Sei milioni e 600mila italiani vivono all’estero: cosa raccontano i nuovi dati Istat

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La presenza italiana fuori dai confini nazionali continua ad aumentare, ma con un ritmo più contenuto. Nel 2025 sono cresciute soprattutto le acquisizioni della cittadinanza, mentre le nascite hanno registrato una forte diminuzione.

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Quanti sono oggi gli italiani che vivono fuori dal Paese? Una risposta arriva dai nuovi dati dell’Istat, che fotografano la presenza italiana all’estero alla fine del 2025.

Al 31 dicembre dello scorso anno risultavano 6 milioni e 604mila cittadini italiani abitualmente residenti all’estero. Sono circa 183mila in più rispetto all’inizio del 2025, ma l’aumento è stato più contenuto rispetto all’anno precedente: +2,8%, contro il +4,6% del 2024.

Dietro questo numero si nasconde una realtà molto più complessa di quanto possa sembrare.

L’Europa concentra più della metà degli italiani all’estero

La prima caratteristica che emerge dai dati è la forte presenza italiana in Europa.

Il 53,1% degli italiani residenti all’estero vive infatti in Paesi europei. Un’altra grande componente, pari al 34,3%, si trova nell’America centro-meridionale.

Queste due aree, insieme, raccolgono quindi quasi nove italiani all’estero su dieci.

La distribuzione geografica, tuttavia, racconta storie molto diverse: in Europa pesa maggiormente la mobilità più recente, mentre in diversi Paesi dell’America Latina la presenza italiana è legata anche a generazioni di discendenti degli emigrati e alle acquisizioni della cittadinanza italiana.

Aumentano gli italiani, ma non grazie alle nascite

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la dinamica demografica.

Nel 2025 sono nati all’estero poco più di 16mila bambini da genitori italiani, contro i circa 26mila dell’anno precedente.

La diminuzione è stata del 37,1%.

I decessi sono stati invece poco più di 13mila, con un aumento del 2,4%. Di conseguenza, il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, si è ridotto a circa 3mila persone, rispetto alle 13mila del 2024.

È un dato che mostra quanto sia cambiata la struttura delle comunità italiane fuori dall’Italia.

Il fenomeno è particolarmente evidente in America Latina

Il calo delle nascite è stato particolarmente forte nel continente americano.

In America centro-meridionale, dove esistono alcune delle più numerose comunità di origine italiana, la struttura della popolazione è infatti mediamente più anziana, anche perché si tratta spesso di comunità formatesi attraverso le grandi ondate migratorie del passato.

A questo elemento demografico si aggiungono le modifiche intervenute nella normativa italiana sulla cittadinanza per discendenza, che hanno avuto conseguenze soprattutto sui flussi legati al riconoscimento della cittadinanza italiana.

127mila nuove cittadinanze italiane all’estero

C’è però un altro numero che aiuta a capire perché la popolazione italiana all’estero continui ad aumentare.

Nel 2025 sono state circa 127mila le acquisizioni della cittadinanza italiana all’estero.

Questo dato comprende soprattutto persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana attraverso le diverse procedure previste dalla legge, comprese quelle legate alla discendenza.

È un elemento importante perché significa che il numero degli italiani registrati all’estero non coincide semplicemente con quello delle persone nate in Italia che hanno deciso di trasferirsi oltreconfine.

Dove vanno gli italiani che lasciano il Paese

Anche i movimenti migratori sono cambiati.

Nel 2025 gli italiani che hanno trasferito la propria residenza dall’Italia all’estero sono stati circa 109mila, in forte diminuzione rispetto al picco di 141mila registrato nel 2024.

Il saldo migratorio degli italiani rimane comunque negativo per l’Italia: gli espatri continuano a essere più numerosi dei rientri, anche se la differenza si è ridotta a circa 53mila persone.

Le destinazioni preferite rimangono soprattutto europee. Nel 2025 Spagna e Germania hanno registrato circa 13mila nuovi arrivi dall’Italia ciascuna, seguite da Svizzera, Regno Unito e Francia.

Questi cinque Paesi hanno accolto complessivamente oltre la metà degli italiani che hanno lasciato il Paese.

Una comunità sempre più grande e sempre più diversa

Il dato dei 6,6 milioni racconta quindi soltanto una parte della storia.

La popolazione italiana all’estero comprende emigrati recenti, famiglie trasferitesi per lavoro o studio, pensionati, ma anche milioni di persone nate fuori dall’Italia che hanno acquisito la cittadinanza italiana attraverso la propria storia familiare.

Un dato particolarmente significativo riguarda proprio l’origine anagrafica: solo il 30,3% degli italiani residenti all’estero nel 2024 era nato in Italia.

Questo significa che la presenza italiana nel mondo non può più essere letta soltanto attraverso il fenomeno dell’emigrazione.

È ormai una realtà molto più ampia: una comunità internazionale nella quale convivono nuove generazioni di emigrati e discendenti di italiani che, anche a distanza di molte generazioni, continuano a mantenere un legame giuridico e culturale con l’Italia.

L’Italia fuori dall’Italia

I numeri appena pubblicati dall’Istat mostrano dunque un fenomeno destinato a rimanere centrale.

Gli italiani residenti all’estero hanno superato quota 6,6 milioni, ma la crescita rallenta. Le nascite diminuiscono sensibilmente, mentre il numero complessivo continua a essere sostenuto soprattutto dai movimenti migratori e dalle nuove acquisizioni della cittadinanza.

Dietro queste cifre ci sono comunità molto diverse tra loro, distribuite in ogni continente e legate all’Italia da rapporti familiari, culturali, economici e istituzionali.

È, a tutti gli effetti, un’altra parte dell’Italia: quella che vive fuori dai confini nazionali.

Fonte: Istat




Elezioni Comites 2026: si vota il 4 dicembre, ecco le scadenze per gli italiani all’estero

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Sono state ufficialmente indette le elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero. Gli iscritti all’AIRE dovranno registrarsi nell’elenco degli elettori entro il 4 novembre per poter ricevere il materiale elettorale.

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È ufficiale: il 4 dicembre 2026 si voterà per il rinnovo dei Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero che rappresentano le comunità italiane presso le rispettive circoscrizioni consolari.

I Consolati hanno infatti emanato il decreto che indice le elezioni, facendo scattare anche il calendario delle principali scadenze elettorali.

Per gli italiani residenti all’estero si tratta di un appuntamento importante, ma occorre prestare attenzione a una differenza fondamentale rispetto alle elezioni politiche: per votare per i Comites non è sufficiente essere iscritti all’AIRE.

Chi può votare

Possono partecipare alle elezioni i cittadini italiani residenti e iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare da almeno sei mesi rispetto alla data delle votazioni.

Per ricevere il plico elettorale è però necessario iscriversi nell’elenco degli elettori entro il 4 novembre 2026.

L’iscrizione può essere effettuata secondo le modalità stabilite dal proprio Consolato: direttamente presso la sede consolare oppure inviando l’apposito modulo per posta o per posta elettronica, anche certificata, accompagnato dalla copia di un documento d’identità.

Le principali scadenze delle elezioni Comites

Il calendario fissato dal decreto consolare prevede diverse date da ricordare.

23 settembre – 3 ottobre: presentazione delle liste

Le liste dei candidati potranno essere presentate dal 23 settembre al 3 ottobre 2026.

