Gli italiani all’estero per i rifugiati in fuga dalla guerra

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cgieguerra“Non ci sono alternative: gli italiani all’estero devono aiutare chi fugge dalla guerra in Ucraina”. C’è questo alla base dell’incontro svolto online questa mattina, 5 marzo, per delineare quanto gli italiani all’estero stiano facendo e potranno fare in futuro per chi scappa – e non solo – dal conflitto Russia-Ucraina. Un incontro voluto e organizzato dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE, che ha coinvolto, oltre a Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, i rappresentanti dei Comites dei paesi limitrofi all’Ucraina, quali Repubblica Ceca, Slovacchia, Mosca, Romania, Ungheria, Polonia e Austria.
L’incontro si è aperto con una breve panoramica fatta dal Segretario Generale del CGIE, Michele Schiavone, che ha spiegato come i numeri dell’esodo e non solo siano già enormi, ma anche che “secondo le previsioni continueranno ad aumentare. Le stime ci dicono che ci saranno tra 2,5 e i 7,5 milioni di persone in fuga”. Da qui la ragione per questa riunione straordinaria del CGIE: “ascoltare e recepire le proposte pratiche dei Comites e di chi è in prima linea per aiutare i profughi, e chi scappa dai paesi belligeranti, compresi i nostri connazionali”.
A seguire sono potuti intervenire i rappresentanti dei comites, a partire dal presidente di quello di Mosca, Massimo Marengo, che, dopo aver condannato la guerra e aver spiegato le “incognite” che stanno attraversando gli italiani in Russia, che “sono rimasti quasi tutti qui”, ha sottolineato le grandi difficoltà che sta riscontrando in questo periodo non facile in cui si è insediato il Comites. Difficoltà causate da diverse questioni: la prima è che “siamo acerbi. Siamo un Comites neonato”, e in questo momento, causa sanzioni contro la Russia, “la Farnesina ci ha comunicato che purtroppo sono stati sospesi i finanziamenti culturali. Quindi saremo ancora più in difficoltà. Con il Direttore Vignali capiremo cosa potremo fare anche per cercare di metterci all’opera per aiutare i rifugiati che scappano dalla guerra”. Ma qui entra in gioco un’altra difficoltà lamentata dal Presidente del comites moscovita, ossia la difficoltà nel muoversi sul fronte degli aiuti. In primis perché “non sappiamo come la Russia avrebbe visto il fornire aiuti”. Ma anche per un possibile “isolamento” dei russi e degli italiani in Russia, che si riscontra anche con le difficoltà “a ricevere pagamenti e pensioni dall’Italia”. “Questa situazione – ha concluso il Presidente Marengo – danneggia noi e l’imprenditorialità italiana. Ricordiamoci che ci sono molti italiani in Russia e molte sono le aziende che subiranno le sanzioni”, per questo, secondo lui, “non ci devono essere atteggiamenti punitivi. Spero di poter lavorare con voi”.
Ha preso parole, poi, Roberto Massa, del Comites di Praga, che ha illustrato le vicissitudini in Repubblica Ceca e in Slovacchia, che stanno accogliendo circa 50 mila profughi la prima, e circa 80 mila la seconda. “Fortunatamente – ha detto -, la Repubblica Ceca e la Slovacchia sono estremamente aperte ad accoglierli. Sono stati già rilasciati 27 mila visti che consentono di circolare in Ue. Alcuni bambini vanno già a scuola affiancati. C’è stata una grande capacità di organizzazione”. Gli aiuti italiani che si sono attivati “sono principalmente economici”, specie per fornire “aiuti materiali”. Ha parlato di diversi “centri di raccolta di farmaci e beni di prima necessità”. La situazione, al momento, è che “il flusso dei profughi è quotidiano”, grazie anche a dei corridoi umanitari garantiti. Ma gli aiuti che il Comites sta cercando di fornire sono anche per far entrare le persone che devono entrare per le più svariate necessità in Ucraina. Ha parlato di una lavoratrice in Ucraina in Repubblica Ceca che è dovuta entrare in Ucraina per star vicino alla figlia dodicenne rimasta lì. Il Comites ceco, dunque, ha spiegato di essere inoltre in “stretto collegamento” con Ambasciata e Camera di Commercio Italiano, come sottolineato anche dal Comites russo. “Noi siamo qua – ha sottolineato – e supportiamo le iniziative del Governo Ceco. Finita la prima ondata, mi aspetto che ci sarà un calo della solidarietà. Quello sarà un momento importante dove potremo svolgere un ulteriore richiamo e supporto per la raccolta”, ha concluso.
Ha preso poi parola la Presidente del Comites di Varsavia, Silvia Rosato, che ha fotografato la situazione in Polonia, il paese che sta ospitando più profughi. E secondo lei, c’è un vero e proprio slancio di solidarietà: “fino a martedì scorso ha ospitato 359 mila rifugiati. Quindi ad oggi saranno quasi 500 mila”. In questa situazione, la Presidente Rosato ha spiegato lo stretto rapporto con l’Ambasciatore che “ci fornisce informazioni in tempo reale”. “È importante che ci sia un accentramento in mani polacche delle distribuzioni degli aiuti. C’è un elenco completo ben fatto per poter aiutare. Se gli aiuti pervengono dall’estero è possibile mandare e-mail”. Ha poi parlato del Sistema Italia, che si sta muovendo con la Caritas attivando “una forte collaborazione” tra i vari attori: “l’Ambasciatore ha organizzato un punto di raccolta per contributi efficaci. Inoltre sta dando aiuti particolari per gli ucraini che hanno legami in Italia”. Anche gli imprenditori italiani “si stanno muovendo con aiuti concreti: cellulari, interpreti e alloggi”. Ma con la Caritas, il Sistema Italia si sta attivando anche per “l’integrazione” di questi rifugiati, il che comprende anche offerte di lavoro, attivazione del permesso di soggiorno, che al momento è ancora complicato ottenere.
