È morto il maestro Peppe Vessicchio

presentazione calendario polizia italiana 2025

presentazione calendario polizia italiana 2025

Il Maestro Giuseppe ‘Peppe’ Vessicchio è deceduto oggi in rianimazione all’A.O. San Camillo Forlanini a seguito di una polmonite interstiziale precipitata rapidamente. Così in una nota dell’ospedale romano.

La famiglia chiede riserbo. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

CHI ERA IL MAESTRO PIÙ AMATO D’ITALIA

Giuseppe “Peppe” Vessicchio nasce a Napoli il 17 marzo 1956 e inizia i suoi studi musicali nella città partenopea, pur avendo intrapreso anche un percorso in architettura che presto abbandona per dedicarsi completamente alla musica.

Negli anni 70 muove i primi passi nel mondo dello spettacolo partecipando al trio cabarettistico napoletano Il Trettré (all’epoca “I Rottambuli”), prima di indirizzarsi verso la carriera di arrangiatore e compositore.

Ha collaborato con artisti di rilievo come Andrea Bocelli, Zucchero Fornaciari, Ornella Vanoni, Elio e le Storie Tese e molti altri, in qualità di compositore, arrangiatore e direttore.

agenzia Dire – www.dire.it




Muro di Berlino: a 36 anni dalla caduta, le curiosità sull’evento che cambiò il mondo

muro di berlino porta di brandeburgo 2

muro di berlino porta di brandeburgo 2“Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (…) Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente”. (9 novembre 1989, Günter Schabowski, Membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR)

Il 9 novembre del 1989 la storia del mondo voltò drasticamente pagina con la caduta del Muro di Berlino. Trentasei anni dopo, l’evento ha ancora un peso a livello globale, non solo per la sua importanza storica, ma per l’interpretazione, la memoria e i miti a cui è legato. Molti ricordano centinaia di berlinesi ballare e festeggiare in cima del muro a Porta di Brandeburgo quella sera, ma quello che è realmente accaduto, e ciò che realmente significava, sono fatti meno chiari.

Scopriamo qualche curiosità su questo evento della Guerra Fredda, che divise in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989.

IL MURO DI BERLINO NON ERA SOLO UNO

Quello che noi oggi identifichiamo come muro di Berlino, in realtà, era composto da due mura, separate da uno spazio variabile la cui estensione massima era di 150 metri. Quest’area era conosciuta come “striscia della morte”: al suo interno cani, torri di guardia, proiettori, fossato anticarro e guardie armate con ordine di sparare per uccidere. Questo sistema di fortificazioni di 155 km circondava Berlino Ovest, separandola dalla comunista Berlino Est e dalla campagna circostante della Germania Est.

Un’altra barriera, con più di 1 milione di mine, fossati e filo spinato, fu eretta per 1370 km lungo il confine  tra Germania Est e Ovest. Tutto questo fu fatto per non fare uscire i tedeschi della Germania Est, non per tenere fuori gli altri.

IL MURO NON È CADUTO IL 9 NOVEMBRE

In realtà il 9 novembre è una data simbolica. Quella notte, come nelle settimane successive, le autorità della Germania Est rimossero pezzi del muro per creare più punti di passaggio tra Est e Ovest, e innumerevoli persone armate di martelli e scalpelli presero a picconate il muro.

Ma la maggior parte ancora era in piedi. La demolizione ufficiale del muro iniziò un anno dopo, nell’estate del 1990. Ci sono voluti quasi due anni per rimuovere tutte le fortificazioni di confine intorno a Berlino e quattro anni per smantellarle lungo l’ex confine tra Est e Ovest tedesco. La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, data designata per il “Giorno della riunificazione”. A Berlino è rimasto poco più di 1,5 km del muro, sparso in diversi siti. Alcuni segmenti sono in mostra negli Stati Uniti e nella capitale tedesca.

UN PEZZO DI MURO SI TROVA NEL BAGNO DI UN CASINO’ DI LAS VEGAS

La demolizione ufficiale del muro di Berlino è iniziata nell’estate del 1990. Più di 40.000 sezioni di pareti sono state riciclate in materiali da costruzione, ma alcune centinaia di segmenti sono state vendute all’asta e sono ora sparse in tutto il mondo. Dai giardini vaticani al bagno per uomini del Main Street Station Casinò di Las Vegas, dove gli orinatoi sono montati su un segmento di muro coperto di graffiti e protetto dietro il vetro.

