I 99 anni del presidente Colombino. Festeggiato il fondatore e presidente dell’Associazione Piemontesi nel Mondo

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michele colombino 633x305Festa a San Pietro Val Lemina per i 99 anni di Michele Colombino, fondatore nel 1981 dell’Associazione dei Piemontesi nel Mondo di cui è da sempre presidente. Grazie alla sua instancabile attività, l’Associazione ha favorito e sostenuto la nascita di oltre duecento realtà autonome in Europa, America, Africa Asia e Oceania , creando una rete di rapporti culturali e sociali che ancora oggi rafforza l’identità piemontese. Colombino è stato festeggiato, con una grande torta, da molti amici e dal sindaco Anna Balangero, nella serata di giovedì 30 ottobre. Primo cittadino di San Pietro Val Lemina dal 1964 al 1975 e consigliere regionale dal 1970 al 1975, Colombino promosse la costruzione del monumento “Ai Piemontesi nel Mondo”, inaugurato nel 1974 e considerato il primo al mondo dedicato agli emigrati piemontesi. La sua opera si è arricchita nel 2006 con la nascita del Museo regionale dell’emigrazione di Frossasco, un centro di documentazione e memoria che raccoglie storie, oggetti e testimonianze di chi lasciò il Piemonte per cercare fortuna altrove, recentemente rilanciato con un rinnovato allestimento multimediale. Si deve al festeggiato anche l’inno ufficiale dei Piemontesi nel Mondo, “Noi soma ed Piemontèis”, che dal 1989 accompagna raduni e cerimonie. Nel 2021 il Consiglio regionale del Piemonte conferì a Colombino il Sigillo della Regione, massima onorificenza istituzionale, riconoscendone il valore culturale e umano. Colombino ha ringraziato dei festeggiamenti e sottolineato «l’importanza del volontariato», ribadendo l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni il senso di appartenenza. In attesa del compleanno numero 100, Colombino resta il simbolo di un Piemonte che non dimentica i suoi emigrati e le comunità piemontesi all’estero. La sua vita è un ponte tra passato e futuro, tra memoria e identità, tra radici e nuove generazioni. (Renato Dutto- Cerèa Piemontesi nel Mondo del 14 novembre- Piemonte News*(Inform)

*Giornale della Regione Piemonte




L’emigrazione lucchese di oggi nel Rapporto Italiani nel Mondo 2025

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lucchesi nelk mondo ilaria del biancoimmagine4Lucca ne “L’Italia delle emigrazioni plurime che cercano cittadinanza attiva”, il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 pubblicato ieri. L’associazione “Lucchesi nel Mondo” accoglie ogni anno con particolare interesse la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo, tradizionalmente organizzata a Roma e curata dalla Fondazione Migrantes, che per il 2025 reca il titolo “L’Italia delle emigrazioni plurime che cercano cittadinanza attiva”, un appuntamento che rinnova la riflessione su un fenomeno che appartiene profondamente alla storia e alla vita del nostro territorio. “Questi dati – sottolinea la presidente dell’associazione, Ilaria Del Bianco – ci ricordano che l’esperienza lucchese va oltre la fuga con talenti, cervello o braccia – per citare la frase utilizzata nel rapporto -, e che con la sua lunga storia di emigrazione, continua a parlare al presente, non più come partenza definitiva, ma come forma di mobilità costante, che costruisce reti, relazioni, partenze e ritorni, anche se la circolarità del fenomeno è un obiettivo ancora lontano dall’essere conseguito. Su queste esperienze, del passato e del presente, intendiamo continuare a lavorare affinché diventino una risorsa per il futuro del nostro territorio”. Il Rapporto 2025 fotografa una realtà in costante evoluzione: al 1° gennaio 2025 gli italiani iscritti all’AIRE sono 6.412.752, pari a circa un italiano su nove, e tra il 2006 e il 2024 si contano 1.644.271 espatri a fronte di 826.785 rientri, per un saldo negativo di 817.486 unità, mentre nel solo 2024 sono stati registrati 155.732 nuovi espatri, confermando la persistenza e la stabilità del fenomeno, con l’Europa che rimane la principale destinazione, pari al 76% dei flussi del periodo, seguita da America Latina e Nord America. In Toscana, il quadro regionale aiuta a comprendere la portata del fenomeno: i dati relativi agli elettori toscani all’estero raccolti in vista delle regionali 2025 indicano circa 203.000 cittadini residenti fuori regione, un numero che, pur non coincidente con il totale AIRE, riflette la consistenza della comunità toscana nel mondo. Di questi, circa un quarto proviene dalla provincia di Lucca, a conferma del peso storico e attuale dell’emigrazione lucchese e della vitalità dei legami con il territorio d’origine. La Toscana si colloca nella macro-area del Centro-Nord, dove la mobilità in uscita proviene soprattutto dalle aree interne e periferiche, e il Centro Italia nel suo complesso rappresenta circa un milione di iscritti AIRE, pari al 15,7% del totale nazionale, con la Toscana che contribuisce in modo rilevante, mantenendo la destinazione europea come scelta prevalente, coerente con il dato nazionale e con una mobilità di prossimità legata a studio, lavoro e nuove opportunità di vita. Il tema dell’emigrazione italiana, storica e contemporanea, e del legame tra le comunità all’estero e la terra d’origine, rappresenta uno degli ambiti centrali dell’attività dell’associazione, che da anni intrattiene un rapporto di collaborazione solido e costante con la Fondazione Migrantes. Nel tempo, la Lucchesi nel Mondo ha promosso a Lucca numerose presentazioni del Rapporto, alle quali è spesso intervenuta Delfina Licata, curatrice e anima della pubblicazione, offrendo al pubblico lucchese la possibilità di confrontarsi con analisi sempre nuove e stimolanti in un territorio dove l’esperienza migratoria ha lasciato un’impronta profonda. Questa collaborazione si è arricchita anche attraverso la partecipazione diretta della presidente Ilaria Del Bianco e del vicepresidente Bruno Micheletti alla redazione di precedenti edizioni del Rapporto, con contributi dedicati all’emigrazione toscana e lucchese, e si è ulteriormente consolidata con la pubblicazione, da parte della Fondazione Migrantes, del volume di Micheletti “Dalle bancarelle alle gipsoteche”, dedicato alla straordinaria epopea dei figurinai lucchesi, simbolo della capacità del territorio di trasformare il lavoro artigiano e l’esperienza migratoria in patrimonio culturale condiviso. Alla luce di tali evidenze, l’associazione Lucchesi nel Mondo APS ETS rinnova il proprio impegno nel mantenere e rafforzare i rapporti con le comunità lucchesi e toscane all’estero, promuovendo la memoria dell’emigrazione, la valorizzazione delle eccellenze culturali e artistiche del territorio e il riconoscimento del contributo che gli emigrati di ieri e di oggi continuano a offrire alla Lucchesia e alla Toscana. (Inform)




