodie non conoscono passaporto.