Esce IL CROLLO, secondo volume della serie legal thriller con protagonista l’avvocata dominicana Elena Vargas

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71tnia5amdl. sl1500 Santo Domingo, dicembre 1979. Il tetto del Palacio del Merengue, la sala da ballo più amata dei quartieri popolari della capitale dominicana, crolla in una notte di sabato portando con sé centottantadue vite. La versione ufficiale arriva subito: colpa dell’uragano David, passato sull’isola poche settimane prima. Caso chiuso.

Ma Dolores Marte, che quella sera era rimasta a casa con il mal di testa mentre suo marito e suo figlio entravano nel locale, non accetta la spiegazione delle autorità. Invece di firmare il modulo di risarcimento del governo, si presenta nello studio dell’avvocata penalista Elena Vargas con un volantino e una ricevuta da otto pesos: due persone.

Con Il Crollo arriva il secondo capitolo della serie legal thriller dedicata a Elena Vargas, brillante avvocata penalista della #Santo Domingo del 1979. Sulla scia dei grandi classici del genere giudiziario, da Perry Mason ai moderni legal thriller, Elena Vargas affronta casi complessi, verità nascoste e sistemi di potere che sembrano intoccabili.

10e5e7a3 d123 4fc9 887b 0a97bc973f93Dopo gli eventi del primo volume, Il nome che mi hann dato, Elena si trova davanti alla sfida più difficile della sua carriera. Per la prima volta non difende un singolo imputato, ma rappresenta le famiglie delle vittime di una tragedia che qualcuno vuole archiviare troppo in fretta. L’indagine la porterà a scontrarsi con imprenditori, funzionari pubblici e interessi politici in una rete di corruzione che attraversa ministeri, polizia e ambienti economici della capitale.

Intorno all’inchiesta prende vita una Santo Domingo intensa e profondamente caraibica: i conchos sovraffollati, i colmadones con il domino sui tavoli di plastica, le venditrici di caffè agli angoli delle strade, la bachata che esce dalle case popolari nelle notti calde della città. Una società piena di contraddizioni, dove la vita continua anche davanti al dolore.

Accanto al caso giudiziario prosegue anche il percorso personale della protagonista. Elena continua infatti a cercare la verità sulle proprie origini, seguendo lettere dimenticate, vecchi diari e frammenti familiari che la conducono tra Santo Domingo, Port-au-Prince e Miami.

Il Crollo unisce suspense giudiziaria, ricostruzione storica e tensione investigativa, confermando Elena Vargas come una nuova protagonista del #legal thriller ambientato nei Caraibi. Il terzo volume della serie è già in preparazione.

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I figli degli emigrati italiani all’estero parlano ancora la nostra lingua?

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imagesPer oltre un secolo milioni di italiani hanno lasciato il nostro Paese in cerca di lavoro e di una vita migliore. Dall’Argentina agli Stati Uniti, dal Brasile al Canada, dall’Australia alla Svizzera, le comunità italiane all’estero sono diventate immense. Oggi i discendenti degli emigrati italiani nel mondo vengono stimati tra i 60 e gli 80 milioni di persone.

Ma una domanda resta aperta: i figli e i nipoti degli emigrati parlano ancora italiano?

La risposta è complessa. In alcuni casi sì, ma spesso solo in parte. E molto dipende dal Paese, dalla generazione e dal legame che la famiglia ha mantenuto con le proprie origini.

Gli studiosi della lingua italiana all’estero spiegano che nelle prime grandi ondate migratorie, tra fine Ottocento e Novecento, molti emigrati non parlavano nemmeno l’italiano standard, ma soprattutto i dialetti regionali. Una volta arrivati nei Paesi di destinazione, furono costretti a imparare rapidamente la lingua locale per lavorare e integrarsi.

Con il passare del tempo, l’italiano si è spesso indebolito dentro le famiglie. I figli degli emigrati, frequentando scuole straniere e vivendo immersi nella nuova società, hanno iniziato a usare prevalentemente spagnolo, inglese, portoghese o francese. In molte comunità l’italiano è rimasto una lingua “affettiva”, usata con i nonni o durante le feste tradizionali, ma non più nella vita quotidiana.

Eppure l’italiano non è scomparso. Anzi, in alcune realtà continua a vivere sorprendentemente bene. In Argentina, Uruguay e Brasile sopravvivono parole, accenti e modi di dire italiani entrati ormai nel linguaggio comune. Negli Stati Uniti e in Canada esistono ancora scuole italiane, associazioni culturali, programmi radiofonici e giornali dedicati alle comunità italiane.

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025, molte collettività italiane all’estero continuano infatti a mantenere viva la lingua attraverso scuole, circoli culturali ed eventi comunitari. La memoria dell’emigrazione resta un elemento forte di identità, soprattutto nelle famiglie che hanno conservato cognomi, tradizioni e legami con l’Italia.

