È morta Brigitte Bardot. Aveva 91 anni

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6951005bc3a8c.r d.1500 841 1760È morta Brigitte Bardot. Lo ha annunciato la Fondazione che porta il suo nome. Più che una semplice attrice è stata una star mondiale, icona di bellezza e libertà negli anni ’60, prima di reinventarsi come attivista per i diritti degli animali e assumere una posizione più conservatrice. Aveva 91 anni. “I suoi film, la sua voce, la sua fama abbagliante, le sue iniziali, i suoi dolori, la sua generosa passione per gli animali, il suo volto che divenne quello di Marianne: Brigitte Bardot incarnava una vita di libertà. Un’esistenza francese, uno splendore universale. Ci ha commosso. Piangiamo una leggenda del secolo” è il messaggio che le ha dedicato il presidente francese, Emmanuel Macron.

il comunicato

“La Fondazione Brigitte Bardot annuncia con immensa tristezza la scomparsa della sua fondatrice e presidente, Brigitte Bardot, attrice e cantante di fama mondiale, che ha scelto di rinunciare alla sua prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e le sue energie al benessere degli animali e alla sua Fondazione”, si legge nel comunicato inviato all’Afp, senza specificare il giorno o il luogo del decesso. Bardot si era ritirata dalla recitazione più di cinquant’anni fa, lasciando una cinquantina di film e scene diventate iconiche.

(FILES) French actress and animal rights activist Brigitte Bardot attends the international feline exhibition in Saint-Tropez, southern France, on June 4, 1977. French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by AFP)

la carriera

Nata il 28 settembre 1934, a 16 anni era già sulla copertina di Elle, poi conquistò l’industria cinematografica. Raggiunse la fama nel 1956 con il film di Roger Vadim “E Dio creò la donna”, che rivoluzionò le convenzioni dell’epoca. Nacque “BB”, incarnazione di una gioventù libera, sensuale e provocante. Per quasi 20 anni ha lavorato nel cinema, recitò in una cinquantina di film tra cui “La verità” di Henri-Georges Clouzot (1960), “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard (1963), “Vita privata” di Louis Malle (1962) e “Les Pétroleuses” (1971). Conosciuta in tutto il mondo, ha plasmato la leggenda di Saint-Tropez e Buzios in Brasile, ha creato uno stile di abbigliamento caratterizzato da ballerine, stampe vichy e righe bretoni e ha reso popolare l’immagine di una donna libera “che non ha bisogno di nessuno”.

(FILES) French film star Brigitte Bardot gestures with an old copy of Paris Match Magazine showing a seal on December 5, 2005 in Geneva. French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

ribelle

Ad affascinare il pubblico, oltre alla sua bellezza, era la libertà. Dopo il matrimonio con Roger Vadim passò da una relazione all’altra, da Jean-Louis Trintignant a Gilbert Bécaud. Nel 1959 si sposò con Jacques Charrier (padre del suo unico figlio, Nicolas-Jacques, nato nel 1960), nel 1966 con Gunter Sachs. Fino a Bernard d’Ormale, esponente politico del Fronte Nazionale che le è stato accanto negli ultimi 30 anni dopo il matrimonio nel 1992. I quasi vent’anni di carriera non sono stati solo cinema. Sempre braccata dai paparazzi, persino durante gravidanza e la nascita del figlio, nato dalla storia d’amore con l’attore Jacques Charrier, nel 1960. Per lei diventò un anno nero, a ottobre tentò il suicidio al culmine di una depressione post partum.

(FILES) French actress Brigitte Bardot and her husband Jacques Charrier pose on January 13, 1960 with their son Nicolas (born on January 11, 1960). French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by AFP)

gli animali

Prima di compiere 40 anni rinunciò al cinema. Aveva già cominciato a lottare per i diritti degli animali, nel 1977 scese in campo personalmente per opporsi alla caccia ai cuccioli di foca in Canada. Come scrisse nel 2018 nel suo libro “Lacrime di combattimento”: “Non faccio parte della specie umana. Non voglio esserlo. Mi sento diversa, quasi anormale. Finché gli animali saranno considerati una specie inferiore, finché verranno loro inflitti ogni tipo di danno e sofferenza, finché verranno uccisi per i nostri bisogni, il nostro svago e i nostri piaceri, non farò parte di questa razza insolente e sanguinaria”. Creò la sua Fondazione nel 1986, sei anni dopo entro nella lista degli entri di pubblica utilità. Ha 200 dipendenti e per BB è sempre stata il suo più grande successo. Nella sua seconda vita ha messo radici nel sud della Francia, tra la sua proprietà “La Madrague” a Saint-Tropez, un tranquillo villaggio di pescatori che contribuì a trasformare in un luogo di ritrovo del jet-set, e l’entroterra, in una seconda residenza appartata, La Garrigue. “La Garrigue è il mio ufficio, La Madrague è il mio relax”, riassunse.

