Missione in Libano. I Caschi Blu italiani consegnano alimenti nel sud del Paese

2libano

2libanoNuova iniziativa benefica del contingente italiano della missione in Libano UNIFIL a favore delle comunità del Libano del Sud. Più di 4 tonnellate di pasta sono state distribuite dai militari a due case di riposo e cura di Tiro e Abbassiyah che ospitano circa 200 anziani, molti dei quali non autosufficienti a causa di disabilità fisiche e psichiche, bisognosi di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa.
I direttori delle due strutture – riporta lo Stato Maggiore – hanno rivolto un sentito ringraziamento all’Italia e ai peacekeepers del contingente nazionale aggiungendo che “oltre all’aspetto nutrizionale, un pasto sano e gradevole consumato a tavola produce effetti benefici anche da un punto di vista relazionale, generando tra gli anziani ospiti momenti di piacevole scambio emotivo”.
Le confezioni di pasta sono state caricate e trasportate a bordo dei mezzi delle Nazioni Unite nel rispetto delle misure precauzionali e dei requisiti igienico sanitari vigenti.
L’iniziativa segue lo speciale piano di distribuzione di oltre 30 tonnellate di generi alimentari di prima necessità effettuato dai Caschi Blu italiani nel mese di ottobre, e studiato per raggiungere persone e famiglie particolarmente bisognose – compresi gli ospiti di alcuni orfanotrofi e centri per disabili – attraverso i volontari della Croce Rossa e delle strutture assistenziali di tutte le confessioni religiose presenti nell’area di operazioni del contingente italiano.
“In questo tempo difficile segnato dal Coronavirus, il nostro vuole essere non solo un atto concreto verso il popolo libanese, ma soprattutto un gesto di generosità e di altruismo tipico del soldato italiano che punta dritto alla dignità delle persone più fragili”, ha affermato il Comandante del contingente italiano in Libano, Generale di Brigata Andrea Di Stasio.




Montevideo: estensione del servizio “Prenota On Line”

prenotaonline

prenotaonlineNovità all’Ambasciata italiana a Montevideo: dal prossimo 7 dicembre, infatti, i servizi di ricezione degli atti di Stato Civile e di certificazione di conformità delle traduzioni saranno accessibili solo su appuntamento, da registrare mediante l’applicativo Prenota Online (ad eccezione degli atti di morte, di cui sarà possibile concordare il deposito via e-mail all’indirizzo statocivile.montevideo@esteri.it).
Con questa misura, spiega la sede”, si intende “migliorare la qualità del servizio offerto all’Utenza ed evitare il rischio di code e assembramenti, anche alla luce dell’attuale situazione sanitaria”.
È già possibile procedere alle prenotazioni.
Fino al 4 dicembre, resta possibile depositare le pratiche di Stato Civile, senza appuntamento, presso lo “Sportello Inform Italia”, ufficio delocalizzato della Cancelleria Consolare dell’Ambasciata a Montevideo (Avenida Brasil 2980), il giovedì dalle ore 09.00 alle ore 12.30.
Per la dichiarazione di conformità delle traduzioni, l’orario di ricevimento senza appuntamento, fino al 4 dicembre, resta il giovedì dalle 14 alle 16 presso la Cancelleria Consolare (José Benito Lamas 2857).
Per quanto riguarda le dichiarazioni di valore, resta possibile richiedere un appuntamento tramite il seguente indirizzo: montevideo.urpconsolare@esteri.it




1970-1990, vent’anni di emigrazione italiana in Svizzera

italia svizzeraUno dei freni all’integrazione della seconda generazione degli immigrati italiani in Svizzera nella seconda metà del secolo scorso è stato il generale convincimento che l’emigrazione fosse una condizione temporanea, spesso penosa, per poter vivere meglio in seguito. Quasi tutti gli emigranti lasciavano l’Italia con l’intenzione di tornarvi prima o poi per proseguire la vita più serenamente.
La temporaneità era voluta non solo dai migranti, ma anche dalle leggi e dagli ordinamenti svizzeri concepiti per impedire o rendere quasi impossibile la stabilizzazione degli immigrati: chiunque veniva in Svizzera per motivi di lavoro riceveva un permesso di soggiorno temporaneo, stagionale o annuale, rinnovabile solo se i bisogni dell’economia lo consentivano. La Svizzera non voleva essere un Paese d’immigrazione e pertanto l’integrazione non era favorita.
IMMIGRAZIONE TEMPORANEA AGLI INIZI DEL NOVECENTO

