Sempre più studenti italiani scelgono gli Stati Uniti per un anno di scuola

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Gli Stati Uniti continuano a essere una delle destinazioni preferite dagli studenti italiani che decidono di trascorrere un anno scolastico all’estero. E il fenomeno sembra destinato a crescere nei prossimi anni.

A confermarlo sono i dati sulle prenotazioni raccolti da Astudy International Education, secondo i quali le partenze verso gli Stati Uniti sono aumentate del 60% per agosto 2027 e addirittura del 105% per l’estate 2028, rispetto ai periodi precedenti.

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La scelta si programma sempre prima

Uno degli elementi più interessanti del fenomeno è l’anticipo con cui le famiglie italiane stanno organizzando l’esperienza.

Secondo i dati dell’organizzazione, sono sempre più numerosi i ragazzi che cominciano a informarsi già durante il primo anno delle scuole superiori, programmando il soggiorno che svolgeranno successivamente, generalmente durante il terzo o quarto anno.

Non si tratta quindi soltanto della decisione di trascorrere alcuni mesi all’estero. Per molte famiglie l’anno scolastico internazionale sta diventando un progetto educativo da preparare con largo anticipo.

Perché proprio gli Stati Uniti

Gli USA mantengono una posizione di primo piano rispetto ad altre destinazioni tradizionali, come il Canada e diversi Paesi europei.

Tra i motivi indicati dagli operatori del settore c’è il particolare modello della High School americana, che permette agli studenti di affiancare alle materie scolastiche una serie di attività sportive, artistiche e culturali.

Lo «High School Spirit» rappresenta uno degli aspetti che maggiormente attirano gli studenti italiani: sport, club pomeridiani, attività extracurricolari e una maggiore possibilità di scegliere alcune materie contribuiscono a creare un’esperienza diversa da quella normalmente vissuta nelle scuole italiane.

Non soltanto una questione di scuola

Un anno negli Stati Uniti significa naturalmente anche vivere all’interno di una famiglia ospitante e confrontarsi quotidianamente con una cultura diversa.

È proprio questo aspetto a rendere l’esperienza particolarmente significativa per molti ragazzi: l’apprendimento della lingua inglese avviene infatti all’interno della vita quotidiana e non soltanto sui banchi di scuola.

Il tradizionale sistema degli scambi prevede che lo studente venga abbinato a una scuola e a una famiglia ospitante sulla base delle disponibilità, della compatibilità e dell’accettazione da parte dell’istituto.

Cresce la richiesta di informazioni

L’aumento delle partenze porta anche le famiglie a chiedere maggiori garanzie e informazioni prima di prendere una decisione.

Secondo Astudy, cresce infatti la richiesta di conoscere con maggiore anticipo la destinazione e le caratteristiche dell’esperienza. Tra le nuove formule proposte dall’organizzazione figurano la possibilità di conoscere la destinazione entro maggio oppure di indicare preventivamente alcuni Stati americani nei quali svolgere l’anno scolastico.

Tra le destinazioni citate figurano Maine, Texas, Minnesota e Michigan.

Un’esperienza che guarda al futuro

La crescita delle richieste per il 2027 e soprattutto per il 2028 indica che l’anno scolastico negli Stati Uniti non è più considerato soltanto un’esperienza particolare riservata a pochi studenti.

Per una parte crescente delle famiglie italiane rappresenta un investimento nella formazione, nella conoscenza dell’inglese e nell’autonomia dei ragazzi.

E mentre aumentano le partenze, cresce anche la necessità di scegliere con attenzione programmi, scuole, famiglie ospitanti e condizioni dell’esperienza. Perché un anno lontano da casa, soprattutto quando si è ancora adolescenti, può essere una grande opportunità, ma richiede anche una preparazione accurata.




Santo Domingo, oggi l’assemblea ordinaria del Com.It.Es.: ecco l’ordine del giorno

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Il Com.It.Es. di Santo Domingo si riunirà oggi pomeriggio alle 17 (ora dominicana) in assemblea ordinaria.

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La riunione sarà trasmessa anche in diretta streaming sulla pagina Facebook del Com.It.Es., permettendo così ai cittadini italiani residenti nella Repubblica Dominicana di seguire i lavori anche a distanza.

I punti all’ordine del giorno

L’assemblea affronterà diversi temi di interesse per la comunità italiana residente nel Paese.

Il primo punto riguarda la Relazione Annuale Programmatica della Presidente, che dovrebbe fare il punto sulle attività svolte e sulle iniziative previste dal Com.It.Es.

Sarà quindi sottoposto all’approvazione il Bilancio Preventivo 2027, documento che definisce la programmazione economica dell’organismo per il prossimo anno.

Particolare attenzione sarà dedicata anche ai riconoscimenti a connazionali legati alla cultura italiana nella Repubblica Dominicana, un’iniziativa volta a valorizzare persone che contribuiscono alla diffusione della cultura e delle tradizioni italiane nel Paese.

