La grande musica napoletana conquista Dietikon/ Zurigo

foto concerto dietikon 3

La grande musica napoletana conquista Dietikon/ Zurigo: emozioni e cultura nel ricordo di Luigi Fucentese

images

Ci sono serate in cui la musica supera il semplice intrattenimento e diventa memoria, identità e appartenenza. È quanto accaduto ieri, sabato 17 ottobre, a Dietikon, dove il Circolo culturale Sandro Pertini, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, ha organizzato un concerto di musica napoletana in memoria di Luigi Fucentese, che ha dedicato una parte significativa della propria vita al servizio della collettività italiana, in particolare a Winterthur.

Ad aprire l’evento sono stati i saluti del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, dott. Raffaele Pentangelo, e del presidente del Circolo culturale “Sandro Pertini”, Mario Pingitore. Presente anche la moglie di Luigi Fucentese, accompagnata dai figli, che ha espresso la propria gratitudine agli organizzatori per questo sentito omaggio al marito.

La serata ha così assunto un significato che è andato oltre la dimensione musicale, diventando un’occasione per ricordare l’impegno di una persona che ha contribuito alla vita della comunità italiana in Svizzera.

Protagonisti del concerto sono stati quattro interpreti di grande talento: il maestro Catello Milo al pianoforte, autore degli arrangiamenti musicali, la soprano Anna Maria Milo, il tenore Mauro De Santis e la violinista Beatrice Milo.

foto concerto dietikon 3

Il maestro Catello Milo ha guidato il percorso musicale con eleganza e sensibilità, attraverso arrangiamenti capaci di esaltare la ricchezza melodica della tradizione napoletana. Il suo pianoforte ha accompagnato e sostenuto le voci, contribuendo a creare atmosfere intense e suggestive.

La violinista Beatrice Milo ha conquistato il pubblico con una prova eccezionale per tecnica, espressività e sensibilità interpretativa, facendo vibrare le corde del suo strumento e quelle dell’anima degli spettatori.

La soprano Anna Maria Milo ha conquistato il pubblico con la sua voce potente, luminosa e ricca di sfumature, capace di coniugare intensità ed eleganza in interpretazioni di grande impatto emotivo. Altrettanto straordinario il tenore Mauro De Santis, che con una voce vigorosa e coinvolgente ha saputo trasmettere tutta la passione e la forza espressiva della tradizione musicale napoletana. Entrambi hanno dimostrato una straordinaria  padronanza vocale e una rara capacità interpretativa, regalando momenti di autentica emozione e raggiungendo direttamente il cuore degli spettatori.

Quattro artisti di pari valore, accomunati da professionalità, talento e amore per la musica, che hanno saputo integrarsi armoniosamente, dando vita a un’esibizione di altissimo livello.

Il repertorio ha attraversato alcune delle pagine più celebri della canzone napoletana. Brani intramontabili come “Torna a Surriento”, “ ‘O surdato ‘nnammurato”, “ ‘O sole mio”  e “Funiculì Funiculà” hanno coinvolto il pubblico, che si è unito con entusiasmo ai ritornelli più conosciuti.

Le interpretazioni hanno restituito tutta la bellezza di un patrimonio musicale che appartiene alla memoria collettiva italiana e che continua ad affascinare il mondo. Per chi vive lontano dalla propria terra d’origine, queste melodie rappresentano un legame profondo con le proprie radici, capace di evocare ricordi, affetti e luoghi mai dimenticati.

A Dietikon, la musica ha saputo risvegliare questo sentimento di appartenenza, regalando agli spettatori un autentico soffio di italianità e trasformando il concerto in un momento di condivisione e partecipazione.

Il valore dell’iniziativa è andato oltre la musica. La serata ha dimostrato quanto gli eventi culturali siano importanti per mantenere vivi i legami con le proprie origini e rafforzare il senso di comunità tra gli italiani residenti all’estero.

La tradizione napoletana, con la sua straordinaria ricchezza melodica, è un patrimonio che ha superato i confini nazionali, diventando un linguaggio universale. La musica, infatti, riesce spesso a unire laddove la politica divide, creando occasioni d’incontro attraverso la bellezza e le emozioni condivise.

Un sentito ringraziamento va al Circolo culturale “Sandro Pertini” di Dietikon e all’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo per aver promosso e realizzato l’iniziativa.

Un riconoscimento particolare merita Bruno De Donato, funzionario del Consolato di Zurigo, che si è fatto promotore dell’evento proponendo questi artisti sia all’Istituto Italiano di Cultura sia al Circolo culturale Sandro Pertini, contribuendo così alla realizzazione di un appuntamento di grande valore artistico e umano.

Il concerto di ieri, 17 ottobre, ha rappresentato molto più di un appuntamento musicale: è stato un omaggio sentito alla memoria di Luigi Fucentese, una celebrazione della grande tradizione napoletana e una testimonianza del ruolo fondamentale della cultura nel mantenere vive le radici italiane all’estero.

Le straordinarie interpretazioni di Catello Milo, Anna Maria Milo, Mauro De Santis e Beatrice Milo hanno regalato al pubblico momenti di autentica intensità artistica, dimostrando come talento e passione possano trasformare una serata che resterà nella memoria di chi vi ha partecipato, perché la grande musica non si limita a essere ascoltata: si vive, si condivide e rimane nel cuore.

Gerardo Petta




Nella Repubblica Dominicana l’usura è permessa? Il business dei prestamistas e il prezzo della disperazione

préstamos informales en la calle alldieweil

Prestiti immediati, riscossioni quotidiane e interessi elevatissimi: per chi non riesce ad accedere al credito bancario, il denaro facile può diventare una trappola. E il sistema dei “prestamistas” solleva interrogativi sulla tutela dei cittadini.

préstamos informales en la calle alldieweil

Nella Repubblica Dominicana basta percorrere le strade di molti quartieri per imbattersi nei prestamistas, i prestatori di denaro che offrono liquidità immediata a lavoratori autonomi, commercianti, motociclisti e famiglie in difficoltà. Niente lunghe pratiche bancarie, poche formalità e denaro disponibile in tempi rapidi. Ma questa apparente comodità può nascondere un prezzo molto alto.

Il problema è semplice: quando una persona ha urgente bisogno di denaro, quanto è davvero libera di scegliere le condizioni del prestito?