IL MURO DI BERLINO È CADUTO PER ERRORE

In una conferenza stampa del 9 novembre 1989, il membro del politburo della Germania Est, Günter Schabowski, annunciò prematuramente che le restrizioni sui visti per la popolazione dell’est sarebbero state revocate con effetto immediato. Ma le sue parole furono fraintese. In realtà, la decisione doveva essere annunciata il giorno seguente e avrebbe comunque richiesto ai tedeschi dell’Est di passare attraverso una lunga procedura burocratica per la richiesta di visto. Poche ore dopo l’annuncio, una folla si riversò al checkpoint di Bornholmer.

Harald Jäger, l’ufficiale capo in servizio, dovette affrontare una moltitudine crescente di persone che chiedevano a gran voce di varcare il confine. Jäger aprì il valico di frontiera da solo, e presto la stessa cosa accadde agli altri cancelli.

IN FUGA DAL MURO

Più di 5.000 persone riuscirono a fuggire: nascondendosi in compartimenti segreti di auto guidate da persone provenienti da Occidente, volando oltre il muro in mongolfiere, viaggiando attraverso un tunnel scavato sotto il muro, nuotando attraverso canali o corsi d’acqua di Berlino, o semplicemente correndo. Centinaia, forse migliaia, di persone invece, sono state uccise mentre cercavano di fuggire; altre sono state catturate e imprigionate. Ricercatori tedeschi stanno ancora indagando su quante persone esattamente sono morte alla frontiera.

agenzia DIRE – www.dire.it




A Robert De Niro la Lupa Capitolina

robert de niro 2 by david shankbone

robert de niro 2 by david shankboneIl Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ha conferito a Robert De Niro la Lupa Capitolina, massima onorificenza della città, durante una cerimonia in Campidoglio il 6 novembre alla presenza di una rappresentanza della Giuria Young Adult di Alice nella Città, composta da 10 ragazzi tra i 14 e i 19 anni, selezionati da diversi istituti scolastici di Roma e provincia. Il riconoscimento è stato attribuito per il valore culturale e artistico di una carriera che ha segnato la storia del cinema mondiale. “Roma rende omaggio a un artista straordinario, capace di attraversare generi ed epoche, con una versatilità che ha fatto scuola nel cinema contemporaneo. Robert De Niro è un punto di riferimento, un protagonista assoluto che ha contribuito a scrivere la storia mondiale del grande schermo, incantando il pubblico con interpretazioni indimenticabili. Consegnargli la Lupa Capitolina significa ringraziarlo per ciò che rappresenta e per il legame profondo che lo unisce a Roma, capitale del cinema e fonte d’ispirazione per artisti di ogni generazione, che sempre lo accoglierà come una seconda casa” ,ha dichiarato Gualtieri.

“Ringrazio il Sindaco e la Città di Roma per questo incredibile onorificenza – ha detto Robert De Niro – Roma è più di una città, è un’opera d’arte vivente. Ogni strada, ogni pietra, ogni pasto racconta una storia. Essere riconosciuti qui, in un luogo che ha dato così tanto al mondo alla cultura, al cinema, alla bellezza, è davvero commovente. La mia famiglia ha radici in Italia, quindi questo riconoscimento ha per me un significato personale. Ho sempre sentito un profondo legame con questo Paese, la sua gente, la sua passione, e il suo rispetto per l’artigianato e la creatività. Queste qualità sono ciò che ispira gli artisti di tutto il mondo. Ricevo questa onorificenza con immensa gratitudine, non solo per me stesso ma per tutti coloro che continuano a essere toccati dallo spirito di Roma e da ciò che essa rappresenta” . (Inform)




Un’opera dell’arte piumaria mexica al Museo delle Culture di Milano

carinalemudecpuntovert

carinalemudecpuntovertSarà esposto a Milano nella collezione permanente del Museo delle Culture (Mudec) —nella sala dedicata alla Collezione Settala— il ritratto del cardinale Giulio Rospigliosi, mosaico di piume e capolavoro dell’arte piumaria precolombiana, nuova acquisizione del centro espositivo.

