Alla scoperta di Abbateggio, borgo sospeso tra storia e bellezze naturalistiche

Abbateggio ph. M.Mastrorilli

ABBATEGGIO PEcapanne pastorali in pietra a secco di valle giumentinaC’è chi ama i luoghi in cui vedere le antiche testimonianze storiche del passato, c’è chi ama frequentare luoghi immersi nella Natura, c’è chi ama cercare pietanze tipiche del territorio e case vacanze dotate di comfort. C’è infine chi desidera frequentare posti di  grande fermento culturale.  Nessuno però pensa che tutto questo lo si può trovare tutto insieme in un paese dell’Abruzzo.

Eppure basta puntare il dito sul Mediterraneo, poi sulla Regione Abruzzo e infine sul Parco Nazionale della Majella per trovarlo. Oppure basta fermarsi alla prima lettera alfabetica dell’elenco telefonico regionale per trovare un paese che della natura e della cultura ha fatto la propria bandiera e la propria economia: Abbateggio.

Adagiato alla falde della Majella, a 450 metri sul livello del mare,  il paese si raggiunge facilmente provenendo dall’asse viario adriatico e con relativa comodità anche da Roma.

Attraversamento per arrivare alla Cascata di Cusano Majella Abruzzo ItalyStrada facendo, arrivati al Comune di Scafa,  vale la pena sostare qualche ora nel Parco delle sorgenti sulfuree del Lavino, un’area naturale protetta le cui acque sono di un meraviglioso colore tra l’azzurro e il turchese. Da Scafa infine inizia una tranquilla salita che permette di attraversare il borgo di San Valentino per arrivare infine alla meta, nel comune inserito nel Club nazionale dei Borghi più belli d’Italia, con i suoi due terzi del territorio comunale inserito nel Parco Nazionale della Majella. Il piccolo borgo è formato da un nucleo storico aggrappato a un sperone roccioso che domina la stretta valle del Fosso Fonte Vecchia, regalando al viaggiatore un panorama mozzafiato che spazia dal massiccio del Gran Sasso al mare Adriatico. Le tortuose stradine e le ripide scalinate regalano angoli di puro piacere visivo che giustificano l’appellativo di  “Paese presepe” dato a un borgo il cui nome affonda nel XII secolo. Inserito nel Chronicon Casauriense con il nome di  Bateju (anno 1111) e Abbatejum (a. 1140), il toponimo potrebbe essere legato ai Normanni mentre un’altra ipotesi sostiene che il toponimo potrebbe derivare dal nome personale proprio Badeius.

Cascata di CusanoLe origini dell’abitato attuale sembrano risalire agli anni immediatamente successivi alla fondazione del monastero di San Clemente a Casauria ad opera di Ludovico II (871 d.C.) e nel 1390 Abbateggio risultava in potere del Regio Demanio. Nel 1487 il re Ferdinando I d’Aragona donò a Organtino de Ursinis il Contado di San Valentino comprendente, oltre la stessa San Valentino, Pianella, Bacucco (l’attuale Arsita), Abbateggio ed il Casale di Cusano (attualmente frazione di Abbateggio).   Il Castello di Abbateggio rimase proprietà dei Farnese sino al 1731 per poi tornare  a Carlo III di Borbone. Soppresso nel 1929, Abbateggio tornò comune autonomo  nel 1947 con un Decreto Legislativo Del Capo Provvisorio Dello Stato il 31 ottobre 1946.

