Guatemala. La storia della famiglia bellunese Conedera

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21conedera“Questa storia inizia a Taibon Agordino il 13 febbraio 1834, quando nacque Giovanni Guido Conedera, figlio di Marco e di Lucia Dell’Agnola”. A raccontarla è Marco Manuel Azmitia de León, terza generazione della famiglia Conedera in Guatemala e amministratore del gruppo Facebook “Familia Conedera”, che attualmente conta 86 membri provenienti da diversi Paesi, che ha risposto così all’invito dell’Associazione dei bellunesi nel mondo.
“Giovanni Guido sposò Angioletta Amabile, di Cencenighe, la donna con cui mise al mondo Adriana Lucia, Giuseppe, Latino Speridione (mio bisnonno) e Maria. Purtroppo Angioletta Amabile morì e Giovanni Guido decise di imbarcarsi con i figli per l’America. La destinazione pianificata doveva essere l’Argentina o il Brasile, ma un problema costrinse la nave durante il viaggio ad attraccare sulla costa atlantica del Guatemala. Era il 1879. L’arrivo di stranieri giunse all’orecchio dell’allora presidente guatemalteco Justo Rufino Barrios.
Convinto si trattasse di un’invasione, il presidente si diresse sul luogo con l’esercito, ma notando che erano famiglie, parlò con ciascuno dei nuovi arrivati, per informarsi sulle loro professioni. Era deciso, infatti, a offrire loro della terra perché rimanessero in Guatemala. Giovanni Guido – che come molti italiani cessò di essere chiamato così e prese il nome di Juan – si sposò una seconda volta con Luisa Pion. Il matrimonio fu celebrato a Città del Guatemala il 21 aprile 1884.Poco tempo dopo, il 4 settembre 1885, Juan morì di dissenteria.
Il più prolifico dei suoi figli fu Latino Speridione, anche lui noto con la versione spagnola del suo nome: Espiridión, che dopo le nozze con Antonia Polanco ebbe nove figli: Ignacio, Laura, Luis, Samuel, Alfredo, Lucia, Alicia (mia nonna), Antonia, Latino.
Il nonno Latino sposò la mia bisnonna Antonia il 20 gennaio 1934. Il matrimonio aveva lo scopo di onorare nonna Antonia, colpita da una malattia terminale, e allo stesso tempo di soddisfare il requisito imposto dal Seminario Maggiore del Guatemala a Latino per accettarlo a studiare. Con lui al Seminario c’era anche il secondo dei figli di Laura, Juan José Gerardi, suo coetaneo. Solo Juan José Gerardi terminò gli studi, divenne vescovo di varie diocesi del Guatemala e si dedicò alla raccolta di testimonianze tra la popolazione maltrattata dall’esercito e dalla guerriglia durante la guerra civile. Da queste testimonianze trasse un memoriale sugli orrori del conflitto, che gli costò la vita nel 1998.
Attualmente è in corso il suo processo di beatificazione come martire.Latino morì il 5 maggio 1944, già vedovo di nonna Antonia. Fino alla sua scomparsa, mia nonna Alicia, la sua figlia preferita, non fu in grado di sposare mio nonno Francisco Alfredo de León, perché Latino non voleva concederle il permesso. Temeva, infatti, di essere da lei abbandonato. Alla fine il matrimonio fu celebrato il 15 luglio 1944. Dalla loro unione nacquero Jorge, nel 1945, ed Estela Lourdes (mia madre), nel 1950.
Alicia morì di cancro il 28 novembre 1954, lasciando prematuramente orfani i suoi bambini.
Mio zio Jorge morì nel 2015, senza discendenti. Mia madre sposò prima Alfonso Guerrero. Poi, dopo il divorzio, mise su casa con Marco Manuel Azmitia Barreda, mio padre, mancato lo scorso anno. Ho una sorella di nome Lourdes Alicia Azmitia de León, ora deceduta. Io sono nato nel 1976, ho sposato Sofía Maltéz e attualmente abbiamo una figlia di tre anni che si chiama Laura Cristina”. (aise) 




I Pugliesi nel Mondo promuovono gratis il “Made in Puglia”