Si tratta di un’opera realizzata da un anonimo artista messicano del XVII secolo e raffigurante il futuro papa Clemente IX, che arricchisce ulteriormente le collezioni del Comune del capoluogo lombardo.

L’acquisto è il risultato di lunghe ricerche e di una rigorosa due diligence in materia di provenienza, condotta con l’approvazione e la collaborazione dell’Ambasciata del Messico in Italia.

Realizzato in terra azteca tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta del XVII secolo, il dipinto è un pregevole esempio della cosiddetta arte amanteca,nome con cui nell’Impero Mexica erano note le opere degli artigiani specializzati nella creazione di accessori, indumenti e ornamenti con piume preziose.

Il metodo prevedeva l’applicazione di uno o più fogli di papel amatl su una lastra di rame, successivamente rivestiti da strati di piume di volatili variopinti.

La tecnica, che si basa su una lunga tradizione precolombiana, veniva impiegata nel vicereame della Nuova Spagna per la realizzazione di immagini sacre cattoliche commissionate dalle autorità ecclesiastiche.

I missionari ne intuirono presto il potenziale come strumento di evangelizzazione e numerosi esemplari furono inviati in Europa come doni destinati a papi, imperatori e sovrani. Le opere figuravano nelle più antiche collezioni di meraviglie del mondo, come quelle dei Farnese, dei Chigi e dei Medici, oltre che nella camera delle meraviglie del gesuita Athanasius Kircher (1602 –1680).

Tra i collezionisti dell’epoca si annoverava anche Manfredo Settala —la cui raccolta è oggi in parte esposta al Mudec— che possedeva alcuni manufatti amantechi di piccole dimensioni, oggi purtroppo perduti.

I ritratti appartenenti a questa tipologia e di simili dimensioni —che richiedevano diversi mesi di lavoro— sono estremamente rari. L’opera acquisita dal Mudec può essere collegata a una possibile “serie” di due dipinti prodotti dalla stessa bottega, di cui il primo, il ritratto di Papa Alessandro VII Chigi (databile al 1665-1666 circa), è stato già esposto in occasione dell’apertura del percorso permanente Milano Globale. Il mondo visto da qui (2021).

Immagine: comune.milano.it

puntodincontro.mx




Lo Chef Enzo Pumilia e la sua calamarata con pesto di montagna

22e69184 a714 4f3d a745 e2cea8c801cc

22e69184 a714 4f3d a745 e2cea8c801ccOggi parliamo dello Chef Enzo Pumilia, un grande professionista già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia. Siciliano e appassionato della sua cucina d’origine risiede e lavora da diversi anni nella Federazione Russa.

Classe 1974, nativo di Caltabellotta in provincia di Agrigento, Chef per passione e ‘’Amore’’ con la A maiuscola per la cucina. Inizia a cucinare già in tenera età, cimentandosi ai fornelli e, nello stesso tempo, osservando attentamente sia le sue nonne che la sua mamma all’opera in cucina, un mondo di profumi e di sapori autentici che hanno poi largamente forgiato la sua già innata passione.

Da qui comincia un percorso comune più o meno a molti: all’età di 16 anni, nel lontano 1990, come lavapiatti in Germania, una gavetta di cui ne va da sempre orgoglioso, e poi, dopo qualche tempo, per esigenze del ristorante dove lavorava, ha modo di prestare la sua opera come pizzaiolo, un inizio particolare che  fortifica la sua passione e il suo amore per i lievitati e che, contemporaneamente, gli dà la possibilità di iniziare la sua carriera, facendo poi, successivamente, parte delle brigate di grandi Chef dell’epoca, dai quali ha avuto l’opportunità di apprendere e imparare nuove tecniche di lavoro, aumentando, conseguentemente, le sue nozioni culinarie, condite, manco a dirlo, da una passione sempre più crescente, dandogli modo di guidare, a soli 18 anni, la cucina del ristorante dove lavorava.

