L’altro 11 settembre: 50 anni fa il golpe in Cile

l'ultima foto, 11 settembre 1973 il presidente allende difende a oltranza la democrazia contro i golpisti

Il fumo che si alza denso dal Palacio de La Moneda, bombardato dai caccia militari. I carri armati per le strade di Santiago del Cile e i soldati, che appoggiano il sanguinario golpe di destra, schierati anche sui tetti di fronte al palazzo presidenziale, per cingerlo in una stretta letale. E poi il volto teso di Salvador Allende.

Il presidente socialista solleva lo sguardo, come fanno le sue guardie del corpo, verso il pericolo imminente. Tutti imbracciano i fucili. Poi il dramma si compie. Nelle immagini successive, in bianco e nero, quelle che raccontano il violento colpo di Stato di 50 anni fa, ecco il corpo di Allende, avvolto in un poncho, come fosse un sudario, portato a braccia da un militare e da un pompiere.

11 settembre 1973, il corpo del presidente Allende avvolto in un poncho boliviano trasportato fuori dalla Moneda
11 settembre 1973, il corpo del presidente Allende avvolto in un poncho boliviano trasportato fuori dalla Moneda (keystone)

Allende non ha voluto fuggire e neppure consegnarsi ai militari che hanno tradito lui e la Democrazia. Poche ore prima della tragica morte, il celebre discorso, le ultime parole trasmesse via radio: “Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento“.

L’11 settembre 1973 il Cile perde il suo presidente, la sua democrazia e comincia a piangere i suoi figli e le sue figlie. Migliaia. Spariranno nel nulla, in un Paese dove la tortura diventa un metodo e i diritti umani vengono calpestati sotto il tacco spietato della dittatura dei militari infedeli, che hanno tradito e colpito alle spalle il Paese e le sue istituzioni, elette democraticamente.

Iniziano i rastrellamenti ai danni degli oppositori politici del golpe orchestrato dal generale Augusto Pinochet, ma non solo. Basta poco per finire tra gli artigli di militari e agenti del regime: un commento di troppo, un sospetto, la spiata di un vicino di casa. I sequestrati vengono ammassati nello Stadio Nacional di Santiago del Cile, che diventa un vero e proprio campo di concentramento. Ben presto gli spalti si riempiono di migliaia di persone di ogni età ed estrazione sociale, controllate dai soldati. Dai sotterranei arrivano le urla delle torture.

I militari non perdonano chi si è schierato con Allende e le sue riforme economiche e sociali, tra le quali la nazionalizzazione delle principali industrie e materie prime come il rame, la tassazione delle plusvalenze, la riforma agraria, la costruzione di ospedali, la lotta alla povertà, il potenziamento dell’istruzione.

I numeri della strage: 2’125 morti e 1’102 sparizioni riconosciute

Rapiti, torturati, uccisi, spariti. I desaparecidos. I numeri della strage perpetrata dagli aguzzini durante la feroce dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990) sono impressionanti, ma ancora oggi non definitivi. Secondo le più recenti cifre della Commissione della Verità e Riconciliazione, sono oltre 31’000 le vittime di violazioni ai diritti umani durante la dittatura cilena, con 2’125 morti e 1’102 sparizioni riconosciute.

La non profit “Nos Buscamos”, inoltre, ha stimato che tra gli anni ’70 e ’80 decine di migliaia di bambini furono strappati alle loro famiglie in Cile. Per lo più si trattava di persone povere. Il traffico di bambini è solo una delle numerose violazioni dei diritti umani commessi durante il regime di Pinochet. Centinaia le donne stuprate.

