Servizi consolari a Rosario: Tirelli (Comites) e Gazzola (Cgie) incontrano il Consolato

consrosario

consrosarioROSARIO\ aise\ – Fare il punto sui servizi consolari a Rosario: questo l’obiettivo dell’incontro di giovedì scorso, 3 febbraio, tra il Presidente del Comites Franco Tirelli, il consigliere del CGIE Mariano Gazzola e Maria Finelli, responsabile ad interim del Consolato Generale d’Italia a Rosario, sede che attende il successore di Martin Brook.
“Dalla partenza dell’ex console Brook, la situazione dei servizi consolari si è aggravata”, sostiene il Comites, riportando la sintesi di quanto emerso durante l’incontro per ciascun servizio.
“Anagrafe: fino al mese di aprile, terminerà l’elaborazione delle pratiche in giacenza per il riconoscimento della cittadinanza per i figli di età inferiore ai 18 anni. Infondata, invece, la notizia che stava per chiudere l’ufficio anagrafe del consolato.
Codice Fiscale: questa settimana sarà pubblicato sulla pagina del Consolato il nuovo sistema per ottenerlo.
Passaporto: l’ufficio soffre da un po’ di tempo per la mancanza di personale, dovute sia ai contagi covid che alla morte di un impiegato. Per questo motivo i turni sono stati diminuiti. A ciò si aggiunge che un aggiornamento del sistema Prenot@mi ha portato anche a ritardi nella richiesta di turni. Per il momento non è possibile utilizzare la procedura di emergenza per ottenere il passaporto tramite mail allegando un biglietto di viaggio già acquistato, se questo viaggio è di piacere. In caso di viaggi per motivi di salute o di lavoro, è invece possibile richiedere un turno fuori dal sistema Prenot@mi.
Turni di Cittadinanza per ricostruzione e turni del vecchio sistema: finché non arriverà il nuovo Console non ci saranno novità in merito.
Il Consolato, negli ultimi mesi, per varie ragioni ha dovuto fare i conti con l’assenza di 4/5 persone, stante l’impossibilità di assumere personale senza la specifica autorizzazione del Ministero degli Affari Esteri”.
Come Comites e CGIE, Tirelli e Gazzola hanno quindi chiesto di “anticipare già a febbraio l’arrivo del nuovo Console generale, previsto a marzo. La signora Finelli – riportano – ci ha manifestato la sua volontà di partecipare alla prossima riunione plenaria del Comites per informare i connazionali della situazione. Apprezziamo la possibilità di questa riunione e la disponibilità della signora Finelli ad ascoltare le nostre richieste”. (aise) 




Paraná: la comunità italiana celebra Sant’Agata

7agata

7agataPARANÁ\ aise\ – Si è celebrata sabato scorso, 5 febbraio, a Paraná, in Argentina, la messa in onore di Sant’Agata a cura del parroco Don Eduardo Tanger.
Come ogni anno, il gruppo della comunità italiana coordinato da Olga Chicco e Maria Rosa Vaccalluzzo con la collaborazione di Sergio Ruiz, ha organizzato quest’evento.
La chiesa, tenendo conto dei protocolli sanitari, era colma. E nel finale il sacerdote ha rivolto una particolare benedizione alle donne che soffrono di cancro di seno, di cui Sant’Agata è Protettrice. (aise)