E lì, in Germania, nel Baden-Württemberg, è stato anche votato come miglior pizzaiolo dal ‘97 al ‘99 , a conclusione di varie competizioni tra 70 ristoranti partecipanti. Poi, di seguito, come spesso accade, si moltiplicano le esperienze, tante e  diverse in Londra, Spagna e ancora in Sicilia, dove riscopre il valore del rispetto della materia prima, conoscendo meglio i vari prodotti e imparando a vivere i loro colori e i loro profumi unitamente ai loro sapori, addizionando, di suo, fantasia, passione e professionalità.

Arriva a Mosca nel 2020, dove lavora anche in un ristorante stellato Michelin e, dopo varie esperienze, si occupa, quotidianamente, prevalentemente delle start up dei ristoranti, curandone, oltre all’apertura, soprattutto i menù e la formazione del personale delle cucine, facendone, come nel caso di Pizzart, anche da Brand Chef.

d2688d28 e4ee 463e ba10 2b1ab4bddfb7La moda della cucina italiana a Mosca, a quanto pare, è ben lontana dallo scomparire. Mosca è una città particolarmente unica nel suo genere, una località che può offrire tanto, ma dove ci sono ancora diversi problemi ed ostacoli per quanto riguarda il reperimento e l’approvvigionamento delle materie prime. E poi c’è anche richiesta per diversi e nuovi tipi di pasta e di pizza, sicuramente al di fuori dell’ordinario.

Il nostro Chef Enzo Pumilia manifesta la sua abilità nel creare la ricetta per ogni piatto del menù, provato e largamente sperimentato, mescolando insieme i vari segreti della cucina familiare italiana alle tecniche più moderne. La pasta è preparata secondo una ricetta propria, seguendo ovviamente la nostra tradizione più autentica, utilizzando diversi tipi di farina e aggiungendovi ingredienti originali.

Bisogna credere nei nostri sogni e tutto potrà così realizzarsi andando sempre avanti con umiltà e mai peccando di presunzione: un suo credo che si fonde nel luogo in cui vive, Mosca, una città moderna ed efficiente, bellissima, all’avanguardia per moltissimi aspetti e da un punto di vista gastronomico piena di suggestioni e, senz’altro, molto più occidentale di quello che si pensa o appaia a chi ci mette piede per la prima volta.

Il suo livello culturale ha raggiunto in pochi anni dei traguardi impensabili. E oggi la cucina italiana è straordinariamente rappresentata da oltre 300 indirizzi di un livello medio molto interessante. E poi la Russia è entrata soprattutto nel suo cuore, al punto da decidere di farne la sua sede stabile: la sua storia d’amore con la moscovita Yulia Sokolova è iniziata a Verona. Era come se il destino avesse preparato appositamente questo film-incontro: in due parole, aiuta una turista a tirare fuori le sue cose da un armadietto bloccato e si rende conto di aver incontrato la donna della sua vita. Poi, nel loro rapporto è intervenuta la pandemia che, tra l’altro, ha avuto un effetto estremamente positivo sull’ulteriore sviluppo degli eventi: il nostro Chef Enzo ha fatto visita alla Signora Julia proprio prima che le frontiere venissero chiuse e, di conseguenza, c’è stata un’attesa abbastanza lunga prima di tornare in Italia e, dopo un paio di mesi, infatti, la coppia ha preso la decisione di sposarsi.

A questo punto si potrebbe concludere la storia, riassumendola con la consueta frase ‘’vissero felici e contenti’’ ma, nella vita reale, dopo il loro matrimonio, gli eventi hanno continuato il loro sviluppo in maniera oltremodo rapida, anzi, per un certo periodo, hanno anche  avuto delle difficoltà, soprattutto il nostro Chef Enzo, in un certo senso un maniaco del lavoro, che è rimasto inattivo per un po’, anche a causa della non conoscenza  della lingua, cosa questa assai frequente quando ci si trova a lavorare in particolari paesi assai diversi dal nostro. Ma poi la sua compagna di vita e moglie, la Signora Yulia, ebbe modo di sapere di un posto vacante come pizzaiolo presso un caseificio con ristorante annesso,  che ha potuto così avvalersi di un professionista, il nostro Chef Enzo, che, grazie alle sue capacità culinarie e all’atteggiamento particolarmente speciale nei confronti dei visitatori, ha potuto rendere questo locale ancora più suggestivo e veritiero, con tante serate italiane, splendidamente organizzate, a lungo apprezzate dai residenti e dagli ospiti della zona.

