La storia dei Templari arriva in Brasile

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img 20220322 wa0096Ci piace sognare in grande e abbiamo incontrato il gran maestro Roberto Amato della SCMOTH 1804 OSMTJ – Ordine dei Cavalieri Templari Internazionali.

Il fascino dei Templari colpisce ancora così come il mito, la fede, le antiche regole medievali e la storia che é sempre stata fonte di mistero e ammirazione. Chi non ha mai visto un film, un cartone animato o semplicemente letto libri che parlano di questi uomini nobili, che prendono le armi giurando di difendere i più deboli, comportandosi con onore e rispetto? C’è da chiedersi allora come nacquero gli affascinanti cavalieri e sopratutto la verità sul più grande enigma del medioevo.

Abbiamo chiesto…

Buongiorno, Eccellenza. E’ un grandissimo onore parlare dei Cavalieri Templari con lei. Grazie di essere qui con noi a Brescia. Come nasce la storia dei Templari e quanto è entusiasmante, per lei, questo argomento?

Fondato nel 1118 dall’aristocratico Hugo di Payns, su richiesta di San Bernardo di Chiaravalle, al termine della prima Crociata, l’Ordine dei Templari era originariamente costituito da 9 frati francesi che, armati di spada, ebbero il compito di difendere dagli infedeli i pellegrini che viaggiavano lungo le strade sante fra Jaffa e Gerusalemme. L’Ordine, che aveva sede sul luogo in cui si credeva sorgesse nell’antichità il tempio di Salomone (da cui il nome) fu riconosciuto dalla Chiesa nel 1129 e gli vennero in seguito concessi ampi privilegi.

I singoli cavalieri erano laici, ma vincolati dai voti di castità, obbedienza e povertà, cosa, quest’ultima, che permise all’Ordine di accumulare immense ricchezze, anche perché si incaricava dei trasferimenti di denaro da e per la Terra Santa. Buona parte di queste ricchezze furono impiegate nella costruzione di 9 mila fra chiese, palazzi e luoghi fortificati. Vivevano secondo regole rigidissime: erano tenuti a osservare frequenti celebrazioni religiose e digiuni, a fare l’elemosina, a consumare i pasti in silenzio ascoltando una lettura biblica, a portare capelli corti, barba e baffi. Indossavano mantelli bianchi con una croce rossa sulla spalla sinistra e la loro maggiore autorità era il Gran Maestro.

L’influenza dei Templari (nel 1147 se ne contavano circa 300, ma presto divennero migliaia) si espanse rapidamente in tutta Europa e la loro ricchezza crebbe a ritmi vertiginosi (furono a un passo dall’ereditare il regno d’Aragona in Spagna).

Il tramonto dell’Ordine ebbe inizio nel 1307: accusati di sodomia, tradimento, avidità e idolatria, centinaia di Templari furono fatti arrestare, torturare e condannare al rogo dal re di Francia Filippo il Bello, forse intimorito dal loro potere, e nel 1312 l’Ordine fu soppresso dal Concilio di Vienna.

Personalmente, come custode della Tradizione e della Fede dello SCMOTH 1804 OSMTH, posso solo rispondere: Noi dello SCMOTH 1804 OSMTJ, siamo i custodi dell’Antico Sacro Ordine del Tempio. Non delle sue Ceneri, ma del Suo originario Fuoco. Il Fuoco della Sacra Fede dell’Ordine del Tempio e anche il Fuoco dei nostri Fratelli martiri di ieri, di oggi e di domani.

 

 

img 20220322 wa0097Cosa c’è di vero e cosa, invece, è frutto di fantasia?

I templari risiedevano stabilmente in Terrasanta e, dunque, ebbero modo non solo di combattere gli infedeli, ma anche di approfondirne la loro conoscenza, integrando in qualche modo le due culture. Quando Gerusalemme cadde definitivamente, i Cavalieri trasferirono in Europa la loro conoscenza e potenza (e le loro grandi ricchezze), al punto di infastidire notevolmente i regnanti.

Di vero: “Vi è un Dio da lodare, un’anima da salvare e un inferno da evitare”.(JDM).

 

Come siete organizzati e quali sono i vostri progetti?

Mi piace ricordare alcune parole del primo Maestro generale dell’Ordine del Tempio:

“I Templari non saranno il braccio armato della Chiesa ma il suo piede”. Inutile ricordare che il piede tocca la terra ma porta il peso di tutto il corpo.

L’Ordine “ S.C.M.O.T.H. 1804 – OSMTJ Cavalieri Templari Internazionali” presente in 40 nazioni nel mondo, con sede in Italia presso il Castello Medievale di Caggiano (SA) , si richiama alle tradizioni ed allo spirito della Cavalleria Medievale, ne attualizza il contenuto reinterpretando il mondo dei Cavalieri Templari, rinnovando i principi della Cavalleria Cortese e Religiosa Medievale,  che si ispira agli atti storici che hanno disciplinato nei secoli l’Ordine del Tempio.

L’Ordine intende stimolare tra gli studiosi e i cultori della materia gli studi e le ricerche sul mondo medievale, con particolare riferimento a quello delle Crociate e dell’Antico Ordine del Tempio, in tutte le sue manifestazioni antiche, moderne e contemporanee, approfondendo la conoscenza e diffondendo i principi, organizzando incontri e convegni di studio, ricerche, dibattiti, viaggi conoscitivi ed iniziative territoriali, corsi di formazione e di aggiornamento a carattere sociale, storico, culturale, filosofico e religioso.

Il Governo Federale USA ha Registrato e autorizzato ad operare   lo “SCMOTH 1804 – OSMTJ INTERNATIONAL INC.” come “Non Profit Corporation Incorporated Under the Laws of The State of New York“, Associazione USA dell’Ordine che si fa promotrice di sviluppare attività di carattere sociale, assistenziale e promozionale, sollecitando l’impegno morale e civile degli associati tra loro e verso i terzi, dando eventualmente vita a strutture che permettono l’espletamento di tali finalità associative e caritatevoli; in definitiva, effettua opere di carità, di assistenza e di confronto alle persone più bisognose. Collabora con Enti pubblici e privati.