Esistenza in vita: al via domani la nuova campagna Inps

esistenzavita

esistenzavitaROMA\ aise\ – A partire da domani, 7 febbraio, i pensionati italiani residenti nel Continente americano, Paesi scandinavi, negli Stati dell’est Europa e paesi limitrofi, in Asia, Medio ed Estremo Oriente, riceveranno da Citibank NA i moduli di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita.
L’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero riveste particolare importanza per l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, in quanto la difficoltà di acquisire informazioni complete, aggiornate e tempestive in merito al decesso dei pensionati espone al concreto rischio di erogare pagamenti non dovuti. L’accertamento viene effettuato da Citibank NA, l’Istituto di credito che esegue i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell’INPS.
Pertanto, a partire dal 7 febbraio 2022, Citibank curerà la spedizione dei moduli ai pensionati residenti nelle suddette Aree geografiche, da restituire alla banca entro il 7 giugno 2022. Qualora l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di luglio 2022 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione entro il 19 luglio 2022, il pagamento della pensione sarà sospeso a partire dalla successiva rata di agosto 2022.
L’Inps ha previsto un periodo di quattro mesi per attestare l’esistenza in vita, per cui non è necessario che i pensionati, come in passato, si rechino da subito, non appena ricevute le lettere, presso gli uffici consolari, Patronati o autorità locali, anche in considerazione della necessità di evitare assembramenti pericolosi, vista l’emergenza sanitaria in corso.
L’INPS e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale hanno anche condiviso un progetto che prevede la possibilità per i pensionati di rapportarsi con gli uffici consolari tramite un servizio di videochiamata.
L’accordo prevede che sia possibile attestare l’esistenza in vita anche con la seguente modalità:
• il pensionato che riceve per posta ordinaria da Citibank NA il modulo standard di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita, contenente tra l’altro le generalità anagrafiche del pensionato, il numero INPS e il codice Citibank NA identificativi del pensionato, lo compila, indicando anche il recapito telefonico e l’indirizzo mail, apponendo sullo stesso la propria firma autografa e la data di sottoscrizione;
• il pensionato invia copia digitale di tale modulo, e di un documento d’identità, all’indirizzo di posta elettronica istituzionale del locale ufficio consolare del paese di residenza, che contatta il pensionato utilizzando l’indirizzo mail, se presente sul modello, tramite videochiamata, attraverso gli applicativi ad oggi più diffusi come ad esempio Skype, Zoom, Microsoft Teams, Webex o WhatsApp, se sul modello è presente il recapito telefonico;
• l’ufficio consolare, attraverso tale modalità, verifica per diretta visione l’esistenza in vita del pensionato e la corrispondenza dei dati contenuti nel modulo, già pervenuto all’ufficio consolare tramite mail insieme alla copia digitale del documento d’identità, con i dati contenuti nel documento d’identità originale, che il pensionato sarà invitato ad esibire nella videochiamata;
• se abilitato al Portale Agenti messo a disposizione da Citibank NA, il funzionario dell’ufficio consolare attesta l’esistenza in vita attraverso il medesimo portale. In questo caso il funzionario dell’ufficio consolare abilitato invita comunque il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale, datato e sottoscritto, all’indirizzo dell’ufficio consolare, per esigenze di conservazione degli atti;
• se non abilitato al Portale Agenti, il funzionario nel corso della videochiamata invita il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale di attestazione, datato e sottoscritto, all’indirizzo dell’ufficio consolare, affinché possa completare la validazione del modulo con le consuete modalità; successivamente l’ufficio consolare invia, tramite posta ordinaria, l’originale del modulo a Citibank NA, all’indirizzo “PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom”.
I pensionati, pertanto, per rendere operativo tale servizio di videochiamata, sono invitati ad indicare l’indirizzo di posta elettronica e il recapito telefonico nel modulo di attestazione dell’esistenza in vita da inviare a Citibank NA.
La modalità di attestazione dell’esistenza in vita tramite videochiamata, che si aggiunge e non sostituisce le consuete modalità che prevedono la presenza fisica del pensionato presso un soggetto qualificato cosiddetto “testimone accettabile”, abilitato ad avallare la sottoscrizione del modulo di dichiarazione dell’esistenza in vita, potrà essere utilizzata anche dagli operatori di patronato accreditati come testimoni accettabili, abilitati al Portale Agenti.
L’Inps, poi, ricorda che non solo i pensionati avranno quattro mesi a disposizione per assolvere ai propri obblighi, ma che numerosi sono i soggetti qualificati che, ai sensi delle legislazioni locali, sono autorizzati ad attestare l’esistenza in vita dei pensionati. Nei casi in cui il pensionato non possa produrre l’attestazione standard, Citibank NA accetta i moduli di certificazione di esistenza in vita emessi da autorità locali, quali testimoni accettabili, le cui liste, distinte per Aree geografiche, sono consultabili nel sito di Citibank NA alla pagina web dedicata.
Inoltre, con riferimento agli uffici consolari, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, su proposta dell’Istituto, ha emanato una circolare nella quale si invitano le strutture consolari a considerare gli adempimenti relativi all’accertamento dell’esistenza in vita tra i servizi urgenti, indifferibili e garantiti ai pensionati residenti all’estero anche in caso di chiusura a causa dell’emergenza sanitaria.
Infine, è stata condivisa con la banca anche la tempistica relativa alla seconda fase della campagna di accertamento dell’esistenza in vita, riferita agli anni 2022 e 2023, che interesserà i pensionati residenti in Europa, Africa e Continente australe, ad esclusione dei Paesi Scandinavi e dei Paesi dell’Est Europa.
Pertanto, a partire dal 14 settembre 2022 Citibank curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita nei confronti dei pensionati residenti in queste Aree geografiche, che dovranno essere restituite alla banca entro il 12 gennaio 2023. Qualora il processo di verifica non sia portato a termine entro tale temine ordinario, il pagamento della rata di febbraio 2023 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 febbraio 2023, il pagamento della pensione sarà sospeso dalla banca a partire dalla successiva rata di marzo 2023.
Sul portale internet dell’Istituto è consultabile un’apposita pagina dedicata, intitolata Accertamento esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero, contenente informazioni aggiornate sulla campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero. (aise)




