Le pagelle della quarta serata del Festival di Sanremo

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092323047 3d617218 cd00 4008 85f1 fccf3338afc3Quattro Nuove Proposte e ventisei Big. Date un bacio ai vostri bambini, lasciategli una vostra foto accanto al cuscino prima di metterli a letto, perché la prossima volta che li vedrete sarà passato talmente tanto tempo che potrebbero non riconoscervi. E quando gli spiegherete che no, non siete morti, stavate solo aspettando che cantasse Bugo, siate clementi con i loro dubbi.

A proposito di Bugo, a ridosso della puntata ha pubblicato una lettera nella quale ha dichiarato che si è rotto di essere preso in giro per ciò che è accaduto con Morgan l’anno scorso, che vorrebbe parlare di musica. Beh, che dire? Che sarebbe non solo giornalisticamente scorretto, ma soprattutto estremamente noioso, scrivere di Bugo senza ricordare, o anche utilizzare per dare colore, l’azione che di fatto lo consegna alla storia della musica italiana. Forse l’errore di Bugo è stato, al contrario, non abbracciare calorosamente quel suo gesto rivoluzionario, eroico, meravigliosamente drammatico; un gesto che, parliamoci chiaro, diciamolo sottovoce, gli ha fatto da cavallo di Troia per permettere proprio alla sua musica di essere ascoltata infinitamente di più di quanto non lo sarebbe stata altrimenti. Quel gesto, pur se inconsapevolmente (ne siamo certi), è stata la più intelligente, geniale ed intrigante mossa di comunicazione della storia della musica italiana moderna. A scanso di equivoci, Bugo fa buona musica, soprattutto perché ricca di personalità, e quando c’è da parlarne ne parliamo, anzi, per la precisione, ne parlavamo ancor prima che cominciassimo ad essere pagati per parlarne.

Si parte con i quattro finalisti della categoria Nuove Proposte, alla fine delle esibizioni, quando li inquadrano tutti insieme, uno accanto all’altro, in attesa della proclamazione del vincitore, ti viene in mente l’immagine di quando vai a giocare a calcetto, entri in campo e guardi in faccia gli avversari, e sai già che sono delle pippe atomiche.  Parte la gara, Zlatan Ibrahimovic ancora a fianco di Amadeus, il problema è che chi gli scrive i testi ha consegnato cinque copioni uguali, “26 canzoni, si faranno regolarmente le 2 di notte – avrà pensato – ma chi vuoi che se ne accorga??!”. L’idea di base degli interventi del campione del Milan comunque è sempre la stessa: Amadeus deve trasformarsi in Pippo Franco.

Immancabile il momento di Achille Lauro; più che altro questa partecipazione sta prendendo i connotati della sfida, di quelle lanciate per noia sul gruppo del Fantacalcio: “Scommettiamo che faccio incavolare la RAI?”. E invece più lui esagera più lo chiamano artista. Questo perché perfino la RAI si è accorta della sua innocuità, lo ha già spolpato, lui vuole fare il ribbbbelle e loro lo mandano a Sanremo e lo fanno diventare puro varietà. Tant’è che dentro si può infilare in totale scioltezza perfino Fiorello, lo showman meno disturbante di sempre. Stasera credo volesse comunicarci l’esistenza dell’omosessualità, uao, ci è caduto il monocolo dentro la coppa di champagne, siamo sconvolti. Molto più dissacranti Fiorello e Amadeus che cantano “Siamo donne” indossando due vistosi parrucconi, siparietto degno de La Corrida, ok, ma almeno se impari il balletto vinci una cena col capovillaggio e una lezione di Windsurf.

Ospite della prima puntata Diodato, vincitore della scorsa edizione del Festival, alla quarta arriva Mahmood, tra l’altro vestito come un personaggio di Mortal Kombat, vincitore due anni fa; pare abbiano deciso che andremo avanti così fino a Nilla Pizzi e nessuno va a letto finchè non finiamo. A mezzanotte finalmente il monologo di Barbara Palombelli, molto atteso da Barbara Palombelli, un carisma talmente trascinante che sembra una puntata di The Walking Dead in cui gli zombie hanno vinto. Superospiti Alessandra Amoroso ed Emma Marrone, cantano il loro duetto dal titolo “Pezzo di cuore”, alla fine l’una presenta l’altra, menomale perché ogni volta è sempre un problema. Mentre ci avviamo verso l’una di notte è il momento di Enzo Avitabile e I Bottari di Portico…perché? Voi solitamente all’una di notte non vi sparate un po’ I Bottari di Portico? Toccante il momento in cui Alessandra Amoroso e Matilde Gioli parlano dell’attuale situazione dello spettacolo, “Vogliamo tornare alla vita di prima”, tranquille ragazze, prima o poi dovrà pur finire Sanremo.

Alla fine della serata la classifica parziale ci dice che in testa c’è ancora Ermal Meta, il quinto posto assegnatogli dalla sala stampa stasera non basta a fagli perdere la vetta in favore di Willie Peyote, che però guadagna il secondo posto diventando il nemico numero uno. Probabilmente saranno loro a giocarsi la vittoria finale, si potrebbe prospettare uno scenario avvincente, spettacolare, rivoluzionario; oppure vince Ermal Meta.

NUOVE PROPOSTE

Davide Shorty – “Regina” – Voto 6,5: Davide “Telespalla” Shorty la vittoria della categoria certamente la meriterebbe, giusto perché è una canzone audace, un po’ come la camicia che indossa, ma bella. Una canzone radiofonica, leggera, agile, un po’ come si muove lui sul palco, ma con le articolazioni.

Folcast – “Scopriti” – Voto 5,5: Una canzone che al primo ascolto non prende particolarmente, alla seconda ti viene spontaneo fare una lista delle altre canzoni che ti ricorda, ed è talmente lunga che dura più dello stesso brano, così finisce che te lo perdi. Alla terza inizi a capire perché potrebbe piacere, ma poi vieni distratto da lui  che si aggira sul palco come Michael Douglas in “Una giornata di ordinaria follia”. Alla quarta…no, non c’è una quarta.

