Tre discese nell’oscurità: il trittico dark che si chiude con L’Inquisitore dell’Española

copertina con scritte e due donne

copertina con scritte e due donneCon L’Inquisitore dell’Española si conclude un progetto narrativo particolare e coerente, pur nella diversità delle ambientazioni e dei temi: un trittico dark composto da Ad Inferos, I Dannati di Samaná e, appunto, L’Inquisitore dell’Española, tre romanzi pubblicati sotto pseudonimi diversi, come se ogni libro fosse firmato da una voce autonoma, ma riconducibile a una stessa visione.

Non si tratta di una trilogia tradizionale, né di una saga. I tre romanzi non condividono personaggi né continuità narrativa, ma sono uniti da un elemento più profondo: l’esplorazione del male come struttura di potere, individuale o collettiva, spirituale o politica.

Tre libri, tre inferni

Ad Inferos è il punto di partenza ideale del percorso. Non è ambientato nei Caraibi, ma in Italia, e non affronta il tema dell’Inquisizione, ma rappresenta una discesa metafisica nel lato oscuro dell’animo umano. È il romanzo più simbolico del trittico, quello che indaga l’inferno interiore prima ancora di quello storico o geografico.

cop ita con titoliCon I Dannati di Samaná, lo sguardo si sposta nei Caraibi. Qui l’inferno non è più solo interiore, ma corale: una comunità segnata da colpa, superstizione, violenza e silenzi. Samaná diventa uno spazio di dannazione, lontano da qualsiasi lettura esotica o turistica.

L’Inquisitore dell’Española chiude il trittico portando il discorso sul terreno del potere istituzionalizzato. Ambientato tra la Spagna e Santo Domingo in epoca coloniale, il romanzo racconta l’arrivo dell’Inquisizione nel Nuovo Mondo. Qui il male non è né metafora né destino collettivo, ma sistema organizzato, tribunale, dottrina, macchina del terrore.

L’Inquisizione ai tropici

Il protagonista, Fra Alonso de Mendosa, è un inquisitore domenicano inviato nell’isola dell’Española per “purificare” una colonia corrotta. Ma attorno a lui si muovono forze ancora più inquietanti: nobiltà, interessi economici, setti segrete, e soprattutto la figura di Donna Elvira de Guevara, donna di potere che incarna una dominazione fredda, lucida, spietata.

Il romanzo scava senza indulgenza nei meccanismi della violenza religiosa, mostrando come la fede possa diventare strumento di controllo e come l’Inquisizione, trapiantata nei tropici, assuma tratti ancora più estremi e perversi.

Un progetto sotto identità multiple

v8y452d front shortedge 384La scelta di firmare i tre romanzi con pseudonimi differenti non è un semplice gioco editoriale, ma parte integrante del progetto. Ogni libro adotta una voce, un ritmo e una distanza emotiva diversa, come se fosse raccontato da un autore differente, pur all’interno di una stessa architettura narrativa.

Il trittico può così essere letto come una mappa dell’oscurità, che attraversa luoghi e tempi diversi, ma sempre con lo stesso interrogativo di fondo: da dove nasce il male, e chi lo amministra?

Con L’Inquisitore dell’Española, questo percorso si chiude. Non con una redenzione, ma con una constatazione inquietante: quando il potere si veste di giustizia assoluta, l’inferno smette di essere un luogo immaginario e diventa una pratica quotidiana.

I tre romanzi sono pubblicati in lulu.com




Lo Chef Alex Ziccarelli e i suoi paccherini al melograno con scampi e olio al basilico

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7495ecba 2465 42fa b67b a41a9f51f35dOggi parliamo dello Chef Alex Ziccarelli, Direttore di CHEF Italia World News, impegnato in diverse attività e consulenze professionali.

Classe 1961, cosentino di nascita, studi classici e in seguito universitari a Napoli, abbandonati forzatamente dopo un evento tragico familiare a tre quarti del percorso. La passione per la cucina lo porta, anche per necessità, a cambiare strada e a frequentare il primo corso di cucina nel 1984 sempre a Napoli, dove si perfeziona soprattutto nella cucina di pesce oltre a quella della cucina regionale di tradizione, culminata poi con la particolare ricerca delle ricette antiche, dei prodotti autentici, di nicchia e dei sapori di una volta, rimanendo sempre restio ai compromessi sui piatti italiani classici fondamentali.

Un particolare ringraziamento va al Prof. Renato Bedini, grande esperto di cucina e cultura napoletana, oltre che riconosciuto playboy partenopeo. Dopo varie esperienze in Italia e, soprattutto ovviamente a Napoli, decide di partire per il Nordamerica e si ferma a Toronto dove apre nel tempo due attività nel campo della ristorazione e della pasticceria all’ingrosso, oltre ad una importazione di prodotti dall’Italia, dall’Europa e dal Sud America.

Ritorna dopo un periodo di otto anni alla professione di cuoco assumendo diversi impegni in svariati e noti ristoranti sia a Toronto che a Woodbridge, dove fra questi ama ricordare gli anni trascorsi nell’apertura e nella conduzione della cucina del Ristorante Spaccanapoli in Woodbridge, di proprietà di Tanya Levato e dei fratelli Carmine e Marcello D’Alonzo, unico locale di cucina tradizionale, popolare e di pesce napoletana.