Augusto Pinochet nel 1988
Augusto Pinochet nel 1988

Il mandato di cattura internazionale contro Pinochet

Nel 1998 – 25 anni dopo il golpe – il giudice spagnolo Baltasar Garzón emette contro Pinochet un mandato di cattura internazionale per la scomparsa di cittadini spagnoli avvenuta durante la dittatura. Il traditore di Allende è accusato di genocidio, terrorismo e tortura. È arrestato a Londra, dove si trova per farsi curare, ma il 2 marzo 2000 il ministro dell’Interno britannico Jack Straw lo fa liberare e tornare in Cile, dove riesce a evitare qualsiasi processo. Muore d’infarto nel 2006, a 91 anni.

da rsi.ch




Quell’8 settembre di 80 anni fa…

armistice 1943 castellano eisenhower

armistice 1943 castellano eisenhowerL’8 settembre 1943 è una delle date più significative della storia contemporanea dell’Italia. In quel giorno, considerato cruciale per l’esito della Seconda guerra mondiale, è stata annunciata via radio la firma dell’armistizio, avvenuta il 3 settembre, tra il paese e gli Alleati. L’atto, chiamato armistizio di Cassibile, dal nome della cittadina siciliana in provincia di Siracusa dove è stato siglato, viene definito anche armistizio breve o corto. Nel giorno dell’8 di settembre 2023 cade l’80esimo anniversario da questo avvenimento. L’accordo, in vigore dopo l’annuncio, prevede la resa incondizionata dell’Italia nei confronti delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale ed è stato siglato dal generale Giuseppe Castellano, a nome del generale Pietro Badoglio, e dal generale Walter Bedell Smith, a nome del generale Dwight D. Eisenhower (nella foto). Bedell Smith è poi diventato direttore della Cia tra il 1950 e il 1953.

L’annuncio di Badoglio

Cinque giorni dopo la firma, il generale Pietro Badoglio, a capo del governo dal 25 luglio 1943, data in cui è avvenuto l’arresto di Benito Mussolini e in cui convenzionalmente è fissata la caduta del fascismo, annuncia via radio la firma dell’armistizio con gli Alleati e la resa dell’Italia. La proclamazione avviene anche un’ora prima su radio Algeri da parte degli Alleati.

“Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. Sono queste le parole con cui Badoglio annuncia la fine dell’alleanza con la Germania nazista ai microfoni dell’Eiar, intorno alle 19.45 dell’8 settembre 1943.

Gli sviluppi successivi

Dopo la proclamazione della resa del paese alle forze alleate, le truppe naziste danno inizio all’occupazione del Nord Italia. Contro l’occupazione si muovono i partigiani, impegnati nella Resistenza. Tra le rappresaglie più cruente avvenute sul territorio italiano da parte dei tedeschi, ricordiamo quella delle Fosse ardeatine, in cui sono uccisi ben 335 italiani. Inoltre, il 16 ottobre 1943, poche settimane dopo l’annuncio dell’armistizio, le truppe tedesche prelevano circa un migliaio di ebrei dal ghetto di Roma per deportarli nei campi di concentramento.

Le truppe anglo-americane sbarcano a Salerno da dove ha inizio la liberazione del Sud del paese. A Nord, invece, il Partito fascista repubblicano fonda la Repubblica sociale italiana di Salò, controllata dalla Germania nazista e guidata da Mussolini, nel frattempo liberato. Questa situazione porta allo sviluppo di una guerra civile italiana, culminata poi nella ritirata delle truppe naziste e fasciste nell’aprile 1945 da Torino e Milano in seguito all’azione dei partigiani. Nel frattempo Mussolini fugge dal capoluogo lombardo alla volta della Svizzera, ma viene catturato e fucilato a Dongo.

tratto da wired.it




Amelia ricorda Mons. Geraldini, primo vescovo di Santo Domingo

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sottosegretraio agli esteri maria tropodi image 1 333x223Il Sottosegretario agli Esteri Maria Tripodi ha partecipato ad Amelia alle celebrazioni per il Cinquecentenario della morte di Alessandro Geraldini, primo vescovo residente di Santo Domingo. Presente alle celebrazioni l’Ambasciatore della Repubblica Dominicana Luis Montalvo Arzeno. Alessandro Geraldini (nato ad Amelia nel 1455) fu attivo alla corte di Ferdinando ed Isabella la Cattolica, e diede il suo sostegno a Cristoforo Colombo. Geraldini sbarcò nel 1519 a Santo Domingo , dove nel 1524. A lui si deve la costruzione della nuova cattedrale di Santo Domingo, Nostra Signora dell’Incarnazione. (Inform)




Una Scacchiera Monumentale per l’insediamento del Gran Maestro del Sacro Ordine di Malta

foto scacchi ufficiali sacro ordine di malta

foto scacchi ufficiali sacro ordine di maltaIl gioco millenario degli scacchi tra Imperatori, Papi, Sacri Ordini e Artisti.

