Tre libri, una sola anima: la Repubblica Dominicana raccontata da dentro

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Las Terrenas, Samaná e l’identità “aplatanada”

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C’è un momento, per chi vive all’estero, in cui smetti di sentirti straniero. Non accade all’improvviso, ma giorno dopo giorno, tra abitudini nuove, parole che diventano familiari e un modo diverso di guardare il mondo.

È proprio da questo passaggio — umano prima ancora che geografico — che nascono i tre libri di Ennio Marchetti, dedicati alla Repubblica Dominicana e, in particolare, a Las Terrenas e alla provincia di Samaná.

Tre opere diverse tra loro, ma unite da un filo comune: raccontare la realtà dominicana senza filtri, con ironia, profondità e uno sguardo che è insieme esterno e ormai profondamente coinvolto.

“Aplatanao”: quando non sei più straniero

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“Aplatanao” non è solo un titolo: è una condizione dell’anima.

Il libro raccoglie cronache, osservazioni e riflessioni di chi ha imparato a vivere la Repubblica Dominicana dall’interno, comprendendone contraddizioni, bellezza, caos e umanità.

È il racconto di un’integrazione reale, fatta di piccoli episodi quotidiani: il colmado sotto casa, le conversazioni improvvise, i ritmi caraibici che lentamente sostituiscono quelli europei.

Con uno stile diretto e spesso ironico, Marchetti accompagna il lettore in un viaggio che molti italiani all’estero riconosceranno come proprio.

Samaná: una terra sospesa tra sogno e realtà

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Con “Crónica confusa de una casi independencia”, lo sguardo si allarga e si fa più politico e sociale.

La provincia di Samaná diventa il simbolo di un territorio bellissimo e fragile, dove sviluppo, turismo e identità locale si intrecciano in modo spesso contraddittorio.

Il libro racconta una realtà complessa:

  • da un lato il paradiso naturale

  • dall’altro le tensioni legate alla crescita, agli investimenti e alle trasformazioni sociali

È una riflessione lucida, a tratti amara, su ciò che significa davvero “progresso” in un luogo come questo.

Las Terrenas: quando la musica si spegne

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“Cuando la música se apaga” è forse il più intimo dei tre libri.

Ambientato a Las Terrenas, racconta ciò che resta quando il rumore si spegne: le persone, le storie, le illusioni e le verità che emergono lontano dalla superficie turistica.

Non è solo un racconto del luogo, ma delle vite che lo attraversano:

  • stranieri in cerca di una nuova esistenza

  • dominicani che osservano, accolgono, resistono

  • incontri, delusioni, ripartenze

È un libro che parla di solitudine, di sogni e di quella sottile malinconia che spesso accompagna i paradisi.

Tre libri, un unico racconto

Insieme, queste tre opere compongono un mosaico:

  • Aplatanao → l’identità che cambia

  • Crónica confusa… → il territorio che si trasforma

  • Cuando la música se apaga → le persone che vivono tutto questo

Non sono semplici libri sulla Repubblica Dominicana.
Sono libri dentro la Repubblica Dominicana.




Festa del papà, ecco perché si festeggia il 19 marzo

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19marzo festa del papa 1200x630 1.jpgIl 19 marzo in Italia si festeggia la Festa del Papà, ma quali sono le sue origini? Nei Paesi cattolici, la ricorrenza ha origini religiose. Fin dal Medioevo, infatti, i padri venivano festeggiati il 19 marzo perché giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.  Con la proclamazione da parte della Chiesa Cattolica nel 1871 di San Giuseppe quale protettore dei padri e patrono della Chiesa cattolica, la festa ha assunto un significato più rilevante tra i cattolici. Fino al 1976 in Italia la Festa del Papà, quindi il giorno di San Giuseppe, era considerato festivo a tutti gli effetti. Tradizione, questa, rimasta in alcuni cantoni della Svizzera e in Spagna.

