Addio a Ornella Vanoni

premio marisa bellisario

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ORNELLA VANONI

Se n’è andata Ornella Vanoni, una delle artiste più riconoscibili e amate della musica italiana. La cantante è morta nella sua abitazione di Milano, dove un arresto cardiocircolatorio l’ha colpita nella tarda serata. Con lei scompare una figura che, con la sua voce vellutata e la sua personalità brillante, ha attraversato generazioni lasciando un’impronta indelebile nella cultura popolare.

GLI ESORDI E LA CARRIERA

Nata a Milano il 22 settembre 1934, Vanoni ha debuttato nel 1956 avviando una carriera lunghissima, segnata da continue trasformazioni e da una presenza scenica capace di rinnovarsi senza perdere autenticità. Cantante, attrice, volto televisivo: la sua eleganza interpretativa e la capacità di raccontare emozioni con poche note l’hanno resa una figura cardine della musica leggera.

Ornella Vanoni al Festival di Napoli del 1964

Nel corso di oltre settant’anni ha pubblicato più di cento progetti discografici fra album, EP e raccolte, raggiungendo oltre 55 milioni di copie vendute e consolidando il suo ruolo fra le artiste italiane di maggior successo.

I GRANDI SUCCESSI

La sua carriera è costellata di brani che sono diventati classici: ‘Senza fine’, ‘Che cosa c’è’, ‘L’appuntamento’, ‘Tristezza’, ‘Una ragione di più’, ‘Io ti darò di più’ e ‘La musica è finita’, presentata al Festival di Sanremo nel 1967. Una voce immediatamente riconoscibile, capace di essere insieme morbida e incisiva, elegante e profondamente emotiva.

COLLABORAZIONI E SPERIMENTAZIONI

Dalle Canzoni della mala agli arrangiamenti jazz, dalla bossa nova al pop d’autore, Vanoni ha sperimentato generi diversi con naturalezza. Indimenticabile la collaborazione con Toquinho e Vinicius de Moraes nell’album ‘La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria’ del 1976.

Nel corso degli anni ha lavorato con artisti italiani come Gino Paoli (suo grande amore), Paolo Conte, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Lucio Dalla, Renato Zero e Riccardo Cocciante, fino ad arrivare a collaborazioni più recenti con Bungaro, Pacifico e Francesco Gabbani.

TELEVISIONE E PERSONALITÀ

Oltre alla musica, Vanoni è diventata un volto amato della televisione italiana. Negli ultimi anni le sue apparizioni, soprattutto nei talk show e nei programmi di intrattenimento, da Fabio Fazio in poi, l’hanno fatta conoscere alle nuove generazioni per la sua ironia irresistibile, le confessioni spontanee, la sincerità disarmante. Una presenza capace di trasformare ogni intervento in momento di leggerezza e verità.

SANREMO E I RICONOSCIMENTI

Otto partecipazioni al Festival di Sanremo, un secondo posto e tre quarti posti con brani rimasti nella memoria collettiva.

Nel 1999 è stata la prima artista a ricevere il Premio Città di Sanremo alla carriera. Ha conquistato inoltre due Premi Tenco e una Targa Tenco, e nel 2022 ha ricevuto un Premio Tenco Speciale, istituito appositamente per celebrarne la carriera.

