9 maggio 1978, il giorno che sconvolse l’Italia: il corpo di Aldo Moro trovato in via Caetani

aldo moro 9 maggio 1978

aldo moro 9 maggio 1978Il 9 maggio 1978 rimane una delle date più drammatiche della storia italiana. Dopo 55 giorni di prigionia nelle mani delle Brigate Rosse, il corpo senza vita di #Aldo Moro venne ritrovato a Roma, nel bagagliaio di una #Renault 4 rossa parcheggiata in #via Caetani

Lo statista democristiano era stato rapito il 16 marzo 1978 in #via Fani, in un agguato in cui morirono i cinque uomini della sua scorta. Il sequestro durò quasi due mesi e segnò profondamente la vita politica e civile del Paese.

La scelta di via Caetani non fu casuale. La strada si trova a poca distanza sia dalla storica sede della Democrazia Cristiana in piazza del Gesù sia da quella del Partito Comunista Italiano in via delle Botteghe Oscure, un luogo altamente simbolico negli anni della Guerra Fredda e del terrorismo interno.

La notizia del ritrovamento arrivò nel primo pomeriggio del 9 maggio. In pochi minuti l’Italia intera si fermò davanti alle edizioni straordinarie di radio e televisione. L’immagine della Renault 4 con il corpo di Moro nel bagagliaio diventò il simbolo degli “anni di piombo” e di una ferita ancora aperta nella memoria collettiva del Paese.

Il delitto Moro rappresentò uno spartiacque nella storia della Repubblica italiana. Ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, quel 9 maggio continua a essere ricordato come il giorno in cui l’Italia si trovò faccia a faccia con il terrorismo e con una delle sue pagine più oscure.




Marcinelle, a 70 anni dalla tragedia il Museo dell’Emigrazione Marchigiana ricorda gli italiani morti in miniera

facebook marcinelle 70 museo dellemigrazione marchigiana il 9 maggio incontro su lavoro sicurezza ed emigrazioneimmagine21

facebook marcinelle 70 museo dellemigrazione marchigiana il 9 maggio incontro su lavoro sicurezza ed emigrazioneimmagine21A quasi settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, il disastro minerario che l’8 agosto 1956 costò la vita a 262 lavoratori, tra cui 136 italiani, il Museo dell’Emigrazione Marchigiana dedica un incontro speciale ai temi del lavoro, della sicurezza e dell’emigrazione italiana nel mondo. L’appuntamento è previsto per il 9 maggio a Recanati, nelle Marche.

L’iniziativa vuole ricordare non soltanto una delle pagine più drammatiche dell’emigrazione italiana del dopoguerra, ma anche il sacrificio di migliaia di connazionali partiti verso Belgio, Germania, Svizzera e Americhe in cerca di lavoro e di una vita migliore.

La tragedia di Marcinelle avvenne nella miniera di carbone di Bois du Cazier, in Belgio, dove un incendio scoppiato nei tunnel sotterranei intrappolò centinaia di minatori. Per giorni l’Italia seguì con angoscia le operazioni di soccorso, fino alla frase diventata simbolo della tragedia: “Tutti cadaveri”. Quel disastro segnò profondamente la memoria collettiva italiana e cambiò anche il dibattito europeo sulle condizioni di sicurezza sul lavoro.

Secondo gli organizzatori, l’incontro del Museo dell’Emigrazione Marchigiana vuole collegare quella memoria storica alle sfide di oggi: sicurezza nei luoghi di lavoro, diritti dei migranti e valore umano dell’emigrazione. Temi che restano attuali anche nel 2026, in un mondo dove milioni di persone continuano a lasciare il proprio Paese per necessità economiche o sociali.