Il gioco degli scacchi è da ascriversi tra i passatempi più antichi dell’intera storia dell’umanità nell’era cristiana. Gli studiosi ne rimandano l’origine all’India del  VI secolo dopo Cristo. Attraverso la Persia, tale intelligente gioco giunse anche in occidente trasformando in svago uno dei ricorrenti motivi di belligeranza  di tutti i tempi, con le guerre tra teste coronate di regni antagonisti. Un gruppo armato dunque, deve difendere attraverso mosse che richiedono esercizio mentale e ingegno, i propri regnanti da un gruppo nemico.

Durante i suoi quasi 1.500 anni di storia gli scacchi sono stati giocati in moltissimi modi, da un semplice passatempo sono arrivati a un vero e proprio sport intellettuale. Come documentato storicamente anche attraverso reperti archeologici, si dimostra che gli scacchi fossero già un passatempo internazionale nel Medioevo. Era il gioco preferito di famosi monarchi come Alfonso il Saggio, Ivan il Terribile , Alfonso X di Castiglia, Filippo Maria Visconti, Papa Leone X o il califfo Harun al-Rashid.

Fino al XV secolo gli scacchi furono fondamentalmente un passatempo per le classi agiate. Le partite tendevano a essere molto lunghe anche perché la regina e gli alfieri tendevano ad avere dei momenti limitati a poche caselle. Quando fu introdotto un cambio, in questo senso, gli scacchi assunsero un valore molto più strategico e dunque ogni partita diveniva una vera e propria competizione intellettuale.

img 20230113 155938 01In Europa il gioco è sempre stato appannaggio di personaggi elitari, dove i poveri non avevano la possibilità di averlo a disposizione per il proprio passatempo. Anche il grande Leonardo da Vinci si ritrovò alle prese con questo gioco realizzando per Luca Pacioli elementi presenti nel celeberrimo “De Ludo Scachorum” realizzato con il preciso scopo di farne omaggio a Isabella d’Este, la quale era grande appassionata. La nobile Isabella, accoglieva e ospitava i migliori giocatori facendoli venire dall’estero per potervi giocare insieme. La corte di Mantova era all’epoca il fulcro europeo degli scacchi come confermato anche dall’esperta internazionale di Leonardo da Vinci Annalisa Di Maria.

Per giungere a tempi più recenti, rammentiamo che a Roma è tuttora in essere uno dei circoli più esclusivi della capitale, per l’appunto il Circolo degli Scacchi fondato nel 1832 sotto la presidenza del Duca di Bomarzo, Don Francesco Borghese e sito nel Palazzo Costa in Via del Corso e che vide l’adesione di numerose Guardie Nobili Pontificie. Il tutto a conferma che, in tutti i circoli nobiliari, non mancava mai l’occorrente per il gioco in oggetto.

Questo quale premessa per attestare che l’ Ordine Cavalleresco più antico al mondo, nato nel 1098 a Gerusalemme su iniziativa di un gruppo di mercanti di Amalfi, poi riciclatisi in monaci di regola agostiniana per il servizio ai pellegrini della Terra Santa, sotto la guida del Beato Gerardo Sassi, ha costantemente avuto estimatori e abili giocatori per tale passatempo.

img 20230114 140638 01Il nuovo Ordinamento, datato Anno 2023, nel preambolo, sottolinea  le origini militari e nobiliari del Sovrano Ordine di Malta rinnovato. Tale lignaggio è stato impresso su pietra dallo scultore internazionale Andrea da Montefeltro il quale, in occasione dell’elezione del Gran Maestro  del Sovrano Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta ha realizzato una Scacchiera Monumentale ufficiale del Sacro Ordine di Malta, scolpita con straordinaria maestria sulla pietra viva del Montefeltro. Sulla scacchiera, sono presenti i personaggi relativi al gioco, dai Fanti e ai Cavalieri che devono difendere il Re e la Regina dalla compagine avversaria, sempre con i colori della nota croce ottagona che fa riferimento alle otto beatitudini del Discorso della montagna.

