Lo Chef Matteo Demurtas e il suo dorado con mango marinato all’Aperol®️

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0ef2f356 e764 4739 9a6b 1b57f01d3fcbOggi parliamo di Matteo Demurtas, patron Chef del Ristorante Mangio Amore di Las Terrenas nella Repubblica Dominicana, una città costiera della penisola di Samaná, nota per le sue splendide spiagge di sabbia bianca, la vivace vita notturna e la rilassata atmosfera tropicale, sicuramente una destinazione popolare per i turisti grazie alle sue spiagge come Playa Bonita e Playa Cosón, alle attività avventurose e a un mix unico di cultura e cucina locale ed europea.

Classe 1973, di Sassuolo in provincia di Modena, il nostro Chef Matteo viene da una adolescenza legata soprattutto all’attività di famiglia, una macelleria all’ingrosso, ma, al contempo, ha l’opportunità di frequentare anche la Scuola Alberghiera di Serramazzoni (Modena) e, dopo alcune esperienze locali nella zona di Maranello, decide di coronare il suo sogno di sempre di aprire un’attività legata alla ristorazione ai Caraibi. E lo fa anche con la sua famiglia e, dopo alcune vicissitudini personali ma anche di ambientamento e di lavoro, incontrando un socio (Nicola Borelli), ha l’occasione di aprire una gastronomia italiana, soprattutto emiliana, con lasagne, cannelloni e tortellini, che ben presto si trasforma in bottega e poi anche in un ristorante abbastanza noto e qualificato, il Mangio Amore a Las Terrenas, con annesso un laboratorio di pasta fresca con vendita anche al pubblico e agli altri ristoranti locali, che oggi conta una decina di dipendenti tra la produzione e l’accoglienza degli ospiti, secondo uno stile di vita che abbraccia una tendenza più rilassata rispetto a quella europea.

image0*Ed eccoci al piatto che il nostro Chef Matteo Demurtas ci propone con entusiasmo: il crudo di dorado con mango marinato all’Aperol®️. Il dorado in italiano si riferisce alla lampuga, noto anche come mahi-mahi e, generalmente, è un piatto di pesce crudo in cui sottili fette di dorado vengono preparate delicatamente in una marinata, spesso a base di agrumi. Per prepararlo, si affetta il pesce sottilmente, lo si marina con ingredienti come succo di limone o lime, olio d’oliva, sale e pepe, e poi lo si serve con guarnizioni aggiuntive.

Nel nostro caso lo Chef Matteo aggiunge sagacemente una nota particolare alcolica.

Ma veniamo ora agli ingredienti: 400 gr. di filetto di dorado abbattuto, 1 mango maturo, Aperol®️q.b., sale maldon q.b., lime q.b., menta q.b., olio extravergine d’oliva DOP q.b., pepe q.b.

Preparazione: tagliate il filetto di dorado già abbattuto sottilmente come un carpaccio, quindi marinate il mango sottovuoto con Aperol®️per 3-4 ore. In un piatto piano da portata adagiate il carpaccio di dorado e irroratelo con olio extravergine d’oliva DOP e sale maldon. Tagliate a cubetti il mango marinato e posizionatelo a piacimento sul dorado, quindi aggiungete del lime grattugiato e delle foglioline di menta; un piatto abbastanza semplice ma di grande gusto e bello a vedersi, realizzato con ingredienti freschissimi locali a chilometro zero in connubio con dei prodotti di alta qualità italiana e che sta riscontrando grande successo ed apprezzamento tra la clientela del ristorante.

https://www.mangio-amore.com/




La “pinsa” conquista la Repubblica Dominicana: cos’è davvero e perché piace così tanto

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47d8a20c 0205 45b6 b6df 559121c01b0dNegli ultimi mesi, in varie località della Repubblica Dominicana — da Santo Domingo a Las Terrenas — si sente parlare sempre più spesso di un nome nuovo sulla scena gastronomica: la pinsa.

Un prodotto italiano che molti confondono con la pizza… ma che pizza non è.

Cos’è la pinsa? Una ricetta antica, rinata in chiave moderna

La pinsa (dal latino pinsere, “schiacciare, allungare”) è una preparazione che si ispira a una tradizione molto antica del centro Italia, trasformata negli ultimi anni in una variante più leggera e digeribile della classica pizza.

