La Handel Haus applaude il recital di Gianmario Strappati

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whatsapp image 2026 02 09 at 08.14.13La Handel Haus di Halle in collaborazione l’associazione Italiani a Lipsia e. V. ha proposto Sabato 7 Febbraio 2026 presso la Chamber Music Hall dell’abitazione che fu di G. F. Handel, un recital per Tuba e pianoforte per la prima volta nella sua storia.

La regione della Sassonia che ha già ospitato i recitals di Gianmario Strappati presso il Bachmuseum, la Tomba del padre della musica nella Thomaskirche, la Mendelssohn Haus, la Schumann Haus e la Grieg Begegnungsstatte di Lipsia, ha fatto registrare un evento di grande interesse, che lo stesso musicista italiano ha condiviso con la pianista Elena Postumi e le presentazioni storiche di Laura Solla. Calorosi gli applausi e le richieste di bis per le musiche di A. Marcello, V. Bellini, J. Brahms, G. Puccini, N. Paganini, G. Rossini, V. Monti ecc…

Grande soddisfazione è stata espressa inoltre dai numerosi presenti e dalle autorità dell’Associazione Italiani a Lipsia e. V. e della Handel Haus, che ha presentato questo evento nel calendario della stagione concertistica del 2026.

Tale evento si inserisce in un tour internazionale tenuto da Gianmario Strappati, Ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo, il quale ha già in calendario masterclass e recital nel Regno Unito, Tunisia, Repubblica Ceca ed altri.

A questa attività si unisce l’importante lavoro di ricerca svolto dallo stesso Strappati sul ruolo economico applicativo delle arti, con pubblicazioni in riviste e relazioni in congressi di grande rilevanza, organizzati da Università ed enti dei vari continenti.




Vancouver. La recente mostra d’arte al Centro Italiano riconduce a una dimensione spirituale

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unnamedDal 22 gennaio al 6 aprile, presso la sala del Museo del Centro Culturale Italiano, viene offerta ai visitatori una singolare opportunità di riflessione in una prospettiva spirituale e meditativa: Sacred Journeys, una serie di opere di arte tessile create da Karen Brodie e ispirate alle Stazioni della Croce, invita gli spettatori a ripensare e confrontarsi con la nostra umanità, con la dimensione della nostra dimensione spirituale attraverso una visione contemporanea e non confessionale dei temi del sacrificio e della redenzione, ispirata al labirinto meditativo, aperta a tutte le prospettive spirituali. Brodie ha lavorato per diversi anni al complesso progetto di disegnare le Stazioni della Croce, in collaborazione con 14 ministri del clero che hanno ispirato le meditazioni per ogni Stazione. La prima Stazione, realizzata  in arte tessile, venne mostrata al pubblico nel 2017 nel Corso della mostra (In finte) alla Anglican Foundation di Vancouver. Presso il Centro Italiano venne inaugurata nel marzo 2024 la bellissima raccolta di paramenti sacri dal titolo The Craft of Spirit; BC Liturgical Textiles, un potente omaggio alla creazione di vesti litirgiche in British Columbia dal 1924 fino al 2024. Karen Brodie ha iniziato produrre opere di arte tessile fino dal 1991. Da Vancouver si è poi trasferita a Golden, BC e il suo studio d’arte produce una varietà di arte e paramenti liturgici su commissione di congregazioni ecumeniche in tutto il Nord America e anche oltre i confini di questo continente.

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Una sosta presso il Museo del Centro per vedere e vivere questa bella Sacred Journeys regala momenti di calma introspezione, di ricongiungimento con la nostra essenza spirituale e la nostra umanità. Sono momenti importantissimi ma troppo spesso vengono soffocati dalla soverchiante presenza dei messaggi frenetici del mondo digitale, dal ritmo incalzante della giornata: questa è una occasione per cercare una propria verità spirituale, di fermarsi e raccogliersi nella quiete della contemplazione.

La mostra al Centro, che inaugura la stagione artistica 2026, è stata curata dalla Dr. Angela Clarke, Direttrice del Museo. Ingresso libero.