(FILES) Former French actress Brigitte Bardot, the 1960s sex symbol turned animal rights activist, poses during the 20th anniversary celebration of her wildlife foundation, on September 28, 2006 in Paris. French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by STEPHANE DE SAKUTIN / AFP)

“Sono molto orgogliosa della prima parte della mia vita, che ho vissuto con successo e che ora mi permette di avere una reputazione globale che mi aiuta molto nella protezione degli animali” aveva dichiarato l’anno scorso alla Afp in occasione del novantesimo compleanno.

Negli ultimi anni della sua vita si era avvicinata all’ideologia di estrema destra, dichiarando apertamente i suoi stretti legami con Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale (ora Rassemblement National), che sostenne pubblicamente alle elezioni presidenziali del 2012, definendola la “Giovanna d’Arco del XXI secolo”. Le sue dichiarazioni su omosessualità, musulmani e immigrazione le valsero diverse condanne per incitamento all’odio razziale.

epa12615252 (FILE) - Former French actress and animal rights campaigner Brigitte Bardot (L) and Swiss ecologist Franz Weber (R), chairman of the Animal Court, show a petition signed by 200,000 citizens from all over the world, during the opening session of a symbolic trial against the Canadian Seal Hunt before the International Court of Justice for Animal Rights, in Geneva, Switzerland, 05 December 2005 (reissued 28 December 2025). French film legend and animal rights activist Brigitte Bardot has died aged 91, her foundation announced on 28 December 2025. EPA/LAURENT GILLIERON *** Local Caption *** 00589686

BB e lo sport

Nel 1958 fu ospite a Cortina, dopo essere stata colpita dalle immagini dell’Olimpiade del 1956. Ospite della suite del Miramonti, posa sugli sci, con la stone di curling, pattina nulla pista dello stadio del ghiaccio. Iconica la sua foto sul cofano di una Flaminia Coupé Pininfarina.

Tre anni dopo, mentre sta girando il “Vie privée” di Louis Malle negli studi di Boulogne Billancourt, posa con i migliori tennisti del mondo.

BB e i motori

La Ferrari BB si chiamava così in suo onore. E lei cantava: “Je n’ai besoin de personne en Harley Davidson”, “non ho bisogno di nessuno, in Harley Davidson”, nel brano scritto da Serge Gainsbourg nel 1968. “L’accendo e mi stacco da terra…”. Per la copertina del disco furono realizzati degli scatti passati alla storia, con la diva francese appoggiata al chopper americano, con stivali in pelle neri sopra al ginocchio e minigonna.

22nd April 1963: French film star Brigitte Bardot raises her glass at a press conference for Jean-Luc Godard's latest film, 'Le Mepris' ('Contempt'). (Photo by Keystone/Getty Images) ​FILE - DECEMBER 28: French screen icon Brigitte Bardot has died at 91 years old.

da La Gazzetta dello Sport




I Dannati di Samaná: quando la fede diventa potere oscuro

cop ita con titoli

cop ita con titoliC’è una narrativa storica che rassicura, e poi c’è quella che disturba.
I Dannati di Samaná, firmato da Davide Alfieri, appartiene senza esitazione alla seconda categoria.

Il romanzo si presenta come il ritrovamento del diario di un frate spagnolo del primo Cinquecento, esiliato nei territori coloniali di Santo Domingo per colpe che la Chiesa preferisce non nominare. Da questo espediente prende forma una storia che affonda nella parte più oscura del potere religioso: conventi periferici, uomini e donne consacrati non per vocazione ma per convenienza, e una disciplina che smette presto di essere strumento spirituale per trasformarsi in linguaggio di dominio.

L’ambientazione non è casuale. Le grotte, le spiagge isolate e i luoghi marginali della penisola di Samaná non fanno da semplice sfondo, ma diventano parte attiva della narrazione: spazi dove la natura ha inghiottito la religione e dove ciò che è proibito può essere riorganizzato invece che represso.

Il romanzo è esplicito, a tratti durissimo, ma non gratuito. L’erotismo estremo e il sadomasochismo rituale non cercano la complicità facile del lettore: servono a mostrare come il potere, quando si ammanta di fede, possa giustificare qualsiasi forma di violenza purché ordinata, codificata, “sacra”.

I Dannati di Samaná non è un libro per tutti.
È una lettura consigliata a chi ama il gotico storico, la narrativa trasgressiva e le storie che osano guardare dove la Storia ufficiale ha sempre distolto lo sguardo.