Campani nel mondo: “Sosteniamo Cirielli, un vero campano per il futuro della Regione”

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Riceviamo e pubblichiamo.

imagesIn vista delle elezioni regionali del 23 e 24 novembre, in cui la Campania sarà chiamata a rinnovare la Presidenza della Regione, i coordinatori del centrodestra in Nord America Nissoli, Mainieri e Braga rivolgono un appello ai campani nel mondo:
“Invitiamo tutti i cittadini di origine campana che vivono all’estero a incoraggiare amici e parenti in Italia ad andare a votare e a sostenere Edmondo Cirielli, candidato alla Presidenza della Regione Campania.”

“Cirielli è un campano vero, radicato nei valori della sua terra e impegnato a guidarla verso una stagione di rinnovamento, sviluppo e buona amministrazione” – proseguono Nissoli, Mainieri e Braga – “Con lui la Campania può finalmente voltare pagina e costruire un futuro fatto di opportunità, trasparenza e crescita.”

L’appello sottolinea l’importanza della partecipazione e dell’unità di tutti i campani, in patria e all’estero, per dare forza a un progetto politico che metta al centro le persone, il territorio e il lavoro.

“Questa è un’occasione storica per restituire alla Campania la dignità e l’energia che merita” – concludono Nissoli, Mainieri e Braga, “Con Cirielli Presidente, la Regione potrà tornare protagonista.”




Tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata un fenomeno strutturale

