Esce il nuovo romanzo di Ennio Marchetti: “Il nome che mi han dato”

copertinai taliana

copertinai talianaUn noir giudiziario ambientato nella Repubblica Dominicana degli anni Settanta, tra misteri, identità nascoste e verità che nessuno vuole riportare alla luce.

Dopo il thriller “Il volo che non esiste”, Ennio Marchetti torna con un romanzo intenso e profondamente umano, capace di mescolare suspense, memoria storica e atmosfera caraibica.

Protagonista della storia è Elena Vargas, avvocata penalista a Santo Domingo. Quando decide di difendere un lavoratore haitiano accusato di stupro e omicidio, si ritrova coinvolta in un caso apparentemente già risolto, costruito su prove impeccabili e verità troppo perfette per essere autentiche.

Ma dietro il processo emergono silenzi, discriminazioni, poteri nascosti e antiche ferite che affondano le radici nella storia dominicana.

Mentre qualcuno cerca di fermarla, Elena scopre che la verità più pericolosa potrebbe riguardare proprio sé stessa.

“Il nome che mi hanno dato” è un romanzo che unisce thriller giudiziario, noir latinoamericano, memoria storica, identità, conflitto sociale ed emozione narrativa.

Con uno stile cinematografico e visivo, il libro porta il lettore nella Santo Domingo del 1979: il Malecón, i vecchi quartieri coloniali, gli “ingenios” della canna da zucchero, le tensioni tra dominicani e haitiani, il caldo dei Caraibi e il peso dei segreti mai davvero sepolti.

Il romanzo è disponibile in italiano e spagnolo:

  • “Il nome che mi hanno dato”
  • “El nombre que me dieron”

Genere:
Noir giudiziario / thriller storico

Disponibile Lulu.com in formato cartaceo e digitale

https://www.lulu.com/es/shop/ennio-marchetti/il-nome-che-mi-han-dato/paperback/product-dyeq99q.html?q=IL+NOME+CHE+MI+HANNO+DATO&page=1&pageSize=4

 




USA. Il giornalista Emilio Buttaro: “Che emozione raccontare a Chicago i miei Incontri Speciali!”

incontro università chicago

chicago 1Lo  scorso 4 maggio il giornalista Emilio Buttaro ha raccontato i suoi quattro decenni di attività agli studenti del Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze dell’Università di Chicago. L’iniziativa dal titolo “Incontri speciali in 40 anni di Bel Paese” ha toccato per la prima volta la città del vento. “Il mio progetto – ha spiegato il cronista – è stato presentato finora in tanti Paesi e in diverse capitali europee ma confesso che in occasione dell’evento di Chicago mi sono particolarmente emozionato. Non avevo mai visitato questa straordinaria metropoli che combina nel modo migliore modernità e tradizione. Davvero impossibile resistere al fascino della città sul lago Michigan che fa sognare gli italiani e non solo.

L’incontro all’Università è stato molto interessante, moderato con professionalità e simpatia dalla professoressa Veronica Vegna, Direttrice del Programma di Lingua Italiana del Dipartimento e dal professor Leonardo Cabrini, docente dello stesso Dipartimento.

Dopo aver parlato della mia passione per il giornalismo, i  racconti sono iniziati dalle interviste all’italoamericano Mike Bongiorno, l’inventore della televisione italiana per poi passare a personaggi popolarissimi e amatissimi in tutto il mondo come Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Raffaella Carrà e ancora Roberto Benigni, Sylvester Stallone, Pelé.

incontro università chicagoStudenti e docenti sono apparsi molto interessati anche agli incontri con Diego Armando, Maradona, Fabrizio De Andrè e Paolo Rossi. Durante il racconto dei 4 decenni di attività giornalistica non sono mancati gli aneddoti, gli stati d’animo, le emozioni che ho provato in occasione di tanti incontri che definisco sempre come compagni di viaggio meravigliosi.

E quando mi è stato chiesto dell’intervista dei sogni, quella ancora da realizzare, senza esitazione ho risposto Sophia Loren, l’attrice italiana più amata e più premiata di sempre.

Alla fine, rispondendo alle domande dei presenti ho parlato anche del filo conduttore che ha fatto da sfondo a questi 40 anni e oltre di attività: la passione, l’entusiasmo rimasto sempre intatto nel tempo.

