La comunità italo-canadese: un patrimonio e un’anima culturale per il Quebec

celebración italo canadiense en montréal

Le recenti elezioni provinciali in Québec hanno messo nuovamente in evidenza il ruolo imprescindibile della comunità italo-canadese, confermando un elevato tasso di partecipazione, un impegno costante e una presenza significativa all’interno delle istituzioni.

celebración italo canadiense en montréal

Questo impegno trova da sempre un fedele e dettagliato riscontro sulle pagine dei principali mezzi d’informazione italofoni e canadesi, tra cui testate storiche e importanti pubblicazioni espressione dell’identità comunitaria. La stampa locale, che analizza regolarmente l’attività dei candidati attivi nell’area metropolitana di Montréal, a Saint-Léonard, a Laval e in altre circoscrizioni chiave della provincia, mette soprattutto in risalto la profonda vitalità di una comunità dinamica, unita e vivace.

Al di là delle competizioni tra partiti, delle divergenze ideologiche, delle scelte elettorali e dei programmi delle diverse forze politiche, il vero e inestimabile patrimonio che gli italo-canadesi custodiscono, coltivano e trasmettono con orgoglio risiede nella loro profonda identità culturale e nei valori di civiltà che continuano a diffondere.

Nelle piazze, nei centri comunitari, nelle associazioni locali, nelle scuole, nei comitati di quartiere e durante i numerosi festival dedicati ai diversi settori culturali, la comunità di origine italiana rappresenta uno straordinario veicolo di promozione e valorizzazione della bellezza, dell’arte, del design, della lingua, della gastronomia e dello stile di vita italiani in tutto il Canada.

Questo legame viscerale e ininterrotto con le proprie radici si integra proficuamente con il mosaico multiculturale canadese e con il contesto linguistico e sociale del Québec. Ogni cittadino di origine italiana, dai pionieri delle prime ondate migratorie ai giovani professionisti e agli studenti delle generazioni più recenti, diventa così un ambasciatore spontaneo, credibile e appassionato dell’eccellenza e della creatività del Made in Italy.

Il contributo degli italo-canadesi alla crescita della società che li ha accolti va ben oltre l’esercizio del diritto di voto o la presenza nei consigli comunali e nell’Assemblea nazionale: si manifesta ogni giorno nel tessuto economico e sociale attraverso iniziative artistiche, festival cinematografici, concerti, conferenze, mostre storiche e progetti culturali capaci di coinvolgere diverse generazioni e di conquistare tanto il pubblico francofono quanto quello anglofono.

In una provincia affascinante come il Québec, complessa e alle prese con importanti sfide identitarie, linguistiche ed economiche, la comunità italo-canadese si conferma un pilastro insostituibile della coesione sociale, della serietà e della solidarietà. Continua a essere un faro culturale e un ponte ideale tra le generazioni dei fondatori e i nuovi talenti emergenti, mantenendo vivo con entusiasmo un dialogo transatlantico che arricchisce l’intera società canadese.




Stati Uniti, il Consolato italiano cerca due Consoli onorari in California: candidature entro il 31 dicembre

consulado italiano entre sacramento y san josé

Aperta la selezione per Sacramento e San José. L’obiettivo è rafforzare l’assistenza ai cittadini italiani e la tutela degli interessi della comunità. L’incarico è volontario e non costituisce un rapporto di lavoro dipendente.

consulado italiano entre sacramento y san josé

Il Consolato Generale d’Italia a San Francisco ha avviato le procedure per individuare i nuovi titolari degli Uffici di Console onorario a Sacramento e San José, due importanti centri della California.

L’iniziativa punta a rafforzare la rete consolare italiana negli Stati Uniti e a garantire una presenza più vicina ai connazionali che vivono, lavorano o si trovano nelle rispettive aree di competenza.

I nuovi Consoli onorari opereranno sotto la vigilanza e il coordinamento diretto del Consolato Generale d’Italia a San Francisco. Tra i loro compiti principali figurano l’assistenza e la tutela dei cittadini italiani, oltre alla promozione e alla salvaguardia degli interessi culturali, economici e comunitari dell’Italia.

Chi può candidarsi

La scelta dei candidati non avverrà attraverso un concorso pubblico o una procedura para-concorsuale. La nomina spetta al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, secondo quanto previsto dalla normativa vigente e dalle direttive ministeriali.

I candidati saranno individuati preferibilmente tra persone di cittadinanza italiana che godano di riconosciuta stima e prestigio sociale e offrano garanzie di idoneità nello svolgimento delle funzioni consolari. È inoltre richiesta una buona conoscenza della lingua italiana.

Scadenza il 31 dicembre 2026

Le manifestazioni di interesse per gli incarichi a Sacramento e San José dovranno essere inviate entro il 31 dicembre 2026 all’indirizzo di posta elettronica:

segr.sanfrancisco@esteri.it

I requisiti completi e le modalità per presentare la candidatura sono disponibili nell’avviso ufficiale pubblicato dal Consolato Generale d’Italia a San Francisco.

