Vivere nella Repubblica Dominicana: perché sempre più italiani scelgono di trasferirsi ai Caraibi

bk2c1oeiycw07 s3icny8pyi6nfguppj56wjpz0fshjh2c28 ghbwrxtm85epocgbmt96hojlneykg76nifv vskha sv7krivlz djfhhfpozlaum5pjzpsdfvf90d1bos 1oavef9ycjcuerkqxvsjp0yojl8gowjufhxmeyixodydzeqglxo8m4oyeyhb

Pensionati, imprenditori e nomadi digitali continuano a scegliere la Repubblica Dominicana. Ecco vantaggi, difficoltà e le località preferite dagli italiani.

Per molti italiani la Repubblica Dominicana continua a essere sinonimo di mare cristallino, spiagge tropicali e vacanze. Ma per migliaia di connazionali è diventata molto di più: una nuova casa.

bk2c1oeiycw07 s3icny8pyi6nfguppj56wjpz0fshjh2c28 ghbwrxtm85epocgbmt96hojlneykg76nifv vskha sv7krivlz djfhhfpozlaum5pjzpsdfvf90d1bos 1oavef9ycjcuerkqxvsjp0yojl8gowjufhxmeyixodydzeqglxo8m4oyeyhb

Negli ultimi anni il profilo di chi sceglie di trasferirsi è cambiato profondamente. Non ci sono soltanto pensionati in cerca di un clima più mite e di un costo della vita, in molti casi, più contenuto rispetto all’Italia. Sempre più spesso arrivano imprenditori, professionisti che lavorano online e nomadi digitali attratti dalla possibilità di vivere ai Caraibi senza rinunciare alla propria attività.

La Repubblica Dominicana offre collegamenti aerei con Europa e Nord America, una posizione strategica nel cuore dei Caraibi e un’economia che, pur con problemi e contraddizioni, continua a essere tra le più dinamiche della regione.

Non è tutto un paradiso

Chi pensa di trovare un Paese perfetto rischia però di restare deluso.

La burocrazia può essere complicata, il sistema sanitario richiede spesso un’assicurazione privata, il traffico nelle grandi città è intenso e la sicurezza varia molto da zona a zona.

Anche il costo della vita è cambiato. Località come Las Terrenas, Bávaro e Punta Cana hanno visto crescere sensibilmente i prezzi degli immobili e degli affitti negli ultimi anni.

Trasferirsi richiede quindi una scelta ponderata e una buona conoscenza del Paese.

Perché continua ad attirare italiani?

Nonostante tutto, la Repubblica Dominicana conserva caratteristiche difficili da trovare altrove.

Il clima tropicale tutto l’anno.

Un ritmo di vita meno frenetico.

La possibilità di vivere vicino al mare.

Un’accoglienza generalmente positiva nei confronti degli stranieri.

E, soprattutto, una comunità italiana ben radicata, presente da decenni in molte località del Paese.

Le mete preferite

Gli italiani tendono a concentrarsi soprattutto in alcune aree:

  • Las Terrenas, apprezzata per l’atmosfera internazionale.
  • Bávaro e Punta Cana, dove il turismo offre numerose opportunità di lavoro e investimento.
  • Bayahíbe, sempre più richiesta dagli appassionati di mare.
  • Boca Chica, storica meta della comunità italiana.
  • Puerto Plata, Sosúa e Cabarete, molto frequentate anche da chi pratica sport acquatici.
  • Santo Domingo, scelta soprattutto da professionisti e imprenditori.

Ogni località ha caratteristiche diverse e non esiste una destinazione ideale per tutti.

Una scelta di vita

Trasferirsi nella Repubblica Dominicana non significa soltanto cambiare indirizzo.

Significa adattarsi a una cultura diversa, imparare una nuova lingua, affrontare regole e abitudini spesso lontane da quelle italiane.

Per alcuni rappresenta un sogno realizzato.

Per altri, un’esperienza che richiede spirito di adattamento e aspettative realistiche.

Una cosa, però, sembra non cambiare: nonostante le difficoltà, la Repubblica Dominicana continua a esercitare un forte fascino su molti italiani, che ogni anno la scelgono non soltanto per le vacanze, ma per costruirvi una nuova vita.

