USA. A San Francisco arriva Assisi per l’ottocentesimo anniversario di San Francesco

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Il 14 ottobre una celebrazione speciale porterà a San Francisco le reliquie di San Francesco, una delegazione ufficiale da Assisi e un messaggio di pace e fraternità che continua a parlare al mondo a ottocento anni dalla sua morte. Seguirà una mostra di sei settimane, gratuita e aperta al pubblico.

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SAN FRANCISCO — Settembre 2026 — A ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, la città che porta il suo nome si prepara a celebrare la vita e l’eredità del Santo con un evento di straordinario significato religioso, culturale e simbolico.

Mercoledì 14 ottobre 2026, San Francisco accoglierà le sacre reliquie legate a San Francesco d’Assisi in occasione di una speciale commemorazione presso la Cathedral of Saint Mary of the Assumption.

Per la prima volta, le reliquie saranno presentate negli Stati Uniti, creando un ponte ideale tra Assisi e San Francisco: due città unite da un nome, da una storia e da un legame che attraversa i secoli.

Alla celebrazione seguirà una mostra della durata di sei settimane, gratuita e aperta al pubblico, con reliquie, opere d’arte e preziose testimonianze devozionali legate a San Francesco e Santa Chiara d’Assisi.

Per l’occasione è prevista la presenza di una delegazione ufficiale proveniente da Assisi, insieme a rappresentanti religiosi, diplomatici, istituzionali e della comunità di San Francisco.

Al centro della celebrazione vi sarà un messaggio che, a distanza di otto secoli, conserva una straordinaria attualità: l’invito di San Francesco alla pace, alla compassione, alla cura dei più fragili, al rispetto del creato e al dialogo tra le persone.

A condurre la serata del 14 ottobre saranno Samantha Ferro, giornalista bilingue, conduttrice televisiva e fondatrice di CRAVE Italy, e Matt Maiocco, storico 49ers Insider di NBC Sports Bay Area.

In vista dell’anniversario, CRAVE Italy ha inoltre realizzato uno speciale dal titolo “800 Years of Saint Francis: Assisi Comes to San Francisco”.

Condotto da Samantha Ferro, lo speciale riunisce Massimo Carnelos, Console Generale d’Italia a San Francisco; Angela Alioto, International Director dei Knights of Saint Francis; e Iacopo Gori del Corriere della Sera, per raccontare come nasce questa eccezionale celebrazione, il profondo legame tra Assisi e San Francisco e l’eredità di San Francesco a ottocento anni dalla sua morte.

Al centro della conversazione, una domanda semplice ma universale:

Perché San Francesco è ancora così importante oggi?

A otto secoli di distanza, il suo messaggio continua ad attraversare culture, generazioni e confini.

Questo ottobre, quell’eredità unirà ancora una volta Assisi e San Francisco, due città legate da una storia che attraversa i secoli.

DETTAGLI DELL’EVENTO

The Relics of St. Francis of Assisi: 800th Anniversary Celebration

Mercoledì 14 ottobre 2026
Ore 18:30

Cathedral of Saint Mary of the Assumption
1111 Gough Street
San Francisco, CA 94109

Alla celebrazione seguirà una mostra di sei settimane, gratuita e aperta al pubblico.




Italia-Canada, Cattaneo a Montréal tra aerospazio, memoria italiana e ciclismo

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Una giornata dedicata a tre aspetti diversi ma strettamente legati alla presenza italiana in Canada: industria e tecnologia, memoria dell’emigrazione e sport. È quella vissuta a Montréal dall’ambasciatore d’Italia in Canada, Alessandro Cattaneo, che il 22 settembre ha partecipato a diversi appuntamenti nella città canadese.

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Il primo appuntamento è stato la conferenza aerospaziale “Sovereign Skies – Building the new Canada-Italy industrial alliance in defence, space and advanced manufacturing”, organizzata dalla Camera di Commercio italiana in Canada alla presenza del ministro delle Relazioni internazionali del Québec, Christopher Skeete.

L’incontro ha riunito aziende italiane e canadesi dei settori della difesa e dell’aerospazio, tra cui Leonardo, Boeing, CAE e Mecaer, con l’obiettivo di individuare nuove possibilità di collaborazione industriale nel rapporto tra i due Paesi e nel più ampio contesto transatlantico.

Nel suo intervento, Cattaneo ha sottolineato l’importanza di rafforzare i legami industriali e le catene di valore tra Paesi che condividono principi di libertà, democrazia e rispetto del diritto internazionale. La conferenza rappresenta inoltre una tappa verso il Business Forum Italia-Canada, previsto a Toronto il prossimo 29 ottobre.

