Esistenza in Vita: informazione, responsabilità e silenzi

pensione sospesa tra dubbi e scadenze

Il 19 maggio 2026, durante una riunione pubblica del COMITES di Santo Domingo dedicata anche ai servizi previdenziali, Luca Pellegrini annunciò il drastico ampliamento della campagna di Esistenza in Vita: da poche centinaia di interessati si passava a una platea molto più ampia, vicina al migliaio di pensionati, con una nuova scadenza fissata al 15 settembre 2026.

pensione sospesa tra dubbi e scadenze

Alla riunione erano presenti, a diverso titolo, rappresentanti del COMITES, del CGIE, dell’Associazione Emilia-Romagna e dell’altro patronato operante sul territorio.

Come si evince dagli atti della riunione, gran parte dell’attenzione venne però concentrata sulle polemiche riguardanti Pellegrini e sull’attività dell’allora Patronato ENCAL-CISAL, invece di utilizzare quella sede come cassa di risonanza per una notizia che riguardava direttamente le pensioni di centinaia di connazionali.

Poche settimane dopo, il 3 luglio, l’ENCAL-CISAL di Santo Domingo cessò la propria attività, appena quindici giorni prima della scadenza della prima fase del 18 luglio.

Pellegrini continuò comunque il lavoro e, successivamente, con il Patronato SILPA. Il sodalizio tra SILPA e Pellegrini fu reso possibile anche grazie all’intervento della Fondazione Nonna Rina e del suo presidente Aldo Burzatta, sempre attento alle necessità dei connazionali, garantendo così continuità al servizio in un momento particolarmente delicato.

Da allora sono proseguiti comunicati, contatti diretti, raccolta dei moduli e operativi fuori Santo Domingo. Ma raggiungere da soli circa un migliaio di pensionati sparsi sul territorio dominicano in poco più di tre mesi era un compito difficilmente sostenibile senza una vera mobilitazione comune.

Oggi il risultato è evidente: numerosi pensionati si stanno presentando con la pensione sospesa e molti dichiarano semplicemente: «Non lo sapevo».

Non sapevano della seconda fase, della nuova scadenza e delle conseguenze del mancato adempimento.

C’è poi una contraddizione evidente.

Il COMITES ha più volte contestato a Pellegrini una presunta mancanza di chiarezza nei comunicati. Ma allora la domanda è inevitabile: dove sono stati, in questa vicenda, i comunicati del COMITES? Quali campagne informative capillari sono state organizzate per raggiungere i pensionati interessati?

È facile criticare la comunicazione degli altri. Più difficile è spiegare perché, su una questione tanto delicata, l’informazione non abbia raggiunto una parte significativa dei pensionati coinvolti.

Attualmente, inoltre, l’altro patronato risulta non operativo secondo le informazioni raccolte sul territorio, con il conseguente aumento del carico di lavoro su Luca Pellegrini e sul Patronato SILPA, che continuano a ricevere anche pensionati non precedentemente assistiti e casi già sospesi.

Pellegrini, da parte sua, continua a tacere e a lavorare. Non risponde alle continue provocazioni perché non ha né tempo né interesse ad alimentare polemiche e pettegolezzi inutili. Preferisce dedicare quel tempo ad assistere i connazionali in difficoltà.

Quando c’era da discutere di Luca Pellegrini, tempo, attenzione ed energie non sembravano mancare.

Quando c’era da informare i pensionati su una scadenza che poteva determinare la sospensione della pensione, evidentemente molto meno.

Chi ha davvero a cuore il destino degli italiani in Repubblica Dominicana e chi, invece, persegue altri interessi?

 




Sanità italiana a 2.000 euro per gli italiani all’estero: la legge è in vigore, ma il conto non è ancora partito

viaje a italia por la sanidad

Dal 27 luglio è in vigore la nuova legge che consente agli iscritti AIRE residenti fuori dall’UE e dall’EFTA di ottenere la tessera sanitaria italiana pagando 2.000 euro all’anno. Ma a oggi la procedura non è ancora operativa: manca il decreto attuativo. E nessuno può ancora dire quanti saranno disposti a pagare.

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È una di quelle leggi che hanno fatto discutere molto gli italiani residenti all’estero, ma che per il momento non hanno ancora prodotto il dato che più interessa: quanti italiani tireranno fuori davvero 2.000 euro per avere accesso al Servizio sanitario nazionale italiano?

La risposta, al 7 ottobre 2026, è semplice: non lo sappiamo.

Non perché gli italiani all’estero abbiano deciso di non pagare, ma perché il meccanismo previsto dalla nuova normativa non è ancora diventato concretamente operativo.

La Legge 12 giugno 2026, n. 111, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno ed entrata in vigore il 27 luglio, prevede per i cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e non aderiscono all’EFTA la possibilità di accedere al SSN attraverso una tessera sanitaria nazionale, subordinata al pagamento di un contributo annuale di 2.000 euro.

Ma manca ancora un passaggio fondamentale: il decreto attuativo che deve stabilire le modalità concrete di applicazione della legge.

Una legge già approvata, ma ancora senza il suo “manuale operativo”

È importante distinguere due cose.

La legge esiste ed è in vigore.

Il contributo di 2.000 euro è previsto dalla legge.

La tessera sanitaria per gli AIRE interessati è prevista dalla legge.

Ma per rendere operativo il nuovo sistema è necessario il decreto previsto dall’articolo 4.