La Presidente Rosato ha anche spiegato come il suo Comites si stia muovendo di concerto con il Comites Romania, attraverso l’attivazione di “call center che funga da filtro per sgravare l’Ambasciata”. Questa iniziativa importante serve soprattutto per sottoporre “richieste urgenti per chi vuole ricongiungersi con qualcuno in Italia”. Inoltre, ha parlato anche della “Bottega Italiana” con la quale “si vuole dare supporto linguistico culturale a madri e bambini per aiutare l’integrazione di chi vuole entrare in Italia”. Per questo, secondo la presidente del Comites polacco il tipo di aiuto che si è attivato è stato volto “in modo molto efficiente”, però “la rete dei Comites può aiutare ancora tanto”.
Infine, ha anche richiesto un’accelerata riguardo “i tempi per chiedere dei fondi d’emergenza, specie per i trasporti, del quale non esiste neanche la voce. Per farlo ci dovrebbe essere un canale preferenziale, perché Ambasciate e consolati sono oberate. Serve un canale diretto”. Schiavone, sollecitato rispetto a quest’ultimo punto, ha risposto che il CGIE è pronto a coadiuvare la loro richiesta.
Dall’Ungheria, è poi intervenuto per il Comites Giuseppe De Vita: “sono contento che la comunità italiana ragioni come comunità e non solo come poli opposti. C’è una crisi umanitaria che si allarga a tutte le persone che sono coinvolte in questo scontro”. Una guerra – ha evidenziato De Vita – che “vede nel mezzo, tra Putin e la Nato, della brava gente”. L’esponente del Comites ungherese ha infatti voluto sottolineare anche un altro aspetto importante: “esistono comunità di russi e bielorussi, qui in Ungheria, che sono rimasti senza nulla. Migliaia di persone che non fuggono dalla guerra, però non possono comprare neanche una caramella. Anche loro devono essere aiutati. Il conflitto sta innescando situazioni terribili, con cartelli anti russi che ricordano i tempi di Hitler. Siamo tutti persone, è questo che fa vincere le guerre”, ha evidenziato prima di ricordare anche la sua vicenda persona, con la moglie russa che è stata all’improvviso sospesa dal lavoro solo per la nazionalità.
Da Bucarest è invece intervenuto Gianni Calderone, Presidente del Comites della Romania: “il mondo avrebbe bisogno tutti i giorni di questo tipo di videoconferenze”, ha detto prima di ringraziare prima Silvia Rosato, per l’eccellente sinergia tra i due Comites in questa situazione, e poi l’imprenditore Antonio Patané che da Cluj ha messo a disposizione la struttura di telecomunicazione per attivare una rete solidale. Un’iniziativa, quest’ultima, che vede un numero verde pronto ad aiutare ambasciate e consolati nel loro lavoro. Un numero verde “che chiunque può contattare dall’Ucraina, rispondendo in russo, ucraino, inglese e italiano”. “Devo dire – ha poi aggiunto – che il popolo rumeno ha dato un esempio di solidarietà eccezionale. Le persone hanno aiutato i profughi che scappavano. Anche il Governo ha fatto buone pratiche che hanno dato una mano”. Ma importante è stato anche “il cuore degli italiani, che si vede sempre: alcune associazioni hanno fatto tante cose, con medicine e beni di prima necessità che stanno arrivando. Questo sta facendo vedere quanto noi italiani abbiamo una marcia in più quando si parla di aiutare il prossimo. Ho paura che questa situazione sarà lunga e la questione dei rifugiati sarà problematica. Questa gente ha davvero bisogno. Speriamo che si possa risolvere anche il problema delle assunzioni. La Romania è un Paese dove la manodopera scarseggia, quindi si potrebbe unire l’utile al dilettevole. Avremo bisogno di lavorare insieme. Uniamoci, da italiani possiamo fare tanto”.
Da Budapest, è intervenuto poi Maurizio Sauli, del Comites Ungheria, che anche lui ha spiegato le proprie difficoltà di movimento: “siamo di nuova costituzione e non abbiamo forma legale e nessun finanziamento, ma comunque ci stiamo dando da fare”. Diverse sono infatti le “significative attività di gruppo e individuali” messe in atto, a partire dall’assistenza agli immigrati, che “qui sono circa 140 mila con un flusso che si sta gestendo molto bene. Dal confine vengono trasportati a Budapest dove prendono diverse direzioni, verso Germania, Austria e in parte in Italia. Abbiamo una piccola organizzazione per distribuire beni di prima necessità sulla base delle disposizioni governative. Sarebbe interessante per noi poter avere un rapporto stretto con Polonia e Romania, potendo così fare rete e usufruire della loro esperienza, capendo quali siano le best practice da mettere in campo e muoverci nella stessa direzione”.
Infine, ha parlato anche Francesco Marrella, del Comites d’Austria: “non siamo sulla linea di confine, ma noi fin dalle prime ore si siamo subito mobilitati, sia a livello individuale che di collettivo. Come Comites, la cosa migliore da fare era utilizzare i nostri strumenti: abbiamo rilanciato le informazioni dell’unità di crisi della Farnesina e i servizi delle unità consolari italiane. Ci siamo offerti come piattaforma di informazione. In seconda battuta abbiamo convogliato un numero di attività benefiche che stavano prendendo forma, rilanciandola alla comunità. Ci siamo proposti come punto di raccordo per aiutare la comunità italiana e non solo”. Ma c’è un grande quesito per il prossimo futuro. Ad oggi lo slancio di solidarietà è importante, ma secondo Marrella “dobbiamo guardare oltre e sostenere lo sforzo a lungo termine. La guerra è vera, e bisogna costruire una coscienza per fronteggiarla”.
Non sono mancate, poi, le parole del Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Maria Vignali, che è complimentato per questa iniziativa di “raccordo dei comites”. “È un ulteriore modalità per mostrare il valore aggiunto dei Comites – ha spiegato Vignali -. Come MAECI siamo pronti a sostenere questa voglia di unione” ha affermato il DG invitando poi la segreteria del CGIE a “trasmettere proposte di progetti che potremo sostenere anche finanziariamente da Roma”.