 

 




Giornata della Memoria: eventi di commemorazione in Canada

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giornata della memoria ambasciata ditalia a ottawa eventi di commemorazione in canadaimmagine6 198x223In occasione della Giornata Internazionale della Memoria, l’Ambasciatore d’Italia in Canada Alessandro Cattaneo ha partecipato alla cerimonia organizzata dal Governo canadese presso il National Holocaust Monument di Ottawa, alla presenza del Primo Ministro Mark Carney e di numerosi rappresentanti politici e istituzionali del Canada. L’Ambasciatore ha inoltre preso parte all’evento organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura a Toronto, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Toronto, l’Ambasciata d’Italia, il Centro Culturale Ebraico Miles Nadal e l’Italian Contemporary Film Festival.

Alla presenza di un folto pubblico, la serata è stata incentrata sulla proiezione del documentario “Liliana” del regista Ruggero Gabbai, dedicato alla storia della Senatrice a vita Liliana Segre. Tra i presenti, Autorità politiche e rappresentanti istituzionali canadesi, tra cui il Senatore Toni Varone e il Procuratore Generale dell’Ontario, On. Michael Kerzner.

Nel suo intervento di apertura, l’Ambasciatore Cattaneo ha sottolineato il profondo significato della ricorrenza alla luce della recrudescenza dell’antisemitismo su scala globale, che richiede ancor di più di promuovere presso le nuove generazioni una consapevole educazione alla Memoria. L’evento di Toronto dà il via ad una serie di iniziative realizzate dalla rete diplomatico-consolare italiana in Canada, su impulso dell’Ambasciata, dedicate alle Giornata Internazionale della Memoria. Il 2 febbraio il documentario “Liliana” sarà proiettato, con il sostegno del Consolato Generale d’Italia a Vancouver, presso il Vancouver Holocaust Education Centre.

Il 3 febbraio l’Istituto italiano di Cultura ed il Consolato Generale d’Italia a Montreal presenteranno presso il Cinéma du Musée il documentario “Il respiro di Shlomo”, del regista Ruggero Gabbai, incentrato sulla testimonianza di Shlomo Venezia. Lo stesso documentario sarà inoltre presentato dall’Ambasciata d’Italia a Ottawa presso l’Ottawa Art Gallery il giorno seguente. Le proiezioni di Ottawa e Montreal verranno seguite da una conversazione con il Prof. Mario Venezia, figlio di Shlomo Venezia, produttore del documentario e Presidente della Fondazione Museo della Shoah, presente in qualità di ospite d’onore ad entrambi gli eventi.(Inform)




Lo Chef Davide Pronti e i suoi tagliolini con sfilaccini d’asino

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0Oggi presentiamo lo Chef Davide Pronti, un grande professionista recentemente entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia ETS.

Classe 79, di origine romagnola, ha la fortuna di crescere e quindi di frequentare la cucina dell'albergo di famiglia, dove apprende i primi
rudimenti del mestiere dalla mamma che è anche cuoca e che, naturalmente ci tiene a ringraziare per tutti i consigli e per tutto l’aiuto fondamentale per la sua futura attività professionale. Ci tiene anche, e in maniera particolare, a ringraziare chi ha un ruolo importante nel sostenere tutti i suoi sogni e non solo, ovvero la sua compagna, la Sig.ra
Michela.

Oltre a prestare la sua opera all’attività di famiglia, nelle stagioni invernali, ha l’opportunità di intraprendere, ogni anno, un percorso formativo in diversi ristoranti della zona, in modo da accrescere le sue conoscenze e di imparare le più svariate tecniche nell’ambito di una continua evoluzione professionale.

Nel 2007 si trasferisce nella Val d’Ossola dove ha modo di conoscere e di apprezzare le qualità dei prodotti locali: per lui, come ci confida, la svolta arriva quattro anni dopo, per via dell’incontro con Matteo Moscardi, un grande esperto della vivaistica di Brescia, esattamente della Val Camonica, che ha avuto per lui un ruolo fondamentale nel fargli acquisire esperienza nel settore, rivelatasi poi di estremo aiuto nella parte vegetale dei suoi piatti.