Gaudiano – “Polvere da sparo” – Voto 6,5: Forse non è la canzone più complessa e il suo timbro anni 2000 non ci fa strappare i capelli. Ma è la canzone, forse addirittura dell’intero festival, che ti spiattella una storia in maniera chiara, nitida, definita. E questo se non crea una forte empatia, perché comunque manca fisiologicamente un po’ di mestiere, perlomeno ti offre l’occasione di starlo a sentire. Ed è per questo che vince. E non si può dire che non se lo meriti.

Wrongonyou – “Lezioni di volo” – Voto 5,5: Qualsiasi brano parta con il jingle del nome di chi canta andrebbe escluso a priori da qualsiasi pubblica manifestazione musicale.

BIG

Annalisa – “Dieci” – Voto 5: Non è che il brano sia necessariamente la cosa peggiore avvenuta nella storia del mondo, il punto è che tutto sembra costruito ad hoc, ci trovi tutti gli ingredienti che deve avere una canzone oggi per funzionare. Niente di artistico, niente di onesto, la canzone non dice niente, l’interpretazione di Annalisa non dice niente. Il silenzio è facile, lo capiamo, però non esageriamo, se stiamo qui cinque ore a sentire canzoni, ascoltiamole come si deve.

Aiello – “Ora” – Voto 6,5: Stavolta l’esecuzione del brano è più misurata, quindi viene fuori meglio e viene in mente che è un peccato che il suo esordio sul palco dell’Ariston si sia trasformato in un meme, perché è una buona canzone. Non perfetta, ancora da smussare, ma buona. Ci aspettavamo qualcosa in più dal Sanremo di Aiello, molto seguito e molto amato da tanti ragazzi; invece orbita tristemente nelle zone basse della classifica. In compenso stravince il premio camicia più brutta della storia del mondo, sembra l’avanzo di un costume di Achille Lauro cucito addosso alla meno peggio.

Maneskin – “Zitti e buoni” – Voto 7: A scanso di equivoci, quando scriviamo che i Maneskin fanno rock, naturalmente, intendiamo il rock che hanno loro in testa; che è un rock vissuto di riflesso, quindi pieno di citazioni, decisamente e fisiologicamente influenzato dal pop, dal non aver respirato una determinata stagione. Ma, cavolo, sono giovanissimi, e invece di fare musica chiusi in cameretta al computer collegati su Twitch, la fanno dentro una sala prove, con degli strumenti in mano, con l’intento di dire qualcosa. Ci riescono? Be, la urlano, hanno voglia di spaccare, di esagerare, come a ben ragione hanno voglia di fare i ragazzi di una certa età. Magari basta portare pazienza e provare a capire se quando avranno esaurito questa energia di pancia cominceranno ad usare un po’ più di mestiere, a desiderare qualcosa di diverso, a sperimentare, a maturare, a buttarsi…Ma, ehi, per andare da qualche parte c’è bisogno di cominciare a camminare, questa sembra una direzione che, bella o brutta, a loro evidentemente piace.

Noemi – “Glicine” – Voto 7: Noemi quest’anno propone una canzone da vittoria del Festival. Senza se e senza ma, in altre annate potevamo rimpacchettare tutto l’Ariston dopo la prima serata e andarcene a casa. Perché è un pezzo con un ritornello che è un guizzo imprevedibile, spiazzante e coinvolgente. Lei canta bene, forse ha addirittura trovato quella hit che cercava da tempo.

Orietta Berti – “Quando ti sei innamorato” – Voto 5,5: Mettendo per un attimo da parte la tiritera sul fatto che a 77 anni Orietta Berti va lì a cantare forse meglio di chiunque lì dentro, possiamo notare che si veste come Achille Lauro ma è molto più figa e trasgressiva? Nel pomeriggio ha dichiarato di voler fare un duetto “con Ermal Meta o con i Naziskin”. Naturalmente si tratta di un lapsus, come si può credere che Orietta Berti voglia davvero cantare con Ermal Meta?

Colapesce e Dimartino – “Musica leggerissima” – Voto 8: Direttamente da Miami Vice, ecco tornare sul palco del Festival i Franco e Ciccio dell’indie italiano. Rispetto alla prima serata la canzone cresce, dalle prime note ti accorgi di canticchiarla senza rendertene conto. È indubbiamente una delle canzoni più belle dell’edizione, la capacità di accostare la freschezza del pop d’essai ad un contenuto di fondamentale importanza da comprendere, è quasi divina.

Max Gazzé – “Il farmacista” – Voto 8: Gazzè gioca un altro campionato. Non ha mai scritto un pezzo banale, ma sempre labirinti di parole dentro le quali perdersi è bellissimo, un viaggio, necessario, a ricordarci che possiamo chiedere di più, non dobbiamo necessariamente accontentarci di produrre musica pigra, per orecchie pigre, per un mercato pigro. Dovremmo invece prenderci la responsabilità una buona volta di ascoltare la musica brutta e dire semplicemente che è brutta, e quando ci chiedono che intendiamo per brutta rispondere: “Mi viene più facile farti capire cosa intendo per musica bella. Apri Spotify, vai sulla pagina di Max Gazzè. Fatto? Bene: clicca play”.

Willie Peyote – “Mai dire mai (la locura)” – Voto 10: Non è un brano, è una sonora sculacciata, un pazzo che si butta dentro ad una rissa tra sconosciuti, molto più pazzi di lui, solo per la necessità, anche a tratti rabbiosa, certamente severa, di menare pugni a destra e a manca. Il signor Peyote è una delle più fini penne della musica italiana, chi non lo sapeva si vada a recuperare la sua musica e capirà di cosa stiamo parlando.

Malika Ayane – “Ti piaci così” – Voto 7,5: L’unico limite di questo brano è proprio la sua forza, è complesso, non ti accoglie con un inchino, si fa desiderare. Un limite, discograficamente parlando, non un difetto, sia chiaro. Lei lo canta ed interpreta benissimo.

La Rappresentante di Lista – “Amare” – Voto 9: Brano eccezionale, più lo ascolti e più hai voglia di ascoltarlo. Loro non lo interpretano, lo mettono in scena, gli danno la vita, ci permettono di abbracciarlo. Conoscete il detto “Se non ci fossi bisognerebbe inventarti”? Ecco, letteralmente.