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fondazione migrantes rapporto italiani nel mondo l11 novembre presentazione a roma della xx edizione . speciale oltre la fuga. talenti cervelli o braccia immagine18Non più solo “emigrazione” o “fuga di cervelli”, ma un insieme di movimenti che raccontano un’Italia plurale, in uscita e di ritorno, dentro e fuori i propri confini: l’Italia fotografata dal XX Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma non è più un Paese che “fugge”, ma un Paese che si ridefinisce nei legami, nelle reti e nelle comunità transnazionali. Nel RIM 2025 si legge di 1,6 milioni di espatri e 826 mila rimpatri in 20 anni, con un saldo negativo di oltre 817 mila cittadini italiani, concentrato tra Lombardia, Nordest e Mezzogiorno. Al 1° gennaio 2025 risultano iscritti all’Anagrafe per gli italiani all’estero (AIRE), 6,4 milioni di persone, pari quasi a 1 italiano su 9: l’“Italia fuori dell’Italia” è ormai la ventunesima regione, fa notare la Migrantes. Inoltre , oltre 1 milione di cittadini italiani nel periodo 2014-2024 si sono trasferiti dal Meridione al Centro-Nord, con un saldo negativo per il Mezzogiorno di oltre 500 mila persone. Il Rapporto fotografa come tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana sia diventata un fenomeno strutturale. Dopo la crisi del 2008, gli espatri sono cresciuti costantemente, toccando nel 2024 il record storico di 155.732 partenze. L’Europa resta il baricentro della mobilità italiana (76% degli espatri), con Regno Unito, Germania e Svizzera in testa. Negli anni però la mobilità si è fatta più circolare e complessa: si parte, si ritorna, si riparte. Accanto ai giovani, tra gli italiani residenti all’estero crescono anche le donne (+115,9% in vent’anni, dati Aire) e gli over 50, spesso nonni o lavoratori che raggiungono figli e nipoti all’estero. Le costanti? Una spinta migratoria legata a fragilità strutturali del Paese e a un sistema bloccato – lavoro precario, disuguaglianze territoriali, riconoscimento del “merito” – ma anche una dimensione di scelta, curiosità e progettualità personale. “Sappiamo molto di più dell’emigrazione, ma forse sappiamo ancora poco degli italiani nel mondo”, si leggeva nella Presentazione della prima edizione del RIM. Lo speciale del Rapporto 2025, “Oltre la fuga: talenti, cervelli o braccia?” – 22 saggi che abbracciano i cinque Continenti – invita a superare la visione riduttiva e quasi tragica dell’espatrio e della mobilità come mera “perdita, strappo, trauma”. I dati e le testimonianze raccolte poi dimostrano che non partono solo ricercatori/laureati e che, anzi, prevalgono i diplomati. Il filo comune non è la fuga, ma una scelta, alla ricerca di dignità, riconoscimento e mobilità sociale. “Il grande bluff – si legge nel Rapporto – non è tra cervelli o braccia, ma nel non riconoscere che tutti sono talenti”. Non basta trattenerli, né rimpiangerli: serve coinvolgerli nella costruzione di nuove visioni collettive. La mobilità interna al Paese continua a svuotare il Sud e le aree interne: dal 2014 al 2024, più di 1 milione di persone ha lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, contro 587 mila in direzione opposta. I più mobili sono i giovani tra i 20 e i 34 anni (quasi il 50%), seguiti da adulti in età lavorativa. Le province interne e montane pagano il prezzo più alto: perdita di popolazione, chiusura di scuole e servizi, impoverimento sociale. Il RIM descrive così “un’Italia a velocità diverse”, dove le disuguaglianze territoriali alimentano, in un circolo vizioso, tanto l’esodo interno quanto quello verso l’estero: la mobilità interna, infatti, è spesso la prima tappa di un progetto migratorio più ampio, che molte volte arriva oltre confine. Il RIM 2025 invita a superare narrazioni riduzioniste e rappresentazioni emergenziali, e anche la distinzione rigida tra “emigrazione” e “immigrazione”, sottolineando come entrambe esprimano la mobilità di persone migranti legate in modi diversi al nostro Paese. Negli ultimi anni si registrano fenomeni articolati: ad esempio, i nuovi italiani sono protagonisti sempre più numerosi di spostamenti, soprattutto verso altri Paesi europei. I quattro verbi-guida proposti da papa Francesco per la pastorale migratoria – accogliere, proteggere, promuovere, integrare – vengono applicati, talvolta, anche a contesti non emergenziali, come quello dei migranti italiani. Il rischio è trasformare l’integrazione in assimilazione, imponendo modelli dall’alto. Affinché tutti i migranti diventino effettivamente soggetti attivi di evangelizzazione (Leone XIV l’ha definita missio migrantium), in una logica di reciprocità e crescita comune, i quattro verbi proposti da Francesco dovrebbero essere completati da altri quattro: accogliersi, interpellarsi, valorizzarsi, condividere. L’Italia fotografata dal RIM 2025 non è più un Paese che “fugge”, ma una nazione che si ridefinisce nei legami, nelle reti e nelle comunità transnazionali. Il Rapporto invita a leggere questa mobilità come una risorsa da ascoltare e valorizzare, non come una ferita da nascondere. (Inform)




Costa Rica. Attenzione connazionali: rifiutato l’ingresso a chi ha il passaporto danneggiato

ambasciata ditaia costa rica

ambasciata ditaia costa ricaAnche piccole imperfezioni nel documento possono costare il rimpatrio immediato

Un nostro connazionale ha vissuto un’esperienza spiacevole all’aeroporto di San José, Costa Rica: nonostante avesse tutti i requisiti di viaggio in regola, le autorità migratorie gli hanno negato l’ingresso nel Paese a causa di un passaporto considerato non integro.

Nel verbale ufficiale emesso da Migración y Extranjería si legge che la causa del rifiuto è:

“Presenta pasaporte o documento de viaje con alteraciones, enmiendas no autorizadas por funcionarios competentes, mutilaciones, falto de hojas o cubierta y cualquier otro defecto que dificulten la completa identificación de la persona.”

Traduzione:

“Presenta un passaporto o documento di viaggio con alterazioni, modifiche non autorizzate da funzionari competenti, mutilazioni, mancanza di pagine o copertina, o qualsiasi altro difetto che renda difficile la completa identificazione della persona.”

In altre parole, anche un passaporto con copertina danneggiata, pagine rovinate, graffi, segni d’acqua o cuciture allentate può essere considerato non valido per l’ingresso nel Paese.

Tentativi di assistenza e chiarimenti

Il viaggiatore ha immediatamente contattato il numero di emergenza dell’Ambasciata d’Italia a San José, inviando anche un’e-mail all’indirizzo ufficiale dell’ambasciata.
Tuttavia, secondo quanto ci ha riferito, gli è stato spiegato che le autorità diplomatiche non sono tenute a intervenire nei casi in cui un ingresso venga respinto dalle autorità migratorie locali, trattandosi di una decisione sovrana dello Stato costaricano.