Inoltre, poi, aggiunge che, da questo rapporto d’amicizia non solo professionale, nasce la sua passione per le piante spontanee e del loro uso in cucina. Ricordiamo che la Val d’Ossola (o semplicemente l’Ossola) è un’ ampia valle alpina situata nel nord del Piemonte, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, al confine con la Svizzera; corrisponde al bacino idrografico del fiume Toce e si suddivide in sette valli principali (Vigezzo, Anzasca, Formazza, Bognanco, Divedro, Antigorio, Antrona), con Domodossola come centro principale, formando una struttura che ricorda una foglia
d’acero e si estende dalle Alpi Pennine e Lepontine fino al Lago Maggiore.

0Il nostro Chef Davide Pronti ci tiene a ricordare un’altra persona recentemente incontrata nell’ambito della sua professione, Gianluca Nana, un macellaio di La Spezia che, a suo dire, gli ha aperto un mondo sulla carne.

Infine, e come dargli torto, ci dice che la sua filosofia di cucina, ma anche di vita, è il rispetto sia della materia prima che del cliente, lavorando esclusivamente sempre con prodotti freschi. Aggiunge, in ultimo, che ha una particolare passione per i lievitati e, soprattutto, per il lievito madre.

Inoltre, il nostro Chef Davide Pronti ha avuto l’opportunità nella sua carriera di vincere diversi premi, ha avuto modo di scrivere diversi articoli di cucina e di collaborare con diverse aziende, cimentandosi anche in alcuni cooking show.

Attualmente sta svolgendo un’attività lavorativa nel vicino Cantone Vallese, non distante da casa ma in Svizzera.

*Ed ecco ora una elegante e allo stesso tempo fantastica e particolare ricetta del nostro chef Davide Pronti, i suoi tagliolini con sfilaccini d’asino. Si tratta di pasta fresca fatta al ristorante, ma che potete anche fare in casa, con un impasto realizzato con uova d’oca e poi cotto nel latticello ed infine mantecato nel burro nostrano di montagna, terminando il piatto con degli sfilaccini di carne salata di asino, frutto esclusivo dell’arte culinaria e dell’inventiva del nostro Chef Davide.

Ma veniamo subito agli ingredienti: 1 kg. di farina 00, 1 kg. semola, 5-6 uova d’oca, latticello q.b., burro di montagna q.b., sale q.b, sfilaccini d’asino q.b.

Procedimento: sulla spianatoia impastate le farine con le uova nel solito modo o usate una planetaria, dopodiché fate riposare il composto per 30 minuti in frigo, quindi provvedete a stendere la pasta e a ricavare a mano o con la macchina le sfoglie, tagliandole poi per una pezzatura da 120-130 gr. a porzione. I tagliolini ottenuti vanno necessariamente cotti nel latticello e poi mantecati con il burro di montagna.
Ricordiamo che il latticello (in inglese buttermilk) è un latticino liquido, dal sapore acidulo e
povero di grassi, ottenuto originariamente come sottoprodotto della lavorazione del burro
nella preparazione della panna. Tradizionalmente veniva fatto fermentare all’aria con un processo naturale, ad opera dei batteri produttori di acido lattico dal lattosio presenti nel latte. Si otteneva quando si faceva il burro in casa, lasciandone inacidire i residui della lavorazione. Quello che risultava veniva infatti chiamato “latte del burro” o “latticello”.

Il burro di montagna (o di malga), invece, è un prodotto d’eccellenza ottenuto dal latte di vacche al pascolo in alta quota, caratterizzato da un intenso colore giallo paglierino e da un sapore aromatico con note di erbe. Prodotto artigianalmente, spesso a latte crudo per affioramento o centrifugazione, è ricco di Omega 3 e 6, ideale da consumare crudo o per arricchire piatti, ideale per palati che apprezzano sapori intensi e autentici. È un alimento raro e prezioso, tipico dell’arco alpino (Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige), spesso lavorato a mano.
Gli sfilaccini di asino, ricavati dal filetto, vengono stagionati per 12 mesi prima di essere utilizzati. L’asino è una carne delicata, leggera, sana e digeribile, ricca di sali come potassio, fosforo, calcio e magnesio, ma soprattutto è molto magra, delicata, con un gusto simile al bovino, con una quantità di ferro molto alta e con una componente lipidica fondamentalmente composta di grassi insaturi, che contribuiscono a mantenere bassi i livelli di colesterolo.