agenzia Dire – www.dire.it




Il MAIE presenta un nuovo Progetto di legge sulla cittadinanza

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merlo borghese tirelli camerSi è svolta , presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, la presentazione di una proposta di legge sulla cittadinanza targata Maie depositata in Parlamento dall’On. Franco Tirelli, deputato del Movimento Associativo Italiani all’Estero eletto nella ripartizione America Meridionale. Nel corso dell’incontro il Presidente del Maie Ricardo Merlo  ha spiegato come questa proposta si proponga di modificare il decreto legge emanato recentemente dal Governo sulla cittadinanza. “Questa è una proposta equilibrata e alternativa che l’Italia deve accogliere anche perché, con la crisi demografica, avremo un Paese multiculturale ma senza italiani”, ha sottolineato Merlo riferendosi al fatto che l’attuale legge restringe la platea fra gli italiani all’estero che possono acquisire e trasmettere la cittadinanza . Merlo ha anche ribadito che la proposta è stata pensata insieme al deputato Franco Tirelli e al senatore Mario Borghese. Dal canto suo il deputato Tirelli ha ricordato che con la nuova proposta tornerebbe la possibilità del riconoscimento della cittadinanza italiana indipendentemente dal luogo di nascita ma con il vincolo dell’acquisizione del certificato B1 di conoscenza della lingua italiana. “Questo progetto è una risposta a quanti chiedevano una riformulazione di questa legge”, ha aggiunto Tirelli citando anche il possibile intervento della Corte costituzionale su questa norma. Il sentore del Maie Mario Borghese, eletto nella ripartizione America Meridionale,  ha spiegato che si tratta di una proposta di legge equilibrata perché difende i diritti degli italiani all’estero e al contempo la promozione della lingua italiana, il cui apprendimento dovrebbe essere almeno di livello B1 per l’ottenimento della cittadinanza: il tutto considerando anche che ciò valorizzerebbe ancora di più la rete degli istituti e delle scuole che divulgano la lingua italiana nel mondo. Borghese ha anche invitato a copiare il modello di crescita positivo che c’è ad esempio nella vicina Spagna dove sempre più italiani vanno a vivere. Segnalato anche il problema, soprattutto in Sud America, della registrazione dei minori presso i consolati su cui il senatore ha auspicato una possibile proroga della data ultima fissata per maggio 2026. “Sappiamo che la legge si doveva cambiare ma non in questo modo: andava aggiornata ma senza queste limitazioni inopportune anche per la questione demografica”, ha spiegato Merlo criticando anche la scelta di usare per questa materia lo strumento del decreto legge. Secondo il Presidente del Maie l’elaborazione di questa legge   avrebbe dovuto coinvolgere Comites e Cgie, ma soprattutto passare per il Parlamento senza la  modalità del decreto d’urgenza. In sostanza la proposta del MAIE vorrebbe il riconoscimento automatico della cittadinanza per la prima e la seconda generazione, a prescindere dal luogo di nascita degli attori chiamati in causa, mentre a partire dai pronipoti occorrerebbe presentare il livello B1di conoscenza della lingua italiana. “È incredibile che ci possano essere famiglie nelle quali un fratello è italiano e l’altro no”, ha sottolineato Merlo segnalando anche il problema di come la legge abbia introdotto in qualche modo anche lo“ius soli”, nel momento in cui determina il luogo di nascita come discrimine. (Inform)




Addio ad Alice ed Ellen. Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Avrebbero scelto il suicidio assistito

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gemelle kessler 1024x576Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Le due donne si sono spente a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. A lanciare la notizia nel pomeriggio è stato il quotidiano tedesco Bild.

Il duo artistico che ha spopolato in Italia era nato il 20 agosto 1936 a Nerchau, in Sassonia. Nel nostro Paese vissero per 24 anni, a partire dal 1962, diventando protagoniste di varietà come Giardino d’inverno, Studio 1, Canzonissima.

Indimenticabili brani come “Da-Da-Umpa” e “La notte è piccola per noi”.

Inseparabili nella vita e sul palco, Alice ed Ellen avevano espresso a Bild il desiderio che le loro ceneri fossero mischiate a quelle della madre Elsa e a quelle del cagnolino Yello. Anche al Corriere della Sera, Ellen aveva spiegato: “Noi abbiamo chiesto di essere cremate e seppellite con nostra madre e il nostro barboncino Yellow. Però non credo sarà possibile perché in Germania c’è una legge molto severa sulla cremazione”.

Secondo quanto scrive Bild, la polizia è arrivata nell’abitazione delle due donne intorno a mezzogiorno, ma ha potuto solo constatare la morte delle 89enni. Gli agenti hanno subito escluso la possibilità che si trattasse di omicidio.

Secondo prime indiscrezioni non confermate, Alice ed Ellen avrebbero optato per il suicidio assistito. Le autorità tedesche non hanno rilasciato commenti al riguardo.