Il passaggio del testimone tra la prima e la seconda generazione spesso si è inceppato!
Fino alla prima guerra mondiale, la «temporaneità» è sempre stata una caratteristica fondamentale dell’immigrazione italiana in Svizzera e rafforzava l’italianità. Negli ultimi decenni dell’Ottocento e agli inizi del Novecento la maggior parte degli italiani veniva chiamata dalle imprese appaltatrici per la realizzazione soprattutto di grandi progetti ferroviari e complessi edilizi. Con la fine dei lavori terminava normalmente anche il contratto dei lavoratori immigrati. Non tutti, però, rientravano in Italia perché molti restavano alle dipendenze delle imprese che li avevano ingaggiati e che avevano interesse a tenersi le maestranze sperimentate e affidabili per l’esecuzione di altri lavori.
In quel periodo si svilupparono in Svizzera diverse comunità italiane, perché le grandi opere duravano generalmente molti anni. Ve n’erano in tutte le regioni della Svizzera (Basilea, Bienne, Chiasso, Ginevra, Kandesteg, Losanna, Lucerna, Zurigo e altre località) e godevano di una certa autonomia organizzativa con propri negozi, ristoranti e persino scuole per bambini e per adulti. Oltre all’italianità, uno dei principali collanti delle varie collettività era costituito dall’associazionismo solidaristico (società di mutuo soccorso) e socio-religioso (società culturali, musicali, Missioni cattoliche italiane, ecc.).
Agli inizi del Novecento, nelle grandi aree urbane esistevano già diversi gruppi organizzati, perché oltre agli immigrati temporanei c’erano già anche molti italiani «domiciliati» stabilmente in Svizzera, per lo più sposati (talvolta con donne svizzere) e impiegati a tempo indeterminato nell’industria. Erano dunque facili gli incontri, gli scambi, le feste comuni, anche se spesso tra i vari gruppi non c’era grande intesa perché, a parte l’appartenenza nazionale all’Italia, avevano ben poco in comune.
LE CONCENTRAZIONI NELLE «COLONIE»
In questa condizione di temporaneità-provvisorietà, agli immigrati italiani non veniva generalmente nemmeno in mente di dover imparare la lingua locale o di doversi integrare, come si direbbe oggi, per convivere meglio con gli svizzeri. D’altra parte, questo tipo di integrazione non interessava nemmeno a loro, che consideravano gli immigrati «lavoratori ospiti» (Gastarbeiter) e «stranieri» (non solo per la diversa nazionalità, ma anche perché ritenuti «estranei», diversi dal loro mondo).
La combinazione di questi atteggiamenti ed esigenze pratiche di sopravvivenza avevano portato nelle agglomerazioni urbane alla concentrazione degli immigrati italiani in grandi baraccopoli e in determinati quartieri operai (soprattutto nella Svizzera tedesca). Per identificarli si usavano frequentemente termini come «colonia italiana» (Italienerkolonie), «quartiere italiano» (Italienerviertel) ed espressioni equivalenti, con una connotazione prevalentemente giuridico-civile e geografica, ma talvolta anche socio-culturale per sottolinearne in particolare l’isolamento.
Mentre negli ultimi decenni i «quartieri italiani» sono scomparsi in tutte le grandi città, il termine «colonia» è rimasto ed è ancora ricordato non solo dalle associazioni «Colonie libere», ma anche dalla stampa. Quando vengono pubblicati i dati sugli stranieri a fine agosto o a fine anno, dai commenti giornalistici risulta spesso che gli italiani sono sempre «la colonia più numerosa». Dal termine «colonia» sono però scomparse quasi completamente sia la connotazione geografica che quella dell’isolamento e resta solo quella giuridico-civile per indicare semplicemente i «cittadini italiani».
I RAPPORTI CON LA MADREPATRIA

Nella seconda metà del Novecento e specialmente nel periodo che si sta trattando (1970-1990), il termine «colonia» non esprimeva tuttavia solo l’appartenenza degli immigrati italiani a una delle varie nazionalità straniere presenti nella Confederazione, ma indicava anche il loro legame con l’Italia del tipo colonia-madrepatria basato su interessi reciproci.
In epoca monarchica l’Italia considerava già gli emigrati cittadini italiani a tutti gli effetti, anche se fuori dell’Italia, tanto è vero che i maschi soggiacevano all’obbligo del servizio militare, le donne che sposavano un cittadino straniero perdevano automaticamente la cittadinanza italiana, i lavoratori erano in qualche modo tutelati dalle rappresentanze diplomatiche e consolari (grazie ad accordi internazionali come il trattato tra l’Italia e la Svizzera del 1868). Da parte loro anche gli immigrati si consideravano in certo qual senso una «colonia italiana», benché spesso trascurata dalla madrepatria.
LA FCLIS È UNA DELLE POCHE ASSOCIAZIONI «STORICHE» CHE ANCORA SOPRAVVIVE