È caratterizzata da tre elementi fondamentali:

1. Un impasto speciale

La pinsa non usa solo farina di grano, ma una miscela di:

  • frumento

  • riso

  • soia

Questa combinazione rende l’impasto più leggero, croccante fuori e morbido dentro.

2. Un’idratazione molto alta

Rispetto alla pizza, l’impasto della pinsa contiene molta più acqua (fino all’80%).
Il risultato?
Un prodotto più digeribile, meno pesante e con una consistenza più ariosa.

3. Una lunga lievitazione

La pinsa lievita da 48 a 72 ore, permettendo al glutine di svilupparsi lentamente e rendendo tutto più soffice e delicato per lo stomaco.

Croccante fuori, soffice dentro

La sua forma è ovale, irregolare, “artigianale”.
La base risulta:

  • croccante al primo morso,

  • morbida all’interno,

  • e leggera, anche quando si aggiungono ingredienti ricchi.

Insomma: una pizza più “leggera” ma ugualmente golosa.

Perché sta avendo successo nella Repubblica Dominicana?

Perché è più leggera

Con il caldo caraibico e i pasti abbondanti, molti consumatori cercano soluzioni gustose ma non troppo pesanti.
La pinsa è perfetta per questo.

Perché è diversa

Offre una novità rispetto alla pizza tradizionale, mantenendo sapori familiari.

Perché si presta alle “fusion”

Molti ristoranti dominicani e turistici la propongono con:

  • pollo a la plancha,

  • salmón ahumado,

  • aguacate,

  • ingredientes caribeños,

  • o le classiche combinazioni italiane.

Perché è “instagrammabile”

La forma irregolare e la base croccante la rendono molto fotogenica, perfetta per i social.

Un ponte tra Italia e Caraibi

La pinsa rappresenta una di quelle tradizioni italiane che riescono a reinventarsi e integrarsi perfettamente nella cultura gastronomica internazionale.
E il pubblico dominicano sembra apprezzarla: leggera, gustosa, moderna, e con un tocco artigianale che piace sempre più.




L’Associazione Lucchesi nel Mondo alla cerimonia al monumento a Giacomo Puccini nel 101esimo anniversario della morte

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facebook lassociazione lucchesi nel mondo alla cerimonia al monumento a giacomo puccini nel 101esimo anniversario della morteimmagine16 259x223Ilaria Del Bianco, presidente dell’Associazione Lucchesi nel Mondo, ha preso parte alla cerimonia , organizzata dall’amministrazione comunale di Lucca e presieduta dal Sindaco Mario Pardini, che si è tenuta presso il monumento di piazza Cittadella a Lucca, un luogo simbolico a pochi passi dal Puccini Museum – Casa natale di Corte San Lorenzo. Il sindaco Mario Pardini, che è anche presidente della Fondazione Giacomo Puccini, era accompagnato anche da Giorgio Angelo Lazzarini, amministratore unico del Teatro del Giglio, e da Simone Soldati, direttore artistico dell’Associazione Musicale Lucchese, intervenuti per la deposizione della corona d’alloro in omaggio al Maestro. La presenza della Lucchesi nel Mondo è legata al profondo rapporto che unisce l’Associazione al patrimonio pucciniano. Il Museo di Celle dei Puccini, casa d’origine della famiglia del Maestro, è infatti di proprietà dell’Associazione e costituisce da sempre un punto di riferimento identitario per i lucchesi nel mondo. Attraverso le sue sedi estere, la Lucchesi nel Mondo porta inoltre avanti un’intensa attività di promozione internazionale dei luoghi pucciniani, contribuendo a far conoscere nel mondo la storia, la musica e il territorio che hanno ispirato l’opera del compositore. La cerimonia è stata accompagnata dal suono de Il Silenzio, eseguito dalla tromba del Corpo Musicale “Giacomo Puccini” di Nozzano Castello. Per l’occasione, davanti al monumento del Maestro è stato steso il tappeto rosso composto da 1858 rose realizzate a mano nel 2024 dal gruppo delle “Uncinettine di Porcari”, un omaggio corale che ha impreziosito il momento commemorativo.(Inform)