Tajani e Piantedosi alla presentazione del progetto pilota “Turismo delle Radici”

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tajani in missione a monaco e1738332103504 1024x823In vista della presentazione ufficiale degli interventi del “Turismo delle Radici” prevista il 21 novembre a Villa Madama, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi partecipano oggi alle 16:30 in Prefettura ad Avellino alla presentazione del progetto pilota dedicato alla provincia campana.

Il progetto prevede anche la valorizzazione dell’itinerario storico-religioso “Cammino di Guglielmo”, la realizzazione del Polo Museale “Migrantes”, la riqualificazione della Stazione di Avellino e la creazione di un hub intermodale con servizi turistici innovativi, oltre alla rifunzionalizzazione della storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio.

Dal 2022 la Farnesina è Amministrazione attuatrice della misura PNRR “Il Turismo delle Radici – Una strategia integrata per la ripresa del settore turistico nell’Italia post Covid-19”, che mira a rafforzare il legame tra circa 80 milioni di italiani all’estero, italo-discendenti e oriundi, e i territori d’origine, promuovendo al contempo un turismo sostenibile nei piccoli borghi e nelle aree rurali.

Sono state anche realizzate guide cartacee e digitali degli Itinerari del Turismo delle Radici (cinque volumi, ciascuno dedicato a quattro regioni) e una Convenzione con la RAI per la produzione di 20 puntate televisive sui piccoli comuni italiani.

Con il progetto pilota “Turismo delle Radici – Ritorno alle Antiche Dimore Irpine tra Conservazione e Innovazione”, si apre oggi una nuova fase, che sarà finanziata dal MAECI sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021 -2027. L’iniziativa, di cui la Provincia di Avellino sarà soggetto attuatore, propone un modello integrato per riportare in Irpinia le diverse generazioni di emigrati e gli italiani all’estero desiderosi di riallacciare il rapporto con i luoghi della propria storia familiare.

“Il 21 novembre a Roma – ha dichiarato il Ministro Tajani – illustreremo come questo modello verrà esteso ad altri comuni e realtà territoriali, nel Lazio e in Puglia. Il ritorno alle origini deve essere un’esperienza culturale, ma anche un viaggio fisico supportato da infrastrutture e servizi all’altezza dei nostri borghi storici”.




A Città del Messico arriva l’edizione 2025 del Mercatino di Natale

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hw64hw3rgzckildtfau6L’edizione 2025 del Mercatino di Natale, la tradizionale kermesse di beneficenza organizzata dall’Associazione Italiana Assistenza (Aia), si terrà a Città del Messico il 29 e 30 novembre.

L’Aia, una delle istituzioni del Belpaese più antiche in terra azteca, sostiene gli italiani residenti in Messico in situazione di vulnerabilità, assieme ai discendenti e familiari, indipendentemente dalla loro cittadinanza, fornendo supporto per coprire le necessità basilari e garantire il diritto a una vita dignitosa.

L’evento si svolgerà presso l’Istituto Italiano di Cultura, nel cuore del quartiere di Coyoacán, dalle 11 alle 18:30.

Saranno disponibili per l’acquisto cibi e piatti italiani, vini e un’ampia varietà di gioielli, abbigliamento, giocattoli, artigianato messicano e dipinti, tra gli altri articoli. Saranno inoltre proposti spettacoli musicali, con eventi che incoraggeranno il pubblico a partecipare a danze e canti.

Sono previsti anche intrattenimenti per bambini nell’ampio giardino dell’Istituto.

L’ingresso al Mercatino di Natale, uno degli appuntamenti più attesi ogni anno dalla comunità italiana e dagli amici dell’Italia a Città del Messico, è gratuito.

puntodincontro.mx




Tajani e Piantedosi presentano ad Avellino i progetti del “Turismo delle radici”

turismo delle radici

turismo delle radiciI ministri degli Esteri Antonio Tajani e dell’Interno Matteo Piantedosi saranno sabato 15 novembre alle 16,30 alla Prefettura di Avellino per presentare i piani dei due Ministeri per il “Turismo delle radici”.

