Loretta Goggi compie 70 anni, in lacrime per l’omaggio di Rai1

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goggi loretta fg ipaLe 70 candeline le spegnerà il 29 settembre ma l’omaggio anticipato di qualche giorno da ‘Tale e Quale Show’ per i suoi quasi 60 anni di carriera hanno già fatto commuovere Loretta Goggi. La cantante, attrice e conduttrice, da anni colonna della giuria dello show delle grandi imitazioni condotto da Carlo Conti, non ha trattenuto le lacrime di fronte alla carrellata di successi proposti in un filmato dalla trasmissione di Rai1.

Particolare commozione per l’artista, che ha a stento trattenuto a stento i singhiozzi, quando sullo schermo è comparso un filmato che la riprendeva al fianco di Gianni Brezza, il suo grande amore ed ex marito, scomparso nel 2011 per un male incurabile.




Rai Italia. Torna “Ballando con le stelle”

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unnamed 1Si riaccendono i riflettori sulla pista da ballo più amata dal pubblico televisivo italiano, quella di Ballando con le stelle. Giunto quest’anno alla sua quindicesima edizione, il dance show condotto da Milly Carlucci si conferma uno degli appuntamenti annuali più attesi e seguiti del palinsesto televisivo.
Tredici coppie in pista per una sfida lunga dieci puntate. A giudicarle, la giuria composta da Guillermo Mariotto, Fabio Canino, Ivan Zazzaroni, Selvaggia Lucarelli, e capitanata da Carolyn Smith. Ad accompagnare i ballerini ancora una volta la band diretta da Paolo Belli.

Le coppie di Ballando 2020:
Barbara Bouchet – Stefano Oradei
Lina Sastri – Simone Di Pasquale
Rosalinda Celentano – Samuel Peron
Vittoria Schisano – Marco De Angelis
Elisa Isoardi – Raimondo Todaro
Alessandra Mussolini – Maykel Fonts
Tullio Solenghi – Maria Ermachkova
Ninetto Davoli – Ornella Boccafoschi
Paolo Conticini – Veera Kinnunen
Daniele Scardina – Anastasia Kuzmina
Antonio Catalani – Tove Villfor
Costantino della Gherardesca – Sara di Vaira
Gilles Rocca – Lucrezia Lando.

NEW YORK/TORONTO Sabato 19 Settembre h19.30
LOS ANGELES Sabato 19 Settembre h16.30
BUENOS AIRES/ SAN PAOLO Sabato 19 Settembre h20.30
PECHINO/Domenica 20 Settembre h.20.30
JOHANNESBURG Giovedì 24 Settembre h20.30




Place to be: on line il nuovo progetto della Farnesina

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placetobeIl 9 settembre prende il via Place To Be, il progetto di IMF (Italian Music Festivals) promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel palinsesto di “Estate all’italiana Festival“, nel quadro delle misure a sostegno delle imprese culturali e creative italiane e mirate alla costruzione di una nuova narrazione internazionale dell’Italia nel mondo post-COVID.
Place To Be è un format esclusivo, in cui si fondono narrazione del paesaggio e creatività, valorizzazione territoriale e arti performative: una serie di produzioni originali metteranno in vetrina luoghi speciali e inconsueti, ospitando alcuni tra i migliori artisti italiani del panorama musicale contemporaneo e d’avanguardia.
Sono stati scelti tre territori straordinari, capaci di rappresentare una sintesi geografica del nostro paese, dando l’opportunità ai direttori artistici della rete dei festival di esaltarne il valore grazie a una originale curatela musicale, in una progettazione condivisa con la supervisione di Raffaele Costantino.
Nel mese di settembre sarà così possibile assistere in streaming alle esibizioni di Nu Guinea, immersi nelle vigne del Monferrato, di Clap! Clap! e Kety Fusco nel borgo medievale di Civita di Bagnoregio e dei Calibro 35 tra gli scavi archeologici di Egnazia, nel distretto di Fasano, in provincia di Brindisi.
I live saranno trasmessi in diretta streaming sulla piattaforma DICE TV dalle 17.45 (ora italiana) del giorno dell’evento e promossi nel mondo dalla rete del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Successivamente i video saranno disponibili on demand su www.italianmusicfestivals.com.




Placido Domingo all’Arena di Verona

Placido Domingo © Pedro Walker

Placido Domingo © Pedro WalkerLe grandi star dell’Opera concludono l’edizione straordinaria del Festival d’estate 2020 con le ultime due irripetibili serate: tra Verdi, Giordano, Puccini e perle del repertorio francese, il denominatore (decisamente non comune) è Plácido Domingo, impegnato nella doppia veste di cantante e direttore d’orchestra, che ritorna nella sua amata Arena di Verona dopo i mesi di silenzio.