Il regime fascista cercò di vincolare ancora di più gli emigrati all’Italia intervenendo massicciamente con la propaganda e con sussidi sull’organizzazione e sulla mentalità delle «colonie», creando Fasci, Case d’Italia, scuole italiane, associazioni, ecc., ma incontrando anche non poche resistenze.
Caduto il fascismo, la lotta politica del dopoguerra tra la Democrazia Cristiana (DC) e il Partito comunista italiano (PCI) si è riverberata anche in Svizzera tra le associazioni italiane, producendo tuttavia un esito diverso: mentre in Italia aveva preso quasi subito il sopravvento la DC, in Svizzera cominciò a delinearsi la supremazia del PCI e più in generale della sinistra. A molti appariva chiaro che entrambi i fronti cercavano soprattutto consensi in occasione delle elezioni politiche. Soprattutto la seconda generazione si considerava totalmente estranea al gioco politico.
Poiché la lotta, anche se spesso solo sotterranea, non faceva bene all’immigrazione, nel 1970 si tentò un’intesa operativa almeno tra le principali organizzazioni (politiche). Da allora furono avanzate molte richieste e proposte che influirono probabilmente sul riconoscimento del diritto di voto all’estero e di una rappresentanza degli emigrati nel Parlamento italiano, sull’organizzazione di enti di rappresentanza da affiancare ai Consoli, sulla riorganizzazione delle scuole all’estero e forse su altro ancora, ma tutto era rivolto al rafforzamento dei rapporti della «colonia italiana» con la madrepatria.
GIOVANI TRASCURATI

Oggi si assiste, in Svizzera, ad una irreversibile crisi dell’associazionismo tradizionale per il venir meno delle ragioni che avevano spinto alla creazione di tante associazioni negli anni Sessanta e Settanta e per l’incapacità delle stesse di osservare le tendenze che cominciavano a delinearsi già allora riguardanti la seconda generazione.
Soprattutto negli anni Ottanta e Novanta molte associazioni assistevano quasi impassibili all’invecchiamento dei loro membri e facevano ben poco per rinnovarsi. Nelle assemblee sociali si parlava preferibilmente di quote, di cariche, di pensioni, di rientri, raramente di problematiche giovanili. I figli degli immigrati, in generale, disertavano quegli incontri, non ambivano ad alcuna carica nelle associazioni e tantomeno a cariche politiche nelle varie istituzioni di rappresentanza, non pensavano nemmeno a tornare in Italia.
I giovani della seconda generazione volevano integrarsi nel Paese in cui erano nati e cresciuti, di cui faticavano ad apprendere la lingua e la cultura, in cui stavano costruendo i primi rapporti sociali e in cui si preparavano a vivere la loro vita professionale. La mentalità dominante nella «colonia italiana» spesso non li ha capiti, non li ha sostenuti, non ha favorito la loro integrazione e, perché no?, la loro naturalizzazione (anche quando reclamava vagamente i diritti politici per gli stranieri).
La concezione dell’emigrazione come momento temporaneo degli «italiani» all’estero impediva anche solo di concepire che quei giovani avrebbero potuto diventare ottimi portatori di «italianità» anche restando per sempre in Svizzera, anche diventando svizzeri. Per questo il percorso della loro integrazione riuscita è stato lungo e difficile.
Ora, però, che questi giovani hanno raggiunto ampiamente i loro obiettivi, sarebbe auspicabile che mostrino ai concittadini e alla società che è possibile e arricchente una buona integrazione linguistica, culturale, etica, in un mondo che sarà sempre più aperto, multiculturale e integrato.

Giovanni Lungu

 




A Parigi la “Settimana delle Università Italiane d’Eccellenza”

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29parigiÈ giunta alla terza edizione la Settimana delle Eccellenze Universitarie Italiane in programma dall’1 al 4 dicembre prossimi, dalle 18.00 alle 19.30. L’iniziativa, che permette agli atenei italiani di presentarsi agli studenti francesi è organizzata da CAP Paris – Coordinamento delle Associazioni dei Professionisti italiani a Parigi – e di Apesi – Association Parents d’Eleves Section Itaiienne CSI de Lyon. La “settimana” gode del patrocinio, tra gli altri, dell’Ambasciata d’Italia a Parigi e dell’intera rete Consolare sul territorio francese.
15 le università Italiane d’eccellenza che – durante quattro serate di conferenze online – presenteranno i loro programmi di studi agli studenti dei licei Esabac ed Internazionali di Francia.
Per assistere alle presentazioni è necessario registrarsi qui.
Il programma delle quattro giornate è disponibile qui.