L’obiettivo è valorizzare il brand “destinazione Irpinia” attraverso una serie di interventi strutturali che potenzino il ruolo di attrattore culturale e turistico del territorio provinciale, trasformando la complessa questione dello spopolamento dei borghi in un’opportunità concreta di sviluppo economico e sociale.

Tajani e Piantedosi indicheranno le ragioni del progetto pilota “Turismo delle Radici” della Provincia di Avellino, un’iniziativa strategica da 70 milioni di euro, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero dell’Interno.

Il progetto è frutto di un’istruttoria durata oltre un anno e sviluppato in piena conformità con le direttive Ue. Rappresenta un modello innovativo di intervento integrato che mira a riportare in Irpinia le diverse generazioni di emigrati e, più in generale, tutti gli italiani all’estero e gli italo-discendenti desiderosi di riconnettersi con le proprie radici, rivivendo i luoghi d’origine della propria storia familiare. La stazione appaltante sarà la Provincia di Avellino.

Verranno seguite alcune linee d’intervento: la riqualificazione sostenibile dei borghi storici attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche, la creazione di comunità energetiche, la digitalizzazione e la realizzazione del Polo museale “Migrantes” nell’ex Carcere Borbonico di Avellino; la valorizzazione dell’itinerario storico-religioso denominato “Cammino di Guglielmo” di oltre 300 km che attraversa 30 borghi tra Campania, Basilicata e Puglia.

Tra gli altri interventi sono previsti la riqualificazione della Stazione di Avellino come porta principale d’ingresso del territorio provinciale, con la creazione di un hub intermodale e servizi turistici innovativi; e la rifunzionalizzazione della storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio (1889) con treni storici, ferro-ciclovia e una rete integrata di mobilità dolce.

Il progetto prevede il finanziamento di azioni pilota a valere sul PNRR, in particolare per il Cammino di Guglielmo e le Green Communities. Parallelamente, alcuni interventi strategici, come la riqualificazione della Stazione di Avellino e il Treno Storico Rocchetta-Avellino, beneficiano già di finanziamenti da fondi complementari per la fase di progettazione.

In un’ottica di collaborazione interministeriale, il progetto “Turismo delle Radici” sarà integrato da un’ulteriore iniziativa del Ministero dell’Interno finalizzata alla sicurezza dei borghi e dei comuni irpini, con azioni specifiche per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa.




Lo Chef Giuseppe Moscato e i suoi paccheri con crema e chips di carciofi, zafferano e guanciale croccante

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3a2dfc0f 790b 4745 abbc cd8e336e71a1Oggi parliamo dello Chef Giuseppe Moscato, già da tempo entrato a far parte di CHEF Italia, patron di Moscato catering, Agorà Eventi e Ventiquattromilabaci Restaurant & Banqueting a Frattamaggiore in provincia di Napoli.

Classe 1976, nativo di Roma, possiamo dire che inizia il suo percorso professionale nel mondo della ristorazione verso i ventisette anni, dopo essersi cimentato in altre esperienze commerciali che però non hanno incontrato la sua piena soddisfazione. Già anni prima, all’incirca nel 1995, aveva iniziato le sue prime esperienze formative in strutture del litorale Domizio, e sono proprio queste che lo riportano al suo primo amore, quello innato, segnato dai ricordi incancellabili dell’infanzia, trasmessogli principalmente dal nonno materno, panificatore e rosticciere. Dopo circa 10 anni di formazione, apre, insieme al fratello, la sua prima attività, Agorà, un locale atipico a metà strada tra una gasthaus tedesca e una trattoria napoletana, che, per quasi 4 anni, a detta di tutti, è considerato l’assoluto protagonista nell’area food a nord di Napoli.