#RepubblicaDominicana #ItalianiAllEstero #ItalianiNelMondo #LasTerrenas #PuntaCana #Bavaro #SantoDomingo #Caraibi #NomadiDigitali #Pensionati #FattiNostri




“Col cuore in gola” di Tinto Brass aprirà la Mostra del Cinema di Venezia 2026

4khmgy94daz17iagml8tue3hhgz12ecfe8f39h13n9difmdnqsejcpolk aip7ocy ezxaoye mxohdhlodwuxryuyow1ydo8cm5fqzazwo c04kwdzswmcvqikicgymuf4yshardd9px5h24xdvlogxaqypye4f5wcat7lrfakbrsfc5mm 97k9vn wvi2e

Sarà un omaggio al cinema italiano d’autore ad aprire la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La Biennale di Venezia ha annunciato che il film “Col cuore in gola” (Deadly Sweet), diretto da Tinto Brass nel 1967, sarà il film di preapertura del Festival. La proiezione, in programma il 1° settembre nella Sala Darsena del Lido, presenterà al pubblico una versione restaurata dell’opera, riportando sul grande schermo uno dei lavori più particolari del regista veneziano.

4khmgy94daz17iagml8tue3hhgz12ecfe8f39h13n9difmdnqsejcpolk aip7ocy ezxaoye mxohdhlodwuxryuyow1ydo8cm5fqzazwo c04kwdzswmcvqikicgymuf4yshardd9px5h24xdvlogxaqypye4f5wcat7lrfakbrsfc5mm 97k9vn wvi2e

Tratto dal fumetto “Modesty Blaise” di Max Bunker e Magnus, il film racconta una storia noir ambientata nella swinging London degli anni Sessanta. Nel cast figurano Jean-Louis Trintignant, Ewa Aulin e Roberto Bisacco, protagonisti di una pellicola che, pur non avendo ottenuto un grande successo commerciale all’epoca della sua uscita, è stata negli anni rivalutata dalla critica per il suo stile innovativo e sperimentale.

La scelta della Biennale rappresenta anche un riconoscimento al lavoro di restauro e conservazione del patrimonio cinematografico italiano. La Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, conferma così la tradizione di inaugurare il Festival con un appuntamento dedicato ai grandi classici del nostro cinema.

Per gli appassionati sarà un’occasione speciale per riscoprire un film poco conosciuto del primo Tinto Brass, molto diverso dalle opere che in seguito lo avrebbero reso famoso in tutto il mondo.




Il Maestro Gennaro D’Aria nominato Socio Onorario di CHEF Italia ETS

913db589 c9a0 4ecf a31b eed6c78b8234

Gennaro D’Aria è nato a Napoli dove vive e lavora da sempre. È un attore, cabarettista, cantante, autore e regista e, recentemente, ha ricevuto la nomina a Socio Onorario dell’Associazione Chef Italia ETS direttamente dalle mani del Presidente, Fondatore e Chef Antonio Arfè.

913db589 c9a0 4ecf a31b eed6c78b8234

Ha iniziato la sua carriera nelle sceneggiate napoletane e ha lavorato in vari circuiti teatrali cittadini, inclusi teatri importanti come il Sannazaro. Ha avuto anche l’onore di portare il teatro della commedia dell’arte all’interno delle scuole ed ha partecipato a molte trasmissioni su diverse reti televisive, scrivendo e dirigendo programmi di intrattenimento come “Superisate” e commedie in lingua napoletana.

La sua passione per la poesia è stata ampiamente riconosciuta, ricevendo svariati premi e riconoscimenti.

Conosciuto più affettuosamente come Gennaro ‘o masto d”a pizza, è una figura che brilla nel panorama culturale e gastronomico italiano. La sua presenza è un misto di passione ed erudizione, capace di ispirare affetto e rispetto in ogni persona che ha il privilegio di incontrarlo, un personaggio che ha riscosso grande successo e attenzione anche all’estero, ricevendo diversi attestati e riconoscimenti, tra cui la nomina a Discepolo di Escoffier e il Premio Napoli nel cuore dall’associazione “Il Musicante”, assegnatogli per il suo contributo alla diffusione della cultura napoletana.

09292053 600e 4c75 9144 4cf2f7c9432c

È anche membro della Comunità europea dei giornalisti dal 1977, dove ha portato avanti l’importanza della comunicazione nella promozione della cultura gastronomica italiana.

Tantissimi altri premi, tra i quali annovera anche il Premio dalla Consulta Nazionale per l’Agricoltura e Turismo di Napoli per i suoi meriti speciali.