Madame – “Voce” – Voto 9: Quando si ascolta la canzone di una ragazza di 19 anni, non si può non considerare il fatto che abbia 19 anni, sarebbe scorretto, specie se questa ragazza sgomita in un settore a trazione maschile, e spreme comunque milioni di ascolti. Da questo punto di vista “Voce” è una canzone stratosferica. Ma facciamo finta che Madame abbia 30 anni e una ricca carriera già alle spalle; sarebbe comunque una canzone stratosferica.

Arisa – “Potevi fare di più” – Voto 6: Ma cosa borbotta nei primi 30 secondi di canzone? Ce l’ha con me? Ricordiamo che i diritti di questo brano vanno ai vicini di casa di Gigi D’Alessio, pare il cantautore napoletano abbia semplicemente trascritto pari pari una loro lite. Il succo del testo, se abbiamo capito bene, è che lui si è dimenticato di far partire la lavastoviglie.

Coma_Cose – “Fiamme negli occhi” – Voto 10: Una canzone d’amore commovente che non scade mai, nemmeno per sbaglio, in quei patetici cliché della canzone d’amore. Anzi, ci racconta un amore colorato, plurale, infuocato, quotidiano, che vive di piccoli gesti e, soprattutto, di sguardi che si incrociano e si appartengono. E loro hanno quello sguardo negli occhi, cantano quel brano mettendosi da un lato e tutto il resto del mondo dall’altro, e l’impressione è che siano nettamente i più forti.

Fasma – “Parlami” – Voto 5: Ragazzo sfortunato, parte il pezzo e si verifica un altro problema tecnico: il microfono è acceso. No, ok, si scherza, la canzone, anzi, funziona, solo che manca spessore, e siccome quest’anno ce ne sono di brani di spessore, è giusto fermarlo lì, per quanto possiamo. Augurando il meglio, chiaramente. Distinti saluti.

Lo Stato Sociale – Combat pop – Voto 7: Una festa alla quale Lo Stato Sociale invita tutti quanti. C’è anche l’illusionista, se non avessero dovuto cantare una canzone avrebbero portato anche la torta e lo spumante. Il brano funzionerà benissimo quando lo canteranno dal vivo, che è la dimensione naturale della band bolognese, e non perché funzionano meglio che in tv, ma perché lì sono più felici.

Francesca Michielin e Fedez – “Chiamami per nome” – Voto 5,5: La Michielin mentre canta fa la faccia di una che vuole picchiarti e qualcuno la sta trattenendo. Al secondo ascolto, bisogna dirlo, il brano peggiora.

Irama – “La genesi del tuo colore” – Voto 7: Per forza di cose la valutazione resta quella, così impegniamo il tempo dell’esibizione ad immaginarci la nostra vita alla fine del Festival.

Extraliscio feat Davide Toffolo – “Bianca luce nera” – Voto 7: Ogni volta che salgono sul palco a cantare il loro pezzo non puoi fare a meno di guardare Mirco Mariani dritto negli occhi e pensare “Uno di noi due è ubriaco”.

Ghemon – “Momento perfetto” – Voto 6,5: A Ghemon pare manchi sempre qualcosa per arrivare a comporre il pezzone inattaccabile. Bisogna anche sottolineare che noi siamo certi al 100% che Ghemon prima o poi sfornerà un pezzone inattaccabile.

Francesco Renga – “Quando trovo te” – Voto 4,5: Ok, la canzone non è sto gran capolavoro, ma non accendergli il microfono come un Fasma qualsiasi sembra esagerato. Ma il vero guaio è che Amadeus, che c’ha orecchio, si accorge del casino dei tecnici un quarto d’ora dopo così, dimostrando un grande fegato, rientra annunciando che Renga deve ricantare. Noi non possiamo crederci, il nostro incubo si sta materializzando: questo Sanremo durerà per sempre, ormai ne siamo certi, non c’è un mondo dopo Sanremo.

Gio Evan – “Arnica” – Voto 4: Gio Evan è il personaggio più riuscito di Enrico Beruschi. In questi giorni ha dichiarato più volte di non aver mai visto il Festival di Sanremo, che come scusa per quei vestiti non è granché. Poi, ok, non l’hai mai visto, ma qualcuno poteva dirtelo che si trattava di una gara canora, no?

Ermal Meta – “Un milione di cose da dirti” – Voto 6,5: è una canzone semplice, ben cantata, funzionante. Vincerà, perché Sanremo è Sanremo. Ma non è nemmeno lontanamente la miglior canzone del Festival.

Bugo – E invece sì – Voto 6: Irrompe sul palco indossando un impermeabile come un maniaco ai giardinetti, sembra uno costretto a passare ad una festa di compleanno ma che si è ripromesso di stare cinque minuti, il tempo di fare gli auguri e scappare. La canzone l’avevamo già intuita alla prima serata, è una canzone di Bugo, bella come molte canzoni di Bugo e con dei limiti, come tutte le canzoni di Bugo.

Fulminacci – “Santa Marinella” – Voto 9: Fulminacci canta Roma con una poesia del tutto surreale, con un’energia che ti teletrasporta lì, tra quelle strade, a respirare quell’aria; questo perché non se la stringe a sé con gelosia, non la racconta come se fosse solo sua, come se solo lui la capisse. La osserva, se ne innamora, ci infila la testa e ci vede dentro una storia d’amore, che racconta con la stessa delicatezza con la quale la neve finta ondeggia dentro una palla di vetro, ricordandoci di posti dove non siamo mai stati.

Gaia – “Cuore Amaro” – Voto 5: L’impressione è che sia un pezzo sbagliato che non mette in risalto gli aspetti più intriganti della sua voce. Dovrebbe farci viaggiare tra l’Italia e il Brasile, ma io mi sento più a Ostia, su un minuscolo canotto, a dividermi una fettona di anguria con Fabrizio Bracconeri.