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pugliesinelmondo2L’Associazione Internazionale “Pugliesi nel Mondo” attraverso il suo sito web, dalla prossima settimana, promuoverà gratuitamente gli eventi pugliesi di ogni genere (culturali, sportivi, artistici ecc….) che si svolgeranno sia in Puglia sia in altre regioni e nazioni, organizzati sia dalle associazioni che dagli enti istituzionali e dai mass media.
Basterà cliccare questo link e si potrà autonomamente inserire il proprio evento.
“La Puglia deve ripartire più forte di prima”, afferma l’Associazione Internazionale “Pugliesi nel Mondo”, assicurando che “sarà al fianco di tutti coloro che chiederanno il nostro sostegno per la promozione e per una maggiore visibilità a carattere nazionale e internazionale del proprio evento, tenuto conto delle notevoli potenzialità che offrono i mezzi di comunicazione a nostra disposizione”.
Infine l’organizzazione garantisce la propria “collaborazione totalmente a costo zero, affinchè si possa contribuire alla ripresa economica del nostro territorio”.
Chi volesse ulteriori informazioni può rivolgersi alla email info@puglianelmondo.com.




Digitalizzare gli archivi consolari. Le perplessitá del FLP

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digitalizzazioneDigitalizzare gli archivi consolari: questo l’obiettivo della Farnesina che ha presentato il progetto ai sindacati degli Esteri in un video-incontro l’11 giugno scorso. A renderlo noto è il sindacato Flp Affari Esteri, che in una nota riporta i contenuti illustrati durante l’incontro dai rappresentanti delle Direzioni generali Italiani nel Mondo e Amministrazione Informatica della Farnesina, alla presenza di Alfonso Di Riso, Capo dell’Unità per le Relazioni sindacali e l’innovazione della DG Risorse e Innovazione.
Il progetto, scrive il sindacato, “prevede che le varie sedi all’estero presentino a loro volta singoli progetti per l’affidamento a ditte locali della relativa somministrazione di hardware, software (commerciale e condiviso) e personale per la scannerizzazione dei documenti e la creazione di un database contenente tutti i file dei connazionali iscritti all’AIRE. Le ditte dovranno anche provvedere all’istruzione del personale delle Sedi all’estero circa il software utilizzato e le procedure per la scannerizzazione e l’inserimento dei dati nel nuovo database. L’idea è che, una volta completato l’inserimento dei dati storici da parte del personale della ditta appaltatrice, gli impiegati delle Sedi all’estero possano essere in grado di procedere autonomamente per i futuri aggiornamenti e il relativo inserimento dei nuovi documenti”. Il progetto, infatti, “prevede l’inserimento di tutti i documenti esistenti e di quelli che si genereranno successivamente”.
Per esso, riporta ancora Flp esteri, “sono stati stanziati 11 milioni di euro”. Compito delle ditte aggiudicatrici sarà quello di “istallare i server solo all’interno delle strutture consolari, attenendosi alle norme sulla privacy, firmando un documento analogo a quello utilizzato per le elezioni e i referendum”.
Gli archivi digitalizzati, è stato specificato durante l’incontro, “non sostituiranno quelli cartacei, ma serviranno solo da supporto per facilitare il lavoro degli Uffici Consolari. Sarà necessario anche procedere a uno svecchiamento della documentazione ora esistente nei files dei connazionali”.
Diverse le perplessità della FLP Affari Esteri, soprattutto per la “grave carenza di personale all’estero” che “non permetterebbe di procedere in tempi rapidi allo svecchiamento delle pratiche”. Sul punto, la Dgit, riporta il sindacato, “ha risposto che non è indispensabile procedere prima allo svecchiamento (anche se sarebbe opportuno) e che lo stesso si potrà effettuare anche dopo la scannerizzazione e l’inserimento dei dati nel nuovo database. Inoltre, sarebbe anche possibile procedere prima all’inserimento dei nuovi documenti generati e poi quelli storici. L’intenzione è infatti quella di lasciare libere le Sedi sui modi e i tempi dello svolgimento del progetto. Il prossimo passo sarà quello di inviare a tutte le sedi all’estero una comunicazione con la quale verrà sollecitata la presentazione di un preventivo per la realizzazione del progetto”.
Per il sindacato il progetto solleva dubbi anche sul fronte-privacy, tanto da essere “inaccettabile sotto ogni punto di vista”.
Secondo Flp Esteri “affidare a società estere la gestione di dati estremamente sensibili, come la composizione del nucleo famigliare, lo stato civile, il titolo di studio, la professione, oltre l’indirizzo di residenza, eventuali atti notarili, informazioni riguardante l’appartenenza religiosa, lo stato di salute, e tanto altro ancora concernenti i connazionali residenti all’estero e iscritti all’AIRE, significa dare in pasto a quelle società locali dati talmente sensibili da poter minacciare la loro sicurezza e perfino quella del nostro Paese. Il tutto a fronte di una dichiarazione d’impegno, che equivarrebbe, più o meno, alla promessa del marinaio, impossibile da far rispettare e perseguire in caso di mancato rispetto dell’impegno assunto. Soprattutto se il mancato rispetto dell’impegno rimanesse celato. Ci fa specie, soprattutto, che tale intento provenga da un’Amministrazione sempre e troppo esageratamente attenta alle questioni legate alla privacy, tanto da burocraticamente complicare qualunque attività”.
Secondo il sindacato, Comites e Cgie dovrebbero farsi sentire, così come l’Anac e il Garante della Privacy.
Sotto accusa, oltre al costo del progetto, anche “la volontà di continuare ad affidare a servizi esterni compiti istituzionali propri del MAECI”, senza contare che “se il progetto dovesse andasse in porto, si potrebbero avere nei consolati oltre 200 software diversi, secondo le scelte delle singole società incaricate”.
“Assurdo”, il commento della FLP Affari Esteri che parla di “decisione scellerata” nata da una “gestione amministrativa fallimentare”: “il blocco delle assunzioni dell’intera area tecnico amministrativa e il crescente impegno nell’assumere solo diplomatici e personale a contratto ha portato alla perdita di controllo e alla esternalizzazione di tutto ciò che non si è più in grado di gestire”, l’accusa della Flp Esteri, secondo cui sarebbe da “rivedere la carriera diplomatica” perché ci sarebbero “troppe feluche cui trovare un posto” sicchè “oggi accade che, dopo solo tre anni dall’entrata nei ranghi, un “giovane diplomatico” possa essere messo a dirigere un Ufficio Consolare senza aver avuto alcuna esperienza estera”.
Sotto accusa anche “la trascuratezza dell’adeguamento tecnologico” e “la mancata assunzione di personale informatico” che alla fine costringono l’amministrazione a “scelte paradossali”.
Concludendo, la FLP Affari Esteri ribadisce la “necessità di provvedere alla digitalizzazione degli archivi consolari”, proponendo però “con gli 11 milioni di euro stanziati un progetto diverso, che passi attraverso l’assunzione di un congruo numero di informatici che possano elaborare un unico software da adottare in tutte le Sedi e che possano avviare la digitalizzazione, mantenerla e aggiornarla con la loro presenza in ciascuna Sede”. (aise) 