Vignali ha poi informato sulla “serie di riunioni che vanno avanti” sul tema. “La nostra prima preoccupazione sono gli italiani che risiedono nelle zone in conflitto o limitrofe. Non tutti gli italiani sono voluti andare via e non tutti non hanno potuto andare via”, ha spiegato. E poi “c’è un tema relativo ai bambini ucraini adottati da italiani” per il quale “ci siamo attivati per portarli in Italia”. “Il controllo delle varie situazioni e un coordinamento è essenziale – ha concluso il Direttore Vignali prima di rinnovare “la possibilità di farci pervenire proposte”.
A seguire sono intervenuti alcuni volontari italiani dalla Romania e dall’Ungheria. Antonio Patanè dalla Romania ha spiegato il servizio di telecomunicazioni spiegato anche dal Presidente del Comites, in “numero verde che collabora con la piattaforma “refugees.ro” a cui sta lavorando per aiutare il collegamento tra le persone in viaggio e le persone che vogliono offrire aiuto”. Inoltre ha “messo a disposizione delle linee per gli italiani”. Sempre dalla Romania sono intervenuti prima Cesare Insintola, che ha posto il problema dei pensionati italiani in Ucraina, attenzionando la questione per non farli trovare senza soldi, poi Giovanni Baldantoni, che dal canto suo ha sottolineato le attività dell’associazione dei cuochi italiani che ha organizzato diversi punti di raccolta dal Sud Italia per poi essere distribuiti in Romania, ma ha anche evidenziato il problema di una donna ucraina, già vittima di Chernobyl, che dovrebbe arrivare in Italia, ma i documenti non sono stati accolti favorevolmente. “C’è bisogno di sbloccare la situazione e dunque di un documento che possa essere valido”.
Per i volontari Ungheria è intervenuto Valerio Gattoni, del gruppo “Insieme Ungheria”, che ha parlato di quello che vorrebbe fare in questo periodo, ossia “imparare a seguire la crisi, capendo i bisogni delle persone. L’Italia può essere protagonista in Ungheria creando legami, che oggi rappresentano un aiuto ma un domani possono materializzarsi in rapporti che possono permettere ai rifugiati di avere accesso al lavoro”.
Dopo di loro sono intervenuto diversi consiglieri CGIE. Per primo Andrea Mantione, che ha spiegato come “non servano le chiacchiere per fermare il despota”. Mantione ha dunque proposto di destinare, data l’impossibilità di svolgere la plenaria del CGIE in presenza, quei “soldi alla solidarietà”.
Per la Consigliera del CGIE Silvana Mangione, “dobbiamo muoverci in due sensi, uno, proteggere i deboli, due, prepararci per il futuro. Non basta risolvere situazioni caso per caso, ma dobbiamo creare possibilità per reinserirsi in altre società”. Per questo, secondo lei, è molto importante la “comunicazione tra i Comites del mondo”. Per far sì che questo funzioni, è necessario creare “un elenco telefonico dei Comites che sono seduti in paesi di frontiera che sono seduti di fronte al conflitto”. Inoltre, Mangione ha preso anche un impegno per sensibilizzare i Comites USA e per “lavorare assieme alle associazioni per raccogliere quanto necessario”. Proprio per questo, secondo lei, “abbiamo bisogno della vostra conoscenza in modo che voi possiate dirci di cosa avete bisogno”.
Il Consigliere Gianluca Lodetti, in seguito, ha sottolineato il “grande compito” dei Comites, ossia quello di “creare network”. Compito che “stanno svolgendo bene” secondo il Consigliere, che poi ha voluto evidenziare un aspetto problematico sui quali “c’è da lavorare”, cioè i “pagamenti delle pensioni all’estero”. Rispetto a questo Lodetti ha detto: “è indispensabile che l’INPS eviti di fare campagna di certificazioni di esistenza in vita e campagne Red adesso. Ciò significherebbe alimentare enormi difficoltà a queste persone”.
Dal Brasile è intervenuta anche Silvia Alciati, del Cgie, che si è complimentata con i Comites di frontiera, spiegando: “abbiamo un incontro linguistico in questi paesi”, per questo “penso che si può cercare di sensibilizzare queste persone e sensibilizzare i call center, utilizzando la lingua italiana come ponte per far parlare le persone tra loro”. E infine ha concordato con la proposta di Mantione rispetto ai fondi del Cgie da mettere in progetti di solidarietà.
Per il consigliere Giuseppe Stabile, invece, “è importante creare un legame unico di informazione, dei comites per i comites, più il Cgie e il MAECI. È importante valutare gli effetti delle nostre azioni. In Europa iniziano a crearsi situazioni di freddezza verso la popolazione russa e bisogna prestare attenzione a questo. La guerra ci costerà”, ha concluso.
Per concludere sono intervenuti prima il consigliere Vincenzo Mancuso, che ha spiegato come la guerra stia “devastando vite e psicologia delle persone”, e per questo sarebbe importante, secondo lui, attivare una serie di aiuti medico-psicologici; poi il consigliere Vincenzo Arcobelli, che ha informato che il 19enne pugliese ballerino bloccato in Ucraina è potuto rientrare ora in Italia; e il consigliere Paolo Da Costa, che si è concentrato sulle possibilità di presentare progetti concreti alla Farnesina e sul supporto che va dato: “stiamo seguendo la strada giusta, siamo in guerra, sarà una cosa lunga e ci saranno problemi seri. Su questi saremo chiamati e il Cgie è attivo e pronto a reagire”.
A chiudere la videoconferenza ci ha pensato il Segretario Schiavone: “il Cgie ha una chiara e limpida presa di posizione. La rete dei Comites nei paesi limitrofi al conflitto è attiva e hanno avuto modo di conoscersi direttamente con questa videoconferenza. Noi ci impegneremo perché questa rete possa mettersi in contatto e valutare le proposte che sono emerse oggi. Per la prima volta abbiamo capito che il genio dei nostri connazionali è talmente forte da riuscire a mettere in piedi iniziative che rispondono alle richieste di aiuto e agli aspetti pratici che emergono sui territori. Come detto da Vignali, dalla Farnesina c’è un’attenzione alta sull’argomento. Sarebbe opportuno si possano costruire dei progetti comuni finanziati dal MAECI. Il fondo CGIE, se non utilizzato, sarà utilizzato per progetti della solidarietà. Rimaniamo in contatto”, ha concluso Schiavone. (l.m.\aise) 