Da più di 30 anni siamo promotori del Dialogo interreligioso, riferito all’interazione positiva e cooperativa fra gruppi di persone appartenenti a differenti tradizioni religiose, basato sul presupposto che tutte le parti coinvolte, a livello individuale e istituzionale, accettino e operino per la tolleranza e il rispetto reciproco.

Dove operiamo, il nostro Progetto è di riportare le persone FEDELI nella CHIESA!

Ci sentiamo in dovere di avvisarvi che ci sono persone ed organizzazioni che in tutto il mondo fanno uso del nostro nome” Cavalieri Templari” o di nomi similari al nostro per finalità lucrative o personali non collegate con gli scopi e la tradizione dell’Ordine. Queste organizzazioni creano equivoci e confusione. Noi ne prendiamo le distanze!

L’Ordine Cavalleresco è riconosciuto quale organizzazione non governativa presso l’ONU per l’organizzazione e la realizzazione di progetti umanitari nazionali ed internazionali. In data 5/5/2010 siamo stati iscritti nel registro dei rappresentanti di interessi della Commissione Europea (Registrazione numero 25931444295-46). L’0rdine è censito presso il Ministero degli Esteri e il Ministero degli Interni, ha ottenuto il patrocinio morale della città di Teggiano (SA) , Caggiano (SA) e Sant’Angelo le Fratte (PZ) e collaboriamo con molte Diocesi presenti nel mondo e con varie Chiese.

 

templari 051Cosa facevano i Templari, a chi facevano paura?

 LE LEGGENDE SUI TEMPLARI. Il carattere fortemente mistico dell’Ordine e l’ubicazione della sua sede a Gerusalemme, sul monte Moriah, proprio nel punto in cui sorgeva il tempio di Salomone, ha fatto fiorire intorno ai Templari leggende che ancora oggi trovano accaniti sostenitori.

Per esempio sarebbero entrati in possesso del Santo Graal o addirittura dell’Arca dell’Alleanza, e questo avrebbe conferito loro i poteri di un governo occulto, al di sopra degli altri governi. Leggende, ma con qualche fondamento di verità: secondo la maggioranza degli storici, infatti, la loro ricchezza li rese potentissimi e li sottrasse a ogni possibilità di controllo. In un secolo, come il Trecento, in cui lo Stato cercava di emanciparsi dalla Chiesa, i Templari erano quindi un pericoloso ostacolo da sopprimere.

 

Dov’è finito il tesoro dei Templari? 

Secondo alcuni, tuttavia, i Templari continuarono a prosperare segretamente per anni, custodi di immense ricchezze. In effetti, con la bolla Ad providam del 2 maggio 1312, seguita al Concilio di Vienna, fu ordinato che i beni dei Templari fossero trasferiti agli Ospitalieri.

 

Furono dunque loro ad arricchirsi?

Sì e no. Se in Francia l’avido re Filippo pretese dai Cavalieri di Malta, “eredi” dei Templari, una pesante contropartita economica, secondo alcuni addirittura superiore a ciò che avevano incamerato, anche altrove in Europa varie teste coronate reclamarono porzioni del patrimonio templare nei rispettivi domini.

In Portogallo, per esempio, le proprietà dei Templari finirono nell’Ordine del Cristo, creato per combattere i Mori, e i loro beni finanziarono il potenziamento della flotta navale che due secoli dopo avrebbe garantito al regno lusitano un ruolo di primo piano nell’era delle scoperte geografiche.

Stessa cosa accadde in Spagna, dove un altro sodalizio militare creato per contrastare la minaccia saracena, l’Ordine militare di Nostra Signora di Montesa, incamerò i beni del Tempio e parte dei suoi Cavalieri.

In Germania i loro possedimenti furono spartiti con i Cavalieri Teutonici, mentre Oltremanica le proprietà dell’Ordine di Malta, ex templari o meno che fossero, vennero spazzate via nel Cinquecento dalle confische di Enrico VIII seguite allo scisma dalla Chiesa di Roma. Identico destino ebbero con la Rivoluzione le proprietà residue in Francia.

IL VERO TESORO DEI TEMPLARI. I celebri monaci guerrieri del Medioevo erano caratterizzati da una insolita longevità, arrivando a vivere anche il doppio rispetto all’aspettativa di vita dell’epoca. Il loro segreto sarebbe consistito nell’alimentazione, basata su una dieta simile a quella mediterranea. Dai documenti analizzati dagli studiosi è emerso che nella loro vita quotidiana i Templari seguivano regole ferree (e questo si sapeva), a partire dall’obbligo di lavarsi le mani prima di mangiare fino a un dettagliato programma di dieta, che prevedeva carne solo due volte a settimane. Sulla tavola abbondavano invece pesce, frutta fresca e olio d’oliva, ma anche i frutti di mare, con il loro bagaglio di omega-3.

Erano poi previsti tre piatti di legumi alla settimana. L’acqua veniva sempre addizionata con succo d’arancia. Il vino era concesso, anche se razionato. E accompagnato con polpa di aloe, pianta dalle virtù antisettiche e fungicide.

“La verità è come un leone. Non avrai bisogno di difenderla. Lasciala libera. Si difenderà da sola. Sant’Agostino.

 

Come diventare Templare oggi?

Può entrare nel Sacro Ordine del Tempio SCMOTH 1804 OSMTJ chiunque si identifica nel nostro Statuto moderno.

L’Ordine si ispira ai principi di cui alla seguente dichiarazione di fede templare che si riporta qui di seguito:

Con l’aiuto di Dio “ NOI, Cavalieri dello SCMOTH 1804 OSMTJ, forti dell’eredità, della tradizione, dei principi e degli insegnamenti dell’Ordine del Tempio del 12°, 13° e 14° secolo, consacrato nel 1128 nell’occasione del concilio di Troyes e che vide la sua attività interrotta nel 1314, con la condanna al rogo del Maestro del Tempio Jacques de Molay, siamo qui venuti, per libera scelta, a professare in Dio Padre, in Cristo Suo Figlio e nostro Signore e nello Spirito Santo, la fede della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana che né i roghi né il passaggio dei secoli hanno potuto sopprimere;

Consapevoli, dell’eredità spirituale che il sacrificio di molti ha trasmesso da un lontano passato, attraverso secoli bui di torture, menzogne, derisioni, silenzi colpevoli e tradimenti, eredità accettata da noi con pieno senso di responsabilità del pensiero e dell’azione costruttiva.