Tra gli altri temi figura l’organizzazione di una iniziativa di dialogo con i cittadini italiani residenti nella Repubblica Dominicana. Si tratta di un punto particolarmente significativo, perché riguarda direttamente il rapporto tra il Com.It.Es. e la comunità italiana.

L’assemblea prevede inoltre un aggiornamento sul progetto di baseball “Amigos sin Fronteras”, prima di passare alle eventuali ulteriori questioni inserite nelle varie ed eventuali.

Un appuntamento per la comunità italiana

L’assemblea rappresenta quindi un’occasione per conoscere le attività del Com.It.Es. di Santo Domingo e, soprattutto, per seguire le iniziative che riguardano più direttamente gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana.




I piemontesi nel mondo tornano a San Pietro Val Lemina: memoria, identità e nuove generazioni

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Tredici delegazioni da quattro continenti hanno partecipato al secondo Incontro Internazionale dei Piemontesi nel Mondo. Al centro della giornata anche i cento anni di Michele Colombino, storico presidente dell’associazione.

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Non è soltanto il ricordo di chi è partito. È anche il tentativo di mantenere vivo, attraverso le generazioni, un legame con una terra d’origine che per molti piemontesi emigrati continua a rappresentare una parte importante della propria storia.

È questo il significato del 2° Incontro Internazionale dei Piemontesi nel Mondo, che si è svolto domenica 13 settembre a San Pietro Val Lemina, nel Pinerolese. Alla giornata hanno partecipato tredici delegazioni provenienti da quattro continenti, riunite dall’Associazione Piemontesi nel Mondo insieme al Comune e con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte.

Una comunità che continua a mantenere i legami

Il Piemonte, come molte altre regioni italiane, ha conosciuto una lunga storia di emigrazione. Argentina, Europa, Nord America e altre aree del mondo sono diventate nel tempo la destinazione di generazioni di piemontesi.

L’incontro di San Pietro Val Lemina ha riportato quelle comunità nel territorio di origine, in una giornata dedicata alla memoria ma anche al futuro. Il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha sottolineato proprio la necessità di trasmettere alle nuove generazioni la storia dell’emigrazione piemontese e i rapporti costruiti nel corso dei decenni.

La scelta del luogo aveva inoltre un valore simbolico. San Pietro Val Lemina ospita infatti il monumento “Ai Piemontesi nel Mondo”, inaugurato nel 1974, e nel 1982 aveva già accolto un importante raduno internazionale delle comunità piemontesi all’estero.

I cento anni di Michele Colombino

La giornata è stata anche l’occasione per celebrare Michele Colombino, fondatore e storico presidente dell’Associazione Piemontesi nel Mondo, che quest’anno ha compiuto cento anni.

Nato a Pinerolo nel 1926, Colombino ha dedicato gran parte della sua vita ai rapporti con le comunità piemontesi emigrate. Il suo primo viaggio in Argentina risale al 1972 e da allora ha costruito relazioni con associazioni e famiglie piemontesi in diversi Paesi, raccogliendo nel tempo fotografie, documenti, lettere e testimonianze dell’emigrazione.

Nel 2021 la Regione Piemonte gli ha conferito il Sigillo della Regione Piemonte, la massima onorificenza dell’istituzione regionale.

Dall’Argentina all’archivio della memoria

Tra i rapporti costruiti nel corso degli anni occupa un posto particolare quello con l’Argentina. A Buenos Aires la comunità piemontese ha realizzato un monumento dedicato alla fratellanza con il Piemonte, mentre San Pietro Val Lemina è gemellata con Oliva, nella provincia argentina di Córdoba.

Una parte importante dell’attività di Colombino è stata inoltre dedicata alla conservazione della memoria. Il materiale raccolto nel corso dei decenni ha contribuito alla formazione dell’Archivio Museale Storico dell’Associazione Piemontesi nel Mondo, visitato dai partecipanti al termine dell’incontro.

Il futuro passa dalle nuove generazioni

La domanda che riguarda oggi le associazioni degli italiani all’estero è anche come trasmettere questa memoria a chi è nato lontano dalla regione d’origine dei propri genitori o nonni.

È un tema che riguarda il Piemonte ma, più in generale, molte comunità italiane nel mondo: mantenere una relazione con le proprie radici senza trasformarla soltanto in una celebrazione del passato.

A San Pietro Val Lemina questo rapporto è stato rappresentato attraverso le delegazioni provenienti dall’estero, le cerimonie, la musica e soprattutto attraverso il ritorno in un luogo che da decenni rappresenta la memoria dell’emigrazione piemontese.

Il messaggio dell’incontro può essere riassunto in una parola utilizzata dallo stesso Colombino come filo conduttore della sua lunga attività: “Non dimenticare”.

Per le comunità piemontesi nel mondo, ricordare significa infatti non soltanto guardare indietro, ma mantenere aperto un rapporto con il Piemonte anche per chi, oggi, vive a migliaia di chilometri di distanza.