Friuli, 50 anni fa il terremoto che cambiò una terra e il suo popolo emigrante

friuli1976

friuli1976Il 6 maggio 1976, alle 21, il Friuli venne colpito da uno dei terremoti più devastanti della storia italiana del dopoguerra. Una scossa di magnitudo 6.5 con epicentro tra Gemona e Osoppo distrusse paesi interi, provocando quasi mille vittime, migliaia di feriti e oltre 100 mila sfollati.

Gemona del Friuli, Venzone, Buja, Majano, Forgaria e molti altri centri furono praticamente rasi al suolo. Le immagini delle case crollate, delle chiese spezzate e degli alpini impegnati nei soccorsi restano ancora oggi impresse nella memoria collettiva italiana.

Ma il terremoto del Friuli non fu soltanto una tragedia locale. Fu anche il dramma di un popolo emigrante sparso nel mondo. Negli anni Settanta decine di migliaia di friulani vivevano già all’estero: in Canada, Argentina, Australia, Svizzera, Belgio, Germania e in molti Paesi dell’America Latina. L’emigrazione era stata per decenni una necessità per una terra povera ma laboriosa, segnata dalla montagna e dalla mancanza di lavoro.

Quando arrivò la notizia del sisma, i “Fogolârs Furlans”, le associazioni dei friulani nel mondo, si mobilitarono immediatamente. Raccolte di fondi, aiuti umanitari, medicine, tende e contributi economici partirono da ogni continente verso la regione devastata. Molti emigrati tornarono temporaneamente in Friuli per aiutare parenti e amici tra le macerie.

Per tanti friulani all’estero fu uno shock profondo: vedere distrutti i paesi lasciati anni prima per cercare fortuna lontano significò perdere improvvisamente una parte della propria identità. Eppure proprio quella straordinaria rete di solidarietà internazionale contribuì alla rinascita della regione.

Dal disastro nacque anche quello che ancora oggi viene chiamato il “modello Friuli”: una ricostruzione rapida, trasparente e fortemente legata alle comunità locali, considerata ancora un esempio di efficienza nella gestione delle emergenze. Il terremoto del 1976 contribuì inoltre alla nascita della moderna Protezione Civile italiana.

Cinquant’anni dopo, il ricordo dell’“Orcolat”, come il terremoto viene chiamato in friulano, continua a vivere non solo nei paesi ricostruiti pietra dopo pietra, ma anche nelle comunità friulane sparse nel mondo, che non hanno mai smesso di sentirsi parte della loro terra d’origine.




Il mondo sottosopra. Volontà di dominio

daniel

mondo sottosopra degli espostiVenerdì 8 maggio 2026 alle ore 21.00, nella la Sala 1° piano del CENTRO POLIVALENTE a LIMIDI (via Papotti n. 18) si continua a parlare di storia. Dopo l’avvincente conferenza del professor Casto sulla civiltà ateniese del V° secolo A. C. si passa alla storia recente. Ritorna DANIEL DEGLI ESPOSTI (nella foto), storico del mondo contemporaneo e Public Historian. Ricercatore indipendente, autore di saggi storici sulla memoria dei conflitti mondiali e sulla guerra aerea nel modenese, intratterrà su “Volontà di dominio. Sfere d’influenza, imperialismo e capitalismo”. Sarà un’occasione per riflettere su come sono cambiati gli equilibri di potere e le relazioni internazionali nel corso della storia.

danielPer comprendere ciò che accade oggi, il relatore partirà dal passato, ricostruendo alcuni tra i più importanti tentativi di affermare un dominio imperiale nella storia dell’Occidente.

Che cosa contraddistinse l’espansione geografica ed economica dell’antica Roma? Come si sviluppò il primo tentativo di globalizzazione nell’età moderna? Perché il capitalismo ha segnato un cambio di passo non solo nella sfera economica, ma anche nelle relazioni internazionali?

E, infine, che cosa si intende oggi col termine imperialismo? Quali risposte sono state elaborare per arginare o per fronteggiare questo fenomeno? In che modo la potenza economica incide sulle relazioni internazionali?