Crediamo,

nella comune identità dell’uomo, nel suo senso di giustizia, nella sua forza creativa nella sua capacità di soffrire e di redimersi, nel suo spirito alacre, nella sua propensione al bene, nell’eminente dignità dell’essere umano.

Fiduciosi,

nel desiderio dell’uomo e nelle sue capacità di contrastare e di allontanare il male, di essere giusto, sensibile, attivo ed imparziale, nella tenace determinazione dello spirito, intesa come attitudine ferma a dire e ad operare con onestà dell’intelletto, spirito di solidarietà e rigore morale, tanto nella vita pubblica quanto in quella privata.

Convinti,

che riconoscersi nella comune identità del genere umano nel rigore dell’esempio praticato e del proprio stile di vita, nella solidarietà verso i propri confratelli e tutti gli altri esseri umani figli di Dio, senza distinzione alcuna, costituisca la base della vera società umana, giusta ed equilibrata.

Certi,

di poter rispondere alle sfide che attendono la società del terzo millennio contro le ricorrenti barbarie dell’incultura, dell’intolleranza, del razzismo, dell’odio e dell’arroganza del potere, nell’intento di migliorare la vita spirituale e materiale degli uomini, ed in modo particolare dei deboli e di quelli che soffrono.

Ci impegniamo,

nell’ambito dei principi e della morale Templare tracciati prima da Sant’Agostino e poi dalla Regola di San Bernardo e di quelli democratici e civile che abbiamo conquistato e difendiamo, secondo la tradizione della Cavalleria fondata essenzialmente sui valori quali fedeltà alla S. Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Lealtà verso chi dirige l’Ordine, Onestà verso tutti, Gentilezza nei rapporti quotidiani, Servizio verso i bisognosi, a costruire un sistema nel quale tali principi siano compiutamente realizzabili, contribuendo:

  • alla creazione di un vincolo forte di solidarietà e di assistenza tra gli esseri umani;
  • alla formazione ed al progresso dell’uomo e delle sue doti morali e spirituali nel quadro della società di oggi e di domani;
  • al miglioramento della sua vita spirituale e morale ed a quella del gruppo sociale nel quale vive così come delle Istituzioni che la disciplinano;
  • al sollievo delle sofferenze di quelli che hanno bisogno, tramite azioni di carità e di beneficenza per amore di Dio;
  • all’instaurazione di comportamenti adeguati e coerenti, fondati sul principio dell’esempio, quale espressione di una nuova elite dello spirito;
  • al recupero dei valori Cristiani del mondo occidentale.

NON NOBIS, DOMINE, NON NOBIS SED NOMINE TUO DA GLORIAM

L’Ordine pienamente integrato nello spirito religioso e militare delle sue antiche origini ha per vocazione ai nostri giorni, di:

  • L’apostolato laico.
  • Cura dello spirito Ecumenico.
  • Difendere le libertà acquisite, promuovere le riforme necessarie, praticare delle opere di misericordia, di beneficenza e di carità.
  • La diffusione del regno di Nostro Signore Gesù Cristo nella società per l’adempimento dei precetti evangelici e la pratica delle opere di giustizia, di misericordia e di fratellanza tra gli uomini.
  • La difesa della fede, della santa Chiesa e della comunità Cristiana.
  • Il servizio dei diseredati, dei poveri e dei malati.
  • La difesa degli innocenti accusati ingiustamente.
  • A fianco dei doveri fondamentali della sua vocazione tradizionale, l’Ordine si propone ugualmente di effettuare il censimento, il restauro, il mantenimento e lo studio dei monumenti e degli archivi che testimoniano il suo antico fervore e la sua perennità spirituale.
  • Ugualmente incoraggia gli studi storici, araldici, genealogici, filosofici e religiosi che sono stati trattati in passato, per la sua vocazione attuale e per la sua spiritualità.
  • Le attività dell’ Ordine dovranno avvenire nel rispetto delle varie culture, religioni, razze e realtà esistenti sul territorio nazionale dove opera.
  • Non fa alcuna distinzione di nazionalità, razza, credo religioso, classe o opinione politica. Si dedica esclusivamente ad alleviare le sofferenze degli individui, guidato soltanto dai loro bisogni e dando la precedenza ai casi più urgenti.
  • L’Ordine deve avere le sue radici nella spiritualità dei suoi membri e nell’Antica Tradizione Templare.

Quali sono le relazioni tra i Templari, gli islamici e la massoneria?

“Le donne, i cavallier…l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto che furo al tempo che passaro i Mori d’Africa il Mar e in Francia nocquer tanto….” ci sembrava di aver consegnato definitivamente queste emblematiche rime alla Storia e alla Letteratura, ma ecco che oggi ridivengono attuali, anzi rianimano lo Spirito Crociato.

Del resto da questo spirito dobbiamo trarre vigore se vogliamo salvaguardare la cristianità nel suo insieme e i valori tutti e le conquiste ultra  millenarie della civiltà occidentale, che oggi vediamo sempre più minacciati dalla furia dell’Islam integralista, dai dittatori di oggi e dalle varie massonerie deviate.

Ma non perdiamo di vista il nostro compito. Cavalieri e Templari, prendete la spada templare, prendete tutta l’armatura di Dio, affinché possiate resistere giorno per giorno a tutte le tentazioni che vi perseguitano e quindi avvolti dalla forza della vostra fede, per poter emergere vittoriosi in tutte le battaglie che vi si presentano. NnDnn

“Se il mondo è troppo piccolo per te, rendilo grande. Non lasciare che le persone entrino nel tuo mondo e ti distruggano”. H de Payens




Giorno del ricordo: cos’è e perché si celebra il 10 febbraio

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downloadIl Giorno del ricordo è una solennità nazionale italiana che si celebra ogni anno il 10 febbraio a partire dal 30 marzo 2004, giorno in cui è stata istituita con la legge n. 92. In questa giornata si tengono una serie di celebrazioni e attività che coinvolgono le istituzioni a partire dal Presidente della Repubblica fino ai comuni singoli. Tra discorsi, cerimonie e attività, il Giorno del ricordo viene celebrato anche a scuola, promuovendo attività di approfondimento in merito ai fatti. Vediamo quindi cos’è il Giorno del ricordo e perché si celebra il 10 febbraio.