Aria di Genova in terra cilena

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5.470 iscritti e 15 persone nel Consiglio Direttivo. A tanto ammonta oggi il patrimonio umano dell’associazione ligure  di Santiago del Cile, vera e propria icona della presenza italiana nel paese che fu degli Araucani e che vanta perfino una città dedicata a un esploratore italiano (Capitan Pastene).

A guidarli, da qualche anno è il presidente Claudio Massone Stagno,  intenzionato a mantenere ben saldi  i legati con la terra d’origine per i suoi iscritti e per le nuove generazioni.

“Il primo ottobre 1986 il Cavaliere del Lavoro, Guglielmo Solari, fondò  l’Associazione Ligure del Cile  con lo scopo principale di trasmettere e divulgare tra i suoi soci, specialmente  tra i suoi discendenti,  la storia, le tradizioni, la cucina, il folclore   della Regione Liguria”. 

Nel  paese che fu dei bellicosi Nativi Araucani e che oggi conta almeno 150 mila cileni di origine italiana, i liguri rappresentano la punta di diamante dell’immigrazione italiana, con una presenza consolidata nella capitale Santiago, centro d’affari  delle più grandi aziende nazionali ed internazionali.

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“Pio Borzone Garbarino (Vicepresidente), Rina Garibaldi Solari (Segretaria),  Aldo Solari Villa (Tesoriere), Juan Pablo Buonocore Berardi, Antoni Chiappe Illufi, Mireya Pietracaprina Ferrando, Alex Pomodoro Valdez, Ginetto Rossi Zerega, Pablo Peragallo Silva, Ines Rocca Moltedo, Elsa Vaccarezza Rissetto, Angela Capurro Garrido, Gino Viale Acosta, Ginella Pedemonte Veliz rappresentano i pilastri di un’associazione che contava, alla nascita, più  di 500 soci iscritti, tra gente nata in  Liguria ed emigrata in Cile e i loro discendenti. Nel  tempo sono nate le filiali  di  Valparaiso, Temuco, Concepción, e Copiapo, e i soci sono arrivati a 1000. Da alcuni anni però il numero è diminuito per il mancato ricambio generazionale.”

In un paese che vide chiudere l’immigrazione di massa italiana alla fine della Prima guerra mondiale  e i  connazionali  contribuire in modo importante  nel campo del commercio e dell’agricoltura ( ad esempio, la coltivazione dei famosi vini cileni   nella Central Valley) l’associazione ligure rimane uno degli zoccoli duri della presenza tricolore, con un fortissimo legame con il territorio d’origine.

4.“Organizziamo  assieme ad altre Istituzione italiane, nella Parrocchia Italiana di Santiago, la Festa per celebrare il 2 giugno.  Celebriamo inoltre  la Festa dedicata alla Madonna della Guardia con  una Santa Messa alla Parrocchia Italiana e un pranzo conviviale allo Stadio Italiano di Santiago.  A Valparaiso, celebriamo l’anniversario del Belvedere Camogli e partecipiamo al Pellegrinaggio della Comunità Italiana alla “Virgen de Lo Vasquez”.La  “Tavolata di Pasta al Pesto”, la visita annuale alla “Casa di Riposo Italia di Santiago”, rappresentano altrettante occasioni di impegno comunitario per un sodalizio che guarda anche alle nuove generazioni”.

Claudio Massone Stagno, residente a Valparaiso (Cile) e   insignito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, guarda con fiducia al futuro dei conterranei in Cile.

“Da anni patrociniamo  una  Borsa di Studio cui  partecipano ragazzi – e non solo – che si spostano a a Santa Margherita .  Questo corso si inizia a metà del mese d’agosto e finisce alla fine di settembre.  Incentiviamo i ragazzi  più giovani a partecipare alle nostre attività incentrate da anni sul contatto con  gli  emigranti  e sopratutto i loro discendenti, con la terra dei loro avi. L’anno passato abbiamo istituito un concorso fotografico (“Le facce dell’emigrazione Ligure in Cile…passato e presente”)   per ricordare  momenti di vita, dei nostri antenati mentre contribuiamo alla ristampa in lingua italiana del libro “Italia caminada” della poetessa Gabriela Mistral, premio Nobel della Letteratura nel 1945 . Invitiamo annualmente, con  il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Cile e l’Istituto Italiano di Cultura,   uno scrittore o artista ligure a presentare la sua opera a Santiago: quest’anno è toccato allo  scrittore Maurizio Fantoni.”  

