Guatemala: inaugurata la mostra dell’IIC “Obiettivo Italia”

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Si è svolta il 10 settembre scorso, presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Guatemala, l’inaugurazione della mostra fotografica “Obiettivo Italia”, che proseguirà fino al 2 ottobre.
La mostra si propone di documentare le tracce della radicata e variegata presenza italiana in Guatemala, riflettendo sul profondo legame fra i due Paesi in occasione dell’anniversario dei 25 anni dalla fondazione del locale Istituto italiano di Cultura. L’esposizione accoglie 30 scatti fotografici originali, frutto di un concorso aperto a professionisti e semplici appassionati, ai quali è stato affidato il compito di immortalare in maniera originale e ponderata tracce, aspetti e momenti del legame fra Italia e Guatemala.
Contestualmente all’inaugurazione della mostra, si è tenuta anche la premiazione dei vincitori, Luz Díaz Tinoco, Javier Barrientos e Gretel Liberati, selezionati da una giuria composta da profili di spicco della locale comunità culturale. La serata è stata arricchita dall’intervento musicale del cantautore guatemalteco Raúl Sosa, che ha proposto un repertorio di celebri canzoni italiane per voce e chitarra. (aise) 




Costa Rica, dal 24 settembre una retrospettiva su Pietro Germi al Centro de Cine di San José

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ambasciata ditalia costa rica dal 24 settembre una retrospettiva su pietro germi al centro de cine di san jose immagine4L’Ambasciata d’Italia in Costa Rica, in collaborazione con il Centro de Cine Costarricense, presenta una retrospettiva dedicata al celebre regista italiano Pietro Germi, che si terrà dal 24 al 27 settembre 2025 presso il Centro de Cine di San José. I film saranno presentati dal noto critico cinematografico Mario Giacomelli, che guiderà il pubblico alla scoperta dello stile e dell’impatto culturale di Germi. La retrospettiva inizia mercoledì 24 settembre con la proiezione del film “Il ferroviere” (1956) alle ore 19. Gli altri film in programma:  giovedì 25 settembre – Divorzio all’italiana (1961); venerdì 26 settembre – Sedotta e abbandonata (1964); sabato 27 settembre – Signore e signori (1966). Tutte le proiezioni inizieranno alle ore 19. Per informazioni e prenotazioni scrivere a: segreteria.sanjose@esteri.it. (Inform)




Canada. Vancouver: Il genio del gusto. Come il mangiare ha conquistato il mondo

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unnamedLa Dante Alighieri di Vancouver ha organizzato per domenica 28 settembre, alle 11.00 am (ora di Vancouver, PDT, le 20 ora italiana) una interessante conferenza on line sul tema “Il genio del gusto. Come il mangiare ha conquistato il mondo”

Interverrà  Alessandro Marzo Magno, scrittore e storico della cultura italiana, per una conversazione affascinante sul ruolo centrale del cibo nella costruzione dell’identità italiana.

La cucina italiana, da sempre aperta al mondo, ha saputo accogliere ingredienti e tecniche provenienti da altri paesi, reinventandoli con creatività e maestria. Una cultura gastronomica che si nutre di contaminazioni, che cresce attraverso il viaggio e l’incontro con l’altro.

Un’occasione per riflettere su come il “genio del gusto” italiano abbia saputo mescolare l’esotico con il familiare, trasformandolo in patrimonio condiviso e diffondendolo in tutto il mondo.

L’incontro si concluderà con una sessione di domande e risposte aperta al pubblico.

Modererà l’evento la Dott.ssa Arianna Dagnino, Coordinatrice degli eventi culturali della Società Dante Alighieri di Vanouver

MODALITÀ: Online via Zoom
RSVP: https://www.dantesocietybc.ca/event-details/il-genio-del-gusto




Belluno: Francesco Jori presenta “Andemo in Merica”, storia dell’emigrazione veneta e friulana

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belluno francesco jori presenta andemo in merica storia dellemigrazione veneta e friulana immagine14Francesco Jori presenterà a Belluno la sua nuova pubblicazione “Andemo in Merica” questa sera, alle ore 16.00, nella sala riunioni dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, in via Cavour 3.