Il Giorno del ricordo: cos’è?

Lo scopo del Giorno del ricordo, così come stabilito dalla legge n.92 del 2004, è quello di conservare e rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra(1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale”.
La celebrazione avviene quindi in onore del ricordo di tutte le vittime dei massacri delle foibe, gli eccidi compiuti a danno della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia nel periodo della seconda guerra mondiale e appena dopo ad opera dei partigiani jugoslavi dell’OZNA. Il nome foibe, così come li chiamano in Venezia Giulia, fa riferimento agli inghiottitoi carsici nei quali furono gettati molti dei corpi delle vittime.
In occasione del 10 febbraio viene rilasciata una medaglia commemorativa ai parenti delle persone infoibate (vittime delle stragi delle foibe) di Fiume, della Dalmazia, dell’Istria e delle province dell’attuale confine orientale dell’8 settembre 1943.

Le stragi delle foibe cominciarono in data 8 settembre 1943, con l’annuncio dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassabile e terminarono il 10 febbraio 1947, il giorno in cui furono firmati i trattati di pace di Parigi. Ecco perché il Giorno della del ricordo si celebra proprio il 10 febbraio, in occasione dell’anniversario del termine di questi massacri, quando tramite i trattati di Parigi alla Jugoslavia venivano assegnati il Quarnaro, l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia, prima tutti territori appartenenti all’Italia. Vengono esclusi dalle celebrazioni tutti coloro che sono stati uccisi mentre nell’atto di far parte volontariamente di formazioni non a servizio dell’Italia.

Il Giorno del ricordo a scuola

Tra le varie cerimonie e le contestazioni – soprattutto politiche – rispetto al Giorno del ricordo, la scuola italiana prevede attività di approfondimento e attività celebrative a cui è stata invitata da tutti i ministri competenti succedutisi a partire dal 2005.
Tutte le scuole di ogni ordine e grado sono invitate a proporre iniziative ed attività col preciso scopo di diffondere la conoscenza dei fatti andando anche a valorizzare quello che è il patrimonio storico, culturale, artistico e letterario di tutti gli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate. In particolare l’attenzione viene posta sul contributo di queste popolazioni allo sviluppo culturale e sociale del territorio della costa nord-orientale adriatica, preservando anche le tradizioni di queste comunità residenti sia in Italia che all’estero.

Esiste una dispensa approvata dallo storico Guido Rumici creata apposta per trattare l’argomento delle foibe a scuola dal titolo “Istria, Fiume e Dalmazia. Profilo storico”. Anche a livello universitario ci sono una serie di atenei che propongono attività di vario tipo.
Dal 2009 il MIUR propone ogni anno un concorso nazionale per il Giorno del ricordo rivolto alle scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado affinché la memoria degli italiani rimanga viva. Nel 2010, in occasione della maturità, la traccia del tema storico chiedeva agli studenti di parlare delle stragi delle foibe tenendo conto della legge istitutiva del Giorno del ricordo.

da sololibri.net




Ricordo/Anvgd: leggiamo la storia senza paraocchi e nostalgie

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10esodoTRIESTE\ aise\ – “Il Giorno del Ricordo 2022 si svolgerà in una cornice sempre più europea, nell’ambito della quale i Capi di Stato di Italia e Slovenia hanno individuato nelle epurazioni politiche compiute dai partigiani comunisti di Tito durante la nascita della dittatura un momento di comune sofferenza che ha peraltro interessato pure la Croazia. Tante sono le foibe in territorio sloveno e croato davanti alle quali sarebbe auspicabile vedere nuovamente due Presidenti della Repubblica tenersi per mano, ma basterebbe che ogni luogo di sepoltura venisse identificato, censito, esplorato al fine di ricomporre le salme e reso identificabile attraverso un’apposita segnaletica ed una breve descrizione in più lingue”. A dirlo è Renzo Codarin, Presidente nazionale Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
“Chi non affronta la storia del confine orientale italiano con il paraocchi – ha aggiunto Codarin – ha individuato nella scellerata politica asburgica del divide et impera la causa degli opposti nazionalismi che hanno iniziato a fronteggiarsi già a fine Ottocento. Chi non ha nostalgia delle dittature si riconosce nella condanna dei totalitarismi novecenteschi sancita da quelle istituzioni europee all’interno delle quali Italia, Slovenia e Croazia guardano al futuro e riconoscono le reciproche sofferenze patite nel secolo delle ideologie”.
“Di fronte ad un’opera di chiarificazione storica in continuo miglioramento, ancora da definire sono tuttavia le questioni legate ai beni abbandonati dagli esuli, tanto con lo Stato italiano (con riferimento alle terre cedute alla Jugoslavia con il Trattato di Pace) quanto con Slovenia e Croazia (riguardo la ex Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste) ed auspichiamo pertanto che il Tavolo di lavoro tra il Governo e le Associazioni degli Esuli venga aggiornato prima che scada la legislatura”, ha proseguito ancora il Presidente dell’Anvgd.
“Dei rapporti con i ministeri però vogliamo ancora una volta evidenziare la proficua sinergia avviatasi con il Ministero dell’Istruzione – ha evidenziato ancora avviandosi alla conclusione -: corsi di formazione a livello nazionale e regionale, in presenza o da remoto ed un concorso scolastico nazionale sempre più partecipato rappresentano gli strumenti con cui la storia dell’italianità adriatica può finalmente diventare patrimonio comune per le nuove generazioni. Di fronte a chi minimizza, giustifica o nega le sofferenze del popolo giuliano-dalmata o addirittura vorrebbe abolire il Giorno del Ricordo, constatiamo, infine, che la coalizione trasversale che il 30 marzo 2004 approvò quasi all’unanimità la Legge 92 istitutiva del 10 Febbraio rimane coesa e anzi riscontriamo da parte di alcuni suoi componenti sempre più sensibilità, solidarietà ed attenzione nei confronti delle nostre istanze”. (aise) 




La Giornata della Memoria: Assisi, la giusta

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biviglia 1934 154x200Erano mesi terribili quelli che gli cittadini di Assisi vissero dall’8 settembre 1943 al 17 giugno 1944. In un’Italia martoriata dal capovolgimento di alleanza seguito alla dichiarazione di Armistizio e dagli scontri cruentissimi tra forze Alleate e tedeschi in ritirata, i superstiti del regime fascista si adoperarono alacremente per collaborare con le truppe di Hitler per “stanare” ebrei, soldati italiani fuggitivi e militari alleati rimasti isolati tra le linee, usando delazione e violenza per convincere i recalcitranti residenti umbri.

