Basilicatë ovvero la cultura lucana nel mondo

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20basalicateUn progetto sulla cultura lucana nel mondo. È Basilicatë, scritto così, al plurale, con la dieresi sull’ultima lettera, per esprimere le variazioni che si producono nella tradizione culturale ad opera dei migranti. Non solo una Basilicata, dunque, ma tante quante sono le forme con cui viene celebrata nel mondo. Il progetto, presentato ieri in una conferenza stampa, documenta l’integrazione della cultura lucana nei paesi che hanno accolto gli emigrati lucani oltreoceano, con un focus su Uruguay, Argentina e Stati Uniti. Il processo di ricerca prevede una serie di attività performative e di dialogo costruite su quattro temi che descrivono le caratteristiche della cultura lucana all’estero: il linguaggio, la cucina e la gestualità, gli spazi domestici e i riti religiosi nello spazio pubblico e si avvale della collaborazione delle comunità lucane di New York, Buenos Aires e Montevideo.
Basilicatë è realizzato dalla Federazione dei circoli e delle associazioni dei lucani in Piemonte, promosso e finanziato dalla Regione Basilicata con il Fondo per lo Sviluppo e coesione, con il coordinamento scientifico del Centro dei Lucani nel Mondo Nino Calice e l’ausilio di realtà lucane d’eccellenza sul piano della ricerca, delle relazioni internazionali e della comunicazione.
Una mostra itinerante toccherà da agosto a novembre New York, Buenos Aires, Montevideo e Torino e sarà il modo per aprire i documenti prodotti al più ampio pubblico possibile prima che vengano acquisiti dal Centro dei Lucani nel Mondo Nino Calice, dove costituirà parte del percorso del Museo dell’Emigrazione Lucana di Lagopesole. E a Lagopesole l’11 e 12 aprile si terrà un incontro internazionale con tutti i rappresentanti delle comunità e i direttori dei musei coinvolti.
Alla conferenza è intervenuto il presidente del Consiglio regionale, Carmine Cicala. “Un popolo che non conosce la propria storia – ha detto – è un popolo che non ha futuro. Perciò abbiamo accolto con grande entusiasmo questa iniziativa, collegandola alla rete internazionale di comunità lucane nel mondo, molte delle quali sono particolarmente attive nella diffusione della cultura e dei valori della Basilicata. Parliamo di oltre 140 associazioni di lucani diffuse nei cinque continenti – ha ricordato Cicala – che esprimono e che conservano valori ben ancorati”.
“La lucanità è un valore – ha rimarcato il capo di gabinetto del presidente della Giunta, Michele Busciolano, attuale dirigente dell’Ufficio sistemi culturale – che questo progetto riesce ad esaltare. I lucani, dovunque sono andati, sono riusciti a distinguersi per l’impegno e la tenacia, proprio per quei valori che sono parte integrante della nostra cultura”.
Basilicatë è promosso dalla Federazione dei Circoli e delle Associazioni dei lucani in Piemonte, che vanta un’attività ventennale e una fortissima partecipazione di comunità. “Vivo in Piemonte da 54 anni”, ha affermato il presidente Rocco Sabia. “Ho iniziato a lavorare come operaio e concluso la mia carriera come dirigente d’azienda. Non ho mai, però, dimenticato la nostra Lucania. Ringrazio la Regione per averci affidato questo progetto, che ci fa conoscere in tutto il mondo. Per me è un motivo di orgoglio personale”.
Per Mimì Coviello, coordinatrice del Comitato scientifico del Centro dei Lucani nel Mondo Nino Calice, “la forza di questo progetto è nella costruzione di legami e di relazioni. Lo scopo è proprio comprendere come mantenere questo legame con le radici che va alimentato con un nuovo approccio e nuovi linguaggi per poter consentire alle nuove generazioni di capire le loro radici e di saperle custodire con cura. Nel corso di questo anno di lavoro e di collaborazione stretta tra la Federazione e il Centro dei Lucani nel Mondo Nino Calice, le relazioni – ha continuato – si sono intensificate, nuove ne sono state costruite. Il progetto è partito a novembre con un viaggio di presentazione del progetto e delle finalità di questo alle comunità, alle istituzioni e ai partners, sta continuando proprio in questi giorni con laboratori a New York, a Buenos Aires e Montevideo. Si concluderà a Genova, al museo dell’emigrazione a ottobre 2024 con la presentazione di una pubblicazione che sta già raccogliendo contributi di grande spessore”. (aise) 




Brasile. Oggi si celebrano i 150 anni dell’immigrazione italiana

il 21 febbraio italia e brasile celebrano il 150° anniversario dellimmigrazione italiana immagine16

il 21 febbraio italia e brasile celebrano il 150° anniversario dellimmigrazione italiana immagine16L’Ambasciatore Cortese, alla presenza del Vice Ministro degli Esteri Cirielli, aprirà le celebrazioni a “Palazzo Italia” di Rio de Janeiro. Verrà presentato il logo ufficiale del 150° anniversario . Inaugurazione del “Polo Culturale ItaliaNoRio – Arte, Design, Innovazione e Gastronomia” e della  mostra fotografica “Dell’architettura – l’influenza italiana nella formazione del paesaggio carioca”, curata dall’Istituto Italiano di Cultura di Rio.