Il documento ufficiale di Migración y Extranjería indica inoltre che l’interessato dispone di 3 giorni naturali per impugnare il provvedimento, ma nella pratica ciò non sospende il rifiuto d’ingresso: il passeggero viene comunque rimandato nel Paese di provenienza.

Passaporto: un avviso importante per chi viaggia verso il Costa Rica

Questo episodio deve servire da monito a tutti gli italiani che viaggiano verso il Costa Rica (e, in generale, verso l’America Latina):
non mettetevi in viaggio se il vostro passaporto non è perfettamente integro.

Prima di partire, controllate che:

  • la copertina sia saldamente cucita e non staccata;

  • le pagine non presentino pieghe, strappi o macchie;

  • non vi siano segni di alterazione o scritte aggiunte;

  • il chip elettronico (nei passaporti biometrici) non sia danneggiato.

Le autorità di frontiera costaricane possono negare l’ingresso anche per difetti minimi del documento, e la decisione non può essere annullata sul posto.

Controllate sempre il vostro passaporto prima di partire

Viaggiare preparati significa anche assicurarsi che il documento di viaggio sia integro e leggibile al 100%.
In caso di dubbio, è sempre meglio richiedere un nuovo passaporto presso il proprio consolato prima della partenza.

Meglio qualche giorno d’attesa che un volo di ritorno forzato.




Simona De Martino è la nuova Ambasciatrice d’Italia a Cuba

simona de martino e la nuova ambasciatrice ditalia a cuba immagine15

simona de martino e la nuova ambasciatrice ditalia a cuba immagine15La diplomatica Simona De Martino ha iniziato oggi il suo mandato di Ambasciatrice d’Italia a L’Avana. “Assumo oggi il mio incarico a L’Avana – scrive la nuova Ambasciatrice – con grande entusiasmo e senso di responsabilità, in una fase di grandi sfide per Cuba. Sono pronta a dare il massimo per rafforzare i rapporti bilaterali e il dialogo in tutti i settori di mutuo interesse, nel segno della tradizionale amicizia che lega l’Italia a Cuba e al suo popolo. Offrirò una costante assistenza ai nostri connazionali e alle nostre imprese sul territorio, cui rivolgo un caloroso saluto”. Simona De Martino, nata a Napoli il 22 luglio 1977, si laurea in Scienze Politiche all’Università di Napoli nel 2000. In seguito ad esame di concorso, entra in carriera diplomatica nel 2001. Dopo un primo incarico alla Direzione Generale per l’Integrazione Europea del Ministero, nel 2004 è Secondo Segretario commerciale all’Ambasciata d’Italia ad Ankara. Nel 2008 è incaricata delle funzioni di Primo Segretario alla Rappresentanza Permanente d’Italia all’Unione Europea a Bruxelles. Nel 2011 rientra al Ministero per prendere servizio alla Direzione Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza. Nel 2012 è assegnata alla Segreteria Particolare del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri. Dal 2013 presta servizio alla Direzione Generale per l’Unione Europea. Nel 2015 è Consigliere presso l’Ambasciata d’Italia a Beirut. Nel 2019 è incaricata delle funzioni di Primo Consigliere alla Rappresentanza Permanente d’Italia lle Nazioni Unite a New York. Nel 2023 torna al Ministero per prestare servizio alla Direzione Generale per l’Europa e la Politica Commerciale Internazionale. Dal 2024 è Capo dell’Unità per gli Affari istituzionali e giuridici dell’Unione Europea. Dal 10 novembre 2025 è Ambasciatrice d’Italia presso la Repubblica di Cuba. Nel 2016 è stata insignita del Cavalierato dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. (Inform)




Italia Ecuador: 125 anni di amicizia

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italia ecuador lambasciatore a quito davoli celebra moda e cucina italiana e i 125 anni di amicizia tra i due paesi immagine18 354x223Con un ricevimento presso la Residenza d’Italia a Quito al quale hanno partecipato circa 400 persone, l’Ambasciatore Giovanni Davoli ha celebrato i 125 anni delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, la moda e la cucina italiana, nell’ambito anche della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. Molte le personalità ecuadoriane presenti: tra gli altri, il Ministro della Difesa Loffredo, il Ministro degli Interni Reinberg, il Presidente della Corte Nazionale di Giustzia Suing, il Presidente del Consiglio superiore della Magistratura Godoy, il Vice Ministro degli Esteri Davalos. Nell’occasione è stato presentato il libro storico e fotografico “100 anni di casa, 125 anni di amicizia”, edito dall’Ambasciata italiana. Il libro, dello storico Michele Migliori, racconta le storie interconnesse della Residenza d’Italia, costruita nell’anno 1925 e delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, ufficialmente stabilite nell’anno 1900. La Prefazione è del Presidente della Repubblica dell’Ecuador Daniel Noboa Azin, discendente di italiani e cittadino del nostro Paese. L’evento è stato sponsorizzato da Dormel, catena commerciale ecuadoriana che compie nel 2025 sessant’anni di presenza sul mercato, rappresentando e importando nel Paese alcune dei marchi più iconici dell’alta moda italiana. Nell’occasione era presente il Senior CEO del gruppo Vitale Barberis Canonico, Marco Schiavone. Gli ospiti dell’evento hanno potuto assaggiare i piatti preparati dallo chef italiano Toni Pera, rappresentante in Ecuador della Federazione Italiana Cuochi, e degustare i vini del nostro Paese. Nel suo discorso, l’Ambasciatore Davoli ha voluto sottolineare come le relazioni tra i due Paesi, sempre eccellenti, siano oggi migliori che mai. A riprova di ciò, ha citato tra le altre cose le attività della diplomazia giuridica italiana a supporto della lotta al narcotraffico e alle mafie e l’aumento degli scambi commerciali, simbolizzati dal forte incremento delle vendite di vino italiano in Ecuador, oggi il secondo più apprezzato dai consumatori ecuadoriani. (Inform)