Esiste però una differenza importante tra “sentirsi italiani” e parlare davvero italiano. Molti oriundi conoscono poche parole, magari tramandate dai nonni: nomi di cibi, espressioni dialettali, modi di salutare. In altri casi l’italiano viene studiato da adulti per recuperare le proprie radici o ottenere la cittadinanza italiana.

Le nuove generazioni della recente emigrazione italiana sembrano invece mantenere più facilmente la lingua. Oggi, grazie a internet, ai social network, alle televisioni online e ai voli frequenti, i giovani italiani emigrati negli ultimi vent’anni restano molto più connessi con l’Italia rispetto ai loro nonni emigrati cento anni fa.

In definitiva, la lingua italiana all’estero non è morta, ma si è trasformata. In molte famiglie non è più la lingua principale, però continua a rappresentare un ponte emotivo con le proprie origini. E spesso basta una parola detta da una nonna, una ricetta di famiglia o una canzone italiana ascoltata da bambini per mantenere vivo quel legame con l’Italia che attraversa oceani e generazioni.




Lo Chef Davide Pronti a Più Valli TV

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collage export 33622991 d867 421f b7d1 87e200458ccdPochi giorni fa, sotto le luci abbaglianti dello studio di Più Valli TV di Darfo Boario Terme in provincia di Brescia, lo Chef Davide Pronti, un grande professionista facente parte della famiglia di CHEF Italia ETS, ha avuto l’opportunità di partecipare ad un programma televisivo, nello specifico Valli in Festa, uno show molto particolare, condotto mirabilmente da Ambrogio Minini, che si pregia di abbinare musica, cibo e tradizioni locali e a cui lui ha contribuito portando delle innovazioni e, al contempo, ha avuto modo di vivere un’esperienza diversa, unendo, oltre alla capacità professionale, anche la gestione emotiva del set.

a17274ee 2147 48c2 97a1 8c4f09cbb7f3Nei giorni seguenti abbiamo intervistato lo Chef Davide, il quale ci teneva a dire che è stato un vero onore portare la sua visione della cucina negli studi di Più Valli TV, oltre, naturalmente, a ringraziare tutto il team per la squisita accoglienza e per avergli dato l’opportunità di raccontare la sua filosofia culinaria, nonostante, come è normale che sia, cucinare sotto l’occhio degli obiettivi e nel poco tempo concesso richieda una concentrazione assoluta, oltre che televisivamente interessante.

In ultimo, come ci ha detto, rimane la consapevolezza di aver portato la sua cucina, che ci tiene a dire sostenibile e con ingredienti locali di qualità, al cospetto delle diverse persone collegate. Nel corso della serata ha avuto modo di preparare un risotto al caffè e lo strinù, una pasta di salamella tipica delle valli bresciane (in particolare la Val Camonica e la Val Sabbia) e bergamasche. È composta da un impasto di carne suina (circa il 70%) e bovina (30%), aromatizzata con spezie. Il termine deriva dal dialetto lombardo strinàt, che significa “bruciato” o “abbrustolito”.

Ricordiamo che il nostro Chef Davide Pronti, originario di Riccione, si trasferì nella Val d’Ossola poco meno di vent’anni fa, dove ha modo di conoscere e di apprezzare le qualità dei prodotti locali: per lui, come ci ha confidato, la svolta è arrivata dopo circa quattro anni, per via dell’incontro con Matteo Moscardi, un grande esperto della vivaistica della Val Camonica, che ha avuto  un ruolo fondamentale nel fargli acquisire esperienza nel settore, rivelatasi poi di estremo aiuto nella parte vegetale dei suoi piatti.

Infine, ci ha menzionato un’altra persona, incontrata da poco e sempre nell’ambito della sua professione, Gianluca Nana, un macellaio di La Spezia che, a suo dire, gli ha aperto un mondo sulla carne.

 




L’ItaloDominicano, da un anno il punto di riferimento degli italiani nella Repubblica Dominicana

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5e4e6de9 c33e 412c 846a 4dcb0448da56È passato già un anno dalla nascita de L’ItaloDominicano, il progetto editoriale creato come emanazione di Fatti Nostri per raccontare la realtà italiana nella Repubblica Dominicana.

Nato con l’obiettivo di offrire un’informazione più vicina agli italiani residenti nel Paese caraibico, L’ItaloDominicano si è progressivamente trasformato in uno spazio di incontro, informazione e condivisione per una comunità sempre più numerosa e attiva.