*Ma veniamo ora alla ricetta che il nostro Chef Enzo Pumilia ci propone oggi, la calamarata al pesto di montagna, che è un termine che indica una varietà di salse simili al pesto, tipicamente preparate con ingredienti tipici delle regioni montuose, come erbe selvatiche e frutta secca al posto dei tradizionali basilico e pinoli; la calamarata è una pasta di semola di grano duro trafilata al bronzo e la sua particolare forma ricorda quella degli anelli di calamaro, da cui prende il nome.

La tradizione prevede l’abbinamento con sughi di pesce ma questo tipo di pasta si presta anche a diverse sperimentazioni culinarie, come, appunto, quella qui di seguito.

Eccoci ora agli ingredienti della ricetta per 2 persone: 200 gr. di pomodori freschi, 25 gr. di pomodori secchi, 10 gr. di olive taggiasche denocciolate, 25 gr. di peperone rosso, 40 gr. di pesca, 5 gr. di acciughe (più o meno una), 15 gr. di noci, 8 gr. di pinoli, 6 gr. di basilico verde, 35 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato, 20 gr. di pecorino grattugiato, olio extravergine di oliva a sentimento, sale q.b., pepe q.b., 7 gr. di aglio privato dell’anima; per guarnire, granella di pistacchi non salati q.b., nocciole tostate q.b., basilico verde q.b., basilico rosso q.b.

Tra le varietà di basilico che si coltivano in Italia, il basilico rosso è sicuramente una delle più curiose. Priva di particolari necessità, questa erba aromatica si differenzia dal più comune basilico verde per il colore delle foglie, il profumo intenso e il sapore particolare. Se il basilico verde è un ingrediente essenziale per la cucina italiana, il basilico a foglie rosse è importantissimo nella cucina asiatica, specie nella preparazione del curry rosso.

Indicato per guarnire e rendere più sfiziose le insalate, il basilico rosso è anche l’accompagnamento ideale per piatti a base di pesce, crostacei e carne. Inoltre può aromatizzare sughi, verdure e accompagnare pomodoro e mozzarella nelle insalate, regalando con il suo colore, un look speciale al piatto.

Ma veniamo ora al procedimento per la preparazione del piatto, che in realtà non prevede nessuna difficoltà insormontabile, anzi, rispetto a tanti altri, è particolarmente facile, ma non per questo avaro di soddisfazioni: mettete tutti gli ingredienti in un frullatore, avendo l’accortezza di inserire prima le noci ed i pinoli, in modo da essere più sicuri che questi vengano frullati molto bene; il tutto a velocità media, aggiungendo un po’ di olio extravergine d’oliva a filo fino a raggiungere la consistenza desiderata. A questo punto, aggiungete il Parmigiano Reggiano ed il pecorino grattugiati, abbassando la velocità del frullatore per qualche secondo; dopodiché il pesto è pronto e potete versarlo in un contenitore capiente mettendolo da parte per il momento. Nel frattempo avrete messo a bollire l’acqua salata per la pasta; quando sarà pronta, scolatela molto al dente, quindi trasferitela nel contenitore con il pesto e amalgamate bene il tutto. Infine, impiattate a piacimento terminando il piatto con la granella di pistacchi, le nocciole ed il pecorino grattugiato a sentimento, aggiungendo, come guarnizione, qualche foglia di basilico verde e qualcuna anche di quello rosso. Completate il piatto con un filo d’olio olio extravergine d’oliva o, se l’avete, con un olio aromatizzato al basilico. E, come sempre, buona degustazione.