Lo si può acquistare, a 15 dollari, a questo link:

https://www.lulu.com/es/shop/davide-alfieri/i-dannati-di-saman%C3%A1/paperback/product-kvjyrqn.html?q=I+dannati+di+saman%C3%A1&page=1&pageSize=4

 




Los Angeles: Consolato Generale e Iic celebrano la prima Giornata della Moda Italiana nel Mondo

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24goldengooseIl Consolato Generale d’Italia a Los Angeles ha promosso di recente una serata dedicata alla moda e alla creatività italiana con Golden Goose, nell’ambito delle prime Giornate della Moda Italiana nel Mondo (GMIM), nuova iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con l’Agenzia ICE e le principali associazioni italiane del settore moda.
L’evento, tenutosi presso l’Istituto Italiano di Cultura, ha previsto una conversazione con Mauro Maggioni, nuovo amministratore delegato per le Americhe di Golden Goose, moderata da Dennita Sewell, direttrice del Fashion Resource Center di ASU FIDM. I partecipanti – studenti, giovani professionisti, membri della comunità locale del fashion e del design, e rappresentanti della rete imprenditoriale italiana a Los Angeles – hanno esplorato l’evoluzione di Golden Goose, da marchio indipendente nato a Venezia e fondato sulla tradizione artigianale italiana, a realtà globale di nuova generazione che promuove uno stile “perfectly imperfect”, autentico e profondamente personale.
Il programma ha incluso anche una speciale attività di co-creation a tema natalizio con gli artigiani del marchio, i “Dream Makers”. La co-creation è un’esperienza di personalizzazione offerta da Golden Goose in tutti i punti vendita e online, che permette ai clienti di esprimere creatività e realizzare pezzi unici. I partecipanti hanno potuto vivere in prima persona i processi artigianali del brand, come la serigrafia di poster e la co-creation di bandane, come ricordo della serata.
Le Giornate della Moda Italiana nel Mondo rappresentano un elemento chiave della strategia italiana di Diplomazia della Crescita, che utilizza settori di eccellenza – moda, design e lifestyle – per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane e rafforzare i legami economici e culturali con i Paesi partner.
L’industria italiana della moda e del tessile comprende oltre 50.000 aziende, genera più di 96 miliardi di euro di fatturato e oltre 65 miliardi di euro di esportazioni, quasi il 10% del totale delle esportazioni italiane. Questi dati sottolineano il ruolo centrale del settore, non solo come simbolo culturale, ma anche come motore strategico delle relazioni economiche con gli Stati Uniti.
“La moda italiana non è solo una delle espressioni creative più ammirate; è anche un pilastro strategico della nostra economia e un potente strumento di diplomazia”, ha commentato la console generale d’Italia a Los Angeles, Raffaella Valentini. “Attraverso la moda, l’Italia condivide valori come artigianalità, bellezza, qualità e innovazione, e quella capacità unica di coniugare tradizione e modernità. Ospitare questo evento qui a Los Angeles, con un marchio come Golden Goose, ci ricorda il ruolo straordinario della moda nel connettere i nostri due Paesi, non solo attraverso lo stile, ma anche tramite valori, storie e visioni creative condivise”.
“All’Istituto ci impegniamo a presentare l’Italia non solo attraverso il patrimonio, ma anche attraverso la vitalità della creatività contemporanea”, ha evidenziato Emanuele Amendola, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles. “Serate come questa ci ricordano che la moda è, in ogni senso, cultura: un modo per leggere il mondo, esprimere identità e immaginare nuove possibilità. Riunire studenti, docenti come Dennita Sewell e professionisti del settore creativo rende questo dialogo ancora più significativo. Attraverso questi scambi, la moda rivela il suo scopo più profondo: aiutarci a riflettere su chi siamo, come ci relazioniamo e come la creatività possa rimanere umana, responsabile e proiettata al futuro in un mondo in rapido cambiamento”.
Come ha sottolineato Mauro Maggioni, “l’etica del “perfect imperfection” di Golden Goose nasce dalla convinzione italiana di preservare l’artigianalità tradizionale con autenticità, esperienze condivise e connessione umana. Questo momento insieme ne sottolinea la profondità e il significato, celebrando la moda italiana con sincera passione e apprezzamento”. (aise)




Pranzo di Santo Stefano, a tavola scatta il ‘rito degli avanzi’ per l’84% delle famiglie

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Con quasi due italiani su tre che ritengono molto importante ridurre lo spreco alimentare soprattutto durante le feste, scatta

Con quasi due italiani su tre che ritengono molto importante ridurre lo spreco alimentare soprattutto durante le feste, scatta a Santo Stefano il ‘rito’ degli avanzi, con l’84% delle famiglie che porterà in tavola quello che non è stato consumato nella due giorni precedente, tra vigilia e pranzo di Natale. Ad affermarlo è un’indagine Coldiretti/Ixe’ che evidenzia come la sensibilità ambientale dei cittadini aumenti durante le festività, quando è maggiore il rischio di buttare nel bidone i cibi, solitamente cucinati in maniera più abbondante del solito per celebrare adeguatamente l’appuntamento con amici e parenti. Visto che solo nel 9% delle case si è consumato tutto, l’obiettivo è evitare di gettare pietanze già preparate che, secondo una stima di Coldiretti, valgono circa mezzo miliardo di euro. Tra tutorial e blog su come riutilizzare gli avanzi, non mancano anche quest’anno i consigli dei cuochi contadini di Campagna Amica con ricette pratiche e sostenibili. Il lesso o l’arrosto possono essere riutilizzati per un ragù veloce o per farcire panini gourmet. Il pesce cotto trova nuova vita in polpette o insalate tiepide con verdure.