Il fine settimana di chiusura di questa breve ma intensissima stagione areniana si annuncia straordinario per il grande ritorno dell’icona vivente dell’Opera Plácido Domingo, dopo essersi ripreso dal Covid-19 e dopo i lunghissimi mesi di silenzio, che torna sia al canto nel recital per baritono di venerdì 28, affiancato dal soprano d’eccellenza Saioa Hernández, sia sul podio per dirigere le due star internazionali Sonya Yoncheva e Vittorio Grigolo sabato 29 nell’intenso concerto che chiuderà questa stagione vissuta nel segno dell’innovazione e della sperimentazione, del coraggio e dell’amore per la musica, per il pubblico e per i tanti artisti italiani e stranieri che l’hanno resa possibile.

Dopo lo sgomento, le ansie e i silenzi dei mesi scorsi e con incertezze sul futuro, ogni concerto e apparizione pubblica è per gli artisti dell’Arena un’emozione difficilmente mascherabile. Sonya Yoncheva, star abituale di teatri come il Metropolitan, e l’Opéra di Parigi, così racconta questo momento: «Sono felice di tornare a Verona dopo il mio debutto con il gala verdiano 2013 e doppiamente felice in un anno così particolare, in cui è importante dare il proprio supporto artistico a chi ha il coraggio di superare le difficoltà del momento. Attendo la serata del 29 agosto con grande emozione per la novità e unicità del palco che sfida le nostre doti di interpreti rispetto ad un palco tradizionale e perché sarò in compagnia di due veri mattatori: Plácido Domingo sul podio e Vittorio Grigolo al mio fianco. Una bella sfida ma anche una immensa gioia!».

Anche per Vittorio Grigolo questo concerto assume un significato tutto particolare: «Tornare in Arena per concludere la stagione con questo concerto di duetti d’amore con Sonia Yoncheva come partner e Plácido Domingo alla direzione d’orchestra mi riempie di gioia. Specialmente in virtù di quanto abbiamo tutti sofferto in questi lunghi mesi di attesa per poterci nuovamente esibire davanti ad un pubblico non digitale ma finalmente vero, in carne ed ossa! Anche se pur sempre limitato. Saperla nuovamente piena di vita con finalmente il battito del cuore del pubblico mi entusiasma ancora di più. Non vedo l’ora di essere li! Anzi, il mio cuore e già lì! Sarà una nuova emozione e sarà molto particolare, avendo visto la nuova disposizione. Non vedo l’ora inoltre di collaborare con l’incredibile orchestra e colgo l’occasione per ringraziare il Sovrintendente Cecilia Gasdia e tutti i lavoratori della Fondazione Arena di Verona per aver tenuto duro nel combattere per la riapertura impegnandosi incredibilmente per salvare questa stagione artistica. Mando infine un affettuoso ringraziamento al sindaco Federico Sboarina».

E anche il grande Plácido Domingo, artista che nella sua ricchissima carriera ha indubbiamente vissuto emozioni uniche, non nasconde il proprio entusiasmo per il regalo inatteso del ritorno all’Arena in questo 2020, dopo aver festeggiato i 50 anni di sodalizio con l’anfiteatro unico al mondo. Verona è la sua seconda e ultima data italiana tra i pochi e selezionatissimi concerti per il ritorno sulle scene mondiali: «Davvero è stato un raggio di sole quando ho saputo che l’Arena è riuscita a riaprire in mezzo al buio della pandemia! Speriamo che presto tutto torni come prima. Ma sono anche tanto curioso di vedere come è la nuova veste dell’Arena con il palcoscenico al centro. Mi hanno detto che c’è un’atmosfera speciale… Sono felice che siate riusciti a far aprire l’Arena in sicurezza perché non può esistere l’Arena senza Opera».

Il suo programma del 28 agosto, appositamente concepito per l’Arena, racchiude pagine celebri del repertorio verdiano come Il Trovatore, Don Carlo e La Traviata (quest’ultima gli è valsa interminabili applausi a scena aperta nel 2019) e il debutto come Gérard in Andrea Chénier. Accanto a Domingo arriva al centro dell’anfiteatro Saioa Hernández, soprano madrileno reduce di un memorabile doppio debutto come Tosca e Aida nella scorsa edizione del Festival, qui impegnata in cavalli di battaglia e brani meno frequentati, che dichiara: «Tornare a cantare per il pubblico di Verona, e poterlo fare a fianco del Maestro Domingo nella serata in suo onore, è una gioia immensa. Speriamo di portare attraverso la musica un grande sentimento di felicità e di speranza per tutti». Anche stavolta non mancano prime assolute, come gli interventi dell’Orchestra diretta dal maestro valenciano Jordi Bernàcer: la travolgente sinfonia di Giovanna d’Arco, il raffinato preludio de I Masnadieri di Giuseppe Verdi e l’appassionato intermezzo di Fedora di Giordano, tutti finora mai eseguiti all’Arena di Verona.

Domingo sale quindi sul podio per l’originale programma di sabato 29, Opera e Passione in Arena: Sonya Yoncheva affianca il ritorno di Vittorio Grigolo, tenore richiesto in tutto il mondo. I due artisti propongono le arie e i duetti più belli della grande opera francese e del repertorio pucciniano, comprese alcune autentiche rarità per Verona come Manon e Thaïs, entrambe di Massenet, ma anche Roméo et Juliette, che ha già visto Grigolo protagonista di un’edizione recente del Festival areniano come giovane Montecchi, e il terzo quadro de La Bohème (capolavoro d’amore e di realismo, tra bisticci, riconciliazioni e romantiche promesse in mezzo alla neve) a cui si uniscono il soprano Mihaela Marcu e il baritono Davide Luciano.

