Italia-Repubblica Dominicana, firmato al Ministero della Cultura Memorandum per il prestito di un reperto dell’Università di Torino

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imagesFirmato a Roma, al Ministero della Cultura, un Memorandum d’intesa per il prestito di beni culturali tra il Ministero della Cultura della Repubblica Italiana, il Ministero della Cultura della Repubblica Dominicana e l’Università di Torino.

Erano presenti il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, l’On. Paolo Barelli, il Rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna, il Capo di Gabinetto, Francesco Spano, il Consigliere Diplomatico del Ministro, Clemente Contestabile, il Capo Dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale, Luigi La Rocca, la Ministra della Cultura, Milagros Germán Olalla, l’Ambasciatore della Repubblica Dominicana in Italia, Tony Raful Tejada, il Consigliere dell’Ambasciata per gli Affari culturali, Joaquin F. Taveras Pérez, il Consulente Ufficio della Ministra della Cultura, Beatriz Ferrer, l’Assistente esecutiva della Ministra della Cultura, Laura Khouri, il Consigliere, Arelys Perdomo.

Al centro dell’accordo c’è lo Zemi (o Cemì nella traslitterazione spagnola) di cotone, di proprietà del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino (MAET). Questo reperto dal forte valore storico e identitario, appartenuto alla popolazione Taino, un gruppo scomparso pochi decenni dopo l’arrivo di Cristoforo Colombo nella Repubblica Dominicana, sarà consegnato per 6 mesi alle autorità dominicane.

Il termine Zemi indica un potere mistico contenuto in oggetti sacri di varie forme e materiali. In seguito alla colonizzazione la maggior parte di questi reperti fu distrutta. Tuttavia, alcuni esemplari in pietra o legno sono tuttora conservati all’interno di collezioni museali americane ed europee.

L’unico Zemi in cotone contenente reliquie umane, sopravvissuto fino a oggi, appartiene alle collezioni del MAET. Si tratta di una figura antropomorfa alta circa 55cm realizzata in cotone intrecciato, contenente una porzione di cranio umano deformato secondo l’usanza dei Taino.

L’involucro in cotone è datato con grande probabilità tra il 1439 e il 1522 d. C. mentre analisi recenti hanno rivelato che il cranio risale probabilmente a un periodo più antico e, con ogni evidenza, è un oggetto di culto che incarna lo spirito di un antenato o di un capo.(Inform)




Il testamento di Colombo: “Sono nato a Genova”

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15testamentocolombo“Siendo yo nacido in Genova“, ovvero “essendo io nato a Genova”: così ha scritto nel suo testamento, compilato il 22 febbraio 1498 in quella che oggi è Panama (per questo la lingua utilizzata è lo spagnolo), il grande navigatore Cristoforo Colombo.

Il documento dovrebbe mettere definitivamente fine a polemiche e discussioni che vanno avanti da secoli e che in questi giorni sono tornate di attualità: Colombo era genovese, non spagnolo, non portoghese.

Il testamento di Cristoforo Colombo è stato raccolto ed esposto a Palazzo Ducale di Genova nel 2017 – insieme con le ultime volontà di altri 30 grandi italiani – in occasione della mostra “Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi italiani”, la mostra realizzata dal Consiglio Nazionale del Notariato che racconta l’Italia da un punto di vista inedito: le ultime volontà dei grandi personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese e che è diventata anche il podcast “L’ultima volontà”, realizzato dal Corriere della Sera in collaborazione con il Notariato.
La mostra, nata in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, è diventata poi un’esposizione itinerante che ha raggiunto 18 città d’Italia ed europee arricchendosi, ad ogni tappa, oltre che di testamenti di personaggi locali anche di eventi dedicati agli studenti e di approfondimenti dedicati ai cittadini. Nel 2025, quindi, la mostra farà tappa a Gorizia, capitale della cultura europea.
In questo documento solenne Cristoforo Colombo, riferendosi ai sovrani spagnoli, esplicitamente afferma: “..essendo nato in Genova, venni a servirle qui in Castiglia, e per loro scoprii al ponente della terra ferma le Indie e le isole suddette. — Supplico perciò le AA. LL. comandino sommariamente che questo mio Privilegio e Testamento sia considerato valido, e senza opposizione, richiesta o dilazione venga adempito tale quale si trova”.
Ancora ordina al figlio Diego o a chi erediterà detto maggio­rasco, “che tenga e sostenga sempre nella città di Genova una persona del nostro lignaggio, la quale abbia casa e moglie e le assegni una rendita…ed abbia piede e radici della detta città, come nativa di essa, perché potrà avere dalla detta città aiuto e favore nelle cose di bisogno, perché da essa venni e in essa sono nato io”.
Quindi raccomanda, fra l’altro, di tenere in considerazione, nei propri af­fari, la Casa di San Giorgio, “ove qualunque denaro sta molto sicuro, e Genova è città nobile e potente sul mare…e abbia capitale del suo tesoro nei “luoghi” di San Giorgio in Genova e laggiù “moltiplichi” finché ne abbia tanta quantità che stimi e appaia fare qualche buona opera in questa impresa di Gerusalem­me…”, cioè per la liberazione dei Luoghi Santi, la massima aspirazione di Cri­stoforo Colombo. (aise) 