In questi dodici mesi il sito ha raccontato cronaca, economia, turismo, sicurezza, eventi, storie di emigrazione, iniziative culturali e problemi quotidiani vissuti dagli italiani nella Repubblica Dominicana, mantenendo sempre il legame con la linea editoriale di Fatti Nostri, il giornale online dedicato agli italiani nel mondo.

Da Las Terrenas a Punta Cana, da Santo Domingo a Santiago, sono migliaia gli italiani che vivono stabilmente nel Paese o che hanno scelto la Repubblica Dominicana per investire, lavorare o trascorrere parte della propria vita. L’ItaloDominicano ha cercato fin dall’inizio di dare voce a questa realtà spesso poco raccontata dai grandi media italiani.

Nel corso dell’ultimo anno il progetto ha affrontato anche temi delicati e di forte impatto sociale: la sicurezza, le difficoltà burocratiche, la situazione economica, i cambiamenti politici, le questioni legate all’immigrazione e gli effetti delle crisi internazionali sui Caraibi.

Accanto all’informazione, non è mancato però lo spazio dedicato agli aspetti più positivi della vita dominicana: il turismo, la cultura locale, la gastronomia, la musica, il mare e quel particolare legame umano che da anni unisce Italia e Repubblica Dominicana.

L’obiettivo resta quello delle origini: costruire un ponte tra due culture e offrire agli italiani residenti nei Caraibi un punto di riferimento indipendente, vicino alla comunità e attento alle sue esigenze reali.

Per Fatti Nostri, L’ItaloDominicano.com rappresenta oggi una delle esperienze editoriali più importanti nell’area caraibica e una testimonianza concreta di quanto il mondo dell’emigrazione italiana continui a essere vivo, dinamico e ricco di storie da raccontare.

https://www.litalodominicano.com/




La Chef Anna Maria Palma e il suo risotto con fave, guanciale e pecorino

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img 0606Oggi parliamo di una grande professionista, la Chef Anna Maria Palma, già da tempo nella famiglia di Chef Italia ETS.

Nativa di Roma, per la maggior parte della sua vita ha fatto la mamma a tempo pieno.

Alla soglia dei 40 anni, animata da una passione innata, ha accettato la più grande sfida della sua vita: diventare una cuoca professionista. Grazie all’esempio fondamentale di sua nonna Maria, non ha mai perso le radici con la gastronomia e ciò le ha permesso di trovare la giusta spinta per realizzare il suo più grande sogno.

Ha iniziato così a studiare frequentando numerosi corsi professionali di formazione per poi iniziare a collaborare con diversi ristoranti noti della Capitale, fino a quando, in zona Prati, è riuscita, finalmente, nel suo intento di aprire un suo proprio locale. Questa è stata solo la prima di una lunga serie di soddisfazioni collezionate in oltre trent’anni di lavoro, in cui il cibo è stato il suo fedele compagno di viaggio, quasi una seconda pelle. Una passione troppo grande per tenerla solo per sé: da qui l’apertura della scuola di cucina Tu Chef. In oltre vent’anni di carriera ha potuto trasferire le sue conoscenze a centinaia di allieve e allievi desiderosi di avere l’opportunità di formarsi come cuochi, pizzaioli, gelatieri e pastry chefs, quindi professionisti a 360°, dei quali ben l’87% si è inserito, poi, ogni anno nel mondo del lavoro al termine dei corsi. In parallelo alla scuola ha comunque continuato a coltivare altri progetti, ottenendo riconoscimenti internazionali come la carica di ‘’Maîtres restaurateurs of the Bailliage Roma’’, insignita da La Chaîne des Rôtisseurs e il ‘’Cocorum’’, onorificenza rilasciata dalla Federazione Italiana Cuochi; ha inoltre partecipato a diversi programmi televisivi sia su Rai1 che Rai2 ed altre emittenti, ed infatti la nostra Chef Anna Maria Palma è anche un volto noto della ‘’food tv’’, per la sua partecipazione a vari programmi televisivi in qualità di Chef, tra cui vogliamo evidenziare ‘’I fatti vostri’’, ‘’Buono a sapersi’’, ‘’La Prova del Cuoco’’ e ‘’di Buon Mattino’’.