Italiani in America, un secolo di sogno americano: una storia che torna d’attualità

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Per gli italiani che arrivarono negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, il cosiddetto sogno americano non fu sempre sinonimo di opportunità. Prima di diventare una componente riconosciuta della società statunitense, gli immigrati italiani dovettero affrontare discriminazioni, pregiudizi e periodi nei quali l’ingresso degli stranieri veniva fortemente limitato.

È proprio questa storia, tornata particolarmente attuale nel dibattito americano sull’immigrazione, al centro dell’incontro “Italiani: cent’anni di sogno americano”, in programma giovedì 17 settembre all’Istituto Italiano di Cultura di New York, alle ore 18.

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Dall’emigrazione all’integrazione

L’esperienza italiana negli Stati Uniti rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia dell’emigrazione italiana.

Milioni di italiani attraversarono l’Atlantico alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori. Molti si stabilirono a New York e in altre grandi città, creando quartieri, associazioni, attività commerciali e comunità che nel tempo sarebbero diventate parte integrante della società americana.

Ma l’integrazione non fu immediata.

Gli italiani furono a lungo considerati stranieri difficili da assimilare e furono oggetto di stereotipi e discriminazioni. La loro esperienza si inserisce in una storia americana più ampia, caratterizzata dall’alternanza tra periodi di apertura all’immigrazione e fasi di restrizione.

Una storia che guarda al presente

L’incontro organizzato dall’IIC prende spunto dalla ricerca del Centro Studi Americani di Roma intitolata Tra accoglienza, divieti e regolamentazione: leggi e politiche sull’immigrazione negli Stati Uniti d’America, curata da Giuliano Santangeli Valenzani.

L’obiettivo è mettere in relazione la storia degli immigrati italiani con il dibattito contemporaneo americano su immigrazione, identità e appartenenza.

Il tema assume un significato particolare in un Paese che, da oltre due secoli, si confronta con una contraddizione di fondo: da una parte l’idea degli Stati Uniti come nazione costruita anche attraverso l’immigrazione, dall’altra la presenza ricorrente di politiche volte a limitarne l’ingresso.

Tre studiosi a confronto

A discutere questi temi saranno Annalisa Capristo, bibliotecaria del Centro Studi Americani di Roma, Daniele Fiorentino, professore ordinario di Storia degli Stati Uniti all’Università Roma Tre, e Anthony Tamburri, preside del John D. Calandra Italian American Institute del Queens College, CUNY.

La scelta di partire dalla vicenda degli italiani permette di osservare l’immigrazione non soltanto attraverso le statistiche o le norme, ma anche attraverso la trasformazione di una comunità nel corso delle generazioni.

Quella che inizialmente era una popolazione considerata straniera e spesso marginale è diventata infatti una componente stabile della società statunitense, mantenendo al tempo stesso una forte identità culturale.

Il significato per gli italiani di oggi

La storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti non appartiene soltanto al passato.

Ancora oggi milioni di persone di origine italiana vivono negli Stati Uniti e rappresentano una delle più importanti comunità italiane all’estero. La loro storia aiuta anche a comprendere quanto possano cambiare, nel corso di alcune generazioni, il rapporto tra immigrati e società di accoglienza e la stessa percezione dell’identità nazionale.

L’appuntamento dell’Istituto Italiano di Cultura di New York propone quindi un viaggio nel passato che guarda direttamente al presente: che cosa significa essere immigrati, come nasce l’integrazione e quando una comunità straniera diventa parte della storia del Paese che l’ha accolta?

Sono interrogativi che vanno oltre la vicenda italiana e che continuano a caratterizzare il dibattito americano sull’immigrazione.




Premio Urbino 2026, a Washington premiati Peter Baker e Susan Glasser

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Due delle firme più autorevoli del giornalismo americano hanno ricevuto a Washington il Premio Urbino 2026, riconoscimento arrivato quest’anno alla sua ventesima edizione.

Sono Peter Baker, capo corrispondente dalla Casa Bianca del New York Times, e Susan B. Glasser, tra le principali firme del New Yorker. I loro nomi sono stati annunciati dall’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, durante un ricevimento a Villa Firenze, sede della rappresentanza diplomatica italiana a Washington.

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Un premio italiano che guarda all’America

Il Premio Urbino nasce vent’anni fa con l’obiettivo di valorizzare l’eccellenza del giornalismo americano e, allo stesso tempo, rafforzare i rapporti tra Italia e Stati Uniti.

Per Peronaci, proprio questo rappresenta uno degli elementi più importanti del riconoscimento: il Premio contribuisce a creare nuove connessioni tra i due Paesi e può diventare uno strumento di diplomazia culturale.

L’edizione del ventennale ha inoltre una caratteristica particolare: per la prima volta il riconoscimento viene assegnato a due giornalisti che sono anche una coppia nella vita.

Peter Baker, dalla Casa Bianca alla storia americana

Peter Baker è una delle firme più conosciute del giornalismo politico statunitense.

Dal 2008 lavora al New York Times, dopo una lunga esperienza al Washington Post. Nel corso della sua carriera ha seguito direttamente diverse amministrazioni presidenziali, da Bill Clinton a George W. Bush, Barack Obama, Donald Trump e Joe Biden.