La memoria delle donne italiane a Montréal

La visita ha avuto anche un’importante dimensione culturale. Accompagnato dal console generale d’Italia a Montréal, Enrico Pavone, l’ambasciatore ha visitato al MEM – Centre des mémoires montréalaises la mostra “Le cucitrici: voci delle couturières italiane di Montréal”.

L’esposizione racconta il ruolo delle donne italiane nell’industria dell’abbigliamento canadese nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Un capitolo della storia dell’emigrazione italiana che mostra come la comunità abbia contribuito non soltanto alla crescita economica, ma anche alla trasformazione sociale del Canada.

La mostra è stata presentata dall’Alliance Donne – Femmes italiennes du Québec, presieduta da Giuliana Fumagalli.

Gli Azzurri del ciclismo

La terza tappa della giornata è stata dedicata allo sport. Cattaneo ha visitato lo Spazio Azzurri, allestito a Montréal in occasione dei Campionati del mondo di ciclismo, incontrando il presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Cordiano Dagnoni, il segretario generale Gavino Marcello Tolu e gli atleti italiani impegnati nelle competizioni.

Lo Spazio Azzurri è stato realizzato con il contributo di ICE, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

La giornata si è conclusa a Ottawa, dove l’ambasciatore ha partecipato a un ricevimento organizzato dal presidente della Camera dei Comuni canadese, Francis Scarpaleggia.

La visita a Montréal mostra così una presenza italiana che va ben oltre i rapporti istituzionali: imprese e tecnologia, memoria dell’emigrazione e sport diventano tre canali attraverso i quali l’Italia continua a rafforzare i propri legami con il Canada.

SEO title: Italia-Canada, Cattaneo a Montréal tra industria, cultura e ciclismo

Meta description: L’ambasciatore Alessandro Cattaneo a Montréal tra cooperazione aerospaziale, memoria dell’emigrazione italiana e Campionati mondiali di ciclismo.




Farnesina, nasce la Sala Operativa per assistere gli italiani all’estero

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Una nuova struttura della Farnesina per rendere più rapida l’assistenza agli italiani che si trovano fuori dal Paese. È la Sala Operativa Assistenza agli Italiani all’Estero (SOAI), annunciata oggi dal ministro degli Esteri Antonio Tajani durante la sua missione a New York.

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La nuova sala sarà operativa 24 ore su 24, tutti i giorni, e avrà il compito di ricevere e gestire le richieste di assistenza dei connazionali che si trovano in situazioni di difficoltà all’estero. La struttura è stata istituita presso la Direzione Generale per i Servizi ai Cittadini all’Estero e le Politiche Migratorie della Farnesina.

Un collegamento diretto con la rete consolare

L’obiettivo è rendere più efficace e tempestivo il coordinamento tra le richieste dei cittadini e la rete diplomatica e consolare italiana nel mondo. La Sala Operativa dispone di strumenti informatici avanzati che consentono agli operatori di gestire le segnalazioni in modo integrato e rapido.

Alla struttura collaboreranno anche giovani diplomatici. La Farnesina sottolinea infatti che l’assistenza ai cittadini italiani nel mondo costituisce una parte fondamentale dell’attività diplomatica.

La nuova SOAI si inserisce nel sistema di assistenza già garantito dall’Unità di Crisi della Farnesina, che opera anch’essa 24 ore su 24 per le emergenze che coinvolgono cittadini italiani all’estero. Durante l’estate 2026, tra giugno e agosto, l’Unità di Crisi ha ricevuto oltre 6.000 telefonate e coordinato interventi in più di 130 eventi critici, tra calamità naturali, instabilità politica, incidenti e altre emergenze.

Come contattare la nuova Sala Operativa

Per le richieste di assistenza, gli italiani all’estero possono rivolgersi direttamente alla SOAI attraverso:

Email: assistenza.italiani@esteri.it
Telefono: +39 06 3691 2907
Cellulare: +39 329 3605178

Per le emergenze che rientrano nelle competenze dell’Unità di Crisi resta invece attivo il numero +39 06 36225, 24 ore su 24.

La nascita della SOAI rappresenta quindi un ulteriore strumento a disposizione dei milioni di italiani che vivono, lavorano o viaggiano fuori dall’Italia, soprattutto nei casi in cui sia necessario un intervento coordinato tra Farnesina, ambasciate e consolati.

 

 

 

 

 

 

 




Elezioni Com.It.Es., al via la presentazione delle liste

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Da oggi, 23 settembre, entra nel vivo il percorso verso le elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), in programma il 4 dicembre 2026. Fino al 3 ottobre sarà infatti possibile presentare presso i Consolati le liste dei candidati.

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I Com.It.Es. sono organismi elettivi che rappresentano le comunità italiane residenti all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatiche e consolari. I loro componenti restano in carica cinque anni e si occupano, tra l’altro, di promuovere gli interessi della collettività italiana, favorire i rapporti con le autorità consolari e valorizzare la presenza italiana nei Paesi di residenza.