Nel corso della serata verrà tracciata una serie di collegamenti tra epoche storiche diverse, cercando di mettere in luce elementi di continuità nelle differenze dei contesti.

Agli studenti e professori che lo richiederanno sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

L’evento fa parte del programma di Incontri Culturali, tutti con ingresso libero e gratuito senza necessità di prenotazione, organizzati dal Gruppo Cultura del CENTRO POLIVALENTE di LIMIDI, col contributo della Fondazione Campori di Soliera (Modena).

A seguire, la programmazione prevede per domenica 24-5-2026 alle ore 16,00 sempre presso la Sala 1° piano del CENTRO POLIVALENTE a LIMIDI, lo spettacolo di cabaret dialettale “A t’al digh mè” con i 2 ciocapiat




Cento anni fa nasceva Minerva Mirabal, il simbolo che Trujillo non riuscì a silenziare

mirabal sisters patria dede minerva dominican republic activists

mirabal sisters patria dede minerva dominican republic activistsIl 12 marzo si celebra il centenario della nascita della più celebre eroina dominicana. La sua storia — e quella delle sorelle — continua a ispirare il mondo

C’è una data che il calendario dominicano di marzo porta con sé come un peso e come una luce insieme: il 12 marzo 2026 segna i cento anni dalla nascita di Minerva Mirabal, nata a Ojo de Agua, nella provincia di Salcedo, nel 1926. Un secolo fa veniva al mondo la donna che sarebbe diventata il simbolo più potente della resistenza contro la dittatura di Rafael Leónidas Trujillo — e che quella dittatura avrebbe poi pagato con la vita.

Minerva fu una delle figure più emblematiche della resistenza contro il regime trujillista, pioniera nel campo accademico come una delle prime donne a conseguire una laurea in Giurisprudenza all’Università Autonoma di Santo Domingo, e figura chiave del Movimiento Revolucionario 14 de Junio.

Ma Minerva non era sola. Insieme alle sorelle Patria e María Teresa — le tre diventate celebri come Las Mariposas, le farfalle — formava un terzetto di coraggio che la macchina del terrore trujillista non riuscì mai davvero a piegare, nemmeno quando, il 25 novembre 1960, le tre donne vennero assassinate per ordine del dittatore mentre tornavano da una visita ai loro mariti in prigione. Avevano rispettivamente 36, 25 e 25 anni.

Il loro lascito trascende i confini dominicani: le Nazioni Unite hanno dichiarato il 25 novembre Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne proprio in loro memoria.

Il centenario arriva in un momento particolarmente significativo per il Paese. La Repubblica Dominicana ha assunto a gennaio la Presidenza Pro Tempore del Consiglio dei Ministri della Donna dell’America Centrale, e il nome di Minerva risuona con rinnovata forza nel dibattito pubblico su diritti, uguaglianza e memoria storica.

Per gli italiani residenti nell’isola — una comunità che negli ultimi decenni è cresciuta in modo significativo soprattutto nelle zone turistiche della costa nord e della penisola di Samaná — il centenario di Minerva Mirabal non è solo una commemorazione locale. È un invito a conoscere più a fondo il Paese che hanno scelto come casa, la sua storia complessa, le ferite che ancora non si sono del tutto chiuse.

Perché la storia della Repubblica Dominicana del Novecento è, tra le altre cose, la storia di Trujillo: trent’anni di dittatura (1930-1961) che hanno segnato ogni aspetto della vita dell’isola, dalle campagne alle città, dai pescatori del nord ai contadini del sud. Una dittatura che molti italiani che vivono sull’isola conoscono solo superficialmente, ma che continua a parlare attraverso le strade, i monumenti, le famiglie che ancora portano i segni di quegli anni.