Premio Ambra Beggiato per la cultura veneta nel mondo: 32 opere in concorso

4beggiato

4beggiatoProsegue con grande successo l’esperienza del Premio Ambra Beggiato per la cultura veneta nel mondo, giunto quest’anno alla sua terza edizione. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Veneti nel Mondo aps in collaborazione con la famiglia Beggiato, vede, per l’edizione 2025, 32 candidature pervenute alla segreteria del premio, provenienti non solo dal Veneto (14) e dal resto d’Italia (2), ma anche da Brasile (13) e Croazia (3), a conferma del crescente interesse e della vitalità delle comunità venete nel mondo.
Il premio è dedicato a testi, racconti, ricerche storiche e tesi di laurea dedicate alla storia, alla cultura, all’identità, all’emigrazione e alla lingua del popolo veneto e delle aree linguisticamente venete o appartenute alla storica Repubblica Veneta.
Ettore Beggiato ha espresso grande soddisfazione per “la continuità e la partecipazione che il Premio sta riscuotendo, segno dell’amore profondo che molti continuano a nutrire per le proprie radici venete”.
Soddisfatto anche il Presidente dell’Associazione Veneti nel Mondo Aldo Rozzi Marin, che ha ringraziato “tutti coloro che, in Veneto, in Italia e nel mondo, studiano e diffondono la storia, la cultura, la lingua e le tradizioni venete, contribuendo a mantenere vivo un patrimonio identitario di straordinario valore”.
Un premio del valore di 1.500,00 euro verrà assegnato al termine dei lavori della commissione di valutazione, che esaminerà le opere in forma anonima. L’esito finale sarà comunicato entro il 31 dicembre 2025 con un comunicato ufficiale pubblicato sul sito internet dell’Associazione Veneti nel Mondo aps. (aise) 




“Buone Nuove. Women Changing Architecture” alla Scuola di Architettura dell’Università del Costa Rica (6 novembre-4 dicembre)

ambasciata ditalia a san jose buone nuove. women changing architecture alla scuola di architettura delluniversita del costa rica 6 novembre 4 dicembre immagine2

ambasciata ditalia a san jose buone nuove. women changing architecture alla scuola di architettura delluniversita del costa rica 6 novembre 4 dicembre immagine2L’Ambasciata d’Italia in Costa Rica in collaborazione con la Scuola di Architettura dell’Università del Costa Rica (UCR), presenta la mostra “Buone Nuove. Women Changing Architecture”, un progetto ideato dal MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma e promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Dalle pioniere d’inizio Novecento alle professioniste di oggi, dai collettivi multidisciplinari ai grandi studi internazionali, la mostra Buone Nuove documenta la presenza sempre più forte e autorevole di nuovi soggetti nel tessuto produttivo e nel panorama creativo dell’architettura contemporanea, con un’attenzione particolare alla questione di genere e alla presenza delle donne. La mostra racconta le vite e il lavoro di oltre cento protagoniste del pensiero e della pratica architettonica in Italia e in tutto il mondo. Un affresco di voci ed esperienze si intrecciano in un percorso che si articola in quattro sezioni: Storie, che raccoglie un archivio di architette e designer dai primi del Novecento ad oggi; Pratiche, incentrata su undici autrici rappresentative dei nuovi modi di concepire l’architettura; Narrazioni che riunisce i contributi di storiche, teoriche, direttrici di musei e di riviste; Visioni, con opere video dedicate al tema della parità di genere. La mostra racconta storie di architette italiane – da Lina Bo Bardi a Gae Aulenti, da Cini Boeri a Maria Giuseppina Grasso Cannizzo – accanto alle esperienze di progettiste internazionali che hanno realizzato opere in Italia, e si completa con una sezione di narrazioni e visioni, che raccoglie interviste e video dedicati al rapporto tra genere, spazio e professione. In occasione dell’edizione costaricense, la mostra include anche una sezione speciale dedicata a quattro architette costaricane, selezionate per il loro significativo contributo al panorama architettonico nazionale, creando così un dialogo tra le esperienze italiane e quelle del Costa Rica. La mostra sarà inaugurata giovedì 6 novembre alle ore 18:00 presso la Sala Espositiva Bernal Madriz della Scuola di Architettura dell’UCR a San José e rimarrà aperta fino al 4 dicembre 2025.(Inform)