Come sempre capita in questo settore, nascono nuove opportunità, proposte ed innovazioni che, unitamente, danno il primo impulso alla nascita di Moscato Catering che, a tutt’oggi, è in piena attività, avendo avuto modo di curare, per svariati periodi, diversi servizi ristorativi per strutture come il Veliero di Tortuga, Villa Doria d’Angri, l’Università La Parthenope, per diverse ville storiche e per tantissimi altri eventi, sia per enti che privati, vantando, nel suo curriculum, numerose esperienze significative che gli hanno permesso di arricchire la sua cucina, soprattutto di grandi sapori. I suoi piatti sono un connubio tra istinto e manipolazione, valutando poi, prima di mettere un piatto in carta, numerosi fattori, come, ad esempio, gli ingredienti a sua disposizione ma anche il tipo di clientela che si ritrova a servire.

Poi, nel 2008, il progetto Agorà si evolve trasformandosi in qualcosa di nuovo, più moderno ed elegante, senz’altro più vicino alle esigenze del pubblico e più affine alla professionalità del nostro Chef Giuseppe Moscato: nasce Ventiquattromilabaci, una villa con uno splendido giardino dove poter realizzare magnifici eventi e cerimonie di ogni tipo, attualmente in piena attività.

Nel contempo le esperienze si moltiplicano, aumentando, sia a livello societario che personale, gli  affiancamenti e le start-up per nuove realtà operanti sul territorio. Nel 2018 e nel 2019 il nostro Chef Giuseppe partecipa al Bufala Fest contest, ottenendo veramente ottimi risultati, tanto da diventare, nella seconda partecipazione, il volto che ha identificato la figura dello chef contest. Nel periodo della pandemia presta la sua opera prima come guida di una brigata e poi, per 2 stagioni estive, nel complesso Capo d’Arco sull’isola d’Elba, per poi fare ritorno a Napoli per il periodo successivo. Infine la scorsa stagione ha avuto l’opportunità di essere a capo della brigata dell’Hotel Roma a Grottammare in provincia di Ascoli Piceno, avendo modo di essere apprezzato da moltissimi clienti, soprattutto da quelli con esigenze particolari.

1c535858 ea60 4748 ad37 96878821fc90La cucina napoletana è tra le migliori al mondo, lo è sicuramente per i partenopei, ma da molti è stata dichiarata in questo modo ed ha comunque una grande rilevanza nella cucina mediterranea. Nel tempo la cucina napoletana ha subito numerose influenze, a partire già dall’epoca greco-romana e, successivamente, dalle numerose invasioni che l’hanno portata ad essere quella che è oggi, grazie allo spirito di rivalsa, fantasioso e creativo dei cuochi napoletani.

E’ impossibile trovare qualche anziano napoletano che non sappia cucinare qualche piatto davvero prelibato con pochi, se non pochissimi, ingredienti a sua disposizione. Ed il nostro Chef Giuseppe Moscato non è da meno, infatti si diverte molto a variare e giocare con gli ingredienti ma anche sulle consistenze e sulla creatività degli abbinamenti. Al momento, sempre spinto dalla voglia di esprimere la sua visione di cucina, è tornato a capo della brigata dell’ attività di famiglia, ma sempre vigile e attento a nuove possibili opportunità e proposte. https://g.co/kgs/iN5j8cC

*Ed eccoci ora al piatto che ci propone il nostro Chef Giuseppe Moscato, i paccheri artigianali con crema di carciofi, zafferano, chips di carciofo e guanciale croccante. La semplicità di questa pasta, come potete immaginare, colpisce per il suo grande sapore delicato e la bontà che viene data soprattutto dal guanciale. È impressionante come ogni ricetta preparata con questo ingrediente diventi a dir poco strepitosa, regalandoci un primo piatto dalla cremosità incredibile, di quelli che possono essere serviti sia a pranzo che a cena, certi che vi faranno sempre fare un figurone.

Ma veniamo ora agli ingredienti per 5-7 persone: 500 gr. di paccheri artigianali, 12 carciofi, 300 gr. di guanciale, pistilli di zafferano q.b. o una bustina, 1 spicchio d’aglio, 1 mazzetto di prezzemolo, farina q.b., olio extravergine d’oliva q.b., pecorino q.b., sale q.b., pepe q.b., vino bianco q.b.