Le celebrazioni per il centenario si annunciano diffuse su tutto il territorio nazionale. Mostre, convegni, eventi culturali e commemorazioni ufficiali riempiranno le settimane attorno al 12 marzo. Il Teatro Nacional Eduardo Brito di Santo Domingo ospiterà uno degli eventi principali, mentre in tutto il Paese scuole e università dedicheranno spazio alla figura di Minerva e delle sue sorelle.

Chi volesse capire qualcosa di più della Repubblica Dominicana che vive e abita — al di là delle spiagge e dei resort — farebbe bene a fermarsi un momento su questa storia. Tre donne, tre farfalle, cento anni dopo. E un Paese che non ha ancora finito di fare i conti con il proprio passato, né di trarre forza dal proprio coraggio.




Florida: MATANZAS rosso sangue

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460 anni fa il massacro  di S. Augustine che vide coinvolti anche gli italiani.

Ha un nome suggestivo, vi abitano gli unici Nativi che non hanno mai firmato un trattato di resa, vi nacquero il più antico insediamento degli attuali Stati Uniti e la figura leggendaria del futuro cowboy: la Florida emana  decisamente un alone di fascino dalla sua centeneria storia e altrettanto fascino traspira dalle  tracce dei primi  italiani approdati in terra nordamericana.

Se la saga dei grandi navigatori ha visto scorrere sui mari del Nuovo  Mondo vari volti originari della penisola, la #Florida può vantare il primo segnale di #emigrazione italiana stabile  che si sarebbe moltiplicata negli anni.  E’ #S. Augustine il punto di partenza della storia stanziale europea in  Nordamerica.

staugustine1702siege(1)Giunto in Florida nel 1513 Juan Ponce de Leòn approda nei pressi dell’attuale Cape Canaveral e  la battezza con l’appellativo attuale in onore della Pasqua Florida spagnola (e anche della rigogliosa flora tropicale).

Poco fiorita è invece l’accoglienza riservata agli spagnoli da parte delle tribù indigene e gli uomini  di Leòn devono rapidamente ripiegare sulle navi per evitare il peggio. Proseguiranno le loro scoperte veleggiando verso nord ma sarà Panfilo de Narvaez ad esplorare il bellissimo golfo dello stato americano, nel 1528, riuscendo anche a ottenere dei successi contro le tribù ostili della zona.

Rimasto in pochi uomini a causa di una violenta bufera, l’amico di  Hernàn Cortéz (conquistatore del Messico) divise le sue forze e iniziò la sua esplorazione del territorio mentre le navi lo seguivano per via mare. Il contingente terrestre incontro degli indigeni che iniziarono  a magnificare gli ingenti depositi auriferi presenti nei territori del nord. Arrivati  ad Appalachee gli spagnoli capirono di essersi illusi e si misero in attesa della flotta che non fece mai ritorno.

images(1)Iniziò così una delle più incredibili avventure umane. Costruite delle zattere di fortuna, i reduci tentarono di tornare in Messico costeggiando i territori dell’attuale sud degli Stati Uniti: una nuova bufera, davanti al Texas, mise fine alla vita di gran parte di loro e tra questi c’era Panfilo de Narvaez.

L’odissea proseguì per i pochi  superstiti che soltanto otto anni dopo lo sbarco in Florida, ritornarono, in numero di soli tre, in Nueva Espana (Messico), superando avventure che hanno dell’incredibile, e lasciando alla penna di uno di loro (tale Cabeza  de Vaca) la testimonianza della loro storia. I racconti dei superstiti portarono ad una nuova impresa e nel 1539  toccherà a Fernando de Soto, lanciatosi alla ricerca delle favolose città d’oro (e dopo mesi di conquista e  massacri), raggiungere le sponde del grande Mississippi.

6291affb9e91c62766c6ecc1 st. augstine history 1Durante quest’ultima spedizione gli spagnoli ritrovarono anche, quale dignitario di una delle tante tribù Seminole, un altro superstite della spedizione De Narvaez, tale Juan Ortiz, che ridotto a schiavo e poi messo a morte venne graziato dagli indiani per intercessione della figlia del capo villaggio (una storia che ricorrerà un secolo dopo nel New England  tra la principessa Powhatan Pocahontas e il capitano inglese John Smith).