La Festa del papà nel mondo

Se in Italia e in alcuni Paesi cattolici la Festa del papà si celebra il 19 marzo, la data nel resto del mondo può variare. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, come gli USA e il Regno Unito, la festa cade la terza domenica di giugno. Si tratta di una delle date più diffuse: la terza domenica di giungo si festeggiano i papà anche in molti Paesi dell’America Latina (come Argentina, Cile, Perù), dell’Asia (come Giappone e Cina), ma anche dell’Europa (come Francia, Grecia, Irlanda). In Russia, invece, la Festa del Papà è intesa come festa dei difensori della patria e cade il 23 febbraio.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il Maestro Pasticciere Ugo Mignone e la sua zeppola di San Giuseppe

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img 6683Oggi parliamo dello Chef Maestro Pasticciere Ugo Mignone, già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia ETS.

Classe 1959, napoletano Doc, attratto fin da giovanissimo dall’arte dolciaria, già all’età di 9 anni inizia la sua gavetta nelle più importanti pasticcerie del centro storico di Napoli, tra cui la storica e famosa Scaturchio a Piazza S.Domenico Maggiore, proseguita poi anche in alcuni corsi di perfezionamento sul cioccolato in Belgio.

Socio fondatore dell’Associazione Pasticcieri Napoletani, Consigliere nel direttivo per tre anni, nonché Responsabile del settore giovani per quattro anni, vanta oltre 30  concorsi di pasticceria e  cioccolato, con 4 vittorie come  campione regionale e 1 vittoria come campione italiano di pasticceria nel 2000.

Di particolare importanza e soddisfazione è stata la vittoria nel 1998 nel Concorso di Pasticceria Nazionale svoltosi a Milano, avente come giudici il noto Maestro pasticciere Iginio Massari, Rosario Boscolo, Direttore della Scuola di pasticceria Etoile e Alfonso Iaccarino, grande Chef di livello internazionale che lo avrebbe voluto al suo fianco nel suo ristorante. Inoltre è stato anche campione d’Europa e finalista ai campionati del mondo del settore. Molte onorificenze, tra cui la prestigiosa medaglia d’oro di Cast Alimenti per aver contribuito a valorizzare la pasticceria italiana  nel mondo.

Infine ricordiamo che il nostro Chef pasticciere Ugo è stato l’autore della torta dedicata  al Giubileo di Papa Giovanni XXIII nel 2000 e anche del presepe di cioccolato più grande del mondo (Guinness World Record 2004).

collage export 694f7b10 e99c 41ea b613 0c673d869b4fLa Pasticceria Mignone apre i suoi battenti nel 2000 nel centro storico di Napoli, al 145 della centralissima Piazza Cavour, a pochi passi dal Museo Nazionale, dove, oltre a tutte le sue magnifiche specialità dolciarie, viene, a detta di molti, prodotto il migliore babà della città. Interamente a conduzione familiare, nel laboratorio della Pasticceria Mignone, oltre al nostro Chef pasticciere Ugo, c’è suo figlio Raffaele, che continua a seguire corsi di aggiornamento professionale ed è anche il Capo pasticciere responsabile, mentre alle ordinazioni, alla vendita e alle confezioni ci sono sua moglie Maria e sua figlia Carmela.

Possiamo senz’altro dire che sono  tantissimi anni che per Napoli ed i napoletani, in Piazza Cavour, la Pasticceria Mignone si conferma come un punto di riferimento e d’orgoglio, oltre che al posto d’onore nel cuore dei partenopei, legandosi saldamente alla tradizione e alla storia locale nel segno della bontà e della qualità dei suoi  prodotti dolciari e sempre in primo piano per le sue particolari specialità.