Il paese che vanta nel suo passato diversi i cittadini che si unirono alla banda della Majella (di cui facevano parte i briganti Domenico Di Sciascio di Guardiagrele e Nicola Marino di Roccamorice) si offre oggi ai turisti con i suoi luoghi di culto, le sue straordinarie bellezze naturalistiche, l’affascinante sito archeologico della Valle Giumentina, la riscoperta di cibi di nicchia e l’ormai affermatissimo  Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica “Parco Majella”, una competizione letteraria   nata nel 1998 dedicata a narratori e saggisti dalla “penna verde” e che vanta   nomi prestigiosi come Dacia Maraini, Grazia Francescato, Dario Fo, Giampiero Indelli, Fulco Pratesi, Paolo Rumiz, Sergio Mantovani, Dario Franceschini, Rita El Kayat e tanti altri.

premio majellaLa chiesa di San Lorenzo Martire (con portale in stile quattrocentesco) , della Madonna dell’Elcina  (fu ricostruita ed ampliata su quella antica nel 1927), della  Madonna del Carmine e l’Edicola votiva dedicata a San Biagio nella contrada San Martino rappresentano le tappe fondamentali del percorso religioso in un centro abitato che ha la splendida pietra della Majella come linea guida del suo arredo urbano. Ad esse vanno aggiunte il complesso archeologico monumentale in contrada Sant’Agata collegabile ad antichissime tradizioni di origine italico – romana riferibili alla divinità femminile italica della fecondità, nota talora come Feronia, Angitia o Cerere. Il sito di Sant’Agata rappresenta uno dei capisaldi storico-topografici della presenza dell’uomo in questo territorio e prepara il viaggiatore alla scoperta della Valle Giumentina, una delle principali testimonianze del Paleolitico inferiore e medio in Abruzzo, e alla visita dell’Ecomuseo che  attraverso la proposizione di sei capanne in pietra a secco, architetture povere tipiche dell’ambiente agro-pastorale abruzzese, guida il pubblico  alla lettura del paesaggio naturale, archeologico e storico.

Nei dintorni, in località, si trovano i “tholos”,  le tipiche capanne di pietra a secco, usuali ricoveri dei pastori e dei contadini della Majella. La loro forma ricorda i trulli pugliesi ed i nuraghe sardi e sono chiamati in dialetto “pajare”, tipici della Majella nord – orientale.

Riservato a pochissimi appassionati è lo spettacolo della Cascata di Cusano, luogo non facile da raggiungere e vincolato da norme molto restrittive per preservarne gli scenari incantevoli, la vegetazione ed i giochi di luce che si creano tra le rocce.  Da Abbateggio infine si potrà   iniziare un viaggio alla scoperta degli antichi eremi nascosti tra le rocce della Maiella. I più vicini sono quelli di San Bartolomeo di Legio, di Sant’Onofrio di Serramonacesca, di Santo Spirito a Maiella e la Grotta del Colle e diversi eremi situati nel territorio del comune di Caramanico. Tutta la montagna è percorsa da una fitta rete di sentieri, che permettono di compiere brevi passeggiate o lunghe e impegnative escursioni.

In un territorio a grande vocazione naturalistica non poteva mancare una  sagra dedicata al  farro e che vede protagonista incontrastato questo cereale, altrove dimenticato da secoli perché soppiantato dalle varietà più moderne di grano. Ad Abbateggio il farro è stato riscoperto tra le sementi di antiche famiglie contadine locali e da anni è oggetto di attenzione da parte di piccoli produttori locali e della Pro Loco, che ha fatto sua la battaglia per la reintroduzione nell’alimentazione moderna di questo cereale dalle sorprendenti e benefiche proprietà alimentari. La festa ha luogo nel mese di agosto, in occasione della ricorrenza di San Lorenzo, il Patrono del paese. Oltre allo spettacolo delle stelle cadenti, gli avventori potranno degustare le numerose pietanze a base di farro, compresi i dolci, senza contare l’offerta dei tipici arrosticini e delle tradizionali “pizze fritte”.




Il vino, il turismo e la storia

villa siliprandi

villa siliprandiIl vino deve essere passione ed abbracciare la storia e l´arte.

La mia passione per il vino ed il cibo nasce moltissimi anni fa, circa 62 .