Settant’anni fa la morte di Alcide De Gasperi. Mattarella: “Il popolo italiano gli è riconoscente”

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de gasperi 1024x576“A settant’anni dalla sua morte, la Repubblica rende omaggio ad Alcide De Gasperi, uno dei suoi Padri fondatori, onorandone lo straordinario contributo alla causa della libertà, alla costruzione della democrazia e di un ordine internazionale pacifico e più giusto”. Lo dichiara oggi in una nota stampa il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del settantesimo anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi, avvenuta il 19 agosto 1954. Fu il primo presidente del Consiglio della Repubblica e presiedette ben 8 governi. Collaborò alla stesura della Costituzione.

“Nato in un contesto – l’Impero austro-ungarico – e in una terra caratterizzata dalla presenza di più culture e che avrebbe attraversato tutte le vicende del Novecento – inclusa l’unione all’Italia e poi il suo nuovo distacco, per quasi due anni, durante la Seconda Guerra Mondiale con l’inclusione nell’Alpenvorland, provincia del Reich nazista – De Gasperi difese l’italianità del suo popolo e profuse il suo impegno politico nell’affermazione di altrettanta tutela dei diritti di ogni comunità, all’insegna del rispetto della identità e della dignità di ogni persona, realizzando condizioni preziose per affermare principi di comprensione e cooperazione internazionale”, continua.

LA CARCERAZIONE DURANTE IL REGIME FASCISTA

“Pagò con la carcerazione la sua opposizione nei confronti dell’affermazione del regime fascista, e non rinunciò mai a perseguire quegli ideali volti a pervenire a un ordinamento statale basato sul rispetto delle libertà fondamentali che lo portarono in seguito ad essere riconosciuto come ricostruttore della Patria. Le sue abilità di statista si rivelarono impareggiabili all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, dove in seno a complessi negoziati internazionali, seppe raggiungere equilibri che affermarono nuovamente la dignità dell’Italia gravemente compromessa dalla dittatura, con l’attenuazione delle conseguenze di trattati imposti a una Nazione i cui destini il fascismo aveva voluto unire a quelli del Terzo Reich nazista”.

L’ADESIONE ALL’ALLEANZA ATLANTICA

“Si deve alla sua lungimiranza- prosegue il Presidente della Repubblica- anche l’adesione dell’Italia all’Alleanza Atlantica, strumento di consolidamento delle democrazie, così come, nello stesso tempo, l’avvio del processo di integrazione europea – suo costante obiettivo – in cui la Repubblica Italiana svolse un ruolo di primo piano, tramandando alle generazioni percorsi di pace. L’Italia e il suo popolo esprimono riconoscenza ad Alcide De Gasperi che ne ha segnato così profondamente il progresso“, conclude.

IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE

De Gasperi si spense a seguito di un attacco cardiaco. La Chiesa nel 1993, attraverso la diocesi di Trento, ne ha avviato la causa di beatificazione e canonizzazione, pratica poi ripresa nel 2022 dal Vicariato di Roma.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il CGIE sarà l’8 agosto a Marcinelle