L’evento è a ingresso libero. Il libro, edito da Biblioteca dell’Immagine nel 2025, ripercorre un secolo e mezzo di emigrazione veneta e friulana verso il Nuovo Mondo, raccontando le vicende di oltre cinque milioni di persone che hanno affrontato enormi sacrifici per costruire una nuova vita.

La narrazione restituisce al lettore un quadro vivido: la miseria che spinse le famiglie a partire, le promesse ingannevoli degli agenti di emigrazione, i viaggi difficili attraverso l’Atlantico e le dure condizioni nei Paesi di arrivo. Accanto alle difficoltà, il volume mette in luce la forza, l’ingegno e il contributo decisivo degli emigrati, senza dimenticare le proprie radici. Francesco Jori, laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova, è giornalista professionista dal 1967.

Ha lavorato per numerose testate tra cui il Resto del Carlino, la Provincia di Padova, il Mattino di Padova e, dal 1979, il Gazzettino, dove ha ricoperto ruoli di inviato speciale e vice-direttore.

Ha seguito eventi storici di rilevanza internazionale, come la caduta del Muro di Berlino, la Cina post-Tienanmen, la situazione in Israele prima della prima guerra del Golfo e l’attentato alle Torri Gemelle di New York.

Editorialista dei quotidiani locali del gruppo NEM, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Rizzi alla carriera giornalistica nel 2014, il Premio alla carriera dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto nel 2018 e il Premio Brunacci 2023 per la divulgazione storica.

L’incontro rappresenta un’occasione per riscoprire una pagina fondamentale della storia locale e riflettere sul significato attuale di questa straordinaria esperienza di migrazione.

Per informazioni è possibile contattare l’Associazione Bellunesi nel Mondo all’indirizzo biblioteca.migrazioni@bellunesinelmondo.it. (Inform)




Costarica: al Centro de Cine di San José la retrospettiva su Pietro Germi dell’Ambasciata

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18germiL’Ambasciata d’Italia a San Josè, in collaborazione con il Centro de Cine Costarricense, renderà omaggio al celebre regista italiano Pietro Germi con una retrospettiva che si terrà dal 24 al 27 settembre presso il Centro de Cine di San José.
I film saranno presentati dal noto critico cinematografico Mario Giacomelli, che guiderà il pubblico alla scoperta dello stile e dell’impatto culturale di Germi.
L’inaugurazione della rassegna si terrà alle ore 18.30 locali del 24 settembre, con un brindisi offerto dall’Ambasciata d’Italia prima della proiezione del film “Il ferroviere” (1956) alle ore 19:00.
La retrospettiva proseguirà con la proiezione nei giorni a seguire delle pellicole “Divorzio all’italiana” (1961), “Sedotta e abbandonata” (1964) e “Signore e signori” (1966).
Nato il 14 settembre 1914 a Genova e scomparso il 5 dicembre 1974, Pietro Germi è stato un importante regista, sceneggiatore e attore italiano. La sua carriera cinematografica è iniziata negli anni ’30, ma è negli anni ’60 che ha raggiunto il massimo della notorietà, diventando uno dei protagonisti del cinema italiano neorealista e della commedia all’italiana.
Germi è noto per la sua abilità nel mescolare elementi di commedia e dramma, affrontando temi sociali e morali con uno sguardo critico e ironico. Tra le sue opere più celebri si trovano “Divorzio all’italiana” (1961), che esplora le convenzioni sociali riguardanti il matrimonio e il divorzio, e “Sedotta e abbandonata” (1964), una satira sulla moralità e le tradizioni familiari.
Oltre a essere un maestro della regia, Germi ha saputo interpretare ruoli significativi nei suoi film, portando sullo schermo personaggi complessi e sfumati. La sua capacità di ritrarre la società italiana con realismo e ironia ha influenzato molti cineasti successivi.
Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’Oscar per il miglior film straniero per “Divorzio all’italiana”. La sua eredità nel cinema rimane viva, con opere che continuano a essere celebrate per la loro incisività e il loro umorismo, rendendolo una figura chiave nella storia del cinema italiano. (aise)