Interessi del 20% al mese: il prezzo del denaro facile

Il Banco Central dominicano, nel proprio materiale di educazione finanziaria, avverte che i prestiti informali possono comportare interessi molto elevati, citando come esempio un tasso del 20% mensile. Un livello che, se applicato a un capitale senza riduzioni e senza considerare eventuali commissioni, equivale al 240% annuo su base semplice.

Per chi non riesce a ottenere un finanziamento da una banca, il prestamista può rappresentare l’unica soluzione immediata per riparare un motociclo, acquistare merce da rivendere o affrontare una spesa imprevista. Il denaro arriva rapidamente, ma le rate frequenti possono assorbire una parte consistente degli incassi giornalieri.

E quando il debitore non riesce a pagare, può essere tentato di chiedere un altro prestito per coprire quello precedente. È così che una necessità momentanea rischia di trasformarsi in un problema permanente.

Ma la legge permette davvero l’usura?

La risposta richiede una distinzione importante. Il Codice civile dominicano consente di concordare interessi sui prestiti e prevede che gli interessi convenzionali possano superare quelli legali, salvo che la legge lo vieti. La legge monetaria e finanziaria, inoltre, disciplina il sistema degli intermediari finanziari autorizzati.

Per i prestiti informali tra privati, però, il quadro è diverso da quello applicabile alle banche e alle finanziarie vigilate. Un’inchiesta pubblicata da Diario Libre il 15 luglio 2026, citando il Ministerio Público, ha riferito che l’usura non costituisce un reato penale autonomo nella Repubblica Dominicana e che i prestiti tra privati vengono generalmente trattati come rapporti di natura civile. L’inchiesta ha anche evidenziato le difficoltà di controllo e la mancanza di statistiche ufficiali specifiche sul fenomeno.

Questo non significa che qualsiasi comportamento sia lecito. Minacce, aggressioni, coercizioni e altre condotte illecite possono avere conseguenze penali autonome. E nemmeno significa che le regole di tutela previste per gli intermediari finanziari autorizzati si applichino automaticamente nello stesso modo a ogni prestatore privato.

Un mercato parallelo che prospera sulle necessità

Il successo dei prestamistas pone anche una questione sociale. Se tante persone si rivolgono a questi operatori, non basta accusare chi presta denaro: bisogna chiedersi perché una parte della popolazione non riesca a ottenere credito a condizioni sostenibili.

La rapidità è il loro principale vantaggio. Il costo, invece, rischia di ricadere su chi ha meno margini economici e vive spesso di entrate quotidiane. Per queste persone, una rata che sembra piccola può diventare pesante quando si somma alle spese per la casa, il cibo, i trasporti e la famiglia.

Chi controlla, chi interviene, chi protegge il debitore?

È questa la domanda che dovrebbe entrare nel dibattito pubblico. Servono informazioni chiare sui costi effettivi dei prestiti, maggiore educazione finanziaria e canali accessibili per denunciare eventuali minacce o abusi. Occorre anche chiarire quali autorità possano intervenire nei diversi casi e quali strumenti siano realmente disponibili per chi si trova intrappolato nei debiti.

La questione, dunque, non è soltanto se un privato possa prestare denaro e chiedere interessi. È capire dove finisca la libertà contrattuale e dove cominci lo sfruttamento della necessità altrui.

 




Canada. Dall’Italia al Québec, “Migrazioni Sonore 2026”: musica e sapori per raccontare le radici italiane

festival italiano junto al río en québec

Un mese di concerti e appuntamenti radiofonici e televisivi in Canada per gli artisti italiani. Il progetto culminerà l’11 novembre a Montréal con “Fuori Cucina”, un incontro tra musica, gastronomia e identità dei territori.

festival italiano junto al río en québec

Dall’Italia al Québec, la musica e la gastronomia diventano strumenti per raccontare le tradizioni, le identità regionali e i legami con le comunità italiane all’estero. È questo lo spirito di “Migrazioni Sonore 2026”, il progetto culturale che porta in Canada alcuni artisti italiani per un mese di concerti e appuntamenti radiofonici e televisivi.

Tra i protagonisti figurano i maremmani I Matti delle Giuncaie, con Lapo Marliani e Mirko Rosi, affiancati dal musicista volterrano Stefano “Borrkia” Toncelli e dal marchigiano Julian Corradini, nato in Argentina. Un gruppo di artisti con percorsi e sensibilità differenti, accomunati dalla capacità di intrecciare folk, rock, musica popolare italiana e influenze latinoamericane.

La musica come ponte tra culture

Il progetto propone un’immagine dell’Italia lontana dagli stereotipi, nella quale la tradizione dialoga con linguaggi musicali contemporanei. La Toscana e le Marche sono raccontate attraverso le esperienze degli artisti, le loro origini e le contaminazioni culturali che caratterizzano il loro percorso.

Particolarmente significativa è la storia di Julian Corradini, marchigiano e argentino di nascita, la cui esperienza personale riflette il tema delle migrazioni, degli incontri e delle identità che si trasformano attraversando confini geografici e culturali.

L’iniziativa si inserisce in un percorso avviato nel 2016, quando “Migrazioni Sonore” ha cominciato a promuovere scambi creativi tra musicisti, territori e comunità italiane all’estero, favorendo la mobilità artistica tra l’Italia e i Paesi francofoni.

L’11 novembre a Montréal l’appuntamento “Fuori Cucina”

Il momento conclusivo del calendario sarà l’11 novembre alla Casa d’Italia di Montréal, con “Fuori Cucina”, un evento che affiancherà alle esibizioni musicali la valorizzazione di prodotti gastronomici toscani e marchigiani.

La Toscana sarà rappresentata dal Morellino di Scansano di Morisfarms e dal miele biologico della Tenuta di Camugliano, in provincia di Pisa. Per le Marche saranno presenti l’olio extravergine di oliva del Frantoio Agostini e la pasta del Pastificio Santoni.

L’obiettivo non è soltanto proporre una degustazione accompagnata dalla musica, ma costruire un racconto condiviso dei territori: le canzoni esprimono la memoria e la creatività delle comunità, mentre i prodotti tipici ne restituiscono i sapori, le materie prime e le tradizioni.