Schiró (Pd): “Prorogata al 31 luglio la domanda per il reddito di emergenza”

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schiro“In deroga a quanto previsto dalla legge istitutiva del Reddito di Emergenza le domande per tale prestazione possono essere presentate entro il 31 luglio 2020 invece che entro il 30 giugno 2020”. Lo ricorda Angela Schirò, deputata Pd eletta in Europa, che spiega: “lo stabilisce il Decreto Legge n. 52 entrato in vigore ieri, 17 giugno. L’Inps ha inoltre comunicato che si può chiedere il REM anche tramite CAF, oltre che tramite canale diretto Inps e patronati”.
“La decisione del Governo di prorogare i termini della presentazione della domanda e di concedere più tempo alle famiglie per l’invio dell’istanza è stata presa in considerazione della precaria situazione economica e occupazionale”, annota la parlamentare. “Non cambia invece la durata dell’aiuto economico, che sarà riconosciuto per due mesi, per un importo pari ad un minimo di 400 euro e fino ad un massimo di 840 euro. Ovviamente l’invio della domanda a luglio sposta di un mese la data di riconoscimento della somma complessivamente dovuta e presumibilmente il secondo bonifico verrà pagato nel mese di agosto, salvo nuove disposizioni da parte dell’INPS”.
Concludendo, Schirò ricorda “a tutti gli italiani che sono rientrati dall’estero ed erano iscritti all’AIRE che non è richiesto ai fini del diritto al REM alcun requisito minimo di residenza in Italia, a differenza del Reddito di cittadinanza per cui è necessario aver risieduto in Italia nei due anni immediatamente precedenti alla domanda”. (aise) 