Dussich e Tosolini subentrano nel Comites di Santo Domingo

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270881205 104079525487677 3009475717969933647 nDue nuovi consiglieri al Comites di Santo Domingo.

Lo comunica l’organo istituzionale nel suo sito internet.

“A seguito dei Decreti Consolari nn. 1, 2 e 3, emessi dall’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo tra il 23 febbraio ed il 01 marzo c.a., sono stati nominati (con relative accettazioni da parte dei diretti interessati) i seguenti nuovi membri del Com.It.Es. di Santo Domingo:
– DUSSICH Giovanni Miguel
– TOSOLINI Giorgio
I Decreti sono consultabili attraverso il seguente link del sito web ufficiale del Comitato: https://www.comitesrd.org/documenti”.
Tosolini e Dussich fanno parte della lista “Italia, passione comune” dove figuravano anche i dimissionari dalComites Gennari e Sponchia, giunta al secondo posto nelle scorso elezioni Comites del passato 3 dicembre, ottenendo 4 consiglieri.

 

 




Argentina: il 9 aprile assemblea Paese per il Cgie

cgie logo

cgie logoSono sette i consiglieri che rappresentano l’Argentina al Consiglio generale degli italiani all’estero. Per eleggerli l’Ambasciata italiana a Buenos Aires ha convocato l’Assemblea Paese il prossimo 9 aprile.
Possono candidarsi i cittadini italiani, maggiorenni, residenti da almeno 3 anni in Argentina; i figli o discendenti di cittadini italiani, pur se stranieri, maggiorenni e residenti da almeno 3 anni in Argentina (massimo 3 membri sui 7 membri CGIE eletti in Argentina potranno essere stranieri).
I candidati possono essere: “interni” se appartenenti alle categorie convocate dall’Ambasciata all’Assemblea Paese: membri dei Comites, eletti e cooptati, e rappresentanti delle associazioni invitate all’Assemblea Paese; “esterni” se non appartenenti alle categorie convocate all’Assemblea Paese.
I candidati esterni potranno partecipare all’Assemblea Paese, a proprie spese e con solo diritto di parola. Non hanno diritto di voto.
I cittadini italiani o di Paesi UE possono candidarsi usando il modello A (disponibile qui), allegando solo un documento di riconoscimento.
Se “interni”, pur potendosi candidare fino al giorno dell’Assemblea Paese (sabato 9 aprile 2022), sono comunque invitati a far pervenire all’Ambasciata la candidatura entro venerdì 1 aprile 2022, per le verifiche del caso.
Se “esterni” potranno candidarsi presso il Consolato italiano del luogo di residenza entro il 30 marzo 2022.
I cittadini stranieri possono candidarsi usando il modello B (disponibile qui), allegando: documento di riconoscimento; autentica di firma; certificato di cittadinanza; certificato di residenza in Argentina da almeno 3 anni; attestato da cui risulti il non possesso della cittadinanza italiana (rilasciabile dal Consolato italiano del luogo di residenza); documentazione che dimostri la discendenza da cittadino italiano che andrà verificata dal Consolato italiano del luogo di residenza. Per i cooptati, potrà essere prodotta una dichiarazione del Comites di appartenenza.
Per ogni altra indicazione relativamente alle candidature, si può contattare l’ambasciata all’indirizzo: sociale.buenosaires@esteri.it. (aise) 




Cgie: anche in Brasile Assemblea paese il 9 aprile

cgie associazioni

cgie associazioniAnche l’Ambasciata italiana a Brasilia ha convocato il 9 aprile l’Assemblea Paese che dovrà eleggere i membri territoriali in occasione del rinnovo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Al Brasile spettano 4 consiglieri.
Possono candidarsi i membri che fanno parte della Assemblea Paese – membri Comites, eletti e cooptati, e designati delle Associazioni italiane all’estero registrate nell’albo consolare – e tutti i cittadini italiani residenti da almeno tre anni in Brasile.
Questi ultimi dovranno inviare la propria candidatura almeno 10 giorni prima della data di svolgimento dell’Assemblea Paese.
Possono candidarsi anche persone non in possesso della cittadinanza italiana, purché siano figli o discendenti di cittadini italiani e residenti nel Paese da almeno tre anni. Costoro potranno essere eletti in proporzione non superiore alla metà dei componenti espressi dal singolo Paese.
I candidati che non siano al tempo stesso componenti dell’Assemblea Paese potranno assistere ai relativi lavori senza diritto di voto né diritto al rimborso delle relative spese di viaggio.
I moduli da compilare per la candidatura sono disponibili qui. Per ogni ulteriore indicazione relativamente alle candidature, si può contattare l’ambasciata all’indirizzo mail: brasilia.elettorale@esteri.it. (aise) 