587f4aa1 a7f4 4f39 9f1b 71bfafcc408cHa partecipato inoltre alla 5a. edizione di ‘’L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore’’come Chef, ideando e realizzando, per solidarietà, il pranzo di Natale per 400 detenute del carcere di Rebibbia. Nel 2018, in collaborazione con la Regione Lazio, ha guidato fino al diploma di cuoche, tramite un corso professionalizzante, 16 detenute nella Casa Circondariale sempre di Rebibbia, un’esperienza che l’ha notevolmente arricchita a livello emotivo, umano e lavorativo; un occhio anche al menù, preparato dalla nostra romanissima, e romanista, Chef Anna Maria Palma: ‘’Ho pensato ad un pranzo ispirato alla romanità: dal tris di fritti, come antipasto,  all’orzotto cacio e pepe, con pere caramellate, fino al pollo, cotto a bassa temperatura, con sugo alla vaccinara’’, racconta la nostra Chef, la quale ha pensato, naturalmente, sia al dolce – maritozzi al caffè con panna – che al dopo evento: ‘’Dal prossimo mese, condurrò un corso di cucina per le detenute di Rebibbia: è il minimo che possa fare. Dalla vita ho avuto tanto. E non c’è niente di male nel ricordarsi di restituire qualcosa’’.

Nello stesso anno, a novembre, è stata chiamata a rappresentare l’Italia per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo a Baku in Azerbaijan, insieme a due Chef stellati, Nicola Batavia e Carlo Cracco, ognuno dei quali ha ideato ed eseguito un menù per una cena di gala con circa 100 ospiti, tra cui l’Ambasciatore Italiano e tantissime altre personalità. Insignita dal 2022 a tutt’oggi dell’onorificenza di Ambasciatrice DOC ITALY per la Formazione Food e, da Marzo 2021, è inoltre stata insignita dell’onorificenza di Ambasciatrice per la Formazione del Food per le Eccellenze Italiane, un riconoscimento illustre, figlio della passione, della dedizione e dell’impegno con cui svolge da sempre il proprio lavoro. Secondo l’Associazione Nazionale DOC Italy, la Chef Anna Maria Palma è un modello di comportamento, dalla straordinaria carriera di enorme spessore ma con una grande, straordinaria umiltà. Etica, Morale e Attaccamento al proprio territorio e alle sue tradizioni, la portano “NATURALMENTE” a promuovere il Made in Italy, le sue Eccellenze e la propria identità Nazionale. Si permette spesso di dare qualche consiglio ai giovani che vogliono intraprendere questo percorso professionale: bisogna avere, oltre alla passione, la consapevolezza  del tipo di professione che dovranno affrontare, anche perché oggi sono molto deviati dalle trasmissioni televisive, che danno un’immagine del cuoco o del pasticcere molto falsata e che non rispecchia la realtà lavorativa. Poi, conoscenza e formazione sono indispensabili per un professionista, che non si ferma all’impiattamento come avviene nei reality, ma che fa capire i sacrifici che dovranno affrontare per realizzarsi, anche perché la cucina è in continua evoluzione e bisogna aggiornarsi sulle nuove tecniche di cottura, sulle nuove attrezzature e non perdere mai di vista la conoscenza delle materie prime. Gradita ospite e tra i protagonisti, dal 30 agosto al 3 settembre 2023, a Rieti, durante la Fiera Campionaria Mondiale del Peperoncino, l’evento creato dall’associazione Rieti Cuore Piccante in collaborazione con l’Accademia Italiana del Peperoncino e altri enti, che si è guadagnato ormai un posto di rilievo tra gli appuntamenti gastronomici più attesi dell’anno. Oltremodo impegnata anche nel sociale, sia in molteplici eventi benefici che in corsi inclusivi, sia per ragazzi con problematiche varie che per i detenuti.

Nell’Agosto del 2024, infine, è stata invitata a presenziare, come giudice gastronomico, per l’esame finale di un corso di cucina italiana per ragazzi e ragazze iracheni, ad Erbil.

*Ed eccoci ora alla ricetta che la nostra Chef Anna Maria Palma ci presenta oggi, il suo risotto con fave, guanciale e pecorino, un piatto primaverile ricco e saporito che unisce la freschezza delle fave alla sapidità del guanciale e del pecorino, un connubio perfetto tra la dolcezza dei legumi con il carattere deciso del pecorino romano, in ogni caso un primo colorato e saporito, perfetto per un pranzo della domenica di stagione, sicuramente un piatto cremoso e rassicurante che si ispira alla tradizione laziale per ingredienti e combinazione di sapori, in un insieme che racconta la primavera al palato e agli occhi.

Ma veniamo subito agli ingredienti: riso carnaroli 500 gr., fave fresche sbianchite e decorticate 300 gr., porro 1, guanciale 200 gr., menta fresca q.b., olio extravergine d’oliva q.b., fondo vegetale q.b., burro 60 gr., pecorino grattugiato 150 gr., vino bianco q.b., sale e pepe q.b.