Porta: negato il bonus di natale di 154 euro ai pensionati italiani “poveri” residenti all’estero

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portascrivania“Tutti gli anni l’Inps emana un messaggio dove, senza spiegarne i motivi, ci informa che l’importo aggiuntivo di 154 euro (art. 70, comma 7, della legge 23 dicembre 2000, n. 388) corrisposto con la tredicesima del mese di dicembre a tutte le pensioni pari o inferiori al trattamento minimo (e a patto che i beneficiari soddisfino specifici limiti reddituali) non sarà pagato alle pensioni detassate in virtù di una convenzione internazionale bilaterale sulla doppia imposizione”. Ne dà notizia Fabio Porta, deputato Pd eletto in Sud America, che spiega: “vengono escluse dall’attribuzione del beneficio tutte le pensioni dei residenti all’estero i quali hanno richiesto all’Inps la detassazione della loro pensione, sia in convenzione che autonoma, secondo quanto stabilito dalla convenzione contro le doppie imposizioni fiscali stipulata dall’Italia con il Paese di emigrazione”.
“Quasi tutte le pensioni erogate all’estero – ricorda il parlamentare dem – sono detassate alla fonte dall’Inps e tassate dal Paese di residenza perché così è stabilito dalla stragrande maggioranza delle convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali stipulate dall’Italia. Ciò significa che a quasi tutti i potenziali aventi diritto (si presume migliaia di pensionati italiani residenti all’estero) viene negato il diritto ai 154 euro del cosiddetto importo aggiuntivo erogato con la mensilità di dicembre. Stranamente quest’anno l’Inps non ha emanato il solito messaggio (nel mese di novembre) con le indicazioni relative alle modalità di attribuzione dell’importo aggiuntivo introdotto dal 2001 e alla platea di beneficiari aventi diritto, ma si presume che come indicato tutti gli anni siano state escluse dalla lavorazione e quindi dal diritto “le pensioni detassate per la convenzione sulla doppia imposizione””.
Ma cosa è e quali sono i requisiti pensionistici e reddituali necessari per aver diritto all’importo aggiuntivo?
“L’importo aggiuntivo – chiarisce Porta – è un’erogazione supplementare alla pensione, pari a 154,94 euro, introdotta dalla legge finanziaria 2001 (art. 70, legge 23 dicembre 2000, n. 388) e riconosciuta a chi percepisce una o più pensioni con un importo complessivo non superiore al trattamento minimo e che si trovi in determinate condizioni reddituali. Per il 2025 (il limite di importo annuo della pensione (comprensivo delle maggiorazioni sociali e delle pensioni o pro-rata esteri) (e determinato in base all’indice di perequazione definitivo) non deve superare i 7.936,87 euro (se l’importo delle pensioni è compreso fra 7.936,87 e 8.091,81 euro il bonus viene erogato in misura ridotta). Sempre per il 2025 i limiti reddituali da non superare (ipotizzando una rivalutazione automatica delle pensioni – che ancora non è stata ufficialmente comunicata – dell’1,4%) dovrebbero essere 11,766,30 euro quello individuale e 23.532.60 quello coniugale”.
“Nei casi in cui il pensionato sia titolare anche di prestazioni liquidate in regime di convenzione internazionale, – aggiunge il deputato – per la verifica del limite reddituale viene considerato anche l’importo della pensione estera (o pro-rata), in aggiunta all’importo delle pensioni italiane. Per il tetto di reddito, non si calcolano i trattamenti di famiglia, la casa d’abitazione e pertinenze, i trattamenti di fine rapporto, i redditi derivanti da competenze arretrate sottoposte a tassazione separata. La decisione dell’Inps di escludere (nonostante secondo noi ne abbiano il diritto) dal pagamento dell’importo aggiuntivo di 154 euro i pensionati italiani residenti all’estero solo perché hanno richiesto la detassazione della loro pensione così come d’altronde previsto dalla normativa fiscale internazionale, appare giuridicamente infondata (non lo prevede nessuna disposizione legislativa nazionale e convenzionale) e inoltre non è giustificata da alcuna inferenza logico-deduttiva delle norme in vigore ed in particolare della stessa legge istitutiva della prestazione (e cioè della legge n. 388/2000, articolo 70, commi da 7 a 10) che non menziona restrizioni di natura fiscale ma solo reddituali. Tanto è vero che ai pensionati residenti all’estero che hanno chiesto la detassazione delle loro pensioni vengono comunque erogate la quattordicesima a luglio e le perequazioni automatiche tutti gli anni a partire dal mese di gennaio”.
“Non si capisce quindi – osserva Porta – perché non viene erogato invece l’importo aggiuntivo, alla luce soprattutto della considerazione che la detassazione in Italia non è affatto una agevolazione ma un semplice meccanismo per evitare una ingiusta doppia imposizione fiscale. Vengono colpiti da questa penalizzante decisione soprattutto i pensionati più poveri, ossia quelli residenti in America latina, le cui pensioni sono detassate in Italia e tassate nel Paese di residenza e i cui importi pensionistici complessivi sono spesso pari o inferiori al trattamento minimo italiano”.
“Continueremo ad adoperarci – conclude – affinchè il Governo, il Ministero del Lavoro e l’Inps finalmente chiariscano in maniera inequivocabile questa iniquità e rispondano alle nostre sollecitazioni e rivendicazioni”. (aise) 