L’opera consegnata da Mons. Vittorio Formenti, Cappellano Conventuale  dell’Ordine, è stata particolarmente apprezzata dal nuovo Gran Maestro, il canadese  Fra John Tinothy Dunlap, quest’ultimo esperto in tale passatempo.

Il gioco degli scacchi si conferma  ancora oggi protagonista indiscusso che segna i tempi e le epoche.




La torre di Pisa compie 850 anni

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torredipisavertMercoledì scorso hanno preso il via i festeggiamenti per gli 850 anni dalla posa della prima pietra della Torre di Pisa, che si protrarranno fino al mese di agosto 2024.

Le iniziative saranno curate dall’Opera della Primaziale Pisana, l’ente ecclesiastico che gestisce i monumenti della Piazza dei Miracoli.

La città toscana ha celebrato il 9 agosto quello che oggi è uno dei simboli iconici dell’Italia con una serie di momenti: l’annullo filatelico a cura di Poste Italiane, l’illuminazione del Campanile alle 21.30 e proiezione del logo dell’850esimo sul muro esterno del Museo dell’Opera, l’apertura in notturna (dalle 20.30 fino a mezzanotte) dei monumenti e dei musei della piazza (eccetto la Torre che, essendo illuminata, non è visitabile per motivi di sicurezza) e un concerto di pianoforte del maestro Ramin Bahrami sulle gradule della Cattedrale.

Il programma delle celebrazioni, tuttora in via di definizione, prevede una mostra, con un comitato scientifico presieduto da Stefano Renzoni, che sarà organizzata il prossimo giugno nell’ex Palazzo Opera, rappresentando il campanile attraverso un racconto di immagini, restauri, stampe, fotografie, riprese televisive e filmati cinematografici nel corso dei secoli.

Un’altra mostra, curata da Alberto Tosi, sarà organizzata presso il Museo della Grafica e proporrà studi sulla città ideale e sul valore del Campanile e della Piazza del Duomo.

Una terza esposizione, curata da Gabriella Garzella e Chiara Bodei, allestita all’Università di Pisa, riguarderà la collezione Malcov di oggetti inerenti la Torre.

Scienza e fede è invece il titolo provvisorio di un incontro in cattedrale tra due autorevoli esponenti del mondo religioso e del mondo accademico. In cartellone è prevista anche un’iniziativa pubblica sulla figura culturale e scientifica del cardinale Pietro Maffi, il convegno delle Cattedrali Europee a novembre su L’equilibrio tra conservazione e spiritualità e letture sul Campanile da parte di attori di passi letterari riferiti alla Torre Campanaria e alla Piazza del Duomo.

L’Arsenale, infine, organizzerà proiezioni dei film in cui compare la Torre, il cui stato di salute sarà presentato nel 2024 assieme all’andamento delle attività di monitoraggio terrestre e satellitare.

La costruzione del campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta iniziò il 9 agosto 1173. Alcuni studi ne attribuiscono la paternità all’architetto pisano Diotisalvi, che nello stesso periodo stava costruendo il battistero. Altri suggeriscono invece Gherardi, mentre secondo Giorgio Vasari i lavori furono iniziati da Bonanno Pisano.

La tesi del Vasari fu ritenuta valida soprattutto dopo il ritrovamento nelle vicinanze del campanile di una pietra tombale col nome del Bonanno, murata nell’atrio dell’edificio.

La prima fase dei lavori fu interrotta a metà del terzo piano, a causa del cedimento del terreno su cui sorge la base del campanile. La cedevolezza del suolo, costituito da argilla molle, è la causa della pendenza della torre e, sebbene in misura minore, di tutti gli edifici nella piazza.