È questa la finestra prevista per la presentazione delle candidature al rinnovo dei Comites.

4 novembre: termine per iscriversi al voto

Questa è probabilmente la data più importante per gli elettori.

Chi vuole partecipare alle elezioni dovrà risultare iscritto nell’apposito registro degli elettori entro il 4 novembre 2026.

Essere semplicemente iscritti all’AIRE, quindi, non è sufficiente per ricevere automaticamente il materiale elettorale.

Il voto sarà per corrispondenza

Come già avvenuto nelle precedenti elezioni, gli italiani residenti all’estero voteranno per corrispondenza.

Gli elettori regolarmente iscritti riceveranno il plico contenente il materiale necessario per votare entro il 15 novembre 2026.

Se il plico non dovesse arrivare, sarà possibile richiederne un duplicato a partire dal 21 novembre.

Le schede votate dovranno essere rispedite al Consolato. Per essere considerate valide, le buste dovranno comunque arrivare agli uffici consolari entro le ore 24 del 4 dicembre, giorno delle elezioni.

Che cosa sono i Comites

I Comites, cioè i Comitati degli Italiani all’Estero, sono organismi rappresentativi delle comunità italiane residenti fuori dall’Italia.

Vengono istituiti nelle circoscrizioni consolari nelle quali risiedono almeno 3.000 cittadini italiani.

A seconda del numero di italiani residenti nella circoscrizione, i Comites sono composti da 12 oppure 18 consiglieri.

Ogni Consolato provvede a indire le elezioni nella propria circoscrizione e, dove previsto, possono essere presenti anche più Comites.

Un appuntamento importante per gli italiani all’estero

Le elezioni del 4 dicembre rappresentano quindi un momento importante per la partecipazione degli italiani alla vita delle proprie comunità all’estero.

Per chi desidera votare, il consiglio più semplice è quello di non aspettare l’ultimo momento e verificare per tempo presso il proprio Consolato le modalità di iscrizione nell’elenco degli elettori.

La prima data da segnare sul calendario è il 23 settembre, quando si aprirà la finestra per la presentazione delle liste. Ma per gli elettori la scadenza fondamentale sarà il 4 novembre 2026, ultimo giorno utile per iscriversi al registro elettorale.

Il voto si terrà infine il 4 dicembre 2026.

Calendario essenziale

  • 23 settembre – 3 ottobre 2026: presentazione delle liste
  • 4 novembre 2026: termine per iscriversi nell’elenco degli elettori
  • 15 novembre 2026: termine previsto per la ricezione del materiale elettorale
  • 21 novembre 2026: possibilità di richiedere il duplicato del plico in caso di mancata ricezione
  • 25 novembre 2026: termine indicato per la spedizione delle schede votate
  • 4 dicembre 2026: elezioni per il rinnovo dei Comites

Fonte: AISE




Costa Rica, Elena Sgarbi presenta le credenziali: «Rafforzare i rapporti tra Italia e Costa Rica»

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La nuova Ambasciatrice d’Italia a San José ha incontrato la Presidente Laura Fernández Delgado. Al centro della cerimonia le relazioni bilaterali, la comunità italo-costaricense e le prospettive di collaborazione economica.

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SAN JOSÉ – Si apre ufficialmente una nuova fase nelle relazioni diplomatiche tra Italia e Costa Rica. L’Ambasciatrice d’Italia a San José, Elena Sgarbi, ha presentato il 20 agosto le proprie Lettere Credenziali alla Presidente della Repubblica del Costa Rica, Laura Fernández Delgado, nel corso di una solenne cerimonia alla Casa Presidencial. All’incontro era presente anche il Ministro degli Affari Esteri costaricano, Manuel Tovar Rivera.

La Presidente Fernández Delgado ha sottolineato il carattere particolarmente solido dei rapporti tra i due Paesi, ricordando una storia di oltre 160 anni di relazioni diplomatiche.

Un legame che non si limita ai rapporti istituzionali. Nel corso dell’incontro è stato infatti riconosciuto anche il ruolo della comunità italo-costaricense, considerata un elemento importante del rapporto tra i due Paesi e un ponte naturale per sviluppare ulteriormente la collaborazione.

Nuove opportunità per Italia e Costa Rica

Tra i temi indicati dalla Presidenza costaricana figura la volontà di ampliare la collaborazione in nuovi settori, con particolare attenzione alla diversificazione e al rafforzamento degli scambi commerciali.

È una prospettiva che interessa direttamente anche le imprese italiane, in un Paese centroamericano che rappresenta un punto di riferimento regionale e nel quale l’Italia è già presente attraverso rapporti economici, culturali e istituzionali.

La Presidente Fernández Delgado ha inoltre espresso apprezzamento per il sostegno fornito dall’Italia al Costa Rica nell’affrontare alcune delle principali sfide del Paese.

Una diplomatica con una lunga esperienza internazionale

Elena Sgarbi è entrata nella carriera diplomatica nel 1998, dopo la laurea in Scienze internazionali e diplomatiche all’Università di Trieste.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi incarichi all’estero, tra cui quelli di Console a Barcellona, Primo Segretario e poi Consigliere commerciale a Tokyo, Console Generale a Houston e Console Generale a Istanbul. Ha inoltre svolto incarichi alla Farnesina e, più recentemente, ha lavorato nell’ambito del Commissariato generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka. Dal 10 agosto 2026 è Ambasciatrice d’Italia in Costa Rica.

Nel suo primo messaggio alla comunità italiana, Sgarbi aveva già indicato come priorità il rafforzamento delle relazioni tra Italia e Costa Rica, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di crescita e di interscambio a beneficio dei cittadini e delle imprese dei due Paesi.

La presentazione delle credenziali alla Presidente Fernández Delgado rappresenta ora il primo importante passaggio istituzionale del nuovo incarico.

Per la comunità italiana residente in Costa Rica, l’auspicio è che questa nuova fase possa tradursi non soltanto in una maggiore collaborazione politica ed economica, ma anche in un ulteriore consolidamento dei legami culturali e sociali che da generazioni uniscono italiani e costaricensi.




Italia, l’emigrazione non si ferma: nel 2030 partiranno 176 mila italiani

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Le nuove previsioni Istat fotografano un Paese destinato a perdere oltre 13 milioni di residenti entro il 2080. Aumenteranno anche gli italiani che sceglieranno di trasferirsi all’estero: 176 mila nel 2030 contro i 144 mila del 2025. Il Mezzogiorno sarà l’area più colpita.

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L’Italia continuerà a perdere popolazione e, parallelamente, continuerà a esportare una parte della propria popolazione verso l’estero.

È uno degli elementi che emergono dalle nuove previsioni demografiche dell’Istat, elaborate sulla base del 1° gennaio 2025 e riferite all’orizzonte 2025-2080. Il quadro delineato dall’Istituto è quello di un Paese sempre più anziano, con meno nascite, una forza lavoro destinata a ridursi e una popolazione residente che potrebbe scendere dagli attuali 58,9 milioni a 45,8 milioni nel 2080.

Ma c’è un dato che riguarda in modo particolare gli italiani all’estero: le emigrazioni continueranno ad aumentare nel prossimo futuro.

Secondo lo scenario mediano dell’Istat, nel 2025 gli emigrati dall’Italia sono circa 144 mila. Nel 2030 potrebbero diventare 176 mila, per poi attestarsi a 169 mila nel 2050 e risalire a 183 mila nel 2080.