Come si presentano le liste

Le liste devono comprendere un numero di candidati almeno pari ai componenti del Comitato che si deve eleggere. Possono arrivare fino a 16 candidati nei Com.It.Es. composti da 12 membri e fino a 22 candidati nei Com.It.Es. composti da 18 membri. Ogni lista deve inoltre avere un proprio contrassegno.

Per essere presentata, una lista deve raccogliere almeno 100 firme quando la collettività della circoscrizione conta fino a 50.000 cittadini italiani residenti e 200 firme nelle circoscrizioni con più di 50.000 residenti. Le firme devono essere autenticate presso il Consolato o alla presenza di un funzionario consolare.

Per agevolare le operazioni, diversi Consolati hanno predisposto aperture straordinarie e appuntamenti anche fuori dalla sede consolare. In occasione della firma, il sottoscrittore deve presentare un documento di identità con fotografia, come passaporto o carta d’identità.

Anche Santo Domingo al voto

La procedura riguarda anche la Repubblica Dominicana. L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo ha fissato al 4 dicembre 2026 la data delle elezioni per l’istituzione e il rinnovo del Com.It.Es. locale, che sarà composto da 12 membri.

Per poter votare è necessario aver risieduto nella circoscrizione consolare per almeno sei mesi e aver presentato la richiesta di iscrizione nell’elenco degli elettori entro il 4 novembre 2026. Il voto avviene per corrispondenza.

La fase che si apre oggi rappresenta quindi il primo passaggio concreto della competizione elettorale: nelle prossime settimane si conosceranno le liste che si contenderanno la rappresentanza degli italiani nelle diverse circoscrizioni consolari del mondo.

 




Comites Santo Domingo. Quattro anni e mezzo dopo: tanto fumo, pochi risultati. Gli italiani chiedono risposte

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Riprendiamo da Italiachiamaitalia.it e pubblichiamo:

Il Segretario Flavio Bellinato dovrebbe capire che il Comites non è un ufficio stampa né un’associazione culturale. Non è nemmeno una pagina Facebook. È un organismo di rappresentanza degli interessi degli italiani all’estero

di Attilio Fusco

Il Comites di Santo Domingo rivendica il lavoro portato avanti negli ultimi anni a favore della comunità italiana della Repubblica Dominicana. Lo fa attraverso sontuosi comunicati, infarciti di ogni blablabla possibile. Si parla di riunioni, progetti e persino di uno Sportello che ha assistito centinaia di connazionali. Insomma, a detta del Comites un lavorone. Eppure le criticità della comunità italiana restano, a partire dai servizi consolari.

Chissà se questo lo capisce il Segretario Flavio Bellinato, sempre molto presente nella comunicazione pubblica. Ipocrisia o ignoranza? Oltre alle chiacchiere e al politichese, quali risultati concreti sono arrivati per gli italiani residenti in RD?

A quattro anni e mezzo dall’insediamento dell’attuale Comites di Santo Domingo, e alla vigilia della nuova tornata elettorale per i Comitati degli Italiani all’Estero, è arrivato il momento di fare una domanda molto semplice: che cosa è cambiato davvero nella vita degli italiani residenti nella Repubblica Dominicana? Non è una domanda polemica fine a se stessa. È una domanda di bilancio. Perché un Comites non dovrebbe essere giudicato dal numero di comunicati di Bellinato, dalle riunioni organizzate, dalle dichiarazioni rilasciate o dalle carte prodotte. Dovrebbe essere giudicato soprattutto dalla capacità di realizzare cose concrete, intercettarne i problemi e contribuire a risolverli. Qui qualche interrogativo, inevitabilmente c’è.

Il Comites ha inoltre realizzato lo “Sportello Comites”, progetto di assistenza e orientamento rivolto agli italiani residenti nella Repubblica Dominicana. Tuttavia, a noi – ma soprattutto agli italiani della RD – tutto questo gran da fare e gran comunicare appare solo come fumo negli occhi.

Senza dimenticare che sullo Sportello Comites in tanti hanno storto il naso, perché i connazionali pare debbano essere ricevuti nella sede di un imprenditore locale, nonché rappresentante di una certa parte politica. Perché gli italiani dovrebbero essere costretti a recarsi presso l’ufficio di un privato, schierato da sempre politicamente, famoso per le sue feste in camicia nera e braccio alzato? Cosa dice Bellinato al riguardo?

Al di là di questo aspetto, quello che ci interessa davvero è la qualità di vita dei connazionali. A questo proposito, lo stesso Comites nel 2024 denunciava pubblicamente che, nonostante precedenti appelli, le criticità sono aumentate.