I lavori ripresero nel 1275 sotto la guida di Giovanni di Simone e Giovanni Pisano, aggiungendo alla costruzione precedente altri tre piani. Nel tentativo di raddrizzare la torre, i tre piani aggiunti tendono a incurvarsi in senso opposto alla pendenza. Il campanile fu completato alla metà del secolo successivo, aggiungendo la cella campanaria.

Foto: tgr web

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Polonia. Trovate le spoglie di un internato italiano nel cimitero dell’ex campo di concentramento di Lamsdorf (odierna Lambinowice)

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Dall’apertura delle prime due, fra il 12 e 19 luglio, sono state identificate grazie alla piastrina ancora leggibile le spoglie appartenenti a un internato italiano, mentre sono in corso verifiche su una seconda piastrina, fortemente deteriorata.

“Una scoperta importante, che potrebbe assicurare una degna sepoltura a diversi nostri soldati caduti combattendo per l’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, e permettere ai familiari di avere una tomba su cui pregare. Le ricerche continueranno.” Così l’Ambasciatore d’Italia a Varsavia, Luca Franchetti Pardo, ha commentato l’individuazione del sito.  “Uno speciale ringraziamento – ha proseguito l’Ambasciatore – va alla nostra Console Onoraria a Breslavia, Signora Monika Kwiatosz, e alla Direttrice del Museo Centrale dei Prigionieri di Guerra di Opole, Violetta Rezler-Wasielewska. Nei mesi scorsi mi avevano anticipato che gli scavi avrebbero potuto portare a risultati importanti, ma quanto sta emergendo supera le aspettative”.




Gli USA ci restituiscono un incunabolo di Colombo del 1493

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colombostatua del 1493Mercoledì prossimo, 19 luglio, alle ore 18, a Roma, presso il Salone del Ministro al Collegio Romano, sede del Ministero della Cultura, avrà luogo la cerimonia di restituzione di un incunabolo del 1493 con cui Cristoforo Colombo, al rientro dalle Americhe, descrive il suo viaggio ai Reali di Spagna.
Il documento bibliografico fu trafugato prima del 1988 dalla Biblioteca Marciana di Venezia. In seguito ad approfondite indagini condotte dal 2018 dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale in collaborazione con Homeland Security Investigations degli Stati Uniti, il reperto è stato sequestrato e confiscato a un collezionista di Dallas che non ha contestato i provvedimenti, dopo essere stato reso edotto della inconfutabile provenienza illecita dell’incunabolo in suo possesso.
Gli investigatori americani consegneranno il documento storico ai Carabinieri dell’arte che, d’intesa con la magistratura, ne cureranno la restituzione alla Biblioteca Marciana.
Interverranno: il comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, generale di Brigata Vincenzo Molinese; il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Angelantonio Racanelli; l’acting director, Immigration and Customs Enforcement (ICE), Patrick J. Lechleitner; la direttrice generale Biblioteche e diritto d’autore, Paola Passarelli; e l’incaricato d’affari a.i. dell’Ambasciata USA, Shawn Crowley. Concluderà il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. (aise)




40 anni fa l’arresto di Enzo Tortora

il caso tortora: quell'arresto che divise l'italia

il caso tortora: quell'arresto che divise l'italia

Il 17 giugno del 1983, all’hotel Plaza di Roma, veniva arrestato Enzo Tortora.

Un arresto mediatico, che segnava l’inizio di una tragica vicenda giudiziaria.

L’Unione delle Camere penali italiane e la Fondazione Enzo Tortora organizzano, oggi, a 40 anni di distanza, nella piazza antistante l’hotel Plaza, una conferenza stampa alla quale parteciperanno anche i testimoni della battaglia di Enzo Tortora per vedere affermata l’evidenza della propria innocenza e l’impegno per una giustizia giusta.

Ci saranno tra gli altri la compagna di Tortora Francesca Scopelliti, il presidente dell’Ucpi Giandomenico Caiazza, Emma Bonino, Enrico Costa, Francesco Rutelli e Marco Taradash.

