San Paolo: l’Italia eletta “Miglior Destinazione Internazionale” al TOP-SP 2025

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19sanpaolopremioL’Italia è stata eletta come “Miglior Destinazione Internazionale” durante la cerimonia di consegna dei premi “TOP-SP: Best Partners 2025″, organizzati da Abav-SP, associazione brasiliana di agenzie di viaggio, che nei giorni scorsi ha tenuto la cerimonia di consegna a San Paolo.
Il premio, di cui ha dato notizia la Camera di Commercio Italiano a San Paolo, è il risultato di una valutazione delle agenzie di viaggio che riflette la percezione del mercato sulla qualità, l’attrattiva e la competitività delle destinazioni. L’Italia, dunque, continua a distinguersi per il suo incomparabile patrimonio culturale, la sua cucina di fama mondiale, la diversità dei paesaggi e l’ospitalità.
Il premio è stato ritirato da Barbara Oristanio, rappresentante dell’ENIT – Agenzia Nazionale Italiana del Turismo in Brasile, che ha sottolineato l’importanza di questo riconoscimento per il rafforzamento delle relazioni tra Italia e Brasile nel settore turistico. (aise) 




L’Onu istituisce la Giornata della Dieta Mediterranea. Sarà il 16 novembre

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19dietaonu“Dopo la cucina italiana, un altro importante riconoscimento internazionale ci arriva dalle Nazioni Unite a New York”. Così il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, nel dare notizia dell’adozione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della risoluzione che istituisce la Giornata Internazionale della Dieta Mediterranea, che verrà celebrata ogni anno il 16 novembre.
La risoluzione è stata promossa dall’Italia – che ne ha facilitato anche il relativo negoziato – insieme a un gruppo di Paesi del Mediterraneo: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Libano, Marocco, Portogallo, San Marino, Spagna e Tunisia.
La risoluzione – spiega la Farnesina – riconosce la Dieta Mediterranea quale modello alimentare equilibrato e salutare e, al contempo, quale espressione di un patrimonio culturale vivente, fondato su saperi tradizionali, pratiche locali e valori di condivisione, già riconosciuti dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Il testo, inoltre, valorizza il contributo della Dieta Mediterranea alla prevenzione delle malattie non trasmissibili, alla tutela della biodiversità e alla promozione di sistemi alimentari sostenibili e resilienti, in coerenza con i mandati delle Nazioni Unite e con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
La risoluzione, sottolinea la Farnesina, “rafforza il riconoscimento della Dieta Mediterranea a livello globale quale modello alimentare e culturale integrato, capace di coniugare salute, sostenibilità e coesione sociale”.
Giunta a pochi giorni l’iscrizione della Cucina italiana nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, la risoluzione di ieri segna, per il Governo, “un ulteriore traguardo a conferma del ruolo centrale dell’alimentazione e delle diete tradizionali quale espressione di identità e tradizioni, nonché strumento di dialogo tra i popoli e sviluppo sostenibile”. (aise) 




Associazione Bellunesi nel Mondo: “Raccontare l’emigrazione veneta”