Passaporti, appuntamenti, servizi online, visti: questioni che non sono marginali, ma riguardano la quotidianità dei cittadini italiani residenti nell’isola, che continuano ad andare avanti con una certa difficoltà.

Attenzione: non si tratta soltanto di una percezione esterna. Nel 2025 la presidente del Comites, descriveva ancora una comunità alle prese con difficoltà concrete: tempi dei servizi consolari, documenti, AIRE, passaporti, burocrazia, costi della sanità privata, pensioni, contributi e difficoltà di orientamento per chi arriva nella Repubblica Dominicana.

Ancora più recentemente, nel 2026, all’interno dello stesso Comites si è tornati a parlare delle lunghe attese per ottenere appuntamenti per il passaporto, con il problema indicato come causa di disagi e difficoltà per i cittadini.

Insomma: dopo quattro anni e mezzo, molte delle questioni fondamentali sono ancora sul tavolo. E questi signori, con Bellinato in prima fila, hanno addirittura l’ardire di dire che hanno lavorato, che hanno ottenuto risultati. Ma dove? Quali? Forse parlano di quei libri raccolti e che nessuno leggerà mai?

Qui il punto non è stabilire se il Comites abbia prodotto documenti. Il punto è capire quanto quei documenti abbiano prodotto risultati. È proprio qui che si misura l’utilità di un Organismo di rappresentanza.

Scrivere una lettera all’Ambasciata è utile, così come può essere utile partecipare a una riunione, inviare una richiesta al MAECI, realizzare un tutorial oppure organizzare uno sportello. Ma se un cittadino italiano continua ad avere difficoltà a ottenere un appuntamento per il passaporto, continua a incontrare ostacoli burocratici e continua a rivolgersi allo Sportello Comites per capire come accedere a servizi fondamentali, allora bisogna avere il coraggio di chiedersi se il lavoro politico-istituzionale svolto dal Comitato sia stato sufficiente.

Perché fare attività non è la stessa cosa che ottenere risultati. C’è una differenza enorme. Anche il cane che si morde la coda gira come un pazzo e sembra una trottola. Ma cosa ottiene? Un fico secco.

Il caso Flavio Bellinato

In questo quadro merita una riflessione particolare il ruolo di Flavio Bellinato, consigliere del Comites e attualmente segretario del Comitato, nonché presidente di diverse commissioni di lavoro.

Bellinato – per anni coordinatore del MAIE di Ricardo Merlo – è certamente il consigliere più presente nella comunicazione pubblica. Ha pubblicato resoconti dell’attività del Comites, ha illustrato interventi sui servizi consolari, ha partecipato alla gestione dello Sportello e ha prodotto numerosi interventi sui problemi della comunità italiana.

Lo stesso Bellinato ha pubblicato nel 2024 un lungo resoconto delle iniziative realizzate dal Comites sui passaporti e sui servizi consolari, elencando comunicazioni, richieste istituzionali, incontri e progetti.

Eppure proprio per questo la domanda nei suoi confronti può essere ancora più precisa. Bellinato scrive molto. Ma quanto è riuscito concretamente a cambiare? Questa è una domanda politica, istituzionale e giornalistica.

Chi ricopre un ruolo di rappresentanza deve inevitabilmente accettare che il proprio operato venga misurato. Se si rivendicano pubblicamente risultati, è altrettanto legittimo chiedere quali siano questi risultati, al di là del fumo negli occhi a cui abbiamo accennato poco sopra.

Una Comunità che continua a chiedere attenzione

Il problema, infatti, non è soltanto quello dei passaporti. La comunità italiana nella Repubblica Dominicana è molto più articolata di quanto spesso venga raccontato: imprenditori, professionisti, pensionati, giovani, famiglie, lavoratori, italiani residenti nelle province lontane dalla capitale.

Una comunità che ha bisogno di rappresentanza anche fuori da Santo Domingo, in tutto il Paese. Ed è proprio la distanza geografica uno dei problemi evidenziati dallo stesso Comites: chi vive nelle province può incontrare ulteriori difficoltà nell’accesso ai servizi.

Nel frattempo, sui social e negli spazi online dedicati agli italiani nella Repubblica Dominicana continuano a emergere domande, lamentele e richieste di aiuto sui servizi consolari e sulle procedure burocratiche. Il problema, quindi, non è inventato.

Non basta rispondere che il Comites non ha poteri diretti sull’Ambasciata o sul MAECI. È vero: il Comites non può sostituirsi allo Stato italiano. Ma proprio perché la sua funzione è quella di rappresentare la comunità e portarne le esigenze alle istituzioni, il metro di giudizio deve essere la capacità di incidere, ottenere risposte, costruire soluzioni e soprattutto far sentire gli italiani meno soli davanti ai problemi.