Random – “Torno da te” – Voto 2: Qualcuno un giorno lo ha sentito cantare e ha pensato: “Forte, investo denaro su di lui”. È successo. Non sappiamo esattamente dove, né quando, né soprattutto perché, ma dev’essere successo per forza. Ora, aldilà delle spiegazioni, vorremmo solo vedere in faccia questa persona. Tutto qui.




Le piume di Fiorello, i palloncini in sala e la rentrée di Orietta

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AGI – Fiorello come Achille Lauro con piumaggio nero sulle spalle per l’apertura della seconda serata del Festival di Sanremo. Questa volta partendo dall’esterno dell’Ariston, laddove un anno fa c’era il red carpet affollato da fan e curiosi e  questa volta è invece deserto perché non può starci alcuno per le restrizioni anti Covid.

164302289 14b5f535 4a4a 4b72 ac00 e559eeeedf7eLa seconda serata del Festival di Sanremo vede in gara altri 13 ‘campioni’  (tra cui una inossidabile Orietta Berti, che torna dopo 29 anni) e 4 nuove proposte che si sfideranno per due posti in semifinale e che vede Elodie all’Ariston non (solo) in veste di cantante, ma al fianco di Amadeus nel ruolo che nella prima puntata è stato di Matilda De Angelis. Tra gli ospiti musicali Laura Pausini (ha cantato la canzone ‘Io si”), Il Volo (omaggia il Maestro Ennio Morricone insieme ad Andrea Morricone, il figlio del Maestro, che ha diretto l’Orchestra del Festival), Gigliola Cinquetti (‘Non ho l’eta” e ‘Dio come ti amo’), Marcella Bella (‘Senza un briciolo di testa’ e ‘Montagne verdi’) e Fausto Leali (‘Mi manchi’ e ‘Io amo’).

In assenza dell’attaccante del Milan Ibrahimovic, oggi accanto alla sua squadra, benché sia infortunato, nel turno infrasettimanale di serie A, lo sport è rappresentato da Alex Schwazer, il marciatore squalificato per doping dalla giustizia sportiva e assolto da quella ordinaria. Ospite fisso ancora Achille Lauro, che regala un altro ‘quadro’ che coinvolge l’attore Claudio Santamaria e la moglie, la giornalista Francesca Barra.

Una platea composta da palloncini colorati al posto del pubblico ha scatenato l’ironia dei social: “Ecco la giuria demoscopica”, “Tutte le persone che hanno festeggiato il compleanno in quarantena” e ancora “io che parlo con le mie molteplici personalita’” e c’è chi invita “trovare l’intruso”.




Gli ascolti del primo Sanremo senza pubblico sono una delusione

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091703492 a739cb8a 6086 4bf4 96c9 34cd53a61b5dAGI –  È stato di 8 milioni 363mila spettatori e share del 46,6% l’ascolto medio della prima serata del Festival di Sanremo edizione numero 71, in piena pandemia Covid-19. Rispetto a un anno fa lo show condotto da Amadeus e Fiorello registra un calo: allora la media spettatori della prima serata fu pari a 10 milioni 58mila e lo share del 52,2%.

Intanto, sul fronte della gara,  è Annalisa con il brano “Dieci” a guidare la classifica dei 13 Big che si sono esibiti all’Ariston nella prima serata. A votare è stata la giuria demoscopica, che mercoledì sera si pronuncerà sulle esibizioni degli altri 13 big in gara.

A seguire ci sono nell’ordine Noemi, Fasma, Francesca Michielin-Fedez, Francesco Renga, Arisa, Maneskin, Max Gazzè, Colapesce-Di Martino, Coma_Cose, Madame, Ghemon e Aiello.

In chiusura di show Matilda De Angelis è stata protagonsita di un lungo sketch sul bacio immortalata da una foto, scattata il 14 agosto 1945 dal fotografo Alfred Eisenstaedt durante le manifestazioni spontanee di gioia per la fine della guerra a New York e pubblicata dalla rivista ‘Life’. L’immagine diventò il simbolo della felicità degli americani per la fine della Seconda guerra mondiale. Questa foto, in cui un marinaio bacia un’infermiera, è stata per parlare del bacio citando anche Edmond Rostand e il ‘Cyrano de Bergerac’ in termini romantici, poetici o sensuali.

In realtà chi ha scritto il testo e ideato lo sketch probabilmente ignora che la foto con l’avvento del femminismo perse gran parte del suo fascino e più che un gesto romantico quella del marinaio verso l’infermiera fu interpretato come una sorta di violenza.

La protagonista dell’istantanea, infatti, Greta Zimmer Friedman, che faceva l’infermiera presso un dentista di Times Square, ha rivelato in un’intervista del 2005 per il progetto Veterans History che “non era proprio un bacio, era solo qualcuno che festeggiava, non era un evento romantico. Ma solo un modo per ringraziare Iddio che la guerra fosse finita”, aggiungendo poi: “Quell’uomo era molto forte. Io non lo stavo baciando. Fu lui a baciare me”.

In quanto al militare, si chiamava George Mendonsa e in qualche modo confermo’ in un’intervista alla Cnn che non si tratto’ di nulla di romantico: “Arrivammo a Times Square quando vidi l’infermiera. Avevo bevuto qualche drink, ed ebbi l’istinto di afferrarla”. Un bacio rubato, dunque.

La prima serata si è conclusa con un duetto di Fiorello e Matilda De Angelis con “Ti lascerò” il brano di grandissimo successo che diede a Fausto Leali e Anna Oxa la vittoria al Festival di Sanremo nel 1989.




Il primo Festival di Sanremo senza pubblico

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161634456 87d583f7 10c2 48cf 8384 6f260f1f9083AGI – “Siamo qui, ce l’abbiamo fatta. Finalmente si comincia. Sono molto emozionato, lo ero l’anno scorso e lo sono anche in questo momento perché è un’emozione diversa”. Così Amadeus nella conferenza stampa che dà il va alla settimana del 71esimo Festival di Sanremo.

“Regaleremo, con Fiorello, cinque serate di grande musica e spettacolo e ringrazio tutte le maestranze e tutti coloro, che dal vertice Rai e fino all’ultimo degli addetti, hanno lavorato a questo appuntamento”.