L’evento si svolge con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Montréal e della Provincia di Grosseto, in collaborazione con il Centro Comunitario Casa d’Italia di Montréal. Il progetto è curato da Salty Music APS, con la collaborazione organizzativa di Production Casa Nostra.

Cultura italiana oltre i confini

“Migrazioni Sonore” conferma il ruolo della cultura come strumento di dialogo con le comunità italiane nel mondo. Attraverso la musica, il cibo e le storie personali degli artisti, l’iniziativa porta in Québec un’immagine dinamica dell’Italia, capace di conservare le proprie radici e, allo stesso tempo, di aprirsi a nuove influenze.

Un ponte tra territori e generazioni che dimostra come l’identità italiana all’estero non sia soltanto memoria delle origini, ma anche una cultura viva, capace di rinnovarsi attraverso gli incontri.




La carbonara, il piatto più iconico di Roma

impresso 1791348661808

Per i lettori di Fatti Nostri, ha preso vita una nuova rubrica settimanale dedicata alla cucina italiana. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con “CHEF Italia” che ci consente di pubblicare una serie di ricette proposte dai migliori chef italiani presenti in tutto il mondo o, in alternativa, anche quelle italiane autentiche e codificate della tradizione della Cucina Italiana, legate indissolubilmente ad ogni singolo territorio della nostra penisola.

impresso 1791348661808

Oggi parliamo della carbonara, il primo piatto che rappresenta la storia e la tradizione della cucina romana, preparata con gli spaghetti, i tonnarelli oppure con i rigatoni, rigorosamente con il guanciale stagionato e di qualità, le uova e il Pecorino Romano DOP.

Ma veniamo agli ingredienti per 4 persone: 360 gr. di spaghetti (tonnarelli o rigatoni), 160 gr. di guanciale tagliato a listarelle, 4-5 tuorli d’uovo grandi, 80 gr. di Pecorino Romano DOP grattugiato.

La preparazione: in una padella ben calda, rosolate il guanciale a fiamma medio-bassa senza aggiungere olio o burro. Lasciatelo diventare croccante e fate sciogliere il grasso. Spegnete il fuoco e tenete da parte sia il guanciale che il suo grasso liquido. In una ciotola capiente, sbattete i tuorli d’uovo insieme al Pecorino Romano DOP grattugiato e a un’abbondante macinata di pepe nero, quindi aggiungete un cucchiaio del grasso fuso del guanciale per rendere il composto liscio e cremoso. Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua bollente leggermente salata (senza esagerare con il sale perché il guanciale ed il pecorino sono già molto sapidi), dopodiché scolateli al dente, conservando un mestolo di acqua di cottura. Saltate la pasta per un minuto nella padella con il guanciale per farle assorbire i sapori. A questo punto mettete la pasta nella ciotola con la crema di uova e pecorino rigorosamente a fuoco spento, mescolando energicamente e aggiungendo un goccio di acqua di cottura se necessario, fino ad ottenere una crema liscia e vellutata; il calore della pasta cuocerà l’uovo senza farlo diventare una frittata. Impiattate immediatamente aggiungendo il guanciale croccante tenuto da parte, un’ultima spolverata di Pecorino Romano e altro pepe nero macinato fresco al mulinello.

Sulla ricetta della carbonara si racconta che sia merito dei soldati americani l’aggiunta del bacon alla formula originaria. In seguito, il bacon ha lasciato il posto al più tipico e locale guanciale e la carbonara si è spogliata di tutte le aggiunte che negli anni hanno modificato la sua ricetta base, come per esempio la panna, che aveva lo scopo di rendere più cremosa la salsa a base di uova, o la cipolla unita al soffritto. Non si dovrebbe utilizzare neanche la pancetta affumicata, “versione” italiana del bacon.

Il Pecorino Romano poi ha un ruolo centrale nella ricetta perché non è un semplice ingrediente ma uno degli elementi essenziali che, con la sua sapidità decisa, la struttura asciutta e la sua nota leggermente piccante, permette di creare una crema intensa e ben equilibrata insieme ai tuorli ed al grasso del guanciale; l’aggiunta poi di un pò di parmigiano nella carbonara è recente, per adeguarsi ai gusti più moderni e meno decisi di un tempo, una differenza con la ricetta tradizionale che rende questo piatto il più amato e il più discusso al mondo. E buon appetito.

impresso 1791742114006

*La cucina tipica tradizionale di Roma si basa su ingredienti semplici, sapori decisi e una forte tradizione popolare unitamente alla cucina ebraico-romana. Tra i primi piatti, oltre alla già menzionata carbonara, i bucatini (o gli spaghetti) all’Amatriciana: un classico con pomodoro, guanciale croccante, peperoncino, pepe nero e pecorino romano; i tonnarelli cacio e pepe, con pecorino romano, pepe nero in grani e acqua di cottura della pasta; la pasta (rigatoni, spaghetti) alla Gricia, l’antenata dell’Amatriciana, una cacio e pepe con il guanciale rosolato.

Tra i secondi piatti, i saltimbocca alla romana, sottili fettine di vitello con prosciutto crudo e salvia; la coda alla vaccinara, cotta a fuoco lento per ore con pomodoro, sedano, pinoli e un tocco di cacao amaro; l’abbacchio alla scottadito, delle costolette di agnello giovane, grigliate a servite caldissime; la trippa alla romana, al sugo e aromatizzata con mentuccia fresca e pecorino romano; il quinto quarto, un piatto antico con alla base le frattaglie, cioè la parte interna dell’animale; i filetti di baccalà, fritti e serviti con delle verdure in pastella.

Tra lo street food e i contorni, i supplì al telefono, delle crocchette di riso con un cuore di mozzarella filante (che crea il “filo” del telefono quando si aprono a metà); la pizza alla romana, sottile, croccante e friabile, in dialetto romano scrocchiarella; i carciofi alla Giudia, carciofi romaneschi fritti interi due volte, dorati e croccanti, un caposaldo della cucina ebraico-romana; i carciofi alla romana, stufati a testa in giù con aglio, mentuccia, olio e prezzemolo.

Tra i dolci, il maritozzo con la panna, una soffice pagnottella dolce lievitata, farcita con abbondante panna montata fresca; la crostata di ricotta e visciole, dolce tipico del ghetto ebraico, con una crema di ricotta e una composta aspra di visciole (delle ciliegie selvatiche).