Houston Capitale della Creatività Italiana nel Mondo 2026: le congratulazioni di Fucsia Nissoli Fitzgerald

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Riceviamo e pubblichiamo.

“Desidero congratularmi con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per aver scelto Houston come Capitale della Creatività Italiana nel Mondo 2026.

Vivo a Houston e seguo con entusiasmo questa straordinaria iniziativa che metterà in luce il contributo degli italiani e italo-americani alla crescita culturale, scientifica e creativa della città. Il progetto “Lots of Italy in Houston” offrirà una piattaforma unica per valorizzare il Made in Italy attraverso eventi, attività per le scuole e iniziative diffuse sul territorio, rafforzando ulteriormente il legame tra Italia e comunità locale.

Questa scelta conferma il ruolo strategico di Houston come hub della creatività italiana negli Stati Uniti e il valore della rete diplomatica e consolare italiana nel mondo”.

Lo dichiara Fucsia Nissoli Fitzgerald, Coordinatore di Forza Italia in Nord e Centro America e Direttore del Consiglio di Amministrazione della NIAF.




Assistenza sanitaria ai cittadini italiani all’estero: approvato alla Camera dei deputati l’Odg di Fabio Porta (Pd) che apre alla progressività del contributo

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fabio porta in aula image 295x223La Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge A.C. 1042-A ed abbinate, che consente ai cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti in Paesi extra UE ed extra EFTA di aderire volontariamente al Servizio sanitario nazionale tramite un contributo annuale. Le norme attualmente in vigore restano immutate: chi risiede all’estero senza una copertura sanitaria locale continuerà ad avere accesso esclusivamente alle cure urgenti per un periodo limitato. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Nel corso del dibattito parlamentare l’on. Fabio Porta (PD-IDP), eletto nella circoscrizione Estero-ripartizione America Meridionale, ha sottolineato la necessità di criteri più equi per il calcolo del contributo, chiedendo che l’importo non sia uniforme ma proporzionato al reddito e al potere d’acquisto del Paese di residenza. Una richiesta particolarmente sentita – ha ricordato – nelle comunità italiane dell’America meridionale, dove le condizioni economiche sono spesso molto diverse da quelle nordamericani ed europee. Questi principi, proposti da Porta nell’emendamento poi respinto dal Governo, sono stati tuttavia ripresi e integrati nell’Ordine del giorno 9/1042-A/3, successivamente accolto dall’Aula. L’Odg impegna l’Esecutivo a valutare, nei futuri provvedimenti legislativi e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, una riduzione progressiva del contributo richiesto agli italiani AIRE extra UE ed extra EFTA, in coerenza con i principi costituzionali di equità, universalità e solidarietà. Un orientamento politico che riporta al centro del confronto parlamentare la necessità di tenere conto delle differenti condizioni economiche dei connazionali nel mondo. “Prendiamo questa approvazione come un segnale utile per mantenere alta l’attenzione e per fare in modo che la proposta di legge ampli davvero i diritti dei nostri connazionali senza compromettere l’esistente. Continueremo a batterci perché il contributo sia proporzionato e sostenibile per tutti”, ha dichiarato l’on. Porta.(Inform)




Il motoconcho, una istituzione dominicana!

motoconcho motocicletas
Nella Repubblica Dominicana ci sono immagini che raccontano da sole un Paese: il colmado che non dorme mai, la musica che purtroppo vibra dalle casse all’angolo di ogni strada, il profumo del café colado al mattino. E poi c’è lui: il motoconcho, l’infallibile, onnipresente, indispensabile re delle brevi distanze.