Non significa naturalmente che tutti questi emigrati siano necessariamente giovani italiani che lasciano il Paese. Il dato comprende i movimenti migratori verso l’estero e va quindi letto all’interno di un fenomeno più complesso. Ma conferma una tendenza ormai strutturale: l’Italia continuerà ad avere un flusso significativo di persone che trasferiscono la propria residenza oltre confine.

Un Paese che perderà oltre 13 milioni di abitanti

Il dato complessivo è ancora più impressionante.

Nello scenario mediano, la popolazione italiana passerà dai 58,9 milioni di residenti del 2025 a 58,7 milioni nel 2030, scenderà a 55 milioni nel 2050 e arriverà a 45,8 milioni nel 2080.

In poco più di mezzo secolo l’Italia perderebbe quindi oltre 13 milioni di residenti. E il fenomeno non sarebbe limitato a una particolare area geografica: riguarderebbe tutto il territorio nazionale, anche se con intensità molto diversa.

Il Nord mostra una maggiore capacità di tenuta. Tra il 2025 e il 2030 potrebbe addirittura registrare una lieve crescita, passando da 27,5 a 27,7 milioni di abitanti. Successivamente, però, anche il Nord inizierebbe a perdere popolazione.

Il Centro scenderebbe progressivamente fino a 9,3 milioni nel 2080.

La situazione più difficile riguarda invece il Mezzogiorno: dai 19,7 milioni di residenti del 2025 si passerebbe a 19,4 milioni nel 2030, a 16,7 milioni nel 2050 e appena 12,3 milioni nel 2080.

Non è soltanto emigrazione: è il saldo naturale a preoccupare

C’è però un aspetto importante da chiarire.

L’Italia continuerà ad avere un saldo migratorio con l’estero positivo. Nel 2025, secondo l’Istat, il saldo tra immigrati ed emigrati è di circa 296 mila persone. Nel 2030 scenderà a 247 mila e nel 2050 a 204 mila, per poi risalire a 221 mila nel 2080.

Il problema è che questo saldo positivo non basta a compensare la differenza tra nascite e decessi.

Le nascite, nello scenario mediano, resteranno intorno alle 355 mila all’anno fino al 2030, per scendere a 335 mila nel 2050 e a 281 mila nel 2080.

I decessi, al contrario, cresceranno: dai 652 mila del 2025 arriveranno a 708 mila nel 2030, raggiungendo un picco di circa 869 mila nel 2058.

È quindi questo squilibrio strutturale, più ancora dei singoli flussi migratori, a determinare il progressivo ridimensionamento della popolazione italiana.

Sempre meno persone in età lavorativa

Le conseguenze non saranno soltanto demografiche.

La popolazione tra i 15 e i 64 anni, oggi pari al 63,4% dei residenti, scenderebbe al 55,3% nel 2050. In termini assoluti, significherebbe quasi 7 milioni di persone in meno appartenenti a questa fascia d’età.

La conseguenza sarà una crescente difficoltà nel garantire il ricambio della forza lavoro e nel sostenere un sistema pensionistico e assistenziale chiamato contemporaneamente a gestire una popolazione sempre più anziana.

Nel frattempo aumenterà anche il numero degli anziani che vivono soli.

Secondo le proiezioni Istat, le persone che vivono sole passeranno dai 10 milioni del 2025 agli 11,6 milioni nel 2050. Tra queste, gli over 65 passeranno da 4,6 a 6,6 milioni.

E gli italiani all’estero?

È proprio qui che il fenomeno dell’emigrazione assume un significato più ampio.

Per decenni l’Italia ha considerato l’emigrazione soprattutto come un fenomeno del passato, legato alle grandi partenze del Novecento. Oggi, invece, l’Italia deve confrontarsi con una nuova mobilità internazionale e con una popolazione residente all’estero che continua a rappresentare una componente importante della società italiana.

Le nuove previsioni dell’Istat indicano che il flusso di emigrati non è destinato a esaurirsi. Al contrario, dopo i circa 144 mila trasferimenti del 2025, le partenze potrebbero raggiungere quota 176 mila già nel 2030.

Per un Paese che nello stesso periodo avrà sempre meno giovani, meno lavoratori e sempre più anziani, il dato dovrebbe rappresentare un elemento di riflessione politica.

Non si tratta semplicemente di chiedersi quanti italiani partiranno.

La domanda più importante è perché continueranno a partire e cosa farà l’Italia per rendere il Paese più capace di trattenere le nuove generazioni, senza trasformare l’emigrazione in una perdita permanente di capitale umano.

E, allo stesso tempo, sarà necessario capire come valorizzare il rapporto con quei milioni di italiani che vivono già fuori dai confini nazionali.

Perché l’Italia del futuro potrebbe essere un Paese con meno abitanti, ma con una comunità italiana nel mondo sempre più importante.




Montréal, il Comites si riunisce il 9 settembre: al centro anche le elezioni di dicembre

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Riunione in presenza e online. All’ordine del giorno anche le scadenze elettorali, l’informazione ai connazionali e le modalità per iscriversi nell’elenco degli elettori.

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Il Comites di Montréal torna a riunirsi il prossimo 9 settembre alle ore 18.

La riunione si svolgerà in modalità ibrida, con la possibilità di partecipare sia in presenza presso la sede del Comites sia da remoto attraverso la piattaforma Zoom.

Tra gli argomenti all’ordine del giorno ci sarà anche uno dei temi che in questo periodo interessa maggiormente gli italiani residenti all’estero: le prossime elezioni per il rinnovo dei Comites, previste per dicembre.

Elezioni: scadenze e iscrizione degli elettori

Il Comites di Montréal farà il punto sulle scadenze elettorali, sulle attività di informazione rivolte alla comunità italiana e, soprattutto, sulle modalità per chiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale necessario per poter partecipare al voto.

È un tema particolarmente importante perché, come abbiamo già evidenziato, per le elezioni dei Comites l’iscrizione all’AIRE non comporta automaticamente l’invio del plico elettorale.

Il cittadino che intende votare deve presentare una specifica richiesta di iscrizione nell’elenco degli elettori entro i termini stabiliti.

Una campagna di informazione necessaria

La decisione del Comites di dedicare una parte della riunione proprio all’informazione elettorale appare significativa.

Uno dei problemi principali delle prossime elezioni sarà infatti quello di raggiungere il maggior numero possibile di connazionali e spiegare loro con chiarezza che cosa devono fare per poter votare.

Non basta che l’elettore abbia diritto al voto.

Deve anche sapere di dover presentare la richiesta, conoscere la scadenza e sapere dove trovare il modulo e come trasmetterlo.

Ed è proprio su questi aspetti che i Comites possono svolgere un ruolo importante di informazione e di collegamento con la comunità.

Gli altri argomenti della riunione

Il programma della riunione del 9 settembre non riguarda però soltanto le elezioni.

All’ordine del giorno figurano anche la verifica del quorum, l’approvazione del verbale della precedente riunione del 17 luglio e l’espressione del parere sulle richieste di contributo presentate dagli organi di stampa per l’esercizio 2025.

Sarà inoltre esaminato il bilancio consuntivo 2025, insieme all’aggiornamento sull’erogazione dei fondi ministeriali destinati alla copertura delle spese di locazione della sede del Comites.