Spesso le delazioni arrivarono a segno, permettendo di scoprire quell’Italia sommersa fatta di migliaia di operosi e inermi ebrei che molti tentavano di nascondere al Moloch nazista. Ma spesso vi fu anche una resistenza silenziosa, che combatté tremando alla sola idea di essere scoperta e fucilata seduta stante per aver dato asilo ai fuggitivi.

Tra le tante storie “eroiche” che la storia fece emergere soltanto mesi e anni dopo i tragici fatti, vi è anche quella di  Suor Maria Giuseppina Biviglia che si adoperò con tutte le forze per prestare aiuto agli ebrei e ai soldati fuggitivi. La badessa del monastero di San Quirico ad Assisi salvò decine di vite umane, rischiando in prima persona la sua e si meritata nel 2013 il riconoscimento da parte dell’Istituto Yad Yashem: il suo nome è tra coloro che hanno agito in modo eroico per salvare gli ebrei dal genocidio nazista.

l srgiuseppinabivigliaclarissaMaria Giuseppina Biviglia era nata a Serrone, frazione del Comune di Foligno nel 1897. Entrò in convento il 13 maggio del 1922 per restarvi fino alla morte, avvenuta a 94 anni, il 31 marzo 1991. Nominata Madre Badessa, guidò il convento di San Quirico dal 1942 al 1948, dal 1964 al 1967 e dal 1967 al 1970 lasciando diversi scritti autobiografici nei quali ha lasciato tracce delle sue azioni in favore di ebrei, oppositori politici e fuggitivi.

Le celle del monastero di San Quirico, durante i terribili mesi intercorsi tra la data dell’8 settembre 1943 e il giorno della liberazione (13 giugno 1944) si trasformarono nel capo finale di una corda di soccorso   clandestina che vide nel cardinale di Firenze Elia Dalla Costa il bandolo iniziale e in Gino Bartali il protagonista più famoso e singolare. Il campione, fingendo di allenarsi portava infatti  da Firenze ad Assisi, nascosti nella canna della sua bicicletta, fogli, fotografie e documenti falsi per far espatriare i rifugiati. Ad Assisi trovò invece ad accoglierlo il cardinale Giuseppe Placido Nicolini, i tipografi Luigi e Trento Brizi, il guardiano del convento padre Rufino Niccacci e Madre Biviglia e le sue consorelle, che accoglievano  e nscondevano i fuggitivi  nel dormitorio, negli ambienti della clausura o nei sotterranei. Chi bussava a San Quirico veniva quasi sempre nascosto sotto false spoglie, indossando qualche volta anche gli abiti delle suore.

«Si obbediva solo a un sentimento – spiegò tanti anni dopo madre Biviglia – che  sorgeva spontaneo di volta in volta che si presentavano dei disgraziati: davanti al dolore di ciascuno avrebbe taciuto ogni velleità di giudizio…: la pietà avrebbe in ogni caso trionfato come trionfò».

Maria Giuseppina Biviglia inizialmente accettò con ritrosia il delicatissimo incarico. La badessa aveva paura di aprire le porte del suo convento e temeva per la comunità che dirigeva. Fino a quando la compassione non ebbe il sopravvento.

suore clarissePer mesi e mesi l’alacre attività segreta del convento rimase segreta. Le consorelle usavano la rete di cunicoli medievali per nascondere tanti ebrei dagli occhi dei nazifascisti, finché nel febbraio del ’44   non rischiò di essere sgominata del tutto: venne infatti scoperto un giovane croato ricercato dalla polizia, che mostrando documenti falsi rispose alle domande dichiarando di alloggiare nel monastero di San Quirico. I funzionari della GESTAPO e della Repubblica Sociale si recarono al convento e trovarono le suore radunate in preghiera. Minacciata dai fascisti, madre Maria affrontò le minacce d’arresto: «Eccomi pronta; munitevi di permesso, perché sono monaca di clausura e non posso abbandonarla senza autorizzazione».

Suor Biviglia – seppure impaurita e sotto la minaccia d’arresto – oppose strenua e disperata resistenza ai funzionari ma i poliziotti perquisirono a fondo il convento delle clarisse e gli ebrei rimasti scamparono alla cattura nascondendosi nelle grotte sottostanti. Sia padre Rufino sia don Aldo Brunacci vennero incarcerati, ma in seguito rilasciati per carenza di prove.

Grazie a questo gesto eroico, tutti gli ebrei rifugiati a San Quirico riuscirono a salvarsi trasformando Assissi in un’isola felice che riuscì a salvare tutti gli ebrei che vi si erano rifugiati.

Insignita della Medaglia “Giusto fra le Nazioni” 22 anni dopo la sua morte, Suor Biviglia è entrata di diritto a far parte del Giardino dei Giusti di Gerusalemme. I familiari di suor Biviglia hanno deciso di donare la medaglia  consegnata loro da Sara Ghilad, al monastero di San Quirico di Assisi, perché proprio lì erano stati salvati tanti ebrei.