Gli italiani all’estero possono pagare l’IMU anche in ritardo

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imu tasi“È possibile pagare l’Imu in ritardo. La scadenza era prevista per lo scorso 16 giugno. Ma anche nel caso in cui non si fosse riusciti a rispettarla, magari a causa dell’emergenza covid, si può rimediare. A partire da quest’anno – spiegano -, tutti gli italiani iscritti all’Aire, possessori di un immobile in Italia, devono pagare l’Imu diversamente da quanto accaduto negli ultimi quattro anni. Anche i pensionati”. A dichiararlo sono i tre deputati di Italia Viva eletti all’estero, Laura Garavini, Nicola Carè e Massimo Ungaro.
“Dal 2015 e fino al 2019 era prevista un’esenzione dal pagamento dell’Imu, per i pensionati percettori di una pensione straniera, in aggiunta a quella italiana – aggiungono -. Si trattava di un beneficio fiscale introdotto per i pensionati italiani all’estero dal Governo Renzi. Nell’ultima legge di bilancio, invece, è stato necessario abolire questa esenzione, poiché si rischiava una sanzione da parte dell’Europa”.
Quindi “tutti i cittadini residenti all’estero sono tenuti al pagamento dell’Imu – evidenziano -. La tassa si paga al Comune nel quale si trova l’immobile posseduto. Il pagamento avviene o con un versamento tramite modello F24, oppure tramite bonifico bancario, indicando le coordinate istituite dal Comune di ubicazione della casa. Per conoscere le coordinate presso il quale effettuare il versamento è necessario contattare il proprio Comune, in particolare l’ufficio tributi. Entro il 16 dicembre, data del saldo, usciranno le delibere dei singoli comuni con le nuove aliquote. Quindi eventuali differenze rispetto alla prima rata si pagheranno in quella data”.
“Quegli italiani nel mondo che non sono riusciti a versare la prima rata dell’Imu 2020 – spiegato gli eletti all’estero renziani -, possono provvedere pagando una piccola penale. Sui termini di pagamento è tuttavia consigliabile verificare se, in considerazione dell’emergenza causata dal coronavirus, il Comune di riferimento abbia stabilito una proroga della scadenza ordinaria”.
“Alcuni connazionali non hanno avuto modo di effettuare il versamento entro il 16 giugno – continuano -. In questi casi è possibile correre ai ripari entro un anno, grazie alla possibilità di ricorrere a quello che viene chiamato ‘ravvedimento operoso’. Si può pagare entro le prime due settimane con una sanzione dello 0,1% giornaliero dell’importo dovuto, fino a un massimo dell’1,4%, più gli interessi. Dal 15esimo al 30esimo giorno dalla scadenza la sanzione diventa dell’1,5% dell’importo. Dopo il 30esimo e fino al 90esimo giorno dalla scadenza si passa a una sanzione dell’1,67%, sempre più gli interessi giornalieri. Dopo il 90esimo giorno di ritardo ed entro l’anno, la sanzione sale al 3,75%”.
I parlamentari di Italia Viva spiegano poi la loro versione, ossia: è “doveroso ripristinare l’esenzione per i pensionati e che sia auspicabile estenderla anche agli altri italiani all’estero, evitando però di incorrere in una sanzione dell’Europa ai danni dell’Italia”. Per questo, i parlamentari fanno sapere di aver chiesto “un confronto con i vertici del Ministero dell’Economia e delle Finanze, proponendo loro un’ipotesi di intervento sul quale il dipartimento internazionale del Ministero si è impegnato a confrontarsi con le autorità europee competenti. Si tratta di una battaglia che sostengo personalmente e con convinzione, perché ha ricadute positive non solo sui diretti beneficiari. Ma anche sui loro Comuni di origine. Che possono giovare della ricchezza economica e culturale rappresentata dai connazionali nel mondo, veicolo di promozione indiretta e argine all’abbandono di quei luoghi. Un valore sociale – concludono – al quale non possiamo rinunciare”