Quattro anni e mezzo sono tanti

Quattro anni e mezzo sono un periodo sufficientemente lungo per fare un bilancio. Quanti problemi sono stati risolti? Quante criticità sono state eliminate? Quante richieste dei connazionali hanno prodotto un cambiamento concreto? Quante iniziative sono rimaste invece allo stadio della comunicazione, della riunione, della richiesta formale o della promessa?

Sono domande alle quali gli italiani della Repubblica Dominicana hanno il diritto di ottenere risposte. Flavio Bellinato dovrebbe capire che il Comites non è un ufficio stampa né un’associazione culturale. Non è nemmeno una pagina Facebook. È un organismo di rappresentanza degli italiani all’estero. La rappresentanza, alla fine, si misura soprattutto su una cosa: quanto riesce a essere utile alle persone che rappresenta.

Il vero bilancio

Il Comites di Santo Domingo può certamente presentare un elenco di attività svolte e i documenti ufficiali dimostrano che quell’elenco esiste. Ma dall’altra parte c’è una comunità che, ancora oggi, segnala problemi e chiede maggiore attenzione. Questa contraddizione non può essere ignorata.

Qui il bilancio diventa politico. Non perché qualcuno debba essere accusato di non aver lavorato. Ma perché, dopo quattro anni e mezzo, è legittimo chiedere se il lavoro fatto sia stato abbastanza. Soprattutto a chi, come Flavio Bellinato, ha scelto di raccontare pubblicamente e con grande frequenza l’attività svolta. Perché più si comunica ciò che si fa, più è naturale che i cittadini chiedano conto dei risultati.

Dunque, continuità o rinnovamento? Alle prossime elezioni del Comites di Santo Domingo, sarà questa la domanda a cui rispondere. La parola agli elettori.

da italiachiamaitalia.it




Dall’Abruzzo al Canada: musica e memoria incontrano le comunità italiane

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Dall’Abruzzo al Canada, per riportare oltreoceano musica, storie e tradizioni della propria terra. È questo lo spirito della missione culturale che dal 23 al 29 settembre porterà a Toronto e Ottawa una delegazione di artisti, musicisti e intellettuali abruzzesi, su invito delle Federazioni Abruzzesi delle due città.

L’iniziativa coinvolgerà anche le associazioni abruzzesi dell’Ontario e del Quebec e rappresenta un nuovo momento di incontro tra chi vive in Canada e la terra d’origine delle proprie famiglie.

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Dalla tradizione popolare alla musica

La delegazione comprende i musicisti Manuele Filoso, clarinettista e direttore di ensemble, Sebastian Giovannucci, virtuoso della fisarmonica bitonale, e Vincenzo De Ritis, fisarmonicista, pianista e compositore.

Con loro ci saranno gli artisti Marcello Sacerdote, attore teatrale e cantastorie, e Nico Ciavalini, studioso delle tradizioni e delle storie tramandate dalla memoria orale abruzzese. Completa il gruppo lo scrittore e giornalista aquilano Goffredo Palmerini, da anni impegnato nella valorizzazione della storia dell’emigrazione italiana.

Il 25 settembre a Vaughan

Il primo appuntamento importante è previsto per venerdì 25 settembre a Vaughan, nell’area metropolitana di Toronto, presso il Montecassino Event Venue.

Il momento centrale della serata sarà “Terra di racconti”, spettacolo nel quale Sacerdote e Ciavalini proporranno un viaggio nella cultura popolare abruzzese attraverso racconti, memoria e tradizioni.

Seguirà il concerto dei tre musicisti, con un repertorio che partirà dalla tradizione abruzzese per arrivare al jazz, al tango e al valzer-musette. La serata prevede inoltre la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e della comunità abruzzese e la consegna di riconoscimenti agli ospiti arrivati dall’Italia.

Il 27 settembre la delegazione arriva a Ottawa

La seconda tappa sarà Ottawa, domenica 27 settembre, al Marconi Centre, per un’iniziativa organizzata dalla Federazione Abruzzese Canada.

Anche nella capitale federale verrà proposto “Terra di racconti”. All’appuntamento parteciperanno inoltre rappresentanti delle associazioni abruzzesi dell’area di Montreal.

Le due serate saranno anche un’occasione per presentare e valorizzare la gastronomia abruzzese, affiancando alla musica e alla cultura le tradizioni alimentari di una regione che ha mantenuto un forte legame con le proprie comunità all’estero.

Quando la cultura diventa un ponte

Iniziative di questo tipo raccontano una dimensione particolare dell’emigrazione italiana.

A distanza di generazioni, il rapporto con la terra d’origine non passa soltanto attraverso le associazioni o le visite in Italia. Può continuare attraverso la musica, le storie raccontate, la cucina, la lingua e la memoria familiare.