Ed è proprio qui che, per ora, il meccanismo si ferma.

Il Parlamento aveva demandato a un successivo decreto ministeriale le disposizioni attuative per l’accesso al Servizio sanitario nazionale.

Di conseguenza, oggi sarebbe scorretto scrivere che “gli italiani all’estero non hanno pagato”.

Non hanno ancora avuto la possibilità di entrare pienamente nel nuovo meccanismo attraverso una procedura operativa definita.

Ed è una differenza sostanziale.

Chi dovrà pagare i 2.000 euro?

La norma riguarda gli italiani regolarmente iscritti all’AIRE e residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e che non aderiscono all’EFTA.

Quindi, per esempio, un italiano residente nella Repubblica Dominicana rientra nella platea interessata dalla nuova disciplina.

L’Ambasciata italiana a Santo Domingo indica circa 14.000 iscritti AIRE nella Repubblica Dominicana.

Non significa naturalmente che tutti questi 14.000 italiani avrebbero interesse a pagare 2.000 euro all’anno.

Ed è proprio questo il punto.

2.000 euro all’anno: conveniente o troppo caro?

Facciamo un ragionamento molto semplice.

Un italiano che vive stabilmente nella Repubblica Dominicana e dispone di una buona assicurazione sanitaria locale potrebbe chiedersi:

Perché dovrei pagare altri 2.000 euro ogni anno per il sistema sanitario italiano?

Per un pensionato che vive quasi tutto l’anno in RD e torna in Italia soltanto per qualche settimana, la risposta potrebbe essere diversa rispetto a quella di una persona che trascorre diversi mesi in Italia.

E ancora diversa potrebbe essere la valutazione di chi ha problemi di salute, deve effettuare controlli specialistici in Italia o preferisce avere la possibilità di rivolgersi al sistema sanitario italiano.

La legge, però, non prevede un contributo proporzionato all’utilizzo effettivo.

Sono 2.000 euro all’anno.

E il contributo è non frazionabile.

Non è quindi possibile dire: “Vado in Italia per due mesi, pago due dodicesimi”.

No.

Il meccanismo previsto dalla legge è annuale.

E se non utilizzo mai la sanità italiana?

È probabilmente questa la domanda che si faranno molti italiani residenti all’estero.

Pago 2.000 euro e magari quell’anno non utilizzo nemmeno una prestazione?

La risposta è che il contributo non funziona come una fattura relativa alle prestazioni effettivamente consumate.

È il prezzo previsto per poter ottenere e mantenere la tessera sanitaria nazionale e quindi l’accesso al SSN secondo la nuova disciplina.

Il Senato, durante l’approvazione della legge, ha chiarito che la tessera ha validità per periodi annuali continuativi decorrenti dalla data del rilascio.

E se non pago?

Anche questo è già scritto nella legge.

Il mancato pagamento del contributo annuale comporta la sospensione dell’accesso alle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale.

In particolare, in assenza del versamento, non possono essere erogate a carico del SSN le prestazioni sanitarie programmabili e non urgenti.

È dunque una scelta molto netta: chi vuole rientrare nel sistema previsto dalla nuova legge deve pagare il contributo.

Perché 2.000 euro?

Qui nasce una delle questioni politiche più interessanti.

Durante l’iter parlamentare il relatore della legge ha sostenuto che i 2.000 euro rappresenterebbero un contributo proporzionato alla spesa sanitaria media per assistito e servirebbero a evitare che l’estensione della possibilità di iscrizione al SSN produca costi ingiustificati per la finanza pubblica.

Ma non tutti hanno condiviso questa impostazione.

Nel dibattito parlamentare sono state avanzate proposte per rendere il contributo progressivo rispetto al reddito, oppure per prevedere importi inferiori e maggiormente modulabili. Queste proposte non sono però diventate la disciplina approvata.

Il risultato finale è una cifra uguale per tutti quelli che rientrano nella nuova disciplina: 2.000 euro l’anno, indipendentemente dal reddito e dall’effettivo utilizzo della sanità italiana.

Un italiano in Repubblica Dominicana potrebbe pensarci due volte

Ed è qui che la questione diventa particolarmente interessante per la nostra comunità.

Immaginiamo un italiano che vive in RD da venti o trent’anni, ha una casa, una famiglia, una copertura sanitaria dominicana e torna in Italia una volta all’anno per vedere parenti e amici.

Per ottenere la tessera sanitaria italiana dovrebbe mettere sul tavolo 2.000 euro ogni anno.

Sono oltre 166 euro al mese, anche se il pagamento non viene effettuato mensilmente.

In cinque anni diventerebbero 10.000 euro.

In dieci anni 20.000 euro.

A quel punto molti potrebbero chiedersi se sia economicamente conveniente mantenere questa possibilità oppure utilizzare esclusivamente la copertura sanitaria disponibile nel Paese di residenza.

Naturalmente la risposta dipende dalla situazione individuale e soprattutto dalle esigenze sanitarie di ciascuno.

Il caso della Repubblica Dominicana è particolarmente interessante

La RD è un Paese nel quale molti italiani hanno costruito una seconda vita o si sono trasferiti definitivamente.

Ci sono pensionati, imprenditori, lavoratori autonomi, persone che possiedono immobili e italiani che ormai considerano la Repubblica Dominicana la propria casa.

Per loro il nuovo contributo rappresenta qualcosa di molto concreto.

Non si tratta soltanto di una questione burocratica.