Il 17 giugno 1944 le truppe anglo-americane entrarono in città senza sparare un colpo. Il colonnello medico della Wehrmacht Valentin Müller (devoto cattolico e probabile complice dell’attività segreta del Monastero) in persona – a cui Assisi tributerà perenne riconoscenza – prima di ritirarsi vigilò affinché le retroguardie tedesche lasciassero la zona senza entrare nel centro storico per abbandonarsi a violenze e saccheggi.

suoewDopo pochi giorni dalla liberazione emersero i primi contorni di quella straordinaria avventura umanitaria che aveva visto protagonisti religiosi e civili, dal podestà della città, avvocato Arnaldo Fortini a monsignor Giuseppe Placido Nicolini, il monaco benedettino originario della provincia di Trento nominato vescovo d’Assisi nel 1928, a 51 anni d’età; da Padre Michele Todde, dei conventuali della basilica di san Francesco (era spesso il primo a raccogliere le richieste di soccorso) a don Aldo Brunacci, che incaricato dal vescovo di coordinare l’assistenza agli sfollati, ne organizzava l’accoglienza;  da padre Rufino alle clarisse di San Quirico, le collettine francesi, le cappuccine tedesche, le stimmatine;  dalla signora Marcella Paladin  (impiegata all’Anagrafe) che trafugava la modulistica delle carte annonarie perché potesse poi essere compilata con le false generalità fornite agli ebrei dalla rete clandestina del vescovo, ai  tipografi Luigi e Trento Brizi, (padre e figlio) che  falsificarono tanto bene le carte d’identità da renderle difficilmente distinguibili dagli originali.

Un manipolo di “giusti” che salvarono centinaia di ebrei facendo la differenza tra il bene e il male. In assoluta umiltà.




Spagna. Un tasso affamato ha trovato un tesoro in monete romane

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downloadAGI – A caccia di bacche e vermi, un tasso affamato ha portato alla luce la più grande collezione di monete romane mai scoperta nel Nord della Spagna, successivamente autenticata da due archeologi. Il prezioso ritrovamento è avvenuto nei pressi della tana del mammifero, nella municipalità di Grado, nelle Asturie, quando gli studiosi sono andati a visitare la grotta di La Cuesta accompagnati da un residente locale. Secondo la relazione archeologica pubblicata su una rivista specializzata e rilanciata dai media spagnoli, la “scoperta eccezionale” consiste in 209 monete datate tra il terzo e il quinto secolo d.C.

In base alla ricostruzione dei fatti, la preziosa scoperta fatta per caso dall’animale risalirebbe a gennaio 2021, quando la tempesta Filomena si è abbattuta sulla Spagna e pesanti nevicate hanno colpito le Asturie. Gli studiosi hanno attribuito l’insolito ritrovamento al tasso perché è avvenuto nei pressi della sua tana. Scavando in cerca di cibo, ha aperto una piccola fessura nel terreno che invece conteneva l’antico tesoro, ovviamente poco interessante per lui. Secondo uno dei ricercatori, citato da El Pais, monete come queste sarebbero state realizzate in luoghi lontani, tra cui Costantinopoli (l’odierna Istanbul, Turchia) e Salonicco, in Grecia. In passato altri tesori erano stati rinvenuti nei fitti boschi di Grado. Tra questi, negli anni Trenta sono apparse circa 14 monete d’oro risalenti al regno di Costantino I, imperatore romano che regno’ dal 306 al 337 d.C. Dopo quest’ultima importante scoperta “casuale”, il dipartimento di cultura delle Asturie intraprendera’ nuovi progetti di ricerca archeologica con la speranza di scovare altri tesori.




New York: IIC e Regione Sicilia insieme per una mostra su Costanza d’Aragona

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26newyorkpalermoPALERMO\ aise\ – Una grande mostra a New York incentrata sulla figura di Costanza d’Aragona di cui il prossimo anno ricorrono ottocento anni dalla morte. È questo il progetto al quale sta lavorando l’Istituto italiano di cultura di New York che avrà il patrocinio della Regione Siciliana.
Proprio di questo si è discusso in queste ore a Palazzo Orléans, sede della Regione Sicilia, nell’intro tra il presidente della Regione, Nello Musumeci, l’assessore dei Beni culturali, Alberto Samonà, e il direttore dell’IIC, Fabio Finotti.
L’incontro è servito per gettare insieme le basi di una collaborazione fra istituzioni e la mostra sarà il cuore di un progetto su più fronti che investirà vari ambiti della cultura siciliana e della centralità dell’Isola nel cuore del Mediterraneo. (aise) 




La scoperta del Risorgimento e del Garibaldi bresciano

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img 20210515 wa0183Brescia romana, medievale e anche risorgimentale. La storia locale unita con quella nazionale e mondiale. Qui possiamo vivere le esperienze da sogno, condividere la memoria di un territorio per comprenderne l’evoluzione e conoscere ciò che è accaduto. Aprire la mente e affrontare le sfide del futuro.

Durante la Conferenza Stampa, sabato, 15 maggio ore 16.15 presso Villa di Cantina Torreggiani -Treponti di Rezzato.

Villa storica, luogo simbolo, teatro di eventi di grande rilevanza, scenario di dolore e di tormento dei soldati feriti sul campo di battaglia,  ospitò Giuseppe Garibaldi, prima dell’inizio dei conflitti di Solferino e San Martino e la nascita dell’Associazione Nazionale G.G Delegazione Regionale di Brescia a nomina del referente era presente, il noto Francesco Garibaldi, presidente Nazionale Fondazione Garibaldi, discendente diretto dell’eroe dei due mondi e del suo grande amore  nostra eroina Anita.

Ho  fatto una scoperta davvero sensazionale. Questa scoperta risulta di particolare importanza sopratutto in vista della presentazione dei libri Garibaldi a Brescia nel 160° del’  unità  d’Italia di Gianluigi Valotti e Bergamo 1859 città Ospedaliera  dello stesso autore, presidente della delegazione regionale, lo storico scrittore Gianluigi Valotti in collaborazione con Marco Facchetti, Mateo Ghedi, Michele Torregian.