“Vi racconto gli enormi danni che la chiusura delle scuole ha prodotto nel mondo”

113322154 82cf18cd 872e 40b1 aec7 1e625b255fcd

113322154 82cf18cd 872e 40b1 aec7 1e625b255fcdAGI – Nel febbraio di due anni fa, l’Italia decideva di chiudere le scuole, come prima, urgente misura contro quella che si stava configurando come una pericolosa epidemia, con i primi tragici casi a Codogno e in Veneto. Da allora, analoghi provvedimenti sono stati decisi a diverse riprese in 190 Paesi in tutto il mondo, coinvolgendo un miliardo e 600 milioni di allievi, dalla scuola per l’infanzia all’Università, ovvero il 92% dell’intera popolazione studentesca mondiale. Fin da subito, l’Unesco ha cominciato a raccogliere e mettere a disposizione i dati sull’impatto che la pandemia ha avuto sull’educazione, e a lanciare l’allarme.

“La buona notizia – ha spiegato in un’intervista all’Agi la vicedirettrice generale dell’Unesco per l’Educazione, Stefania Giannini – è che siamo stati ascoltati e ora tenere le scuole aperte è la priorità per quasi tutti i Paesi”.   Parlando dal suo ufficio di Parigi, al sesto piano della sede dell’organismo delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura a pochi passi dall’Ecole militaire e dalla Tour Eiffel, l’ex ministro dell’Istruzione ed ex senatrice di Scelta civica non nega le difficoltà create a livello mondiale dalla pandemia ma parla anche dell’opportunità di una trasformazione.

Quando è scattato l’allarme dell’Unesco?
“Cominciammo a monitorare il processo fin dall’inizio: l’Italia è stato il primo Paese occidentale ad essere colpito duramente dalla pandemia, e quindi fra i primi a chiudere le scuole: ma la scelta politica e tecnica di chiudere le scuole come prima misura per affrontare la pandemia sanitaria è ahimé stata condivisa da 190 Paesi al picco della crisi, con un impatto sulla popolazione studentesca di 1 miliardo e seicento milioni di studenti, circa il 92%”.