Per l’associazione, fortemente impegnata nel mantenere salde le relazioni con la Regione Liguria, è essenziale che i giovani possano imparare l’italiano ma i corsi all’Istituto italiano di Cultura hanno costi alti.

“Cerchiamo di tramandare anche la memoria della lingua genovese. Oggi è molto difficile lavorare in questo campo ma fino a qualche tempo fa  si facevano presentazioni di qualche filmato in genovese, corsi di cucina e lingua genovese, realizzati per i soci più vecchi, nati a Genova. Oggi gli italiani nati in Liguria  sono pochissimi e molto vecchi e lo  “zeneize” inizia a perdersi.




Parigi. Istituito l’Albo Consolare degli Enti Gestori

albocons

alboconsÈ stato istituito anche al Consolato generale d’Italia a Parigi l’Albo consolare degli Enti Gestori/Promotori di iniziative a favore della lingua e della cultura italiana, come previsto dalla circolare 3 del Ministero degli Esteri datata 31 luglio.
Si dovranno registrare all’albo gli enti gestori/promotori di iniziative a favore della lingua e della cultura italiana che intendano richiedere un contributo a valere sul capitolo 3153, per progetti relativi all’anno scolastico 2021/2022 e successivi.

Le iscrizioni scadono il 18 dicembre 2020.
La richiesta di iscrizione va inoltrata via mail agli indirizzi amm.parigi@esteri.it e corsi.parigi@esteri.it compilando i moduli “Richiesta iscrizione all’Albo consolare degli Enti gestori/promotori” e “Anagrafica dell’Ente richiedente”, allegando copia del documento di riconoscimento del Legale Rappresentante dell’Ente, copia dello Statuto dell’ente, attestazione di conformità dello stesso alla normativa locale.
Moduli e fac simile, insieme a tutte le istruzioni per l’iscrizione sono disponibili qui.




Berna. L’Ambasciata sensibilizza sulla violenza alle donne

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20bernaIn occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, l’Ambasciatore d’Italia a Berna Silvio Mignano ha organizzato una iniziativa di sensibilizzazione mercoledì 25 novembre, a partire dalle 11.00 e fino alle 1600 in Helvetiaplatz, 3005 a Berna.
Aderendo alla campagna #OrangetheWorld, i partecipanti saranno invitati ad esprimere artisticamente, attraverso un disegno o qualsiasi libera espressione grafica, la propria adesione e il proprio convinto impegno contro ogni forma di violenza e discriminazione contro le donne.
Per rispettare le norme federali, cantonali e municipali sul contenimento del rischio di contagio da COVID-19, chi volesse prendere parte all’iniziativa dovrà segnalare nome, l’orario o gli orari nei quali preferisce partecipare, all’indirizzo email elena.divito@esteri.it.




Adelaide. Consolato aperto solo per le emergenze

consadelaide facciata

consadelaide facciataNel corso di una conferenza stampa tenuta oggi, 18 novembre, dal premier Steven Marshall, a causa dell’attuale diffusione di COVID-19 nello Stato del South Australia è stato disposto il lockdown per i prossimi 6 giorni e fino al 24 novembre incluso.
Il Consolato d’Italia ad Adelaide assicura che resterà aperto per garantire l’erogazione dei servizi consolari urgenti e per assistere i connazionali in situazioni di emergenza. Per tali necessità gli utenti sono pregati di contattare il Consolato al numero telefonico di emergenza 0407 618 885 o di scrivere una mail all’indirizzo consolato.adelaide@esteri.it.




Melbourne: la DGIT finanzia nuovo progetto del Comites

comites

comitesSi intitola “Competenza linguistica e partecipazione” il progetto del Comites di Melbourne che sarà finanziato dalla Direzione generale per gli italiani all’estero della Farnesina.
A darne notizia è lo stesso comitato spiegando che il progetto sarà rivolto ai cittadini italiani cresciuti e formatisi in Victoria e Tasmania. Il progetto, spiega ancora il Comites, verrà portato avanti con la collaborazione di due ricercatori della Monash University




Sofia. Aperte le prenotazioni per la carta d’identità elettronica

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ciegA partire dal prossimo 1° dicembre, la Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia a Sofia rilascerà la Carta di d’identità elettronica (formato tessera plastificata).
Da ieri, 16 novembre, è possibile prenotare un appuntamento per l’emissione della CIE attraverso il portale PrenotaOnline (non si accettano prenotazioni via mail o telefono).
Tutti i dettagli sulla nuova procedura di prenotazione ed emissione sono illustrati nella pagina del sito web dell’Ambasciata dedicata alla CIE.