Katia Buchicchio è Miss Italia 2025. È la prima lucana a vincere

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foto a 2 sito 35 1024x576Katia Buchicchio è Miss Italia 2025. È stata incoronata dalla patron del Concorso, Patrizia Mirigliani, e dalla presidente della giuria, Francesca Pascale, sul palco del PalaSavelli di Porto San Giorgio, in diretta in eurovisione su RTV San Marino, RaiPlay e Media DAB. La diciottenne lucana è stata scelta dalla giuria dell’86^ edizione del Concorso (la numero 80 con il nome di Miss Italia) dopo essere arrivata alle finali del Concorso con il titolo di Miss Basilicata. Sul podio anche Miss Umbria, Fanny Tardioli e Miss Marche, Asia Campanelli.

Alta 1.75, originaria di Anzi, in provincia di Potenza, Katia è iscritta al primo anno di Odontoiatria e Protesi Dentaria e ha incantato la giuria con la sua bellezza autentica. Oltre a studiare, Miss Italia 2025 coltiva la passione per il ricamo e il cucito, un’arte che le è stata tramandata dalle nonne e dalle zie e che fa parte della cultura della terra da cui proviene. Fidanzata con Michael, Katia ha dedicato la vittoria al padre Antonio, “il mio manager che mi ha accompagnato in tutte le selezioni a cui ho partecipato”, ha dichiarato la ragazza. E per il futuro ha detto: “Continuerò gli studi e lavorerò per tenere alto il nome della mia Regione, che sono orgogliosa di rappresentare, così come sono onorata di questo titolo”.

La sua vittoria non è solo un traguardo personale ma anche un motivo di orgoglio per tutta la Basilicata, che si aggiudica la fascia per la prima volta nella storia del Concorso. Le regioni che hanno collezionato il maggior numero di titoli fino ad oggi sono il Lazio con 13 miss, la Lombardia e la Sicilia con 11 ragazze. Seguono il Veneto e la Toscana con 6, il Friuli, la Calabria e il Piemonte con 5, le Marche e la Campania con 4, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Sardegna, l’Umbria e il Trentino Alto Adige con 2, la Puglia e l’Abruzzo con una sola miss. Il titolo non è mai stato vinto da Molise e Valle d’Aosta. Soddisfatta la patron Patrizia Mirigliani, che ha commentato: “Sono molto emozionata anche perché la Basilicata non aveva mai vinto il titolo, è una grande soddisfazione, sono felicissima ed è una vittoria di tutti noi assieme al ritorno in tv”.

Sul palco, ad abbracciarla subito dopo la vittoria, la mamma Rosanna, il papà Antonio e la sorella Lucrezia. “Katia è paziente e rispettosa, legata alle tradizioni, alla famiglia e alla sua terra. Caratterialmente caparbia e determinata, a volte un po’ ostinata, non si ferma di fronte alle difficoltà ma la sua forza è stata prendere questa esperienza come un gioco”, ha detto la mamma.

La finale di Miss Italia 2025 è stata presentata da Nunzia De Girolamo. La musica ha dato ritmo alla serata con ospiti di primo piano, come Guè, icona del rap italiano, insieme a Shablo, Tormento e Joshua, protagonisti a Sanremo 2025 con il brano “La mia parola”. Altro artista tanto atteso Rkomi. E ancora Serhat, cantante e conduttore televisivo turco. Infine l’icona pop Senhit. Nel corso dello spettacolo si sono esibiti i maestri di ballo Samuel Peron e Veera Kinnunen, già protagonisti del programma di Rai 1 ”Ballando con le Stelle”, condotto da Milly Carlucci.

Agenzia DIRE – www.dire.it




USA. San Francisco: CRAVE Italy intervista il nuovo Console Generale Massimo Carnelos

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Con l’avvio della Settima Stagione di CRAVE Italy, la piattaforma bilingue ideata e guidata da Samantha Ferro, si rinnova l’impegno a fare da ponte tra l’Italia e l’America, con particolare attenzione alla comunità italiana presente in California, sulla West Coast e in tutta la vasta giurisdizione del Consolato Generale d’Italia a San Francisco.

La puntata inaugurale ha visto la partecipazione del Console Generale Massimo Carnelos e del Deputy Consul General Davide Corriero, che insieme hanno sottolineato il valore delle attività consolari come strumento di vicinanza alla comunità. In questa occasione, è stato presentato lo Sportello di Assistenza, a supporto dei cittadini italiani residenti e di passaggio, con l’intervento del Presidente del COMITES San Francisco, Massimo Costetti.