Il 21 febbraio 2024 Italia e Brasile celebrano il 150° anniversario dell’immigrazione italiana. La ricorrenza del 21 febbraio è stata stabilita dal Parlamento brasiliano che lo ha indicato come “Dia Nacional do Imigrante italiano”, prendendo come riferimento l’avvenimento dello sbarco a Vitória in quel giorno del 1874, di circa 380 italiani partiti da Genova a bordo del vapore “Sofia”.  Nel giorno dell’anniversario e nel proseguo dell’anno, la Rete diplomatico-consolare italiana in Brasile organizzerà numerosi eventi tematici, per rimarcare il forte legame di vicinanza tra i due Paesi e l’importante contributo che la comunità italiana ha dato negli anni alla formazione della società brasiliana moderna. L’Ambasciatore Alessandro Cortese, alla presenza del Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, on. Edmondo Cirielli, aprirà le celebrazioni presso il “Palazzo Italia” di Rio de Janeiro.  Nel corso della cerimonia verrà presentato il logo ufficiale del 150° anniversario e inaugurato il “Polo Culturale ItaliaNoRio – Arte, Design, Innovazione e Gastronomia”, nonché la mostra fotografica “Dell’architettura – l’influenza italiana nella formazione del paesaggio carioca” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, che resterà aperta fino al 26 aprile. (Inform)




Odoguardi (MAIE): «Serve un ministero per gli italiani all’estero»

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odoguardivertSabato scorso a Città del Messico, prima dell’inizio del 1º Congresso Nazionale del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), il vicepresidente del partito, l’imprenditore Vincenzo Odoguardi, ha concesso un’intervista a Puntodincontro.

Vicepresidente, chi verrà a questo congresso del MAIE in Messico?

Il MAIE è presente capillarmente in tutto il Centro America, Sud America, Nord America e i Caraibi. Al congresso verranno i rappresentanti del Movimento quasi esclusivamente per il Messico. Ho visto persone provenienti dalla Repubblica Dominicana e dal Guatemala, ma tendenzialmente è stato programmato soltanto per il Messico. Parteciperanno circa 12 rappresentanti delle varie province del Paese e successivamente avremo un incontro con il pubblico, con la comunità italiana. Stimiamo che ci accompagneranno circa 200-250 persone e risponderemo alle loro domande per riuscire ad andare avanti nella burocrazia politica, un problema che rende difficili le cose in Italia e quasi impossibili quando le si vuole fare dall’estero. Ma è proprio in questi frangenti dove noi ci inseriamo, cercando di aiutare le nostre collettività a risolvere le loro difficoltà, diverse e particolari in ognuno dei casi.

Lo Stato italiano dal punto di vista finanziario si trova già da anni in una situazione complicata a causa del costo dell’elevato debito pubblico. In questo contesto, stanziare fondi per gli italiani all’estero, che non sono contribuenti, può non essere considerato prioritario. Come si può risolvere la situazione?

Rispondo in un modo differente. Gli italiani all’estero iscritti all’AIRE sono circa 7 milioni. Gli italiani all’estero con il passaporto sono circa 60 milioni. I loro discendenti sono circa 200 milioni. Riferendoci ai 60 milioni con il passaporto, non necessariamente iscritti all’AIRE, consideriamo che ognuno di loro acquista prodotti del Bel Paese, di carattere enogastronomico, ma non solo, spendendo —diciamo— 1.000 dollari all’anno. Stiamo parlando di una spesa complessiva di 60 miliardi di dollari annui. Questo è quello che vale per il governo la comunità italiana all’estero. Noi spingiamo ogni anno sui prodotti dello Stivale quanto una finanziaria politica.

Presentare gli italiani all’estero come una potenza di carattere economico per il consumo mondiale dei prodotti Made in Italy è ovviamente corretto, ma non è un punto che viene sottolineato frequentemente. Non dovrebbe essere risaltata più spesso e con più forza questa caratteristica?

È vero, si dovrebbe e si potrebbe. Le problematiche degli italiani nel mondo sono complicate e molte volte di difficile soluzione. Noi abbiamo grossi problemi con la cittadinanza, con i servizi consolari, con le attività. Ci sono comunità che hanno difficoltà con l’assicurazione sanitaria, mentre per altre la lingua è il fattore a risolvere. Le particolarità variano da Paese a Paese, dal Nordamerica al Sud America, dall’Europa all’Australia, e così via. Riuscire a mettere insieme una politica comune per i nostri connazionali all’estero è abbastanza complicato. Non dimentichiamo poi che i partiti politici tradizionali che sono stati e sono al governo hanno già i loro problemi da risolvere all’interno dei confini nazionali, quindi i 7 milioni di iscritti all’AIRE, che quelli che contano per il governo italiano, risultiamo essere una forza non efficace per avere delle direttive politiche atte a risolvere i problemi che riscontriamo tutti i giorni.

La struttura di rappresentanza degli italiani all’estero è composta da esponenti prettamente politici, senatori e deputati, da organizzazioni civili nella maggior parte dei Paesi, i Comites, e da un gruppo che funge da ponte e consulente, il CGIE. Sono tutte necessarie queste istituzioni? Funzionano bene insieme o è necessario rivederle?

Probabilmente ha ragione. Parliamo del Messico, ma anche della ripartizione America Settentrionale e Centrale. 22 Paesi. È impossibile mettere insieme una strategia per questo numero di nazioni, dove abbiamo due deputati, una senatrice, alcuni rappresentanti del CGIE e i Comites. È assolutamente impensabile che la struttura così come è stata montata sia sufficientemente amplia o preparata per risolvere le problematiche di tutte le comunità italiane della ripartizione. Una senatrice per 22 Paesi… Quanti senatori ci sono in Italia per ogni Regione? Inoltre i Comites molte volte hanno le mani legate, non sono organi esecutivi. Quale potrebbe essere una risposta adeguata? Una possibile soluzione? Il ministero per gli italiani all’estero, che si occupi esclusivamente dei nostri connazionali nel mondo e delle loro varie esigenze. Un vero ministero potrebbe iniziare a risolvere tutte queste problematiche.