E quando si è capito che le conseguenze negative della scelta erano superiori ai benefici?
“Alcuni Paesi hanno capito subito che la riapertura delle scuole era una priorità assoluta, altri hanno fatto scelte diverse, ma la nostra direttrice (Audrey Azoulay, ndr) ha fatto appello a tenere aperte le scuole fin dall’aprile del 2020. I dati di oggi sono più positivi, e anche quando nelle scorse settimane la variante Omicron ha di nuovo creato una situazione di disagio per i ministri, la reazione è stata molto diversa e tenere le scuole aperte è ora una priorità che non si discute. Vale per l’Italia, in generale per l’Europa ma anche per altre regioni del mondo che nelle stagioni precedenti avevano scelto la chiusura delle scuole come strumento efficace dal punto di vista sanitario”.

Per quanto tempo sono state chiuse le scuole nel mondo? E in Italia?
“La media globale è stata di 20 settimane di chiusura totale e 20 di parziale. In Italia invece le scuole sono state chiuse completamente per 13 settimane e parzialmente per 24: sopra la media europea ma non male nel confronto mondiale. La buona notizia è che la lezione è stata appresa e anche l’Italia fa parte del gruppo di Paesi che considera una priorità tenere aperte le scuole, nonostante le contestazioni, soprattutto per la difficoltà di applicare i protocolli sanitari. Non è per promuovere la nostra organizzazione, ma l’Unesco ha giocato un ruolo decisivo, da quando per prima ha messo a disposizione i dati e i numeri sull’impatto delle chiusure. La cifra di un miliardo e seicento mila studenti coinvolti scritta nero su bianco ha colpito tutto il  mondo”.

La Dad è sotto processo per aver accentuato le diseguaglianze sociali in tempo di pandemia ma al tempo stesso ha permesso una certa continuità dell’attività didattica. Che cosa ne pensa?
“Quello che ho notato da questo osservatorio globale è stata una precoce polarizzazione in Italia fra i difensori del digital learning, o didattica a distanza (dad), e i suoi acerrimi nemici, ma mi pare che sia stata superata dai fatti. E’ indubbio che l’insegnamento a distanza come sostituto radicale di una scuola in presenza completamente chiusa ha effetti negativi enormi e indiscussi. Il primo è proprio quello di amplificare le diseguaglianze sociali, mettendo i bambini che hanno un background familiare e strumenti di supporto meno robusti in condizioni di svantaggio. Oltretutto molto spesso lo erano già prima. Come Unesco lo abbiamo detto subito ma non abbiamo voluto fare campagna contro la tecnologia, che ha assicurato la continuità didattica: senza piattaforme e gli strumenti ibridi messi in atto durante la pandemia, ci sarebbe stato un deficit educativo ancora più sproporzionato e forse sarebbe stato irrecuperabile”.

Quali sono stati i danni più gravi?
“Abbiamo detto, e lo stiamo misurando con i dati, che nei Paesi più poveri, soprattutto nell’Africa subsahariana, le conseguenze sull’educazione delle bambine è stata enormemente più alta. In un contesto già complesso, c’è stata un’esplosione di gravidanze precoci, un fenomeno già presente ma che ora è esploso: in Kenya sono aumentate del 65%. La chiusura prolungata delle scuole in quei Paesi crea condizioni sociali di contesto che esaltano problemi già esistenti. E poi abbiamo visto quello che tecnicamente si chiama learning loss, la perdita di qualità dell’insegnamento. A causa dell’interruzione prolungata della didattica normale, avremo a partire da quest’anno accademico 100 milioni di bambini in più sotto la soglia della cosiddetta “proficiency”, ovvero la capacità di leggere e capire un testo molto semplice. Erano già 420 milioni, ma l’aumento è significativo”.

E quali sono gli aspetti da salvare della DAD?
“Ha consentito di mantenere il contatto con gli studenti, permettendo agli insegnanti di restare in una classe virtuale: è un merito, va riconosciuto. Il futuro è la valorizzazione della tecnologia al servizio di un modello educativo che tenga conto della componente socio emotiva dell’insegnamento e sostenga gli insegnanti, formandoli. Il modello futuro sarà il cosiddetto Hybrid learning, un modello misto che privilegia la scuola in presenza perché è un luogo non solo di apprendimento ma soprattutto di interazione e socializzazione, supporto emotivo e crescita umana”.