Il purè avanzato si trasforma in crocchette o in un tortino al forno con formaggio gratinato. Con il pane raffermo si fanno golose bruschette, canederli o pudding dolci. Anche i formaggi misti diventano ingredienti ideali per torte salate. Pandoro, panettone e biscotti secchi, invece, possono essere la base di dolci al cucchiaio o tiramisù alternativi. “Queste ricette non solo rappresentano un’ottima soluzione per evitare di sprecare i prodotti alimentari- dice Coldiretti- ma contribuiscono anche a preservare le tradizioni culinarie del passato, riscoprendo usanze molto diffuse che hanno dato vita a piatti simbolo della cultura enogastronomica del territorio. Ma recuperare il cibo conviene anche all’economia e all’ambiente, riducendo i rifiuti. Lo spreco alimentare resta, infatti, un problema importante”. Secondo l’analisi Coldiretti su dati Waste Watcher International ogni italiano butta 556 grammi di cibo alla settimana, con prevalenza di frutta e verdura. Infatti, nella top-5 dei prodotti più sprecati figurano al primo posto la frutta fresca (23 grammi a testa sprecati alla settimana), al secondo la verdura (22), al terzo il pane fresco (20), davanti a insalate (18) e cipolle/aglio/tuberi (17)

 

ag Dire – www.dire.it




Incontro su “Emigrazione e mantenimento delle parlate venete in Brasile da generazione a generazione. Una storia di oltre un secolo” (27 dicembre)

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friuli venezia giulia a turriaco lincontro emigrazione e mantenimento delle parlate venete in brasile da generazione a generazione immagine18“Emigrazione e mantenimento delle parlate venete in Brasile da generazione a generazione. Una storia di oltre un secolo”: è l’incontro che si terrà sabato 27 dicembre, dalle 11, presso la sala consiliare di Turriaco (Gorizia), organizzato dal Gruppo costumi tradizionali bisiachi in collaborazione con il Comune di Turriaco e con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia. Ad annunciare l’evento è il consigliere regionale Enrico Bullian (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) ,che dialogherà con Anderson Felipe Peruzzo De Carvalho del Comune di São Domingos, Stato di Santa Catarina. L’incontro è aperto a tutti. “Anderson – spiega Bullian, già sindaco della cittadina isontina – è ospite a Turriaco per alcuni giorni e ha già collaborato con il Gruppo dei costumi bisiachi quando hanno svolto una trasferta in Brasile nel corso del 2024, quando i nostri ambasciatori della Bisiacaria nel mondo hanno incontrato la comunità dei Taliani di Sao Domingos”. “A 11mila chilometri da casa – prosegue il consigliere – , i nostri bisiachi attraverso il dialetto si sono parlati con naturalezza con i discendenti di questi veneti emigrati a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, ma che hanno mantenuto la loro parlata, il Talian appunto (ormai una sorta di veneto-brasiliano). Nel passaggio fra varie generazioni – aggiunge il consigliere – è stato preservato l’uso della parlata veneta, nonostante in alcune epoche storiche lo Stato Brasiliano avesse proibito l’uso di lingue diverse dal portoghese, anche in ambito domestico. Dal 2014 è stato dichiarato come parte del patrimonio culturale del Brasile. Chi oggi usa il Talian in Brasile spesso non è mai stato in Italia e la loro comunità era la prima volta che riceveva una visita organizzata di italiani. Davvero una storia significativa che fa riflettere sul mantenimento dell’identità nella nostra emigrazione, che credo vada tenuta presente anche quando parliamo di immigrazione”. “Fra gli emigranti dell’epoca, dai racconti riportati, ci furono persone più anziane che non impararono mai il portoghese e che si finsero sordomute durante i controlli delle autorità brasiliane. Ad esempio, il trisavolo di Anderson partì da Enego, in provincia di Vicenza, a fine Ottocento e suo bisnonno nacque nel corso della traversata transatlantica sulla nave. Anderson ora è per la prima volta in Italia e siamo orgogliosi che proprio a Turriaco – conclude Bullian – potrà raccontare queste storie da preservare, non solo per interesse culturale, ma anche perché è bene sapere che difficoltà vissero i nostri progenitori non così tanti anni fa”. (Inform)




Il Maestro Pasticciere Nicola Obliato e il suo “Pandujattone”, il panettone salato alla ‘nduja

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aef378bd bb21 4483 9dbc 32c20cd5bbedOggi parliamo dello Chef Pasticciere Nicola Obliato, che recentemente, pochi mesi fa, ha dato vita al suo nuovo progetto nella Città di Aversa, una bellissima località a 24 Km. a nord di Napoli, famosa per i vini e la mozzarella di bufala.

Il nostro Maestro Nicola, già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia, con la sua determinazione, ha scelto di iniziare questa nuova avventura di Mille Dolcezze Bar Pasticceria Tavola calda, al 2/4 di Via Bernini, con una bellissima inaugurazione, nel corso della quale il Presidente di CHEF Italia Antonio Arfè e il Vicepresidente Vincenzo Napolitano hanno personalmente donato, anche a nome dell’Associazione, una significativa targa per l’occasione.