Quali sono i programmi del MAIE per il Messico e come possono essere più incisivi degli sforzi che sono stati fatti finora per appoggiare gli italiani in questo Paese?

Mi piacerebbe sapere quali sono stati gli sforzi fatti finora, io ne ho visti ben pochi. Come MAIE noi esistiamo perché esistono gli italiani all’estero. Non abbiamo altri punti in agenda che non siano gli italiani all’estero. Non abbiamo punti in agenda all’interno del territorio nazionale italiano, perché il MAIE è nato all’estero per le comunità italiane nel mondo. Questa definizione dovrebbe far capire fin dove vogliamo spingerci. In Messico in modo particolare, perché ha un estensione territoriale enorme e quindi comunità sparse nel Paese, noi continuiamo a formarci capillarmente per raggiungere tutti e la prima cosa che vogliamo capire sono le necessità dei nostri connazionali qui residenti. Probabilmente non sono profondamente diverse da quelle delle altre collettività: servizi consolari, certificati, cittadinanze e aspetti burocratici. Su questi punti inizieremo a sondare, insieme al governo, che vie potremo intraprendere per toccare la punta dell’iceberg. È un discorso che non si riuscirà a risolvere in quattro anni di estensione di una legislatura e di un esecutivo, è semplicemente il principio che ci permetterà, con il tempo, di arrivare alla base, al fondo di questo iceberg. Una delle possibili soluzioni, e questo è un nostro punto fisso, è la costituzione del ministero per gli italiani all’estero.

Foto: Victor Sokolowicz

da puntodincontro.mx




Brasile, il 3 marzo messa dei Piemontesi nel Mondo a San Paolo

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logo associazione piemontesi nel mondo immagine10Messa dei Piemontesi nel Mondo a San Paolo del Brasile il prossimo 3 marzo. “Come è ormai consuetudine, la prima domenica di marzo, le Associazioni Piemontesi nel Mondo di São Paolo e São Roque  si attivano affinché la Santa Messa, celebrata in lingua italiana, sia anche motivo di incontro della nostra collettività”, spiegano Giovanni Manassero  e Remo Lovisolo, presidenti dell’Associazione Piemontesi nel Mondo di San Paolo e di San Roque, dando appuntamento a domenica 3 marzo alle ore 11, nella chiesa Nossa Senhora da Paz, Rua do Glicério, 225 – S.Paulo. La messa verrà celebrata da Padre Paolo Parisi. “Durante la cerimonia, con rappresentanti delle Associazioni d’Arma, saranno ricordati i morti di tutte le guerre nella figura del Principe Amedeo di Savoia,  Duca d’Aosta” aggiungono Manassero e Lovisolo invitando gli associati e i simpatizzanti a partecipare numerosi alla messa e ad un atto di solidarietà donando alimenti (non deperibili) per gli assistiti della Parrocchia. (Inform)




Mobilità tra territori e Paesi: convegno a Trento con la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

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mobilita tra territori e paesi convegno a trento con la presentazione del rapporto italiani nel mondo immagine9La mobilità tra regioni e tra Paesi è una scelta che sempre più giovani, anche qualificati, vedono come un’opportunità per aprirsi al mondo, realizzarsi, acquisire nuove competenze e fare esperienze lavorative e personali. Ma è un fenomeno che non riguarda solo loro: ci sono anche scelte di vita che coinvolgono altre fasce di popolazione. Il Trentino, inoltre, è un territorio che vede ancora crescere la sua popolazione, nonostante il saldo naturale negativo. Se ne è parlato ieri, presso la sala Belli del palazzo della Provincia, dove sono stati presentati i contenuti del Rapporto Italiani nel Mondo 2023 della Fondazione Migrantes nell’ambito dell’appuntamento “Nuova mobilità dal Trentino all’estero – Rilevanza ed effetti sul territorio”.

Giovanni Gardelli, dirigente generale Provincia autonoma di Trento, ha evidenziato in apertura come il tema trattato nell’incontro fosse di grande attualità e importanza anche per il confronto sulle politiche di sviluppo e sull’attrattività del territorio. Delfina Licata – sociologa delle migrazioni e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes – ha presentato i principali contenuti del RIM che, ha ricordato, è nato nel 2006. Complessità, ha spiegato, è la parola che descrive attualmente il fenomeno della mobilità italiana. Ha fornito alcuni dati: nel 2023 gli italiani iscritti all’Aire erano 5.933.418; presenti soprattutto in Europa (54,7%) e America, ma anche in misura minore in tutti gli altri continenti. In Argentina, Germania, Svizzera, Brasile, Francia, Regno Unito e Stati Uniti ci sono le comunità di italiani più numerose. Le regioni con il maggior numero di partenze sono Sicilia, Lombardia, Campania, Veneto, Lazio e Calabria. Si parte, ha spiegato Licata, anche dalle regioni italiane dove vi sono università prestigiose o dove le persone hanno fatto già un’esperienza di migrazione per motivi di studio o lavoro provenendo da altri territori. Dal 2006 al 2023 la presenza strutturale italiana all’estero è cresciuta del 91%. La comunità italiana all’estero sta ringiovanendo. Negli stessi anni si registra un aumento del 188% degli iscritti all’Aire che hanno tra 18 e 40 anni; sono cresciuti del 78,3% i minori e del 175% i nati all’estero. Si tratta, ha evidenziato Licata, di una comunità che cresce. Nell’ultimo anno le partenze hanno interessato in misura maggiore i giovani dai 18 ai 34 anni di età ma sono in aumento anche gli anziani.