Quali sono le indicazioni per il futuro dell’educazione?
“Da questa crisi usciamo con la consapevolezza che il sistema va cambiato e deve diventare resiliente, ma non solo per affrontare nuovi shock o emergenze. In molti casi il modello didattico è ancora lontano da quello che accade nel mondo come processo di apprendimento.  La crisi deve essere l’opportunità per avviare una trasformazione. Per ridisegnare il futuro, è fondamentale ripensare l’educazione secondo un nuovo contratto sociale, rimettendo in gioco i processi costituenti a partire dalla valorizzazione del ruolo degli insegnanti, che sono state figure professionali essenziali della crisi, come i medici all’ospedale. Ma anche mettendo l’educazione al centro di un nuovo patto con l’ambiente e il pianeta, creando una nuova relazione con la tecnologia: non è demonizzando la DAD che si inventa un futuro adeguato per i sistemi educativi. Questi due anni sono stati un po’ un laboratorio a cielo aperto”.

Che cosa devono fare i governi?
“Abbiamo indicato una serie di condizioni precise, ma la prima è la volontà politica di mettere al top dell’agenda il settore dell’educazione, con investimenti corrispondenti. Abbiamo fatto un’interessante indagine sugli stimulus packages e i piani di recovery e, ahimè, è emerso che in media nei Paesi sviluppati di tutti questi soldi messi a disposizione per la ripresa solo il 3% è stato destinato all’educazione, che scende all’1% nei Paesi in via di sviluppo. Unesco punta a rilanciare l’agenda per l’educazione, con in mente gli obiettivi di sviluppo sostenibili fissati dall’Onu per il 2030, e in particolare quello di un’educazione inclusiva per tutti. Per ottenerlo, servono finanziamenti perché l’educazione sia capace di trasformare la società post-Covid”.




Canada. Ecco il Comites di Vancouver

com vancouver

Presentiamo l’organigramma completo del nuovo Comites di Vancouver.

Chi lo desidera può seguirne i lavori alla pagina Facebook Comites Vancouver | Facebook

273360613 120045300563858 4931523442939874778 n

 




Da Pluritalia il Report “Elezioni Com.it.es. 2021 in Argentina”

4report

4reportIl think tank Pluritalia pubblica in questi giorni il Report “Elezioni Com.it.es. 2021 in Argentina” in cui vengono evidenziate le principali tendenze statistiche delle elezioni del 3 dicembre scorso sul territorio argentino.
Il documento è dedicato alla memoria di Antonio Castaldo, cofondatore dello spazio Pluritalia, scomparso nel 2021.
Dal report emerge che in Argentina hanno votato per i Comites 43.489 cittadini, il 4,9% degli aventi diritto, con un aumento dei votanti di 7.904 unità rispetto alle elezioni del 2015, con un incremento del 22%.
A livello circoscrizionale, il documento prende in considerazione 3 indicatori: numero, partecipazione e incremento. Cordoba, Bahia Blanca e Mar del Plata risultano essere le circoscrizioni più dinamiche. Buenos Aires e Rosario, molto importanti per il numero degli aventi diritto, hanno invece registrato una minore partecipazione. A La Plata e Lomas de Zamora la partecipazione più bassa.
In merito alle liste, il documento evidenzia due tipologie: le “politiche” (presenti nel Parlamento italiano) e le indipendenti (non presenti). Grazie alle nuove regole che hanno semplificato l’ammissione delle liste, il numero totale delle liste è passato da 20 a 40, con un incremento del 100% a fronte di un aumento dei votanti del solo 22%.
Le 4 liste “politiche” hanno rappresentato il 72% del totale, le 36 liste “indipendenti” il restante 28%. Rispetto alle precedenti elezioni, in Argentina si è assistito ad una forte crescita delle liste politiche e ad una parallela caduta di quelle indipendenti.
Il report nel dettaglio è disponibile qui. (aise) 




