Odoguardi (MAIE): “Chi ha sangue italiano è italiano. L’Italia non è un Paese da ius soli”

New York, 28 aprile – “Chi ha sangue italiano è italiano, su questo non ci sono dubbi. L’Italia non è un Paese da ius soli.” Con queste parole Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), commenta da New York il nuovo decreto sulla cittadinanza, oggetto di forti polemiche tra le comunità italiane nel mondo.
«Oggi siamo a New York, uno dei principali porti di arrivo dell’emigrazione italiana dopo l’Unificazione del Regno d’Italia, dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Molti mi hanno chiesto cosa penso del nuovo decreto sulla cittadinanza.
Comprendo le ragioni che hanno portato a questa proposta, ma la forma in cui il decreto è stato scritto e presentato è tra le peggiori possibili.»
Odoguardi ricorda come gli italiani all’estero siano i veri ambasciatori dell’italianità:
«Se nel mondo si conoscono la carbonara, la pizza, il tiramisù o luoghi iconici italiani, è grazie alla grande emigrazione italiana. Ognuno dei nostri emigrati ha portato con sé cultura, lingua, valori, tradizioni gastronomiche. Sono loro che promuovono i prodotti che rendono l’Italia celebre nel mondo.»
Secondo Odoguardi, il decreto rappresenta una deriva verso lo ius soli e rischia di compromettere l’identità culturale italiana:
«Sentirsi italiani non deriva dalla territorialità, bensì da una cultura viva e ricchissima: oltre 180 dialetti, 5.800 tipi di cibo, 535 varietà di vini, 60 siti UNESCO, il design, la moda, l’industria italiana. L’identità italiana è un patrimonio che vive nel cuore di chi la porta avanti, ovunque nel mondo.»
Preoccupano, inoltre, i contenuti della nota tecnica allegata al decreto:
«Gli italiani all’estero vengono considerati “un problema di sicurezza nazionale”. È un’offesa inaccettabile. Il rischio è che, in futuro, i nostri discendenti perdano lingua, cultura e valori italiani. I nostri spaghetti verranno chiamati noodles o macaronis, la nostra industria sarà penalizzata, il nostro design oscurato da quello di altri Paesi.»
Il MAIE ha già presentato emendamenti mirati:
«In particolare chiediamo di eliminare la dicitura “nato in Italia”, che obbligherebbe i figli di italiani nati all’estero a risiedere almeno due anni in Italia per poter trasmettere la cittadinanza.
Senza questa dicitura, il decreto può ancora tutelare e proteggere la comunità italiana all’estero, anche per le future generazioni.»

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha scritto ieri, 27 aprile, sui propri profili social ufficiali, di aver fatto “risorgere dalle ceneri” il Columbus Day, la festa diventata simbolo per gli italiani emigrati negli Stati Uniti.





Si chiama Valentina Cirelli la cittadina italiana, originaria della provincia di La Spezia, in stato di detenzione da quasi una settimana in Guinea Bissau, senza aver consultato un avvocato e senza che le sia ancora stato contestato alcun reato. La polizia l’ha tratta in arresto lo scorso 19 aprile per presunti atti vandalici ai danni della Gmg Mining Sarl, una società cinese, titolare di una concessione per lo sfruttamento delle sabbie bituminose nell’area di Nhinquin.



Il Comune di Fontanellato, in provincia di Parma, ha organizzato per il prossimo 3 maggio, alle ore 10.30, il Convegno “Fontanellato nelle vigne di Mendoza: cinque fontanellatesi protagonisti della viticoltura in Argentina tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900”.
Il MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero – accoglie due nuove figure di riferimento in Costa Rica: Giancarlo Parisi e Giuseppe Frittella, entrambi nati in America Latina ma profondamente legati alle loro radici italiane.