Dopo varie esperienze in altri 8 ristoranti, attualmente, come già menzionato, presta la sua opera come consulente professionale, dopo aver ricoperto il ruolo di Chef ne La Bella Italia Ristorante in Maple. In possesso di varie certificazioni e diplomi come cuoco sia italiane che canadesi nonché membro di diverse Associazioni di categoria italiane, americane e canadesi, attualmente, come già detto, ha ricevuto la carica di Direttore di CHEF Italia World News.

collage export 786d6c65 f615 4862 8089 814844813f6bDi passione in passione, è anche membro dell’Agenzia Stampa americana USPA e Vice Presidente/ Esteri della Stampa Italo-Brasiliana – ASIB, affiliata alla Federazione Nazionale Stampa Italiana – FNSI, e partecipa ogni settimana ad una trasmissione in radio (CHIN Radio Tv International) con interventi squisitamente culinari, replicati poi su RADIO ITALIA Oltre Confine (radioitaliaoc.com), oltre naturalmente a curare gli articoli personali e dei vari cuochi di CHEF Italia, pubblicati settimanalmente sul Corriere Canadese di Toronto, su Fatti Nostri, sul Cittadino Canadese di Montreal, sul giornale dell’ASIB, l’Associazione Stampa Italiana in Brasile, su La Gazzetta Italo-Brasiliana di Rio de Janeiro, su ItaloBlogger di Zurigo in Svizzera, su Quotidie Magazine, su L’ItaloDominicano e, periodicamente, anche su altre riviste italiane enogastronomiche.

*Ed ora ecco una particolare e bellissima ricetta dello Chef Alex Ziccarelli, i paccherini al melograno agli scampi con pomodorini confit e olio al basilico. Innanzitutto qualche cenno sulla pasta, dedicata, senz’altro, a chi ama sperimentare in cucina, declinando in ricette gourmet la qualità di un prodotto artigianale. Aromatizzati e colorati naturalmente senza l’aggiunta di coloranti e conservanti, i paccherini al melograno, realizzati con semola e succo di melograno, vengono trafilati al bronzo ed essiccati lentamente a bassa temperatura dalla Rustichella d’Abruzzo, la pasta sinonimo di eccellenza italiana dal 1924, che conferma con questo prodotto la grande attenzione che da ben quattro generazioni riserva alla ricerca della qualità, all’innovazione e all’evoluzione dei gusti e delle abitudini alimentari dei consumatori.

Un piatto famosissimo nella versione con le linguine o in generale con formati di pasta lunga come spaghetti e tagliolini, che si presta benissimo ad essere preparato anche con formati diversi come i paccheri, specialmente con quelli di un colore particolare, che ben si addicono ad essere conditi con sughi di mare.

La particolarità di questa piatto e la ragione del suo grande profumo innanzitutto risiede nella qualità della materia prima, ovvero gli scampi, che sprigionano il loro caratteristico sapore grazie al fumetto che si prepara con ciò che normalmente si scarta degli scampi, dando vita ad un sughetto da filtrare e che potrete usare per insaporire la pasta insieme ai pomodorini confit e alla polpa degli scampi.

Ma veniamo subito agli ingredienti per 4 persone: 320 gr. di paccherini al melograno, 8 scampi, pomodorini confit q.b., fumetto q.b., 1 aglio, vino bianco q.b., olio extravergine d’oliva q.b., basilico q.b., sale e pepe q.b., olio al basilico q.b.

Preparazione: innanzitutto preparate i pomodorini confit e l’olio al basilico. I pomodorini confit sono deliziosi e saporiti grazie alla cottura lenta a bassa temperatura e all’aggiunta di zucchero di canna ed erbe aromatiche come timo e origano. Il segreto della loro bontà sta proprio nella cottura “confit”, una tecnica molto usata in cucina che prevede una caramellizzazione delicata. in forno preriscaldato a 120°C in modalità statica per 3 ore.

Per l’olio al basilico: sbollentate il basilico per pochi secondi e poi trasferitelo subito in una ciotola con acqua e ghiaccio per fissarne il colore. Scolatelo ed asciugatelo bene, tamponando con carta da cucina. Frullate il basilico insieme all’olio extravergine di oliva con un mixer a immersione fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo e poi filtratelo con un colino a maglie fini o una garza, conservandolo in frigo in un biberon da cucina.

Passiamo ora alla preparazione del piatto: per prima cosa pulite gli scampi ed eliminate testa e carapace da tutti gli scampi, lasciandone da parte 4 che serviranno poi per la decorazione. Con gli scarti ottenuti potete realizzare un fumetto che, una volta pronto, provvederete a filtrare. In una padella capiente inserite un filo d’olio extravergine d’oliva, l’aglio privato dell’anima (che poi toglierete) e poi la polpa degli scampi che farete cuocere per pochissimo, non più di un paio di minuti, quindi sfumate con il vino bianco e aggiustate di sale e pepe. Intanto, in una padella a parte, invece, cuocete gli scampi lasciati da parte per la decorazione con filo di olio per pochi minuti. Nel frattempo, cuocete i paccherini al melograno, scolateli e versateli nella padella con il condimento, aggiungete un pò di fumetto e poi i pomodorini confit con il loro sughetto e qualche foglia di basilico, quindi saltateli per insaporire il tutto. Impiattate a piacimento guarnendo ogni piatto con la testa ed il carapace cucinati a parte, un pò di olio al basilico e, se volete, con qualche foglia di basilico cristallizzato.