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marcinelle image 309x223In occasione del 68° anniversario della tragedia di Marcinelle il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero rinnova la vicinanza alle famiglie dei discendenti dei 262 lavoratori europei, di cui 136 italiani, che l’8 agosto 1956 hanno perso la vita nella miniera di carbone del Bois du Cazier in Belgio. Un disastro assurto a simbolo di tutte le morti sul lavoro con l’istituzione della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo con cui il governo nel 2001 ha voluto celebrare l’8 agosto quale tributo ai connazionali caduti mentre contribuivano alla crescita economica, sociale e culturale dell’Italia e dei Paesi che li hanno accolti. In questo senso, il Bois du Cazier oggi più che mai simboleggia anche l’importanza della dignità del lavoro e della necessità di garantirne la sicurezza. La memoria di quella tragedia deve inoltre servire a formare la consapevolezza negli italiani in patria del grande contributo fornito al Paese, ieri come oggi, dalla nostra diaspora. Alle celebrazioni organizzate nel sito divenuto museo minerario sarà presente una delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) guidata dalla segretaria generale Maria Chiara Prodi e composta dai consiglieri Matteo Bracciali, Filippo Ciavaglia, Gianluigi Ferretti, Eleonora Medda e dall’onorevole Toni Ricciardi in rappresentanza delle Comunità italiane nel mondo, unitamente alla sottosegretaria di Stato agli Affari esteri Maria Tripodi e al direttore generale della DGIT del Maeci Luigi Maria Vignali. Quest’anno, grazie a un’iniziativa del consigliere del Cgie Vincenzo Arcobelli, con il patrocinio del Consiglio Generale degli italiani all’estero e con il supporto del Consolato Generale d’Italia a Filadelfia e di CTIM, NIAF, Sons of Italy, città di Monongah, l’8 agosto si celebrerà presso Monongah anche il ricordo della più grave tragedia che ha colpito gli emigrati italiani. Il 6 dicembre 1907, infatti, nella catastrofe mineraria di quella località del West Virginia perirono 361 lavoratori, di cui 171 italiani (secondo una stima per difetto poiché non fu possibile recuperare tutti i corpi). Nel 2007 il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero partecipò ufficialmente, con la vicesegretaria generale Silvana Mangione, il viceministro agli Affari esteri Franco Danieli e l’ambasciatore d’Italia in USA Giovanni Castellaneta, alla commemorazione del centenario della disgrazia, nel cimitero appositamente riordinato con l’aiuto di molti volontari, per inaugurare un cippo con i nomi dei caduti di ogni nazionalità. In quella occasione il Ministero degli Affari esteri pubblicò una monografia a cura dell’allora Consigliere del Cgie professor Norberto Lombardi intitolata Monongah 1907 – Una tragedia dimenticata, che venne presentata in un dibattito all’Università di Philadelphia, seguito da una riunione conviviale della comunità, a cura dell’allora consigliere del Cgie professor Pasquale Nestico. (Inform)




La Nazionale e gli emigranti

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downloadIl filmato della tournée Genoa in Argentina e Uruguay del 1923, un documento unico rinvenuto lo scorso anno e restaurato con il contributo di Fondazione Genoa, MEI Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia, sarà visibile al pubblico fino a domenica 14 luglio, all’interno dell’M9 Museo del ‘900 di Mestre dove è in corso la mostra “Passione pallone. Tra storia ed Europei 2024”.