Tra i formaggi, il Pecorino Romano DOP, il Cacio Romano (o Caciotta Romana), il Conciato Romano e la Ricotta Romana DOP.

Tra i salumi, oltre al già citato guanciale, la corallina romana, la spianata romana, le coppiette di maiale, la coppa di testa e la porchetta di Ariccia IGP.

Tra i vini, bianchi e rossi, la Roma DOC, istituita nel 2011, comprende tipologie Bianco, Rosso (anche Riserva) e Rosato; il Frascati Superiore DOCG e il Cannellino di Frascati DOCG, i re  incontrastati dei Castelli Romani, un bianco storico, fresco e sapido, e la celebre versione dolce da fine pasto; il Cesanese (del Piglio DOCG / di Affile DOC), un vino rosso intenso, speziato e fiero, perfetto per la struttura dei piatti romani; l’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC, un bianco leggero e famosissimo in tutto il mondo.




L’epopea dei Carignan

1

390 anni fa la nascita del Reggimento Carignano, protagonista nelle colonie francesi del  Quèbec.

0

Le 20 compagnie arrivarono nell’estate del 1665 e per gli abitanti del Quèbec divennero degli eroi. Loro in effetti non disdegnavano il coraggio e con le loro gesta avevano già riempito le cronache di guerra in Europa. Ma quella che doveva essere un’azione di polizia in una remota colonia del Nordamerica, divenne per molti l’occasione di lasciare la divisa per intraprendere una nuova vita.

1

E quasi tutti erano italiani. Creato nel 1636 da Tommaso Francesco di Savoia, principe di Carignano, alla morte di questi  il reggimento passò al figlio Emanuele Filiberto, che ne affidò la guida a Henri de Chastelard, Signore di Salières. Il Principe Emanuele Filiberto, dopo la pace dei Pirenei,  non fu più in grado di mantenere il reggimento e lo cedette a Luigi XIV di Francia, il quale nel giro di pochi mesi optò per la dismissione di un buon numero di soldati. Per i 1200 armigeri del Reggimento la storia prese un altro corso. Il Principe di Carignano convinse il Re ad affidare al suo reggimento (e al confratello Reggimento Italia) la spedizione in Nuova Francia, per dare man forte alla Colonia dissanguata dalle scorrerie degli Irochesi.

E il Re accettò!

fcc5c 2 1

Al comando di Sallieres, sbarcarono a Villemarie un migliaio di soldati, la maggior parte provenienti dal Piemonte, dalla Savoia e dalla Liguria. Era gente temprata dal clima impervio e dalla guerra, quella che si contrappose ai feroci Irochesi. La scelta di inviare i reggimenti “Carignano” e “Italia” rispecchiò infatti la preoccupazione di inviare uomini adatti agli inverni rigidi del territorio nordamericano e incontrò il favore dei coloni residenti, di nuovo fiduciosi in un futuro meno sanguinoso per i loro villaggi.

L’esperienza militare dei soldati italiani venne subito messo alla prova. In due anni di permanenza i soldati non combatterono mai una vera battaglia in campo aperto ma si adattarono agli scontri veloci e cruenti con gruppi guerrieri, avviando un logorante pattugliamento dei confini. Famosi per la loro abilità con le picche, nel fitto sottobosco della Nuova Francia i militari furono costretti a usare solo la spada e la baionetta, da poco “inventata” come strumento di offesa.  Combattimenti all’arma bianca e azioni di controguerriglia caratterizzarono gli scontri con i feroci avversari ma nonostante il successo delle operazioni di controllo,  il contingente perse numerosi uomini a causa delle proibitive condizioni climatiche in cui fu costretto ad operare con un equipaggiamento inadeguato. Nel 1667, al termine delle operazioni e dopo aver stipulato un trattato di pace con i Nativi, 400 uomini non risposero all’appello, ma la maggior parte di loro non era caduta in battaglia. Molti scelsero infatti di abbandonare il servizio militare per trasformarsi a loro volta in coloni. E molti si sposarono nel giro di qualche anno dando inizio a ceppi familiari che si propagheranno fino ai giorni nostri.

fcc5c 2 1

981fe foto2bn.7255b6068255d

è difficile ricostruire la storia dei singoli componenti di quel primo nucleo di italiani che scelsero di restare nelle grandi foreste nordamericane. La lingua francese cancellò  la maggior parte degli elementi utili a decifrare personaggi partiti dalle montagne del Piemonte, della Savoia e dalle colline della Liguria.

Tra i soldati che presidiarono gli insicuri confini della Nuova Francia è però possibile ritrovare, con un po’ di fatica, Giovanni Nicolis di Brandizzo (per i compagni d’armi era Jean Nicalis sieur de Brandis), rampollo appartenente ad una famiglia molto vicina ai Savoia (i Nicolis occuparono importanti incarichi in Italia e in Francia). Un altro che si mimetizzò  in  vesti francesi fu lo stesso Chastellard, marchese di Salières, che in Italia aveva lasciato il vero nome di Ciastellardo (cognome ancora oggi molto diffuso in Piemonte). Era sicuramente italiano il capitano Arnoult de Loubias, capitano della compagnia omonima e membro della famiglia Broglia, antica casa originaria di Chieri estinta nel XIX secolo. Altri nomi appartenenti al reggimento e che ne delineano chiaramente la sua formazione italiana furono quelli di M. De la Tour ( capitano) e di Santacroce, luogotenente che venne registrato nel ruolo militare con il nome di Saint-Croix.

pdfxiiltu0e

La Motte, Morel, Petit, Piat, così come Flavien de Saint Pons (esiste ancora oggi il paesino di San Ponso), Pierre de Maffé, Pierre Salvaye (nato a Pinerolo) e Claude Sébastien le Bassier de Villieu (nato a Torino) furono altri ufficiali piemontesi che militarono nel reggimento al servizio del giglio francese mentre tra le fila del reggimento era possibile riconoscere l’italianità nei nomi come Guerin, Collin, Rognon, Buy.  Tra i nomi francesizzati di François Lavergne, Jean Arcouet, Elie Provost,M. de la Marche, René Gaultier, Pierre Mouet sieur de Moras (lui si firmava però Mora), era possibile riconoscere ex ufficiali dei battaglioni Carignano e Italia rimasti in Nuova Francia e alcuni di loro regalarono al futuro Quèbec  anche nomi per la toponomastica: esiste infatti l’isola di Mouet nella zona di Montreal.