Come guidano i dominicani. Perché nella Repubblica Dominicana ci sono così tanti incidenti stradali

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motoconchoChi arriva per la prima volta nella #Repubblica Dominicana se ne accorge immediatamente: il traffico segue regole diverse da quelle europee. Clacson continui, sorpassi improvvisi, moto che compaiono all’improvviso, semafori spesso “interpretati”. A #Santo Domingo, come nei centri più piccoli o sulle strade di provincia, guidare richiede attenzione costante e una buona dose di sangue freddo.

I numeri confermano le sensazioni di chi vive o guida sull’isola: gli incidenti stradali sono una delle principali cause di morte nel Paese e collocano la Dominicana tra le nazioni con il più alto tasso di mortalità stradale dell’area caraibica.

La guida quotidiana appare spesso più istintiva che regolata. La precedenza non è sempre chiara, le corsie sono indicative e l’uso degli indicatori di direzione è sporadico. Il principio non scritto è semplice: passa chi si inserisce per primo. Questo stile non nasce per caso, ma è il risultato di anni di scarsa educazione stradale, controlli irregolari e di un aumento rapidissimo del numero di veicoli.

Un ruolo centrale lo giocano le motociclette. I motoconchos, taxi informali su due ruote, sono una presenza costante e indispensabile per milioni di persone, ma rappresentano anche uno dei principali fattori di rischio. Spesso circolano senza casco, trasportano più passeggeri del consentito e si muovono tra le auto ignorando semafori e incroci. Non a caso, la maggior parte delle vittime degli incidenti stradali sono motociclisti o passeggeri di moto.

Tra le cause più frequenti degli incidenti compaiono anche l’alcol alla guida, soprattutto nei fine settimana e nei periodi festivi, la velocità eccessiva sulle strade extraurbane e l’uso del cellulare al volante. A tutto questo si aggiunge il mancato uso delle cinture di sicurezza, ancora poco diffuso in alcune zone.

Non tutte le responsabilità, però, ricadono sui guidatori. In molte aree del Paese la segnaletica è insufficiente o poco visibile, l’illuminazione notturna carente e le condizioni dell’asfalto precarie. Buche, lavori non segnalati e animali sulla carreggiata rendono la guida particolarmente pericolosa, soprattutto di notte o con la pioggia.

Le leggi esistono e il codice della strada è chiaro, ma la loro applicazione è spesso discontinua. I controlli aumentano dopo incidenti gravi o campagne mediatiche, per poi diminuire nel tempo. Questo contribuisce a diffondere l’idea che le infrazioni siano tollerate e che il rischio di sanzioni sia limitato.

In fondo, il traffico riflette la società: adattamento, improvvisazione e capacità di cavarsela, ma anche poca pianificazione e scarso rispetto delle regole comuni. Cambiare è possibile, ma richiede educazione stradale fin dalle scuole, controlli costanti e investimenti seri nelle infrastrutture.

Guidare nella Repubblica Dominicana non è impossibile, ma significa convivere ogni giorno con l’imprevedibilità. Per gli italiani che vivono sull’isola o la visitano, la regola resta una sola: guidare sempre con prudenza, come se l’altro potesse commettere un errore in qualsiasi momento. Perché, molto spesso, è proprio quello che accade.




Dolce & Gabbana cresce in Messico e nel resto dell’America Latina

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dolcegabbanapuntovertLa casa di moda italiana Dolce & Gabbana prosegue con successo la sua strategia di gestione diretta del settore cosmetico, una scelta imprenditoriale che sta portando a risultati eccellenti anche in Messico nonostante un contesto globale complesso.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l’amministratore delegato della divisione bellezza, Gianluca Toniolo, ha confermato l’obiettivo di raggiungere i 2,5 miliardi di euro di vendite al dettaglio nel 2026, grazie a un piano di espansione che tocca mercati chiave dall’America all’India.

Il motore principale di questa ascesa è il continente americano, che oggi rappresenta circa il 55% delle vendite totali del gruppo. Nonostante le sfide economiche, come l’impatto dei dazi negli Stati Uniti e la contrazione dei consumi, il marchio ha saputo reagire con vigore, registrando un incremento superiore alla media del mercato delle fragranze e posizionandosi tra i primi otto marchi del settore negli Usa.

Tuttavia, è l’America Latina a mostrare le dinamiche di sviluppo più interessanti. Come sottolinea Il Sole 24 Ore, in questa regione l’azienda ha registrato una crescita del 20%. Il risultato positivo è stato trainato in modo particolare dal Messico, insieme all’Argentina e a un Brasile in fase di ripresa, confermando l’area come uno dei pilastri fondamentali per l’aumento del fatturato globale della casa di moda.