“Provate a mettervi nei panni di un uomo innocente che nel cuore della notte viene arrestato e trasformato pubblicamente in un mostro. Provate ad immaginare la solitudine, la rabbia, la frustrazione, il senso di smarrimento per i propri cari, i colleghi, gli amici”. Così la leader di +Europa, Emma Bonino, nel messaggio inviato per l’anniversario dell’arresto di Enzo Tortora, organizzato dalla compagna Francesca Scopelliti, con la Fondazione internazionale per la giustizia Enzo Tortora, l’Ucp e la Camera Penale di Roma, oggi a Largo San Carlo a Roma. “I più giovani – prosegue Bonino – non ricordano l’arresto del 17 giugno 1983 di Enzo Tortora, di quel celebre conduttore televisivo che da ‘uomo perbene’ divenne ‘camorrista’ per un errore giudiziario. Dopo mesi di galera, di sofferenza, e dopo una battaglia politica con noi radicali, con Marco Pannella, Tortora ebbe il riconoscimento della sua innocenza ma l’atteggiamento colpevolista e giustizialista che lo colpì e che ancora oggi ha grande diffusione dimostra che siamo molto lontani da una concezione di giustizia giusta. Bisogna ricordare sempre che ciascuno è innocente fino a quando non ne viene data colpevolezza con sentenza definitiva e l’errore giudiziario ai danni di Tortora dimostra come l’approccio colpevolista non porti da nessuna parte. Dopo 40 anni siamo ancora qui, a spiegare che senza una giustizia davvero giusta non c’è libertà”, conclude la leader di +Europa.

Camere penali lo ricordano ai piedi del Plaza Il 17 giugno del 1983, 40 anni fa, Enzo Tortora veniva arrestato all’Hotel Plaza di Roma con l’accusa di essere un camorrista, dando il via a una tragica vicenda giudiziaria dalla quale uscì completamente assolto. Oggi l’Unione delle Camere penali italiane e la Fondazione Enzo Tortora hanno organizzato ai piedi dell’albergo di via del Corso una iniziativa pubblica nel nome di una giustizia giusta. “Quarant’anni fa in questo luogo – ha detto il segretario dell’Unione camere penali Eriberto Rosso – veniva arrestato Enzo Tortora e veniva mostrato in manette dalle telecamere a tutta italia. Noi siamo qui per ricordare quella tragica vicenda, un bruttissima pagina giudiziaria. Siamo qui non solo per ricordare ma per denunciare le storture del sistema giudiziario. Siamo qui con i protagonisti di quelle battaglie accanto a Tortora, a partire dalla sua compagna Francesca Scopelliti”. “Il 17 giugno del 1983 – ha sottolineato Scopelliti – da questo hotel Enzo Tortora usciva con le manette, con l’accusa di camorrista, lui invece che era un uomo perbene. Un’accusa ingiusta, infamante, pesante quanto non sostenuta da nessun riscontro. Li è iniziata la sua avventura politica, perché a differenza di chi lo voleva camorrista si è fatto leader di una nobile battaglia per una giustizia giusta, non per se stesso ma per tutti. Dopo 40 anni e a 35 dalla sua morte poche cose si sono capite e si dimentica l’impegno e si rende onore a Tortora. Oggi vogliamo ridare memoria a chi memoria non ha più”. Tra gli intervenuti della mattina Beniamino Migliucci, Francesco Petrelli, Vincenzo Zeno Zencovich, Riccardo Corbucci in rappresentanza del Comune di Roma e Francesco Rutelli: “Questa non è la battaglia per una persona – ha detto l’ex sindaco – ma per la giustizia. Tortora non è morto di vecchiaia ma per un caso costruito, e la sua uscita dal Plaza in manette è una pagina buia. Io penso che su questa piazza il Comune potrebbe mettere una targa che ricorda l’arresto di Tortora. Tante iscrizioni abbiamo per le vie di Roma che ricordano fatti importanti, possiamo metterne una anche qui”.

