A Treviso una mostra dedicata all’Espacio Escultórico di Città del Messico

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espaciovertIl Comitato scientifico della Fondazione Benetton studi e ricerche ha scelto di dedicare l’edizione 2023-2024 del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino all’Espacio Escultórico del Pedregal de San Ángel di Città del Messico.

In tale contesto, venerdì 12 aprile sarà inaugurata alle ore 18 una mostra dedicata a quest’opera d’arte pubblica nello spazio espositivo Ca’Scarpa della città di Treviso, nell’Italia settentrionale.

L’esposizione si articola nei quattro piani dell’antica Chiesa di Santa Maria Nova e racconta, attraverso lo sguardo di alcuni fotografi messicani —tra i quali Fabián Martínez—, le forme e la storia dell’Espacio Escultórico nel paesaggio del Pedregal de San Ángel, uno dei siti più noti della riserva ecologica situata nell’area meridionale della capitale messicana.

Oltre alle fotografie provenienti da diversi archivi della megalopoli, saranno alcuni documenti cartografici e una serie di brevi testi a introdurre il visitatore nei luoghi e nelle parole chiave di questa edizione del Premio Carlo Scarpa, idealmente accompagnato da alcuni dei protagonisti che hanno preso parte alle ricerche per il libro e il documentario.

Paesaggio ed Ecologia, Arte e Architettura, Geologia e Archeologia, sono solo alcune delle discipline e degli sguardi che si intersecano con forza e complessità dentro e fuori il grande anello dentato dell’Espacio Escultórico, nell’aspro terreno lavico del Pedregal. Una contemporaneità che si confronta quotidianamente con un suolo e una natura ricchissimi, ma difficili e fragili, nell’ambito della loro storia precolombiana, la cui voce risuona potente non solo attraverso le vestigia di ciò che resta dei paesaggi e delle costruzioni, ma anche nelle creazioni artistiche e architettoniche della modernità messicana del Novecento.

Da domenica 14 aprile i visitatori della mostra potranno assistere continuativamente al documentario Pedregal, la storia dell’Espacio Escultórico.

L’esposizione è curata da Patrizia Boschiero e Luigi Latini con Marcello Piccinini. Produzione e allestimento in collaborazione con Print Materia.

Immagine: Fondazione Benetton Studi Ricerche

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Giovanni Battista Cuneo, il figlio puro della “Giovine Italia”

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giovanni battista cuneo nome di guerra camauro 320x428Giovanni Battista Cuneo combatté in Sudamerica e in Italia per la causa repubblicana

Per il loro figlio, i coniugi Cuneo avevano scelto la strada delle Lettere e la propensione del  ragazzo aveva trovato il giusto riconoscimento nel successo degli studi classici. Ma non fu un professore il loro Giovan Battista. Appena terminati gli studi primari, il giovane decise di andare a Genova e di iscriversi nel corso di nautica: dopo aver soddisfatto le aspirazioni dei genitori, toccava a lui intraprendere la strada della propria passione. E quella di Giovan Battista Cuneo fu una passione vera per l’avventura.

Era nato nel 1809 a Oneglia, un piccolo paese della Liguria, e della sua terra non poteva non condividere l’amore viscerale per il mare. Quel mare che aveva portato secoli prima un concittadino  nelle terre americane al servizio di Sua Maestà di Spagna e che egli voleva attraversare per conoscere l’altra metà della Sfera terrestre. Diplomatosi in scienze nautiche, Giovan Battista Cuneo si imbarcò così alla volta del Mar Nero in qualità di pilota.

Subito dopo guidò la nave affidatagli verso il Mare delle Antille, ma durante le lunghe giornate in mare aperto, non trascurò mai di proseguire i suoi studi umanistici e letterari, mantenendo fede alla promessa fatta ai propri familiari. Approfondì inoltre le conoscenze linguistiche preparandosi al meglio a operare in terre dominate dalla cultura spagnola, portoghese e anglosassone. In questo lungo periodo di preparazione intellettuale, tornato dai suoi lunghi viaggi, ebbe modo di incontrare Giuseppe Mazzini e il suo pensiero.