Un incarico al servizio della comunità

Il Consolato precisa che la funzione di Console onorario ha natura volontaria e non costituisce un rapporto di pubblico impiego né un contratto di lavoro subordinato.

Si tratta di un incarico di servizio a favore dello Stato italiano, destinato a contribuire all’assistenza dei connazionali e al mantenimento dei legami tra l’Italia e le comunità presenti sul territorio.

La selezione per Sacramento e San José rappresenta quindi un’opportunità per persone con esperienza, reputazione e capacità di relazione con la comunità italiana, interessate a svolgere un ruolo istituzionale al servizio dei propri connazionali.

 




Cisgiordania, rientrate in Italia le cinque attiviste fermate dall’esercito israeliano

reencuentro italiano entre flores y abrazos

La Farnesina conferma il rimpatrio: durante la visita consolare le donne sono apparse in buone condizioni fisiche. Erano impegnate, insieme ad altri volontari internazionali, a sostenere gli agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive.

reencuentro italiano entre flores y abrazos

Le cinque cittadine italiane fermate in Cisgiordania sono rientrate in Italia nella mattinata di sabato 24 ottobre. La notizia è stata confermata dalla Farnesina, che ha seguito la vicenda attraverso l’Ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme.

Secondo quanto comunicato dal Ministero degli Affari Esteri, funzionari dell’Ambasciata hanno potuto incontrare le connazionali la sera precedente, durante una visita consolare presso l’aeroporto. Le cinque donne sono apparse in buone condizioni fisiche e hanno avuto la possibilità di utilizzare i telefoni cellulari e parlare almeno una volta con il proprio legale.

Il fermo nel sud di Hebron

Le attiviste erano state fermate il 22 ottobre nel villaggio palestinese di al-Bweib, a sud di Hebron, insieme ad altri volontari internazionali. La loro presenza nella zona era legata al sostegno agli agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, un’attività agricola importante per l’economia locale che, in diverse aree della Cisgiordania, si svolge in un clima di forte tensione.

Dopo il fermo, la Farnesina aveva chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sulle circostanze dell’accaduto e sulla situazione delle cittadine italiane. Il Ministero aveva inoltre attivato i canali diplomatici per ottenere informazioni sulla loro posizione e favorire una rapida soluzione.

Le tensioni intorno alla raccolta delle olive

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni in Cisgiordania, dove la stagione della raccolta delle olive è spesso accompagnata da restrizioni, episodi di violenza e contrasti tra comunità palestinesi, coloni israeliani e forze di sicurezza.

Nelle stesse giornate erano stati fermati anche altri volontari internazionali. Due cittadini italiani, Alberto e Manuel Tartarotti, padre e figlio, erano stati a loro volta trattenuti ed espulsi da Israele nei giorni precedenti, secondo quanto riportato dalla stampa italiana.

Il caso delle cinque attiviste aveva suscitato l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva chiesto il loro rilascio e contestato il fermo, sostenendo che le donne non stessero commettendo alcun reato.

Il lavoro della diplomazia italiana

Con il rimpatrio si conclude la fase immediata della vicenda che riguardava le cinque cittadine italiane. La loro liberazione e il rientro in patria sono arrivati dopo l’intervento della rete diplomatica e consolare italiana.

Resta sullo sfondo la situazione della Cisgiordania, dove la presenza di volontari internazionali impegnati ad accompagnare e sostenere le comunità palestinesi continua a intrecciarsi con le tensioni sul terreno e con le questioni relative alla sicurezza e alla tutela dei civili.

 




Italia e Americhe, la diplomazia guarda allo spazio: Borghese (MAIE) promuove un incontro al Senato su innovazione e nuove imprese

22renaissance

Il 26 ottobre a Roma la terza edizione dell’incontro promosso dal senatore MAIE eletto in Sudamerica Mario Borghese. Al centro del confronto aerospazio, intelligenza artificiale, ricerca scientifica e cooperazione tecnologica in vista del 2027.

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La diplomazia culturale ed economica fra l’Italia e le Americhe guarda al futuro e punta sull’innovazione tecnologica, sull’aerospazio e sulle nuove imprese. È questo il tema della terza edizione dell’incontro “La diplomazia culturale ed economica fra l’Italia e le Americhe”, in programma lunedì 26 ottobre, dalle 15 alle 17, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, a Roma.

L’iniziativa, dedicata quest’anno al tema “Aerospazio, innovazione e nuove imprese”, è promossa dal senatore del MAIE eletto in Sudamerica, Mario Borghese, e organizzata da Renaissance Evolution, sotto la guida del presidente Roberto Masiero.

L’appuntamento intende aprire una riflessione sulle prospettive di cooperazione per il 2027, mettendo in relazione ricerca scientifica, innovazione tecnologica, cultura e formazione. L’obiettivo è valorizzare le conoscenze e le competenze come strumenti strategici per rafforzare il dialogo internazionale e i legami tra le comunità transatlantiche.