In collegamento da Milano, il giornalista del Corriere della Sera Iacopo Gori ha offerto un’analisi dell’attualità italiana, arricchendo la conversazione con un punto di vista direttamente dall’Italia.

Un contributo centrale è arrivato anche dall’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, con la Direttrice Alberta Lai, che ha ribadito il ruolo della cultura e degli eventi come strumento di promozione dell’Italia nel mondo.

Il Consolato Generale d’Italia a San Francisco, attraverso la Direttrice dell’Ufficio Scuola Daniela Mazza, ha sottolineato l’importanza della diffusione della lingua italiana all’estero. In questa stagione viene rilanciata la rubrica “L’Angolo della Lingua Italiana“, affidata alla voce di Arianna Guadagnoli, dedicata a promuovere lo studio e l’amore per la nostra lingua.

Lo spazio gastronomico di CRAVE Italy ritorna in questa settima stagione con l’apertura affidata a Viola Buitoni, chef e food writer, che porta il suo contributo di storie, sapori e tradizioni culinarie italiane. Anche quest’anno il segmento si arricchirà di volta in volta con la partecipazione di altri ospiti ed esperienze.

“CRAVE non è solo un programma ma una piattaforma di storytelling e connessione, uno spazio in cui ogni cuore trova casa, ogni sogno prende vita e ogni passione viene celebrata” afferma Samantha Ferro, fondatrice ed Executive Producer.

Questa visione ha ispirato il nuovo logo di CRAVE Italy, ideato dal Creative Director e Designer Simone Mazzetto, che accompagna il lancio di un nuovo capitolo per la piattaforma.

📺 Guarda l’intervista su YouTube:

 

 

 

 




Genio senza confini: Leonardo da Vinci e la sorprendente anticipazione di una tecnica giapponese

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1000094217Un legame inatteso tra Rinascimento e Sol Levante

L’annotazione che riscrive la storia

In un passo del Codice Madrid II (87r), Leonardo scrive:
«Si manterranno meglio scortecciati e abruciati in superficie che in alcun altro modo.»

Parole essenziali, ma dal valore rivoluzionario. Fino a quel momento, infatti, i metodi di conservazione del legno erano perlopiù passivi: le palafitte veneziane, ad esempio, si basavano sull’immersione in acqua per sfruttare l’ambiente anaerobico che rallentava la decomposizione. Leonardo, invece, proponeva un intervento attivo: modificare le proprietà del legno attraverso una manipolazione diretta, ovvero la carbonizzazione superficiale.

La sua intuizione anticipava di oltre due secoli il procedimento giapponese dello Shou Sugi Ban (o Yakisugi), documentato solo dal XVIII secolo.

Tra Plinio, Vitruvio e Palladio: la cultura dietro l’invenzione

L’annotazione di Leonardo non nasce dal nulla. Il Codice testimonia il suo confronto con i grandi autori dell’antichità:
– Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, descriveva le caratteristiche dei materiali naturali.
– Vitruvio, con il De Architectura, offriva consigli su tempi e modalità di taglio del legname.
– Rutilius Taurus Aemilianus Palladius, agronomo romano, trattava la coltivazione e la conservazione delle foreste.

Leonardo, “lettore onnivoro”, non si limita a copiare: mette a confronto queste fonti, ne evidenzia le divergenze e integra il tutto con osservazioni pratiche personali. È proprio qui che emerge il suo genio: l’annotazione sulla bruciatura del legno non compare in nessun autore antico, ma rappresenta un’idea originale, frutto di sperimentazione.

La scienza dietro la bruciatura

Oggi sappiamo che la carbonizzazione superficiale produce tre effetti fondamentali, perfettamente coincidenti con quanto avviene nello Shou Sugi Ban giapponese:

1. Impermeabilità e resistenza agli agenti atmosferici – Il fuoco elimina l’umidità residua e chiude i pori del legno. Lo strato carbonizzato diventa una barriera contro l’acqua e le variazioni climatiche.
2. Protezione dagli incendi – Paradossalmente, il legno già bruciato in superficie resiste meglio alle fiamme, perché lo strato di carbone rallenta la propagazione del calore.
3. Difesa da insetti e funghi – Il calore elimina zuccheri e componenti nutritive della cellulosa, rendendo il materiale inospitale a parassiti e muffe.