Affascinato sinceramente dalle teorie del corregionale, Cuneo si iscrisse alla Giovine Italia, risultando uno dei primissimi seguaci del movimento patriottico italiano. Il suo fervore repubblicano fu tale da contagiare, in una delle sue tante tappe navali (esattamente a Taganrog nel 1833), un personaggio destinato a “fare” l’Italia, quel Giuseppe Garibaldi che egli avrebbe incontrato qualche anno dopo in Uruguay, dopo aver pagato con l’esilio la partecipazione ai moti carbonari dello stesso anno 1833.

unnamedGianbattista Cuneo scelse il paese sudamericano per la sua nuova vita da esule e nella terra americana si riunì a diversi altri fuoriusciti italiani. Nel 1836 ebbe modo di rinverdire il suo sodalizio con l’amico Garibaldi a Rio de Janeiro, e pochi mesi dopo si ritrovò nelle file della Legione Italiana, soldato volontario agli ordini del futuro eroe dei Due Mondi. Convinto assertore del genio militare di Garibaldi, ne avrebbe poi esaltato – attraverso l’amicizia e gli scritti- le gesta, contribuendo alla costruzione dello stesso mito italiano.

Dotato di un’oratoria efficace e ficcante, Cuneo si distinse nei vari angoli del Sudamerica per la propagazione delle idee mazziniane tra i numerosi italiani residenti e per ben sedici anni si batté con tutte le sue forze per rendere visibile l’idealismo politico dell’amico ligure. Nei suoi anni di esilio (in parte forzato, in parte volontario) il marinaio letterato di Oneglia si trasformò in un vero e proprio insegnante e unì la sua vocazione umanistica a quella di giornalista, collaborando con numerosi fogli italiani stampati in Sudamerica per le comunità connazionali.

La sua partecipazione, alla causa patriottica, fu totale e disinteressata, e le sue idee partivano dall’Uruguay per giungere anche nelle redazioni italiane, una su tutte quella della “Concordia” di Torino. Fu proprio lui a esaltare le gesta repubblicane di Garibaldi nelle guerre sudamericane e allo stesso tempo fu sempre Cuneo a utilizzare l’ottima conoscenza della lingua spagnola, per tradurre i pensieri e le opere di Mazzini a uso dei repubblicani del Nuovo Mondo. La sua effervescenza culturale lo portò anche a fondare diversi giornali: “Il Popolo, “L’Italiano”, “La Legione agricola” furono sue creature, e tutte aiutarono a mantenere saldo il legame delle colonie italiane con la madrepatria. I suoi figli di carta prepararono i nostri connazionali anche all’azione, contribuendo a formare quelle schiere di volontari accorsi dal Sudamerica in aiuto ai volontari garibaldini e piemontesi. Instancabile osservatore dei vari quadri politici, Cuneo scrisse anche, giorno dopo giorno, il diario della Legione Italiana di Montevideo comandata da Garibaldi, e fino al 1844 fu segretario e procuratore del suo grande amico nizzardo.

Ritornò in Italia soltanto nel 1849, carico di speranze per il suo progetto repubblicano e decise di accettare l’incarico, conferitogli dai comizi politici del terzo collegio di Genova, di deputato del Parlamento subalpino, per la terza legislatura. Rinnovato il mandato dello stesso anno, l’ex marinaio di Oneglia decise agli inizi del 1850 di dimettersi dal suo ruolo pubblico, per assumere le vesti molti più congeniali di organizzatore del Partito d’Azione nelle varie sedi italiane. Rifiutate le pressanti offerte, fatte personalmente da Cavour e dall’amico deputato di Oneglia Carlo Riccardi, di entrare nel corpo diplomatico  piemontese, Cuneo mantenne fede alla sua indole repubblicana decidendo anche di non accettare, nel 1862, il prestigioso incarico di console generale d’Argentina a Genova.

Raccolse, invece in quegli anni, i frutti della semina americana. Nelle città della Penisola ebbe infatti modo di incontrare molti italiani ritornati dall’esperienza migratoria e, dal 1860 al 1862, superati i trionfi indipendentisti, fu tra i capi dei comitati di provvedimento e delle  società emancipatrici ed unitarie.