La situazione trentina è stata approfondita da Vincenzo Bertozzi, dirigente dell’Ispat. Fino agli anni ’40, ha spiegato, il Trentino era terra di emigrazione, successivamente il trend si è invertito. Dagli anni ‘90 si sono registrati un saldo naturale e un saldo migratorio positivi. Dal 2015 il saldo naturale è diventato negativo e il saldo migratorio pur positivo si è ridotto. Trentino e Alto Adige, ha spiegato Bertozzi, sono comunque tra i territori che vedono crescere la popolazione. Bertozzi ha fornito alcuni dati. I movimenti con le altre regioni italiane, come iscrizioni e cancellazioni dall’anagrafe, rappresentano il 70% circa del totale. In entrata si tratta prevalentemente di spostamenti di breve raggio. Anche le cancellazioni dall’anagrafe in Trentino riguardano in particolare movimenti verso le regioni limitrofe, ma non solo. I cittadini italiani che hanno lasciato il Trentino per altre regioni sono stati circa 3000 nel 2022. Nello stesso anno sono state circa 1000 le persone che si sono cancellate dall’anagrafe trentina per andare all’estero. Tra i nuovi iscritti in Trentino metà arrivano dalle regioni europee ma una zona di partenza è anche il Sudamerica. Chi si cancella dall’anagrafe trentina si dirige verso regioni europee per il 77%, scegliendo in particolare Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera, Spagna. Tra le mete preferite vi sono anche America del sud e del nord. Poco meno del 60% delle persone che si cancellano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all’estero ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni (meno del 50% nel caso dei trasferimenti verso altre regioni italiane), mentre meno del 20% ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni. Se all’inizio del periodo osservato (2012) circa il 50% delle persone che si cancellavano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all’estero possedevano un titolo di studio basso, negli anni più recenti questa percentuale si è ridotta considerevolmente arrivando al 30% circa mentre è quasi raddoppiata la quota di cancellati in possesso di un titolo di studio elevato, che arriva a circa il 37% nel 2021.

Sabrina Berlanda, ricercatrice Senior della Fondazione Franco Demarchi, ha presentato l’indagine sulla Mobilità Transnazionale Giovanile in Trentino sul tema “Orizzonti Globali, Radici Locali”. Obiettivo dell’indagine è ampliare la conoscenza e la comprensione del fenomeno della nuova mobilità, esaminandolo mediante l’intreccio tra conoscenza scientifica e l’esperienza vissuta in prima persona da alcuni protagonisti. Per realizzare l’indagine, ha spiegato, si raccolgono le disponibilità a portare la propria testimonianza di persone che per il loro lavoro o la loro storia di vita conoscono il tema delle migrazioni trentine, o di persone che si sono trasferite all’estero (dal 2009 in poi) e che all’epoca della partenza avevano tra i 18-34 anni, o ancora di persone che vivono in Trentino ma sono coinvolte dagli effetti che derivano dalla partenza dei/delle giovani (es. famiglie, amici e altri membri della comunità).  Berlanda è intervenuta inoltre sul tema della mobilità giovanile evidenziando la complessità del fenomeno. Oggi ci si sposta più facilmente da un paese all’altro. La mobilità rappresenta uno snodo cruciale intorno a cui molti giovani riorganizzano la costruzione del lavoro, dei rapporti familiari, del proprio senso d’identità culturale e della cittadinanza. Oggi si assiste, ha aggiunto, ad un progressivo affermarsi dell’ideale di una cittadinanza europea. I giovani che vivono all’estero tendono però a mantenere forti legami con l’ambiente di origine. All’idea della mobilità obbligata, ha aggiunto, si aggiunge ora una visione della mobilità come naturale, per generazioni abituate a viaggiare e con un’identità internazionale e plurilingue. La nuova mobilità è vista dunque come un valore e un’opportunità da incentivare, che se da una parte comporta costi, offre nuove risorse in termini di riorganizzazione e cambiamento, crescita e sviluppo di competenze, esperienze, connessioni e relazioni.

Del tema “Territori e migrazioni tra passato e presente” ha parlato, in collegamento, Edith Pichler,  consultrice e docente di Sociologia delle migrazioni dell’Università di Potsdam. Le mete di oggi, ha spiegato, sono per lo più metropolitane e urbane. Le reti sociali inoltre sono caratterizzate anche dalla dimensione virtuale. Non si parte, ha spiegato, solo da zone dove c’è un malessere economico ma spesso per ragioni legate all’affermazione professionale o per fare esperienze. All’incontro sono intervenuti anche Francesco Bocchetti dell’Associazione Trentini nel Mondo, che ha parlato degli incontri “Generazioni in mobilità” e Mauro Verones dell’Unione delle Famiglie Trentine all’estero che ha illustrato il progetto “Oriunde”. L’appuntamento è stato moderato da Ileana Olivo, dirigente dell’Umse coesione territoriale valorizzazione capitale sociale trentino all’estero.(Migrantes Online/Inform)