Recentemente centinaia di persone tra clienti, passanti, curiosi e personalità di spicco hanno potuto partecipare al 25.mo  anniversario di quest’autentico tempio della dolcezza, sicuramente una delle pasticcerie più amate e storiche della città. E, per l’occasione, ha anche ricevuto una targa dallo Chef Antonio Arfè, Presidente di CHEF Italia ETS. www.pasticceriamignone.it

*Ed ora veniamo alla magnifica proposta del Maestro Pasticciere Ugo Mignone, la sua zeppola di San Giuseppe, un dolce tipico di Napoli, preparate, come tradizione vuole, il 19 marzo in occasione della Festa del Papà. Le zeppole sono soffici bignè fritti di pasta choux, preparati con crema pasticcera e amarene sciroppate. La prima ricetta trascritta delle Zeppole di San Giuseppe è quella del letterato e cuoco napoletano Ippolito Cavalcanti nel “Trattato di Cucina Teorico-Pratico”, risalente al 1837 e redatto in lingua napoletana.

Il procedimento è molto semplice e prevede l’utilizzo di pochi e semplici ingredienti, ovvero farina, acqua, marsala, in sostituzione vino bianco o anice, sale, zucchero e olio. Senz’altro una vera delizia in entrambe le versioni, quelle fritte e quelle al forno: per i puristi va mangiata esclusivamente fritta, senz’altro da condividere, soprattutto se la frittura è fatta a regola d’arte.

Per chi invece predilige la cottura al forno per un aspetto calorico va detto anche che la differenza tra la zeppola di San Giuseppe fritta e quella al forno è solo di un centinaio di calorie.

E veniamo ora alla ricetta per 15 zeppole con ingredienti e procedimento del nostro Maestro Pasticciere Ugo Mignone; per le zeppole: 50 gr. di burro o 40 gr. di sugna, 250 ml. di acqua, 250 gr. di farina, 5 gr. di sale, 5 uova.

Per la crema pasticcera: 3 tuorli, 70 gr. di zucchero, 40 gr. di fecola di patate, 250 ml. di latte, 1 baccello di vaniglia. Per friggere e guarnire: olio di semi q.b., 50 gr. di amarene sciroppate, zucchero a velo q.b.

Procedimento: 1.Per la crema pasticcera, fate scaldare il latte in una casseruola con il baccello di vaniglia. In una ciotola, montate i tuorli insieme allo zucchero e aggiungete la fecola di patate. Non appena il composto si presenterà liscio, incorporatelo al latte bollente privato della stecca di vaniglia. Portate, quindi, il tutto ad ebollizione a fiamma bassissima mescolando continuamente. Riponete la crema ottenuta in una ciotola, coprendola a contatto con una pellicola trasparente, in modo che non si formi la pellicina, e lasciatela raffreddare.

2.Per la pasta choux, versate l’acqua in un tegame, aggiungete il burro a pezzetti ed il sale. A fiamma media, mescolate con un cucchiaio di legno finché l’acqua non arrivi ad ebollizione. Allontanate, quindi, la pentola dal fuoco ed aggiungete tutta la farina allo stesso tempo, quindi mescolate bene per incorporarla completamente. Adagiate, poi, nuovamente la pentola sul fuoco e continuate a mescolare fin quando il composto non si stacchi completamente dai bordi del tegame.

3.A questo punto, versate il composto in una ciotola per il raffreddamento e solo quando sarà tiepido iniziate ad incorporare un uovo alla volta. Continuate ad impastare fin quando la pasta choux non diventa corposa, quindi mettetela in una sac-a-poche con il bocchettone a stella e formare delle ciambelline a doppio giro del diametro di 4 cm. circa direttamente su un foglio di carta forno.

4.Ritagliate la carta forno intorno alle zeppole in modo che si poggino su quadrati di carta da immergere insieme alla zeppola nell’olio caldo. La carta si staccherà da sola e sarà possibile tirarla via utilizzando una pinza. Il segreto per ottenere delle zeppole poco unte e più leggere è di passare le zeppole prima in forno per 11 minuti a 200° e, successivamente, friggerle una o due per volta in un pentolino con olio che non superi la temperatura di 165°. Un altro, invece, è di friggerle  prima in una pentola con olio meno caldo e successivamente in una con olio bollente.