È stata anche realizzata la statuina del suo personaggio dal maestro Marco Ferrigno, che celebra la sua figura e il suo lavoro nel mondo dell’arte.

Il Maestro D’Aria, è lecito dire, è un personaggio iconico di Napoli, conosciuto e amato da tutti, e ogni suo riconoscimento riflette l’importanza che ha avuto nel promuovere la cultura  gastronomica, la letteratura e l’Arte. Combattente riconosciuto contro le ingiustizie e le falsità, ha partecipato a diverse manifestazioni e eventi, mostrando il suo rispetto per gli anziani, i ragazzi e l’amore per la natura e gli animali.

 

 




APLATANAO, un giornalista italiano racconta la realtà dominicana fuori dagli stereotopi

aplatanao kindle cover 1600h

Esce il nuovo libro di Ennio Marchetti: ventotto anni di osservazione sul campo nello sguardo asciutto di un cronista che ha bruciato i ponti con l’Europa.

aplatanao kindle cover 1600h

Dimenticate le spiagge bianche da cartolina, i resort all-inclusive e la retorica del paradiso tropicale per pensionati in fuga. C’è un Caribe invisibile, fatto di ruggine, burocrazia asfissiante, blackout e paradossi ultramoderni, che richiede la spietata lucidità del mestiere per essere raccontato.

Esce APLATANAO, l’ultima opera del giornalista e scrittore Ennio Marchetti. Non è un diario nostalgico, né una guida turistica; è un dirompente esame dei costumi e un’indagine sociologica sul campo che dura da quasi tre decenni. Marchetti offre ai lettori italiani una prosa tesa, ironica, a tratti malinconica, ma straordinariamente vera.

Il termine che dà il titolo al volume, “aplatanarsi”, e che prende origine dal platano, la verdura immancabile sulle tavole dei dominicani, descrive quel processo biologico ed emotivo attraverso cui lo straniero perde la morbidezza del nord per acquisire la rugosità del tropico.

Marchetti, dal suo osservatorio privilegiato di Las Terrenas, analizza questa mutazione anatomica in cinque parti logiche, mettendo a nudo le arterie di un paese in perenne bozza:

  • Il labirinto di carta: l’odissea fisica e burocratica per validare la propria esistenza davanti a uno Stato che considera lo straniero un eterno aspirante alla permanenza.
  • La santissima trinità della sopravvivenza: la gestione domestica dell’acqua e della luce (Red, Inversor, Planta), dove il “software” digitale della fibra ottica corre su un “hardware” di pali marci e fili scoperti.
  • La geopolitica del barrio: l’anatomia del tigueraje (l’ingegneria del possibile), la fede elastica che convive con l’edonismo sfrenato della Semana Santa, e il welfare parallelo gestito dai clan familiari e dal clientelismo politico (il celebre barrilito).
  • Il mercato del lavoro e la titolite: lo spostamento silenzioso della manodopera edilizia verso il popolo haitiano e l’ossessione per i titoli accademici che frana davanti a macroscopici errori ortografici.

APLATANAO è, in ultima analisi, il manifesto di un “ponte bruciato”. Arrivato a settantaquattro anni, l’autore confessa il fallimento del “missionario dell’efficienza” europeo e compie un esperimento antropologico inverso: il ritorno in Europa vissuto come uno shock biologico, dove l’ordine perfetto e il silenzio del vecchio continente si rivelano una gelida prima stanza della tomba.

Un libro necessario per chi ama la saggistica narrativa e per chi vuole capire perché, nonostante tutte le trappole del sistema, il caos dei Caraibi sia preferibile alla prevedibile e geometrica perfezione del mondo occidentale. Perché sull’isola la sopravvivenza è un’arte quotidiana e la luce non è un elemento estetico, ma una necessità biologica per sentirsi, finalmente, vivi.

L’Autore: Ennio Marchetti, giornalista e scrittore, vive e lavora a Las Terrenas, nella Repubblica Dominicana. Ex membro dell’Ordine dei Giornalisti in Italia, dirige la pubblicazione online Fatti Nostri e ha all’attivo numerosi layout letterari e romanzi. APLATANAO rappresenta la sintesi definitiva dei suoi ventotto anni di osservazione della realtà dominicana.