Un caso di invenzione convergente

Gli studiosi escludono che Leonardo potesse conoscere pratiche giapponesi: tra il Quattrocento e il Cinquecento il Giappone era pressoché isolato e lo Yakisugi non era ancora documentato.
La coincidenza è dunque straordinaria: due culture distanti, senza alcun contatto, hanno trovato la stessa soluzione tecnica a un problema comune. Un fenomeno noto come invenzione convergente.

Eppure alcuni studiosi si chiedono se gli scambi culturali avviati nel XVI secolo dai navigatori portoghesi e spagnoli possano aver portato tracce indirette delle idee di Leonardo in Oriente. È un’ipotesi affascinante.

leonardo madrid ii 157rLeonardo, il legno e le sue mille applicazioni

Per Leonardo il legno non era un materiale qualunque. Nel Rinascimento, esso era la base di ponti, navi, macchine e strumenti musicali. Il Codice di Madrid rivela la sua attenzione per ogni aspetto del materiale:

– Scelta della specie: quercia e rovere per resistenza; frassino e tiglio per flessibilità e leggerezza; ontano e salice per lavori subacquei.
– Stagionatura naturale: lasciare i tronchi “sopra le radici” per far scolare gli “umori” (linfa), riducendo deformazioni e fragilità.
– Uso in architettura: castagno e faggio per “chiavi e catene” murarie, elementi strutturali che rinforzavano gli edifici.
– Musica e acustica: acero e tiglio per strumenti musicali, dove la qualità del suono dipende dalla fibra e dalla stagionatura.

Una lezione di modernità

La riscoperta dell’annotazione di Leonardo da Vinci, messa in luce da studiosi come Annalisa Di Maria, Andrea da Montefeltro e Lucica Bianchi, non è solo una curiosità erudita. È la dimostrazione di come il genio rinascimentale avesse intuito principi oggi alla base della scienza dei materiali e della bioarchitettura sostenibile.

Lo stesso trattamento che Leonardo suggeriva per preservare pali, travi e ingranaggi, oggi viene adottato da architetti contemporanei per rivestimenti, facciate e design ecocompatibile.

Il pensiero leonardesco, radicato nella conoscenza degli antichi ma proiettato nel futuro, continua a insegnarci che innovazione e tradizione non sono opposti, ma parti di un dialogo senza tempo.




USA. San Francisco: torna Crave Italy

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bfdb565e 1bd5 4ae9 a431 dd9b906e4309 2Con l’avvio della Settima Stagione di CRAVE Italy, la piattaforma bilingue ideata e guidata da Samantha Ferro, si rinnova l’impegno a fare da ponte tra l’Italia e l’America, con particolare attenzione alla comunità italiana presente in California, sulla West Coast e in tutta la vasta giurisdizione del Consolato Generale d’Italia a San Francisco.

La puntata inaugurale ha visto la partecipazione del Console Generale Massimo Carnelos e del Deputy Consul General Davide Corriero, che insieme hanno sottolineato il valore delle attività consolari come strumento di vicinanza alla comunità. In questa occasione, è stato presentato lo Sportello di Assistenza, a supporto dei cittadini italiani residenti e di passaggio, con l’intervento del Presidente del COMITES San Francisco, Massimo Costetti.

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In collegamento da Milano, il giornalista del Corriere della Sera Iacopo Gori ha offerto un’analisi dell’attualità italiana, arricchendo la conversazione con un punto di vista direttamente dall’Italia.

Un contributo centrale è arrivato anche dall’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, con la Direttrice Alberta Lai, che ha ribadito il ruolo della cultura e degli eventi come strumento di promozione dell’Italia nel mondo.

Il Consolato Generale d’Italia a San Francisco, attraverso la Direttrice dell’Ufficio Scuola Daniela Mazza, ha sottolineato l’importanza della diffusione della lingua italiana all’estero. In questa stagione viene rilanciata la rubrica “L’Angolo della Lingua Italiana“, affidata alla voce di Arianna Guadagnoli, dedicata a promuovere lo studio e l’amore per la nostra lingua.

Lo spazio gastronomico di CRAVE Italy ritorna in questa settima stagione con l’apertura affidata a Viola Buitoni, chef e food writer, che porta il suo contributo di storie, sapori e tradizioni culinarie italiane. Anche quest’anno il segmento si arricchirà di volta in volta con la partecipazione di altri ospiti ed esperienze.