Procedimento: sgranate le fave e sbianchite i baccelli per pochi minuti, scolateli e tuffateli in acqua gelata, scolateli ancora ed eliminate la buccia esterna per un risultato più morbido, quindi poneteli in un contenitore alto e, con un frullatore ad immersione, frullateli con dell’olio extravergine d’oliva, del sale e un pò di menta fresca, quindi mettete il composto ottenuto da parte. In una pentola, tagliate a listarelle il guanciale e fatelo sudare a fuoco basso senza aggiungere altri grassi fino a farlo diventare croccante, quindi scolatelo e nello stesso grasso fate appassire il porro tagliato a rondelle. Tostare il riso a secco, poi aggiungete il porro con il grasso del guanciale, quindi mescolate bene sfumando con un bicchiere di vino bianco, dopodiché lasciate evaporare la parte alcolica e portate a cottura il riso con il fondo vegetale, un mestolo alla volta; a metà cottura inserite le fave frullate, quindi spegnete il fuoco quando il riso è ancora al dente, dopodiché aggiungete il burro freddissimo a pezzi con il pecorino, senza mescolare ma coprendo con un coperchio, quindi lasciatelo riposare per circa 3 minuti; infine mantecatelo bene, regolate di pepe e servite con il guanciale croccante e alcuni baccelli e menta a guarnizione. E buona degustazione.




Eduitalia rilancia la promozione della lingua italiana negli Stati Uniti e tra gli italo-discendenti

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6eduitalia studyinitalyContinua l’impegno di Eduitalia per rafforzare la diffusione della lingua e della cultura italiana negli Stati Uniti e tra le comunità di origine italiana. L’associazione, che riunisce oltre cento scuole, accademie e università italiane specializzate nell’accoglienza di studenti stranieri, sta sviluppando nuove iniziative rivolte sia agli studenti americani sia agli italo-discendenti interessati a riscoprire le proprie radici attraverso lo studio in Italia.

Tra i progetti più importanti vi è il programma di 25 borse di studio promosso insieme all’Ambasciata d’Italia a Washington, destinato agli studenti che sosterranno l’esame AP di italiano negli Stati Uniti nel 2026. Le borse consentiranno ai vincitori di vivere un’esperienza formativa in Italia, con copertura delle spese di alloggio, iscrizione ai corsi, materiale didattico e attività culturali.

L’iniziativa rientra in una strategia più ampia di valorizzazione dell’italiano all’estero e di promozione dell’Italia come destinazione di studio. Eduitalia collabora infatti con ambasciate, consolati, istituti italiani di cultura e organismi educativi internazionali per rafforzare i legami culturali con le nuove generazioni di italofoni e con milioni di persone di origine italiana sparse nel mondo.

Negli Stati Uniti, dove vivono milioni di cittadini di origine italiana, la promozione linguistica rappresenta anche uno strumento per mantenere vivo il legame con la cultura e le tradizioni del Paese d’origine. Per questo Eduitalia partecipa regolarmente a eventi, fiere educative e programmi collegati alla Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, coinvolgendo scuole superiori, università e istituzioni culturali americane.

L’associazione guarda inoltre con crescente interesse agli italo-discendenti, considerati un ponte naturale tra Italia e Nord America. Attraverso corsi, programmi di studio e iniziative culturali, Eduitalia punta a favorire un ritorno alle radici italiane anche tra le nuove generazioni nate all’estero.




Dalle cronache agli intrighi giudiziari: Ennio Marchetti dà vita a Elena Vargas, l’avvocata dei dimenticati

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10e5e7a3 d123 4fc9 887b 0a97bc973f93Non soltanto giornalista, direttore di Fatti Nostri e voce conosciuta della comunità italiana nella Repubblica Dominicana.
Ennio Marchetti torna anche alla narrativa con un progetto letterario che sta già attirando curiosità tra lettori italiani e dominicani: la nascita di Elena Vargas, avvocata penalista di Santo Domingo, protagonista di una nuova saga ambientata nei Caraibi degli anni Settanta.

Elena Vargas è una donna forte, intelligente, profondamente umana. Difende poveri, dimenticati, persone senza potere né protezioni.

Nei tribunali dominicani affronta corruzione, discriminazioni, segreti politici e verità che molti preferirebbero lasciare sepolte.

elena sorridenteQualcuno l’ha già definita una sorta di “Perry Mason caraibica”, ma il personaggio creato da Marchetti possiede una dimensione molto più personale e moderna: Elena non è soltanto un’avvocata.

È una donna segnata dalla memoria, dall’identità e da un passato che lentamente riaffiora.

Attorno a lei sta nascendo un vero universo narrativo: personaggi ricorrenti, casi giudiziari, fotografie, lettere, racconti, immagini della Santo Domingo degli anni ’70, un blog scritto “dalla stessa Elena Vargas”, una pagina Facebook dove il personaggio dialoga con i lettori.

 

Il primo romanzo della saga è:

Il nome che mi han dato9351d625 4c5b 4d64 9533 3855bd69b3f8

Un thriller giudiziario ambientato nella Repubblica Dominicana del 1979, tra misteri, identità nascoste e lotte per la giustizia.