Patenti Italia-Canada. La Marca (Pd): “Si giunga al piú presto ad una conclusione”

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lamarcacamera2“Sulla questione del reciproco riconoscimento delle patenti tra Italia e Canada, dopo aver scritto al Ministero degli Esteri per conoscere lo stato delle cose, ho rivolto una nuova sollecitazione alle autorità italiane e del Québec al fine di pervenire nel più breve tempo possibile a una soluzione conclusiva”. Ne dà notizia Francesca La Marca, deputata Pd eletta in Centro e Nord America, che spiega: “sono costanti e numerose le richieste che arrivano in tal senso da nostri connazionali che si trovano in Canada e anche da canadesi che risiedono in Italia”.
“Purtroppo, – prosegue – la visita programmata da una delegazione del Québec per la fine di novembre, rivolta a definire gli ultimi dettagli, è slittata e poi è rimasta bloccata dalle misure di fermo adottate per il Coronavirus. Appena possibile, sarebbe il caso di riprogrammarla e realizzarla. Allo stesso tempo, mi risulta che un’ulteriore bozza di accordo è stata inviata dall’Italia a fine febbraio alle autorità del Québec e quindi mi auguro che la risposta possa arrivare, auspicabilmente in termini positivi, nel più breve tempo possibile”.
“Il tempo dovuto è già passato, sicché spero che questa lunga vicenda giunga finalmente a soluzione”, conclude La Marca. “In ogni caso, come è già avvenuto in questi anni, la mia attenzione e la mia presenza sulla questione resteranno costanti”. (aise)




Cittadinanza. I Trentini nel Mondo scrivono al Ministro Lamorgese

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24tafner“Gentile Ministro, scrivo a nome dell’Associazione Trentini nel mondo che, dal 1957, opera a favore degli emigrati Trentini in tutto il mondo. Oggi l’Associazione raccoglie oltre 200 Circoli Trentini diffusi in trenta Paesi. Nei Circoli, attraverso il lavoro di centinaia di volontari, si diffondono e si promuovono la cultura, la lingua e lo stile di vita italiani. Ogni settimana decine di eventi grandi e piccoli portano il nome dell’Italia e del Trentino in grandi città e piccole località dell’Europa, dell’America Latina, dell’Australia, degli Stati Uniti e del Canada. La peculiare storia della nostra Provincia, divenuta italiana solo dopo la Prima Guerra Mondiale, la rende speciale sotto molti aspetti; per i Trentini all’estero ha una particolare rilevanza la situazione che riguarda il riconoscimento della cittadinanza italiana”. Inizia così la lettera che il Presidente dell’Associazione Trentini nel mondo, Alberto Tafner, ha mandato al Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per chiedere chiarimenti in merito alle “Disposizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all’Impero austro-ungarico e ai loro discendenti”. La lettera è indirizzata anche a il Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Prefetto Michele di Bari; il Direttore centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze dello stesso Dipartimento, Prefetto Rosanna Rabuano; il Vice-Prefetto Graziella Forti, i Deputati e Senatori eletti all’estero, i Deputati e Senatori Circoscrizione Trentino Alto Adige.
“Mentre, infatti, questa viene riconosciuta a tutti gli Italiani emigrati a partire dalla fondazione del Regno – prosegue Tafner -, per gli emigrati dal Trentino e dagli altri territori ex Austro-Ungarici divenuti italiani al termine della Prima Guerra Mondiale, l’italianità è riconosciuta solo a partire dalla data dell’annessione, vale a dire dall’entrata in vigore del Trattato di Saint Germain il 16 luglio 1920.
È stata necessaria una legge speciale, la legge 379/2000, per permettere anche ai nostri concittadini emigrati prima di quella data, di chiedere – a determinate condizioni – il riconoscimento della cittadinanza italiana. L’Associazione – che ha promosso e sostenuto la legge – ha accolto con favore questa apertura e ha messo in campo tutte le sue forze per informare i potenziali interessati e per sostenere l’attività dei Consolati specialmente nelle aree in cui è più significativa l’emigrazione trentina anteriore al 1920.
Durante il periodo di vigenza della legge, che è ormai scaduta da quasi dieci anni, l’adesione è stata molto significativa e sicuramente superiore alle aspettative. Il riconoscimento della cittadinanza italiana è stato visto come un’opportunità per sé e per la propria famiglia, ma anche come un importante tributo alle fatiche e ai dolori degli antenati emigrati e come l’attestazione di un’identità italiana preservata per generazioni, anche a prezzo di sacrifici e discriminazioni.
Nonostante la complessità del processo e l’attesa spesso protratta per anni, molte persone hanno completato l’iter positivamente e ora sono riconosciute a pieno titolo come cittadini italiani. Le notizie che pervengono all’Associazione, però, riferiscono di molte famiglie ancora in attesa e la cui documentazione, benché sia stata regolarmente presentata nei termini, non risulta pervenuta all’ufficio della Direzione Centrale per i Diritti Civili, la Cittadinanza e le Minoranze, incaricato dell’assolvimento delle pratiche relative alla Legge 379/2000. Al tempo stesso, sembrerebbe che gli uffici consolari che hanno accolto le domande non abbiano più pratiche in giacenza. Di fronte a questa incongruenza c’è preoccupazione da parte dell’Associazione per il destino di molte richieste che rischiano di non trovare risposta da parte delle autorità sull’esito del riconoscimento.
Il problema che esponiamo – aggiunge il presidente dell’Associazione Trentini nel mondo – è particolarmente sentito nella comunità del Sud del Brasile, dove è più concentrata la collettività di origine trentina ma non è assente nemmeno in altre parti del mondo e specialmente in altri paesi del Sudamerica.
Siamo consapevoli della mole del lavoro che è stata affrontata dal Ministero e dai Consolati per la gestione dell’iter, particolare e complesso, previsto dalla Legge 379/2000 e specialmente abbiamo apprezzato l’opera dell’ufficio per la “Cooperazione internazionale e zone di confine” e della responsabile dott.ssa Graziella Forti che negli ultimi anni ha svolto con disponibilità e coscienza la gestione delle pratiche.
Ci permettiamo quindi – conclude Tofner – di intercedere perché vengano promosse le opportune verifiche che da più parti vengono sollecitate sulle pratiche ancora inevase e di sostenere con gli interventi necessari gli uffici competenti in modo che tutti i richiedenti possano ricevere una risposta, sia essa positiva o negativa, in merito alle loro istanze”. (aise)