Aerospazio e intelligenza artificiale al centro

Il programma affronta alcuni dei settori destinati a incidere maggiormente sullo sviluppo economico e industriale dei prossimi anni: aerospazio, intelligenza artificiale, innovazione tecnologica e valorizzazione della ricerca scientifica.

Particolare attenzione sarà riservata alle discipline STEM — scienza, tecnologia, ingegneria e matematica —, alla nascita di nuove imprese e allo scambio di competenze professionali. Ambiti nei quali la collaborazione tra università, centri di ricerca, istituzioni e mondo produttivo può favorire nuove opportunità di sviluppo.

L’incontro vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo istituzionale, universitario, scientifico e imprenditoriale, chiamati a confrontarsi sulle possibili forme di cooperazione tra Italia e Americhe, con uno sguardo rivolto alle trasformazioni tecnologiche e alle esigenze delle nuove generazioni.

I protagonisti dell’incontro

Accanto al promotore Mario Borghese, il programma prevede gli interventi di Vittorio D’Orsi e Beniamino Romano della Federazione STEM, Alberto Ancidei, Sabrina Zuccalà del Polo Nazionale Droni e Lorenza Carra, insieme a esperti provenienti da centri di ricerca e realtà tecnologiche.

Come sottolineato dal presidente di Renaissance Evolution, Roberto Masiero, il confronto tra istituzioni, università e nuove generazioni può contribuire a valorizzare la cultura italiana non soltanto come patrimonio storico, ma anche come espressione di ricerca, conoscenza e capacità d’innovazione.

Una prospettiva che punta a rafforzare relazioni durature tra l’Italia e le Americhe, favorendo la circolazione delle competenze e la costruzione di collaborazioni nei settori più avanzati dell’economia.

Le comunità italiane come ponte tra due continenti

Il tema assume un significato particolare per le comunità italiane residenti nelle Americhe, che possono rappresentare un collegamento prezioso tra il sistema produttivo e scientifico italiano e le realtà economiche dei Paesi in cui vivono.

La diplomazia culturale ed economica può infatti andare oltre la promozione delle tradizioni e del patrimonio artistico, diventando uno strumento per sviluppare relazioni professionali, sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e favorire nuove collaborazioni nella ricerca e nell’innovazione.

La sfida, ora, è trasformare il dialogo in progetti concreti, capaci di coinvolgere università, ricercatori, imprenditori e giovani talenti. L’incontro al Senato si propone di contribuire a questo percorso, mettendo al centro una convinzione: la cultura italiana può guardare al futuro anche attraverso la scienza, la tecnologia e la capacità di creare nuove imprese.




Lucchesi nel Mondo: le iniziative di novembre

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Le porte delle mura di Lucca con la storica Roberta Martinelli, la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2026 con la sociologa Delfina Licata e un video dedicato al Museo di Celle: ecco le iniziative di novembre dei Lucchesi nel Mondo.

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Sabato 7 novembre 2026 si tiene il convegno “Varcare le mura: le pietre, i segni, le persone. Le Porte delle mura di Lucca tra difesa militare, vulnerabilità e spazio sociale dall’epoca romana ai giorni nostri”, promosso dalle associazioni “Lucchesi nel Mondo”, “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, del CISCU (Centro Internazionale per lo Studio delle Cerchia Urbane) e dal Comune di Lucca, con il contributo della Direzione generale Biblioteche e Istituti culturali, nell’ambito del progetto “Ri-conoscere le mura” del Comune di Lucca, e organizzato dalla storica Roberta Martinelli. La sessione mattutina si tiene nell’auditorium Fbml, quella pomeridiana nel Castello di Porta San Donato.
Al termine degli interventi, visita guidata nell’Archivio Storico Comunale attraverso i documenti esposti per la prima volta proprio in occasione del convegno, che raccontano le complesse vicende della costruzione di Porta Sant’Anna: l’apertura, avvenuta nel 1911, suscitò un acceso dibattito a livello locale e nazionale, coinvolgendo intellettuali come Giovanni Pascoli a Gabriele D’Annunzio. Evento gratuito ma con prenotazione obbligatoria scrivendo a: archiviostorico@comune.lucca.it

Sabato 21 novembre 2026 nel salone monumentale della sede Arcivescovile di Lucca, si presenta il RIM (Rapporto Italiani nel Mondo) 2026, curato dalla sociologa Delfina Licata, che sarà presente. L’incontro è organizzato dalla Fondazione Paolo Cresci insieme all’associazione Lucchesi nel Mondo.

Sabato 28 novembre 2026 si terrà la consueta celebrazione dell’ultima visita di Puccini a Celle, con l’apposizione della corona di fronte al Museo Puccini di Celle, dove sono conservati cimeli del Maestro e della famiglia.