È una scelta economica: 2.000 euro all’anno per mantenere l’accesso al sistema sanitario italiano oppure utilizzare esclusivamente la sanità del Paese in cui si vive?

E la risposta potrebbe essere molto diversa da persona a persona.

Attenzione a una cosa importante

Il nuovo contributo non deve essere confuso con l’assistenza sanitaria gratuita per le prestazioni ospedaliere urgenti che già oggi può spettare, in determinate condizioni, agli italiani iscritti AIRE con lo status di emigrato o titolari di pensione italiana che rientrano temporaneamente in Italia senza altra copertura sanitaria.

Il Ministero della Salute indica per queste categorie un diritto alle prestazioni ospedaliere urgenti per un massimo di 90 giorni in un anno solare, alle condizioni previste dalla normativa.

La nuova tessera prevista dalla Legge 111/2026 è un’altra cosa.

E allora quanti pagheranno?

Questa è la domanda che, secondo noi, merita di essere seguita.

Non esiste ancora un dato sui pagamenti, perché il sistema non è ancora operativo.

Quindi non possiamo dire che abbiano pagato “in pochi”, né che abbiano pagato “tutti”.

Ma presto sarà possibile verificarlo.

E sarà un dato molto interessante.

Perché permetterà di capire se gli italiani residenti fuori dall’Europa considerano realmente il Servizio sanitario nazionale italiano un valore per il quale vale la pena spendere 2.000 euro ogni anno.

Se la percentuale di adesione sarà elevata, significherà che molti connazionali considerano importante mantenere questo collegamento con la sanità italiana.

Se invece gli aderenti saranno pochi, il legislatore avrà davanti un altro dato importante: il prezzo fissato dalla legge potrebbe essere considerato troppo elevato da una parte significativa della comunità italiana all’estero.

Ma questa seconda conclusione, oggi, non possiamo ancora trarla.

Prima bisogna vedere partire il sistema.

Il vero test comincerà quando arriverà il decreto

La legge è dunque già realtà.

Il contributo di 2.000 euro è scritto nero su bianco.

La tessera sanitaria per gli AIRE extra-UE ed extra-EFTA è prevista.

Ma il conto, per ora, non è ancora partito.

E quando partirà, Fatti Nostri potrà finalmente rispondere alla domanda che oggi rimane senza risposta: quanti italiani all’estero saranno davvero disposti a pagare 2.000 euro ogni anno per avere la sanità italiana?

 

 

 




Italiani nel mondo, a novembre il CGIE torna al confronto: voto, cittadinanza e servizi sotto esame

cgie italia en el mundo

La plenaria di novembre affronterà alcuni dei temi più importanti per le comunità italiane all’estero, dalle elezioni dei Com.It.Es. alla riforma della Circoscrizione Estero, fino alla cittadinanza e ai servizi consolari.

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Saranno mesi importanti per la rappresentanza degli italiani nel mondo. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) si prepara infatti alla prossima Assemblea plenaria, in programma a Roma dal 23 al 27 novembre 2026, con un’agenda che comprende alcuni dei temi più delicati per le comunità italiane fuori dai confini nazionali.

Il Comitato di Presidenza del CGIE si è riunito alla Farnesina dal 28 al 30 settembre per fare il punto sulle principali questioni aperte. Al centro del confronto sono finiti il rinnovo dei Com.It.Es., la riforma della legge elettorale e della Circoscrizione Estero, la cittadinanza italiana, la digitalizzazione dei servizi consolari e la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero.

Com.It.Es., si avvicina il momento del voto

Uno dei dossier più importanti riguarda le prossime elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero, previste per il 4 dicembre 2026.

La Farnesina ricorda che il voto avviene per corrispondenza, ma che gli elettori devono prima chiedere espressamente di essere inseriti nell’elenco degli aventi diritto. Per le elezioni del 2026, la richiesta di iscrizione deve essere presentata entro il 4 novembre.

Il CGIE ha sottolineato l’importanza di una forte campagna informativa per favorire la partecipazione degli italiani residenti all’estero. L’obiettivo è evitare che le difficoltà burocratiche o la scarsa conoscenza delle procedure finiscano per ridurre ulteriormente il numero degli elettori.

Il tema è particolarmente importante perché i Com.It.Es. rappresentano i connazionali nei rapporti con ambasciate e consolati e svolgono un ruolo di collegamento con le comunità presenti nei diversi Paesi.

La Circoscrizione Estero e la riforma elettorale

Altro tema destinato a suscitare discussioni è la riforma della legge elettorale attualmente all’esame del Parlamento.

Il CGIE ha espresso la propria contrarietà alle modifiche previste per la Circoscrizione Estero, ritenendo che la nuova organizzazione delle ripartizioni possa rendere più difficile rappresentare le caratteristiche e le esigenze delle diverse comunità italiane nel mondo.

Secondo il CGIE, la rappresentanza degli italiani all’estero non dovrebbe essere valutata soltanto sulla base del numero degli elettori, ma dovrebbe tenere conto anche della dimensione geografica e delle peculiarità delle diverse realtà migratorie.

Allo stesso tempo, il Consiglio ha espresso apprezzamento per le misure destinate a rendere più sicuro il voto degli italiani residenti fuori dall’Italia.

Cittadinanza italiana, una questione ancora aperta

Sul tavolo del CGIE resta anche la riforma della cittadinanza italiana, un tema particolarmente sentito dalle comunità all’estero e dalle nuove generazioni.