Il libro è disponibile su Amazon.com e Lulu.com.

È inoltre possibile seguire il mondo di Elena Vargas:

Un progetto originale che unisce narrativa, atmosfera caraibica e storytelling digitale, e che potrebbe trasformare Elena Vargas in uno dei personaggi più insoliti e affascinanti della narrativa italiana ambientata nei Caraibi.




La Maestra di arte bianca Simona Lauri e la sua torta di nocciole ai frutti di bosco

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9810fdab 2a1e 432c 9422 37c6111fafa3Oggi parliamo della Maestra di arte bianca Simona Lauri, già da tempo entrata a far parte della famiglia di CHEF Italia, grande professionista ed esperta come  tecnico panificatore artigiano, nipote d’arte da tre generazioni di panificatori, con la possibilità di assistenza tecnica, consulenza e docenza in Italia e nel Mondo per lo specifico settore del pane, pizza, panettoni, colombe, grandi lievitati, prodotti tipici italiani, con e senza glutine, anche per eventi in Italia e all’estero.

Varesina, laureata nel 1992 in Scienze delle Preparazioni Alimentari all’Università degli Studi di Milano, iscritta all’Ordine dei Tecnologi Alimentari OTA nel 1996, consulente tecnico di Industrie del settore, Portali, Tribunali, Associazioni, Enti, Agenzie, Fiere e Aziende per quanto riguarda Il complesso mondo dell’Arte bianca. E per circa per nove anni ha anche prestato la sua opera di consulenza tecnica presso la  Federazione Italiana Panificatori Pasticceri ed Affini – FIPPA –  di Roma, della quale è stata anche autrice di numerose innovazioni del settore, tra le quali il Primo Pane Italiano realizzato con la Farina di Quinoa, QUITE, nel 2009, al quale ha fatto seguito nel 2016 LINE. È stata anche docente di Microbiologia e Tecnologia degli Alimenti presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, nonché membro della commissione degli Esami di Stato per Tecnologi Alimentari, docente formatore pratico di panificazione in diversi Istituti di Formazione e  Master di specializzazione in diverse Scuole Alberghiere e docente master in più corsi monotematici del settore per differenti Agenzie. Inoltre è stata più volte membro di giuria in Competizioni nazionali e internazionali ed autrice di quattro libri di testo sulla panificazione e redige perizie tecnico-legali sia come CTP che come CTU.

Vanta anche diverse collaborazioni stabili  con importanti riviste specifiche del settore e dal 2014 è anche giornalista pubblicista – Ordine dei Giornalisti di Milano. Nel 2015 fonda e dirige la testata giornalistica Quotidie Magazine. Sempre nel 2015 ottiene il 2’ posto nella Categoria Pizza senza glutine al Campionato del Mondo di Parma. Svolge prevalentemente una intensa attività pratica lavorando in diversi panifici artigianali e pizzerie, alla quale affianca studi di ricerca e attività di formazione costante in Italia e all’Estero.

1d48335e 3e23 4c28 95e0 d360160de0f2E’ altresì invitata come relatore in moltissimi Convegni, Tavole Rotonde e Seminari tecnici specifici del settore e/o come esperto dimostratore in diversi show cooking. Ha partecipato a svariate trasmissioni televisive locali fin dal 2002, fino poi ad approdare a quelle nazionali come Linea Verde (2010), Indovina chi viene a cena? (2017) e tre puntate di Geo (2017),  oltre a numerose altre apparizioni e interviste. Invitata come opinionista, tecnologo/esperto tecnico-scientifico per problematiche inerenti lo specifico settore dell’Arte Bianca (panificazione) su testate giornalistiche cartacee e non.

Sicuramente la nostra Maestra Simona è innamorata del suo mestiere, perché per lei è arte, tradizione, rispetto della scienza e della vita, dolcezza, cultura del gusto, passione, umanità e religione. Dulcis in fundo, nel febbraio dell’anno scorso, è stata anche nominata Maestra Lievitista Ambasciatore del Gusto DOC Italy a Roma. Attualmente è fortemente impegnata in progetti di formazione presso Centri ed Enti di Formazione in Italia e Camere di Commercio, oltre a dirigere corsi di aggiornamento professionale per professionisti, poi lavora sempre nei panifici e, naturalmente, segue l’attività di consulenza nelle aziende e quella pubblicistica come Direttore della Testata Giornalistica Quotidie Magazine. E, tanto per non farsi mancare niente, continua ad essere invitata come opinionista e tecnico del settore in trasmissioni radiofoniche, portali, convegni, canali televisivi ecc. www.slauri.it  http://www.quotidiemagazine.it/link-utili