Federico Sboarina, Sindaco di Verona e Presidente della Fondazione Arena, esprime così la propria soddisfazione per gli appuntamenti conclusivi della stagione: «Un finale straordinario, come straordinaria è stata l’edizione 2020 del Festival estivo areniano con il palco centrale e un repertorio per tanti versi inedito. A chiudere alla grande ci pensano due serate con grandi stelle, a cominciare dal ritorno del grande Plácido Domingo. Un artista che non ha bisogno di presentazioni e che saprà rendere ancora più magica l’atmosfera all’interno dell’anfiteatro. Questo Festival è una sfida vinta, una scommessa in cui ho creduto fortemente e per la quale, insieme al sovrintendente e al management di Fondazione Arena, non ho smesso di lavorare sin dall’inizio della pandemia, quando tutto ciò sembrava impossibile. Sono soddisfatto, per i risultati ottenuti ma soprattutto per le emozioni che questo progetto ha saputo trasmettere, con serate speciali che resteranno nella memoria di chi le ha vissute. Abbiamo scelto la strada più difficile, ma l’unica per far sì che il nostro Teatro continuasse e produrre quella cultura che lo rende unico al mondo».

Alla vigilia della chiusura del Festival d’estate 2020, anche il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia non nasconde la tensione né la gioia di aver portato a termine un percorso così inusuale e inatteso: «Nelle lunghe settimane di stop forzato, ho ricevuto molte chiamate dagli artisti che sono vicini al Festival e abbiamo fatto continuamente progetti perché l’Arena non fosse silenziosa. Ma quando riagganciavo il telefono, potevo davvero essere così certa che ce l’avremmo fatta fra tante incognite? Ahimè no… E invece eccoci ad annunciare anche questo splendido doppio appuntamento di chiusura, costruito intorno al vero monumento vivente della grande Opera nel mondo come il nostro Plácido Domingo, che generosamente ci ha appoggiati sin dalla prima telefonata, con tre artisti in bellissima carriera come Saioa Hernández, Sonya Yoncheva e Vittorio Grigolo. Non avrei potuto sperare di più in un anno come questo… Sono grata a tutti, a cominciare dai nostri complessi artistici e tecnici. La lista dei ringraziamenti sarebbe infinita, ma ci sarà tempo e modo per farla. Oggi vi invito solo a godere con noi di questa grande chiusura che fa onore alla città, al suo territorio e a tutti i lavoratori della Fondazione».

Fondazione Arena di Verona ha istituito speciali tariffe per il pubblico veronese e per gli operatori sanitari, valide anche per le ultime date del Festival d’estate 2020. Per scoprirle nel dettaglio basta consultare il sito web www.arena.it nella sezione: https://www.arena.it/arena/it/pages/mappa-posti-prezzi-biglietti-arena-verona.html

Fondazione Arena di Verona ringrazia tutti gli sponsor per la vicinanza, il sostegno e la fiducia nel Festival d’Estate 2020: oltre ad Unicredit, Major Partner da oltre venti anni, il Gruppo Calzedonia con il marchio Falconeri, Volkswagen Group Italia, Deutsche BAHN, Veronafiere, il Media Partner RTL 102.5 e ancora Air Dolomiti, Casa Vinicola Sartori, GrandVision, Metinvest, SDG Group, SABA parcheggi, Vicenzi, A4 Holding.

Da https://www.iltelevisionario2.net/




Simone e il suo sassofono alla conquista di Vancouver

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image001Questo sax è fatto per suonare, si potrebbe parafrasare così il testo di una vecchia canzone di successo che forse qualcuno ancora ricorda: These Boots Are Made for Walkin’ e Simone Saviane, sassofonista, suona da una vita, perché la musica è la sua passione e la sua professione.

Ha seguito un percorso formale di studio al Conservatorio e ha suonato con l’ orchestra teatrale del teatro La Fenice di Venezia nel 2009, alla Biennale di Venezia nel 2011 e in altre centinaia di occasioni musicali in tutta Europa.

Da poco arrivato in Canada, lo si vede spesso partecipare nella nostra città ad avvenimenti comunitari dove la sua musica aggiunge un elemento di raffinatezza e alta qualità espressiva.

Raffinato e composto lo è anche nella persona e nei modi. Non a caso ha chiamato la propria impresa musicale The Sax Wears a Suit, una scelta la sua, di presentarsi come un “bravo ragazzo”  vestito con accuratezza come un qualsiasi professionista, che va abbastanza contro la moda imperante di presentarsi in scena coperti di tatuaggi, tintinnanti di metallo a causa dei vari piercings, con capelli arcobaleno, abiti rutilanti e gestacci al pubblico. Insomma, più Michael Bublé che Sfera Ebbasta, anche se questi sono cantanti. Meno male! Perché le cattive abitudini dilagano piú velocemente delle buone abitudini. Simone ha accettato di raccontare un poco di se stesso nella intervista che pubblichiamo qui di seguito.