“Donne in Emigrazione”: seconda edizione del Premio Italia Radici nel Mondo

premio italia radici nel mondo toto holding indetto il bando 2025 . tema donne in emigrazione immagine5

premio italia radici nel mondo toto holding indetto il bando 2025 . tema donne in emigrazione immagine5Indetta dal John Fante Festival “Il dio di mio padre” e dal  Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e Cultura la seconda  edizione del concorso letterario internazionale Premio Italia Radici nel Mondo- Toto Holding per racconti inediti, rivolto ad autori/autrici oriundi/e o ed a  italiani/e residenti all’estero che abbiano già all’attivo almeno una pubblicazione in vario ambito (saggistica, narrativa, poesia) in una qualsiasi lingua. Il tema della edizione del Premio Italia Radici nel Mondo – Toto Holding 2025/2026 è “Donne in Emigrazione”. Il Premio si articola in due categorie: “Nuova Emigrazione” e “Italodiscendenti”. La categoria “Nuova Emigrazione” è dedicata a riconoscere e valorizzare le storie, le esperienze e i contributi degli italiani che, in tempi recenti, hanno scelto di stabilirsi all’estero. La categoria “Italodiscendenti”, invece, celebra i discendenti di italiani emigranti, che, pur vivendo in contesti culturali differenti, continuano a mantenere vive le radici italiane. Entrambe le categorie mirano a promuovere l’importanza della diaspora italiana e a rafforzare i legami tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo.Si concorre inviando un racconto inedito scritto in lingua italiana o tradotto in lingua italiana. Se tradotto, va menzionato il nome del traduttore/traduttrice. L’autore/autrice deve essere in possesso dei diritti sull’opera presentata. Scadenza: 31 marzo 2026.

Il Premio Italia Radici nel Mondo è organizzato dal Comune di Torricella Peligna, come una delle iniziative della manifestazione John Fante Festival, con il contributo della Toto Holding e della Fondazione Pescarabruzzo. La prima edizione del Premio è nata nell’ambito delle iniziative del MAECI “2024 – Anno delle radici italiane nel mondo”. Ideato da Giovanna Di Lello, direttrice del John Fante Festival, e da Giuseppe Sommario, direttore del Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e Cultura, il Premio nasce dalla volontà dei due Festival di instaurare una collaborazione stabile e sistematica, tesa ad ampliare, in Italia e all’Estero, la discussione sui temi e sui valori da sempre affrontati nelle due manifestazioni, che riguardano l’emigrazione italiana e le sue infinite declinazioni, l’italianità, il legame fra le comunità dei restati e quelle degli spartiti, i tratti identitari, le identità mobili, le radici che le due comunità condividono. Radici molteplici, multisituate, plurime. Il Premio non vuole essere celebrativo, ma intende contribuire alla discussione sulla nostra storia migrante, arricchendola di nuovi contenuti, scrivendo nuove pagine, inaugurando una nuova narrazione, una nuova stagione nei rapporti fra l’Italia, gli italiani, e gli oriundi italiani sparsi in tutto il mondo. La giuria del premio è presieduta dall’antropologo scrittore Vito Teti. Vincitori della prima edizione sono Elisa Kirsch, con “Il Paese dove (s)fioriscono i limoni” per la categoria “nuova emigrazione”, e Domenico Capilongo con “Semi” per la categoria “italodiscendente”.  I 15 racconti scelti della scorsa edizione sono stati pubblicati nell’antologia “Sconfinamenti” (Ianieri Edizioni) a cura degli ideatori del premio Giovanna Di Lello e Giuseppe Sommario. Bando in italiano e in inglese e modulo di iscrizione: https://www.johnfante.org/premio-italia-radici-nel-mondo-toto-holding-ii-edizione-bando-2025/ (Inform)




Il giornalista Emilio Buttaro a Praga per i suoi “Incontri Speciali”

locandina praga

locandina pragaProsegue il tour del giornalista Emilio Buttaro con il racconto dei suoi quattro decenni di interviste ai giganti dello spettacolo e dello sport. Il cronista presenterà l’iniziativa dal titolo “Incontri speciali in 40 anni di Bel Paese” il prossimo 7 novembre a Praga, in un evento organizzato dalla Società Dante Alighieri della capitale boema.

La formula è quella ormai collaudata che dall’inizio del 2024 ha ottenuto ampi consensi in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Francia, Grecia, Danimarca, Svizzera, Spagna, Polonia, Ungheria, Svezia e Croazia.

L’incontro sarà moderato da Leonardo Pucciatti, responsabile degli eventi culturali della Società Dante Alighieri di Praga.