Già titolare, nel recente passato, della Pasticceria Mille Dolcezze e di Obliato Pastry Boutique, realtà di eccellenza dolciaria a Frattamaggiore a pochi chilometri da Napoli, con il suo nuovo progetto, il nostro Maestro Pasticciere Nicola ha avuto l’intuizione e l’opportunità di cimentarsi in questa nuova realtà imprenditoriale presa dopo un periodo di riflessione, in cui ha valutato, con lungimiranza, le opportunità di innovazione e di espansione della sua attività, decidendo di mantenere l’esperienza e la ricchezza del passato ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro e all’evoluzione del mercato delle prelibatezze dolciarie. Il concept su cui si basa Mille Dolcezze – Aversa è quello di offrire prodotti di alta qualità, creati con materie prime selezionate, senza tralasciare l’attenzione al design e all’estetica dei dolci. Il nostro Maestro Nicola cura personalmente la produzione controllando sempre gli ingredienti e, soprattutto, la perfetta esecuzione delle ricette.

I suoi dolci, infatti, sono, da sempre, tra i più conosciuti ed apprezzati della zona ma non solo, potendosi fregiare, tra l’altro, anche della Medaglia d’Oro come migliore colomba d’Italia. La sua pasticceria è gestita seguendo pochi ma fondamentali principi: la ricerca del gusto, della creatività e della bellezza, producendo in proprio dal dolce al salato, dal panettone di vari tipi alle colombe, dalle uova di cioccolato alle praline e tanto altro, rigorosamente utilizzando solo materie prime di alta qualità.

00180792 9508 41ee 92e6 dc8eaf02fccbIl suo amore per la pasticceria – ci dice il nostro Maestro Nicola – nasce dopo un grande problema di salute personale, un aneurisma cerebrale con emorragia sub craniale avuto e fortunatamente superato all’età di 32 anni, circa 12 anni fa. Il suo percorso professionale ha varie tappe: dall’Associazione Pasticcieri Napoletani alla Scuola Dolce e Salato, poi alcuni corsi professionali privati con frequentazioni con diversi Maestri pasticcieri italiani e stranieri, fino alla partecipazione sempre più convinta a diversi concorsi sul panettone e lievito madre vivo, tra cui quello vinto, come giuria popolare, alla manifestazione Panettone Senza Confini, la medaglia d’oro a Parma per il suo panettone al caffè, 2 volte finalista mondiale italiano, tra cui quello del SIGEP, il Premio Eccellenza della pasticceria napoletana a Napoli e poi a Roma.

Vanta inoltre diversi stages formativi con diversi maestri pasticcieri di caratura mondiale come Aniello Di Caprio e Stefano Laghi. La sua pasticceria è un connubio di profumi, sapori e degustazioni di diverse varietà di Panettone Artigianale Nazionale con l’esaltazione dei prodotti del territorio campano valorizzando le metodiche di preparazione, preservando la tradizione e l’artigianalità attraverso l’innovazione e il giusto bilanciamento dei prodotti utilizzati.

È noto che il cavallo di battaglia del nostro Maestro Pasticciere Nicola Obliato è il panettone, e prova anche a spiegarlo nei dettagli: ‘’Il  processo di lavorazione per il mio panettone dura 30 ore. Inizio rinnovando ben tre volte il lievito e lascio lievitare ad ogni rinnovo, poi aggiungo il pre-impasto, lascio lievitare altre 12 ore, amalgamo il tutto e lascio lievitare per altre 8 ore. Alla fine il panettone viene cotto per un’ora’’. Poi ci parla anche delle sue pastiere: “Propongo due tipi di pastiere: la prima si chiama Pastiera Innovativa, che è chiusa e cotta in un cake per 80 minuti a 160 gradi; la seconda è la Semifredda, una base di pastiera classica, ma glassata al fiore di sambuco”. Il suo più intimo scopo è, naturalmente, quello di promuovere il territorio e la produzione locale, diffondere la conoscenza della Pasticceria Tradizionale Napoletana e stimolare un nuovo approccio al mondo della tradizione artigianale dei dolci del Sud.