Olivia Olivo, insegnante e dirigente scolastica trentina trasferitasi in Tunisia

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downloadEccomi, mi presento in breve. Sono Olivia Olivo, trentina, ho la fortuna di avere una famiglia e una grande compagnia di amici che mi hanno aiutata a crescere… e continuano a farlo. Ho frequentato il liceo classico di Rovereto e mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere a Verona.

La scelta della facoltà è stata orientata da due punti di attrattiva: l’educazione (avevo la prospettiva di diventare insegnante); la bellezza e la varietà del mondo. Mi ha sempre affascinato viaggiare, di fatto come pure attraverso la lettura.

Dopo un periodo di insegnamento, durante il quale ho collaborato occasionalmente con l’Azienda del Turismo di Rovereto, sono entrata all’Opera “Armida Barelli” di Rovereto, dapprima come vice direttrice, quindi come direttrice. Una sorpresa rendermi conto dello spessore, dei saperi, sottesi ai lavori “manuali”…

Nel 2000, mi sono trasferita in Tunisia, dove mi è stata affidata la direzione di una scuola primaria della Diocesi di Tunisi, con l’appoggio di un progetto di cooperazione internazionale.

Sono rientrata in Italia nel 2008; ho potuto fare un altro percorso di ricchezza dirigendo la scuola paritaria “G. Veronesi” (oggi “La Vela”) fino al momento della pensione, nel 2020.

Nel marzo 2021 sono tornata a Tunisi.

Come ti è arrivata, nel 2000, la proposta di andare a Tunisi e cosa ti ha spinta ad accettare? 

Una premessa per capire: l’esperienza cristiana che faccio alimenta un rapporto di interesse e di simpatia nei confronti della realtà, con il desiderio di essere disponibile agli inviti della realtà stessa; l’incontro con Cristo è stato così decisivo per me che non ho potuto non consegnargli la vita.

Nel 2000, la notizia che la Diocesi di Tunisi cercava una persona con esperienza educativa e conoscenza del francese per dirigere una delle sue scuole mi è arrivata attraverso la comunità a cui appartengo e che era presente nel Paese. Stavo bene dov’ero, il mio lavoro mi appassionava, ma ho intuito che avevo davanti una possibilità grande di crescere nella scoperta di me e del mondo, quindi ho aderito alla richiesta. E ne è valsa la pena! In quest’ avventura ho imparato (e imparo) a rispettare ed amare ciò che è “altro” da me, e nello stesso tempo approfondisco con stima e gratitudine il valore della cultura in cui sono cresciuta.

Che realtà hai trovato? 

Benché il Paese sia piccolo, ci sono differenze importanti ed evidenti (come dovunque, peraltro) tra nord e sud, tra zone rurali e cittadine, come pure tra i vari quartieri di Tunisi. Il primo impatto, nel 2000, con alcune zone e situazioni ha un po’ smontato il mio immaginario esotico… Poi, a scuola, i bambini mi hanno immediatamente conquistata e da lì è nato uno sguardo di simpatia a tutto, che mi ha indotta a cogliere ogni spunto di bellezza. E i luoghi e i momenti incantevoli non mancano davvero!  La Tunisia è un crogiolo di tradizioni e un ponte tra civiltà; ha una storia interessantissima di incontri e convivenze, ora serene, ora conflittuali.

La Chiesa cattolica, sempre presente lungo i secoli, è numericamente piccola, ma multietnica, multicolore, multilingue: siamo una famiglia con membri provenienti da una quarantina di paesi! Giovani e vecchi accomunati dalla passione di condividere il dono di cui si sentono oggetto.

La lingua comune è il francese, ma è molto conosciuto anche l’italiano, poi c’è l’inglese. E naturalmente l’arabo, lingua nazionale, e l’arabo tunisino, lingua locale, in cui a suo tempo mi sono avventurata e che sto cercando di riprendere…

Purtroppo, tornando dopo 13 anni ho trovato un paese messo duramente alla prova da vicende storiche molto impegnative e da una povertà che non è solo economica, ma anche di fiducia e di significato. Credo che la presenza di noi “stranieri”, se siamo qui veramente al servizio del paese, abbia la responsabilità di sostenere la speranza di un bene possibile, da costruire insieme.

Com’è stata l’integrazione, sia in campo lavorativo che nella comunità?

Non ho avuto particolari problemi di integrazione. Sicuramente, mi facilita il fatto di avere una buona capacità di adattamento e molta curiosità nei confronti del nuovo, ma soprattutto la consapevolezza che ogni persona è un valore ed ha un insopprimibile desiderio di bene. Vedo che accostarsi così apre molte porte…

È un aiuto enorme, per me, vivere in una comunità in cui ci si confronta e ci si sostiene reciprocamente, si condividono incontri e scoperte. L’osservazione, l’ascolto, la pazienza, il rispetto sono necessari per non cadere in giudizi affrettati e malintesi pericolosi. Gesti, espressioni, modi di fare non hanno necessariamente lo stesso significato in culture diverse!

Come hai vissuto nel tuo ambito lavorativo negli anni da direttrice?  Quali sono state le esperienze più rilevanti? Puoi farci qualche esempio?