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abm concorso letterario raccontare lemigrazione veneta. al via la immagine3Da sempre la narrazione rappresenta uno strumento essenziale per comprendere la realtà in profondità. Raccontare significa andare oltre le semplificazioni, portare alla luce dettagli, sfumature ed esperienze che spesso restano ai margini del discorso pubblico. È proprio da questa consapevolezza che nasce il concorso letterario “Raccontare l’emigrazione veneta”, promosso dall’Associazione Bellunesi nel Mondo, giunto quest’anno alla sua quarta edizione. Il concorso  invita autrici e autori a confrontarsi con il tema dell’emigrazione, una componente centrale della storia italiana e veneta, e in particolare del territorio bellunese. Nonostante la sua rilevanza storica e attuale, l’emigrazione – commenta l’Abm – viene spesso ridotta a immagini stereotipate o a dati statistici, perdendo di vista il vissuto umano, le scelte individuali, le trasformazioni personali e collettive che l’hanno accompagnata. L’Italia, già prima dell’Unità, è stata una terra di partenze e ritorni. Il Veneto ha contribuito in modo significativo a questo processo, generando storie che attraversano continenti e generazioni. Il concorso si propone di raccogliere e valorizzare questi racconti, offrendo uno spazio di espressione sia a chi ha vissuto direttamente l’esperienza migratoria, sia a chi la conosce attraverso la memoria familiare o lo studio. Per alcuni partecipanti, la scrittura diventa uno strumento per dare voce a una parte importante della propria storia. Per altri, un’occasione di scoperta e di riflessione su un fenomeno che ha inciso profondamente sull’identità dei territori e delle comunità venete nel mondo. Di seguito i dieci finalisti: Bassani Natascia (La Valle Agordina), La mia trisavola: balia del primogenito di Zita, ultima imperatrice d’Austria e regina di Boemia; Bortoluzzi Gabriella (Belluno), Al goto; Casagrande Lisa (Santa Giustina), Radici invisibili; Chenetti Loreta (Belluno), Biglietto di sola andata; Dall’Ò Giuliano (Milano), La promessa; De Pellegrin Christian (Belluno), La valigia del Tete; Larese Giovanni (Belluno), Emigrato d’amore; Parasecoli Paolo (Perugia), L’amicizia non ha confini; Sguera Nicola (Benevento), Alfonsina e Caterina; Zanete Marlei (Caxias do Sul), Dolce Passione.  La cerimonia di premiazione del concorso letterario “Raccontare l’emigrazione veneta” si terrà sabato 20 dicembre, ore 10.00 nella Sala riunioni dell’Associazione Bellunesi nel Mondo in via Cavour 3, Belluno. Programma: Saluto delle autorità presenti; Saluto di Egidio Pasuch, presidente della giuria; Lettura di alcuni estratti dal racconto vincitore, a cura di Manuela Gaio; Presentazione del libro che raccoglie i dieci racconti finalisti. L’incontro sarà presentato da Patrizia Burigo, presidente della Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”. L’iniziativa conferma l’impegno dell’Associazione Bellunesi nel Mondo nella tutela e diffusione della memoria migratoria, attraverso strumenti culturali capaci di unire riflessione storica e narrazione contemporanea. (Inform)




La Maestra di arte bianca Simona Lauri e il suo panforte natalizio

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fdfede55 3588 4670 95e8 4f1eb7ed1683Oggi parliamo della Maestra di arte bianca Simona Lauri, già da tempo entrata a far parte della famiglia di CHEF Italia, grande professionista ed esperta come  tecnico panificatore artigiano, nipote d’arte da tre generazioni di panificatori, con la possibilità di assistenza tecnica, consulenza e docenza in Italia e nel Mondo per lo specifico settore del pane, pizza, panettoni, colombe, grandi lievitati, prodotti tipici italiani, con e senza glutine, anche per eventi in Italia e all’estero.

Varesina, laureata nel 1992 in Scienze delle Preparazioni Alimentari all’Università degli Studi di Milano, iscritta all’Ordine dei Tecnologi Alimentari OTA nel 1996, consulente tecnico di Industrie del settore, Portali, Tribunali, Associazioni, Enti, Agenzie, Fiere e Aziende per quanto riguarda Il complesso mondo dell’Arte bianca.

E per circa per nove anni ha anche prestato la sua opera di consulenza tecnica presso la  Federazione Italiana Panificatori Pasticceri ed Affini – FIPPA –  di Roma, della quale è stata anche autrice di numerose innovazioni del settore, tra le quali il Primo Pane Italiano realizzato con la Farina di Quinoa, QUITE, nel 2009, al quale ha fatto seguito nel 2016 LINE. È stata anche docente di Microbiologia e Tecnologia degli Alimenti presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, nonché membro della commissione degli Esami di Stato per Tecnologi Alimentari, docente formatore pratico di panificazione in diversi Istituti di Formazione e  Master di specializzazione in diverse Scuole Alberghiere e docente master in più corsi monotematici del settore per differenti Agenzie.