Una volta cotti i tagliolini nel latticello, in una padella capiente, mantecate il tutto nel burro di montagna: la difficoltà del piatto sta nel bilanciare la parte sapida con quella dolciastra del latticello.

Terminate, infine, con 50 gr. circa di sfilaccini di asino su ogni porzione, decorando a piacimento. E, come sempre, buona degustazione.




Germania. Gianmario Strappati in concerto ad Halle

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whatsapp image 2026 01 27 at 15.10.44Sabato 7 Febbraio 2026 alle ore 17 il concertista italiano Gianmario Strappati terrà un recital per Tuba presso la Chamber Hall della Händel Haus di Halle.

All’ evento organizzato dalla Händel Haus in collaborazione con l’Associazione Italiani a Lipsia e. V parteciperà inoltre Laura Solla (presentazioni storiche).

Il solista italiano proporrà musiche per Tuba e pianoforte di: A. Marcello, V. Bellini, G. Puccini, P. Mascagni, G. Rossini, V. Monti, T. Albinoni e J. Brahms.

Un appuntamento di grande prestigio per la città di Halle, che ospiterà per la prima volta il concertista italiano Gianmario Strappati.

Già in passato lo stesso si è esibito in prestigiose location, presso la città di Lipsia, sempre in Sassonia tra le quali: il Bachmuseum in occasione del 334esimo compleanno di J. S. Bach, la Thomaskirche sulla Tomba del padre della musica, la Mendelssohn Haus, la Schumann Haus e la Grieg-Begegnungsstätte.

L’artista italiano Ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo e Docente nei vari continenti in atenei prestigiosi tra i quali quali: la Florida State University, l’Instituto Superior de Musica J. Hernandez di Buenos Aires, il Conservatorio Statale G. Verdi di Ravenna, partecipa inoltre come relatore a prestigiosi congressi internazionali organizzati dall’Università Pantheon Sorbonne di Parigi, dalla Carnegie Mellon University (USA), dalla Escuela Universitaria de Artes de Madrid ed altre, esplicando lavori di ricerca riguardo l’interconnessione tra economia applicata, relazioni internazionali e creatività artistica.

L’ingresso è libero.

 




Perché il Canada si chiama così? Una parola indigena diventata il nome di un Paese

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816zy+l lrl. ac uf894,1000 ql80 Forse non tutti lo sanno, ma il nome Canada non nasce da un atto politico, né da una decisione coloniale formale. Al contrario, deriva da una parola indigena semplice e quotidiana, che nel corso dei secoli ha finito per identificare uno degli Stati più grandi e influenti del mondo.

Tutto nasce da una parola: kanata

L’origine del nome Canada risale al XVI secolo, durante le esplorazioni francesi nel Nord America. Quando l’esploratore Jacques Cartier risalì il fiume San Lorenzo nel 1535, entrò in contatto con le popolazioni irochesi della regione.

Gli indigeni utilizzavano la parola “kanata”, che nella loro lingua significava semplicemente “villaggio” o “insediamento”, per indicare il luogo in cui vivevano, in particolare l’area dell’attuale Québec. Cartier, però, interpretò quel termine come il nome dell’intero territorio.

Da quel malinteso linguistico nacque un nome destinato a durare.

Da un villaggio a un territorio

Nei resoconti di viaggio di Cartier e nelle mappe francesi successive, il termine Canada iniziò a essere usato per indicare tutta la regione lungo il fiume San Lorenzo. Con il tempo, l’uso si estese progressivamente a un’area sempre più ampia, fino a comprendere l’intero territorio controllato dalla Francia in Nord America, noto come Nouvelle-France.

Anche dopo il passaggio del controllo alla Gran Bretagna, nel XVIII secolo, il nome #Canada rimase in uso, diventando un riferimento geografico e politico stabile.

Il nome ufficiale dello Stato

Nel 1867, con la nascita del Dominion of Canada, il termine venne adottato ufficialmente come nome del nuovo Stato federale. Una scelta che rifletteva sia la tradizione storica sia la volontà di mantenere un’identità distinta all’interno dell’Impero britannico.

Curiosamente, nel corso degli anni furono proposti anche nomi alternativi, oggi quasi dimenticati, ma nessuno riuscì a sostituire un termine ormai radicato nella storia e nell’immaginario collettivo.