Provo anzitutto a inquadrare la situazione. Da secoli la Chiesa ha creato scuole in Tunisia, sia per i molti stranieri un tempo stanziati qui (la presenza soprattutto di italiani e francesi era foltissima prima dell’indipendenza del paese), sia per la popolazione locale. Attualmente le scuole cattoliche, affidate alla conduzione di varie congregazioni, sono nove.

Alunni e personale sono per la quasi totalità tunisini musulmani (la presenza cristiana è a livello della direzione o poco più); i programmi didattici sono quelli statali, con un potenziamento del francese, dell’inglese e di altre attività; la religione insegnata è – esclusivamente – l’islamica. Quello che fa apprezzare fortemente queste scuole è l’attenzione al bambino nella sua globalità e la stima nei confronti dei “babassat” (religiosi, religiose) che le guidano.

In questa condizione così particolare, che costringe ad andare all’essenziale, ho fatto l’esperienza bellissima che il cuore è lo stesso per tutti e che la diversità ci spalanca l’orizzonte (anche se faticosamente, a volte!).

I ricordi più belli? Gli incontri di lavoro e di festa con il personale, in cui ci si confrontava, si mangiava, si pregava, si ballava insieme… I dialoghi densi con alcuni genitori… Il confronto con altri direttori e le attività culturali e sportive tra scuole… I momenti con i bambini, giocando in cortile o riflettendo su fatti accaduti. Quanto ho imparato dalla loro semplicità e apertura!

Un esempio tra tanti possibili. In una quinta primaria c’erano stati degli episodi spiacevoli tra alcune alunne; durante la ricreazione ci siamo trovate “fra donne” per parlarne ed è uscito il tema del rispetto e del perdono. Una delle ragazzine, Samar, ha dichiarato che a lei era impossibile perdonare chi le faceva del male. Allora ho raccontato un fatto accaduto a un’altra Samar, palestinese, che accoglieva e accudiva bambini senza famiglia: un giorno, una piccola ospite del suo orfanatrofio, che aveva sofferto grandi violenze da parte della madre, aveva voluto pregare per la sua mamma, perché anche lei trovasse infine qualcuno che le voleva bene… La “mia” Samar è rimasta in silenzio; qualche giorno dopo è venuta a cercarmi e mi ha detto che, pensando a quella storia, aveva perdonato. L’anno successivo, sono stata chiamata nella stessa classe (in Tunisia la scuola primaria è di sei anni) perché un ragazzo aveva offeso pesantemente i compagni, che pretendevano una punizione esemplare per la sua condotta “imperdonabile”. Sono rimasta di sasso quando è intervenuta Nesrine (una del gruppetto di cui sopra), che ha ribaltato la questione con poche parole: “L’anno scorso abbiamo parlato con la direttrice del perdono e del fatto che tutti possono ricominciare. Io credo che dobbiamo dare anche a lui questa possibilità”. Un anno dopo!

Hai lasciato la Tunisia nel 2008. Che cosa ti ci ha riportata? Cosa fai ora, che progetti hai in mente?

Nel 2008, la nostra comunità è rientrata in Italia per esigenze varie di famiglia e/o lavoro, ma sono rimasti legami significativi. Nel 2016, una nostra casa è stata riaperta a Tunisi su invito dell’Arcivescovo, Mons. Ilario Antoniazzi. E quando sono andata in pensione mi è arrivata il suggerimento: “Non è che saresti disposta a tornare…?” Mi è stato semplice dire sì (anche se partire è sempre un po’ morire, diceva qualcuno)…

Perciò, eccomi di nuovo qui al servizio della Chiesa locale, con il compito di supportare l’attività pedagogica e la collaborazione tra le scuole. Poi, la realtà si fa avanti e si risponde per come si è capaci: alfabetizzazione, partecipazione all’équipe che cura la comunicazione in diocesi… Occasioni che mi appassionano e da cui continuo a imparare. I miei progetti? Scoprire, vivendo, cosa il Signore mi prepara!

L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus come è stata affrontata e viene affrontata ora in Tunisia?

Il covid è arrivato, in ritardo rispetto all’Italia, con i rientri degli emigrati per le vacanze estive del 2020. A quel punto, ha cominciato a colpire anche qui molto duramente, complice una diffusa incoscienza rispetto alla sua gravità. I problemi veramente seri parevano altri… Il sistema sanitario, bisogna dire, si è fatto onore, con una notevole campagna vaccinale di cui anche noi “forestieri” abbiamo potuto avvalerci facilmente.

Quali caratteristiche della Tunisia ti appassionano e quali invece no?

Parto da un aspetto che “non mi va”, così poi finisco in bellezza.

Immediatamente, ciò che mi urta di più è l’incuria nei confronti dell’ambiente: mi disturba e mi rattrista vedere luoghi splendidi abbrutiti dall’immondizia e, più ancora, il fatto che questo deriva da una mancanza di responsabilità, di rispetto nei confronti di sé e della realtà.