In occasione di Euro 2024, infatti presso il foyer del Museo sarà effettuata una proiezione di foto che raccontano la storia del calcio a Venezia e Mestre dagli albori agli anni Cinquanta. Oltre alle foto sarà appunto proiettata la pellicola della trasferta del 1923 in Uruguay e Argentina del Genoa Cricket and Football Club, la prima società calcistica in Italia.
Basta vedere l’entusiasmo delle migliaia di tifosi emigrati in quelle terre in cerca di fortuna, per capire quanto significhi una partita di calcio in alcuni contesti. Ci sono stati momenti nei quali la questione delle partite della nazionale, in particolare nei paesi a grande emigrazione italiana, hanno avuto un’importanza ancora più particolare.
Si ricorda la famosa “nazionale dei camerieri”, come titolarono i giornali inglesi prima della partita Inghilterra -Italia nel 1973, con la vittoria degli azzurri con goal di Fabio Capello a pochi minuti dalla fine. “Sì, ancora oggi incontro qualcuno che mi ricorda la felicità che provò nell’assistere a quel gol. Non solo alla televisione – spiegava Fabio Capello ex calciatore e allenatore di calcio italiano – quella sera allo stadio c’erano moltissimi italiani che lavoravano a Londra. Anche per me il gol di Wembley ha un significato particolare per la gioia di aver reso felici in quel momento molte persone. I giornali inglesi avevano dato un gran risalto al match. C’era più di un motivo per loro per considerare quella partita molto più che un’amichevole…”
Una dichiarazione che unita all’esultanza di Capello dopo il goal ben spiega il significato di quelle partite. Un concetto determinante sottolineato anche dal Mister Spalletti, che ad ottobre scorso dichiarava: “Ci sono tutte cose che si dicono e i fogli che si scrivono, ma soprattutto fare capire che la felicità di ogni essere umano non è quella che vivi per te, ma quella che dai alle persone alle quali vuoi bene e che ti vogliono bene. Felicità non è girare per Coverciano come un ebete con le cuffiette della musica nelle orecchie. La felicità è fare la felicità di chi è andato all’estero a lavorare perché non riusciva a tirare avanti fino alla fine del mese e adesso due ore prima della partita si mettono davanti alla tivù ad aspettare la Nazionale e la squadra li fa sentire più contenti”
Anche per questo motivo l’M9 Museo del ‘900 di Mestre e il MEI Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova hanno unito le forze non solo per trasmettere le partite dell’europeo ma per diffondere un documento unico al mondo.
Paolo Masini Presidente MEI e Serena Bertolucci Direttrice M9 dichiarano: “Musei come Mei ed m9 raccolgono e condividono in modo estremamente moderno patrimoni culturali immateriali antichi, formativi dell’uomo stesso: tra questi i sogni, le passioni, i desideri costituiscono parte importante. Essi sono tutti elementi costituivi del cambiamento, della formazione e della crescita. Trovare linguaggi condivisi per renderli accessibili e’ la nostra sfida quotidiana. Lo sport è, senza dubbio, uno di questi linguaggi”. (aise) 




Considerazioni sul vertice tra Slovenia e Marocco

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20240611 1225 696x489La Slovenia e il Marocco hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali dopo l’indipendenza della Slovenia nel 1991. Ma, è in questi giorni che i due Paesi hanno deciso di avviare il meccanismo di cooperazione

Durante la visita a Rabat, del Ministro sloveno, si sono affrontati numerosi punti di cooperazione e dialogo. In particolare ,il potenziamento dei rapporti tra il porto di Koper/Capo d’Istria  in Slovenia e i porti marocchini, in particolare con il porto di Tanger-Med. Questa collaborazione potrebbe migliorare i collegamenti commerciali e logistici tra le due nazioni.

Inoltre,  Le parti hanno sottolineato l’importanza delle consultazioni interparlamentari, considerate cruciali per il rafforzamento delle relazioni bilaterali. Questi scambi facilitano il dialogo politico e la cooperazione su questioni legislative di interesse comune.

Di particolare interesse è stata la posizione della Slovenia per quanto riguarda l’Africa . Il capo della diplomazia slovena , ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa  lanciata da Sua Maestà il Re Mohammed VI per favorire l’accesso dei paesi del Sahel all’Oceano Atlantico.

Questa iniziativa, promossa dal Re del Marocco, mira a migliorare le connessioni economiche e logistiche tra i paesi del Sahel e l’Oceano Atlantico, facilitando così il commercio e lo sviluppo regionale. La Slovenia ha riconosciuto l’importanza di questo progetto e ha espresso il suo sostegno, sottolineando come tale iniziativa possa contribuire alla stabilità e alla prosperità della regione.
La Slovenia, personalmente , guarda con grande interesse a questa opportunità, come anche finora è stato fatto dal Regno Unito e dall’ Ungheria . Nazioni che comprendono due cose, il vuoto lasciato da altre nazioni europee nella regione centrafricana e l’atteggiamento proattivo del Marocco verso l’Africa.
Molte Nazioni comprendono che l’ingresso nel mercato africano non passa più attraverso l’imposizione di una nazione europea sul suolo africano ma , attraverso la collaborazione con una nazione stabile ed affidabile come il Marocco
La Slovenia ha inoltre sottolineato l’importanza delle riforme di grande portata avviate dal Regno del Marocco, sotto la guida di Sua Maestà il Re Mohammed VI, per la costruzione di una società e di un’economia “più aperte e più dinamiche”. Queste riforme sono particolarmente evidenti attraverso l’implementazione del Nuovo Modello di Sviluppo e la regionalizzazione avanzata.
La regionalizzazione avanzata è un altro pilastro fondamentale di queste riforme, volta a decentralizzare il potere e a fornire alle regioni maggiori autonomie e risorse per gestire il proprio sviluppo. Questo approccio mira a migliorare la governance locale, promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini e stimolare lo sviluppo economico a livello regionale
Del resto la Slovenia conosce bene , le problematiche della convivenza di varie culture. le minoranze ungherese e italiana godono di diritti linguistici ufficiali nelle aree dove sono storicamente presenti. La Slovenia celebra la diversità culturale attraverso varie iniziative e sostiene le comunità minoritarie nel preservare le loro lingue e tradizione.
Questa situazione la rende , per certi versi simile alla cultura ed alla tradizione del Marocco. Un Regno sempre aperto a riconoscere , nell’unità della Patria la diversità culturale .