Inoltre è stata più volte membro di giuria in Competizioni nazionali e internazionali ed autrice di quattro libri di testo sulla panificazione e redige perizie tecnico-legali sia come CTP che come CTU. Vanta anche diverse collaborazioni stabili  con importanti riviste specifiche del settore e dal 2014 è anche giornalista pubblicista – Ordine dei Giornalisti di Milano. Nel 2015 fonda e dirige la testata giornalistica Quotidie Magazine. Sempre nel 2015 ottiene il 2’ posto nella Categoria Pizza senza glutine al Campionato del Mondo di Parma.

acd19746 c739 41a3 82bc e7efaf1f8161Svolge prevalentemente una intensa attività pratica lavorando in diversi panifici artigianali e pizzerie, alla quale affianca studi di ricerca e attività di formazione costante in Italia e all’Estero. E’ altresì invitata come relatore in moltissimi Convegni, Tavole Rotonde e Seminari tecnici specifici del settore e/o come esperto dimostratore in diversi show cooking.

Ha partecipato a svariate trasmissioni televisive locali fin dal 2002, fino poi ad approdare a quelle nazionali come Linea Verde (2010), Indovina chi viene a cena? (2017) e tre puntate di Geo (2017),  oltre a numerose altre apparizioni e interviste.

Invitata come opinionista, tecnologo/esperto tecnico-scientifico per problematiche inerenti lo specifico settore dell’Arte Bianca (panificazione) su testate giornalistiche cartacee e non. Sicuramente la nostra Maestra Simona è innamorata del suo mestiere, perché per lei è arte, tradizione, rispetto della scienza e della vita, dolcezza, cultura del gusto, passione, umanità e religione. Dulcis in fundo, nel febbraio dell’anno scorso, è stata anche nominata Maestra Lievitista Ambasciatore del Gusto DOC Italy a Roma.

Attualmente è fortemente impegnata in progetti di formazione presso Centri ed Enti di Formazione in Italia e Camere di Commercio, oltre a dirigere corsi di aggiornamento professionale per professionisti, poi lavora sempre nei panifici e, naturalmente, segue l’attività di consulenza nelle aziende e quella pubblicistica come Direttore della Testata Giornalistica Quotidie Magazine. E, tanto per non farsi mancare niente, continua ad essere invitata come opinionista e tecnico del settore in trasmissioni radiofoniche, portali, convegni, canali televisivi ecc. www.slauri.it  http://www.quotidiemagazine.it/link-utili

*Ed eccoci ora alla ricetta che la nostra Maestra di arte bianca Simona Lauri ci propone oggi, in perfetto clima natalizio: il suo panforte.

Per la maggior parte degli italiani, il Natale non sarebbe davvero Natale senza una fetta di panforte. Questo dolce toscano morbido e unico è anche ricco di frutta secca, ricco di spezie calde e profumate come cannella, chiodi di garofano, noce moscata e anche coriandolo.

Il Panforte ha una lunga e importante storia che risale al XIII secolo (forse anche prima), quando, secondo alcuni manoscritti, la gente di Siena lo offriva come forma di pagamento delle tasse ai monaci locali. Oggi è diffusa la versione “margherita”, più leggera e creata per la regina Margherita, mentre le versioni più antiche, come il “nero”, erano più piccanti. Generalmente si serve dopo cena a spicchi piccoli e sottili accompagnati da un buon espresso o da un vin santo, uno dei più rinomati liquori da dessert toscani. Si usa anche tagliato a spicchi per decorare un tagliere di formaggi o salumi ma, soprattutto, è un’assoluta prelibatezza ed eccellenza italiana da usare tutto l’anno.