In effetti, riguardando tutte le mie foto penso che se potessi, ricomincerei tutto dall’inizio. Ancora oggi, come ho spiegato lo scorso 4 maggio a studenti e docenti dell’Università di Chicago,  la notte prima di seguire un grande evento o di realizzare un’intervista non dormo, ma la mia non è ansia, è passione. La vivo così anche a distanza di più di 40 anni ed è ancora un sogno. Così come, un sogno realizzato – ha concluso il giornalista – è stato poter raccontare i miei incontri speciali in una città tra le più suggestive al mondo come Chicago”.




9 maggio 1978, il giorno che sconvolse l’Italia: il corpo di Aldo Moro trovato in via Caetani

aldo moro 9 maggio 1978

aldo moro 9 maggio 1978Il 9 maggio 1978 rimane una delle date più drammatiche della storia italiana. Dopo 55 giorni di prigionia nelle mani delle Brigate Rosse, il corpo senza vita di #Aldo Moro venne ritrovato a Roma, nel bagagliaio di una #Renault 4 rossa parcheggiata in #via Caetani

Lo statista democristiano era stato rapito il 16 marzo 1978 in #via Fani, in un agguato in cui morirono i cinque uomini della sua scorta. Il sequestro durò quasi due mesi e segnò profondamente la vita politica e civile del Paese.

La scelta di via Caetani non fu casuale. La strada si trova a poca distanza sia dalla storica sede della Democrazia Cristiana in piazza del Gesù sia da quella del Partito Comunista Italiano in via delle Botteghe Oscure, un luogo altamente simbolico negli anni della Guerra Fredda e del terrorismo interno.

La notizia del ritrovamento arrivò nel primo pomeriggio del 9 maggio. In pochi minuti l’Italia intera si fermò davanti alle edizioni straordinarie di radio e televisione. L’immagine della Renault 4 con il corpo di Moro nel bagagliaio diventò il simbolo degli “anni di piombo” e di una ferita ancora aperta nella memoria collettiva del Paese.

Il delitto Moro rappresentò uno spartiacque nella storia della Repubblica italiana. Ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, quel 9 maggio continua a essere ricordato come il giorno in cui l’Italia si trovò faccia a faccia con il terrorismo e con una delle sue pagine più oscure.




Cinzia Venneri e la sfida creativa (VIDEO)

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56adf84c fbfd 4119 8106 25206fd72cd0Il mio oggi non è solo un articolo ma è, soprattutto, un doveroso omaggio oltre che un sentito ringraziamento ad un’artista, una creator tarantina, conosciuta come “La Maga del Polistirolo”, al secolo Cinzia Venneri, che ha voluto reinterpretare un mio piatto  (i paccheri al melograno con scampi, pomodorini confit e infuso di olio al basilico con decorazioni di basilico cristallizzato) dando vita, con superba maestria, ad una  creazione artigianale culinaria vissuta come una sfida realizzativa attraverso l’uso di materiali inusuali ma al contempo sorprendenti e capaci di generare emozione.

dc8c48da 9a1b 4cba 8e82 8dd394c7af23L’ispirazione per un piatto può arrivare quando meno te lo aspetti, anche guardando una tavolata di amici al ristorante o una realizzazione in uno show cooking in tv; ma non sono i profumi ed il gusto, che nessuno potrebbe percepire, a decretare il successo di un piatto, ma è l’estetica, la sua attuazione creativa, l’arte di presentare il cibo in modo attraente, componendo forme e colori, giocando su affinità, contrasti e accostamenti.

L’imperativo categorico è piacere agli occhi, prima ancora che al palato. Condividere il cibo non significa più sedersi allo stesso tavolo ma diventa condividerne l’immagine nel mondo virtuale.

Attraverso la sua fantasia cerca di creare un dialogo tra tradizione gastronomica e linguaggio contemporaneo, dimostrando che anche un materiale semplice può diventare mezzo espressivo, emozionale e culturale. Perché, prima ancora del profumo e del gusto, al nostro cervello arriva l’immagine, che genera una reazione istintiva. Così, l’occhio si prende la sua parte, domina sul sistema percettivo umano, decide il buono assaporando il bello, prima che il gusto venga attivato.