“CRAVE non è solo un programma ma una piattaforma di storytelling e connessione, uno spazio in cui ogni cuore trova casa, ogni sogno prende vita e ogni passione viene celebrata” afferma Samantha Ferro, fondatrice ed Executive Producer.

Questa visione ha ispirato il nuovo logo di CRAVE Italy, ideato dal Creative Director e Designer Simone Mazzetto, che accompagna il lancio di un nuovo capitolo per la piattaforma.

CRAVE Italy è disponibile in formato audio e video su YouTube, Apple Podcasts, Spotify, iHeartRadio e sul sito ufficiale 🌐 www.craveshow.com.

 




La Giorgio Armani Spa alla Fondazione, ma entro 5 anni vendita del 70% o quotazione: cosa dice il testamento

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armaniLa casa di moda sarà di proprietà della Fondazione Armani e a raccogliere il testimone di Giorgio Armani sarà di fatto l’ex compagno e braccio destro Leo Dell’Orco, anche se quote e diritti di voto vanno anche ai nipoti. Ma Re Giorgio ha dato disposizioni anche sul futuro della maison a lungo termine, prevedendo la cessione della maggioranza di quote a un colosso del luxury.

Il 9 settembre, nello studio del notaio Elena Terrenghi, sono stati aperti i due testamenti scritti di proprio pugno da Arman. Il primo è datato 15 marzo 2025, il secondo risale al 5 aprile. I documenti, chiusi in buste sigillate di fatto suddividono il patrimonio personale e danno le direttive sul futuro della Giorgio Armani Spa.

LA FONDAZIONE

La casa di moda Giorgio Armani passa interamente nelle mani della Fondazione intitolata allo stesso stilista, scomparso lo scorso 4 settembre a 91 anni. In dettaglio: la Fondazione Armani passa dallo 0,1% delle quote societarie, al diritto di piena proprietà sul 9,9% (pari al 30% dei diritti di voto) e il diritto di ‘nuda proprietà’ sul restante 90% delle quote. Il resto dei diritti di voto è diviso tra Pantaleo Dell’Orco e i nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana.

Sul totale della società, quindi, Dell’Orco – praticamente nominato suo successore- avrà il diritto di usufrutto sul 30% delle quote e il 40% dei diritti di voto. Il 30% dei diritti spetteranno alla Fondazione, il 15% ciascuno ai nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana; sono assegnate azioni senza diritto di voto a Roberta Armani e a Rosanna Armani.

IL FUTURO SECONDO RE GIORGIO

“Pongo a carico della Fondazione i seguenti oneri – si legge nel testamento – decorsi 12 mesi ed entro i primi 18 dalla data di apertura della successione, cedere una partecipazione del 15%» in via prioritaria ad uno tra il gruppo Lvmh, EssilorLuxottica, L’Oréal o ad altra società operante nel mondo della moda di pari standing, con cui la Giorgio Armani intrattiene rapporti di partnership”. Queste le disposizioni che aprono alla cessione del marchio. Non solo: Armani ha disposto che a seguire, “a decorrere dal terzo anno ed entro il quinto” dalla data di apertura della successione, venga ceduto un ulteriore 30% del capitale dalla casa di moda, fino  a un massimo del 54,9%.  In pratica, entro il prossimo quinquennio il 70 per cento della Giorgio Armani (15% più 54,9%) verrà ceduto a un acquirente selezionato tra le big della moda oppure al colosso di Leonardo Del Vecchio. In questo modo, la Fondazione dovrà detenere il 30% del capitale.

L’APERTURA VERSO LA QUOTAZIONE IN BORSA

Se però la vendita non dovesse concludersi, lo stilista apre alla possibilità di una quotazione in Borsa, a partire dal terzo anno dalla successione, se ne facessero richiesta Dell’Orco e almeno uno tra Camerana e Silvana Armani. Oppure la Giorgio Armani Spa andrà in Borsa in ogni caso, dal quinto anno ed entro l’ottavo dall’apertura della successione. Resta il paletto che lega la Fondazione, anche in caso di collocamento azionario, al 30% del capitale sociale, tetto sotto il quale non può scendere.