Tempi stretti per il referendum a settembre

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schiavoneserioOra passa al Senato il decreto-legge approvato ieri alla Camera dei Deputati che stabilisce l’Election Day a settembre per le elezioni regionali, comunali e suppletive per il Parlamento. Nel suddetto DL è prevista l’applicazione del principio dell’election day anche ai fini dello svolgimento del referendum ex art. 138 Costituzione sul testo di legge costituzionale che dispone la riduzione del numero dei parlamentari.
Al referendum costituzionale partecipano anche le elettrici e gli elettori italiani residenti all’estero, che a differenza delle procedure nazionali esprimono il voto per corrispondenza. Nella circoscrizione estero la procedura elettorale si compone in una fase preparatoria, durante e post votazione e coinvolge diversi soggetti dello Stato: Comuni, Ministero dell’Interno e Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

ALL’ESTERO 4.500.000 ELETTRICI ED ELETTORI
Il numero degli aventi diritto nella circoscrizione estero a fine marzo 2020 è stimato a 4’500’000 elettrici e elettori, dei quali 2’500’000 in Europa, 1’500’000 in America latina, il resto sparsi nel mondo
Persistendo le difficoltà epidemiologiche emergenziali in grandi Paesi del Sud e Nord America, il cui rientro temporale alla attività di ordinaria amministrazione è ancora incerto, è necessario prevedere lo scorporo delle date per la tenuta del referendum dalle
– elezioni suppletive per la Camera e il Senato; elezioni dei Consigli comunali e circoscrizionali;
– elezioni dei Consigli provinciali e dei Presidenti delle province;
– elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali e per l’elezione del Presidente nelle regioni a statuto ordinario.
Non solo per motivi prettamente costituzionali e finanziari la divisione delle consultazioni è d’obbligo, ma soprattutto per esigenze pratiche e tempistiche che differiscono tra l’Italia e la circoscrizione estero.

