Cyberbulli? No, chiamiamoli miserabili 2.0

L’Italia, alle prese con l’ennesimo episodio di cyberbullismo, non può più tollerare l’odio generato da chi, per gioco o per frustrazione, ferisce, attraverso una tastiera, gli utenti più fragili del vasto universo web. Se la soluzione è un inasprimento delle pene, si trovi il tempo e il coraggio di andare verso questa direzione
Lo spunto per questa riflessione è figlio della squallida ondata d’odio social che ha colpito Asia, una quattordicenne che da un anno sta combattendo contro un cancro.
Asia, anche nei giorni in cui è ricoverata presso l’ospedale Santobono Pausilipon di Napoli, suona il pianoforte e, come ogni adolescente (e non solo), realizza storie Instagram da condividere con i propri followers; sotto l’ultimo video, però, qualche idiota ha pensato bene di postare frasi ostili e offensive nei confronti della ragazzina! Ai leoni da tastiera, o haters per chi mastica l’inglese, hanno prontamente risposto la stessa Asia (che non pecca certo di coraggio) e, con un breve commento postato sotto uno dei reel della piccola, anche Sergio Mattarella (“Asia ho visto il tuo video e sei bravissima! Complimenti per la tua forza e auguri! Sergio Mattarella”).
Tuttavia, è ormai giunto il momento di essere meno tolleranti nei confronti dei tanti perditempo che inquinano il web, tra l’altro già abbastanza sporco di suo, con insulti, minacce e svariate forme di odio.
È giunto il momento di dire basta perché non tutti hanno la forza, il coraggio e la capacità di resistere ai colpi che contraddistinguono la corazza della piccola Asia.
È giunto il momento di dire basta perché non sempre potremo contare sul supporto ‘Social’ del nostro Presidente.
È giunto il momento di dire basta perché l’odio delle piazze virtuali è un odio reale e l’odio, quando ferisce, deve essere prima fermato e poi punito.
Davanti alle prepotenze soffriamo tutti allo stesso modo; le differenze iniziano quando capiamo di dover reagire: taluni (i più freddi e i più forti) reagiscono più in fretta e reagiscono bene, talaltri (i più sensibili e meno forti) reagiscono più lentamente e non sempre nel modo corretto (una reazione estremamente sbagliata potrebbe spingere la vittima a individuare nel suicidio l’unica via possibile verso la salvezza).
Non parlo di questo per sentito dire: io stesso, da ragazzo, mi ritrovai a dover fare i conti con la cattiveria di alcuni compagni; tuttavia, nel mio caso le “ferite” sono diventate la molla che mi ha permesso di lanciarmi all’inseguimento di quei sogni, in parte già realizzati, che presto potrebbero contraddistinguere i miei giorni. Ma chi non ha il mio carattere o il carattere della piccola Asia? Come dicevo, è per loro che non possiamo più tollerare la spocchia dei miserabili 2.0 e il loro cyberbullismo (più pericoloso del bullismo tradizionale perché ciò che entra nel web non può più essere completamente rimosso).