Il Consiglio Generale ha ribadito la necessità di valutare gli effetti delle norme recentemente introdotte e di mantenere aperto il confronto con il Parlamento sulle conseguenze che le nuove disposizioni possono avere sulle famiglie e sui discendenti degli italiani residenti fuori dal Paese.

La questione interessa soprattutto quei Paesi nei quali la presenza italiana è particolarmente numerosa e dove intere generazioni hanno mantenuto un rapporto con l’Italia pur essendo nate e cresciute all’estero.

Servizi consolari e digitalizzazione

Un altro capitolo centrale riguarda il funzionamento della rete consolare.

La digitalizzazione dei servizi viene considerata uno degli strumenti attraverso i quali migliorare il rapporto tra lo Stato e gli italiani iscritti all’AIRE, rendendo più semplici e veloci molte procedure.

Rimangono tuttavia difficoltà concrete, soprattutto per quanto riguarda i tempi di lavorazione di alcune pratiche. Tra i problemi segnalati dal CGIE figura anche quello dei ritardi nella trascrizione degli atti di stato civile da parte dei Comuni italiani, che possono creare conseguenze per i cittadini residenti all’estero.

Anche lingua e cultura italiana all’estero

Nell’agenda del CGIE trova spazio anche la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, uno dei settori fondamentali per mantenere il rapporto tra l’Italia e le comunità italiane all’estero.

Non si tratta soltanto di conservare una tradizione. Per milioni di italiani e discendenti di italiani, la lingua e la cultura rappresentano uno dei principali strumenti attraverso i quali mantenere un legame con il Paese d’origine.

È un tema che riguarda da vicino anche associazioni, scuole, istituti di cultura, media italiani all’estero e realtà culturali nate direttamente all’interno delle comunità.

Verso la plenaria di novembre

La riunione del Comitato di Presidenza alla Farnesina è servita anche a definire l’impostazione dei lavori della prossima Assemblea plenaria, che dovrà fare sintesi dell’attività svolta durante la consiliatura e indicare le priorità per il futuro.

Il CGIE, istituito nel 1989, è l’organo di consulenza del Governo e del Parlamento sui principali temi che riguardano gli italiani all’estero e rappresenta un collegamento istituzionale permanente tra le comunità italiane nel mondo e l’Italia.

Per gli italiani che vivono fuori dal Paese, dunque, i prossimi mesi saranno particolarmente importanti. Dal voto per i Com.It.Es. alla riforma della rappresentanza, dalla cittadinanza ai servizi consolari, molte delle decisioni che verranno discusse a Roma avranno conseguenze concrete sulla vita quotidiana delle comunità italiane nel mondo.

E proprio la partecipazione degli italiani all’estero sarà uno dei nodi centrali: perché gli organismi di rappresentanza possano realmente dare voce alle comunità, occorre innanzitutto che quelle comunità partecipino e facciano sentire la propria voce.

 




Premio Terra Calabra 2026 a Paolo Masini per la memoria dell’emigrazione italiana

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Il presidente della Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana premiato a Cetraro per il lavoro di conservazione e valorizzazione della storia degli italiani nel mondo

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È stato assegnato a Paolo Masini, presidente della Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI), il Premio Terra Calabra 2026, riconoscimento giunto quest’anno alla sua quattordicesima edizione.

La cerimonia si è svolta il 26 settembre al Museo Civico di Cetraro, in provincia di Cosenza, alla presenza delle istituzioni locali e del sindaco Giuseppe Aieta. Al centro dell’iniziativa il valore della memoria dell’emigrazione italiana e il rapporto tra i territori d’origine e le comunità italiane presenti nel mondo.

Un riconoscimento alla memoria dell’emigrazione

Il Premio Terra Calabra è stato ideato da Pasquale Guaglianone, giornalista già di Rai International, con l’obiettivo di valorizzare personalità impegnate nella promozione della cultura e della storia calabrese e nel rafforzamento dei legami con le comunità italiane all’estero.

La scelta di Paolo Masini si inserisce quindi pienamente nello spirito della manifestazione. Il MEI svolge infatti un’attività rivolta alla conservazione, alla valorizzazione e alla diffusione della memoria dell’emigrazione italiana, un fenomeno che nel corso della storia ha coinvolto milioni di connazionali e che continua a caratterizzare la realtà delle comunità italiane nel mondo.

Un ponte tra l’Italia e gli italiani nel mondo

Il significato del premio va oltre la celebrazione di una singola personalità. L’iniziativa richiama infatti una delle grandi realtà della storia italiana: quella di milioni di uomini e donne che hanno lasciato il Paese per costruire il proprio futuro all’estero, portando con sé lingua, tradizioni, cultura e identità.

Il lavoro del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana contribuisce a conservare questa memoria e a renderla accessibile anche alle nuove generazioni, comprese quelle nate o cresciute fuori dall’Italia.

È proprio questo legame tra passato e presente a rendere particolarmente significativo il riconoscimento assegnato a Masini.

Anche un premio speciale

Durante la XIV edizione del Premio Terra Calabra è stato assegnato anche un Premio Speciale a Vincenzo Carrozzino, per il suo percorso e per il contributo alla valorizzazione della cultura, dei valori e dell’identità calabrese.

La manifestazione mantiene così una delle sue caratteristiche principali: mettere in relazione la Calabria con le comunità calabresi e italiane presenti nel mondo, attraverso la cultura, la memoria e le storie dell’emigrazione.