Un nome che racconta una storia

Il nome Canada è oggi considerato uno dei rari esempi di Stati moderni con un nome di origine indigena, sopravvissuto alla colonizzazione europea. Un dettaglio non secondario, che richiama il ruolo fondamentale delle popolazioni native nella storia del Paese, spesso trascurato nei racconti ufficiali.

Dietro una parola apparentemente semplice si nasconde dunque una storia di incontri culturali, incomprensioni linguistiche e stratificazioni storiche, che hanno trasformato un termine usato per indicare un villaggio in un simbolo riconosciuto a livello globale.

Una curiosità linguistica che aiuta a capire meglio non solo il nome del Canada, ma anche le radici profonde della sua identità multiculturale.




Ahorita: quando il tempo, nella Repubblica Dominicana, smette di avere fretta

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city street historic buildings clock towerChi arriva per la prima volta nella Repubblica Dominicana lo nota subito: il tempo ha un altro ritmo. Non è solo una sensazione legata al clima o al mare, ma un vero e proprio modo di vivere, che sorprende, disorienta e alla fine – spesso – conquista.

“Ahorita”: una parola, una filosofia

Una delle prime parole che gli stranieri imparano è ahorita. Letteralmente significa “tra poco”, ma nella pratica può voler dire subito, più tardi, domani o chissà quando.
Non è disorganizzazione: è un approccio culturale in cui le relazioni contano più dell’orologio e l’urgenza è spesso relativa.

Per un europeo, abituato a scadenze rigide e orari precisi, può essere frustrante. Per un dominicano, invece, è normale adattarsi alle circostanze, al caldo, agli imprevisti, alle persone.

La pausa invisibile del pomeriggio

Nelle ore centrali della giornata, soprattutto fuori dai grandi uffici e dalle zone turistiche, il Paese sembra rallentare. Negozi semiaperti, strade più silenziose, attività che riprendono con calma nel tardo pomeriggio.
Non esiste una “siesta” ufficiale come in altri Paesi, ma c’è una pausa non dichiarata, dettata dal sole, dall’umidità e da una saggezza pratica: forzare i ritmi non serve.

È anche il momento dei colmados, piccoli negozi di quartiere che diventano punti di incontro: musica bassa, chiacchiere, una bibita fredda. La vita sociale passa da lì.

La sera come spazio sociale

Quando il sole cala, la Repubblica Dominicana si risveglia. Le famiglie escono, le strade tornano vive, i bambini giocano nei quartieri. La sera non è solo relax, ma spazio di relazione, molto più che in molte città europee.

Cenare tardi, incontrarsi senza appuntamento, fermarsi a parlare anche solo per pochi minuti fa parte di un tessuto sociale ancora fortemente comunitario.

Un adattamento necessario per gli stranieri

Per italiani ed europei residenti, adattarsi a questo ritmo è spesso una delle sfide più grandi. All’inizio si parla di inefficienza, poi di esasperazione. Col tempo, però, molti scoprono che vivere sempre di corsa non è sinonimo di vivere meglio.

Chi riesce a trovare un equilibrio tra organizzazione personale e flessibilità locale scopre un vantaggio inatteso: meno stress, più contatto umano, maggiore capacità di accettare l’imprevisto.

Non lentezza, ma un altro equilibrio

Definire il tempo dominicano come “lento” è riduttivo. È piuttosto un tempo diverso, che privilegia la vita quotidiana, il clima, le relazioni e la resilienza.
In un mondo sempre più accelerato, la Repubblica Dominicana ricorda – spesso senza volerlo – che non tutto deve correre per forza.

Un tratto di costume che divide, ma che racconta molto dell’anima del Paese e del perché, nonostante tutto, tanti decidano di restare.




USA. “Custodians of Culture”: celebrati a Washington 25 anni di cooperazione sui beni culturali tra Italia e Stati Unit

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custodians of culture celebrati allambasciata a washington 25 anni di cooperazione sui beni culturali tra italia e stati uniti immagine8L’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci ha ospitato nella Residenza, Villa Firenze, l’evento “Custodians of Culture” per celebrare il 25° anniversario del Memorandum di intesa tra Italia e USA sull’imposizione di limitazioni all’importazione di materiale archeologico dall’Italia, caratterizzato da una cerimonia di rimpatrio e da un dibattito di alto livello sulla tutela del patrimonio culturale. La celebrazione dell’anniversario fa seguito alla firma a Roma, il 5 dicembre 2025, del rinnovo del Memorandum da parte del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e dell’Under Secretary per la Diplomazia Pubblica Sarah B. Rogers. Concluso per la prima volta nel 2000, l’accordo è diventato un pilastro degli sforzi internazionali volti a contrastare il traffico illecito di beni culturali.