L’innovazione rimane al centro della strategia, con il rilancio di profumi storici supportati da campagne pubblicitarie con protagonisti d’eccezione, come la cantante Madonna, e l’espansione nelle linee di trucco e prodotti per la cura della pelle. Queste novità hanno permesso di allargare la base di consumatori, ottenendo riscontri positivi non solo nei mercati occidentali ma anche in Medio Oriente.

Guardando al futuro prossimo, il progetto di espansione prevede l’apertura di numerose boutique dedicate esclusivamente alla bellezza. Il piano triennale include inaugurazioni strategiche proprio in America Latina: oltre a sei punti vendita previsti in Brasile, l’azienda ha programmato l’apertura di due nuovi negozi specifici in Messico, consolidando ulteriormente la sua presenza fisica nel territorio.

Foto: guia.melhoresdestinos.com.br

puntodincontro.mx




Lo Chef Giovanni L. Montemaggiore e la sua ruota di pesce spada con peperonata, roselline di patate e purea al limone e zafferano

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9287539d a9c4 4565 b9f7 085a5ef2429fOggi parliamo dello Chef Giovanni Lorenzo Montemaggiore, un grande professionista del settore e non solo.

Classe 1954, palermitano, dal 1976 si trasferisce a Sciacca, dove tuttora risiede, per occuparsi della gestione del Grand Hotel delle Terme. Ambasciatore AIGS – Discepoli di Escoffier Delegazione Sicilia, Chef e docente presso l’Alberghiero di Sciacca, consulente in vari hotel, villaggi e ristoranti, associato alla Federazione italiana Cuochi, Fondatore dell’Associazione enogastronomica Isola Ferdinandea, per alcuni anni Bailly regionale della Chaine des Rotisseurs, Presidente Delegato dei Disciples d’Auguste Escoffier International di Sicilia e tante altre onorificenze e titoli di merito, come anche moltissime partecipazioni ad eventi e trasmissioni televisive a carattere culinario. https://www.sicilymag.it/a-sciacca-linvestitura-di-28-nuovi-discepoli-siciliani-dauguste-escoffier.htm https://www.zarabaza.it/2024/10/04/l-associazione-discepoli-dauguste-escoffier-delegazione-sicilia-guidata-da-giovanni-lorenzo-montemaggiore-incontra-le-terre-del-gattopardo-appuntamento-martedi-8-ottobre-dalle-1000-a/

19d4df21 d16d 4963 b75d bf5d755d6cf7*Ed ecco ora una delle tante ricette del nostro Chef Giovanni Lorenzo Montemaggiore, la piccola ruota di pesce spada al forno profumata agli aromi dell’orto, coperta da peperonata e accompagnata da piccole roselline di patate, con la loro purea al limone aromatizzata allo zafferano con alcune gocce di olio extravergine d’oliva.

Un bel piatto di pesce, marinato e cotto delicatamente per lungo tempo nel cartoccio, una cottura che permette che i succhi non si disperdano e che il pesce rimanga tenerissimo nonostante lo spessore della fetta.

Ma veniamo ora agli ingredienti: 1 fetta piccola di pesce spada alta circa 5 cm (peso circa 300-350 gr.), olio extravergine d’oliva q.b., succo e scorza di un limone q.b., origano fresco, sale e pepe q.b., 1 spicchio d’aglio e peperoncino (facoltativo).

Procedimento: dopo una marinatura per 3-4 ore, procedete ad una cottura in cartoccio per circa 40 min. a 160 gradi C.

Per la purea: 150 gr. di patate, un pò di succo di limone e scorza grattugiata, 1 noce di burro, noce moscata q.b., sale e pepe q.b., latte q.b., zafferano q.b.

Procedimento: innanzitutto lavate bene le patate e lessatele per circa 35 minuti dal bollore, quindi pelatele finché sono ancora calde e poi schiacciatele con uno schiacciapatate o un passaverdure. Scaldate il latte in un pentolino. In una ciotola, unite le patate, il burro, il sale, il pepe e la noce moscata e mescolate, quindi incorporate il latte caldo e trasferite tutto in una pentola. Cuocete mescolando sempre con un cucchiaio di legno o con la frusta, fino ad ottenere un composto denso (per averlo più liscio potete usare un minipimer, in modo da eliminare eventuali grumi), quindi unite lo zafferano sciolto in un pò d’acqua. A fine cottura, dopo aver spento il fuoco, aggiungete la buccia grattugiata e 2 cucchiai di succo di limone e amalgamate.

Per le roselline di patate: per ottenere delle roselline di patate perfette è importante tagliare le patate in fettine sottilissime, quasi trasparenti, altrimenti resteranno poco cotte all’interno e non saranno facili da arrotolare; gli ingredienti: patate, acqua, olio extravergine d’oliva, erbe aromatiche q.b. Procedimento: sbucciate e affettate sottilmente le patate con una mandolina, quindi immergetele nell’acqua e lavatele bene. A questo punto scolate le patate e asciugatele con un panno, schiacciandole con le mani per eliminare l’acqua in eccesso. In una ciotola, unite al tutto l’olio extravergine d’oliva con le erbe aromatiche e mescolate. Disponete su un tagliere 4 fette di patate. Arrotolatele per ottenere il centro della rosa, quindi ungete uno stampo per muffin con l’olio extravergine d’oliva, posizionando le patate per formare delle rose. Infine, cuocetele in forno a 190 °C per 20 minuti.