*Ed eccoci ora alla magnifica ricetta della nostra Maestra di arte Bianca Simona Lauri, la sua torta di nocciole ai frutti di bosco: in origine questo  dolce da forno per colazione nasce come combinazione tra una pasta per streusel ed una pasta brioche intervallate da marmellata di lamponi per attenuare il forte aroma di cannella presente nell’impasto. A cottura e raffreddamento ultimato viene capovolto e guarnito a piacere. La sua semplicità e ricchezza di ingredienti impone, quasi per obbligo, un semplice decoro di zucchero a velo con/senza stencil (mascherina per decorazione) abbinato a frutta fresca a piacere e/o che richiami eventualmente la tipologia di marmellata utilizzata. La novità di questa ricetta consiste nel sostituire la pasta brioche con un panetto salato avanzato per pizza classica, atta ad offrire una alternativa di utilizzo. La versione presentata pertanto nasce dalla volontà di uscire dagli schemi classici per creare un compromesso fantasioso tra un classico prodotto da forno per colazione e i panetti avanzati delle pizze, proponendo una versione nuova, innovativa e di semplice realizzazione. In italiano, streusel è comunemente tradotto come briciole, briciole di frolla o descritto come una copertura croccante a base di burro, zucchero e farina. È il tipico rivestimento granuloso e croccante dei dolci tedeschi, simile al crumble inglese, usato per guarnire torte, muffin e crostate. La ricetta classica della pasta per streusel è simile a quella della classica pasta frolla, ma a differenza di quest’ultima, non contiene uova, mentre l’impasto salato per pizza deve aver subito uno stoccaggio a +4°C per minimo 24 ore. Nel caso della versione presentata è stata utilizzata una composta di frutti di bosco con un aroma acidulo abbastanza marcato. E’ ottimale se abbinata ad un impasto che non abbia subito una maturazione eccessiva (24 ore massimo), così come risulta perfetto l’abbinamento con marmellata di arancia, limoni e/o composte di ribes, lamponi, mirtilli, fragole; nel caso invece di una maggior persistenza di acidulo naturale della pasta per pizza, data da stoccaggi lunghi, è consigliabile una composta leggermente più “dolce“ come albicocche, pesche ecc. che attenui la percezione dominante di acidulo. Per addolcire l’impasto prima di essere posizionato sulla marmellata, anche in questo caso, è importante zuccherare abbondantemente da entrambi i lati il panetto per pizza (pezzatura massima 200,0 g per una tortiera di diametro 20 cm) con zucchero di canna integrale. La fantasia ed i gusti personali possono sostituire a piacimento la cannella, lo zenzero, il miele d’acacia, la farina di nocciole, ecc. con altri ingredienti, purché abbinati a tal punto da non creare contrasti evidenti di sapori durante la percezione sensoriale. In questo caso la sequenza sensoriale passa attraverso la sequenza di queste note: nocciole, burro e nocciole con leggero sentore di cannella, dolce-acidulo caratteristico dell’abbinamento marmellata-pasta e attenuazione quasi immediata dello stesso con il retrogusto salato della massa e il leggero sentore di liquirizia tipico della zucchero di canna, tenendo sempre presente che l’equilibrio dei gusti è fondamentale.

Ma veniamo ora agli ingredienti per la pasta per streusel: 500 gr. di farina tipo 1, 80 gr. di zucchero di canna integrale, 220 gr. di burro, 100 gr. di miele di acacia, 2 gr. di cannella, 5 gr. di zenzero, 125 gr. di granella fine di nocciole tostate, sale q.b.

Preparazione: impastate tutti gli ingredienti e preparate un impasto per streusel. Prestate attenzione che, non contenendo uova, la tenuta della massa può risultare un pochino difficoltosa. Fate riposare la massa 24 ore a +4°C. Ungete una tortiera e foderatela con abbondante granella di nocciole tostata. Introducete la massa streusel e fatela aderire molto bene sul fondo e su tutta l’altezza delle pareti della tortiera, cercando di compattare il più possibile. Coprite la massa con uno strato di marmellata. Passate abbondantemente nello zucchero di canna un solo lato del panetto di pizza, dopo averlo allargato in base al diametro della tortiera. Posizionate il panetto con il lato zuccherato a contatto con la marmellata, operando una leggera pressione. Sciogliete 50 gr. di burro e distribuitelo sopra il panetto di pizza. Aggiungete abbondante zucchero di canna. Fate fermentare a temperatura ambiente (max 20°C) per circa 4 ore o fino a quando la pasta raggiungerà quasi il bordo della tortiera. Infornate a 180°C per circa 25 minuti. A raffreddamento completato, e con molta cautela, capovolgete la torta e spolverizzate con zucchero a velo. A piacimento, potete utilizzare il cannello per caramellare leggermente lo zucchero e, in ultimo, guarnite con della frutta fresca a richiamare la marmellata utilizzata.