Ma veniamo ora agli ingredienti: 350 gr. di mandorle intere (con la pellicina), 200 gr. di scorza d’arancia candita, 180 gr. di scorza di cedro candito, 180 gr. di farina, 150 gr. di miele millefiori, 150 gr. di zucchero a velo, 25 gr. di sciroppo di glucosio, 20 gr. di acqua, 5 gr. di coriandolo in polvere, 2 gr. di chiodi di garofano, 2 gr. di noce moscata, 2 gr. di cannella, 2 gr. di pepe nero, 1 foglio di ostia.

Preparazione: preriscaldate il forno a 220°C. Unite, in una ciotola, mandorle, farina, scorze d’arancia, scorze di cedro e tutte le spezie. In un tegame, a parte, unite l’acqua, il miele e lo zucchero a velo. Ponete il tutto sulla fiamma bassa e mescolate fino alla formazione di uno sciroppo fluido. Versate, quindi, lo sciroppo ottenuto nella ciotola con la frutta secca e candita, mescolando fino alla formazione di un composto omogeneo. Foderate una teglia con la carta da forno e posizionatevi sopra l’ostia tagliata a misura della sua base. Versate, ora, il composto nella teglia, livellate e spolverate con abbondante zucchero a velo, quindi introducetela in forno e cuocete a 200°C per circa 30-35 minuti (il tempo è indicativo, dipende dalle sue dimensioni). Infine, estraete il panforte dalla teglia dopo il completo raffreddamento (il giorno successivo) e, in ultimo, spolverate nuovamente con zucchero a velo. E, come sempre, buona degustazione.




Repubblica Dominicana. Il “barrilito”: quando il Parlamento compra consenso

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6430e205c3259Ci sono parole che spiegano un sistema meglio di mille analisi. Barrilito è una di queste. Dietro questo termine apparentemente folkloristico si nasconde uno dei meccanismi più tossici della politica dominicana: l’uso sistematico di denaro pubblico per costruire consenso personale.

Non è assistenza sociale. Non è solidarietà. È clientelismo istituzionalizzato.

Cos’è davvero il barrilito

Ufficialmente, il barrilito è un fondo mensile assegnato a deputati e senatori per “aiuti sociali” nelle rispettive circoscrizioni. Nella pratica, significa che ogni parlamentare dispone di denaro pubblico da distribuire a propria discrezione: medicine, bare, affitti, piccoli sussidi, favori urgenti.

Senza criteri trasparenti. Senza controlli stringenti. Senza rendicontazione efficace.

Il parlamentare decide chi riceve e chi no. Lo Stato si ritira. Il politico avanza.

Il rovesciamento dello Stato di diritto

In uno Stato moderno il Parlamento fa le leggi e controlla il governo. Non distribuisce soldi. Quando un deputato consegna un sussidio, non sta esercitando una funzione legislativa: sta occupando lo spazio dell’amministrazione pubblica.

Il risultato è devastante:

  • il cittadino non chiede diritti, chiede favori;
  • il voto non premia programmi, ma mani che elargiscono;
  • la povertà non viene risolta, viene gestita.

Il barrilito non combatte l’emergenza sociale. La rende permanente, perché è funzionale al potere.

Un meccanismo impensabile in Europa

In Italia – come nella maggior parte degli Stati europei – un sistema simile sarebbe semplicemente inconcepibile. Un parlamentare che decidesse autonomamente a chi destinare fondi pubblici commetterebbe un abuso gravissimo.

L’assistenza sociale è competenza di enti pubblici con regole chiare, graduatorie, controlli. Separare politica e denaro diretto è una delle basi dello Stato di diritto.

Il barrilito, al contrario, li fonde.

Clientelismo mascherato da umanità

I difensori del sistema usano sempre lo stesso argomento: “la gente ha bisogno”. È vero. Ma proprio per questo il barrilito è così pericoloso.