Ostellari, il 17 giugno istituire giornata vittime errori giudiziari “Quarant’anni fa Enzo Tortora fu protagonista di uno dei più eclatanti e insopportabili errori giudiziari della storia italiana. Accusato ingiustamente, esposto al pubblico ludibrio e infine incarcerato, Tortora divenne il simbolo di tanti cittadini onesti che, come lui, sono vittime innocenti della giustizia. Il lavoro iniziato durante la scorsa legislatura prosegua e venga istituita, in data 17 giugno, la Giornata della Memoria delle vittime di errori giudiziari, per onorare il ricordo di chi ha subito ingiustizie e ricordare a scettici e distratti che anche gli innocenti, purtroppo, vanno in galera”. Lo afferma, in una nota, il sottosegretario alla Giustizia, il senatore Andrea Ostellari. “Le prime riforme approvate dal Consiglio dei ministri dimostrano che – conclude – la giustizia italiana è alla prova di un rinnovamento che potrà dirsi pienamente compiuto, solo se questi errori non si verificheranno più”.

ansa.it




Il Real Albergo dei Poveri di Napoli ospiterà il convegno “Male Fuori”

. english: naples. a reformatory for boys in the albergo dei poveri, a vast building erected by charles, king of sardinia, and the end of the 19th. children are placed in this reformatory by order of the juvenile court. 10 march 1948, 17:02:14. david seym

. english: naples. a reformatory for boys in the albergo dei poveri, a vast building erected by charles, king of sardinia, and the end of the 19th. children are placed in this reformatory by order of the juvenile court. 10 march 1948, 17:02:14. david seym

Un evento per sensibilizzare e far riflettere sul fenomeno di arruolamento da parte delle mafie dei giovani di fascia d’età compresa tra gli 11 e i 14 anni, minori impunibili dal sistema giudiziario

Al convegno saranno presenti, tra gli altri, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il Prefetto di Napoli, Claudio Palomba.

Saranno gli spazi del Real Albergo dei Poveri di Napoli ad ospitare – SABATO 17 GIUGNO 2023 (ore 10.00) – il convegno “MALE FUORI”, nato con lo scopo di sensibilizzare e far riflettere sul fenomeno di arruolamento da parte delle mafie dei giovani di fascia d’età compresa tra gli 11 e i 14 anni, minori impunibili dal sistema giudiziario italiano.

Organizzata e promossa dall’Associazione Kodokan, l’iniziativa gode del Patrocinio del Comune di Napoli e vedrà la presenza del Sindaco del capoluogo campano Gaetano Manfredi e del Prefetto di Napoli, Claudio Palomba.

L’evento vedrà, inoltre, la partecipazione di Maria De Luzenberger (Procuratrice del Tribunale per i Minorenni di Napoli), di Roberto Di Bella (Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania), del Vicequestore Flavio D’Ambrosi della Polizia di Stato (Presidente della Federazione Pugilistica Italiana), di Marco Rossi Doria (Impresa Sociale ‘Con i Bambini’), di Mario Del Verme (Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes) e di Giuseppe Tribuzio dell’Università degli Studi di Bari.

A moderare il convegno sarà il giornalista Michelangelo Iossa.

Il Real Albergo dei Poveri di Piazza Carlo III, che fino a pochi decenni fa ospitava il Tribunale per i Minorenni della Regione Campania, è il luogo-simbolo scelto per il convegno “MALE FUORI”: “In questa ‘fabbrica’, entrata di diritto nella storia cittadina e sociale partenopea, erano rinchiuse circa tremila persone, di tutte le classi sociali, tra cui centocinquanta ‘internati’ (detenuti minorenni), trecento affidati alla Casa di Correzione e altrettante definite ‘serraiuoli’ o ‘indemoniati’. – ricorda il Maestro Giuseppe Marmo dell’Associazione Kodokan di Napoli – Questi ultimi erano ragazzi ‘non gestibili’ dalle proprie famiglie e che venivano rinchiusi in questo ‘contenitore umano’ per via delle loro difficoltà economiche e di socializzazione”.

Nata nel 1960 sulla scorta dell’esperienza dell’Istituto Enaoli, l’Associazione Kodokan è stata fondata con lo scopo di aiutare i giovani orfani del lavoro ad inserirsi nella società civile attraverso lo sport. Tale percorso formativo ha visto alcuni dei ragazzi dell’Istituto Enaoli diventare protagonisti del mondo dello sport a livello nazionale e internazionale: questa esperienza è stata, poi, trasferita nel 1972 negli spazi del Real Albergo dei Poveri di Napoli.