I veneti assoluti protagonisti dello sviluppo del Brasile

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20brasileSono stati presentati la scorsa settimana, a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, gli eventi commemorativi della Giornata Nazionale Brasiliana dell’Emigrazione Italiana, che si celebrerà il domani, 21 febbraio, a Roma, presso l’Ambasciata del Brasile in Italia. Presente a Venezia anche Renato Mosca de Souza, ambasciatore del Brasile in Italia.
Il Presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, ha portato i saluti istituzionali sottolineando “l’importanza della celebrazione, fissata dalla Repubblica Federale del Brasile nella data del 21 febbraio, per ricordare l’inizio della Grande Migrazione che, nel volgere di pochi anni, vide milioni di italiani protagonisti dello sviluppo dello Stato brasiliano: tra gli emigranti, il ruolo dei Veneti fu impressionante. Oggi, non a caso, in Brasile risiede la più grande collettività di italo brasiliani al mondo, stimata in circa 32 milioni di persone, cui si aggiungono circa 730.000 cittadini con passaporto italiano. Le concentrazioni più importanti di italofoni, in maggioranza di lingua veneta, si individuano negli stati del Rio Grande do Sul, Santa Caterina, Paranà, Espirito Santo e a San Paolo”.
“A tutt’oggi, – ha ricordato Ciambetti – le comunità venete più numerose sono insediate prevalentemente negli Stati brasiliani di Rio Grande do Sul e Santa Caterina, a Curitiba, capitale del Paranà, oltre che nei Comuni di Santa Teresa e Venda Nova do Migrante nell’Espirito Santo, ove si parla diffusamente il ‘Talian’, cioè il veneto-brasilero, che nel 2009 è stato dichiarato parte del patrimonio linguistico negli Stati del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina, nonché lingua co-ufficiale, insieme al portoghese, nel comune riograndense di Serafina Corrêa, la cui popolazione è al 90% di origine italiana. Nel 2014, il ‘Talian’ è stato dichiarato parte del patrimonio culturale del Brasile e secondo la stima divulgata in quella occasione, il veneto brasiliano sarebbe parlato da circa 500.000 persone in 133 città. Nei fatti, tra il ‘Talian’ è ufficialmente la seconda lingua più parlata in Brasile”.
“Ma questi numeri poco dicono della Grande Emigrazione e della vita difficile e complessa delle nostre comunità”, ha precisato il Presidente del Consiglio veneto. “La stessa data scelta per celebrare il contributo dato dagli emigranti narra di una vicenda, l’arrivo dei primi 386 coloni da Trentino e Veneto organizzati da Pietro Tabacchi, che ha risvolti amari”.
“La giornata – ha ricordato Ciambetti – è stata istituita con la Legge n. 11.687 del 2 giugno 2008, firmata dall’allora Vicepresidente della Repubblica José de Alencar. Si celebra ogni anno il 21 febbraio in ricordo del viaggio, tra gennaio e febbraio del 1874, della nave ‘La Sofia’, armata da Pietro Tabacchi per trasportare da Genova 386, tra veneti e trentini, nello Stato di Espírito Santo, evento che simboleggia l’inizio del processo di migrazione di massa degli italiani in Brasile, pur preceduti da arrivi più limitati in diversi altri Stati del Paese. Quel primo grande viaggio si concluse amaramente per il suo organizzatore: proprio a pochi chilometri dalla fazenda di Pietro Tabacchi, c’era la colonia di S. Leopoldina dove nacquero le disgrazie dell’imprenditore trentino. I suoi coloni, dapprima si ribellarono, poi qualcuno chiese la protezione del governo, altri se ne andarono alla chetichella. Dopo alcuni mesi di disavventure continue, Pietro Tabacchi morì di crepacuore. Tuttavia, la strada dei coloni veneti era stata aperta. La grande migrazione veneta viene così fatta risalire al 1875, pochi anni dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, con la nostra terra colpita da una crisi economica devastante mentre gli agenti brasiliani propagandavano le grandi opportunità della colonizzazione degli Stati del Brasile meridionale, e della Sierra del Rio Grande, spingendo così gli abitanti di intere cittadine del Veneto a cercare miglior vita al di là dell’Oceano. In quasi 150 anni, non si sono mai spezzati i legami tra i coloni che giunsero dapprima nelle due colonie del Rio Grande do Sul di Conde dÉu e Dona Isabel, oggi Garibaldi e Bento Gonçalves, create dalle autorità brasiliane, a cui si aggiunsero poi la colonia di Nova Palmira, attualmente Caxias do Sul e, nel 1877, la quarta colonia battezzata Silveira Martins, creata vicino a Santa Maria”.