Dettagli del libro:

  • Titolo: APLATANAO. Un giornalista italiano racconta la realtà dominicana
  • Formato: 16 x 23 cm
  • Disponibilità: Disponibile sulle principali piattaforme di self-publishing (Amazon KDP / Lulu) a partire da luglio 2026.

https://www.lulu.com/shop/ennio-marchetti/aplatanao/paperback/product-q6q2pqk.html?q=Aplatanao&page=1&pageSize=4




Il Mariachi, l’anima musicale del Messico

wmej 1n5hjxptvloklxdoaqgfrznyv0fxr qb611alubehr4jvoz33u wcaqmufqwyx2k4gsvot3o4t12rv dnwt526wmr3orejg98twwrbun30omqkrg0rlbmtnyfgk2gzxjnlroyk9lv6prdzor4lsje lluqqsvsnskpbtzissea6jl56lvhukj1zyoxt

Il Messico ha regalato al mondo molte espressioni culturali diventate universali: la cucina, i colori delle sue feste popolari, il Día de los Muertos e, naturalmente, il mariachi, una musica che riesce a raccontare la gioia, l’amore, la nostalgia e l’orgoglio di un intero popolo.

sqdery8jncpxd2pvqtpsuixv yqqgoz0x8cxcbbrqz6z c1ajsco5nxlaiosvcot7xgffa woilwzz7f1dr28tfpa4ipsd2kcwshgrmq2i5b9bypney8yog70jzjvyhmimrmxywnucvreyyveyrtvxtuzf3g02ovfilk1tbyvan0tnnkig3w2qohdifq6m36

Bastano poche note di violino, il suono squillante delle trombe e il ritmo profondo del guitarrón per riconoscere immediatamente una melodia mariachi. Oggi è uno dei simboli più conosciuti del Messico, ma la sua storia affonda le radici in un passato lontano.

Le origini nel cuore del Jalisco

La maggior parte degli studiosi fa risalire la nascita del mariachi allo Stato di Jalisco, nella parte occidentale del Messico, e in particolare nella zona di Cocula, spesso definita “la culla del mariachi”.

Nel XIX secolo piccoli gruppi di musicisti contadini animavano matrimoni, feste religiose e celebrazioni popolari. La loro musica era il risultato dell’incontro tra diverse culture: quella indigena, quella spagnola portata dai conquistadores e, in misura minore, le influenze africane giunte nel continente durante il periodo coloniale.

Il termine “mariachi” ha un’origine ancora oggi discussa. Una leggenda racconta che derivi dalla parola francese mariage (matrimonio), introdotta durante l’intervento francese in Messico nell’Ottocento. Tuttavia, gli storici ritengono questa spiegazione poco probabile, poiché il termine era già utilizzato prima dell’arrivo dei francesi. L’ipotesi oggi più accreditata è che abbia origine da una lingua indigena della regione di Jalisco.

Gli strumenti del mariachi

Un’orchestra mariachi tradizionale comprende diversi strumenti che, insieme, creano un suono potente e inconfondibile.

wmej 1n5hjxptvloklxdoaqgfrznyv0fxr qb611alubehr4jvoz33u wcaqmufqwyx2k4gsvot3o4t12rv dnwt526wmr3orejg98twwrbun30omqkrg0rlbmtnyfgk2gzxjnlroyk9lv6prdzor4lsje lluqqsvsnskpbtzissea6jl56lvhukj1zyoxt

I violini eseguono la melodia principale, mentre le trombe, introdotte all’inizio del Novecento, conferiscono brillantezza e solennità. Le chitarre accompagnano il ritmo insieme alla vihuela, uno strumento tipicamente messicano dal timbro vivace, e al guitarrón, un grande basso acustico che rappresenta il cuore ritmico del gruppo.

I musicisti indossano il celebre abito charro, riccamente decorato con ricami e bottoni metallici, completato dall’immancabile sombrero.

Dalle campagne ai palcoscenici del mondo

Per molti anni il mariachi rimase una tradizione rurale. La sua grande diffusione arrivò negli anni Trenta del Novecento grazie alla radio e soprattutto al cinema messicano dell’epoca d’oro.

Film interpretati da grandi artisti come Jorge Negrete e Pedro Infante contribuirono a trasformare il mariachi nel simbolo musicale dell’intero Paese.

Da allora questa musica ha conquistato il mondo, accompagnando non solo le feste popolari, ma anche concerti internazionali, festival e grandi eventi culturali.

Un patrimonio dell’umanità

Nel 2011 l’UNESCO ha inserito il mariachi nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, riconoscendone il valore storico e culturale.