Turismo delle Radici, al via i primi progetti pilota

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c8gwxvxvrkmpawqagnskrfv w4axior9axd61q4x f2wu8ps0zv93eyjvcvj8ayjvpzicouqzxrflkyl490dryctoucefpx0meunhdmumwo3pzlppnjeqzt0hib0ej4myn8tyibjao6nn6hwhuknoxqrqzjmrkyihqetu64bevc3m6a7vndmillqc1l3b5ibFirmate alla Farnesina le convenzioni per rilanciare i borghi italiani e rafforzare il legame con gli italiani nel mondo.

Entra nella fase operativa il progetto del “#Turismo delle Radici”, l’iniziativa promossa dalla Farnesina per riportare in Italia milioni di italodiscendenti desiderosi di riscoprire i luoghi di origine delle proprie famiglie.

Alla Farnesina sono state infatti firmate le prime convenzioni relative agli interventi finanziati attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione, dando ufficialmente il via ai progetti pilota che coinvolgeranno territori, comuni e realtà locali italiane.

Ad aprire la cerimonia è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito il Turismo delle Radici uno degli strumenti centrali della “diplomazia della crescita” italiana. Secondo Tajani, il progetto rappresenta anche una opportunità concreta per valorizzare i piccoli borghi e contrastare lo spopolamento di molte aree interne del Paese.

L’iniziativa punta soprattutto agli oltre 80 milioni di persone nel mondo con origini italiane. Molti di loro cercano non soltanto una vacanza, ma un viaggio emotivo e identitario: visitare il paese dei nonni, ritrovare parenti lontani, consultare archivi comunali o conoscere le tradizioni familiari tramandate all’estero.

Secondo i dati illustrati durante l’incontro, il Turismo delle Radici sta diventando un settore sempre più importante per l’economia italiana. Gli italodiscendenti tendono infatti a fermarsi più a lungo rispetto ai turisti tradizionali e spesso visitano località meno conosciute, generando benefici economici diffusi durante tutto l’anno.

Tra i soggetti coinvolti nei primi progetti pilota figurano la Provincia di Avellino, il Comune di Fiumicino, il Parco Ausoni e Lago di Fondi e Sport e Salute. Le convenzioni firmate serviranno a migliorare l’accoglienza, i servizi territoriali e le attività dedicate agli italiani residenti all’estero e ai loro discendenti.

Negli ultimi anni il progetto ha già prodotto numeri significativi: oltre mille eventi organizzati, centinaia di comuni coinvolti e milioni di visite alle piattaforme dedicate alla ricerca genealogica e ai viaggi delle origini.

Per il governo italiano, il Turismo delle Radici non rappresenta soltanto una forma di promozione turistica, ma anche uno strumento culturale e identitario capace di rafforzare il rapporto tra l’Italia e le sue comunità sparse nel mondo.




Sal Da Vinci conquista l’Eurovision: ovazione a Vienna per “Per sempre sì”

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sal da vinci eurovision prima semifinale 1024x576Applausi, entusiasmo e una vera ovazione del pubblico per #Sal Da Vinci alla sua prima esibizione ufficiale all’#Eurovision Song Contest 2026.

Il cantante napoletano, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo 2026, ha debuttato sul palco della Wiener Stadthalle di Vienna con il brano “Per sempre sì”, accolto da una calorosa reazione del pubblico presente in arena.

Vestito con un elegante abito bianco già mostrato durante le prove generali, Sal Da Vinci ha portato sul palco una performance intensa e molto italiana, puntando su emozione, melodia e presenza scenica. Secondo diversi osservatori presenti a Vienna, il brano ha ottenuto uno dei momenti di maggiore partecipazione della prima semifinale.

La canzone “#Per sempre sì”, che unisce sonorità pop e influenze mediterranee, sta ottenendo attenzione anche fuori dall’Italia. Nelle ultime settimane il pezzo ha raccolto ascolti importanti sulle piattaforme streaming e numerosi commenti positivi da parte dei fan internazionali dell’Eurovision.

Durante l’esibizione, il pubblico della Wiener Stadthalle ha accompagnato il finale del brano con applausi prolungati e cori, trasformando il debutto del cantante in uno dei momenti più commentati della serata.

Ora cresce l’attesa per capire se l’Italia riuscirà a confermarsi tra le grandi protagoniste dell’edizione 2026 dell’Eurovision, grazie a un artista che ha saputo trasformare la tradizione musicale napoletana in un linguaggio capace di parlare anche al pubblico europeo.