Il Blind Chef Anthony Andaloro e le sue linguine all’olio, aglio e peperoncino con calamari marinati e polpo saltato

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c0dc974f 26c6 4b6b 9514 d4392d488d27Oggi parliamo dello Chef Anthony Andaloro, già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia. Classe 1966, originario di Spadafora in provincia di Messina, Anthony Andaloro, Maestro Sensoriale e Blind Chef, è, sicuramente, molto più di questo: è un simbolo di resilienza, inclusione e rinascita.

Nasce come Maestro Decoratore, costruendo la sua carriera sulle sfumature dell’arte visiva, giocando con i colori, le forme e l’estetica. Ma quando la vita lo ha messo alla prova con la perdita della vista non si è arreso. Ha scelto, invece, di reinventarsi completamente, trasformando il buio in una nuova luce: quella dei sensi.

La perdita della vista lo ha messo a dura prova durante la vita di tutti i giorni, ma, come spesso racconta, non ha mai smesso di rincorrere i suoi sogni e soprattutto non ha mai accettato l’idea di privarsi di qualche esperienza.

L’originalità delle sue ricette, la cura nell’esaltare gli aromi e la precisione nelle operazioni superano ogni ostacolo visivo: il nostro Chef Anthony Andaloro ha fatto della sua disabilità un punto di forza, prima studiando i testi in Braille della cucina, poi frequentando un corso di specializzazione ad hoc.

È un autentico esempio di forza e tenacia, specialmente nel trasmettere messaggi di speranza per abbattere le barriere mentali. È dal 2006 che è afflitto da cecità per condizione a causa di una malattia congenita ereditaria e, da lì, nasce una nuova persona che decide con forza di rimettersi in gioco e di affrontare le sfide che la vita gli ha riservato, con un diverso e grande progetto in un percorso completamente differente.

cc3370e0 b2be 437d 81fe 05b5028c7bff“Prima mi piaceva cucinare – ci dice lo Chef Anthony – ma una cosa è da vedente, un’altra cosa è da cieco, dover affinare i sensi, giocare con i coltelli, giocare con i fuochi, giocare con le fiamme, cercare di percepire gli odori, gli ingredienti, le spezie, tutto questo non è stato semplice”.

La confidenza con gli spazi e gli utensili è un traguardo che richiede molta applicazione: in cucina un non vedente deve sapere cosa può fare e come. Il tempo per diventare autonomi varia da persona a persona: c’è chi impara in una settimana e chi invece ha bisogno di più di un anno.

“Questo nuovo percorso mi ha entusiasmato – ci dice ancora il nostro Chef – soprattutto mi ha entusiasmato ciò che volevo fare io della vita, dimostrare ai comuni vedenti, e alla società spesso bigotta che ci discrimina, che non ci sono limiti, perché le barriere esistono solo a livello mentale. Gesti naturali come affettare, mescolare, spadellare diventano così pura percezione: si scoprono i sensi del tatto e dell’olfatto, ci si riabitua a una quotidianità perduta,  come la dimensione conviviale del pranzo in famiglia, prendendo sicurezza e confidenza con gli attrezzi in cucina.

Un non vedente interpreta i sapori in tutt’altro modo, li percepisce attraverso i sentori e le papille gustative sentendo i gusti più spiccati. In cucina aiuta moltissimo anche l’olfatto, e, in ultimo, anche il tatto,  che ci dà la possibilità di creare le opere d’arte, i piatti, al buio”.