E ancora oggi aprire un elenco telefonico a Montreàl rappresenta un tuffo in quel lontano passato.I Carignan infatti occupano diverse pagine della guida, a conferma di una presenza capillare di famiglie originarie del glorioso principato piemontese.

 




Trani. Cinzia Venneri ospite speciale al Puglia Cake Festival (VIDEO)

impresso 1791720103905

Il Puglia Cake Festival 2026 si è tenuto nel fine settimana del 3 e 4 ottobre 2026 nella splendida cornice di Palazzo San Giorgio a Trani. L’evento, giunto alla sua 10ª storica edizione, ha confermato la città di Trani come la capitale internazionale della dolcezza, della pasticceria artistica e dello sugar art, una grande festa dedicata al fantastico mondo e all’arte dello zucchero ma anche uno spazio per fermarsi a riflettere: questo speciale Show Cooking è  stato caratterizzato da un momento di profonda condivisione per ricordare che l’arte non divide mai ma al contrario unisce, accoglie e abbatte ogni possibile barriera.

impresso 1791720103905

Questa edizione ha registrato la partecipazione, come Special Guest, di Cinzia Venneri, La Maga del Polistirolo con le sue bellissime creazioni, che non sono semplici oggetti ma nascono per dare vita a progetti solidali dedicati all’inclusione e all’unione.

impresso 1791722386049

Con il suo format FAKE vs REAL®️- Oltre le apparenze, Cinzia ha portato sul palco dell’evento una riflessione profonda sul bullismo e cyberbullismo, dimostrando come la creatività possa essere in grado di abbattere l’isolamento, superare gli schermi e far riscoprire a tutti il valore profondo dello stare insieme: “Non tutto ciò che si vede sui social è vero. Le apparenze possono isolare… ma la creatività può salvare, unire e liberare! Un onore portare sul palco il mio cuore con il progetto solidale FAKE vs REAL®, ricordando che dietro ogni creazione, c’è un mondo di creatività, inclusione e condivisione” – ha commentato con una certa emozione Cinzia Venneri, che ha voluto esprimere anche un ringraziamento di cuore alla Presidente Annalisa Stillavato per l’invito, a Vanna Di Lernia, conduttrice, per la sua splendida energia, e ad Apulia Food & Cake Travel Aps-Ets per l’asta benefica della sua coppa gelato a favore di LILT Associazione Provinciale BAT.




L’Italia porta i suoi libri in Messico: sarà protagonista alla Fiera di Guadalajara

pabellón italia entre libros y cultura

Dal 28 novembre al 6 dicembre, il nostro Paese sarà Ospite d’Onore della quarantesima edizione della FIL. Oltre 60 autrici e autori, più di 30 editori, incontri letterari, concerti, cinema e mostre per raccontare la cultura italiana al pubblico latinoamericano.

pabellón italia entre libros y cultura

L’Italia si prepara a conquistare Guadalajara con la forza della sua letteratura, della sua editoria e della sua cultura. Dal 28 novembre al 6 dicembre 2026, il nostro Paese sarà Ospite d’Onore della quarantesima edizione della Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, in Messico, uno degli appuntamenti più importanti al mondo per il mercato editoriale in lingua spagnola.

Il programma completo della partecipazione italiana è stato presentato ufficialmente ed è ora disponibile online. L’obiettivo è promuovere non soltanto i libri e gli autori italiani, ma anche nuovi rapporti tra editori italiani e latinoamericani, favorendo traduzioni, collaborazioni e occasioni di scambio culturale.

Si apre con Alessandro Baricco e Valeria Luiselli

A inaugurare il programma letterario sarà Alessandro Baricco, che il 29 novembre dialogherà con la scrittrice messicana Valeria Luiselli all’Auditorium Juan Rulfo. Un incontro simbolico, che mette in relazione due mondi letterari e due lingue, aprendo una manifestazione nella quale l’Italia avrà un ruolo centrale.

La delegazione italiana comprende oltre 60 autrici e autori, insieme a rappresentanti del mondo editoriale. Nel complesso sono previsti più di 120 incontri letterari e professionali, con un programma che vuole mostrare la pluralità della produzione italiana contemporanea, dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia alla riflessione scientifica e culturale.

Il filo conduttore scelto per la presenza italiana è una frase di Umberto Eco: «Il mondo ci parla come un grande libro». Un omaggio allo scrittore e semiologo, del quale nel 2026 ricorrono dieci anni dalla scomparsa.

Un padiglione italiano con oltre trenta editori

Il cuore della partecipazione sarà il Padiglione italiano all’interno della Fiera, dove esporranno più di trenta case editrici. Sarà presente anche uno spazio libreria con opere di autori italiani in lingua originale e in traduzione spagnola, pensato per avvicinare i lettori messicani e latinoamericani alla produzione editoriale del nostro Paese.

Accanto ai libri, il calendario comprende oltre quindici mostre e performance artistiche, nove concerti e iniziative dedicate al cinema, alla gastronomia e agli scambi accademici. La presenza italiana si estenderà anche fuori dagli spazi fieristici, coinvolgendo diversi luoghi della città messicana.

La manifestazione rappresenta quindi un’occasione per raccontare l’Italia in una dimensione più ampia, in cui letteratura, arti, musica e tradizioni dialogano tra loro.

Una fiera fondamentale per il mercato in lingua spagnola

La FIL di Guadalajara è uno dei maggiori appuntamenti internazionali dedicati ai libri. Ogni anno riunisce centinaia di scrittori, migliaia di professionisti del settore, circa 2.800 case editrici provenienti da oltre 60 Paesi e un pubblico che si avvicina al milione di visitatori.

Per l’editoria italiana, essere Ospite d’Onore significa disporre di una vetrina privilegiata in un mercato vastissimo, che comprende il Messico e l’intero spazio culturale di lingua spagnola. Tradurre un libro, trovare un editore locale o costruire una collaborazione stabile può rappresentare il primo passo per raggiungere nuovi lettori.

L’ultima partecipazione dell’Italia come Paese Ospite d’Onore risale a diciotto anni fa. Il ritorno del 2026 assume quindi un valore particolare, anche per la possibilità di rafforzare i rapporti culturali con l’America Latina.