5.Scolate le zeppole su un vassoio ricoperto di carta assorbente e aspettare che si raffreddino. Spolverizzare con lo zucchero a velo. Ponete la crema pasticcera in una sac-a-pochè con il bocchettone a stella e partendo dal centro della zeppola rilasciare la crema effettuando un movimento circolare. Guarnite, infine, con un’amarena sciroppata in cima e spolverizzate ancora con lo zucchero a velo: la zeppola di San Giuseppe è pronta, buona degustazione.




Torna l’ora legale: quando spostare le lancette nel 2026

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foto singola sito20 1024x576Come ogni anno, il passaggio all’ora legale comporta una piccola “rinuncia”: si dormirà un’ora in meno quella notte. In cambio, però, si guadagnerà più luce naturale nelle ore serali, con giornate che sembreranno subito più lunghe.

Questo sistema viene adottato da decenni in Italia e in gran parte dell’Europa proprio per sfruttare meglio la luce del sole durante la stagione primaverile ed estiva.

L’ora legale accompagnerà tutta la bella stagione e resterà in vigore fino a domenica 25 ottobre 2026, quando si tornerà all’ora solare spostando di nuovo le lancette indietro.

Nonostante sia ormai una pratica consolidata, il cambio dell’ora continua a far discutere. Negli ultimi anni si è parlato più volte della possibilità di eliminarlo, ma per ora resta in vigore in tutta l’Unione Europea.

Per chi vive all’estero

Per gli italiani fuori dall’Europa è bene ricordare che non tutti i Paesi adottano lo stesso sistema. Questo può creare differenze di orario temporanee nei rapporti con l’Italia, soprattutto nei giorni immediatamente successivi al cambio.




Napoli in lutto: addio a Tonino Apicella, voce storica della canzone partenopea

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155501799 f3582a43 ac00 4e73 9f59 08b7821481d2Napoli dice addio a Tonino Apicella, uno dei volti più autentici della canzone napoletana. La sua scomparsa ha suscitato grande emozione tra appassionati e colleghi, lasciando un vuoto nel mondo della musica tradizionale partenopea.

Nato negli anni Quaranta, Apicella aveva costruito nel tempo una carriera legata profondamente alla cultura musicale di Napoli. La sua voce, calda e riconoscibile, e il suo stile accompagnato dalla chitarra lo avevano reso un interprete apprezzato, capace di mantenere viva una tradizione che attraversa generazioni.

Nel corso degli anni, Tonino Apicella è diventato un punto di riferimento per la musica melodica napoletana, portando avanti con passione un repertorio fatto di emozione, sentimento e identità.

Non era solo un cantante, ma un custode di un patrimonio culturale che rappresenta Napoli nel mondo.

Apicella era anche il padre di Mariano Apicella, noto interprete della tradizione partenopea, segno di una passione per la musica tramandata di generazione in generazione.

La notizia della sua morte ha rapidamente fatto il giro dei social, dove in tanti hanno voluto ricordarlo con messaggi di affetto e riconoscenza.

Napoli perde così una delle sue voci più sincere, legata a quella tradizione musicale che continua a rappresentare l’anima della città.

Con la sua scomparsa se ne va un interprete autentico, ma resta il suo contributo alla canzone napoletana: un patrimonio fatto di musica, passione e memoria.

E proprio attraverso le sue canzoni, Tonino Apicella continuerà a vivere.




Italian Design Day in Messico: l’ambasciatore Modiano celebra la creatività italiana

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L’Italian Design Day è stato celebrato anche quest’anno a Città del Messico con un evento dedicato alla creatività, all’innovazione e alla sostenibilità del design italiano. L’iniziativa, promossa dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la rete diplomatica e culturale nel mondo, ha riunito professionisti, studenti e appassionati del settore presso l’Istituto Italiano di Cultura.

Ad aprire la serata è stato l’ambasciatore d’Italia in Messico, Alessandro Modiano, che ha sottolineato il valore culturale ed economico di questa manifestazione internazionale, pensata per promuovere il design italiano e rafforzare i legami tra Italia e Messico.