 




Esistenza in Vita: informazione, responsabilità e silenzi

pensione sospesa tra dubbi e scadenze

Il 19 maggio 2026, durante una riunione pubblica del COMITES di Santo Domingo dedicata anche ai servizi previdenziali, Luca Pellegrini annunciò il drastico ampliamento della campagna di Esistenza in Vita: da poche centinaia di interessati si passava a una platea molto più ampia, vicina al migliaio di pensionati, con una nuova scadenza fissata al 15 settembre 2026.

pensione sospesa tra dubbi e scadenze

Alla riunione erano presenti, a diverso titolo, rappresentanti del COMITES, del CGIE, dell’Associazione Emilia-Romagna e dell’altro patronato operante sul territorio.

Come si evince dagli atti della riunione, gran parte dell’attenzione venne però concentrata sulle polemiche riguardanti Pellegrini e sull’attività dell’allora Patronato ENCAL-CISAL, invece di utilizzare quella sede come cassa di risonanza per una notizia che riguardava direttamente le pensioni di centinaia di connazionali.

Poche settimane dopo, il 3 luglio, l’ENCAL-CISAL di Santo Domingo cessò la propria attività, appena quindici giorni prima della scadenza della prima fase del 18 luglio.

Pellegrini continuò comunque il lavoro e, successivamente, con il Patronato SILPA. Il sodalizio tra SILPA e Pellegrini fu reso possibile anche grazie all’intervento della Fondazione Nonna Rina e del suo presidente Aldo Burzatta, sempre attento alle necessità dei connazionali, garantendo così continuità al servizio in un momento particolarmente delicato.

Da allora sono proseguiti comunicati, contatti diretti, raccolta dei moduli e operativi fuori Santo Domingo. Ma raggiungere da soli circa un migliaio di pensionati sparsi sul territorio dominicano in poco più di tre mesi era un compito difficilmente sostenibile senza una vera mobilitazione comune.

Oggi il risultato è evidente: numerosi pensionati si stanno presentando con la pensione sospesa e molti dichiarano semplicemente: «Non lo sapevo».

Non sapevano della seconda fase, della nuova scadenza e delle conseguenze del mancato adempimento.

C’è poi una contraddizione evidente.

Il COMITES ha più volte contestato a Pellegrini una presunta mancanza di chiarezza nei comunicati. Ma allora la domanda è inevitabile: dove sono stati, in questa vicenda, i comunicati del COMITES? Quali campagne informative capillari sono state organizzate per raggiungere i pensionati interessati?

È facile criticare la comunicazione degli altri. Più difficile è spiegare perché, su una questione tanto delicata, l’informazione non abbia raggiunto una parte significativa dei pensionati coinvolti.

Attualmente, inoltre, l’altro patronato risulta non operativo secondo le informazioni raccolte sul territorio, con il conseguente aumento del carico di lavoro su Luca Pellegrini e sul Patronato SILPA, che continuano a ricevere anche pensionati non precedentemente assistiti e casi già sospesi.

Pellegrini, da parte sua, continua a tacere e a lavorare. Non risponde alle continue provocazioni perché non ha né tempo né interesse ad alimentare polemiche e pettegolezzi inutili. Preferisce dedicare quel tempo ad assistere i connazionali in difficoltà.

Quando c’era da discutere di Luca Pellegrini, tempo, attenzione ed energie non sembravano mancare.

Quando c’era da informare i pensionati su una scadenza che poteva determinare la sospensione della pensione, evidentemente molto meno.

Chi ha davvero a cuore il destino degli italiani in Repubblica Dominicana e chi, invece, persegue altri interessi?

 




Sanità italiana a 2.000 euro per gli italiani all’estero: la legge è in vigore, ma il conto non è ancora partito

viaje a italia por la sanidad

Dal 27 luglio è in vigore la nuova legge che consente agli iscritti AIRE residenti fuori dall’UE e dall’EFTA di ottenere la tessera sanitaria italiana pagando 2.000 euro all’anno. Ma a oggi la procedura non è ancora operativa: manca il decreto attuativo. E nessuno può ancora dire quanti saranno disposti a pagare.

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È una di quelle leggi che hanno fatto discutere molto gli italiani residenti all’estero, ma che per il momento non hanno ancora prodotto il dato che più interessa: quanti italiani tireranno fuori davvero 2.000 euro per avere accesso al Servizio sanitario nazionale italiano?

La risposta, al 7 ottobre 2026, è semplice: non lo sappiamo.

Non perché gli italiani all’estero abbiano deciso di non pagare, ma perché il meccanismo previsto dalla nuova normativa non è ancora diventato concretamente operativo.

La Legge 12 giugno 2026, n. 111, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno ed entrata in vigore il 27 luglio, prevede per i cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e non aderiscono all’EFTA la possibilità di accedere al SSN attraverso una tessera sanitaria nazionale, subordinata al pagamento di un contributo annuale di 2.000 euro.

Ma manca ancora un passaggio fondamentale: il decreto attuativo che deve stabilire le modalità concrete di applicazione della legge.

Una legge già approvata, ma ancora senza il suo “manuale operativo”

È importante distinguere due cose.

La legge esiste ed è in vigore.

Il contributo di 2.000 euro è previsto dalla legge.

La tessera sanitaria per gli AIRE interessati è prevista dalla legge.