Aprendo la serata, l’Ambasciatore Peronaci ha sottolineato il significato più ampio dell’accordo. “Quest’anno ricorre il 25° anniversario di questo accordo tra Italia e Stati Uniti, firmato per la prima volta nel 2000 e diventato un modello nell’ultimo quarto di secolo. Si tratta di un accordo che non riguarda solo l’aspetto regolamentare, ma riguarda i valori: esso ribadisce che il patrimonio culturale non è una merce, ma un’eredità condivisa che deve essere protetta da traffici illeciti e sfruttamento”. L’Ambasciatore Peronaci ha inoltre sottolineato che, grazie alla cooperazione bilaterale tra i nostri Paesi, sono stati recuperati e restituiti all’Italia più di 5.000 reperti. Darren Beattie, Senior Bureau Official per gli Affari Educativi e Culturali del Dipartimento di Stato Americano, ha sottolineato: “Proteggere il patrimonio culturale non significa solo preservare i reperti; significa salvaguardare l’identità, la memoria, le tradizioni e le basi della civiltà per le generazioni future. Per oltre un quarto di secolo, il nostro team presso l’Ufficio per gli Affari Educativi e Culturali ha collaborato con le forze dell’ordine e le controparti italiane per garantire che questi tesori unici continuino a ispirare il mondo negli anni a venire.” Charles Wall, Vicedirettore dell’Immigration and Customs Enforcement e Scott Schelble, Vicedirettore Aggiunto della Divisione Operazioni Internazionali dell’FBI, hanno sottolineato l’importanza della cooperazione bilaterale con l’Italia su questo tema. Successivamente è intervenuto il Generale Antonio Petti, a capo del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che ha sottolineato la competenza specialistica dell’Italia in materia di tutela del patrimonio culturale.

E’ seguita una cerimonia per la restituzione all’Italia di opere d’arte confiscate, alcune delle quali erano esposte in una piccola ma significativa mostra allestita ieri sera a Villa Firenze. Una prova tangibile di ciò che la cooperazione internazionale in tale settore può consentire di realizzare.

Dopo la cerimonia, Channah Norman, avvocato specializzato in arte e musei, ha animato una conversazione con Deborah Lehr, fondatrice dell’Antiquities Coalition e CEO del Meridian International Center e Chase F. Robinson, direttore del National Museum of Asian Art dello Smithsonian. Il panel ha affrontato temi quali le strategie transnazionali per proteggere il patrimonio culturale, gli approcci investigativi e legali per casi riguardanti i beni culturali, la ricerca sulla provenienza dei reperti in ambito museale e il ruolo crescente della tecnologia nel promuovere la trasparenza e la responsabilità in questo ambito. La serata si è conclusa con una visita alla mostra delle opere d’arte confiscate, celebrando un quarto di secolo di cooperazione italo-americana e riaffermando il condiviso impegno dei nostri due Paesi per la salvaguardia del patrimonio culturale come bene comune. L’evento ha inoltre inaugurato “Villa Firenze Talks”, una nuova serie ospitata presso la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia per riunire politici, esperti, accademici e leader di settore per rafforzare il dialogo transatlantico e la cooperazione sulle sfide globali, dalla geopolitica e la sicurezza all’innovazione, alle tecnologie emergenti e al patrimonio culturale.(Inform)




Lo Chef Filippo Mulè e i suoi spaghetti alla chitarra con vongole e pomodorini

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collage export cac778c0 23c5 4237 8e29 c75427e1846dOggi parliamo di un grande della Ristorazione Italiana, lo Chef Filippo Mulé, Presidente della Delegazione dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani in Svizzera, da sempre interessato a promuovere la Cucina  Italiana in territorio elvetico unitamente ai vari Chef associati che credono e condividono un progetto comune di unione e scambio culturale per definire nuovi orizzonti gastronomici.