Il voto dei Comites al centro dell’attenzione

La riunione di Montréal arriva in un momento nel quale la macchina organizzativa per le elezioni dei Comites sta entrando nella fase decisiva.

Le comunità italiane all’estero dovranno essere informate non soltanto sulla data del voto, ma soprattutto sulle procedure necessarie per poter ricevere il plico elettorale.

È un passaggio fondamentale per evitare che cittadini aventi diritto al voto rimangano esclusi semplicemente perché non erano a conoscenza della procedura o della scadenza.

La riunione del Comites Montréal rappresenta quindi anche un’occasione per fare chiarezza e rafforzare l’informazione nella comunità italiana del Québec.

Le elezioni si avvicinano e, questa volta, la parola d’ordine dovrebbe essere una sola: informare.

Perché più cittadini conosceranno per tempo le procedure, maggiore sarà la possibilità che le elezioni dei Comites producano una rappresentanza realmente partecipata della comunità italiana.




Canada. A Montreal una comunità che vuole restare legata all’Italia

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Un incontro promosso dal MAIE Montreal sulla cittadinanza italiana ha  fatto emergere qualcosa che va oltre le norme, i ricorsi e le procedure:  il desiderio di tante famiglie italiane e italodiscendenti di non
perdere il proprio legame con l’Italia.

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MONTREAL, 27 agosto 2026 – C’erano persone che stanno cercando di  ottenere la cittadinanza italiana. C’erano cittadini italiani  preoccupati per il futuro dei propri figli e nipoti. C’erano famiglie  che volevano semplicemente capire cosa sia cambiato e quali possibilità  esistano ancora dopo le recenti modifiche alla normativa.
Ma, soprattutto, c’era una comunità che continua a sentirsi  profondamente legata all’Italia.

È questo il messaggio più importante emerso dall’incontro pubblico sulla  cittadinanza italiana organizzato dal MAIE Montreal presso il Centro  Leonardo Da Vinci.
La grande partecipazione ha sorpreso gli stessi organizzatori. I posti  disponibili sono terminati rapidamente e diverse persone si sono  presentate anche senza prenotazione nella speranza di poter assistere all’incontro.
Ma il dato interessante non è quanti fossero. È perché erano lì.
La cittadinanza non è soltanto un passaporto Per molte famiglie italiane all’estero, parlare di cittadinanza
significa parlare della propria storia. Significa parlare dei nonni partiti dall’Italia, dei genitori che hanno
costruito una nuova vita in Canada, dei figli e dei nipoti che magari  parlano una lingua diversa ma continuano ad avere un cognome, una  famiglia, una cultura e un rapporto con l’Italia.
È proprio da questo concetto che Samuel Adamo ha voluto iniziare la  serata.
Le comunità italiane all’estero, ha ricordato, non sono qualcosa di  esterno all’Italia. Sono comunità italiane che si sono sviluppate fuori  dalla penisola, adattandosi ai Paesi nei quali vivono senza
necessariamente perdere le proprie radici.
Per rendere l’idea ha utilizzato un esempio volutamente semplice: “Prendeteci tutti, andiamo in Uzbekistan. Come comunità siamo lo stesso.  Non importa dove siamo.”
Dietro quella frase c’è una questione molto concreta.
Una norma può stabilire chi oggi possiede giuridicamente la cittadinanza  e chi non può più ottenerla attraverso determinati percorsi. Ma una norma, da sola, non cancella la storia di una famiglia né il sentimento  di appartenenza di una persona.
Il legame con l’Italia è cambiato Essere italiani all’estero oggi significa qualcosa di molto diverso
rispetto a cinquant’anni fa. Le distanze si sono accorciate.
Un giovane canadese di origine italiana può studiare in Italia,  lavorarci, aprire un’attività, investire, trascorrervi alcuni mesi all’anno o costruire una vita tra due Paesi.
La tecnologia permette inoltre di mantenere rapporti quotidiani con persone, imprese e istituzioni italiane.
Per questo, durante l’incontro, è emersa una domanda che riguarda anche  il futuro dell’Italia: ha davvero senso allontanare le nuove generazioni della diaspora proprio nel momento storico in cui potrebbero essere più vicine al Paese dei loro antenati?

Il MAIE ritiene che questo rapporto debba essere preservato e rafforzato.
La diaspora italiana non deve essere considerata soltanto come memoria dell’emigrazione. Può rappresentare una risorsa culturale, professionale ed economica per l’Italia.

L’incontro di Montreal non è stato organizzato per promettere cittadinanze facili o soluzioni che la legge non consente. Al contrario.
L’obiettivo era spiegare cosa prevedono oggi le norme, quali percorsi  rimangono disponibili e quali situazioni sono diventate più complesse dopo le modifiche introdotte nel 2025.

La parte giuridica è stata affidata all’Avv. Rocco Scatamacchia di Roma, che ha affrontato numerosi casi che interessano direttamente le famiglie italiane in Canada.
Si è parlato delle nuove limitazioni per i discendenti, della  naturalizzazione degli ascendenti, della cosiddetta minor issue, delle nuove disposizioni riguardanti i figli dei cittadini italiani residenti
all’estero e delle possibilità di riacquisto della cittadinanza.
Sono stati affrontati anche i recenti sviluppi davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

È probabilmente durante il confronto con il pubblico che si è compreso meglio quanto la questione sia sentita.
Dietro ogni domanda c’era una storia diversa.
Un genitore preoccupato per i propri figli. Un nipote che cerca di ricostruire il percorso della propria famiglia. Un cittadino che non comprende perché una pratica sia ferma. Una persona che vuole sapere se,
dopo le nuove norme, esista ancora una possibilità.
Non tutte le risposte sono state quelle che le persone speravano di ascoltare.
Ma anche questo significa fare informazione seriamente.
Quando un percorso esiste bisogna spiegarlo. Quando non esiste bisogna avere la correttezza di dirlo. E quando una norma appare ingiusta o distante dalla realtà delle comunità italiane nel mondo, la politica ha
il compito di provare a cambiarla.

Tra gli aspetti pratici affrontati dall’Avv. Scatamacchia è emerso anche il problema dei cittadini che attendono per lunghi periodi una risposta dalla pubblica amministrazione.
È stato ricordato che l’ordinamento prevede strumenti contro l’inerzia amministrativa, compreso il potere sostitutivo, e che in determinate circostanze può essere valutata con un professionista anche un’azione
giudiziaria.
Non significa chiedere privilegi o corsie preferenziali. Significa semplicemente conoscere e utilizzare gli strumenti che la legge mette a disposizione dei cittadini.

Durante il dibattito è arrivata anche una domanda molto diretta: cosa può fare concretamente il MAIE?
La risposta parte proprio da iniziative come quella di Montreal.
Informare, ascoltare, mettere professionisti competenti a disposizione della comunità e portare nelle istituzioni i problemi che emergono dai territori.
Samuel Adamo ha ricordato il sostegno del Vicepresidente MAIE e responsabile delle operazioni per il Nord America, Enzo Odoguardi, che ha reso possibile l’organizzazione della serata, e il lavoro portato
avanti dal MAIE nelle istituzioni sul tema della cittadinanza.
Tra gli interventi ricordati durante l’incontro figura anche l’estensione di tre anni del termine previsto per la registrazione dei figli minori dopo le restrizioni introdotte nel 2025.