Attesissima sul palco dell’Ariston Laura Pausini, fresca di vittoria di Golden Globe, nella categoria Miglior canzone originale con l brano “Io sì (Seen)”, che arriverà al Festival mercoledì sera. Non ci sarà invece Lady Gaga: “Sarebbe bellissimo – ha detto Amadeus – ma è troppo impegnata”.

Entusiasta il direttore di Rai1, Stefano Coletta: “È una meraviglia essere riusciti a realizzare questa kermesse, la Rai ha deciso con forza che non si potesse saltare questo appuntamento, il servizio pubblico deve consegnare anche un quota di leggerezza e di evasione”. “La settimana di Sanremo – ha aggiunto – scompagina le nostre vite verso una spensieratezza e farlo con Amadeus e Fiorello ha questo senso, le cinque serate hanno lo sguardo verso il pubblico, questo sguardo oggettivo sulla gente davvero ci sorprenderà”

Tra gli ospiti della prima serata, anche Diodato, vincitore lo scorso anno con ‘Fai rumore, e la banda musicale della Polizia di Stato. Inoltre a calcare il palco dell’Ariston ci saranno Loredana Bertè, Matilda De Angelis e l’infermiera Alessia Bonari.

La sintonia tra i due conduttori, già ampiamente dimostrata durante la scorsa edizione, resta solida. “Io e Amadeus siamo ormai inseparabili, neanche Renzi riuscirebbe a dividerci..” ha scherzato Fiorello che ha aggiunto che quest’anno “il Festival comunque andrà sarà indimenticabile. I problemi sono altri e speriamo si risolvano presto”.

Uno show con nessuno in sala all’Ariston ma con milioni di persone che lo seguiranno da casa sarà “un’esperienza talmente nuova che è bellissima. Cercherò di confrontarmi con una realtà diversa, molto impegnativa” ha aggiunto Fiorello a proposito delle conseguenze delle misure di contenimento del contagio da Covid-19.

Una terza edizione del Festival di Sanremo a firma Amadeus non potrebbe prescindere dalla presenza di Fiorello, “senza di lui mai..” ha detto lo stesso direttore artistico e conduttore e subito Fiorello ha replicato “allora non si fa”. Aggiungendo: “Fazio, Cattelan, fatevi avanti e parlatene con Coletta, l’importante è saper usare il congiuntivo”.




“Festival di Sanremo senza pubblico e il Cts detti le regole”, dice Speranza

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154453726 9cf99b88 8842 4e3a 9a17 fcabefc118f5AGI –  Valutare e quindi “predisporre” in tempo utile “un protocollo di sicurezza degli artisti” sul palco e dietro le quinte del teatro Ariston in occasione del prossimo Festival di Sanremo. Ricordando al tempo stesso che al momento per gli spettacoli che si svolgono nelle sale teatrali valgono le norme previste dal dpcm attualmente in vigore fino al 5 marzo, ovvero lo svolgimento di spettacoli avviene, deve avvenire fino al 5 marzo, “in assenza di pubblico”. Lo chiede il ministro della Salute, Roberto Speranza, al Comitato tecnico-scientifico, a cui ha trasmesso la nota che nei giorni scorsi le associazioni discografiche hanno indirizzato al dicastero della Salute chiedendo un protocollo di sicurezza anche, se non principalmente, per cantanti e addetti ai lavori.

Già in precedenza, il 18 gennaio, la Rai aveva diramato un comunicato in cui al termine di una riunione tra i vertici Rai delle strutture coinvolte nell’organizzazione della kermesse e il direttore artistico Amadeus, alla presenza dell’amministratore delegato Fabrizio Salini confermava le date 2-6 marzo per lo svolgimento del Festival e che tra i temi affrontati nel corso dell’incontro c’era quello sul protocollo sanitario e organizzativo che “sarà a breve sottoposto alle autorità competenti in modo da poter prevedere una presenza del pubblico nella platea del Teatro Ariston”.

L’argomento è sempre più di stretta attualità, la preparazione della 71^ edizione del Festival intanto va avanti. E ci si interroga se e come sarà possibile avere un Festival in presenza oltre il palcoscenico dell’Ariston. In più c’è verificare in che misura sarà possibile assicurare sul posto la copertura dell’evento da parte delle testate giornalistiche di carta stampata, radio, tv e web, ovvero come sarà possibile ‘controllare’ le persone, tener conto delle sistemazioni alberghiere, prevedere un’attività di approvvigionamento o catering, visto che l’asporto di cibo può essere fatto al massimo entro le ore 22, stando all’attuale dpcm, e si sa che le serate al Festival. In attesa che il Cts si pronunci, intanto se ne parlerà in cda Rai.




“Fiore di maggio”, ricordando Felicia Impastato

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Sono una pittrice e scultrice. Amo scrivere dei testi teatrali che porto in scena con la compagnia di Filippo Fugazzotto e Salvo Mastroeni.

Filippo, attore professionista e Salvo coreografo, professionista anche lui; entrambi dirigono due scuole di danza e teatro a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Sebbene ognuna ed ognuno di noi segua il proprio percorso artistico, ci ritroviamo in piena sintonia a recitare insieme, le mie poesie e le mie opere teatrali.

Per esempio, abbiamo creato il teatro in spiaggia, da recitare fra i bagnanti, che partecipano con entusiasmo e spesso coinvolgiamo anche loro nella recita.

Non è una cosa semplice, ma il nostro scopo è di portare ovunque il teatro e la cultura, sebbene faticosamente, essendo artisti indipendenti e tutto è a nostre spese.

Filippo e Salvo, mettono in scena i miei testi, anche con gli alunni delle loro scuole, come ad esempio, Chiara Alessandro, che nel corto, danza con Salvo.

Ho scritto “Fiore di maggio” per ricordare una grande donna, che ha lasciato un segno nella storia: Felicia Impastato, madre di Peppino.

Ha perso il marito e il figlio, entrambi uccisi dalla mafia e, seppur appartenendo anche lei ad una famiglia di mafiosi, ha rinunciato alla vendetta, non solo affidandosi alla giustizia, ma ha avuto anche il coraggio di denunciare l’assassino dei suoi cari, pur sapendo del rischio che correva e dell’omertà che la circondava.