Tema dell’edizione 2026 è stato “RE-DESIGN – rigenerare spazi, oggetti, idee e relazioni”, un concetto che mette al centro la sostenibilità e la capacità del design di affrontare le sfide contemporanee. Secondo Modiano, estetica e responsabilità ambientale devono procedere insieme: il design non riguarda soltanto la bellezza o la progettazione industriale, ma anche il rapporto con l’ecologia e con il futuro delle città e delle comunità.

Nel corso dell’incontro è stata inoltre valorizzata la tradizione creativa italiana, spesso capace di trasformare l’eredità storica del Paese in un motore di innovazione contemporanea. Questo dialogo tra passato e futuro rappresenta, secondo il diplomatico, uno degli elementi che rendono il design italiano riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Protagonista dell’edizione messicana è stato il designer David Dolcini, invitato come ambasciatore del design italiano per condividere la propria esperienza e confrontarsi con architetti, accademici e professionisti locali sul ruolo della progettazione nella rigenerazione degli spazi e delle idee.

L’#Italian Design Day è oggi una delle principali iniziative di diplomazia culturale dell’Italia, organizzata ogni anno in numerosi Paesi con l’obiettivo di diffondere la cultura del progetto italiano e favorire nuove collaborazioni internazionali.




Addio a Enrica Bonaccorti, storica protagonista della tv italiana

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102425345 c2441f39 f669 4a9f 824c 3cd8270cf254Il mondo dello spettacolo italiano piange la scomparsa di #Enrica Bonaccorti, conduttrice, attrice e autrice televisiva che per decenni è stata uno dei volti più familiari del piccolo schermo. È morta il 12 marzo a Roma all’età di 76 anni, dopo aver combattuto contro un tumore al pancreas diagnosticato nel 2025.

Nata a Savona nel 1949, Bonaccorti ha attraversato oltre quarant’anni di televisione italiana, diventando una delle figure più riconoscibili tra gli anni Ottanta e Novanta. Dopo gli esordi nel teatro e nel cinema, approdò prima alla radio e poi alla televisione, dove raggiunse grande popolarità come conduttrice di programmi di successo.

Tra le trasmissioni che hanno segnato la sua carriera figurano “Italia sera”, “Pronto, chi gioca?” e la prima edizione di “Non è la Rai”, programmi che contribuirono a renderla una presenza costante nelle case degli italiani.

Oltre alla televisione, Bonaccorti si distinse anche come autrice. Tra i suoi lavori più noti figurano i testi di alcune celebri canzoni interpretate da Domenico Modugno, tra cui “La lontananza” e “Amara terra mia”, entrate nella storia della musica italiana.

Negli ultimi mesi aveva raccontato pubblicamente la sua malattia, condividendo con i fan il difficile percorso delle cure e ricevendo numerosi messaggi di affetto e sostegno. La notizia della sua scomparsa ha suscitato grande commozione nel mondo della televisione e tra il pubblico che per anni l’ha seguita e apprezzata.

Con la sua eleganza, l’ironia e uno stile diretto ma sempre misurato, Enrica Bonaccorti ha lasciato un segno importante nella storia della televisione italiana, rimanendo nel ricordo di colleghi e spettatori come una delle protagoniste più amate del piccolo schermo.




Cento anni fa nasceva Minerva Mirabal, il simbolo che Trujillo non riuscì a silenziare

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mirabal sisters patria dede minerva dominican republic activistsIl 12 marzo si celebra il centenario della nascita della più celebre eroina dominicana. La sua storia — e quella delle sorelle — continua a ispirare il mondo

C’è una data che il calendario dominicano di marzo porta con sé come un peso e come una luce insieme: il 12 marzo 2026 segna i cento anni dalla nascita di Minerva Mirabal, nata a Ojo de Agua, nella provincia di Salcedo, nel 1926. Un secolo fa veniva al mondo la donna che sarebbe diventata il simbolo più potente della resistenza contro la dittatura di Rafael Leónidas Trujillo — e che quella dittatura avrebbe poi pagato con la vita.

Minerva fu una delle figure più emblematiche della resistenza contro il regime trujillista, pioniera nel campo accademico come una delle prime donne a conseguire una laurea in Giurisprudenza all’Università Autonoma di Santo Domingo, e figura chiave del Movimiento Revolucionario 14 de Junio.