SITUAZIONE DELLA RETE CONSOLARE
Nei paesi dove persiste il lockdown, numerosi Consolati sono praticamente chiusi e/o garantiscono esclusivamente i servizi indifferibili. Nei paesi dove è partita la fase 2, il personale della pubblica amministrazione nella rete diplomatica ha difficoltà a raggiungere gli uffici e per evitare assembramenti sono in atto turnazioni, che riducono di molto la produttività; gli accessi ai servizi sono oculati e dovranno essere smaltiti gli arretrati accumulati dalle chiusure obbligate causate dall’epidemia; per la programmazione del referendum i consolati dovranno assumere personale interinale per aggiornare le anagrafi elettorali; i Consolati devono ancora recuperare le spese già sostenute prima del rinvio e in parte utilizzate per fronteggiare l’emergenza e il rientro degli italiani temporaneamente all’estero.
Se il referendum per la riduzione dei parlamentari dovesse tenersi nel mese di settembre le attività necessarie a consentirne lo svolgimento all’estero dovrebbero iniziare immediatamente, e proseguire ininterrottamente per i mesi di luglio e agosto.
Ciò comporterebbe certamente una serie di problemi, alcuni dei quali derivanti dall’emergenza Covid-19 ed altri preesistenti e derivanti dalla normativa in materia.

SOGGETTI ESTERNI ALL’AMMINISTRAZIONE
Una prima suddivisione delle problematiche che si presenterebbero è tra interne al MAECI ed esterne. Per consentire lo svolgimento delle elezioni si rende necessario poter fare affidamento completo su soggetti esterni all’amministrazione, sui quali il MAECI non ha alcun controllo o limitate possibilità di intervento.
Si tratta, ad esempio: dei comuni italiani (per gli aggiornamenti dell’elenco elettori); delle tipografie incaricate della stampa schede; delle poste cui verrebbe affidata la circolazione dei plichi elettorali; dei vettori aerei da impiegare per la trasmissione delle schede votate.
Si tratta di soggetti che si muovono – anche in relazione al periodo estivo ed alle procedure Covid-19 – completamente slegati dalle procedure ministeriali, e che devono applicare una normativa in costante mutamento (per esempio rispetto alle “aperture/chiusure” dei diversi paesi, alle normative per il traporto aereo), determinando un clima di profonda incertezza. Senza la piena collaborazione di tutti questi soggetti è impossibile consentire il voto degli italiani all’estero.
Con riferimento alle difficoltà intra-MAECI appare opportuno ricordare che l’applicazione della vigente normativa impone di utilizzare procedure (stampa e distribuzione plichi elettorali) che troverebbero oggettive difficoltà di realizzazione durante il periodo estivo (per le ferie delle controparti locali).

LAVORO ARRETRATO NEI CONSOLATI
Rispetto alle problematiche legate al MAECI, esse possono essere ulteriormente suddivise tra quelle che riguardano la sede centrale e quelle relative alla rete diplomatico-consolare. Rispetto a Roma, lo svolgimento del referendum comporterebbe la necessaria effettiva presenza di personale di più Direzioni Generali (per gli aspetti contabili-amministrativi, logistici) che possa garantire – tenuto conto dei tempi ristrettissimi che lo svolgimento di elezioni a settembre comporterebbe – risposte rapidissime alle sedi. Per parte loro le sedi all’estero hanno affrontato l’emergenza Covid-19 riducendo i contatti con il pubblico, creando così un ammontare significativo di lavoro arretrato.
Le attività d’ufficio derivanti dall’indizione del referendum comporterebbero un ulteriore sovraccarico per le strutture. Nelle precedenti occasioni si era fatto ricorso al “lavoro temporaneo”, ma in questa occasione le normative “post Covid-19” limiterebbero comunque l’utilizzo di tale modalità (per esempio limitando il numero di persone presenti sul posto di lavoro in sede).