Per la peperonata: 150 gr. di peperoni rossi e gialli, cipolla rossa q.b., basilico q.b., olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.

Procedimento: pelate i peperoni, la peperonata risulterà così omogenea, senza bucce residue e più piacevole da mangiare, quindi tagliate a metà i peperoni, eliminate i semi e i filamenti bianchi e tagliateli a striscioline, per il lungo. Fate appassire in una padella la cipolla con un pò di olio ed un pizzico di sale. Unite quindi i peperoni, salateli e fate appassire anch’essi, mescolando, per 6-8 minuti. Appena prima di spegnere il fuoco condite con un ciuffo di basilico, un pizzico di pepe ed un filo di olio a crudo. In ultimo, impiattate a piacimento, posizionando il pesce spada al centro con sopra la peperonata con intorno le roselline sopra alla purea allo zafferano e limone. Finite con del prezzemolo fresco e delle gocce di olio extravergine d’oliva. E buona degustazione.

 

 

 




SPID e Poste ID gratuiti per gli italiani all’estero anche nel 2026

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images“Dal 1° gennaio 2026 lo SPID di Poste Italiane e PosteID prevedono un canone di 6€ all’anno per gli utenti in Italia. Gli italiani residenti all’estero, invece, continueranno ad essere esentati: per loro attivazione e canone rimarranno gratuiti”. Lo segnala Simone Billi, deputato della Lega eletto nella circoscrizione Estero-ripartizione Europa e Presidente del Comitato per gli Italiani nel Mondo della Camera. “Si tratta – fa presente Billi – di un elemento molto importante per i nostri connazionali nel mondo, perché lo SPID e l’identità digitale sono ormai strumenti indispensabili per accedere ai principali servizi online della Pubblica Amministrazione italiana, dall’INPS all’Agenzia delle Entrate, fino a molti servizi collegati alla vita quotidiana e ai rapporti con l’Italia”. “Desidero ringraziare l’Amministrazione di Poste Italiane S.p.A. per aver ascoltato le istanze e per la sensibilità dimostrata nei confronti dei cittadini italiani residenti all’estero, riconoscendo concretamente le loro esigenze e le specificità della loro condizione”, conclude l’on. Billi. (Inform)




L’Associazione “Golfo dei Feaci” svela il segreto di Ulisse

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tombaEsiste un luogo, nel cuore del Mediterraneo, dove la brezza marina sussurra ancora gli esametri di Omero. È il Golfo dei Feaci, oggi Golfo di Sant’Eufemia: la terra leggendaria che accolse Ulisse naufrago, offrendogli ristoro prima del suo ultimo balzo verso Itaca. L’Associazione “Golfo dei Feaci” invita il mondo a riscoprire questa perla calabrese, un territorio baciato dal sole, accarezzato dal mare e protetto dalle vette maestose del Reventino.

Lamezia Terme non è solo una meta, è un’esperienza sensoriale e storica senza tempo. Il Museo Archeologico Lametino custodisce l’anima dell’antica Terina. Qui, il visitatore resta folgorato dalla Tomba di Enotrio, una finestra aperta sui popoli primigeni dell’Italia, e dalla misteriosa Sfera di Terina: un reperto di inestimabile valore scientifico e simbolico, testimonianza dell’intelligenza e della raffinatezza di una civiltà perduta. Sebbene i celebri Gioielli di Terina brillino oggi nelle teche del British Museum di Londra, è qui, tra queste strade, che batte ancora il cuore della loro storia.

anforaDalle imponenti e solenni rovine dell’Abbazia Benedettina, che racconta di monaci e cavalieri normanni, al magico Museo delle Fate: un luogo sospeso tra sogno e realtà dedicato ai più piccoli e a chi non ha mai smesso di credere nel folklore e nel mistero dei boschi calabresi.

Per chi cerca la rinascita del corpo e dello spirito, le Terme di Caronte offrono un rito di benessere che dura da millenni. Immergersi nelle loro acque calde e curative significa connettersi con la forza ancestrale della terra. E la terra, generosa, regala sapori unici come l’Aglio Rosa di Nicastro. Non un semplice ingrediente, ma un simbolo d’identità: un prodotto dalla storia antichissima, coltivato con amore dagli agricoltori locali, che porta con sé l’aroma di una Calabria autentica e profumata.

sfera terinaA pochi chilometri dal centro, potrete inchinarvi dinanzi al Platano più antico d’Europa. Un gigante millenario inserito tra i MID (Marcatori Identitari Distintivi), un monumento vivente che con le sue radici profonde sembra tenere uniti cielo e terra.

Grazie all’Aeroporto Internazionale, Lamezia Terme è la via d’accesso privilegiata per chiunque desideri fuggire dal caos e rifugiarsi in un abbraccio di storia, cultura e bellezze naturali mozzafiato.

“Non vendiamo solo turismo, ma il privilegio di camminare nel mito. Venite a scoprire perché Ulisse scelse le nostre coste.”

Associazione Golfo dei Feaci




La Chef Anna Maria Palma e i cavatelli con il suo ragù alla genovese

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collage export 44337eb6 bf7a 47c0 9f5f 39821d6e49a8Oggi parliamo di una grande professionista, la Chef Anna Maria Palma, già da tempo nella famiglia di Chef Italia.