Marcinelle, a 70 anni dalla tragedia il Museo dell’Emigrazione Marchigiana ricorda gli italiani morti in miniera

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facebook marcinelle 70 museo dellemigrazione marchigiana il 9 maggio incontro su lavoro sicurezza ed emigrazioneimmagine21A quasi settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, il disastro minerario che l’8 agosto 1956 costò la vita a 262 lavoratori, tra cui 136 italiani, il Museo dell’Emigrazione Marchigiana dedica un incontro speciale ai temi del lavoro, della sicurezza e dell’emigrazione italiana nel mondo. L’appuntamento è previsto per il 9 maggio a Recanati, nelle Marche.

L’iniziativa vuole ricordare non soltanto una delle pagine più drammatiche dell’emigrazione italiana del dopoguerra, ma anche il sacrificio di migliaia di connazionali partiti verso Belgio, Germania, Svizzera e Americhe in cerca di lavoro e di una vita migliore.

La tragedia di Marcinelle avvenne nella miniera di carbone di Bois du Cazier, in Belgio, dove un incendio scoppiato nei tunnel sotterranei intrappolò centinaia di minatori. Per giorni l’Italia seguì con angoscia le operazioni di soccorso, fino alla frase diventata simbolo della tragedia: “Tutti cadaveri”. Quel disastro segnò profondamente la memoria collettiva italiana e cambiò anche il dibattito europeo sulle condizioni di sicurezza sul lavoro.

Secondo gli organizzatori, l’incontro del Museo dell’Emigrazione Marchigiana vuole collegare quella memoria storica alle sfide di oggi: sicurezza nei luoghi di lavoro, diritti dei migranti e valore umano dell’emigrazione. Temi che restano attuali anche nel 2026, in un mondo dove milioni di persone continuano a lasciare il proprio Paese per necessità economiche o sociali.




Shakira torna ai Mondiali: ecco “Dai Dai”, il nuovo inno di FIFA 2026

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immagine 2026 05 07 224301 1024x472La regina dei #Mondiali torna in campo. Dopo il successo planetario di Waka Waka, #Shakira sarà ancora una volta la voce ufficiale della Coppa del Mondo FIFA 2026 con il nuovo brano #Dai Dai, realizzato insieme all’artista nigeriano Burna Boy. La canzone sarà pubblicata il 14 maggio e accompagnerà il torneo che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico.

L’annuncio è arrivato attraverso un video diffuso sui social della cantante, girato nello stadio Maracanã di Rio de Janeiro. Nel teaser si vedono ballerini con i colori delle nazionali partecipanti e compaiono anche i palloni ufficiali dei Mondiali del 2006, 2010 e 2014, quasi a ricordare il lungo legame di Shakira con il calcio mondiale.

Per molti tifosi e appassionati di musica il richiamo a Waka Waka (This Time for Africa) è inevitabile. Il brano del Mondiale sudafricano del 2010 è considerato ancora oggi uno degli inni calcistici più celebri di sempre, con miliardi di visualizzazioni e ascolti in tutto il mondo.

Secondo le anticipazioni, Dai Dai avrà ritmi caraibici e internazionali, con un messaggio di energia e unità. Il titolo, che ricorda l’espressione italiana “dai!”, vuole trasmettere entusiasmo e incoraggiamento, in perfetto stile mondiale.




Friuli, 50 anni fa il terremoto che cambiò una terra e il suo popolo emigrante

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friuli1976Il 6 maggio 1976, alle 21, il Friuli venne colpito da uno dei terremoti più devastanti della storia italiana del dopoguerra. Una scossa di magnitudo 6.5 con epicentro tra Gemona e Osoppo distrusse paesi interi, provocando quasi mille vittime, migliaia di feriti e oltre 100 mila sfollati.

Gemona del Friuli, Venzone, Buja, Majano, Forgaria e molti altri centri furono praticamente rasi al suolo. Le immagini delle case crollate, delle chiese spezzate e degli alpini impegnati nei soccorsi restano ancora oggi impresse nella memoria collettiva italiana.

Ma il terremoto del Friuli non fu soltanto una tragedia locale. Fu anche il dramma di un popolo emigrante sparso nel mondo. Negli anni Settanta decine di migliaia di friulani vivevano già all’estero: in Canada, Argentina, Australia, Svizzera, Belgio, Germania e in molti Paesi dell’America Latina. L’emigrazione era stata per decenni una necessità per una terra povera ma laboriosa, segnata dalla montagna e dalla mancanza di lavoro.

Quando arrivò la notizia del sisma, i “Fogolârs Furlans”, le associazioni dei friulani nel mondo, si mobilitarono immediatamente. Raccolte di fondi, aiuti umanitari, medicine, tende e contributi economici partirono da ogni continente verso la regione devastata. Molti emigrati tornarono temporaneamente in Friuli per aiutare parenti e amici tra le macerie.