Nel 1863 accettò finalmente un incarico pubblico, divenendo agente generale  dell’emigrazione della Repubblica Argentina. L’incarico gli permise di unire idealmente i suoi due mondi e di continuare ad operare, seppur a distanza, per le sue amatissime terre sudamericane.

Giovanni Battista Cuneo, nonostante fosse colpito da una grave malattia, decise però di scendere nuovamente in campo nel 1866, per seguire il suo fraterno amico Garibaldi nella campagna del Trentino e soltanto dopo queste ultime fatiche ( e delusioni repubblicane) si ritirò definitivamente a Firenze, nuova capitale d’Italia. Fine conoscitore delle lingue (tra le altre era versato anche in quella francese e latina) e grande idealista democratico, mantenne sempre un portamento aristocratico, divenendo personaggio ricercatissimo nei salotti letterari, culturali e politici della città di Dante.

“Voi avete amato  la patria quando pochi in Italia sapevano che c’era una patria, in questo mondo; l’avete amata con ardore, con sacrifizio, con dolore; l’avete amata nel Parlamento e nelle congiure; l’avete difesa fieramente al di là dei mari, dove la stima degli Argentini vi aveva onorato d’una cittadinanza onorevolissima… Il vostro nome era tra i primi nelle file del sacrifizio, non si trovò mai nella schiera dei mietitori.”

large be4b6904d02314aaScriveva così Paolo Mantegazza  (un altro grande esponente della cultura italiana di Fine Ottocento) per un figlio davvero illustre della causa italiana e repubblicana. Cuneo, date alle stampe anche una “Biografia  di Giuseppe Garibaldi” nel 1850 (fu edita a Torino dalla Fory e Dalmazzo e ripubblicata a Genova dopo la sua morte, trascorse i suoi ultimi anni a difendere i suoi principi democratici e morì a Firenze nel 1875. Riconosciuto vero eroe nazionale dal Parlamento Italiano, dovette però subire, dopo morte, l’onta di una mancata sepoltura in città. La sua salma venne così trasportata a Oneglia e qui solennemente inumata il 2 marzo: estremo tributo a un idealista di tutti gli italiani nel mondo.




Mattarella alle Fosse Ardeatine

presidenza della repubblica80° anniversario delleccidio delle fosse ardeatine il presidente mattarella alla cerimonia commemorativa immagine1

presidenza della repubblica80° anniversario delleccidio delle fosse ardeatine il presidente mattarella alla cerimonia commemorativa immagine1Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme alle alte cariche dello Stato, ha partecipato alla cerimonia commemorativa dell’80° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Dopo la deposizione da parte del Capo dello Stato di una corona sulla lapide che ricorda i caduti del 24 marzo 1944, sono intervenuti il Presidente ANFIM, Francesco Albertelli e Marco Trasciani, Segretario generale dell’ANFIM, che ha letto i nomi dei Martiri.

La commemorazione è proseguita con la preghiera cattolica recitata dal Mons. Sergio Siddi, Cappellano Militare e la preghiera ebraica officiata dal Rav. Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma.

Al termine, il Presidente Mattarella ha reso omaggio, all’interno del Mausoleo Ardeatino, alle vittime dell’eccidio. (Inform)




Genova, la città del nostro inno nazionale

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genova citta dellinno nazionale comune di genova immagine18Genova “Città dell’Inno nazionale”: in Consiglio comunale è passata all’unanimità la delibera presentata dal presidente Carmelo Cassibba (Vince Genova). Nella delibera si sottolinea il ruolo fondamentale che la città ebbe nel rivendicare l’indipendenza e l’Unità nazionale, e si ricorda che il Canto di Mameli fu eseguito per la prima volta proprio a Genova e che le vie della città diventarono protagoniste del “corteo composto da trentamila patrioti, provenienti da ogni parte d’Italia, che sfilò sventolando il tricolore, dall’Acquasola al Santuario di Nostra Signora di Loreto, con il chiaro obiettivo di rivendicare l’indipendenza e l’unità nazionale”. Nella delibera si ricorda anche che “il 12 ottobre del 1946 sotto Alcide De Gasperi (…) su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli”.