IL CAPITOLO IMMOBILIARE: LE VILLE E UN PALAZZO DA 101 STANZE A BRERA CON UN MATISSE

La ‘casa’ di Giorgio Armani di Milano, un palazzo a Brera con 101 stanze, inclusi arredi e ornamenti, resterà in usufrutto a Leo Dell’Orco, “finché vorrà viverci”. Le disposizione testamentarie dello stilista piacentino relative alle proprietà immobiliari, che includono diverse ville, l’attico a New York e, appunto, il palazzo di via Borgonuovo ruotano attorno alla società “L’immobiliare Srl” che ha lasciato, per una quota pari al 75%, alla sorella Rosanna, ai nipoti Andrea Camerana e Silvana Armani. A questi lascia anche la restante quota pari al 25% in nuda proprietà.

A CHI VANNO LE OPERE D’ARTE DI MATISSE, WARHOL E LA FOTO DI MAN RAY

Nel testamento lo stilista ha però dato una disposizione particolare che riguarda il compagno di vita e lavoro Leo Dell’Orco:, ha disposto infatti che a lui vada l’usufrutto a vita del palazzo di via Borgonuovo, a Milano, dove lo stilista viveva. In particolare, il testamento precisa che anche che gli arredi e gli ornamenti “non vengano rimossi da dove si trovano” e restino nell’immobile finché “Leo voglia viverci”. Fanno eccezione a ciò due opere d’arte di inestimabile valore: un quadro di Matisse e una foto di Man Ray.

Infatti entrambe vanno alla sorella Rosanna. Mentre a Dell’Orco affida un altro capolavoro: il suo ritratto realizzato da Andy Warhol.

LA BARCA A SORELLA E NIPOTI, MA A DISPOSIZIONE DI DALL’ORCO PER UN MESE L’ANNO

Nel testamento Armani ha disposto che il suo yatch andrà alla sorella e ai 2 nipoti ma potrà essere noleggiata da Dell’Orco per 4 settimane all’anno. “Pongo a carico di Rosanna e Silvana Armani e di Andrea Camerana l’onere che Dell’Orco possa noleggiare l’imbarcazione per un periodo di quattro settimane l’anno- ha prescritto lo stilista- anche non consecutive, con diritto di scelta del periodo, preferenza da esprimere entro il mese di aprile”.

IL RICONOSCIMENTO (MISTERIOSO) DA 60 MILIONI DI EURO AL MANAGER E A SUA FIGLIA

Tra i beneficiari del testamento di Armani figura il nome di Michele Morselli, 45 enne manager della società immobiliare dello stilista. Non è l’unico manager di cui lo stilista si è ricordato nelle sue ultime volontà ma è l’unico che figura nell’unica azienda della galassia Armani che non si occupa di moda. E anche la portata del lascito balza agli occhi. A lui – insieme alla figlia Bianca– sono andati titoli per circa 60 milioni di euro: sono incluse 100 mila azioni Luxottica, che alle quotazioni attuali corrispondono a un controvalore di 26 milioni di euro. Non solo a Morselli e figlia vanno anche due tranche di Btp milionarie per un valore di 2.070.000 e 30.000.000, più il conferimento di una polizza assicurativa a un fondo il cui controvalore andrà a Bianca, tra i 25 e i 30 anni di età. Di certo, a conferma del forte legame e dell’affetto che intercorreva con lo stilista, sono portate alla ribalta le parole di una sua precedente intervista, in cui rivelava di considerare Bianca “quasi come una figlia”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Washington, l’Ambasciatore Peronaci inaugura la mostra “Depero. Graphics: Between Italy and the United States”

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washington ambasciatore ditalia peronaci ha inaugurato la mostra depero graphics between italy and the united states immagine4L’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, ha inaugurato la mostra “Depero. Graphics: Between Italy and the United States”, dedicata al Futurista italiano Fortunato Depero, che sarà ospitata presso l’Ambasciata d’Italia a Washington fino al 30 gennaio 2026. Ideata da Maurizio Scudiero, curatore dell’Archivio Depero, l’esposizione “vuole presentare, attraverso il lavoro di Depero, un’immagine dell’Italia come inesauribile fucina di arte e cultura, laboratorio creativo dove tradizione e innovazione si incontrano da sempre”, ha commentato l’Ambasciatore Peronaci. “Depero è stato anche un ponte tra Italia e Stati Uniti: questa mostra sottolinea bene il profondo intreccio che ha alimentato la reciproca contaminazione e il dialogo culturale tra i nostri Paesi nel secolo scorso e oltre”, ha aggiunto l’Ambasciatore.