Per tanti friulani all’estero fu uno shock profondo: vedere distrutti i paesi lasciati anni prima per cercare fortuna lontano significò perdere improvvisamente una parte della propria identità. Eppure proprio quella straordinaria rete di solidarietà internazionale contribuì alla rinascita della regione.

Dal disastro nacque anche quello che ancora oggi viene chiamato il “modello Friuli”: una ricostruzione rapida, trasparente e fortemente legata alle comunità locali, considerata ancora un esempio di efficienza nella gestione delle emergenze. Il terremoto del 1976 contribuì inoltre alla nascita della moderna Protezione Civile italiana.

Cinquant’anni dopo, il ricordo dell’“Orcolat”, come il terremoto viene chiamato in friulano, continua a vivere non solo nei paesi ricostruiti pietra dopo pietra, ma anche nelle comunità friulane sparse nel mondo, che non hanno mai smesso di sentirsi parte della loro terra d’origine.




“Experience Etruria”, a San Francisco un viaggio immersivo nella civiltà etrusca

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La grande storia dell’Italia antica arriva in California grazie a “Experience Etruria”, la nuova mostra digitale immersiva ospitata presso l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Regione Lazio, propone un’esperienza innovativa dedicata alla scoperta della civiltà etrusca attraverso tecnologie digitali, proiezioni immersive e contenuti multimediali capaci di trasportare il pubblico americano nel cuore dell’Italia preromana.

La mostra permette ai visitatori di esplorare virtualmente necropoli, reperti archeologici, antiche città e opere d’arte che raccontano una delle civiltà più affascinanti del Mediterraneo. Un patrimonio storico spesso meno conosciuto all’estero rispetto a Roma antica, ma fondamentale per comprendere le origini culturali italiane.

L’evento rappresenta anche un’importante occasione di promozione del territorio laziale e dell’Etruria storica, che comprende aree oggi appartenenti al Lazio, alla Toscana e all’Umbria. Attraverso immagini ad alta definizione, animazioni e percorsi interattivi, il pubblico potrà vivere un’esperienza culturale moderna e coinvolgente.

Secondo gli organizzatori, “Experience Etruria” punta a rafforzare il dialogo culturale tra Italia e Stati Uniti, valorizzando il patrimonio archeologico italiano presso le comunità internazionali e gli italoamericani della West Coast.

La mostra conferma inoltre il ruolo crescente degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo come strumenti di promozione non solo linguistica e artistica, ma anche tecnologica e turistica del Made in Italy culturale.




Il Maestro Pasticciere Ermenegildo Cimmino e la sua crostata ai frutti di bosco e cioccolato bianco

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fb9ae9e7 1fc2 47d4 97f7 fd4111d0d9dbOggi parliamo del Maestro Pasticciere Ermenegildo Cimmino, detto Gildo, già da tempo entrato a far parte dellla famiglia di CHEF Italia.

Classe 1958, campano di Torre del Greco, nei pressi di Napoli, il nostro Maestro Pasticciere Gildo ci racconta che, da bambino, non appena faceva ritorno a casa da scuola, si recava subito nel laboratorio del pasticciere lì vicino, che gli faceva fare solo delle piccole cose e che, già da questo, cominciava ad essere evidente la sua passione per la pasticceria, visto che vi spendeva molto più tempo che a scuola, tanto che, ad un certo punto, dovette fare la scelta tra imparare un mestiere o continuare a studiare. E la scelta non fu difficile. Da ragazzo ebbe l’opportunità di fare anche altri lavori ma già da allora si notava che la sua vita e la sua passione era rivolta solo verso la pasticceria. Nel corso della sua carriera ha avuto molte esperienze lavorative in diversi laboratori della sua città natale, come la pasticceria Tamaro, la Casolaro, Cannolicchio, Marrazzo ed altre ancora, tra cui, non ultima, quella del maestro Paolo Fulgente e poi anche a Portici e a Napoli.