I volumi storici sono una raccolta di documenti importantissimi e imprescindibili per conoscere il risorgimento bresciano. Un evento con partecipazione esclusivamente su invito, un’ottima occasione per consolidare l’interscambio Italia Brasile e fra gli ospiti esponenti del mondo dello spettacolo, della politica, erano presenti  celebri scrittori, giornalisti e personaggi illustri.

img 20210515 162321344Per me, invece ho avuto un modo di realizzare una rapida visita, un percorso speciale pieno di enigmi e di curiosità. La vera scoperta del risorgimento è stata vedere le stanze della Villa, le sue esposizioni museali e i suoi sotterranei grazie al gentile referente del museo Torregiani Marco Bettinelli, presentare mio  libro Brixia Brasile in Versi al protagonista dell’ evento il Garibaldi bresciano Francesco Garibaldi e al magistrato Davide Iori.

È stato un gran piacere  conoscere  l’Associazione Culturale Faro Tricolore di Desenzano del Garda, conoscere  la presidente Maria D’Arconte introdurre un dialogo con i protagonisti della memoria dei fatti risorgimentali e dei meravigliosi abiti storici.

 




Cristoforo Colombo e il “Columbus International Award”

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unnamedIl prossimo 22 maggio, alle ore 16 (ora italiana) in diretta streaming, a 515 anni della morte, avrà luogo il nuovo viaggio di Cristoforo Colombo verso il mondo.

Si chiama COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD e prende forma da un’idea concreta del Dott. Massimiliano Ferrara, Fondatore e Presidente di Fondazione ITALY e ideatore del portale DOVE – Dove Vivo all’Estero, il portale di chi ama l’Italia.

Un progetto ambizioso che vedrà Colombo protagonista di una tavola rotonda e di un contestuale premio a lui dedicato.

Per l’occasione verranno premiate alcune importanti personalità italiane che si sono distinte a livello internazionale come Ambasciatori della Cultura e del Made in Italy nel mondo, diffondendo l’amore per l’Italia, con l’importante compito di essere ponte tra l’Italia e il mondo, tra gli amanti dell’Italia e la cultura e le tradizioni italiane.

All’evento, organizzato grazie alla fattiva collaborazione dello Staff di Fondazione ITALY e di DOVE – Dove Vivo all’Estero, degli Ambasciatori DOVE, con il fondamentale aiuto del Co-produttore Dott.ssa Maria Rosa Borsetti, insieme a MaMa communication e a molti Media Partners Internazionali, prenderanno parte sia autorità governative sia associazioni internazionali in rappresentanza d’Italia, Spagna, Stati Uniti, America Latina e Caraibi.

Di certo una strada concreta per ricordare il grande esploratore e navigatore italiano e condividere la sua enorme importanza storico-mediatica. Sarà l’occasione anche per porre l’Italia al centro di un nuovo processo di visione e di innovazione, di futuro e di sviluppo, grazie anche al grande impegno quotidianamente profuso da molte associazioni e personalità italiane nel mondo.

columbus facebook group freecityUn progetto ambizioso di orgoglio e riscatto dell’Italia, anche per portare nel mondo quell’immagine di Tradizione e Innovazione che ci contraddistingue, legandola a un Made in Italy a 360° che sempre più necessita di una vera azione incisiva che scuota al contempo istituzioni e imprenditori italiani presenti in tutto il mondo.

Attraverso il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD si sono avviati, e si approfondiranno sempre più, anche percorsi di collaborazione, valorizzazione e scambi culturali in particolare con la Spagna, Cuba e l’America.

La visibilità, l’ambizione progettuale e la dimensione internazionale dell’evento non poteva non attirare da subito l’interesse d’importanti istituzioni e di soggetti privati, associazioni e fondazioni, italiane e estere.

E’ necessario, quanto vitale, portare la verità e la cultura del bello, l’unione e la dimensione della scoperta, lo spirito d’avventura ma anche il valore del rispetto, così come la bellezza della cultura e dell’arte ai nostri giovani, sempre più oggetto d’informazioni fuorvianti e spesso violente.

Dott. Massimiliano Ferrara

Presidente di Fondazione ITALY




 Fra Marco da Nizza, il primo missionario italiano degli Stati Uniti

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fray marcos de niza 2 Nell’Isola  di Santo Domingo – 1531 – approda Marco da Nizza. Appartenente all’ordine dei Frati Minori Francescani, il religioso si fermerà nell’isola caraibica solo il tempo di conoscere i primi rudimenti di quel Nuovo Mondo che le grandi potenze europee avevano iniziato a colonizzare e a depredare. Poi proseguirà per il Perù, testimone diretto di grandi eventi storici, per poi riapparire nelle terre nordamericane e dare il suo personale contributo all’evangelizzazione delle popolazioni native.

È però una vita avvolta nelle nebbie, quella vissuta dal francescano. Nato probabilmente nel 1495 nella città di Nizza, all’epoca sotto la protezione della famiglia comitale di Savoia, guidata da Amedeo VII, Marco prende i voti e si mette a disposizione della Spagna per intraprendere l’evangelizzazione nel Nuovo Mondo. La sua presenza, dopo il passaggio nelle isole, è chiaramente documentata nel 1532 a Cajamarca. Fra’ Marco presenzierà infatti al celebre incontro tra il conquistatore spagnolo Francisco Pizarro e il capo inca Atahualpa.

Altre tracce del nizzardo portano nel 1536 nella Nuova Spagna (l’attuale Messico); in quest’anno, per conto del viceré di Spagna Antonio de Mendoza il missionario parte alla scoperta e all’esplorazione di nuove terre arrivando fino ai territori degli indiani Pueblo, nell’attuale stato dell’Arizona. È  il contatto con questi indiani che induce gli spagnoli a intraprendere la ricerca delle sette città d’oro, un mito molto forte nelle terre oggetto di conquista: vi si narra infatti di 7 vescovi fuggiti all’invasione araba in direzione Ovest e fondatori, su una nuova isola, di sette città ricoperte d’oro. Questa storia intersecò in Arizona un mito altrettanto forte tra gli indiani Pueblo e riguardante 7 caverne e 7 tribù Nahua fondatrici della confederazione Zuni. Quanto bastava per scatenare una corsa spasmodica, da parte delle autorità spagnole, alle immense – così erano ritenute- ricchezze indigene.

coronado expeditionLa spedizione di Marco da Nizza si trasformò in un apostolato tra le miti genti del luogo. Per questa opera fra Marco ricevette anche l’approvazione del padre provinciale Antonio de Ciudad Rodrigo, uno dei 12 francescani giunti in Messico nel 1524 al seguito del primo approdo nelle nuove terre degli spagnoli. Con sé Fra Marco portava anche le istruzioni del viceré Mendoza, un vero e proprio decalogo di comportamento per l’esplorazione e la colonizzazione di nuove terre, cui era dovere attenersi scrupolosamente. La spedizione mosse da San Miguel de Culiacaàn il 7 marzo 1539 e il

francescano era in compagnia del confratello Fra Onorato e di Esteban, un uomo di colore salvatosi miracolosamente da un precedente naufragio.