Oggi lo Chef Anthony Andaloro è uno dei pochissimi Blind Chef al mondo e l’unico italiano ad essere riconosciuto come Maestro Sensoriale, una figura professionale che guida i vedenti a scoprire il mondo attraverso i sensi alternativi alla vista, in un viaggio culinario e umano profondo e toccante. Nei suoi percorsi sensoriali, gli ospiti vengono invitati a “spegnere” la vista per un breve momento e ad “accendere” il gusto, l’olfatto, il tatto e l’udito, vivendo la cucina non solo come nutrimento ma come esperienza emotiva e strumento di empatia.

Attraverso le sue celebri Cene Sensoriali, lo Chef Anthony accompagna i partecipanti in un mondo dove il piatto non si guarda ma si ascolta, si tocca e si assapora davvero, con l’anima prima ancora che con la bocca. La sua missione è quella di dare voce agli invisibili, lottando ogni giorno contro i pregiudizi sulla disabilità e promuovendo l’inclusione in ogni sua forma.

Non è solo uno chef ma un attivista sociale, un volontario instancabile, un formatore e ambasciatore identitario. Collabora con scuole, associazioni, ristoratori e istituzioni per costruire una società dove la diversità sia una ricchezza e non un ostacolo. Con la sua personalità travolgente e la sua dedizione verso il prossimo, il nostro Chef ha saputo trasformare il dolore in opportunità, e oggi rappresenta il cambiamento che molti vorrebbero vedere nel mondo.

È stato anche premiato nel 2015 e nel 2016 da Stella della Ristorazione come Blind Chef a cinque stelle d’oro e, nel 2017, ha ricevuto il premio come unico Chef Quality Food dall’Unesco; nel 2019 è stato nominato Ambasciatore Solidale del mondo, poi nel 2021 anche Fiduciario nel settore disabilità e, nello stesso periodo, è stato infine nominato Ambasciatore Identitario della Libera Università Rurale dei saperi e dei sapori.

Lo Chef Anthony è impegnato nel sociale, aiuta tutte le persone in difficoltà: “Sono molto orgoglioso di quello che faccio – ci racconta – sono fiero di essere un non vedente. Bisogna accettare la disabilità e andare avanti, non fermarsi mai e non piangersi addosso, perché oltre il buio ci siamo noi”. Ha il dono di trasmettere positività, speranza a chi è afflitto da una malattia, mostrando un uomo che è riuscito a superare il buio, a rialzarsi, a reinventarsi. La sua cucina non è solo buona da mangiare: è cura, speranza, arte e rivoluzione. È la dimostrazione vivente che, anche nel buio, si può creare bellezza. E che, a volte, i veri colori della vita sono quelli dell’anima.

*Ed ecco ora la fantastica ricetta che il nostro Chef Anthony Andaloro ci propone oggi: le linguine di Gragnano con aglio olio e peperoncino risottati, sormontati da una julienne di calamari marinati in olio evo al timo, pepe bianco e limone e polpo saltato, un piatto di altissima qualità e freschezza fatto apposta per esaltare i prodotti e i sapori del mare.

Ma veniamo ora agli ingredienti del condimento per 4 persone: 4 calamari freschi, puliti, eviscerati e aperti a libro, 1 dl. di olio extravergine d’oliva, timo fresco q.b., pepe bianco macinato fresco al mulinello q.b., zeste di limone q.b., 200 gr. di polpo fresco saltato in padella.