Il Premio Terra Calabra si conferma quindi come un’occasione per ricordare che l’emigrazione non rappresenta soltanto una pagina del passato italiano. È una realtà ancora viva, presente attraverso milioni di cittadini e discendenti che continuano a mantenere rapporti con l’Italia e con i territori dai quali partirono le generazioni precedenti.

 




Houston, il 24 ottobre l’Italian Research Meeting 2026 alla Rice University

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Ricercatori italiani e comunità scientifica internazionale si incontrano in Texas per favorire nuove collaborazioni. Aperta fino all’8 ottobre la Call for Abstracts

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Valorizzare la ricerca italiana all’estero, mettere in contatto giovani ricercatori e favorire nuove collaborazioni tra università e istituzioni scientifiche. È questo l’obiettivo dell’Italian Research Meeting in Houston 2026, in programma sabato 24 ottobre alla Rice University di Houston, in Texas.

L’iniziativa è organizzata dal Com.It.Es. Houston, dal capitolo West South Central di ISSNAF – Italian Scientists and Scholars in North America Foundation e dal capitolo di Houston di Italian Women in USA (IWUSA), con il supporto dello Smalley-Curl Institute della Rice University e il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Houston.

Un incontro dedicato alla ricerca italiana

La giornata nasce con l’intento di rafforzare la rete dei ricercatori italiani presenti nella circoscrizione consolare di Houston, favorendo lo scambio di competenze, la conoscenza reciproca e la nascita di nuove collaborazioni tra università, centri di ricerca e altre istituzioni.

L’incontro sarà aperto a diverse discipline scientifiche: dalla medicina e biotecnologia alle neuroscienze, dall’intelligenza artificiale e data science all’ingegneria, dalla fisica alla chimica, dalle scienze dei materiali alle scienze della Terra, fino alla ricerca ambientale e spaziale e aerospaziale.

Chi può partecipare

La Call for Abstracts è rivolta ai dottorandi e ai ricercatori post-doc italiani, entro sette anni dal conseguimento del PhD, che svolgono la propria attività di ricerca in Texas, Louisiana, Arkansas o Oklahoma.

Possono partecipare anche ricercatori di qualsiasi nazionalità, purché la loro attività sia svolta sotto la supervisione di un Principal Investigator italiano.

Gli abstract dovranno essere redatti in inglese e non potranno superare le 300 parole. Dovranno essere organizzati nelle quattro sezioni: Background, Materials and Methods, Results e Conclusions.

Poster e presentazioni orali

Tutti gli abstract ricevuti saranno valutati per una possibile presentazione sotto forma di poster durante l’incontro.

Tra i contributi presentati, i cinque abstract ritenuti più competitivi saranno selezionati anche per una presentazione orale della durata di dieci minuti.

Sono inoltre previsti riconoscimenti per i tre migliori poster e per la migliore presentazione orale.

La scadenza è l’8 ottobre

Gli interessati devono inviare il proprio abstract entro giovedì 8 ottobre 2026, seguendo le modalità indicate dagli organizzatori.

I candidati selezionati per le presentazioni orali saranno informati entro il 12 ottobre.

L’appuntamento del 24 ottobre rappresenta quindi non soltanto un’occasione per presentare i risultati delle proprie ricerche, ma anche uno strumento per consolidare una rete scientifica italiana in Nord America e creare nuovi collegamenti tra ricercatori, università e istituzioni.

Per informazioni e modalità di partecipazione è possibile consultare il sito del Com.It.Es. Houston e la Call for Abstracts pubblicata da ISSNAF.

 




Emilia-Romagna nel mondo: contributi fino a 8.000 euro per le associazioni degli emigrati

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La Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo lancia il bando per le attività del 2027. Finanziamenti per iniziative culturali, corsi di italiano, eventi e progetti dedicati ai giovani. Le domande entro il 2 novembre 2026.

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Un’opportunità concreta per le associazioni degli emiliano-romagnoli che operano all’estero. La Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo ha pubblicato il bando per il 2027, con l’obiettivo di sostenere le attività delle comunità regionali presenti nei diversi Paesi e mantenere vivo il legame con il territorio d’origine.

L’iniziativa, promossa dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, prevede contributi economici per progetti che favoriscano la diffusione della cultura regionale, la promozione della lingua italiana e la partecipazione delle nuove generazioni alla vita associativa.

Il bando rappresenta uno strumento per rafforzare il ruolo delle associazioni come punto di riferimento per gli emigrati, i loro discendenti e le persone che desiderano conservare o riscoprire le proprie radici emiliano-romagnole.

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Quali iniziative possono ricevere i finanziamenti

I contributi riguardano le attività che saranno realizzate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2027. Tra i progetti ammissibili figurano manifestazioni culturali, corsi di lingua italiana, incontri, feste e partecipazioni a eventi locali attraverso stand dedicati alla promozione dell’Emilia-Romagna.

Sono previsti anche interventi per migliorare la comunicazione delle associazioni, sviluppare attività attraverso le nuove tecnologie e valorizzare la storia dell’emigrazione, con particolare attenzione al contributo delle donne.

Un ruolo importante è riservato ai giovani, attraverso iniziative sportive, ricreative e culturali capaci di coinvolgere le nuove generazioni e avvicinarle alla storia delle famiglie emigrate.