Insieme all’Ambasciatore Peronaci, al suo primo evento pubblico dopo la presentazione delle credenziali al Presidente Trump, è intervenuto il Sottosegretario di Stato per la Diplomazia Pubblica, Darren Beattie, che ha sottolineato l’interesse dell’Amministrazione americana a rafforzare ulteriormente i legami tra Italia e Stati Uniti in ambito culturale. Con quasi cinquanta opere tra disegni, collage e dipinti, la mostra mette in risalto il ruolo pionieristico di Depero nell’unire arte, design e comunicazione. Sottolinea inoltre il suo straordinario legame con gli Stati Uniti: durante il soggiorno a New York tra il 1928 e il 1930, Depero realizzò celebri copertine per Vanity Fair e The New Yorker, collaborò con agenzie pubblicitarie e designers e portò il Futurismo al pubblico americano. Sarà possibile visitare la mostra in Ambasciata iscrivendosi alle visite guidate che saranno organizzate dall’Istituto Italiano di Cultura di Washington. “Depero. Graphics: Between Italy and the United States” è prodotta da StArt Management e sostenuta da Campari, storico partner di Depero. (Inform)




A Città del Messico la mostra “Buone Nuove. Women changing architecture”

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whatsapp image 2023 05 14 at 9.44.53 am 1024x731È in corso presso la Facoltà di Architettura dell’UNAM (l’Università nazionale autonoma del Messico) la mostra “Buone Nuove. Women changing architecture”, realizzata dal MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e UNAM. La mostra – informa la Farnesina – intende offrire al pubblico locale un nuovo e più inclusivo punto di vista sull’architettura, focalizzandosi sul ruolo delle donne nell’architettura italiana, dalle talentuose pioniere del XX secolo alle voci più incisive della scena contemporanea. Legata a doppio filo all’esposizione “Buone Nuove. Donne in architettura” presentata al MAXXI, la mostra si articola in più capitoli: il primo – “Storie di architette italiane” – è dedicato ai progetti e alle biografie di alcune delle esponenti di punta della nostra architettura dal dopoguerra, come Lina Bo Bardi, Gae Aulenti, Cini Boeri, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo; il secondo – “Pratiche in Italia” – pone l’attenzione su lavori realizzati in Italia da progettiste internazionali; chiudono l’esposizione i capitoli “Narrazioni e visioni”, con interviste ad esperte e studiose sul tema della gender equality e sul rapporto sempre più consapevole fra “genere e spazio”. (Inform)




Lo Chef Pino Nuzzo e la sua insalatina del pescatore su letto di patate profumate al timo

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img 3804Oggi parliamo dello Chef Pino Nuzzo, socio di CHEF Italia e docente di Enogastronomia, settore cucina, presso l’Alberghiero Petronio di Pozzuoli. Classe 1969, napoletano, con una carriera indubbiamente caratterizzata da una profonda passione per l’arte culinaria e con un’esperienza che include molteplici campi della cucina professionale.

Nel corso degli anni, con competenza e abilità, ha costantemente cercato di mettere assieme la tradizione con l’innovazione, creando piatti che esaltavano il lato estetico senza però dimenticare il gusto e la qualità degli ingredienti. Secondo il nostro Chef Pino, la cucina è un’arte che va personalmente interpretata ed espressa anche in maniera molto intima, come anche è fondamentale la conoscenza, in cucina, della materia prima, dei prodotti, la loro selezione, il riproporli, il manipolarli, fino a farli propri.

La sua storia inizia all’Istituto Cavalcanti, la prima scuola Alberghiera del sud Italia, in un’epoca dove l’esperienza veniva fatta direttamente sul campo. E con la cucina è stato amore a prima vista, possiamo dire che già da adolescente ebbe modo di iniziare ad avvicinarsi a piatti e fornelli. Quel mondo lo ha affascinato da subito, il suo destino era in qualche modo già scritto, segnato. Un destino legato a filo doppio alla cucina italiana, declinata in tutte le sue più irresistibili sfumature, praticamente in ogni suo piatto. Il suo percorso inizia immediatamente in alcuni tra i più prestigiosi ristoranti e ville della Napoli bene, dove venivano organizzati diversi sontuosi eventi e manifestazioni, e dove ebbe l’opportunità di affinare la sua tecnica e la sua creatività, guadagnandosi il rispetto sia dei colleghi che dei clienti. Poi, ad un certo punto, decide di intraprendere la carriera di insegnante, cercando di trasmettere ai suoi alunni la sua notevole conoscenza gastronomica, soprattutto la sua passione per la cucina e per questo lavoro, fatto di sacrifici ma anche di tante soddisfazioni. Con il suo approccio pratico e molto coinvolgente, ha avuto modo di insegnare a moltissimi studenti come perfezionare le loro competenze culinarie, non tralasciando mai di puntare sempre sull’importanza di una cucina genuina e di qualità.