È proprio questo il significato della missione abruzzese: portare direttamente nelle comunità canadesi una parte della cultura della regione, creando un’occasione d’incontro tra generazioni diverse.

E il viaggio non finirà in Canada. Terminati gli appuntamenti di Toronto e Ottawa, Palmerini proseguirà per Detroit, dove incontrerà la comunità abruzzese del Michigan, prima del rientro in Italia previsto all’inizio di ottobre.

Per gli italiani all’estero, sono anche queste iniziative a mantenere vivo il filo con le proprie origini: non soltanto ricordare da dove si è partiti, ma continuare a raccontarlo alle generazioni che sono nate dall’altra parte dell’oceano.




Florida, il Consolato italiano porta il servizio passaporti a Naples e Fort Lauderdale

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Il Consolato Generale d’Italia a Miami porta il servizio passaporti più vicino agli italiani residenti in alcune delle aree più lontane dalla sede consolare.

Sono infatti previste due nuove missioni passaporti in Florida, a Naples il 22 settembre e a Fort Lauderdale il 1° ottobre 2026, nell’ambito delle iniziative di prossimità consolare organizzate dal Consolato.

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L’iniziativa è riservata esclusivamente ai cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti nella circoscrizione consolare del Consolato Generale d’Italia a Miami.

Il 22 settembre a Naples

La prima missione si svolgerà martedì 22 settembre a Naples, presso la Fellowship Hall della Vanderbilt Presbyterian Church, 1225 Piper Blvd.

I posti disponibili sono limitati.

Il 1° ottobre a Fort Lauderdale

La seconda giornata è prevista giovedì 1° ottobre a Fort Lauderdale, presso la sala riunioni di Genesis Interiors, 4040 SW 30th Avenue.

Gli appuntamenti saranno organizzati nella fascia oraria 10.00-12.00, anche in questo caso con disponibilità limitata.

Come chiedere l’appuntamento

Gli interessati devono manifestare il proprio interesse scrivendo all’Ufficio Passaporti del Consolato all’indirizzo passaporti.miami@esteri.it.

Nell’oggetto della mail bisogna indicare:

“MISSIONE PASSAPORTI – [CITTÀ RICHIESTA]”

Nel messaggio occorre specificare:

  • nome e cognome;
  • luogo e data di nascita;
  • indirizzo completo di residenza;
  • numero di telefono;
  • città nella quale si richiede l’appuntamento;
  • eventuali familiari, compresi i figli minorenni, per i quali si desidera richiedere contestualmente un appuntamento.

L’invio della richiesta non comporta automaticamente l’assegnazione dell’appuntamento. L’Ufficio Passaporti valuterà le domande in base alla residenza e alla disponibilità dei posti, dando priorità alle persone con un documento scaduto o prossimo alla scadenza. Chi otterrà l’appuntamento riceverà successivamente una comunicazione individuale con data, orario, sede e indicazioni sulla documentazione da presentare.

Un servizio pensato per le comunità lontane da Miami

Le missioni rientrano nella politica di prossimità consolare del Consolato di Miami, che nei giorni scorsi ha organizzato iniziative analoghe anche in altre località della propria circoscrizione, tra cui Tampa e San Juan, a Porto Rico.

Per gli italiani residenti nel sud della Florida si tratta di un servizio particolarmente utile: raggiungere Miami per una pratica consolare può infatti significare affrontare un viaggio lungo e complesso.

Portare temporaneamente il servizio passaporti a Naples e Fort Lauderdale permette quindi di avvicinare l’amministrazione consolare ai connazionali e di facilitare l’accesso a uno dei servizi più richiesti dalla comunità italiana all’estero.




Chicago, l’Istituto Italiano di Cultura inaugura la nuova sede

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Una nuova casa per la cultura italiana a Chicago. L’Istituto Italiano di Cultura inaugurerà martedì 22 settembre la sua nuova sede al 150 North Michigan Avenue, nel cuore della città, con una serata aperta al pubblico dedicata alla musica, all’arte e alla lingua italiana.

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La nuova sede, situata nella Suite 1580, è stata pensata per rafforzare la presenza dell’Istituto nella vita culturale della città e offrire nuovi spazi per le attività rivolte al pubblico, comprese le iniziative di promozione della lingua e della cultura italiana.

Una serata nel segno dell’Italia

L’Open House inizierà alle 17.30, mentre il programma ufficiale prenderà il via alle 18 con i saluti di benvenuto.

Uno dei momenti centrali della serata sarà l’esibizione dal vivo di Colapesce Dimartino, il duo di cantautori italiani che proporrà alcuni dei suoi brani più conosciuti, compresi i successi presentati al Festival di Sanremo. Per l’occasione i due artisti tornano a esibirsi insieme negli Stati Uniti.