Il bando contempla inoltre attività di promozione delle eccellenze regionali, dall’enogastronomia all’industria automobilistica, anche attraverso collaborazioni con enti e realtà economiche presenti in Emilia-Romagna.

Fino a 3.000 euro per le singole associazioni

L’importo massimo del contributo varia in base alla struttura che presenta la domanda.

Le singole associazioni possono ottenere un finanziamento fino a 3.000 euro, mentre per le federazioni e i partenariati composti da almeno quattro associazioni il contributo può arrivare a 8.000 euro.

Possono partecipare le associazioni e le federazioni di emiliano-romagnoli nel mondo regolarmente iscritte nell’elenco previsto dalla legge regionale n. 5 del 2015.

Per le realtà associative, la possibilità di ottenere un sostegno economico può consentire di ampliare il programma delle attività, organizzare manifestazioni e raggiungere nuovi partecipanti, rafforzando la presenza culturale italiana nei rispettivi Paesi.

Scadenza il 2 novembre 2026

Le domande devono essere presentate entro lunedì 2 novembre 2026, alle ore 23.59, ora italiana, inviandole tramite posta elettronica certificata all’indirizzo:

consulta@postacert.regione.emilia-romagna.it

Le associazioni interessate sono invitate a consultare il testo integrale del bando e la relativa modulistica sul sito dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, nella sezione dedicata agli emiliano-romagnoli nel mondo.

Un ponte tra la regione e le comunità all’estero

Il sostegno alle associazioni degli emigrati rappresenta uno strumento importante per conservare il patrimonio culturale regionale e trasmetterlo alle generazioni nate lontano dall’Italia.

Attraverso corsi, eventi, incontri e progetti condivisi, le comunità emiliano-romagnole possono continuare a raccontare la propria storia, mantenere i rapporti con i territori d’origine e favorire nuove occasioni di scambio culturale.

Il bando per il 2027 si inserisce in questo percorso, riconoscendo il ruolo delle associazioni come ambasciatrici della cultura e delle tradizioni dell’Emilia-Romagna nel mondo.

Per le associazioni interessate, il primo passo è verificare i requisiti di partecipazione, individuare le attività da realizzare nel 2027 e presentare la domanda entro la scadenza prevista.




Com.It.Es, politica e partiti: facciamo chiarezza

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Continuo a leggere che “la politica e i partiti non devono entrare nei Com.It.Es.” e che solo le cosiddette liste civiche garantirebbero autonomia.
Ma forse prima di fare certe affermazioni bisognerebbe conoscere meglio come funziona la rappresentanza degli italiani all’estero.
I Com.It.Es. sono parte di un sistema che arriva fino al CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, organo di consulenza del Governo e del Parlamento. I rappresentanti territoriali del CGIE vengono eletti con la partecipazione dei componenti dei Com.It.Es. Fonte (MAECI)
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E nel CGIE siedono anche rappresentanti indicati dai partiti politici. Nell’attuale composizione troviamo rappresentanti di Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Forza Italia e Lega. (CGIE)
Quindi attenzione a non confondere le cose:
AUTONOMIA non significa assenza della POLITICA.
APARTITICITÀ non significa APOLITICITÀ.
Un Com.It.Es. deve rappresentare tutta la comunità e mantenere la propria autonomia. Ma sostenere che politica e partiti siano estranei al sistema Com.It.Es.–CGIE significa raccontare una realtà che non corrisponde alla struttura istituzionale.
E sulle famose “liste civiche” una domanda è legittima: basta non mettere il simbolo di un movimento per diventare improvvisamente estranei alla politica?
Perché avere rapporti con parlamentari o partiti è perfettamente legittimo. Quello che conta è dirlo con trasparenza e usare lo stesso metro per tutti.  Prima degli slogan, meglio conoscere le istituzioni.
E a chi vuole approfondire, consiglio di consultare direttamente il sito ufficiale del CGIE.
Non servono interpretazioni né slogan: basta conoscere le istituzioni, leggere la composizione del Consiglio e verificare i fatti. https://www.cgieonline.it/
L’apartiticità, da sola, non garantisce competenza, autonomia o risultati. Una guida con un orientamento politico dichiarato offre, invece, un programma riconoscibile e una responsabilità chiara: i cittadini possono valutarne gli impegni e giudicarne l’operato.



Italiani all’estero, il CGIE lancia l’allarme: voto, cittadinanza e rappresentanza da tutelare

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Le elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero, la riforma della legge elettorale e le nuove norme sulla cittadinanza sono stati i temi centrali della riunione del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), svoltasi alla Farnesina dal 28 al 30 settembre. Al termine dei lavori, i rappresentanti del Consiglio hanno richiamato l’attenzione sulle conseguenze che le modifiche normative possono avere sulla partecipazione e sulla rappresentanza delle comunità italiane nel mondo.

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Com.It.Es., la scadenza del 4 novembre per chi vuole votare

Il primo appuntamento riguarda le elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es., previste per il 4 dicembre 2026. La segretaria generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, ha invitato i mezzi d’informazione a ricordare ai connazionali che per votare è necessario registrarsi entro il 4 novembre presso il proprio ufficio consolare. L’iscrizione all’AIRE, da sola, non basta per essere inseriti nell’elenco degli elettori.

Il CGIE ha inoltre segnalato le difficoltà burocratiche incontrate nella presentazione delle liste, chiedendo una semplificazione delle procedure. La partecipazione al voto, sia come elettori sia come candidati, è considerata essenziale per mantenere una rappresentanza attiva delle comunità nei rapporti con le istituzioni italiane.