Ma Minerva non era sola. Insieme alle sorelle Patria e María Teresa — le tre diventate celebri come Las Mariposas, le farfalle — formava un terzetto di coraggio che la macchina del terrore trujillista non riuscì mai davvero a piegare, nemmeno quando, il 25 novembre 1960, le tre donne vennero assassinate per ordine del dittatore mentre tornavano da una visita ai loro mariti in prigione. Avevano rispettivamente 36, 25 e 25 anni.

Il loro lascito trascende i confini dominicani: le Nazioni Unite hanno dichiarato il 25 novembre Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne proprio in loro memoria.

Il centenario arriva in un momento particolarmente significativo per il Paese. La Repubblica Dominicana ha assunto a gennaio la Presidenza Pro Tempore del Consiglio dei Ministri della Donna dell’America Centrale, e il nome di Minerva risuona con rinnovata forza nel dibattito pubblico su diritti, uguaglianza e memoria storica.

Per gli italiani residenti nell’isola — una comunità che negli ultimi decenni è cresciuta in modo significativo soprattutto nelle zone turistiche della costa nord e della penisola di Samaná — il centenario di Minerva Mirabal non è solo una commemorazione locale. È un invito a conoscere più a fondo il Paese che hanno scelto come casa, la sua storia complessa, le ferite che ancora non si sono del tutto chiuse.

Perché la storia della Repubblica Dominicana del Novecento è, tra le altre cose, la storia di Trujillo: trent’anni di dittatura (1930-1961) che hanno segnato ogni aspetto della vita dell’isola, dalle campagne alle città, dai pescatori del nord ai contadini del sud. Una dittatura che molti italiani che vivono sull’isola conoscono solo superficialmente, ma che continua a parlare attraverso le strade, i monumenti, le famiglie che ancora portano i segni di quegli anni.

Le celebrazioni per il centenario si annunciano diffuse su tutto il territorio nazionale. Mostre, convegni, eventi culturali e commemorazioni ufficiali riempiranno le settimane attorno al 12 marzo. Il Teatro Nacional Eduardo Brito di Santo Domingo ospiterà uno degli eventi principali, mentre in tutto il Paese scuole e università dedicheranno spazio alla figura di Minerva e delle sue sorelle.

Chi volesse capire qualcosa di più della Repubblica Dominicana che vive e abita — al di là delle spiagge e dei resort — farebbe bene a fermarsi un momento su questa storia. Tre donne, tre farfalle, cento anni dopo. E un Paese che non ha ancora finito di fare i conti con il proprio passato, né di trarre forza dal proprio coraggio.




I Maestri della Ristorazione Daniele Laudicino e Rosario Falanga e la loro genovese

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collage export 9b94e1db 7cdf 4da7 a997 944ccaa11c94Oggi presentiamo due Maestri della Ristorazione, da poco entrati a far parte della famiglia di CHEF Italia ETS, Daniele Laudicino e Rosario Falanga, accomunati dal sogno comune di aprire un proprio ristorante e realizzato con forza, capacità e mestiere già da tempo: oggi sono titolari di un noto ristorante specializzato in cucina tipica napoletana, La Cucina Birichina di Quarto, a pochi passi da Napoli, la giusta struttura per trascorrere in tutta tranquillità un pranzo o una cena.

Il ristorante è in grado di accogliere anche eventi con centinaia di persone, rispettando la privacy e la tranquillità di ogni tavolo e dispone anche di un’area per bambini totalmente integrata nel ristorante e in compagnia di animatori professionali, sicuramente un’esperienza unica che combina tradizione culinaria e divertimento per tutta la famiglia.

I loro cavalli di battaglia sono una vasta scelta di antipasti e la loro irresistibile pizza napoletana, preparata con amore e ingredienti di qualità, ma che certamente si uniscono ai grandi piatti della tradizione.