Essendo di famiglia povera, passavo il tempo delle vacanze scolastiche dai miei nonni, in una fattoria a Campagnolo, una frazione del Comune di Cavriana, nella provincia di Mantova.

É una zona collinare di origine morenica dove certamentye la produzione del vino di quei tempi non era paragonabile a quella dei giorni nostri.

Quanto ai vini dei colli morenici mantovani non c’è che l’imbarazzo della scelta. Conviene partire dai rossi. Qui i vitigni principe sono il merlot e il cabernet, spesso assemblati in tagli di stile bordolese, con modesti apporti di altre varietà tradizionali ma ormai quasi in via di estinzione, come rondinella, negrara e molinara.

Non mancano le vinificazioni in rosato, per la produzione di chiaretto, mentre sempre più diffuso per i prodotti di punta delle diverse cantine, è l’affinamento in legno.

Quanto ai bianchi, un tempo sulle morbide colline moreniche dominavano i trebbiani, il tocai e la garganega. Oggi, invece, a farla da padroni sono chardonnay, pinot bianco e pinot grigio, anche se non mancano il sauvignon blanc e la stessa garganega. Anche in questo caso, per i prodotti più di prestigio, non si disdegna il passaggio in legno.

Negli ultimi trent’anni ha via via preso piede la produzione di spumanti brut, per la maggior parte a base di chardonnay, ma con utilizzo anche del pinot nero vinificato in bianco.

Ultimi, ma non per importanza, i vini passiti. Un prodotto di lunga tradizione riscoperto di recente e sul quale si punta molto. Non a caso Volta Mantovana ospita ogni anno, a fine aprile, una mostra nazionale dei vini passiti e da meditazione.

Certamente le vie del vino non servono solo alla conoscenza del vino stesso ma devono essere un ottimo mezzo per far conoscere i nostri capolavori d`arte. Ad esempio in questa frazione possiamo ammirare la piccola chiesetta di S.Anna, un edificio del 1700.

All`interno vi sono bellissimi affreschi, un altare meraviglioso in marmo e, dietro ad esso, è situato lo spazio dedicato ai Cantori.

Avvicinandoci ed entrando in Cavriana, un piccolo paesino medioevale di cui sono rimaste parte della cinta muraria e la torre trasformata in Torre Campanaria, troviamo Villa Mirra Siliprandi (foto). Datata del XIII secolo, sorge ai piedi di un campanile che fu in passato la torre angolare della rocca dei Gonzaga distrutta nel 1771. Si compone di una struttura che si spinge sul pendio collinare che porta, attraverso il parco della villa, sia al centro di Cavriana sia ai resti del castello di questo paese.

Il complesso è formato da più parti, nelle quali si ricordano il nucleo cinquecentesco, dove ora è il Museo Archeologico dell’Alto Mantovano, il giardino della villa, il giardino pensile ed un camminamento che porta alla torre medievale.

L’edificio divenuto proprietà del Comune di Cavriana nel 1976, ospita manifestazioni culturali, convegni e mostre.

Calici di storia

Le “pergole cariche di rarissime e perfette uve” e i “vini preziosissimi portati con bellissimo ordine in vasi tutti d’argento” avevano fatto breccia persino nel cuore della sofisticata e capricciosa Isabella d’Este che li decantò nelle lettere di viaggio del settembre 1535, quando visitò Cavriana e il vicino lago di Garda.

Ma il rapporto fra il Mantovano e la vite ha radici ancor più antiche. Tracce di vinaccioli sono state rilevate negli scavi delle palafitte preistoriche di Bande di Cavriana.

Anche qua si sono formati ormai da tempo agriturismi, immersi nello splendore di paesaggi estremamente rilassanti: Un esempio è l`Azienda Vinicola Cattani dove i suoi 35 ettari si trasformano in poesia che i nostri sensi possono percepire; una poesia che crea 20 tipi di vini.

L’Azienda Vinicola mette a disposizione il suo Bed & Breakfast per chi volesse ammirare la bellezza di questi paesaggi poetici ed anche per poter rendersi conto delle bellezze storiche locali.