Alcune delle cose che mi appassionano: l’intensità della luce e dei colori; il dialogo e il lavoro con gente di ogni dove; il viaggio nella storia e nel genio umano attraverso le tracce imponenti di varie epoche e civiltà; il silenzio dei villaggi berberi nel deserto di montagna; l’ospitalità commovente di gente povera e nobile nella sua dignità…

Nei giorni scorsi, ho fatto una breve vacanza a Tozeur, per incontrare degli amici e rivedere il deserto e le oasi di montagna. La cosa più bella, un vero regalo, è stata la visita a una famiglia di pastori. L’amica che ci ha portati da loro – li conosce da quando vivevano in tenda, perché ci andava per vaccinare i figli, allora bambini – ci ha detto che Sabah, la figlia trentenne, da tre anni è a letto paralizzata a seguito di un intervento per un tumore alla testa. Confesso che ero un po’ timorosa, pensando a questo fatto. Ebbene, non mi aspettavo una realtà povera come quella che abbiamo trovato, ma meno ancora mi aspettavo lo sguardo e il sorriso radiosi di Sabah (nome che significa “luce, bellezza del mattino”, e come le si addice!), l’accoglienza dei genitori e del fratello, la cordialità che ci ha fatto sentire immediatamente a casa. Ci hanno portate in mezzo agli agnelli, ci hanno offerto latticello, caffè, biscotti… e siccome non restavamo a pranzo, ci hanno a tutti i costi rifornite di uova! Persone così si imprimono nel cuore, resta il desiderio di rivederle.

Vuoi lasciare un messaggio ai trentini e alla Community di MondoTrentino?

Ne lascio tre (brevissimi!), che sono poi i suggerimenti che do a me stessa.

Impariamo ad apprezzare le risorse e i vantaggi della nostra provincia, non sono scontati!

Non facciamoci imprigionare dai nostri schemi e dai luoghi comuni nel giudicare!

Situazione sanitaria permettendo, visitiamo e gustiamo la Tunisia fuori dalle “enclaves” turistiche! Semmai ci possiamo sentire… (Mondotrentino del 24 febbraio 2022 /Inform)

da Mondotrentino




Melbourne: la console generale Pappalardo incontra la governatrice dello Stato del Victoria

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4pappardoLa console generale d’Italia a Melbourne, Hanna Pappalardo, è stata ricevuta nei giorni scorsi dalla governatrice dello Stato del Victoria, Linda Dessau.
Il colloquio ha fornito una “grande occasione” per discutere dei valori e degli interessi comuni che uniscono l’Italia e lo Stato australiano del Victoria, delle prospettive di approfondimento della cooperazione bilaterale e della comunità italiana nel Victoria. (aise)




La Plata: alla scoperta dell’Emilia-Romagna con l’Associazione Angeer

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2laplataLA PLATA\ aise\ – L’Emilia-Romagna, le sue immagini, i suoi suoni, i suoi sapori. Questa la base dell’incontro organizzato dall’Associazione Angeer di La Plata, in Argentina, in programma online sabato prossimo, 5 marzo, ore 19.00, alla scoperta della Regione italiana.
L’arte, la storia la musica il cibo e la cultura regionale: si potranno esplorare tutte queste facce emiliano-romagnole, scoprendo così il progetto che coinvolge l’associazione. Durante l’evento, questi temi verranno illustrati da molteplici voci grazie alla partecipazione delle Comunità emiliano-romagnole in Argentina.
L’appuntamento rappresenta l’evento conclusivo dell’omonimo progetto, realizzato con il sostegno della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo.
L’incontro si terrà sulla piattaforma Zoom. Sarà possibile parteciparvi con questo: ID 898 8824 3071 | Codice 177 892. (aise) 




Cosa serve per entrare in Italia (fino al 31 marzo)

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L’Ambasciata Italiana di Santo Domingo comunica:

Ultimo aggiornamento: 01/03/2022

Dal 1˚ al 31 marzo 2022, gli spostamenti da/per l’estero, per la normativa italiana COVID-19, sono disciplinati dall’Ordinanza 22 febbraio 2022 del Ministero della Salute.

In assenza di sintomi compatibili con COVID-19, l’ingresso in Italia è consentito a condizione di presentare al vettore, al momento dell’imbarco, e a chiunque sia deputato ad effettuare i controlli:

1. il formulario digitale di localizzazione del passeggero (digital Passenger Locator Form o dPLF), mediante visualizzazione dal proprio dispositivo mobile oppure in copia cartacea;

2. una delle seguenti certificazioni:

a) Vaccinazione completa con vaccino autorizzato dall’EMA, effettuata da meno di 9 mesi (Certificazione Digitale UE o certificazione equivalente per le autorità italiane);

b) Vaccinazione completa con vaccino autorizzato dall’EMA e dose di richiamo (cd. booster), in formato Certificazione Digitale UE o certificazione equivalente per le autorità italiane;

c) Guarigione da COVID-19, da meno di 6 mesi (formato Certificazione Digitale UE o certificazione equivalente per le autorità italiane);

d) Risultato negativo di test molecolare condotto con tampone nelle settantadue (72) ore prima dell’ingresso in Italia o test antigenico condotto con tampone nelle quarantotto (48) ore prima dell’ingresso in Italia.

In caso di mancata compilazione del dPLF, il vettore può rifiutare l’imbarco.

In caso di mancata presentazione di una delle certificazioni di cui al punto 2, l’ingresso in Italia è possibile ma con obbligo di quarantena presso l’indirizzo indicato nel dPLF, per un periodo di cinque (5) giorni, con l’obbligo di sottoporsi a un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone, alla fine di detto periodo.

Le certificazioni di cui al punto 2 possono essere esibite in formato digitale o cartaceo.

I minori al di sotto dei 6 anni di età possono entrare in Italia senza ulteriori formalità e sono sempre esentati dall’obbligo di test molecolare o antigenico.

Per maggiori informazioni, consultare il sito web VIAGGIARE SICURI.