La riforma elettorale e il rischio per le comunità più piccole

Un altro tema affrontato è la riforma della legge elettorale, che prevede una modifica delle ripartizioni della circoscrizione Estero: una circoscrizione unica per il Senato e due per la Camera.

La segretaria generale Prodi ha espresso la contrarietà del CGIE a questa impostazione, sostenendo che l’accorpamento potrebbe rendere più difficile dare voce alle comunità geograficamente lontane e numericamente meno consistenti. Anche la vicesegretaria generale Silvana Mangione ha richiamato il rischio che aree come il Nord e Centro America, l’Asia, l’Africa e l’Oceania perdano peso nella rappresentanza parlamentare. Si tratta delle valutazioni espresse dai rappresentanti del CGIE nel corso della conferenza stampa, non di un esito già verificato delle future elezioni.

Per gli italiani che vivono in Paesi come la Repubblica Dominicana, il tema è particolarmente rilevante: la distanza dall’Italia e la distribuzione dei connazionali rendono importante che le diverse realtà territoriali possano far arrivare le proprie esigenze in Parlamento.

Cittadinanza italiana, restano le questioni aperte

Il confronto ha riguardato anche la nuova legge sulla cittadinanza e le difficoltà che, secondo il CGIE, le nuove restrizioni possono creare per le famiglie italiane all’estero e per le generazioni più giovani.

Il vicesegretario generale per l’America Latina, Mariano Gazzola, ha sottolineato le ricadute della normativa sulle comunità sudamericane, dove molte famiglie sono impegnate nel mantenere il legame con l’Italia attraverso la lingua e la cultura. Tra gli esempi citati, le difficoltà per i giovani italiani che acquisiscono la cittadinanza del Paese in cui vivono e per i figli di famiglie che mantengono un rapporto concreto con l’Italia.

Il CGIE considera la cittadinanza uno dei dossier ancora aperti, insieme alla riforma elettorale e all’insegnamento della lingua e della cultura italiana. Il tema riguarda direttamente anche le comunità dell’America Latina, dove il legame con l’Italia passa spesso attraverso più generazioni.

Servizi consolari e assistenza ai connazionali

Nel corso della riunione si è parlato anche della digitalizzazione dei servizi consolari, del sostegno agli enti che promuovono la lingua italiana e dell’assistenza ai connazionali che si trovano in zone di conflitto, aree colpite da catastrofi naturali o istituti penitenziari. È stato inoltre firmato un protocollo d’intesa con l’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (AICCRE), con l’obiettivo di sviluppare iniziative per la promozione dei territori.

La prossima Assemblea plenaria del CGIE è prevista a Roma dal 23 al 27 novembre. Nel frattempo, per i cittadini italiani residenti all’estero, la scadenza più vicina resta quella del 4 novembre per richiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale dei Com.It.Es. Chi intende votare dovrebbe verificare per tempo le istruzioni pubblicate dal proprio Consolato.




Elezioni Com.It.Es., ultimi giorni per presentare le liste: scadenza il 3 ottobre

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Mancano pochi giorni alla chiusura della fase di presentazione delle liste per le elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), in programma il 4 dicembre 2026. Le liste dei candidati possono essere depositate presso gli uffici elettorali dei Consolati fino al 3 ottobre, secondo le modalità e gli orari stabiliti dalle singole sedi diplomatico-consolari.

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La scadenza riguarda le comunità italiane nel mondo, comprese quelle dell’America Latina e dei Caraibi. I Com.It.Es. rappresentano i connazionali nei rapporti con Ambasciate e Consolati, contribuiscono a individuare le esigenze delle comunità e promuovono iniziative per mantenere i legami culturali con l’Italia e favorire l’integrazione nei Paesi di residenza.

Quante firme servono per presentare una lista?

Il numero minimo di sottoscrizioni richiesto varia in base alla consistenza della collettività italiana nella circoscrizione consolare: 100 firme per le comunità fino a 50.000 cittadini italiani residenti e 200 firme per quelle con più di 50.000 connazionali.

Le firme devono essere autenticate e i sottoscrittori devono risultare negli elenchi elettorali della circoscrizione. Non è possibile sostenere più di una lista. Ogni candidatura deve inoltre essere accompagnata dalla dichiarazione di accettazione e dalla documentazione prevista dalla normativa.

Le liste devono comprendere almeno tanti candidati quanti sono i componenti del Comitato da eleggere. Il numero massimo è di 16 candidati per i Com.It.Es. composti da 12 membri e di 22 per quelli composti da 18 membri.

Come si vota e qual è la prossima scadenza?

Le elezioni si svolgono per corrispondenza. Per votare non basta essere iscritti all’AIRE: i cittadini italiani interessati devono anche richiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale del proprio Consolato, secondo la procedura prevista. La domanda deve essere presentata entro il 4 novembre 2026; le modalità possono essere verificate sul sito del Consolato competente.

Per gli italiani residenti all’estero, il rinnovo dei Com.It.Es. è un appuntamento importante perché permette di scegliere chi dovrà rappresentare le esigenze della comunità nei prossimi cinque anni. Chi intende partecipare alla formazione delle liste o candidarsi deve quindi verificare subito i requisiti e contattare il proprio Consolato, senza attendere gli ultimi giorni.