Procedimento: marinate i calamari per circa un’ora nell’olio extravergine d’oliva con timo, pepe e zeste di limone, quindi aggiungete un pizzico di sale. Trascorso questo tempo, scolateli dalla marinatura e adagiateli l’uno sull’altro nella pellicola sigillandoli senza farli disfare. A questo punto abbattete a temperatura negativa per circa 3 ore: raggiunta la temperatura di -18, togliete la pellicola e tagliateli con una affettatrice quando più sottile possibile, ancora congelati. Dopodiché riponete la julienne ottenuta nell’olio rimasto della marinatura e mettete il tutto in frigo. Tagliare ora 200 gr. di tentacoli di polpo e spadellateli in una soutese appena unta di olio extravergine d’oliva e  precedentemente riscaldata. Ed ora passiamo agli ingredienti per la pasta, sempre per 4 persone: 350 gr. di linguine di Gragnano, un peperoncino fresco, due spicchi d’aglio, sale q.b., un ciuffo di prezzemolo, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva. Procedimento: portate a bollore abbondante acqua salata insieme al ciuffo di prezzemolo. Incidete il peperoncino, privatelo dei semi interni e tagliatelo a pezzetti. Poi, in una padella capiente, mettete l’olio extravergine d’oliva, il peperoncino e l’aglio pulito e privato dell’anima al suo interno; fate scaldare il tutto a fuoco medio, non deve soffriggere troppo né bruciarsi. Togliete quindi la padella dal fuoco e inclinatela leggermente, lasciando in infusione l’olio con gli odori per un minuto. Togliete l’aglio ed eliminatelo; togliete anche il prezzemolo dall’acqua che bolle e cuocete le linguine per metà del tempo necessario, senza buttare l’acqua di cottura. Versate quindi le linguine nella padella con l’olio ed il peperoncino, aumentando la temperatura a fiamma alta, con due mestoli di acqua di cottura. Proseguite a cuocere le linguine in questo modo, girandole spesso, fino a che l’acqua non sarà quasi assorbita, creando una deliziosa cremina. Servite subito facendo una base di pasta nei piatti e adagiandovi sopra una generosa quantità di julienne di calamari (tolti dal frigo 10 minuti prima di calare la pasta) e una dadolata di polpo saltato. Aggiustate di sale, quindi impiattate decorando con fiori eduli o a piacimento e buon appetito.




L’ALTRA ITALIA: il nuovo libro di Ennio Marchetti sugli italiani nel mondo

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copertina web per fb e instaÈ stato appena pubblicato L’ALTRA ITALIA, il nuovo libro di Ennio Marchetti, giornalista e scrittore, direttore di Fatti Nostri, che da anni si occupa di emigrazione italiana. Dopo il saggio Noi, italiani all’estero e il romanzo Novitalia, con quest’opera Marchetti compie un passo ulteriore: dalla narrazione alla rivendicazione politica.

Il volume affronta temi cruciali: la sottorappresentanza parlamentare, i limiti del voto per corrispondenza, le difficoltà legate alla cittadinanza, le pensioni, la sanità e le discriminazioni fiscali. Ma non si limita a denunciare: propone soluzioni concrete, dall’istituzione di un Ministero per gli Italiani all’Estero alla creazione di un Consiglio mondiale indipendente, fino alla richiesta di pari diritti e servizi rispetto ai residenti in patria.

Un capitolo è dedicato anche al MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), nato come esperienza politica originale e autonoma, capace negli anni di interpretare le esigenze delle comunità italiane nel mondo. La presenza del MAIE viene analizzata come esempio di rappresentanza politica costruita fuori dagli schemi tradizionali, e come possibile punto di riferimento per dare più forza alle rivendicazioni collettive.

I numeri parlano da soli: sette milioni di iscritti all’AIRE, cinquanta milioni di passaporti italiani attivi e fino a 180 milioni di discendenti. Una comunità che, se organizzata, può esercitare un’influenza determinante sulla politica nazionale e internazionale.

L’ALTRA ITALIA non è solo un libro, ma un appello: “o ci ascoltate, o ci organizziamo”. Una voce forte che si rivolge tanto alle istituzioni italiane quanto ai connazionali all’estero, per trasformare una presenza storica in una vera forza politica globale.

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Andrea Sinigaglia alla direzione del De Filippi di Varese (VIDEO)

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9bcc994c 57be 4ba7 a977 824bc87918bfIl nuovo Istituto De Filippi è ufficialmente partito con il simbolico e rilevante taglio del nastro nelle nuove cucine realizzate con la fattiva collaborazione del Gruppo Gnodi.