Anna Foschi: Sappiamo che la musica e’ la tua professione. Quando hai cominciato ad appassionarti e dove hai compiuto gli studi?

Simone Saviane:  Forse è stata mia mamma a trasmettermi questa passione e a seminare quel fatidico seme che poi a portato frutto nella mia vita.

Fu lei infatti ad insegnarmi le note musicali quand’ero ancora bambino, le piaceva suonare la chitarra e a casa ascoltavamo musica tutto il giorno. Alle scuole medie me la cavavo bene con il flauto dolce, ricordo che portai il solo del “Bolero” di Ravel all’esame del 3° anno.

Finite le medie, durante l’estate, avvertii il desiderio insistente di suonare e mi resi conto che il flauto che avevo praticato a scuola durante tutto l’anno scolastico non mi bastava più, volevo qualcosa che “suonasse veramente”. Cominciai così a cercare  uno strumento a fiato, qualsiasi esso fosse: un clarinetto, un sax o un flauto traverso, ciò che mi importava era solo continuare a soffiare e suonare.

Un giorno venni a sapere che un musicista della banda del mio paese voleva sbarazzarsi del suo sax contralto perché aveva comperato un tenore. Ero emozionato, pensai che quella era la mia occasione di avere uno strumento tutto mio! Presi la palla al balzo ed andai a casa sua dopo aver racimolato tutti i risparmi che avevo realizzato lavorando giorno e notte per una  estate intera in un panificio del paese, poi chiesi al mio patrigno se mi poteva dare 100 mila lire poiché i miei soldi non erano sufficienti. Così portai a casa il mio primo saxofono, comprato quasi interamente con i miei sacrifici ma provavo un’infinita gioia e soddisfazione.

Iniziai subito a frequentare i professionisti della banda del mio paese, ero avido di imparare tutto ciò che potevo. Avevo a mia disposizione suonatori con anni di esperienza musicale ed io ero un 13enne inesperto ma determinato, desideroso di apprendere quanto più era possibile e farne tesoro per la vita. Cercavo di mettere in pratica tutti i loro consigli e passavo moltissime ore a studiare per conto mio; non passò molto tempo che iniziai ad esibirmi in pubblico con i miei maestri di musica e nelle orchestre locali.

Non avendo avuto una famiglia alle spalle, avevo già perso entrambe i miei genitori ad 8 anni, iniziai il conservatorio che avevo 25 anni. Frequentai 3 anni al conservatorio “A. Steffani” a Castelfranco Veneto e poi altri 3 al “Benedetto Marcello” di Venezia dove mi diplomai.

Lavoravo per potermi mantenere gli studi e poi facevo parte di diversi gruppi e quindi spesso ero fuori per i concerti. Conciliare tutto non e’ stato facile.

Amo suonare, la musica mi trasmette pace e mi fa sentire un tutt’uno con chi mi ascolta e con l’universo. È qualcosa che non si può spiegare a parole, qualcosa che provo solo quando la mia essenza si libera attraverso il suono, quando mi esprimo attraverso le note. Anche l’insegnamento è qualcosa che mi gratifica davvero molto, ultimamente però non ho avuto grandi occasioni per insegnare poiché sono stato fin da subito oberato di impegni di lavoro di altro tipo.

Direi che Vancouver ha apprezzato fin dal primo momento la mia musica e i risultati non hanno tardato ad arrivare.

Anna Foschi: Sei anche un compositore?

Simone Saviane: Si, anche se le cose che ho scritto per me sono rimaste nel cassetto, prima o poi le riprenderò in mano di sicuro. Ho studiato molto l’armonia e l’arrangiamento e quando dirigevo le bande adattavo le musiche in base alla formazione che avevo a disposizione o cambiavo le strutture dei brani o l’armonia se non mi andavano bene come erano stati arrangiati, insomma, mi sono fatto le ossa mettendo in pratica quello che avevo imparato.

Anna Foschi: Suoni anche altri strumenti?

Simone Saviane: Ho studiato il pianoforte complementare al mio programma di saxofono in conservatorio per 4 anni ma lo uso solo quando scrivo o arrangio. Ho suonato un po’ il clarinetto ma il lavoro non mi ha lasciato molto tempo per curare altri strumenti. Suono 4 tipi di saxofono: il contralto, il tenore, il soprano ed il baritono.

Anna Foschi; Parlaci un poco del tuo “personaggio” professionale: come hai scelto di presentarti in “giacca e cravatta” al pubblico, cosa abbastanza eccezionale nel mondo fin troppo eccentrico degli artisti musicali contemporanei?

Simone Saviane: Secondo me Vancouver è una città che sa apprezzare e valorizzare l’eleganza e lo stile made in Italy oltre che come uno lavora. Gli Italiani da sempre sono considerati i promotori della moda, dello stile, del buon cibo, del miglior vino e dell’arte ed è questo quello che vorrei rappresentare per tutti noi qui in Canada.