Un’occasione anche per gli italiani all’estero

Per gli italiani che vivono in Messico e negli altri Paesi della regione, la manifestazione sarà un’opportunità per ritrovare la propria lingua e conoscere da vicino autori, editori e artisti italiani. Ma l’iniziativa si rivolge anche alle nuove generazioni e ai lettori latinoamericani interessati alla cultura italiana.

La partecipazione è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, insieme all’Ambasciata d’Italia a Città del Messico, all’Istituto Italiano di Cultura, al Ministero della Cultura, all’ICE e all’Associazione Italiana Editori.

Il programma completo può essere consultato sul sito dell’Associazione Italiana Editori e sul portale ufficiale della Fiera di Guadalajara.

 

 




La Scala conquista New York: da Otello a Nixon in China, una stagione tra tradizione e novità

presentación de la temporada de la scala

Presentata al Consolato italiano la stagione 2026-2027 del teatro milanese: tredici opere, sette programmi di balletto e grandi appuntamenti musicali. Il melodramma italiano si conferma un patrimonio internazionale

presentación de la temporada de la scala

La grande musica italiana attraversa l’Atlantico. Il Teatro alla Scala di Milano ha presentato a New York la stagione artistica 2026-2027, confermando il legame storico tra uno dei più prestigiosi teatri lirici del mondo e il pubblico americano, in particolare quello della metropoli che da generazioni accoglie italiani provenienti da ogni parte della Penisola.

La presentazione si è svolta il 6 ottobre al Consolato Generale d’Italia a New York. A illustrare il programma è stato Fortunato Ortombina, sovrintendente e direttore artistico della Scala, accompagnato da Paolo Besana, direttore della comunicazione del teatro, e da rappresentanti dell’associazione americana che sostiene l’istituzione milanese.

Il cartellone comprende 13 titoli d’opera, sette programmi di balletto e una ricca proposta concertistica, tra orchestre ospiti, recital di canto e pianoforte e appuntamenti sinfonici. Una stagione che combina il grande repertorio con opere meno frequentate e nuove produzioni.

Si apre con Verdi: il nuovo Otello

Il sipario sulla stagione si alzerà il 7 dicembre 2026 con Otello di Giuseppe Verdi, uno dei titoli più impegnativi e intensi del repertorio operistico.

La nuova produzione sarà diretta da Myung-Whun Chung, alla sua prima stagione come direttore musicale della Scala, mentre la regia sarà affidata a Damiano Michieletto, al debutto in questo ruolo per la serata inaugurale. Nel cast figurano Brian Jagde nel ruolo di Otello, Luca Salsi come Jago ed Eleonora Buratto come Desdemona.

La scelta di aprire con Verdi ribadisce il ruolo centrale del melodramma italiano nella storia della Scala e nella diffusione internazionale della cultura musicale italiana.

La novità americana: Nixon in China

Uno degli appuntamenti più significativi sarà però ** Nixon in China di John Adams**, opera che arriverà per la prima volta sul palcoscenico del teatro milanese.

La produzione sarà in scena dal 26 giugno al 13 luglio 2027, con Kent Nagano sul podio e la regia di Valentina Carrasco. L’opera racconta la storica visita del presidente statunitense Richard Nixon in Cina nel 1972, quando incontrò Mao Zedong in un passaggio cruciale della diplomazia internazionale.

La scelta ha anche un significato simbolico: mentre la Scala presenta negli Stati Uniti la propria stagione, inserisce nel cartellone un’opera di un compositore americano, tra i protagonisti della musica contemporanea.

Ortombina ha spiegato che il teatro milanese ha un pubblico americano numeroso, soprattutto proveniente da New York, e che la presentazione oltreoceano è un modo per ricambiare l’interesse e mantenere vivo un rapporto culturale consolidato.

Ritornano titoli attesi da decenni

Accanto alle nuove produzioni, la stagione riserva spazio a opere che mancavano da molto tempo dal repertorio scaligero.

Tra queste figurano ** I puritani di Vincenzo Bellini**, assenti dal 1971, e ** Les Pêcheurs de perles di Georges Bizet**, che non venivano rappresentati alla Scala dal 1948. Tornerà inoltre La bohème di Giacomo Puccini nell’allestimento storico firmato da Franco Zeffirelli nel 1963.

Il programma comprende anche Macbeth di Verdi, diretto da Myung-Whun Chung, e Leonora di Ferdinando Paër, opera che permette di riscoprire un compositore italiano e un soggetto che sarebbe diventato celebre anche nella versione di Beethoven.

Una stagione che guarda oltre l’opera

La proposta 2026-2027 non si limita al melodramma. Il balletto e i concerti completano un programma pensato per pubblici diversi, dagli appassionati più esperti ai giovani spettatori.

Sono disponibili formule di abbonamento dedicate all’opera, al balletto e ai concerti, oltre a proposte per gli under 35 e per le famiglie. I carnet componibili consentono inoltre di scegliere più spettacoli secondo i propri interessi.

L’obiettivo è mantenere la Scala fedele alla propria storia, senza rinunciare alla ricerca e all’apertura verso repertori e sensibilità differenti.

La cultura italiana come linguaggio universale

La presentazione newyorkese è stata anche un’occasione per riflettere sul ruolo internazionale della musica italiana.

Il melodramma nato in Italia è diventato nel tempo un linguaggio capace di superare le barriere linguistiche e culturali. Lo dimostra il pubblico internazionale che continua a frequentare la Scala, così come l’interesse per le produzioni italiane nei teatri di tutto il mondo.

Per gli italiani che vivono negli Stati Uniti, iniziative come questa rappresentano anche un legame con il Paese d’origine: non soltanto una celebrazione della tradizione, ma la possibilità di seguire l’evoluzione di una delle istituzioni culturali più importanti d’Italia.

Da Verdi a John Adams, la nuova stagione della Scala racconta dunque un teatro che custodisce la propria identità e, allo stesso tempo, si apre al mondo. Ed è proprio questo equilibrio tra memoria, innovazione e dialogo internazionale a renderlo un simbolo della cultura italiana oltre i confini nazionali.