Dal 12 al 15 settembre 2025, lo splendido campus di Via Brambilla 15 ha ospitato “Open De Filippi”, un evento che rappresenta l’inizio di una nuova fase per questo storico istituto della città, una giornata a porte aperte durante la quale gli studenti e i docenti hanno mostrato le competenze e l’offerta formativa della scuola, specialmente nelle aree della cucina e dell’ospitalità.

L’evento, presentato in conferenza stampa, ha voluto essere molto di più di un semplice open day: “È il simbolo del rilancio di una nuova realtà educativa che si propone come un vero ‘ecosistema formativo’, capace di integrare istruzione professionale alberghiera, liceo delle scienze umane ad indirizzo economico sociale, formazione specialistica, ristorante didattico e servizi di ospitalità”.

db9010b1 9943 4148 83cc 345ac836f112Un cambiamento di direzione che sa di ampio mandato per la rinnovata governance guidata da Andrea Sinigaglia, nuovo direttore generale dell’Istituto De Filippi, che, con l’esperienza maturata accanto a Gualtiero Marchesi,  punta in alto nella formazione dei ragazzi e in una scuola pronta a tornare eccellenza del territorio.

Al suo fianco, la nuova preside Laura Broggi completa il team dirigenziale chiamato a rilanciare questa importante realtà formativa varesina. Dal 1986 l’Istituto De Filippi di Varese ha plasmato alcuni dei migliori chef, pasticceri, maestri di sala e maître chocolatier del panorama nazionale ed internazionale.

La lunga esperienza dell’Istituto ha permesso di affinare nel tempo un progetto educativo e formativo capace di intercettare le esigenze culturali e professionali degli adolescenti che sognano di intraprendere una carriera in questi ambiti. La cucina è una delle ricchezze che il mondo intero non nasconde di ammirare: una varietà di piatti che affondano le radici sicuramente in un passato lontano, ed essere in grado di raccontare quella storia, che è poi il cuore della tradizione e l’essenza stessa della sua qualità, è l’obiettivo che si pone l’Istituto Superiore De Filippi di Varese.

La cucina italiana ha bisogno di essere raccontata, nel suo legame indissolubile con un territorio, con le tradizioni, la crescita economica ma anche il contesto culturale e anche artistico. I nostri ambasciatori della cucina devono essere anche consapevoli della storia di un ortaggio, di un tipo di agricoltura, dell’ambiente in cui è nata una ricetta.

Conoscenze che daranno le chiavi di lettura interpretativa di una cucina tradizionale ma anche di innovazioni o contaminazioni. Un percorso che promuove il Made in Italy e l’Italian Style, valorizzando le specialità enogastronomiche insieme alle peculiarità naturali, artistiche ed alle tradizioni del territorio e all’uso delle nuove modalità comunicative.  http://www.istitutodefilippi.it

Andrea Sinigaglia – Classe 1977, insegnante, padre di quattro figli. Il suo vanto professionale è quello di aver incontrato grandi maestri sul suo cammino e di averli seguiti.

Dopo il diploma alberghiero, ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano, un Master in Food Culture a Bologna e un Master MUST a Piacenza.

La sua formazione si è completata con un Executive MBA presso il Politecnico di Milano. Tra le sue pubblicazioni: “Il mestiere del Vignaiolo” per Il Saggiatore, “Gusto Italiano” edito da ALMA Plan e “La cucina Piacentina” per Orme-Tarka.

Dal 2004 al 2024 è stato docente di Storia e Cultura della Cucina presso ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, dove, dal 2013, ha ricoperto anche la carica di direttore generale. Oggi è consulente per il mondo Education e F&B e dirige il progetto di rilancio del polo formativo IDF di Varese.