Il sax con le sue curve e linee sinuose mi ha sempre dato l’idea di  essere uno strumento elegante e da qui l’idea del mio vestire sobrio e pulito. Ho pensato anche a qualcosa che rispecchi allo stesso tempo anche un po’ le nostre radici. Il pubblico apprezza molto sia la mia professionalità che il buon gusto nel vestire, personalmente credo che questi due elementi debbano viaggiare sempre in armonia. D’altra parte chi di noi vorrebbe prendere un buonissimo caffè o mangiare un’eccellente pizza in un locale trasandato e fatiscente? Il prodotto deve essere all’altezza ma anche l’occhio vuole la sua parte, far star bene le persone vuol anche dire non farle preoccupare di come arriverò vestito al loro evento, sanno già in partenza che il mio standard è questo.

Anna Foschi: Cosa ha motivato la tua scelta di vivere in Canada?

Simone Saviane: Purtroppo è risaputo e ne ho già parlato con i connazionali al Centro Culturale Italiano, lo scenario generale in cui riversa il nostro Paese adesso è imbarazzante: il sistema politico fa acqua da tutte le parti già da molti anni e ad ogni riforma vengono tagliati fondi alla cultura, all’arte tutta ed i nostri migliori  talenti migrano all’estero per poter esprimere le loro capacità. Faccio dei nomi: Donizetti, Verdi, Puccini, Rossini, Monteverdi, Vivaldi, Scarlatti e qui mi fermo. La patria che ha portato la musica e la scuola musicale nel mondo, adesso è completamente distaccata dalle sue radici.

Parlando di questo con un amica che vive a Vancouver ormai da diversi anni, ho cominciato ad interessarmi al suo punto di vista su questa splendida città dalle mille opportunità e questo mi ha spinto a guardarmi attorno ed ho pensato di provare a lavorare qui. Lei mi ha sempre descritto Vancouver come una città pulita, dove si rispettano le molte etnie presenti, dove c’è libertà di parola, una città  multiculturale, ben organizzata e con una spettacolare natura che poi ho scoperto essere molto simile a quella del mio territorio. Ho pensato che qui avrei avuto la possibilità di portare la mia professionalità ad un altro livello e venire apprezzato, ampliando e solidificando la mia trentennale esperienza di artigiano della musica.

Nonostante io viva qui solo da circa un anno, devo ammettere che Vancouver mi sta dando davvero grandi soddisfazioni, aveva ragione la mia amica. Colgo l’occasione per ringraziare lei e tutta la Comunità Italiana che mi ha accolto a braccia aperte, il Centro Culturale Italiano nel quale ho respirato la vera Italia di una volta, quella a cui mi sento di appartenere, quella dei lavoratori, dei sacrifici, delle persone che aiutano a prescindere da un tornaconto.

Anna Foschi; Quali sono le tue attivitá musicali principali nella nostra cittá?

Simone Saviane:  Ora come ora mi esibisco in pubs venue, a serate di gala, nei matrimoni, eventi privati di ogni tipo, business opening… Fortunatamente qui si fanno party per ogni sorta di cosa e per il mio lavoro è una buonissima cosa. Nel mio repertorio ho musica italiana, swing, pop, funk e altro ancora. Ho un debole per la black music in generale ma non ho abbandonato le mie radici nelle orchestre di liscio quindi i valzer e le polche all’occorrenza li so suonare.

Ho cercato di creare un ampia varietà di stili e repertori in modo da soddisfare tutte le occasioni in cui mi trovo. Ora per la maggior parte suono da solo usando delle basi musicali elaborate da me ma in futuro però vorrei mettere su una band e collaborare con qualche gruppo già presente sul territorio; ho appena terminato di registrare un CD e ne ho altri due in progetto prima di fine anno, stando alla mia manager, che voglio ringraziare pubblicamente, ho l’agenda  abbastanza piena di impegni.

Se qualcuno volesse contattarmi anche “solo” per prendere un caffè e fare due chiacchiere ne sarei davvero lieto. Il mio sito web per chi volesse la mia presenza al suo evento è www.vancouversax.com, oppure sono raggiungibile su Facebook a “The Sax Wears A Suit” e su Instagram a “the.sax.wears.a suit”.




“Hello Franck”, serata in ricordo delle origini liguri di Sinatra

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sinatra bnNonostante il Covid sarà un’edizione piena di sorprese quella di “Hello Frank!”, l’evento che si terrà il 21 e 22 agosto a Lumarzo per ricordare le origini liguri del grande Sinatra.
L’omaggio musicale degli artisti liguri a Frank Sinatra, il più grande cantante popolare del ‘900, è in programma nella frazione di Rossi, dove nel 1896, nacque la madre di “The Voice”, Natalina “Dolly” Garaventa, emigrata con i genitori negli Stati Uniti, nella città di Oboken, in New Jersey.
Venerdì sera alle 21 si svolge la notte “Ol’ blue eyes” con un tributo alla musica di Sinatra firmato da Gnu Quartet, Armando Corsi e Loredana D’Anghera.
Sabato 22 alla sera Gioacchino Costa in concerto.
In programma anche una mostra nella frazione di Rossi con gli oggetti, le fotografie, i libri, i mobili e i ricordi dell’emigrazione ligure nelle Americhe




Musical Café – Italian Style: l’evento più atteso dell’estate!