 




I “cavatielle e carne e puorche”, simbolo di Campobasso

impresso 1791045253594

Per i lettori di Fatti Nostri, ha preso vita una nuova rubrica settimanale dedicata alla cucina italiana. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con “CHEF Italia” che ci consente di pubblicare una serie di ricette proposte dai migliori chef italiani presenti in tutto il mondo o, in alternativa, anche quelle italiane autentiche e codificate della tradizione della Cucina Italiana, legate indissolubilmente ad ogni singolo territorio della nostra penisola.

impresso 1791045253594

Oggi parliamo dei cavatelli al sugo di carne di maiale (“cavatielle e carne e puorche”), il piatto più emblematico di Campobasso, capoluogo del Molise.

Ma veniamo subito agli ingredienti per 4 persone; per i cavatelli fatti in casa: 400 gr. di farina di semola rimacinata di grano duro, 200 ml. di acqua tiepida, 1 pizzico di sale; per il ragù di maiale: 400 gr. di costine di maiale (tracchiule), 300 gr. di polpa di maiale a pezzi, 2 salsicce di maiale fresche, 1 litro di passata di pomodoro (o pelati), 1 cipolla dorata piccola, 1 spicchio d’aglio, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale e peperoncino piccante secco (facoltativo) q.b., pecorino grattugiato molisano per servire.

Preparazione del ragù: in una capiente casseruola di terracotta scaldate l’olio extravergine d’oliva, quindi aggiungete la cipolla affettata finemente e lo spicchio d’aglio intero (che potrete togliere in seguito). Aggiungete i pezzi di polpa, le costine e le salsicce private del budello e spezzettate e fate rosolare a fuoco vivo per 6-8 minuti finché la carne non sigilla e prende un bel colore dorato su tutti i lati. Versate il vino bianco e lasciate evaporare a fiamma alta. Riducete la fiamma, unite la passata di pomodoro e mezzo mestolo d’acqua calda. Regolate di sale e aggiungete un pezzetto di peperoncino, se gradito. Coprite parzialmente con il coperchio e lasciate sobbollire a fuoco bassissimo per almeno 2 ore, mescolando di tanto in tanto, finché la carne non sarà tenerissima e il sugo denso e saporito.

Per i cavatelli: versate la semola a fontana sulla spianatoia, fate un incavo al centro e aggiungete il pizzico di sale e l’acqua tiepida un po’ alla volta, impastando vigorosamente con le mani per circa 10-15 minuti fino a ottenere un panetto liscio, elastico e compatto. Copritelo e lasciatelo riposare per 30 minuti a temperatura ambiente. Dopodiché stendetelo, formando dei lunghi cordoncini cilindrici spessi circa 6-8 mm., quindi tagliateli a tocchetti lunghi circa 1-2 cm. e, con la punta dell’indice e del medio (o del pollice), premete con decisione su ogni pezzetto di pasta trascinandolo verso di voi sulla spianatoia di legno: la gpasta si arriccerà su se stessa, creando la tipica cavità interna destinata a raccogliere il ragù. Portate a bollore una capiente pentola di acqua salata e calatevi i cavatelli freschi che cuoceranno in pochi minuti (circa 3-5 minuti), pronti non appena saliranno a galla. Intanto prelevate la carne dal sugo e tenetela al caldo (sarà lo squisito secondo piatto), dopodiché scolate i cavatelli direttamente nella casseruola con il sugo di maiale e saltateli a fuoco vivo per un minuto per far legare perfettamente la pasta al condimento. Servite i cavatelli caldissimi completando ogni piatto con un’abbondante spolverata di pecorino grattugiato. E buon appetito.

impresso 1791133340929

*La cucina tipica di Campobasso e della sua provincia riflette una tradizione contadina e pastorale fiera e genuina, dove la spiga di grano fa da padrona per la creazione di straordinarie paste fresche lavorate a mano.

Oltre i “cavatielle e carne e puorche” già menzionati, le famose paste alimentari campobassane secche o fresche, fatte in casa o artigianali: i crioli, le taccozze, le sagnatelle, i cappellacci, i cavatelli, per piatti tipici con legumi e ragù, come quello con la “brasciola”, una larga fetta di carne arrotolata intorno a uova sode, lardo di prosciutto e salsiccia.

Tra i secondi piatti ricordiamo anche la pampanella, dei filetti o costine di maiale conditi con peperoncino dolce e piccante, aglio e sale, poi cotta lentamente al forno e servita tenerissima; il baccalà arracanato (o “ammullecate”), gratinato al forno e ricoperto da mollica di pane raffermo, origano, aglio, noci, uva passa e talvolta fichi secchi; u’ funnateglie, un intingolo a base di peperoni, pomodori, uova e salsiccia locale in cui fare una “scarpetta” con il pane casereccio.

Tra i formaggi, la mozzarella fior di latte di Bojano e i rinomati caciocavalli del Matese o di Agnone; il caciocavallo molisano, il re indiscusso dei formaggi locali, di latte vaccino, con la sua tipica forma a pera legata a coppie; la scamorza molisana, di latte vaccino, sia fresca che affumicata; il formaggio di Pietracatella, un formaggio semiduro di latte crudo vaccino, ovino o caprino; la treccia di Santa Croce di Magliano, un formaggio semiduro a pasta filata unico nel suo genere, con una caratteristica forma a tracolla indossata dai pastori durante le festività storiche; il pecorino del Matese, un formaggio a pasta dura dal sapore intenso e deciso; la “stracciata e manteca”.

Tra i salumi, la ventricina di Montenero di Bisaccia, composta da parti nobili del maiale tagliate a punta di coltello, sale, finocchietto selvatico, polvere di peperone dolce o piccante, e stagionata a lungo; la soppressata molisana, un insaccato magro e pregiatissimo con la caratteristica forma schiacciata; il saggicciotto, la noglia (o noia), il guanciale e il capicollo.

Tra i dolci, il “milk pan”, una specialità moderna simbolo di Campobasso, inventato dalla Pasticceria Iannetta, un pan di Spagna morbidissimo bagnato con un liquore aromatico segreto e ricoperto da una glassa di crema alla nocciola e cioccolato; il “pannocchio” o panettone di Lupacchioli, creato dall’omonima pasticceria, con farina di mais antico Agostinello (tipico molisano) e gocce di cioccolato fondente.

Tra i vini (sia bianchi che rossi) menzioniamo il Tintilia del Molise DOC, il Biferno DOC, il Molise o del Molise DOC, l’Osco o Terre degli Osci IGT.