Il 12% della popolazione toscana è migrante: l’immigrazione torna a crescere

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8pisadossierDa 424.066 stranieri residenti a 439.789. Aumenta per il terzo anno consecutivo l’immigrazione in Toscana: dopo il +2,1% del 2022 e dell’anno successivo, infatti, nel 2024 la popolazione straniera è salita di un ulteriore 3,7%, una quota corrispondente a quasi 16mila persone, almeno stando ai dati provvisori diffusi dall’Istat nel corso dell’anno.
Il dossier statistico sull’Immigrazione, con i dati relativi alla Toscana, è stato presentato nei giorni scorsi presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il Dossier è stato realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, punto di riferimento a livello nazionale per l’analisi dei fenomeni migratori in Italia e nelle diverse regioni. Presenti il Emanuele Rossi (docente Scuola Superiore Sant’Anna), Anna Maria Romano (Segreteria Cgil Toscana) e Sara Elisabeth Heinrich (Pastora valdese della Diaconia di Pisa e Livorno), in rappresentanza dei sostenitori del Dossier, Francesco Paletti (referente del Centro Studi Idos per la Toscana), Federico Russo (docente dell’Università del Salento), e Francesca Biondi Dal Monte (docente Scuola Superiore Sant’Anna).
Diversamente dal 2023, quando l’incremento era stato determinato soprattutto dal numero limitato di stranieri che avevano lasciato la Toscana, quindi da una maggiore propensione al radicamento, la crescita del 2024 sembrerebbe, invece, la conseguenza di una ripresa della mobilità e della capacità attrattiva del territorio regionale dato che, bilancio demografico alla mano, l’aumento di quasi 16mila stranieri residenti a fine anno è assorbito pressoché interamente dal saldo migratorio con l’estero (+26.332, con 29.306 “nuovi” stranieri registrati in anagrafe), al netto delle 13.373 acquisizioni di cittadinanza italiana che, logicamente, abbassano il numero degli stranieri residenti.
L’altra novità è che, la distribuzione territoriale dei nuovi migranti non ha riguardato solo l’area fiorentino-pratese, principale e tradizionale bacino d’insediamento della popolazione straniera, ma anche e soprattutto la fascia costiera, in particolare quella centro settentrionale. In termini percentuali, infatti, l’incremento maggiore è stato realizzato dalla provincia di Massa Carrara (+6,7%), che per il secondo anno consecutivo è la prima delle province toscane per aumento percentuale di cittadini stranieri. Seguono Arezzo (+4,5%), Firenze (+4,3%) e Prato (+4,1%), ma anche Lucca ( +4,0%), non a caso territorialmente limitrofa alla provincia apuana.
In un quadro economico di crescita a dir poco timida, con un aumento del Pil regionale dello 0,6% – in linea con l’incremento medio nazionale (0,7%)- più che la capacità attrattiva dei principali settori dell’economia, l’aumento della popolazione straniera, in particolare nella fascia costiera, ha molto a che fare con le direttive del Ministero dell’Interno in materia di redistribuzione degli sbarchi che obbligano le imbarcazioni impegnate nei salvataggi nel Mediterraneo meridionale, a lunghi viaggi verso i porti dell’Italia centro-settentrionale dove i migranti possono essere finalmente accolti. Al riguardo il protagonismo della provincia di Massa Carrara, molto rilevante nel 2023 con 22 sbarchi per un totale di 1.103 persone, è stato marcato anche nel 2024, nonostante il drastico calo degli arrivi sulle coste italiane, dato che al porto di Marina di Carrara sono arrivati 708 migranti in 12 diversi sbarchi. Ma una situazione simile interessa pure la provincia di Livorno: al porto della città labronica, infatti, nel corso del 2024 sono arrivate 711 persone, in aumento rispetto alle 525 dell’anno precedente.
Diversamente da ciò che ci si potrebbe attendere, però, queste tendenze non si riflettono nei dati sulle presenze di migranti nelle strutture d’accoglienza toscane: a giugno 2024, infatti, vi erano ospitati 9.985 persone (l’81.,7% delle quali nei c.d. “Cas e in altri”, i centri governativi), appena 197 in più (+2,0%) rispetto a dicembre 2023. Il motivo, verosimilmente, è che gli arrivi dell’anno precedente – +37,6% tra il 2022 e il 2023, passando da 7.1135 a 9.788 migranti ospitati – hanno pressoché esaurito i posti del sistema d’accoglienza regionale.