Anche l’arte italiana protagonista

L’inaugurazione sarà anche l’occasione per presentare “A Palm of Victory”, la prima mostra a Chicago dedicata all’artista italiana Emilia Faro.

La mostra resterà aperta fino all’11 dicembre e rappresenterà uno degli appuntamenti culturali della nuova sede nei primi mesi della sua attività.

La curatrice Maria Chiara Di Trapani introdurrà l’esposizione durante la serata inaugurale.

Lingua, libri e cinema

La nuova sede non sarà però soltanto uno spazio per mostre e spettacoli.

L’Istituto continuerà a promuovere l’insegnamento della lingua italiana attraverso ItalCultura e proporrà attività culturali rivolte anche a chi, pur non appartenendo alla comunità italiana, è interessato alla lingua e alla cultura del nostro Paese.

Tra le attività presentate durante l’Open House ci saranno anche l’Italian Book Club e l’Italian Film Club, insieme alle altre iniziative dell’Istituto.

Una presenza italiana nel cuore di Chicago

Il trasferimento rappresenta un passaggio importante nella storia dell’Istituto Italiano di Cultura di Chicago, presente in città da oltre quarant’anni.

La nuova sede si trova in una zona centrale dedicata alla cultura e alle arti e dovrebbe permettere all’Istituto di aumentare la propria visibilità e le occasioni di collaborazione con le istituzioni e le realtà culturali locali.

Per la comunità italiana di Chicago è quindi un nuovo punto di riferimento per incontrarsi, mantenere vivo il rapporto con la lingua e la cultura d’origine e, allo stesso tempo, far conoscere l’Italia a un pubblico più ampio.

L’inaugurazione del 22 settembre sarà il primo appuntamento pubblico della nuova sede: musica, arte, lingua e cultura italiana riunite nello stesso spazio, nel cuore di una delle più importanti città americane.




Quando partire significava attraversare l’oceano: i manifesti dell’emigrazione al MEV

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C’è stato un tempo in cui partire per l’estero significava soprattutto raggiungere un porto e salire su un transatlantico. Prima ancora delle fotografie, erano i manifesti pubblicitari a raccontare quel viaggio: promettevano lavoro, collegamenti con l’America e nuove possibilità dall’altra parte dell’oceano.

È proprio attraverso questa grafica d’epoca che il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV) arricchisce il proprio percorso espositivo grazie alla collaborazione con il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso. Una selezione di manifesti storici digitalizzati è stata inserita nelle sale del museo dedicate alla partenza e alla costruzione di una nuova vita all’estero.

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Un viaggio attraverso le sale del museo

I manifesti sono stati collocati tra la sala “Partire”, al piano terra, e la sala “Costruire”, al secondo piano.

La scelta non è casuale. Il visitatore viene accompagnato idealmente lungo lo stesso percorso compiuto da milioni di emigranti: lasciare la propria terra, affrontare il viaggio e arrivare in un nuovo Paese per cercare lavoro e costruire un futuro.

Lo spostamento fisico tra i diversi piani del museo diventa così una sorta di viaggio transoceanico, collegando la memoria delle partenze con quella della vita costruita dopo l’arrivo.

«C’è lavoro per te!»

Tra i materiali esposti c’è anche il manifesto sindacale “C’è lavoro per te!”, realizzato tra il 1948 e il 1950.

L’immagine della mano aperta accanto a un’incudine, un badile e dei mattoni restituisce immediatamente una delle motivazioni fondamentali dell’emigrazione: la ricerca di un’occupazione e di condizioni di vita migliori.

Accanto alla grafica legata al lavoro compaiono i manifesti delle grandi compagnie di navigazione che collegavano l’Europa alle Americhe.

Dai porti italiani alla Statua della Libertà

Tra le immagini più suggestive c’è “Exprés América del Norte – Italia – Cosulich”, del 1935-1936, con un transatlantico che naviga davanti alla Statua della Libertà.

È un’immagine che racchiude una parte importante della storia dell’emigrazione italiana: il viaggio verso gli Stati Uniti e l’arrivo davanti a quello che per milioni di europei rappresentava il simbolo del Nuovo Mondo.

Altri manifesti ricordano la flotta Cosulich con “Trieste Saturnia – Vulcania”, risalente alla seconda metà degli anni Venti, mentre la Cunard Line pubblicizzava i collegamenti tra Europa e America.

La raccolta comprende inoltre manifesti della Navigazione Generale Italiana e della N.G.I. Line, con mappe che mostrano le rotte attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico.

I transatlantici come simbolo dell’emigrazione

Particolarmente significativo è anche il manifesto del Lloyd Triestino, realizzato prima del luglio 1925.

Il transatlantico è raffigurato mentre naviga tra la basilica di San Marco a Venezia e la chiesa di San Giusto a Trieste. Nella parte inferiore compaiono figure umane di diverse provenienze e un cammello, a suggerire l’ampiezza geografica dei collegamenti della compagnia.