Una nota a parte per il guanciale, la cui particolarità risiede nella presenza di una parte grassa più consistente rispetto alla pancetta, che conferisce al piatto un sapore più ricco e una consistenza più cremosa. È importante scegliere un guanciale di alta qualità, con una buona proporzione tra parte grassa e parte magra.

Procedimento: mondate i carciofi, eliminate le foglie esterne più scure e dure e divideteli in quattro spicchi (o a seconda delle porzioni); tenete comunque da parte 5-7 spicchi da infarinare per poi friggerli in olio profondo a 150 gradi C. fino a renderli dorati e croccanti: vi serviranno alla fine per decorare il piatto. A questo punto tagliate i gambi e metteteli da parte, privandoli inoltre della parte filamentosa. In una casseruola capiente versate un giro di olio extravergine d’oliva e fate soffriggere l’aglio per poi toglierlo, quindi versatevi i gambi e gli spicchi dei carciofi rimasti insieme ad una spolverata di prezzemolo; fate rosolare il tutto e sfumate con un po’ di vino bianco. Una volta evaporato l’alcol, aggiustate di sale e di pepe e coprite con acqua fino a farli stracuocere. Una volta terminata la cottura, frullate i carciofi, aggiungendo anche lo zafferano, quindi passate il tutto per avere una consistenza liscia e  poi mettetelo da parte.

A questo punto, in una padella, dopo aver tagliato a dadini il guanciale, mettetelo a sudare a fiamma bassa fino a quando sarà croccante. Non appena avrà scaricato la parte grassa recuperate il guanciale e mettetelo da parte, lasciando invece il grasso che vi servirà per emulsionarlo poi con l’acqua di cottura della pasta che, nel frattempo, avrete provveduto a mettere in cottura.

Non appena sarà cotta, scolate la pasta al dente e versatela nella padella con il condimento e fatela saltare nell’emulsione di acqua e grasso del guanciale, quindi aggiungete la crema di carciofi e zafferano, aggiustate di sale e di pepe, se necessario, spolverate di pecorino e guarnite ogni piatto con il guanciale che avrete messo da parte ed i carciofi fritti croccanti. Questa ricetta, è da sottolineare,  nasconde una complessità di aromi e consistenze che la rendono un’esperienza culinaria indimenticabile. E, come sempre,  buona degustazione.




Il Brasile inaugura un monumento in omaggio ai 150 anni dell’immigrazione italiana

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monumento 150 anos maicon hinrichsenArte e storia trasformano il portale di Antônio Prado, Miglior Villaggio Turistico del Mondo, in una nuova attrazione turistica 

Il Brasile ha guadagnato un nuovo punto di riferimento storico. Sabato 8 novembre è stato inaugurato, accanto al portale d’ingresso di Antônio Prado, città dello Stato del Rio Grande do Sul, un monumento in omaggio ai 150 anni dell’immigrazione italiana nello Stato. La scultura celebra il coraggio e l’eredità degli immigrati che lasciarono l’Italia in cerca di nuove opportunità, contribuendo a modellare lo sviluppo sociale, economico e culturale della regione.

Ideato dal Circolo Culturale Italo-Brasiliano (CIBRAP), dall’Agenzia per lo Sviluppo del Patrimonio Culturale e Naturale (ADESP) e dal Comune di Antônio Prado, il progetto è stato realizzato in cemento armato dall’artista brasiliano Vinicius Ribeiro, ispirato al Monumento all’Emigrante di Asiago (Italia). L’opera misura 2,20 metri di altezza, 2,5 metri di larghezza e 70 centimetri di profondità, ed è stata installata su una base di 1,5 metri.

monumento imigrante antonio prado fotos maicon hinrichsen 74La scultura simboleggia l’arrivo di una famiglia in Brasile: il padre, con una valigia in mano, guarda avanti in un gesto di coraggio; la madre, con un bambino in braccio, esprime speranza; il figlio piccolo rappresenta il futuro — la continuità della storia in una nuova terra.

Alla base dell’opera è inciso il poema “Il treno degli emigranti” dello scrittore italiano Gianni Rodari, riportato in due lingue — italiano e portoghese.