Rosario Falanga, con la sua datata esperienza di manager di sala e la sua proverbiale conoscenza dei vini, abbina perfettamente ogni piatto con i migliori calici e ha anche la capacità di creare un’atmosfera accogliente e cordiale tale da far sentire gli ospiti sempre a casa, facendo della sua innata simpatia e cordialità il segreto e lo strumento per affiliare sempre più clienti.

Daniele Laudicino, con la sua lunga esperienza come Maestro Pizzaiolo e Responsabile della produzione, garantisce, unitamente alla brigata di cucina del ristorante, che ogni piatto sia preparato con la massima cura ed attenzione. La loro è una lunga collaborazione, iniziata oltre 35 anni fa, con una estesa e ricca esperienza nel campo della ristorazione, sempre alla ricerca di novità ed innovazioni per rendere l’esperienza a tavola unica e indimenticabile.

475d688a 371c 41b1 b994 c326d93e4badAccogliere le famiglie con bambini nel modo giusto non è solo una questione di buona volontà ma anche di piccoli accorgimenti pratici che fanno la differenza. Un ristorante che pensa ai più piccoli sarà sempre più apprezzato da mamme e papà, soprattutto se garantisce tranquillità, sicurezza e intrattenimento. Pochi ma validi suggerimenti e, allo stesso tempo, semplici ma oltremodo essenziali per renderlo davvero a misura di famiglia, gesti naturali che comunicano attenzione e cura e che spesso è proprio quello che fa tornare i clienti, un sorriso, una parola gentile, un piccola attenzione come raccogliere una posata caduta o parlare direttamente al bambino mentre si prende l’ordine sono segnali forti di cura e dedizione. E poi soprattutto la pazienza, specialmente con i bambini vivaci o rumorosi, è fondamentale: le famiglie non vogliono sentirsi di troppo ma parte dell’ambiente e i nostri Rosario e Daniele, insieme, hanno sempre cercato di offrire il meglio, con una passione che non è mai venuta meno. E sono oltretutto orgogliosi di poter offrire una simile esperienza culinaria autentica e divertente, dove la tradizione si incontra con l’innovazione più mirata e specifica.  https://ristorantecucinabirichina.com/

*Ed ecco il piatto che i nostri Maestri di Ristorazione Daniele Laudicino e Rosario Falanga ci propongono oggi, gli ziti alla genovese. La ricetta della genovese napoletana è una delle più celebri della cucina partenopea, capace di racchiudere in sé tutta la ricchezza e la tradizione culinaria dell’Italia meridionale. Con il suo sapore ricco ed avvolgente dato dalla lunga cottura delle cipolle, la genovese ha da sempre conquistato i palati di tutte le generazioni dei napoletani. Anzitutto a Napoli, quando si dice “Genovese” si intende immediatamente pasta con la salsa alla genovese. È assolutamente un piatto che si dovrebbe cucinare quando si hanno ospiti non campani, per far provare loro qualcosa di profondamente napoletano: in sintesi, è una salsa ottenuta dalla cottura lentissima delle cipolle e della carne, cottura che finisce solo quando la riduzione determina un colore marroncino denso e sostanzialmente compatto.

Nella ricetta base, alcuni usano sfumare con il vino, oppure aggiungono un poco di pomodoro. In alternativa all’olio si può usare la sugna, oppure si fa soffriggere un po’ di “vuccularo” o pancetta prima di aggiungere la cipolla. Insomma, l’importante è metterci l’essenziale, poi ognuno ci aggiunge del suo.

Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone: 320 g di ziti oppure candele, ambedue rigorosamente spezzati, 600 gr. di un pezzo di carne di primo taglio di “annecchia” di vitello, oppure di girello o la punta dello scamone, 1,2 Kg. di cipolle ramate, 1 carota 60 gr., mezzo gambo di sedano, abbondante olio extra vergine di oliva, 2 pomodorini del piennolo, 1 foglia di alloro (opzionale), 1 bicchiere di vino bianco, pepe e sale q.b., pecorino grattugiato o misto o solo parmigiano q.b.