L’incremento dei cittadini residenti stranieri residenti ne ha ulteriormente accresciuto il peso su totale della popolazione della regione: in Toscana, infatti, è straniero il 12,0% di tutti gli iscritti in anagrafe (contro l’11,6% del 2023), un’incidenza ampiamente superiore alla media nazionale (9,2%). A spingere in alto il dato, sono soprattutto Prato, che con una percentuale del 22,9% si conferma la prima provincia d’Italia per incidenza della popolazione straniera, e Firenze (13,8%). Tutti gli altri territori, invece, si pongono al di sotto della media regionale.
La distribuzione per continenti e per principali paesi Paesi di provenienza, infine, è analoga a quella degli anni precedenti: quasi la metà (45,3%) degli stranieri “toscani” è europeo (di cui il 22,8% di un Paese Ue e il 21,3% dell’Europa centro centro-orientale), quasi un terzo asiatico (31,2%), un sesto africano (16,5%) e il 6,9% americano. La comunità più numerosa è quella della Romania (16,8% della popolazione immigrata) seguita da Cina (16,2%), Albania (13,2%), Marocco (6,7%) e Senegal e Ucraina (entrambe 3,2%).
Parlando di occupati, il Rapporto spiega che nel 2024 il numero di occupati stranieri ha sfiorato quota 214mila, il massimo storico registrato in Toscana, per un’incidenza del 12,8% sugli occupati totali. È quanto emerge dalla Rilevazione sulle forze di lavoro Istat secondo cui, complessivamente, in Toscana, il numero degli occupati è cresciuto del 2,5% arrivando a 1.668.000 occupati. L’aumento dipende sia dalla dinamica positiva della componente italiana (+19mila), sia di quella straniera (+20mila).
L’incremento dell’occupazione straniera è dovuto prevalentemente alla dinamica della componente femminile (+14mila), con un contributo che rimane comunque positivo anche per quella maschile (+6mila). I numeri sembrano indicare un andamento positivo dell’occupazione straniera, ma permangono le strutturali condizioni di svantaggio. Al riguardo, infatti, il Rapporto evidenzia che i disoccupati stranieri sono l’8,7%, un valore sì in diminuzione rispetto a 2023 (11,3%) e significativamente più basso rispetto a quello medio nazionale (10,1%), ma anche ampiamente superiore al tasso degli italiani (5,9%). Non solo, circa un terzo (33,2%) dei lavoratori immigrati è sovraistruito, ossia ha un livello di istruzione e competenze superiore a quelle richieste per la mansione che svolge, contro il 27,7% degli italiani. E il 5,8% è sottoccupato, ovvero lavora meno ore di quelle che avrebbe voluto e potuto fare, mentre per gli italiani l’incidenza si ferma all’1,7%.
Inoltre i lavoratori stranieri continuano ad essere impiegati nel lavoro manuale non specializzato in percentuale largamente maggiore agli italiani (24,6 contro 7,2%), mentre sono molto più raramente occupati come dirigenti o in professioni intellettuali e tecniche (10% contro il 37,8% degli italiani).
Parlando di scuola, invece, il Rapporto indica che per l’a.s. 2023/2024 gli studenti stranieri sono cresciuti passando dai 72.769 a 73.5784, per un incremento di appena l’1,1% nell’arco di dodici mesi. Si tratta di una crescita molto lieve, ma non irrilevante, per due motivi principali: in primo luogo perché, in uno scenario di crisi demografica, che particolarmente acuta in Toscana, il pur timido aumento della componente straniera sulla popolazione studentesca rappresenta l’unico elemento in grado di compensare, almeno parzialmente, la perdita complessiva di alunni che continua ormai da più di un decennio. Anche nel a.s. 2023/24, infatti, il numero totale degli studenti è sceso dell’1,4%. In secondo luogo perché è il secondo anno consecutivo di crescita dopo la flessione di iscritti stranieri registrata nel biennio della pandemia, motivo per cui si può immaginare che i motivi che avevano provocato tale flessione siano ormai superati.
In tal modo, la percentuale complessiva degli alunni di cittadinanza non italiana sulla popolazione studentesca complessiva sale al 15,4%, un’incidenza che è ampiamente superiore a quella media degli stranieri sul totale dei residenti (12,0%).
Resta, la criticità della sovra rappresentazione degli studenti stranieri negli istituti tecnici e professionali delle secondarie di secondo grado, per quanto più attenuata rispetto a qualche anno fa. Nell’anno scolastico 2023/2024, tra i giovani stranieri iscritti alle “superiori”, il 33,3% ha scelto un percorso liceale, mentre il 35,6% ha optato per un istituto tecnico e il 31,2% per uno professionale, contro, rispettivamente, il 55,0%, il 28,6% e il 16,4% degli italiani. (aise) 