Ma il lavoro non può fermarsi alle norme già approvate.
La questione centrale rimane quella di costruire una legislazione capace di distinguere tra chi cerca semplicemente una convenienza e chi conserva un rapporto reale, familiare, culturale o personale con
l’Italia.

Alla fine della serata, forse la risposta più importante non è arrivata dal palco. È arrivata dalle persone.
Dalle domande, dalle storie raccontate, dalle famiglie presenti e anche da chi non è riuscito a entrare.

Il MAIE Canada continuerà a raccogliere i contatti delle persone interessate e a condividere aggiornamenti, materiali e nuovi contenuti dedicati alla cittadinanza italiana. Altre iniziative saranno organizzate per continuare questo confronto.
Perché Montreal ha ricordato una cosa che a volte, guardando le comunità italiane dall’altra parte dell’Atlantico, rischia di essere dimenticata: ci sono figli e nipoti di italiani che non stanno cercando soltanto una cittadinanza. Stanno cercando di non perdere un legame.
Ed è su quel legame che bisogna continuare a lavorare.

Contatti
Instagram: @maie.canada
MAIE Canada: canada@maienordamerica.com
Avv. Rocco Scatamacchia: rocco.scatamacchia@gmail.com




Elezioni Comites 2026, italiani all’estero: attenzione, per votare bisogna iscriversi nell’elenco elettorale

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Il voto sarà per corrispondenza, ma il plico elettorale non arriverà automaticamente. Gli italiani residenti all’estero devono presentare una richiesta al proprio Consolato entro il 4 novembre.

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Gli italiani residenti all’estero che intendono partecipare alle elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites) devono già cominciare a muoversi.

Le elezioni per il rinnovo e l’istituzione dei Comites si svolgeranno entro la fine del 2026 e riguarderanno le comunità italiane residenti nelle diverse circoscrizioni consolari del mondo.

Ma c’è un particolare molto importante da conoscere:

essere iscritti all’AIRE non significa ricevere automaticamente il plico elettorale.

Per votare è necessario presentare una specifica richiesta di iscrizione nell’elenco elettorale per le elezioni dei Comites.

La scadenza è fissata al:

4 NOVEMBRE 2026

La richiesta deve essere presentata entro e non oltre questa data al proprio Consolato o alla rappresentanza diplomatica competente.

Chi può votare

Possono partecipare alle elezioni i cittadini italiani che possiedono i requisiti previsti dalla legge e che risultano residenti e iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare da almeno sei mesi rispetto alla data delle elezioni.

Il voto avverrà per corrispondenza.

Ma, a differenza delle elezioni politiche e dei referendum, per i Comites il sistema prevede una richiesta preventiva dell’elettore.

Questo significa che chi non presenta la domanda entro il termine previsto non riceverà il plico elettorale.

Dove si trova il modulo?

Il modulo per chiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale è disponibile sui siti internet delle Ambasciate e dei Consolati italiani.

È importante quindi rivolgersi alla propria sede diplomatica di riferimento, perché modalità di consegna, indirizzi e orari possono essere diversi da una circoscrizione consolare all’altra.

Le istruzioni pubblicate nelle ultime settimane da numerose sedi diplomatiche italiane confermano infatti la stessa procedura generale, pur con modalità operative locali differenti.

In pratica:

1. Individuare il proprio Consolato o la propria Ambasciata di riferimento.

2. Cercare sul sito ufficiale la sezione “Elezioni Comites 2026”.

3. Scaricare il modulo “Richiesta di iscrizione nell’elenco elettorale”.

4. Compilarlo e firmarlo.

5. Allegare la copia di un documento d’identità valido, comprendente la firma del titolare.

6. Inviare o consegnare la domanda secondo le modalità indicate dalla propria sede consolare.

Come si può presentare la domanda?

Le modalità possono variare a seconda del Consolato, ma generalmente sono previste:

  • consegna personale presso il Consolato;
  • invio per posta;
  • invio tramite posta elettronica ordinaria;
  • invio tramite PEC, quando previsto.

Alcune sedi stanno inoltre attivando la possibilità di utilizzare Fast It per la procedura.

È quindi fondamentale non utilizzare automaticamente l’indirizzo e-mail di un altro Consolato.

Ogni cittadino deve verificare le istruzioni pubblicate dalla propria rappresentanza diplomatica.

Un esempio: Santo Domingo

L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo ha pubblicato il 14 agosto le istruzioni per gli italiani residenti nella propria circoscrizione.

Anche in questo caso la scadenza è il 4 novembre 2026.

La richiesta può essere consegnata personalmente, inviata per posta oppure trasmessa via e-mail o PEC, accompagnata dalla copia del documento d’identità con firma.

Per i lettori della Repubblica Dominicana, quindi, il riferimento è la pagina ufficiale dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo, dove è disponibile il modulo e sono indicate le modalità specifiche.

Elezioni Comites 2026 – Ambasciata d’Italia a Santo Domingo

Ma la stessa attenzione riguarda tutti gli italiani nel mondo

Il caso di Santo Domingo è soltanto uno dei tanti.

Le stesse indicazioni sono state pubblicate, con modalità locali differenti, dalle rappresentanze italiane in Europa, America, Asia e Oceania.

Per esempio, il Consolato di Zurigo indica la consegna personale, la posta e l’e-mail; quello di Stoccarda prevede anche la PEC e segnala l’attivazione di Fast It; a Lione sono previste consegna personale, posta, e-mail ordinaria e PEC.

La regola fondamentale, però, è la stessa:

Il cittadino deve chiedere di essere inserito nell’elenco elettorale entro il 4 novembre 2026.

Non aspettare il plico

Questo è il messaggio che sarebbe importante far arrivare a tutti gli italiani residenti all’estero.

Non bisogna aspettare che arrivi la busta elettorale.

La prima cosa da fare è verificare la propria posizione e presentare la domanda al Consolato competente.

La procedura è stata pensata proprio perché il voto dei Comites funziona con un sistema diverso da quello delle elezioni politiche e dei referendum.

Perché i Comites sono importanti

I Comites sono gli organismi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari.

Il loro compito è contribuire alla tutela degli interessi della collettività italiana e favorire l’integrazione della comunità nel Paese di residenza.

Si tratta quindi di una rappresentanza molto vicina alla vita quotidiana degli italiani che vivono fuori dall’Italia.

Ed è proprio per questo che la partecipazione al voto assume particolare importanza.

La scadenza da ricordare

Per tutti gli italiani che possiedono i requisiti per votare, la data da segnare sul calendario è:

4 NOVEMBRE 2026

Entro quel giorno dovrà essere presentata la richiesta di iscrizione nell’elenco elettorale presso il proprio Consolato o la propria Ambasciata di riferimento.

Non aspettate gli ultimi giorni.

Le procedure possono essere diverse da una sede all’altra e, soprattutto per chi vive lontano dalla sede consolare, è meglio avere tutto il tempo necessario per verificare la documentazione.

Il voto è per corrispondenza. Ma prima bisogna chiedere di poter votare.

È questa la regola fondamentale delle elezioni Comites 2026.

E vale per gli italiani residenti in tutto il mondo.




Elezioni Comites 2026, il CGIE: “Servono regole omogenee per favorire partecipazione e candidature”

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Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero invita i connazionali a partecipare e chiede procedure più semplici e uniformi in vista del rinnovo dei Comites.