Quello che ho raccontato non è altro che una piccolissima parte di quello che si puo ammirare nel Bel Paese, partendo da Nord fino alla punta estrema dell`Italia. Quindi il vino non è solo il Nettare degli dei ma anche un grande veicolo per farci conoscere le bellezze storiche del nostro Paese.




Online il Grand Tour in Italia, tra cultura e natura

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Captura 2Il 5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente, si è svolto il Gran Tour in Italia organizzato dalla rivista “Leggere Tutti” in collaborazione con “I parchi letterari”: un lungo e meraviglioso viaggio virtuale all’insegna della natura e della cultura, con diversi itinerari tra le regioni italiane.
L’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare i viaggiatori, compresi gli italiani nel mondo e i loro discendenti che tornano per visitare le terre d’origine, sulla necessità di ripensare il turismo post-lockdown sulla base di tre parole chiave: sostenibilità, condivisione, esperienza.
La sfida ai tempi del Coronavirus è quella di preservare l’ambiente anche utilizzando la risorsa turistica con un maggiore rispetto del territorio e delle sue peculiarità: non più spazi da attraversare, ma luoghi da vivere.
Le identità, la storia, la filiera agroalimentare e artigianale sono parti integranti del paesaggio culturale, che in Italia hanno fornito e forniscono motivo d’ispirazione per pagine indelebili della letteratura. Sono risorse di per sé uniche, fragili e non replicabili che fanno dei singoli territori luoghi unici al mondo.
Il Gran Tour in Italia evoca un’idea di viaggio riferita al passato ma che oggi risulta essere di grande attualità, quasi a far da contraltare ai viaggi “mordi e fuggi”. Alla velocità il Gran Tour contrappone la lentezza, il piacere di riscoprire luoghi legati alla storia e alla cultura del nostro Paese. Non solo possibilità di riposo e svago, ma anche di riflessione e crescita culturale.
L’evento, la cui diretta streaming si è interrotta per problemi tecnici, è ora disponibile sulla pagina Facebook di Leggere Tutti: https://www.facebook.com/leggeretutti/posts/10163950351150171
Per coloro che sono sul piede di partenza, il primo passo per un viaggio sostenibile potrebbe essere scegliere un alloggio sulla piattaforma #fairbnbcoop che devolve gli utili al personale sanitario impegnato nell’emergenza Covid-19: https://www.facebook.com/CISEINET.community.Italiani.nel.mondo.del.CISEI/posts/216691849766097




I viaggi delle radici in Italia

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1radiciTurismo di ritorno e turismo delle radici. Un modo per dare modo agli italiani nel mondo e agli italo-discendenti di riscoprirsi italiani. È questa, infatti, la base da cui è partita l’Associazione AsSud, nota per organizzare il Festival delle Spartenze, per istituire l’Osservatorio delle Radici Italiane (ORI), che ha dato il via ad un progetto di ricerca dal titolo “Scoprirsi italiani: i viaggi nelle radici in Italia”, realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’indagine, finalizzata a una pubblicazione, raccoglierà gli esiti empirici e teorici di un questionario semistrutturato già messo a punto in 6 lingue (italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, tedesco), che sarà somministrato a un campione esteso e stratificato di italiani all’estero e oriundi, residenti nelle aree maggiormente interessate dall’emigrazione e dalla presenza italiana.
Gli studiosi che attualmente costituiscono l’ORI sono Giuseppe Sommario, Marina Gabrieli, Riccardo Giumelli, Delfina Licata. Il progetto di ricerca vuole porre rimedio a una duplice lacuna: la carenza di una riflessione teorica organica e multidisciplinare che permetta una lettura trasversale del fenomeno; e la mancanza di una indagine quantitativa su scala internazionale che possa far conoscere meglio i protagonisti (effettivi e potenziali) dei viaggi di ritorno e delle radici.
Sarà possibile quindi procedere poi con la corretta interpretazione della complessità del fenomeno e delle sue interrelazioni con la cultura italiana. Grazie al questionario sarà possibile: circoscrivere e comprendere il fenomeno del turismo di ritorno e delle radici; conoscere quanta sete d’Italia, di italianità e di italicità c’è nel mondo, quanto desiderio di sentirsi parte di un’unica Storia, quali sono le mete di arrivo, quali i luoghi di origine, che tipo di esperienza turistica si vorrebbe fare, quale si è fatta, che tipo di costi si è disposti a sostenere.
La ricerca sarà inoltre accompagnata da approfondimenti qualitativi, interviste ad hoc e focus group. Fra l’altro, alla luce di quanto sta accadendo, un’indagine come questa che fotograferà il viaggiatore post-Covid può essere uno strumento essenziale per orientare azioni e politiche future, anche perché proprio il turismo delle radici e di ritorno potrebbe assumere un ruolo ancora più importante nei viaggi del futuro. Del resto, questo è solo il primo passo, al quale ne seguiranno altri (monitoraggio, analisi di alcune iniziative) tesi a descrivere in modo sempre più esaustivo il turismo delle radici in Italia e le sue enormi possibilità