USA. Texas: in mostra gli antichi marmi della Collezione Torlonia

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È stata inaugurata dall’ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, la seconda tappa americana della mostra “Myth and Marble: Ancient Roman Sculpture from the Torlonia Collection”. Ad ospitarla dal 14 settembre scorso e sino al 25 gennaio 2026 è il Kimbell Art Museum, presso il Renzo Piano Pavilion.
L’esposizione porta per la prima volta in Nord America una selezione di cinquantotto capolavori di cui 24 recentemente restaurati, provenienti dalla più importante collezione privata di scultura romana al mondo.
“L’opportunità di presentare al pubblico americano opere di scultura romana antica di tale imponenza è estremamente rara, e noi del Kimbell siamo grati alla Fondazione Torlonia per aver reso possibile questa esperienza unica”, ha dichiarato Eric Lee, direttore del Kimbell Art Museum. “Si tratta della prima mostra di scultura romana antica nei cinquantatré anni di storia del Kimbell, resa ancora più straordinaria dal fatto che la leggendaria Collezione Torlonia è rimasta in gran parte invisibile negli ultimi settant’anni”.
Le opere esposte al Kimbell sono state realizzate tra la fine del V secolo a.C. e l’inizio del IV secolo d.C., con la maggior parte databile al periodo dell’Alto Impero (I–II secolo d.C.). I visitatori potranno ammirare esempi dei generi più emblematici della scultura romana in marmo antico, tra cui grandi figure di dei, dee ed eroi mitologici, vividi ritratti di imperatori e delle loro famiglie, e magnifici monumenti funerari. La metà delle sculture è stata recentemente pulita, restaurata e studiata appositamente per questa presentazione in Nord America.
La mostra è co-organizzata dall’Art Institute di Chicago e dalla Fondazione Torlonia, in collaborazione con il Kimbell Art Museum, il Montreal Museum of Fine Arts e Museum Box.
Le sculture sono state restaurate dalla Fondazione Torlonia con il contributo di Fondazione Bulgari. (aise) 




È morto Robert Redford: l’attore e regista se ne va a 89 anni

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robert redford 1024x538È morto a 89 anni Robert Redford. L’attore e regista se ne è andato nel sonno nella sua casa nello Utah. A darne notizia è il New York Times, riportando un comunicato di Cindi Berger, amministratore delegato dell’agenzia pubblicitaria Rogers & Cowan PMK.

Icona di Hollywood, Redford ha segnato la storia del cinema con film come “Tutti gli uomini del presidente”, “A piedi nudi nel parco”, “I tre giorni del Condor”, “La mia Africa”. Negli ultimi anni le apparizioni erano state sempre meno, l’ultima in “Avengers: Endgame”, il film Marvel che lo ha visto nel ruolo del segretario Alexander Pierce. Tra i film in carriera anche “Proposta indecente”, “Il Grande Gatsby”, “Il Cavaliere Elettrico”. Il debutto, invece, era avvenuto nei primi Anni 60. Due gli Oscar ricevuti: uno nel 1981 nella categoria Miglior regista per “Gente comune”, il secondo nel 2002 alla carriera.

L’amore per il cinema ha, inoltre, fatto nascere, nel 1981, del Sundance Institute. Redford fonda l’organizzazione non-profit con sede a Park City, Utah, per supportare il lavoro dei cineasti indipendenti, con sovvenzioni agli aspiranti professionisti del cinema . All’istituto è legato il Sundance Film Festival.

Redford lascia la moglie Sibylle Szaggars, artista tedesca di 20 anni più giovane sposata nel 2009. Nel 1958 il primo matrimonio con Lola Van Wagenen, dalla quale ha 3 figli: Scott (1959), che muore due mesi dopo per una sindrome letale infantile, Shauna (1960) e James (1962), quest’ultimo stroncato da un tumore nel 2020. La terza figlia, Amy, nasce nel 1970. Il divorzio arriva nel 1985.

Agenzia DIRE – www.dire.it