I versi esprimono l’emozione dell’addio e il peso della nostalgia che ha accompagnato la traversata degli immigrati:

Non è grossa, non è pesante 

la valigia dell’emigrante… 

C’è un po’ di terra del mio villaggio, 

per non restar solo in viaggio… 

Un vestito, un pane, un frutto 

e questo è tutto. 

Ma il cuore no, non l’ho portato: 

nella valigia non c’è entrato. 

Troppa pena aveva a partire, 

oltre il mare non vuole venire. 

Lui resta, fedele come un cane, 

nella terra che non mi dà pane: 

un piccolo campo, proprio lassù… 

Ma il treno corre: non si vede più.

Una nuova cartolina per Antônio Prado

Il Comune ha realizzato un ampio intervento di riqualificazione nell’area del portale d’ingresso della città. I lavori hanno incluso la costruzione di una piazza, marciapiedi, aree verdi e miglioramenti infrastrutturali. Il risultato è un ambiente accogliente e valorizzato, che rafforza il potenziale turistico e il simbolismo del punto d’arrivo nella città.

Il nuovo monumento si aggiunge a un insieme di iniziative che consolidano Antônio Prado come riferimento nella tutela del patrimonio culturale e nel turismo sostenibile. Riconosciuta dalle Nazioni Unite (ONU) come uno dei Migliori Villaggi Turistici del Mondo, la città riafferma, con questa inaugurazione, il suo impegno nel valorizzare la storia e promuovere esperienze autentiche legate all’immigrazione italiana.

Secondo il sindaco Roberto Dalle Molle, il monumento rappresenta una tappa significativa delle celebrazioni per i 150 anni dell’immigrazione italiana e riafferma i legami storici tra il Rio Grande do Sul e l’Italia. “È uno spazio di memoria collettiva che valorizza l’eredità dei nostri antenati e rafforza l’identità di Antônio Prado, riconosciuta come la città più italiana del Brasile”, ha dichiarato il sindaco.

Per il Console Generale d’Italia a Porto Alegre, Valerio Caruso, Antônio Prado è un esempio di come il turismo possa diventare motore di sviluppo, unendo cultura, storia e ospitalità: “L’italianità è sempre stata e continuerà a essere un’espressione di appartenenza, identità e orgoglio. La Fenamassa è il simbolo vivente di questa eredità storica. Che i prossimi 150 anni siano costruiti con la stessa unione che lega il Comune, la Serra Gaúcha, il Brasile e l’Italia.”

La Segretaria al Turismo di Antônio Prado, Patrícia Schenkel, ha sottolineato che il monumento simboleggia il coraggio delle famiglie che attraversarono l’oceano portando con sé valori che ancora oggi definiscono lo spirito pradense. “Preservare la memoria è una costruzione collettiva, e ognuno di noi ha un ruolo importante nel mantenere viva la storia che ci ha condotti fin qui. Con quest’opera inauguriamo anche un nuovo spazio di incontro per i visitatori e una nuova cartolina di Antônio Prado. Conservando il passato e investendo in infrastrutture, apriamo le porte al futuro, per continuare a camminare con unità, coraggio e speranza.”

Gustavo Rech

Crediti fotografici e video: Maicon Hinrichsen




Lucchesi nel Mondo: l’incontro “Giovanni Pascoli nella terra degli emigranti”