Per chi vive qui, ormai fa parte della normalità; per chi arriva dall’estero, soprattutto dall’Italia, è spesso la prima sorpresa. Ma al di là della simpatia, il motoconcho è molto più di un semplice passaggio in moto: è una vera istituzione nazionale, sociale ed economica, soprattutto nelle città di provincia e nelle zone costiere come Samaná, Las Terrenas e Las Galeras.

È il mezzo ideale per chi ha fretta, per chi deve spostarsi pochi minuti o per chi non vuole affrontare traffico, camminate sotto il sole dominicano o attese infinite.
Si ferma ovunque, parte in un attimo, conosce ogni scorciatoia e ogni buca della strada.

E soprattutto adattabilità totale.
Sul motoconcho si è visto di tutto: la spesa settimanale, taniche d’acqua, bambini che vanno a scuola, turisti con valigie improbabili, ammalati con la flebo innestata e persino cani, galline, maiali… L’impossibile non esiste: basta legare o tenere forte.

Per migliaia di dominicani, il motoconcho non è solo un lavoro: è una fonte di reddito immediata e flessibile, che permette di mantenere famiglie, pagare studi, coprire spese quotidiane.
È trasporto pubblico informale, ma efficiente, regolato da un equilibrio spontaneo: tutti conoscono le tariffe, tutti sanno dove trovarli e quasi sempre si stabilisce un rapporto tra cliente e motoconchista “di fiducia”.

Non si può ignorare un aspetto importante: la sicurezza.
Molti motoconcholins non usano casco, alcuni guidano in modo sportivo, la velocità è variabile come l’asfalto, e il traffico dominicano non è sempre prevedibile.

Negli ultimi anni le autorità hanno avviato campagne per regolarizzare il settore, introdurre caschi obbligatori, migliorare la formazione dei conducenti ed evitare l’uso del motoconcho per attività illecite.
Il percorso è ancora lungo, ma la consapevolezza cresce.

Al di là di tutto, è parte dell’identità dominicana.
È folclore urbano, è solidarietà spontanea, è il mezzo che arriva quando piove, quando la guagua non passa, quando bisogna essere puntuali o quando il colmado è troppo lontano per andare a piedi.

E per gli italiani che vivono qui?
Diventa presto un simbolo di adattamento: chi sale sul motoconcho per la prima volta capisce che sta entrando davvero nella vita quotidiana del Paese.




Il ritorno della leva, Crosetto: “Porterò la legge in Cdm e in Parlamento”

fondazione crt dare spazio al valore

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L’Italia pensa di reintrodurre un nuovo servizio militare come hanno fatto Germania e Francia? “Se lo deciderà il Parlamento sì. Penso di proporre prima in Consiglio ai ministri e poi in Parlamento una bozza di legge da discutere su cui vorrei intervenissero su tutti i partiti”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dal Tg3.age

Il provvedimento “non parlerà soltanto di numero di militari, ma proprio di organizzazione e di regole”, ha aggiunto Crosetto, spiegando che l’obiettivo è “garantire la difesa del Paese nei prossimi anni”.

agenzia Dire – www.dire.it



La musica è finita? Sì, e Ornella Vanoni lo aveva previsto

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20220314094902 testatavinilmaniamob “La musica è finita”, cantava Ornella Vanoni. Una frase che allora aveva un sapore malinconico, oggi suona come una profezia compiuta. La musica di un tempo – quella fatta di sette note, di musicisti che studiavano sul rigo, di voci intonate senza autotune – sembra sparita dal panorama. Le classifiche globali sono dominate da reggaeton, trap, urbana e prodotti nati più da algoritmi che da ispirazione. È cambiato tutto: non conta più il talento, ma il ritmo virale; non importa la melodia, basta un beat ripetuto mille volte su TikTok.