Ha inoltre lavorato come corrispondente da Mosca e ha scritto numerosi libri dedicati alla politica e alla storia degli Stati Uniti.

La sua posizione di capo corrispondente dalla Casa Bianca lo colloca quotidianamente al centro della politica americana, in un momento particolarmente complesso per gli Stati Uniti e per i loro rapporti con il resto del mondo.

Susan Glasser e il giornalismo internazionale

Susan B. Glasser ha alle spalle un percorso altrettanto importante.

Prima di arrivare al New Yorker ha lavorato al Washington Post e a Politico, dove nel 2016 ha guidato il team incaricato di seguire le elezioni presidenziali americane.

Con il marito ha inoltre scritto diversi libri dedicati alla politica e alla storia americana.

Il riconoscimento a entrambi sottolinea quindi non soltanto la qualità del loro lavoro, ma anche il ruolo del giornalismo nell’interpretare una realtà americana sempre più complessa.

Da Washington a Urbino

La cerimonia di consegna del Premio non si è conclusa a Washington.

Baker e Glasser hanno infatti espresso l’intenzione di recarsi prossimamente a Urbino, dove si terrà la tradizionale cerimonia a Palazzo Ducale.

È proprio questo il particolare che rende il premio interessante anche dal punto di vista della promozione dell’Italia negli Stati Uniti.

Un riconoscimento nato in Italia, assegnato a giornalisti americani e celebrato prima nella capitale statunitense e poi nelle Marche.

Un ponte tra Italia e Stati Uniti

Alla serata di Washington hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni italiane e locali, tra cui esponenti del Comune di Urbino, de




Non è solo fuga dei cervelli: sempre più giovani italiani tornano dall’estero

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Per anni abbiamo raccontato soprattutto una direzione: quella dei giovani italiani che partono.

Laureati, professionisti, ricercatori e ragazzi alla ricerca di migliori opportunità hanno lasciato l’Italia per Germania, Regno Unito, Svizzera, Francia, Stati Uniti e altri Paesi.

Ma c’è anche un altro movimento, molto meno raccontato: quello di chi torna.

Secondo il nuovo Focus della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, negli ultimi cinque anni sono rientrati in Italia oltre 129 mila giovani tra i 18 e i 39 anni dopo un’esperienza all’estero. E il fenomeno è in crescita.

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Il dato che cambia la prospettiva

Tra il 2011 e il 2015 si registravano 26 rientri in Italia ogni 100 trasferimenti all’estero.

Nel quinquennio successivo il rapporto è salito a 31.

Tra il 2021 e il 2025 è arrivato a 40 rientri ogni 100 espatri.

Attenzione, però: questo non significa che quattro giovani su dieci partiti siano necessariamente tornati. Il dato confronta i flussi di espatrio e rimpatrio registrati nei diversi periodi. È comunque un indicatore importante perché mostra quanto il movimento di ritorno sia diventato più consistente.

Perché tornano?

La risposta più interessante è che lo stipendio non è tutto.

L’età media di chi rientra è di 29,6 anni. Sono quindi persone ancora giovani, ma spesso già con un percorso di studio o di lavoro alle spalle.

Per molti, andare all’estero rappresenta una fase della propria vita: si parte per studiare, fare esperienza, imparare una lingua, costruire una carriera. Poi, dopo alcuni anni, si rivalutano le proprie priorità.

E in questa scelta entrano la famiglia, gli affetti, la qualità della vita e la possibilità di conciliare meglio lavoro e vita personale.

Il lavoro non è necessariamente il motivo per restare fuori

Un altro dato sorprendente emerge dalle risposte di chi è tornato.

Il 37% dei rimpatriati ha trovato lavoro soltanto dopo essere rientrato in Italia. Non tutti, quindi, tornano perché hanno già un posto di lavoro pronto ad aspettarli.

Eppure la valutazione dell’esperienza di ritorno è in molti casi positiva.

Oltre il 70% dichiara di essere più soddisfatto della propria situazione personale, mentre il 53,5% considera la propria situazione professionale uguale o migliore rispetto a quella precedente.

Cosa piace di più dell’Italia?

Qui emerge un’altra sorpresa.

Tra gli aspetti considerati migliori o almeno equivalenti rispetto all’esperienza all’estero, al primo posto ci sono le possibilità di conciliare vita privata e lavoro, indicate dal 75% degli intervistati.

Seguono il clima lavorativo, con il 67,9%, le tutele del lavoratore, con il 64,3%, e i benefit, con il 60,7%.

Il punto più debole rimane invece quello economico: soltanto il 42,9% considera adeguati gli stipendi rispetto al costo della vita.

È un dato che dice molto.

L’Italia può risultare meno competitiva sul piano salariale, ma per una parte di chi è stato all’estero può offrire condizioni di vita e relazioni personali che pesano nella decisione finale.

Da dove tornano?

La Germania e il Regno Unito sono tra i Paesi dai quali proviene il maggior numero di giovani rimpatriati.