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images“Giovanni Pascoli nella terra degli emigranti”: nel 170esimo anniversario della nascita di Giovanni Pascoli, l’associazione Lucchesi nel Mondo dedica al poeta una Giornata di Studi sabato 15 novembre 2025, tra Barga e Lucca. L’iniziativa – spiega la nota del sodalizio – nasce dal desiderio di rileggere Pascoli alla luce del suo intenso legame con la Lucchesia e con la realtà dell’emigrazione, un fenomeno che egli visse e interpretò con rara sensibilità umana e poetica. A emergere sarà il ritratto di un autore profondamente moderno, capace di dare voce alle ansie, alle speranze e ai dolori di un’Italia ed in particolare di una terra – quella di Barga e più in generale di Lucchesia – che all’inizio del Novecento vedeva partire i propri figli verso terre lontane in cerca di futuro. Fulcro della riflessione saranno le opere pascoliane tra cui il celebre discorso “La Grande proletaria si è mossa”, pronunciato da Pascoli proprio al Teatro dei Differenti di Barga nel 1911, e il poemetto Italy, dedicato “all’Italia raminga”. In queste opere si intrecciano identità, smarrimento, memoria e radici, temi che ancora oggi conservano una straordinaria attualità e che si ricollegano idealmente alla storia dei tanti lucchesi che lasciarono la loro terra per costruire altrove un nuovo destino. Il convegno, realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Fondazione Giovanni Pascoli e la Fondazione Ricci, proporrà nella sessione mattutina alla Fondazione Ricci di Barga, interventi di Emilio Franzina, Elisabetta Graziosi e Marino Biondi, che affronteranno i temi dell’emigrazione, del pensiero politico e del linguaggio poetico pascoliano. Nel pomeriggio, nella sede dell’associazione Lucchesi nel Mondo al Castello di Porta San Pietro a Lucca, si proseguirà con gli interventi di Sara Moscardini e Umberto Sereni, seguiti dalle conclusioni di Bruno Micheletti, vicepresidente della Lucchesi nel Mondo. La giornata si chiuderà con un momento evocativo di letture pascoliane a cura dell’attore Alessandro Bertolucci. Con questa iniziativa, l’associazione Lucchesi nel Mondo, che ringrazia in modo particolare Sara Moscardini, Umberto Sereni ed Alessandro Adami per il supporto fornito, intende rendere omaggio a un autore che, più di ogni altro, ha saputo unire la memoria delle radici e il valore dell’identità italiana nel mondo, in un dialogo ideale tra passato e presente che continua a ispirare nuove riflessioni sul senso dell’essere “italiani fuori d’Italia”. (Inform)




Oggi si celebra San Martino, ma l’11 novembre in Italia è anche la Festa dei cornuti

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san martinoOggi 11 novembre, in Italia si celebra San Martino. I più profani però, ricordano meglio questa data come Festa dei cornuti (all’estero invece oggi si festeggia il Single day). Ma perché il santo proveniente dalla Pannonia (l’odierna Ungheria) viene considerato come il protettore delle persone tradite?

PERCHÉ SAN MARTINO È LA FESTA DEI CORNUTI

San Martino viene ricordato per il celebre episodio in cui tagliò in due il suo mantello per dividerlo con un mendicante infreddolito, che poi si rivelò essere Gesù (in quell’occasione il cielo si schiarì, ecco perché ancora oggi si parla di estate di San Martino), ma intorno al ‘santo cavaliere’ ci sono varie leggende. Una di queste lo ritrae come un uomo molto geloso di sua sorella, sulla quale esercitava un controllo maniacale. Si narra che le permettesse di scendere dal suo cavallo solo per espletare i propri bisogni corporali, e che in una di queste occasioni la fanciulla, appartatasi dietro una siepe, avesse consumato un rapporto carnale con un uomo, trasformando appunto il fratello in ‘un cornuto’.

Un’altra leggenda è legata al mondo contadino. L’11 novembre, giorno dell’inumazione di San Martino, coinciderebbe con il periodo delle fiere del bestiame, composto in buona parte da animali forniti di corna. A questo si lega il fatto che gran parte degli allevatori, in queste occasioni, avrebbe lasciato sole le mogli, che, indisturbate, avrebbero ceduto ai desideri della carne con terzi. Secondo un’altra versione durante le fiere pare che scorressero fiumi di vino, e che gli uomini, inebriati dall’alcool, si lasciassero andare a comportamenti non propri ortodossi.

La festa di San Martino si celebra soprattutto nel centro Italia e in Abruzzo c’è addirittura una sfilata a cui prendono parte tutti gli uomini del paese di San Valentino, con tanto di passaggio di testimone all’ultimo uomo sposato, con un cimelio inusuale.

Agenzia DIRE – www.dire.it