Perché:

  • trasforma la miseria in strumento elettorale;
  • umilia il cittadino, costretto a esporsi per ottenere aiuto;
  • rafforza il politico come benefattore, non come rappresentante.

Non è empatia. È potere asimmetrico.

Quanto costa davvero

Il costo del barrilito non è solo economico, anche se parliamo di milioni di pesos ogni anno. Il costo vero è istituzionale:

  • un Parlamento che non legifera, ma distribuisce;
  • uno Stato che rinuncia a politiche strutturali;
  • una democrazia ridotta a scambio.

Ogni peso distribuito così è un peso sottratto a riforme serie, a servizi stabili, a diritti garantiti.

La domanda che nessuno vuole affrontare

Perché un deputato deve fare ciò che dovrebbe fare lo Stato?

La risposta è semplice e scomoda: perché conviene politicamente.

Finché il barrilito esisterà, il consenso non dipenderà dalla qualità delle leggi, ma dalla quantità di favori.

Il barrilito non è una curiosità locale. È il simbolo di una democrazia incompiuta, dove il potere non si misura in riforme, ma in denaro distribuito.

Eliminare il barrilito non significherebbe abbandonare i poveri. Significherebbe finalmente trattare i cittadini come tali, non come clienti.




Italia–Brasile a confronto su violenza di genere e tutela delle vittime

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fabio porta pd italia–brasile a confronto su violenza di genere e tutela delle vittime immagine6 548x223Si è svolto giovedì scorso, presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il seminario “Italia–Brasile: il contrasto alla violenza contro le donne e la tutela delle vittime di crimini”, promosso dall’ on. Fabio Porta (Pd, circoscrizione Estero-ripartizione America Meridionale, Presidente della Sezione di amicizia Italia-Brasile dell’Unione Interparlamentare, in collaborazione con l’Associazione di Amicizia Italia-Brasile. L’incontro, organizzato in occasione della visita a Roma della delegazione del Fórum Internacional de Direito das Vítimas (INTERVID), ha rappresentato un momento di confronto istituzionale tra Italia e Brasile sulle politiche di contrasto alla violenza di genere e sugli strumenti di tutela delle vittime, valorizzando il dialogo tra esperienze legislative, giurisprudenziali e di ricerca.

Dopo i saluti istituzionali dell’on. Fabio Porta e del Console Generale del Brasile a Roma, Ambasciatore . Luiz César Gasser, i lavori – moderati dalla Segretaria generale dell’A.A.I.B., Iara Bartira da Silva – si sono aperti con gli interventi delle ospiti brasiliane. Tra gli interventi principali, Mariana Borges Ferrer Ferreira, fondatrice e Presidente di INTERVID, ha presentato la Charter of Prerogatives for Victims, illustrandone i contenuti anche alla luce della propria esperienza personale, dalla quale è scaturita in Brasile l’approvazione della Legge Mariana Ferrer (2021), finalizzata a contrastare la vittimizzazione secondaria nei procedimenti giudiziari. Sono inoltre intervenute Celeste Leite dos Santos e Katia Herminia Roncada, componenti del Comitato esecutivo di INTERVID. Per la parte italiana hanno partecipato l’on. Sara Ferrari, capogruppo Pd della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, Daniela Marrani, professoressa associata di Diritto internazionale, e Linda Laura Sabbadini, già direttrice dell’Istat. Nel suo intervento, Marrani ha evidenziato il ruolo delle corti internazionali e sovranazionali quali riferimenti imprescindibili per la definizione degli standard di tutela dei diritti delle vittime e per l’armonizzazione delle risposte normative nazionali. Sabbadini ha ribadito l’importanza delle statistiche di genere e delle evidenze empiriche per l’analisi dei trend strutturali del fenomeno e per la costruzione di politiche pubbliche efficaci. Nel corso del dibattito, l’on. Ferrari ha assunto l’impegno a invitare INTERVID in audizione presso la Commissione. A conclusione del seminario, l’on. Fabio Porta ha dichiarato: “Il confronto ha confermato l’elevato valore istituzionale del dialogo tra Italia e Brasile. Il confronto costante, lo scambio di informazioni e di strumenti tra istituzioni, mondo associativo ed esperienze internazionali rivestono un ruolo centrale nella promozione di politiche sempre più efficaci di tutela delle vittime e di contrasto alla violenza di genere”. (Inform)