Il rapporto più alto si registra proprio tra chi rientra da queste due destinazioni: 42 rimpatri ogni 100 espatri, contro una media europea di 32,5.

E anche la geografia italiana dei rientri è interessante.

La Lombardia è al primo posto, con il 19,8% dei giovani rimpatriati. Ma il dato forse più curioso riguarda il Mezzogiorno: complessivamente rappresenta il 31,7% dei rientri.

La Sicilia, da sola, arriva al 9,2%, praticamente alla pari con il Lazio, al 9%.

Il ritorno non cancella la fuga

Sarebbe però sbagliato trasformare questi numeri nella prova che la fuga dei giovani italiani sia finita.

Non è così.

Le partenze continuano a essere superiori ai rientri. Il fenomeno dei rimpatriati racconta piuttosto qualcosa di più complesso: l’emigrazione non è sempre un viaggio di sola andata.

Un giovane può partire, costruire competenze all’estero e poi decidere di riportarle in Italia.

Ed è proprio questo il capitale che il Paese dovrebbe cercare di non perdere.

Il vero problema è farli rimanere

La questione, quindi, non è soltanto convincere gli italiani all’estero a tornare.

È soprattutto creare le condizioni perché possano restare.

Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, ha sottolineato proprio la necessità non solo di favorire i rientri, ma anche di rendere questa scelta duratura e di valorizzare le competenze maturate oltreconfine.

È una sfida importante anche perché chi torna porta con sé qualcosa che l’Italia ha spesso difficoltà a costruire internamente: esperienza internazionale, lingue, competenze professionali e un diverso modo di vedere il lavoro.

Per anni abbiamo chiamato “fuga dei cervelli” il viaggio degli italiani verso l’estero.

Forse dovremmo cominciare a raccontare anche il viaggio nella direzione opposta.

Perché quei 129 mila giovani tornati negli ultimi cinque anni rappresentano una parte dell’Italia che, dopo aver visto il mondo, ha deciso di riprovarci a casa.




Premiati i lucchesi che si sono distinti nel mondo

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Consegnati i riconoscimenti ai concittadini di seconda generazione distinti all’estero, firmato il protocollo di intesa con la Fondazione Classicum per iniziative rivolte alle nuove generazioni.

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Generazioni future: premiati oggi i Lucchesi distinti all’estero e siglato l’accordo tra l’associazione Lucchesi nel Mondo e Classicum per iniziative rivolte alle nuove generazioni

Sono di seconda e terza generazione, figli e nipoti di emigrati, che oggi mantengono saldo il legame con la terra d’origine. Nel nome di rinnovamento e proiezione si è tenuta nell’auditorium del Palazzo delle Esposizioni la cerimonia di premiazione dei Lucchesi distinti all’estero, organizzata dall’Associazione Lucchesi nel Mondo insieme alla Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest. Nella stessa occasione è stata annunciata e formalizzata la firma del protocollo d’intesa tra la LNM e l’associazione Classicum, attualmente in fase di costituzione in Fondazione Classicum.

A consegnare i premi Ilaria Del Bianco, presidente dell’associazione Lucchesi nel Mondo, Roberto Favilla, vicepresidente vicario della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, insieme all’arcivescovo Paolo Giulietti, al presidente della Fondazione BML, Andrea Palestini, al sindaco di Lucca, Mario Pardini, al presidente della Provincia di Lucca, Marcello Pierucci.

La cerimonia è stata piena di emozione e sia i premiati sia coloro che hanno ritirato il premio in vece degli assenti, hanno pronunciato parole di gratitudine verso la propria terra e i propri predecessori che con coraggio hanno portato avanti una attività “lontano da casa”, tenendo al centro della propria attività quella lavorativa.

“Lucchesi che si sono distinti all’estero”, elenco premiati 2026:

Jeffrey Michael Giannelli (Stati Uniti, originario di Fibbiano – Camaiore – e Pieve di Compito – Capannori -, imprenditore e dirigente industriale) ha ritirato il premio consegnato dal sindaco di Capannori, Giordano Del Chiaro.

Matteo Manzini (Paesi Baschi, Spagna, originario di Vico Pancellorum – Bagni di Lucca -, manager della ristorazione internazionale) ha ritirato il premio consegnato dal vicesindaco di Bagni di Lucca, Sebastiano Pacini.

Renato “Randy” Motroni (Chicago, Stati Uniti, originario di Lucca, imprenditore), ha ritirato il premio consegnato dal sindaco di Lucca, Mario Pardini.

Guglielmo Pellicci (Londra, Regno Unito, originario di Roggio – Vagli Sotto -, dipendente pubblico e rappresentante sindacale), ha ritirato il premio consegnato dal presidente della Provincia, Marcello Pierucci.

Pablo Alejandro Saraví (Buenos Aires, Argentina, originario di Fornovolasco, violinista internazionale) è stato premiato dal sindaco di Fabbriche di Vergemoli, Michele Giannini.