Tra aneddoti e retroscena, Emilio Buttaro racconterà i suoi innumerevoli incontri che ha definito come compagni di viaggio meravigliosi. Da Mike Bongiorno a Pippo Baudo, da Sylvester Stallone ad Adriano Celentano ed ancora da Claudia Cardinale a Paola Cortellesi, da Raffaella Carrà a Loretta Goggi passando per icone dello sport come Gianni Rivera, Gigi Riva, Felice Gimondi, Paolo Rossi, Gigi Buffon, Francesco Totti fino agli immortali Pelè e Maradona. Senza dimenticare poi dei simboli italiani nel mondo come Al Bano, Roberto Benigni, Luciano Pavarotti, Umberto Tozzi, Lucio Dalla, Andrea Bocelli, Gianni Morandi e Toto Cutugno. A fare da sfondo c’è l’Italia che cambia nel corso degli anni, così come cambia il modo di fare giornalismo ma soprattutto c’è il racconto personale, c’è il dietro le quinte delle interviste, le emozioni che il giornalista ha provato in occasione di tanti incontri speciali e poi l’entusiasmo rimasto sempre intatto nel tempo.

Collaboratore di numerosi giornali italiani e stranieri, conduttore di eventi internazionali, il giornalista da tempo è impegnato per gli italiani all’estero sia in veste di cronista che di presentatore. Nel 2023 ha ricevuto il “Premio Giornalistico AIAE New York” al Consolato Italiano di New York per il suo impegno dedicato agli italiani all’estero.

“Per me sarà la prima volta in assoluto a Praga – ha spiegato Emilio Buttaro – e l’idea di raccontare i miei incontri speciali in una capitale così incantevole e raffinata mi emoziona sempre di più”.

L’anno scorso a Madrid, il giornalista è stato premiato da “La Voce d’Italia”, autorevole testata per gli italiani all’estero con la seguente motivazione: “In riconoscimento per il suo impegno giornalistico e la passione con cui contribuisce a rafforzare i legami tra l’Italia e le nostre comunità”.

L’incontro di Praga avrà inizio alle ore 18,00 presso Lore Malastrana, Thunovská 16, Praga 1.




Oggi è la festa di Ognissanti: ecco perché si celebra l’1 novembre

candele religione chiesa

candele religione chiesaL’1 novembre ricorre la festa di Ognissanti, una giornata nella quale vengono onorati tutti i Santi, anche quelli non canonizzati. Se il nome di qualcuno non corrisponde a quello di un santo presente nel calendario, l’1 novembre è il giorno giusto in cui festeggiare.

ORIGINI DELLA FESTA DI OGNISSANTI

Questa ricorrenza cristiana ha origini antiche. Nel IV secolo in molte Chiese veniva celebrata la commemorazione dei martiri, ossia coloro i quali hanno dato la vita per la propria fede. Le prime testimonianze della festa sono state rintracciate in Antiochia. Nel 610 d.C., papa Bonifacio IV decise di introdurre la commemorazione regolare dei santi il 13 maggio.

PERCHÈ OGNISSANTI VIENE FESTEGGIATO L’1 NOVEMBRE

Sarà poi Papa Gregorio III (731-741) a scegliere come data l’1 novembre per celebrare Ognissanti, “così da farla coincidere con la consacrazione di una cappella in San Pietro dedicata alle reliquie dei Santi apostoli e di tutti i Santi martiri e confessori.

IL LEGAME TRA OGNISSANTI E HALLOWEEN

Nei paesi britannici il 31 ottobre si celebra Halloween, festa “da brivido” nella quale i bambini si travestono e vanno di casa in casa per fare incetta di dolci minacciando i vicini al grido di “dolcetto o scherzetto”. Per conoscere l’origine di questa tradizione bisogna fare un viaggio indietro nel tempo di cerica 2000 anni. Nell’area che oggi comprende l’Irlanda, il Regno Unito e la Francia settentrionale, viva il popolo celtico che celebrava l’anno nuovo il 1° novembre. Si credeva che la notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre (il capodanno celtico o festa di Samhain) il confine tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliava talmente tanto da permettere ai fantasmi di tornare sulla terra. Ma non finisce qui. La festa del 31 ottobre originariamente si chiamava All-hallows Eve, letteralmente la notte prima di All-hallows, ossia tutti i Santi.

Agenzia DIRE –  www.dire.it