89c78001 2524 4402 ad8a 9537baeb69a7I suoi colleghi lo chiamano maestro perché gli riconoscono due aspetti particolari del suo carattere: il rigore professionale quando si lavora e l’amabilità e l’espansività nella vita privata. In cucina, manco a dirlo, è necessario lavorare in squadra e ognuno è fondamentale per ottenere il risultato finale. A scuola come nel lavoro ci vuole molta pazienza, bisogna aspettare il proprio momento, è un po’ come la cottura, ogni cosa ha i suoi tempi. Una consapevolezza che ha fatto senz’altro sua, anche perché nella vita ha saputo aspettare il tempo giusto per esprimere il suo talento in cucina. L’arte culinaria napoletana ha ancora molto da dire al mondo intero, così come tutte le cucine regionali d’Italia. La cucina partenopea è fatta di storia, di alimenti unici, di una passione secolare ma anche di una necessaria e continua ricerca, anche nelle piccole cose, un’innovazione quasi quotidiana che si mescola perfettamente alla tradizione di ogni territorio. Ogni piatto deve essere curato nei minimi dettagli, perché racconta la storia, la passione e l’amore di chi è in grado di realizzare dei piatti unici e irripetibili. Il tocco personale del nostro Chef Pino, la qualità delle materie prime e la sua straordinaria capacità di lavorarle, trasformano un piatto apparentemente semplice come uno spaghetto al pomodoro in una vera e propria esperienza di gusto, sofisticata ed elegante. Così come è altrettanto importante avere una visione completa del proprio lavoro. In ogni piatto c’è tutto l’amore possibile e immaginabile, unitamente al suo carattere, alla sua estrosità e alla sua armonia.

Cucinare non è la sua ambizione ma il suo modo di esprimersi e di dare qualcosa agli altri e a se stesso. Nei suoi piatti c’è il gusto, i sapori e i colori. E, alla fine, è il cliente a giudicare. Tra le sue numerose onorificenze, oltre alla Targa Michelin, spicca il prestigioso Premio Monzù del 2022, un riconoscimento che testimonia l’eccellenza della cucina partenopea, la filosofia culinaria di valorizzare i prodotti tipici locali e l’originalità nella preparazione dei piatti. http://www.chefpinonuzzo.it/

*Ed eccoci ora alla proposta odierna del nostro Chef Pino Nuzzo, la sua insalatina del pescatore su letto di patate profumate al timo: un piatto molto raffinato e profumato, dove la freschezza del mare incontra la delicatezza delle patate al vapore aromatizzate al timo. Un connubio semplice ma ricco di gusto, perfetto per sorprendere con eleganza. Fresca, leggera, buonissima e decisamente estiva, l’insalata di mare è un piatto perfetto da portare a tavola quando fa caldo, anche se in realtà è un piatto gradito sempre. Come perfetto antipasto o come gustoso secondo piatto è sempre un’ottima proposta da portare a tavola anche per una cenetta sfiziosa e, sicuramente, vi farà fare un’ottima figura con i vostri ospiti.

Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone; per l’insalata di mare: 300 gr. di calamari medi puliti, 300 gr. di polpo verace grande, 300 gr. di seppie medie pulite, 200 gr. di gamberi sgusciati, 4 scampi medi,  200 gr. di cozze e vongole, 100 gr. di uova di salmone affumicato, 2 limoni (succo), olio extravergine d’oliva q.b., prezzemolo tritato q.b., sale e pepe q.b., 1 spicchio d’aglio. Per il letto di patate al timo: 4 patate medie, timo fresco q.b., prezzemolo q.b., olio extravergine d’oliva q.b., sale e pepe q.b.