L’italiano bloccato in Ucraina: “Qui cielo rosso per le esplosioni, aiutateci”

itaiano

itaiano“Ieri sera dopo un’esplosione il cielo è diventato rosso; questa notte ha nevicato e spostarsi è impossibile, perché si spara e il ponte sulla via di Irpin e di Kiev è stato fatto saltare”: a parlare con l’agenzia Dire è Gianluca Miglietta, 46 anni, imprenditore italiano a Bucha, una cittadina alle porte della capitale ucraina. Il suo è anzitutto un appello: “Ho bisogno di aiuto, sono bloccato insieme con mia moglie; ho un’automobile che è già piena di bagagli ed è pronta a partire, ma senza una scorta o una protezione di qualche tipo muoversi è troppo rischioso“.

La testimonianza arriva nel sesto giorno dell’offensiva russa, cominciata giovedì. Oggi un convoglio di mezzi militari si sta avvicinando a Kiev da nord-ovest. Nei giorni scorsi combattimenti tra forze russe e ucraine hanno investito sia Bucha che Irpin, una località vicina, dove altre fonti della Dire hanno confermato la distruzione del ponte. Miglietta è originario della cittadina piemontese di Chieri e in Ucraina dirige un’azienda del settore del beauty, la Owestone Intercosmetic. “Ho vissuto qui per sei anni ed è sempre andato tutto bene” dice. “Ora invece perfino comunicare e restare in contatto con l’ambasciata italiana è difficile: le reti delle compagnie telefoniche ucraine sono disattivate e non funzionano più, mentre in strada si spara”.

A rilanciare l’appello di Miglietta è un’amica, di Chieri come lui. Si chiama Rachele Sacco e nella cittadina piemontese è consigliera comunale. “Gianluca si è trasferito nella regione di Kiev dopo essersi sposato in Italia con Irina, sua moglie, originaria dell’Ucraina” ricorda l’amica. “Stava bene ed era tranquillo”. Secondo Sacco, oggi nonostante le incertezze e i rischi far conoscere la situazione di Miglietta è importante. “I media hanno un grande potere” dice. “Devono accendere i riflettori per aiutarlo a rientrare”.

dire.it




Marco Bocchi nuovo Console Generale a Rosario: il messaggio ai connazionali

marcobocchi

marcobocchi“Sono molto felice e orgoglioso di poter rivolgere il mio più caloroso saluto a tutti voi e agli amici del nostro Paese vicini al Consolato Generale d’Italia a Rosario, che ho l’onore di dirigere per i prossimi anni. Mi accingo a iniziare questa nuova missione con grande entusiasmo, felice di trasferirmi in una città tra le più italiane al mondo e in cui le precedenti generazioni di connazionali emigrati hanno rivestito un ruolo cruciale nello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità locale”. Così scrive Marco Bocchi, da giovedì scorso nuovo Console generale a Rosario, nel messaggio che indirizza idealmente a tutti i connazionali residenti nella circoscrizione attraverso il sito web della sede.
“L’attuale presenza di oltre 156.000 cittadini italiani iscritti all’AIRE – scrive Bocchi – rende il nostro Consolato il secondo più grande dell’Argentina e il terzo di tutto il continente americano, per numero di connazionali residenti. Sono ben consapevole del fatto che tale circostanza attribuisca grande rilevanza al mio incarico, soprattutto alla luce del fatto che, come scriveva Prospero Fedozzi agli inizi del secolo scorso, “il console all’estero è quello che all’interno sono, contemporaneamente, per i cittadini e per lo Stato stesso, il prefetto ed il questore, il notaio e l’ufficiale di stato civile, il capitano di porto e il provveditore agli studi”. Ebbene, nonostante la contingenza delle risorse disponibili, l’ampio bacino di utenza e le vaste dimensioni della circoscrizione di competenza, cercherò, con l’insostituibile aiuto dei miei preziosi collaboratori, di offrirvi un’erogazione dei servizi consolari efficace, efficiente e affidabile; promettendovi sin da ora un impegno costantemente rivolto al servizio del cittadino e degli interessi della nostra comunità”.
“Come sapete, – aggiunge – la costante evoluzione del processo di digitalizzazione coinvolge anche le tradizionali modalità di espletamento del lavoro consolare, rendendo indispensabile il ricorso allo strumento telematico come modalità ordinaria di diffusione di informazioni e di allestimento di talune pratiche e servizi. Vorrei, pertanto, invitarvi a consultare con regolarità questo sito internet, che aggiorniamo costantemente e nel quale potete trovare tutte le informazioni di cui avete bisogno per accedere ai servizi di vostro interesse. Desidero, in particolare, attirare la vostra attenzione sulla necessità di utilizzare due servizi informatici di essenziale importanza: il Portale FAST-IT per iscrivervi e mantenere aggiornati i vostri dati e recapiti sul profilo AIRE e il sistema Prenot@Mi per prenotare il vostro appuntamento in Consolato in piena autonomia e in modo assolutamente gratuito. Ho, inoltre, il piacere di invitarvi a seguire i nostri canal sociali ufficiali per rimanere sempre aggiornati sulle attività di promozione della lingua, della cucina e delle varie eccellenze italiane che organizzeremo periodicamente per promuovere i legami culturali, economici e sociali che caratterizzano lo storico rapporto tra la comunità italiana qui residente e la nostra Madrepatria”.
“Infine, tengo a concludere questo saluto manifestandovi la mia volontà di conoscere, durante l’arco del mio mandato, tutti i rappresentanti delle comunità, istituzioni e organizzazioni italiane dell’intera circoscrizione consolare, al fine – spiega Bocchi – di stabilire un rapporto proficuo e di raccogliere idee e suggerimenti sulle sfide e sulle criticità da affrontare, con l’obiettivo di perseguire un continuo e costante miglioramento dell’azione di questo Consolato. Nella speranza di essere all’altezza del mio incarico e delle vostre aspettative, – conclude – vi dico, con grande sincerità, che la mia porta sarà sempre aperta per voi”. (aise)