La delibera approvata rappresenta “un grande riconoscimento per Genova” , ha commentato il sindaco Marco Bucci . “Un testo che rappresenta uno dei simboli del nostro Paese, scritto dal genovese Goffredo Mameli e musicato da un altro nostro illustre concittadino: Michele Novaro. “Fratelli d’Italia” venne suonato per la prima davanti al santuario di Nostra Signora di Loreto, a Oregina. Una paternità che rende orgoglioso ogni cittadino genovese e che oggi merita di essere riconosciuta. Un contributo prezioso che la nostra città ha condiviso con tutto il Paese, un legame indissolubile tradotto in musica che attraversa l’Italia intera senza alcuna distinzione. Genova è onorata della possibilità di poter diventare ufficialmente città dell’inno”.

“È un atto di grande rispetto proclamare Genova città dell’Inno”, ha dichiarato il presidente Cassibba. “Goffredo Mameli e Michele Novaro erano entrambi genovesi, Genova è stata culla del Risorgimento Italiano e teatro di quelle parole cariche di significato e valore che oggi sono simbolo dell’unità nazionale. Qui il 10 dicembre 1847 veniva eseguito per la prima volta in pubblico il “Canto degli Italiani” ed è la nostra città a conservarne, presso il Museo del Risorgimento, la prima stesura firmata da Mameli stesso”.

In occasione dell’approvazione della delibera la Filarmonica Sestrese ha suonato l’Inno di Mameli nell’Aula del Consiglio. “Ascoltare le note dell’Inno Nazionale nell’aula del Consiglio comunale, cuore dell’amministrazione genovese, ha dato modo di riflettere ancora una volta – ha  detto Cassibba – su tutto ciò che il nostro inno rappresenta: la lotta per l’indipendenza, il sacrificio di coloro che hanno combattuto per la libertà e l’orgoglio di appartenere a una nazione ricca di storia e cultura. Il 10 dicembre del 1847 questa nobile e antica associazione, lustro e decoro del nostro Paese, ha suonato per la prima volta il “Canto degli Italiani”, oggi per la prima volta lo esegue in sala rossa, a suggellare il diritto, riconosciuto anche dal Quirinale, della nostra città di appellarsi ‘Città dell’Inno Nazionale’”. (Inform)




Cristoforo Colombo: un concorso per gli studenti USA

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19columbusDal 1996, la NIAF promuove insieme alla National Christopher Columbus Association un concorso nazionale di saggistica su Cristoforo Colombo. Il concorso è aperto agli studenti delle classi dalla 9ª alla 12ª delle scuole pubbliche, private o parrocchiali, ma anche a quanti hanno scelto l’istruzione a domicilio.
Gli studenti dovranno scrivere un saggio sull’importanza dei viaggi transatlantici di Cristoforo Colombo nell’avviare “l’era dell’esplorazione” e il loro impatto sul commercio e la politica europea.
Tutti gli elaborati devono essere inviati in formato PDF o documento Word via e-mail a education@niaf.org entro il 15 marzo 2024.
I vincitori saranno annunciati il 15 giugno.
Gli studenti saranno selezionati prima per ciascuno Stato e poi a livello nazionale. Il primo classificato sarà anche invitato a leggere il suo saggio durante le celebrazioni del Columbus Day a Washington il 14 ottobre. riceverà inoltre un premio in denaro di 1.200 dollari, soggiorno e viaggio pagati per sé e un accompagnatore. Al secondo classificato andrà un premio di 500 dollari, mentre il terzo riceverà 300 dollari.
Tutti i dettagli del bando sono disponibili sul sito della NCCA. (aise) 