Fra Marco dimostrò in questa spedizione, passata   le sue indubbie qualità di geografo. Dimostratosi dotto in cosmografia, cartografia e navigazione, il francescano inserì nella sua “Relatione” dettaglia importantissimi sulla rotta, sul profilo costiero, tracciando altresì utilissimi portolani. La sua figura quindi, strada facendo, si ricoprì, agli occhi degli indiani, di un’aura mistica: per loro Fra Marco divenne “Sayota” – uomo del cielo, uno sciamano dai tanti poteri. Giunti fino all’attuale stato del Kansas, gli esploratori non trovarono il mitico oro e il vasto territorio esplorato da Coronado sarà chiamato Nuevo Reino de San Francisco, trasformando Cibola al tempo stesso in un’immagine politica, sociale e utopica.

macrosdeniza gilacanyonFra Marco venne nominato provinciale dell’Ordine  ma in quell’avventuroso viaggio il savoiardo contrasse anche una grave malattia che lo affliggerà fino alla morte, avvenuta nel 1558.  La morte mise fine alla straordinaria e pittoresca figura di “fray Marco da Niza”, trasfigurando il suo nome in un nuovo mito del pionierismo americano. Il missionario esploratore riposa da secoli a Città del Messico, a testimonianza di un’epopea che vide la Spagna e la chiesa compiere la più grande opera di colonizzazione ed evangelizzazione.




Quando la Regina Elisabetta e il Principe Filippo arrivarono a Firenze

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d0c31b8535cbb469a9d3419ebea16201Gli inglesi sono sempre stati di casa a Firenze. Fino dai tempi del Granducato di Toscana, vi affluivano artisti, poeti, borghesi danarosi,  nobili affascinati dall’arte e rampolli di famiglie aristocratiche in disgrazia per qualche debito di gioco o altre scorrettezze commesse. Gli anglo-fiorentini si erano ben organizzati, con scuole, negozi nel centro città, chiese e perfino il Cimitero degli Inglesi. La Regina Vittoria trascorse una bella vacanza nella Villa di Maiano e si racconta che tutte le mattine la sua carrozza si fermasse davanti a una osteria rinomata per il buon vino, situata sulla discesa che porta a Firenze. Un maggiordomo scendeva dalla vettura e  portava alla regina un bel bicchiere di Chianti che lei si beveva con gusto lì per lì. Per questa sua abitudine i fiorentini le dettero l’irriverente soprannome “La Schiccherona.” Anche la regina Mary d’Inghilterra e la Queen Mother Elizabeth trascorsero periodi a Firenze. Si dice perfino che la celebre bistecca fiorentina debba il suo nome proprio agli inglesi. Il Granduca di Toscana aveva l’abitudine durante le festività importanti di distribuire alla popolazione delle colossali “carbonate” di carne di manzo chianino, cotte in piazza e servite belle fumanti. Una volta un gruppo di inglesi vide la scena e  volendo accaparrarsi quelle succulente pietanze, cominciarono a gridare “beef steak, beef steak!” Ai fiorentini piacque quella parola e da allora la carbonata si chiamò bistecca.

Non c’è da meravigliarsi se i fiorentini accorsero in massa a salutare la Regina Elisabetta e il Principe Filippo in occasione delle due visite che la coppia reale fece alla città, prima nel maggio 1951 quando la principessa Elizabeth era ancora soltanto l’erede al torno e poi dieci anni dopo, nel 1961, quando regnava già da nove anni. Anche a casa mia fu deciso di andare a vedere il passaggio del corteo degli illustri ospiti e le cerimonia di benvenuto e quindi tutta la mia famiglia si incamminò per assicurarsi un posto sul viale dove sarebbe passata l’automobile dei reali. Si capisce che la città aveva fatto le cose in grande, con mazzieri in costume rinascimentale, gonfalone in parata, musici a suonare le chiarine e poi, lentamente iniziarono a sfilare le automobili dei notabili con il sindaco in testa. Finalmente, e l’attesa si era fatta ormai palpabile, sfilò l’auto scoperta con Elisabetta e Filippo, che salutavano con molta grazia la folla, sorridendo e volgendosi a destra e a sinistra. Di quella giornata di tanti anni fa ho un ricordo abbastanza vago, ma mi parve allora che la regina fosse davvero avvenente ma il principe fosse un vero “schianto” come si diceva allora. Sgomitando e allungando il collo per vedere meglio, dalla folla cominciarono a fioccare i commenti: “ Ohoh…quella è la Regina? la mi pare un uccellino!” e difatti la giovane Elisabetta era molto minuta e snella. “Quello sì che gliè un bell’omo…” “ Accidenti se gliè bono…” e innegabilmente l’aitante bel Principe Filippo irradiava vigoria e sicurezza di sé, anche se ora viene ricordato come l’uomo che dovette stare sempre un passo indietro rispetto alla potente consorte.

Quando è arrivata la notizia del trapasso dell’ormai centenario Principe e sono apparse le foto commemorative del  lungo e felice matrimonio dei reali, anche se non sono devota né interessata alle vicende dei Windsor, ho sentito un poco di rimpianto e un poco di tenerezza guardando i ritratti dei due ormai vecchissimi coniugi. D’’improvviso mi è tornata in mente quella mattina così remota nel tempo, e ho rivisto per un momento  Filippo ed Elisabetta nello splendore della gioventù, belli come i principi delle favole, sorridenti a salutare la folla sotto il cielo azzurro della mia città.

foto da Twitter Nardella – ANSA