A questo si aggiunge un altro protagonista: la intelligenza artificiale. Oggi chiunque può “comporre” un brano senza conoscere una scala musicale, senza aver mai toccato uno strumento. Basta dare due istruzioni a un software e la macchina fa tutto: melodia, armonia, voce, perfino un finto cantante creato da zero. Il risultato? La musica, quella vera, quella che richiedeva studio, disciplina e sensibilità, sembra sempre più marginalizzata, sostituita da prodotti seriali e senza anima.

E poi c’era un gesto che oggi appare quasi archeologia: comprare un vinile, un CD, sfogliare un libretto, leggere i testi, sentire il profumo della carta e del disco nuovo. Oggi tutto è “gratis” su internet, tutto è riproducibile all’infinito, tutto è leggero, usa-e-getta. Il valore dell’opera si è svuotato, e con esso il rispetto per chi la creava. Ma una cosa resta: finché ci saranno persone capaci di distinguere tra rumore e arte, tra moda e musica, la musica vera non morirà mai. Forse non è finita davvero. Forse si è solo nascosta, in attesa di chi la sa ancora ascoltare.




La Chef Oriana Nestola e il suo risotto allo zafferano con ossibuchi e gremolada

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img 8900Oggi parliamo della Chef Maria Oriana Nestola, più semplicemente Oriana, già da tempo entrata a far parte di CHEF Italia. Classe 1961, nasce  in una terra notoriamente bellissima, baciata dal sole, dal mare e dal vento: il Salento.

Ci dice, con delle parole comuni a molti, di aver affiancato sua nonna in cucina sin da adolescente, contando, da subito, oltre che sul suo proprio interesse decisamente innato, soprattutto sull’importante ruolo della stessa nella trasmissione della passione per l’Arte Culinaria:  sapori autentici e semplici che le sono rimasti dentro e sono, per lei, una costante fonte di ispirazione. Poi, la materia prima è al centro della sua cucina, l’obiettivo è valorizzarla preservandone l’identità.

Il Salento, il tacco dello Stivale, non è solo una terra meravigliosa con paesaggi incantevoli, acque cristalline e un tesoro di tesori artistici e architettonici, ma è anche la culla di una gastronomia deliziosa. Conoscere un popolo attraverso la storia, l’arte, la cultura, le tradizioni, ma anche comprenderne l’identità attraverso i sapori ed i colori offerti dalla buona cucina, assaporando prodotti dai profumi di un tempo che si mantengono intatti.

La cucina salentina è umile e povera e si basa principalmente su verdure, cereali e legumi, tutti ricchi di nutrienti. È anche una cucina molto genuina perché si utilizzano solo i prodotti di stagione più freschi; una cucina estremamente povera ma anche estremamente ricca di fantasia e sapori sorprendenti, tenendo presente che l’ingrediente principale di ogni cucina salentina è l’amore con cui le nonne e mamme hanno insegnato le generazioni future a cucinare: ogni piatto è come un figlio ed è custodito e amato dal momento in cui viene concepito fino al momento dell’assaggio, un viaggio nella gastronomia salentina partendo proprio dal pane, alimento base di ogni pasto, che è sacro e necessita di un tempo esclusivamente dedicato.

I salentini si impegnano a dedicargli  il momento giusto per gustarlo con calma, e cercano di trasmettere questa cultura ai turisti che visitano il territorio. A questo proposito, non possiamo non menzionare la frisa, non uno street food ma un piatto tipico della cucina povera che sostituisce il pasto principale: si tratta di un pane duro e rotondo, immerso nell’acqua e condito, il più delle volte, solo con pomodoro fresco. A volte può essere condito con verdure arrosto, tonno, capperi e mozzarella.