Dopo venti lunghi anni riesce ad ottenere giustizia, ma non si ferma e continua a portare avanti, le iniziative sociali, che aveva cominciato il figlio Peppino.

Apre la sua casa ai giovani, alle scuole e a tutte le associazioni provenienti da ogni parte del mondo.

Oggi lei non c’è più, ma la sua casa è  diventata un museo per ricordare la sua vita e quella di suo figlio.

Il corto  “Fiore di maggio” è una pièce dell’opera teatrale che porteremo in scena appena possibile.

L’opera, oltre ad essere incentrata sulla figura di mamma Felicia, vuole evidenziare che nessuno è invincibile, specie se fa uso della violenza, e chi vuole a tutti i costi  apparire invincibile agli occhi di tutti non sempre lo è… anche il re può essere messo a nudo.

Ho introdotto il teatrino ed il racconto di fondo, recitato anche dai bambini, perché lo porteremo, soprattutto nelle scuole elementari. Qui i bambini saranno attori protagonisti delle opere a tematica sociale e presteranno anche la voce ai personaggi di cartapesta del teatrino… Un’opera dei pupi che narra le gesta degli eroi… E la storia continua…

Francesca Licari

 

https://www.youtube.com/watch?v=xEBBfOqPvi4&t=33s




San Vito Lo Capo: annunciata l’edizione 2021 del “Cous Cous Festival”

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16sanvitoSi svolgerà dal 17 al 26 settembre 2021 la prossima edizione del Cous Cous Fest, il Festival internazionale dell’integrazione culturale. Organizzata dal Comune di San Vito Lo Capo e dall’agenzia di comunicazione Feedback, producer dell’evento, la manifestazione ha subito uno stop lo scorso anno a causa dell’emergenza Covid. Adesso si pensa a riprogrammare l’evento di punta del territorio, ma anche uno dei maggiori eventi italiani del settore. La prossima edizione sarà nel segno del riconoscimento del cous cous quale Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, annunciata lo scorso dicembre.
La candidatura del piatto maghrebino all’organizzazione delle Nazioni Unite è stata avanzata congiuntamente da 4 paesi africani: Algeria, Marocco, Mauritania e Tunisia.
Il cous cous, per la prima volta, senza dispute sulla paternità di questo piatto comune alle culture dei paesi del Maghreb, ha fatto ritrovare la condivisione e l’armonia tra queste antiche civiltà dove “donne e uomini, giovani e anziani, si identificano in questo piatto considerato il simbolo del vivere insieme”, come si legge nel documento di candidatura.
Il cous cous, insomma, è riuscito ad abbattere i confini geografici, costruire ponti tra i popoli e avvicinarli tra loro attraverso le pratiche e le conoscenze che hanno in comune. La notizia è stata accolta con grande gioia dalla comunità sanvitese.
Il sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino, infatti, lo scorso anno aveva scritto sia all’Ente tunisino per il turismo che al Centro nazionale per la ricerca preistorica, antropologica e storica di Algeri, per sostenere la candidatura Unesco.
“Questo riconoscimento mi riempie di gioia – afferma Peraino – perché il cous cous è un piatto storicamente legato a San Vito Lo Capo che fa parte, ormai da secoli, della tradizione gastronomica locale. Dal 1997 il Cous Cous Fest lo celebra a livello internazionale, tanto da essere diventato uno dei simboli di San Vito Lo Capo nel mondo. Il riconoscimento Unesco, che sottolinea la valenza culturale e di integrazione del cous cous, filosofia che da sempre anima il Cous Cous Fest, sarà lo spunto per l’edizione 2021, che mi auguro sia anche quella della ripartenza e della rinascita”




Yaman interpreterà Sandokan? Una famosa attrice italiana al suo fianco

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Can Yaman e Alessandra Mastronardi insieme sul set? I rumor
Can Yaman e Alessandra Mastronardi insieme sul set? I rumor

Dopo il successo acquisito in Italia grazie alle fiction girate nel suo paese natale, l’attore turco Can Yaman avrebbe stretto dei nuovi accordi per film e fiction che si svolgeranno proprio in Italia.

Can Yaman e Alessandra Mastronardi: i dettagli

Dopo lo spot pubblicitario con Claudia Gerini per la regia di Ferzan Ozpetek, sembra che il futuro di Can Yaman in Italia sia ricco di sorprese: stando ai rumor in circolazione l’attore turco sarebbe stato scelto per un remake di Sandokan dove dovrebbe trovarsi per la prima volta sul set in compagnia dell’amatissima attrice Alessandra Mastronardi (che invece dovrebbe ricoprire i panni di Marianna, la donna amata da Sandokan). Al momento sulla questione latitano conferme, ma a giudicare dall‘accoglienza avuta in Italia dal bell’attore turco è fuor di dubbio che i progetti nel Bel Paese non saranno pochi in futuro. Nel cast, oltre ai due attori sopracitati, sembra che potrebbero esserci anche Luca Argentero e Alessandro Preziosi, ma anche in questo caso sulla vicenda non esistono ancora conferme.

Yaman nel frattempo si trova al centro di un gossip: proprio durante il suo ultimo viaggio in Italia (e per la precisione a Roma) l’attore è stato paparazzato in dolce compagnia di Diletta Leotta, e secondo i rumor in circolazione tra i due potrebbe esserci qualcosa di più che una semplice amicizia. Il gossip ha investito in pieno Yaman, che per il momento sui social si è limitato ad affermare che sarebbero “Fatti suoi”, sottolineando l’intenzione di non parlare della questione pubblicamente.

da “Donne Magazine”




Sanremo: Amadeus vuole il pubblico, potrebbe essere sistemato su una nave

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220827038 ceb292b1 d793 44cc a8e2 0f1f1451bb07Ormai non è più una pensata e basta, una fantasia nel nome della musica leggera. Quella di una nave-bolla che ospiti 500 persone che costituiscano il pubblico, lo stesso ogni sera per cinque serate, che poi prenderà posto in sala al Teatro Ariston per seguire in presenza il Festival di Sanremo è qualcosa di più di una fantasia.

E’ un’idea, anzi un progetto a cui si sta lavorando alacremente, con sempre più intensità per verificarne appieno la praticabilità.

Lo ha detto Amadeus, direttore artistico e conduttore della rassegna programmata dal 2 al 6 marzo prossimi. In un’intervista oggi a Rtl 102.5 all’interno del programma Non Stop News’ ha sottolineato “noi stiamo lavorando per il 2 marzo, dobbiamo essere in grado di fare un Festival seguendo tutte le regole sanitarie. Nessuno deve essere messo a rischio, ma dobbiamo lavorare per fare un Festival il più normale possibile. Sanremo non lo puoi fare senza pubblico”.

E in merito alla controversa questione della nave per il pubblico ha spiegato che “l’idea è quella di creare una ‘bolla’ per lo meno per le 500 persone della platea, che siano sempre le stesse, così che possano assistere alle serate, e per far in modo che succeda devono essere messe in protezione e non avere contatti con nessuno. Passeranno una settimana di vacanza sulla nave con tamponi quotidiani e la sera verranno portati al teatro con pulmini di al massimo 20 persone. Non è facile, ma si può fare. E’ un’idea che sta diventando concreta, nel senso che ci stiamo seriamente lavorando e ho saputo che sono curiosi da ogni parte del mondo, perché non è mai accaduto”.

Quanto agli spettatori, “potrebbero essere, almeno in parte, gli operatori sanitari già vaccinati. Perché no?”, ha detto Amadeus, rilevando peraltro che “intanto il vaccino è l’arma che abbiamo per combattere il virus, dobbiamo fare molti piu’ vaccini, dobbiamo viaggiare”. E i giornalisti saranno in presenza a Sanremo? “Io voglio i giornalisti in sala stampa a Sanremo”, ha detto Amadeus.

A tutto questo fa però da contraltare la posizione dei pubblicitari, secondo cui è invece un messaggio sbagliato, anzi “una nota stonata” per restare in tema, sostenere che il pubblico sarà in sala all’Ariston.

Per Vicky Gitto, presidente dell’ADCI, Art Directors Club Italiano, l’associazione che da 35 anni riunisce i principali creativi e pubblicitari italiani, l’ipotesi del pubblico in sala, “caldeggiata dal governatore della Liguria Giovanni Toti, ma anche ipotizzata dallo stesso Amadeus” è una eventualità che non convince.

Nonostante i pubblicitari siano sempre molto attenti alla kermesse canora visto che il Festival è un enorme raccoglitore di budget pubblicitari (basti pensare che l’edizione dello scorso anno, la numero 70, ha registrato una raccolta di 37 milioni di euro). “In un momento in cui la pandemia aggredisce, l’economia è in crisi e tutti, e nello specifico penso al mondo della cultura, spettacolo, eventi, intrattenimento è diligentemente fermo – commenta il presidente dell’ADCI – ipotizzare un Festival aperto al pubblico, peraltro in maniera molto forzata tra ‘bolle’, navi da crociera, tamponi a gogo, ci suona, per utilizzare un garbato eufemismo, come una nota stonata. Intanto ritengo non ve ne sia bisogno: il Festival è uno show televisivo, non teatrale, cui certamente la presenza in platea di qualche centinaio di ‘privilegiati’ non aggiunge nulla. Anzi, in quanto tale vive benissimo senza una claque e non ho dubbi che, come sempre, sarà visto e goduto da tanti milioni di italiani. Le moderne tecniche televisive, cinematografiche e mediatiche consentono tante interessanti soluzioni per comunque dare ritmo, fragore e attrattività alle serate”.

“Ma soprattutto – prosegue il rappresentante dei pubblicitari italiani, – ed è questo l’aspetto rilevante su cui invitiamo Rai, Amadeus e gli organizzatori del Festival, ma anche il governatore Toti che auspica platee aperte, a riflettere: che messaggio passerebbe a tutti gli italiani che stanno affrontando grandi sacrifici? Che musei, cinema, teatri e tutto l’indotto debbano diligentemente, come peraltro stanno facendo, starsene chiusi e invece il Festival di Sanremo?”.

Gitto riconosce che “è tradizione, ed è anche simpatico, che la vigilia del Festival sia caratterizzata da piccole polemiche di costume ma questa sul pubblico in sala, per quanto contingentato, vorremmo non proseguisse neanche come ipotesi proprio perché l’immediato effetto a cascata sull’opinione pubblica e sul settore del’intrattenimento è davvero incoerente con quello che invece dovrebbe essere il ruolo e l’esempio che va testimoniato con coerenza agli italiani tutti, soprattutto dalla Rai che e’ uno dei più potenti veicoli culturali nazionali in grado di incidere sui comportamenti degli italiani”. AGI




Festival di Napoli 2020: vincono Imma D’Inverno ed Enrica La Femina

Festival di Napoli 2020

Festival di Napoli 2020Da pochissime ore si è conclusa la VI edizione del Festival di Napoli, primo Festival musicale al mondo completamente in diretta streaming.

Esperimento completamente riuscito se si contano tutte le condivisioni, le visualizzazioni e le interazioni che a conti fatti registrano in tutte e tre le serate oltre due milioni e mezzo di spettatori.

Parliamo subito dei vincitori e dei vari premi speciali assegnati in questa edizione, che nonostante la particolare situazione con le conseguenti forti limitazioni e difficoltà, si è svolta, con ferma volontà e ampio sacrificio, regolarmente.

I vincitori della VI edizione del Festival di Napoli sono:

  • Sezione New Generation

(La classifica è stata decisa dai Membri della Giuria Internazionale dei Media Partners)

– 1° classificato: ex aequo

  • Imma D’Inverno con Sta Città di M.Guida e G. Campagnoli
  • Enrica La Femina con ‘Na vota ancora di E. La Femina e G. Rienzo

Enrica La Femina Imma DInverno

– 3° classificato:

  • Soul Food Vocalist con Tutto in un sogno di S. Capriglione.