Inoltre fa diversi eventi di beneficenza all’anno, sia per il suo trascorso personale che per il suo innato amore e passione per la sua bellissima professione. In ultimo aggiungiamo che il nostro Maestro Pasticciere Nicola Obliato lavora sodo ogni giorno e ha già in programma la crescita della sua attività: un brand poliedrico che racchiude un percorso completo che va dalla pasticceria alla possibilità di uno snack e di un pranzo veloce fino alla potenzialità di organizzare eventi per occasioni speciali. Infine vogliamo ricordare che il nostro Maestro Pasticciere, ad oggi ha vinto diversi concorsi, tra i quali, oltre a qualcuno già menzionato, la Miglior colomba artigianale d’Italia 2019, il Miglior panettone al mondo nel 2020, Finalista Panettone World Champion 2021, Finalista Giuria Popolare Panettone Senza Confini 2021, Finalista Coppa del Mondo 2022, Finalista Mister Alberto Awards 2022. Inoltre, il nostro Maestro Pasticciere, il Pastry Chef delle emozioni, Nicola Obliato, anche quest’anno è stato protagonista di uno degli eventi più esclusivi dell’estate italiana, “La Notte delle Stelle”, ideata da Anna Di Maria e Paky Arcella, poi alla Fiera Nazionale del Panettone e del Pandoro 2025 a Roma e al Re Panettone a Milano. Infine, a partire da questo Natale, la Città di Aversa potrà vantare un dolce tutto suo: il Panettone di Aversa, ovviamente, una creazione esclusiva del nostro Maestro Pasticciere Nicola Obliato.

*Ed ecco l’esclusiva ricetta speciale del nostro Maestro Pasticciere Nicola Obliato per questo Natale, il “Pandujattone”, denominato anche Connubio Calabria & Campania, per la collaborazione con i F.lli Gò: un panettone artigianale tradizionale rivisitato in chiave dolce-piccante al sapore di ‘nduja, anche se ha le sembianze e la struttura di un classico panettone. Ottimo per aperitivi sfiziosi, accompagnato da formaggi, salumi, ma anche da solo. È piccante ma non troppo, capace di esaltare i sensi e di contrastare perfettamente il sapore classico del panettone. In definitiva, è un delizioso lievitato italiano che aggiunge un tocco di piccantezza, per esempio, al vostro cenone di Capodanno. E poi è soffice, leggero e ad alta digeribilità. Il lievito madre con cui viene preparato, migliora notevolmente il gusto del prodotto dandogli un aroma unico ed un sapore irresistibile.

*Ma veniamo ora agli ingredienti dell’impasto: farina kg. 2,400, acqua gr. 1125, lievito gr. 675, tuorli d’uovo gr. 300, zucchero gr. 300, emulsione gr. 750 (strutto gr. 560, burro gr. 190); secondo impasto: farina gr. 600, sale gr. 75, malto gr. 120 (facoltativo), emulsione gr. 750 (strutto gr. 750, burro gr. 190), tuorli d’uovo gr. 900, acqua gr. 300, ‘nduja gr. 600.

Procedimento: preimpasto serale con farina, acqua, zucchero e lievito madre vivo. Aggiungete una parte dei tuorli fino a ottenere la maglia glutinica (un impasto elastico ed omogeneo, che potete verificare osservando come si stende senza rompersi), quindi inserite a filo il resto dei tuorli e finite con lo strutto ed il burro. Infine, lasciate puntare l’impasto finito per 1 ora. La mattina seguente, dopo 12-13 ore, prendete il preimpasto e aggiungete la farina; quando si formerà la maglia glutinica aggiungete i tuorli a filo con lo zucchero, sempre con cura ed attenzione verso l’impasto. Successivamente, aggiungete anche il sale, quindi alternate l’acqua con l’emulsione di strutto e burro; infine, aggiungete al tutto 600 gr. di ‘nduja. In ultimo, cuocete il panettone in forno a 155 gradi C. per 55 minuti, tenendo presente che la cottura al cuore deve essere di 95 gradi C. Una volta sfornato, preparate subito le stecche di ferro e infilzate il panettone. Capovolgetelo e lasciatelo riposare, sospeso, per qualche ora fino a completo raffreddamento. Quando il panettone sarà freddo, rimuovete le stecche di ferro e il vostro panettone salato alla nduja sarà pronto per essere servito: una combinazione perfetta di morbidezza, piccantezza e originalità che conquisterà tutti. Buon Natale e buon appetito!




Potremo cantare “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”, ma senza il “sì” alla fine

giornata dell’unitÀ nazionale

giornata dell’unitÀ nazionale

No al sì. Niente appendice emotiva alla fine dell’inno di Mameli. Lo stabilisce addirittura un decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2025 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio. Traduzione: ufficiale, definitivo, senza controcanto.

L’ordine arriva dallo Stato Maggiore della Difesa, nero su bianco in un documento del 2 dicembre scorso: durante cerimonie ed eventi militari, quando “Il Canto degli Italiani” è eseguito nella versione cantata, il “sì!” finale non va pronunciato. Punto. Firma del generale Gaetano Lunardo. Diffusione capillare fino all’ultima stazione della Guardia di Finanza. Osservanza “scrupolosa”.

Perché? Le teorie circolano: messaggio subliminale di disarmo? Un modo elegante per dire “tranquilli, non si va in guerra”? Suggestioni. La versione ufficiale è molto più sobria e musicale. Questione di filologia. La legge richiama il testo originale di Mameli e lo spartito di Novaro. E nell’esecuzione “canonica” – quella del 1971 con Mario Del Monaco, oggi sul sito del Quirinale – dopo “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò” non c’è nessun “sì”. Solo musica. Questione di purismo.