Gli italiani, in terra florida comparvero alla fine delle grandi imprese avventurose spagnole. Tra il 1562 e il 1564 approdarono infatti sulle spiagge di Miami due spedizioni francesi. Si trattava di ugonotti, uomini dal credo religioso inviso alla corona di Francia (all’epoca dominata da una rappresentante della famiglia de’Medici di Firenze), e decisi a trovare un nuovo rifugio in terra americana.

carolinatofloridacoast1733I francesi si accamparono sulle sponde dell’attuale St. Johns River, battezzando l’area “La Caroline” in onore del sovrano Carlo IX.  Vita difficile per questo primo nucleo di transpalpini, che riuscì a sopravvivere soltanto grazie ad una nuova spedizione di aiuto, capitanata da Jean Ribault, e che superò anche un complotto ai danni di Renè de Laudonnière, cui partecipò Stefano Genoese. Di questo italiano, grande avversario del leader ugonotto, le notizie sono alquanto precarie. Genoese, uscito sconfitto dal tentativo di rovesciare il comando, fu giustiziato.

La storia della Florida, tra il 1564 e il 1575 si tinge di sangue coloniale. Ai francesi infatti reagiscono in modo impetuoso i reali di Spagna che spediscono in America l’efficientissimo Pedro Menèndez de Avilès, il quale fonda il villaggio più longevo degli attuali Stati Uniti, S. Augustine, rinforzandolo, dopo un primo tragico saccheggio perpetuato dal famoso corsaro inglese #Francis Drake, con l’imprendibile castillo de San Marcos.

Gli spagnoli si misero subito all’opera contro quelli che consideravano eretici e i francesi reagirono trincerandosi nella città di Fort Caroline.

castillo de san marcosRenè de Laudonnière decise però di tentare l’attacco a sorpresa alla fortezza spagnola, e tra gli uomini che comandavano il suo contingente vi era Nicola Ornano, un italiano di  Corsica appartenente ad una famiglia destinata a dare numerosi condottieri alle bandiere francesi. Viceammiraglio della flotta di Ribault, e comandante della nave Emerillon, Nicola Ornano subì il destino di tutta la comunità francese di Florida. La spedizione di de Laudonnière infatti si sfaldò sotto la forza degli uragani tropicali, aprendosi al micidiale contrattacco spagnolo. La storia ricorda quei giorni con un sinistro nome: il massacro di Matanzas. Il 29 settembre del 1565 infatti i superstiti del primo gruppo d’attacco (sfiniti e affamati) furono circondati dagli spagnoli. Accettata la resa, 130 francesi furono però giustiziati a tradimento: la vita venne risparmiata soltanto a coloro che si dichiararono cattolici.

Il secondo gruppo, capitanato da Ribault arrivò sul luogo del massacro il 12 ottobre, in condizioni disperate. In questo gruppo vi era anche Nicola Ornano, il quale subì la stessa sorte degli altri 134 francesi: pur osservando i miseri resti del primo gruppo di francesi, gli uomini di Ribault decisero di arrendersi e vennero giustiziati, con l’esclusione di altri sedici graziati. Toccherà simile sorte anche a un altro italiano al servizio della Francia.

Dieci anni dopo il massacro  di Matanzas, Nicola Strozzi, capitano della nave “Prince”, venne catturato da Pedro Menendez Maques, nipote del comandante spagnolo autore della strage.  Nicola Strozzi era capitano al servizio del re di Francia, ed era figlio di Simone Strozzi e di Albiera di Iacopo Bindi, mantenendo alto il nome della nobile famiglia italiana nei mari del mondo. Esperto navigatore e combattente, egli si era distinto in vari scontri con i turchi ma, arrivato nei mari del Nuovo Mondo come capitano della nave “Prince”, trovò ad attenderlo una fine crudele. Pedro Menendez Marques lo fece prigioniero e gli chiese un riscatto per avere salva la vita. Strozzi accettò ed offrì al nemico 300 ducati per riacquistare la libertà: in cambio venne repentinamente giustiziato dall’avversario, emulo del feroce zio… e della moneta non si ebbe più nessuna traccia!