Daniela Villani (Bruxelles, Belgio, originaria di Crasciana, autrice e funzionaria di rappresentanza), è stata premiata dal vice sindaco di Bagni di Lucca, Sebastiano Pacini.

Rosa Crapanzano Menichello Scocci (Belgio, nata a Nicosia – Enna -, collaboratrice del patronato e figura di riferimento del volontariato sociale), ha ritirato il premio Giovanni Martinelli per il suo impegno nel sociale e per l’opera svolta a sostegno della memoria delle vittime del disastro di Marcinelle in cui morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani.

Per Pier Luigi Balanesi (Mar del Plata, Argentina, originario di Castiglione di Garfagnana, imprenditore nei settori ortofrutticolo, alimentare e ittico) ha ritirato il premio il cugino, Giovanni Balanesi, consegnato dal presidente della Provincia di Lucca, Marcello Pierucci.

Per Pablo Javier Boggiano (Buenos Aires, Argentina, famiglia originaria di Massarosa, direttore d’orchestra internazionale) ha ritirato il premio Silvana Rossi, consegnato dal vicesindaco di Massarosa, Adolfo Del Soldato.

“Essere lucchesi nel mondo oggi ha un significato molto più ampio e il succedersi delle generazioni ha aperto nuovi spazi di attività, soprattutto nel rapporto con i giovani”, ha dichiarato Ilaria Del Bianco, presidente dell’associazione Lucchesi nel Mondo. “Da parte nostra, siamo orgogliosi di offrire uno spazio fisico e simbolico dove accompagnare la nostra generazione a coniugare tradizione, passato e futuro”, ha sottolineato Romeo Menchise, presidente dell’associazione Classicum.

L’accordo definisce una collaborazione triennale focalizzata sullo scambio intergenerazionale e sul turismo delle radici. La sinergia intende avvicinare le giovani generazioni di oriundi alla storia e all’identità lucchese attraverso iniziative culturali congiunte, mostre ed eventi realizzati con linguaggi innovativi, promuovendo al contempo la valorizzazione del patrimonio artistico e documentario del territorio sia a livello locale sia nella rete delle comunità all’estero.

Le iniziative dell’associazione proseguono per tutto settembre con due mostre (“Lucca S-composta” nella sede e “Quando s’andava a Lucca a piglia’ il garbo” al Centro Chiavi d’Oro); martedì 15 settembre alle 18,30 con il volume “Lutheria italiana in Argentina” di Pablo Saraví, nella sede LNM; giovedì 24 settembre a Palazzo Ducale con il libro di Simona Berti e Riccardo Bergamini “Oltre la vetta. Come cercare il potenziale invisibile”; martedì 29 settembre alle 18,30 nella sede dell’associazione con il volume “Vocabolario Lucchese”. Gli eventi, tutti a ingresso libero, sono realizzati con l’imprescindibile sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca, e del Comune di Lucca Vivi Lucca Events. Le attività dell’associazione sono sostenute dal Ministero della Cultura Direzione Generale Educazione Ricerca e Istituti Culturali

Per informazioni: lucchesinelmondo@gmail.com




Calabresi nel mondo, dopo sette anni riparte la Consulta: dalle radici agli investimenti

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Per sette anni si erano incontrati senza poter vivere fisicamente quel rapporto con la Calabria che rappresenta, in fondo, il motivo stesso della loro attività.

Ora la Consulta dei Calabresi nel Mondo è tornata a riunirsi in presenza. Dal 9 al 12 settembre rappresentanti delle comunità calabresi di diversi Paesi, insieme a consultori regionali, Comites, Cgie, associazioni e federazioni, si sono ritrovati in Calabria per rilanciare il rapporto tra la regione e i suoi cittadini sparsi nel mondo.

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Ma questa volta il messaggio emerso dagli incontri va ben oltre la nostalgia e il richiamo alle origini.

La Calabria vuole provare a trasformare la propria diaspora in una rete internazionale capace di produrre cultura, turismo, commercio e investimenti.

Non soltanto il turismo delle radici

Il turismo delle radici è stato naturalmente uno dei temi dell’incontro. Milioni di persone nel mondo conservano infatti un legame, diretto o attraverso i genitori e i nonni, con i paesi calabresi dai quali partirono generazioni di emigranti.

Ma l’obiettivo dichiarato dalla nuova Consulta è più ambizioso.

Il presidente Orlandino Greco ha sottolineato la necessità di superare una visione dei calabresi all’estero legata esclusivamente al ricordo. La comunità internazionale può diventare una rete di relazioni, competenze e opportunità per la Calabria.

E qui entra in gioco l’economia.

Dai calabresi all’estero possono arrivare investimenti

Durante gli incontri è stato sottolineato il possibile ruolo dei calabresi residenti all’estero nel favorire nuovi investimenti nella regione.

Il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo ha parlato esplicitamente della possibilità di creare occasioni concrete per riportare capitali e imprenditori verso la Calabria. Secondo la Regione, alcuni imprenditori calabresi residenti all’estero hanno già mostrato interesse a investire nella terra d’origine.

La stessa Consulta punta inoltre sull’export.