Peccato che la faccenda non sia così lineare. Perché se Mameli il “sì” non lo scrive, Novaro sì. E l’edizione critica del 2019 chiarisce che quel “sì” è un’aggiunta del compositore. Versione che Carlo Azeglio Ciampi aveva fatto sua. Ora no. Niente sì.

 

agenzia Dire – www.dire.it




La cena di Natale pet-friendly, i consigli di Enpa per viverla bene con cani e gatti

tavola di natale con persone due cani e un gatto 1024x573

tavola di natale con persone due cani e un gatto 1024x573La cena e il pranzo di Natale portano nelle nostre case tanti ospiti, gradi e piccoli, voci, odori e sapori che non sempre potrebbero ‘far felici’ anche i nostri coinquilini a quattro zampe. Anzi a volte rappresentano dei fattori di stress, se non un vero e proprio rischio per la loro salute. Per questo Enpa propone alcuni semplici consigli che possano aiutare ad affrontare al meglio i momenti conviviali delle feste, assicurando a cani e gatti il rispetto del loro benessere. I suggerimenti sono raccolti in un Podcast realizzato dall’Ente per la protezione animali. Eccoli in sintesi di seguito:

IL MENÙ

Quando facciamo la spesa per la tavola delle feste, bisogna pensare anche alle esigenze dei pet: si propone di regalargli qualcosa di nuovo, sano e gustoso, così da condividere il momento. Allergie permettendo, meglio cibi freschi e cruelty free, senza zuccheri e senza eccessi di carboidrati. Se il nostro pet ha una storia di allergie, la scelta più sicura resta una buona scatoletta ipoallergenica di qualità.

SÌ AI BISCOTTI DI NATALE, MA ‘PER LORO’

Se prepariamo biscotti in casa, facciamone una versione anche speciale per i nostri amici con la coda. In rete si trovano tante ricette semplici e adatte a cani e gatti.

NO ALLA “CONVIVENZA FORZATA” TRA SIMILI

Se dobbiamo incontrare altri cani o passare la serata insieme, valutiamo prima la compatibilità. Forzare la convivenza può portarci a situazioni complicate e spiacevoli.

S.O.S. CITOFONO

Il citofono è spesso motivo di grande agitazione. Se gli invitati sono tanti e, come prevedibile, non arrivano tutti nello stesso momento, può diventare un problema. Perciò chiediamo a chi viene a casa di avvisarci al telefono o con un messaggio invece di suonare. Aiuterà a scollegare il suono del citofono dall’euforia dell’arrivo degli ospiti.

“EDUCHIAMO” GLI OSPITI E I PARENTI

La cena di Natale può essere un momento di grande confusione, soprattutto per animali non abituati alle visite. Aiutiamoli a integrarsi con calma. Se invece preferiscono stare tranquilli, prepariamo già qualche giorno prima un luogo sicuro e silenzioso, come una stanza dove potersi ritirare. Avvisiamo ospiti grandi e piccoli di non avvicinarsi in modo irruento e di lasciare che sia l’animale ad avvicinarsi spontaneamente.

I CIBI DA EVITARE

È sempre meglio non dare avanzi a cani e gatti e a Natale l’attenzione deve essere ancora maggiore. Da evitare cibi processati, alimenti con aglio e cipolla, soffritti e aromi. Per i gatti la cipolla è particolarmente pericolosa. Il cioccolato fa male a cani e gatti perché contiene teobromina, che viene metabolizzata molto lentamente e può raggiungere livelli tossici. Uva e uva passa sono alimenti pericolosi. No anche agli avanzi di carne con ossa, che possono conficcarsi nel palato o causare lesioni.

LE ECCEZIONI, SENZA STRAFARE

Se proprio non resistiamo, un piccolo assaggio al cane possiamo concederlo, ma solo se è un alimento sicuro, cotto senza sale, senza soffritto e in quantità minime. Meglio ancora avere qualcosa di adatto a lui, preparato apposta.

QUALCOSA PER TENERLO OCCUPATO?

Masticare aiuta il cane a ridurre lo stress e ad affrontare meglio situazioni che potrebbero metterlo a disagio. Mentre siamo a tavola, un buon masticativo può aiutarlo a rilassarsi. Per la scelta giusta, chiediamo consiglio al nostro negozio di fiducia.

RELAX PRIMA DELLA FESTA

Il consiglio più importante resta però quello di trovate il tempo per stare un po’ con i propri pet prima dell’arrivo degli ospiti: una bella passeggiata con il cane o qualche momento di relax sul divano con il gatto. Servirà anche a ricaricare noi stessi tra un preparativo e l’altro.

ag. Dire. www.dire.it




I Ricchi e Poveri cadono (entrambi) a Domenica In (VIDEO)

ricchi e poveri

ricchi e poveri

 

I Ricchi e Poveri entrano in studio e nell’inquadratura, un attimo dopo non ci sono più. Sono a terra. E’ successo ad Angela Brambati e Angelo Sotgiu ospiti di Mara Venier a Domenica In. “Non vi hanno detto che c’era il gradino?”, chiede la conduttrice. “Forse non avevamo capito, adesso abbiamo capito”, risponde la cantante. Per fortuna nessuno dei due si è fatto male, e la scenetta è diventato un meme virale sui social.