Oggi lo Chef Filippo Mulè svolge soprattutto un’attività particolarmente orientata alla Consulenza e all’apertura di nuovi ristoranti e, ultimamente, ha ampliato il suo raggio d’azione professionale dedicandosi attivamente e prevalentemente alla consulenza strategica. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato locale e delle dinamiche gestionali, ha supportato la nascita e l’apertura di diversi nuovi esercizi ristorativi in Svizzera.

In qualità di consulente, ha guidato lo sviluppo di nuovi concept gastronomici, occupandosi della progettazione dei vari menù e dell’ottimizzazione dei processi operativi per garantire il successo delle nuove imprese attivamente seguite.

collage export 388ccffe 5009 4d77 ad0a a5a785852683Parallelamente alla sua attività in cucina e alla presidenza dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani Svizzera, lo Chef Mulè ha assunto un ruolo fondamentale come talent scout, impegnandosi nella ricerca e nella scoperta di nuovi Chef emergenti sul territorio svizzero e, attraverso la sua leadership in seno all’associazione, ha creato una rete di supporto e d’aiuto per questi giovani professionisti, offrendo loro visibilità e opportunità di crescita.

Inoltre, ha promosso progetti di unione e scambio culturale volti a integrare le nuove generazioni di cuochi nel tessuto gastronomico internazionale, rafforzando così l’eccellenza del Made in Italy in Svizzera.

In conclusione, lo Chef Filippo Mulè combina oggi la sua storica esperienza come Executive Chef presso il ristorante Neubrück di Berna con una visione manageriale moderna. In particolare, dunque, la sua attività recente lo vede come una figura cardine non solo nella preparazione di piatti di alta qualità, ma anche nella formazione e nel lancio di nuove realtà e talenti che stanno ridefinendo la cucina italiana d’oltralpe.

*Oggi presentiamo una bellissima ricetta tradizionale dello Chef Filippo Mulè, i suoi spaghetti alla chitarra con vongole e pomodorini, realizzata con ingredienti freschi e di qualità superiore (per 4 persone): Pasta Fresca: 400g di spaghetti alla chitarra (fatti con semola di grano duro e uova), Vongole: 1 kg di vongole veraci (già spurgate), Pomodorini: 10-12 pomodorini ciliegino o datterino (gialli e rossi), Aromi: 2 spicchi d’aglio, un peperoncino fresco q.b., prezzemolo fresco tritato q.b. Liquidi: ½ bicchiere di vino bianco secco, Olio extravergine d’oliva di qualità q.b. Condimento: Sale q.b. (prestando attenzione al sale, le vongole sono già sapide di loro).

Procedimento: 1. Apertura delle vongole: in un’ampia padella, scaldate un filo d’olio extravergine d’oliva con uno spicchio d’aglio schiacciato. Versatevi, quindi, le vongole, coprite con un coperchio e scuotete la padella finché non saranno tutte aperte. Filtrate l’acqua di cottura con un colino a maglie fini per eliminare eventuali residui di sabbia e tenetela da parte. A questo punto sgusciate metà delle vongole, lasciando le altre intere per l’impiattamento. 2.Il Fondo Mediterraneo: in una padella pulita, soffriggete dolcemente l’altro spicchio d’aglio tritato ed il peperoncino in abbondante olio extravergine d’oliva. Aggiungete i pomodorini tagliati a metà e fateli appassire per 2-3 minuti a fiamma vivace, finché non iniziano a rilasciare il loro succo. Sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare. 3.Cottura della Pasta: cuocete gli spaghetti alla chitarra in abbondante acqua salata, scolandoli poi molto al dente (circa 2 minuti prima della fine della cottura). La pasta fresca assorbe molto liquido, quindi è fondamentale terminare la cottura direttamente nel sugo. 4.

La Mantecatura: versate la pasta nella padella con i pomodorini. Aggiungete gradualmente l’acqua filtrata delle vongole ed un mestolo d’acqua di cottura della pasta. Saltate energicamente per creare un’emulsione cremosa che leghi gli spaghetti. Solo alla fine, unite tutte le vongole (sgusciate e intere). Impiattamento: servite gli spaghetti creando un nido al centro del piatto, quindi distribuitevi sopra le vongole intere ed i pomodorini rossi e gialli. Finite con una pioggia generosa di prezzemolo fresco tritato al momento ed un ultimo giro di olio extravergine d’oliva a crudo.