Un calabrese che vive in Brasile, negli Stati Uniti, in Australia, in Svizzera o in Argentina può infatti essere molto più di un emigrato che mantiene il ricordo della propria terra: può diventare un punto di collegamento per prodotti, imprese e attività calabresi.

È una prospettiva particolarmente interessante per una regione che ha una presenza calabrese in moltissimi Paesi del mondo.

Una rete che supera i confini

Alla Consulta sono arrivati rappresentanti da diverse aree del pianeta. L’obiettivo è costruire una rete stabile tra la Calabria e le comunità all’estero, coinvolgendo non soltanto le associazioni, ma anche università, imprese e istituzioni.

Non è un passaggio secondario.

Per decenni l’emigrazione è stata considerata soprattutto una perdita: persone che lasciavano i piccoli paesi calabresi per cercare lavoro altrove.

Oggi la prospettiva può essere ribaltata.

Chi è partito può diventare un ponte.

Un ponte per far conoscere la Calabria, per attirare visitatori, per creare rapporti commerciali e, in alcuni casi, per tornare a investire.

E i giovani?

C’è poi una questione che riguarda direttamente il futuro della regione: le nuove generazioni.

La Consulta ha indicato tra le proprie priorità anche il rapporto con i giovani calabresi all’estero. È una sfida importante perché molte seconde e terze generazioni hanno un legame affettivo con la Calabria, ma spesso conoscono poco la realtà contemporanea della regione.

Per questo la nuova strategia punta a costruire un rapporto che non sia soltanto fondato sulla memoria degli antenati, ma sulla possibilità di studiare, viaggiare, lavorare, investire e collaborare con la Calabria di oggi.

Quattrocentomila iscritti AIRE

Durante i lavori è stato ricordato un dato significativo: secondo quanto dichiarato dal presidente della Consulta, i calabresi iscritti all’AIRE sono circa 400 mila, mentre considerando anche le generazioni successive la comunità di origine calabrese nel mondo sarebbe mol




Passaporti italiani, il Consolato di Chicago arriva a Denver: ecco quando prenotare

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Per gli italiani residenti in Colorado arriva un’importante opportunità per ottenere il passaporto senza dover affrontare il viaggio fino a Chicago.

Il Consolato Generale d’Italia a Chicago, in collaborazione con il Vice Consolato Onorario di Denver, organizza infatti una nuova Giornata Passaporti il 30 settembre 2026. Durante la giornata sarà possibile effettuare l’acquisizione dei dati biometrici necessari al rilascio del documento direttamente a Denver.

L’iniziativa è rivolta ai cittadini italiani regolarmente iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare di Chicago. La possibilità di presentarsi a Denver evita quindi, per chi vive in Colorado, di dover raggiungere fisicamente la sede del Consolato Generale a Chicago.

passaporti

Attenzione alla data della prenotazione

La data da segnare sul calendario non è soltanto quella del 30 settembre.

Il Consolato ha comunicato che le modalità per richiedere l’appuntamento saranno pubblicate la mattina del 18 settembre 2026 sul sito ufficiale.

Prima di quella data non saranno prese in considerazione richieste di appuntamento.

Gli appuntamenti disponibili saranno limitati e le richieste verranno esaminate in ordine di arrivo, ma saranno confermate soltanto dopo la verifica dei requisiti da parte del Consolato.

Per questo il consiglio agli interessati è semplice: prepararsi in anticipo e controllare il sito del Consolato nella mattina del 18 settembre.

Chi può chiedere il passaporto a Denver

Il servizio non è destinato indistintamente a tutti gli italiani presenti in Colorado.

Per la Giornata Passaporti del 30 settembre occorre essere regolarmente iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare e avere un passaporto già scaduto oppure con scadenza entro i successivi sei mesi.

Il Consolato invita infatti i connazionali a non occupare gli appuntamenti disponibili se il documento è ancora valido per un periodo più lungo.

Una scelta comprensibile anche perché la Giornata Passaporti a Denver verrà ripetuta periodicamente.

Un servizio importante per chi vive lontano da Chicago

Per un cittadino italiano residente in Colorado, la distanza da Chicago può rappresentare un ostacolo concreto per ottenere un documento consolare.

La possibilità di effettuare a Denver l’acquisizione dei dati biometrici semplifica quindi notevolmente la procedura.

Il servizio rientra nella rete di assistenza consolare italiana negli Stati Uniti, che utilizza anche i consolati e vice consolati onorari per avvicinare alcuni servizi ai cittadini residenti lontano dalle sedi principali. Il Vice Consolato Onorario di Denver fa parte della rete consolare italiana dipendente dalla circoscrizione di Chicago.

Il passaporto non viene più ritirato personalmente a Chicago

C’è inoltre una novità importante per chi deve ottenere un nuovo passaporto attraverso il Consolato di Chicago.

Dal 14 luglio 2026 non è più possibile ritirare personalmente il nuovo passaporto presso il Consolato Generale. Il documento viene restituito per posta e il richiedente deve presentare una busta preaffrancata e autoindirizzata, utilizzando i servizi postali indicati dal Consolato.