Lo Zecchino d’Oro negli USA: il Piccolo Coro debutta a New York

7zecchino

A New York le voci del Piccolo Coro dell’Antoniano portano musica, lingua italiana e valori di amicizia. Oggi il debutto all’Istituto Italiano di Cultura, poi CNN, scuole bilingui e Columbus Day sulla Fifth Avenue

7zecchino

C’è un pezzo dell’infanzia italiana che sta attraversando l’Atlantico.

Per la prima volta nella sua storia, il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna, protagonista dello Zecchino d’Oro, è arrivato negli Stati Uniti per una tournée che dal 6 al 13 ottobre porta a New York musica, lingua italiana, educazione e cultura.

Un appuntamento particolarmente significativo per gli italiani che vivono all’estero, perché le canzoni dello Zecchino d’Oro hanno accompagnato generazioni di bambini italiani e, adesso, arrivano direttamente nelle comunità italo-americane e nelle scuole americane dove si studia la nostra lingua.

Il progetto si chiama “Generations of Voices – Music for Humanity” ed è nato con l’obiettivo di creare, attraverso la musica, un ponte tra Italia e Stati Uniti, coinvolgendo bambini, famiglie, scuole, istituzioni e comunità italo-americane.

Il debutto all’Istituto Italiano di Cultura

Il momento più atteso è quello di oggi, 8 ottobre, quando il Piccolo Coro sarà accolto dal Consolato Generale d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di New York.

Alle 11, nella sede dell’Istituto di Park Avenue, il pubblico potrà incontrare i giovani cantanti del coro in un appuntamento aperto a bambini, genitori, nonni e a tutti gli appassionati dello Zecchino d’Oro.

È la prima volta che la storica manifestazione italiana arriva ufficialmente negli Stati Uniti con il suo Piccolo Coro.

La scelta di New York non è casuale. La città ospita una delle più importanti comunità italiane e italo-americane degli Stati Uniti e rappresenta un punto d’incontro naturale tra la cultura italiana e quella americana.

Dalle Nazioni Unite alla Fifth Avenue

La tournée è iniziata ieri con un appuntamento particolarmente simbolico.

Il Piccolo Coro dell’Antoniano è stato ricevuto alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, dove l’ambasciatore e rappresentante permanente Giorgio Marrapodi ha incontrato la delegazione guidata da fra’ Giampaolo Cavalli.

I bambini hanno aperto la cerimonia eseguendo l’Inno nazionale italiano e alcuni brani scelti per la missione americana.

Marrapodi ha sottolineato il valore del messaggio portato dall’Antoniano, legato a pace, amicizia, solidarietà e dialogo, e il ruolo delle giovani generazioni nella costruzione del futuro.

Il riferimento alle Nazioni Unite ha anche una curiosa coincidenza storica: proprio nel 1959, anno della prima edizione dello Zecchino d’Oro, l’Assemblea Generale dell’ONU adottò la Dichiarazione dei diritti del fanciullo.

Ma il viaggio dei piccoli cantanti non si fermerà alle istituzioni.

Nei prossimi giorni sono previsti incontri nelle scuole pubbliche di New York con programmi bilingui italiano-inglese, un’esperienza pensata per mettere in contatto i bambini italiani con i loro coetanei americani che studiano la nostra lingua.

Anche la CNN

Il programma prevede inoltre una presenza televisiva internazionale.

Il 9 ottobre il Piccolo Coro sarà ospite del Morning Show della CNN insieme a Simona Rodano, presidente e fondatrice della Global EduLanguage Foundation, organizzazione coinvolta nella realizzazione del progetto.

Sarà un’altra occasione per far conoscere al pubblico americano una delle tradizioni musicali più longeve della cultura italiana.

E poi il Columbus Day

Il momento probabilmente più spettacolare arriverà il 12 ottobre, quando il Piccolo Coro parteciperà alle celebrazioni del Columbus Day sulla Fifth Avenue.

Le voci dei bambini dello Zecchino d’Oro saranno quindi protagoniste nel cuore di Manhattan, davanti al pubblico della grande manifestazione dedicata alla cultura italo-americana.

Sarà una vetrina internazionale per una tradizione nata in Italia nel 1959 e diventata, nel corso dei decenni, parte dell’immaginario di milioni di famiglie.

Sessantasette anni di canzoni

Lo Zecchino d’Oro ha compiuto proprio quest’anno 67 anni.

La prima puntata fu trasmessa il 24 settembre 1959 dal Teatro dell’Arte della Triennale di Milano, con l’ideazione e la conduzione di Cino Tortorella, il celebre Mago Zurlì.

Nel 1961 la manifestazione si trasferì all’Antoniano di Bologna e nel 1963 nacque il Piccolo Coro dell’Antoniano fondato da Mariele Ventre, destinato a diventare uno dei simboli più riconoscibili della musica italiana per l’infanzia.

Da allora le canzoni dello Zecchino d’Oro sono entrate nelle case di generazioni di italiani.

Ora, per la prima volta, quelle stesse canzoni arrivano negli Stati Uniti attraverso i bambini che le cantano.

La lingua italiana cantata dai bambini

Ed è forse questo l’aspetto più interessante dell’iniziativa.

La promozione della lingua italiana all’estero non passa soltanto dai corsi, dalle università o dagli Istituti Italiani di Cultura.

Può passare anche attraverso una canzone.

Per un bambino americano che studia italiano, ascoltare e cantare insieme a bambini italiani può trasformare una lingua studiata sui libri in qualcosa di concreto, divertente e immediatamente comprensibile.

È proprio questa l’idea alla base della tournée: utilizzare la musica per avvicinare le nuove generazioni alla lingua e alla cultura italiana.

Un messaggio particolarmente attuale in un momento in cui le istituzioni italiane stanno dedicando grande attenzione alla promozione dell’italiano nel mondo.

E per gli italiani residenti all’estero c’è anche un significato più emotivo: quelle canzoni rappresentano un pezzo di Italia che non ha bisogno di essere spiegato.

Basta ascoltarle.

Perché lo Zecchino d’Oro, prima ancora di essere un festival televisivo, è stato per milioni di italiani una parte della propria infanzia.

E adesso quella memoria attraversa l’oceano.