LA PROCEDURA DELLA STAMPA SCHEDE
È inoltre necessario ricordare che le modalità di accesso alle strutture consolari (solo su appuntamento, numero di persone limitato) creerebbero numerosi altri problemi rispetto ai connazionali che dovessero recarsi in consolato per questioni elettorali (per esempio ritiro/sostituzione plichi elettorali).
Una semplificazione significativa potrebbe venire dalla semplificazione della procedura di stampa delle schede elettorali (già di per se semplificata dal fatto che si tratta di referendum, perciò le schede sono tutte uguali in tutto il mondo).
Almeno per le sedi principali, per le quali l’affidamento della procedura di stampa dovrebbe avvenire tramite gara (con allungamento dei tempi e appesantimento delle procedure burocratiche connesse allo svolgimento delle elezioni), la stampa delle schede in Italia e successiva consegna alle sedi costituirebbe una importante semplificazione.
Se il referendum avesse luogo dopo settembre l’intera procedura verrebbe semplificata: le sedi all’estero potrebbero nel frattempo smaltire parte del lavoro arretrato accumulatosi durante lo “stop forzato”, gli aggiornamenti delle anagrafi potrebbero essere effettuati con minore affanno anche per i comuni italiani, gli accordi con tipografie e poste potrebbero chiudersi senza fretta (consentendo perciò probabilmente anche un risparmio finanziario).

IL RECLUTAMENTO DEGLI SCRUTATORI
Si potrebbero individuare modalità alternative e migliori di stampa dei plichi elettorali; il periodo di tradizionale fermo delle attività (agosto) verrebbe rispettato; la situazione Covid-19 sarà man mano più chiara e quindi le incertezze scomparire; il personale MAECI in sede centrale dovrebbe essere rientrato al ministero garantendo una migliore risposta alle sedi periferiche.
Per quanto attiene lo scrutinio delle schede referendarie la Corte Costituzionale dovrebbe provvedere a tempo al reclutamento del personale e alla disponibilità dell’Hangar di Castelnuovo di Porto.
Come avviene in Italia, anche all’estero, bisognerà prevedere e garantire la tenuta della campagna informativa di almeno 60 giorni dall’indizione del referendum, pensare a spazi informativi nei media nazionali e all’estero per orientare i cittadini sulla portata referendaria.


Michele schiavone, segretario generale Cgie 




Chicago: il CTIM pulisce e ripara la statua di Colombo

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15ctimstatuaNelle notti tra venerdì e sabato sono continuate le proteste negli Stati Uniti contro il razzismo e la violenza della polizia, scaturite dall’uccisione di George Floyd da parte di un esponente delle forze dell’ordine a Minneapolis. I manifestanti hanno preso di mira anche le statue, tra cui quella di Cristoforo Colombo. A Chicago, dove ci sono 3 monumenti dedicati al navigatore ed esploratore genovese, il Comitato Tricolore Italiani nel Mondo, assieme a Little Italy Chicago Neighborhood Association (LICNA), ha deciso di pulire e fare qualche riparazione al monumento danneggiato, uno dei simboli della cultura italo-americana, e di manifestare in maniera pacifica esprimendo il loro senso di appartenenza alla cultura e alla comunità italiana.
I “monumenti storici dovrebbero appartenere alla storia di questo grande Paese e all’intera società”, ha spiegato in una nota il CTIM, giustificando la manifestazione da loro portata avanti a protezione della statua di Colombo in quanto questo caso “tocca l’orgoglio della nostra comunità”.
Il Delegato del CTIM a Chicago, Carlo Vaniglia, rispondendo alle domande dei giornalisti della CBS, ha espresso il suo attaccamento a Colombo, che “con il Columbus day rappresenta nel mese di ottobre l’unica festività dedicata alla collettività italo-americana”.
Nella stessa giornata è intervenuto telefonicamente anche il Presidente del CTIM, nonché rappresentante negli USA per il CGIE, Vincenzo Arcobelli, il quale dopo essersi complimentato per l’eccellente lavoro svolto dalla Delegazione di Chicago e degli Organizzatori partners, ha evidenziato quanto sia importante, per lui, un lavoro di squadra coordinato con le altre associazioni italo-americane sia a livello locale che a livello nazionale per dare più voce a questo tema, per il quale interpellerà il Consigliere della Città di Chicago Jason Ervin (Alderman 28th ward), e anticipando l’intenzione di organizzare una petizione, con la raccolta di firme, per prevenire la decisione di rimuovere la Statua di Colombo da Arrigo Park, desiderio espresso da diversi gruppi sui social network. (aise)