“Le rotte del cibo: commercio alimentare tra Napoli e il mondo”

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31napoliCon il video “Le rotte del cibo: commercio alimentare tra Napoli e il mondo” (https://youtu.be/6N_bqVT_h8k), pubblicato sul canale YouTube del Ministero per i beni e le attività culturali e per il Turismo in occasione della campagna “La cultura non si ferma”, l’Archivio di Stato di Napoli mostra un serie di rari e importanti documenti che ripercorrono il traffico di prodotti agricoli importati ed esportati dal Regno di Napoli dal XIII al XX secolo.
Il filmato, realizzato nell’ambito del Progetto “In cammino per la Terra dei Suoni e dei Sapori” in occasione di EXPO 2015, riporta le vie tracciate dal commercio di generi alimentari, che hanno collegato in tutte le epoche storiche il territorio meridionale e la sua capitale Napoli al resto del mondo.
Da Napoli verso San Pietroburgo partono navi cariche di vini di Pozzuoli, di Torre del Greco e di Procida, moscati siciliani, limoni di Reggio Calabria e confetture di Sulmona, rientrando con caviale e stoccafisso. Dalla capitale del Regno sono inviati a Tunisi “maccheroni ed altra pasta” e in Germania agrumi e frutta secca di Sicilia e olio pugliese. Da Gallipoli partono grano, olio e vini diretti ad Amsterdam; da Palermo si esportano a Boston e a New York arance “portogalli”, limoni e noci. Si importano i formaggi dalla Sardegna e dalla Grecia, dal nord Europa pesce salato, stocco e baccalà, “grani teneri” dall’Egitto e dal Brasile, che esporta anche zucchero e cacao, riso e pepe, zenzero, vaniglia e rum. Le “rotte del cibo” toccano, inoltre, le piccole e grandi isole del Mediterraneo. I documenti archivistici esposti nel video, in una sorta di mostra virtuale, rappresentano anche un interessante viaggio alla scoperta di luoghi vicini e lontani percorsi dai mercanti dell’epoca.
“Le rotte del cibo: commercio alimentare tra Napoli e il mondo” è un altro dei contributi che gli istituti della cultura statali mettono a disposizione del pubblico per far conoscere, attraverso la fruizione online, il patrimonio culturale da casa. La campagna “La cultura non si ferma”, infatti, ha l’obiettivo di costituire un’offerta culturale nazionale, con il concorso di archivi di stato, biblioteche, musei, parchi archeologici, soprintendenze. Tutte le iniziative sono raccolte nel data base complessivo pubblicato sul sito MiBACT www.beniculturali.it/laculturanonsiferma. (aise)