Ma per rendere operativo il nuovo sistema è necessario il decreto previsto dall’articolo 4.

Ed è proprio qui che, per ora, il meccanismo si ferma.

Il Parlamento aveva demandato a un successivo decreto ministeriale le disposizioni attuative per l’accesso al Servizio sanitario nazionale.

Di conseguenza, oggi sarebbe scorretto scrivere che “gli italiani all’estero non hanno pagato”.

Non hanno ancora avuto la possibilità di entrare pienamente nel nuovo meccanismo attraverso una procedura operativa definita.

Ed è una differenza sostanziale.

Chi dovrà pagare i 2.000 euro?

La norma riguarda gli italiani regolarmente iscritti all’AIRE e residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e che non aderiscono all’EFTA.

Quindi, per esempio, un italiano residente nella Repubblica Dominicana rientra nella platea interessata dalla nuova disciplina.

L’Ambasciata italiana a Santo Domingo indica circa 14.000 iscritti AIRE nella Repubblica Dominicana.

Non significa naturalmente che tutti questi 14.000 italiani avrebbero interesse a pagare 2.000 euro all’anno.

Ed è proprio questo il punto.

2.000 euro all’anno: conveniente o troppo caro?

Facciamo un ragionamento molto semplice.

Un italiano che vive stabilmente nella Repubblica Dominicana e dispone di una buona assicurazione sanitaria locale potrebbe chiedersi:

Perché dovrei pagare altri 2.000 euro ogni anno per il sistema sanitario italiano?

Per un pensionato che vive quasi tutto l’anno in RD e torna in Italia soltanto per qualche settimana, la risposta potrebbe essere diversa rispetto a quella di una persona che trascorre diversi mesi in Italia.

E ancora diversa potrebbe essere la valutazione di chi ha problemi di salute, deve effettuare controlli specialistici in Italia o preferisce avere la possibilità di rivolgersi al sistema sanitario italiano.

La legge, però, non prevede un contributo proporzionato all’utilizzo effettivo.

Sono 2.000 euro all’anno.

E il contributo è non frazionabile.

Non è quindi possibile dire: “Vado in Italia per due mesi, pago due dodicesimi”.

No.

Il meccanismo previsto dalla legge è annuale.

E se non utilizzo mai la sanità italiana?

È probabilmente questa la domanda che si faranno molti italiani residenti all’estero.

Pago 2.000 euro e magari quell’anno non utilizzo nemmeno una prestazione?

La risposta è che il contributo non funziona come una fattura relativa alle prestazioni effettivamente consumate.

È il prezzo previsto per poter ottenere e mantenere la tessera sanitaria nazionale e quindi l’accesso al SSN secondo la nuova disciplina.

Il Senato, durante l’approvazione della legge, ha chiarito che la tessera ha validità per periodi annuali continuativi decorrenti dalla data del rilascio.

E se non pago?

Anche questo è già scritto nella legge.

Il mancato pagamento del contributo annuale comporta la sospensione dell’accesso alle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale.

In particolare, in assenza del versamento, non possono essere erogate a carico del SSN le prestazioni sanitarie programmabili e non urgenti.

È dunque una scelta molto netta: chi vuole rientrare nel sistema previsto dalla nuova legge deve pagare il contributo.

Perché 2.000 euro?

Qui nasce una delle questioni politiche più interessanti.

Durante l’iter parlamentare il relatore della legge ha sostenuto che i 2.000 euro rappresenterebbero un contributo proporzionato alla spesa sanitaria media per assistito e servirebbero a evitare che l’estensione della possibilità di iscrizione al SSN produca costi ingiustificati per la finanza pubblica.

Ma non tutti hanno condiviso questa impostazione.

Nel dibattito parlamentare sono state avanzate proposte per rendere il contributo progressivo rispetto al reddito, oppure per prevedere importi inferiori e maggiormente modulabili. Queste proposte non sono però diventate la disciplina approvata.

Il risultato finale è una cifra uguale per tutti quelli che rientrano nella nuova disciplina: 2.000 euro l’anno, indipendentemente dal reddito e dall’effettivo utilizzo della sanità italiana.

Un italiano in Repubblica Dominicana potrebbe pensarci due volte

Ed è qui che la questione diventa particolarmente interessante per la nostra comunità.

Immaginiamo un italiano che vive in RD da venti o trent’anni, ha una casa, una famiglia, una copertura sanitaria dominicana e torna in Italia una volta all’anno per vedere parenti e amici.

Per ottenere la tessera sanitaria italiana dovrebbe mettere sul tavolo 2.000 euro ogni anno.

Sono oltre 166 euro al mese, anche se il pagamento non viene effettuato mensilmente.

In cinque anni diventerebbero 10.000 euro.

In dieci anni 20.000 euro.

A quel punto molti potrebbero chiedersi se sia economicamente conveniente mantenere questa possibilità oppure utilizzare esclusivamente la copertura sanitaria disponibile nel Paese di residenza.

Naturalmente la risposta dipende dalla situazione individuale e soprattutto dalle esigenze sanitarie di ciascuno.