Per gli adulti è inoltre necessario fissare un appuntamento per l’acquisizione delle impronte digitali.

Un appuntamento da non perdere

Per gli italiani del Colorado che hanno il passaporto scaduto o in scadenza entro sei mesi, dunque, la data da ricordare è 18 settembre: sarà quella la mattina nella quale il Consolato pubblicherà le istruzioni per prenotare la Giornata Passaporti del 30 settembre.

Gli appuntamenti sono limitati e verranno assegnati secondo l’ordine di arrivo, dopo la verifica dei requisiti.

Una piccola trasferta del Consolato che, per molti italiani residenti in Colorado, può evitare una trasferta molto più lunga.




Svelati i nomi dei lucchesi che si sono distinti all’estero per l’anno 2026

tamburini e del bianco

La Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest e l’associazione Lucchesi nel Mondo consegneranno i riconoscimenti domenica 13 settembre 2026 ore 16:30 nell’auditorium del Palazzo delle Esposizioni – FBML

tamburini e del bianco

Lucca, 9 settembre 2026 – Si è tenuta questa mattina, nella sede di Lucca della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, la conferenza stampa di annuncio dei 13 cittadini originari del territorio che hanno raggiunto traguardi di eccellenza nel mondo. L’evento ha visto la partecipazione di Valter Tamburini, presidente della camera di commercio della Toscana Nord-Ovest, e di Ilaria Del Bianco, presidente dell’associazione dei Lucchesi nel Mondo.

“Questo premio non è semplicemente un riconoscimento al successo professionale, per quanto importante e spesso di livello internazionale –, ha dichiarato Valter Tamburini -. È qualcosa di più, un’occasione per raccontare, attraverso le vicende personali di donne e uomini diversi tra loro, una parte della nostra storia e della nostra identità. Il riconoscimento non va soltanto a chi è diventato famoso, ma a tutti coloro che hanno lasciato un segno, misurabile anche dalla capacità di mantenere un legame vivo con la terra d’origine e con la comunità”.

I riconoscimenti di quest’anno celebrano una grande varietà di talenti, che spaziano dall’imprenditoria alla scienza, fino all’arte e alla solidarietà. Tra i premiati figurano imprenditori di successo come Pier Luigi Balanesi in Argentina, Pasquale Dianda e Jeffrey Michael Giannelli negli Stati Uniti, Renato Motroni a Chicago e Marco Manzini nei Paesi Baschi. Grande spazio è stato dato anche alla cultura e alla musica, con i riconoscimenti assegnati al direttore d’orchestra Pablo Javier Boggiano, alla cantante lirica Raquel Pierotti e al violinista Pablo Alejandro Saraví. L’impegno civico e il lavoro per le istituzioni sono stati celebrati attraverso i profili di Maria Pellicci Bravi, Guglielmo Pellicci e Daniela Villani.

“Essere ‘lucchesi nel mondo’, oggi, ha un significato molto più ampio rispetto al passato; questo ha rappresentato una sfida per la nostra Associazione, chiamata, pur mantenendo un saldo legame con quanti sono stati protagonisti dell’emigrazione del secondo dopoguerra, a rivolgersi ai loro figli e nipoti, nati e cresciuti all’estero, aprendosi contemporaneamente alle diversissime necessità dei tanti nostro concittadini, non solo giovani e non solo ‘cervelli’, che negli ultimi anni si sono trasferiti in altri Paesi per studio, per lavoro, per scelta o per necessità”, ha dichiarato Ilaria del Bianco, presidente dell’Associazione Lucchesi nel Mondo. “Il succedersi delle generazioni non ha ridotto gli spazi di attività, ma ne ha aperti di nuovi, soprattutto nel rapporto con i giovani. Lo dimostra anche il profilo delle persone che quest’anno riceveranno il Premio: storie, età e percorsi diversi, che raccontano quanto sia cambiato nel tempo il modo di essere lucchesi all’estero, senza perdere il legame con la propria terra d’origine.”

Il premio alla memoria è stato assegnato a Stephen Francis Biagi, fisico di fama internazionale che ha operato in Europa e sviluppato software di riferimento mondiale, mantenendo per tutta la vita un profondo legame con Barga e la comunità scozzese. Il premio speciale Martinelli, destinato a valorizzare i meriti nell’ambito sociale e della solidarietà, è andato invece a Rosa Crapanzano Scocci, per decenni figura di riferimento del volontariato sociale e dell’associazionismo italiano in Belgio.

L’iniziativa, nata nel 1970, continua a rappresentare un patrimonio umano inestimabile, capace di dimostrare come l’emigrazione lucchese non sia soltanto una pagina del passato, ma una realtà viva e in continua evoluzione attraverso le generazioni.

I riconoscimenti saranno consegnati domenica 13 settembre alle 16,30 durante la 53esima cerimonia di conferimento del premio nato grazie all’iniziativa della Camera di commercio e dell’associazione Lucchesi nel Mondo.