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Le elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites) si avvicinano e il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) lancia un appello alla partecipazione, chiedendo allo stesso tempo maggiore uniformità nelle procedure organizzative adottate dai diversi consolati.

Il rinnovo dei Comites è previsto entro la fine del 2026, anche se al momento della presa di posizione del CGIE non era ancora intervenuta la formale indizione dei comizi elettorali da parte degli uffici consolari.

Il CGIE considera questi organismi un importante strumento di partecipazione democratica degli italiani all’estero.

Per votare bisogna iscriversi

C’è un aspetto che gli italiani residenti all’estero devono conoscere con largo anticipo.

Per le elezioni dei Comites il plico elettorale non viene spedito automaticamente a tutti gli aventi diritto, come avviene invece per le elezioni politiche e per i referendum.

Per poter votare per corrispondenza è necessario chiedere espressamente l’iscrizione nell’elenco degli elettori presso il proprio ufficio consolare.

Possono partecipare gli italiani che possiedono i requisiti previsti dalla legge, tra cui essere residenti e iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare da almeno sei mesi rispetto alla data delle elezioni.

La richiesta di iscrizione dovrà essere presentata entro i trenta giorni precedenti la data del voto.

Non aspettare l’ultimo momento

Il CGIE invita quindi i connazionali interessati a votare a cominciare fin d’ora a informarsi.

Le modalità per presentare la richiesta possono infatti variare a seconda della sede consolare: sono previste, a seconda dei casi, la consegna diretta, l’invio per posta oppure la trasmissione via e-mail insieme alla documentazione richiesta.

Per questo il consiglio è di controllare periodicamente il sito e i canali informativi del proprio Consolato o dell’Ambasciata competente.

Anche candidarsi non deve diventare un percorso a ostacoli

Il CGIE pone l’accento anche sull’altra faccia delle elezioni: la possibilità di presentare liste e candidature.

In alcune circoscrizioni consolari è già iniziata la fase preparatoria per la formazione delle liste.

Alcuni Consolati hanno infatti previsto che la raccolta delle firme, la sottoscrizione delle liste e le relative autenticazioni possano essere effettuate anche prima dell’indizione ufficiale delle elezioni.

Il problema è che le modalità operative non sono uguali dappertutto.

Procedure diverse da Consolato a Consolato

È proprio questa una delle principali preoccupazioni del CGIE.

Le diverse sedi consolari hanno adottato modalità operative differenti, in ragione della loro autonomia gestionale.

Una situazione che, secondo il Consiglio Generale, ha provocato dubbi e interrogativi tra i connazionali e tra i promotori delle liste.

Il CGIE chiede quindi misure il più possibile omogenee, affinché un cittadino italiano non debba affrontare procedure molto diverse semplicemente perché vive in una circoscrizione consolare anziché in un’altra.

Il Ministero ha già dato indicazioni

Su richiesta del CGIE, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha comunicato di avere impartito istruzioni per facilitare la sottoscrizione delle liste.

Tra le possibilità indicate figurano anche l’apertura degli uffici consolari durante il fine settimana e l’invio di funzionari consolari delegati in luoghi e orari concordati per effettuare le autenticazioni.

Il CGIE invita quindi i promotori delle liste a contattare direttamente i Consolati per concordare le modalità che possono essere messe a disposizione.

La richiesta di digitalizzare le procedure

Il problema, però, secondo il CGIE, è più generale.

Nei mesi scorsi il Consiglio Generale ha raccolto segnalazioni provenienti dai Comites, dalle associazioni e dai cittadini italiani residenti nei diversi continenti.

Tra le proposte avanzate al Ministero c’è anche quella di digitalizzare le procedure attraverso Fast It, insieme alla ricerca di alternative all’obbligo di recarsi fisicamente presso un Consolato.

Una questione tutt’altro che secondaria.

Per un italiano che vive a poche decine di chilometri dal Consolato, raggiungere la sede può essere relativamente semplice.

Ma esistono circoscrizioni consolari nelle quali un cittadino deve percorrere centinaia o addirittura migliaia di chilometri.

Il problema della distanza

È proprio la grande estensione geografica delle comunità italiane all’estero a rendere particolarmente importante la semplificazione delle procedure.

Il CGIE chiede quindi soluzioni che tengano conto delle diverse realtà territoriali e che garantiscano pari condizioni di partecipazione agli italiani residenti nei vari Paesi.

La richiesta non riguarda soltanto il voto.

Riguarda anche la possibilità di presentare liste e candidarsi.

Serve una campagna informativa

Un altro punto sul quale il CGIE insiste è l’informazione.

Non basta pubblicare una comunicazione sul sito di un Consolato.

La campagna informativa, secondo il Consiglio Generale, dovrebbe essere tempestiva, capillare e continuativa, raggiungendo anche gli italiani che non frequentano associazioni, Comites o altri ambienti della comunità italiana.

È un punto importante.

Molti italiani all’estero conoscono poco il funzionamento dei Comites e rischiano di accorgersi delle elezioni soltanto quando i termini per iscriversi nell’elenco degli elettori sono ormai vicini alla scadenza.

Perché i Comites sono importanti

I Comites rappresentano le comunità italiane nei rapporti con le autorità diplomatico-consolari.

Tra i loro compiti ci sono la promozione degli interessi della comunità italiana, il sostegno all’inserimento dei connazionali, la promozione della cultura e il mantenimento della memoria storica dell’emigrazione.

Sono quindi un livello di rappresentanza particolarmente vicino alla vita quotidiana degli italiani residenti all’estero.

Ed è proprio per questo che il CGIE considera fondamentale avere Comites forti, rappresentativi e pluralisti.

Il rischio è una partecipazione troppo bassa

Il problema della partecipazione non è nuovo.

Anche nelle precedenti elezioni il numero degli italiani che hanno effettivamente votato è stato relativamente contenuto.

Il CGIE aveva già evidenziato la necessità di intervenire per rendere il voto più accessibile e superare il meccanismo dell’opzione inversa, che richiede al cittadino di compiere un’azione preventiva per poter ricevere il materiale elettorale.

La questione è quindi diventata uno dei temi della riforma della rappresentanza degli italiani all’estero.

L’appello del CGIE

Il messaggio del Consiglio Generale è chiaro:

gli italiani all’estero devono partecipare.

Ma per partecipare devono essere informati e devono poter esercitare i propri diritti senza incontrare ostacoli burocratici o geografici sproporzionati.

Il CGIE continuerà quindi a seguire la fase preparatoria delle elezioni e a raccogliere le segnalazioni provenienti dai territori.

Il 2026 sarà dunque un anno importante per la rappresentanza degli italiani nel mondo.

E per chi vive all’estero il primo consiglio è molto semplice:

non aspettare l’ultimo momento per informarsi.

Controllare il proprio Consolato, verificare le modalità di iscrizione nell’elenco degli elettori e seguire le comunicazioni ufficiali sarà fondamentale per non rischiare di perdere la possibilità di votare.

Perché una rappresentanza è davvero forte soltanto quando la comunità che rappresenta partecipa.