Nelle acque torbide del fine Cinquecento altri italiani approdarono sulla costa della  Florida. Molti furono al servizio della corona spagnola e si insediarono nel villaggio di S.Augustine  contribuendo a formare la prima città stabile dei futuri Stati Uniti. Di loro restano pochissime tracce: erano per  lo più domestici, soldati semplici, artigiani al servizio dei condottieri nobili spagnoli sbarcati in terra americana.

Tra i 2646 marinai e armigeri imbarcati sui 34 vascelli spagnoli della flotta di Menendes de Aviles, c’erano infatti tantissimi italiani residenti nei territori spagnoli della penisola. Tra essi spicca il nome di un certo Augustino Espinola (o Spinola) grande collaboratore del condottiero spagnolo. Francesco Genoese invece servì  l’autore della strage di Matanzas  sulle navi della sua flotta in rotta verso i territori americani. Italiano infine, anche se il suo nome è scomparso dagli annali della storia, fu il cappellano del capitano Francisco Lopez Mendoza Grajales, ovvero il primo uomo a mettere piede sul terreno dove sorse S. Augustine, il bisnonno dei  paesi statunitensi.

 

 

 

 




Giornata della Memoria: eventi di commemorazione in Canada

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giornata della memoria ambasciata ditalia a ottawa eventi di commemorazione in canadaimmagine6 198x223In occasione della Giornata Internazionale della Memoria, l’Ambasciatore d’Italia in Canada Alessandro Cattaneo ha partecipato alla cerimonia organizzata dal Governo canadese presso il National Holocaust Monument di Ottawa, alla presenza del Primo Ministro Mark Carney e di numerosi rappresentanti politici e istituzionali del Canada. L’Ambasciatore ha inoltre preso parte all’evento organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura a Toronto, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Toronto, l’Ambasciata d’Italia, il Centro Culturale Ebraico Miles Nadal e l’Italian Contemporary Film Festival.

Alla presenza di un folto pubblico, la serata è stata incentrata sulla proiezione del documentario “Liliana” del regista Ruggero Gabbai, dedicato alla storia della Senatrice a vita Liliana Segre. Tra i presenti, Autorità politiche e rappresentanti istituzionali canadesi, tra cui il Senatore Toni Varone e il Procuratore Generale dell’Ontario, On. Michael Kerzner.

Nel suo intervento di apertura, l’Ambasciatore Cattaneo ha sottolineato il profondo significato della ricorrenza alla luce della recrudescenza dell’antisemitismo su scala globale, che richiede ancor di più di promuovere presso le nuove generazioni una consapevole educazione alla Memoria. L’evento di Toronto dà il via ad una serie di iniziative realizzate dalla rete diplomatico-consolare italiana in Canada, su impulso dell’Ambasciata, dedicate alle Giornata Internazionale della Memoria. Il 2 febbraio il documentario “Liliana” sarà proiettato, con il sostegno del Consolato Generale d’Italia a Vancouver, presso il Vancouver Holocaust Education Centre.