Il caso della Repubblica Dominicana è particolarmente interessante

La RD è un Paese nel quale molti italiani hanno costruito una seconda vita o si sono trasferiti definitivamente.

Ci sono pensionati, imprenditori, lavoratori autonomi, persone che possiedono immobili e italiani che ormai considerano la Repubblica Dominicana la propria casa.

Per loro il nuovo contributo rappresenta qualcosa di molto concreto.

Non si tratta soltanto di una questione burocratica.

È una scelta economica: 2.000 euro all’anno per mantenere l’accesso al sistema sanitario italiano oppure utilizzare esclusivamente la sanità del Paese in cui si vive?

E la risposta potrebbe essere molto diversa da persona a persona.

Attenzione a una cosa importante

Il nuovo contributo non deve essere confuso con l’assistenza sanitaria gratuita per le prestazioni ospedaliere urgenti che già oggi può spettare, in determinate condizioni, agli italiani iscritti AIRE con lo status di emigrato o titolari di pensione italiana che rientrano temporaneamente in Italia senza altra copertura sanitaria.

Il Ministero della Salute indica per queste categorie un diritto alle prestazioni ospedaliere urgenti per un massimo di 90 giorni in un anno solare, alle condizioni previste dalla normativa.

La nuova tessera prevista dalla Legge 111/2026 è un’altra cosa.

E allora quanti pagheranno?

Questa è la domanda che, secondo noi, merita di essere seguita.

Non esiste ancora un dato sui pagamenti, perché il sistema non è ancora operativo.

Quindi non possiamo dire che abbiano pagato “in pochi”, né che abbiano pagato “tutti”.

Ma presto sarà possibile verificarlo.

E sarà un dato molto interessante.

Perché permetterà di capire se gli italiani residenti fuori dall’Europa considerano realmente il Servizio sanitario nazionale italiano un valore per il quale vale la pena spendere 2.000 euro ogni anno.

Se la percentuale di adesione sarà elevata, significherà che molti connazionali considerano importante mantenere questo collegamento con la sanità italiana.

Se invece gli aderenti saranno pochi, il legislatore avrà davanti un altro dato importante: il prezzo fissato dalla legge potrebbe essere considerato troppo elevato da una parte significativa della comunità italiana all’estero.

Ma questa seconda conclusione, oggi, non possiamo ancora trarla.

Prima bisogna vedere partire il sistema.

Il vero test comincerà quando arriverà il decreto

La legge è dunque già realtà.

Il contributo di 2.000 euro è scritto nero su bianco.

La tessera sanitaria per gli AIRE extra-UE ed extra-EFTA è prevista.

Ma il conto, per ora, non è ancora partito.

E quando partirà, Fatti Nostri potrà finalmente rispondere alla domanda che oggi rimane senza risposta: quanti italiani all’estero saranno davvero disposti a pagare 2.000 euro ogni anno per avere la sanità italiana?

 

 

 




Italiani nel mondo, a novembre il CGIE torna al confronto: voto, cittadinanza e servizi sotto esame

cgie italia en el mundo

La plenaria di novembre affronterà alcuni dei temi più importanti per le comunità italiane all’estero, dalle elezioni dei Com.It.Es. alla riforma della Circoscrizione Estero, fino alla cittadinanza e ai servizi consolari.

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Saranno mesi importanti per la rappresentanza degli italiani nel mondo. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) si prepara infatti alla prossima Assemblea plenaria, in programma a Roma dal 23 al 27 novembre 2026, con un’agenda che comprende alcuni dei temi più delicati per le comunità italiane fuori dai confini nazionali.

Il Comitato di Presidenza del CGIE si è riunito alla Farnesina dal 28 al 30 settembre per fare il punto sulle principali questioni aperte. Al centro del confronto sono finiti il rinnovo dei Com.It.Es., la riforma della legge elettorale e della Circoscrizione Estero, la cittadinanza italiana, la digitalizzazione dei servizi consolari e la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero.

Com.It.Es., si avvicina il momento del voto

Uno dei dossier più importanti riguarda le prossime elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero, previste per il 4 dicembre 2026.

La Farnesina ricorda che il voto avviene per corrispondenza, ma che gli elettori devono prima chiedere espressamente di essere inseriti nell’elenco degli aventi diritto. Per le elezioni del 2026, la richiesta di iscrizione deve essere presentata entro il 4 novembre.

Il CGIE ha sottolineato l’importanza di una forte campagna informativa per favorire la partecipazione degli italiani residenti all’estero. L’obiettivo è evitare che le difficoltà burocratiche o la scarsa conoscenza delle procedure finiscano per ridurre ulteriormente il numero degli elettori.

Il tema è particolarmente importante perché i Com.It.Es. rappresentano i connazionali nei rapporti con ambasciate e consolati e svolgono un ruolo di collegamento con le comunità presenti nei diversi Paesi.

La Circoscrizione Estero e la riforma elettorale

Altro tema destinato a suscitare discussioni è la riforma della legge elettorale attualmente all’esame del Parlamento.