Melbourne: riunita l’Associazione Veronesi nel Mondo

4veronesimelbourne

4veronesimelbourneL’Associazione di Veronesi nel Mondo di Melbourne, tra soci e amici, si è riunita per la prima volta dopo le restrizioni causate dalla pandemia lo scorso 1° febbraio.
L’occasione è diventata una festa, durante la quale non è mancato un delizioso banchetto fatto di 5 portate tutte a base di cibo tipico veronese. Inoltre, durante il pranzo, è stato possibile degustare le fettuccine Rana (ditta Veronese di pasta fresca che esporta in tutto il mondo).
Il Presidente dell’Associazione, Renzo Zanella, ha ringraziato il comitato e tutti i presenti in sala per la partecipazione, oltre a tutti i volontari e a tutti i soci “amanti della nostra bella città Verona”. (aise) 




A Londra l’Italian Teachers Day 2022

italianteachersday22

italianteachersday22LONDRA\ aise\ – Anche quest’anno l’Istituto Italiano di Cultura di Londra supporta l’Italian Teachers Day, che si terrà il 5 marzo, dalle 9:00 alle 16:00, presso la Francis Holland School, in Ivor Place, a Londra.
Giunto alla quarta edizione, l’Italian Teachers Day è organizzato dall’associazione che riunisce gli insegnanti di italiano nel Regno Unito e sarà d’ingresso libero, grazie anche al sostegno della Society for Italian Studies, dell’Independent Schools Modern Languages Association oltre che dell’Istituto Italiano di Cultura e della Francis Holland School.
La giornata si articolerà in una sessione di condivisione di idee e risorse, informazioni e opportunità di incontro e networking. Gli indirizzi di saluto e l’introduzione all’evento saranno affidati alla direttrice dell’IIC di Londra Katia Pizzi. Seguiranno gli interventi in qualità di relatori dei professori John Foot della Bristol University, Giuliana Pieri della Royal Holloway presso la University of London, Cecilia Brioni del Trinity College di Dublino e Guido Bartolini della University of Cork. (aise)




SBS Italian/ Western Australia: come ha reagito la comunità italiana al prolungamento della chiusura dei confini

2sbswa
2sbswa

PERTH\ aise\ – “Il Western Australia avrebbe dovuto riaprire i propri confini dal 5 febbraio. Lo scorso 20 gennaio è stata invece annunciata un’estensione dell‘hard border o “confine rigido”. L’ingresso nello stato dal resto dell’Australia e dall’estero sarà ancora soggetto a severe restrizioni”. Come sia stata accolta la notizia dai connazionali residenti a Perth e nello Stato australiano lo racconta un articolo a firma di Elisabetta Merati, Carlo Oreglia e Massimiliano Gugole, pubblicato oggi dal portale di SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutto il Paese.
“I confini, che avrebbero dovuto essere riaperti dal 5 febbraio, resteranno invece chiusi. L’opinione degli italiani residenti in Western Australia è divisa tra chi si sente protetto dalla politica statale e chi invece si sente in trappola.
Il premier del Western Australia, Mark McGowan, ha annunciato nuove indicazioni che riguardano gli studenti internazionali, dando loro un ultimatum per il rientro nello stato, che dovrà verificarsi entro le 11:59pm di venerdì.
La notizia, che molti hanno giudicato destabilizzante, è arrivata dopo che a fine gennaio il premier aveva rinviato l’apertura dei confini a data da destinarsi.
Come sta reagendo dunque la comunità italiana che vive in WA a questi repentini cambi di scena?
Stefano Tempesta, informatico che si occupa di sviluppo di software, con il WA ha un legame lavorativo. Intervistato ai microfoni di SBS Italian, si dice stanco della situazione e si augura che l’isolamento finisca presto.
Diametralmente opposta invece l’opinione di Francesca Costanza, proprietaria di un ristorante a Perth, che vede come un grosso vantaggio la politica protezionista del premier McGowan. “Siamo protetti e felici, l’economia funziona, mentre in altre città australiane le cose non vanno così bene“, spiega Costanza.
Maria Rosaria Francomacaro da circa un anno ha accettato un ruolo d’insegnante di italiano presso l’Università del WA. Giudica duramente le decisioni del governo statale, che a suo parere non ha saputo reagire all’emergenza. “Un governo che a più di due anni dall’emergere del problema non ha ancora trovato una soluzione alternativa alla chiusura non solo non ha vinto questa battaglia, ma per me non è nemmeno mai sceso in campo”, commenta Francomacaro.
Massimo Amuso, che vive da quattro anni a Perth dove si occupa di macchinari per miniera, si ritiene molto fortunato di poter vivere e lavorare in uno Stato dove per i due anni passati non ci sono state restrizioni interne.
“Mi sento in trappola”, commenta invece Giulio Paparesta; un’impressione condivisa anche da una mamma italiana, Giuliana (nome immaginario), che da anni vive in WA con il marito e il figlio e si dichiara ormai esausta a causa delle promesse non mantenute. “I cittadini hanno fatto quello che è stato chiesto di fare, vaccinandosi, ora spetta al premier mantenere la parola data”, dichiara esasperata.
Le regole che permettono l’accesso nel WA cambieranno in parte dal 5 febbraio, in particolare l’elenco delle possibili motivazioni per ottenere esenzioni includerà i residenti del WA con legami recenti o legami familiari diretti in WA, quelli che tornano per motivi compassionevoli, come funerali e cure palliative, e per cure mediche urgenti o essenziali. Tuttavia rimane ancora indefinita la data in cui verranno riaperti i confini dello Stato”. (aise)