“Non possiamo dimenticare le fatiche, i sacrifici, i dolori sopportati dai nostri emigranti che, come recita una bella canzone dell’emigrazione veneta, hanno realizzato Paesi e Città e fatto degli Stati del Sud il vero motore dell’economia brasiliana, né più, né meno, di quanto il Veneto non sia per l’Italia – ha concluso Roberto Ciambetti – Infatti, che ci si trovi nel Rio Grande do Sul, in Paranà, a Curitiba, soprattutto nel quartiere di Santa Felicita, nello Stato di Santa Caterina, ma anche a San Paolo, è difficile non ritrovare modelli e stili di vita tipicamente veneti. Durante la parentesi del fascismo, purtroppo, le nostre comunità furono costrette a non parlare la loro lingua e a mutare persino i nomi delle città che avevano fondato: Nova Vicenza, ad esempio, ancora oggi si chiama Farroupilha, anche se ciò può riempirci d’orgoglio visto che questo nome brasiliano ci parla della guerra per l’indipendenza del Rio Grande passata alla storia con il nome di guerra dei Farrapos, o rivoluzione farroupilha, la rivolta degli straccioni. Proprio nel periodo della Seconda Guerra Mondiale le vessazioni contro le comunità italiane in Brasile furono notevoli, pur tuttavia le nostre comunità seppero resistere anche a questa sfida ed è importante ricordare che al termine della Guerra, il governo brasiliano volle erigere a Caxias do Sul il monumento nazionale per l’Immigrato, che si trova all’ingresso della città. Nel 1950 venne posata la prima pietra, per volere del presidente Eurico Gaspar Dutra, per onorare gli immigrati italiani in Brasile. Nel 2008, poi, l’istituzione della Giornata che celebra l’inizio della Grande Migrazione, che viene onorata in maniera importante dal governo brasiliano e dall’Ambasciata brasiliana a Roma, e oggi l’ambasciatore Renato Mosca de Souza rinnova questa tradizione cha ha un fortissimo valore culturale ma anche economico, visti gli importanti rapporti tra l’Italia e il Brasile. E sono veramente tante le storie dei veneti-brasiliani, storie anche di grandi successi, come quella della Tramontina, una delle più importanti società fondata nel 1911 da Enrico e Valentin Tramontina, emigranti veneti, oggi azienda leader mondiale con oltre 10 mila dipendenti, dieci stabilimenti distribuiti nel vasto territorio del Brasile, dove si producono ben 17 mila differenti articoli e, nella sola sede principale di Carlos Barbosa, la bellezza di un milione e 700 mila pezzi al giorno e con distribuzione e vendita in 120 Stati. Di storie così ce ne sono molte, ma noi siamo chiamati a ricordare il valore dei nostri Emigranti e come essi seppero, pur tra mille difficoltà, essere alla base dello sviluppo del benessere in queste terre lontane, dalle quali non ci divide un oceano ma ci unisce un mare d’affetto. Del resto, i Veneti si sono sempre fatti apprezzare in tutto il Mondo per la loro grande cultura del lavoro e il forte senso della famiglia che li caratterizza. Ringrazio in particolare l’ambasciatore brasiliano a Roma e l’intero Stato del Brasile per la grande sensibilità che stanno dimostrando in ordine alle celebrazioni per i 150 anni dall’inizio dell’emigrazione italiana in Brasile”.
L’Ambasciatore brasiliano a Roma, Renato Mosca de Souza, ha quindi anticipato che “la serata del 21 febbraio, presso la nostra ambasciata a Roma, aprirà le celebrazioni per il 150° anniversario dell’immigrazione italiana in Brasile. È la prima volta che organizziamo questo momento conviviale, vista l’importanza della ricorrenza. Favoriremo così il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Italia e Brasile, che sono già ottimali. Ci lega assieme, infatti, da sempre, un importante legame storico, culturale ed economico. Ci unisce un legame di sangue indissolubile. Ringrazio quindi la Regione del Veneto per il sostegno, il patrocinio e l’ospitalità”.
Jesusleny Gomes, imprenditrice, dopo aver confidato di avere “il cuore egualmente diviso a metà, tra Brasile e Italia”, ha spiegato che alla serata celebrativa di domani “saranno presenti i rappresentanti delle diverse Confraternite enogastronomiche venete, che proporranno le numerose eccellenze enologiche e gastronomiche della Regione. In particolare, saranno protagonisti assoluti i prodotti gastronomici e i vini provenienti da tutto il territorio veneto, rappresentati dalle Confraternite e dai loro produttori. Inizieremo con l’aperitivo, e quindi con il Prosecco Valdobbiadene DOCG, che è il re dei vini in Veneto, ma proporremo anche il Durello, il Chiaretto del Lago di Garda. Passeremo poi ai primi piatti, che saranno accompagnati dal Soave e dal Valpolicella, per chiudere con il Recioto. D’altra parte, i veneti hanno portato in Brasile l’arte di fare il vino. Noi brasiliani siamo molto bravi, ma in campo enologico abbiamo sicuramente ancora tanto da imparare dal Veneto. L’obiettivo della serata è ampliare ancora di più il rapporto, culturale, sociale ed economico, tra Italia e Brasile. Le Confraternite tramandano con molta passione e sapienza le tradizioni venete legate al cibo e al vino. Sarà quindi un grande momento conviviale, caratterizzato dalla significativa presenza di Veneti”.
In rappresentanza delle diverse Confraternite, è intervenuto Pietro Leopoldo Ramponi: “Per l’occasione, abbiamo riunito le varie Confraternite, come è del resto nel loro spirito, visto che viaggiano assieme e poi, ovviamente, ciascuna presenta il proprio prodotto. In particolare, porteremo alla serata celebrativa i vini del territorio, anche perché i Veneti sono stati tra i primi ad arrivare in Brasile e questo ci fa molto onore. Quindi, saremo presentì con il Soave, il Durello, il Valpolicella, il Cartizze, che non può mancare, il Recioto, e con i nostri piatti tradizionali storici del periodo, che i brasiliani peraltro amano moltissimo: dal Broccoletto di Custoza ai nostri quattro Radicchi rossi”. (aise) 