 




Miracolo di San Gennaro, il sangue si è sciolto: è la terza volta quest’anno

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san gennaro sangueSi è ripetuto anche oggi, 16 dicembre, il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro: il ‘miracolo’, che è il terzo in questo anno, è avvenuto alle 9.13 ed è stato comunicato dal monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Il sangue era già ‘semisciolto’, infatti, al momento del prelievo dalla teca. La completa liquefazione è stata poi annunciata alle 10.05. A quel punto, il rappresentante della Deputazione ha sventolato il fazzoletto bianco come da tradizione. Dopo l’annuncio del miracolo, l’ampolla è stata portata in processione nella Cappella, perché tutti i presenti potessero vedere da vicino. Nel pomeriggio di oggi, alle 16, la teca sarà esposta ai fedeli. Dopo la messa, poi, sarà riportata nella cassaforte.

Alla consueta cerimonia – sempre molto attesa e seguita – erano presenti tanti fedeli e anche turisti. C’erano, tra gli altri, l’assessore al Turismo del Comune di Napoli, Teresa Armato, delegata dal sindaco Manfredi, e il principe Emanuele Filiberto di Savoia.

COSA SI RICORDA IL 16 DICEMBRE

Quello di oggi è il terzo “miracolo” dell’anno e ricorda i fatti del 16 dicembre 1631: quel giorno, i napoletani si appellarono a San Gennaro per chiedergli di salvare la città e la popolazione dall’eruzione del Vesuvio che la minacciava. E infatti la lava si fermò prima di arrivare in città. Ecco le parole del monsignore De Gregorio: “Napoli, come tutte le città di ieri e di oggi, aveva sofferenze, pestilenze, che oggi chiamiamo pandemie, guerre, ma aveva anche il Vesuvio. Il rischio che Napoli diventi pizza, mandolino e San Gennaro è sempre grande, quindi lasciamo da parte ogni feticismo”.

ag Dire – www.dire.it




Attraversare sulle strisce? In Repubblica Dominicana spesso è più pericoloso che attraversare fuori

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attraversare strisce formula guida sicura 300x200C’è un consiglio che in Repubblica Dominicana si sente ripetere spesso, quasi sottovoce, come una confessione tra chi conosce il Paese e chi sta per scoprirlo:

“Non attraversare sulle strisce pedonali.”

Detto così, sembra una battuta. In realtà è uno dei primi shock culturali per chi arriva dall’Europa, dove le strisce rappresentano un diritto, quasi una sacralità. Qui no. Qui possono diventare un’illusione pericolosa.

In molte città dominicane le strisce pedonali esistono più per decorazione che per funzione. Non rallentano il traffico, non fermano le auto, non proteggono chi cammina. A volte fanno l’esatto contrario: espongono il pedone, lo rendono prevedibile, visibile… e quindi vulnerabile.

Chi vive qui lo sa. Chi arriva lo impara presto. E spesso lo impara osservando i dominicani stessi, che attraversano dove capita, quando capita, affidandosi non alle regole ma all’istinto, al contatto visivo, al tempismo.

Non è anarchia. È adattamento.

La strada come spazio di negoziazione

In Repubblica Dominicana la strada non è uno spazio regolato, ma negoziato.
Ogni attraversamento è una trattativa silenziosa tra pedone, auto, moto, motoconcho, camion. Vince chi è più rapido, più deciso, più attento.