Oggi il mariachi continua a essere una presenza immancabile nelle serenate, nei matrimoni, nelle feste patronali, nei compleanni e persino nei funerali, perché la sua musica accompagna tutti i momenti più importanti della vita.

Più che un semplice genere musicale, il mariachi rappresenta l’identità del popolo messicano: una tradizione che continua a emozionare generazioni di ascoltatori e che, a oltre un secolo dalla sua nascita, conserva intatto il suo fascino.




Il “barrilito” divide la politica dominicana: cos’è e perché fa discutere

4hnkzajjcaz2r5fnafdhffdnxokhdsbxezafx0brdwfz3nlfuiizjtgzufguaf9tepd0abuvve4xoj7zovuz9n5uwxnxgvrrclyv orpabcniuyxh6mdxwlewkncy9kxuqkpgxvc0kz8odn8okzycqjqmn5k2pvrve5jsmoxptabfayibnknsojv7fjbebv

Mentre il Governo chiede sacrifici ai cittadini per far fronte all’aumento del costo della vita, torna al centro del dibattito politico dominicano il cosiddetto “barrilito”, il fondo di assistenza sociale assegnato ogni mese ai senatori per finanziare aiuti ai cittadini delle rispettive province.

4hnkzajjcaz2r5fnafdhffdnxokhdsbxezafx0brdwfz3nlfuiizjtgzufguaf9tepd0abuvve4xoj7zovuz9n5uwxnxgvrrclyv orpabcniuyxh6mdxwlewkncy9kxuqkpgxvc0kz8odn8okzycqjqmn5k2pvrve5jsmoxptabfayibnknsojv7fjbebv

Il contributo varia in base alla popolazione della provincia rappresentata e può raggiungere diverse centinaia di migliaia di pesos al mese. Ufficialmente il denaro serve per acquistare medicinali, finanziare borse di studio, sostenere famiglie in difficoltà, contribuire alle spese sanitarie o ad altre emergenze sociali. I senatori devono rendicontarne l’utilizzo, ma da anni il fondo è oggetto di critiche perché molti ritengono che queste funzioni dovrebbero essere svolte direttamente dallo Stato e non dai parlamentari.

La polemica si è riaccesa dopo la proposta del senatore del Distretto Nazionale Omar Fernández, che ha invitato i colleghi a rinunciare temporaneamente al “barrilito” e a destinare quelle risorse ad alleviare gli effetti dell’attuale crisi economica e dell’aumento dei prezzi. Secondo Fernández, se ai cittadini vengono chiesti sacrifici, anche la classe politica dovrebbe dare un segnale concreto.

La maggioranza dei senatori, però, ha respinto la proposta. Diversi parlamentari sostengono che il “barrilito” rappresenti uno strumento indispensabile per aiutare migliaia di persone che non ricevono risposte tempestive dalle istituzioni pubbliche. A loro giudizio, eliminare il fondo significherebbe lasciare senza sostegno molte famiglie che ogni giorno chiedono assistenza per cure mediche, alimenti o altre necessità urgenti.

Il dibattito, destinato a proseguire, mette in luce una questione più ampia: fino a che punto l’assistenza sociale debba essere affidata ai rappresentanti politici e non alle strutture dello Stato. Un interrogativo che, ciclicamente, torna ad animare la vita politica della Repubblica Dominicana e che continua a dividere opinione pubblica e mondo politico.




Messico, accordo per promuovere la cultura italiana in TV e radio

radiojaliscopuntovert

Il governo dello Stato di Jalisco e la Fondazione Amigos de Italia hanno rinnovato l’accordo di collaborazione con il Sistema Jalisciense de Radio y Televisión per rafforzare la diffusione della cultura italiana attraverso i canali radiotelevisivi pubblici dello Stato messicano.

radiojaliscopuntovert

L’intesa, firmata il 24 giugno, punta ad ampliare la presenza di programmi e contenuti dedicati all’Italia in vista della prossima Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, il più importante appuntamento editoriale dell’America Latina, che quest’anno vedrà l’Italia come Paese ospite d’onore.

La collaborazione prevede la realizzazione e la diffusione di iniziative culturali, interviste, documentari e approfondimenti sulla lingua, la letteratura, il cinema, la musica e le tradizioni italiane, con l’obiettivo di rafforzare i legami culturali tra Italia e Messico e avvicinare il pubblico messicano al patrimonio culturale del nostro Paese.