Il CGIE ha espresso la propria contrarietà alle modifiche previste per la Circoscrizione Estero, ritenendo che la nuova organizzazione delle ripartizioni possa rendere più difficile rappresentare le caratteristiche e le esigenze delle diverse comunità italiane nel mondo.

Secondo il CGIE, la rappresentanza degli italiani all’estero non dovrebbe essere valutata soltanto sulla base del numero degli elettori, ma dovrebbe tenere conto anche della dimensione geografica e delle peculiarità delle diverse realtà migratorie.

Allo stesso tempo, il Consiglio ha espresso apprezzamento per le misure destinate a rendere più sicuro il voto degli italiani residenti fuori dall’Italia.

Cittadinanza italiana, una questione ancora aperta

Sul tavolo del CGIE resta anche la riforma della cittadinanza italiana, un tema particolarmente sentito dalle comunità all’estero e dalle nuove generazioni.

Il Consiglio Generale ha ribadito la necessità di valutare gli effetti delle norme recentemente introdotte e di mantenere aperto il confronto con il Parlamento sulle conseguenze che le nuove disposizioni possono avere sulle famiglie e sui discendenti degli italiani residenti fuori dal Paese.

La questione interessa soprattutto quei Paesi nei quali la presenza italiana è particolarmente numerosa e dove intere generazioni hanno mantenuto un rapporto con l’Italia pur essendo nate e cresciute all’estero.

Servizi consolari e digitalizzazione

Un altro capitolo centrale riguarda il funzionamento della rete consolare.

La digitalizzazione dei servizi viene considerata uno degli strumenti attraverso i quali migliorare il rapporto tra lo Stato e gli italiani iscritti all’AIRE, rendendo più semplici e veloci molte procedure.

Rimangono tuttavia difficoltà concrete, soprattutto per quanto riguarda i tempi di lavorazione di alcune pratiche. Tra i problemi segnalati dal CGIE figura anche quello dei ritardi nella trascrizione degli atti di stato civile da parte dei Comuni italiani, che possono creare conseguenze per i cittadini residenti all’estero.

Anche lingua e cultura italiana all’estero

Nell’agenda del CGIE trova spazio anche la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, uno dei settori fondamentali per mantenere il rapporto tra l’Italia e le comunità italiane all’estero.

Non si tratta soltanto di conservare una tradizione. Per milioni di italiani e discendenti di italiani, la lingua e la cultura rappresentano uno dei principali strumenti attraverso i quali mantenere un legame con il Paese d’origine.

È un tema che riguarda da vicino anche associazioni, scuole, istituti di cultura, media italiani all’estero e realtà culturali nate direttamente all’interno delle comunità.

Verso la plenaria di novembre

La riunione del Comitato di Presidenza alla Farnesina è servita anche a definire l’impostazione dei lavori della prossima Assemblea plenaria, che dovrà fare sintesi dell’attività svolta durante la consiliatura e indicare le priorità per il futuro.

Il CGIE, istituito nel 1989, è l’organo di consulenza del Governo e del Parlamento sui principali temi che riguardano gli italiani all’estero e rappresenta un collegamento istituzionale permanente tra le comunità italiane nel mondo e l’Italia.

Per gli italiani che vivono fuori dal Paese, dunque, i prossimi mesi saranno particolarmente importanti. Dal voto per i Com.It.Es. alla riforma della rappresentanza, dalla cittadinanza ai servizi consolari, molte delle decisioni che verranno discusse a Roma avranno conseguenze concrete sulla vita quotidiana delle comunità italiane nel mondo.

E proprio la partecipazione degli italiani all’estero sarà uno dei nodi centrali: perché gli organismi di rappresentanza possano realmente dare voce alle comunità, occorre innanzitutto che quelle comunità partecipino e facciano sentire la propria voce.

 




Premio Terra Calabra 2026 a Paolo Masini per la memoria dell’emigrazione italiana

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Il presidente della Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana premiato a Cetraro per il lavoro di conservazione e valorizzazione della storia degli italiani nel mondo

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È stato assegnato a Paolo Masini, presidente della Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI), il Premio Terra Calabra 2026, riconoscimento giunto quest’anno alla sua quattordicesima edizione.

La cerimonia si è svolta il 26 settembre al Museo Civico di Cetraro, in provincia di Cosenza, alla presenza delle istituzioni locali e del sindaco Giuseppe Aieta. Al centro dell’iniziativa il valore della memoria dell’emigrazione italiana e il rapporto tra i territori d’origine e le comunità italiane presenti nel mondo.

Un riconoscimento alla memoria dell’emigrazione

Il Premio Terra Calabra è stato ideato da Pasquale Guaglianone, giornalista già di Rai International, con l’obiettivo di valorizzare personalità impegnate nella promozione della cultura e della storia calabrese e nel rafforzamento dei legami con le comunità italiane all’estero.