Rosacroce, ovvero i potenti della terra

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oipChi mi segue ricorderà la mia allusione a papa Giovanni XXIII come adepto alla setta dei Rosacroce, associazione segreta non verticistica che annovera fra gli adepti personaggi del calibro di Paracelso, Dante, Giordano Bruno, Spinoza, Newton etc.
Un manifesto apparso a Parigi ai primi del 1600 creò fermento fra gli intellettuali del tempo. Fino allora i Rosacroce, pur esistendo, non si erano manifestati, la crisi di quel tempo indusse a venire allo scoperto creando i presupposti per la Rivoluzione e l’Illuminismo.
Giordano Bruno fu l’ispiratore, il suo pensiero in sintesi era “conoscere per essere liberi”, a quei tempi rivoluzionario,
Il calibro dei personaggi fa ritenere i Rosacroce i “potenti” della terra, il basso profilo che li ha caratterizzati nei tempi li rendono ancor più inintelligibili ma il disegno è chiaro:il lume della ragione, il primato della scienza prima della politica, della religione o, meglio a prescindere da esse delineando così un nuovo ordine.
Templari, massoneria (quella moderna) hanno con i Rosacroce nessi importanti.
Qui mi fermo, materiale di riflessione ce ne sarebbe in quantità, mi limito alla citazione
-PS: la croce, simbolo della setta, non è quella cristiana, è un antichissimo simbolo che definisce l’uomo, la rosa simboleggia la donna o meglio, anima e corpo, altra interpretazione.



New York. Al “Palazzo di Vetro” una mostra sulla nostra Marina Militare

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7navyNel luogo istituzionale più rappresentativo al mondo, una mostra celebra la Marina Militare, la sua storia, i suoi valori, i suoi marinai, l’impegno nel sostegno all’agenda 2030 delle Nazioni Unite dedicata allo sviluppo sostenibile. Un posto d’onore sarà riservato alla nave scuola Amerigo Vespucci che, impegnata nel tour mondiale, in quei giorni starà navigando lungo la costa pacifica degli Stati Uniti.
Dal 5 al 14 giugno, il Palazzo di Vetro, Quartier Generale delle Nazioni Unite a New York, ospiterà un’iniziativa espositiva di grande prestigio e significato, che celebra la storia e i valori della Marina Italiana.
La mostra, dal titolo “Ocean Stories. The Italian Navy exhibition”, che si svolgerà nella settimana in cui ricorre il World Ocean Day (8 giugno), è co-organizzata dalla Marina Militare con la Rappresentanza Permanente d’Italia all’ONU. Il percorso espositivo multimediale e immersivo, sviluppato, prodotto e realizzato da Magister Art, si presenta come un racconto che comunica l‘universo eterogeneo della Marina Militare, per coinvolgere ed emozionare un vasto pubblico di persone di diverse culture, nazioni ed età.
Quattro sono le aree tematiche in cui è suddivisa la rassegna, che si apre con Ocean Planet, nel quale ci si relaziona all’Oceano come unico grande mare e dove si descrive l’impegno della Marina Militare per la sua conoscenza, protezione, preservazione attraverso la dimensione subacquea, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica. La sezione è caratterizzata da contenuti video-fotografici e infografiche che illustrano gli elementi identificativi dell’Oceano quali le sue dimensioni, il suo volume d’acqua, la sua profondità, la percentuale protetta.
Altri contenuti documenteranno le operazioni e le attività che vedono attivamente coinvolta la Marina Militare nella conoscenza, conservazione, protezione e preservazione dell’Oceano.
Nell’area denominata Tempo, si trova un percorso per immagini dedicato al ritmo dei gesti e delle azioni in mare. Fotografie e filmati mostrano attività e operazioni della Marina Militare, dal fischio del nostromo ai clutter dei radar, dal rumore del vento alla scia di un’imbarcazione sul mare, dal tintinnio della campana allo scricchiolare delle cime, suoni che diventano un metronomo che scandisce la vita a bordo di tutte le navi.
Il cuore della mostra è dedicato alla Nave scuola Amerigo Vespucci, definita dalla portaerei americana USS Independence, in uno storico incontro, come la “nave più bella del mondo”, il cui navigare diventa metafora di un racconto universale: il vascello non è solo ambasciatore dell’Italia nel mondo, ma portatore di valori quali uguaglianza tra i popoli, inclusione, educazione, formazione, solidarietà e accoglienza.
Sarà possibile esplorare virtualmente gli spazi della Nave Scuola Amerigo Vespucci grazie a una riproduzione tridimensionale virtuale realizzata dall’Università degli Studi di Firenze, e contemporaneamente ammirare il suo modellino fisico di quasi 5 metri di lunghezza.
Negli stessi giorni di apertura della mostra, l’Amerigo Vespucci sarà in navigazione lungo la costa pacifica degli Stati Uniti.
L’iniziativa si completa con l’omaggio ai Sailors leading, ovvero al grande equipaggio Marina Militare, alle persone che ne costituiscono l’essenza e ne esaltano l’aspetto umano. Attraverso un mosaico di volti, viene data voce alle diverse professionalità che compongono la Marina Militare, dai professionisti navali agli aviatori, agli ingegneri, dai medici di bordo ai palombari, ai sommergibilisti, agli incursori e ai giovani allievi che hanno appena intrapreso la via del mare. (aise)