img 8900La nostra Chef Oriana, però, oggi vive e lavora a Milano da circa 18 anni, dove ha avuto l’opportunità di intensificare ed accrescere la sua formazione attraverso la frequenza di diversi corsi nell’Accademia Gualtiero Marchesi e, principalmente, nell’Accademia Italiana Chef dove ha avuto modo di diplomarsi in alta specializzazione dei primi piatti italiani. In seguito ha potuto cimentarsi in diverse esperienze lavorative ed, attualmente, con convinzione, ci dice che, in questo momento della sua vita, è dove deve essere, prestando la sua opera in Milano Ristorazione, dove si preparano menù per scuole d’infanzia, primarie e secondarie, proponendo una alimentazione sostenibile, inclusiva e con particolare attenzione all’educazione alimentare per le nuove generazioni: ogni giorno si lavora per offrire pasti altamente salutari, sviluppando ricette che uniscono creatività e nutrizione, con l’obiettivo di avvicinare i bambini a nuovi alimenti, promuovendo un approccio consapevole e divertente all’alimentazione sana, sensibilizzando anche le famiglie sull’importanza di contrastare gli sprechi alimentari.

*Ed ecco ora il piatto della nostra Chef Oriana Nestola: il suo risotto allo zafferano con ossibuchi e gremolada, che lei battezza anche con un bel “dedicato a Milano”. Un piatto classico della tradizione milanese, forse il piatto più emblematico della cucina della Lombardia, la regione del nord Italia di cui Milano è capoluogo, l’ossobuco è lo stinco di vitello, tagliato a fette spesse con la carne, appunto, attorno ad un ossobuco. Viene tipicamente servito, appunto, con il risotto alla milanese, uno dei pochi esempi nella cucina tradizionale italiana di piatto unico che unisce un primo e un secondo in un unico piatto.

Ma ecco qui di seguito gli ingredienti: 2 ossibuchi di vitello medi, mirepoix di verdure: carote, sedano e cipolla q.b., 500 ml. di brodo di carne, 50 gr. di farina 00, 60 ml. di vino bianco, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, sale q.b. Per il risotto: 250 gr. di riso Carnaroli, 50 gr. di burro, 20 ml. di vino bianco, 1 bustina di zafferano, Parmigiano Reggiano grattugiato q.b. Per la gremolada: 1 mazzetto di prezzemolo, la buccia di 2 limoni biologici, olio extravergine d’oliva q.b. Per la cialda di Parmigiano: 1 cucchiaio raso di parmigiano grattugiato.

Procedimento: incidete gli ossibuchi con un coltello sulla membrana esterna in modo che non si arriccino in cottura, quindi passateli nella farina e poi rosolateli da entrambi i lati e metteteli da parte. In una padella mettete 4 cucchiai di olio e stufate la mirepoix di verdure, quindi aggiungete gli ossibuchi, rosolateli per  2 minuti, quindi sfumate con il vino bianco e lasciate cuocere fino a quando l’alcol non sarà evaporato. Aggiungete ora il cucchiaio di concentrato di pomodoro ed il brodo di carne. Coprite il tutto, rigirando gli ossibuchi di tanto in tanto. Fateli cuocere fino a quando la carne risulterà morbida. Procedimento per il risotto: in una pentola capiente, tostate il risotto in purezza. Quando al contatto con il palmo della mano risulterà caldissimo, sfumate con il vino e fatelo evaporare. Iniziate quindi la cottura aggiungendo via via i mestoli di brodo di carne necessari. A metà cottura sciogliete lo zafferano in un mestolo di brodo e versatelo nel risotto, amalgamando bene. A fine cottura, dopo circa 14 minuti,  togliete la pentola dal fuoco e mantecate il tutto con burro e parmigiano grattugiato. Procedimento per la cialda: ricoprite la leccarda del forno con carta forno e, con un cucchiaio,  create un cerchio di parmigiano grattugiato, quindi infornate a forno ventilato a 160°C. per 5 minuti. La cialda sarà pronta quando il formaggio si sarà sciolto in modo uniforme e avrà un colore dorato. Impiattate a piacimento secondo la vostra  creatività. Infine, aggiungiamo che un buon brodo di carne è fondamentale per dare aroma ed un sapore corretto al risotto. E una buona mantecatura con la giusta quantità di formaggio Parmigiano (o Grana), insieme al burro ben freddo, darà al risotto la giusta e perfetta cremosità. In ultimo l’amore: quando i piatti vengono fatti con cuore e passione, gli ospiti lo percepiscono immediatamente. E, come sempre, buona degustazione.