Nativa di Roma, per la maggior parte della sua vita ha fatto la mamma a tempo pieno. Alla soglia dei 40 anni, animata da una passione innata, ha accettato la più grande sfida della sua vita: diventare una cuoca professionista. Grazie all’esempio fondamentale di sua nonna Maria, non ha mai perso le radici con la gastronomia e ciò le ha permesso di trovare la giusta spinta per realizzare il suo più grande sogno.

Ha iniziato così a studiare frequentando numerosi corsi professionali di formazione per poi iniziare a collaborare con diversi ristoranti noti della Capitale, fino a quando, in zona Prati, è riuscita, finalmente, nel suo intento di aprire un suo proprio locale. Questa è stata solo la prima di una lunga serie di soddisfazioni collezionate in oltre trent’anni di lavoro, in cui il cibo è stato il suo fedele compagno di viaggio, quasi una seconda pelle. Una passione troppo grande per tenerla solo per sé: da qui l’apertura della scuola di cucina Tu Chef.

In oltre vent’anni di carriera ha potuto trasferire le sue conoscenze a centinaia di allieve e allievi desiderosi di avere l’opportunità di formarsi come cuochi, pizzaioli, gelatieri e pastry chefs, quindi professionisti a 360°, dei quali ben l’87% si è inserito, poi, ogni anno nel mondo del lavoro al termine dei corsi. In parallelo alla scuola ha comunque continuato a coltivare altri progetti, ottenendo riconoscimenti internazionali come la carica di ‘’Maîtres restaurateurs of the Bailliage Roma’’, insignita da La Chaîne des Rôtisseurs e il ‘’Cocorum’’, onorificenza rilasciata dalla Federazione Italiana Cuochi; ha inoltre partecipato a diversi programmi televisivi sia su Rai1 che Rai2 ed altre emittenti, ed infatti la nostra Chef Anna Maria Palma è anche un volto noto della ‘’food tv’’, per la sua partecipazione a vari programmi televisivi in qualità di Chef, tra cui vogliamo evidenziare ‘’I fatti vostri’’, ‘’Buono a sapersi’’, ‘’La Prova del Cuoco’’ e ‘’di Buon Mattino’’.

5dab306d 6698 49bb 9805 551495a25892Ha partecipato inoltre alla 5a. edizione di ‘’L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore’’come Chef, ideando e realizzando, per solidarietà, il pranzo di Natale per 400 detenute del carcere di Rebibbia. Nel 2018, in collaborazione con la Regione Lazio, ha guidato fino al diploma di cuoche, tramite un corso professionalizzante, 16 detenute nella Casa Circondariale sempre di Rebibbia, un’esperienza che l’ha notevolmente arricchita a livello emotivo, umano e lavorativo; un occhio anche al menù, preparato dalla nostra romanissima, e romanista, Chef Anna Maria Palma: ‘’Ho pensato ad un pranzo ispirato alla romanità: dal tris di fritti, come antipasto,  all’orzotto cacio e pepe, con pere caramellate, fino al pollo, cotto a bassa temperatura, con sugo alla vaccinara’’, racconta la nostra Chef, la quale ha pensato, naturalmente, sia al dolce – maritozzi al caffè con panna – che al dopo evento: ‘’Dal prossimo mese, condurrò un corso di cucina per le detenute di Rebibbia: è il minimo che possa fare. Dalla vita ho avuto tanto. E non c’è niente di male nel ricordarsi di restituire qualcosa’’.

Nello stesso anno, a novembre, è stata chiamata a rappresentare l’Italia per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo a Baku in Azerbaijan, insieme a due Chef stellati, Nicola Batavia e Carlo Cracco, ognuno dei quali ha ideato ed eseguito un menù per una cena di gala con circa 100 ospiti, tra cui l’Ambasciatore Italiano e tantissime altre personalità. Insignita dal 2022 a tutt’oggi dell’onorificenza di Ambasciatrice DOC ITALY per la Formazione Food e, da Marzo 2021, è inoltre stata insignita dell’onorificenza di Ambasciatrice per la Formazione del Food per le Eccellenze Italiane, un riconoscimento illustre, figlio della passione, della dedizione e dell’impegno con cui svolge da sempre il proprio lavoro. Secondo l’Associazione Nazionale DOC Italy, la Chef Anna Maria Palma è un modello di comportamento, dalla straordinaria carriera di enorme spessore ma con una grande, straordinaria umiltà.

Etica, Morale e Attaccamento al proprio territorio e alle sue tradizioni, la portano “NATURALMENTE” a promuovere il Made in Italy, le sue Eccellenze e la propria identità Nazionale. Si permette spesso di dare qualche consiglio ai giovani che vogliono intraprendere questo percorso professionale: bisogna avere, oltre alla passione, la consapevolezza  del tipo di professione che dovranno affrontare, anche perché oggi sono molto deviati dalle trasmissioni televisive, che danno un’immagine del cuoco o del pasticcere molto falsata e che non rispecchia la realtà lavorativa. Poi, conoscenza e formazione sono indispensabili per un professionista, che non si ferma all’impiattamento come avviene nei reality, ma che fa capire i sacrifici che dovranno affrontare per realizzarsi, anche perché la cucina è in continua evoluzione e bisogna aggiornarsi sulle nuove tecniche di cottura, sulle nuove attrezzature e non perdere mai di vista la conoscenza delle materie prime.