L’accordo rappresenta un ulteriore passo nel percorso di preparazione alla partecipazione italiana alla FIL di Guadalajara, un evento che ogni anno richiama centinaia di migliaia di visitatori e migliaia di operatori del mondo editoriale provenienti da tutto il mondo.

foto puntodincontro.mx




Il Maestro Pasticciere Ugo Mignone e le sue delizie al limone

5c8c4d32 ce4f 43c4 a9f3 bf8fb322bc41

Oggi parliamo del Maestro Pasticciere Ugo Mignone, già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia ETS.

5c8c4d32 ce4f 43c4 a9f3 bf8fb322bc41

Classe 1959, napoletano Doc, attratto fin da giovanissimo dall’arte dolciaria, già all’età di 9 anni inizia la sua gavetta nelle più importanti pasticcerie del centro storico di Napoli, tra cui la storica e famosa Scaturchio a Piazza S.Domenico Maggiore, proseguita poi anche in alcuni corsi di perfezionamento sul cioccolato in Belgio.

Socio fondatore dell’Associazione Pasticcieri Napoletani, Consigliere nel direttivo per tre anni, nonché Responsabile del settore giovani per quattro anni, vanta oltre 30  concorsi di pasticceria e  cioccolato, con 4 vittorie come  campione regionale e 1 vittoria come campione italiano di pasticceria nel 2000. Di particolare importanza e soddisfazione è stata la vittoria nel 1998 nel Concorso di Pasticceria Nazionale svoltosi a Milano, avente come giudici il noto Maestro pasticciere Iginio Massari, Rosario Boscolo, Direttore della Scuola di pasticceria Etoile e Alfonso Iaccarino, grande Chef di livello internazionale che lo avrebbe voluto al suo fianco nel suo ristorante. Inoltre è stato anche campione d’Europa e finalista ai campionati del mondo del settore.

Molte onorificenze, tra cui la prestigiosa medaglia d’oro di Cast Alimenti per aver contribuito a valorizzare la pasticceria italiana  nel mondo. Infine ricordiamo che il nostro Chef pasticciere Ugo è stato l’autore della torta dedicata  al Giubileo di Papa Giovanni XXIII nel 2000 e anche del presepe di cioccolato più grande del mondo (Guinness World Record 2004).

38615cfc e675 45b9 a025 eff6176b76ef

La Pasticceria Mignone apre i suoi battenti nel 2000 nel centro storico di Napoli, al 145 della centralissima Piazza Cavour, a pochi passi dal Museo Nazionale, dove, oltre a tutte le sue magnifiche specialità dolciarie, viene, a detta di molti, prodotto il migliore babà della città. Interamente a conduzione familiare, nel laboratorio della Pasticceria Mignone, oltre al nostro Chef pasticciere Ugo, c’è suo figlio Raffaele, che continua a seguire corsi di aggiornamento professionale ed è anche il Capo pasticciere responsabile, mentre alle ordinazioni, alla vendita e alle confezioni ci sono sua moglie Maria e sua figlia Carmela. Possiamo senz’altro dire che sono  tantissimi anni che per Napoli ed i napoletani, in Piazza Cavour, la Pasticceria Mignone si conferma come un punto di riferimento e d’orgoglio, oltre che al posto d’onore nel cuore dei partenopei, legandosi saldamente alla tradizione e alla storia locale nel segno della bontà e della qualità dei suoi  prodotti dolciari e sempre in primo piano per le sue particolari specialità. Infine, recentemente, la Pasticceria Mignone è stata insignita della Medaglia della Città di Napoli come segno di stima e di gratitudine per un’eccellenza della città. www.pasticceriamignone.it

*Ed eccoci ora al fantastico dolce che ci propone oggi il Maestro Pasticciere Ugo Mignone, le sue delizie al limone. Create dal Maestro Pasticciere sorrentino Carmine Marzuillo nel 1978, le delizie al limone sono un capolavoro della pasticceria campana, letteralmente inventate, negli anni settanta, all’inaugurazione dell’hotel Parco dei Principi, il prestigioso albergo sorrentino della famiglia Naldi, dove il Maestro Marzuillo era approdato dopo una proficua esperienza all’Excelsior di Napoli, dove lavorava come pasticciere. Con la base di pan di Spagna, bagnato con liquore Strega (il limoncello fu introdotto successivamente), si compongono delle morbide cupolette di pan di Spagna, farcite e ricoperte con una vellutata crema diplomatica al limone (nata dall’unione di crema pasticcera, crema al limone e panna) e inzuppate con una bagna al limoncello.

Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone; per i fondini: 5 uova, 70 gr. di zucchero, 110 gr. di farina, ½ litro di succo di limone. Per la bagna: mezzo litro d’acqua, 200 gr. di zucchero, liquore limoncello o tipo Strega di Benevento q.b. Per la crema pasticcera: 750 ml. di latte, 3 tuorli d’uovo, 225 gr. di zucchero, 125 gr. di farina. Per la salsa: 750 gr. di crema pasticcera, 1 litro di panna, 3 limoni, latte freddo q.b.

Preparazione: separate i tuorli dagli albumi e montateli con mezzo albume e lo zucchero. Montate gli albumi restanti con il succo di limone, e, una volta induriti, setacciate la farina e aggiungetela ai tuorli e allo zucchero, mescolando piano piano dal basso verso l’alto e aggiungendo delicatamente gli albumi con una spatola. Preparate due teglie rivestite con carta da forno e, con una sac a poche a becco liscio, posizionate il composto dandogli la forma di una mezza pesca. Quindi, infornate a 180°C., e, quando inizieranno a scurirsi, abbassate il forno a 160°C., per un totale di circa 30 minuti, facendole asciugare bene. Fate bollire 500 ml. di acqua con 250 gr. di zucchero fino a farlo sciroppare, quindi aggiungete un po’ di liquore a piacere, oggi preferibilmente limoncello. Preparate la crema pasticcera e montate 200 ml di panna. Quando  la crema si sarà raffreddata per bene, grattugiate al suo interno la buccia di tre limoni, quindi dividetela in due recipienti ed in uno di essi aggiungere i 200 ml. di panna montata e con questa crema riempite i fondini (2 fondini formano 1 delizia al limone). Bagnate leggermente i fondini delle delizie nello sciroppo. Unite tutta la crema e diluitela con latte freddo, facendola diventare una salsa. Montate i restanti 800 ml. di panna montata e aggiungetene una metà nella crema, mescolando delicatamente con una spatola dal basso verso l’alto: con questa salsa si ricoprono le delizie, decorandole a piacere con ciuffi della panna montata avanzata e bucce di limone sciroppate.




Napoli, a Villa Domi MISS GRAND INTERNATIONAL

impresso 1782335828749

La grande bellezza internazionale approda nel cuore della città partenopea. Il prossimo 5 luglio, la prestigiosa cornice di Villa Domi ospiterà una delle selezioni regionali di Miss Grand International, il concorso di bellezza tra i più seguiti al mondo, presente in oltre 80 nazioni e forte di una comunità che supera i 14 milioni di follower sui social network.

impresso 1782335828749

L’Italia è celebrata a livello globale per il suo stile di vita inconfondibile, unendo un patrimonio storico-artistico ineguagliabile alle sue eccellenze enogastronomiche e al fascino senza tempo associato al Bel Paese. La donna italiana è tradizionalmente considerata un’icona di eleganza, stile e cura di sé. L’estetica e il concetto moderno di cura e cosmesi trovano profonde radici storiche, come quelle rinascimentali, che si riflettono oggi nell’influenza della moda italiana e nel lifestyle celebrato in tutto il mondo.

L’evento rappresenta una tappa fondamentale del percorso che porterà alla scelta delle finaliste nazionali della Campania, protagoniste poi della finale italiana in programma il prossimo 6 settembre 2026 presso il celebre Teatro 1 di Cinecittà World, a Roma.

Un appuntamento di grande rilievo che sarà seguito dalle telecamere di Amazon Prime Video, con la realizzazione di una serie composta da sei puntate dedicate al concorso e alle sue protagoniste.

A rendere ancora più prestigiosa la manifestazione sarà la location scelta per ospitare la serata. Villa Domi, autentico gioiello architettonico della città di Napoli, è considerata una delle dimore storiche più affascinanti del territorio campano. Situata in posizione panoramica sulle colline che dominano il Golfo di Napoli, la villa offre una vista spettacolare sul Vesuvio e sul mare, regalando scenari di rara bellezza. La struttura, risalente alla fine del Settecento, conserva ancora oggi il fascino delle grandi residenze nobiliari napoletane. Saloni eleganti, ambienti affrescati, ampie terrazze panoramiche e giardini immersi nel verde ne fanno una location esclusiva, scelta negli anni per ospitare eventi di prestigio, spettacoli, produzioni televisive e importanti appuntamenti culturali. La combinazione tra storia, arte e paesaggio rende Villa Domi la cornice ideale per un evento internazionale come Miss Grand International, capace di valorizzare non solo le concorrenti ma anche le eccellenze del territorio campano.