La Santa Croce dei Lucchesi nel Mondo: un calendario di attività per chi rientra dall’estero ma non solo

un momento della premiazione 2025

Due mostre, un concerto, tre libri per celebrare la città e la sua tradizione. Tutti gli eventi a ingresso libero.

luchesi distinti all'estero 2025

Decisamente ricco e variegato il calendario di eventi con il quale l’associazione Lucchesi nel Mondo partecipa al Settembre Lucchese, promosso per accogliere al meglio i conterranei che tornano a far visita alla città, rivolgendosi anche ai figli e ai nipoti degli emigranti con occasioni per riscoprire la storia e le tradizioni lucchesi. Centrali, come sempre, la Solennità della Santa Croce, con la partecipazione alla processione, e la consegna dei premi ai Lucchesi che si sono distinti all’estero.

“C’è un legame inscindibile tra il Settembre lucchese e la nostra associazione – spiega la presidente dell’associazione Lucchesi nel Mondo, Ilaria Del Bianco -. La Solennità della Santa Croce è importante per tutti i Lucchesi all’estero e per questa ricorrenza tornano moltissimi figli e nipoti di coloro che sono andati via, che partecipano emozionati a queste feste delle quali hanno tanto sentito parlare in famiglia. Ma, oggi, chi torna lo fa anche durante tutto l’anno, per ricercare le proprie origini. Per questo, attorno agli eventi di settembre, abbiamo inserito moltissime altre manifestazioni culturali, realizzando così un ponte concreto tra Lucca e i conterranei, veicolo di cultura. Nel corso del tempo abbiamo infatti diversificato le iniziative e allungato il calendario. Quest’anno, uno degli appuntamenti vede protagonista uno dei Lucchesi che si sono distinti all’estero, Pablo Saraví: ci piacerebbe che questo accadesse ogni anno”.

“Da Lucchese nel mondo prima, e da sindaco ora, trovo impossibile pensare a un settembre lucchese senza le iniziative dell’associazione – ha detto il sindaco di Lucca, Mario Pardini -. Ma ci tengo a sottolineare che il lavoro più importante che viene fatto dalla Lucchesi nel Mondo è quello di coltivare un legame profondo con le persone e le famiglie sparse nel mondo, durante tutto l’anno”.

un momento della premiazione 2025

Dopo i numerosi appuntamenti organizzati in luglio ed agosto, il calendario delle attività dell’associazione prosegue con due mostre, un concerto, tre libri per celebrare la città e la sua tradizione, tutti a ingresso libero.

Mercoledì 2 settembre 2026, alle 17 nella sede dell’associazione (mura urbane, Castello di Porta San Pietro), si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica “Lucca S-composta”: organizzata a cura dell’associazione Amici dell’Agorà, è un’esposizione pensata appositamente per offrire ai numerosi conterranei che passeranno dall’associazione nel periodo del settembre, e ai tanti turisti in passeggiata sulle mura, un approccio insolito alle bellezze della nostra città. La mostra resterà aperta a ingresso libero fino al 16 settembre (dal lunedì al venerdì ore 16-19; sabato e domenica ore 10-12 e 16-19).

Da venerdì 4 settembre 2026 alle 18,30 al Centro Chiavi d’Oro sarà visitabile la mostra fotografica “Quando s’andava a Lucca a piglia’ il garbo”, a cura dell’associazione Porta di Borgo e del Centro Chiavi d’Oro: un’occasione per riscoprire la Lucca del passato nelle foto d’epoca di strade, negozi e personaggi, ricordando gli usi e costumi della Lucca che tanti hanno lasciato per l’estero. La mostra, che sarà inaugurata alle 18,30, resterà aperta a ingresso libero.

Venerdì 11 settembre 2026 nell’Oratorio degli Angeli Custodi, gentilmente messo a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, si terrà il tradizionale Concerto di Santa Croce, organizzato dalla Lucchesi nel Mondo con la direzione artistica di Vivien Hewitt e dedicato alla memoria di Bernardo Romei. Celebrando il centenario di Turandot, il concerto esplorerà la relazione tra Puccini e l’Oriente iniziata con Madama Butterfly e terminata con Turandot. Gli interpreti dell’evento musicale sono i soprani Greta Buonamici e Katerina Kotsu, il tenore Davide Battaniello, accompagnati da Mattia Zappala al pianoforte. L’associazione ha fortemente voluto organizzare questo speciale evento all’Oratorio degli Angeli Custodi così da poter mostrare ai molti che non lo conoscono ancora – soprattutto a quanti provengono dall’estero – questo prezioso scrigno di affreschi ed opere d’arte meravigliosamente restaurato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e messo a disposizione della città per la sua fruizione. Stante il numero ridotto dei posti disponibili, il concerto sarà svolto in due repliche, alle 18 ed alle 21.

Sabato 12 settembre 2026 si rinnoverà il momento conviviale organizzato alla Buca di Sant’Antonio. Il pranzo sarà aperto a tutti i conterranei all’estero, ai soci e a chiunque voglia partecipare per conoscere l’associazione e le sue rappresentanze all’estero.

Domenica 13 settembre 2026, dopo la Premiazione dei Lucchesi che si sono distinti all’estero che si svolgerà alle 16,30 nell’Auditorium del Palazzo delle esposizioni gentilmente concesso dalla Fondazione BML, che da anni ospita l’evento, i labari della sede centrale e delle delegazioni sfileranno in occasione della processione di Santa Croce (quanti volessero partecipare possono scrivere a lucchesinelmondo@gmail.com). Lunedì 14 è prevista la partecipazione al pontificale per la Santa Croce, nella cattedrale di San Martino.

Martedì 15 settembre 2026 alle 18,30 nella sede dell’associazione, sarà presentato il volume “Lutheria italiana in Argentina”, il cui autore è il professor Pablo Saraví. La pubblicazione racconta il lavoro dei liutai italiani emigrati in Argentina e l’eredità culturale e tecnica lasciata in questo Paese dove è numerosissima la comunità italiana, una eredità ben visibile negli splendidi strumenti che hanno lasciato, molti dei quali sono ancora nelle mani delle orchestre di tutto il mondo. Il libro di Saraví presenta 64 biografie di immigrati europei, di cui 47 italiani, e include fotografie di 106 strumenti.

La mattina di giovedì 24 settembre 2026 a Palazzo Ducale, sala Tobino, si presenta il libro di Simona Berti e Riccardo Bergamini “Oltre la vetta. Come cercare il potenziale invisibile” (SimplyBook, 2026). L’evento è aperto a tutta la cittadinanza e vedrà anche il coinvolgimento di alcune classi delle scuole medie superiori.

Martedì 29 settembre alle 18,30 nella sede dell’associazione sarà la volta della presentazione del volume “Vocabolario Lucchese”, edito a cura del Centro Chiavi d’oro e dell’associazione Porta di Borgo la cui presentazione è stata promossa dai Lucchesi nel Mondo per non dimenticare i peculiari vocaboli e modi di dire della terrà, ormai dimenticati o in disuso.

Gli eventi, tutti a ingresso libero, sono realizzati con l’imprescindibile sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca, e del Comune di Lucca Vivi Lucca Events. Le attività dell’associazione sono sostenute dal Ministero della Cultura Direzione Generale Educazione Ricerca e Istituti Culturali

Per informazioni: lucchesinelmondo@gmail.com




Salvare la memoria dei Veneti nel mondo: nasce il progetto del Museo dell’Emigrazione Veneta

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Fotografie, lettere, documenti e oggetti di famiglia per ricostruire la grande storia dell’emigrazione veneta. Il Museo di Belluno chiede aiuto anche ai discendenti degli emigrati.

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Ci sono fotografie che raccontano una vita.