Il 3 febbraio l’Istituto italiano di Cultura ed il Consolato Generale d’Italia a Montreal presenteranno presso il Cinéma du Musée il documentario “Il respiro di Shlomo”, del regista Ruggero Gabbai, incentrato sulla testimonianza di Shlomo Venezia. Lo stesso documentario sarà inoltre presentato dall’Ambasciata d’Italia a Ottawa presso l’Ottawa Art Gallery il giorno seguente. Le proiezioni di Ottawa e Montreal verranno seguite da una conversazione con il Prof. Mario Venezia, figlio di Shlomo Venezia, produttore del documentario e Presidente della Fondazione Museo della Shoah, presente in qualità di ospite d’onore ad entrambi gli eventi.(Inform)




Perché il Canada si chiama così? Una parola indigena diventata il nome di un Paese

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816zy+l lrl. ac uf894,1000 ql80 Forse non tutti lo sanno, ma il nome Canada non nasce da un atto politico, né da una decisione coloniale formale. Al contrario, deriva da una parola indigena semplice e quotidiana, che nel corso dei secoli ha finito per identificare uno degli Stati più grandi e influenti del mondo.

Tutto nasce da una parola: kanata

L’origine del nome Canada risale al XVI secolo, durante le esplorazioni francesi nel Nord America. Quando l’esploratore Jacques Cartier risalì il fiume San Lorenzo nel 1535, entrò in contatto con le popolazioni irochesi della regione.

Gli indigeni utilizzavano la parola “kanata”, che nella loro lingua significava semplicemente “villaggio” o “insediamento”, per indicare il luogo in cui vivevano, in particolare l’area dell’attuale Québec. Cartier, però, interpretò quel termine come il nome dell’intero territorio.

Da quel malinteso linguistico nacque un nome destinato a durare.

Da un villaggio a un territorio

Nei resoconti di viaggio di Cartier e nelle mappe francesi successive, il termine Canada iniziò a essere usato per indicare tutta la regione lungo il fiume San Lorenzo. Con il tempo, l’uso si estese progressivamente a un’area sempre più ampia, fino a comprendere l’intero territorio controllato dalla Francia in Nord America, noto come Nouvelle-France.

Anche dopo il passaggio del controllo alla Gran Bretagna, nel XVIII secolo, il nome #Canada rimase in uso, diventando un riferimento geografico e politico stabile.

Il nome ufficiale dello Stato

Nel 1867, con la nascita del Dominion of Canada, il termine venne adottato ufficialmente come nome del nuovo Stato federale. Una scelta che rifletteva sia la tradizione storica sia la volontà di mantenere un’identità distinta all’interno dell’Impero britannico.

Curiosamente, nel corso degli anni furono proposti anche nomi alternativi, oggi quasi dimenticati, ma nessuno riuscì a sostituire un termine ormai radicato nella storia e nell’immaginario collettivo.

Un nome che racconta una storia

Il nome Canada è oggi considerato uno dei rari esempi di Stati moderni con un nome di origine indigena, sopravvissuto alla colonizzazione europea. Un dettaglio non secondario, che richiama il ruolo fondamentale delle popolazioni native nella storia del Paese, spesso trascurato nei racconti ufficiali.

Dietro una parola apparentemente semplice si nasconde dunque una storia di incontri culturali, incomprensioni linguistiche e stratificazioni storiche, che hanno trasformato un termine usato per indicare un villaggio in un simbolo riconosciuto a livello globale.

Una curiosità linguistica che aiuta a capire meglio non solo il nome del Canada, ma anche le radici profonde della sua identità multiculturale.




Viaggio alle radici: il “Portale Antenati” apre gli archivi digitali a tutti gli italiani

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antenati 20211114 logoIl Ministero della Cultura ha reso disponibile una risorsa preziosa per chiunque voglia esplorare la propria storia familiare: il Portale Antenati. Si tratta di una piattaforma digitale che mette a disposizione gratuitamente quasi 155 milioni di documenti custoditi dagli Archivi di Stato, trasformando la memoria storica del Paese in un bene accessibile con un semplice click.