Trasferirsi in Costa Rica: le ultime novità in tema di residenza e investimenti stranieri

trasferirsi in costa rica le ultime novita in tema di residenza e investimenti stranieri in un seminario online organizzato dalla camera di commercio italo costaricense immagine2

trasferirsi in costa rica le ultime novita in tema di residenza e investimenti stranieri in un seminario online organizzato dalla camera di commercio italo costaricense immagine2“Trasferirsi in Costa Rica: le ultime novità in tema di residenza e investimenti stranieri”: seminario online il 22 febbraio (ore 10:30 Costa Rica – ore 17:30 Italia) organizzato dalla Camera di Industria e Commercio Italo-Costaricense.  Alla luce delle recenti modifiche a leggi e regolamenti in materia di residenza ed investimenti esteri, il socio della Camera Blue Zone Legal – rappresentato dalla Dott.sa Cristina Guerrini – illustrerà tutte le novità più rilevanti. Porterà il saluto ai partecipanti l’Ambasciatore d’Italia Alberto Colella.  Interverrà il Console d’Italia Cristina Diazzi che parlerà dei servizi consolari per i connazionali in Costa Rica.




Fabrizio Petri nuovo Ambasciatore in Uruguay

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fabrizio petri e il nuovo ambasciatore a montevideo immagine11“Sono fiero di rappresentare l’Italia in Uruguay, terra che storicamente ha accolto l’emigrazione italiana e con un futuro promettente di opportunità da cogliere e coltivare. Farò leva sui consolidati rapporti bilaterali per sfruttare ancor più intensamente il potenziale di crescita delle nostre relazioni”.  Così Fabrizio Petri, che oggi ha assunto l’incarico di Ambasciatore d’Italia a Montevideo, Uruguay. Fabrizio Petri è nato ad Ancona l’11 ottobre 1962. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna nel 1986. In seguito ad esame di concorso  è nominato Volontario nella carriera diplomatica, 13 febbraio  1989. Dal 14 novembre 1989 è  alla Direzione Generale  Cooperazione allo Sviluppo. Comandato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Segretariato Generale dal 13 febbraio 1990. Secondo segretario a New Delhi, dal 1° luglio 1992 viene confermato nella stessa sede con funzioni di Primo segretario il 1° gennaio 1994. Dal 15 aprile 1996 è Primo segretario commerciale a Parigi . Confermato nella stessa sede con funzioni di Consigliere commerciale il 1° settembre 1999.

Dal 27 aprile 2000 è alla Direzione Generale Paesi Europa  e dal  9 febbraio 2004 è incaricato di svolgere le funzioni di Capo Uff. II del Cerimoniale della Repubblica . Dal 2 luglio 2004 Consigliere di ambasciata, dal 6 settembre 2004 è Capo Uff. II del Cerimoniale. Il 18 luglio 2005 assume alla Unità di Coordinamento della Segreteria Generale. Alle dirette dipendenze del Capo del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica; dal 20 marzo 2008 è Capo della Delegazione del Ministero Affari Esteri per la Presidenza Italiana del G8. Nel gennaio 2011 è niminato Ministro plenipotenziario Alle dirette dipendenze del Direttore Generale per l’Amministrazione, l’Informatica e le Comunicazioni dal 18 luglio 2013. Alle dirette dipendenze del Direttore Generale per la Mondializzazione e le Questioni globali dal 15 ottobre 2014. Alle dirette dipendenze del Direttore Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza, dal 1° luglio 2016. Il 1° settembre 2016 è nominato Presidente del Comitato Interministeriale dei Diritti Umani, e dal 10 novembre 2021 è anche Inviato Speciale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per i Diritti Umani delle persone LGBTIQ+. Dal 19 febbraio è Ambasciatore d’Italia in Uruguay. Nel 2006 è stato nominato Cavaliere ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. (Inform)




“Nuova mobilità dal Trentino all’estero – Rilevanza ed effetti sul territorio”, Migrantes presenta il rapporto

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downloadLa mobilità tra regioni e tra Paesi è una scelta che sempre più giovani, anche qualificati, vedono come un’opportunità per aprirsi al mondo, realizzarsi, acquisire nuove competenze e fare esperienze lavorative e personali. Ma è un fenomeno che non riguarda solo loro: ci sono anche scelte di vita che coinvolgono altre fasce di popolazione. Il Trentino, inoltre, è un territorio che vede ancora crescere la sua popolazione, nonostante il saldo naturale negativo. Se ne è parlato ieri (13 febbraio, ndr) presso la sala Belli del palazzo della Provincia, dove sono stati presentati i contenuti del Rapporto Italiani nel Mondo 2023 della Fondazione Migrantes nell’ambito dell’appuntamento “Nuova mobilità dal Trentino all’estero – Rilevanza ed effetti sul territorio”.

Giovanni Gardelli, dirigente generale Provincia autonoma di Trento, ha evidenziato in apertura come il tema trattato nell’incontro fosse di grande attualità e importanza anche per il confronto sulle politiche di sviluppo e sull’attrattività del territorio. Delfina Licata – sociologa delle migrazioni e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes – ha presentato i principali contenuti del RIM che, ha ricordato, è nato nel 2006. Complessità, ha spiegato, è la parola che descrive attualmente il fenomeno della mobilità italiana. Ha fornito alcuni dati: nel 2023 gli italiani iscritti all’Aire erano 5.933.418; presenti soprattutto in Europa (54,7%) e America, ma anche in misura minore in tutti gli altri continenti. In Argentina, Germania, Svizzera, Brasile, Francia, Regno Unito e Stati Uniti ci sono le comunità di italiani più numerose. Le regioni con il maggior numero di partenze sono Sicilia, Lombardia, Campania, Veneto, Lazio e Calabria. Si parte, ha spiegato Licata, anche dalle regioni italiane dove vi sono università prestigiose o dove le persone hanno fatto già un’esperienza di migrazione per motivi di studio o lavoro provenendo da altri territori. Dal 2006 al 2023 la presenza strutturale italiana all’estero è cresciuta del 91%. La comunità italiana all’estero sta ringiovanendo. Negli stessi anni si registra un aumento del 188% degli iscritti all’Aire che hanno tra 18 e 40 anni; sono cresciuti del 78,3% i minori e del 175% i nati all’estero. Si tratta, ha evidenziato Licata, di una comunità che cresce. Nell’ultimo anno le partenze hanno interessato in misura maggiore i giovani dai 18 ai 34 anni di età ma sono in aumento anche gli anziani.