Procedimento: Pulite e affettate sottilmente le cipolle, se l’avete utilizzate una mandolina. Tagliate, quindi, la carne a pezzettoni. In una casseruola capiente e dai bordi alti aggiungete l’olio (e/o la sugna) e fate rosolare bene la carne in pezzi per circa 20 minuti girandola su tutti i lati. Dopodiché aggiungete la carota ed il sedano tagliati in piccoli cubetti e l’alloro, quindi fate insaporire per qualche minuto il tutto. Bagnate con metà del vino e lasciatelo sfumare. A questo punto unite i pomodorini e il pepe ed infine coprite bene il tutto con le cipolle affettate sottilissime, salate e coprite con un coperchio, facendo cuocere a fiamma bassissima e girando di tanto in tanto. Fate cuocere per circa 1 ora coperta. Togliete il coperchio e fate cuocere per circa 2 ore in modo da far evaporare l’acqua di cottura, mescolando spesso e  bagnando con il vino rimasto man mano che il fondo si sarà asciugato. Eliminate la carne e tenetela da parte e continuate la cottura sempre senza coperchio per circa 1 ora fino a quando la genovese diventa scura e lucida ed avrà assunto la consistenza di una marmellata, con l’olio ben separato dalle cipolle. A fine cottura regolate di sale. Cuocete la pasta al dente e mantecate con la genovese. La carne invece potete tritarla al coltello e servirla sulla pasta con il condimento oppure potete servirla come secondo piatto. Servite gli ziti, se vi piace, con la genovese con una spolverata di pecorino oppure misto a parmigiano o solo parmigiano. La cottura dolce e prolungata (4 ore e più) consente alle cipolle di “consumarsi” ottenendo così una genovese cremosa e dolce come una marmellata, super saporita, perfetta per condire la pasta.

Si consiglia di usare come carne, come già menzionato, un primo taglio di “annecchia”, oppure di girello (detto a Napoli lacerto) o la punta dello scamone, tutti tagli di carne tenerissima adatti alla lunga cottura. La cipolla più adatta è quella ramata, perfetta quella di Montoro che, grazie al taglio sottile e alla lunga cottura si “scioglie”, creando un sugo cremoso e dolce. Come pasta usate una buona pasta di Gragnano trafilata al bronzo, in genere gli ziti o le candele, spezzandoli a mano. È, come sempre, buona degustazione.

 

 




Il Volo conquista il Messico: sorpresa sul palco con Carlos Rivera

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ilvolopuntovertGrande entusiasmo a #Città del Messico per il ritorno del trio italiano #Il Volo, che ha inaugurato nel Paese nordamericano una nuova serie di concerti celebrando oltre quindici anni di carriera. Sul palco dell’Auditorio Nacional, Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone hanno regalato al pubblico una serata ricca di emozioni e musica italiana.

Davanti a una sala gremita, i tre artisti hanno salutato con affetto i fan messicani, ricordando quanto sia speciale tornare a esibirsi nel Paese dopo alcuni anni di assenza. Il concerto ha segnato anche l’inizio di un nuovo tour, che il gruppo considera una tappa importante del proprio percorso artistico.

Durante lo spettacolo non sono mancati i grandi classici del repertorio italiano, come “’O sole mio” e “La donna è mobile”, interpretati con lo stile lirico-pop che ha reso famoso il trio nel mondo.

Il momento più sorprendente della serata è arrivato però con l’apparizione inattesa del cantante messicano #Carlos Rivera, accolto con entusiasmo dal pubblico. Insieme a Il Volo, Rivera ha interpretato per la prima volta dal vivo un nuovo brano intitolato “Cuerpo sin alma”, che sarà pubblicato prossimamente.

La collaborazione tra il celebre artista messicano e il trio italiano ha rappresentato uno dei momenti più intensi del concerto, suggellando l’incontro tra due tradizioni musicali molto amate dal pubblico locale.

Con questa serata, Il Volo ha confermato ancora una volta il forte legame con il pubblico messicano, che continua ad accogliere con grande calore la musica italiana e i suoi protagonisti.