Gradita ospite e tra i protagonisti, dal 30 agosto al 3 settembre 2023, a Rieti, durante la Fiera Campionaria Mondiale del Peperoncino, l’evento creato dall’associazione Rieti Cuore Piccante in collaborazione con l’Accademia Italiana del Peperoncino e altri enti, che si è guadagnato ormai un posto di rilievo tra gli appuntamenti gastronomici più attesi dell’anno. Oltremodo impegnata anche nel sociale, sia in molteplici eventi benefici che in corsi inclusivi, sia per ragazzi con problematiche varie che per i detenuti. Nell’Agosto del 2024, infine, è stata invitata a presenziare, come giudice gastronomico, per l’esame finale di un corso di cucina italiana per ragazzi e ragazze iracheni, ad Erbil.

*Ed eccoci ora alla ricetta della nostra Chef Anna Maria Palma, una sua proposta personale ed interessante che si differenzia dalla solita preparazione, i cavatelli alla genovese. Il ragù alla genovese è una salsa in bianco, a base di cipolle e carne: i due ingredienti principali vengono fatti consumare nel vino, fino ad avere una salsa profumata che risveglia ogni appetito. Si tratta di un piatto napoletano ma sembra che debba il suo nome all’origine geografica dei cuochi che, in epoca aragonese, gestivano le locande che si trovavano nella zona del porto. Questi cuochi, che a quanto pare provenivano da Genova, erano soliti condire la pasta con un sugo a base di cipolle e carne. E con il tempo la ricetta è entrata nelle case della massaie e ciascuno, non prescindendo mai dai due ingredienti fondamentali e da una cottura lunghissima, ha poi apportato le proprie modifiche per ottenere la propria ricetta di famiglia.

Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone: 1 Kg. di filetto di maiale a cubetti, 2 kg. di cipolla rossa, sedano q.b., carote q.b., concassè di pomodoro q.b., vino bianco Falanghina q.b., alloro q.b., fondo di carne q.b., olio extravergine d’oliva q.b., sale e pepe q.b., parmigiano grattugiato q.b., pepe rosa q.b.

Preparazione: innanzitutto la nostra Chef Anna Maria ci tiene a precisare che i cavatelli sono realizzati rigorosamente a mano e che questa è la sua particolare versione della genovese che, sicuramente, avrà modo di deliziare i palati di quelli che avranno l’opportunità di assaggiarla. I pezzi di carne utilizzati in questa ricetta sono di  filetto di maiale (e non il classico manzo) e per 1 kg. di carne ha utilizzato il doppio, in questo caso, di cipolle rosse in luogo delle ramate, insieme ad un trito di carote e sedano; dopo la rosolatura della carne in un filo d’olio evo, salate e pepate, quindi aggiungete sia le cipolle che il trito di verdure ed anche un pò di concassè di pomodoro per dare un pochino di colore, il tutto innaffiato, generosamente, con del vino bianco Falanghina; lasciate sfumare e portate il tutto a cottura a fiamma bassa con l’aggiunta, eventualmente, di un fondo di carne. Per la pasta potete utilizzare della semola rimacinata,  dell’acqua tiepida, circa il 50% della quantità della semola, e del sale, impastate e lasciate riposare, quindi tagliate a piccoli pezzi che poi caverete all’interno. Infine, cuocete la pasta e saltatela in padella con il condimento, aggiungendo lontano dal fuoco il parmigiano. In ultimo, impiattate a piacimento, guarnendo con del pepe rosa e con un tocco di carne. E buona degustazione.




​​​​​​​Vecchie tradizioni di gennaio: i giorni più freddi dell’anno, i Giorni della Merla

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sin títuloL’inverno è il momento in cui in la natura si ferma, il tempo rallenta e le antiche tradizioni tornano a raccontare storie che affondano le radici nella nostra cultura popolare. Tra queste, una delle più affascinanti riguarda i cosiddetti “Giorni della Merla”, ovvero gli ultimi tre giorni di #gennaio (29, 30 e 31 gennaio), considerati i più freddi dell’anno.

Ma da dove nasce questa credenza? Quali sono le leggende che la accompagnano? E soprattutto, come possiamo affrontare il gelo con il conforto della buona tavola? Scopriamolo insieme!

Le origini dei Giorni della Merla: tra storia e leggenda

L’origine dell’espressione “Giorni della Merla” è avvolta nel mistero, ma nel corso dei secoli sono nate diverse leggende popolari per spiegare il significato di questa credenza.

La leggenda della merla e il camino

Una delle storie più famose racconta di una merla dal candido piumaggio bianco che, insieme ai suoi piccoli, cercava riparo dal gelo di gennaio. Per sfuggire al freddo pungente, si rifugiò in un camino, rimanendo nascosta per tre giorni. Quando il gelo finalmente si attenuò, la merla e i suoi piccoli uscirono, ma il fumo aveva annerito le loro piume, che rimasero nere per sempre.