Revoca immediata del Memorandum Italia-Libia: l’appello della società civile al Governo, Unhcr e Oim

libia2

libia2ROMA\ aise\ – Oggi, 2 febbraio, giorno del quinto anniversario del Memorandum Italia-Libia, 96 organizzazioni italiane, libiche, africane ed europee presentano un documento di analisi e denuncia degli effetti del Memorandum e lanciano un appello al governo e alle organizzazioni internazionali: l’unica strada per tutelare le persone migranti in Libia è la revoca immediata del Memorandum.
“Il blocco delle partenze determinato dall’attuazione del Memorandum attraverso gli ingenti finanziamenti garantiti dall’Italia alle autorità libiche si è rivelato un fattore che agevola la strutturazione di modelli di sfruttamento, riduzione in schiavitù e violenze, definiti come crimini contro l’umanità dalla Missione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite”, denunciano le associazioni firmatarie. “Al contempo, le misure previste per consentire l’uscita legale delle persone migranti dal paese – evacuazioni, corridoi umanitari e resettlement – si sono dimostrate gravemente insufficienti a garantire l’accesso ai diritti e alla protezione in maniera generalizzata, sia per la limitatezza dei mezzi, sia per l’assenza di garanzie procedurali e il carattere concessorio proprio di questi sistemi”.
“Spesso, – proseguono – l’adesione a programmi di rimpatrio “volontario” rappresenta l’unico strumento per sottrarsi alle violenze e agli abusi, anche quando il ritorno nel Paese di origine espone le persone alle medesime persecuzioni da cui sono fuggite”.
“A fronte dell’esperienza maturata negli ultimi cinque anni e all’aumento di violenze e repressione a cui assistiamo negli ultimi mesi”, le organizzazioni firmatarie, attraverso l’appello, richiedono “al governo italiano di revocare immediatamente il Memorandum. Si tratta dell’unica scelta praticabile di fronte all’impossibilità strutturale di apportare miglioramenti significativi alle condizioni di vita di migranti e rifugiati in Libia e di garantire loro un adeguato accesso alla protezione, come dimostrato dall’evoluzione della situazione libica”.
All’UNHCR e OIM, invece, “in ottemperanza al loro mandato di tutela dei cittadini stranieri presenti in Libia, chiediamo di aderire alla richiesta di revoca del memorandum, così da evitare qualsiasi rischio di connessione tra le gravi violazioni dei diritti umani che derivano dal Memorandum e le proprie iniziative”.
L’appello da oggi può essere firmato anche da altre associazioni – attraverso questo form – e da singoli cittadini, che dovranno usare questo link. (aise)