“Il percorso di questi anni ci suggerisce che solo ripristinando alleanze strategiche tra enti pubblici e privati – afferma il Maestro Marmo del Kodokan – è possibile dare una concreta risposta all’emergenza educativa dei nostri ragazzi”.




Da “santa” e “maledetta” a capitale europea della cultura 2025 – Gorizia tra confini, autonomia e cooperazione transfrontaliera

da ‘santa e ‘maledetta a capitale europea della cultura 2025. gorizia tra confini autonomia e cooperazione transfrontaliera immagine20

da ‘santa e ‘maledetta a capitale europea della cultura 2025. gorizia tra confini autonomia e cooperazione transfrontaliera immagine20L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia organizza un convegno di studi dal titolo Da “santa” e “maledetta” a capitale europea della cultura 2025 – Gorizia tra confini, autonomia e cooperazione transfrontaliera. Il convegno si svolgerà il 9 e il 10 giugno a Gorizia presso la Sala comunale Dora Bassi (Via Giuseppe Garibaldi, 7), grazie al contributo della L. 72/2001 e con il patrocinio del Comune di Gorizia. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. In tale occasione storici, giuristi e studiosi italiani ed esteri con un approccio multidisciplinare intendono affrontare argomenti come Gorizia nell’Impero austro-ungarico, Gorizia città simbolo della Grande Guerra; Gorizia nella Seconda Guerra Mondiale tra Italia, Germania e Jugoslavia; il confine in casa: il Trattato di Pace, Nova Gorica e la comunità esule; Gorizia nella Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia; Gorizia città transfrontaliera; la Capitale Europea della Cultura 2025.

Programma

Venerdì 9 giugno – ore 15,30 . Coordinatore Prof. Gianpaolo Dolso. Saluti istituzionali.

Alessandro Agrì: I sudditi austriaci di Gorizia e l’elettorato amministrativo nel Regno d’Italia: il caso dei Conti Attimis (1887); Giovanni Zucchini: Il Friuli orientale fra le due guerre; Andrea Ungari: La presa di Gorizia nella stampa italiana; Donatella Schürzel: Mondo ebraico, intellettuale e culturale a Gorizia tra fine Ottocento e primo trentennio del Novecento: convivenza e condivisione; Giuseppe Parlato: “Ebreo per i fascisti, fascista per gli antifascisti, italiano per gli inglesi”. Il dramma di Enrico Rocca, goriziano, sindacalista e germanista; Alberto Torini: Gorizia e i reati di confine nel complesso Novecento; Massimiliano Tita: L’architettura di Gorizia: testimonianza della storia di confine; Lorenzo Salimbeni: Il lungo dopoguerra goriziano, dalle deportazioni all’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati.

Sabato 10 giugno – ore 09,30. Coordinatore Prof. Giuseppe Parlato.

Davide Rossi: La meno speciale tra le Regioni a Statuto speciale.  Gorizia e la Venezia Giulia nel percorso autonomistico italiano; Budislav Vukas: Le prime opinioni diplomatiche e giuridiche jugoslave del dopoguerra sui rapporti con l’Italia secondo le osservazioni di Božo Milanović; Kristjan Knez: Nova Gorica: città di fondazione al confine jugoslavo-italiano (1947-1949); Gianluca Barneschi: 13 agosto 1950. La cosiddetta “Domenica delle scope”: storia di un’indagine ancora aperta; Fulvio Salimbeni: L’Impegno dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei per fare di Gorizia una città di incontro e di dialogo; Davide Lo Presti: Rapporti fra autorità regionale e città di Gorizia: la rinascita di Gorizia quale città transfrontaliera; Anna Viani: Let’s GO! 2025, riflessioni, rischi e opportunità; Paolo Petiziol: Le potenzialità del GECT per la promozione e lo sviluppo di GO!2025. (Inform)