La situazione trentina è stata approfondita da Vincenzo Bertozzi, dirigente dell’Ispat. Fino agli anni ’40, ha spiegato, il Trentino era terra di emigrazione, successivamente il trend si è invertito. Dagli anni ‘90 si sono registrati un saldo naturale e un saldo migratorio positivi. Dal 2015 il saldo naturale è diventato negativo e il saldo migratorio pur positivo si è ridotto. Trentino e Alto Adige, ha spiegato Bertozzi, sono comunque tra i territori che vedono crescere la popolazione. Bertozzi ha fornito alcuni dati. I movimenti con le altre regioni italiane, come iscrizioni e cancellazioni dall’anagrafe, rappresentano il 70% circa del totale. In entrata si tratta prevalentemente di spostamenti di breve raggio. Anche le cancellazioni dall’anagrafe in Trentino riguardano in particolare movimenti verso le regioni limitrofe, ma non solo. I cittadini italiani che hanno lasciato il Trentino per altre regioni sono stati circa 3000 nel 2022. Nello stesso anno sono state circa 1000 le persone che si sono cancellate dall’anagrafe trentina per andare all’estero. Tra i nuovi iscritti in Trentino metà arrivano dalle regioni europee ma una zona di partenza è anche il Sudamerica. Chi si cancella dall’anagrafe trentina si dirige verso regioni europee per il 77%, scegliendo in particolare Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera, Spagna. Tra le mete preferite vi sono anche America del sud e del nord. Poco meno del 60% delle persone che si cancellano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all’estero ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni (meno del 50% nel caso dei trasferimenti verso altre regioni italiane), mentre meno del 20% ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni. Se all’inizio del periodo osservato (2012) circa il 50% delle persone che si cancellavano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all’estero possedevano un titolo di studio basso, negli anni più recenti questa percentuale si è ridotta considerevolmente arrivando al 30% circa mentre è quasi raddoppiata la quota di cancellati in possesso di un titolo di studio elevato, che arriva a circa il 37% nel 2021.

Sabrina Berlanda, ricercatrice Senior della Fondazione Franco Demarchi, ha presentato l’indagine sulla Mobilità Transnazionale Giovanile in Trentino sul tema “Orizzonti Globali, Radici Locali”. Obiettivo dell’indagine è ampliare la conoscenza e la comprensione del fenomeno della nuova mobilità, esaminandolo mediante l’intreccio tra conoscenza scientifica e l’esperienza vissuta in prima persona da alcuni protagonisti. Per realizzare l’indagine, ha spiegato, si raccolgono le disponibilità a portare la propria testimonianza di persone che per il loro lavoro o la loro storia di vita conoscono il tema delle migrazioni trentine, o di persone che si sono trasferite all’estero (dal 2009 in poi) e che all’epoca della partenza avevano tra i 18-34 anni, o ancora di persone che vivono in Trentino ma sono coinvolte dagli effetti che derivano dalla partenza dei/delle giovani (es. famiglie, amici e altri membri della comunità).  Berlanda è intervenuta inoltre sul tema della mobilità giovanile evidenziando la complessità del fenomeno. Oggi ci si sposta più facilmente da un paese all’altro. La mobilità rappresenta uno snodo cruciale intorno a cui molti giovani riorganizzano la costruzione del lavoro, dei rapporti familiari, del proprio senso d’identità culturale e della cittadinanza. Oggi si assiste, ha aggiunto, ad un progressivo affermarsi dell’ideale di una cittadinanza europea. I giovani che vivono all’estero tendono però a mantenere forti legami con l’ambiente di origine. All’idea della mobilità obbligata, ha aggiunto, si aggiunge ora una visione della mobilità come naturale, per generazioni abituate a viaggiare e con un’identità internazionale e plurilingue. La nuova mobilità è vista dunque come un valore e un’opportunità da incentivare, che se da una parte comporta costi, offre nuove risorse in termini di riorganizzazione e cambiamento, crescita e sviluppo di competenze, esperienze, connessioni e relazioni.

Del tema “Territori e migrazioni tra passato e presente” ha parlato, in collegamento, Edith Pichler,  consultrice e docente di Sociologia delle migrazioni dell’Università di Potsdam. Le mete di oggi, ha spiegato, sono per lo più metropolitane e urbane. Le reti sociali inoltre sono caratterizzate anche dalla dimensione virtuale. Non si parte, ha spiegato, solo da zone dove c’è un malessere economico ma spesso per ragioni legate all’affermazione professionale o per fare esperienze. All’incontro sono intervenuti anche Francesco Bocchetti dell’Associazione Trentini nel Mondo, che ha parlato degli incontri “Generazioni in mobilità” e Mauro Verones dell’Unione delle Famiglie Trentine all’estero che ha illustrato il progetto “Oriunde”. L’appuntamento è stato moderato da Ileana Olivo, dirigente dell’Umse coesione territoriale valorizzazione capitale sociale trentino all’estero.(Migrantes Online, 14 febbraio/Inform)




Camera dei deputati, istituzione del portale unico telematico per gli italiani all’estero: ripreso in Commissione Esteri l’esame della proposta di legge

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montecitorio4 e1583344716233 615x223La Commissione Esteri della Camera ha ripreso l’esame della proposta di legge per l’istituzione del Portale unico telematico per gli italiani all’estero, a prima firma della deputata della circoscrizione Estero-ripartizione Europa  Federica Onori (AZIONE). L’on.  Onori  ha riassunto brevemente i contenuti della proposta di legge, rilevando che essa si rivolge, in particolare, agli italiani che intendono trasferire la loro residenza all’estero e a coloro che risultano già residenti all’estero, nonché ai connazionali rimpatriati. Ad avviso di Onori, uno dei principali vantaggi dell’istituzione di un Portale unico telematico sarebbe costituito dal fatto di racchiudere in un unico contenitore virtuale tutte le informazioni di fondamentale utilità per gli italiani all’estero, come richiesto in appositi atti di indirizzo approvati nella scorsa legislatura. Il presidente della Commissione Giulio Tremonti, nessun altro chiedendo di intervenire, ha dichiarato concluso l’esame preliminare del provvedimento. Il termine per la presentazione di proposte emendative è stato fissato per giovedì 22 febbraio alle ore 17.L’esame del testo proseguirà in altra seduta.(Inform)