Lettere che hanno attraversato l’oceano.

Vecchi passaporti, documenti, valigie, cartoline, oggetti di uso quotidiano che magari oggi sembrano privi di valore, ma che possono raccontare una parte importante della storia italiana.

È proprio per evitare che questo patrimonio vada perduto che il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV) di Belluno ha avviato il progetto “MEMORIA”, dedicato alla raccolta, catalogazione e digitalizzazione delle testimonianze dell’emigrazione veneta.

L’iniziativa si rivolge direttamente agli emigrati, alle loro famiglie e soprattutto ai figli, nipoti e discendenti di quelle generazioni che tra Ottocento e Novecento lasciarono il Veneto per cercare una nuova vita in Europa, nelle Americhe, in Australia e in molte altre parti del mondo.

Una storia che rischia di scomparire

L’emigrazione veneta è una delle grandi vicende della storia italiana.

Intere comunità partirono dalle montagne bellunesi, dalle campagne, dalle città e dai piccoli paesi del Veneto.

Molti andarono in Brasile e in Argentina.

Altri negli Stati Uniti, in Canada, in Australia.

Altri ancora rimasero in Europa.

Partivano con pochissime cose.

Spesso una valigia, qualche fotografia e le lettere dei familiari erano tutto ciò che rimaneva del paese d’origine.

Oggi quelle persone non ci sono più.

E anche gli oggetti che hanno accompagnato la loro storia stanno lentamente scomparendo.

Il tempo rischia di cancellare le tracce di una delle più grandi migrazioni della storia italiana.

Il museo chiede aiuto alle famiglie

Il progetto MEMORIA parte da un’idea semplice: la storia dell’emigrazione non si trova soltanto negli archivi ufficiali.

Una parte fondamentale è custodita ancora nelle case.

In una scatola in soffitta.

In un vecchio cassetto.

In un album fotografico.

In una lettera conservata per decenni.

Il MEV invita quindi gli emigrati veneti e i loro discendenti a mettere a disposizione fotografie, corrispondenza personale, documenti d’archivio e oggetti legati alla vita degli emigranti.

Non necessariamente per privarsene.

La digitalizzazione permette infatti di conservare e valorizzare le testimonianze, mantenendo al tempo stesso il rapporto con le famiglie che le hanno custodite.

Una fotografia può raccontare più di una statistica

Pensiamo a una fotografia scattata cento anni fa.

Un uomo in abito da lavoro.

Una donna con i bambini.

Una famiglia davanti alla casa appena costruita dall’altra parte dell’oceano.

Dietro quella fotografia c’è una storia.

Chi erano?

Da quale paese venivano?

Perché erano partiti?

Dove erano arrivati?

Che lavoro facevano?

Che rapporto avevano mantenuto con il Veneto?

Sono proprio queste informazioni che il progetto vuole recuperare.

Perché la storia dell’emigrazione non è fatta soltanto di milioni di persone partite.

È fatta di milioni di storie individuali.

Le lettere: la voce degli emigrati

Particolarmente preziosa può essere la raccolta delle lettere.

Per generazioni, la lettera è stata il principale collegamento tra chi era partito e chi era rimasto.

Attraverso quelle pagine si raccontavano il lavoro, la nostalgia, le difficoltà, i successi, i matrimoni, le nascite e le notizie del paese.

A volte si scriveva per mesi prima di ricevere una risposta.

Quelle lettere rappresentano oggi una straordinaria testimonianza della vita quotidiana degli emigrati.

Non raccontano la grande storia: raccontano la storia vera.

Il MEV, una casa per questa memoria

Il progetto arriva pochi mesi dopo l’inaugurazione ufficiale del Museo dell’Emigrazione Veneta, avvenuta il 4 luglio a Belluno.

Il museo rappresenta l’evoluzione e il rinnovamento del precedente Museo Interattivo delle Migrazioni (MiM Belluno) ed è stato realizzato attraverso un importante progetto di riqualificazione e ampliamento sostenuto anche dal PNRR.

Oggi il MEV si propone come un centro regionale dedicato alla storia dell’emigrazione veneta e alla sua divulgazione, anche attraverso strumenti interattivi e attività educative.

Non solo passato: anche le nuove generazioni

Un’altra parte importante del lavoro del museo riguarda i giovani.

Per l’anno scolastico 2026/2027 il MEV ha predisposto dieci laboratori tematici interattivi destinati alle scuole del Veneto.

L’obiettivo è fare in modo che i ragazzi conoscano una storia che spesso appartiene direttamente alle loro famiglie.

Perché in Veneto è difficile trovare una famiglia che non abbia avuto almeno un parente emigrato.

La memoria dei Veneti è anche memoria dell’Italia

Il progetto ha un valore che supera i confini regionali.

La storia dei Veneti nel mondo è infatti una parte importante della più grande storia dell’emigrazione italiana.

Le comunità venete hanno contribuito alla costruzione di interi quartieri, città e imprese in molti Paesi.

Hanno fondato associazioni, scuole, società di mutuo soccorso e circoli.

Hanno mantenuto tradizioni e dialetti.

E in molti casi hanno trasmesso ai figli e ai nipoti un legame con il Veneto che continua ancora oggi.

La stessa Regione Veneto considera il mantenimento dell’identità e dei rapporti culturali con le comunità venete all’estero una delle proprie linee di intervento.

Dal documento alla memoria digitale

La parola chiave del progetto è digitalizzazione.

È una scelta importante.

Un documento fragile può deteriorarsi.

Una fotografia può scolorire.

Una lettera può andare perduta.

Un oggetto può essere gettato via perché nessuno ne conosce più la storia.

Una copia digitale, invece, può essere conservata, catalogata e messa a disposizione degli studiosi e delle generazioni future.

Ma soprattutto può permettere di collegare storie familiari che oggi sono disperse in tutto il mondo.

Un progetto che riguarda anche i nostri lettori

Per chi vive all’estero, questa iniziativa ha un significato particolare.

Quanti italiani hanno ancora in casa una fotografia del bisnonno emigrato?

Quanti conservano una vecchia lettera?

Quanti conoscono soltanto il nome del paese dal quale partì il nonno?

E quanti, invece, hanno una scatola piena di documenti senza sapere esattamente che cosa raccontino?

Forse proprio quei materiali possono contribuire a ricostruire un pezzo della storia dell’emigrazione.

La grande migrazione non deve diventare una fotografia senza nome

È questo, in fondo, il rischio.

Con il passare delle generazioni, una fotografia rimane.

Ma il nome della persona ritratta scompare.

La data viene dimenticata.

Il luogo non viene più riconosciuto.

La storia si riduce a un’immagine.

Il progetto MEMORIA prova a fare il contrario:

ridare un nome alle fotografie, una storia alle lettere e un significato agli oggetti.

Perché conservare la memoria non significa vivere nel passato.

Significa permettere a chi verrà dopo di capire da dove siamo arrivati.

I Veneti sono partiti in massa verso il mondo.

Oggi il mondo torna idealmente in Veneto attraverso le storie delle loro famiglie.

E in una vecchia fotografia, in una lettera ingiallita o in un documento conservato per decenni può esserci ancora una parte di quella storia.

Una storia che non appartiene soltanto a chi è emigrato. Appartiene anche ai figli, ai nipoti e ai pronipoti che oggi vivono dall’altra parte dell’oceano.

E proprio per questo vale la pena salvarla.