A 20 anni, dopo il servizio militare a Como, ebbe modo di ritornare dal Maestro Paolo Fulgente ma, avendo un fratello residente a Montreal, decise nell’81 di intraprendere questa nuova avventura in Canada, dove ottenne immediatamente un posto di lavoro in una pasticceria italiana, la Friulano, a condizione di portare qualche novità: fece così le code di aragoste e fu il primo a farle in Canada e, da subito, ebbero molto successo. Poi, con il tempo, altri impararono a farle in altre pasticcerie. Avendo sempre in mente di migliorarsi, si iscrisse a l’Institut d’Hôtellerie du Québec, dove seguì un corso di perfezionamento del cioccolato per professionisti e, anche oggi, continua sempre a seguire stage e dimostrazioni all’ Académie du Chocolat de Montréal (Barry- Callebaut), vantando così diversi diplomi di cioccolateria.

Dopo aver lavorato in molte pasticcerie, ebbe modo di fare altri tipi di esperienze, come nei lavori pubblici per la città di Mont-Royal, certamente un cambiamento drastico, e divenne anche perfino rappresentante sindacale, per la bellezza di circa dodici anni. Ma la sua passione per la pasticceria ebbe nuovamente il sopravvento  e così fece ritorno alla sua antica occupazione.

a02041c6 2a67 43ce 9218 073149a8bfcfSi è congedato da poco più di 3 anni dal suo ultimo lavoro come pasticciere alla Pâtisserie Bel-Air di Montréal, dove è stato Maestro Pasticciere per circa 6 anni, durante i quali fu anche finalista alla coppa del mondo del panettone a Lugano, in Svizzera, una bellissima esperienza, dove ebbe modo di conoscere tanti altri colleghi di tutto il mondo.

Oggigiorno il nostro Maestro Pasticciere Gildo è in un momento di pausa, ci dice che è in pensione, anche per riprendersi da un problema di salute che lo ha costretto anticipatamente a fermarsi ma che, fortunatamente, ha superato brillantemente. Nonostante tutto ancora si diverte a fabbricare cioccolato che è una delle sue tante passioni, continuando a fare formazione presso l’Accademia del Cioccolato di Montreal. A volte vengono anche richieste le sue dimostrazioni nelle scuole alberghiere e ha sempre in mente di continuare a partecipare, come tutti gli anni, alla Fête Gourmandes de Lanaudière dando lezioni di svolgimento pratico di ricette di pasticceria italiana. E, dopo questo tempo di pausa forzata, ha anche in programma di rifare i suoi panettoni al cioccolato e olio di oliva, una ricetta da lui creata per Mon Olivier, ed anche di contribuire, con i suoi dolci o il suo cioccolato, a finanziare la fondazione di Sœur Angèle o altre attività filantropiche come Le Philharmonique, una banda musicale locale.

Infine ha recentemente partecipato alla Coppa del Mondo di panettone a Las Vegas, USA e allo Chef Gala 2025 Société des chefs, cuisiniers et pâtissiers du Québec.

*Ed eccoci ora al magnifico dolce che il nostro Maestro Pasticciere Ermenegildo Cimmino ci propone oggi, la sua crostata ai frutti di bosco e cioccolato bianco, una ricetta deliziosa resa ancora più interessante e gradevole oltre che dall’arrivo della primavera, soprattutto dal bellissimo accoppiamento tra la croccantezza della pasta frolla e la cremosità del cioccolato bianco vanigliato e la ganache montée, una preparazione di pasticceria raffinata, simile a una crema chantilly al cioccolato, ottenuta raffreddando una ganache classica e successivamente montandola con le fruste per incorporare aria.

Ma veniamo ora agli ingredienti – per la pasta frolla: 300 gr. di farina debole per pasticceria,120 gr. di burro morbido a temperatura ambiente, 140 gr. di zucchero a velo, 50 gr. di uova intere.

Per la ganache al cioccolato bianco vanigliato: 280 gr. di cioccolato bianco, 140 gr. di panna liquida, mezza bacca di vaniglia.

Per la gelèe di frutti di bosco: 150 gr. di frutti di bosco congelati, 15 gr. di zucchero,10 gr. di succo di limone, 3 gr. di gelatina in polvere 200 bloom (un addensante professionale di alta qualità, ideale per mousse, dessert e creme, che garantisce un potere gelificante forte e una consistenza compatta), 15 gr. di acqua,150 gr. di frutti di bosco freschi.

Per la ganache montata di cioccolato bianco e frutti di bosco: 220 gr. di panna liquida, 150 gr. di frutti di bosco congelati, 150 gr. di cioccolato bianco.