Una spiegazione meteorologica?

Molti credono che i Giorni della Merla abbiano un fondo di verità meteorologica. In effetti, a cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio si registrano spesso ondate di freddo intenso, seguite da un progressivo rialzo delle temperature.La leggenda del Po e la “Merla”

Un’altra teoria suggerisce che l’origine del nome sia legata a un evento storico: secondo alcune fonti, nel XVIII secolo, un cannone chiamato “La Merla” doveva essere trasportato oltre il fiume Po durante un inverno particolarmente rigido. Solo grazie al ghiaccio che aveva solidificato il fiume fu possibile attraversarlo nei giorni più freddi di gennaio.

Come affrontare i giorni più freddi con i sapori della tradizione

Quando il freddo dell’inverno si fa più pungente, non c’è niente di meglio che coccolarsi con piatti caldi e confortanti. E proprio come facevano i nostri nonni nei Giorni della Merla, anche noi possiamo riscaldarci con ricette della tradizione italiana, perfette per queste giornate.

1. Zuppe e minestre: il calore della tradizione

Le zuppe e le minestre sono protagoniste dell’inverno. In particolare, alcune ricette tradizionali sono perfette per affrontare il gelo:
Zuppa di legumi e cereali: un mix nutriente di ceci, lenticchie, fagioli e orzo, arricchito con erbe aromatiche e un filo di olio extravergine d’oliva.
Minestra di farro e patate: un piatto tipico delle regioni appenniniche, nutriente e dal sapore avvolgente.
Passato di verdure con crostini di pane: una soluzione leggera ma saporita, ottima con pane casereccio tostato.

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2. Polenta: il comfort food dell’inverno

La polenta è un piatto simbolo delle regioni settentrionali, perfetta per scaldare il corpo nelle giornate più fredde. Le versioni più amate includono:
Polenta concia: con burro di malga e formaggi fusi, come il gorgonzola o il taleggio.
Polenta e brasato: un abbinamento classico, con carne cotta a lungo nel vino rosso.
Polenta e funghi porcini: un piatto dal sapore rustico e avvolgente, perfetto con un bicchiere di vino rosso strutturato.

3. Salumi e formaggi: il piacere della montagna

Nei giorni più freddi dell’anno, la tradizione ci insegna a gustare i sapori decisi dei prodotti di montagna.
Formaggi stagionati: dal Parmigiano Reggiano dop al Castelmagno, ideali per taglieri ricchi di gusto.
Salumi tipici: come il lardo di Colonnata igp, il capocollo calabrese e la bresaola valtellinese.
Abbinamento perfetto? Un vino rosso corposo come il Barolo docg o l’Amarone docg

4. Dolci tradizionali per riscaldare il cuore

Infine, l’inverno non è completo senza un tocco di dolcezza. Ecco alcune prelibatezze ideali per le giornate più fredde:
Torta di nocciole e cioccolato: un classico della pasticceria piemontese, perfetto con un bicchiere di Vin Santo.
Biscotti di frolla al burro: fragranti e irresistibili, da gustare con una tazza di tè caldo o cioccolata calda.
Vin Brulé: la bevanda simbolo dell’inverno, con spezie profumate e agrumi.

Tradizioni, cibo e calore familiare

I Giorni della Merla ci ricordano che l’inverno è anche un momento di condivisione, calore e tradizioni da tramandare. Le vecchie usanze ci insegnano a valorizzare i prodotti della nostra terra, a riscaldarci con i sapori autentici e a celebrare il legame tra cibo e cultura.

E allora, quale modo migliore per affrontare il freddo se non con una tavola imbandita di piatti genuini?

da spaghettiemandolino.it




IMU: Forza Italia Estero, nessuna abolizione. Basta propaganda!

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sin títuloRiceviamo e pubblichiamo.

Forza Italia all’estero chiarisce che l’IMU sulla prima casa non è stata abolita per gli italiani residenti all’estero. Le dichiarazioni diffuse nei giorni scorsi fanno riferimento a proposte di legge che non hanno ancora completato l’iter parlamentare e che, pertanto, non producono alcun effetto concreto. Ogni modifica fiscale diventa efficace solo dopo l’approvazione definitiva del Parlamento e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Forza Italia sottolinea di aver informato correttamente i cittadini che la data di riferimento sarà il 16 giugno, scadenza del pagamento dell’IMU, quando sarà possibile verificare se alle dichiarazioni seguiranno provvedimenti effettivi.

Critiche al DDL Camera n. 956 del Partito Democratico, giudicato una misura discriminatoria, che prevede una riduzione dell’IMU limitata a una platea ristretta di cittadini, escludendo milioni di italiani residenti all’estero. Non si tratta di una riforma, ma di un intervento che favorisce pochi beneficiari, in contrasto con i principi di equità e di uguaglianza.

Per questo Forza Italia chiede al Parlamento di intervenire con urgenza, attraverso un emendamento in Senato, per correggere la norma e garantire pari diritti, pari dignità e pari trattamento a tutti gli italiani residenti all’estero.

Lo dichiarano Fucsia Nissoli Fitzgerald, Antonio Cenini e Luigi Billè, coordinatori di Forza Italia per gli italiani all’estero.