Lanciato nel 2011 e in costante aggiornamento (solo nel 2025 sono state caricate oltre 7 milioni di nuove immagini), il progetto mira a digitalizzare i registri dello Stato Civile. Questo strumento è diventato un punto di riferimento non solo per studiosi e ricercatori, ma soprattutto per i tantissimi italiani residenti all’estero che desiderano ricostruire il proprio legame con l’Italia senza dover viaggiare fisicamente tra i vari archivi locali.

Cosa si può trovare sul portale?

Il sito permette di consultare certificati di nascita, matrimonio e morte a partire dall’inizio dell’Ottocento (e in certi casi anche dal Settecento). Ecco i punti di forza della piattaforma:

  • Ricerca facilitata: È possibile filtrare i documenti per nome, luogo o periodo storico.

  • Supporto all’utente: Sono presenti guide per orientarsi tra i contesti amministrativi del passato.

  • Storie vissute: La sezione “Storie di famiglia” raccoglie testimonianze reali di chi ha già completato con successo la propria ricerca genealogica.

Con oltre 1,8 milioni di accessi registrati nell’ultimo anno, il Portale Antenati conferma quanto la digitalizzazione sia fondamentale per proteggere l’identità collettiva e rafforzare il legame tra i cittadini e il patrimonio culturale nazionale.




L’Associazione “Golfo dei Feaci” svela il segreto di Ulisse

anfora

tombaEsiste un luogo, nel cuore del Mediterraneo, dove la brezza marina sussurra ancora gli esametri di Omero. È il Golfo dei Feaci, oggi Golfo di Sant’Eufemia: la terra leggendaria che accolse Ulisse naufrago, offrendogli ristoro prima del suo ultimo balzo verso Itaca. L’Associazione “Golfo dei Feaci” invita il mondo a riscoprire questa perla calabrese, un territorio baciato dal sole, accarezzato dal mare e protetto dalle vette maestose del Reventino.

Lamezia Terme non è solo una meta, è un’esperienza sensoriale e storica senza tempo. Il Museo Archeologico Lametino custodisce l’anima dell’antica Terina. Qui, il visitatore resta folgorato dalla Tomba di Enotrio, una finestra aperta sui popoli primigeni dell’Italia, e dalla misteriosa Sfera di Terina: un reperto di inestimabile valore scientifico e simbolico, testimonianza dell’intelligenza e della raffinatezza di una civiltà perduta. Sebbene i celebri Gioielli di Terina brillino oggi nelle teche del British Museum di Londra, è qui, tra queste strade, che batte ancora il cuore della loro storia.

anforaDalle imponenti e solenni rovine dell’Abbazia Benedettina, che racconta di monaci e cavalieri normanni, al magico Museo delle Fate: un luogo sospeso tra sogno e realtà dedicato ai più piccoli e a chi non ha mai smesso di credere nel folklore e nel mistero dei boschi calabresi.

Per chi cerca la rinascita del corpo e dello spirito, le Terme di Caronte offrono un rito di benessere che dura da millenni. Immergersi nelle loro acque calde e curative significa connettersi con la forza ancestrale della terra. E la terra, generosa, regala sapori unici come l’Aglio Rosa di Nicastro. Non un semplice ingrediente, ma un simbolo d’identità: un prodotto dalla storia antichissima, coltivato con amore dagli agricoltori locali, che porta con sé l’aroma di una Calabria autentica e profumata.

sfera terinaA pochi chilometri dal centro, potrete inchinarvi dinanzi al Platano più antico d’Europa. Un gigante millenario inserito tra i MID (Marcatori Identitari Distintivi), un monumento vivente che con le sue radici profonde sembra tenere uniti cielo e terra.

Grazie all’Aeroporto Internazionale, Lamezia Terme è la via d’accesso privilegiata per chiunque desideri fuggire dal caos e rifugiarsi in un abbraccio di storia, cultura e bellezze naturali mozzafiato.

“Non vendiamo solo turismo, ma il privilegio di camminare nel mito. Venite a scoprire perché Ulisse scelse le nostre coste.”

Associazione Golfo dei Feaci