Infine il nostro Chef Filippo ci vuole rivelare qualche segreto: intanto, la pasta fresca “alla chitarra” ha una porosità unica che trattiene il sapore del mare e si raccomanda di non esagerare con la cottura dei pomodorini, devono rimanere integri e vivaci nel colore per contrastare con il bianco delle vongole.




A Fabriano ARCANA apre il cammino di San Francesco

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locandina fabrianoLa mostra di Andrea da Montefeltro al Palazzo del Podestà tra le prime tappe nazionali per gli 800 anni dalla morte del Santo

Nel cuore più autentico di Fabriano, là dove le pietre raccontano secoli di storia, si apre un varco tra tempo e materia. Venerdì 24 gennaio alle ore 17.00, alla presenza dell’Amministrazione comunale e delle Autorità, si terrà l’evento inaugurale della mostra nazionale “ARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzonte”, ospitata fino a fine marzo nello storico Palazzo del Podestà, uno dei luoghi storici più importanti dell’intera regione Marche, simbolo del potere comunale medievale e fulcro della vita cittadina sin dal XIII secolo. Il Palazzo del Podestà, con la sua architettura severa ed elegante, testimone di decisioni, assemblee e destini intrecciati nei secoli, diventa oggi luogo di rivelazione e dialogo: uno spazio in cui la memoria storica di Fabriano – città della carta, del lavoro sapiente e del pensiero umanistico – incontra la forza simbolica della scultura su pietra. L’evento è realizzato in collaborazione con il Comune di #Fabriano, Visit Fabriano, Club UNESCO di Firenze e il gruppo AUSER di Fabriano, con il patrocinio della Provincia di Ancona, la mostra sarà sotto la direzione artistica di Annalisa Di Maria, tra i principali esperti di estetica rinascimentale e simbolismo leonardesco.

img 20170422 wa0015Le sculture di #Andrea da Montefeltro – Premio Mondiale della Pace nell’Arte – nascono dalla pietra e parlano al presente con un linguaggio antico e universale. Forme solenni, attraversate da geometrie sacre, segni alchemici e riferimenti spirituali, evocano un dialogo profondo tra cielo e terra, tra scienza e mistero, tra l’uomo e la sua ricerca di senso. L’artista si muove come un alchimista della materia, capace di trasformare la pietra in pensiero, in visione, in silenziosa interrogazione. Il percorso espositivo si intreccia idealmente alla storia francescana di Fabriano, rievocando il passaggio di San Francesco d’Assisi e il valore della semplicità, del gesto essenziale, del costruire con ciò che è vero e duraturo. In questo contesto, la pietra diventa fondamento e memoria, custode di un messaggio che attraversa i secoli. L’evento si colloca tra le primissime tappe nazionali delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, assumendo il valore di un vero e proprio atto di memoria spirituale. In questo tempo sospeso, la mostra si fa eco di una sapienza antica, quella di chi costruisce sulla roccia, come insegna il Vangelo e come Francesco ha incarnato nella sua vita: una fede senza ornamenti, fondata sull’essenziale, sulla materia povera e sulla verità del gesto. La pietra, cuore pulsante dell’opera di Andrea da Montefeltro, diventa così simbolo iniziatico e fondamento sacro, corpo silenzioso che custodisce il tempo, la preghiera, il cammino. Fabriano si trasforma in soglia e rifugio, luogo di ascolto e rivelazione, dove l’arte non rappresenta il sacro ma lo riattiva, lo rende nuovamente presente.

“ARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzonte” non è soltanto una mostra, ma un’esperienza immersiva e contemplativa. È un invito a rallentare, ad ascoltare il tempo inciso nella materia, a lasciarsi guidare dalla forza simbolica dell’arte. Un appuntamento che trasforma Fabriano in un crocevia culturale e spirituale, dove la grande tradizione storica della città dialoga con una visione artistica proiettata verso nuovi orizzonti interiori. Un evento imperdibile per appassionati d’arte, studiosi e viaggiatori dell’anima.