Meloni visita la Foiba di Basovizza

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foiba basovizza comune di trieste immagine18Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta alla cerimonia del Giorno del Ricordo presso la “Foiba di Basovizza”. Successivamente, alla Stazione centrale di Trieste, Meloni ha partecipato all’inaugurazione del “Treno del Ricordo”. Il Treno del Ricordo, un treno storico appositamente allestito con una mostra multimediale, parte da Trieste per un viaggio che toccherà numerose città (Venezia, Milano, Torino, Genova, Ancona, Bologna, Parma, La Spezia, Firenze, Roma, Napoli) per ripercorrere idealmente quello compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati, e si concluderà il 27 febbraio a Taranto. Il progetto “Treno del Ricordo” rientra nell’ambito delle commemorazioni programmate dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni del “Giorno del Ricordo”, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con decreto del Presidente Giorgia Meloni, con il compito di assicurare un’efficace e coordinata programmazione delle iniziative e delle cerimonie proposte ed organizzate dalle singole amministrazioni con il coinvolgimento delle associazioni, degli enti e delle diverse realtà della società civile. “Sono venuta diverse volte qui a Basovizza- ha esordito nel suo intervento il Premier Meloni – a rendere omaggio a questo Sacrario: ogni volta che l’ho fatto me ne sono andata con qualcosa di più nel cuore. Perché questo è un luogo del cuore, è un luogo che ti dona sempre qualcosa di prezioso”. Meloni ha poi sottolineato come l’istituzione del Giorno del Ricordo abbia spazzato l’oblio e l’indifferenza che per decenni ha avvolto la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo. “Uno dei padri della nostra Nazione, Giuseppe Mazzini, – ha continuato Meloni dopo aver ribadito il suo impegno affinché venga trasmesso alle future generazioni il testimone del ricordo –  diceva che la Patria è la famiglia del cuore. È una storia di famiglia quella di Monsignor Ugo Camozzo, ultimo vescovo di Fiume italiana. Lasciando Fiume, per sfuggire ai controlli e alle perquisizioni della polizia titina, tagliò in tre pezzi il suo Tricolore e lo nascose in tre valigie differenti. Con la parte verde avvolse il calice, con la parte bianca un Vangelo, con la parte rossa una Bibbia. Arrivato in Italia, ricucì la bandiera. Morirà da esule a Pisa e verrà sepolto con una croce e la bandiera di Fiume sul cuore”.

“Siamo qui per ricordare degli innocenti trucidati ma siamo qui anche per chiedere ancora una volta perdono a nome delle istituzioni di questa Repubblica per il silenzio colpevole che per decenni ha avvolto le vicende del nostro confine orientale”, ha aggiunto Meloni. “L’Italia – ha ricordato il Premier – a lungo non ha ricambiato quell’amore. Torna alla mente il treno partito da Ancona nel febbraio del ‘47, che conduceva gli esuli partiti da Pola nei vari campi profughi. Quando quel treno si fermò nella stazione di Bologna, venne preso a sassate”. Meloni ha poi parlato di una verità storica quale patrimonio da condividere anche con i popoli delle Repubbliche di Slovenia e Croazia, con lo stesso spirito di pacificazione che ha portato le città di Gorizia e Nuova Gorizia a condividere l’assegnazione del titolo di Capitale europea della Cultura del 2025. Meloni ha anche menzionato il dato storico della ricorrenza del ventesimo anniversario della legge 92/2004, che istituisce il Giorno del Ricordo. “Fu una legge spartiacque, che ha permesso di scrivere pagine di storia che non erano mai state scritte e ha consentito in questi vent’anni di compiere tanti passi in avanti”, ha concluso Meloni sottolineando che “grazie a quella legge il fiume carsico del ricordo è emerso in superficie e oggi risplende in tutta la sua bellezza alla luce del sole”. Il Premier ha anche segnalato che il progetto del Museo nazionale del Ricordo sorgerà a Roma. (Inform)