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DraganiIl 30 agosto alle ore 17 (ora Boston), ore 23 per l’Italia, andrà in onda l’edizione 2020 di Musical Café, quest’anno dedicata interamente alla musica, moda e design in stile italiano.

L’evento, che andrà in onda su Facebook Live dalla pagina della producer Olga Lisovskaya, è anche interattivo. Tramite il VIP pass sarà possibile accedere alla sessione Questions & Answers su Zoom live, fare domande ai performers, interagire con loro, e…partecipare al contest e vincere premi!

Dall’opera, alla canzone napoletana, a Carosone, Mario Lanza, Bocelli, Il Volo, Sinatra, Cutugno – il concerto presenta alcuni dei cantanti, attori, ballerini più ricercati della zona di Boston: il tenore italiano di fama internazionale, Giovanni Formisano, un soprano acclamato dalla critica, Olga Lisovskaya, vincitrice di concorsi internazionali, il baritono e ballerino Afanasy Pro, la pop vocalist italiana Viviana Dragani, una cantante / ballerina statuaria Adaira Elaine Reum, la modella/attrice, Andrea Abella Marie, il tenore Raffaele Sepe e molti altri. (foto cortesia di  Linehan Photography)

L’evento è organizzato da – Olga Lisovskaya (direttrice artistica e soprano), Inga Puzikov (Boston Fashion Designer Winner), designer e proprietaria di AtCozy Boutique, Olga Patalakh e la designer di cappelli/maschere Nina Bublik (finalista del concorso del Carnevale veneziano).

Artista ospite – Alexandre Zazarashvili, vincitore di The Voice Kids – Ucraina, e nominato uno dei migliori cantanti nella storia del programma The Voice Kids in tutto il mondo.

Poiché si tratta di un evento online, l’accesso sarà gratuito, ma sono apprezzate le donazioni. Come è noto, la categoria artisti è stata profondamente colpita dalla pandemia. Ecco il link per la donazione: https://www.eventbrite.com/e/musical-cafe-italian-style-tickets-112333799418




Rai Italia. Domani a “L’Italia con Voi”

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download 2Dopo gli auguri di Stefano Palatresi a Daniele Silvestri, artista che è sempre riuscito a unire la canzone d‘autore con il seguito di un grande pubblico, Monica Marangoni si collega con Melbourne, con Ubaldo Aglianò, consigliere e tesoriere del Comites di Victoria e Tasmania, in Australia.

Segue poi la “Parola di Dante” con Massimiliano Finazzer Flory e il suo Secondo Canto dell’Inferno. Subito dopo l’intervista in studio a Stefano Mainetti, compositore e direttore d’orchestra che ha collezionato tanti premi nazionali e internazionali per diverse colonne sonore, per la carriera e per progetti innovativi.

Continuiamo con la rubrica “A spasso con l’arte” che ci porta al Museo di Rimini, città che ha tanti talenti del nostro paese. Infine, l’appuntamento quotidiano con “Suonala ancora Toni”, la musica che si fonde con i ricordi di Toni Concina.

Con le Storie dal Mondo andiamo a San Paolo, in Brasile dove conosciamo Roberto Galisai, imprenditore che produce gelati non solo per le persone, ma anche per i cani.




Addio a Franca Valeri, ironica signora delle scene

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unnamed 2La grande attrice aveva compiuto 100 anni il 31 luglio. Ha interpretato con grazia il personaggio della milanese snob al cinema e in tv, è stata regina del monologo in teatro. Diceva: “Voglio recitare fino alla fine”.

La figlia: “Sepolta con benedizione cattolica e stella di David””Qual è stato il giorno più bello della mia lunga vita? La fine della guerra, il 25 aprile 1945: capii che finiva un incubo terribile e che cominciava la mia giovinezza”, diceva in una intervista ad un noto settimanale Franca Valeri, la cui morte è stata annunciata ieri.

Cento anni compiuti pochi giorni fa dopo una lunga esistenza fra le gioie e i dolori che hanno segnato la sua vita e la sua straordinaria carriera.

Franca Maria Norsa, questo il suo vero nome, era nata a Milano il 31 luglio 1920. È stata attrice, drammaturga, sceneggiatrice e caratterista.

“La sua unica religione era il teatro. Mia madre era molto vicina all’ebraismo, ma sarà sepolta in un cimitero cattolico, con una semplice benedizione e non con un funerale religioso, soltanto perché aveva espresso il desiderio di riposare accanto al suo compagno, il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi”. Così Stefania Bonfadelli, figlia adottiva di Franca Valeri spiega all’AGI i dettagli della sepoltura in forma privata, di Franca Norsa, in arte Valeri, nata da padre ebreo e mamma cattolica: “Franca si è sentita sempre molto legata all’ebraismo e alle sue origini, aveva sofferto enormemente per le leggi razziali, ed era stata battezzata proprio per sfuggire alle persecuzioni durante la guerra”, chiarisce la figlia.