La caduta delle stelle: 75 anni fa la tragedia di Superga

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poster2013Sono trascorsi 75 anni ma la memoria non è sbiadita. Perché si trattò di una tragedia che colpì non solo lo sport ma l’orgoglio di un intero paese alla ricerca del riscatto. Perché coinvolse giovani sportivi che sapevano rendere meno amare le domeniche degli appassionati di calcio. Perché distrusse il mito di una grande squadra trasformando Superga nella sintesi delle sciagure del XX secolo.

Erano di ritorno da Lisbona, i componenti del Torino, i dirigenti, tre noti giornalisti italiani e  l’equipaggio del trimotore Fiat G.212 delle Avio Linee Italiane . Nella capitale lusitana la squadra aveva disputato un incontro amichevole con il Benfia per celebrare il capitano della compagina locale, Francisco Ferreira.

fiat g.212 i elce tragedia supergaDecollato alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949 l’aereo era guidato dal  tenente colonnello Meroni e fece scalo a Barcellona permettendo alla squadra del Torino di incontrare a pranzo quella del Milan diretta a Madrid. Ripreso il volo, il trimotore sorvolò Cap de Creus, Tolone, Nizza, Albenga, Savona,virando poi  verso nord, in direzione del capoluogo subalpino. Il tempo su Torino era pessimo. Alle 16:55 l’aeroporto di Aeritalia comunica ai piloti la situazione meteo: nubi quasi a contatto col suolo, rovesci di pioggia, forte libeccio con raffiche, visibilità orizzontale scarsissima (40 metri). Dopo pochi minuti, alle ore 17,03, lo schianto sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, a 669 metri di altitudine.

lapide superga2016Secondo le ipotesi, a  causa del forte vento al traverso sinistro – l’aereo nel corso della virata subì una deriva verso dritta, che lo spostò dall’asse di discesa e lo allineò, invece che con la pista, con la collina di Superga; a seguito di recenti indagini è emersa la possibilità che l’altimetro si fosse bloccato sui 2000 metri e quindi inducesse i piloti a credere di essere a tale quota, mentre erano a soli 600 metri dal suolo.

Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se la vide invece sbucare davanti all’improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ebbe il tempo per fare nulla. Delle 31 persone a bordo non si salvò nessuno. I  giocatori Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Émile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola,Mario Rigamonti, Julius Schubert, i dirigenti Arnaldo Anisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti gli allenatori Egri Erbstein e Leslie Lievesley, il massaggiatore  Osvaldo Cortina scomparvero portando nella tomba il blasone di una squadra vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949 e che costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana. Con loro perì anche l’equipaggio formato da Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Cesare Biancardi e Antonio Pancrazi. Si salvarono soltanto Sauro Tomà ( che non prese parte alla trasferta portoghese per un infortunio al menisco), il  portiere di riserva Renato Gandolfi, e Luigi Giuliano Luigi Giuliano (capitano della Primavera del Toro e da poco tempo in pianta stabile in prima squadra, fu bloccato da un’influenza). Si salvarono casualmente anche il notissimo radiocronista  Nicolò Carosio (bloccato dalla cresima del figlio), l’ex commissario tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo (il Torino preferì assegnare il posto a Cavallero), il calciatore Tommaso Maestrelli (invitato da Mazzola rinunciò per problemi burocratici con il passaporto)  e il presidente del Torino, Ferruccio Novo (malato d’influenza). Nell’incidente morirono anche i giornalisti Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo) e Luigi Cavallero (La Stampa).

tragedia superga 2Il primo ad accorrere fu Don Tancredi Ricca, cappellano della Basilica di Superga. Tra i resti fumanti dell’aereo è subito chiaro che non ci sono possibilità di trovare persone in vita. Al buon parroco non resta altro che pregare, in attesa dell’arrivo di altri confratelli, dei contadini della zona e delle prime ambulanze e squadre dei vigili del fuoco. La notizia dello schianto si propagò come un’onda d’urto. Negli uffici dell’Aeritalia c’era ancora l’incertezza sulla scomparsa dell’aereo dai radar, ma in strada echeggiò una sola frase: Il Grande Torino.

A poche ore dall’incidente, l’Italia entrò in lutto: il Grande Torino era da tempo una squadra al di sopra del tifo di campanile. Orgoglio  di tutti gli italiani, la squadra rappresentava un simbolo della rinascita italiana dopo le tragedie della guerra, capace di dominare nel calcio italiano come nessuno mai avrebbe fatto in futuro.  Per la partita di addio del capitano del Benefica e del Portogallo, Ferriera, venne scelto il Torino (capace di vincere il campionato precedente con sedici punti di vantaggio sulla seconda) proprio per il suo assoluto blasone internazionale e nonostante lo scetticismo del presidente del Torino venne giocata per la reciproca simpatia che legava lo stesso Ferriera a  Valentino Mazzola.

Il trauma di Superga fu talmente  forte da indurre la nazionale italiana a partire un anno più tardi alla volta dei mondiali brasiliani in nave anziché in aereo.  Con pessimi risultati di forma.

Il calcio italiano non ritrovò più per anni un modello di squadra così compatta e vincente. La Nazionale, orfana di straordinari atleti, si affidò agli oriundi per poter competere a un livello accettabile, subendo una delusione dopo all’altra.

Bisognerà attendere  l’Inter di Moratti ed Herrera per riportare il sorriso e la gloria nel  calcio italiano. Nella  notte di Vienna, 27 maggio 1964, i nerazzurri vinsero la loro prima Coppa dei Campioni ai danni del leggendario Real Madrid con due reti di Sandro Mazzola, figlio del grande e indimenticato Valentino.

 

 




Istanbul, tavola rotonda sui viaggi di Marco Polo

istanbul convegno per celebrare marco polo

istanbul convegno per celebrare marco poloL’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, in collaborazione con il Dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana e il Club di Cultura Italiana dell’Università di Istanbul, e con l’apporto del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Ankara, ha organizzato un convegno per celebrare il 700° anniversario dalla morte di Marco Polo, il grande viaggiatore veneziano autore del Milione. Interverranno a questa tavola rotonda ospiti italiani e turchi, accademici e docenti universitari, allo scopo di esplorare il materiale e l’immaginario legati alla figura di Marco Polo e al suo immortale e straordinario resoconto di viaggio.

Introdotti da Salvatore Schirmo, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, prenderanno parola il Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia nonché della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Stefano Campagnolo, che, partendo da interessanti documenti conservati nelle Biblioteche di Venezia e Roma, si concentrerà sulle varie traduzioni del Milione; Tiziana Plebani, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con un intervento sul testamento e i documenti conservati sul viaggiatore; e Nevin Özkan Speelman, docente e Capo del dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università di Ankara, che interverrà su Marco Polo e Italo Calvino tra viaggi reali e immaginari. Modererà l’evento Cristiano Bedin, docente del dipartimento di Lingua e letteratura Italiana dell’Università di Istanbul.