Procedimento: 1) preparate la ganache montata il giorno prima: mettete il cioccolato in un recipiente, frullate i frutti di bosco, quindi bolliteli con la metà della panna, dopodiché versate il tutto sul cioccolato, mescolandolo con un frullatore a immersione, quindi aggiungete l’altra metà della panna fredda continuando a mescolare per qualche secondo; infine, coprite con una pellicola a contatto e mettete in frigo per la notte.

2) Preparate ora la pasta frolla: montate leggermente il burro morbido con lo zucchero a velo adoperando la foglia della planetaria, quindi aggiungere le uova e mescolate; aggiungete anche la farina a bassa velocità fino a incorporare tutta la farina, stando attenti a non mescolare troppo; infine, avvolgetela in una pellicola e mettetela in frigo per un paio di ore.

3) Tirate fuori dal frigo la pasta frolla e lavoratela a mano per renderla abbastanza plastica ma non troppo, dopodiché foderate uno stampo per crostata (da 25 cm di diametro e 3 cm di profondità) e cuocete a 180 gradi C. per circa 15 minuti (dipende anche dal forno che avete).

4) Preparate ora la ganache al cioccolato bianco vanigliato: in un recipiente mettete il cioccolato e aggiungete la vaniglia; bollite a parte la panna e versatela sul cioccolato appena preparato, quindi frullate il tutto con un frullatore a immersione fino a che diventerà omogenea, quindi versatela nel guscio di pasta frolla freddo, dopodiché stendetela e mettetela in frigo.

5) Preparate la gelée di frutta: in una tazza mettete la gelatina con l’acqua,  mescolate e tenete da parte; cuocete la frutta congelata con lo zucchero e il limone, frullatela, quindi aggiungete la preparazione di gelatina, aggiungere la frutta fresca a piccoli cubetti e mescolate con un cucchiaio, quindi versatela sulla ganache fredda dal frigo, stendetela e rimettetela in frigo.

6) Dopo un paio d’ore, tirate la ganache montata del giorno prima, quindi montatela prima a bassa velocità, poi aumentate la velocità, stando attenti a non montarla troppo altrimenti potrebbe separarsi; infine, riempite con il composto ottenuto un sac a poche con il becco a piacere e coprire la crostata; finite decorando con della frutta fresca.

7) La crostata ai frutti di bosco e cioccolato bianco è pronta per essere gustata; se non la gustate subito, la potete conservare in frigo coperta con della pellicola fino al momento di servirla. E buona degustazione.

 




La Sardegna sbarca a New York: cinema e tradizioni in scena il 14 maggio

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logo visioni sarde immagine11Il fascino della Sardegna attraversa l’oceano per approdare nel cuore della Grande Mela. Il prossimo 14 maggio, la rassegna “Visioni Sarde” porterà il meglio della cinematografia isolana a New York, trasformando una serata primaverile in una vera e propria celebrazione dell’identità sarda attraverso l’arte del grande schermo e l’eccellenza enogastronomica.

Un ponte culturale tra Cagliari e Manhattan

L’evento è frutto di una sinergia tra il Comites di New York e l’Associazione Shardana, con l’obiettivo di promuovere le eccellenze regionali negli Stati Uniti. La manifestazione non è solo una vetrina per i talenti emergenti del cinema sardo, ma rappresenta un momento di aggregazione fondamentale per la comunità sarda residente all’estero e per gli amanti della cultura italiana.

I punti forti della manifestazione

  • Proiezioni d’autore: Una selezione di cortometraggi provenienti dal festival “Visioni Sarde” offrirà uno sguardo contemporaneo e originale sull’isola, raccontandone le storie, i paesaggi e le contraddizioni.

  • Degustazione di sapori autentici: Oltre alla visione dei film, la serata prevede un percorso tra i sapori tipici della Sardegna, permettendo ai partecipanti di scoprire la qualità dei prodotti enogastronomici locali.

  • Promozione del territorio: L’iniziativa mira a sostenere l’immagine della Sardegna come terra di creatività e innovazione, incoraggiando il turismo e gli scambi culturali tra l’isola e il Nord America.

Cinema e identità

La rassegna “Visioni Sarde” continua così il suo tour internazionale, confermandosi uno strumento prezioso per la promozione della lingua e delle tradizioni della regione. Grazie all’impegno delle realtà associative locali, New York diventerà per una notte il palcoscenico ideale per raccontare una Sardegna autentica, capace di emozionare il pubblico globale attraverso il linguaggio universale del cinema.