10 febbraio: Giorno del Ricordo

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ricordo24“Conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Questo l’obiettivo del Giorno del Ricordo che si celebra oggi, 10 febbraio, così come previsto dalla legge istitutiva 92/2004 approvata giusto 20 anni fa per fare memoria dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata.
Come ricordato ieri dal Presidente Mattarella nella cerimonia ufficiale al Quirinale, “l’istituzione del giorno del Ricordo – con tante iniziative da essa scaturite, con ricerche, libri, dibattiti – ha avuto il merito di riconnettere la memoria collettiva a quel periodo e a quelle sofferenze, dopo anni di rimozione. Ha reso verità a tante vittime innocenti e al dolore dei loro familiari”.
Il 10 febbraio 1947 fu firmato il trattato di Parigi, che assegnava alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, che fino ad allora erano parte dell’Italia.
Tante le iniziative sia nazionali che locali promosse quest’anno. Tra esse anche il progetto del “Treno del Ricordo”, promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani. Il Treno del Ricordo sarà inaugurato oggi nella stazione di Trieste. Il viaggio del treno storico – appositamente allestito con una mostra multimediale, che ripercorre idealmente quello compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati – partirà domani, 11 febbraio, e toccherà numerose tappe (Venezia, Milano, Torino, Genova, Ancona, Bologna, Parma, La Spezia, Firenze, Roma, Napoli) per concludersi il 27 febbraio a Taranto. (aise) 




Bosnia Erzegovina, l’Italia ricorda i nostri tre giornalisti uccisi a Mostar

bosnia erzegovina litalia ricorda i tre giornalisti uccisi a mostar

bosnia erzegovina litalia ricorda i tre giornalisti uccisi a mostarA 30 anni dalla morte in Bosnia Erzegovina, nella città di Mostar, dei tre giornalisti della sede Rai del Friuli Venezia Giulia – Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo – uccisi da un colpo di mortaio il 28 gennaio 1994 mentre stavano realizzando un reportage sui bambini vittime della guerra, l’Italia li ricorda con un servizio speciale realizzato proprio dal telegiornale per cui lavoravano. Lo speciale Rai Est Ovest, dal titolo “Mostar 1994-2024”, andato in onda il 28 gennaio, ripercorre le tappe del conflitto nei Balcani e ricorda l’impegno dell’Italia nel fornire supporto alla stessa città di Mostar e alla Bosnia Erzegovina in generale.

Intervistato nel corso del servizio, l’Ambasciatore d’Italia a Sarajevo, Marco Di Ruzza, ha dichiarato che il sostegno dell’Italia si concretizza attraverso “una diplomazia aperta ed inclusiva che dialoga con tutte le componenti di questo paese, nel quale gli equilibri etno-religiosi sono estremamente complessi. Lo facciamo anche con una crescente presenza alla missione di stabilizzazione EUFOR e soprattutto avvalendoci di due grandi punti di forza: uno è la diplomazia culturale, l’altro la società civile”. Infatti – ha precisato l’Ambasciatore – “gli organismi della società civile non hanno mai smesso di lavorare in Bosnia Erzegovina; operano sovente come enti attuatori di progetti della Cooperazione allo sviluppo italiana, un’azione fondamentale perché parte dal basso, collega persone, collettività. Soprattutto parlano ai giovani per costruire una società più aperta e multiculturale, proiettata verso un futuro europeo e lontana dagli odi etnici che hanno insanguinato questo territorio”.

Il servizio racconta di una Mostar ancora ferita e solo parzialmente ricostruita. La città può però contare su finanziamenti della comunità internazionale e in particolare dell’Italia, che ha investito molto nella sua ricostruzione (primo donatore alla riedificazione del Ponte Vecchio). In ricordo dei tre giornalisti uccisi a Mostar è nata una Fondazione – che ha poi aggiunto ai tre anche il nome di Milan Hrovatin, l’operatore Rai ucciso in Somalia insieme a Ilaria Alpi – dedicata all’accoglienza e la cura di bambini con malattie rare.

L’Ambasciatore Di Ruzza ha commemorato i tre operatori dell’informazione in un toccante evento, cui ha presenziato il Sindaco di Mostar Mario Kordic e un vasto pubblico, compresa una delegazione giunta dall’Italia, con alcuni familiari delle vittime, organismi della società civile e media.