Formalmente cattolica, aveva sposato in chiesa Vittorio Caprioli, ma la sua sentita adesione all’ebraismo, spiega Bonfadelli era simboleggiata anche dalla stella di David che portava sempre al collo: “Gliela portai io venti anni fa da Gerusalemme e non se l’è mai tolta”. Bonfadelli gliela lascerà al collo anche nel suo ultimo viaggio, dove sarà vestita, svela, con l’abito di scena di “Non tutto è risolto”, disegnato da Roberto Capucci, lo stilista che l’ha sempre accompagnata nel suo percorso professionale. Rinaldi, accanto a cui Valeri sarà sepolto, morì a Roma nel 1995 ma, per motivi di riservatezza, Bonfadelli non svela il cimitero in cui riposa. “Il vero funerale di mia madre sarà il saluto nella camera ardente allestita al Teatro Argentina di Roma”

Chi era Franca Valeri Non è facile riassumere 100 anni di vita di questa donna straordinaria, dotata di ironia, classe, comicità, intelligenza e ed eleganza. Franca Valeri è stata attrice di teatro e cinema, autrice, conduttrice di radio e tv, regista. Tutte caratteristiche che ne fanno una delle attrici più eclettiche ed interessanti dello spettacolo italiano dal secondo dopoguerra ad oggi.

Era anche una grande appassionata dell’Opera e della musica. Fu anche amica di Maria Callas. E la passione per l’Opera la porterà ad occuparsi di regie nel corso degli anni 80 e primi del 90 con il compagno Maurizio Rinaldi, direttore d’orchestra.

Secondogenita di Luigi Norsa e Cecilia Valagotti, una famiglia borghese, Franca Valeri era di origine ebrea per parte di padre mentre la mamma era cattolica e fu vittima delle leggi razziali. Un periodo quello che più volte l’attrice ebbe modo di descrivere come “il più brutto” della sua vita ricordando quando vide piangere suo padre, e fu costretta, mentre lui e suo fratello fuggirono in Svizzera e lei restava a Milano con la mamma, a lasciare il liceo Parini, il teatro e quindi, per salvarsi dai nazisti, a nascondersi e a adottare il cognome cattolico di sua madre, Pernetta. E il legame profondo con l’ebraismo, Franca Valeri lo testimoniava con la stella di David che portava orgogliosamente al collo.

La sua prima volta a teatro è stata nel ’47 nei panni di Lea Leibowitz, un’ebrea innamorata del rabbino in uno spettacolo scritto e diretto da Alessandro Fersen. E venti anni fa, accanto a Urbano Barberini ha interpretato una esemplare yiddish mame in ‘Possesso’ tratto da un testo di Abraham B. Yehoshua mai rappresentato prima di allora.

Franca Valeri ha trascorso l’infanzia tra Milano e Riccione, Venezia e la Svizzera dove si recava per le vacanze estive. Fu studente del Liceo classico Giuseppe Parini, dove frequentava la sezione C che risultava essere l’unica di lingua inglese. È stata compagna di classe di Silvana Mauri, futura moglie di Ottiero Ottieri e nipote di Valentino Bompiani, che a Milano aveva fondato la casa editrice Bompiani ed è stata amica di Camilla Cederna, durante la seconda guerra mondiale, Lodovico Belgiojoso, Gian Luigi Banfi, Ernesto Rogers, Aure’l Peressutti e di altri intellettuali milanesi.

La sua carriera ebbe inizio con le caricature già prima della guerra, durante l’adolescenza, in compagnia di alcune amiche. Fu quello il periodo in cui nacque la famosa “signorina snob”, “Cesira la manicure”, personaggi che prendevano in giro la borghesia milanese, e la nota “Signora Cecioni”, una romana popolana, sempre al telefono con mamma’.

Dopo l’inizio con il personaggio di Lea Lebowitz, entra a far parte della compagnia del Teatro dei Gobbi, dove esordirà nel 1949. Il nome Franca Valeri viene scelto nei primi anni cinquanta e a suggerirlo fu l’amica Silvana Mauri.

La Valeri esordisce al cinema con Federico Fellini, il primo film al quale prende parte è infatti Luci del varietà, dove interpreta la piccola parte della coreografa ungherese che allestisce un balletto surreale nel nuovo spettacolo di Checco Dalmonte (Peppino De Filippo). Seguirà una lunga serie di commedie, spesso al fianco di Alberto Sordi o di Totò, tra cui Totò a colori (1952), Piccola posta (1955), Il segno di Venere (1955), Il bigamo (1956), Arrangiatevi! (1959), Il vedovo (1959).

Nel 1950, a Parigi conosce Colette Rosselli e Indro Montanelli e nasce la collaborazione tra la Valeri e la Rosselli, che le porterà a realizzare congiuntamente il libro, fortemente sostenuto dallo stesso Montanelli, Il diario della signorina snob, pubblicato nel 1951 dalla Mondadori.