 




Quando a emigrare eravamo noi: la storia degli italiani nel mondo

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La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, celebrata ieri, domenica 27 settembre, ha riportato l’attenzione su una realtà che oggi associamo soprattutto a chi lascia il proprio Paese per cercare sicurezza, lavoro o un futuro migliore. Quest’anno Papa Leone XIV ha posto al centro del suo messaggio i bambini e gli adolescenti coinvolti nei percorsi migratori, richiamando la loro particolare vulnerabilità e la necessità di proteggerne i diritti.

Ma la parola migrante non appartiene soltanto alle cronache contemporanee. Fa parte anche della storia di milioni di italiani.

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Una storia che riguarda l’Italia

Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento furono milioni gli italiani a lasciare il Paese. Il Ministero degli Esteri ricorda che il grande esodo di massa iniziato dopo l’Unità d’Italia portò circa 14 milioni di partenze tra il 1871 e il 1914, dirette soprattutto verso le Americhe.

Argentina, Brasile, Stati Uniti, Venezuela, Canada, Uruguay e altri Paesi divennero destinazioni di intere generazioni. Ma anche l’Europa attirò migliaia di lavoratori italiani, soprattutto verso Francia, Svizzera, Germania e Belgio.

Non erano tutti nelle stesse condizioni e non partirono tutti per le medesime ragioni. C’erano lavoratori in cerca di occupazione, famiglie che cercavano migliori condizioni economiche, persone spinte dalla povertà e, in epoche diverse, anche emigranti politici.

La loro esperienza ha contribuito a costruire comunità italiane che oggi, in molti Paesi, hanno ormai più di un secolo di storia.

Partire significava spesso non sapere quando si sarebbe tornati

Per molti emigranti italiani la partenza non era un viaggio come lo intendiamo oggi.

Si lasciava il paese d’origine con pochi bagagli, spesso dopo aver venduto o abbandonato quello che si possedeva. Il viaggio verso le Americhe poteva durare settimane e, una volta arrivati, iniziava una vita completamente nuova.

Lingua, lavoro, abitazione, rapporti sociali: quasi tutto doveva essere ricostruito.

Eppure, lentamente, nacquero quartieri, associazioni, società di mutuo soccorso, giornali, scuole, circoli e comunità. Gli emigranti non portarono soltanto la loro forza lavoro. Portarono lingua, tradizioni, cucina, musica, religione e un modo particolare di vivere la comunità.

È così che l’emigrazione è diventata anche una parte della storia dei Paesi che hanno accolto gli italiani.

Dall’emigrazione di massa agli italiani di oggi

La realtà è profondamente cambiata.

L’italiano che oggi vive all’estero non è necessariamente il lavoratore che parte con una valigia per non tornare più. Può essere un professionista, un imprenditore, un pensionato, uno studente, un ricercatore oppure un giovane che decide di trascorrere alcuni anni fuori dall’Italia.

La mobilità è diventata più semplice e i collegamenti con il Paese d’origine sono molto più forti.

Internet permette di mantenere quotidianamente rapporti con familiari e amici rimasti in Italia. I voli internazionali consentono di tornare periodicamente. Le nuove generazioni possono conservare la cittadinanza e, contemporaneamente, sentirsi profondamente legate al Paese nel quale sono nate.

Ma la distanza continua a esistere.

Essere italiani lontano dall’Italia

È proprio questa la realtà che riguarda oggi milioni di persone.

Gli italiani residenti all’estero non costituiscono una comunità omogenea. C’è chi è partito da pochi mesi e chi vive fuori dall’Italia da decenni. Ci sono famiglie emigrate tre generazioni fa e giovani che hanno appena iniziato una nuova esperienza professionale.

Quello che li accomuna è però il rapporto con un Paese che continua a rappresentare una parte della loro identità.

La Farnesina, raccontando la storia dell’emigrazione italiana, sottolinea come il fenomeno continui ancora oggi sotto forme diverse rispetto alla grande emigrazione del passato.

Una parola che cambia significato

È quindi interessante rileggere la Giornata del Migrante anche da questa prospettiva.

Oggi il termine migrante viene spesso utilizzato per indicare chi arriva in un altro Paese. Ma, nella sua definizione più ampia, indica semplicemente una persona che si sposta da un luogo all’altro, spesso per costruire una nuova vita.

Gli italiani hanno conosciuto questa esperienza sulla propria pelle.

Per questo la storia dell’emigrazione italiana può aiutare anche a comprendere meglio il fenomeno migratorio contemporaneo, senza confondere situazioni storiche completamente diverse. Le condizioni dell’emigrazione italiana di ieri non sono quelle delle migrazioni forzate di oggi, ma esiste un elemento comune: lasciare un luogo conosciuto per affrontare l’incertezza di un altrove.

La memoria degli emigranti

Oggi gli italiani nel mondo sono parte integrante della presenza internazionale dell’Italia.

Le loro associazioni, i Com.It.Es., le istituzioni culturali e le comunità locali mantengono legami con il Paese d’origine. In molti casi sono proprio queste comunità ad aver conservato tradizioni che in Italia sono cambiate o scomparse.

Dalla Repubblica Dominicana all’Argentina, dagli Stati Uniti all’Australia, dal Canada al Venezuela, la presenza italiana racconta quindi una storia che non si è conclusa con la partenza delle generazioni precedenti.

È una storia ancora viva.

E forse è proprio questo il motivo per cui, parlando oggi di migranti, vale la pena ricordare anche quando i migranti eravamo noi.