New York. Casa IED apre un nuovo Spazio di connessione e di scambio culturale

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casaied news (3)È stata inaugurata ieri, 6 novembre, a New York “Casa IED”, il primo degli spazi che l’Istituto Europeo di Design dedica allo scambio culturale e al creare sinergie fra designer e territorio, in una città simbolo delle interconnessioni.
Casa IED è il luogo del coesistere, del lavorare e progettare insieme, è il luogo di una comunità che condivide la cultura del progetto.
L’Istituto Europeo di Design ha scelto di lanciare l’idea di Casa IED da New York insieme a Salotto.nyc, l’hub di creativi italiani residenti a Brooklyn e riuniti nel loft di 84 Withers St. Le due realtà condividono un comune valore del progetto e senso di comunità, oltre alle radici stesse di Salotto, fondato da un gruppo di progettisti, fra cui gli Alumni IED Gabriel Zangari, responsabile design, ed Emiliano Ponzi, illustratore e artista visuale.
Società benefit di proprietà della Fondazione Francesco Morelli, che opera senza scopo di lucro per valorizzare il design come leva di crescita sociale, l’Istituto Europeo di Design inaugura con Casa IED un nuovo modello di “restituzione” del sapere alla comunità, attraverso un programma pubblico aperto al pubblico fatto di incontri, panel, lecture, workshop e che diventa occasione di confronto, scambio e quindi di trasformazione sociale.
“IED è una rete di scuole che si basa su pluralità di voci e relazioni con i territori. Un ricco sistema composto da sedi, Chapter Alumni nelle grandi città e comunità locali. Questo sistema si arricchisce di Casa IED, un nuovo componente per entrare in contatto con i territori, arricchire la community, diffondere il sapere e mantenere una connessione con l’intelligenza plurale. Casa IED ci permette di alimentare questo scambio per continuare a nutrirci di nuove voci e quindi altre intelligenze”, dichiara Riccardo Balbo, direttore accademico Gruppo IED.
L’hub Salotto unisce quattordici progettisti italiani residenti a New York ed è dedicato a espressioni diverse della creatività: un collettivo dove design, grafica, video, film, illustrazione e dimensione digital trovano integrazione e producono innovazione. Oggi Salotto non è solo un co-working dalla cui immaginazione scaturiscono progetti e visioni tangibili, ma un luogo di ricerca e di aggregazione culturale attorno a cui ruotano eventi unconventional. Uno spazio nato per mettere in connessione idee e costruire relazioni, luogo dove NYC incontra la nuova generazione italiana di professionisti dell’arte e del design. Gabriel Zangari, oltre ad essere Alumno IED Milano diplomato nel 2004 in Industrial Design, è leader anche del primo Alumni Chapter di IED, ovvero la community locale di Alumni residenti a New York. Da New York condivide news ed eventi insieme alla sua esperienza nell’ambito del design sistemico.
A inaugurare ieri il programma pubblico di Casa IED è stato il talk sul tema dell’intelligenza plurale con Riccardo Balbo e Nicolas Heller regista pubblicitario e documentarista, conosciuto con oltre 3 milioni di follower come @newyorknico per la sua capacità di raccontare storie autentiche e restituire una narrazione attraverso una pluralità di contributi e di voci. Heller ha diretto campagne per alcuni dei noti brand, unendo estetica cinematografica e storytelling, con un talento innato per la scelta di volti fuori dagli schemi. È da poco disponibile il suo nuovo documentario, 26.2, dedicato ai maratoneti della città di New York. (aise) 




La verità sulla Resistenza e il valore della memoria: la lezione del ministro Nordio

nordio mont valerien

nordio mont valerienL’articolo pubblicato sul quotidiano nazionale del Ministro Carlo Nordio restituisce finalmente una prospettiva di verità storica, troppo spesso offuscata da narrazioni ideologiche.

La sua visita al Mont Valérien, vicino a Parigi, uno dei luoghi più simbolici della memoria europea della Resistenza, rappresenta un gesto di grande valore civile e politico. Nordio è stato infatti l’unico ministro della Repubblica Italiana a recarsi in questo luogo sacro, dove centinaia di resistenti francesi furono fucilati dai nazisti. La sua presenza ha avuto il merito di riconoscere un dato di fatto storico: la Resistenza, come fenomeno europeo, fu complessa, plurale e non riducibile alle sole esperienze nazionali.

Per comprendere il significato profondo del Mont Valérien, bisogna tornare al 18 giugno 1940, quando Charles de Gaulle, rifugiato a Londra, si rivolse via radio al popolo francese invitandolo a non arrendersi e a continuare la lotta contro la Germania nazista. Il suo appello trovò eco soprattutto nel nord della Francia, meno nel sud, dove si instaurò il governo collaborazionista di Vichy guidato da Pétain.

La Francia, divisa in due, vedeva un nord occupato militarmente dai tedeschi e un sud apparentemente autonomo ma sotto l’influenza del Reich. In questo contesto nacque una Resistenza frammentata, composta da gruppi con motivazioni diverse: la Resistenza comunista, le formazioni lealiste a De Gaulle e movimenti regionalisti o indipendenti.