 




FOCUS – La tradizione dei Presepi Napoletani

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09609f94 92da 4477 8f1d 8706e1b4e6caImmaginate di trovarvi a Napoli, dove le tradizioni sono parte integrante della vita di tutti i giorni, dove tutto ha un significato profondo che trascende il tempo e le generazioni.

I presepi napoletani sono da sempre una delle usanze più radicate e affascinanti di Napoli, un vero e proprio punto d’incontro costante tra il vecchio ed il nuovo e, sicuramente, una delle principali attrazioni turistiche della città, soprattutto nel periodo dell’Avvento.

Ma non è solo un rito natalizio: il presepe napoletano è ormai un elemento essenziale della cultura e dell’identità della città, un’arte che viene tramandata e rinnovata ormai da secoli e che continua a incantare visitatori da ogni parte del mondo.

Le origini dei presepi napoletani risalgono al Settecento, quando alla rappresentazione della Natività si aggiunsero dettagli che narravano la vita quotidiana della città. Non era più, quindi, solo un simbolo religioso, ma una vera e propria rappresentazione teatrale che raccontava usi, mestieri, costumi e volti della Napoli di un tempo.

Il presepe veniva allestito sullo “scoglio”, una struttura di sughero che comprendeva scene come l’Annuncio ai pastori, l’osteria, i Re Magi e le caratteristiche scene popolari con greggi, artigiani e contadini. Questa particolarità ha dato vita ad uno stile pressoché unico, tale da rendere il presepe napoletano un’opera d’arte in costante evoluzione.

Quello che più caratterizza i presepi napoletani è la loro capacità di attualizzarsi senza perdere autenticità: accanto alle classiche statuine dei pastori, infatti, vengono spesso introdotte figure di personaggi pubblici attuali, politici, sportivi e attori, che diventano elementi integranti della decorazione scenica, regalando al presepe in una particolare atmosfera di cronaca viva e, allo stesso tempo, ironica della società contemporanea.

ac5740d3 0b91 49df 81b8 5aa954305a1eFamosi sono il Presepe di Corte della Reggia di Caserta, il Presepe del Banco di Napoli, custodito nella Cappella Palatina del Palazzo Reale, un’opera eccezionale composta da oltre 200 pastori settecenteschi, e il Presepe Cuciniello, custodito nel Museo di San Martino. Ma, senza dubbio, l’anima essenziale della tradizione dei presepi è Via San Gregorio Armeno, una stretta e lunga viuzza napoletana del centro storico, con tantissime piccole botteghe, dove gli artigiani, con antica passione, realizzano innumerevoli scenografie, pastori, figure e diversi materiali che le famiglie possono acquistare per realizzare le proprie scene ed è celebre sicuramente in tutto il mondo come la “strada dei presepi”, con innumerevoli piccole vetrine e banchi colmi di ogni tipo di statuine, sia tradizionali che moderne, in un’atmosfera vivace che si accende particolarmente nel periodo natalizio.

Le origini del presepe risalgono all’epoca di San Francesco d’Assisi, il primo ad organizzare una rievocazione dal vivo della nascita di Cristo, mentre, nella zona di Napoli, il primo esempio ad essere documentato fu il presepe di Amalfi nel 1324. La pratica iniziò ad acquistare popolarità intorno al 1600, con gli artigiani che utilizzavano la terracotta e la cartapesta per realizzare le statuine di ogni grandezza.

Ma la vera e propria tradizione del presepe napoletano decollò nel 1700, nel periodo barocco, con le famiglie nobili che costruivano presepi sempre più complessi nel tentativo di superarsi a vicenda: e da qui nacque la differenza tra un presepe napoletano ed un presepe tradizionale, proprio perché, oltre ai personaggi principali, venivano inclusi anche una grande abbondanza di personaggi quotidiani.

I presepi a Napoli sono ovunque durante i mesi invernali, sia in ambito privato che pubblico: ogni famiglia ha il proprio presepe in casa, mentre le chiese e i luoghi pubblici ne espongono di più grandi ed elaborati, ognuno con rappresentazioni che vanno ben oltre i semplici pastori, creando varie scene di vita cittadina, fondendo l’antico con il moderno, aggiungendo, oltre alle statuette di personaggi popolari come calciatori, cantanti e leader politici mondiali, addirittura anche pezzi animatronici che si muovono, come il pizzaiolo che sforna una pizza o un fabbro che batte sull’incudine con il suo martello o un macellaio intento a tagliare dei pezzi di carne, oppure ancora un pescatore con la sua canna da pesca.

In sintesi, la tradizione del presepe napoletano è un’esperienza sensoriale e spirituale, dove ogni rappresentazione, ogni scena e ogni elemento ha una storia da raccontare, celebrando la vita e la comunità anche nel contesto più sacro.