La scelta di Paolo Masini si inserisce quindi pienamente nello spirito della manifestazione. Il MEI svolge infatti un’attività rivolta alla conservazione, alla valorizzazione e alla diffusione della memoria dell’emigrazione italiana, un fenomeno che nel corso della storia ha coinvolto milioni di connazionali e che continua a caratterizzare la realtà delle comunità italiane nel mondo.

Un ponte tra l’Italia e gli italiani nel mondo

Il significato del premio va oltre la celebrazione di una singola personalità. L’iniziativa richiama infatti una delle grandi realtà della storia italiana: quella di milioni di uomini e donne che hanno lasciato il Paese per costruire il proprio futuro all’estero, portando con sé lingua, tradizioni, cultura e identità.

Il lavoro del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana contribuisce a conservare questa memoria e a renderla accessibile anche alle nuove generazioni, comprese quelle nate o cresciute fuori dall’Italia.

È proprio questo legame tra passato e presente a rendere particolarmente significativo il riconoscimento assegnato a Masini.

Anche un premio speciale

Durante la XIV edizione del Premio Terra Calabra è stato assegnato anche un Premio Speciale a Vincenzo Carrozzino, per il suo percorso e per il contributo alla valorizzazione della cultura, dei valori e dell’identità calabrese.

La manifestazione mantiene così una delle sue caratteristiche principali: mettere in relazione la Calabria con le comunità calabresi e italiane presenti nel mondo, attraverso la cultura, la memoria e le storie dell’emigrazione.

Il Premio Terra Calabra si conferma quindi come un’occasione per ricordare che l’emigrazione non rappresenta soltanto una pagina del passato italiano. È una realtà ancora viva, presente attraverso milioni di cittadini e discendenti che continuano a mantenere rapporti con l’Italia e con i territori dai quali partirono le generazioni precedenti.

 




Houston, il 24 ottobre l’Italian Research Meeting 2026 alla Rice University

stati uniti italian research meeting il 24 ottobre a houston. call for abstracts aperta fino all8 ottobreimmagine1

Ricercatori italiani e comunità scientifica internazionale si incontrano in Texas per favorire nuove collaborazioni. Aperta fino all’8 ottobre la Call for Abstracts

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Valorizzare la ricerca italiana all’estero, mettere in contatto giovani ricercatori e favorire nuove collaborazioni tra università e istituzioni scientifiche. È questo l’obiettivo dell’Italian Research Meeting in Houston 2026, in programma sabato 24 ottobre alla Rice University di Houston, in Texas.

L’iniziativa è organizzata dal Com.It.Es. Houston, dal capitolo West South Central di ISSNAF – Italian Scientists and Scholars in North America Foundation e dal capitolo di Houston di Italian Women in USA (IWUSA), con il supporto dello Smalley-Curl Institute della Rice University e il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Houston.

Un incontro dedicato alla ricerca italiana

La giornata nasce con l’intento di rafforzare la rete dei ricercatori italiani presenti nella circoscrizione consolare di Houston, favorendo lo scambio di competenze, la conoscenza reciproca e la nascita di nuove collaborazioni tra università, centri di ricerca e altre istituzioni.

L’incontro sarà aperto a diverse discipline scientifiche: dalla medicina e biotecnologia alle neuroscienze, dall’intelligenza artificiale e data science all’ingegneria, dalla fisica alla chimica, dalle scienze dei materiali alle scienze della Terra, fino alla ricerca ambientale e spaziale e aerospaziale.

Chi può partecipare

La Call for Abstracts è rivolta ai dottorandi e ai ricercatori post-doc italiani, entro sette anni dal conseguimento del PhD, che svolgono la propria attività di ricerca in Texas, Louisiana, Arkansas o Oklahoma.

Possono partecipare anche ricercatori di qualsiasi nazionalità, purché la loro attività sia svolta sotto la supervisione di un Principal Investigator italiano.

Gli abstract dovranno essere redatti in inglese e non potranno superare le 300 parole. Dovranno essere organizzati nelle quattro sezioni: Background, Materials and Methods, Results e Conclusions.

Poster e presentazioni orali

Tutti gli abstract ricevuti saranno valutati per una possibile presentazione sotto forma di poster durante l’incontro.

Tra i contributi presentati, i cinque abstract ritenuti più competitivi saranno selezionati anche per una presentazione orale della durata di dieci minuti.

Sono inoltre previsti riconoscimenti per i tre migliori poster e per la migliore presentazione orale.

La scadenza è l’8 ottobre

Gli interessati devono inviare il proprio abstract entro giovedì 8 ottobre 2026, seguendo le modalità indicate dagli organizzatori.

I candidati selezionati per le presentazioni orali saranno informati entro il 12 ottobre.

L’appuntamento del 24 ottobre rappresenta quindi non soltanto un’occasione per presentare i risultati delle proprie ricerche, ma anche uno strumento per consolidare una rete scientifica italiana in Nord America e creare nuovi collegamenti tra ricercatori, università e istituzioni.

Per informazioni e modalità di partecipazione è possibile consultare il sito del Com.It.Es. Houston e la Call for Abstracts pubblicata da ISSNAF.