Già alla fine del 1940, nel nord della Francia, la clandestinità prendeva forma con la nascita dell’Organisation Spéciale (OS) e con la pubblicazione di giornali clandestini, strumenti di informazione e propaganda contro l’occupazione. Nel maggio del 1941 venne paracadutato il primo agente del SOE britannico (Special Operations Executive), con il compito di sostenere e coordinare le azioni della Resistenza. A fianco dei francesi operarono anche le resistenze belga, polacca e olandese, in una rete europea che univa chiunque fosse disposto a combattere contro la tirannia.

whatsapp image 2022 11 22 at 12.56.59Molti resistenti erano ex militari che, sfuggiti alla cattura o rilasciati dai campi di prigionia, avevano nascosto le armi in attesa di riprendere la lotta. Altri provenivano da ambienti socialisti e comunisti, perseguitati dalla Gestapo, che trovarono rifugio nelle zone montane e forestali. Da questi nuclei nacquero i maquis, le bande partigiane che divennero il simbolo della lotta armata contro i tedeschi.

Fra i loro ranghi combatterono anche spagnoli repubblicani esuli dalla guerra civile, e perfino tedeschi antifascisti ed ebrei che avevano lasciato la Germania per sfuggire alle persecuzioni. Questa mescolanza di origini e convinzioni rese la Resistenza francese un laboratorio di solidarietà e di coraggio europeo.

Nonostante la complessità politica e l’isolamento iniziale, dal giugno 1941 – dopo l’invasione nazista dell’Unione Sovietica – la Resistenza trovò una nuova unità e un rinnovato vigore. Tutti i gruppi comunisti francesi si unirono in un fronte comune, rendendo l’azione antitedesca più efficace e organizzata. Da quel momento, la lotta clandestina si intensificò, contribuendo concretamente al logoramento delle forze di occupazione e alla preparazione dello sbarco alleato in Normandia.

Quella fu la vera Resistenza europea, che insieme all’Esercito Popolare Jugoslavo di Tito e alla Francia Libera di De Gaulle contribuì in modo decisivo alla liberazione del continente dal nazifascismo.

Sul nostro territorio combatterono e morirono soldati polacchi, francesi, britannici, americani, indiani, greci e perfino brasiliani. Senza il loro contributo, la Resistenza italiana – pur valorosa – non avrebbe mai potuto sconfiggere da sola un esercito ben più forte e organizzato.

Tuttavia, nello scritto del dottor Nordio, persona di profonda cultura e che stimo sinceramente, manca un passaggio che molti hanno dimenticato: quello della collaborazione tra il Vescovo di Nizza e le autorità italiane “di occupazione “.
Il Vescovo Paul Rémond è noto non solo per la sua ferma protesta contro l’antisemitismo negli anni Trenta, ma anche per le sue coraggiose azioni in difesa degli ebrei durante l’occupazione. Intervenne personalmente, rilasciando falsi certificati di battesimo e contribuendo alla creazione della cosiddetta Rete Marcel, che riuscì a salvare diverse centinaia di bambini e famiglie ebree.

Grazie all’impegno dei combattenti della Resistenza e all’opera del Vescovo Rémond, Nizza e il suo territorio circostante divennero un rifugio sicuro per molti ebrei francesi, anche con l’assenso delle autorità militari italiane.

In particolare, la valle della Vesubia divenne una zona di transito e di accoglienza, garantendo agli ebrei una forma di protezione concessa dal comando delle forze di occupazione italiane, guidate dal generale Mario Vercellino.

Chi era Mario Vercellino? Nato ad Asti nel 1879, ufficiale di carriera, combatté nella Prima guerra mondiale, distinguendosi per equilibrio, disciplina e senso di umanità. Durante la Seconda guerra mondiale comandò la 6ª Armata nella campagna di Francia del 1940 e la 9ª Armata in Albania tra il 1940 e il 1941. Nel novembre 1942 fu nominato comandante della 4ª Armata d’occupazione in Francia, con giurisdizione sulla zona sud-est e sulla Costa Azzurra, allora sotto controllo italiano.

 Era anche aiutante di campo del re Vittorio Emanuele III, posizione che gli conferiva un ruolo di peso nelle scelte militari e diplomatiche dell’Italia.

Fu in quei mesi, dal novembre 1942 all’8 settembre 1943, che Vercellino si trovò di fronte a una scelta decisiva: eseguire le pressioni tedesche e vichyste per la consegna degli ebrei presenti nella zona italiana o agire secondo la propria coscienza. Scelse la seconda via. Fedele al giuramento a Re, fedele agli ideali del Risorgimento italiano e di Casa Savoia che nel 1848 aveva dato libertà religiosa all’Italia.

Con fermezza, respinse più volte le richieste del governo di Vichy e delle autorità tedesche di procedere agli arresti. Sostenne, tacitamente ma efficacemente, l’azione del Vescovo Rémond e delle reti cattoliche e resistenziali che proteggevano i profughi ebrei, consentendo che migliaia di loro trovassero rifugio nei villaggi delle Alpi Marittime.

La valle della Vesubia, San Martino, Saint-Sauveur, Beuil e altri centri montani divennero oasi di umanità sotto la protezione dell’esercito italiano. I comandi italiani, per disposizione diretta di Vercellino, rifiutarono di eseguire rastrellamenti e impedirono l’ingresso delle truppe tedesche nella zona di occupazione, garantendo per quasi un anno una relativa sicurezza ai rifugiati. Fu una forma di resistenza silenziosa ma concreta, compiuta da un generale che non obbedì a Berlino, ma alla propria coscienza e al senso dell’onore militare.