Premi Speciali:

– Premio Speciale ANIA (Associazione Nazionale Italiana Artisti): Adelaide Cuciniello

– Premio alla Carriera

agli autori:

  • Luciano Somma (autore del testo di Napule futtetenne con musica e interpretazione di Gustavo Martucci)
  • Giuseppe Donniacuo (autore del testo ‘O tiempo con musica di De Grosso e interpretazione di Massimo Penza

– Premio Giuria Internazionale dei Media Partners per la Critica

  • Luca Sorrento con Comme vulesse di L. Esposito E. D’Alise
  • Stephano e Il Buono con A strada ‘e casa mia di S. Marcato, S. Commaruta e S.Giardino

 

  • Sezione Lyric

(I premi, a esclusione del Premio Giuria Internazionale dei Media Partners, sono stati assegnati dal Presidente di Giuria Dario Ascoli e dai membri Raffaella Ambrosino e Massimo Iannone)

– Premio Mercadante

  • Rosita Rendina I’ te vurria vasa’ Ferdinando Russo – Eduardo di Capua 1900

– Premio Troisi

  • Camilla Carol Farias La Danza di G. Rossini

– Premio Napoli nel mondo

– Premio Caruso (ex aequo)

  • Salvatore Minopoli Dicitincelle vuie Ernesco Fusco – Rodolfo Falvo 1930
  • Gennaro Monè Tu ca nun chiagne Libero Bovio – Ernesto De Curtis 1915
  • Marco Ferrante ‘A canzone ‘e Napule Libero Bovio – Ernesto De Curtis 1912
  • Gianluca Pantaleone Quanno tramonta ‘o sole Salvatore Gambardella – Ferdinando Russo 1911
  • Antonio Landolfi Fenesta ca lucive attribuito a Giulio Genoino per il testo e a Vincenzo Bellini per la musica

– Premio “Ricomincio da 3”

  • Andrea Russo ‘A vucchella Gabriele D’Annunzio – Francesco Paolo Tosti 1907

– Premio Mirna Doris

  • Annarita Terrazzano La Rosa di Saverio Mercadante

– Premio Stream ‘e Napule:

  • Linda Petriccione Voce ‘e notte Eduardo Nicolardi – Ernesto De Curtis 1904

– Premio Giuria Internazionale dei Media Partners Sezione Lyric:

Camilla Carol Farias/Gennaro Monè/Gianluca Pantaleone/Rosita Rendina

Conclusioni 

E’ stata portata a termine la VI edizione del Festival di Napoli avventura iniziata nel 2015 al Politeama e conclusasi (in attesa della settima prossima edizione del 2021) il 30 dicembre scorso di questo incredibile e tormentato 2020.

Chiunque in tempo di pandemia avrebbe inventato la scusa plausibile per non farla e per non mettere a repentaglio il rischio d’impresa. Lo hanno fatto in molti, quasi tutti.

Hanno osato solo chi ha avuto budget sostanziosi da Enti pubblici già previsti e contratti sponsor stellari da rispettare. Noi? Lo abbiamo fatto con nulla di tutto ciò.

Siamo scesi in campo a giocarci una partita senza storia, senza alcuna possibilità di vincerla… senza alcun pronostico a nostro favore. Invece, forti delle nostre pazze convinzioni, l’abbiamo vinta. Coraggio? Follia? Non è dato sapere ma quel che è certo è che quando ci metti passione, onestà e amore per l’arte, scatta uno strano meccanismo, una luce interiore che produce un tipo di forza e di potere spirituale da farti credere nella possibilità di un miracolo, e miracolo… è stato. Lo abbiamo fatto questo festival del 2020, permettendoci il lusso di farne addirittura due: uno in Albania ripreso dalla TV Nazionale a Durazzo con incredibili dati di ascolto (oltre 650.000) e l’altro in diretta streaming utilizzando un antico salotto napoletano di un vecchio casale in Umbria al posto di un teatro di prestigio a Napoli e con delle video/performance, al posto delle esibizioni live. Non basta. Ci siamo concessi un ulteriore lusso: quello di realizzare la seconda serata dedicata alla Lyric in Villa Bruno a San Giorgio a Cremano nello splendido scenario della storica fonderia agghidata a teatro. Qui ci siamo concessi il Tutto Live! Dati di ascolto complessivi? Oltre due milioni e mezzo. Per molti un successo inaspettato e senza precedenti, per noi un raggiungimento soddisfacente grazie a un lavoro svolto capillarmente con cura da sempre. A cosa è dovuto questo successo? In primis, ci abbiamo sempre creduto, in secundis è stato grazie alle linee guida che hanno indirizzato e distinto e caratterizzato, le tre serate.

La prima dedicata alla New Generation partenopea, la seconda alla Classic/Lyric napoletana e la terza alle Voci dal Mediterraneo. Una importante partecipazione in massa di popoli facenti parte del bacino del Mare Nostrum che più di qualsiasi altra cultura d’oltreoceano, del nord Europa o di quella orientale, ha da che spartire e condividere con noi e infatti da quei popoli e quelle terre, non sono mancate Bellezza, Cultura, Storia.

Un patrimonio immenso non solo musicale. Sia chiaro: chi ha vinto non è mai il singolo, pervaso dai propri personalismi, ma una squadra capace di lottare per una giusta causa, quella di valorizzare e riportare nella giusta dimensione attraverso l’evento festival, la canzone napoletana nel mondo.

La squadra ha un nome, si chiama: Festival di Napoli.

Ma allora, se noi abbiamo vinto, chi ha perso? Chi sono stati i nostri avversari? Non certo le personalità politiche sorde come Ulisse al richiamo di Partenope e neanche tutto un ambiente territoriale che contro di noi ha adottato un ostracismo silente e perverso, impaurito dalla nostra solare avanzata. Neanche avversari che prima o poi da soli verranno a sostenerci… se comprenderanno che un buon conto corrente personale non fa cultura. Il nemico è stato uno solo … il più forte di tutti, il più imprevedibile… temibile ma forse anche il più importante insegnante di vita e di morte mai esistito: il signor Covid-19.

Lo abbiamo battuto con il nostro coraggio di esistere, insistere, di amare e di comprendere la vita e l’importanza vitale delle sue arti, a partire dalla musica… dal Festival di Napoli.

Massimo Abbate