Sono immagini nate per pubblicizzare viaggi e servizi commerciali, ma oggi assumono un valore diverso: diventano documenti visivi della mobilità internazionale di un’epoca nella quale l’emigrazione italiana attraversava soprattutto il mare.

La memoria di chi è partito

La nuova sezione del MEV permette quindi di osservare l’emigrazione da un punto di vista particolare.

Non soltanto attraverso lettere, fotografie, oggetti personali e testimonianze, ma anche attraverso la pubblicità che accompagnava le partenze.

Quei manifesti raccontano un mondo nel quale il viaggio verso l’estero poteva durare giorni o settimane e nel quale il transatlantico rappresentava il passaggio concreto tra due vite.

Oggi quelle immagini sono diventate patrimonio storico. E per gli italiani che vivono fuori dal Paese rappresentano anche un modo per rileggere la storia delle generazioni che li hanno preceduti.

Il nuovo allestimento del Museo dell’Emigrazione Veneta mette così insieme memoria, grafica e storia dell’emigrazione, trasformando i manifesti delle compagnie di navigazione e del mondo del lavoro in una testimonianza di un’Italia che partiva alla ricerca del proprio futuro oltre oceano.




Lucani del Venezuela, da Potenza un concerto per aiutare le famiglie colpite dal terremoto

cuori lucani oltreoceano a potenza concerto di beneficenza per i lucani in venezuela immagine16

Un concerto per non dimenticare i lucani che vivono dall’altra parte dell’oceano e che oggi hanno bisogno di aiuto. Si intitola “Cuori Lucani oltreoceano” l’iniziativa di beneficenza in programma lunedì 21 settembre alle ore 20 al Teatro Stabile di Potenza, organizzata per sostenere alcune famiglie lucane residenti nell’area di La Guaira, in Venezuela, rimaste senza abitazione dopo il terremoto.

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L’iniziativa nasce dalle richieste di aiuto arrivate dalla comunità lucana in Venezuela, che deve affrontare una situazione economica e sociale particolarmente difficile. I fondi raccolti saranno destinati agli interventi di sostegno attraverso il Consolato italiano e il Ministero degli Affari Esteri.

La musica per sostenere chi è rimasto senza casa

Il concerto è organizzato dai Lions Club Potenza Host, Pretoria e Duomo, con il coinvolgimento del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo – Confederazione Italiani nel Mondo, che ha promosso l’iniziativa.

L’appuntamento rientra nel programma “Estate in città” dell’Amministrazione comunale di Potenza. I biglietti possono essere acquistati presso i club organizzatori oppure direttamente al Teatro Stabile.

A esibirsi gratuitamente saranno I Filarmonici di Napoli, insieme agli allievi del Conservatorio di Musica “Gesualdo da Venosa” di Potenza.

L’orchestra sarà diretta dal maestro Davide Dellisanti. Sono previsti inoltre gli interventi dei violinisti solisti Annastella Gibboni e Daniele Baione, del trombettista Fabrizio Fabrizi e del violoncellista Mariano Fusco. Direttore artistico della serata sarà Michele Lorusso.

La storia dei lucani emigrati in Venezuela

Durante la serata sarà raccontata anche la storia della comunità lucana in Venezuela attraverso la testimonianza di Biagio Ignacchitti, originario di Maratea e già presidente dell’associazione dei Lucani a Caracas.

Ignacchitti, rientrato in Italia alcuni anni fa, ha raccontato la propria esperienza di emigrazione in Venezuela in un libro realizzato con Maria Carmela Brandi. Il volume sarà disponibile durante la serata e il ricavato delle vendite contribuirà alla raccolta destinata alle famiglie bisognose.

Un legame che continua oltre l’oceano

“Cuori Lucani oltreoceano” va oltre il semplice appuntamento musicale. L’iniziativa richiama uno dei tratti più forti della storia dell’emigrazione italiana: il legame tra le comunità partite dall’Italia e i territori d’origine.

La Basilicata ha una lunga tradizione migratoria verso il Venezuela e verso altri Paesi delle Americhe. Oggi, di fronte alle difficoltà attraversate da alcune famiglie lucane, quel legame torna a manifestarsi attraverso un’iniziativa concreta di solidarietà.

Alla serata hanno aderito anche Unpli Basilicata, Pro Loco “La Perla” di Maratea e Associazione degli Ex Consiglieri regionali e Parlamentari di Basilicata. La serata sarà presentata dalla giornalista Angela Di Maggio.

Il messaggio dell’iniziativa è semplice: l’emigrazione può allontanare le persone dalla propria terra, ma non cancella il senso di appartenenza e la solidarietà tra chi è partito e chi è rimasto.