Il problema nasce quando uno straniero applica regole che qui non funzionano. Si fida delle strisce, del semaforo, della precedenza. E scopre che avere ragione non significa essere al sicuro.

L’altro tabù: gli incidenti e la paura che nessuno dice ad alta voce

C’è poi un’altra raccomandazione che circola tra residenti, soprattutto stranieri. È più scomoda, più delicata, e proprio per questo raramente viene messa per iscritto.

Se un pedone attraversa all’improvviso, senza guardare, e viene investito da un’auto che procedeva correttamente, la paura non è solo l’incidente.
È quello che può succedere dopo.

La voce che corre è sempre la stessa: fermarsi subito può significare esporsi a reazioni emotive, all’arrivo di parenti, conoscenti, curiosi. In un contesto dove la tensione può salire rapidamente, avere ragione non garantisce protezione.

Va detto con chiarezza:
questa non è una regola, né un consiglio ufficiale.
La legge dice altro.

Tra legge scritta e realtà quotidiana

Le autorità indicano una procedura chiara: fermarsi, chiamare la DIGESETT, attendere i soccorsi. Ed è ciò che va fatto sul piano legale.

Ma chi vive qui sa che tra norma scritta e realtà quotidiana esiste uno spazio grigio, fatto di prudenza, esperienza e, a volte, paura.

Non è una critica al Paese. È una constatazione.
La Repubblica Dominicana non è pericolosa: è diversa. E ignorare questa differenza è l’errore più comune dei visitatori.

Conoscere le regole non scritte per restare al sicuro

Vivere o viaggiare qui significa imparare che:

  • le strisce non proteggono automaticamente

  • il pedone non è sempre prioritario

  • la strada è un ambiente ad alta attenzione

  • guidare e camminare richiedono difensiva mentale, non rigidità

Non è cinismo. È rispetto per la realtà.

Ma il timore esiste. Ed è reale.

La Repubblica Dominicana è un Paese accogliente, generoso, umano. Ma sulla strada non fa sconti.
Qui non basta avere ragione.
Bisogna capire come funziona davvero.

E forse il vero consiglio ai turisti e ai nuovi residenti è uno solo:
non fidarsi dei segnali, ma osservare le persone.




Il 13 dicembre è Santa Lucia: dalla cuccìa alla notte più lunga, la storia del mito

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foto a 2 sito 2024 12 12t152741.199 1024x576Il 13 dicembre è il giorno in cui si festeggia Santa Lucia. Patrona di Siracusa, protettrice della vista, degli oculisti e dei ciechi, è la Santa della Luce, colei che illumina dopo la notte più buia dell’anno.

LA VITA

Lucia nasce a Siracusa verso la fine del III secolo in una ricca famiglia. Molto presto la ragazza avverte la chiamata del Signore al quale fa voto di castità. La madre, Eutichia, ignorando tutto ciò la promette però ad un giovane patrizio. Nel frattempo le condizioni di salute della donna, da tempo ammalata, iniziano a peggiorare e così Lucia decide di recarsi in pellegrinaggio a Catania per chiedere la grazia a Sant’Agata.  Inginocchiatasi davanti il sepolcro della Santa, quest’ultima le appare di fronte chiedendole di mantenere il suo voto di castità.  Subito dopo Eutichia guarisce e Lucia capisce che deve raccontare tutto a sua madre. La ragazza dona quindi tutti i suoi averi ai poveri e inizia a dedicarsi ai più bisognosi.

Il promesso sposo però non si rassegnò a perderla e decise di denunciarla al tribunale dell’impero romano. Sono questi infatti gli anni delle persecuzioni cristiane ad opera dell’imperatore Diocleziano. Lucia viene quindi arrestata, ma non rinnega la sua fede neanche quando le dicono che sarebbe stata mandata a prostituirsi. Inizia quindi la tortura della ragazza che termina il 13 dicembre del 304 con la sua decapitazione, o come è si legge in alcuni testi latini, a causa di un coltello conficcato in gola.