Giornata della Memoria all’Ambasciata di Washington

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giornata della memoria 2024 allambasciata ditalia a washington con bret stephens e federico rampini immagine3 341x223L’Ambasciata d’Italia a Washington ha commemorato la Giornata della Memoria con una conversazione tra Bret Stephens, premio Pulitzer ed editorialista del New York Times e Federico Rampini, editorialista del Corriere della Sera, sul tema ‘’Antisemitism and the Vulnerability of Democracy’’. L’Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, è intervenuta in apertura per ricordare l’importanza di mantenere viva la memoria dell’Olocausto, richiamando il messaggio pronunciato dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Tajani allo Yad Vashem a Gerusalemme. La conversazione tra i due opinionisti ha preso avvio con il racconto di Bret Stephens sulla storia della sua famiglia, a partire dalla madre, nata in Italia all’inizio della II guerra mondiale da genitori ebrei scappati dalla Germania nazista. La famiglia della madre, ha ricordato, cambiò cognome e trovò rifugio in una casa a Milano fino alla fine della guerra. “La storia dell’Olocausto della mia famiglia influenza profondamente ciò che cerco di essere come commentatore politico – ha aggiunto Stephens – cioè non avere paura di distaccarmi da tutti se ritengo che sia la cosa giusta da fare”. Al centro della conversazione, l’importanza di coltivare la memoria è stata evidenziata anche a fronte del riemergere, negli Stati Uniti e in tutto l’Occidente, di fenomeni di antisemitismo, dopo l’attacco terroristico di Hamas contro Israele e il conflitto che ne è seguito. Oltre alla fondazione B’Nai B’Rith International, all’evento hanno presenziato rappresentanti di Anti-Defamation League, Freedom House, Department of State e altre organizzazioni della comunità ebraica, oltre che di prestigiosi musei, quali US Holocaust Memorial Museum e Museum of the Bible, e molte università e centri studi israeliani dell’area. La Giornata della Memoria, che ricorre il 27 gennaio, viene celebrata dalla rete diplomatico-consolare e culturale italiana negli Stati Uniti attraverso una serie di eventi in molte città tra cui New York, Chicago, San Francisco, Los Angeles, Miami, Houston, Detroit, Boston e Filadelfia. (Inform)




Oslo, conferenza su “La Shoah in Italia”

oslo conferenza su la shoah in italia

oslo conferenza su la shoah in italiaL’Istituto Italiano di Cultura di Oslo ha organizzato per il 25 gennaio una conferenza in occasione della Giornata della Memoria. Il tema sarà quello della discriminazione e persecuzione degli ebrei cittadini italiani durante il fascismo e ad affrontarlo sarà la professoressa Elisabetta Cassina Wolff dell’Università di Oslo.

La discussione verterà in particolare sull’aspetto della comprensione ed elaborazione della Shoah da parte della comunità scientifica e da parte dell’opinione pubblica italiana; sul livello di consapevolezza riguardo ai crimini commessi sul suolo italiano dagli stessi cittadini italiani e sulle eventuali lacune nella narrazione dell’olocausto in Italia. Sarà inoltre fatta luce sulla possibilità che la cultura e la politica abbiano potuto celare od omettere aspetti importanti della persecuzione degli ebrei italiani. La dottoressa Wolff, che nel corso dei suoi anni di studio sul fascismo in Europa e in particolare sul neofascismo italiano ha lavorato anche sul tema dell’antisemitismo in Italia durante il regime mussoliniano e dopo il 1945, cercherà di far luce su questi aspetti, mostrando anche una serie di immagini dei luoghi di maggior interesse in Italia per questo capitolo della storia italiana.

A Oslo dal 1994, Elisabetta Cassina Wolff ha lavorato come analista politica presso la Fondazione Europa-programmet, come insegnante in diverse università e college, e come giornalista indipendente. Ha conseguito il dottorato in Storia contemporanea nel 2008, con una tesi sulle correnti ideologiche del neofascismo italiano, presso l’Università di Oslo. Dal 2011 è professore associato con incarico di docente presso il Dipartimento di Archeologia, Conservazione e Storia dell’UiO, dove insegna storia europea moderna e contemporanea.