Procedimento: sbollentate il polpo per 40 minuti, raffreddatelo e  tagliatelo a pezzetti di circa mezzo cm. A parte, sbollentate le seppie, i calamari, i gamberi e gli scampi  per pochi minuti in acqua bollente salata. In un tegame aprite le cozze e le vongole con aglio, prezzemolo e un filo d’olio extravergine d’oliva, quindi sgusciatele nel loro sughetto. Pelate le patate e tagliatele a piccoli cubetti, dopodiché cuocetele a vapore fino a che saranno tenere. A questo punto, una volta raffreddate, conditele con olio extravergine d’oliva, del sale e del pepe e con timo fresco. A parte, condite l’insalata con tutti i frutti mare, insieme al loro sughetto, con il succo di limone, dell’olio extravergine d’oliva, del sale e del pepe ed infine del prezzemolo tritato. In ultimo impiattate con l’aiuto di un anello coppapasta, disponendo prima le patate come un letto e poi adagiandovi sopra l’insalata di mare, praticando, al contempo, una piccola pressione, in modo da permettere al piatto di reggersi. Decorate ogni piatto con uno scampo sgusciato, delle uova di salmone e delle chips al nero di seppia, condendo infine il tutto con della citronette e una quenelle di maionese all’arancia, un magnifico risultato che incarna la semplicità e l’eleganza della cucina mediterranea, offrendo un’esplosione di sapori marini a ogni boccone.




Città del Messico, Lucia Veronesi e la sua mostra sul rapporto tra lingua e botanica

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sinnombreconocidopuntovertNell’ambito della residenza Lingue Sorelle dell’Istituto italiano di cultura di Città del Messico (Iic), l’artista mantovana Lucia Veronesi presenta il progetto Sin nombre conocido, una mostra dedicata ad approfondire il rapporto tra lingua e botanica.

La diversità biologica e linguistica del Messico mostra una forte sovrapposizione geografica, in particolare negli Stati di Oaxaca, Chiapas, Veracruz, Guerrero e Michoacán, che ospitano il maggior numero di specie e di lingue.

«Questo» —si legge nel sito dell’Iic— «significa che le aree con il maggior numero di specie in pericolo si sovrappongono a quelle in cui è più alto il rischio per le lingue».

«La diversità culturale e quella ecologica sono strettamente correlate», continua il testo. «Le comunità locali interagiscono con l’ambiente e lo modificano adattandosi a nicchie ecologiche specifiche, acquisendone una profonda conoscenza. Le lingue native sono quindi portatrici di un sapere eco-culturale che include gli habitat e la loro conservazione, la vita delle piante, il comportamento degli animali e molti altri aspetti del mondo naturale».

Il progetto è realizzato attraverso l’uso di tessuti, disegno e ricamo, proseguendo una ricerca artistica che Lucia Veronesi porta avanti da anni, dove le fibre vegetali, nella loro diversità tessile e semiotica, diventano la necessaria formulazione, e quasi l’unico linguaggio possibile, di un discorso sulle lingue native e la botanica.

Lucia Veronesi vive e lavora a Venezia. Nelle sue opere indaga il rapporto tra paesaggio e storie umane, elaborando elementi antropologici e scientifici attraverso collage, tessuti, video, pittura e fotografia. Il suo lavoro crea visioni ambivalenti, a metà tra realtà e immaginario, sovrapponendo discipline e tecniche per esplorare nuove prospettive. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero e i suoi video sono stati presentati in numerosi festival internazionali.

L’inaugurazione, in programma giovedì 11 settembre alle ore 19 a ingresso libero nella sede dell’Iic, sarà preceduta da una conversazione tra Veronesi e l’artista plastica messicana Nuria Montiel.

Immagine: Istituto italiano di cultura di Città del Messico

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È morto Stefano Benni, aveva 78 anni

stefano benni

stefano benniÈ morto dopo una lunga malattia Stefano Benni. Lo scrittore bolognese aveva 78 anni. Voce eclettica della satira, della narrativa fantastica e dell’invenzione linguistica, ha costruito una produzione letteraria unica, tra romanzi, racconti, poesie, pièce teatrali e sceneggiature cinematografiche. Tra le sue opere più amate “Bar Sport”, un testo cult della letteratura umoristica italiana, “La compagnia dei Celestini”, “Comici spaventati guerrieri”, “Margherita Dolcevita”.

Benni era capace di mescolare satira feroce e ironia surreale con estrema sensibilità, e uno stile fatto di giochi di parole, neologismi e parodie. Ha lavorato anche come giornalista a L’Espresso, Panorama, Cuore, Repubblica e Manifesto. Ha collaborato anche con Beppe Grillo nei suoi esordi televisivi, debuttando come regista nel 1989 – con Umberto Angelucci – nel film “Musica per vecchi animali”, tratto un suo romanzo, con Dario Fo e Paolo Rossi. Più di recente aveva firmato l’adattamento cinematografico di Bar Sport.

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