La serata del 5 luglio sarà impreziosita dalla presenza di numerosi ospiti appartenenti al mondo dello spettacolo, della cultura e delle istituzioni. Sul palco si alterneranno la cantante Teresa Moccia, il cantante Ciro Marra, i comici Giampiero Ianneo e Fabrizio Feola, oltre a coinvolgenti esibizioni del Gruppo di ballo latino-americano. Saranno inoltre presenti il Console del Benin Giuseppe Gambardella e l’artista Nadia Basso, contribuendo a rendere l’evento un importante momento di incontro tra arte, spettacolo e relazioni istituzionali. Il legame tra il cibo e l’universo femminile in Italia è un pilastro culturale e, in questo contesto, ci sarà la gradita partecipazione, come ospite in giuria, dello Chef Antonio Arfè, Presidente di CHEF Italia ETS, a testimonianza dell’importanza della cucina italiana come vero e proprio stile di vita ed espressione di convivialità.

Dietro l’organizzazione della tappa campana c’è il lavoro dell’agente regionale Franco Capasso, da anni protagonista nel settore degli eventi, della moda e dello spettacolo. Grazie alla sua esperienza e alla sua capacità di costruire sinergie tra professionisti, artisti e istituzioni, Capasso sta contribuendo alla crescita di Miss Grand International in Campania, offrendo alle giovani partecipanti concrete opportunità di visibilità e di affermazione nel mondo della moda e dell’intrattenimento. La sua attività è caratterizzata da una costante attenzione alla valorizzazione del territorio e alla promozione di iniziative capaci di coniugare spettacolo, cultura e aggregazione sociale.

L’approdo di un format internazionale come Miss Grand International in una location simbolo di Napoli rappresenta infatti anche un’importante occasione di promozione turistica e culturale per l’intera regione. L’appuntamento del 5 luglio si preannuncia dunque come una serata all’insegna dell’eleganza, della musica, del divertimento e del talento, in un contesto esclusivo che unisce il fascino della tradizione napoletana alla dimensione internazionale di uno dei concorsi più seguiti al mondo. Una grande festa aperta al pubblico, pronta ad accogliere appassionati, curiosi e sostenitori delle concorrenti che inseguono il sogno di rappresentare la Campania sul palcoscenico nazionale e, successivamente, su quello internazionale di Miss Grand International.




“Fratelli d’Italia in Costituzione? Il Senato discute il futuro dell’Inno di Mameli”.

foto singola sito 11 1024x576

Dopo quasi ottant’anni di Repubblica, l’Inno di Mameli potrebbe trovare posto direttamente nella Costituzione italiana. In Senato è stata infatti presentata una proposta di legge costituzionale che punta a inserire il “Canto degli Italiani” nell’articolo 12 della Carta, lo stesso che oggi riconosce ufficialmente il Tricolore come bandiera della Repubblica.

foto singola sito 11 1024x576

L’iniziativa è stata promossa dalla senatrice Susanna Donatella Campione e ha già raccolto adesioni trasversali tra diverse forze politiche. L’obiettivo dichiarato è quello di attribuire all’inno nazionale la stessa dignità costituzionale della bandiera, riconoscendolo come uno dei simboli fondamentali dell’identità italiana.

Il testo proposto prevede l’aggiunta di una frase molto semplice: «L’Inno nazionale della Repubblica è il Canto degli Italiani, con testo di Goffredo Mameli e musica di Michele Novaro».

Può sembrare sorprendente, ma l’Inno di Mameli è stato riconosciuto ufficialmente come inno nazionale soltanto nel 2017. Prima di allora veniva utilizzato in virtù di una decisione adottata nel 1946, all’indomani della nascita della Repubblica, ma senza un vero riconoscimento legislativo definitivo.

Secondo i promotori, inserire l’inno nella Costituzione servirebbe anche a proteggerlo da eventuali modifiche future. Una norma costituzionale, infatti, può essere cambiata soltanto attraverso un procedimento molto più complesso rispetto a una legge ordinaria.

La proposta è ora all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Se l’iter parlamentare andrà avanti senza intoppi, il Parlamento sarà chiamato a decidere se il celebre «Fratelli d’Italia» debba diventare, nero su bianco, uno dei simboli costituzionali della Repubblica italiana.