LA LEGGENDA DI SANTA LUCIA

Secondo la leggenda Lucia, consapevole del fatto che i suoi occhi avevano fatto innamorare il suo promesso sposo (e quindi erano fonte di peccato) decise di strapparli via e inviarli al suo fidanzato.  Un paio di occhi ancora più belli le vennero presto restituiti dal Signore. Sarebbe questa la ragione per cui viene spesso ritratta con un piattino in mano contenente due occhi. Il motivo per il quale è proprio lei la protettrice della vista è però probabilmente legato al suo nome: Lucia, da latino Lux, ossia Luce.

LA NOTTE DI SANTA LUCIA NON È LA PIÙ LUNGA CHE CI SIA

Secondo i detti popolari inoltre “la notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia“. Ciò però è solo parzialmente corretto: prima dell’introduzione del Calendario Gregoriano effettivamente il 13 dicembre era il giorno con meno ore di sole di tutto l’anno. Con l’introduzione del nuovo calendario però c’è stato uno slittamento di circa una settimana, per cui ora la notte più lunga dell’anno è il 21 dicembre.

L’ARANCINA DAY E LA CUCCIA DI SANTA LUCIA

Che la si chiami arancina o arancino poco importa. Le celebri palle di riso – che a Catania sono “a punta” – sono per i siciliani un vero e proprio must della propria cucina. Alla carne o al burro o nelle varianti più moderne, le/gli arancine/i  mettono d’accordo i gusti di tutti. Ma perché il cosiddetto arancinaday si “celebra” il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia?

La risposta è rintracciabile proprio nella storia della santa e nella devozione che il popolo siciliano ha nei suoi confronti. Devozione la cui origine risale al 1646. In quell’anno Palermo e tutta la Sicilia furono colpite da una grande carestia.

Per mesi i siciliani soffrirono una fame nera. Il 13 dicembre avvenne il miracolo che tutti aspettavano. Nel porto di Palermo arrivò un grande carico di grano, sufficiente a sfamare tutta la popolazione. La gioia fu talmente grande che non si ebbe la pazienza di lavorarlo. Lo si bollì semplicemente e lo si mangiò condendolo solo con un po’ d’olio. Allora nacque la cosiddetta “cuccìa” che ogni 13 dicembre si cuoce tradizionalmente, condita con cioccolato o ricotta.

I REGALI DI SANTA LUCIA

In alcune regioni italiane, Santa Lucia prende il posto di Babbo Natale. A lei, infatti, i bambini scrivono la letterina per richiedere i doni e preparano un piattino, con biscotti e vin santo, paglia e carota invece vengono messe per il suo asinello. Prima di dormire poi, tradizione vuole che si stenda sul pavimento un telo bianco dove verranno lasciati i regali

 

ag. Dire – www.dire.it




I Coordinatori di Forza Italia in Nord e Centro America esprimono cordoglio per la scomparsa dell’on Amato Berardi

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berardi micRiceviamo e pubblichiamo.

Apprendiamo con profonda tristezza la notizia della scomparsa di Amato Berardi, figura di riferimento e vero pilastro della comunità italiana nel mondo. Negli anni passati, Berardi ha servito il nostro Paese come parlamentare eletto all’estero, portando avanti con impegno e dedizione le istanze degli italiani residenti fuori dall’Italia.

Uomo gentile e affettuoso, ha dedicato la sua vita a sostenere e rappresentare la comunità italiana con passione e grande umanità. La sua presenza, il suo esempio e il suo impegno resteranno sempre vivi nei cuori e nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e collaborare con lui.

I Coordinatori di Forza Italia in Nord e Centro America si uniscono al dolore della famiglia e di tutti coloro che oggi sentono la perdita di una persona così speciale, esprimendo le loro più sentite condoglianze.