Negli anni sessanta viene diretta dal marito Vittorio Caprioli in alcune commedie a colori, di cui è anche coautrice della sceneggiatura: Leoni al sole (1961), Parigi o cara (1962) e Scusi, facciamo l’amore? (1968).

In Tv, fu diretta da Antonello Falqui in trasmissioni come Le divine (1959), Studio Uno (1966) e Sabato sera (1967), gli ultimi due condotti da Mina e diretti da Antonello Falqui.

Durante gli anni sessanta, Franca Valeri pubblica una serie di dischi nei quali vengono registrati i suoi personaggi femminili. Le ultime apparizioni cinematografiche di Franca Valeri sono da posizionare tra gli anni settanta e gli anni ottanta con Basta guardarla di Luciano Salce (1970), Ettore lo fusto (1972), Ultimo tango a Zagarol (1973), La signora gioca bene a scopa? (1974).

Durante gli anni 70 ha partecipato a diversi sceneggiati Rai. Nel 1974 scrive e interpreta la miniserie in quattro puntate Sì, vendetta…, diretta da Mario Ferrero. Sempre nel 1974 Franca Valeri prende parte allo sceneggiato Nel mondo di Alice, diretto da Guido Stagnaro e interpretato da Milena Vukotic.

Nel 1982 è nuovamente in TV nel varietà di Enzo Trapani “Due di tutto”.

Nel 1993, dopo un’assenza di circa un decennio, riappare sugli schermi televisivi partecipando alla trasmissione Magazine 3, in onda su Raitre. Nel 1995 ritorna a recitare per la fiction, partecipando alla sit-com Norma e Felice” accanto al comico Gino Bramieri.

Con Nino Manfredi, nel 1999, figura in alcuni episodi della serie televisiva Linda e il brigadiere. Nello stesso anno ritorna al varietà, partecipando a La posta del cuore, in cui riporta in auge il personaggio della “Sora Cecioni”. Nel 1999, partecipa ad Alcool, commedia sulla decadenza dell’alta borghesia diretta da Adriana Asti.

Franca Valeri è stata autrice di commedie di successo, come “Lina e il cavaliere”, “Meno storie”, “Tosca e altre due” Nel 2000 ha preso parte alla miniserie TV “Come quando fuori piove” con la regia di Mario Monicelli.

Nel dicembre 2010 ha pubblicato il libro autobiografico “Bugiarda no, reticente”, dove racconta i principali avvenimenti della sua esistenza. A gennaio 2011, eccola di nuovo sul palco del “Valle” di Roma, con due lavori, Non tutto è risolto e La vedova Socrate. Ed è storia recente, la collaborazione con Luciana Littizzetto da cui nasce il libro L’educazione delle fanciulle.

Franca Valeri si era sposata con Vittorio Caprioli, attore e regista, il 16 gennaio 1960. È stata legata per dieci anni al direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi. Viveva a Trevignano Romano in una villa sul Lago di Bracciano, che ha donato al WWF.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato ai familiari un messaggio di cordoglio per la scomparsa di Franca Valeri, attrice versatile e popolare, che rimarrà nel cuore degli italiani per la sua grande bravura e la sua straordinaria simpatia.

“Profonda tristezza per la scomparsa di Franca Valeri, un’icona del nostro teatro, della nostra cultura e spettacolo. Ci ha regalato indimenticabili momenti di comicità e di pensiero, di eleganza e di arguzia. Le siamo grati per tutti questi doni”, scrive il presidente del Consiglio Giuseppe Conte su Facebook. (AGI)




Rai Italia. Domani a “L’Italia con Voi”

MONICA E SIMONETTA SCIANDIVASCI

MONICA E VIVALDA POGGIALIIn questa puntata, in onda su Rai Italia e Rai Uno, Chiara Civello cantante e compositrice, ospite in studio, ci parla della sua storia professionale che l’ha portata in giro per il mondo, soprattutto in America e in Brasile, dove ormai è di casa. Si esibisce per noi dal vivo con brani composti da lei e successi degli anni Sessanta. Subito dopo ci spostiamo nel campo della solidarietà con i protagonisti della Cooperazione Internazionale. Conosciamo Arianna Bortolani, medico specialista in geriatria, per anni in Uganda, Etiopia, Sud Sudan e Tanzania. Poi, ci colleghiamo con Erbil, nel Kurdistan iracheno, con Alessandra Puccioni, responsabile paese per Cesvi ONLUS. Poi è la volta di Vivalda Poggiali (foto sopra), anche lei impegnata nella cooperazione da molti anni anche se molto giovane.

La giornalista e scrittrice Simonetta Sciandivasci (foto copertina), nelle sue conversazioni con Monica, ci parla di Achille Lauro, cantante che sta diventando il più discusso artista pop italiano.

In questa puntata, conosciamo anche Meteora Fontana, artista performer, ma anche l’organizzatrice di “Noche de autor”, uno degli eventi culturali più importanti a Città del Messico, organizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura.